La Berta, storia di un cambiamento
Ieri Roberto, oggi LaBerta: storia di un 27enne napoletano, dall'adolescenza «pseudo-etero» alla decisione, in età adulta, di operarsi. Complice l'amore con un misterioso (quanto famoso) attore di cinema e tv. Basta vedere una delle fotografie che ritraggono LaBerta per scoprirsi a pensare: «Questo volto non mi è nuovo». Nell'elenco di quelle che LaBerta definisce «comparsate in tv», figurano infatti le Cronache marziane e Lucignolo su Italia1, il film Mater Natura di Massimo Andrei e Apocalisse delle scimmia di Romano Scavolini, oltre alla fiction I&G su Canale Jimmy. E poi tanto teatro («recito e scrivo testi»), senza contare le ospitate e i ruoli di conduzione nei vari Miss Drag-qualcosa in giro per l'Italia. Un presente tutto lustrini e pailettes cui fa da contraltare un passato senz'altro più triste e faticoso.LaBerta l'abbiamo conosciuta così, quando lei stessa ci ha raccontato, rispondendo alle domande di una delle nostre autointerviste sulla scuola di Allo specchio, i suoi difficili trascorsi scolastici: «Soffrivo di epilessia temporanea, una malattia che porta a crisi improvvise, in seguito alle quali si cade in coma per un tempo che può andare dai pochi secondi a qualche minuto. Mi ricordo che con mio padre e mia madre facevamo il giro delle classi in cerca di una maestra che accettasse di avermi tra i suoi alunni», ci racconta LaBerta.«"Ho già due handicappati", aveva risposto una maestra - ricorda LaBerta - "e non ne voglio certo un terzo". Un'altra ancora era solita dire, la mattina, a tutta la classe: "Preghiamo insieme per Roberto perché potrebbe morire"». Roberto, appunto. Questo il nome all'anagrafe, allora e ancora oggi. Bambino frastornato dalla malattia e adolescente poi «palesemente effiminato», Roberto vive l'esperienza del bullismo prima da vittima, poi da carnefice.«I ragazzi mi insultavano nei corridoi, mi schiaffeggiavano, mi rubavano lo zaino - ci racconta Roberto - e facevano il gioco dello "scemo in mezzo". I professori guardavano e non dicevano nulla. Del resto, i "guappi" sono quelli che si accattivano più simpatie, anche tra i docenti, che sono infatti accondiscenti nei loro confronti, perciò hanno campo libero. Poi purtroppo - e me ne vergogno e pento ancora oggi - mi sono lasciato andare anch'io allo sfottò di un compagno che aveva problemi di apprendimento».Vita dura, nei quartieri di Napoli, per i ragazzini un po' borderline per comportamenti e orientamenti sessuali: «C'era un padre di famiglia, sposato con figli, omosessuale: quando i miei coetanei avevano bisogno di soldi - rivela Roberto -, prendevano appuntamento con lui. L'ho fatto anch'io, fino a che, a fatica, mi sono tolto dal giro e ho "salvato" anche un amico, col quale avevo un rapporto affettivo particolare. Il bello è che tutti nel quartiere sapevano e nessuno diceva nulla!».Dai quartieri partenopei ai corridoi degli studi televisivi, la solfa è sempre quella: «Molti evidentemente non hanno capito che il genere sessuale non è un lavoro e pensano che ci sia un'equivalenza fra transessualismo e prostituzione. Ho fatto piccole cose in tv: tra chi fa da tramite tra la produzione e il casting, c'è sempre qualcuno che ci prova. Per molti uomini non fa differenza che una sia donna o trans».La famiglia, come accade quasi sempre in questi casi, ne ha sofferto: «Più per i condizionamenti sociali che per la prospettiva di un'eventuale solitudine esistenziale data dall'impossibilità di farsi una famiglia, sia per me che per mio fratello, che è gay e con il quale vivo un rapporto strettissimo, quasi di simbiosi. Donne, comunque, ne ho avute diverse. Con qualcuna ho anche convissuto - rivela Roberto -: stavo bene con loro, senonché a un certo punto della mia vita sono arrivata a una svolta».L'incontro sentimentale decisivo, che convince Roberto a diventare LaBerta, è con un uomo: «Un attore famoso, sia di cinema che di fiction, più grande di me, sui 56 anni: con lui ho vissuto una bellissima storia durata sei mesi. E' stato amore vero, per la prima volta: non era il solito rapporto di sfruttamento sessuale. Lui mi trattava veramente da donna e questo mi ha aperto gli occhi». In seguito al rapporto con quest'uomo, di cui Roberto fornisce solo qualche indizio - «ma il nome non lo dirò mai», avverte -, matura la decisione di intervenire chirurgicamente sul proprio corpo.«Quattro mesi fa - dice infatti LaBerta - mi sono operata al naso e al seno. Ora mi sento molto più sicura di me stessa, mi curo di più, mentre prima, invece di vestirmi, mi nascondevo dentro tute e maglioni larghi. L'operazione definitiva però non la farò mai, perché l'iter è troppo lungo e doloroso: non me la sento di affrontarlo». Ogni tanto fa capolino qualche pentimento: «Ma solo in certe occasioni, quando mi rendo conto di attirare ancora di più l'attenzione di uomini che vogliono l'attributo ma non hanno il coraggio di andare con altri uomini o di quelli che pensano che io sia straricca perché faccio la vita». Sulla carta d'identità, quindi, rimarrà sempre scritto "Roberto". Ma cuore e identità di LaBerta ormai si declinano al femminile, questo è certo: «E' iniziata per me una nuova vita - dice -: ora sono finalmente realizzata».
Fonte: Libero
Etichette: Cronaca, Interviste, La_Berta, Personaggi, Spettacolo

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