16 giugno 2007

La Berta, storia di un cambiamento

Ieri Roberto, oggi LaBerta: storia di un 27enne napoletano, dall'adolescenza «pseudo-etero» alla decisione, in età adulta, di operarsi. Complice l'amore con un misterioso (quanto famoso) attore di cinema e tv. Basta vedere una delle fotografie che ritraggono LaBerta per scoprirsi a pensare: «Questo volto non mi è nuovo». Nell'elenco di quelle che LaBerta definisce «comparsate in tv», figurano infatti le Cronache marziane e Lucignolo su Italia1, il film Mater Natura di Massimo Andrei e Apocalisse delle scimmia di Romano Scavolini, oltre alla fiction I&G su Canale Jimmy. E poi tanto teatro («recito e scrivo testi»), senza contare le ospitate e i ruoli di conduzione nei vari Miss Drag-qualcosa in giro per l'Italia. Un presente tutto lustrini e pailettes cui fa da contraltare un passato senz'altro più triste e faticoso.LaBerta l'abbiamo conosciuta così, quando lei stessa ci ha raccontato, rispondendo alle domande di una delle nostre autointerviste sulla scuola di Allo specchio, i suoi difficili trascorsi scolastici: «Soffrivo di epilessia temporanea, una malattia che porta a crisi improvvise, in seguito alle quali si cade in coma per un tempo che può andare dai pochi secondi a qualche minuto. Mi ricordo che con mio padre e mia madre facevamo il giro delle classi in cerca di una maestra che accettasse di avermi tra i suoi alunni», ci racconta LaBerta.«"Ho già due handicappati", aveva risposto una maestra - ricorda LaBerta - "e non ne voglio certo un terzo". Un'altra ancora era solita dire, la mattina, a tutta la classe: "Preghiamo insieme per Roberto perché potrebbe morire"». Roberto, appunto. Questo il nome all'anagrafe, allora e ancora oggi. Bambino frastornato dalla malattia e adolescente poi «palesemente effiminato», Roberto vive l'esperienza del bullismo prima da vittima, poi da carnefice.«I ragazzi mi insultavano nei corridoi, mi schiaffeggiavano, mi rubavano lo zaino - ci racconta Roberto - e facevano il gioco dello "scemo in mezzo". I professori guardavano e non dicevano nulla. Del resto, i "guappi" sono quelli che si accattivano più simpatie, anche tra i docenti, che sono infatti accondiscenti nei loro confronti, perciò hanno campo libero. Poi purtroppo - e me ne vergogno e pento ancora oggi - mi sono lasciato andare anch'io allo sfottò di un compagno che aveva problemi di apprendimento».Vita dura, nei quartieri di Napoli, per i ragazzini un po' borderline per comportamenti e orientamenti sessuali: «C'era un padre di famiglia, sposato con figli, omosessuale: quando i miei coetanei avevano bisogno di soldi - rivela Roberto -, prendevano appuntamento con lui. L'ho fatto anch'io, fino a che, a fatica, mi sono tolto dal giro e ho "salvato" anche un amico, col quale avevo un rapporto affettivo particolare. Il bello è che tutti nel quartiere sapevano e nessuno diceva nulla!».Dai quartieri partenopei ai corridoi degli studi televisivi, la solfa è sempre quella: «Molti evidentemente non hanno capito che il genere sessuale non è un lavoro e pensano che ci sia un'equivalenza fra transessualismo e prostituzione. Ho fatto piccole cose in tv: tra chi fa da tramite tra la produzione e il casting, c'è sempre qualcuno che ci prova. Per molti uomini non fa differenza che una sia donna o trans».
La famiglia, come accade quasi sempre in questi casi, ne ha sofferto: «Più per i condizionamenti sociali che per la prospettiva di un'eventuale solitudine esistenziale data dall'impossibilità di farsi una famiglia, sia per me che per mio fratello, che è gay e con il quale vivo un rapporto strettissimo, quasi di simbiosi.
Donne, comunque, ne ho avute diverse. Con qualcuna ho anche convissuto - rivela Roberto -: stavo bene con loro, senonché a un certo punto della mia vita sono arrivata a una svolta».L'incontro sentimentale decisivo, che convince Roberto a diventare LaBerta, è con un uomo: «Un attore famoso, sia di cinema che di fiction, più grande di me, sui 56 anni: con lui ho vissuto una bellissima storia durata sei mesi. E' stato amore vero, per la prima volta: non era il solito rapporto di sfruttamento sessuale. Lui mi trattava veramente da donna e questo mi ha aperto gli occhi». In seguito al rapporto con quest'uomo, di cui Roberto fornisce solo qualche indizio - «ma il nome non lo dirò mai», avverte -, matura la decisione di intervenire chirurgicamente sul proprio corpo.«Quattro mesi fa - dice infatti LaBerta - mi sono operata al naso e al seno. Ora mi sento molto più sicura di me stessa, mi curo di più, mentre prima, invece di vestirmi, mi nascondevo dentro tute e maglioni larghi. L'operazione definitiva però non la farò mai, perché l'iter è troppo lungo e doloroso: non me la sento di affrontarlo». Ogni tanto fa capolino qualche pentimento: «Ma solo in certe occasioni, quando mi rendo conto di attirare ancora di più l'attenzione di uomini che vogliono l'attributo ma non hanno il coraggio di andare con altri uomini o di quelli che pensano che io sia straricca perché faccio la vita». Sulla carta d'identità, quindi, rimarrà sempre scritto "Roberto". Ma cuore e identità di LaBerta ormai si declinano al femminile, questo è certo: «E' iniziata per me una nuova vita - dice -: ora sono finalmente realizzata».

Fonte: Libero

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22 gennaio 2007

Patrizia confessa: «Da Lapo neppure un grazie»

Il risveglio, Lapo che sta male, la telefonata al 118, le sirene… Il ricordo di quella notte è ancora vivo e lo scandalo ha lasciato il segno, su tutti: Martina Stella ha preso immediatamente le distanze da quel fidanzato che da famoso si è trasformato in scomodo, Lapo è andato in Arizona per rimettersi in sesto e ne è tornato. Patrizia, il transessuale che era con lui quella famosa sera, ha dovuto cambiare vita. Niente più clienti, nessuno voleva incappare nei fotografi, e niente luci della ribalta. Ora gira film porno per mantenersi, ma dentro di sé cova qualche rancore: Lapo che non si è fatto più sentire e quella fama che forse, ingiustamente, dopo la disgrazia si aspettava e che non è mai arrivata. Niente comparsate in tv, niente protagonismi. La famiglia – quella famiglia – non ha voluto. E Patrizia (all'anagrafe Donato Broco) non ha gradito, pensava a una svolta. Ma vivendo a Torino da tanti anni e avendo a che fare con Casa Reale, doveva sapere che la discrezione è sempre premiante.

Com'è cambiata la sua vita da quella famosa serata con Lapo?
Non è che sia cambiata tanto, ho conosciuto gente molto gentile nel mondo hard, ho partecipato alla fiera del sesso di Milano dove erano tutti molto carini con me, c'era Maurizia (Paradiso, ndr.) e tanta gente che mi ha messa a mio agio, che mi ha fatta sentire bene. Perché io sono profondamente molto semplice. Comunque non è cambiata tanto perché il benedetto aiuto che lui avrebbe dovuto darmi, anche un ringraziamento, non c'è mai stato e questo implica che i valori della vita non valgono più nulla ora, perché io gli ho salvato la vita a Lapo, l'ho aiutato, non è che io ho chiesto nulla o volevo nulla, almeno un ringraziamento. Invece mi ha bloccato tutto. Mi ha bloccato tante trasmissioni, mi ha bloccato Lucignolo e tante altre trasmissioni.

In che senso le ha bloccato tutto?
Non le fa uscire. Ha detto di non far uscire la puntata per la storia del diritto di replica. E comunque se può mi mette proprio i bastoni tra le ruote, cosa che non credo di meritarmi in quanto io mi sono sempre comportata con estrema educazione nei suoi confronti e non può dire che non è uscito da casa mia, perché era a casa mia quando io ho chiamato il 118 e non può dire di non conoscermi assolutamente.

Perché, lui adesso nega?
No, non nega però dice che a lui piacciono le donne e quindi io sono una persona inutile e da tenere a distanza e da bloccare a ogni mio intervento sui media.

Ma a lui piacciono le donne
Al signore? Certo, credo che gli piacciano, gli piace però anche il mondo dei trans femminili come me.

Voi vi conoscevate da tempo?
Un paio di mesi.

Però era nata un'amicizia
Direi piuttosto una complicità.

Lei ha cominciato a girare film hard da poco, giusto?
Sì, ho cominciato dopo il fattaccio, ho avuto una proposta e ho accettato perché era tutto bloccato per me, non potevo andare in tv né parlare con i giornali. Solo con i film ho potuto cercare di non finire nel dimenticatoio. Lui mi deve eterna riconoscenza. Non è che io voglia essere gratificata da lui o da chi per lui, però l'ho aiutato tantissimo. Se mi fossi svegliata un paio d'ore più tardi, non credo che ora le cose starebbero così, sarebbe tutto un altro scenario.

Non si è mai fatto vivo?
Mai, mai, mai.

Ha più clienti ora che è diventata celebre?
Zero, quasi nessuno. Il mio giro è andato completamente perso perché la gente aveva timore a venire a casa mia perché al portone c'erano sempre cronisti, telecamere, fotografi e giustamente avevano paura di essere ripresi. Non facevo più niente e alla mia età, a 54 anni, ho dovuto accettare di fare film porno e ho trovato un ambiente gentile, soprattutto sul set, perché io all'inizio ero imbranata.

Timida?
Sì, timida e anche un po' imbranata e invece gli altri attori sono stati di una dolcezza estrema e non ho avuto un impatto spiacevole.

Il film sulla serata con Lapo alla fine è uscito però
Non è che sia uscito alcun riferimento a lui, se l'attore ha una vaga somiglianza non è colpa sua, capisce?

Ho capito perfettamente
Ecco, noi non abbiamo mai fatto alcun riferimento al signor Elkann, il regista e il produttore non hanno voluto perché erano già arrivate dettagliate minacce.

Ah. Da parte di chi?
Dettagliate minacce di non fare riferimento al rampollo. Ma io ho 54 anni e devo sopravvivere in qualche modo, quindi giro film hard. Certo se lui fosse stato nei miei confronti più gentile, io avrei cambiato regione, me ne sarei andato dal Piemonte e avrei avallato tutto quel che diceva lui, qualunque sua richiesta.

Ma a parte Lapo, proprio nessuno della famiglia si è fatto vivo?
Niente di niente di niente. Tranne una lettera anonima, ma quando si va nell'anonimato non si può mai dire di chi sia veramente l'autore.

Però le è arrivata una lettera anonima con dei ringraziamenti
Sì, scritta molto bene, con una bellissima busta molto elegante, in cui mi si ringrazia per il mio coraggio, per aver chiamato il 118, per aver avuto momenti di amicizia con lui e per aver affrontato la sua solitudine.

In quei mesi di amicizia e confidenze tra voi, Lapo ha mai parlato del suo rapporto con Martina Stella?
No, lui parlava del suo lavoro, delle sue ambizioni – vado indietro con la memoria – delle aspettative che aveva riposto nella Grande Punto e mi ricordo che gli avevo detto "ma perché hai regalato un'automobile alla Loren? Potevi regalarmela a me che ne ho bisogno, lei non ha bisogno". Ma lui mi rispose: "Tranquilla, gliel'ho data in comodato d'uso". Comunque, a parte questa cosa buffa, lui mi parlava molto dei suoi progetti.

Quindi il suo vero cruccio era il lavoro?
Sì, lui era innamorato del suo lavoro, mi diceva che il direttore poteva andare anche all'ultimo gradino sociale perché nel suo staff si doveva lavorare assolutamente.

Nel periodo in cui vi siete frequentati lui è stato generoso con lei?
Un gentleman, un vero gentleman.

Però c'è la questione della cocaina…
Non parliamo di queste cose, faccia la brava, su questo punto sorvoliamo.

Va bene, ma su quella notte ci dica ancora una cosa: ci sono molti pettegolezzi in giro, qualcuno addirittura dice che Lapo sia arrivato in ospedale vestito da donna, è vero?
Bugia, bugia, bugia! Era completamente nudo quando lo hanno caricato sull'ambulanza.

Giorgia Camandona
Fonte: Libero.it

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