Genny su Pride   DRAG NEWS:
 DELIRANDOM 
La rubrica di Genny sul mensile Pride. Opinioni e divagazioni di una grande nullafacente! Gli articoli più recenti e quelli in archivio. 
Dietro le quinte              di Genny Random

Com’è la vita di una drag queen una volte spente le luci della ribalta e tolti gli abiti da lavoro? Genny Random ha fatto un favoloso giro di telefonate alle sue favolose colleghe. Ecco le favolose risposte. Che fatica questo articolo; scrivere seriamente delle regine per antonomasia, delle signore della dance-floor, delle sacerdotesse del superfluo, insomma, delle drag queen, è un grande sforzo. Tuttavia, considerando che da Stonewall alle Sorelle Bandiera, da Divine a Platinette, da nord a sud, estero o quartiere che sia, il fenomeno è ormai inarrestabile, la cosa merita un approfondimento. Faccio finta di non sapere niente e comincio chiedendo: “Ma cos’è una drag queen?” Madame Sisi risponde: ”È la regina dello spettacolo anche quando non è sul palco ed ha il pregio di far ridere tutti, dai bambini ai nonnetti ....”. Per Ramona da Firenze, invece: “L’è una baraccona con stile!”. In tutti i casi, resta una figura artistica che negli ultimi anni ha preso piede anche in Italia e che spazia dal puro cabaret alle pubbliche relazioni, passando per il divertimento e per un unico punto fermo: la dissacrazione dell’immagine femminile tradizionale.

Ma dove ti ho visto? Non è difficile incontrare una drag queen; molte si esibiscono a livello locale raggiungendo una discreta fama nella propria zona di residenza. Questo le porta a conoscere tanta gente che poi le frequenta anche nella vita di tutti i giorni. Purtroppo, a volte, il personaggio pubblico ti si appiccica addosso anche nel privato. Questo, specie nei piccoli centri, può creare imbarazzanti situazioni relazionali, sessual-sentimentali comprese. A riguardo, significativi aneddoti arrivano da alcune colleghe. La Cesira delle Hostess di volo racconta di come una sera, uscito in jeans e maglietta con i suoi occhi azzurri e i muscoletti palestrati sia andato a ballare ed abbia, beata lei, rimorchiato un bel tipetto. A casa poi, al momento dello strip gli arriva la classica domanda: “Ma dov’è che ti ho gia visto?”. La poverina, più che interdetto, sincero, gli svela chi nasconde nell’armadio… e il tipo, ritirate su le braghe, prende e scappa via. Altra storia a sorpresa per Petunia Surprises che alla fine di un felice incontro senza intoppi e senza troppe domande si ritrova a chiacchierare, guardacaso, di locali e di spettacoli in zona. Il ragazzo immancabilmente arriva a chiederle: “Conosci Petunia Surprises?”. E lei “Certo, sono io”. Due esempi di come il ruolo pubblico influenzi la vita privata. Non è bello dover nascondere la propria identità proprio nei luoghi dove non dovrebbe esistere pregiudizio. Quella delle drag queen in Italia è una categoria nuova, che deve fare i conti con anni di travestitismo ludico, con prostituzione e con fantasie sessuali di ogni genere ben radicate, sia in ambiente etero che omosessuale.

Il sesso Dice ancora Madame Sisi “l’artista drag queen non ha sesso e il suo cuore è il giardino di tutti”. Sì, vabbe’. In realtà, riguardo al sesso, c’è una confusione a cui ogni seria drag queen vorrebbe dare forfait. Effettivamente è assurdo ricercare la sessualità nella finzione o in un personaggio inventato; bisognerebbe infatti parlare del sesso coi vari Luca, Paolo, Giovanni, Antonio che si celano dietro il personaggio, e mi che assicurano di avere una sessualità normalissima. Da tutti loro una sola risposta: il sesso non coincide con questo lavoro. Travestirsi per sesso è un’altra cosa.

 Fidanzati. Quello che sta un po’ più a cuore e che resta leggermente difficile da gestire è la parola “partner”. Sotto un trucco pesante, dietro una battuta acida o tra le stecche di un bustino rammendato si nasconde a volte un angelo del focolare che, dopo i mille deliri del sabato notte, sogna di tornare a casa fra le coperte di qualcuno che l’aspetta. Chi ce l’ha o lo ha avuto (il fidanzato) racconta che il compagno di una drag queen deve essere “per contratto” comprensivo o consapevole di doverlo diventare. Il “drag-marito”, evita infatti di accompagnarti sul lavoro, così come di farsi vedere insieme a te (o meglio, più che con te con la Biancaneve o Heidi o Tina Turner che interpreti al momento) in atteggiamenti intimi. Sopporta quando provi i balletti di Britney Spears e quando stai al telefono con le altre favolose. A volte è geloso per i numeri di telefono che qualcuno ti mette nel beauty, e quando si litiga la prima cosa che ti urla è “travestita”. Nessuno ci crederebbe mai che quello è il tuo fidanzato. Solo lui sa perché sta con uno come te e questo ti ripaga di tutte le volte che ti dici “con questo lavoro non troverò mai marito”.

Anomalie. Succede poi che le Drastik Queen, quartetto drag di Pisa, rappresentino in tutto questo l’eccezione. Due di loro, Sheila de Rose e Lauren De Glamour si sono conosciute cinque anni fa in abiti civili a una festa di compleanno, ed insieme hanno poi fatto il grande salto sul palco. Cosicché nella vita di tutti i giorni, oltre che dividere gioie e dolori di una normale coppia gay, ora si consigliano anche sul colore degli abiti e dei rossetti. Ovviamente si scambiano le parrucche. La Marchesa e Cicciolona, le rimanenti due, non sono da meno e hanno addirittura trovato in abito da lavoro, tra un cubo ed uno show in discoteca, i rispettivi compagni. Eppoi c’è Petunia di Torino che ogni tanto disdice le serate per dedicare un po’ più di tempo al fidanzato. Decisamente avanti…

I genitori. Se poi un fidanzato non c’è , ci pensano mamma e papà a tenere impegnata la vita privata di una drag queen. Specie se è nuova del mestiere. Il più delle volte sanno che vai a dormire dall’amica del cuore anche se ti vedono uscire con due valigie e una trousse. I più fortunati invece hanno la mamma che cuce, arruolata costumista con la scusa del carnevale mentre papà, sornione, continua abilmente a fingere di non sapere e non vedere. Il problema tra una drag queen e i suoi genitori resta uno solo; far capire all’inizio della carriera il perché esci di casa conciata così: dalla prostituzione alle crisi di identità e con l’aggravante di essere gay, per loro, i guai del mondo ce li hai tutti tu. Finché un giorno porti in casa le foto o il videotape di un tuo spettacolo e da lì la cosa cambia…

Celebrità. Quando diventi famosa, che sia a livello locale o nazionale, la tua vita prende un’altra piega. Basta un solo passaggio in TV o sul giornale e i dubbi dei vicini svaniscono, gli screzi coi parenti si appianano e finalmente si diventa “artisti”, con la benedizione di mamma e papà. Così succede che se prima ti cambiavi in macchina, adesso esci di casa imbellettata come sulla croisette di Cannes, e tutti sanno che non vai a battere. Ad esempio Roberto “La Nonna” qualche mattina va in ufficio struccato alla meno peggio. Ma non c’è problema: i primi a prenotare i tavoli ai suoi show sono i colleghi. Comprendono. Oppure Billy More che al mattino firma autografi dal panettiere (che lo conosce da una vita e che pure gli canta all’ingresso “Up & Down”!). Non sempre però nel privato sono gradite come in pubblico le attenzioni, specie dalla stampa. Ricordo una perfida fotografia di Platinette pubblicata su “Eva 3000”. La ritraeva alle 6 del mattino all’ingresso di Radio Deejay con la seguente didascalia. “Lo riconoscete? Quest’uomo calvo è Platinette”.

Gay o etero? Prendendo coscienza del proprio valore artistico, gruppi di drag queen escono ormai allo scoperto esibendosi ovunque con grande successo tra famiglie e gente di ogni età e ceto. Nel sud dell’Italia, nelle isole, questa realtà è presente già da tempo come patrimonio culturale locale. Per un pubblico eterosessuale è una nuova moda che va oltre il solito cabaret. (Lo è un po’ meno per i gay, cresciuti tra le imitazioni di Raffaella Carrà e Mina, che seguono spettacoli di trasformismo con una leggera sonnolenza). Già, perché pur lasciando ampio spazio ai teoremi, l’omosessualità è parte integrante di questo lavoro, al punto che mostrarsi senza trucco per parlarne può risultare problematico e imbarazzante. È accaduto di recente per il casting di “Tacchi a spillo”, gioco tv in prime-time di Italia 1. Si basa su pseudo-concorrenti che gareggiano ad eliminazione esibendosi sui tacchi. In molti abbiamo detto no all’idea di fingerci gente qualunque (magari manovali e pure eterosessuali…) alle prime impacciate armi con la zeppa e pronti, dopo un confronto “prima/dopo” alla “Brutto anatroccolo” ad esibirci in splendidi playback. Questo ha spinto gli autori del programma a cambiare format. Il resto è storia.

 Per concludere.

Quanto guadagna una drag queen? La risposta è nel guardaroba, non in banca.
Su gentile concessione Pride Edizioni

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