Com’è la vita di una drag
queen una volte spente le luci della ribalta e tolti gli
abiti da lavoro? Genny Random ha fatto un favoloso giro di
telefonate alle sue favolose colleghe. Ecco le favolose
risposte. Che fatica questo articolo; scrivere seriamente
delle regine per antonomasia, delle signore della dance-floor,
delle sacerdotesse del superfluo, insomma, delle drag
queen, è un grande sforzo. Tuttavia, considerando che da
Stonewall alle Sorelle
Bandiera, da Divine
a Platinette, da nord a sud, estero o quartiere che sia, il fenomeno
è ormai inarrestabile, la cosa merita un approfondimento.
Faccio
finta di non sapere niente e comincio chiedendo: “Ma cos’è
una drag queen?” Madame
Sisi risponde: ”È la regina dello spettacolo anche
quando non è sul palco ed ha il pregio di far ridere tutti,
dai bambini ai nonnetti ....”. Per Ramona
da Firenze, invece: “L’è una baraccona con stile!”.
In tutti i casi, resta una figura artistica che negli
ultimi anni ha preso piede anche in Italia e che spazia dal
puro cabaret alle pubbliche relazioni, passando per il
divertimento e per un unico punto fermo: la dissacrazione
dell’immagine femminile tradizionale.
Ma
dove ti ho visto?
Non
è difficile incontrare una drag queen; molte si esibiscono a
livello locale raggiungendo una discreta fama nella propria
zona di residenza. Questo le porta a conoscere tanta gente che
poi le frequenta anche nella vita di tutti i giorni.
Purtroppo, a volte, il personaggio pubblico ti si appiccica
addosso anche nel privato. Questo, specie nei piccoli centri,
può creare imbarazzanti situazioni relazionali,
sessual-sentimentali comprese. A riguardo, significativi
aneddoti arrivano da alcune colleghe.
La Cesira delle Hostess di volo
racconta di come una sera, uscito in jeans e maglietta con i
suoi occhi azzurri e i muscoletti palestrati sia andato a
ballare ed abbia, beata lei, rimorchiato un bel tipetto. A
casa poi, al momento dello strip gli arriva la classica
domanda: “Ma dov’è che ti ho gia visto?”. La poverina, più
che interdetto, sincero, gli svela chi nasconde
nell’armadio… e il tipo, ritirate su le braghe, prende e
scappa via.
Altra storia a sorpresa per Petunia
Surprises che alla fine di un felice incontro senza
intoppi e senza troppe domande si ritrova a chiacchierare,
guardacaso, di locali e di spettacoli in zona. Il ragazzo
immancabilmente arriva a chiederle: “Conosci Petunia
Surprises?”. E lei “Certo, sono io”. Due esempi di come
il ruolo pubblico influenzi la vita privata. Non è bello
dover nascondere la propria identità proprio nei luoghi dove
non dovrebbe esistere pregiudizio. Quella delle drag queen in
Italia è una categoria nuova, che deve fare i conti con anni
di travestitismo ludico, con prostituzione e con fantasie
sessuali di ogni genere ben radicate, sia in ambiente etero
che omosessuale.
Il sesso
Dice ancora Madame Sisi “l’artista drag queen non
ha sesso e il suo cuore è il giardino di tutti”. Sì,
vabbe’.
In realtà, riguardo al sesso, c’è una confusione a cui
ogni seria drag queen vorrebbe dare forfait. Effettivamente è assurdo ricercare la sessualità nella
finzione o in un personaggio inventato; bisognerebbe infatti
parlare del sesso coi vari Luca, Paolo, Giovanni, Antonio che
si celano dietro il personaggio, e mi che assicurano di avere
una sessualità normalissima.
Da tutti loro una sola risposta: il sesso non coincide con
questo lavoro. Travestirsi per sesso è un’altra cosa.
Fidanzati. Quello che sta un po’ più
a cuore e che resta leggermente difficile da gestire è la
parola “partner”. Sotto un trucco pesante, dietro una
battuta acida o tra le stecche di un bustino rammendato si
nasconde a volte un angelo del focolare che, dopo i mille
deliri del sabato notte, sogna di tornare a casa fra le
coperte di qualcuno che l’aspetta. Chi ce l’ha o lo ha
avuto (il fidanzato) racconta che il compagno di una drag
queen deve essere “per contratto” comprensivo o
consapevole di doverlo diventare. Il “drag-marito”, evita
infatti di accompagnarti sul lavoro, così come di farsi
vedere insieme a te (o meglio, più che con te con la
Biancaneve o Heidi o Tina Turner che interpreti al momento) in
atteggiamenti intimi. Sopporta quando provi i balletti di
Britney Spears e quando stai al telefono con le altre
favolose. A volte è geloso per i numeri di telefono che
qualcuno ti mette nel beauty,
e quando si litiga la prima cosa che ti urla è
“travestita”. Nessuno
ci crederebbe mai che quello è il tuo fidanzato. Solo lui sa
perché sta con uno come te e questo ti ripaga di tutte le
volte che ti dici “con questo lavoro non troverò mai
marito”.
Anomalie.
Succede poi che le Drastik
Queen, quartetto drag di Pisa, rappresentino in tutto
questo l’eccezione. Due di loro, Sheila de Rose e Lauren De
Glamour si sono conosciute cinque anni fa in abiti civili
a una festa di compleanno, ed insieme hanno poi fatto il
grande salto sul palco. Cosicché nella vita di tutti i
giorni, oltre che dividere gioie e dolori di una normale
coppia gay, ora si consigliano anche sul colore degli abiti e
dei rossetti. Ovviamente si scambiano le parrucche. La Marchesa e Cicciolona,
le rimanenti due, non sono da meno e hanno addirittura trovato
in abito da lavoro, tra un cubo ed uno show in discoteca, i
rispettivi compagni. Eppoi c’è Petunia di Torino che ogni tanto disdice le serate per dedicare un
po’ più di tempo al fidanzato. Decisamente avanti…
I genitori.
Se poi un fidanzato non c’è ,
ci pensano mamma e papà a tenere impegnata la vita privata di
una drag queen. Specie se è nuova del mestiere. Il più delle
volte sanno che vai a dormire dall’amica del cuore anche se
ti vedono uscire con due valigie e una trousse.
I più fortunati invece hanno la mamma che cuce, arruolata
costumista con la scusa del carnevale mentre papà, sornione,
continua abilmente a fingere di non sapere e non vedere.
Il problema tra una drag queen e i suoi genitori resta uno
solo; far capire all’inizio della carriera il perché
esci di casa conciata così: dalla prostituzione alle crisi di
identità e con l’aggravante di essere gay, per loro, i guai
del mondo ce li hai tutti tu. Finché un giorno porti in casa
le foto o il videotape di un tuo spettacolo e da lì la cosa
cambia…
Celebrità.
Quando
diventi famosa, che sia a livello locale o nazionale, la tua
vita prende un’altra piega. Basta un solo passaggio in TV o
sul giornale e i dubbi dei vicini svaniscono, gli screzi coi
parenti si appianano e finalmente si diventa “artisti”,
con la benedizione di mamma e papà.
Così succede che se prima ti cambiavi in macchina,
adesso esci di casa imbellettata come sulla croisette
di Cannes, e tutti sanno che non vai a battere. Ad esempio
Roberto “La Nonna”
qualche mattina va in ufficio struccato alla meno peggio. Ma
non c’è problema: i primi a prenotare i tavoli ai suoi show
sono i colleghi. Comprendono. Oppure Billy More che al mattino firma autografi dal panettiere (che lo
conosce da una vita e che pure gli canta all’ingresso “Up & Down”!). Non sempre però nel privato sono gradite come
in pubblico le attenzioni, specie dalla stampa. Ricordo una
perfida fotografia di Platinette
pubblicata su “Eva 3000”. La ritraeva alle 6
del mattino all’ingresso di Radio Deejay con la seguente
didascalia. “Lo riconoscete? Quest’uomo calvo è
Platinette”.
Gay o etero?
Prendendo coscienza del proprio
valore artistico, gruppi di drag queen escono ormai allo
scoperto esibendosi ovunque con grande successo tra famiglie e
gente di ogni età e ceto. Nel sud dell’Italia, nelle isole,
questa realtà è presente già da tempo come patrimonio
culturale locale. Per un pubblico eterosessuale è una nuova
moda che va oltre il solito cabaret. (Lo è un po’ meno per
i gay, cresciuti tra le imitazioni di Raffaella Carrà e Mina,
che seguono spettacoli di trasformismo con una leggera
sonnolenza). Già, perché pur lasciando ampio spazio ai
teoremi, l’omosessualità è parte integrante di questo
lavoro, al punto che mostrarsi senza trucco per parlarne può
risultare problematico e imbarazzante. È accaduto di recente
per il casting di
“Tacchi a spillo”, gioco tv in prime-time di
Italia 1. Si basa su pseudo-concorrenti che gareggiano ad
eliminazione esibendosi sui tacchi. In molti abbiamo detto no
all’idea di fingerci gente qualunque (magari manovali e pure
eterosessuali…)
alle prime impacciate armi con la zeppa e pronti, dopo un
confronto “prima/dopo” alla “Brutto anatroccolo” ad
esibirci in splendidi playback. Questo ha spinto gli autori
del programma a cambiare format.
Il resto è storia.
Per concludere.
Quanto guadagna una drag
queen? La risposta è nel guardaroba, non in banca.