06 aprile 2007

news 6 aprile

GAY: SEDICENNE SUICIDA A TORINO: ARCIGAY, È SOLO LA PUNTA DI UN ICEBERG
"DANNOSI PER I GIOVANI GLI INSULTI DI POLITICI E PRELATI CONTRO I GAY"
"Inquietanti le parole della preside della scuola: cos'è secondo lei il bullismo? Solo percosse o minacce a
mano armata?". Anche la scritta "Sensibilizziamo i culi diversi – SS",
nel video del ragazzo disabile picchiato in classe a Torino mesi fa, si
riferiva ai gay. Secondo un'indagine europea su centinaia di studenti
italiani, oltre il 53% sente spesso a scuola insultare i gay come
"finocchi" e gli insegnanti non se ne accorgono. A scuola lo
tormentavano da un anno e mezzo dicendogli che era gay, insultandolo e
prendendolo in giro, e lui, uno studente di 16 anni di un istituto
tecnico di Torino, racconta oggi il Corriere della Sera, non ce l'ha
fatta più e si è ammazzato piantandosi un coltello nel petto e
buttandosi dal quarto piano di casa. "La protesta della madre di Marco
ha permesso di sollevare il velo su un fenomeno diffuso ma invisibile.
Il suicidio di adolescenti gay e lesbiche vessati dai compagni di
classe, e più in generale il bullismo anti-gay tra i banchi di scuola
sono realtà spesso ignorate. Il caso di Torino è solo la punta di un
iceberg". Così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice,
sul caso del ragazzo di Torino che si è tolto la vita. Da un'indagine
finanziata dall'Unione europea e condotta nei mesi scorsi da Arcigay su
quasi 500 studenti e insegnanti delle scuole superiori è emerso che più
della metà dei ragazzi e delle ragazze (53,5%) sente pronunciare spesso
o continuamente, a scuola, parole offensive come "finocchio" per
indicare maschi omosessuali o percepiti come tali. Un altro 28% le
sente usare qualche volta, il 14,6% raramente, e il 3,8% mai. Ma
succede anche che dalle parole si passi ai fatti. A più del 10% degli
studenti capita di vedere spesso o continuamente un ragazzo deriso,
offeso o aggredito, a scuola, perché è o sembra omosessuale, e
raramente qualcuno interviene a difesa della vittima. Non lo fa mai
nessuno secondo il 19,2%, raramente per il 29,3%, non sa il 22,7%. I
prof inoltre non se ne accorgono. Alla stessa domanda sul frequente
verificarsi di episodi di derisione o aggressione risponde infatti
positivamente lo 0% degli adulti intervistati, mentre l'83,6% dice di
non aver mai assistito a niente di simile (www.arcigay.it/schoolmates).
"I docenti tendono a sottovalutare il fenomeno del bullismo anti-gay –
spiega Lo Giudice – anche perché molte volte gli episodi si verificano
lontano dai loro occhi e dalle loro orecchie, ad esempio durante la
ricreazione, nei corridoi, in giardino. Da altre ricerche risulta
inoltre che i tentativi di suicidio tra i giovani omosessuali sono il
doppio di quelli dei coetanei etero". "Le parole della preside dell'
istituto frequentato da Marco sono il segno di una inconsapevolezza
inquietante della scuola italiana – denuncia Lo Giudice, che è anche
insegnante in un liceo di Bologna -. Cosa significa che non c'era
bullismo ma solo 'sciocchi scherzi involontariamente crudeli'? Cos'è il
bullismo per la scuola italiana? Solo percosse o minacce a mano armata?
Non ci si rende conto di come possa essere devastante per la serena
crescita di un adolescente gay o lesbica vivere in un ambiente, com'è
la scuola italiana, in cui 'frocio' o 'lesbica' sono gli insulti più
ricorrenti e offensivi?" "Di solito il fenomeno del bullismo anti-gay è
aggravato dall'incomprensione della famiglia, che si aggiunge alla
percezione di un diffuso rifiuto sociale. Per questo è ancor più
intollerabile che, di fronte alla protesta di una madre attiva e
coraggiosa, la scuola abbia minimizzato il problema". "Solidarietà alla
mamma di Marco per la sua perdita e per il coraggio di aver denunciato
le violenze che suo figlio ha subito" viene espressa da Fabio Sacca,
responsabile giovani di Arcigay. "Noi giovani omosessuali non ne
possiamo più di essere considerati 'figli di serie B', 'studenti di
serie B', 'cittadini di serie B'. Oggi siamo soli di fronte alla
violenza e ci sono tante troppe volte ragazzi come Marco che gettano la
spugna. Se gli adulti hanno a cuore la crescita di tutti e tutte i
giovani, si attivino per eliminare le cause di isolamento e di
esclusione nei confronti degli omosessuali". "Solo poche scuole
italiane – continua ancora Lo Giudice - fra queste proprio una scuola
torinese, l'Istituto Bodoni, hanno attivato interventi contro l'
omofobia, cioè l'ostilità e il disprezzo verso le persone omosessuali.
Manca del tutto una pianificazione da parte del ministero dell'
Istruzione, in colpevole ritardo per motivi ideologici. Tutto questo,
in un contesto in cui da parte di esponenti politici o religiosi di
primo piano si susseguono ogni giorno argomentazioni razziste e
pesantemente offensive nei confronti delle persone omosessuali, con
grave danno della percezione di sé e dell'autostima di chi sta vivendo
un processo di maturazione della propria identità" Sensibilizziamo i
culi diversi – SS" era la frase che si vedeva campeggiare sulla lavagna
di un'altra classe scolastica di Torino mentre veniva picchiato il
ragazzo disabile nel noto video, finito su internet, da cui è poi
scaturito il dibattito degli ultimi mesi sul bullismo. Alcuni studenti
nei giorni successivi si "giustificarono", come riportato dalla stampa,
spiegando che quella frase corredata di simboli nazisti non si riferiva
allo studente picchiato ma "ad una scenetta in cui degli studenti di
quella classe si fingevano gay e facevano gli idioti". Ufficio stampa
Arcigay


BASTA CON IL SILENZIO!
Una giovane vita si è spenta. M.P. un ragazzo di Torino vittima degli insulti da parte dei compagni che lo assillavano dicendogli che era gay, utilizzando di volta in volta
epiteti ed ingiurie di vario tipo, si è ucciso per l'esasperazione. Per
lui la misura era colma. Non è possibile in un paese che si definisce
civile, che un ragazzo di 16 anni si uccida perché accusato di essere
gay (vero o falso che fosse). Sto osservando in silenzio questa
campagna ideologica ed omofoba portata avanti dalla Chiesa, dalla
politica ed amplificata dai Media. Come cittadina responsabile, ho
scelto il silenzio come strumento per non esasperare gli animi in un
momento così delicato nella vita politica e civile italiana. Ma di
fronte a questo ennesimo suicidio non si può tacere. Anzi, non è un
suicidio ma un vero è proprio omicidio; portato avanti da tutta la
società omofoba, dai media che esasperano il dibattito pubblico, dalla
politica che lo strumentalizza, dalla Chiesa che si è fatta voce di una
battaglia omofoba senza precedenti. Ecco le conseguenze. Una battaglia
ideologica che sta uccidendo, e ucciderà sempre di più. I media, i
politici, la Chiesa devono assumersi le loro responsabilità di fronte
alla violenza, figlia di scelte politiche irresponsabili. Vi chiedo:
fermatevi! Fermatevi prima che altre giovani vite debbano pagare con il
dono più grande, la propria vita, una battaglia ideologica senza senso.
Chiedo alle nostre famiglie, alla società evoluta di intervenire, di
non lasciarci soli, di iniziare una campagna di mobilitazione e
informazione per arginare l'arretramento conservatore della nostra
società. Le più sentite condoglianze alla famiglia in questo momento di
dolore e di perdita. Imma Battaglia venerdì 6 alle ore 21.00 sarà
ospite di Rainews24 per parlare di questo tremendo episodio.
Imma
Battaglia
Di'Gay Project onlus
Fonte
Redazione Di'GayProject


COMUNICATO STAMPA ADESSO BASTA !
Il suicidio a Torino di un ragazzo sedicenne, isolato, perseguitato e deriso dai compagni di classe perché gay, è l'ennesimo segnale del clima di discriminazione e violenza nei
confronti di gay, lesbiche e transessuali nel nostro Paese. Una notizia
sconvolgente che ci colpisce e ci deve spingere a riflettere sulle
gravi responsabilità della politica e delle gerarchie ecclesiastiche
che continuano a esprimere concetti assurdi e ingiuriosi e a propugnare
un' apartheid legislativo di cui quest'ultimo accaduto è, purtroppo, un
ulteriore frutto. In Italia il bullismo, le violenze e le espressioni
d'odio di stampo omofobico non sono ancora un reato, mancano le più
elementari tutele e il linguaggio denigratorio di certi esponenti
politici e religiosi è tollerato in un quasi totale e assordante
silenzio e mancanza di sdegno anche da parte della stessa classe
politica. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime la più
grande vicinanza umana e solidarietà ai genitori della giovane vittima.
Consapevoli del duro e lungo lavoro che ci aspetta nella società per
debellare razzismo e omofobia, invitiamo tutti a riflettere sulle
conseguenze di certe espressioni e a farsi attori di un cambiamento,
adesso necessario più che mai, se vogliamo davvero vivere in una
società migliore. Invitiamo le scuole, troppo spesso al centro di
cronache di violenza, a farsi strumenti di una cultura del rispetto per
tutti e per tutte le diversità e ad aprirsi alle associazioni glbt che
si offrono di combattere l'omofobia attraverso incontri con gli
studenti e la formazione degli insegnanti.
Andrea Berardicurti –
Segreteria Politica
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
06/5413985 339/7126198 a.berardicurti@mariomieli.org

SEDICENNE SUICIDA; ARCIGAY, INDIGNATI PER RETICENZA DEI TG RAI
"ERA DERISO PERCHE' RITENUTO GAY, NON PERCHE' FOSSE IL PIU' BRAVO"
"Siamo indignati per la reticenza sul bullismo anti-gay in cui i telegiornali Rai si sono espressi oggi nel trattare il caso del sedicenne di Torino suicidatosi perché i compagni di scuola
lo deridevano dicendo che era gay ed effeminato". L'accusa è del
presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice. "Anche di fronte ad
un caso così eclatante in cui la mamma trova il coraggio e la forza di
parlare apertamente e raccontare le confidenze del figlio, quello che
emerge dai servizi giornalistici dei tg della televisione pubblica è
che il povero studente era vessato dai compagni di classe perché era il
più bravo e che forse per questo (sic!) gli dicevano che era gay. Quali
acrobazie per negare che ci sono ragazzi effeminati o che vengono
percepiti come omosessuali, e che per questo, non per altro, vengono
perseguitati e tormentati tra i banchi di scuola, spesso nell'
incomprensione o nell'indifferenza degli adulti. "L'ipocrisia della
ricostruzione dei telegiornali di oggi è la stessa che impedisce in
tante scuole italiane di parlare apertamente del pregiudizio e del
bullismo anti-gay e fa sì che tanti, troppi ragazzi e ragazze
continuino a soffrire nel silenzio generale di cui, l'abbiamo visto a
Torino, si può anche morire". Ufficio stampa Arcigay

GAY SEDICENNE SUICIDA A TORINO, ARCIGAY FIRENZE:
"CINQUE MINUTI DI SILENZIO NELLE SCUOLE PER LE GIOVANI VITTIME DELL'OMOFOBIA"
Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro chiedono, a nome di Arcigay Firenze, che nelle scuole,
nella giornata di mercoledì 11 aprile, al ritorno dalle vacanze
pasquali, si sospendano le lezioni per 5 minuti di silenzio e
riflessione sui giovani vittime della discriminazione sessuale.

"Chiediamo che al rientro dalle vacanze pasquali vengano istituiti in
tutte le scuole medie inferiori e superiori italiane cinque minuti di
silenzio per riflettere sull'accaduto e sull'ormai dilagante senso di
omofobia presente nella nostra società, che continua a uccidere".
Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro, rappresentanti di Arcigay Firenze
"Il Giglio Rosa", vogliono lanciare un monito contro l'omofobia di
fronte all'ultimo episodio di suicidio di un giovane studente
omosessuale avvenuto nel torinese. M., sedicenne, si è infatti tolto la
vita con una coltellata al petto e gettandosi dal quarto piano del
palazzo in cui abitava perché continuamente tormentato e preso in giro
dai compagni di classe: "Sei come Jonathan del Grande Fratello. Ti
piacciono i ragazzi, sei gay". La madre, disperata, ha avuto il
coraggio e la forza di denunciare pubblicamente il proprio strazio e
così la propria battaglia – che non ha purtroppo avuto esito positivo –
per salvaguardare la dignità e la libertà del figlio. "La nostra
solidarietà va a tutta la famiglia del ragazzo, a chi lo amava, a chi
lo aveva compreso" continuano Piomboni e Pegoraro. "Questo è solo l'
ultimo di una dilagante serie di episodi di discriminazione e bullismo
che nelle scuole esistono e vengono sottovalutati, se non ignorati del
tutto". Arcigay Firenze "Il Giglio Rosa" lancia una proposta all'
Assessore all'Istruzione e alle Politiche Giovanili del Comune di
Firenze, Daniela Lastri, una proposta che spera si estenda a tutto il
territorio nazionale: "Cinque minuti di silenzio nelle scuole perché
giovani e adulti, studenti, docenti e genitori, riflettano sull'
accaduto e possano dichiarare unitamente il loro secco 'no' alla
violenza fisica e soprattutto psicologica della discriminazione". L'
Assessore ai giovani e allo sport della Regione Lombardia, Piergiorgio
Prosperini, di AN, aveva incitato alla violenza omofoba e razzista nei
giorni scorsi, proponendo, dalle pagine de Il Giornale, di "garrottare
i gay alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta attorno
al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il
cervello scoppia". "Assessore Prosperini, evidentemente il suo metodo
non si rivela necessario. Bastano le sue parole a promuovere e
incentivare episodi come questo" ha commentato Matteo Pegoraro,
referente giovani per il Comitato Provinciale Fiorentino Arcigay.
Presidente e Segretario di Arcigay Firenze contano anche in una
risposta dell'assessore comunale Lastri per contrastare alla radice
fenomeni di questo tipo: "Abbiamo già pronti diversi progetti di
formazione per il personale scolastico e di sensibilizzazione per gli
studenti e i genitori delle scuole medie superiori. Contiamo, visto
anche questo episodio, che i presidi di Firenze e non solo aprano
finalmente le porte alle associazioni LGBT per iniziare a stimolare un
dialogo, un confronto e una crescita tra i banchi di scuola su temi
quali l'orientamento sessuale, l'identità di genere e il rispetto per
la diversità e per la dignità umana".
Matteo Pegoraro Segreteria,
Ufficio Stampa e Cerimoniale Relazioni con l'Esterno Arcigay Firenze
Tel: 340 8135204 – ufficiostampa@arcigayfirenze.it


TITTI DE SIMONE STUDENTE SUICIDA: DE SIMONE (PRC), FIORONI INDAGHI
SU SCUOLA
''Il suicidio del ragazzo gay a Torino impone un intervento
immediato del ministro Fioroni, per indagare se nella scuola siano
state attivate tutte le misure necessarie a garantire e tutelare la
serenita' di quel ragazzo da tempo perseguitato dai compagni per la sua
diversita'''. A chiedere un intervento del ministro della Pubblica
istruzione e' la deputata di Rc-Se, Titti de Simone. ''Mi chiedo se le
istituzioni scolastiche abbiamo ben in mente cosa significhi essere gay
in questo paese e soprattutto nei nostri istituti scolastici - chiede
polemicamente de Simone - non si possono continuare a ignorare questi
atteggiamenti, diffusissimi soprattutto tra i ragazzi, alimentati da un
clima da caccia alle streghe nel quale anche le Chiesa sta giocando un
ruolo importante''. ''Cosi' come il ministro della Pubblica istruzione
si dimostra sempre attento e sensibile a recepire gli allarmi dei
vertici vaticani su fantomatici attacchi alla famiglia tradizionale -
continua De Simone che e' anche presidente del comitato parlamentare
per le Pari opportunita' - allo stesso modo chiediamo un attento e
vigile atteggiamento nei confronti della intolleranza contro le
diversita'. C'e' bisogno di un antidoto culturale per sconfiggere
l'omofobia e la discriminazione. Chiediamo che venga attivata una
campagna di sensibilizzazione, nelle scuole, contro questi
atteggiamenti che minano le basi del vivere civile''. FONTE ANSA –
INVIATO DA ON. Titti De Simone

TITTI DE SIMONE UNA CHIESA CHE DIFENDE UN POTERE
Con estrema franchezza in questi mesi, fin dagli esordi di questo governo, i vertici della chiesa cattolica
hanno ingaggiato una battaglia politica per sbarrare il passo in
Parlamento ad una legge che riconosca le coppie di fatto. A qualsiasi
legge, anche ad una soluzione privatistica, come quella proposta dal
senatore Alfredo Biondi, uno dei pochi autorevoli liberali presenti
nella cosiddetta Casa delle Libertà, che prevede un semplice e per
certi versi già fattibile atto notarile di tipo privato. Una soluzione
che, per dirla anche noi chiaramente, se diventasse legge sarebbe un
mezzo scandalo, una cosa che farebbe ridere l'Europa, e indignare
migliaia di persone, una parte grande e positiva del paese che si
richiama ad una visione laica e più civile della società. La Chiesa in
questa fase non vuole affatto dialogare con un'etica laica che
disconosce, né mediare con la politica. Vuole difendere un potere, un
monopolio culturale. Lo fa quando si richiama alla famiglia
eterosessuale come unico sistema possibile di relazioni sessuali e
affettive legalizzate e riconosciute, e per questa via intende
difendere e affermare il suo monopolio dell'etica, come ha fatto per la
legge sulla fecondazione assistita, impedendo l'accesso alla donna
singola e stravolgendo l'autodeterminazione femminile. E' la rivincita
annunciata alle sconfitte subite con la legge sul divorzio e
sull'aborto. Una chiesa che non vuole il dialogo... Una battaglia di
conservazione ostinata e per nulla preoccupata dai timidi distinguo che
pure emergono nel variegato mondo cattolico, decisa a condizionare il
politico e il legislatore. Questa casta religiosa che nelle sue
posizioni più integraliste e fondamentaliste può allontanarsi da gran
parte del suo popolo, difende il suo potere innanzitutto, minacciato
dai processi di secolarizzazione che si sono affermati in Europa e dal
multiculturalismo del fenomeno migratorio. Così come le caste
economiche e sociali dei poteri forti cercano di condizionare le scelte
di governi progressisti. Sono pericolose entrambe ed entrambe vanno
contrastate politicamente e culturalmente con la medesima
determinazione. E' una stagione irrimediabilmente nuova e lontana dalle
aperture del Concilio Vaticano II, e dai tempi della DC, e destinata a
durare almeno fino a quando non emergeranno e si imporranno altre
posizioni all'interno della Chiesa. O altri schemi politici. Non c'è
compromesso che possa rasserenare gli animi d'oltre Tevere. Parlare ad
un sordo poi è impossibile. Con buona pace di chi si illudeva nel
centrosinistra che alla fine le mediazioni si sarebbero trovate. La
legge si fa o non si fa, i pasticci (dai Dico in giù) scontentano
tutti. Ciò che le gerarchie cattoliche non vogliono è chiaramente il
riconoscimento sociale, dunque pubblico, dell'amore omosessuale, della
relazione sessuale e affettiva di due persone dello stesso sesso,
(contronatura, disordinati moralmente, paragonati ai pedofili, ecc)
nella convinzione che qualsiasi apertura in questa direzione è
destinata a creare i medesimi processi già prodotti nel resto d'Europa.
E del resto è a quei processi che noi guardiamo e che auspichiamo. In
questo contesto, una legge buona sulle unioni civili sarebbe
principalmente un atto di abrogazione, di cancellazione simbolica di
una discriminazione, di uno stigma sociale perdurato per millenni. Una
forma di risarcimento che la società deve alle persone omosessuali,
quella di nominare la loro esistenza politica ovvero il loro amore.
INVIATO DA ON. Titti De Simone
FONTE Liberazione del 04/04/2007

MANLIO CONVERTI "E' MORTO" !!!
Dicono le nostre radici cristiane che a Pasqua è risorto un uomo ucciso dal pregiudizio dei
politici e dei farisei, insomma il clero della sua epoca. Quest'uomo
siamo ognuno di noi. Quest'uomo è il ragazzo di sedici anni morto
suicida ieri perché tormentato da una classe omofoba. Non ci sarà
processo, se non quello mediatico, per i compagni di classe del ragazzo
omosessuale, nessuno accuserà i loro genitori e sicuramente nessuno
metterà in relazione questa morte con la colpevole aggressione dei
politici e del clero della nostra epoca contro quelle streghe moderne
che siamo noi omosessuali. Nessuno si preoccupa infatti della sorte
della transessuale che ha dato un'indicazione stradale a Sircana o
delle transessuali che hanno salvato la vita ad Elkann, così nessuno
offrirà parole di conforto adeguate alla madre di questo ragazzo gay,
che è solo una tra le tante vittime di questa feroce campagna razzista
che culminerà con il family day, né alla madre della trans arsa viva
alla rotonda di Melito dalla camorra qualche anno fa. Non chiediamo la
pietà né la pietas e tantomeno la caritas ma neppure la tolleranza, per
le nostre persone e per le nostre famiglie: molti di noi le tutelano
negando loro l'informazione sulla propria affettività più profonda;
tanti altri sono stati scoperti per caso o per necessità e ne hanno
subito l'abbandono, l'aggressività oppure ne hanno ricevuto il pieno
supporto; un gruppo, che spero diventi quello di maggioranza, ha
volontariamente dichiarato in famiglia la propria omosessualità
affrontando l'omofobia e creando un'alleanza forte con quel pezzo di
famiglia che nemmeno l'orrore del razzismo clericale potrà più negarci.
Eppure rivolgiamo ai politici di questo umiliato e ubbidiente paese
quali tutele concrete a difesa della nostra vita, di quella della
nostra adolescenza, di quella delle nostre famiglie vorranno porre in
atto. In tutti i paesi occidentali è stato accertato che la maggior
parte delle vittime di bullismo, pedofilia e suicidio adolescenziale
sono persone omosessuali tra i 12 e 18 anni. Sopra questa realtà
oggettiva, sopra questo dramma, sopra queste vite, quelle nostre e
delle nostre madri marceranno prelati e cittadini, politici e famiglie:
ditemi voi da che parte è l'orrore del nazismo, ditemi voi dove sono
oggi le vesti nere, ma ditemi soprattutto quali atti concreti nel
quotidiano mettete in atto voi per aiutare davvero questi ragazzi e le
loro madri per onorare la memoria dell'ulteriore vittima di questa
folle guerra alle streghe. Vi invito a venire in associazione ad
Arcigay come ad Arcilesbica della vostra città, a portare solidarietà
ai giovani che sono i coetanei del ragazzo suicida o di quello arso
vivo… per creare una vera società solidale. Vi chiedo ancora di
sottrarre risorse economiche ai razzisti prelati che non vedono le
macchie del nostro sangue sulle loro nere vesti. Vi aspetto il 9 giugno
a Roma al gaypride, vestiti o travestiti, ma pur sempre uomini donne e
trans liberi e libere tranne che dal razzismo e dalle persecuzioni dei
politici e del clero della nostra epoca. Di mio ci ho forse messo poco,
troppo poco, tant'è che non riesco ancora nemmeno a presentare un corto
di un minuto pensato proprio come uno spot contro l'OMOFOBIA…ma sono
solo…
La strega maligna
Manliok


STAMPA E OMOFOBIA: IL CASO DE "IL PICCOLO" DI TRIESTE
Cari amici e amiche ed organi di stampa, Arcigay Arcilesbica Trieste ha organizzato negli ultimi giorni due iniziative importanti: la presentazione del romanzo noir di Lucia Piera De Paola
alla Libreria Minerva e l'autobiografia a quattro mani di Gianni
Vattimo. Sarà perché siamo piccoli, sarà perché siamo gay, per noi è
sempre una lotta riuscire ad avere spazio sui media locali. L'arrivo di
Gianni Vattimo, non è però sfuggito alla stampa. Il principale
quotidiano locale, Il Piccolo, si è organizzato inviando una sua
giornalista al caffé San Marco per realizzare un servizio
sull'iniziativa. L'articolo, pubblicato il giorno dopo (oggi ndr) non
contiene però alcun riferimento agli organizzatori. L'annuncio
dell'evento, apparso sullo stesso quotidiano il giorno prima era
strutturato allo stesso modo. In occasioni analoghe, qualche tempo fa,
avemmo modo di contattare un giornalista de "Il Piccolo" che ci spiegò
che anche se poteva sembrare una discriminazione, la non considerazione
dell'allora iniziativa non era dovuta ad altro che a cattiva
organizzazione interna. Infatti può sempre capitare che un comunicato
stampa venga perduto o non venga letto anche se di norma noi lo
rilanciamo a ridosso dell'iniziativa. E' curioso però che in questo
caso il comunicato sia stato letto ma si sia persa l'intestazione di
chi l'aveva inviato: che in redazione ci sia un tagliacarte impazzito
che crei ancor più disordine a noi non è dato sapere. La sensazione è
però un'altra, molto più seria, e che "gay" e "lesbica" siano termini
innominabili, in particolare per le pagine culturali. Magari possono
andar bene nei casi di cronaca dove possono accentuare l'effetto noir
del caso... Questo atteggiamento ha un termine univoco per essere
identificato: omofobia Speriamo ovviamente di sbagliarci ed è per
questo che questo testo viene inviato oltre al nostro indirizzario ed
agli organi di stampa locali e nazionali di settore anche agli
indirizzi de "Il Piccolo". Rimaniamo in fiduciosa attesa di una
risposta. Il Presidente del Circolo (Marco Reglia) PS: un
ringraziamento a quei organi di stampa che invece hanno dato risalto
completo al nostro lavoro.


RADICALI L'AQUILA IN MEMORIA DI GIANNI DI GENOVA
Nelle sue vene sembrava scorrere proprio quel sentimento fraterno che Silone evocava nei suoi scritti come "cum-panis": espandere il proprio "egoismo" fino a comprendere gli umili,
gli emarginati e quanti sono in lotta contro le ingiustizie nel mondo e
sentirli come parte inscindibile di sé stesso. Lo ricordiamo sempre
vivo e socialmente impegnato fin da quando mosse, insieme a noi
radicali, i suoi primi passi da obiettore di coscienza verso il
servizio militare e verso le strutture sociali parimenti repressive. La
sua coscienza non era mai a riposo. Quando lassù gli verrà chiesto "mi
hai mai conosciuto, hai mai fatto qualcosa per tuo fratello" lui potrà
rispondere tranquillamente di sì, col suo solito sorriso scanzonato ed
irriverente.
Gino Antognetti e Stefano Frapiccini per l'Associazione
Radicale Aquilana
"Ignazio Silone".


COMUNICAZIONE RADICALI ITALIANI
Marcia di Pasqua: continuano a giungere adesioni dal mondo
politico e dal mondo della cultura, dello spettacolo, dei media
Roma, 5 aprile 2007
Nessuno tocchi Caino, Partito Radicale Nonviolento
Transnazionale, Comunità di Sant'Egidio, Radicali Italiani, con il
Patrocinio del Comune di Roma e dell'ANCI, promuovono la Marcia di
Pasqua per la moratoria ONU delle esecuzioni capitali. Il percorso
della Marcia di Pasqua che partira' domenica 8 aprile alle ore 10
(appuntamento alle ore 9.30 ) : p.zadel Campidoglio ; Quirinale;
Fontana di Trevi; P.za Colonna – Palazzo Chigi; P.za Montecitorio,
Camera dei deputati; Pantheon; Senato della Repubblica; P.za Navona;
Corso Vittorio; P.za San Pietro. Il Percorso della Marcia si può
visionare e/o stampare al seguente link: http://quikmaps.
com/full/29827. L'iniziativa vuole rafforzare, con un invito a tutte le
cittadine e i cittadini a partecipare, l'impegno espresso dal
Parlamento italiano all'unanimità e del Governo italiano a presentare
la risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali
all'Assemblea Generale dell'ONU in corso e conquistare così un nuovo
diritto umano e civile per l'umanità intera. Marco Pannella, su questo
obiettivo, è in sciopero della fame dal 21 marzo. Il Comune di Roma, in
occasione della Marcia di Pasqua, illuminerà il Colosseo dalla
mezzanotte di sabato. Tra gli altri hanno finora aderito alla Marcia
di Pasqua: ASSOCIAZIONI: Nessuno luogo è lontano ; Tavola valdese;
Nazionale italiana cantanti ; Don Franco Barbero - Comunità Cristiana
di Base,Associazione Viottoli; Sinistra Romana; VIC Volontari in
carcere Don Sandro Spiano; (Cappellano Carcere Rebibbia); Don Ciotti,
Gruppo Abele; Carmen Bertolazzi - Ora d'Aria; Associazione culturale
"Puzzle-richiami fluidi; Amapi (associazione medici penitenziari
italiani); Consulta Penitenziaria del Comune di Roma; Associazione
Articolo 21; Settore Nuovi Diritti - Cgil Nazionale; Movimento Città
per Vivere d'Abruzzo; AMMINISTRAZIONI LOCALI; Regione Lazio -
Presidente Piero Marrazzo; Comune di Bolzano, Sindaco Luigi Spagnoli;
Comune di Firenze, Sindaco Leonardo Domenica; Comune di CREMONA –
sindaco Prof. Gian Carlo Corada; Comune di Pinerolo (TO) sindaco Paolo
Covato; Comune di Caselle (TO); Comune di Torre Pellice (TO); Provincia
di Belluno, Presidente Sergio Reollon; Presidente del Consiglio
Provinciale di Bolzano , Riccardo Dello Sbarba; Comune e Sindaco di
Bardonecchia (To); Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino; Presidente e
Vice Presidente Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, Giuseppa Rozzo;
Sindaco di Mantova Fiorenza Brioni; Presidente provincia Firenze
Massimo Mattei. MEDIA: Redazione di Zapping; Angeli (portale di
comunicazione); L'Opinione delle Libertà, Direttore Arturo Diaconale;
Rosso di Sera, direttore Alessandro Cardulli; Stefano Menichini e
Federico Orlando, Direttore e co-Direttore di Europa; Radio Radicale.
PARLAMENTARI: Sen. Loredana De Petris ( IU-Verdi-Com); Sen. Stefano
Zuccherini (RC); Sen. Francesco Ferrante (L'ulivo); Sen. Giorgio
Benvenuto (L'ulivo); Sen. Anna Donati ( IU-Verdi-Com); Sen. Cesare
Salvi (L'ulivo) Presidente commissione giustizia; On. Roberto Poletti
(verdi); On. Gloria Buffo (l'Ulivo); On. Daniele Capezzone (RnP)
Presidente Commissione Attività Produttive; On. Gennaro Migliore
(Capogruppo Rifondazione Comunista); On. Flavia Perina (AN) direttrice
del Secolo d'Italia ; On. Andrea Ronchi, deputato e Portavoce di An;;
On. Alfonso Pecoraro Scanio, (Verdi) Ministro Ambiente; On. Angelo
Bonelli, (Capogruppo dei Verdi); On. Tommaso Pellegrino, (Verdi); On.
Grazia Francescato, Presidente Federazione dei Verdi; On. Marco Boato,
(Verdi) membro ufficio di Presidenza Camera dei Deputati; On. Franca
Chiaromonte (L'Ulivo); On. Giuseppe Sgobio, Capogruppo Comunisti
Italiani alla Camera; On Roberto Villetti, Capogruppo Rosa nel Pugno
alla Camera; On. Ida D'Ippolito Vitale (FI); On. Franco Narducci
(L'Ulivo); On. Fabio Evangelisti (Italia dei Valori); On. Leoluca
Orlando (Italia dei Valori) Presidente commissione parlamentare
questioni regionali; Sergio Zavoli (l'Ulivo); Enrico Pianetta ( DC-PRI-
IND-MPA) Ignazio Marino (l'Ulivo); Paolo Giaretta (l'Ulivo); Guido
Calvi (l'Ulivo); Natale D'Amico (l'Ulivo) membro ufficio di Presidenza
Senato; Cosimo Ventucci (FI) membro ufficio di Presidenza Senato
Giovanni Russo Spena (capo gruppo RC); Willer Bordon (l'Ulivo);
Francesco D'Onofrio (Presidente gruppo UDC); Francesco Giordano
(Segretario del PRC); Elettra Deiana (RC) Vice Presidente IV
Commissione Difesa; Dario Franceschini Capo gruppo l'Ulivo; Alessandro
Forlani (UDC); Giuseppe Giulietti (l'Ulivo); Ramon Mantovani (RC);
Pietro Marcenaro (l'Ulivo); Antonio Di Pietro (Italia dei Valori)
Ministro delle Infrastrutture; Margherita Boniver (Forza Italia); On.
Clemente Mastella (pop-udeur) Ministro della Giustizia; On. Chiara
Acciarini Sottosegratrio Politiche per la Famiglia; On. Benedetto Della
Vedova. PARTITI POLITICI: PSDI; PRC ; Gruppo verdi regione Liguria;
SDI; FGS, Federazione dei Giovani Socialisti; Ds di Roma ; Riformatori
Liberali; Gruppo senato RC; ASPD (Associazione della Sinistra per il
Partito democratico); Gruppo Parlamentare Rosa nel Pugno; PERSONALITA';
Marco Risi; Francesca D'Aloja; Luca Sofri; Daria Bignardi; Domiziana
Giordano; Giorgio Albertazzi; Pasquale Squitieri; Alessandro Haber;
Pierluigi Diaco; Alessandro Cecchi Paone; Emanuele Macaluso; Andrea
Colombo; Nanni Riccobono; Iaia Vantaggiato; Maria Cuffaro; Gad Lerner;
Toni Garrani; Letizia Paolozzi; Luciano Lanna, Direttore responsabile
del Secolo d'Italia; Prof. Francesco Ceraudo, Direttore medici
penitenziari; Don Luigi Ciotti; Fabio Canino; Luciana Littizzetto;
Miriam Mafai; Barbara Palombelli; Roberta Tatafiore; Letizia Paolozzi;
Paola Bulbarelli; Sabrina Ferilli. - AMBASCIATA del Venezuela. – Capo
Ufficio Stampa: Sergio Rovasio Telefoni: 06-689791 – 337-798942 Per
adesioni: gaia.rosini@nessunotocchicaino.it
MORATORIA SULLE ESECUZIONI
- Considerato che: - sin dal 1994 e a più riprese, l'Unione europea ed
il Governo italiano hanno di fatto dissipato la forte probabilità di un
pronunciamento dell'Assemblea generale dell'Onu a favore di una
moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista dell'abolizione
della pena di morte; - in particolare: nel 1994, la proposta italiana
fu battuta in Assemblea Generale perché mancarono i voti di alcuni
Governi europei; nel 1999, come precisamente testimoniato e ribadito di
recente dall'allora ambasciatore italiano al Palazzo di Vetro,
Francesco Paolo Fulci, venne da Bruxelles l'ordine di ritirare la
risoluzione già depositata perché non vi sarebbe stata la certezza
assoluta di vittoria; nel 2003, il Governo Berlusconi dovette
affrontare durissime polemiche anche in sede di Parlamento europeo e di
parlamento italiano per non aver ottemperato al mandato di depositare
la risoluzione all'Assemblea Generale; nel luglio 2006, la Camera dei
Deputati ha ribadito con fermezza e all'unanimità il mandato al governo
italiano di presentare, sin dall'inizio dell'Assemblea generale del
2006, la risoluzione pro moratoria; nell'ottobre 2006, di fronte all'
inerzia del Governo, la Camera dei Deputati - in grave polemica con il
governo - ha approvato all'unanimità una risoluzione che gli chiedeva
di ottemperare ai precisi impegni presi davanti al Parlamento; - a
dicembre 2006, il governo ha invece scelto di limitarsi ad una
iniziativa politica e non istituzionale con la sottoscrizione di una
mera dichiarazione di intenti contro la pena di morte senza nessun
valore formale e impegno preciso; Ricordando: - la sollevazione
dell'opinione pubblica e di quasi tutti i governi dei paesi democratici
contro la condanna e, poi, la esecuzione del dittatore Saddam Hussein;
- che il 2 Gennaio 2007, in risposta alla iniziativa nonviolenta dello
sciopero della sete di Marco Pannella, il Presidente del Consiglio e il
Governo si sono impegnati "ad avviare le procedure formali per la messa
all'ordine del giorno dell'Assemblea generale in corso della moratoria
universale sulla pena di morte"; - che il 1° febbraio, il Parlamento
europeo, con un voto pressoché unanime, ha espresso il suo "forte
sostegno all'iniziativa della Camera dei deputati e del governo
italiani invitando la Presidenza UE a presentare in tempi brevi la
risoluzione all'Assemblea generale ONU in corso"; - che ad oggi, 1°
aprile 2007, nessuna risoluzione è stata depositata alle Nazioni Unite,
né vi è notizia alcuna di un eventuale testo di risoluzione sul quale
avviare la raccolta firme per la presentazione di una risoluzione
nell'attuale Assemblea generale in corso. Ritenendo ancora
assolutamente possibile raggiungere l'obiettivo per il quale Marco
Pannella, il 21 marzo, ha ripreso lo sciopero (per ora) della fame, se
solo il Presidente del Consiglio e il Ministro degli esteri decidessero
di farne una priorità, sia pure per pochi giorni. Il Comitato Nazionale
di Radicali Italiani fa propria la proposta lanciata da Emma Bonino di
una Marcia per la moratoria delle esecuzioni che il giorno di Pasqua,
partendo dal Campidoglio e passando per il Quirinale, arrivi a San
Pietro; a tal fine invita il Sindaco di Roma e il Governo a patrocinare
e sostenere l'iniziativa e lancia un appello ai Sindaci e a tutti i
cittadini che negli anni hanno sostenuto la campagna di Nessuno tocchi
Caino e del Partito Radicale Transnazionale ad aderire subito e
partecipare alla manifestazione. Per il Comitato, tale invito dovrebbe
essere accolto in primo luogo dai parlamentari che, con i loro precisi
documenti istituzionali, avevano impegnato il Governo. INVIATO DA
Sergio Rovasio

COMUNICAZIONE Co.Di.Pep
"LA SAGRA DELLA PROSTITUTA … CONTINUA"
Grazie all'impegno del presidente del IV municipio Roma, e
dei vertici politici e delle forze dell'ordine della città capitolina,
le vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale non saranno più
costrette a "vendere il proprio corpo" ai padri e figli delle
santificate famiglie italiane sulla via Salaria - Roma. Da oggi
infatti, è operativo il disegno elucubrato lo scorso ottobre di
fotografare e multare per infrazioni stradali coloro i quali sostano o
rallentano o si fermano su quella strada. Link. Noi del Codipep - Roma siano semplicemente
spaventat@! Non è così, e neanche con i libelli informativi che i
rallentatori si vedranno recapitare a casa insieme alle ammende, che si
risolvono i problemi relazionali uomo donna. Ricordiamo che è appunto
su di un malinteso rapporto di genere che si fonda molta della
delinquenza nella prostituzione. Se le vittime non saranno più
"caricate" sulla Salaria, con molta apprensione non possiamo non
chiederci dove saranno portate a farsi "caricare", visto che sono
"vittime" di chi le gestisce che non rinuncerà certo facilmente a quel
guadagno così come non rinunceranno i padri ed i figli delle famose
famiglie italiane a questi delicati bocconcini esotici. Insomma, anche
se cerchiamo con l'ironia di sdrammatizzare, la questione è davvero
tragica. Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo che il provvedimento è
essenzialmente moralista e repressivo, indegno di una pubblica
amministrazione democratica, ed avrà effetti negativi semplicemente
sulle vittime che continueranno ad essere usate ma occultatamente, con
buona pace della "cittadinanza" e dei politici che ingrasseranno sul
loro sangue. Le forze dell'ordine, al solito, continueranno a
taglieggiare, vessare e stuprare nei loro pieni poteri e saranno
applauditi per l'aiuto che stanno già dando alla repressione mentre
dell'osservanza e del rispetto della legge ancora non se ne sa nulla
neanche da quelle parti. Dei servizi sociali e delle politche che li
informano ho già raccontato la mia vicenda personale: sono veri e
propri ricatti perpetrati dall'Assessora capitolina Raffaella Milano
con la connivenza dell'alta politica e dei media che non sanno (o non
vogliono/possono) assolutamente fare il proprio dovere di informazione:
cervelli cotti nell'unto (fritto marca "mammona", ovvio!). E a
proposito di cottura e di unto ecco servita la prostituta nel giorno
della sua sagra: AVANTI MASCHIETTI, FATE IL VOSTRO DOVERE! (MA SENZA
FARVI VEDERE)
Maria Ornella Serpa
Fondatrice Co.Di.Pe.P. - ROMA
(Coordinamento per la Difesa delle Persone Prostitute)
Info: cell.: 347
18 47 469
e.mail: codipep@yahoo.com

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12 febbraio 2007

news 12 febbraio

IN ITALIA E' BOOM DELLE CONVIVENZE, MA RUINI SCOMUNICA I "DI.CO"
Italia, è boom di convivenze. Ma la Chiesa scomunica i Dico
L'Istat: nel nostro Paese ci sono mezzo milione di conviventi, matrimoni ai livelli più
bassi dal 1972. Ci si sposa oltre i 30 anni e sempre di meno. E intanto
la Chiesa si mobilita contro i Dico. Il Papa: no alla distruzione della
famiglia grazie alle leggi statali. E il cardinale Ruini annuncia un
documento vincolante per i cattolici.

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 9
febbraio 2007
DICO: ARCIGAY, LE COPPIE FONDATE SULL'AFFETTO RIMANGANO
AL CENTRO DELLA LEGGE . MIGLIORARE LA PDL IN DIECI MOSSE
"Verrebbe
proprio da dire: che te lo 'dico' a fare? Dico o Pacs, scopo della
legge deve rimanere quello di riconoscere diritti e doveri delle coppie
legate da vincoli affettivi. Includere rapporti di altra natura, come
quelli tra fratelli, è solo un tentativo di introdurre incongruità nel
testo della legge al fine di snaturarla, e imporre ulteriori
limitazioni ai diritti previsti". Questo il segnale d'allarme lanciato
dal presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, che, all'
indomani del varo dei Dico da parte del governo, propone dieci punti
per migliorare il provvedimento. "Alcuni aspetti del ddl sono vessatori
– spiega Lo Giudice -. Altri sono solo il tentativo del Vaticano,
rappresentato da Rutelli, di snaturare la legge e di limitare i diritti
previsti. "Solo per fare un esempio i nove anni di attesa per il
diritto all'eredità sono davvero troppi. E che succede se una macchina
mi mette sotto prima? "Altro problema spinoso è il partner
extracomunitario. Se ci si registra all'anagrafe, ha diritto al
permesso di soggiorno. Ma come fa a registrarsi se il permesso di
soggiorno non ce l'ha ancora? Una coppia eterosessuale potrebbe
sposarsi. Una coppia gay, rischia la separazione forzata. "Va inoltre
prevista la possibilità per i conviventi di recedere dal rapporto,
senza dover per forza cambiare subito di casa. Un rapporto affettivo
può finire anche se, magari per necessità temporanea, si continua a
vivere sotto lo stesso tetto. Altrimenti viene contraddetta la
volontarietà del rapporto". Di seguito i dieci miglioramenti che
Arcigay propone al pdl Dico: "CHE TE LO DICO A FARE"1. Dichiarazione -
La dichiarazione deve essere resa insieme: quella di avvisare il
partner tramite raccomandata è una disposizione ridicola e rischia di
aprire il varco a false convivenze. Non ha senso estendere le
convivenze dichiarate a fratelli e sorelle. 2. Convivenza – è la
condizione della dichiarazione, ma deve essere resa possibile: va
prevista la possibilità di regolarizzare il partner straniero privo di
permesso e che ci siano punteggi nelle graduatorie lavorative per il
ricongiungimento al partner con cui si vuole andare a convivere.
Inoltre impedire che si possa dichiarare una convivenza con l'
amministratore di sostegno è in contrasto con la legge che prevede che
sia proprio il coniuge o il convivente ad assumere questo ruolo. 3.
Possibilità di recesso – Deve essere inserita. Nell'attuale proposta
non è prevista, in contrasto con la volontarietà della dichiarazione
iniziale. 4. Parte patrimoniale – deve essere possibile scegliere la
comunione dei beni e opporla a terzi. 5. Accesso alle strutture
sanitarie – il diritto deve essere garantito e non lasciato alla buona
volontà dei singoli ospedali. 6. Successione ereditaria - I nove anni
di attesa sono eccessivi. E se uno muore prima che succede? Va inoltre
parificata la tassa di successione a quella prevista per i familiari.
7. Successione nel contratto di locazione - deve poter essere
immediata, come già stabilito dalla Corte costituzionale, e non legata
ai tre anni di convivenza. 8. Reversibilità della pensione – viene
rimandata alla successiva riforma, ma vanno almeno esplicitati in modo
chiaro i principi e definiti tempi congrui e non eccessivi. In
particolare va riconosciuto il periodo di convivenza pregressa. 9.
Impresa familiare – viene riconosciuta al partner la partecipazione
agli utili, ma non ai miglioramenti dell'impresa e non si tiene conto
del lavoro casalingo. 10. Graduatorie lavorative – va definito in modo
vincolante il diritto ad un punteggio e vanno abbassati i tre anni
previsti, che penalizzano le coppie giovani. Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO STAMPA
JONATHAN DIRITTI IN MOVIMENTO
Il Governo ha affrontato i PACS.
Sotto le bordate della Chiesa, gli attacchi dei
difensori della famiglia alla Casini (divorziati ma, a detta loro,
proprio per questo consci del senso della vera unione matrimoniale), i
veti delle guardie svizzere del programma (ci è toccato anche questo.
Così si sono definiti i teodem della Margherita), le ministre alla
famiglia e alle pari opportunità hanno trovato il compromesso. Se è
vero che l'Unione ha fatto un passo (ma lo doveva fare, era scritto nel
programma), è altrettanto vero che la soluzione è al massimo ribasso.
Dunque, forse, è un passo indietro. I DICO non ci appartengono. Ci sono
estranei, ma lo sono perché ancora ci estraniano dalla società. L'
incipit del decreto sembra fatto per nascondere, o quantomeno per
spingerci a nasconderci: l'articolo 1 (ma chi l'ha scritto … il dottor
Azzeccagarbugli?) si arruffa al comma 3 in una specifica sulla lettera
raccomandata che, per avviare l'agognata convivenza, uno/una degli
aspiranti potrebbe inviare all'altro/a in sostituzione della firma
congiunta all'anagrafe (la «dichiarazione contestuale»). All'articolo
4, sull'assistenza in caso di malattia, anziché affermare un semplice
principio, cioè il diritto di un partner a prestare cura all'altro in
caso di ricovero, si rimanda alla disciplina stabilita dalle singole
strutture ospedaliere. All'articolo 5, se il partner muore o è
incapace, l'altro può assumere decisioni se vi è stato un atto scritto
(specifico, dunque aggiuntivo rispetto alla formalizzazione della
convivenza). All'articolo 7, Regioni e Province autonome «tengono
conto» della convivenza ai fini dell'assegnazione degli alloggi
pubblici. Non c'era una definizione più assertiva? All'articolo 8 si
specifica che, in caso di morte, il trasferimento del contratto di
locazione al partner può avvenire se vi sono stati tre anni di
convivenza. E se la tragica fine della convivenza si verificasse il
giorno prima del terzo anniversario? All'articolo 9 il triennio vale
anche per le agevolazioni e la tutela in campo lavorativo. All'articolo
10 si rimanda, sulle pensioni, al riordino generale della materia. Ma
si ribadiscono i criteri del bollino annuale. All'articolo 11 i tre
anni diventano nove sui diritti di successione. Se prima vi era una
discriminazione piena, oggi ce n'è una a metà. Ci chiediamo però se una
mezza discriminazione non valga, per chi la subisce, come una
discriminazione intera. Nell'Italia dove il privato torna ad essere
pubblico se è Veronica a scrivere a Silvio, le persone omosessuali non
esistono nel Giorno della memoria. L'Abruzzo ha uno statuto che
«promuove e garantisce la cultura, il rispetto ed il riconoscimento dei
diritti degli animali», ma che laddove «riconosce il valore
fondamentale della famiglia come luogo di promozione sociale di
sviluppo e tutela della persona» non «promuove il riconoscimento delle
altre forme di stabile convivenza affettiva» (questo emendamento è
stato infatti bocciato). A Pescara, è accaduto davvero e lo riportò Il
Centro il 29 giugno 2006, il sindaco salta un dibattito sui diritti
degli omosessuali alla festa della CGIL perché preso da orrore e foga
civica nell'incocciarsi strada facendo nell'immondizia fuori da un
cassonetto (sindaco, a Pescara non è certo una rarità …). Ci
aspettavamo di entrare in Europa. Entriamo invece nel Partito
democratico: molti hanno gioiosamente affermato che il compromesso dei
DICO è la prima vera prova di capacità di sintesi del costituendo PD.
Sulla nostra pelle…
Jonathan - Diritti in movimento Associazione glbt
Via Palermo, 41 - 65122 Pescara 347 6163260 - info@alinvolo.org www.
alinvolo.org


COMUNICATO STAMPA RADICALI ITALIANI
DICHIARAZIONE DI
RITA BERNARDINI
Il DDL del Governo sulle unioni civili non soddisfa
Radicali Italiani. Si è tenuto conto prima del potere clericale
vaticano e poi delle esigenze dei componenti le unioni di fatto. Non
avendo senatori, a causa dell'illegalità del nostro paese, chiederemo
subito un incontro con il senatore Cesare Salvi, relatore dei
provvedimenti sulle unioni civili, incluso quello del Governo.
Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani: "Il
provvedimento del Governo sulle Unioni civili non soddisfa Radicali
Italiani. Il testo, frutto di vari livelli di compromesso, ha dato
priorità alle esigenze del potere politico-clericale-vaticano e poi
alle persone componenti le unioni di fatto. Come giustamente detto da
Emma Bonino, che ha espresso anche lei le sue riserve sul testo, questo
non è il Governo Zapatero che con una semplice legge ha risolto il
problema delle discriminazioni verso le persone omosessuali. I
radicali, da sempre impegnati per la difesa della dignità e dei diritti
delle persone gay, si batteranno in Parlamento per migliorare questo
provvedimento governativo che andrà per il suo esame al Senato. Non
avendo propri Senatori, a causa dell'illegalità istituzionale di questo
paese – ricordiamo che su questa vicenda è in corso l'iniziativa
nonviolenta di Daniele Capezzone, giunto oggi al 14° giorno di sciopero
della fame - chiederemo subito un incontro con il Senatore Cesare
Salvi, relatore in Commissione Giustizia dei Disegni di Legge sulle
Unioni civili finora presentati, incluso quello del Governo, per
chiedergli di tenere conto delle nostre posizioni e proposte
migliorative". RADICALI ITALIANI

COMUNICATO STAMPA "VEDOVENERE"
In
seguito alle ultime discussioni parlamentari che fann o riferimento
alla legittimazione delle coppie di fatto, in seguito ai continui
minuetti della politica italiana in cui le promesse servono solo per
vincere le elezioni (e a stento aggiungiamo ndr), in seguito a
dichiarazioni sempre più discriminanti e considerazioni al limite dell'
omofobia, il sito delle Vedove Nere promuove la diffusione della
seguente "lettera aperta", con gentile preghiera di sottoscrizione e
diffusione da parte di coloro che condividano quanto scritto.
Egregi
signori, chi scrive è un gruppo di: persone; donne; cittadine italiane;
adulte; professioniste, che lavorano e pagano le tasse. Queste
caratteristiche indicano una larghissima parte di popolazione italiana,
se non fosse che tutte noi conviviamo oppure abbiamo/abbiamo
avuto/avremo una relazione affettiva stabile con una persona del nostro
stesso sesso. Quest'ultimo aspetto in sè dovrebbe essere ininfluente,
come sostiene la Costituzione, eppure ci vengono negati diritti
elementari della società civile, ci vengono preclusi i privilegi a cui
le coppie sposate accedono automaticamente. Scontati, invece, tutti i
doveri che le nostre relazioni comportano. Nessuno ci impedisce di
prestare cure e assistenza alle nostre compagne finché siamo in
privato, ma non ci è consentito di prestare per loro il consenso
informato o autorizzare l'espianto degli organi, figurarsi detrarre
fiscalmente le loro cure. Nessuno ci impedisce di mantenere le nostre
compagne agli studi ma ci viene negata la possibilità di detrarne i
costi dalle tasse. Nessuno ci impedisce di pensare al futuro delle
nostre compagne quando non ci saremo più, ma se l'unica cosa che
possiamo garantire è la nostra pensione allora si tratta di pensieri
inutili. Nessuno ci impedisce di vivere insieme, dividere le spese e
aumentare il reddito disponibile per far marciare l'economia ma se
volessimo una casa popolare non entreremmo neppure in graduatoria.
Esempi banali ma concreti: a fronte dei doveri che volentieri
assolviamo, lo Stato ci nega diritti e privilegi che ad altri concede.
E' discriminazione. Per questo chiediamo che, finché questo Stato non
riconoscerà pari dignità alle nostre unioni, ci vengano ridotte le
tasse che paghiamo anche per garantire ad altri di usufruire di diritti
e privilegi a noi negati. Sentiamo dire che il riconoscimento dei
nostri diritti di fronte allo stato significherebbe minare le basi
della società civile e della famiglia. Con tutta la buona volontà, non
riusciamo a capire come e perché questo dovrebbe accadere, visto che
nessuna di noi, credeteci, proprio nessuna, deciderà di diventare
eterosessuale o sposare un qualunque uomo anche qualora non vedessimo
riconosciuti i diritti del matrimonio. Nessuna di noi. Noi vogliamo
poter accedere a quell'istituto di diritto civile sancito dall'articolo
29 della Costituzione, articolo che parla esplicitamente di "coniugi"
senza specificarne sesso, razza, credo religioso o caratteristiche
altre. Coniugi; persone. Come noi. Come voi? Firmato: Vedovere.com


COMUNICATO STAMPA RNP
Pacs: il Papa viola costantemente il Concordato
tra Italia e Vaticano. Lo ha fatto anche oggi. A quando l'abrogazione
di questo privilegio?
Roma, 9 febbraio 2007
• Dichiarazione di Rita
Bernardini, segretaria di radicali italiani e Sergio Rovasio, segr.
generale gruppo RnP alla Camera "Secondo il Papa, che si rivolge ormai
in modo esplicito, come oggi, agli organi legislativi e al Governo, in
palese violazione dell'Art. 1 dell'Accordo-Concordato tra Italia e
Vaticano del 1984, le leggi devono sempre essere espressione di
principi e di valori conformi col diritto naturale. Vorremmo sapere
quando l'Accordo-Concordato verrà 'naturalmente' abolito, viste le
continue violazioni delle sue disposizioni". INVIATO DA Sergio Rovasio
RNP


COMUNICATO STAMPA
Napoli,12/02/2007
Per San Valentino a Napoli i
CIOCOPACS, cioccolatini degli innamorati gay per chiedere diritti
Che
il cioccolato fosse buono lo si sapeva da tempo, ma che potesse servire
a migliorare il tono dell'umore è una novità recente. Ed è proprio
questo l'uso che l'Arcigay "Antinoo" di Napoli fa in occasione del 14
febbraio, festa di tutti gli innamorati… anche di quelli omosessuali! L'
Arcigay di Napoli lancia una campagna per addolcire l'umore cittadino
alla prima proposta di legge che riconosce diritti ai conviventi dello
stesso sesso, distribuendo un cioccolatino con sopra rappresentata la
sagoma di una coppia omosessuale. "Con le amarezze che derivano
dall'abitare in uno Stato così irrispettoso delle minoranze e delle
diversità, il CIOCOPACS è un dolcetto dal chiaro significato politico",
afferma Salvatore Simioli, presidente dell'Arcigay "Antinoo" di Napoli,"
Alle durissime campagne d'odio e di disinformazione di certa parte
politica di queste giorni, noi rispondiamo con ironia, poiché sono l'
amore ed il rispetto altrui quello che noi predichiamo e pratichiamo.
Il CIOCOPACS è l'ultimo dei tanti modi che abbiamo adottato in tanti
anni per chiedere il riconoscimento pubblico, la piena dignità e la
parificazione dei diritti alle coppie gay e lesbiche che hanno
costituito un nucleo familiare basato sull'amore e la responsabilità".
"Il CIOCOPACS e' un modo per rappresentare la dolcezza delle unioni
omosessuali ed il senso di benessere sprigionato dall'accettazione
delle diversità sessuali ed affettive", afferma Nicola Stanzione,
artista e creatore del cioccolatino, responsabile del gruppo giovani
dell'Arcigay di Napoli. I CIOCOPACS saranno distribuiti il 14 febbraio
nelle principali piazze di Napoli durante il volantinaggio per la
grande manifestazione "Diritti Ora" che si svolgerà a Roma il 10 marzo
prossimo. Mercoledì 14 febbraio 2007 la grande festa Arcigay degli
innamorati (e dei singles) è allo SWEET PACSAN VALENTINO al SUNRISE
FERDINAND disco lunge bar in piazza Porta Nova, 8 (trav. C.so Umberto)
dalle 19,00. Il CIOCOPACS è offerto in due versioni, una con coppia
maschile ed una con coppia femminile. Sarà distribuito dall' Arcigay
"Antinoo" nelle piazze di Napoli il 14 febbraio e spedito in scatola
regalo a chi ne farà richiesta. Per info e prenotazioni chiamare al
num. +39.338.54.67.900 o scrivere a ciocopacs@arcigaynapoli.org


COMUNICATO STAMPA MOVIMENTO RADICALI L'AQUILA
In questa giornata di
dolore dedicata finalmente al dramma delle foibe ci associamo di tutto
cuore. Questo è uno dei casi in cui concordiamo con Don Giuseppe
Molinari, perché qui la passione politica è stata foriera di tradimenti
e violenze pari a quelle dell'Inquisizione. Perciò noi radicali siamo
testimoni e fautori della nonviolenza in politica. Chiediamo
ufficialmente al sindaco Tempesta di impegnarsi per dedicare una nuova
strada ai "Martiri del comunismo" , a quei milioni di giovani,
socialisti, anarchici, cristiani, persone comuni e maggiormente
comunisti, che sono stati perseguitati, torturati ed ammazzati nei vari
stati comunisti del mondo. Gino Antognetti Movimento dei Radicali
Aquilani


COMUNICATO STAMPA CGIL NUOVI DIRITTI
DICO" VOBIS GAUDIUM
MAGNUM...
...habemus legem.
Il ministro Amato sfida chiunque a
dimostrargli che il disegno di legge governativo appena approvato e'
peggiore della legge francese sui Pacs? Prego, ministro, si accomodi
Dunque, da dove iniziare? L'ambiguita' e' spesso frutto dell'ipocrisia.
La legge francese era ambigua perche' nasceva da una ipocrisia di
fondo, in altre parole dall'intento di disciplinare rapporti affettivi
con un istituto contrattuale che era stato costruito per disciplinare
rapporti patrimoniali: ben presto la giurisprudenza si e' trovata in
difficolta', e nell'incertezza, piu' e piu' volte ha scelto di
estendere ai conviventi "pacsati" le norme che regolano il matrimonio.
In primo luogo la proposta di legge italiana ha rifiutato in modo
sistematico il ricorso alla previsione di un istituto o di un
meccanismo di registrazione. Non soltanto: si e' respinta anche l'
ipotesi del ricorso a una dichiarazione nella forma dell'atto pubblico,
quand'anche tramite una sterile procedura notarile o innanzi all'
ufficiale di stato civile. Nonostante quanto sostenuto, o meglio negato
dalla Ministra Bonino, questa e' la prima dimostrazione che si tratta
proprio della legge di Ruini. Certamente non quella di Zapatero, su
questo ci troviamo d'accordo. E neppure quella di Aznar o di Sarkozy.
Questa e' la legge di Ruini. I conviventi, al senso della proposta,
sono due persone maggiorenni unite da reciproci vincoli affettivi che
convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarieta' morale e
materiale. Gli altri requisiti stabiliti dall'articolo 2 chiariscono
che tali vincoli affettivi sono di natura non familiare. In altri
termini, tali vincoli sono quelli derivanti da un legame sentimentale o
da un rapporto di amicizia, parrebbe di capire (anche dalle parole dei
ministri che con tanta insistenza hanno voluto porre l'accento sulla
possibilita' per due anziani che convivono di usufruire per mutua
assistenza delle previsioni del ddl in oggetto... sempre che vivano
abbastanza). Ed allora: siamo certi che sia ragionevole riconoscere
diritti che comportano un onere per lo stato ad una coppia (o meglio un
paio, visto che la parola coppia pare un tabu' legislativo) di
conviventi legati da un rapporto di amicizia, o ai due anziani che
piace tanto citare? Si tratta di situazioni equiparabili a quelle di
due persone che non possano sposarsi o che in ogni caso scelgano un
progetto di vita comune? La risposta ci pare scontata. Per non dare
disturbo all'episcopato italiano si e' evitato, per l'appunto, di
ricorrere a qualsiasi meccanismo di riconoscimento pubblico. E qui
iniziano le ambiguita' paradossali. Si e' fatto ricorso al dpr. 30
maggio 1989, n. 223, che da vent'anni stabiliva una asettica
annotazione della convivenza anagrafica. Non soltanto. Per evitare che
la dichiarazione congiunta all'ufficio anagrafe (non all'ufficiale di
stato civile, si noti) avesse la parvenza di una "celebrazione" (e poi
questa non sarebbe la legge di Ruini?) si e' preferito consentire una
dichiarazione unilaterale, comunicata al convivente tramite lettera
raccomandata. L'invio di una lettera raccomandata alla persona cui si
e' legati da vincoli affettivi e, soprattutto, con cui si convive non
pare prova di grande sintonia e affetto. Sorge dunque una domanda
spontanea. Come fare a dimostrare l'esistenza del vincolo affettivo,
che, tra l'altro, pare non dovere essere necessariamente di natura
sentimentale? Non esiste una risposta a questa domanda. Il principio
della certezza del diritto si arena. L'impasse e' rilevante per una
legge dello stato che riconosce diritti, seppure azzoppati, opponibili
ai terzi e oneri per l'autorita' pubblica. La soluzione e' invece
sbrigativa: si fa ricorso alle sanzioni penali. Ma come si puo'
dimostrare l'intento fraudolento nell'ambito di una convivenza cosi'
come definita dal ddl, ossia in cui uno dei cui criteri e' l'esistenza
di vincoli affettivi di natura imprecisata? Una convivenza per lo piu'
comunicata anche soltanto da una delle parti e annotata secondo una
procedura standard? Dall'ambiguita' pare passarsi all'arbitrio puro,
all'assurdo, in cui la soluzione sbrigativa trovata dal genio
legislativo e', per l'appunto, la delega al tribunale penale. Abbiamo
ancora dubbi che questo ddl sia peggiore della legge francese sui pacs?
Verifichiamone gli aspetti sostanziali. Molto si e' detto sul diritto
di visita al convivente malato. Una questione di umanita', si e'
ripetuto. E' sorprendente percio' leggere all'articolo 4 del ddl che l'
ipocrisia del legislatore si spinge a tal punto da non riconoscere
espressamente tale diritto, ma a delegare alle strutture ospedaliere e
di assistenza pubbliche e private "la disciplina di accesso del
convivente per fini di visita e di assistenza". E' forse per timore di
recare pubblico scandalo nelle strutture ospedaliere gestite da
religiosi? Il dubbio sorge spontaneo, altrimenti davvero non v'e' altra
spiegazione ragionevole. Parrebbe un altro fioretto al cardinal Ruini.
Altrettanto sorprendente e' leggere all'articolo 5 che decisioni in
materia di salute in caso di incapacita' e in caso di morte possono
essere assunte dal convivente solo mediante atto scritto e autografo, o
con processo verbale alla presenza di tre testimoni. Pensavamo che
almeno fino a quel punto ci fossimo gia' giunti. O forse il senso della
norma e' la certezza dell'eliminazione dell'imbarazzo dell'atto
pubblico notarile per evitare il pubblico scandalo. Insomma, neanche le
decisioni in materia di salute e in caso di morte sono automaticamente
riconosciute dalla legge al convivente. In materia di assegnazione di
alloggi di edilizia pubblica, il ddl delega alle regioni, non
introducendo nulla di rivoluzionario, poiché gia' numerose regioni
"tengono conto" della convivenza more uxorio. Ancor meno
rivoluzionario, anzi, involutivo diremmo, e' l'articolo 8 in materia di
successioni nel contratto di locazione. Il legislatore stabilisce al
comma 1 un principio che il giudice costituzionale aveva stabilito vent'
anni prima, quando con sentenza 7 aprile 1988, n. 404 la Consulta aveva
dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 6, l. 392/78
laddove non prevedesse la possibilita' per il convivente more uxorio
del conduttore defunto a succedergli nel contratto di locazione. Ma per
prudenza, il nuovo ddl stabilisce un termine di durata di almeno tre
anni. Stessa situazione paradossale e' delineata dall'articolo 9
riguardo le agevolazioni in materia di lavoro in relazione alla
residenza comune: laddove infatti alcuni contratti collettivi di lavoro
gia' stabilivano l'equiparazione delle coppie more uxorio ai coniugi,
il ddl prevede un termine di durata triennale che risultera'
peggiorativo proprio per quei contratti che non prevedevano alcun
termine. Si tocca il fondo con quelli che dovevano essere due punti
cardini di questa disciplina. La spinosa questione del riconoscimento
di diritti previdenziali e pensionistici viene miseramente rinviata a
data e modalita' da definirsi (l'unica certezza e' che non ci sara'
equiparazione tra conviventi e coniugi). Nulla di fatto. In materia di
diritti di successione, non solo si prevede un termine di durata di
nove anni (pare si sia optato per l'offerta promozionale, un numero ad
una cifra anziche' un numero a due) abbastanza ironico ed anacronistico
se si considerano le statistiche sulle separazioni e i divorzi (ma
forse il legislatore pone particolare fiducia nelle convivenze): il
convivente subisce un trattamento di sfavore rispetto al coniuge sia
per quanto riguarda l'aliquota fiscale, sia per i termini della
successione legittima, allorche' si stabilisce un concorso nella
successione legittima con fratelli o sorelle, o con parenti entro il
terzo grado in linea collaterale. In altri termini, il testamento
rimane, nonostante la legge, il sistema piu' sicuro per l'esecuzione
delle volonta' del de cuius. Se poi risulta sibillina, e probabilmente
di significato quasi nullo, la norma in materia di permessi di
soggiorno, completamente assenti sono i diritti fiscali, di assistenza
penitenziaria e sanitaria. Come la legge francese sul pacs, anche il
ddl italiano prevede la cessazione di tutti (o quasi, fatti salvi,
parrebbe, gli obblighi alimentari, che tuttavia intervengono a
convivenza gia' terminata e a determinate condizioni) i diritti e le
agevolazioni nel caso in cui uno dei conviventi contragga matrimonio.
Ad eccezione di questa situazione, la cessazione della convivenza non
viene neppur presa in considerazione. In altri termini, parrebbe che la
scelta, quand'anche non comunicata all'altra parte, di contrarre
matrimonio, porrebbe fine in modo automatico agli effetti della
convivenza. Qualche considerazione finale. Ci spieghino i signori
ministri come definire questo ddl, se non ambiguo, ipocrita,
insensibile, incoerente, inutile e tecnicamente mal fatto. Se c'erano
dubbi sulle pressioni del Vaticano, questo ddl offre una certezza: ci
troviamo chiaramente di fronte alla seconda legge clericale ed
ideologica dello stato italiano, dopo la legge 40 sulla fecondazione
medicalmente assistita. Una legge tanto manipolata da vescovi,
cardinali e sudditi al punto dall'essere, per l'appunto, incoerente,
ambigua e mal scritta, con il solo proposito di non urtare troppo le
gerarchie ecclesiastiche. Una legge quasi offensiva ed umiliante per le
coppie more uxorio. Non un testo leggero, ma tanto inopportuno da
essere ingombrante. Se poi si considera che questa lunga battaglia per
i diritti civili e' stata voluta e portata avanti dal movimento gay,
lesbico, bisessuale e transgender, la vittoria del Vaticano appare
ancor piu' lampante. Tra le voci dell'Oltretevere e della destra che
rifiutavano qualsiasi ipotesi di "simil-matrimonio" e quella del
Parlamento europeo che da 13 anni chiede l'estensione del matrimonio
per le coppie formate da persone dello stesso sesso o la previsione di
un istituto equivalente, il governo di centro-sinistra ha ascoltato le
prime. Non solo per tali coppie questo ddl non e' efficace in termini
di riconoscimento di diritti civili, ma e' discriminatorio, sia da un
punto di vista formale che sostanziale. E si badi che l'omofobia e'
pericolosa sia quando e' palese, sia quando e' strisciante, quando
assume le forme di benefico trattamento differenziato. In questi casi,
in quanto subdola, e' ancor piu' pericolosa. L'Italia rimane ai margini
dell'Europa. Ed a questo proposito consiglieremmo ai membri del governo
italiano di visitare con piu' assiduita' i colleghi dell'America
Latina, in quanto i progressi di Paesi come Argentina, Brasile,
Messico, Uruguay e Colombia in materia di riconoscimento dei diritti
delle coppie formate da persone dello stesso sesso appaiono invidiabili
dalla prospettiva di chi si trova arenato nel XIX secolo. A chi da oggi
iniziera' a guardare al "bicchiere mezzo pieno", facendo notare come
questo sia un punto di partenza, un breccia nel muro, un passo avanti,
chiederemmo soltanto di riflettere sulla natura del dibattito politico
nei mesi scorsi, a destra come a sinistra, di considerare le reazioni
della Chiesa, di confrontare il testo del ddl in discussione e tutte le
proposte depositate in Parlamento, dalla proposta iniziale sul Pacs,
che gia' veniva definita la "mediazione della mediazione oltre la quale
c'e' la rinuncia", di pensare che la legge dovra' ancora affrontare l'
iter parlamentare, dove ad attenderla ci sara' anche il centrodestra
che su questi temi mostra, ahi noi, una coerenza e compattezza molto
piu' forte. Se questo e' l'inizio, ci pare l'inizio della fine. Ci
viene piu' facile credere a Babbo Natale che alle prospettive di futuri
avanzamenti. Scusateci, ma... non possumus. - Stefano Fabeni - Maria
Gigliola Toniollo
Washington/Roma, 9 febbraio 2007 - www.larosanervosa.
net -


COMUNICATO STAMPA CIRCOLO MARIO MIELI
PRECISAZIONI CIRCOLO
MARIO MIELI SU CONFERENZA STAMPA NOVAT
Dalle pagine della cronaca
romana di Repubblica apprendiamo con stupore delle interpretazioni date
della conferenza stampa tenuta dal Coordinamento Facciamo Breccia ieri
a Palazzo Valentini che non rispondono assolutamente a verità.
Essendo presente come rappresentante del Circolo di Cultura Omosessuale
Mario Mieli, che aderisce alla manifestazione di domani, posso
testimoniare di una discussione dal tono profondamente politico sui
temi centrali della democrazia, della laicità delle istituzioni,
dell'autodeterminazione di donne e cittadini, di scuola e sanità
pubblica, dei diritti civili, dell'antifascismo. Questioni centrali nel
dibattito pubblico odierno e che rappresentano tutti ineludibili valori
costituzionali per il nostro Paese. Di fronte a tali preoccupate
analisi e alla molteplicità di realtà e sensibilità diverse e
variegate che aderiscono a questa grande mobilitazione, le critiche di
aver dato vita a una carnescialata o pagliacciata da esponenti politici
e istituzionali che non erano presenti appaiono del tutto strumentali e
indice di mancanza di argomentazioni più sostanziali e concrete su una
realtà che vede le ingerenze quotidiane e sfacciate del Vaticano e
delle alte gerarchie cattoliche sulla politica italiana e la nostra
autonomia democratica decisamente a senso unico. A meno che criticare
tale ingerenza non sia da considerarsi ormai del tutto inopportuno in
uno Stato Teocratico.
Andrea Maccarrone
Circolo di cultura Omosessuale
Mario Mieli
3497355715
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica
Via
Efeso, 2/A – 00146 R O M A
tel. 065413985 – fax 065413971
3487708437

COMUNICATO STAMPA CIRCOLO MARIO MIELI
UNA LEGGE IRREALISTICA E PRIVA
DI UMANITA'
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli constata con
stupore che Ministri, fior fiore di giuristi e mesi di discussioni
hanno prodotto un disegno di legge così farraginoso, lontano dai reali
bisogni delle persone e assolutamente privo di umanità. L'elefante ha
partorito un topolino. La paura e l'ipocrisia hanno vinto. Il terrore
di scontentare qualcuno ha finito per scontentare tutti. Questa è una
legge che insulta l'intelligenza, è ipocrita, non è riformista ed è
scarsamente utilizzabile. Tutti i diritti "acquisibili" sono multipli
di tre, forse l'uso del dispari è stato scelto per non fare pensare
troppo alla coppia. L'affettività e la condivisione di responsabilità
hanno bisogno di nove anni per essere riconosciute, così come previsto
dal disegno di legge? Questa legge non ci soddisfa affatto, è
vergognosamente al ribasso e non può che spingerci a continuare la
nostra azione di lotta per pari diritti e pari dignità per le persone
omosessuali e transessuali, nonché per ottenere leggi degne di un
Paese civile che riguardino tutti. Riteniamo ancora di più necessarie
le nostre azioni di lotta, come l'appuntamento del 10 febbraio a Roma
(manifestazione NO VAT), del 10 Marzo sempre a Roma (Manifestazione
Diritti Ora!) e il grande Pride Nazionale Unitario del Movimento glbt
del 9 Giugno a Roma. Rossana Praitano Presidente del Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica
Via
Efeso, 2/A 00146 R O M A
tel. 065413985 fax 065413971
3487708437

COMUNICATO STAMPA
ON. TITTI DE SIMONE
COPPIE DI FATTO: DE SIMONE
(RC), TESTO MODESTO E INSUFFICIENTE. CI BATTEREMO PER MIGLIORARLO IN
PARLAMENTO
"Un testo assai modesto rispetto al quadro europeo, e nel
complesso insoddisfacente, insufficiente e inadeguato rispetto alle
reali esigenze e aspettative delle persone che convivono, omosessuali
e eterosessuali''. Cosi' Titti De Simone, capogruppo di Rifondazione
Comunista-Sinistra Europea in Commissione Cultura alla Camera,
comnmenta il testo sulle unioni civili presentato oggi al Consiglio dei
Ministri - Quel che e' certo e' che dovremo batterci per migliorarlo
in Parlamento. Capisco lo sforzo che e' stato fatto per determinare un
avanzamento, ma restiamo ancora molto indietro rispetto al passo
europeo dei diritti civili''. ''Molti punti critici- spiega De Simone -
li vediamo sulla durata minima della convivenza, troppo e
ingiustificatamente lunga, per potere usufruire dei diritti previsti,
e sul fatto, grave, che si rimandi il tema della reversibilita' della
pensione ad una futura riforma. Si aggiungono i bizantinismi
escogitati per la dichiarazione anagrafica, non piu' congiunta, ma
contestuale di entrambi i conviventi. Mi pare addirittura restrittiva
rispetto al provvedimento adottato dal Comune di Padova e votato dalla
stessa Margherita. Siamo decisamente al di sotto dei problemi veri".
FONTE Adnkronos

COMUNICATO STAMPA ON. LUXURIA E ON. DE SIMONE
COPPIE
DI FATTO: DE SIMONE-LUXURIA, SENZA CERTIFICAZIONE NON CI SONO DIRITTI.
INACCETTABILE OGNI GIOCO AL RIBASSO
''Sulle unioni civili ogni gioco al
ribasso e' per noi inaccettabile. Non si puo' pretendere con argomenti
pretestuosi di andare al di sotto di quanto previsto nel programma
dell'Unione''. Lo dichiarano le deputate del Prc-Se, Titti de Simone e
Vladimir Luxuria. ''Le questioni poste dai cosiddetti teodem risultano
assolutamente ideologiche -spiegano- La volontarieta' di due persone di
voler convivere deve essere certificata pubblicamente per farne
discendere diritti, per le persone e per lo Stato. Per farlo e'
necessaria una comune dichiarazione. Senza un riconoscimento pubblico
non ci sono diritti. Basterebbe, del resto, rispettare il programma
dell'Unione, che gia' rappresenta per noi un compromesso, per poter
porre fine a tutta questa vicenda''. FONTEAdnkronos


COPPIE DI FATTO:
DE SIMONE, SENZA GAY DDL E' CARTA STRACCIA
''Senza l'esplicito
riconoscimento dei diritti anche per le persone omosessuali il testo
sulle unioni civili si puo' anche buttare''. La presidente del comitato
Pari opportunita' alla Camera, Titti De Simone risponde cosi' alle
dichiarazioni dei quanti oggi chiedono l'esclusione delle coppie
omosessuali dal provvedimento sulle unioni civili al vaglio del
governo. ''Ogni giorno assistiamo ad attacchi di strumentali ed
ideologici - dice la de Simone - contro il riconoscimento pubblicistico
delle unioni civili, contro la dichiarazione anagrafica delle
convivenze, per l'estensione a 15 anni del periodo di convivenza per
ottenere la reversibilita' della pensione, per l'esclusione delle
coppie omossessuali. Siamo di fronte ad atteggiamenti razzisti -
prosegue la deputata del Prc -. Il programma su questo punto e' chiaro:
superare le discriminazioni e far crescere la societa' contro il
pregiudizio. Se dentro l'Unione c'e' qualcuno che vuole contrastare
quanto dettato dal programma elettorale, perche' spinto da uno spirito
omofobico, credo vada contrastato in quanto non in sintonia con il
nostro popolo. Se ascoltassimo i veti della Cei e le posizioni dei
centristi dell'Unione verrebbe fuori un teso che discrimina le coppie
di fatto non solo sul piano dell'orientamemento sessuale ma anche sul
piano della qualita' dei diritti. Il nostro e' un paese laico e come
tale deve comportarsi. Nel rispetto delle reciproche autonomie conclude
De Simone - considero inaccettabile che le gerarchie ecclesiastiche
cerchino di condizionare la stesura di una legge con l'obiettivo di
svuotarla sotto il profilo della qualita' dei diritti e dell'impianto
culturale''. FONTE ANSA.

COMUNICATO STAMPA
ON. TITTI DE SIMONE

COPPIE DI FATTO: DE SIMONE (RC), SENZA DIRITTI OMOSESSUALI LEGGE
INUTILE. SI MOLTIPLICANO I VETI, ITALIA DEVE COMPORTARSI DA PAESE
LAICO
"Senza l'esplicito riconoscimento dei diritti anche per le
persone omosessuali, il testo sulle unioni civili si puo' anche
buttare". La presidente del comitato Pari opportunita' alla Camera,
Titti De Simone risponde cosi' alle dichiarazioni dei quanti oggi
chiedono l'esclusione delle coppie omosessuali dal provvedimento sulle
unioni civili al vaglio del governo. ''Ogni giorno assistiamo ad
attacchi di strumentali ed ideologici -dice de Simone- contro il
riconoscimento pubblicistico delle unioni civili, contro la
dichiarazione anagrafica delle convivenze, per l'estensione a 15 anni
del periodo di convivenza per ottenere la reversibilita' della
pensione, per l'esclusione delle coppie omossessuali". "Siamo di fronte
ad atteggiamenti razzisti -prosegue la deputata del Prc-. Il programma
su questo punto e' chiaro: superare le discriminazioni e far crescere
la societa' contro il pregiudizio. Se dentro l'Unione c'e' qualcuno
che vuole contrastare quanto dettato dal programma elettorale, perche'
spinto da uno spirito omofobico, credo vada contrastato in quanto non
in sintonia con il nostro popolo". "Se ascoltassimo i veti della Cei e
le posizioni dei centristi dell'Unione verrebbe fuori un teso che
discrimina le coppie di fatto non solo sul piano dell'orientamemento
sessuale ma anche sul piano della qualita' dei diritti. Il nostro e' un
paese laico e come tale deve comportarsi. Nel rispetto delle reciproche
autonomie -conclude de Simone- considero inaccettabile che le gerarchie
ecclesiastiche cerchino di condizionare la stesura di una legge con
l'obiettivo di svuotarla sotto il profilo della qualita' dei diritti e
dell'impianto culturale''. FONTE Adnkronos

COMUNICATO STAMPA GAY
LIB
I GAY? TUTTI A SINISTRA !!!
CARO SILVIO, NOI GAY COME VERONICA:
VOGLIAMO LE SCUSE
LETTERA APERTA DI UN GAY DI DESTRA A SILVIO
BERLUSCONI
Carissimo Presidente; Eccomi qua, a sei mesi dalla mia prima
lettera aperta, costretto a scriverle di nuovo dalla mia piccola
tribuna di vicepresidente dell'unica associazione dichiaratamente gay e
dichiaratamente di centrodestra. Sì, ora glielo dico a brutto muso. Che
Lei lo voglia o meno ci siamo anche noi. Qui. Nella Casa delle Libertà.
Noi come quelle tante donne non avvenenti o, peggio, che hanno voglia
di dire la loro, di fare politica come ha fatto in maniera forse
discutibile ma certo non equivocabile sua moglie Veronica. Molte donne
si sono rifatte a lei e come lei, citando Catherine Dunne, hanno fatto
capire a troppi uomini che nelle loro vite, più spesso del dovuto, si
sono sentite La metà di niente. Così noi. Purtroppo e con una tristezza
che non immagina siamo costretti a farle sapere che ci sentiamo
addirittura meno della metà di niente. E' vero. Nel centrodestra i gay
sono meno che nel centrosinistra o forse, semplicemente, meno visibili
perché meno assidui ai gay pride, più attaccati a quegli ideali e a
quei valori di destra come la famiglia e il rispetto di un certo pudore
nel porsi di cui, invece, Lei magari ci immagina privi. Stiamo vivendo,
glielo dico, un periodo se possibile ancor più sconcertante di quello
in cui Lei ha governato. Cinque anni durante i quali anche noi, gay
attivisti della Casa delle Libertà, avevamo bene in mente che
programmaticamente non potevano esserci speranze. In quei cinque anni,
però, così come lo scorso 2 dicembre a piazza San Giovanni non abbiamo
smesso di sentirci parte di quel popolo delle libertà al quale con il
cuore e con la mente apparteniamo convinti, credendo nella possibilità
di trovare, senza esibizionismi o azioni eclatanti, almeno qualche
forma di collaborazione possibile. Fino allo scorso 2 dicembre, caro
Presidente, Le confesso che, io per primo, non avrei mai pensato di
udire da parte sua, sempre stimato come un vero liberale, parole
irriguardose contro una comunità che per una parte, sia pure
minoritaria, l'ha seguita, difesa e soprattutto votata sin dalla sua
discesa in campo. Invece no. Tristemente ora siamo passati allo
scherno. Forse, chissà, per essere di centrodestra nella sua testa che,
ce lo consenta e ci dispiace, ci pare sempre più lontana dalla realtà
viva che è la società italiana, per essere di centrodestra si deve fare
come quel tale che gira tra pagine internet e tv locali del Mezzogiorno
col cartello "Maschio 100%". Non basta più, evidentemente, essere
cittadini liberi che vogliono restare liberi, come Lei stesso affermava
nel 1994. Che tristezza profonda, signor Presidente, vivere in un Paese
in cui quasi si deve essere discriminati se si vuole essere accettati.
Noi, questa esigua minoranza, molto meno della metà di niente, molto
più che innamorati, inebriati addirittura di quell'ideale splendente
che è la Libertà non smetteremo un istante di credere e lottare dalla
parte giusta: il centrodestra. Quel centrodestra che in tutta Europa,
tranne che in Italia, è sveglio e maturo. Non ha paura e riconosce i
diritti e i doveri fondamentali degli individui e persino di quelle
entità che in Italia paiono diventate marziane che sono le "coppie",
per favore ma senza indugi anche omosessuali. Così, caro Presidente,
prima di assistere all'aborto legislativo che si preannuncia sarà la
proposta del centrosinistra, prima di dover andare in esilio in quanto
cittadini italiani gay discriminati per legge, solleviamo la testa con
l'ultimo spunto di orgoglio e anche noi come Veronica chiediamo le sue
scuse sentite e, mai come stavolta, motivate. Non permetteremo,
infatti, mai a nessuno, signor Presidente, di mettere in dubbio la
nostra legittimità, la nostra esistenza né tanto meno le nostre idee.
Con una stima profondamente decrescente
Daniele Priori
Vicepresidente
GayLib
Cell. 328/6323820
danielepriori@inwind.it
Nella foto in alto
Daniele Priori di Gay Lib


COMUNICATO RADIO POPOLARE
L'Altro Martedì
la trasmissione di cultura ed informazione omosessuale
di Radio
Popolare condotta da Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu
Martedì 13 febbraio dalle ore 22.40 alle ore 23.30 presenta bene-DICO o
male-DICO? Ospite AURELIO MANCUSO Segretario Arcigay Nazionale
Email:
omomail@radiopopolare.it
Radio Popolare - FM 107.600 streaming su www.
radiopopolare.it satellite Eutelsat Hot Bird 13° Est, Frequenza 12.111
MHz, Polarizzazione verticale.

COMUNICAZIONE ASSOCIAZIONE LUCA
COSCIONI
IN RICORDO DI LUCA, UNA GIORNATA PER LA RICERCA
20 febbraio
2007, a un anno dalla morte di Luca, abbiamo convocato una grande
giornata per la libertà di ricerca. Per questa giornata, e per darne
l'annuncio nei dieci giorni che la precederanno, vorremmo che si
organizzassero eventi, ovunque, anche nella tua città, chiedendo la
partecipazione di quanti hanno voluto sostenere la lotta di Luca nel
referendum sulla fecondazione assistita. Tutti gli eventi che ti
chiediamo di organizzare, in questi dieci giorni a partire dal prossimo
week-end, magari coinvolgendo i comitati referendari locali che al
tempo del referendum sulla fecondazione assistita sono stati
costituiti, saranno immediatamente pubblicizzati sul nostro sito, e su
tv e giornali anche nazionali che speriamo di coinvolgere nelle
prossime ore. Il 20 febbraio sarà la giornata per chiamare tutti a
raccolta, per ripartire, perché le speranze di milioni di malati non
hanno tempo da attendere. Quel tempo che - diceva Luca - "non possiamo
aspettare", sarà accorciato se ciascuno di noi da subito si impegnerà
per una grande giornata per la libertà di ricerca, anche in memoria
dell'uomo che in Italia l'ha fatta vivere... CONTATTI: 06-68979286
EMAIL:info@associazionecoscioni.org


DIECI "STRANEZZE"
CHE NOI GAY
PROPONIAMO
DI CORREGGERE
Articolo di Aurelio Mancuso, di analisi
dell'articolato, svolta grazie al supporto dei giuristi Arcigay
Notiamo
quasi con ironia, che i giornali di tutta Italia si sono lanciati in
analisi ardite rispetto al disegno di legge approvato dal Consiglio dei
Ministri. Un disegno di legge, appunto, quindi, che avrà un iter
parlamentare non facile, anzi molto accidentato. Dove la cosa più
probabile che accadrà, visto che si parte dal Senato è che i teo dem
affilino le armi, cercando di svuotare ulteriormente un provvedimento
già assai zoppicante e pasticciato. Lasciamo da parte, almeno per una
volta gli anatemi dei vescovi italiani, che sembrano ormai concentrati
solamente sulle coppie conviventi, d'altronde descritte dal cardinale
di Torino come la rappresentazione del diavolo (poveretto con tutto
quello che ha da fare…), per accendere invece i riflettori sul testo
licenziato in sede ministeriale. Ebbene eccoci al testo. Partiamo all'
articolo 1, vero paradigma del pensiero riformista del nuovo partito
democratico: non dire ciò che bisognerebbe dire, cercando di dire il
meno possibile. Davvero una comica, che si esplica nella sottoscrizione
"contestuale", ma non congiunta di convivenza. Sapete qual è la
preoccupazione di fondo? Non dare modo ad alcun peccatore e peccatrice
convivente di poter nemmeno accennare ad un festeggiamento, o
cerimonia, né davanti alla povera ed incolpevole impiegata dell'
anagrafe, né nel raggio di un chilometro quadrato (chiese incluse
naturalmente). La dispersione del riso verrà vietata con un regolamento
attuativo, che prevederà pure il divieto di portare all'occhiello
fiori, di vestire in modo elegante o troppo colorato, e l'installazione
di un macchinario apposito che vaglierà la veridicità matrimoniale
delle fedi al dito. Vi è poi da aggiungere che la dichiarazione tramite
raccomandata, è il massimo dell'ipocrisia ed inoltre apre il varco alle
false convivenze. Proprio sul tema delle convivenze il disegno di legge
è confuso, infatti, la convivenza è la condizione indispensabile per
effettuare la dichiarazione, ma dateci l'opportunità che sia perlomeno
agibile rispetto alla possibilità di regolarizzare il partner straniero
privo di permesso e, che ci siano punteggi nelle graduatorie lavorative
per il ricongiungimento al partner con cui si vuole andare a convivere.
Inoltre impedire che si possa dichiarare una convivenza con l'
amministratore di sostegno è in contrasto con l'attuale legislazione
vigente che prevede già che sia proprio il coniuge o il convivente ad
assumere questo ruolo. Altra assurdità dai connotati un po' burleschi è
il fatto che nell'articolato, manca la possibilità di recesso della
dichiarazione, che è in contrasto con il fatto che la stessa è resa in
modo volontario. Boh magari non se sono accorti… Qualcuno ci spiega
perché non è prevista la comunione dei beni? Forse perché nel grande
turbinio di incontri, emendamenti e contro emendamenti, non si è
pensato alle condizioni concrete delle persone, Per continuare con l'
analisi della legge, ci sembra assurdo che l'accesso alle strutture
sanitarie, non sia un diritto garantito ed invece lasciato alla buona
volontà dei singoli ospedali. Ma diamo i numeri? Ma chi ha deciso una
cosa simile? E' come a dire ogni medico o responsabile di struttura
sanitaria, cattolico integralista, omofobo ed anti libertario si può
prendere il gusto del negare il permesso, alla faccia del diritto!
Passiamo poi alla reversibilità della pensione che viene rimandata alla
successiva riforma, e quì Ponzio Pilato non poteva fare di meglio:
volete almeno esplicitare in modo chiaro i principi e definire i tempi?
Potremmo scrivere un trattato su questa legge, ma poniamo ancora alcune
semplici questioni: nella legge il permesso di soggiorno, è possibile
solo per il partner straniero già regolarmente soggiornante in Italia,
quindi, a dire tutti gli altri si arrangino; per quanto riguarda la
successione ereditaria, i nove anni previsti sono troppi e
discriminatori. va, inoltre, introdotta la successione necessaria per
il partner convivente e parificata la tassa di successione a quella
prevista per i familiari; ci piacerebbe, se non è troppo disturbo, che
la successione nel contratto di locazione, sia immediata, come tra l'
altro ha già stabilito dalla Corte costituzionale e non legata ai tre
anni di convivenza. Infine, per l'impresa familiare, viene riconosciuta
al partner la partecipazione agli utili, ma non ai miglioramenti dell'
impresa e non si tiene conto del lavoro casalingo. Come si vede, grazie
al lavoro instancabile e prezioso dei nostri giuristi, Arcigay propone
dieci sostanziali modifiche riformiste e di buon senso, che ci
permetterebbero di affermare che il disegno di legge può essere un buon
punto di partenza. Ma per ora si è dovuto dare retta a Rutelli, che da
vero e sincero omofobo si è opposto strenuamente fino all'ultimo
minuto, affinché nella legge scomparissero le coppie dello stesso
sesso. Quindi, ora inizia una fase politica nuova che vivrà in
Parlamento e nel Paese. Per questo Arcigay e tutto il movimento lgbt
italiano organizza per il 10 marzo una grande manifestazione nazionale
a Roma dal titolo eloquente "Sveglia è l'ora dei diritti!". FONTE Il
Riformista. INVIATO DA C.S.U. (Centro Studi Ulrichs)


UNA RIFLESSIONE
SUI DICO – OVVERO I "PACS" –
E LA RELIGIONE
di Andrea Panerini
"Un
popolo morale trova sempre un governo degno di sé" G. Mazzini
Inizio
questo breve intervento segnalando innanzitutto la gretta provincialità
dei nostri politici, che li porta a ribattezzare ogni cosa, compresi i
Pacs, un acronimo che poteva rendere benissimo anche in italiano (Patti
civili di solidarietà, definizione che delimitava in maniera molto più
appropriata la regolamentazione delle coppie di fatto). No, i nostri
politici hanno la presunzione di insegnare agli altri e in tutto il
mondo ci ridono alle spalle (pensiamo a Rutelli che vorrebbe i
socialisti europei in un Partito democratico continentale per esportare
e giustificare quello nostrano che deve ancora nascere - se mai nascerà
e in quali condizioni). E allo stesso modo la nostra classe dirigente
fa una pessima figura con questa bozza abbastanza informe che dovrebbe
dare diritti civili. Apprezzo moltissimo lo sforzo - veramente
encomiabile - delle ministre Pollastrini e Bindi, che hanno mediato tra
le mille anime della coalizione di centrosinistra e sono state
assediate da una campagna mediatica violentissima orchestrata dal
Vaticano che denunciava "lo svilimento della famiglia". La povera Rosy
Bindi quasi scomunicata e attaccata dai giornali clericali mi ha fatto
una enorme tenerezza. Non ripeterò qui il mio concetto di laicità, che
ho già molte volte espresso sulla stampa e nella rivista che mi onoro
di dirigere, ma al "non possumus" del clero cattolico romano, noi
dobbiamo rispondere con il "possumus" della libertà dei figli del Padre
che credono in Gesù il Cristo, colui che ha detto che "Ebbene, vi
assicuro che le prostitute e i pubblicani vi passano avanti ed entrano
nel regno di Dio" (Mt 21, 31). E tutti, credenti e non credenti,
possiamo in questo caso ripararci dietro la croce di Gesù nel ribadire
la separazione tra Stato e religione. "Date a Cesare ciò che è di
Cesare e a Dio ciò che è di Dio" (Mc 12, 17). D'altronde le coppie di
fatto non sono per nulla "l'eclisse di Dio" come annunciato in maniera
apocalittica dal Papa, ma sono una realtà sociale ben presente nel
nostro paese e regolamentarle seriamente significa mettere al riparo
molti cittadini da gratuite discriminazioni e valorizzarli come
elemento di stabilità sociale. Semmai "l'eclisse di Dio" è lo scandalo
di uomini che pretendono di dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato
a tutti, non tenendo conto dell'amore verso i propri fratelli
proclamato dal Risorto. Un cristianesimo davvero singolare, quello
della Curia vaticana. Non voglio entrare nel merito specifico del
disegno di legge, ma noto l'ennesima ipocrisia nel punto della
dichiarazione che è presentata "congiuntamente" ma non in maniera
congiunta dai contraenti e in dichiarazioni separate che si possono
notificare, con una espressione che è una mostruosità giuridica, per
raccomandata con ricevuta di ritorno. Si accusava le coppie di fatto di
fuggire dai doveri e quindi di non potergli dare dei diritti, il che è
giusto, oserei dire mazzinianamente giusto. Ma qui si impedisce a
queste coppie, che siano etero o omosessuali, di prenderseli questi
doveri, umiliando il loro rapporto d'amore per mezzo di una
raccomandata, invece di potersi assumere, in coppia, diritti e doveri
davanti allo Stato (e io aggiungo anche davanti a Dio, almeno nel loro
cuore, se sono credenti). Aggiungo pure che i restanti diritti previsti
dal disegno di legge (previdenziali, per gli affitti, per l'assistenza
sanitaria) implicano lunghi periodi di convivenza che non esistono in
nessun altro paese occidentale e sono formulati in maniera vaga ed
equivoca. Facile quindi dire, che si tratta di un brutto compromesso al
ribasso all'italiana. Nonostante questo, penso non siano possibili,
vista l'attuale situazione politica e parlamentare, grossi cambiamenti
alle Camere. Pur brutto e pasticciato, preoccupiamoci di farlo passare
questo provvedimento, perché in caso contrario si profila una grossa
sconfitta per tutto il movimento laico del nostro paese e per tutti i
cristiani che non si riconoscono nel Vaticano (e sono tanti, molti di
più di quello che le statistiche dicono). Una volta approvata questa
brutta legge, se cambierà il clima politico e le formazioni laiche
avranno numeri maggiori alle prossime elezioni, potremo pensare di
migliorarla, ma serve un chiaro cambiamento culturale e civile non solo
di tutti i cittadini ma anche e soprattutto della nostra avvizzita
classe dirigente. Direttore de "Il libro volante" - www.librovolante.
eu


COMUNICATO AXTEISMO
Per il Guardasigilli Mastella l'ebraismo è
religione di serie "B"
Per esporre legittimamente il crocifisso
cattolico nelle aule giudiziarie è sufficiente una semplice circolare
del Ministro di Giustizia, anche se risalente all'epoca fascista: per
poter esporre, invece, la menorà degli ebrei occorrerebbe -si badi bene-
l'emanazione di un'apposita legge da parte del Parlamento! Con questa
singolarissima motivazione il Ministro di Giustizia Clemente Mastella
ha liquidato, durante il question time del 7 febbraio scorso, l'On.le
Maurizio Turco che gli chiedeva come mai il suo Ministero avesse
vietato al Giudice di Camerino Luigi Tosti di esporre, a fianco del
crocifisso, il suo simbolo, cioè la menorà ebraica. Il Guardasigilli
Mastella ha ritenuto infondata la pretesa dei dipendenti ebrei di
godere della stessa dignità e degli stessi diritti religiosi che lo
Stato accorda ai dipendenti cattolici, richiamando l'ordinanza n.
12/2006 del Consiglio Superiore della Magistratura con la quale la
pretesa del giudice Tosti di esporre la menorà è stata ritenuta
"infondata". "Evidentemente il Ministro di Giustizia Mastella non ha
letto con la dovuta attenzione quell'ordinanza -così commenta il
diretto interessato dr. Tosti- perché non ha considerato che il CSM ha
sì affermato che la menorà non potrebbe essere esposta se non dopo
l'emanazione di una legge, ma partendo dal presupposto che "anche"
l'esposizione dei crocifissi nelle aule giudiziarie è da ritenere del
tutto illegale, appunto perché disposta con semplice circolare, anziché
con legge. Il CSM, dunque, non ha fatto quell'assurda discriminazione
tra la religione cattolica e l'ebraismo che ha invece fatto il Ministro
Mastella. Mi sembra alquanto grave che il Guardasigilli, dopo aver
pubblicizzato la presentazione di disegni di legge anti-revisionismo
nella giornata della memoria, si renda artefice di discriminazioni di
stampo razzistico-religioso proprio nei confronti dell'ebraismo. Mi
sembra altrettanto grave che il Ministro non si adegui alle pronunce
della Cassazione e del CSM, che hanno "bocciato" la presenza dei "suoi"
crocifissi nelle aule giudiziarie, e preferisca invece condividere le
circolari di un regime dittatoriale razzista come il Fascismo: di
fronte a tanta coerenza sarà forse opportuno che la celebrazione
annuale della shoah venga ribattezzata, in Italia, come "giornata della
memoria corta" Luigi Tosti - tosti.luigi@alice.it - mobile 3384130312
- tel. 0541789323 - via Bastioni Orientali 38 - 47900 Rimini - Fonte:

http://nochiesa.blogspot.com


COMUNICAZIONE
GRUPPO DEL GUADO
CON
QUEI PANTALONI NERI
Sabato 17 Febbraio - Ore 17.00 - Sede di Via
Soperga 36 Trattenimento, rispetto e tutto quel che "o core nun ce
dice" grazie a video ed ascolti di Mina nonché qualche verso di Dante a
cura di Ottavio Brigando Già lo scorso anno, Ottavio Brigandì, ci ha
fatto capire come partendo dalla magia delle interpretazioni di Mina si
può sviluppare un discorso 'alto', capace di toccare quei temi legati
al significato ultimo di quanto ci capita. Per questo motivo gli
abbiamo chiesto di ripetere l'esperimento e di proporci qualche altro
momento di ascolto e di riflessione incentrato sull'attività artistica
di una cantante che, anno dopo anno, è diventata una vera e propria
icona gay. Lui ci ha proposto una selezione di brani e di video per
molti versi soprendenti, in cui il sacro e il profano si mischiano e si
incontrano nell'umano che accomuna tutti noi. Gruppo del Guado -
Cristiano Omosessuali Milano Via Soperga 36 (MM1 Loreto, MM2 Caiazzo,
MM3 Centrale). Telefono: 346 308 19 01


OMBRE ROSSE CAPEZZUTE A FORT
APACHE E L'ASSEDIO DI FORT SOLFERINO


Ombre Rosse sul Massacro di
Fort Apache con Sfida infernale all'OK Corral
Prologo: Per il Capitano
York l'esercito è la sua grande famiglia mentre per il Colonnello
Turner, che cerca ad ogni costo di rivalutarsi sfidando il Capezzuto
Capo Cheyenne, è un feudo su cui dominare a capriccio con intorno una
truppa di donne che, in quanto a coraggio nello stilare i suoi
comunicati stampa, nulla hanno da invidiare alle silenti ed obbedienti
Squow di Toro Seduto. Primo tempo: Il Generale Turner, retrocesso a
Colonnello e automandatosi al comando di Fort Apache, non si rassegna a
restare nell'ombra rossa di Nicola Rossi e a Stelle e Strisce rosse e
azzurre di Daniele Capezzone. Vuole il suo nome in ditta, La Pannella &
Volonterosi Group Srl, a lettere d'oro nella storia degli Stati
Generali dei Volentorosi a rischio di macellare partito, galassie di
partito, militanti e militonti. Muoia Sansone con tutti i Filistei:
porterà le carte in Tribunale e chiuderà il Partito Radicale. E
massacro sarà. Secondo tempo: Mentre nella Valle dei Monumenti perduti
della Camera dei Gran deputati Sioux i prodi cavalleggeri dei
Volenterosi, nelle mitiche Giubbe rosse e Giubbe azzurre, acquattati e
silenti, si tengono pronti a tutto pur di non farsi espugnare dalla
Sfida infernale all'OK Corral del Colonnello Turner, il Capo Cheyenne a
Stelle e Strisce si incazza, si fa tre canne e un narghilè e gli fa un
q come la capanna dello Zio Tom. Prima che il massacro si trasformi in
carneficina, il Generale York fa osservare cinque minuti di assordante
silenzio a Radioradicale mentre con lunghi e angosciosi sguardi dalla
collina di Fort Montecitorio, dove sono ammassate le retrovie, le
mitiche Giubbe rosse e Giubbe azzurre guardano impotenti lo sterminio
di militanti, militonti e fratelli radicali la cui lealtà al Capo non
può esser messa alla prova. Fine: No, non tutti gli eroi che le Squow
aspettano, in dignitosa e Ministeriale Boninica apprensione, lasceranno
la vita nell'impresa assurda del Colonnello Turner. Ma che fa Pannella?
Dal Bar Ombre Rosse di Piazza de' er Cannarone dove se fa un maritozzo
co la crema e minaccia de sposa' la prostituta de Dallas appena
conosciuta, telefona a Bordin che sta sparando dal tetto della
diligenza di Radioradicale il più liberatorio Arrivano i Nostri! della
cavalleria dei Volenterosi con tanto di tromba che azzera la carica del
cellulare martirizzato da Pannella ogni volta che il paziente, mitico,
Bordin, o l'ombra domenicale capezzuta di Capezzone, stanno a fa' la
rassegna stampa. Ma perchè Pannella telefona a Bordin? Per impugnare i
microfoni e sferrare l'ennesimo assedio a Fort Solferino con l'ennesimo
cazziatone a direttore e vicedirettore del Corriere della Sera rei di
dare "visibilità" a Volenterosi e Capezzone e meno a lui. E colpevoli,
sopratutto, di non propagandare, nonostante i suoi tampinamenti
quotidiani e domenicali, i Volenterosi come organo militante e
militonto della "Galassia" del Partito Radicale. Tutto qua. "Ombre
rosse" e "Il massacro di Fort Apache", due film capolavoro di John
Ford. Giuliana D'Olcese già membro eletto del Comitato Nazionale
Radicali Italiani


NESSUNO TOCCHI CAINO
10.02.2007
MORATORIA.
DANIMARCA SOSTIENE INIZIATIVA ITALIANA - 1 febbraio 2007: il ministro
degli esteri danese Per Stig Møller ha smentito la notizia secondo cui
il suo paese si opporrebbe all'iniziativa italiana per la moratoria
universale sulla pena di morte. Secondo il giornale britannico The
Independent, in occasione del meeting dei ministri degli esteri Ue a
Bruxelles, Danimarca, Olanda e Ungheria avrebbero votato contro la
proposta italiana, sostenendo la posizione britannica secondo cui la
moratoria creerebbe difficoltà agli Stati Uniti. Ribadendo la
contrarietà della Danimarca alla pena capitale, Per Stig Møller ha
definito come "completamente falsa" l'informazione data dal giornale
inglese. Nel meeting di Bruxelles – ha detto il Ministro al quotidiano
danese Politiken - l'Italia ha proposto che della questione venisse
investita la Presidenza tedesca, con l'incarico informale di sondare le
possibilità di riaprire il dibattito sulla moratoria durante la
sessione in corso dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. "E c'è
stato sostegno per questa proposta", ha precisato. La Danimarca – ha
concluso il Ministro – non vacillerà nel suo supporto ad una moratoria
universale e su questo continuerà a sostenere l'iniziativa italiana.
CONGRESSO MONDIALE. CAPPATO, RISULTATO POSITIVO - 3 febbraio 2007: Il
Congresso mondiale contro la Pena di morte, riunitosi per tre giorni a
Parigi, si è concluso con una dichiarazione che contiene per la prima
volta nella storia del movimento abolizionista l'unanime riconoscimento
dell'importanza di una moratoria universale decisa dall'ONU. Lo ha
dichiarato l'eurodeputato radicale Marco Cappato, che ha partecipato al
Congresso insieme agli altri componenti della delegazione di Nessuno
Tocchi Caino e del Partito Radicale Nonviolento Marco Pannella,
Elisabetta Zamparutti, Marco Perduca, Antonio Stango, Yuliya Vassilyeva
e Max Rizzo. Dopo aver infatti reiterato la richiesta a tutti i Paesi
di abolire la pena di morte e di fermare tutte le esecuzioni, il
Congresso, "riconoscendo il grande valore che avrebbe per l'abolizione
della pena di morte nel mondo il successo di una risoluzione
dell'assemblea generale, invita i Paesi membri delle Nazioni Unite a
fare tutto quanto è loro possibile per assicurare l'approvazione di una
risoluzione che chieda una moratoria immediata e universale delle
condanne a morte e delle esecuzioni in vista dell'abolizione
universale". Insieme all'impegno della Francia e del Presidente Chirac
– ha sottolineato Cappato - si tratta di un risultato positivo e
importante che rafforza l'iniziativa del Governo italiano in corso alle
Nazioni Unite.
USA. ESECUZIONI SOTTO ESAME - 3 febbraio 2007: la pena
di morte negli Stati Uniti sta subendo un processo di revisione senza
precedenti: mentre a Parigi la tre giorni mondiale sul tema si e'
conclusa con una richiesta di moratoria universale, circa un terzo dei
38 Stati Usa che applicano la pena capitale ha sospeso o posticipato le
esecuzioni, per risolvere questioni legali ed etiche che si fanno
sempre piu' pressanti. La maggior parte dei dibattiti riguarda
l'iniezione letale, metodo di gran lunga piu' usato nel paese, da tempo
bersaglio delle critiche dei gruppi abolizionisti che denunciano il
rischio che il condannato soffra durante l'esecuzione. L'ultimo Stato
che ha deciso di sospendere le esecuzioni, di cui due fissate a
febbraio, e' stato ieri il Tennessee, proprio per rivedere le procedure
dell'iniezione letale. Il governatore Phil Bresesen ha giustificato lo
stop al boia, che durera' 90 giorni, affermando che le norme scritte
per l'iniezione letale non sono precise e devono essere corrette.
Bresesen ha ribadito di essere a favore della pena capitale, ma ha
ammesso che ci sono 'mancanze nelle nostre procedure scritte che non
sono adeguate a evitare errori in futuro'. Uno dei punti non chiari, ha
spiegato, e' la quantita' di sostanze da somministrare al condannato.
In Florida le esecuzioni sono state bloccate lo scorso anno, dopo che
un condannato ha impiegato ben 34 minuti a morire perche' gli aghi che
iniettavano il mix letale non erano correttamente inseriti. Anche la
Carolina del Nord ha fermato temporaneamente la pena di morte, per
decidere se i medici debbano essere presenti nel corso delle
esecuzioni. Poche settimane fa, il governatore dell'Ohio ha bloccato
tre esecuzioni per valutare attentamente gli appelli di clemenza.
'Nonostante molte delle sospensioni siano legate alle procedure per le
iniezioni letali", ha detto Richard Dieter, capo dell'abolizionista
Death Penalty Information Center, 'l'apertura di tribunali, governatori
e legislatori a riconsiderare problemi che sembravano risolti e' un
segno di grande disagio nei confronti della pena di morte'. L'Illinois
e il New Jersey – ricorda il gruppo di Dieter - hanno una moratoria
formale su tutte le esecuzioni, mentre i problemi legati all'iniezione
letale hanno bloccato le esecuzioni in Arkansas, California, Delaware,
Maryland, Missouri e Sud Dakota. Nei sondaggi la maggioranza dei
cittadini americani risulta a favore della pena capitale, ma il numero
e' calato da quando e' stata introdotta nei tribunali l'opzione
dell'ergastolo senza condizionale. Dall'inizio del 2007, gli Stati
Uniti hanno praticato quattro esecuzioni, tre in Texas e una in
Oklahoma. Il numero totale delle condanne eseguite dal 1976, quando la
pena di morte e' stata reintrodotta negli Usa, e' salito a 1.061. Le 53
esecuzioni dello scorso anno hanno segnato il numero piu' basso degli
ultimi 10 anni.
IRAN. NAZANIN LIBERA MA ALTRE DUE DONNE SONO CONDANNATE
A MORTE - 7 febbraio 2007: Tahmineh Danesh, 35 anni, è stata condannata
a morte da un tribunale di Teheran, che l'ha riconosciuta colpevole di
omicidio. Di origine curda, Danesh è stata arrestata due anni fa per
aver ucciso il suo aggressore che tentava di violentarla. La condanna
capitale nei suoi confronti è stata emessa in base alla ghisas, ossia
la 'legge del taglione'. Il 2 febbraio, sempre a Teheran, la corte d'
appello ha confermato la condanna a morte di un'altra donna, la 20enne
Delara Darabi, giudicata colpevole dell'omicidio della cugina. Delara
avrebbe commesso l'omicidio nel 2000, quando aveva 17 anni. Due
settimane prima la ragazza aveva tentato il suicidio in carcere. Il
giorno prima Nazanin Fatehi