10 agosto 2007

news 10 agosto

BRUCIANO TUTTE LE NOSTRE TERRE.
Il 2007 si sta rivelando l'anno del terrore, a causa del
gran numero d'incendi che stanno divampando in tutta la nazione. Spesso
si tratta d'incendi dolosi, magari commissionati da qualche balordo
"capetto" della mafia edilizia. E' ora che si formulino delle leggi che
impediscano per decenni, di costruire sulle aree arse dal fuoco. Solo
così possiamo sperare che i nostri boschi rimangano intatti e che gli
interessi economici di qualche balordo, non vadano a ledere la libertà
della fauna e dei cittadini. Pensate a quanti aquilani, ieri nel
pomeriggio, sono scoppiati in lacrime di fronte al rogo di S. Giuliano
– riserva naturale della città e polmone verde che permette di avere
ancora un'aria respirabile – Li ho visti in tanti, con i miei occhi,
mentre mi trovavo sul posto, preoccupati per le loro case, visto che le
fiamme erano a pochi metri dalle abitazioni; ma non soltanto per
questo: ho visto gente piangere perché il nostro bosco andava in fumo.
Pare però che almeno la natura di questo incendio non si debba addurre
a cause di dolo, questa almeno è la notizia data da tutti i canali d'
informazione convenzionali. Restano comunque moltissimi dubbi in
merito, anche perché a distanza di poche ore, a nemmeno 10 km di
distanza, divampava un altro incendio alla discarica di Collebrincioni,
che ha causato ulteriori preoccupazioni per i soccorritori e la
cittadinanza, visto che trattandosi appunto di una discarica, potevano
verificarsi da un momento all'altro, esalazioni chimiche. Resta da
vedere quanto di doloso ci sia stato in entrambe le situazioni. Una
nota di merito non indifferente è da rendere alle forze dell'ordine,
alla protezione civile, ai piloti dei canadair, agli operatori
volontari dei soccorsi e a tutti i liberi cittadini che si sono
prodigati prontamente ed instancabilmente da ieri pomeriggio per domare
gli incendi. Carla Liberatore Gaya CsF.

BRUCIA SAN GIULIANO
Aquilani in lacrime e col cuore in gola Evacuato il convento, case minacciate, fuoco alla Madonna Fore. "Un inferno, c'è da piangere" dice la Pezzopane.
L'Aquila, 9 ago. - Un incendio scoppiato
a L'Aquila, in localita' San Giuliano, sta lambendo le abitazioni, e
alcune nuove palazzine in costruzione, e i residenti sono gia' tutti
usciti di casa a scopo precauzionale anche per il denso fumo che si sta
creando. Mobilitazione di uomini e mezzi senza precedenti e ad alto
rischio. La zona, che si trova su via Caprini, e' alla periferia della
città'. Il fuoco sta interessando le pendici della montagna di San
Giuliano dove c'e' un'antica chiesa con convento annesso. Per domare
l'incendio si e' in attesa anche dell'intervento dei mezzi aerei. Le
alte colonne di fumo denso si sono fatte ormai visibili anche dal
centro della citta'. La montagna di San Giuliano, rinomata per le
escursioni, e' un rigoglioso bosco che sovrasta la citta', nella zona
di Nord-Ovest. A pochi metri dalla montagna passa anche l'autostrada
A/24 Roma-L'Aquila-Teramo. La situazione alle 14,15 appriva già
preoccupante, e i soccorsi aerei erano già in ritardo rispetto alle
prime chiamate. Il fuoco potrebbe essere derivato da scintille di
saldatori e frullini usati nei lavori lungo la sede stradale. La zona è
riarsa, come tutto il resto dell'ambiente, dopo due mesi di siccità
ininterrotta. Un'altra preoccupazione riguarda la possibile presenza di
persone lungo i tanti sentieri che portano sul colle di S.Giuliano, che
si chiama Monte Cascio ed è altro poco più di 1.000 metri. Alle 14, il
monastero di San Giuliano e' stato fatto evacuare a scopo
precauzionale, ci riferisce Luca Ceccarelli, sul posto per il capoluogo.
it Il fuoco, sospinto dal vento, si sta dirigendo verso la Madonna
Fore, luogo di gite e venerazione tradizionale per gli aquilani. Nel
luogo stretto in una gola ricca di alberi, si trova una chiesina,
appunto quella detta della Madonna Fore, ovvero fuori città. E' intanto
atteso l'arrivo di due canadair, uno dei quali per le 14.25 e il CH 47
dell'Esercito decollato da Viterbo alle 13.30. I mezzi aerei in arrivo
dovranno rifornirsi nel lago di Campotosto.
Alle 15,30 il viavai dei mezzi aerei antincendio sulla città era intenso. Almeno sei elicotteri
oltre ai canadair. E'stato richiesto anche un gigantesco elicottero a
doppia pala modello Chinook. Il Prefetto Cozzani è sul posto insieme
con i vertici delle forze dell'ordine. Le fiamme sono state arginate in
prossimità del convento, ma il fuoco, favorito da vento forte, è ancora
pericoloso nel versante della Madonna Fore. I rifornimenti nel lago di
Campotosto sono incessanti. Intanto la polizia sta indagando e pare
fondata l'ipotesi dell'incendio accidentale, derivato dalle scintille
degli utensili usati in un vicino cantiere stradale. Tutto il personale
è stato identificato. Sette persone sono già state denunciate: le
fiamme sarebbero scaturite dalla loro fiamma ossidrica. L'incendio a S.
Giuliano ha causato apprensione e ansia in città, perchè il luogo è
particolarmente caro agli aquilani. Per la presidente della Provincia,
Stefania Pezzopane, si e' trattato di "una cosa infernale". Quando
l'incendio e' esploso - racconta - tornavamo da Roma. Ci viene da
piangere perche' si tratta di un luogo simbolo per gli aquilani. Ci
hanno trafitto il cuore. Spero che i responabili vengano presi e le
pene siano aspre". La chiesetta della Madonna Fore è stata salvata, ci
riferisce Luca Ceccarelli che si trova dalle 13 sul luogo
dell'incendio, ma le fiamme si dirigono (ore 15,50) verso
Collebrincioni, da dove la gente sta fuggendo in preda alla paura. La
mobilitazione per questo incendio, sicuramente il più grave
nell'Aquilano, dice Ceccarelli, è davvero imponente: centinaia di
persone in divisa e di volontari che stanno facendo il possibile. Il
numero dei mezzi aerei in azione è imponente, e mai L'Aquila aveva
assistito ad un dispiegamento di forze così ingente. Il movimento degli
aerei e il loro rombo sono continui. La zona da bonificare, del resto,
è molto impervia e ricca di canaloni e anfratti in cui le fiamme
trovano esca e alimento. Un incendio difficile, pericoloso e
spettacolare. Le colonne di fumo giallo-nero-biancastro si levano sulla
periferia aquilana altissime e visibili da chilometri. Il vento spinge
il fumo verso il Gran Sasso, altrimenti la città sarebbe già oscurata.
Nel contempo l'opera dei piloti dei mezzi aerei risulta difficilissima
proprio a causa del fumo. FONTE www.ilcapoluogo.it

INCENDI RINFORZI FORESTALE PER ROGO A SAN GIULIANO A L'AQUILA
Roma, 9 ago. (APCom) - Si sta rapidamente aggravando l'incendio divampato oggi, nel Comune di San
Giuliano dove le fiamme hanno bruciato finora circa 400 ettari di
pineta e ne stanno mettendo a rischio altri 15000. Si tratta di un
rimboschimento realizzato durante la prima guerra mondiale da un gruppo
di prigionieri di guerra. Lo riferisce, in una nota, il Corpo Forestale
dello Stato in merito al rogo sviluppatosi nella zona dell'Aquila.
"Quello a poca distanza del capoluogo abruzzese - continua la Forestale
- è un parco periurbano molto amato dalla comunità aquilana e
particolarmente apprezzato e frequentato dai cittadini e dai visitatori
durante il periodo estivo. Le abitazioni all'interno del Parco sono
state evacuate, mentre quelle vicine sono state messe in sicurezza". Un
secondo fronte del fuoco, di origine dolosa, si è aperto da poco
nell'area vicina all'ex discarica della 'Cona', ormai dismessa. Sul
posto stanno operando 3 elicotteri e 3 canadair per evitare che le
fiamme arrivino alla discarica, dove a seguito della combustione
potrebbero sprigionarsi gas altamente tossici. Le operazioni di
coordinamento e di spegnimento dell'incendio sono condotte da
funzionari della Forestale. In particolare, gli uomini del Nucleo
investigativo di Polizia ambientale e forestale (Nipaf) dell'Aquila
"intervenuti sul posto hanno identificato e denunciato all'autorità
giudiziaria per incendio colposo sei operai e il caposquadra della
ditta che si stava occupando dei lavori di manutenzione sul ponte
dell'autostrada Roma-L'Aquila". Secondo gli investigatori a provocare
il primo fronte del fuoco sarebbero state le scintille della fiamma
ossidrica utilizzata dagli operai. FONTE www.tendenzeonline.info

USA IL PRESERVATIVO: LO DICE ANCHE ILMNISTERO Il Circolo di Cultura Omosessuale "Mario Mieli", membro della Consulta delle Associazioni perla Lotta contro l'Aids, istituita presso il Ministero Della Salute,
Ambra Angiolini invita i ragazzi ad usare il preservativo per prevenire
le malattie sessualmente trasmissibili prima tra tutte l'Hiv. Lo spot è
il segnale che il Ministro Livia Turco ha fatto propri i suggerimenti
della Consulta creando un messaggio semplice e diretto molto più
efficace di tanti giri di parole usati in passato. Siamo doppiamente
soddisfatti anche per la scelta della testimonial Ambra che è da anni
vicina al Circolo Mario Mieli, come madrina e presentatrice di diverse
edizioni del Pride, ospite delle nostre iniziative e in prima linea
nella lotta all'omofobia e alla transfobia.
Rossana Praitano
Presidenta Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

ORA DON GELIMINI CHIEDA SCUSA AGLI OMOSESSUALI
Sul Corriere della Sera di domenica 5 agosto 2007, nell'articolo a firma di
Fabrizio Caccia, Don Gelmini si lancia in spregiudicati anatemi contro
una presunta lobby ebraico-radical chic, suscitando le ire della
comunità ebraica. Don Gelmini ritratta e chiede scusa. Le scuse vengono
accettate ma il Rabbino capo di Roma, Di Segni, afferma: "meglio se
taceva". Nessuno si è però meravigliato della terminologia offensiva
usata parlando degli omosessuali e a difesa della Chiesa cattolica e
dei preti pedofili americani che sono stati giudicati colpevoli e che
Don Gelmini sembra si affanni a difendere. Il Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli chiede le scuse ufficiali di don Gelmini: non
entriamo nel merito delle accuse che gli sono state rivolte perchè non
è nostro compito, ma rimaniano stupefatti sia dall'uso di termini
impropri quando parla di omosessualità – "Così noi saremmo tutti
froci…… io e loro a scopare nelle stanze del silenzio……" dove è chiara
ed evidente la volontà dispregiativa nell'utilizzo delle parole, sia
dalla sperticata difesa che don Gelmini affannosamente fa della sua
Chiesa, rea di aver troppo spesso nascosto, difeso e quindi avallato i
comportamenti dei suoi preti pedofili. Se la Chiesa cattolica e don
Gelmini chiedono rispetto, che lo diano anche loro riconoscendo i
propri errori e chiedendo scusa alle persone omosessuali che offendono
reiteratamente.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Segreteria
Politica – Andrea Berardicurti
06/5413985 cell 3397126198

DON GELMINI: NON AVRAI ALTRO DIO ALLINFUORI DI ME.
Visto che tutti parlano di Pierino Gelmini, vi mando questo articolo che ho pubblicato sul
quotidiano di Roma "Paese Sera" nel lontano 1992. Ero stato alla sua
comunita' in occasione di una cerimonia ufficiale e ne ero rimasto
scioccato. Parlare di culto della personalita' e' riduttivo.
Dappertutto c'erano quadri, ritratti, dipinti, foto, arazzi… che lo
rappresentavano. Lui, poi, si atteggiava a santone. Storie di
omosessualita' si sentivano anche allora. Anzi, a dire il vero, le
avevo sentite fin dagli anni Ottanta… Speriamo che la magistratura
faccia luce su questa storia triste e sporca, soprattutto per il buon
nome della nostra comunita' che e' costretta a subire delle gravi
offese per colpa di personaggi laidi e ipocriti. - PAESE SERA, 11 NOV.
1992 (ME): NON AVRAI ALTRO DIO ALL'INFUORI DI DON PIERINO - Quando si
parla di lui e' un luogo comune definirlo "il sacerdote che si inietto'
il virus dell'aids", anche se non e' vero visto che, a richiesta, lo
stesso Pierino Gelmini precisa di aver ricevuto soltanto l'inoculazione
di un vaccino nel marzo del '91, e non "il virus vero e proprio". Ma
tutto entra a far parte della caratterizzazione del personaggio,
direttore editoriale di una rivista, "Il Cammino", bimestrale di
informazione della comunita' Incontro, dove si possono contare fino a
24 sue fotografie in un solo numero, oltre a esempi rimarchevoli del
"Gelmini pensiero", con citazioni fin dalla copertina e interviste,
articoli, interventi, discorsi, premi (l'ultimo, «Cultura e Pace 1992»,
gia' assegnato a Giulio Andreotti, gli verra' consegnato sabato
prossimo a Pistoia), in un crescendo che si diffonde nei 160 centri
creati in tutto il mondo. In quello di Amelia, in Umbria, si e' tenuto
recentemente il convegno «La medicina in comunita'», organizzato con
una stupefacente larghezza di mezzi finanziari, il cui scopo principale
sembra essere stato proprio quello di sollecitare l'invio dei fondi che
lo Stato ha stanziato per i centri di recupero degli ex-drogati e di
dimostrare la forza contrattuale-elettorale di una comunita' che,
contando parecchie migliaia di aderenti e relativi familiari, non puo'
non fare gola a qualsiasi uomo politico, sia o meno sospettato di
aspirare al voto di scambio. Ma don Pierino Gelmini non e' soltanto un
fenomeno baracconesco: e' la confessione che lo Stato fa della propria
inadeguatezza e incapacita' a risolvere i problemi piu' gravi che gli
si presentano. Ed e' anche la dimostrazione della vittoria della
concezione sopraffattrice di una certa Chiesa che da un lato vieta
rigorosamente ogni metodo logico di prevenzione dell'aids e dall'altro
pretende, con arroganza, di essere finanziata per assistere le vittime
della stessa epidemia, alla quale ha dato il suo pesante contributo,
quando si osserva l'accanimento che i cattolici pongono nel vietare
l'uso del preservativo. Come conseguenza, fra gli adolescenti,
«l'infezione da hiv sta aumentando a ritmi allarmanti... uno ogni sei
ragazzi contrae una malattia sessuale». Ed e' proprio «tra i poveri che
l'hiv si diffonde piu' rapidamente e cioe' dove la proibizione
ufficiale della chiesa contro il sesso sicuro puo' fare i guasti
maggiori». Il problema, all'estero, si e' gia' posto con particolare
crudezza tanto che l'autorevole quotidiano New York Times, insieme al
settimanale degli intellettuali democratici americani Village Voice, si
sono chiesti quasi contemporaneamente se la Chiesa stia deliberatamente
compromettendo la salute pubblica. Quanti altri morti saranno necessari
perche' si cambi rotta? Massimo Consoli

LA REPUBBLICA 5 GIUGNO pag. 1
Tra le tante questioni che affliggono il nostro paese, insolute da
molti anni e alcune risalenti addirittura alla fondazione dello Stato
unitario, c´è anche quella cattolica. Probabilmente la più difficile da
risolvere. Personalmente penso anzi che resterà per lungo tempo aperta,
almeno per l´arco di anni che riguardano le tre o quattro generazioni a
venire. Roma e l´Italia sono luoghi di residenza millenaria della Sede
apostolica e perciò si trovano in una situazione anomala rispetto a
tutte le altre democrazie occidentali. Se guardiamo agli spazi
mediatici che la Santa Sede, il Papa, la Conferenza episcopale hanno
nelle televisioni e nei giornali ci rendiamo conto a prima vista che
niente di simile accade in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, in
Olanda, in Scandinavia e neppure nelle cattolicissime Spagna e
Portogallo per non parlare degli Usa, del Canada e dell´America Latina
dove pure la popolazione cattolica ha raggiunto il livello di maggiore
densità. Da noi le reti ammiraglie di Rai e di Mediaset trasmettono
sistematicamente ogni intervento del Papa e dei Vescovi. L´"Angelus" è
un appuntamento fisso. Le iniziative e le dichiarazioni dei cattolici
politicamente impegnati ingombrano i giornali, il presidente della
Repubblica, appena nominato, sente il bisogno di inviare un messaggio
di «presentazione» al Pontefice, cui segue a breve distanza la visita
ufficiale. Tutto ciò va evidentemente al di là d´una normale regola di
rispetto e dipende dal fatto che in Italia il Vaticano è una potenza
politica oltre che religiosa. Ciò spiega anche la dimensione dei
finanziamenti e dei privilegi fiscali dei quali gode il Vaticano, la
Santa Sede e gli enti ecclesiastici; anche questi senza riscontro
alcuno negli altri paesi. Infine il rapporto di magistero che la
gerarchia ecclesiastica esercita sulle istituzioni ovunque vi sia una
rappresentanza di cattolici militanti e la funzione di guida politica
che di fatto orienta i partiti di ispirazione cattolica e quindi
cospicui settori del Parlamento. La questione cattolica è dunque quella
che spiega più d´ogni altra la diversità italiana. Spiega perché noi
non saremo mai un «paese normale». Perché una parte rilevante
dell´opinione pubblica, della classe politica, dei mezzi di
comunicazione, delle stesse istituzioni rappresentative, sono etero-
diretti, fanno capo cioè e sono profondamente influenzati da un potere
"altro". Quello è il vero potere forte che perdura anche in tempi in
cui la secolarizzazione dei costumi ha ridotto i cattolici praticanti
ad una minoranza. «Ahi Costantin, di quanto mal fu madre...». La
questione cattolica ha attraversato varie fasi che non è questa la sede
per ripercorrere. Basti dire che si sono alternate fasi di latenza
durante le quali sembrava sopita, e di vivace ed aspra riacutizzazione.
Il mezzo secolo della Prima Repubblica, politicamente dominato dalla
Democrazia cristiana, fu paradossalmente una fase di latenza. La
maggioranza era etero-diretta dal Vaticano e dagli Stati Uniti, il Pci
era etero-diretto dall´Unione Sovietica. Entrambi i protagonisti
accettavano questo stato di cose, insultandosi sulle piazze e dai
pulpiti, ma assicurando, ciascuno per la sua parte, un sostanziale
equilibrio. Quando qualcuno sgarrava, veniva prontamente corretto. Ma
la fase attuale non è affatto tranquilla, la questione cattolica si è
riacutizzata per varie ragioni, la prima delle quali è l´emergere sulla
scena politica dei temi bioetici con tutto ciò che comportano. La
seconda ragione deriva dalla linea assunta da Benedetto XVI che ritiene
di spingere il più avanti possibile le forme di protettorato politico-
religioso che il Vaticano esercita in Italia, per farne la base di una
"reconquista" in altri paesi a cominciare dalla Spagna, dal Portogallo,
dalla Baviera, dall´Austria e da alcuni paesi cattolici dell´America
meridionale. Le capacità finanziarie dell´episcopato italiano
forniscono munizioni non trascurabili per sostenere questo disegno che
ha come obiettivo l´esportazione del modello italiano laddove ne
esistano le condizioni di partenza. A fronte di quest´offensiva le
"difese laiche" appaiono deboli e soprattutto scoordinate. Si va da
forme d´intransigenza che sfiorano l´anticlericalismo ad aperture
dialoganti ma a volte eccessivamente permissive verso i diritti
accampati dalla "gerarchia". Infine permane il sostanziale disinteresse
della sinistra radicale, che conserva verso il laicismo l´antica
diffidenza di togliattiana memoria. Si direbbe che il solo dato
positivo, dal punto di vista laico, sia una più acuta sensibilità
autonomistica che ha conquistato una parte dei cattolici impegnati nel
centrosinistra. Ma si tratta di autonomia a corrente variabile, oggi
rimesso in discussione dalla nascita del Partito democratico e dai vari
posizionamenti che essa comporta per i cattolici che ne fanno parte.
Con un´avvertenza di non trascurabile peso: secondo recenti sondaggi
nell´ultimo decennio i cattolici schierati nel centrosinistra sarebbero
discesi dal 42 al 26 per cento. Fenomeno spiegabile poiché gran parte
dell´elettorato ex Dc si trasferì fin dal 1994 su Forza Italia; ma che
certamente negli ultimi tempi ha accelerato la sua tendenza. Un
fenomeno degno di interesse è quello del recente associazionismo delle
famiglie. Non nuovo, ma fortemente rilanciato e unificato dal "forum"
che scelse come organizzatore politico e portavoce Savino Pezzotta, da
poco reduce dalla lunga leadership della Cisl e riportato alla ribalta
nazionale dal "Family Day" che promosse qualche mese fa in piazza San
Giovanni il raduno delle famiglie cattoliche. Da allora Pezzotta sta
lavorando per trasformare il "forum" in un movimento politico. «Non un
partito» ha precisato in una recente intervista «ma un quasi-partito;
insomma un movimento autonomo che potrà eventualmente appoggiare
qualche partito di ispirazione cristiana che si batta per realizzare
gli obiettivi delle famiglie. Sia nei valori che sono ad esse
intrinseci sia per i concreti sostegni necessari a realizzare quei
valori». L´obiettivo è ambizioso e fa gola ai partiti di impronta
cattolica, ma Pezzotta amministra con molta prudenza la sigla di cui è
diventato titolare. Dico sigla perché al momento non sappiamo quale sia
la sua realtà organizzativa e la sua effettiva spendibilità politica.
Sembra difficile che il nascituro movimento delle famiglie possa
praticare una sorta di collateralismo rispetto ai settori cattolici
militanti nel Partito democratico: la piazza di San Giovanni non
sembrava molto riformista, le voci che l´hanno interpretata battevano
soprattutto su rivendicazioni economiche ma non basterà
riconoscergliele per acquistarne il consenso e il voto. A torto o a
ragione le famiglie e le sigle che le rappresentano ritengono che
quanto chiedono sia loro dovuto. Il voto elettorale è un´altra cosa e
non sarà Pezzotta a guidarlo. Ancor meno i vari Bindi, Binetti, Bobba
nelle loro differenze. Voteranno come a loro piacerà, seguendo altre
motivazioni e inclinazioni, influenzate soprattutto dai luoghi in cui
vivono e dai ceti sociali e professionali ai quali appartengono. Un
elemento decisivo della questione cattolica e dell´anomalia che essa
rappresenta è costituito dalla dimensione degli interessi economici
della Santa Sede e degli enti ecclesiastici, del loro "status"
giuridico e addirittura costituzionale (il Trattato del Laterano è
stato recepito in blocco con l´articolo 7 della nostra Costituzione) e
dei privilegi fiscali, sovvenzioni, immunità che fanno nel loro insieme
un sistema di fatto inattaccabile. Basti pensare che la Santa Sede
rappresenta il vertice di un´organizzazione religiosa mondiale e
fruisce ovviamente d´un insediamento altrettanto mondiale attraverso la
presenza dei Vescovi, delle parrocchie, degli Ordini religiosi, delle
Missioni. Ma, intrecciata ad essa c´è uno Stato - sia pure in miniatura
- che gode d´un tipo di immunità e di poteri propri di uno Stato e
quindi di una soggettività diplomatica gestita attraverso i "nunzi"
regolarmente accreditati presso tutti gli altri Stati e presso le
organizzazioni internazionali. Questa doppia elica non esiste in
nessun´altra delle Chiese cristiane ed è la conseguenza della struttura
piramidale di quella cattolica e della base territoriale da cui trasse
origine lo Stato vaticano e il potere temporale dei Papi. Non
scomoderemo Machiavelli e Guicciardini, Paolo Sarpi e Pietro Giannone
per ricordare quali problemi ha sempre creato il potere temporale nella
storia della nazione italiana, nell´impossibilità di realizzare l´unità
nazionale quando gli altri paesi europei avevano già da secoli
raggiunto la loro ed infine lo scarso senso dello Stato che gli
italiani hanno avuto da sempre e continuano abbondantemente a
dimostrare. Sarebbe storicamente scorretto attribuire unicamente al
potere temporale dei Papi questo deficit di maturità civile degli
italiani, ma certo esso ne costituisce uno dei principali elementi.
Purtroppo il temporalismo è una tentazione sempre risorgente
all´interno della Chiesa; sotto forme diverse assistiamo oggi ad un
tentativo di resuscitarlo che si esprime attraverso la presenza
politica diretta dell´episcopato nelle materie "sensibili" il cui
ventaglio si sta progressivamente ampliando. Negli scorsi giorni
l´atmosfera si è ulteriormente riscaldata a causa di una frase di Prodi
che esortava i sacerdoti a sostenere la campagna del governo contro le
evasioni fiscali e lamentava lo scarso contributo della Chiesa ad un
tema così rilevante. Credo che Prodi, da buon cattolico, abbia
pronunciato quella frase in perfetta buonafede ma, mi permetto di dire,
con una dose di sprovveduta ingenuità. Lo Stato non rappresenta un tema
importante per i sacerdoti e per la Chiesa. Ancorché i preti e i
Vescovi siano cittadini italiani a tutti gli effetti e con tutti i
diritti e i doveri dei cittadini italiani, essi sentono di far parte di
quel sistema politico-religioso che a causa della sua struttura è
totalizzante. La cittadinanza diventa così un fatto marginale e
puramente anagrafico; salvo eccezioni individuali, il clero si sente e
di fatto risulta una comunità extraterritoriale. Pensare che una delle
preoccupazioni di una siffatta comunità sia quella di esortare gli
italiani a pagare le tasse è un pensiero peregrino. Li esorta - questo
sì - a mettere la barra nella casella che destina l´otto per mille del
reddito alla Chiesa. Un miliardo di euro ha fruttato all´episcopato
italiano quell´otto per mille nel 2006. Ma esso, come sappiamo, è solo
una parte del sostegno dello Stato alla gerarchia, alle diocesi, alle
scuole, alle opere di assistenza. Come si vede la pressione cattolica
sullo Stato "laico" italiano è crescente, si vale di molti mezzi, si
manifesta in una pluralità di modi assai difficili da controllare e da
arginare. Le difese laiche - si è già detto - sono deboli e poco
efficaci: affidate a posizioni individuali o di gruppi minoritari ed
elitari contro i quali si ergono "lobbies" agguerrite e perfettamente
coordinate da una strategia pensata altrove e capillarmente ramificata.
Quanto al grosso dell´opinione pubblica, essa è sostanzialmente
indifferente. La questione cattolica non fa parte delle sue priorità.
La gente ne ha altre, di priorità. È genericamente religiosa per
tradizione battesimale; la grande maggioranza non pratica o pratica
distrattamente; i precetti morali della predicazione vengono seguiti se
non entrano in conflitto con i propri interessi e con la propria
"felicità". In quel caso vengono deposti senza traumi particolari.
Perciò sperare che la democrazia possa diventare l´"habitus" degli
italiani è arduo. Gli italiani non sono cristiani, sono cattolici anche
se irreligiosi. Questo fa la differenza.
INVIATO DA Andrea Panerini
Articolo consultabile su: www.andreapanerini.it

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23 luglio 2007

news 23 luglio

BARI ISTITUISCE REGISTRO UNIONI CIVILI
Arriva da Bari una delle notizie più
confortanti degli ultimi giorni: il Sindaco Michele Emiliano ha dato
disposizione alla ripartizione dei servizi demografici del Comune
affinché venga istituita l'anagrafe delle unioni civili senza
distinzione tra quelle omosessuali e quelle eterosessuali. La
disposizione recita anche che nel caso di coabitazione per vincoli
affettivi, la richiesta di famiglia anagrafica dovrà essere
sottoscritta congiuntamente alla presenza dell'ufficiale di anagrafe.
"Questa normativa pone Bari al livello delle maggiori città europee in
quanto a riconoscimento paritario di tutti i cittadini senza
distinzioni di orientamento sessuale o di genere" commenta soddisfatta
Rossana Praitano, Presidente del Circolo Mario Mieli di Roma. "Anche i
Comuni del Mezzogiorno iniziano a recepire le istanze di una parte
della popolazione che chiede pari diritti per tutti; ancora più
importante che la lotta contro il pregiudizio e la discriminazione
trovi gli alleati più congeniali nelle Istituzioni ed Amministrazioni
locali che più di ogni altro possono agire nel tessuto sociale locale:
per questo motivo ci auguriamo che l'esempio di Bari possa essere
presto emulato da tanti altri Comuni, Roma in testa. Auspichiamo per
questo un intervento del Sindaco di Roma, Walter Veltroni, in quanto
candidato leader del nascente PD, che dia l'esempio e sia di sprone per
il raggiungimento della pari dignità di tutti e tutte" conclude Rossana
Praitano. Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Segreteria
Politica Andrea Berardicurti 06/5413985- cell 3397126198 Via Efeso,
2/A 00146 ROMA tel. 065413985 fax 065413971 - 3487708437

500 BAMBINI SODOMIZZATI DA PRETI. LA RAI TACE OMERTOSA
Il magistrato Luigi Tosti scrive una lettera al Direttore del TG1 della Rai
Caro Direttore del TG1 , dopo aver appreso dal TG della Rete La 7 delle ore 12.30 del 15
luglio 2007, la notizia secondo cui l'Arcidiocesi cattolica di Los
Angeles ha dovuto sborsare 660 milioni di dollari per tacitare 500
vittime di abusi sessuali perpetrati da preti cattolici pedofili dal
1940 in poi, e questo in vista del processo che si terrà domani 16
luglio, e che sino ad ora l'Arcidiocesi di Boston ha sborsato ben 2
miliardi di dollari per risarcire gli altri bambini sodomizzati da
altri preti cattolici, vedendosi costretta a vendere parte del proprio
cospicuo patrimonio, ho visionato con apprensione i telegiornali messi
in onda da RAI 2, ore 13, e da RAI 1, ore 13, per accertarmi che le
reti televisive della Repubblica Pontifica Italiana assolvessero, con
fedeltà, l'obbligo, su di loro gravante, di disinformare i cittadini
italiani e di occultare con diligenza le notizie che possono risultare
pregiudizievoli per il "buon nome" del Vaticano e della Chiesa
Cattolica. Ebbene, ho potuto constatatre con sommo piacere -e di ciò
non posso non compiacermente come cittadino italiota contribuente e
pagante il canone per il servizio "pubblico"- che entrambi i TG
Nazionali hanno opportunamente e diligentemente occultato questa
notizia, che è stata invece improvvidamente propalata dalla Rete 7,
preferendo diffondere altre facezie, ivi inclusa quella relativa
all'evento epocale del momento, cioè lo svolgimento quotidiano delle
vancanze del Sommo Pontefice sull' arco Alpino. Mi congratulo,
ovviamente, con la Vostra sagace ed opportuna opera di occultamento
della verità -verità che potrebbe nuocere alla sagace opera di
disinformazione di Mons. Fisichella, ad avviso del quale il fenomeno
della pedofilia avrebbe coinvolto sì e no 4 o 5 preti, e mi chiedo
anche se non sarebbe opportuno interessare il Governo della Colonia
Pontificia affinché provveda a revocare la licenza televisiva alla Rete
7, per aver diffuso notizie che possono pregiudicare il buon nome
dell'Unica Chiesa voluta dal Dio incarnato, cioè l'Unica Chiesa
legittimata a rappresentarlo, sul nostro pianeta Terra, in virtù di
procura scritta rilasciata 2.000 anni or sono. Nell'inviarvi i più
cordiali saluti mi pemetto di allegare, in calce, la notizia,
improvvidamente diffusa anche dal Messaggero.
Luigi Tosti - tosti.
luigi@yahoo.it
Preti pedofili, risarcimento record a Los Angeles.
L'Arcidiocesi pagherà 660 milioni di dollari
LOS ANGELES (15 luglio) -
Più di un milione di dollari a testa. E' il risarcimento ottenuto da
circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a
partire dagli anni Quaranta in California. A pagare l'indennizzo record
sarà l'Arcidiocesi cattolica di Los Angeles, che complessivamente dovrà
sborsare 660 milioni di dollari. Lo hanno riferito gli avvocati dei
querelanti. L'accordo, arrivato all'ultimo minuto - l'inizio del
processo era fissato per lunedì - è il più costoso degli ultimi anni
per laChiesa cattolica, bersagliata da richieste di indennizzi
miliardari per numerosi casi di abusi sessuali commessi da preti nei
confronti di minori. Ray Boucher, capo dei legali che hanno difeso le
vittime, ha detto che oggi ci sarà un annuncio congiunto con
l'Arcidiocesi di Los Angeles sull'accordo.
"Che schifo una società che
non difende nemmeno i propri bambini."
Paul Harris

COMUNICATO STAMPA
Napoli città ideale per la mostra "Vade Retro" La città di Lucio
Amelio, amata da Andy Warhol e Robert Mapplethorpe, in cui il concetto
di cultura è da sempre declinato in senso libero ed ampio, è per
antonomasia il luogo designato ad ospitare la mostra "Vade Retro". "Il
sindaco di Napoli è diverso dal sindaco di Milano, e questo ci fa
pensare a possibilità concrete affinché la nostra città possa ospitare
la mostra sull´omosessualità `Vade Retro´, concepita in senso moderno e
di livello europeo, che rappresenterebbe un grande richiamo al turismo
ed un motivo di riscatto per la nostra città" , dichiara Salvatore
Simioli, presidente dell´Arcigay di Napoli ,"Ricordiamo che nel
programma politico elettorale del nostro sindaco è scritto che è
proprio `sul terreno della cultura e dell´informazione´, `la lotta
contro ogni forma di discriminazione sociale derivante dal sesso,
dall´età, dall´etnia, dall´orientamento sessuale´ " "Auspichiamo",
conclude Salvatore Simioli, "che il progetto di portare la mostra qui
includa la possibilità di aprirla agli artisti locali, alla ricca
produzione di arte delle scuole napoletane e che possa riportare
all´onore della cronaca tutta una serie di attività che stanno
riformando il modo di produrre arte da noi, dal PAN al MADRE, alle
mostre di tipo privato, alle importanti produzioni locali che faticano
a raggiungere i circuiti che contano.
DONNE E INTERNET
PROGRESSO O
REGRESSO DELL'"ETERNO FEMMINEO"
Internet come l'Isola dei morti
L'Isola
dei morti di Harold Bocklin 1880
Massimo Mantellini, a mio parere, è
«l'ultimo giapponese» dei galanti alla maniera che fù - galanteria che
conquistava anche le più arcigne - che difenda, anzi esalti il ruolo e
il modo di stare in rete del mondo femminile italiano, infatti, è con
l'articolo «La rete delle Donne» che ne ha esaltato pregi, virtù e
virtuosismi telematici. Mantellini, che ha partecipato al Barcamp
tematico del FemCamp.it ospitato dal laboratorio Technèdonne.it,
scrive: «Di certo l'universo femminile in rete non è mai stato così
vivace e produttivo. I tempi maturano, e con loro la rete, grazie anche
alla partecipazione attiva delle donne. Mai come da quando esiste la
rete possiamo osservare lo scarto netto fra chi fa e chi pensa,
l'analisi sociologica dell'impatto tecnologico sull'universo femminile
dal racconto delle esperienze concrete, editoriali e imprenditoriali di
donne che hanno scelto Internet per valorizzare le proprie competenze.
Molti i progetti femminili in rete, come Style.it, capaci di coniugare
gli aspetti sociali (fornire loro uno strumento di informazione e
pubblicazione a propria misura) con quelli commerciali (creare una
comunità di utenti a margine di progetti editoriali femminili come i
magazine di Condè Nast): luoghi della rete utili per quelle migliaia di
navigatrici che anche nella Internet italiana non solo sono in rapida
silenziosa ascesa numerica ma che, sempre più spesso, decidono di
partecipare alla «grande conversazione» aprendo un blog, discutendo su
forum, magazine elettronici e liste di discussione, cercando ambiti di
interattività a propria misura. Internet resta una grande arena di
«valore assoluto» senza biglietto d'ingresso dove le donne con la loro
mai abbastanza sottolineata sensibilità ed intelligenza la faranno
presto da padrone». A differenza della rosea e galante quanto generosa
visione di Mantellini - che vede in rete un universo femminile mai
stato così vivace e produttivo come ora - invece, tranne lo sparuto
eroico drappello costituito dalle «solite note» - che vanno dal
giornalismo alle nuove tecnologie e via via fino all'imprenditoria,
alla politica ed al commercio - è proprio in Internet che si ha il
desolante impatto con la mancanza quasi totale di donne che, a
differenza degli uomini, manifestino interessi «elevati» dell'universo
femminile italiano, o perlomeno di curiosità allargata a temi non
specificamente femminili. Desolante è l'assenza di interesse, o di
partecipazione attiva, intellettuale, o solo dell'anima, a qualsiasi
problema concernente la partecipazione alla cosa pubblica, alla
cittadinanza, alla politica, al sociale, all'economia, alla curiosità
verso la scienza, la tecnologia, al cinema ed al teatro come storia del
costume o, almeno, verso lo strumento Computer-Internet, ed il suo uso.
Dai cosìdetti temi «elevati» o dagli argomenti cosìdetti «impegnativi»
o «per uomini», l'assenza delle donne italiane è pressochè totale.
Questo distacco dalla cosa pubblica è l'unica ragione che sta alla
base, quindi poche balle su quote rosa o non rosa, della macroscopica
differenza numerica che distingue, e sottolinea impietosamente,
parlamentari, ministri, sottosegretari e segretari di partito uomini
dalle donne elette o preposte alle medesime funzioni. Le donne amano il
Potere, ma non vogliono e non sanno prenderselo da sole. Sono gregarie,
per natura o per soggezione durata secoli non lo si sa ma certo è che,
lo si vede in politica, si accucciano sempre all'ombra del Potere
detenuto dal maschio detto, da loro, «misogino! maschilista!». Lo
servono come chierichette all'Altare. Ammucciano ad ogni suo ordine, ad
ogni stravaganza nefasta per il popolo terrorizzate, qualora
disobbedienti, di non essere ricandidate, rielette. Di non godere più
dell'Ombra del Potere mentre, standosene in ombra, ne godono, ne
divengono le Vestali, le Grandi complici. Ma non è solo nella cosa
pubblica e nella politica che l'universo femminile italiano non anela a
ruoli decisionali e responsabilità, e non se li assume di opinione,
almeno, bensì laddove c'è da impegnarsi, da far sentire la propria voce
l'universo femminile italiano è assente. Muto. E' l'Isola dei morti. E
tranne le note eccezioni, che confermano la triste desolante regola,
ciò ha il suo spietato specchio in Internet ove, statisticamente, le
donne sono in numero pari agli uomini, se non maggiore, per
frequentazione di siti porno e chat per incontri «ravvicinati». Perchè?
Pornografia, scambi e chat sex sostituiscono la mancanza di sesso da
parte della massa, massa oramai davvero impressionante in Italia, di
donne obese che, giustamente, dato il senso di repulsione che suscitano
nei maschi, nessuno si «fila». Internet ed i suoi strumenti, quindi non
sono, come sogna il galante generoso Mantellini, la Grande frontiera
conquistata, anche, dalle donne dalle quali, invece, è rarissimo che
arrivi una iniziativa interessante, una proposta originale, una
battaglia sociale o politica da condurre coralmente e con la forza
della convinzione, e della tecnologia che è immensa ma la cui efficacia
e forza è capita da pochi. Le donne, salvo eccezioni, tengono i propri
pc come sgabuzzini del rottamatt e, salvo lamentarsi e non fare alcuno
sforzo per capire pc e Internet, e così essere in grado di usarne le
relative difese, navigano come se facessero un giro dal parrucchiere
beccandosi cimici, pulci, hackers, virus, dialers, spammers e spioni ai
quali, invece, potrebbero dare la caccia decimandoli. Donne sveglia!
Stop all'Isola dei morti. Stop al regresso dell'eterno femminino, e
avanti con il progresso dell'impegno e della tecnologia! Giuliana
D'Olcese quota rosa di internet www.virusilgiornaleonline.
com/rubricadol.htm

COMUNICATO STAMPA
E' uscito il n.2/2007 della
rivista "Il libro volante" diretta da Andrea Panerini ed edita da La
Bancarella Editrice. Il tema principale di questo secondo numero è
"Manuale di sopravvivenza alla nuova sinistra" che introduce, con un
titolo paradossale, le questioni che attengono alla ridefinizione
culturale dei valori della sinistra italiana e la domanda fondamentale:
si può ancora parlare di sinistra in Italia? Di notevole livello gli
inteventi di Rossano Pazzagli, Antonio Gai, Patrice Poinsotte, Enrico
Beni e Andrea Panerini. Le interviste, al contrario del numero
precedente, mirano a valorizzare alcuni nomi di grosso valore ma poco
conosciuti dal grande pubblico. Il giovane apologeta cattolico Matteo
Salvatti ci dice che "nessuno vi obbliga ad ascoltare la Chiesa
Cattolica" in una franca intervista in cui parla a tutto campo di
religione, laicità, politica e cultura. Aldo Grassini, direttore del
Museo "Omero" di Ancona ci introduce nel mondo dei musei "da toccare",
pensati appositamente per i non vedenti o gli ipovedenti. Stefano
Casi, attore e direttore artistico di "Teatri di vita" (rassegna
teatrale bolognese) invece ci parla del mondo del teatro italiano e di
Copi, commediografo e romanziere sudamericano poliedrico e dalla
personalità complessa. Nel campo letterario in questo numero la
redazione de "Il libro volante" ha optato per la pubblicazione di opere
selezionate di narrativa e di poesia puntando su giovani autori. E' il
caso, pertanto, di Nicola Lotto, Cristian Bufi e Nunzio Festa, tutti
scrittori under 30. Nella sezione Miscellanea, che chiude la rivista,
oltre alle recensioni di Alberto Morelli e ad altri interessanti
articoli, sono da segnalare i documenti tratti da discorsi e opere di
Altiero Spinelli (di cui ricorre il centenario dalla nascita), don
Lorenzo Milani e Gianni Anselmi. La rivista, che costa 10 euro a copia
(abbonamento annuale 30 euro), può essere ordinata presso la redazione
( info@librovolante.eu) o acquistata presso una delle librerie
convenzionate ( www.librovolante.eu).

CITY CAR…. NELL'EUROPA DELL'EST,
DOVE VENGONO FABBRICATE, GLI OPERAI RICEVONO STIPENDI DA FAME
Le signore bene, da noi, le comprano piene di accessori, senza neanche
guardare troppo il prezzo (sono utilitarie). Ma nell'Europa dell'Est,
dove vengono fabbricate, gli operai ricevono stipendi da fame. Ossia
380 euro al mese per i polacchi che costruiscono una Fiat 500, 270 per
gli slovacchi che assembrano Toyota Aygò, Peugeot 107, Citroen C1 o la
nuova Renault Twingo, appena 166 euro per gli ungheresi che fanno
nascere la Opel Agila e la Suzuki Splash e - se possibile - ancora meno
(appena 100 euro) per i brasiliani che fabbricano la Volkswagen Fox. Ma
questo è un altro discorso. In Europa, invece, il basso salario degli
operai che fabbricano Fiat 500, Toyota Aygò e soci è stato alla base di
tutta la strategia di lancio di queste vetture che non a caso vengono
fabbricate solo in quei paesi e poi distribuite in mezzo mondo. Certo,
il concetto di "stipendi da fame" è relativo: non è che Fiat, Opel e
tutti gli altri colossi industriali europei sfruttino gli operai.
Questi stipendi, nei rispettivi paesi, sono dignitosi. Anzi: le cifre
che riportiamo in questa inchiesta rappresentano solo la base del
salario (che poi cresce un po' con gli straordinari e con il lavoro
notturno), ma come ci ha raccontato un sindacalista di un paese
dell'Est che preferisce rimanere nell'anonimato, "le nostre fabbriche
non sono in Cina, fuori dal mondo. Noi siamo collegati a Internet,
vediamo i vostri programmi televisivi e in mezza giornata di macchina
possiamo arrivare nei paesi europei più ricchi. Ma con i nostri salari
siamo tagliati fuori da tutto. E questo condurrà inevitabilmente a
forti tensioni sociali". Tensioni che portano - come già successo in
molte fabbriche automobilistiche dei Paesi dell'Est a una richiesta
semplice ma - per certi versi - pazzesca: raddoppiare la paga degli
operai. Una cosa che ovviamente potrebbe destabilizzare i conti
economici di molte aziende ma che vede lavoratori e sindacati molto
compatti. Non va dimenticato che, anche a loro, scorrono continuamente
sotto gli occhi le immagini dei successi commerciali, dei fatturati
record e dei trionfi di queste macchinine sulla scena internazionale.
Insomma, un cinese che lavora nella fabbrica della Apple e che per
l'equivalente di 40 euro al mese fabbrica gli iPod alla fine sta meglio
di un polacco che lavora alla linea di montaggio della Fiat 500 o di
uno Slovacco che fa i turni alla fabbrica Toyota-Peugeot-Citroen: per
il cinese non ci sono possibili confronti di salari con Paesi
confinanti. Il suo stipendio ha un solo raffronto: quello con i suoi
cittadini. Ma c'è dell'altro: in Slovacchia, Polonia e in tutti i Paesi
dell'Est, invece, le modernissime city car sono regolarmente a listino,
anche se ovviamente a prezzi impossibili per i poveri operai. I calcoli
sono impressionanti: il costo di una 500 equivale a due anni e mezzo di
lavoro di un operaio che la costruisce, quello di una Toyota Aygò a più
di tre e via via per le altre. ARTICOLO DI VINCENZO BORGOMEO Fonte:www.
repubblica.it INVIATO DA Promiseland.it
NESSUNO TOCCHI CAINO 21.07.2007
LIBIA. INFERMIERE BULGARE, PENA DI MORTE COMMUTATA IN ERGASTOLO - 17
luglio 2007: il Consiglio superiore delle istanze giuridiche, massimo
organo della giustizia libica, ha commutato in ergastoli le condanne a
morte emesse nei confronti delle cinque infermiere bulgare e del medico
palestinese accusati di aver volontariamente infettato bambini con il
virus Hiv. Oggi, la commutazione giunge a poche ore dalla decisione
delle famiglie delle vittime di accettare un indennizzo pari a circa un
milione di dollari per vittima, oltre che di ritirare la richiesta di
condanna a morte per i sei imputati. La decisione dei familiari giunge
dopo giorni di trattative condotte dalla Fondazione del figlio 34enne
del leader libico Gheddafi, Seif Al-Islam, il quale ha svolto il ruolo
di mediatore. L'ergastolo potrebbe essere scontato in patria, dal
momento che Tripoli e Sofia hanno un accordo di estradizione. I sei
erano accusati di aver inoculato il virus dell'Aids ad almeno 438
bambini di Bengasi, seconda città della Libia, 56 dei quali sono morti.
Le infermiere Kristiana Valtcheva, Nassia Nenova, Valia Tcherveniachka,
Valentina Siropoulo e Snejana Dimitrova, oltre al medico Achraf Joumaa
Hajouj (un palestinese che ha ottenuto in giugno, a sua tutela, la
nazionalità bulgara), si sono sempre dichiarati innocenti e hanno
denunciato che le loro confessioni sono state estorte sotto tortura. La
Fondazione ha fatto sapere che il denaro dei risarcimenti proviene dal
Fondo Speciale d'Aiuto a Bengasi, creato nel 2005 da Tripoli e Sofia
sotto l'egida dell'Unione Europea.
ITALIA-USA. D'ELIA, GOVERNO INCAUTO
E UNILATERALE NELLA ESTRADIZIONE - 14 luglio 2007: "Dal ministro
Mastella mi sarei aspettato più prudenza e un rigore maggiore nel caso
Cipriani". Lo afferma Sergio D'Elia, deputato della Rosa nel Pugno e
Segretario di Nessuno tocchi Caino, intervenendo sulla estradizione
negli Stati Uniti del cittadino italiano Benedetto
Cipriani accusato
di pluriomicidio in Connecticut. "Più che in ossequio al principio
sacrosanto di cooperazione giudiziaria - continua D'Elia -,
l'estradizione è stata decisa in ossequio al potente alleato, prova di
fedeltà agli Stati Uniti, più che atto dovuto." "Sulla certezza
assoluta del Ministro della Giustizia che non vi sia rischio neanche
teorico di pena capitale" D'Elia augura a Mastella "buona fortuna".
"Rimane però – sostiene D'Elia - un problema politico: l'assenza di
reciprocità nei rapporti di cooperazione giudiziaria con gli Stati
Uniti." "E' possibile – si chiede D'Elia – che la cooperazione debba
essere intesa sempre a senso unico?" "Non è mai successo che gli Stati
Uniti abbiano estradato in Italia un cittadino americano; a volte,
l'Italia non osa neanche chiederla." "Il Governo ha consegnato in
fretta e furia un cittadino italiano alla giustizia americana, mentre
nella vicenda Calipari, nel caso Abu Omar, nella tragedia del Cermis,
l'Italia attende da anni, non dico l'estradizione dei responsabili, ma
una prova concreta di collaborazione da parte degli Stati Uniti."
I

RAN. PROSEGUONO LE LAPIDAZIONI E LE IMPICCAGIONI PUBBLICHE - 20 luglio
2007: il quotidiano iraniano Etemad-Meli ha riportato, l'11 luglio, che
otto donne sono state condannate alla lapidazione in Iran. Due di loro
sono attualmente recluse nel carcere Evin di Teheran, due nel carcere
di Sipedar nella città sud-occidentale di Ahwaz, una nella città
settentrionale di Tabriz, una a Varamin, una nel carcere di Chobin
nella città occidentale di Qazvin e una nel carcere di Orumieh nell'
Iran nord-occidentale. Il 14 luglio un'altra donna è stata impiccata in
pubblico per omicidio secondo quanto riportato dai media locali. La
donna, identificata solo come Hurieh, 29 anni, è stata giustiziata
nella città di Tabriz, insieme ai due suoi complici, Farhad, 23 anni, e
Reza, 24. I tre, giudicati colpevoli dell'omicidio del marito della
donna e di tre suoi familiari, sono stati frustati per "relazione
illegittima e rapina", prima dell'impiccagione. Un altro cittadino
iraniano, Navid Parham, 22 anni, è stato impiccato in pubblico, a
Shiraz, per omicidio e rapina.
Intanto il 19 luglio due iraniani di
etnia curda sono stati condannati a morte per 'atti contro la sicurezza
nazionale'. Si tratta del giornalista Adnan Hassanpur e dell'attivista
sociale Hiwa Butimar. Secondo voci, non confermate, dei media iraniani,
i due avrebbero collaborato con gruppi illegali d'opposizione al
governo, ma la sorella del giornalista Hassanpur ha smentito queste
affermazioni dicendo che l'unico reato del fratello è la sua penna e
gli articoli che scrive. Articolo 21 e Isf (Information, Safety &
Freedom) hanno promosso una campagna a favore dei due uomini, a cui ha
aderito anche Nessuno tocchi Caino. "Per Nessuno tocchi Caino in Iran
la battaglia contro la pena di morte è prima di tutto una battaglia per
l'affermazione dei diritti umani e la costituzione di uno stato
democratico. Finché consentiamo al regime iraniano di continuare ad
opprimere con inaudita violenza i propri cittadini non dobbiamo
stupirci se poi l'Iran diviene una minaccia anche per la comunità e la
sicurezza internazionale," hanno dichiarato i dirigenti di NtC. "Per
noi la democrazia in Iran passa anche dalla soluzione del caso dei due
giornalisti condannati a morte per i quali è fondamentale che la
Comunità internazionale si impegni per chiedere il rispetto in Iran di
quei diritti democratici e di libertà che sono elementi fondanti la
comunità internazionale di cui oggi noi tutti ci sentiamo parte
attiva", hanno concluso Sergio D'Elia e Elisabetta Zamparutti.

GEORGIA (USA). SOSPESA ESECUZIONE DI TROY ANTHONY DAVIS - 16 luglio 2007: la
State Board of Pardons and Paroles della Georgia ha concesso una
sospensione di 90 giorni a Troy Anthony Davis, la cui esecuzione era
fissata per domani. La decisione è stata presa dopo una udienza a porte
chiuse durata 9 ore in cui sono stati esaminati gli elementi emersi
recentemente a favore del condannato. I 90 giorni di tempo serviranno
al Board per esaminare con più completezza quanto di sua competenza,
ossia la richiesta di clemenza. Il provvedimento di clemenza che
potrebbe emettere il Board può solo essere la commutazione della
condanna a morte in ergastolo, con o senza condizionale. Un vero e
proprio proscioglimento è invece competenza dei tribunali. Davis, 38
anni, è stato condannato a morte nel 1991 per l'omicidio del poliziotto
Mark Allen MacPhail avvenuto nel 1989 durante una rissa. Secondo i suoi
difensori, Davis, che è nero, sarebbe stato "incastrato" dai colleghi
della vittima, che era bianca. L'arma del delitto non è mai stata
ritrovata, né altre prove "fisiche" collegavano Davis all'omicidio. Una
serie di testimoni oculari, alcuni poliziotti e 9 "civili", avevano
identificato Davis, il quale, dopo aver a lungo proclamato la sua
innocenza, alla fine del processo aveva confessato, nella speranza di
ottenere almeno l'attenuante sufficiente a non essere condannato a
morte. Dopo il processo la sorella di Davis, Martina Correia, ha
ricontattato i testimoni "civili", e tra il 1999 e il 2003 ha ottenuto
da 7 di loro una deposizione giurata in cui ritrattano la
testimonianza, spesso sostenendo di essere stati "forzati" dalla
polizia. Altri 9 testimoni non ascoltati all'epoca del processo hanno
invece testimoniato che la persona che potrebbe essere colpevole dell'
omicidio è un bianco, per la precisione Sylvester "Red" Coles, che è
uno dei due testimoni oculari che non hanno ritrattato. Queste
testimonianze sono state usate per dei ricorsi davanti alla Corte di
stato, alla Corte Suprema di stato, e alla Corte d'Appello dell'11°
Circuito. I ricorsi sono stati tutti respinti per questioni
procedurali, sostenendo sostanzialmente che c'erano dei difetti di
procedura nei tempi e nei modi in cui le nuove testimonianza sono state
raccolte. Questo perché nel 1996 in Georgia è entrata in vigore una
nuova legge mirata proprio a sveltire le procedure di appello dei
condannati, fissando anche dei termini per la presentazione di nuovi
elementi. All'inizio del mese anche la Corte Suprema degli Stati Uniti
aveva rifiutato di prendere in considerazione il caso, in quanto la
legge del 1996 è stata sostanzialmente

USA: FLORIDA FINE MORATORIA. TEXAS ESTENDE PENA CAPITALE - 18 luglio 2007: il Governatore della Florida, il repubblicano Charlie Crist, ha messo fine nello stato ad
una moratoria durata sette mesi, decisa lo scorso dicembre dopo che
erano stati necessari ben 34 minuti per mettere a morte un condannato,
Angel Diaz. La moratoria era stata introdotta nel timore che la
procedura dell'iniezione letale procurasse eccessivo dolore al
condannato, in violazione della Costituzione. Christ ha messo fine alla
moratoria autorizzando l'esecuzione, in calendario il prossimo
novembre, di Mark Schwab, condannato a morte nel 1992 per avere ucciso
un ragazzo di 11 anni dopo averlo rapito e stuprato. Secondo Crist, i
cambiamenti apportati alla procedura dalla Commissione per l'
Amministrazione dell'Iniezione Letale e adottati dal Dipartimento di
Correzione della Florida sono in grado di garantire esecuzioni capitali
senza dolore. La moratoria era stata decisa dall'allora governatore
della Florida, anche lui repubblicano, Jeb Bush, nell'attesa dei
risultati di una commissione di inchiesta sulle procedure seguite
nell'esecuzione dei condannati a morte. Anche il Texas fa un passo anti-
abolizionista. Il governatore Rick Perry infatti, il 16 luglio, ha
ratificato la legge sulla violenza sessuale nei confronti di minori. La
legge HBB, approvatA a maggio dalla Camera, è detta anche "Jessica's
Law", dal nome di Jessica Lunsford, una bambina rapita e uccisa in
Florida nel 2005 da una persona con precedenti per violenza su minori.
La legge prevede condanne fino a 25 anni per il primo episodio di
molestie sessuali gravi su minori di 14 anni, e la possibilità di
condanna a morte per il secondo episodio, anche quando la vittima non
viene uccisa. La legge inoltre prevede che attraverso un dispositivo di
localizzazione satellitare (GPS) la polizia tenga una mappa aggiornata
in tempo reale dei pregiudicati per reati sessuali nei confronti di
minori. Questo aspetto della legge però è di non facile attuazione: la
Florida ha approvato una legge simile due anni fa, ma la polizia non è
ancora riuscita a rintracciare tutte le persone che risultano schedate.
La nuova legge entra in vigore il 1° settembre, e sarà applicata solo
per i reati commessi dopo quella data.

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21 maggio 2007

Documentario su pedofilia e Vaticano

Un documento unico realizzato e trasmesso dalla BBC ad Ottobre 2006. Riferisce di un documento della chiesa cattolica dal titolo "Crimen Sollicitations" che spiega come le gerarchie della Chiesa dovrebbero occultare i reati sessuali. Il video è stato sottotitolato in italiano a cura di http://www.bispensiero.it e dura 40 minuti.
Di seguito è riportata una parte della traduzione del servizio dal sito di Bispensiero.
"DOYLE - Il Crimen Sollicitationis prescrive una politica di segretezza assoluta su tutti gli abusi. Quello che leggiamo qui è una chiara politica di copertura dei casi di abuso commessi dai preti. E anche la punizione per quelli che vorrebbero richiamare l'attenzione su questi crimini ad opera del clero. Il che prova che le gerarchie ecclesiastiche sono interessate unicamente al controllo della situazione. C’è la chiara evidenza che la preoccupazione è solo di controllare e contenere il problema. Da nessuna parte c’è scritto di aiutare le vittime. La sola cosa che impone, invece, è di terrorizzare le vittime con la minaccia di punirle se raccontano l’accaduto. L'obiettivo è proteggere la reputazione dei preti, finchè la Chiesa non compia indagini. In pratica copre i preti pedofili.Speaker: Fu Ratzinger a imporlo per 20 anni, l’uomo eletto Papa lo scorso anno. Nel 2001 Ratzinger emanò il seguito del Crimen Sollicitationis. Lo spirito era lo stesso. Ribadiva con enfasi la segretezza, pena la scomunica. Ne inviò una copia ad ogni vescovo del mondo. Recentemente ha aggiunto che tutte le accuse devono essere vagliate esclusivamente dal Vaticano. In altre parole solo Roma può pronunciarsi sugli abusi sessuali sui minori.DOYLE: E’ tutto controllato dal Vaticano, e a capo del Vaticano c’è il Papa. Joseph Ratzinger si occupò di questo per parecchi anni, dopo l’emanazione del Crimen Sollicitationis. Ha emanato il seguito del Crimen, e ora è Papa. Tutto questo significa che le regole e l’approcciosistematico non sono cambiati.COLM: il nuovo documento fu un’opportunità mancata di modernizzare l’atteggiamento della Chiesa, proprio mentre stavano esplodendo gli scandali più gravi negli Stati Uniti.Speaker: Colm andò allora a Roma per capire se si trattava di casi isolati sfuggiti al controllo del Vaticano o una copertura sistematicada parte delle gerarchie ecclesiastiche.COLM - Mentre nel 2002 gli scandali esplodevano in Irlanda, centinaia di casi stavano emergendo negli Stati Uniti. Un rapporto degli USA denuncia 4.500 preti accusati di violenza o abusi sessuali sui minori.Speaker: - Il centro degli scandali era Boston, e la storia si ripetè ancora una volta: i preti accusati venivano sollecitamente spostati da una parrocchia all'altra. Nuovamente veniva operata una copertura sistematica. Al vescovo prontamente allontanato subentrò allora Padre Patrick Wall, un ex benedettino al quale il Vaticano ordinò di imporre il Crimen Sollicitationis nelle diocesi del Minnesota.WAL: Ero parte del sistema, ma mi accorsi di essere manovrato ingannevolmente. Fu la “notte dello spirito”. Tutto quello in cui avevo creduto per 10 anni… Decisi di non lavorare più per una istituzione che si sforzava di sembrare santa, ma che pensava solo a proteggere se stessa..."


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11 maggio 2007

news 11 maggio

SPOSTAMENTO DATA PRIDE NAZIONALE UNITARIO
DAL 9 AL 16 GIUGNO
Abbiamo accertato, dopo verifiche istituzionali e di movimento e sulla base
delle notizie di stampa a tutti/e note che esistono oggettive
difficoltà al normale svolgimento della manifestazione prevista per il
9 giugno a causa della presenza di Bush nella capitale e alla
contemporanea presenza di manifestazioni e cortei collaterali.
Pertanto, sentito il parere unitario concorde dell'intero Comitato
Politico Nazionale, si rende noto che la Manifestazione viene spostata
di una settimana. La Gay Parade si effettuerà quindi sabato 16 Giugno
2007. Siamo consapevoli di quanto questo spostamento creerà disagi e
difficoltà sia ai singoli sia alle associazioni, noi compresi. La
scelta risulta obbligata date le considerazioni organizzative e anche
politiche rispetto a un Pride che avrebbe corso il rischio di avere una
sottoesposizione mediatica e una contaminazione di contenuti, che
avrebbero annacquato le nostre tre parole d'ordine: parità, dignita,
laicità. Il sito
www.romapride.it sarà on line entro le prossime ore
con il documento politico e la piattaforma rivendicativa condivisa da
tutto il Comitato Politico (che vi inviamo in allegato). Il
coordinamento nazionale riporterà le firme di tutte le associazioni e
realtà lgbt che erano presenti all'assemblea del 1/4/2007 e tutte le
altre associazioni e realtà lgbt che hanno già aderito. Per tutte le
altre associazioni e realtà lgbt che vogliono aderire al coordinamento
è sufficiente mandare la propria adesione a info@mariomieli.org.
Invitiamo tutti/e coloro che hanno a cuore la laicità e i contenuti del
Pride a partecipare in massa alla manifestazione nazionale. Circolo di
Cultura Omosessuale Mario Mieli FONTE Circolo di Cultura Omosessuale
"Mario Mieli" – INVIATO DA DìGayProject


FAMILY DAY: ARCIGAY, UN INGANNO ALLA BUONA FEDE DI CHI AMA
LA FAMIGLIA ANCHE BARBARA POLLASTRINI E LELLA COSTA AL CONGRESSO DELL'
ASSOCIAZIONE A MILANO DALL'11 AL 13 MAGGIO
"Il Family day sarà un
grande inganno con cui si strumentalizzerà l'amore di tanti italiani
per le loro famiglie, al fine di negare diritti concreti all'amore di
altre persone e di altre famiglie". E' l'opinione del presidente
nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, sulla manifestazione cattolica
che si terrà a Roma sabato prossimo. "L'operazione del cosiddetto
Family day – spiega Lo Giudice - costruito a tavolino dai gerarchi
vaticani, rappresenta un grande inganno, soprattutto per quelle
centinaia di migliaia di persone che, in buona fede, convinti dal loro
parroco o dal loro capo scout, andranno a Roma avendo a cuore il bene
delle famiglie italiane e sabato sera saranno gettati sul tavolo delle
trattative politiche per negare diritti concreti ad altre persone e ad
altre famiglie". "Lo scopo dissimulato ma vero del Family day è infatti
quello di impedire al parlamento italiano di approvare una legge sulle
unioni civili. Cioè di consentire anche alle persone che si amano ma
non sono sposate di essere riconosciute come coppia nei momenti
difficili della malattia, della morte, delle difficoltà economiche,
dell'assistenza e della solidarietà sociale. Su tutto il resto siamo
infatti d'accordo. Non c'è divisione nel paese sul sostegno alle
famiglie sposate. La vera differenza passa tra chi vuole sostenere solo
quelle e chi invece ha a cuore tutte le famiglie di tutti gli italiani"
Intanto il ministro per le Pari opportunità Barbara Pollastrini ha
annunciato la sua presenza al 12° congresso nazionale Arcigay, in
programma dall'11 al 13 maggio a Milano, così come il ministro per l'
Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e quello per il Commercio
internazionale Emma Bonino. Tra gli altri ospiti l'attrice Lella Costa,
il Premio Nobel Dario Fo in collegamento telefonico, la sociologa della
famiglia Chiara Saraceno, lo psicologo Vittorio Lingiardi, il
presidente della Consulta delle associazioni per la lotta all'Aids,
Massimo Oldrini, il giornalista Alessandro Cecchi Paone, Raffaella
Bolini della presidenza di Arci. Numerosi anche i politici, tra i quali
Piero Fassino (Ds), Franco Giordano (Prc), Enrico Boselli (Sdi), Katia
Bellillo (Pdci), Cesare Salvi (Sinistra Democratica), Benedetto Della
Vedova (Riformatori Liberali). Saranno circa 200 i delegati che si
daranno appuntamento, a partire dalle 14:30 di venerdì 11 maggio,
presso l'Hotel Quark, in via Lampedusa 11/a, a Milano, per eleggere i
vertici ed approvare le linee guida dell'attività della maggiore
associazione omosessuale italiana. I delegati rappresenteranno circa
180mila iscritti, raccolti in oltre 100 sedi locali (43 comitati
provinciali e 65 associazioni affiliate), e in 6 coordinamenti
regionali, distribuiti in 48 province di 18 regioni italiane. Il
dibatto pre-congressuale nelle sedi territoriali dell'associazione,
svoltosi tra marzo e aprile, ha compreso 40 incontri, per un totale di
oltre 100 ore di discussione. Decine gli ordini del giorno elaborati su
temi diversi dai giovani alle donne, dalla salute, alla cultura.
Ufficio stampa Arcigay
A.G.E.D.O.

FAMILY DAY: GENITORI DI OMOSEX:
ECCO PERCHÈ NON POSSIAMO PARTECIPARE
L'Associazione di Genitori e amici di omosessuali che da sempre esalta l'importanza ed il ruolo della
famiglia come luogo educativo, di sostegno e di "comunità di amore e di
vita ", come i nostri figlie e le nostre figlie hanno sperimentato;
desidera portare un contributo alla manifestazione del "Family Day",
proprio per non emarginare realtà familiari "differenti" già fortemente
presenti nel nostro paese, in Europa e nel mondo. "Troviamo fortemente
discriminante il tentativo di chiudere in un ghetto la famiglia
tradizionale con il vedere nemici in ogni altra forma di unione
riconosciuta fra persone che si amano, perchè solo l'amore che unisce
può realmente cementare una coppia" dichiara la Presidenza di Agedo e
continua: "sentimento che permette un progetto di vita in comune teso
alla mutua assistenza, soprattutto nei momenti difficili che sempre si
incontrano lungo l'arco della vita; l'amore vissuto in una coppia
porta anche al riconoscimento dei diritti e dei doveri, al suo interno
e verso la società". Proprio per questo le unioni uomo-donna, in quanto
ricchezza per la società tutta, sono state tutelate con l'istituto
giuridico del matrimonio civile. Oggi si chiede un'estensione di tali
tutele anche a quelle coppie che non volendo o non potendo accedere (é
il caso dei nostri figli) al matrimonio, necessitano per vivere
serenamente di potere godere dei diritti di cui già godono le nostre
famiglie, attraverso un riconoscimento giuridico che preveda anche la
loro affettività, il loro essere legame d'amore, il loro essere
ricchezza per la società tutta. Agedo riconosce, indipendentemente
dalle argomentazioni che coincidono con la morale cattolica, "che le
famiglie sono la base della società e che estendere il concetto di
famiglia sarà vantaggioso per tutta la società", come del resto è
dimostrato nei paesi europei dove già, in modo civile, vengono
riconosciute le unioni al di fuori del matrimonio e le unioni
omosessuali. Anche da parte nostra dunque venga un bel sì alla
famiglia, ma per TUTTI! Certi che gli italiani sapranno intuire il
valore positivo di una regolamentazione istituzionale. Non possiamo
quindi essere d'accordo con una manifesta volontà di far emergere un
unico modello di famiglia che ha diritto alle tutele dello Stato e che
vede negli altri modelli un pericolo o, ancora peggio, una minoranza
senza diritti alcuni. Non ravvisando pertanto in tale manifestazione
situazioni di accoglienza e di dialogo, ma solo di rifiuto ed
emarginazione, le nostre famiglie sono costrette ad astenersi dalla
partecipazione. La Presidenza di A.GE.D.O. Associazione di GEnitori e
amici Di Omosessuali
www.agedo.org

JONATHAN ALI IN VOLO
Io cammino con le spalle al muro Difficoltà per una consapevole identità Museo d'arte
moderna Vittoria Colonna Pescara, domenica 20 maggio 2007 - ore 17
Manuela Di Nardo, Jonathan - Diritti in movimento Porpora Marcasciano,
MIT - Movimento Identità Transessuale Matteo Pegoraro, Responsabile
Giovani Arcigay Firenze Claudia Toscano, AGEDO - Associazione Genitori
e Amici degli Omosessuali Ingresso libero - a seguire buffet
Jonathan
- Diritti in movimento Associazione glbt
Via Palermo, 41 - 65122
Pescara
347 6163260 - info@alinvolo.org
www.alinvolo.org
INVIATO DA A.
Maria Angelitti Gaya CsF

FAMILY DAY: ARCIGAY, SARA' UNA FESTA DELLE DISCRIMINAZIONI
"Il 12 saremo alla manifestazione di piazza Navona per la laicità".
A Milano il congresso dell'associazione dall'11 al 13 maggio
"Siamo alla Santa Alleanza omofobica. La risoluzione del parlamento europeo dello scorso
26 aprile contro l'omofobia aveva visto giusto condannando come atti
omofobici 'i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e
religiosi nei confronti degli omosessuali'. Questo il commento del
presidente nazionale di Arcigay Sergio Lo Giudice alle parole del
rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che ha invitato la comunità
ebraica a prendere la parola contro il riconoscimento dei diritti delle
coppie omosessuali. "Uno scellerato fronte delle gerarchie cattolica,
ebraica e islamica – ricorda Lo Giudice - ha impedito lo svolgimento
del gay-pride mondiale (World Pride) a Gerusalemme nel 2005 e ha
ispirato il divieto di quello di Mosca lo scorso anno. Ora il rabbino
Di Segni interviene contro i diritti di gay e lesbiche, guarda caso
alla vigilia del Family day che sarà la prima vera manifestazione
contro i diritti di gay e lesbiche nel nostro paese, al di là degli
ipocriti distinguo degli organizzatori. Una festa delle
discriminazioni. Sappiamo bene che all'interno della comunità ebraica,
come in quella cattolica, esistono posizioni molto diverse, attente
alle libertà e fortemente legate al principio del riconoscimento delle
diversità: ci auguriamo che vengono alla luce". Il 12 gennaio una
delegazione di Arcigay guidata dal presidente nazionale Sergio Lo
Giudice, che interverrà dal palco della manifestazione, parteciperà all'
iniziativa "Coraggio Laico" di Piazza Navona, di cui l'associazione è
fra i promotori. Negli stessi giorni, dall'11 al 13 maggio, Arcigay
terrà a Milano il suo 12° Congresso nazionale dal titolo "Siamo
Famiglie: pari dignità, pari diritti". Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO STAMPA
IKEN ONLUS
"Rosy Bindi e Family Gay."Il presidente
dell'associazione i Ken di Napoli Carlo Cremona ed il comitato
direttivo, esprimono gratitudine al Ministro della Solidarietà sociale
Ferrero per la nobile posizione politica presa per l'esclusione delle
associazioni omosessuali dal convegno. Riteniamo lodevole e solidale
anche la posizione dell'On. Gennaro Migliore ed invitiamo tutti i
parlamentari laici a sollecitare il ministro Bindi a rivedere la
propria posizione in evidente contrasto con le linee guida per le pari
opportunità di tutti e tutte e fortemente discriminatorie.

BABILONIA
"Papito è trisessuale". A coniare il nuovo termine è il cantante Miguel
Bosè, icona trasgressiva e androgina del panorama musicale degli anni
Ottanta e Novanta, in una irriverente intervista al mensile omosessuale
Babilonia. Alla curiosità dell'intervistatore che gli chiede sulla sua
presunta omosessualità, il cantante madrileno sbarcato a Milano per
promuovere il suo nuovo album "Papito", risponde: «Lasciamo le cose
come stanno o come vogliono essere pensate. Dare spiegazioni sulla mia
sessualità non serve a nulla. Mi è successo un bel giorno di trovarmi
ad essere gay; poi sono arrivate le donne. Sono diventato bisessuale e,
una volta esaurita anche questa opzione, altre domande. Esaurita oramai
ogni altra scelta, per me voi non mi resta che dire: sono trisessuale».
Cosa vuol dire?, chiedeBabilonia. «Non lo so -risponde Bosè – ma ho
ancora un altro asso nella manica: la zoofilia».Non solo di musica
parla Babilonia con Miguel. Quanto gli è familiare la Spagna di
Zapatero? «Certamente molto di più di quella di Aznar: sono socialista
da sempre». Ancora più duro lo è nei confronti della Chiesa lo scontro
sui temi etici e omosessuali: «La Chiesa non fa testo, non è un
riferimento e non dovrebbe esserlo». Anche sulle manifestazioni contro
i diritti omosessuali, Bosè è netto con Babilonia: «Questi manifestano,
però poi concedono il perdono a chi si macchia di orrori come la
pedofilia. E leggiamo spesso che queste cose succedono proprio
all'interno della Chiesa. In una democrazia tutte le alternative devono
essere legalizzate, in maniera che quando sono esercitate non siano
condannate. Stiamo parlando di affetti, di amore. Insomma: stessi
diritti per tutti i cittadini! O altrimenti facciamo una cosa: dobbiamo
avere il diritto di non pagare più le tasse, voi e noi che vi
sosteniamo». Nella lunga intervista con il mensile storico degli
omosessuali, Miguel Bosè si lascia trascinare anche a qualche ricordo
dell'infanzia, quando la sua casa madrilena era rifugio di personalità
del calibro di Luchino Visconti, Hemingway, Ava Gardner, Orson Welles e
tanti altri.
INVIATO DA Mario Cirrito

ASSOCIAZIONE RADICALE "IGNAZIO SILONE"
CONCORSO FOTOGRAFICO "FATTI E MISFATTI DELLA GIUNTA TEMPESTA
1° sezione "I fatti positivi" 2° sezione "I Misfatti" 3° sezione
"Essere giovani a L'Aquila"
Ciascun partecipante dovrà presentare una o
più fotografie di ottima qualità che rendano attraverso un'immagine
emblematica il carattere positivo o negativo delle iniziative della
giunta di Centrodestra e quindi indicative del degrado o dello sviluppo
di questa città negli ultimi 8 anni. Le fotografie stampate a cura del
concorrente devono essere inviate alla Ass. Radicale "Ignazio Silone"
c/o SDI, via Beato Cesidio, 9- 67100 L'Aquila, ed on line al
ginoantognetti*libero.it. non oltre il 17 maggio 2007. Ogni foto dovrà
portare sul retro un titolo ed una breve didascalia ma il nominativo e
recapito dell'autore devono essere indicate a parte. La scelta del
formato sarà libera e si potrà anche presentare un elaborato composto
da vari scatti. Per eventuali informazioni si può contattare il 348
1018898. La partecipazione è libera. - REGOLAMENTO 1. Saranno premiate
le fotografie che, oltre al valore estetico e alla capacità
comunicativa, rispetteranno le finalità del concorso indicate. 2. Il
giudizio avverrà in forma anonima senza considerare l'identità del
fotografo, la professione o il paese di provenienza. 3. La decisione
della giuria è insindacabile e non potrà essere oggetto di discussione.
4. La partecipazione al concorso implica l'accettazione del presente
regolamento e autorizza gli organizzatori all'uso gratuito delle opere
concorrenti per finalità senza scopo commerciale quali pubblicazioni,
diffusione ed esposizione del materiale a fine didattico e culturale.
5. La partecipazione al concorso implica la concessione agli
organizzatori del consenso al trattamento dei dati personali in base a
quanto previsto dalla legge 675/96 e sue successive integrazioni e
modifiche. I dati raccolti saranno conservati in un apposito archivio
presso l'A.R.I.S. e non verranno ceduti o comunicati a terzi per
trattamenti diversi da quelli istituzionalmente previsti dalla
associazione stessa. 6. Le opere ricevute non saranno restituite. 7. La
giuria sarà composta da un giornalista per ciascuno dei seguenti organi
di informazione Il Centro, Il Messaggero, Il Tempo, TV Uno, Onda TV,
Rai TGR Abruzzo, Il Capoluogo, Il ficcanaso, L'Editoriale, Sallustio
2000 e preseduta dal Presidente o altro rappresentante dell'Ordine dei
Giornalisti. Tutte le foto meritevoli saranno pubblicate sul sito de
"Il Ficcanaso.it" e sul costituendo sito dell'A.R.I.S. 8.L'
Associazione, visti i tempi brevi, si riserva di effettuare qualche
modifica nella composizione della giuria e di organizzare una
manifestazione finale alla presenza del Sindaco dell'Aquila e dei
candidati sindaco prima delle consultazioni elettorali. 9. Copia delle
migliori foto dei misfatti saranno consegnate al nuovo sindaco con l'
invito a risolvere entro breve tempo ed in modo efficace lo scempio
denunciato. Allo scadere di ogni anno l'Associazione organizzerà un
confronto tra queste foto e la nuova realtà. 9. Ai primi classificati
delle 3 sezioni verrà donato un volume de "La Scuola dei dittatori" di
Ignazio Silone. E' cambiata la nostra città negli ultimi 8 anni?
Certamente sì, se sia cambiata in meglio o anche in peggio dipende
anche dai punti di vista ma crediamo che molti cittadini non abbiano
una visione complessiva e puntuale dello stato attuale della nostra
città. Sembra che si siano assuefatti ed anestetizzati e si sentono
spesso frasi poco democratiche "tanto sono fatti tutti così" e "non
cambierà mai niente". Il rifiuto della politica e del votare sono il
peggior gesto antidemocratico. Essi fanno del mancato elettore il più
attivo complice della corruzione e del degrado politico. Il politico
corrotto od incapace può così agire indisturbato. Con le elezioni verrà
deciso come saranno la nostra città e la nostra vita quotidiana nei
prossimi anni. Non è insensato considerarsene estraneo? Ecco perché
diventa indispensabile che gli elettori siano informati e coscienti di
tutte le trasformazioni che si sono realizzate in città. Nel centro,
nelle periferie, negli angoli storici meno frequentati, nei quartieri
nuovi. Il momento giusto per una prima riflessione è adesso. A pochi
passi dalle scadenze politico elettorali locali.
Il Segretario della
Associazione Radicale "Ignazio Silone" L'Aquila 4.5.2007
Gino
Antognetti


ORGOGLIO E PREGIUDIZI
A cura di Alba Montori Celebrazione o commemorazione?
EVVIVA !La "città del cinema" ha compiuto settant'
anni. Io invece sessanta. Così i vari tiggì sono stati colonizzati da
un paio di giorni sull'argomento. Illustrati dalle immagini dei divi
passati e presenti del set e soprattutto delle dive, che vi hanno
trovato la loro dimensione di star internazionali, l'america in casa,
presentati e sponsorizzati da Rutelli e da Veltroni in veste di
anfitrioni.... Con tutto il consueto rituale di citazioni , in primis
Fellini. E' già un miglioramento, rispetto al silenzio dei suoi primi
cinquant'anni. Non una parola invece, a parte un accenno subito
troncato, del grande Monicelli e di una timidissima Loren su cosa ha
reso possibile il trionfo dei nuovi proconsoli Rutelli & Veltroni. Se
pensassi che mio padre, Alfredo Montori, l' architettore ( proprio
così, soprannome datogli da D'Annunzio) morto nel 1974 a 81 anni, si
trova ancora da qualche parte nell'universo, penso che potrebbe davvero
indignarsi. Ma io, che ho passato là dentro la prima parte della mia
infanzia, scorrazzando per i viali, gli uffici, i magazzini e le
sartorie, i camerini, i teatri e i ponti luce, perseguitando con le mie
curiosità e i miei perchè tutti, a cominciare dal portiere Pappalardo,
io sono indignata, molto, e anche rattristata, un po'. Perchè chi oggi
se ne fa palcoscenico privilegiato non si è sognato neanche
lontanamente di ricordare chi ha reso uno "stabilimento industriale"
quello che è ancora, malgrado si sia cercato di distruggerne anche
l'anima, e lo ha reso allora e per sempre vera FABBRICA non dei sogni,
ma della finzione. Perché il cinema è finzione. IL CINEMA è ILLUSIONE
Mio padre che ha inventato il nome e il logo di CineCittà ( ma non lo
ha brevettato, perchè ne era il direttore...) la chiamava "FABBRICA
DELLE ILLUSIONI". Le illusioni sono qualcosa che ci appare come
esistente anche se sappiamo che non lo è e dobbiamo essere ad occhi ben
aperti e col cervello vigile, anzi, per vedere le illusioni! Altro che
fabbrica dei sogni...I sogni sono un'altra cosa, quelli si fanno
dormendo, specchio del nostro personale subconscio, quando il cervello
si distacca dalla realtà, smette di ragionare, per riposare. Quel che
si vede apparire vero sullo schermo non è mai vero, anche se può
sembrarlo, anzi deve apparire più vero della realtà. E in ogni caso è
solo un effetto di luce, solo un'illusione ottica. Ma quelle forme in
movimento, guizzi di luci più veri del vero, sono il risultato di un
enorme lavoro creativo, di cui sullo schermo non si vede nulla, al
cinematografo. Un particolare tipo di lavoro nel quale un gruppo di
persone( equipe o cast) , ciascuna con le sue abilità e le sue
professionalità, si mette in gioco ad interagire con gli altri, col-
labora allo scopo di produrre un'illusione di realtà ( a tema) più vera
della realtà stessa, senza limiti né spaziali, né temporali, e con un
tale rapporto di interconnessione che il risultato visivo filmico
spesso travalica anche le previsioni progettuali. Insomma Fellini non
sarebbe stato "il regista", se come regista non avesse avuto a
disposizione tutta Cinecittà. Perciò io voglio celebrare, anche in nome
di mio padre che non può farlo, tutte le legioni di segretarie , di
tecnici del suono, dell'illuminazione, del montaggio, dell'edizione,
fotografi e operatori, le parrucchiere, i truccatori e le truccatrici e
i costumisti, le telefoniste del centralino, gli attrezzisti e gli
armieri e i trovarobe, per non parlare degli artigiani artisti delle
miniature e dei "macchinisti", quegli omaccioni sempre sudati e in
canottiera anche d'inverno, col martello appeso ai calzoni e le tasche
piene di chiodi, ( e dal liguaggio molto anticonvenzionale) capaci di
costruire e disfare una scena e via l'altra, riuscendo a trasformare i
disegni di papà in spazi vivi della durata strettamente necessaria a
girarvi le scene previste in copione....E ringraziarli, con affetto,
perchè per me sono stati "gente di famiglia". Anche se erano sempre al
lavoro trovavano pure il tempo per coccolarmi o per giocare con me, e
mi hanno insegnato un sacco di cose, a cominciare dal non fare
distinzione di ruoli e ceti e tipologie varie nel comunicare tra
persone, ma soprattutto mi hanno dato il rispetto per il lavoro, quello
vero, che costa fatica e impegno al meglio delle proprie capacità,
quello fatto "a regola d'arte". E voglio ringraziare, almeno io, anche
Alfredo, mio padre, che col suo lavoro ha permesso tutto questo e col
suo affetto a me di viverlo.. Il "professore"che ha animato fin dal
progetto la Città del Cinema, che vi ha speso senza risparmio la sua
energia creativa, che ha cercato con pochi di proteggere durante la
guerra e l'occupazione tedesca lo stabilimento e le attrezzature dai
saccheggi, che non è riuscito a veder ricostruito il teatro n6,
bombardato nel 1944, che ha cercato, sperato, una rinascita dopo la
guerra, che è arrivata ( ma è davvero arrivata?) troppo tardi perchè
potesse assistervi e che nessuno ha ufficialmente ringraziato. Tutta
gente che non si vede mai nei film ma senza la quale tanti film non
sarebbero mai esistiti: i veri, unici e irripetibili"cittadini di
Cinecittà.
Alba Montori Gaya CsF

COMUNICATO STAMPA
ARCILESBICA ROMA
12
MAGGIO 2007: 33° ANNIVERSARIO
DELLA VITTORIA SUL DIVORZIO
GIORNATA DEL
"CORAGGIO LAICO"
INVITIAMO PARTECIPARE A QUESTA IMPORTANTE GIORNATA
TUTTE E TUTTI QUELLI CHE CREDONO NELLA LIBERA ESPRESSIONE DELL'AMORE E
NELLA PACIFICA CONVIVENZA DI TUTTE LE FAMIGLIE (SI ALLA FAMIGLIA - NO
ALLA DISCRIMINAZIONE DELLE FAMIGLIE OMOSESSUALI!)
Arcilesbica Roma www.
arcilesbica.it/roma - Piazza Navona (dalle ore 15,30 a notte
inoltrata) MANIFESTAZIONE/CONCERTO CON SIMONE CRISTICCHI, FRANKYE HI
ENERGY, MARCO MASINI, VALENTINA GAUTIER, MOMO promossa dalla Rosa nel
Pugno, SDI e Partito Radicale Dalle 10 alla Sala delle Conferenze,
piazza Montecitorio 123/A, convegno "Il mito della famiglia naturale,
la rivoluzione dell'amore civile" .
Arcilesbica Roma V.le G.
Stefanini, 15 TEL. 06/4180211 (
www.arcilesbica.it/roma)


FAMILY DAY: ARCIGAY; "BINDI, NOI SIAMO
FAMIGLIE, FATTENE UNA RAGIONE"
TUTTO PRONTO A MILANO PER IL CONGRESSO
DELL'ASSOCIAZIONE, 11-13 MAGGIO
TRA GLI OSPITI ESPONENTI DELLA CULTURA
E POLITICI DEI DUE SCHIERAMENTI
"Rosi Bindi vuole passare alla storia
come il 'ministro delle Discriminazioni', ma la sua arrogante pretesa
di piegare la realtà alla sua ideologia non potrà alterare la natura
delle famiglie gay e lesbiche, oggi più che mai visibili e determinate
nella richiesta di pari diritti". Così Sergio Lo Giudice, presidente
nazionale di Arcigay, risponde all'annuncio di esclusione delle nuove
famiglie dalla Conferenza di Firenze organizzata dal ministero per la
Famiglia. Intanto è tutto pronto per l'apertura del 12° congresso
nazionale di Arcigay, la principale associazione omosessuale italiana,
che si riunirà a Milano presso l'Atahotel Quark, in via Lampedusa 11/A.
I lavori inizieranno alle 14:30 con i saluti istituzionali (confermata
la presenza del presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati)
e, dopo la relazione del presidente uscente, i contributi degli
invitati esterni. "Daremo centralità agli ospiti non politici –
annuncia Lo Giudice. La delusione per gli impegni disattesi dai partiti
è grande. Vogliamo interloquire soprattutto con la società civile, la
cultura, i movimenti, per scardinare la cappa di pregiudizio che si
respira nel paese e cercare di far recuperare all'Italia uno straccio
di laicità". Fra gli interventi previsti, oltre a quelli del variegato
universo lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e di altre
forze sociali (Arci, Cgil), ci saranno quelli della sociologa della
famiglia Chiara Saraceno, dello psicologo Vittorio Lingiardi, del
presidente della Consulta delle associazioni per la lotta all'Aids
Massimo Oldrini. Numerosi gli esponenti politici che hanno confermato
la loro presenza: i ministri Alfonso Pecoraro Scanio ed Emma