20 marzo 2007

NEWS DEL 20 MARZO 2007

L'ALTRO MARTEDI' DI RADIO POPOLARE
la trasmissione di cultura ed informazione omosessuale
di Radio Popolare condotta da Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu Martedì 20 marzo dalle ore
22.35 alle ore 23.30 presenta Deviati Mentali a Chi? speciale
intervista a Pietro Barbetta docente di psicologia dinamica e
psicodinamica delle relazioni familiari-Università di Bergamo e
curatore del saggio La Famiglia in Disordine di Elisabeth Roudinesco
Meltemi Editore e Tutto su Luchino Visconti vizio, provocazione e
decadenza dell'omosessualità nel cinema del più grande regista del '900
a cura di Paolo Pedote
email: omomail@radiopopolare.it
Radio Popolare
FM 107.600
streaming su www.radiopopolare.it satellite Eutelsat Hot
Bird 13° Est, Frequenza 12.111 MHzPolarizzazione verticale.

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 19 marzo 2007
FAMILY DAY: ASSOCIAZIONI
OMOSEX ANNUNCIANO PARTECIPAZIONE
"ANCHE NOI IN PIAZZA SAN GIOVANNI CON
LE NOSTRE FAMIGLIE"
"Anche noi parteciperemo alla manifestazione del 12
maggio per le famiglie, perché anche le nostre sono famiglie italiane".
Lo annunciano in una nota congiunta le associazioni nazionali Agedo
(ass. genitori di omosessuali), Arcigay, Arcilesbica, Famiglie
arcobaleno (ass. papà e mamme omosessuali), e Liff (Lega italiana
famiglie di fatto) "Siamo famiglie italiane – si legge nella nota -.
Siamo genitori di figli gay, che amiamo vedere felici con i propri
compagni. Siamo coppie conviventi da vent'anni, senza diritti ma con
un forte consapevolezza dei nostri doveri reciproci. Siamo mamme
lesbiche che amano i propri figli, anche se per lo Stato una di noi due
è un'estranea. "Crediamo che le politiche per le famiglie vadano
consolidate. Chiediamo più assistenza per gli anziani, più asili nido,
più agevolazioni per le famiglie numerose, più case popolari. Chiediamo
anche che questi interventi siano rivolti a tutta la popolazione, senza
discriminare in base all'etnia, alla lingua, alla religione,
all'identità di genere o all'orientamento sessuale. "Rispettiamo la
Costituzione della Repubblica italiana, che nel riconoscere all'art. 29
i diritti delle famiglie sposate, non vieta in alcun modo il
riconoscimento di altre unioni e nulla toglie alle altre famiglie, e
che agli articoli 2 e 3 rispettivamente 'riconosce e garantisce i
diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni
sociali ove si svolge la sua personalità', e sancisce che 'tutti i
cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,
senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di
opinioni politiche, di condizioni personali e sociali'. "Chiediamo il
rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che
all'art. 9 stabilisce in modo distinto il diritto a sposarsi e il
diritto a costituire una famiglia, anche fuori del matrimonio". "Per
questi motivi e su questi presupposti parteciperemo alla manifestazione
del 12 maggio per le famiglie italiane in piazza San Giovanni a Roma.
Perché noi siamo famiglie". Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO
STAMPA
CINZIA RICCI GAYA CsF
Carissimi, come sapete, nei giorni 21-22-
23-24 Febbraio scorso, ho tenuto un
seminario durante l'autogestione
dell'Istituto Magistrale Matilde di Canossa, a Reggio Emilia (http:
//www.cinziaricci.it/seminario-intro.htm). Successivamente al seminario
e, peggio, alla pubblicazione delle pagine che lo raccontano,
l'Istituto è stato fatto oggetto di telefonate anonime e mails
denigratorie o ammiccanti certamente frutto della mente malata di
solerti cittadini, genitori e studenti di sana e robusta costituzione
eterosessuale, cattolica, incapaci di comprendere l'importanza del
rispetto, del dialogo, del confronto, del pluralismo e della
democrazia. Neanche la "rossa" Reggio Emilia è immune dall'omofobia,
dal disprezzo verso gli altri. Su richiesta del Preside e in accordo
con lui, ho deciso di proteggere i professori, le ragazze e i ragazzi
coinvolti direttamente o indirettamente nell'autogestione omettendone
nomi e volti. In un momento storico e politico come quello attuale,
dove siamo costretti ad assistere all'inutile, fuorviante e tedioso
dibattito sulla legittimità dei Dico, dove il Papa quotidianamente
offende le persone omosessuali, incita all'odio verso di esse e
minaccia chiunque dissenta con le sue pretese e i suoi diktat, questo
accade. Non sono in discussione i diritti di là da venire, ma quelli
che stupidamente crediamo assodati e garantiti. Informazione, cultura,
libertà di parola ed espressione, incolumità fisica e mentale, ne fanno
parte. Diritti dei quali ci stiamo facendo depredare a malapena
accorgendocene, a malapena lamentandoci. Quando non ne avremo più,
forse, troveremo la forza e il coraggio di sollevare la testa e
riprenderceli. In attesa che quel giorno arrivi e poiché indietro non
si può tornare, non rimane che opporsi, denunciare e resistere, anche a
costo della vita.
Cinzia Ricci, 17 Marzo 2007


LESBICHE PALESTINESI
C'è un gruppo che si chiama "Lesbiche Palestinesi" , che comprende sia
donne della Giudea che della Samaria ((anticamente terre dei Giudei,
cioè degli Ebrei, oggi rinominate semplicemente West Bank o Riva
Occidentale, in mano ai cosiddetti palestinesi) e include anche donne
arabe israeliane. Questo gruppo terrà una conferenza sulla situazione
delle lesbiche. La conferenza del gruppo "Lesbiche Palestinesi" , però,
non si terrà, come sarebbe logico, in quelle terre chamate palestinesi,
ma ad Haifa, nello Stato democratico di Israele. Perchè? Semplice! Se
le lesbiche si incontrassero nelle aeree palestinesi, verrebbero
assassinate. Il movimento islamico israeliano ha denunciato Israele per
avere concesso al gruppo di lesbiche di organizzare la conferenza in
terra israeliana e promette violente reazioni contro Israele se non
annullerà il permesso concesso. Israele, però, come sempre, non
rinuncerà alla sua democrazia e la conferenza delle lesbiche si terrà
lo stesso, il 28 marzo ad Haifa.
http://haaretz. com/hasen/
spages/835469. html

COMUNICATO STAMPA BABILONIA
"Babilonia
intervista il senatore Gianfranco Rotondi: «Non escludo che Grillini
possa diventare democristiano. Nella Dc storica più frequenze gay di
oggi».

E se nella Democrazia Cristiana del senatore Gianfranco
Rotondi, si verrebbe a sapere di omosessuali, li accetterebbero con
dignità? La domanda al segretario nazionale dello scudo crociato fa
parte della intervista "istituzionale" pubblicata sul nuovo numero del
mensile storico omosessuale "Babilonia". Risponde il senatore Rotondi:
«Potrei dire con una battuta che anche sotto questo aspetto era più
frequentata la Dc storica che non quell'attuale. Senz'altro
accoglieremmo queste militanze alla luce del sole così come alla mia
bimba più grande, che ha quattro anni, ho spiegato che due signori che
abitano vicino, vivono insieme perché si vogliono molto bene».
Ovviamente, Babilonia, parla con Rotondi anche dei DiCo: «La mia
posizione – spiega Rotondi – sulle unioni civili e sull'apertura ai gay
coincide con quella del Ppe e della Cdu tedesca che sono partiti di
ispirazione cristiana. Dove è lo scandalo? Fuori squadra europea ci
sono l'Udc, l'Udeur, la Margherita e Forza Italia». Ma, riconoscere
diritti alle coppie gay toglie qualcosa alla famiglia tradizionale?
«Secondo me no, - risponde il senatore Rotondi – perché si tratta di
istituti profondamente diversi. Non crediate che la mia posizione sui
DiCo sia stata applaudita dai miei iscritti: la Dc ha difeso la dignità
e la libertà della Chiesa, ma ha saputo anche dire dei "no" quando essa
chiedeva scelte politiche contrarie al progetto culturale dei cattolici
democratici». Parlando su una proposta di legge contro le
discriminazioni di cui Franco Grillini è il primo firmatario, il
segretario Rotondi confessa di non averla letta e risponde:
«Naturalmente risentirà della formazione culturale dell'on. Grillini
che non è nato democristiano, anche se non si può mai escludere che lo
diventi, visto che frequenta colleghi di partito senz'altro meno
liberali di noi democristiani». Il nuovo numero di "Babilonia" è quasi
monotematico, con interviste, reportage e servizi, tutti sulle unioni
civili e i DiCo. Dall'America parlano una coppia di gay e una coppia di
lesbiche che vivono insieme con due bambini nati da rapporti diretti.
L'etologo Daniele Fanelli ci
racconta storie raccapriccianti di chi
cerca di guarire gli omosessuali con elettrochock e barbarie varie.
Ancora due famiglie italiane, una gay e l'altra lesbica, narrano la
crescita dei propri figli e, nella discussione sui DiCo, intervengono i
maggiori esponenti del movimento omosessuale italiano, oltre alla
consueta rubrica dell'on. Franco Grillini e del segretario nazionale di
Arcigay, Aurelio Mancuso. Per i più pignoli una cronologia: "dai Pacs
ai DiCo" e una riflessione, dopo la lettera di alcuni militanti gay Ds
a Fassino, Prodi e Rutelli, su come può nascere il Partito Democratico
con il sostegno degli omosessuali o senza. E a destra? Il nuovo
direttore del "Secolo", Luciano Lanna, spiega perché è giusto aprire il
giornale di AN anche ai gay.
La redazione di "Babilonia"

LO STATO
ITALIANO NON RICONOSCE DIRITTI CIVILI UGUALI PER TUTTI
Lo Stato
Italiano non riconosce diritti civili uguali per tutti (PACS, Dico)
obbedendo ai continui interventi della chiesa cattolica, una chiesa
NON cristiana che e' causa di sofferenze e morte ( preservativi, vite
distrutte di omosessuali, pedofilia, etcetera, etcetera). Lo Stato del
Vaticano ha tutto il diritto di discriminare e/o emarginare chi le pare
sul proprio territorio, ma non di interferire nella politica italiana
ne' tantomeno di impedire che l'Italia sia un paese democratico nel
quale tutte le persone dovrebbero poter godere degli stessi diritti.
Un paese NON E' DEMOCRATICO se esistono disuguaglianze di trattamento
tra le diverse categorie di cittadini. Oggi, la discriminazione nei
paesi civili e' un reato che non fa onore alla cristianita' ne' allo
Stato del Vaticano e
neanche ai politici conniventi che propongono
come leggi le idee diaboliche e anticristiche della dirigenza
cattolica. I signori e le signore della politica che obbediscono alla
mentalita' vaticanense dovrebbero ricordarsi che chi discrimina e'
colpevole di omicidio attraverso l'uso della parola, istiga al suicidio
e crea un gravissimo disordine sociale. Sappiamo tutti che la chiesa di
Roma non e' democratica ma viene guidata in modo fortemente maschilista
(per modo di dire) da un papa ed un collegio di cardinali che esclude
le donne. Una chiesa che condanna tutti i rapporti sessuali (naturali)
se non atti alla procreazione e che si autoimpone l'astinenza sessuale
(innaturale), che ha coperto casi di pedofilia nei
propri ranghi e che
malgrado cio' si erge a sommo interprete del Cristo. Una
chiesa che
asserisce di essere conoscitrice della verita' di Dio e che invece
dimostra di essere anticristica perche' attraverso la parola predica
l'emarginazione di una gran fetta della popolazione: pansessuali,
bisessuali e omosessuali e che quindi è chiaramente causa di vite
infelici, morti e suicidi non ultimo quello di Alfredo Ormando, datosi
alle fiamme proprio in piazza san pietro.
Peter Boom Gaya CsF


ASSOCIAZIONE NAZIONALE "LIBERO PENSIERO" GIORDANO BRUNO
Sezione di
Viterbo.
CONFERENZA
"Libertà fondamentali: dalla nascita alla morte"
Sala delle Conferenze della Provincia, via Saffi, Viterbo
martedì 20
marzo 2007 - h. 16.30

"La libertà di espressione spirituale inizia
alla nascita e finisce con la
morte di ognuno". Questo indicherebbe la
nostra natura, se ascoltata con rispetto. Purtroppo uno schema mentale
è sovrapposto alla spontanea rivelazione dell'umano in noi, prima
ancora di essere italiani, cristiani o buddisti, noi siamo "uomini" ma
tale consapevolezza è talmente offuscata che le nostre intrinseche
qualità vengono sommerse da una pletora di idee, costrizioni e
strutturazioni precostituite dalla società. Si potrebbe anche definire,
con qualche eufemismo, "cultura" ma sicuramente è un recinto che
impedisce il libero pensiero. Non solo la "società civile" con le sue
regole e le sue imposizioni di nazionalità etc. costringe l'uomo ad
un'esistenza etichettata, anche le religioni contribuiscono enormemente
alla stratificazione sociale e differenziazione di quel che è
assolutamente indivisibile. Dalla nascita alla morte entriamo in una
gabbia ed uscirne sembra quasi impossibile. Vediamo cosa si potrebbe
fare. Pian piano l'uomo si sta riconoscendo sempre più abitante della
Terra e non particolarmente di una nazione od etnia. Questa tendenza
alla "globalità" va aiutata attraverso cambiamenti e riforme che
portino la libertà personale dell'uomo alla sua
originaria
manifestazione. Lasciando da parte il discorso della nazionalità che
può essere superato il momento in cui le Istituzioni sopranazionali
diverranno universalmente riconosciute e si sostituirà l'identità
nazionale con l'idea della cittadinanza planetaria. Per questo occorre
ancora attendere. Ma c'è qualcosa che si potrebbe iniziare a fare, qui
ed ora, in Italia, a Viterbo,con questo stesso Governo in carica, ed
è l'ampliamento delle libertà laiche a partire dalla nascita
dell'individuo sino alla sua dipartita. I bambini, i neonati, sono i
primi sfruttati, in senso ideologico, obbligati dai loro stessi
genitori e dalle esigenze "sociali" a subire la strumentalizzazione
religiosa. Prima ancora che abbia potuto capire cosa significhi
"religione", un bambino innocente viene obbligato ad un percorso
religioso, del tutto inconsapevolmente, cominciando con il battesimo,
poi la cresima e poi ancora la comunione. Il bambino incolpevole viene
legato ai riti e ad una fede che non conosce e non ha l'età per capire
se sia buona o cattiva. L'adesione ad una religione può avvenire solo
nell'età della ragione, come fatto personale, e non come costrizione
imposta dalla consuetudine o dalla paura. Si va a votare a 18 anni?
Anche per l'adesione religiosa bisogna avere almeno quell'età,
altrimenti è violenza e prevaricazione su minori. C'è poi il problema
della libertà espressiva della morte. Queste libertà, che vengono
invocate per il post.mortem, sono di attualità e di grande valore
sociale, anche per sottrarre il cadavere alle "lobbyes mortuarie". Si
tratta qui di sottrarre fisicamente il cadavere a qualsiasi
sfruttamento post mortuario, tenendo anche conto del rischio di
predazione degli organi. Anni fa fu presentata alla Camera dei
Deputati (dal Circolo Vegetariano VV.TT.) una petizione per un'idonea
legge sulla libertà espressiva della morte, con moltissime firme
raccolte a Viterbo ed in tutta Italia, purtroppo ancora non si vedono
risultati concreti, anzi si riscontra una ritrosia permanente a
trattare questo tema. Si capisce che gli interessi smossi dalla morte
sono tanti ma questo voluto silenzio, su un argomento che tocca i
sentimenti (e le saccocce) di buona parte della popolazione, appare
una forma di evidente censura. Programma: Il 20 marzo 2007, a
Viterbo, si tiene una conferenza su questi temi organizzata dall'Ass.
Naz. Libero Pensiero Giordano Bruno in collaborazione con altre realtà
laiche. Fra cui Accademia Kronos, Ass. Per la Cremazione (Socrem),
European Consumers, ADUC, Accademia Kronos. In termini estremamente
pratici si parlerà della libertà di poter esprimere l'affiliazione
religiosa solo con la maggiore età, si parlerà anche di un commiato
laico, della libertà di cremazione e dispersione delle ceneri, della
libertà di inumazione nel terreno prescelto, della libertà di
astenersi dall'accanimento terapeutico. In tal senso già son pronte
delle specifiche richieste che verranno avanzate, durante il convegno,
agli Enti Locali ed al Governo. Si tratta qui di sottrarre fisicamente
sia il minore che il cadavere a qualsiasi sfruttamento (tenendo anche
conto del rischio di predazione degli organi). Nella laicità dello
Stato è necessaria una normativa più liberale e democratica sulla
gestione della nascita e della morte. Interventi previsti: Osvaldo
Ercoli, Ass. Naz. Libero Pensiero Giordano Bruno Ennio La Malfa,
Accademia Kronos Vittorio Marinelli, European Consumers Gianfranco
Paris, Editrice BIG Rolando Ciucciarelli, Socrem Moderatore: Paolo
D'Arpini
Info: liberopensierovt@libero.it
Tel. 0761-587200
Patrocinio
della Provincia di Viterbo e della rivista Etrurialand

APPUNTAMENTI
DEL DIGAYPROJECT
TAVOLI RACCOLTA FIRME PER IL REGISTRO SULLE COPPIE DI
FATTO
Segue la lista dei tavoli dove sarà possibile firmare la proposta
di
iniziativa popolare sul registro delle unioni civili a Roma, da
venerdì 16
Marzo a Domenica 19 Marzo.
LISTA:http://www.digayproject.
org/notizie/notizia.asp?news=3094
CINEFORUM: REINAS - IL MATRIMONIO CHE
MANCAVA
Sabato 17 Marzo, dalle ore 17:00 ci sarà la proiezione del film
Reinas.Il
cineforum si terrà nella sede del Dì Gay Project - via
costantino, 82 - a
due passi dalla metro B San Paolo.
LA STORIA:http:
//www.digayproject.org/notizie/notizia.asp?news=3095
TUTTI I VENERDI'
DALLE 23.30
OMOGENIC
Presso il Circolo degli Artisti - Roma
http://www.
digayproject.org/eventi/
TUTTI I SABATI DALLE 23.00
GORGEOUS
Presso l'
Alpheus Disco - Roma
www.gayvillage.it

http://www.gorgeousroma.it

NESSUNO TOCCHI CAINO
17.03.2007
PARLAMENTO EUROPEO. GRUPPO ALDE INSISTE
PER PRESENTAZIONE MORATORIA ASSEMBLEA GENERALE IN CORSO - 16 marzo
2007: su iniziativa del Presidente Graham Watson e dei Deputati
radicali Marco Pannella e Marco Cappato, il Gruppo ALDE (Alleanza dei
Liberali e Democratici per l'Europa) ha approvato, il 14 marzo, una
proposta di interrogazione orale con dibattito indirizzata a Consiglio
e Commissione. L'iniziativa è volta ad ottenere che siano onorati gli
impegni presi affinché l'attuale Assemblea generale dell'ONU approvi
una moratoria universale sulle esecuzioni capitali - come già chiesto
dallo stesso PE, dalla Commissione, dal Consiglio, dal Parlamento
italiano e dal Consiglio d'Europa - superando le attuali resistenze e
la vera e propria "paura di vincere" da parte dei Governi europei. Il
Gruppo ALDE chiede "per quale motivo ancora non è stato depositato, e
nemmeno predisposto, un testo di risoluzione per l'Assemblea generale"
e "quali sono gli sforzi e le azioni che la Commissione, il Consiglio e
gli Stati membri stanno dispiegando al fine di non dissipare questa
storica occasione - davvero unica anche in termini di sostegno
dell'opinione pubblica - per l'avanzamento dei diritti umani nel
mondo". La Conferenza dei Presidenti dei gruppi al PE ha dato il 15
marzo parere favorevole all'inserimento all'ordine del giorno della
prossima sessione plenaria di aprile di un dibattito con la Commissione
e il Consiglio che si concluderà con il voto su una risoluzione. All'
inizio della settimana, Emma Bonino, ministro per il commercio
internazionale e per le politiche, ha dichiarato a Radio Radicale che c'
è il rischio di un rinvio. "Col passare dei giorni - spiega la Bonino -
si rischia di ritrovarci in una situazione in cui non c'e' un voto
negativo politico esplicito ma una specie di resistenza passiva che
produce un nulla di fatto". Il ministro Bonino esprime quindi
preoccupazione perché "i giorni stanno passando in modo inesorabile" e
l'iniziativa "sposata così a fondo dal Governo italiano e con il
sostegno del Presidente della Repubblica" rischia di portare a un altro
rinvio. Da parte sua, Marco Pannella ha "acquisito la quasi-certezza
che il governo di centrosinistra, con il supporto del centrodestra, si
appresta a far decadere la proposta italiana di una moratoria sulle
esecuzioni capitali in sede Onu". L'Europarlamentare radicale e
Presidente di Nessuno tocchi Caino ha reso la dichiarazione nel corso
di un collegamento con Radio Radicale da Piazza Farnese, dove il 10
marzo si svolgeva la manifestazione in sostegno dei Dico. Bonino e
Pannella hanno chiesto un incontro urgente al premier Romano Prodi e al
ministro degli Esteri Massimo D'Alema.
IRAQ. CONDANNA A MORTE
CONFERMATA PER EX VICE PRESIDENTE RAMADAN - 15 marzo 2007: una Corte d'
Appello irachena ha confermato la condanna a morte di Taha Yasin
Ramadan, ex vice presidente dell'Iraq di Saddam Hussein. La condanna
all'impiccagione potrebbe essere eseguita "in qualsiasi momento", ha
detto il giudice Munir Haddad, ricordando che, in base alla legge
irachena, l'esecuzione deve avvenire entro 30 giorni. La condanna all'
impiccagione era stata emessa lo scorso gennaio dall'Alta Corte
irachena. In origine, lo scorso 5 novembre, Ramadan era stato
condannato all'ergastolo dall'Alta Corte in relazione alla strage dei
148 sciiti di Dujail, avvenuta nel 1982, per la quale sono già stati
impiccati l'ex presidente iracheno Saddam Hussein e due suoi gerarchi,
Barzan al-Tikriti e Awad Hamed al-Bandar, rispettivamente ex capo della
polizia segreta di Saddam Hussein ed ex capo del tribunale
rivoluzionario. La Corte d'Appello aveva in seguito raccomandato per l'
imputato la pena capitale, rimandando il caso all'Alta Corte, che a sua
volta ha emesso la condanna all'impiccagione. Dopo la caduta del
regime di Saddam Hussein, avvenuta il 9 aprile 2003, la pena di morte
in Iraq era stata sospesa dall'Autorità Provvisoria della Coalizione.
E' stata reintrodotta dopo il trasferimento di poteri alle autorità
irachene, avvenuto il 28 giugno 2004. L'8 agosto 2004, a poco più di un
mese dal suo insediamento, l'allora Governo iracheno ad interim guidato
da Iyad Allawi ha varato una legge che ripristina la pena di morte per
omicidio, sequestro di persona, stupro e traffico di stupefacenti. Il 4
ottobre 2005, il Parlamento iracheno ha approvato una nuova legge anti-
terrorismo che prevede la pena di morte per "chiunque commetta ... atti
terroristici", così come per "chiunque istighi, prepari, finanzi e
metta in condizione terroristi di commettere questo tipo di crimini.
MAROCCO. IL RE CONCEDE LA GRAZIA A 14 CONDANNATI A MORTE - 2 marzo
2007: il re del Marocco ha concesso la grazia a 14 condannati alla pena
capitale, ha annunciato in televisione il Ministro della Giustizia
marocchino. La decisione giunge nell'ambito di un'amnistia che il
sovrano Mohammed VI ha concesso a un totale di 8.836 detenuti, a
seguito della nascita della sua prima figlia, la principessa Lalla
Khadija, avvenuta il 28 febbraio. Per molti osservatori si tratta di un
ulteriore segnale nella direzione dell'abolizione della pena capitale
nel paese. L'ultima esecuzione in Marocco è avvenuta nel 1993 quando
Mohammed Tabet, questore di polizia e capo dell'intelligence generale
del paese, è stato giustiziato per abuso della sua posizione e stupro
di centinaia di donne e ragazze.In occasione del Terzo Congresso
Mondiale contro la Pena di Morte, tenutosi a Parigi all'inizio di
febbraio di quest'anno, il presidente del Consiglio Consultivo per i
Diritti Umani marocchino, Idris Ben Dhikri, ha annunciato che il
Marocco abolirà la pena di morte prima del termine dell'attuale mandato
parlamentare, ossia entro la fine di aprile. Dhikri ha dichiarato
esserci un consenso generale sull'argomento, ed ha reso noto che è
stata formata una commissione giuridica incaricata di modificare il
codice penale in vista dell'abolizione.
CINA. "PIU' CAUTELA NEI CASI
CAPITALI" - 11 marzo 2007: la Cina chiede alla propria polizia e
magistratura di trattare con maggiore cautela i casi capitali. In un
documento emesso congiuntamente da Corte Suprema del Popolo, Procura
Suprema del Popolo, Ministero della Pubblica Sicurezza e Ministero
della Giustizia, viene raccomandato ai funzionari giudiziari di
rispettare con scrupolo la legge nella ricostruzione dei fatti,
raccolta delle prove, applicazione delle procedure e decisioni relative
all'entità della pena. Oltre a punire i criminali – afferma il
documento – bisogna proteggere i loro diritti umani, compreso quello a
non subire umiliazioni: non si potranno più esibire in pubblico persone
sospettate o condannate a morte. La polizia non dovrà usare la tortura
nel corso degli interrogatori, al fine di estorcere confessioni,
vietati inoltre metodi illegali di raccolta delle prove. Per quanto
riguarda i giudici, a ogni livello nella gestione di casi capitali
dovranno prestare maggiore attenzione alla validità delle prove. Tutti
gli organismi preposti all'applicazione della legge dovranno
collaborare tra loro, in modo che ogni condanna a morte venga emessa
con equità. Viene infine ricordato che la sola Corte Suprema del Popolo
ha il potere di ratifica finale delle condanne capitali.
LIBIA. "L'
EUROPA NON INTERFERISCA NEI NOSTRI AFFARI INTERNI" - 12 marzo 2007: il
Parlamento libico ha duramente criticato la campagna dell'Unione
Europea per il rilascio delle cinque infermiere bulgare e del medico
palestinese condannati a morte nel paese, riporta l'agenzia ufficiale
JANA. I sei operatori sanitari sono stati riconosciuti colpevoli di
aver intenzionalmente infettato col virus HIV 426 bambini ricoverati in
un ospedale di Bengasi. La risoluzione approvata l'11 marzo dal
Parlamento libico condanna "l'orrendo crimine commesso contro i bambini
ed esprime solidarietà e sostegno nei confronti delle loro famiglie",
oltre a "sollecitare i principi di mutuo rispetto e la non-interferenza
negli affari interni di un paese straniero". Lo scorso 18 gennaio il
Parlamento dell'Unione Europea aveva chiesto agli stati membri di
riconsiderare le loro relazioni con la Libia, in caso di mancato
rilascio dei sei operatori sanitari. La risoluzione approvata dagli
europarlamentari chiede inoltre alla Commissione europea di seguire il
caso da vicino.

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12 febbraio 2007

news 12 febbraio

IN ITALIA E' BOOM DELLE CONVIVENZE, MA RUINI SCOMUNICA I "DI.CO"
Italia, è boom di convivenze. Ma la Chiesa scomunica i Dico
L'Istat: nel nostro Paese ci sono mezzo milione di conviventi, matrimoni ai livelli più
bassi dal 1972. Ci si sposa oltre i 30 anni e sempre di meno. E intanto
la Chiesa si mobilita contro i Dico. Il Papa: no alla distruzione della
famiglia grazie alle leggi statali. E il cardinale Ruini annuncia un
documento vincolante per i cattolici.

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 9
febbraio 2007
DICO: ARCIGAY, LE COPPIE FONDATE SULL'AFFETTO RIMANGANO
AL CENTRO DELLA LEGGE . MIGLIORARE LA PDL IN DIECI MOSSE
"Verrebbe
proprio da dire: che te lo 'dico' a fare? Dico o Pacs, scopo della
legge deve rimanere quello di riconoscere diritti e doveri delle coppie
legate da vincoli affettivi. Includere rapporti di altra natura, come
quelli tra fratelli, è solo un tentativo di introdurre incongruità nel
testo della legge al fine di snaturarla, e imporre ulteriori
limitazioni ai diritti previsti". Questo il segnale d'allarme lanciato
dal presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, che, all'
indomani del varo dei Dico da parte del governo, propone dieci punti
per migliorare il provvedimento. "Alcuni aspetti del ddl sono vessatori
– spiega Lo Giudice -. Altri sono solo il tentativo del Vaticano,
rappresentato da Rutelli, di snaturare la legge e di limitare i diritti
previsti. "Solo per fare un esempio i nove anni di attesa per il
diritto all'eredità sono davvero troppi. E che succede se una macchina
mi mette sotto prima? "Altro problema spinoso è il partner
extracomunitario. Se ci si registra all'anagrafe, ha diritto al
permesso di soggiorno. Ma come fa a registrarsi se il permesso di
soggiorno non ce l'ha ancora? Una coppia eterosessuale potrebbe
sposarsi. Una coppia gay, rischia la separazione forzata. "Va inoltre
prevista la possibilità per i conviventi di recedere dal rapporto,
senza dover per forza cambiare subito di casa. Un rapporto affettivo
può finire anche se, magari per necessità temporanea, si continua a
vivere sotto lo stesso tetto. Altrimenti viene contraddetta la
volontarietà del rapporto". Di seguito i dieci miglioramenti che
Arcigay propone al pdl Dico: "CHE TE LO DICO A FARE"1. Dichiarazione -
La dichiarazione deve essere resa insieme: quella di avvisare il
partner tramite raccomandata è una disposizione ridicola e rischia di
aprire il varco a false convivenze. Non ha senso estendere le
convivenze dichiarate a fratelli e sorelle. 2. Convivenza – è la
condizione della dichiarazione, ma deve essere resa possibile: va
prevista la possibilità di regolarizzare il partner straniero privo di
permesso e che ci siano punteggi nelle graduatorie lavorative per il
ricongiungimento al partner con cui si vuole andare a convivere.
Inoltre impedire che si possa dichiarare una convivenza con l'
amministratore di sostegno è in contrasto con la legge che prevede che
sia proprio il coniuge o il convivente ad assumere questo ruolo. 3.
Possibilità di recesso – Deve essere inserita. Nell'attuale proposta
non è prevista, in contrasto con la volontarietà della dichiarazione
iniziale. 4. Parte patrimoniale – deve essere possibile scegliere la
comunione dei beni e opporla a terzi. 5. Accesso alle strutture
sanitarie – il diritto deve essere garantito e non lasciato alla buona
volontà dei singoli ospedali. 6. Successione ereditaria - I nove anni
di attesa sono eccessivi. E se uno muore prima che succede? Va inoltre
parificata la tassa di successione a quella prevista per i familiari.
7. Successione nel contratto di locazione - deve poter essere
immediata, come già stabilito dalla Corte costituzionale, e non legata
ai tre anni di convivenza. 8. Reversibilità della pensione – viene
rimandata alla successiva riforma, ma vanno almeno esplicitati in modo
chiaro i principi e definiti tempi congrui e non eccessivi. In
particolare va riconosciuto il periodo di convivenza pregressa. 9.
Impresa familiare – viene riconosciuta al partner la partecipazione
agli utili, ma non ai miglioramenti dell'impresa e non si tiene conto
del lavoro casalingo. 10. Graduatorie lavorative – va definito in modo
vincolante il diritto ad un punteggio e vanno abbassati i tre anni
previsti, che penalizzano le coppie giovani. Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO STAMPA
JONATHAN DIRITTI IN MOVIMENTO
Il Governo ha affrontato i PACS.
Sotto le bordate della Chiesa, gli attacchi dei
difensori della famiglia alla Casini (divorziati ma, a detta loro,
proprio per questo consci del senso della vera unione matrimoniale), i
veti delle guardie svizzere del programma (ci è toccato anche questo.
Così si sono definiti i teodem della Margherita), le ministre alla
famiglia e alle pari opportunità hanno trovato il compromesso. Se è
vero che l'Unione ha fatto un passo (ma lo doveva fare, era scritto nel
programma), è altrettanto vero che la soluzione è al massimo ribasso.
Dunque, forse, è un passo indietro. I DICO non ci appartengono. Ci sono
estranei, ma lo sono perché ancora ci estraniano dalla società. L'
incipit del decreto sembra fatto per nascondere, o quantomeno per
spingerci a nasconderci: l'articolo 1 (ma chi l'ha scritto … il dottor
Azzeccagarbugli?) si arruffa al comma 3 in una specifica sulla lettera
raccomandata che, per avviare l'agognata convivenza, uno/una degli
aspiranti potrebbe inviare all'altro/a in sostituzione della firma
congiunta all'anagrafe (la «dichiarazione contestuale»). All'articolo
4, sull'assistenza in caso di malattia, anziché affermare un semplice
principio, cioè il diritto di un partner a prestare cura all'altro in
caso di ricovero, si rimanda alla disciplina stabilita dalle singole
strutture ospedaliere. All'articolo 5, se il partner muore o è
incapace, l'altro può assumere decisioni se vi è stato un atto scritto
(specifico, dunque aggiuntivo rispetto alla formalizzazione della
convivenza). All'articolo 7, Regioni e Province autonome «tengono
conto» della convivenza ai fini dell'assegnazione degli alloggi
pubblici. Non c'era una definizione più assertiva? All'articolo 8 si
specifica che, in caso di morte, il trasferimento del contratto di
locazione al partner può avvenire se vi sono stati tre anni di
convivenza. E se la tragica fine della convivenza si verificasse il
giorno prima del terzo anniversario? All'articolo 9 il triennio vale
anche per le agevolazioni e la tutela in campo lavorativo. All'articolo
10 si rimanda, sulle pensioni, al riordino generale della materia. Ma
si ribadiscono i criteri del bollino annuale. All'articolo 11 i tre
anni diventano nove sui diritti di successione. Se prima vi era una
discriminazione piena, oggi ce n'è una a metà. Ci chiediamo però se una
mezza discriminazione non valga, per chi la subisce, come una
discriminazione intera. Nell'Italia dove il privato torna ad essere
pubblico se è Veronica a scrivere a Silvio, le persone omosessuali non
esistono nel Giorno della memoria. L'Abruzzo ha uno statuto che
«promuove e garantisce la cultura, il rispetto ed il riconoscimento dei
diritti degli animali», ma che laddove «riconosce il valore
fondamentale della famiglia come luogo di promozione sociale di
sviluppo e tutela della persona» non «promuove il riconoscimento delle
altre forme di stabile convivenza affettiva» (questo emendamento è
stato infatti bocciato). A Pescara, è accaduto davvero e lo riportò Il
Centro il 29 giugno 2006, il sindaco salta un dibattito sui diritti
degli omosessuali alla festa della CGIL perché preso da orrore e foga
civica nell'incocciarsi strada facendo nell'immondizia fuori da un
cassonetto (sindaco, a Pescara non è certo una rarità …). Ci
aspettavamo di entrare in Europa. Entriamo invece nel Partito
democratico: molti hanno gioiosamente affermato che il compromesso dei
DICO è la prima vera prova di capacità di sintesi del costituendo PD.
Sulla nostra pelle…
Jonathan - Diritti in movimento Associazione glbt
Via Palermo, 41 - 65122 Pescara 347 6163260 - info@alinvolo.org www.
alinvolo.org


COMUNICATO STAMPA RADICALI ITALIANI
DICHIARAZIONE DI
RITA BERNARDINI
Il DDL del Governo sulle unioni civili non soddisfa
Radicali Italiani. Si è tenuto conto prima del potere clericale
vaticano e poi delle esigenze dei componenti le unioni di fatto. Non
avendo senatori, a causa dell'illegalità del nostro paese, chiederemo
subito un incontro con il senatore Cesare Salvi, relatore dei
provvedimenti sulle unioni civili, incluso quello del Governo.
Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani: "Il
provvedimento del Governo sulle Unioni civili non soddisfa Radicali
Italiani. Il testo, frutto di vari livelli di compromesso, ha dato
priorità alle esigenze del potere politico-clericale-vaticano e poi
alle persone componenti le unioni di fatto. Come giustamente detto da
Emma Bonino, che ha espresso anche lei le sue riserve sul testo, questo
non è il Governo Zapatero che con una semplice legge ha risolto il
problema delle discriminazioni verso le persone omosessuali. I
radicali, da sempre impegnati per la difesa della dignità e dei diritti
delle persone gay, si batteranno in Parlamento per migliorare questo
provvedimento governativo che andrà per il suo esame al Senato. Non
avendo propri Senatori, a causa dell'illegalità istituzionale di questo
paese – ricordiamo che su questa vicenda è in corso l'iniziativa
nonviolenta di Daniele Capezzone, giunto oggi al 14° giorno di sciopero
della fame - chiederemo subito un incontro con il Senatore Cesare
Salvi, relatore in Commissione Giustizia dei Disegni di Legge sulle
Unioni civili finora presentati, incluso quello del Governo, per
chiedergli di tenere conto delle nostre posizioni e proposte
migliorative". RADICALI ITALIANI

COMUNICATO STAMPA "VEDOVENERE"
In
seguito alle ultime discussioni parlamentari che fann o riferimento
alla legittimazione delle coppie di fatto, in seguito ai continui
minuetti della politica italiana in cui le promesse servono solo per
vincere le elezioni (e a stento aggiungiamo ndr), in seguito a
dichiarazioni sempre più discriminanti e considerazioni al limite dell'
omofobia, il sito delle Vedove Nere promuove la diffusione della
seguente "lettera aperta", con gentile preghiera di sottoscrizione e
diffusione da parte di coloro che condividano quanto scritto.
Egregi
signori, chi scrive è un gruppo di: persone; donne; cittadine italiane;
adulte; professioniste, che lavorano e pagano le tasse. Queste
caratteristiche indicano una larghissima parte di popolazione italiana,
se non fosse che tutte noi conviviamo oppure abbiamo/abbiamo
avuto/avremo una relazione affettiva stabile con una persona del nostro
stesso sesso. Quest'ultimo aspetto in sè dovrebbe essere ininfluente,
come sostiene la Costituzione, eppure ci vengono negati diritti
elementari della società civile, ci vengono preclusi i privilegi a cui
le coppie sposate accedono automaticamente. Scontati, invece, tutti i
doveri che le nostre relazioni comportano. Nessuno ci impedisce di
prestare cure e assistenza alle nostre compagne finché siamo in
privato, ma non ci è consentito di prestare per loro il consenso
informato o autorizzare l'espianto degli organi, figurarsi detrarre
fiscalmente le loro cure. Nessuno ci impedisce di mantenere le nostre
compagne agli studi ma ci viene negata la possibilità di detrarne i
costi dalle tasse. Nessuno ci impedisce di pensare al futuro delle
nostre compagne quando non ci saremo più, ma se l'unica cosa che
possiamo garantire è la nostra pensione allora si tratta di pensieri
inutili. Nessuno ci impedisce di vivere insieme, dividere le spese e
aumentare il reddito disponibile per far marciare l'economia ma se
volessimo una casa popolare non entreremmo neppure in graduatoria.
Esempi banali ma concreti: a fronte dei doveri che volentieri
assolviamo, lo Stato ci nega diritti e privilegi che ad altri concede.
E' discriminazione. Per questo chiediamo che, finché questo Stato non
riconoscerà pari dignità alle nostre unioni, ci vengano ridotte le
tasse che paghiamo anche per garantire ad altri di usufruire di diritti
e privilegi a noi negati. Sentiamo dire che il riconoscimento dei
nostri diritti di fronte allo stato significherebbe minare le basi
della società civile e della famiglia. Con tutta la buona volontà, non
riusciamo a capire come e perché questo dovrebbe accadere, visto che
nessuna di noi, credeteci, proprio nessuna, deciderà di diventare
eterosessuale o sposare un qualunque uomo anche qualora non vedessimo
riconosciuti i diritti del matrimonio. Nessuna di noi. Noi vogliamo
poter accedere a quell'istituto di diritto civile sancito dall'articolo
29 della Costituzione, articolo che parla esplicitamente di "coniugi"
senza specificarne sesso, razza, credo religioso o caratteristiche
altre. Coniugi; persone. Come noi. Come voi? Firmato: Vedovere.com


COMUNICATO STAMPA RNP
Pacs: il Papa viola costantemente il Concordato
tra Italia e Vaticano. Lo ha fatto anche oggi. A quando l'abrogazione
di questo privilegio?
Roma, 9 febbraio 2007
• Dichiarazione di Rita
Bernardini, segretaria di radicali italiani e Sergio Rovasio, segr.
generale gruppo RnP alla Camera "Secondo il Papa, che si rivolge ormai
in modo esplicito, come oggi, agli organi legislativi e al Governo, in
palese violazione dell'Art. 1 dell'Accordo-Concordato tra Italia e
Vaticano del 1984, le leggi devono sempre essere espressione di
principi e di valori conformi col diritto naturale. Vorremmo sapere
quando l'Accordo-Concordato verrà 'naturalmente' abolito, viste le
continue violazioni delle sue disposizioni". INVIATO DA Sergio Rovasio
RNP


COMUNICATO STAMPA
Napoli,12/02/2007
Per San Valentino a Napoli i
CIOCOPACS, cioccolatini degli innamorati gay per chiedere diritti
Che
il cioccolato fosse buono lo si sapeva da tempo, ma che potesse servire
a migliorare il tono dell'umore è una novità recente. Ed è proprio
questo l'uso che l'Arcigay "Antinoo" di Napoli fa in occasione del 14
febbraio, festa di tutti gli innamorati… anche di quelli omosessuali! L'
Arcigay di Napoli lancia una campagna per addolcire l'umore cittadino
alla prima proposta di legge che riconosce diritti ai conviventi dello
stesso sesso, distribuendo un cioccolatino con sopra rappresentata la
sagoma di una coppia omosessuale. "Con le amarezze che derivano
dall'abitare in uno Stato così irrispettoso delle minoranze e delle
diversità, il CIOCOPACS è un dolcetto dal chiaro significato politico",
afferma Salvatore Simioli, presidente dell'Arcigay "Antinoo" di Napoli,"
Alle durissime campagne d'odio e di disinformazione di certa parte
politica di queste giorni, noi rispondiamo con ironia, poiché sono l'
amore ed il rispetto altrui quello che noi predichiamo e pratichiamo.
Il CIOCOPACS è l'ultimo dei tanti modi che abbiamo adottato in tanti
anni per chiedere il riconoscimento pubblico, la piena dignità e la
parificazione dei diritti alle coppie gay e lesbiche che hanno
costituito un nucleo familiare basato sull'amore e la responsabilità".
"Il CIOCOPACS e' un modo per rappresentare la dolcezza delle unioni
omosessuali ed il senso di benessere sprigionato dall'accettazione
delle diversità sessuali ed affettive", afferma Nicola Stanzione,
artista e creatore del cioccolatino, responsabile del gruppo giovani
dell'Arcigay di Napoli. I CIOCOPACS saranno distribuiti il 14 febbraio
nelle principali piazze di Napoli durante il volantinaggio per la
grande manifestazione "Diritti Ora" che si svolgerà a Roma il 10 marzo
prossimo. Mercoledì 14 febbraio 2007 la grande festa Arcigay degli
innamorati (e dei singles) è allo SWEET PACSAN VALENTINO al SUNRISE
FERDINAND disco lunge bar in piazza Porta Nova, 8 (trav. C.so Umberto)
dalle 19,00. Il CIOCOPACS è offerto in due versioni, una con coppia
maschile ed una con coppia femminile. Sarà distribuito dall' Arcigay
"Antinoo" nelle piazze di Napoli il 14 febbraio e spedito in scatola
regalo a chi ne farà richiesta. Per info e prenotazioni chiamare al
num. +39.338.54.67.900 o scrivere a ciocopacs@arcigaynapoli.org


COMUNICATO STAMPA MOVIMENTO RADICALI L'AQUILA
In questa giornata di
dolore dedicata finalmente al dramma delle foibe ci associamo di tutto
cuore. Questo è uno dei casi in cui concordiamo con Don Giuseppe
Molinari, perché qui la passione politica è stata foriera di tradimenti
e violenze pari a quelle dell'Inquisizione. Perciò noi radicali siamo
testimoni e fautori della nonviolenza in politica. Chiediamo
ufficialmente al sindaco Tempesta di impegnarsi per dedicare una nuova
strada ai "Martiri del comunismo" , a quei milioni di giovani,
socialisti, anarchici, cristiani, persone comuni e maggiormente
comunisti, che sono stati perseguitati, torturati ed ammazzati nei vari
stati comunisti del mondo. Gino Antognetti Movimento dei Radicali
Aquilani


COMUNICATO STAMPA CGIL NUOVI DIRITTI
DICO" VOBIS GAUDIUM
MAGNUM...
...habemus legem.
Il ministro Amato sfida chiunque a
dimostrargli che il disegno di legge governativo appena approvato e'
peggiore della legge francese sui Pacs? Prego, ministro, si accomodi
Dunque, da dove iniziare? L'ambiguita' e' spesso frutto dell'ipocrisia.
La legge francese era ambigua perche' nasceva da una ipocrisia di
fondo, in altre parole dall'intento di disciplinare rapporti affettivi
con un istituto contrattuale che era stato costruito per disciplinare
rapporti patrimoniali: ben presto la giurisprudenza si e' trovata in
difficolta', e nell'incertezza, piu' e piu' volte ha scelto di
estendere ai conviventi "pacsati" le norme che regolano il matrimonio.
In primo luogo la proposta di legge italiana ha rifiutato in modo
sistematico il ricorso alla previsione di un istituto o di un
meccanismo di registrazione. Non soltanto: si e' respinta anche l'
ipotesi del ricorso a una dichiarazione nella forma dell'atto pubblico,
quand'anche tramite una sterile procedura notarile o innanzi all'
ufficiale di stato civile. Nonostante quanto sostenuto, o meglio negato
dalla Ministra Bonino, questa e' la prima dimostrazione che si tratta
proprio della legge di Ruini. Certamente non quella di Zapatero, su
questo ci troviamo d'accordo. E neppure quella di Aznar o di Sarkozy.
Questa e' la legge di Ruini. I conviventi, al senso della proposta,
sono due persone maggiorenni unite da reciproci vincoli affettivi che
convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarieta' morale e
materiale. Gli altri requisiti stabiliti dall'articolo 2 chiariscono
che tali vincoli affettivi sono di natura non familiare. In altri
termini, tali vincoli sono quelli derivanti da un legame sentimentale o
da un rapporto di amicizia, parrebbe di capire (anche dalle parole dei
ministri che con tanta insistenza hanno voluto porre l'accento sulla
possibilita' per due anziani che convivono di usufruire per mutua
assistenza delle previsioni del ddl in oggetto... sempre che vivano
abbastanza). Ed allora: siamo certi che sia ragionevole riconoscere
diritti che comportano un onere per lo stato ad una coppia (o meglio un
paio, visto che la parola coppia pare un tabu' legislativo) di
conviventi legati da un rapporto di amicizia, o ai due anziani che
piace tanto citare? Si tratta di situazioni equiparabili a quelle di
due persone che non possano sposarsi o che in ogni caso scelgano un
progetto di vita comune? La risposta ci pare scontata. Per non dare
disturbo all'episcopato italiano si e' evitato, per l'appunto, di
ricorrere a qualsiasi meccanismo di riconoscimento pubblico. E qui
iniziano le ambiguita' paradossali. Si e' fatto ricorso al dpr. 30
maggio 1989, n. 223, che da vent'anni stabiliva una asettica
annotazione della convivenza anagrafica. Non soltanto. Per evitare che
la dichiarazione congiunta all'ufficio anagrafe (non all'ufficiale di
stato civile, si noti) avesse la parvenza di una "celebrazione" (e poi
questa non sarebbe la legge di Ruini?) si e' preferito consentire una
dichiarazione unilaterale, comunicata al convivente tramite lettera
raccomandata. L'invio di una lettera raccomandata alla persona cui si
e' legati da vincoli affettivi e, soprattutto, con cui si convive non
pare prova di grande sintonia e affetto. Sorge dunque una domanda
spontanea. Come fare a dimostrare l'esistenza del vincolo affettivo,
che, tra l'altro, pare non dovere essere necessariamente di natura
sentimentale? Non esiste una risposta a questa domanda. Il principio
della certezza del diritto si arena. L'impasse e' rilevante per una
legge dello stato che riconosce diritti, seppure azzoppati, opponibili
ai terzi e oneri per l'autorita' pubblica. La soluzione e' invece
sbrigativa: si fa ricorso alle sanzioni penali. Ma come si puo'
dimostrare l'intento fraudolento nell'ambito di una convivenza cosi'
come definita dal ddl, ossia in cui uno dei cui criteri e' l'esistenza
di vincoli affettivi di natura imprecisata? Una convivenza per lo piu'
comunicata anche soltanto da una delle parti e annotata secondo una
procedura standard? Dall'ambiguita' pare passarsi all'arbitrio puro,
all'assurdo, in cui la soluzione sbrigativa trovata dal genio
legislativo e', per l'appunto, la delega al tribunale penale. Abbiamo
ancora dubbi che questo ddl sia peggiore della legge francese sui pacs?
Verifichiamone gli aspetti sostanziali. Molto si e' detto sul diritto
di visita al convivente malato. Una questione di umanita', si e'
ripetuto. E' sorprendente percio' leggere all'articolo 4 del ddl che l'
ipocrisia del legislatore si spinge a tal punto da non riconoscere
espressamente tale diritto, ma a delegare alle strutture ospedaliere e
di assistenza pubbliche e private "la disciplina di accesso del
convivente per fini di visita e di assistenza". E' forse per timore di
recare pubblico scandalo nelle strutture ospedaliere gestite da
religiosi? Il dubbio sorge spontaneo, altrimenti davvero non v'e' altra
spiegazione ragionevole. Parrebbe un altro fioretto al cardinal Ruini.
Altrettanto sorprendente e' leggere all'articolo 5 che decisioni in
materia di salute in caso di incapacita' e in caso di morte possono
essere assunte dal convivente solo mediante atto scritto e autografo, o
con processo verbale alla presenza di tre testimoni. Pensavamo che
almeno fino a quel punto ci fossimo gia' giunti. O forse il senso della
norma e' la certezza dell'eliminazione dell'imbarazzo dell'atto
pubblico notarile per evitare il pubblico scandalo. Insomma, neanche le
decisioni in materia di salute e in caso di morte sono automaticamente
riconosciute dalla legge al convivente. In materia di assegnazione di
alloggi di edilizia pubblica, il ddl delega alle regioni, non
introducendo nulla di rivoluzionario, poiché gia' numerose regioni
"tengono conto" della convivenza more uxorio. Ancor meno
rivoluzionario, anzi, involutivo diremmo, e' l'articolo 8 in materia di
successioni nel contratto di locazione. Il legislatore stabilisce al
comma 1 un principio che il giudice costituzionale aveva stabilito vent'
anni prima, quando con sentenza 7 aprile 1988, n. 404 la Consulta aveva
dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 6, l. 392/78
laddove non prevedesse la possibilita' per il convivente more uxorio
del conduttore defunto a succedergli nel contratto di locazione. Ma per
prudenza, il nuovo ddl stabilisce un termine di durata di almeno tre
anni. Stessa situazione paradossale e' delineata dall'articolo 9
riguardo le agevolazioni in materia di lavoro in relazione alla
residenza comune: laddove infatti alcuni contratti collettivi di lavoro
gia' stabilivano l'equiparazione delle coppie more uxorio ai coniugi,
il ddl prevede un termine di durata triennale che risultera'
peggiorativo proprio per quei contratti che non prevedevano alcun
termine. Si tocca il fondo con quelli che dovevano essere due punti
cardini di questa disciplina. La spinosa questione del riconoscimento
di diritti previdenziali e pensionistici viene miseramente rinviata a
data e modalita' da definirsi (l'unica certezza e' che non ci sara'
equiparazione tra conviventi e coniugi). Nulla di fatto. In materia di
diritti di successione, non solo si prevede un termine di durata di
nove anni (pare si sia optato per l'offerta promozionale, un numero ad
una cifra anziche' un numero a due) abbastanza ironico ed anacronistico
se si considerano le statistiche sulle separazioni e i divorzi (ma
forse il legislatore pone particolare fiducia nelle convivenze): il
convivente subisce un trattamento di sfavore rispetto al coniuge sia
per quanto riguarda l'aliquota fiscale, sia per i termini della
successione legittima, allorche' si stabilisce un concorso nella
successione legittima con fratelli o sorelle, o con parenti entro il
terzo grado in linea collaterale. In altri termini, il testamento
rimane, nonostante la legge, il sistema piu' sicuro per l'esecuzione
delle volonta' del de cuius. Se poi risulta sibillina, e probabilmente
di significato quasi nullo, la norma in materia di permessi di
soggiorno, completamente assenti sono i diritti fiscali, di assistenza
penitenziaria e sanitaria. Come la legge francese sul pacs, anche il
ddl italiano prevede la cessazione di tutti (o quasi, fatti salvi,
parrebbe, gli obblighi alimentari, che tuttavia intervengono a
convivenza gia' terminata e a determinate condizioni) i diritti e le
agevolazioni nel caso in cui uno dei conviventi contragga matrimonio.
Ad eccezione di questa situazione, la cessazione della convivenza non
viene neppur presa in considerazione. In altri termini, parrebbe che la
scelta, quand'anche non comunicata all'altra parte, di contrarre
matrimonio, porrebbe fine in modo automatico agli effetti della
convivenza. Qualche considerazione finale. Ci spieghino i signori
ministri come definire questo ddl, se non ambiguo, ipocrita,
insensibile, incoerente, inutile e tecnicamente mal fatto. Se c'erano
dubbi sulle pressioni del Vaticano, questo ddl offre una certezza: ci
troviamo chiaramente di fronte alla seconda legge clericale ed
ideologica dello stato italiano, dopo la legge 40 sulla fecondazione
medicalmente assistita. Una legge tanto manipolata da vescovi,
cardinali e sudditi al punto dall'essere, per l'appunto, incoerente,
ambigua e mal scritta, con il solo proposito di non urtare troppo le
gerarchie ecclesiastiche. Una legge quasi offensiva ed umiliante per le
coppie more uxorio. Non un testo leggero, ma tanto inopportuno da
essere ingombrante. Se poi si considera che questa lunga battaglia per
i diritti civili e' stata voluta e portata avanti dal movimento gay,
lesbico, bisessuale e transgender, la vittoria del Vaticano appare
ancor piu' lampante. Tra le voci dell'Oltretevere e della destra che
rifiutavano qualsiasi ipotesi di "simil-matrimonio" e quella del
Parlamento europeo che da 13 anni chiede l'estensione del matrimonio
per le coppie formate da persone dello stesso sesso o la previsione di
un istituto equivalente, il governo di centro-sinistra ha ascoltato le
prime. Non solo per tali coppie questo ddl non e' efficace in termini
di riconoscimento di diritti civili, ma e' discriminatorio, sia da un
punto di vista formale che sostanziale. E si badi che l'omofobia e'
pericolosa sia quando e' palese, sia quando e' strisciante, quando
assume le forme di benefico trattamento differenziato. In questi casi,
in quanto subdola, e' ancor piu' pericolosa. L'Italia rimane ai margini
dell'Europa. Ed a questo proposito consiglieremmo ai membri del governo
italiano di visitare con piu' assiduita' i colleghi dell'America
Latina, in quanto i progressi di Paesi come Argentina, Brasile,
Messico, Uruguay e Colombia in materia di riconoscimento dei diritti
delle coppie formate da persone dello stesso sesso appaiono invidiabili
dalla prospettiva di chi si trova arenato nel XIX secolo. A chi da oggi
iniziera' a guardare al "bicchiere mezzo pieno", facendo notare come
questo sia un punto di partenza, un breccia nel muro, un passo avanti,
chiederemmo soltanto di riflettere sulla natura del dibattito politico
nei mesi scorsi, a destra come a sinistra, di considerare le reazioni
della Chiesa, di confrontare il testo del ddl in discussione e tutte le
proposte depositate in Parlamento, dalla proposta iniziale sul Pacs,
che gia' veniva definita la "mediazione della mediazione oltre la quale
c'e' la rinuncia", di pensare che la legge dovra' ancora affrontare l'
iter parlamentare, dove ad attenderla ci sara' anche il centrodestra
che su questi temi mostra, ahi noi, una coerenza e compattezza molto
piu' forte. Se questo e' l'inizio, ci pare l'inizio della fine. Ci
viene piu' facile credere a Babbo Natale che alle prospettive di futuri
avanzamenti. Scusateci, ma... non possumus. - Stefano Fabeni - Maria
Gigliola Toniollo
Washington/Roma, 9 febbraio 2007 - www.larosanervosa.
net -


COMUNICATO STAMPA CIRCOLO MARIO MIELI
PRECISAZIONI CIRCOLO
MARIO MIELI SU CONFERENZA STAMPA NOVAT
Dalle pagine della cronaca
romana di Repubblica apprendiamo con stupore delle interpretazioni date
della conferenza stampa tenuta dal Coordinamento Facciamo Breccia ieri
a Palazzo Valentini che non rispondono assolutamente a verità.
Essendo presente come rappresentante del Circolo di Cultura Omosessuale
Mario Mieli, che aderisce alla manifestazione di domani, posso
testimoniare di una discussione dal tono profondamente politico sui
temi centrali della democrazia, della laicità delle istituzioni,
dell'autodeterminazione di donne e cittadini, di scuola e sanità
pubblica, dei diritti civili, dell'antifascismo. Questioni centrali nel
dibattito pubblico odierno e che rappresentano tutti ineludibili valori
costituzionali per il nostro Paese. Di fronte a tali preoccupate
analisi e alla molteplicità di realtà e sensibilità diverse e
variegate che aderiscono a questa grande mobilitazione, le critiche di
aver dato vita a una carnescialata o pagliacciata da esponenti politici
e istituzionali che non erano presenti appaiono del tutto strumentali e
indice di mancanza di argomentazioni più sostanziali e concrete su una
realtà che vede le ingerenze quotidiane e sfacciate del Vaticano e
delle alte gerarchie cattoliche sulla politica italiana e la nostra
autonomia democratica decisamente a senso unico. A meno che criticare
tale ingerenza non sia da considerarsi ormai del tutto inopportuno in
uno Stato Teocratico.
Andrea Maccarrone
Circolo di cultura Omosessuale
Mario Mieli
3497355715
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica
Via
Efeso, 2/A – 00146 R O M A
tel. 065413985 – fax 065413971
3487708437

COMUNICATO STAMPA CIRCOLO MARIO MIELI
UNA LEGGE IRREALISTICA E PRIVA
DI UMANITA'
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli constata con
stupore che Ministri, fior fiore di giuristi e mesi di discussioni
hanno prodotto un disegno di legge così farraginoso, lontano dai reali
bisogni delle persone e assolutamente privo di umanità. L'elefante ha
partorito un topolino. La paura e l'ipocrisia hanno vinto. Il terrore
di scontentare qualcuno ha finito per scontentare tutti. Questa è una
legge che insulta l'intelligenza, è ipocrita, non è riformista ed è
scarsamente utilizzabile. Tutti i diritti "acquisibili" sono multipli
di tre, forse l'uso del dispari è stato scelto per non fare pensare
troppo alla coppia. L'affettività e la condivisione di responsabilità
hanno bisogno di nove anni per essere riconosciute, così come previsto
dal disegno di legge? Questa legge non ci soddisfa affatto, è
vergognosamente al ribasso e non può che spingerci a continuare la
nostra azione di lotta per pari diritti e pari dignità per le persone
omosessuali e transessuali, nonché per ottenere leggi degne di un
Paese civile che riguardino tutti. Riteniamo ancora di più necessarie
le nostre azioni di lotta, come l'appuntamento del 10 febbraio a Roma
(manifestazione NO VAT), del 10 Marzo sempre a Roma (Manifestazione
Diritti Ora!) e il grande Pride Nazionale Unitario del Movimento glbt
del 9 Giugno a Roma. Rossana Praitano Presidente del Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica
Via
Efeso, 2/A 00146 R O M A
tel. 065413985 fax 065413971
3487708437

COMUNICATO STAMPA
ON. TITTI DE SIMONE
COPPIE DI FATTO: DE SIMONE
(RC), TESTO MODESTO E INSUFFICIENTE. CI BATTEREMO PER MIGLIORARLO IN
PARLAMENTO
"Un testo assai modesto rispetto al quadro europeo, e nel
complesso insoddisfacente, insufficiente e inadeguato rispetto alle
reali esigenze e aspettative delle persone che convivono, omosessuali
e eterosessuali''. Cosi' Titti De Simone, capogruppo di Rifondazione
Comunista-Sinistra Europea in Commissione Cultura alla Camera,
comnmenta il testo sulle unioni civili presentato oggi al Consiglio dei
Ministri - Quel che e' certo e' che dovremo batterci per migliorarlo
in Parlamento. Capisco lo sforzo che e' stato fatto per determinare un
avanzamento, ma restiamo ancora molto indietro rispetto al passo
europeo dei diritti civili''. ''Molti punti critici- spiega De Simone -
li vediamo sulla durata minima della convivenza, troppo e
ingiustificatamente lunga, per potere usufruire dei diritti previsti,
e sul fatto, grave, che si rimandi il tema della reversibilita' della
pensione ad una futura riforma. Si aggiungono i bizantinismi
escogitati per la dichiarazione anagrafica, non piu' congiunta, ma
contestuale di entrambi i conviventi. Mi pare addirittura restrittiva
rispetto al provvedimento adottato dal Comune di Padova e votato dalla
stessa Margherita. Siamo decisamente al di sotto dei problemi veri".
FONTE Adnkronos

COMUNICATO STAMPA ON. LUXURIA E ON. DE SIMONE
COPPIE
DI FATTO: DE SIMONE-LUXURIA, SENZA CERTIFICAZIONE NON CI SONO DIRITTI.
INACCETTABILE OGNI GIOCO AL RIBASSO
''Sulle unioni civili ogni gioco al
ribasso e' per noi inaccettabile. Non si puo' pretendere con argomenti
pretestuosi di andare al di sotto di quanto previsto nel programma
dell'Unione''. Lo dichiarano le deputate del Prc-Se, Titti de Simone e
Vladimir Luxuria. ''Le questioni poste dai cosiddetti teodem risultano
assolutamente ideologiche -spiegano- La volontarieta' di due persone di
voler convivere deve essere certificata pubblicamente per farne
discendere diritti, per le persone e per lo Stato. Per farlo e'
necessaria una comune dichiarazione. Senza un riconoscimento pubblico
non ci sono diritti. Basterebbe, del resto, rispettare il programma
dell'Unione, che gia' rappresenta per noi un compromesso, per poter
porre fine a tutta questa vicenda''. FONTEAdnkronos


COPPIE DI FATTO:
DE SIMONE, SENZA GAY DDL E' CARTA STRACCIA
''Senza l'esplicito
riconoscimento dei diritti anche per le persone omosessuali il testo
sulle unioni civili si puo' anche buttare''. La presidente del comitato
Pari opportunita' alla Camera, Titti De Simone risponde cosi' alle
dichiarazioni dei quanti oggi chiedono l'esclusione delle coppie
omosessuali dal provvedimento sulle unioni civili al vaglio del
governo. ''Ogni giorno assistiamo ad attacchi di strumentali ed
ideologici - dice la de Simone - contro il riconoscimento pubblicistico
delle unioni civili, contro la dichiarazione anagrafica delle
convivenze, per l'estensione a 15 anni del periodo di convivenza per
ottenere la reversibilita' della pensione, per l'esclusione delle
coppie omossessuali. Siamo di fronte ad atteggiamenti razzisti -
prosegue la deputata del Prc -. Il programma su questo punto e' chiaro:
superare le discriminazioni e far crescere la societa' contro il
pregiudizio. Se dentro l'Unione c'e' qualcuno che vuole contrastare
quanto dettato dal programma elettorale, perche' spinto da uno spirito
omofobico, credo vada contrastato in quanto non in sintonia con il
nostro popolo. Se ascoltassimo i veti della Cei e le posizioni dei
centristi dell'Unione verrebbe fuori un teso che discrimina le coppie
di fatto non solo sul piano dell'orientamemento sessuale ma anche sul
piano della qualita' dei diritti. Il nostro e' un paese laico e come
tale deve comportarsi. Nel rispetto delle reciproche autonomie conclude
De Simone - considero inaccettabile che le gerarchie ecclesiastiche
cerchino di condizionare la stesura di una legge con l'obiettivo di
svuotarla sotto il profilo della qualita' dei diritti e dell'impianto
culturale''. FONTE ANSA.

COMUNICATO STAMPA
ON. TITTI DE SIMONE

COPPIE DI FATTO: DE SIMONE (RC), SENZA DIRITTI OMOSESSUALI LEGGE
INUTILE. SI MOLTIPLICANO I VETI, ITALIA DEVE COMPORTARSI DA PAESE
LAICO
"Senza l'esplicito riconoscimento dei diritti anche per le
persone omosessuali, il testo sulle unioni civili si puo' anche
buttare". La presidente del comitato Pari opportunita' alla Camera,
Titti De Simone risponde cosi' alle dichiarazioni dei quanti oggi
chiedono l'esclusione delle coppie omosessuali dal provvedimento sulle
unioni civili al vaglio del governo. ''Ogni giorno assistiamo ad
attacchi di strumentali ed ideologici -dice de Simone- contro il
riconoscimento pubblicistico delle unioni civili, contro la
dichiarazione anagrafica delle convivenze, per l'estensione a 15 anni
del periodo di convivenza per ottenere la reversibilita' della
pensione, per l'esclusione delle coppie omossessuali". "Siamo di fronte
ad atteggiamenti razzisti -prosegue la deputata del Prc-. Il programma
su questo punto e' chiaro: superare le discriminazioni e far crescere
la societa' contro il pregiudizio. Se dentro l'Unione c'e' qualcuno
che vuole contrastare quanto dettato dal programma elettorale, perche'
spinto da uno spirito omofobico, credo vada contrastato in quanto non
in sintonia con il nostro popolo". "Se ascoltassimo i veti della Cei e
le posizioni dei centristi dell'Unione verrebbe fuori un teso che
discrimina le coppie di fatto non solo sul piano dell'orientamemento
sessuale ma anche sul piano della qualita' dei diritti. Il nostro e' un
paese laico e come tale deve comportarsi. Nel rispetto delle reciproche
autonomie -conclude de Simone- considero inaccettabile che le gerarchie
ecclesiastiche cerchino di condizionare la stesura di una legge con
l'obiettivo di svuotarla sotto il profilo della qualita' dei diritti e
dell'impianto culturale''. FONTE Adnkronos

COMUNICATO STAMPA GAY
LIB
I GAY? TUTTI A SINISTRA !!!
CARO SILVIO, NOI GAY COME VERONICA:
VOGLIAMO LE SCUSE
LETTERA APERTA DI UN GAY DI DESTRA A SILVIO
BERLUSCONI
Carissimo Presidente; Eccomi qua, a sei mesi dalla mia prima
lettera aperta, costretto a scriverle di nuovo dalla mia piccola
tribuna di vicepresidente dell'unica associazione dichiaratamente gay e
dichiaratamente di centrodestra. Sì, ora glielo dico a brutto muso. Che
Lei lo voglia o meno ci siamo anche noi. Qui. Nella Casa delle Libertà.
Noi come quelle tante donne non avvenenti o, peggio, che hanno voglia
di dire la loro, di fare politica come ha fatto in maniera forse
discutibile ma certo non equivocabile sua moglie Veronica. Molte donne
si sono rifatte a lei e come lei, citando Catherine Dunne, hanno fatto
capire a troppi uomini che nelle loro vite, più spesso del dovuto, si
sono sentite La metà di niente. Così noi. Purtroppo e con una tristezza
che non immagina siamo costretti a farle sapere che ci sentiamo
addirittura meno della metà di niente. E' vero. Nel centrodestra i gay
sono meno che nel centrosinistra o forse, semplicemente, meno visibili
perché meno assidui ai gay pride, più attaccati a quegli ideali e a
quei valori di destra come la famiglia e il rispetto di un certo pudore
nel porsi di cui, invece, Lei magari ci immagina privi. Stiamo vivendo,
glielo dico, un periodo se possibile ancor più sconcertante di quello
in cui Lei ha governato. Cinque anni durante i quali anche noi, gay
attivisti della Casa delle Libertà, avevamo bene in mente che
programmaticamente non potevano esserci speranze. In quei cinque anni,
però, così come lo scorso 2 dicembre a piazza San Giovanni non abbiamo
smesso di sentirci parte di quel popolo delle libertà al quale con il
cuore e con la mente apparteniamo convinti, credendo nella possibilità
di trovare, senza esibizionismi o azioni eclatanti, almeno qualche
forma di collaborazione possibile. Fino allo scorso 2 dicembre, caro
Presidente, Le confesso che, io per primo, non avrei mai pensato di
udire da parte sua, sempre stimato come un vero liberale, parole
irriguardose contro una comunità che per una parte, sia pure
minoritaria, l'ha seguita, difesa e soprattutto votata sin dalla sua
discesa in campo. Invece no. Tristemente ora siamo passati allo
scherno. Forse, chissà, per essere di centrodestra nella sua testa che,
ce lo consenta e ci dispiace, ci pare sempre più lontana dalla realtà
viva che è la società italiana, per essere di centrodestra si deve fare
come quel tale che gira tra pagine internet e tv locali del Mezzogiorno
col cartello "Maschio 100%". Non basta più, evidentemente, essere
cittadini liberi che vogliono restare liberi, come Lei stesso affermava
nel 1994. Che tristezza profonda, signor Presidente, vivere in un Paese
in cui quasi si deve essere discriminati se si vuole essere accettati.
Noi, questa esigua minoranza, molto meno della metà di niente, molto
più che innamorati, inebriati addirittura di quell'ideale splendente
che è la Libertà non smetteremo un istante di credere e lottare dalla
parte giusta: il centrodestra. Quel centrodestra che in tutta Europa,
tranne che in Italia, è sveglio e maturo. Non ha paura e riconosce i
diritti e i doveri fondamentali degli individui e persino di quelle
entità che in Italia paiono diventate marziane che sono le "coppie",
per favore ma senza indugi anche omosessuali. Così, caro Presidente,
prima di assistere all'aborto legislativo che si preannuncia sarà la
proposta del centrosinistra, prima di dover andare in esilio in quanto
cittadini italiani gay discriminati per legge, solleviamo la testa con
l'ultimo spunto di orgoglio e anche noi come Veronica chiediamo le sue
scuse sentite e, mai come stavolta, motivate. Non permetteremo,
infatti, mai a nessuno, signor Presidente, di mettere in dubbio la
nostra legittimità, la nostra esistenza né tanto meno le nostre idee.
Con una stima profondamente decrescente
Daniele Priori
Vicepresidente
GayLib
Cell. 328/6323820
danielepriori@inwind.it
Nella foto in alto
Daniele Priori di Gay Lib


COMUNICATO RADIO POPOLARE
L'Altro Martedì
la trasmissione di cultura ed informazione omosessuale
di Radio
Popolare condotta da Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu
Martedì 13 febbraio dalle ore 22.40 alle ore 23.30 presenta bene-DICO o
male-DICO? Ospite AURELIO MANCUSO Segretario Arcigay Nazionale
Email:
omomail@radiopopolare.it
Radio Popolare - FM 107.600 streaming su www.
radiopopolare.it satellite Eutelsat Hot Bird 13° Est, Frequenza 12.111
MHz, Polarizzazione verticale.

COMUNICAZIONE ASSOCIAZIONE LUCA
COSCIONI
IN RICORDO DI LUCA, UNA GIORNATA PER LA RICERCA
20 febbraio
2007, a un anno dalla morte di Luca, abbiamo convocato una grande
giornata per la libertà di ricerca. Per questa giornata, e per darne
l'annuncio nei dieci giorni che la precederanno, vorremmo che si
organizzassero eventi, ovunque, anche nella tua città, chiedendo la
partecipazione di quanti hanno voluto sostenere la lotta di Luca nel
referendum sulla fecondazione assistita. Tutti gli eventi che ti
chiediamo di organizzare, in questi dieci giorni a partire dal prossimo
week-end, magari coinvolgendo i comitati referendari locali che al
tempo del referendum sulla fecondazione assistita sono stati
costituiti, saranno immediatamente pubblicizzati sul nostro sito, e su
tv e giornali anche nazionali che speriamo di coinvolgere nelle
prossime ore. Il 20 febbraio sarà la giornata per chiamare tutti a
raccolta, per ripartire, perché le speranze di milioni di malati non
hanno tempo da attendere. Quel tempo che - diceva Luca - "non possiamo
aspettare", sarà accorciato se ciascuno di noi da subito si impegnerà
per una grande giornata per la libertà di ricerca, anche in memoria
dell'uomo che in Italia l'ha fatta vivere... CONTATTI: 06-68979286
EMAIL:info@associazionecoscioni.org


DIECI "STRANEZZE"
CHE NOI GAY
PROPONIAMO
DI CORREGGERE
Articolo di Aurelio Mancuso, di analisi
dell'articolato, svolta grazie al supporto dei giuristi Arcigay
Notiamo
quasi con ironia, che i giornali di tutta Italia si sono lanciati in
analisi ardite rispetto al disegno di legge approvato dal Consiglio dei
Ministri. Un disegno di legge, appunto, quindi, che avrà un iter
parlamentare non facile, anzi molto accidentato. Dove la cosa più
probabile che accadrà, visto che si parte dal Senato è che i teo dem
affilino le armi, cercando di svuotare ulteriormente un provvedimento
già assai zoppicante e pasticciato. Lasciamo da parte, almeno per una
volta gli anatemi dei vescovi italiani, che sembrano ormai concentrati
solamente sulle coppie conviventi, d'altronde descritte dal cardinale
di Torino come la rappresentazione del diavolo (poveretto con tutto
quello che ha da fare…), per accendere invece i riflettori sul testo
licenziato in sede ministeriale. Ebbene eccoci al testo. Partiamo all'
articolo 1, vero paradigma del pensiero riformista del nuovo partito
democratico: non dire ciò che bisognerebbe dire, cercando di dire il
meno possibile. Davvero una comica, che si esplica nella sottoscrizione
"contestuale", ma non congiunta di convivenza. Sapete qual è la
preoccupazione di fondo? Non dare modo ad alcun peccatore e peccatrice
convivente di poter nemmeno accennare ad un festeggiamento, o
cerimonia, né davanti alla povera ed incolpevole impiegata dell'
anagrafe, né nel raggio di un chilometro quadrato (chiese incluse
naturalmente). La dispersione del riso verrà vietata con un regolamento
attuativo, che prevederà pure il divieto di portare all'occhiello
fiori, di vestire in modo elegante o troppo colorato, e l'installazione
di un macchinario apposito che vaglierà la veridicità matrimoniale
delle fedi al dito. Vi è poi da aggiungere che la dichiarazione tramite
raccomandata, è il massimo dell'ipocrisia ed inoltre apre il varco alle
false convivenze. Proprio sul tema delle convivenze il disegno di legge
è confuso, infatti, la convivenza è la condizione indispensabile per
effettuare la dichiarazione, ma dateci l'opportunità che sia perlomeno
agibile rispetto alla possibilità di regolarizzare il partner straniero
privo di permesso e, che ci siano punteggi nelle graduatorie lavorative
per il ricongiungimento al partner con cui si vuole andare a convivere.
Inoltre impedire che si possa dichiarare una convivenza con l'
amministratore di sostegno è in contrasto con l'attuale legislazione
vigente che prevede già che sia proprio il coniuge o il convivente ad
assumere questo ruolo. Altra assurdità dai connotati un po' burleschi è
il fatto che nell'articolato, manca la possibilità di recesso della
dichiarazione, che è in contrasto con il fatto che la stessa è resa in
modo volontario. Boh magari non se sono accorti… Qualcuno ci spiega
perché non è prevista la comunione dei beni? Forse perché nel grande
turbinio di incontri, emendamenti e contro emendamenti, non si è
pensato alle condizioni concrete delle persone, Per continuare con l'
analisi della legge, ci sembra assurdo che l'accesso alle strutture
sanitarie, non sia un diritto garantito ed invece lasciato alla buona
volontà dei singoli ospedali. Ma diamo i numeri? Ma chi ha deciso una
cosa simile? E' come a dire ogni medico o responsabile di struttura
sanitaria, cattolico integralista, omofobo ed anti libertario si può
prendere il gusto del negare il permesso, alla faccia del diritto!
Passiamo poi alla reversibilità della pensione che viene rimandata alla
successiva riforma, e quì Ponzio Pilato non poteva fare di meglio:
volete almeno esplicitare in modo chiaro i principi e definire i tempi?
Potremmo scrivere un trattato su questa legge, ma poniamo ancora alcune
semplici questioni: nella legge il permesso di soggiorno, è possibile
solo per il partner straniero già regolarmente soggiornante in Italia,
quindi, a dire tutti gli altri si arrangino; per quanto riguarda la
successione ereditaria, i nove anni previsti sono troppi e
discriminatori. va, inoltre, introdotta la successione necessaria per
il partner convivente e parificata la tassa di successione a quella
prevista per i familiari; ci piacerebbe, se non è troppo disturbo, che
la successione nel contratto di locazione, sia immediata, come tra l'
altro ha già stabilito dalla Corte costituzionale e non legata ai tre
anni di convivenza. Infine, per l'impresa familiare, viene riconosciuta
al partner la partecipazione agli utili, ma non ai miglioramenti dell'
impresa e non si tiene conto del lavoro casalingo. Come si vede, grazie
al lavoro instancabile e prezioso dei nostri giuristi, Arcigay propone
dieci sostanziali modifiche riformiste e di buon senso, che ci
permetterebbero di affermare che il disegno di legge può essere un buon
punto di partenza. Ma per ora si è dovuto dare retta a Rutelli, che da
vero e sincero omofobo si è opposto strenuamente fino all'ultimo
minuto, affinché nella legge scomparissero le coppie dello stesso
sesso. Quindi, ora inizia una fase politica nuova che vivrà in
Parlamento e nel Paese. Per questo Arcigay e tutto il movimento lgbt
italiano organizza per il 10 marzo una grande manifestazione nazionale
a Roma dal titolo eloquente "Sveglia è l'ora dei diritti!". FONTE Il
Riformista. INVIATO DA C.S.U. (Centro Studi Ulrichs)


UNA RIFLESSIONE
SUI DICO – OVVERO I "PACS" –
E LA RELIGIONE
di Andrea Panerini
"Un
popolo morale trova sempre un governo degno di sé" G. Mazzini
Inizio
questo breve intervento segnalando innanzitutto la gretta provincialità
dei nostri politici, che li porta a ribattezzare ogni cosa, compresi i
Pacs, un acronimo che poteva rendere benissimo anche in italiano (Patti
civili di solidarietà, definizione che delimitava in maniera molto più
appropriata la regolamentazione delle coppie di fatto). No, i nostri
politici hanno la presunzione di insegnare agli altri e in tutto il
mondo ci ridono alle spalle (pensiamo a Rutelli che vorrebbe i
socialisti europei in un Partito democratico continentale per esportare
e giustificare quello nostrano che deve ancora nascere - se mai nascerà
e in quali condizioni). E allo stesso modo la nostra classe dirigente
fa una pessima figura con questa bozza abbastanza informe che dovrebbe
dare diritti civili. Apprezzo moltissimo lo sforzo - veramente
encomiabile - delle ministre Pollastrini e Bindi, che hanno mediato tra
le mille anime della coalizione di centrosinistra e sono state
assediate da una campagna mediatica violentissima orchestrata dal
Vaticano che denunciava "lo svilimento della famiglia". La povera Rosy
Bindi quasi scomunicata e attaccata dai giornali clericali mi ha fatto
una enorme tenerezza. Non ripeterò qui il mio concetto di laicità, che
ho già molte volte espresso sulla stampa e nella rivista che mi onoro
di dirigere, ma al "non possumus" del clero cattolico romano, noi
dobbiamo rispondere con il "possumus" della libertà dei figli del Padre
che credono in Gesù il Cristo, colui che ha detto che "Ebbene, vi
assicuro che le prostitute e i pubblicani vi passano avanti ed entrano
nel regno di Dio" (Mt 21, 31). E tutti, credenti e non credenti,
possiamo in questo caso ripararci dietro la croce di Gesù nel ribadire
la separazione tra Stato e religione. "Date a Cesare ciò che è di
Cesare e a Dio ciò che è di Dio" (Mc 12, 17). D'altronde le coppie di
fatto non sono per nulla "l'eclisse di Dio" come annunciato in maniera
apocalittica dal Papa, ma sono una realtà sociale ben presente nel
nostro paese e regolamentarle seriamente significa mettere al riparo
molti cittadini da gratuite discriminazioni e valorizzarli come
elemento di stabilità sociale. Semmai "l'eclisse di Dio" è lo scandalo
di uomini che pretendono di dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato
a tutti, non tenendo conto dell'amore verso i propri fratelli
proclamato dal Risorto. Un cristianesimo davvero singolare, quello
della Curia vaticana. Non voglio entrare nel merito specifico del
disegno di legge, ma noto l'ennesima ipocrisia nel punto della
dichiarazione che è presentata "congiuntamente" ma non in maniera
congiunta dai contraenti e in dichiarazioni separate che si possono
notificare, con una espressione che è una mostruosità giuridica, per
raccomandata con ricevuta di ritorno. Si accusava le coppie di fatto di
fuggire dai doveri e quindi di non potergli dare dei diritti, il che è
giusto, oserei dire mazzinianamente giusto. Ma qui si impedisce a
queste coppie, che siano etero o omosessuali, di prenderseli questi
doveri, umiliando il loro rapporto d'amore per mezzo di una
raccomandata, invece di potersi assumere, in coppia, diritti e doveri
davanti allo Stato (e io aggiungo anche davanti a Dio, almeno nel loro
cuore, se sono credenti). Aggiungo pure che i restanti diritti previsti
dal disegno di legge (previdenziali, per gli affitti, per l'assistenza
sanitaria) implicano lunghi periodi di convivenza che non esistono in
nessun altro paese occidentale e sono formulati in maniera vaga ed
equivoca. Facile quindi dire, che si tratta di un brutto compromesso al
ribasso all'italiana. Nonostante questo, penso non siano possibili,
vista l'attuale situazione politica e parlamentare, grossi cambiamenti
alle Camere. Pur brutto e pasticciato, preoccupiamoci di farlo passare
questo provvedimento, perché in caso contrario si profila una grossa
sconfitta per tutto il movimento laico del nostro paese e per tutti i
cristiani che non si riconoscono nel Vaticano (e sono tanti, molti di
più di quello che le statistiche dicono). Una volta approvata questa
brutta legge, se cambierà il clima politico e le formazioni laiche
avranno numeri maggiori alle prossime elezioni, potremo pensare di
migliorarla, ma serve un chiaro cambiamento culturale e civile non solo
di tutti i cittadini ma anche e soprattutto della nostra avvizzita
classe dirigente. Direttore de "Il libro volante" - www.librovolante.
eu


COMUNICATO AXTEISMO
Per il Guardasigilli Mastella l'ebraismo è
religione di serie "B"
Per esporre legittimamente il crocifisso
cattolico nelle aule giudiziarie è sufficiente una semplice circolare
del Ministro di Giustizia, anche se risalente all'epoca fascista: per
poter esporre, invece, la menorà degli ebrei occorrerebbe -si badi bene-
l'emanazione di un'apposita legge da parte del Parlamento! Con questa
singolarissima motivazione il Ministro di Giustizia Clemente Mastella
ha liquidato, durante il question time del 7 febbraio scorso, l'On.le
Maurizio Turco che gli chiedeva come mai il suo Ministero avesse
vietato al Giudice di Camerino Luigi Tosti di esporre, a fianco del
crocifisso, il suo simbolo, cioè la menorà ebraica. Il Guardasigilli
Mastella ha ritenuto infondata la pretesa dei dipendenti ebrei di
godere della stessa dignità e degli stessi diritti religiosi che lo
Stato accorda ai dipendenti cattolici, richiamando l'ordinanza n.
12/2006 del Consiglio Superiore della Magistratura con la quale la
pretesa del giudice Tosti di esporre la menorà è stata ritenuta
"infondata". "Evidentemente il Ministro di Giustizia Mastella non ha
letto con la dovuta attenzione quell'ordinanza -così commenta il
diretto interessato dr. Tosti- perché non ha considerato che il CSM ha
sì affermato che la menorà non potrebbe essere esposta se non dopo
l'emanazione di una legge, ma partendo dal presupposto che "anche"
l'esposizione dei crocifissi nelle aule giudiziarie è da ritenere del
tutto illegale, appunto perché disposta con semplice circolare, anziché
con legge. Il CSM, dunque, non ha fatto quell'assurda discriminazione
tra la religione cattolica e l'ebraismo che ha invece fatto il Ministro
Mastella. Mi sembra alquanto grave che il Guardasigilli, dopo aver
pubblicizzato la presentazione di disegni di legge anti-revisionismo
nella giornata della memoria, si renda artefice di discriminazioni di
stampo razzistico-religioso proprio nei confronti dell'ebraismo. Mi
sembra altrettanto grave che il Ministro non si adegui alle pronunce
della Cassazione e del CSM, che hanno "bocciato" la presenza dei "suoi"
crocifissi nelle aule giudiziarie, e preferisca invece condividere le
circolari di un regime dittatoriale razzista come il Fascismo: di
fronte a tanta coerenza sarà forse opportuno che la celebrazione
annuale della shoah venga ribattezzata, in Italia, come "giornata della
memoria corta" Luigi Tosti - tosti.luigi@alice.it - mobile 3384130312
- tel. 0541789323 - via Bastioni Orientali 38 - 47900 Rimini - Fonte:

http://nochiesa.blogspot.com


COMUNICAZIONE
GRUPPO DEL GUADO
CON
QUEI PANTALONI NERI
Sabato 17 Febbraio - Ore 17.00 - Sede di Via
Soperga 36 Trattenimento, rispetto e tutto quel che "o core nun ce
dice" grazie a video ed ascolti di Mina nonché qualche verso di Dante a
cura di Ottavio Brigando Già lo scorso anno, Ottavio Brigandì, ci ha
fatto capire come partendo dalla magia delle interpretazioni di Mina si
può sviluppare un discorso 'alto', capace di toccare quei temi legati
al significato ultimo di quanto ci capita. Per questo motivo gli
abbiamo chiesto di ripetere l'esperimento e di proporci qualche altro
momento di ascolto e di riflessione incentrato sull'attività artistica
di una cantante che, anno dopo anno, è diventata una vera e propria
icona gay. Lui ci ha proposto una selezione di brani e di video per
molti versi soprendenti, in cui il sacro e il profano si mischiano e si
incontrano nell'umano che accomuna tutti noi. Gruppo del Guado -
Cristiano Omosessuali Milano Via Soperga 36 (MM1 Loreto, MM2 Caiazzo,
MM3 Centrale). Telefono: 346 308 19 01


OMBRE ROSSE CAPEZZUTE A FORT
APACHE E L'ASSEDIO DI FORT SOLFERINO


Ombre Rosse sul Massacro di
Fort Apache con Sfida infernale all'OK Corral
Prologo: Per il Capitano
York l'esercito è la sua grande famiglia mentre per il Colonnello
Turner, che cerca ad ogni costo di rivalutarsi sfidando il Capezzuto
Capo Cheyenne, è un feudo su cui dominare a capriccio con intorno una
truppa di donne che, in quanto a coraggio nello stilare i suoi
comunicati stampa, nulla hanno da invidiare alle silenti ed obbedienti
Squow di Toro Seduto. Primo tempo: Il Generale Turner, retrocesso a
Colonnello e automandatosi al comando di Fort Apache, non si rassegna a
restare nell'ombra rossa di Nicola Rossi e a Stelle e Strisce rosse e
azzurre di Daniele Capezzone. Vuole il suo nome in ditta, La Pannella &
Volonterosi Group Srl, a lettere d'oro nella storia degli Stati
Generali dei Volentorosi a rischio di macellare partito, galassie di
partito, militanti e militonti. Muoia Sansone con tutti i Filistei:
porterà le carte in Tribunale e chiuderà il Partito Radicale. E
massacro sarà. Secondo tempo: Mentre nella Valle dei Monumenti perduti
della Camera dei Gran deputati Sioux i prodi cavalleggeri dei
Volenterosi, nelle mitiche Giubbe rosse e Giubbe azzurre, acquattati e
silenti, si tengono pronti a tutto pur di non farsi espugnare dalla
Sfida infernale all'OK Corral del Colonnello Turner, il Capo Cheyenne a
Stelle e Strisce si incazza, si fa tre canne e un narghilè e gli fa un
q come la capanna dello Zio Tom. Prima che il massacro si trasformi in
carneficina, il Generale York fa osservare cinque minuti di assordante
silenzio a Radioradicale mentre con lunghi e angosciosi sguardi dalla
collina di Fort Montecitorio, dove sono ammassate le retrovie, le
mitiche Giubbe rosse e Giubbe azzurre guardano impotenti lo sterminio
di militanti, militonti e fratelli radicali la cui lealtà al Capo non
può esser messa alla prova. Fine: No, non tutti gli eroi che le Squow
aspettano, in dignitosa e Ministeriale Boninica apprensione, lasceranno
la vita nell'impresa assurda del Colonnello Turner. Ma che fa Pannella?
Dal Bar Ombre Rosse di Piazza de' er Cannarone dove se fa un maritozzo
co la crema e minaccia de sposa' la prostituta de Dallas appena
conosciuta, telefona a Bordin che sta sparando dal tetto della
diligenza di Radioradicale il più liberatorio Arrivano i Nostri! della
cavalleria dei Volenterosi con tanto di tromba che azzera la carica del
cellulare martirizzato da Pannella ogni volta che il paziente, mitico,
Bordin, o l'ombra domenicale capezzuta di Capezzone, stanno a fa' la
rassegna stampa. Ma perchè Pannella telefona a Bordin? Per impugnare i
microfoni e sferrare l'ennesimo assedio a Fort Solferino con l'ennesimo
cazziatone a direttore e vicedirettore del Corriere della Sera rei di
dare "visibilità" a Volenterosi e Capezzone e meno a lui. E colpevoli,
sopratutto, di non propagandare, nonostante i suoi tampinamenti
quotidiani e domenicali, i Volenterosi come organo militante e
militonto della "Galassia" del Partito Radicale. Tutto qua. "Ombre
rosse" e "Il massacro di Fort Apache", due film capolavoro di John
Ford. Giuliana D'Olcese già membro eletto del Comitato Nazionale
Radicali Italiani


NESSUNO TOCCHI CAINO
10.02.2007
MORATORIA.
DANIMARCA SOSTIENE INIZIATIVA ITALIANA - 1 febbraio 2007: il ministro
degli esteri danese Per Stig Møller ha smentito la notizia secondo cui
il suo paese si opporrebbe all'iniziativa italiana per la moratoria
universale sulla pena di morte. Secondo il giornale britannico The
Independent, in occasione del meeting dei ministri degli esteri Ue a
Bruxelles, Danimarca, Olanda e Ungheria avrebbero votato contro la
proposta italiana, sostenendo la posizione britannica secondo cui la
moratoria creerebbe difficoltà agli Stati Uniti. Ribadendo la
contrarietà della Danimarca alla pena capitale, Per Stig Møller ha
definito come "completamente falsa" l'informazione data dal giornale
inglese. Nel meeting di Bruxelles – ha detto il Ministro al quotidiano
danese Politiken - l'Italia ha proposto che della questione venisse
investita la Presidenza tedesca, con l'incarico informale di sondare le
possibilità di riaprire il dibattito sulla moratoria durante la
sessione in corso dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. "E c'è
stato sostegno per questa proposta", ha precisato. La Danimarca – ha
concluso il Ministro – non vacillerà nel suo supporto ad una moratoria
universale e su questo continuerà a sostenere l'iniziativa italiana.
CONGRESSO MONDIALE. CAPPATO, RISULTATO POSITIVO - 3 febbraio 2007: Il
Congresso mondiale contro la Pena di morte, riunitosi per tre giorni a
Parigi, si è concluso con una dichiarazione che contiene per la prima
volta nella storia del movimento abolizionista l'unanime riconoscimento
dell'importanza di una moratoria universale decisa dall'ONU. Lo ha
dichiarato l'eurodeputato radicale Marco Cappato, che ha partecipato al
Congresso insieme agli altri componenti della delegazione di Nessuno
Tocchi Caino e del Partito Radicale Nonviolento Marco Pannella,
Elisabetta Zamparutti, Marco Perduca, Antonio Stango, Yuliya Vassilyeva
e Max Rizzo. Dopo aver infatti reiterato la richiesta a tutti i Paesi
di abolire la pena di morte e di fermare tutte le esecuzioni, il
Congresso, "riconoscendo il grande valore che avrebbe per l'abolizione
della pena di morte nel mondo il successo di una risoluzione
dell'assemblea generale, invita i Paesi membri delle Nazioni Unite a
fare tutto quanto è loro possibile per assicurare l'approvazione di una
risoluzione che chieda una moratoria immediata e universale delle
condanne a morte e delle esecuzioni in vista dell'abolizione
universale". Insieme all'impegno della Francia e del Presidente Chirac
– ha sottolineato Cappato - si tratta di un risultato positivo e
importante che rafforza l'iniziativa del Governo italiano in corso alle
Nazioni Unite.
USA. ESECUZIONI SOTTO ESAME - 3 febbraio 2007: la pena
di morte negli Stati Uniti sta subendo un processo di revisione senza
precedenti: mentre a Parigi la tre giorni mondiale sul tema si e'
conclusa con una richiesta di moratoria universale, circa un terzo dei
38 Stati Usa che applicano la pena capitale ha sospeso o posticipato le
esecuzioni, per risolvere questioni legali ed etiche che si fanno
sempre piu' pressanti. La maggior parte dei dibattiti riguarda
l'iniezione letale, metodo di gran lunga piu' usato nel paese, da tempo
bersaglio delle critiche dei gruppi abolizionisti che denunciano il
rischio che il condannato soffra durante l'esecuzione. L'ultimo Stato
che ha deciso di sospendere le esecuzioni, di cui due fissate a
febbraio, e' stato ieri il Tennessee, proprio per rivedere le procedure
dell'iniezione letale. Il governatore Phil Bresesen ha giustificato lo
stop al boia, che durera' 90 giorni, affermando che le norme scritte
per l'iniezione letale non sono precise e devono essere corrette.
Bresesen ha ribadito di essere a favore della pena capitale, ma ha
ammesso che ci sono 'mancanze nelle nostre procedure scritte che non
sono adeguate a evitare errori in futuro'. Uno dei punti non chiari, ha
spiegato, e' la quantita' di sostanze da somministrare al condannato.
In Florida le esecuzioni sono state bloccate lo scorso anno, dopo che
un condannato ha impiegato ben 34 minuti a morire perche' gli aghi che
iniettavano il mix letale non erano correttamente inseriti. Anche la
Carolina del Nord ha fermato temporaneamente la pena di morte, per
decidere se i medici debbano essere presenti nel corso delle
esecuzioni. Poche settimane fa, il governatore dell'Ohio ha bloccato
tre esecuzioni per valutare attentamente gli appelli di clemenza.
'Nonostante molte delle sospensioni siano legate alle procedure per le
iniezioni letali", ha detto Richard Dieter, capo dell'abolizionista
Death Penalty Information Center, 'l'apertura di tribunali, governatori
e legislatori a riconsiderare problemi che sembravano risolti e' un
segno di grande disagio nei confronti della pena di morte'. L'Illinois
e il New Jersey – ricorda il gruppo di Dieter - hanno una moratoria
formale su tutte le esecuzioni, mentre i problemi legati all'iniezione
letale hanno bloccato le esecuzioni in Arkansas, California, Delaware,
Maryland, Missouri e Sud Dakota. Nei sondaggi la maggioranza dei
cittadini americani risulta a favore della pena capitale, ma il numero
e' calato da quando e' stata introdotta nei tribunali l'opzione
dell'ergastolo senza condizionale. Dall'inizio del 2007, gli Stati
Uniti hanno praticato quattro esecuzioni, tre in Texas e una in
Oklahoma. Il numero totale delle condanne eseguite dal 1976, quando la
pena di morte e' stata reintrodotta negli Usa, e' salito a 1.061. Le 53
esecuzioni dello scorso anno hanno segnato il numero piu' basso degli
ultimi 10 anni.
IRAN. NAZANIN LIBERA MA ALTRE DUE DONNE SONO CONDANNATE
A MORTE - 7 febbraio 2007: Tahmineh Danesh, 35 anni, è stata condannata
a morte da un tribunale di Teheran, che l'ha riconosciuta colpevole di
omicidio. Di origine curda, Danesh è stata arrestata due anni fa per
aver ucciso il suo aggressore che tentava di violentarla. La condanna
capitale nei suoi confronti è stata emessa in base alla ghisas, ossia
la 'legge del taglione'. Il 2 febbraio, sempre a Teheran, la corte d'
appello ha confermato la condanna a morte di un'altra donna, la 20enne
Delara Darabi, giudicata colpevole dell'omicidio della cugina. Delara
avrebbe commesso l'omicidio nel 2000, quando aveva 17 anni. Due
settimane prima la ragazza aveva tentato il suicidio in carcere. Il
giorno prima Nazanin Fatehi, 19 anni, è stata rilasciata dal carcere di
Evin. Nazanin era stata condannata all'impiccagione nel gennaio 2006,
la condanna era poi stata annullata nel maggio 2006 dalla Corte Suprema
iraniana, che aveva ordinato un nuovo processo. Lo scorso gennaio, il
tribunale aveva rinunciato ad emettere nei suoi confronti una condanna
capitale, riconoscendo che la ragazza aveva ucciso il suo aggressore
per difendersi da un tentativo di stupro. Il tribunale ha tuttavia
riconosciuto un eccesso di difesa, stabilendo che Nazanin – 17enne all'
epoca dei fatti - debba pagare un risarcimento in denaro alla famiglia
dell'ucciso, decisione contro cui gli avvocati della giovane
presenteranno appello. La donna è stata scarcerata dopo il pagamento di
una cauzione di 400 milioni di rials (circa 43.000 dollari Usa). La
somma è stata messa insieme grazie soprattutto alle donazioni delle
comunità iraniane all'estero.
PENA DI MORTE. ESCLUSIONE DI NESSUNO
TOCCHI CAINO DAL CONVEGNO DI FIRENZE, FATTO DI ELOQUENTE E GRAVE
SIGNIFICATO - 5 febbraio 2007: "E' di eloquente e grave significato la
decisione del Presidente del Consiglio della Regione Toscana, Riccardo
Nencini, di escludere totalmente dal Convegno odierno di Firenze
l'unica organizzazione, Nessuno tocchi Caino, che in questi anni ha
fatto della moratoria universale delle esecuzioni capitali la sua
ragione di esistenza e di lotta", hanno dichiarato Elisabetta
Zamparutti, Tesoriera di Nessuno tocchi Caino e di Radicali Italiani e
Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani. "Grazie
all'iniziativa nonviolenta di Marco Pannella, avviata con lo sciopero
della sete per l'iniziativa 'Nessuno tocchi Saddam', convertito poi
nello sciopero della fame sull'obiettivo più generale della moratoria
universale delle esecuzioni capitali, si registra oggi un sostegno
eccezionale, senza precedenti alla campagna. Con l'attenzione del
Presidente della Repubblica, l'impegno del Presidente del Consiglio e
del Ministro degli Esteri, il sostegno di quasi tutti i leader
politici, compreso il leader dell'opposizione, è realistico sperare che
in queste settimane si possa raggiungere l'obiettivo per cui Nessuno
Tocchi Caino e il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e
Transpartito, lottano da quattordici anni, arrivando al passaggio
decisivo del voto in Assemblea Generale dell'Onu, già nella sessione in
corso. La Regione Toscana ha evidentemente deciso di non tener conto e
calpestare tutto questo".

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05 febbraio 2007

news 5 febbraio

BULLISMO: PARTE A BOLOGNA CORSO PER INSEGNANTI SCUOLE PROMOSSO DA ARCIGAY
E' autorizzato dal ministero dell'Istruzione, finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e promosso
da Arcigay. "Gli adolescenti gay i più bersagliati fra i banchi di
scuola". Chi è interessato può presentarsi al primo incontro, lunedì 5
febbraio. Tra i banchi di scuola "frocio" e "finocchio" sono insulti
abituali tra gli studenti. Non sorprende quindi che, secondo le più
recenti indagini, due persone omosessuali su tre siano state vittima di
bullismo, a causa del loro orientamento sessuale, durante l'adolescenza
e in particolare a scuola. Parte lunedì a Bologna "Educare al
Rispetto", corso di formazione rivolto agli insegnanti e al personale
non docente delle scuole medie e superiori, autorizzato dal ministero
dell'Istruzione, finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e
Ravenna e promosso da Arcigay. Il progetto intende insegnare a
prevenire e affrontare situazioni ed episodi di bullismo, con
particolare attenzione al bullismo infarcito di disprezzo e violenza
contro le persone omosessuali (bullismo omofobico). Direttore
responsabile del corso è Luca Pietrantoni, psicologo e ricercatore
presso l'Università degli Studi di Bologna. Il primo incontro con gli
insegnanti si terrà, lunedì 5 febbraio, dalle ore 15 alle 18, presso l'
Università di Bologna, dipartimento di Scienze dell'educazione, sala
riunioni, via Filippo Re, 6. "Nelle scuole, tra adolescenti, i commenti
verbali dispregiativi verso lesbiche e gay, gli insulti a volte
accompagnati da minacce o veri e propri atti di violenza fisica, sono
molto frequenti - spiega Raffaele Lelleri, sociologo e coordinatore di
'Educare al Rispetto' -. Questo provoca negli adolescenti omosessuali e
bisessuali, e in quelli che stanno prendendo coscienza della loro
omosessualità, forte sofferenza, isolamento e senso di vulnerabilità.
Il nostro obiettivo è fornire al personale scolastico strumenti e
competenze per rendere la propria scuola un ambiente più sicuro e
accogliente per ragazzi gay e ragazze lesbiche, e più in generale per
tutti gli studenti esposti ad aggressioni psicologiche o fisiche.
Fondamentale è favorire il diffondersi di una cultura dell'integrazione
e del rispetto a partire dallo stesso personale docente". Il progetto
coinvolgerà le città di Bologna e Faenza, articolandosi, in ciascuna
città, in tre incontri di tre ore ognuno a cadenza settimanale. A
Bologna, il primo appuntamento di lunedì prossimo sarà seguito da
quelli di lunedì 12 e 19 febbraio, stessa sede e stessa ora. A Faenza
si partirà lunedì 26 febbraio e si proseguirà lunedì 5 e 12 marzo,
presso la sede della Consulta faentina delle associazioni di
volontariato, via Laderchi, 3. I corsi saranno tenuti dal dottor Marco
Lazzarotto Muratori, psichiatra e psicoterapeuta, e dal dottor Matteo
Martelli, responsabile progetto scuola del comitato Arcigay "Il
Cassero" di Bologna. Per informazioni e adesioni è possibile recarsi
direttamente al primo appuntamento del corso o rivolgersi a Matteo
Martelli, cell. 347-3060852, email: scuola@cassero.it. Ufficio stampa
Arcigay


COMUNICATO ARCILESBICA ROMA
E' stato approvato presso il consiglio del Municipio VI di Roma, ad assoluta maggioranza, composta
da Ds, Prc, Margherita, Rnp e Verdi, un ordine del giorno in cui si
richiede all'anagrafe del municipio di attestare le unioni affettive.
L'ordine del giorno è stato presentato dal consigliere del Partito
della Rifondazione Comunista Francesco Sirleta, a cui vanno i nostri
ringraziamenti. Questo provvedimento consentirà a tutte le coppie di
fatto residenti, di ottenere i permessi lavorativi retribuiti per
l'assistenza in caso di malattia, ed il diritto di visita presso gli
ospedali. Ringraziamo la nostra compagna Celeste Buratti, segretaria
del circolo di Roma e appartenente alla consulta GayLeft dei
Democratici di Sinistra, che ha seguito e sostenuto l'approvazione
dell'ordine del giorno. Arcilesbica Roma V.le G. Stefanini, 15 TEL.
06/4180211 ( www.arcilesbica.it/roma)


COMUNICATO STAMPA MARIO MIELI
LA BRECCIA SI È CHIUSA
Sulle coppie di fatto, il presidente del
Consiglio Romano Prodi ha detto al Capo dello Stato Giorgio Napolitano
che ascolterà la Chiesa. "Mi sono sempre posto questo problema" di
dialogare con la Chiesa e di tener conto dei suoi timori sulla vicenda
delle coppie di fatto, ha detto il premier a margine della visita
all'Istituto di cultura italiano ad Addis Abeba. "Condivide le parole
del capo dello Stato secondo il quale bisogna tener conto dei timori
del Vaticano?" hanno chiesto i giornalisti. "Ma figuriamoci. Mi sono
sempre posto questo problema. E me lo sono sempre posto fino in fondo"
- assicura Prodi. "L'ho sempre avuto presente, ogni volta che abbiamo
toccato questo tema e non cesserò di tenerlo presente anche in
futuro". Appare evidente, dopo gli ultimi interventi del Presidente
della Repubblica Napolitano e del Presidente del Consiglio Prodi, che l'
Italia è in piena emergenza laicità e che ormai le nostre Istituzioni,
il nostro Governo e il nostro Parlamento, sono divenuti organi di
rappresentanza del Vaticano e non dei cittadini del nostro Paese. A
questo punto sollecitiamo il Presidente della Camera, il Presidente del
Senato e tutti i parlamentari che ancora si considerano i rappresentati
politici di uno Stato laico, a prescindere dallo schieramento di
appartenenza, a chiedere conto al Presidente del Consiglio delle sue
dichiarazioni di chiarire se tra lo Stato Pontificio ed il nostro Paese
esistono accordi a noi ignoti che vincolino e subordinino le scelte
politiche e le leggi italiane alle direttive dottrinarie ed alle
"preoccupazioni" della Chiesa di Roma. Che si faccia chiarezza su
questo punto è fondamentale, perché noi cittadini abbiamo necessità di
comprendere chi sono gli interlocutori istituzionali e politici a cui
far riferimento per le nostre istanze, se gli organi democraticamente
eletti con il nostro voto, oppure un capo di Stato eletto in conclave
per intercessione dello Spirito Santo ed il suo esecutivo che è la Cei.
Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli- Roma
Articolo Tre -
Associazione Omosessuale - Palermo
Andrea Maccarrone – Circolo Mario
Mieli – cell: 349 7355715
Vincenzo Rao – Articolo Tre – cell: 333
4622642

PACS: ARCIGAY, DOPO MOZIONE CAMERA, PROPOSTA DEL GOVERNO CON RICONOSCIMENTO PUBBLICO DELLE CONVIVENZE
"Adesso l'Unione non tradisca le attese di milioni di
italiani e appronti senza timidezze una legge che dia riconoscimento
giuridico pubblico alle coppie anche dello stesso sesso". Questo il
commento del presidente di Arcigay, Sergio Lo Giudice, all'approvazione
alla Camera dei deputati della mozione dell'Unione che chiede al
governo di predisporre entro il 15 febbraio un progetto di legge sulle
coppie di fatto. "Il dibattito ha mostrato l'arretratezza culturale di
buona parte di questo parlamento – continua Lo Giudice -. L'attacco in
aula del capogruppo Udc alla camera, Luca Volonté, contro Arcigay e
Arcilesbica ha il tono sgradevole delle critiche del lupo contro l'
agnello della favola di Esopo. Volonté parla di presunti 'privilegi' di
lesbiche e gay. Ma quali privilegi? Privilegio è quello dei
parlamentari, che possono estendere ai conviventi le tutele
previdenziali e sanitarie. Cosa non consentita al grosso degli
italiani. Privilegio è quello del suo leader Pier Ferdinando Casini a
cui, per una modica somma, la Sacra Rota ha annullato il matrimonio e i
suoi effetti civili. Il fatto è che esistono milioni di persone che
hanno costruito il proprio progetto d vita fuori dal matrimonio e che
rimangono prive di minimi diritti di cittadinanza. "Chiediamo ai
parlamentari laici del centrodestra che si sono differenziati nel
dibattito di questi giorni, da Chiara Moroni a Stefania Prestigiacomo,
da Mauro Del Bue a Dario Rivolta, di dare il loro contributo affinché
si possa sanare la crudele anomalia italiana". Dieci punti
irrinunciabili di una legge sulle unioni civili
1. Riconoscimento
giuridico pubblico della coppia, anche dello stesso sesso, attraverso
pubblica registrazione.
2. Opponibilità ai terzi dei diritti
riconosciuti.
3. Eredità - acquisizione dei diritti spettanti al
coniuge in materia di successione legittima in assenza di testamento.
4. Disciplina previdenziale e fiscale - compresa la reversibilità
della pensione.
5. Tutela in caso di separazione – come la
previsione degli alimenti.
6. Permesso di soggiorno - per il
partner extracomunitario convivente.
7. Non discriminazione
nell'accesso al lavoro - parità con le altre coppie nelle graduatorie
occupazionali, nei trasferimenti e nei concorsi pubblici.
8.
Diritti sul lavoro - congedi lavorativi; costituzione di impresa
familiare.
9. Assistenza al partner: assistenza ospedaliera e
penitenziaria; decisioni relative alla salute e in caso di decesso.
10.
Successione nel contratto d'affitto e diritto di permanenza dell'
abitazione comune nel caso di morte del partner intestatario.
Ufficio
stampa Arcigay



I DEPUTATI DELLA ROSA NEL PUGNO, TURCO E VILLETTI AL GOVERNO:
RIMUOVERE LE DISCRIMINAZIONI FONDATE SULL'ORIENTAMENTO SESSUALE E
INVITI LE AUTORITA' VATICANE A RISPETTARE L'INDIPENDENZA E LA
SOVRANITA' DELLA REPUBBLICA ITALIANA.
Nell'ambito del dibattito sulle
Mozioni in tema di famiglia i deputati della Rosa nel Pugno Maurizio
Turco, Segretario della Commissione Affari Costituzionali e Roberto
Villetti, Presidente del Gruppo Parlamentare, hanno depositato una
risoluzione con la quale si impegna il Governo: - a rimuovere tutti gli
ostacoli discriminatori fondati sul sesso previsti dalle leggi vigenti,
sia nei confronti del singolo cittadino che nelle formazioni sociali
ove svolge la sua personalità, a cominciare dal diritto di famiglia
fondata sul matrimonio ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei
coniugi, così come già previsto dall'articolo 29 della Costituzione. -
a invitare le autorità ecclesiastiche a rispettare l'indipendenza e la
sovranità della Repubblica italiana evitando di intervenire nel merito
di decisioni che spettano solo ed unicamente alle competenti
istituzioni della Repubblica, avendo le stesse autorità piena libertà
di invitare i propri fedeli a non usufruire di facoltà previste dalle
leggi della Repubblica e, per quanto concerne obblighi di legge che
prevedano l'obiezione di coscienza, di invitare i propri fedeli ad
usufruirne. Sergio Rovasio. INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF


PACS: ARCIGAY, MONSIGNOR
BETORI SU OMOSESSUALI COME DOTTOR MENGELE
"Monsignor Betori dà voce ai
peggiori istinti razzisti e omofobi della gerarchia reazionaria
cattolica italiana. Le verità antropologiche a cui fa riferimento,
quando parla delle unioni omosessuali, sono le stesse su cui poggiavano
le determinazioni ideologiche del nazionalsocialismo. Il tristemente
famoso dottor Mengele sperimentava proprio sugli omosessuali le sue
torture per provare appunto, come ci ricorda Betori, 'la perdita di
ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona
umana'". Allarmata la replica del segretario nazionale di Arcigay,
Aurelio Mancuso, alle parole usate oggi dal segretario generale della
Cei contro le unioni omosessuali. "Chiediamo alle istituzioni
repubblicane, innanzi tutto al presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano – continua Mancuso - di respingere questo ulteriore indegno
attacco alla integrità e alla dignità delle persone omosessuali. "Con
le dichiarazioni odierne di Giuseppe Betori, la Cei ha oltrepassato il
segno: qui non si tratta più di una discussione di merito su una
proposta di legge, ma della continua volontà di discriminare e
offendere milioni di cittadini italiani. Per fortuna l'Italia, a
differenza del Vaticano, è uno stato democratico nato dalla Resistenza,
che ha sconfitto il nazifascismo, orrore della storia a cui sembra che
una parte della gerarchia cattolica voglia riferirsi, rispolverando le
idee nefaste della purezza della razza, del patologismo omosessuale,
della difesa dei normali contro i diversi. Queste teorie hanno
massacrato milioni di ebrei, di omosessuali e di persone appartenenti a
varie minoranze. "In Italia c'è bisogno di una legge sulle unioni
civili che tuteli le persone e renda la società più giusta; allo stesso
tempo è necessario che si approvino urgentemente norme che condannino
ogni tipo di discriminazione per ragioni di razza, di orientamento
sessuale e di identità di genere. "Il 10 marzo a Roma chiederemo a
tutti i laici d'Italia, credenti e non, di opporsi a questa nuova
crociata contro i diritti e le libertà delle persone". Ufficio stampa
Arcigay

COMUNICATO STAMPA MARIO MIELI
"IL PAPA NAPOLITANO"
Il
Presidente della Repubblica Napolitano, intervistato sullo spinoso
dibattito riguardo le coppie di fatto decide di prendere posizione e si
dice certo che si arriverà al dialogo, "tenendo conto delle
preoccupazioni espresse dal Pontefice e dalle alte gerarchie della
Chiesa". Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è deluso e
contrariato dalle parole del Presidente Napolitano che, nella sua alta
funzione, dovrebbe essere il primo garante della laicità e
dell'indipendenza dello Stato, della sua sovranità e del rispetto di
tutti i cittadini, comprese le minoranze. Con queste gravi affermazioni
Napoliltano rinnega la sua storia, che lo ha certamente visto in prima
fila nelle battaglie di rinnovamento del diritto di famiglia e di
dignità della donna, in favore di divorzio e aborto, e si schiera
contro i diritti civili e in favore delle pretese discriminazioni di
una confessione religiosa che non è non è "religione di stato" e che
secondo la legge italiana (cui anche il Presidente è soggetto) dovrebbe
astenersi dall'ingerenza nella vita politica nazionale. Sarebbe onesto
a questo punto dimettersi e chiamare a sostituirlo il presidente della
Cei Ruini o il Papa. Almeno si porrebbe fine a una ridicola finzione e
i cittadini italiani saprebbero chi li governa davvero. Circolo Di
Cultura Omosessuale Mario Mieli

COMUNICATO STAMPA "NO VAT"
NAPOLITANO, PRESIDENTE DI CHI?
Napolitano oggi ammonisce che sulla
materia dei diritti è necessario l'allineamento con la chiesa
cattolica, evidentemente sul piano offensivo della dignità di gay,
lesbiche e trans imposto dalle continue illazioni di Ratzinger: le
(unioni) omosessuali sono deboli, deviate, pericolose e via
screditando. Il presidente della Repubblica Italiana, non pago delle
proprie dichiarazioni nel giorno della memoria che, equiparando la
critica al sionismo all'antisemitismo, cancellano oltre sessant'anni di
pensiero critico interno ed esterno all'ebraismo (con buona pace di
Primo Levi, Hannah Arendt, Albert Einstein… nonché di tutte le
espressioni del pacifismo anche israeliano), dimentica di essere il
rappresentante massimo del popolo italiano, concentrandosi su un
dovere, certo acostituzionale, di rappresentare un capo di stato
straniero e una confessione largamente praticata nel nostro paese. Il
10 febbraio prossimo quando scenderemo in piazza per la manifestazione
NO VAT: Autodeterminazione, Laicità, Antifascismo, indetta da Facciamo
Breccia, non potremo limitarci a frenare l'effluvio di ingerenze della
coppia impicciona Ruini–Ratzinger e a denunciare la piaggeria, sempre
più melensa e ipocrita di un centro – sinistra in cerca di santità, ma
dovremmo anche ricordare all'ex comunista, ateo, presidente Giorgio
Napolitano in nome di chi alloggia al Quirinale. Ma, nella
fattispecie, ci chiediamo se Napolitano non sia all'oscuro delle
dichiarazioni reticenti, dei posizionamenti clericali, quando non
apertamente omofobi, già abbondantemente esternati da parte di
esponenti di governo e della maggioranza parlamentare? È informato il
Presidente delle crescenti aggressioni, stupri, omicidi che colpiscono
lesbiche, gay, trans in un clima di impunità e legittimazione creato
dai continui inviti alla discriminazione? Ci attendiamo delle preziose
e 'lungimiranti' considerazioni sull'importanza del servizio aereo - ma
non possiamo non preoccuparci per la convivenza obbligata che la
mancanza di un vettore pubblico imporrà a Napolitano e all'altro capo
di stato, quello con delega per le questioni politiche, Ratzinger.
Opinionisti di diversa estrazione politica lo affermano da anni: in
Italia l'informazione di qualità è appannaggio di pochi e alle
argomentazioni della carta stampata si preferisce la sintesi
televisiva, quando non spettacolare. Uno stallo nella crescita
culturale che ha prodotto vittime eccellenti, come il nostro Presidente
della Repubblica Napolitano. Manifestazione "NO VAT:
AUTODETERMINAZIONE, LAICITA', ANTIFASCISMO", prevista per sabato 10
febbraio 2007 a Roma (ritrovo corteo ore 14.00 a Piazzale Ostiense).
Per l'elenco delle adesioni e dei promotori: www.facciamobreccia.org

Per informazioni: 347 5583 869 (Graziella Bertozzo ) 339 6053442
(Nicoletta Poidimani) 333 4526 916 (Porpora Marcasciano),


COMUNICATO STAMPA REFO
Le Chiese Protestanti italiane sono piccola
cosa in confronto all'elefante Chiesa Cattolica Romana eppure ancora
una volta si schierano in difesa della pluralità e della laicità dello
Stato e dei diritti di tutte e di tutti. Vi invio una dichiarazione del
pastore Eugenio Bernardini, vicemoderatore della Tavola Valdese, sulla
posizione che tali chiese hanno a riguardo ai PACS, la notizia è stata
data dall'agenzia NEV-notizie evangeliche ma come al solito, nel clima
di "pluralismo" che regna in Italia, la stampa non ha dato la minima
rilevanza alla cosa. Le chiese valdesi, metodiste e battiste italiane
in questi anni hanno afffrontato il tema delle benedizioni di unione di
coppia ( il matrimonio è, per noi protestanti, non è un sacramento) ed
un gruppo di lavoro ha elaborato un documento sul tema che è ora
all'esame delle chiese locali in vista di una assemblea - sinodo che
si terrà nell'agosto 2007 ed in cui verrà discusso e speriamo
approvato. Il documento del gruppo di lavoro sull'omosessualità ed
altri materiali sulle chiese protestanti in Italia e il tema
dell'omosessualità sono consultabili sul sito della R.E.F.O. - Rete
Evangelica Fede e Omosessualità : www.refo.it. per la REFO il
coordinatore della segreteria Giorgio Rainelli

APPELLO PER LA
LIBERAZIONE DEI "CUBAN FIVE"
DALLE CARCERI USA
ABBIAMO BISOGNO DI AIUTO
PER LIBERARE I "CUBAN FIVE"
SOLIDARIETA' ARCOBALENO PER I "CUBAN FIVE"
Con altri attivisti lesbiche, gay, bisessuali e transessuali che
lavoriamo con il Comitato di New York per la Liberazione dei Cuban Five
vi invitiamo a firmare al più presto l'appello riportato qui sotto e a
farlo circolare il più possibile. I Cuban Five sono prigionieri
politici detenuti dal governo degli Stati Uniti per il "crimine" di
aver cercato di impedire attacchi terroristici contro Cuba provenienti
dal suolo statunitense. Recentemente i tribunali degli Stati Uniti
hanno respinto la richiesta di riaprire il processo. Con quest'appello
speriamo di risuscitare l'indignazione contro la persecuzione e
l'incarcerazione che continuano di questi prigionieri politici. Come ha
detto Alice Walker, "Quella dei Cuban Five è una storia di coraggio,
grande sacrificio e amore. È una storia per le generazioni. Il modo in
cui i cinque sono stati trattati è vergognoso; il silenzio sui loro
maltrattamenti lo è ancora di più. Dove sono le persone di coraggio
pronte ad opporsi alla tortura dei prigionieri? (da: Lettere di
speranza e amore: la Storia dei Cuban Five). Nelle ore successive all'
appello dell'Arcobaleno della Solidarietà a sostegno dei Cuba Five,
hanno firmato subito e con entusiasmo centinaia di persone e
organizzazioni che combattono l'oppressione basata su sessualità,
espressioni di genere e sesso. Si aggiungono inoltre a questo appello
persone di coscienza provenienti da tutti gli Stati Uniti e da tutto
il mondo, di ogni nazionalità, età, sesso, genere e sessualità. Stiamo
costruendo insieme, con spirito di vera unione, un Arcobaleno della
Solidarietà per i Cuban Five che sta facendo il giro del mondo. Ora
dobbiamo raggiungere altre centinaia di migliaia di persone per premere
sugli Stati Uniti e far liberare i Five. Quando tanti avranno firmato,
invieremo quest'appello per un nuovo processo e per la libertà dei 5
all' Attorney General (Ministro della Giustizia) degli Stati Uniti. Vi
preghiamo di andare a firmare sul sito web: http://www.freethefiveny.
org/rainboweng.htm. Attualmente questa introduzione e l'appello sono
inseriti al sito web in spagnolo, inglese, cinese semplificato e
tradizionale, farsi (persiano), portoghese, italiano, francese e
tedesco. Si stanno facendo le traduzioni anche in molte altre lingue.
Al sito web si può leggere l'elenco crescente e impressionante di
firmatari. Se potete aiutarci a tradurre questa introduzione e
l'appello, e/o se avete altre idee per far circolare il più possibile
questo appello, vi prego di contattarci a:
rainbowsolidarity4cuban5@gmail.com
Abbiamo messo online l'introduzione
e l'appello, nel formato PDF delle varie lingue e scaricabili per una
distribuzione di massa. Per chi volesse ulteriori dettagli sul caso dei
Cuban 5, visitate i siti: <http://freethefiveny.org> oppure <http:
//freethefive.org>. Lavorando insieme possiamo aiutare a liberare i
Cuban Five! Cuban Five Liberi! Leslie Feinberg
FIRMATE L¹ APPELLO CHE
SEGUE: UN ARCOBALENO DI SOLIDARIETA' PER I CUBAN FIVE - Noi che
sottoscriviamo questo appello chiediamo un nuovo processo per liberare
i Cuban 5: Ramón Labañino, Fernando González, René Gonzáles, Antonio
Guerrero e Gerardo Hernández. I cinque sono stati imprigionati per aver
tentato di impedire attacchi terroristici. Erano in questo paese per
tentare di monitorare e impedire attentati terroristici contro Cuba da
parte di mercenari sostenuti dalla CIA, addestrati e con basi operative
negli Stati Uniti. Questo in netto contrasto con le centinaia di
miliardi di dollari delle nostre tasse che Washington butta nella sua
ipocrita "guerra al terrorismo". I cinque sono stati condannati l'8
giugno 2001, con varie accuse tra cui "spionaggio mirato alla
cospirazione", ma di questo spionaggio non esistono prove. Il processo
si è tenuto a Miami, rinomato bastione di cubani di destra. Il processo
dei cinque è stato al centro di tale pressione politica e così ingiusto
che, nell'agosto del 2005, una commissione composta di tre giudici del
11° distretto della Corte di Appello di Atlanta ha descritto una
situazione burrascosa ("perfect storm") di condizioni tale da rendere
impossibile un processo equo. Ciò nonostante la richiesta di un nuovo
processo è stata in seguito negata. Nei primi mesi del 2005 il Gruppo
di Lavoro sulla Detenzione Arbitraria della Commissione per i Diritti
Umani delle Nazioni Unite ha deliberato che la detenzione dei cinque
prigionieri politici negli Stati Uniti viola la Convenzione
Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Nonostante il supporto
crescente negli Stati Uniti e in tutto il mondo, i cinque rimangono
imprigionati in remoti penitenziari di massima sicurezza negli Stati
Uniti, scontando sentenze che vanno dai 15 anni a due doppie sentenze
di ergastolo. Il popolo cubano ha diritto all'autodeterminazione e alla
propria sovranità. Gli Stati Uniti devono smettere di colpire Cuba
attraverso l'embargo economico e attacchi armati, sovvenzionati e
organizzati dalla CIA e messi in atto da eserciti di mercenari
'contras' che operano sul suolo statunitense. Queste sono azioni di
guerra illegali! Facciamo appello per un nuovo processo e per la
libertà dei Cuban 5! Inviate adesioni a transgenderwarrior@gmail.com

ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL LIBERO PENSIERO
"GIORDANO BRUNO"
aderente
all'Union Mondiale des Libres Penseurs e all'International Humanist and
Ethical Union Presidenza nazionale: avv. Bruno Segre, Via della
Consolata,11 -10122 Torino Telefax: 0115212000 - e.mail: linc@marte.
aerre.it www.liberopensiero.20m.com

www.periodicoliberopensiero.it -
invita - sabato 17 febbraio 2007 - ore16.30 a Piazza Campo dei Fiori
- NEL NOME DI GIORDAN O BRUNO - Libertà ed autodeterminazione: valori
laici. Deposizione corone e discorsi commemorativi del delegato del
Sindaco di Roma e del Presidente dell'Associazione Nazionale del
Libero Pensiero "Giordano Bruno", avv. Bruno Segre. Interventi di:
Maria Mantello, Giulio Giorello, Federico Coen, Nuccio Ordine, letture
bruniane a cura di Marialivia Franceschini , Fabiola Perna, Camilla
Scrugli, Carlotta Spizzichino, Arianna Zapelloni Pavia, performance art
di Maria Teresa Lubrano, Alessandra De Angelis e Giulio Mollica,
partecipazione artistica: Pietro Bontempo e Salvatore Gioncardi
poetessa Mara de Mercurio Centro Studi Enrico Maria Salerno
Silvio Fiorelli e Ass. Culturale 321 JAGAD - Artisti & lavoratori dello
spettacolo. Intermezzi per voce, chitarra ed armonica di Geovani
Ciconte e Filippo Bizzaglia, presenta: Antonella Cristofaro. Per
informazioni: 3297481111; liberopensiero.giordanobruno@fastwebnet.it


COMUNICATO STAMPA EVALUNA
EVALUNA, PIAZZA BELLINI,72 – NAPOLI VENERDI
9 FEBBRAIO 2007, ORE 17.30 PRESENTAZIONE DEL RACCONTO "Voci …." di
Agostino Crivo - IL RACCONTO NASCE DA UN'IDEA DI UN UTENTE DEL
DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE ASL NAPOLI 4 , OSPITE DELLA SIR "CASA
LUNA", CHE HA TROVATO ALL'INTERNO DEL PROGETTO "CAFFE' INTERNET", LA
POSSIBILITA' DI SEGUIRE UN CORSO DI ALFABETIZZAZIONE INFORMATICA E DARE
VOCE ALLE SUE VOCI TRAMITE IL COMPUTER. INTERVENTI: dr. CIRO PAUDICE
direttore DSM ASL NA 4 dr.ssa CARLA BOCCIA referente del progetto dr.
ssa LUISA AMMENDOLA responsabile SIR "CASA LUNA" dr.ANTONIO SALVATI
responsabile gestione e controllo SIR AGOSTINO CRIVIO autore di
"VOCI..." - ". .. Lì nel confessionale l'uomo disse a Marco che le
voci non erano nient'altro che spiriti. Voci di spiriti della montagna,
che si erano rivolti al giovane perché aveva il sangue magnetico.
Queste entità gli disse il prete,lo avevano scelto come capo,anche se
la cosa non era spiegabile,poiché poco si conosceva degli spiriti
della montagna. Aggiunse che ogni tanto nel corso della giornata doveva
abbeverarli con l'acqua, ..." "...Sentiva delle voci da molto tempo,
per lui erano le voci di Dio e del Maligno. Non dormiva la notte; la
paura si era impossessata di lui, cose strane avvenivano nella sua
mente... " EVALUNA LIBRERIA - PIAZZA BELLINI 72 NAPOLI -081292372 -

www.evaluna.it - libreriadelledonne@evaluna.it


COMUNICAZIONE RADIO POPOLARE
L'Altro Martedì la trasmissione di cultura ed
informazione omosessuale di Radio Popolare condotta da Eleonora
Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu Martedì 6 febbraio dalle ore
22.40 alle ore 23.30 intervista Maria Luisa Boccia Senatrice di
Rifondazione Comunista presentatrice di una legge sulle Unioni Civili e
di Mutuo Aiuto e presenta Tutto su Howard Cruse Padre del fumetto gay
americano fondatore della rivista Gay Comix e creatore del mitico
personaggio "Toland " a cura di Massimo Basili . email:
omomail@radiopopolare.it - Radio Popolare FM 107.600 streaming su www.
radiopopolare.it - satellite Eutelsat Hot Bird 13° Est, Frequenza
12.111 MHz, Polarizzazione verticale.

COMUNICAZIONE AXTEISMO PRESS
Resoconto udienza del 30.1.2007 dinanzi al GUP del Tribunale del
L'Aquila
Crocifisso, menorà ebraica e dintorni
Luigi Tosti - Questo il
breve resoconto dell'udienza che si è tenuta martedì, 30 gennaio,
dinanzi al GUP dell'Aquila, al quale avevo prospettato -con una memoria
che è pubblicata sul sito- l'esigenza di sollevare un conflitto di
attribuzione nei confronti del Ministro di Giustizia che si ostina a
non rimuovere i crocifissi dalle aule: l'imposizione del crocifisso,
infatti, lede i diritti di libertà religiosa e di eguaglianza degli
"imputati", nonché il loro diritto di essere giudicati da giudici
"visibilmente imparziali", cioè non assoggettati a crocifissi che
valgono a connotare di cristianità l'esercizio delle loro funzioni
giurisdizionali. Ebbene, il GUP dott. Cappa ha respinto questa mia
istanza, senza minimamente motivare "perché" dissentiva dalle pronunce
della Cassazione e del Consiglio Superiore della Magistratura, che
hanno condiviso la mia tesi. Il Gup si è infatti limitato ad affermare,
in modo apodittico, che "non sussistono le condizioni e i presupposti
per sollevare il conflitto di attribuzioni, per la considerazione che
si ritiene del tutto insussistente ogni lesione delle prerogative per
il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali in questa sede e
nel corso del presente procedimento". Con questa immotivata decisione
sono state eluse e glissate le decine e decine di pagine di
motivazione, scritte dai Giudici della Cassazione da quelli del CSM,
con le quali si è affermato l'esatto contrario. A nulla è valso che io
abbia prodotto al GUP l'ordinanza del CSM che ha così affermato: "Alla
luce dei rilievi ora svolti appare convincente la tesi dell'incolpato
(cioè: Tosti Luigi, n.d.r.) secondo la quale l'esposizione del
crocifisso nelle aule di giustizia, in funzione solenne di "ammonimento
di verità e giustizia", costituisce un'utilizzazione di un simbolo
religioso come mezzo per il perseguimento di finalità dello Stato. Del
pari persuasiva sembra l'affermazione che l'indicazione di un
fondamento religioso dei doveri di verità e giustizia, ai quali i
cittadini sono tenuti, può provocare nei non credenti "turbamenti, casi
di coscienza, conflitti di lealtà tra doveri del cittadino e fedeltà
alle proprie convinzioni" e pertanto può ledere la libertà di coscienza
e di religione."L'aspetto più grave del comportamento del GUP è che
egli è venuto meno all'obbligo di motivare il "suo" dissenso rispetto
alle decisioni della Cassazione e del CSM, organo di autogoverno dei
Giudici, che avevano affermato l'esatto contrario. Se si considera,
infatti, che la Cassazione ha il compito, istituzionale, di
interpretare le leggi, non si può giustificare che un semplice giudice
di merito possa disapplicare le sentenze della Cassazione senza fornire
le motivazioni del "perché", a suo giudizio, la Cassazione avrebbe
"sbagliato". Posso con coscienza affermare che nell'esercizio della mia
professione di magistrato non mi sono mai permesso di disapplicare
deliberatamente la giurisprudenza della Cassazione, senza fornire alle
parti le ragioni del mio dissenso: i cittadini, infatti, fanno
affidamento sulla giurisprudenza della Cassazione e, quindi, hanno il
diritto di sapere "perché" un semplice giudice di merito applica la
legge in modo difforme da quanto stabilito dalla Cassazione. La
"certezza" del diritto consiste proprio in questo. Il GUP ha tra
l'altro affermato che la mia "questione era irrilevante....atteso che
nell'aula GUP...non è appeso alcun crocifisso" e che, infine, "la
circolare del ministro Rocco non ha valore normativo, ma si concretizza
in un mero precetto di natura organizzativa, che non ha alcun potere
vincolante". Anche queste affermazioni sono in aperto contrasto con
quanto stabilito dalla Cassazione in due sentenze, da me segnalate al
GUP, che hanno affermato che l'occasionale assenza del crocifisso in
un'aula non ha alcun rilievo ai fini dell'esercizio del diritto di
libertà di coscienza e che la circolare del Ministro di Giustizia ha
efficacia normativa e non può essere disapplicata da nessun giudice.
Amaramente concludendo, è perfettamente inutile che la Cassazione e il
CSM abbiano sentenziato che la circolare del ministro Rocco è
illegittima e che la presenza dei crocifissi nelle aule di giustizia
sia altrettanto illegale: i giudici di merito, infatti, seguitano a
disaplicare queste sentenze. Il GUP ha comunque disposto il mio rinvio
a giudizio per l'udienza del 19 ottobre prossimo. Il che significa che,
mentre il primo processo è stato sbrigato nel tempo record di appena
due mesi, per questa coda di processo, che poteva essere sbrigata in
due settimane, siamo già arrivati a ben due anni di pendenza. Il
sospetto di una strategia di sfiancamento è più che legittimo, dal
momento che alcune circolari del CSM impongono la celere celebrazione
dei processi a carico del magistrati. Ringrazio tutti coloro che si
sono sobbarcati i disagi e le spese del viaggio all'Aquila per
sostenere questa comune battaglia di civiltà e.......alla prossima
puntata! Luigi Tosti: tosti.luigi@alice.it - mobile 3384130312 - tel.
0541789323 - via Bastioni Orientali 38 - 47900 Rimini
MEMORIA
DIFENSIVA - 17 GENNAIO 2007 - Al Sostituto Procuratore Generale presso
la Corte di Cassazione Dott. MARTUSCIELLO Vittorio Piazza Cavour 00193
Roma Oggetto: Interrogatorio dell' 1.2.2007: memoria difensiva nel
procedimento disciplinare n. 14.753/37/06 SD4A a carico di Tosti Luigi.
Egregio dott. Martusciello. La ringrazio per aver fissato con
sollecitudine l'udienza di mia audizione. Peraltro, dal momento che
l'incolpazione è imperniata su frasi estrapolate da una lettera, e dal
momento che le condizioni economiche non mi permettono di sobbarcarmi
ulteriori spese di viaggi e di difensori, che giammai mi verranno
rimborsate, le preannuncio che quasi sicuramente non mi presenterò per
l'udienza del 1° febbraio, ritenendo sufficiente addurre, a mia
discolpa, quanto segue L'accusa che mi viene mossa è la seguente: "per
avere, essendo tuttora sospeso dalle funzioni e dallo stipendio nel
quadro del procedimento disciplinare a suo carico n. 22/05/SD4A P.G.
Cass., gravemente mancato ai doveri, tenendo comportamento non corretto
nei confronti dei giudici del Tribunale di L'Aquila, precipuamente
esprimendosi, in taluni passaggi dell'esposto in data 5/09/2006, in
violazione dei criteri di equilibrio e di misura, in guisa da
compromettere la credibilità personale, il proprio prestigio e decoro,
nonché il prestigio dell'istituzione giudiziaria. Afferma, nel
dettaglio, tra l'altro, il dott. Tosti: "Ribadisco, poi, che nella mia
qualità di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici
partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici
appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità
nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule
giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di
parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione
connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di
colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è
diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome
di quel "loro" idolo. Ribadisco che non accetto di essere processato da
giudici che sono indotti a condannarmi per non correre il rischio, in
caso contrario, di essere sottoposti a procedimenti disciplinari da
parte del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte
delle più Alte cariche istituzionali, politiche e "religiose" dello
Stato Cattolico Italiano." Concludendo, poi, il predetto magistrato,
trasgredendo a dismisura i menzionati doveri di correttezza ed
equilibrio:"Complimenti alla "logica" ed all'impudenza. Credo proprio
che per chiudere "degnamente" i processi a mio carico in quel de
L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione dei Collegi
giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed all'Opus Dei:
sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina Provvidenza in
persona". Preliminarmente contesto che possa esservi una qualche
"pertinenza" ed un qualche "nesso" tra l'addebito che mi viene mosso e
la circostanza che esso sarebbe stato commesso "essendo io sospeso
dalle funzioni e dallo stipendio nel quadro del procedimento
disciplinare a suo carico n. 22/05/SD4A P.G.". Mi chiedo se nell'ottica
dell'incolpante si tratti di un'aggravante: e gradirei chiarimenti sul
punto. Secondariamente rilevo che la mia lettera del 5 settembre 2006
non è un "esposto", ma una "richiesta", quale PRIVATO CITTADINO, di
rimozione del simbolo cattolico da tutte le aule giudiziarie italiane,
nonchè di accesso agli atti relativi ad un precedente esposto" che ho
indirizzato al Ministro di Giustizia Castelli. Questa mia
puntualizzazione non ha intenti cavillosi, ma serve per evidenziare la
la superficialità con la quale la mia "richiesta" è stata letta e gli
intenti puramente ritorsivi che sono scaturiti dalla sua lettura. Non
si giustificano, altrimenti, la non curanza nei confronti delle mie
istanze di cittadino -non ho infatti ricevuto alcuna risposta in merito
alle mie istanze- e che la mia lettera, per contro, sia stata
utilizzata al solo scopo di congetturare cervellotiche accuse
disciplinari, dopo averla sottoposta alla meticolosa e mirata analisi
degli ispettori. Chiusa questa premessa, respingo nel modo più
categorico l'accusa di aver tenuto un comportamento non corretto nei
confronti dei "giudici del tribunale dell'Aquila" attraverso le due
frasi che sono state estrapolate dalla lettera del 5.9.2006. In realtà
è ben evidente -e l'ho già denunciato nello scritto precedentemente
indirizzatole- che questa incolpazione scaturisce dalla circostanza che
il Ministro di Giustizia On.le Clemente Mastella, cattolico, compulsato
dall' On.le Francesco Storace, anch'egli cattolico, non ha
verosimilmente gradito che io abbia preso le difese del Giudice
dell'Aquila dott. Mario Montanaro, che è stato vittima di un ingiusto
linciaggio anche da parte di Alte istituzioni statali, per aver osato
rispettare la Costituzione italiana e i diritti costituzionali di
eguaglianza e di libertà religiosa di un cittadino "musulmano".
Evidentemente, il Ministro di Giustizia e l'On.le Francesco Storace non
hanno gradito che io abbia riportato, fedelmente, le gravi, gratuite ed
offensive dichiarazioni della Chiesa, di numerosi politici italiani e
di personaggi istituzionali con le quali si è ignobilmente bistrattata
la dignità e la professionalità del Giudice de L'Aquila dott. Mario
Montanaro, la cui unica colpa, ribadisco, è quella di aver fatto
applicazione della Costituzione italiana e di aver accordato ad un
cittadino musulmano la stessa dignità e gli stessi diritti che lo
Dittatura Fascista, allora, e lo Stato democratico, oggi, accordano ai
cattolici. Denuncio, pertanto, la palese persecutorietà del presente
procedimento disciplinare, che appare strutturato sul sistema,
pluricollaudato, dell'estrapolazione gratuita delle frasi e della
censura della libertà di pensiero e di critica, approfittando della
circostanza che qualsiasi magistrato può essere accusato, grazie alla
assoluta indeterminatezza dell'art. 18 della legge sulle guarentigie,
anche di comportamenti riferibili alla SFERA PRIVATA, ivi incluso
l'esercizio di diritti costituzionali e di diritti inviolabili che,
sino a prova contraria, competono "anche" ai magistrati. Estremamente
significativa è la circostanza che, non potendo io essere attaccato
sotto il profilo della professionalità e dell'onestà (non sono né un
corrotto né un incapace), si sia cavalcata l'onda del supposto difetto
dei "criteri di equilibrio e di misura" e delle FALSE (ribadisco:
FALSE) accuse di "OFFESE" alla categoria dei Magistrati, recentemente
utilizzate in sede di formulazione di un parere negativo per la mia
progressione economica. Estremamente significativa è la circostanza che
la "tecnica" dell'estrapolare frasi scritte in lettere PRIVATE, che poi
vengono connotate di "sconvenienza", sia stata già utilizzata -ai miei
danni- dai SOLI Ministri di Giustizia (GIAMMAI DALLA PROCURA GENERALE
DELLA CASSAZIONE), nell'ambito di uno stillicidio persecutorio che si è
protratto, per almeno sette anni, per aver io osato denunciare FATTI
ASSOLUTAMENTE VERI, cioè abusi e falsità perpetrate da inquirenti
nell'ambito di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Estremamente
significativa è la circostanza che il Primo Procuratore Generale presso
la Corte di Cassazione dott. Zucconi Galli Fonseca, oggi in pensione,
mi abbia fatto sapere a suo tempo, per il tramite dell'Avv. Corrado
Zucconi Galli Fonseca, che era meglio che stessi tranquillo perché al
Ministero di Giustizia c'era qualcuno che non mi voleva particolarmente
bene. Estremamente significativa è la circostanza che un ispettore del
Ministero di Grazia e Giustizia, parlando con sollievo della sua
decisione di andare in pensione, abbia esternato a me e a mia moglie,
Protti Emilia, la sua nausea per le modalità, mirate a colpire
personaggi-bersaglio già individuati, con le quali venivano disposte
certe ispezioni in alcuni uffici giudiziari. In pratica: caro
ispettore, vai a fare un'ispezione al Tribunale di Canicattì: lì c'è il
dipendente "Rossi", vedi di trovare qualcosa a suo carico. Chiusa
questa premessa, passo alla disamina, separata, delle due frasi che
sono state estrapolate da una lettera PRIVATA e che si asseriscono
offensive e denigratorie dei giudici del Tribunale dell'Aquila. PRIMA
FRASE INCRIMINATA: "Ribadisco, poi, che nella mia qualità di imputato
mi rifiuto di farmi processare da giudici partigiani che si
identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro
testa, e non nei simboli neutrali dell'unità nazionale che, guarda
caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane:
tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che
cioè accettano di far parte di un'Amministrazione connotata di
cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o
di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente
opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel "loro"
idolo. Ribadisco che non accetto di essere processato da giudici che
sono indotti a condannarmi per non correre il rischio, in caso
contrario, di essere sottoposti a procedimenti disciplinari da parte
del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte delle
più Alte cariche istituzionali, politiche e "religiose" dello Stato
Cattolico Italiano." Innanzitutto respingo -siccome assolutamente
gratuita ed infondata- l'accusa che io abbia "offeso" (??) i "giudici
dell'Aquila" (??) perché, nella mia qualità di IMPUTATO -e non di
giudice- ho chiesto nella mia lettera del 5 settembre scorso al
Ministro di Giustizia Mastella -così come peraltro avevo più volte
chiesto al precedente Ministro Castelli- di rimuovere i crocifissi da
tutte le aule di giustizia italiane (e non dal solo tribunale
dell'Aquila!!) perché, altrimenti, mi sarei rifiutato "di farmi
processare (id est: di comparire e presenziare all'udienza) da giudici
partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici
appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità
nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule
giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di
parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione
connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di
colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è
diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome
di quel "loro" idolo". Sottolineo, innanzitutto, che questa mia frase
descrive la VERITA' della situazione delle aule dei Tribunali italiani
e rispetta, inoltre, i requisiti della pertinenza e della continenza:
quindi essa è priva di qualsiasi valenza "diffamatoria". Essa è stata
poi espressa e formulata nell'ambito dell'esercizio del mio diritto di
difesa, riconosciutomi sia a livello costituzionale (art. 24) che
nell'ambito della Convenzione per la salvaguardia dei diritti del'uono
(art. 6 L. 848/1955), senza che sussista alcuna deroga di legge che
limiti questo mio diritto fondamentale, ex art. 15 L. n. 848/1955. E,
in effetti, la mia richiesta di rimozione dei crocifissi mirava e mira,
come ho ampiamente e diffusamente argomentato nella memoria difensiva
che ho poi indirizzato al GUP dell'Aquila ed alla S.V. (e che
indirizzerò alla Corte di Appello), a precostituire la prova
documentale del rifiuto di rimozione dei crocifissi da parte
dell'attuale Ministro di Giustizia: presupposto, questo, necessario ai
fini del caldeggiato conflitto di attribuzione. Come la S.V. ha potuto
infatti constatare, io ho esposto, nella memoria che ho indirizzato al
GUP e a Lei per conoscenza, le motivazioni giuridiche per le quali,
intendendo io legittimamente rifiutarmi di presenziare all'udienza a
causa della presenza generalizzata dei crocifissi nelle aule di
giustizia italiane, il GUP dovrebbe sollevare un conflitto di
attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale. La richiesta di
rimozione dei crocifissi del 5.9.2006, pertanto, nient'altro è se non
la reiterazione, pedissequa, di altrettante identiche richieste che
avevo inoltrato al precedente Ministro di Giustizia On.le Roberto
Castelli che, guarda caso, giammai si è sognato di promuovere
procedimenti disciplinari. Ribadisco, poi, che la stessa identica frase
che mi viene "censurata" è stata da me usata, per ben due volte e nella
stessa identicissima formulazione, nella memoria difensiva che ho
inoltrato al GUP ed alla S.V., sicché logica e coerenza imporrebbero
che io venga nuovamente incolpato per aver ripetuto che "nella mia
qualità di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici
partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici
appesi sopra la loro testa....etc. etc.". Ma c'è di più. La frase che è
stata "censurata" è stata in realtà da me scritta in numerosi
precedenti atti (lettere, ricorsi, memorie, etc.), senza che alcuno
abbia avuto OVVIAMENTE nulla da ridire. Cito per ora questi brani, che
sono stati tratti dai seguenti 4 documenti: 1°) memoria per l'udienza
dibattimentale del 18.11.2005: A pag. 19 così mi esprimo: "mi è stato
imposto di esercitare le mie funzioni pubbliche e le mie attività
lavorative "in nome di un simbolo religioso nel quale non solo non si
identifico, ma dal quale mi sono dissociato apertamente per tutte le
gravissime implicazioni di criminalità, di genocidio, di intolleranza,
di torture, di assassini, di razzismo, di schiavismo, di superstizione,
di abuso della credulità popolare, di oscurantismo e di prevaricazione
dei diritti umani e politici dei cittadini legati alla nefasta storia
della Chiesa cattolica Romana"; mi è stata imposta l'osservanza della
circolare fascista del 1926, cioè la "venerazione e il solenne
ammonimento di verità e giustizia" del "crocifisso", presente in aula
ed incombente sulla mia testa, in totale spregio della mia avversione
religiosa nei confronti di qualsiasi forma di assurda, inconcepibile ed
anacronistica "idolatria"; A pag. 33: "Il crocifisso e il suo valore
simbolico. La legge dispone che gli unici simboli nazionali che debbono
essere esposti nei locali pubblici sono la "bandiera tricolore" e l'
"effige del Presidente della Repubblica". La ratio evidente
dell'esposizione dei simboli nazionali nei luoghi pubblici -ove i
poteri pubblici esercitano, pubblicamente, funzioni pubbliche- è quella
di evocare e trasmettere, appunto in forma simbolica, un messaggio
solenne di questo tenore: "in questo luogo istituzionale la funzione
pubblica è esercitata dal pubblico funzionario, nei confronti dei
cittadini italiani, in nome del popolo italiano, il quale popolo si
identifica, appunto, nella sua bandiera e nel ritratto del suo Capo
supremo, il Presidente della Repubblica. Esporre, pertanto, nei luoghi
pubblici i "crocifissi" -cioè i simboli religiosi "partigiani" che
identificano solo i cattolici- significa, necessariamente, evocare,
affermare e trasmettere quest'altro messaggio solenne: "in questi
luoghi pubblici i pubblici funzionari esercitano i loro poteri
pubblici, nei confronti di tutti i cittadini italiani (anche) in nome
del Dio dei cattolici". Questo valore evocativo del messaggio può
legittimamente risultare intollerabile, sia per i cittadini non
cattolici che lo subiscono sia per i funzionari non cattolici che sono
costretti a trasmetterlo: infatti, l'esercizio delle pubbliche potestà
deve essere, in uno Stato non confessionale, del tutto neutro ed
imparziale. L'intollerabilità ideologica di "questo" messaggio, evocato
dal crocifisso, può essere parificata a quella che sarebbe evocata
dall'esposizione, nei luoghi pubblici, di qualsiasi altro simbolo
"partigiano". Si ipotizzi, ad esempio, il caso estremo della "croce"
uncinata nazista e ci si interroghi, poi, se non sarebbe lecito che
"coloro che non si identificano in quel simbolo" ne possano chiedere a
buon diritto la rimozione e, in caso contrario, possano rifiutarsi di
partecipare agli atti pubblici compiuti in suo nome."; 2°) Atto di
appello del 27.1.2006: A pag. 6 così mi esprimo: "con riferimento alla
mia veste di "imputato" ho dedotto che l'amministrazione della
"giustizia" da parte di giudici organizzati in modo "partigiano" -che
cioè esercitano le funzioni giurisdizionali identificandosi in modo
plateale nel crocefisso cattolico appeso sopra la loro testa come
"simbolo venerato, ammonimento di verità e giustizia" (tra l'altro
proprio in relazione a fatti collegati all'imposizione del crocifisso
nel luogo di lavoro)- viola il principio di laicità dello Stato e,
quindi, il mio diritto ad essere giudicato da strutture giudiziarie
imparziali ed indipendenti"; A pag. 37: "io non accetto, nella mia
qualità di magistrato, di subire la lesione delle mie prerogative
costituzionali di imparzialità, di neutralità e di indipendenza a causa
dell'imposizione, da parte del Ministro di Giustizia, di un simbolo
religioso partigiano, che cioè non identifica affatto lo Stato italiano
e l'unità nazionale: ho prestato giuramento alla Costituzione
Repubblicana -e non al Pontefice- e non intendo pertanto calpestarla
né, tantomeno, intendo subire la limitazione della mia prerogativa di
indipendenza o la violazione del principio supremo della laicità dello
Stato, soggiogandomi supinamente all'imposizione coattiva del
crocifisso da parte del Ministro di Giustizia"; A pag. 40: "Il
crocefisso che mi viene imposto come "simbolo venerato, solenne
ammonimento di verità e giustizia", non può essere parificato al
crocifisso che qualsiasi frequentatore delle aule può legittimamente
portare al collo, ma è il crocefisso che fa parte integrante della
struttura pubblica e che serve per connotare le mie funzioni
giurisdizionali, agli occhi del pubblico e di tutti gli operatori
giudiziari (avvocati, imputati, testimoni etc.), di cristianità: sicché
io appaio ai loro occhi come colui che sta amministrando la giustizia,
oltre che in nome del popolo italiano, anche in nome del crocifisso"; A
pag. 42: "io non tengo a casa mia i crocifissi e detesto qualsiasi
forma di idolatria: esigo dunque di non essere costretto dal mio datore
di lavoro a subire l'imposizione del crocifisso nel luogo di lavoro,
peraltro pubblico, anche perché detesto il crocifisso per tutti i
gravissimi misfatti che sono stati perpetrati, in suo nome, dalla
Chiesa Cattolica e dai cristiani in millenni di storia; io non tollero
di dovermi ideologicamente identificare nel Dio dei cattolici, che mi
viene imposto al di sopra della mia testa quale "solenne ammonimento di
verità e di giustizia". 3°) Lettera al Ministro di Giustizia Castelli
1.5.05: Così mi esprimo a pag. 10: "Esporre, pertanto, nei luoghi
pubblici i "crocifissi" -cioè i simboli religiosi "partigiani" che
identificano solo i cattolici, significa, concretamente, evocare,
affermare e trasmettere quest'altro messaggio solenne: "in questi
luoghi pubblici i pubblici funzionari esercitano i loro poteri
pubblici, nei confronti di tutti i cittadini italiani (cattolici e non
cattolici), in nome del Dio dei cattolici". Questo valore evocativo del
messaggio è intollerabile, sia per i cittadini non cattolici che lo
subiscono sia per i funzionari non cattolici che sono costretti a
trasmetterlo: infatti, l'esercizio delle pubbliche potestà deve essere,
in uno Stato non confessionale, neutro ed imparziale. L'intollerabilità
ideologica di "questo" messaggio evocato dal crocifisso può essere
parificata a quella che sarebbe evocata dall'esposizione, nei luoghi
pubblici, di qualsiasi altro simbolo "partigiano" (si ipotizzi il caso
estremo della "croce" uncinata nazista)"; A pag. 16: "dal momento che
ho giurato fedeltà alla Repubblica Italiana ed al Popolo Italiano -e
non al Papa, cioè ad un Monarca di uno Stato straniero- non intendo più
esercitare le mie funzioni e le mie mansioni sotto l'incombenza di un
idolo cattolico e in nome di un Dio nel quale non mi identifico
minimamente: i simboli ai quali ho prestato giuramento di fedeltà sono
la bandiera tricolore e l'effige del Presidente della Repubblica. Solo
in questi mi identifico e solo in nome di questi intendo svolgere le
mie pubbliche funzioni. Ribadisco, peraltro, che a casa mia non
espongo, non tengo, non venero e non adoro alcun idolo cattolico.
Pretendo, pertanto, di non essere costretto, nel luogo di lavoro e
nell'esercizio di pubbliche funzioni, a soggiacere all'imposizione di
crocifissi, di madonne, di santi o di reliquie "miracolose". E allora?
Perché mai -mi chiedo e chiedo- il Ministro Mastella e l'On.le Storace
si sarebbero infiammati e "indignati" per questa mia frase e per questo
mio pensiero, che avevo già esposto in numerosi altri scritti? Quale
cervellotica valenza "diffamatoria" si è voluta cogliere in questa
frase, che è stata scritta in numerose altre lettere ed atti
defensionali, con i quali non ho fatto altro che ribadire quello che la
Corte di Cassazione e, oggi, anche lo stesso CSM hanno sentenziato: e
cioè che il crocifisso, quale simbolo "partigiano" -e cioè " di parte"-
pregiudica la neutralità e l'imparzialità dei luoghi dove la Giustizia
è amministrata e, quindi, lede il principio supremo di laicità dello
Stato che si sostanzia, appunto, nella neutralità, imparzialità ed
equidistanza dei funzionari e, a maggior ragione, dei giudici? In
attesa di avere risposte, ovviamente scritte, ricordo che i crocefissi
non sono oggetti di arredamento ma simboli religiosi che valgono ad
identificare una sola religione: quindi i giudici che giudicano sotto
l'incombenza dei crocifissi, imposti dal Ministro di Giustizia, si
identificano necessariamente in quel simbolo partigiano, così come si
identificherebbero nell'ideologia "partigiana" del nazismo o del
comunismo, nell'ipotesi in cui il Ministro imponesse loro la svastica o
la falce ed il martello. E' quindi nient'altro che una constatazione
banale il fatto che l'imposizione, da parte del Ministro di Giustizia,
dei crocifissi ai giudici ha l'effetto di renderli "partigiani" perché -
come ho chiaramente detto in termini esplicitissimi- questo fa sì che i
giudici finiscano per identificarsi in questi simboli partigiani,
appesi sopra la loro testa. Non accetto, dunque, che questa mia frase e
questo mio pensiero -che sono stati scritti e ribaditi in numerosissimi
altri atti difensivi- vengano capziosamente utilizzati dall'On.le
Storace e dal Ministro Mastella per asserire che essi suonano offensivi
nei confronti dei "giudici del tribunale dell'Aquila". In realtà è di
un'evidenza a dir poco lapalissiana che la frase si riferisce,
innanzitutto, a tutti i giudici italiani, ME INCLUSO -e cioè all'intera
amministrazione della Giustizia- e non ai "soli" giudici dell'Aquila:
prova ne è che la stessa identica questione preliminare avrei
prospettato -e prospetterei- se dovessi subire processi in altri uffici
giudiziari italiani. Sottolineo ancora la circostanza che ANCHE IO,
nella mia qualità di giudice, ho lungamente accettato, anche se obtorto
collo, di identificarmi nei crocifissi impostimi dal Ministro di
Giustizia e, quindi, di esercitare le mie funzioni giurisdizionali in
modo "visibilmente" "partigiano": questo, almeno sino al 9 maggio del
2005, data in cui ho iniziato a rifiutarmi, per legittimo esercizio del
"diritto alla libertà di coscienza", di tenere le udienze a causa
dell'esposizione generalizzata dei crocifissi e del diniego di esporre
il mio simbolo religioso/culturale. Dunque, se qualcuno vuole
attribuire a questa frase una valenza diffamatoria nei confronti dei
giudici del Tribunale dell'Aquila, questo qualcuno non solo dovrà
spiegare "perché" essa sia "offensiva" (peraltro dei soli giudici
dell'Aquila!) ma dovrà anche giustificare "perché" essa non suoni
offensiva anche nei miei stessi confronti, dal momento che anch'io,
sino al 9.5.2005, ho accettato di identificarmi platealmente nei
crocifissi appesi sopra la mia testa. Che poi io abbia opposto un
rifiuto per "libertà di coscienza", a partire dal 9 maggio 2005, è una
mia questione personale, dal momento che io ho ritenuto che fosse per
me doveroso esercitare il "diritto di libertà di coscienza" accordatomi
dall'art. 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell'Uomo: il che, tra l'altro, non esclude che altri magistrati
possano fare altrettanto, anche alla luce della recente decisione del
CSM. Mi corre anche l'obbligo di ricordare -visto che nessuno sembra
volerne tenere conto- che la Convenzione per la salvaguardia dei
diritti e delle libertà fondamentali dell'uomo (L. n. 848/1955) fu
"partorita", all'indomani della fine della seconda guerra mondiale,
proprio allo scopo di evitare che si ripetessero i crimini contro
l'umanità che erano stati perpetrati dai nazisti e dai fascisti. Fu
infatti per ovviare al ripetersi di simili atrocità che gli Stati
contraenti pattuirono che qualsiasi essere umano fosse titolare di
diritti individuali inviolabili e che, quindi, i singoli Stati
contraenti non potessero più "permettersi" di uccidere, torturare,
discriminare o violare o limitare i diritti fondamentali alla libertà
di religione, pensiero, comunicazione, associazione etc. etc. Ebbene,
l'art. 9 della Convenzione -che attribuisce a qualsiasi uomo il
"diritto di libertà di coscienza" (che nulla ha a che vedere con l
"obiezione di coscienza", che non è neppure un diritto!)- nient'altro è
se non la necessaria norma di chiusura che mira a rendere effettiva la
tutela di tutti i diritti inviolabili riconosciuti dalla Convenzione.
Ribadisco, infatti, che il "diritto di libertà di coscienza" -così come
poi giustamente recepito nella giurisprudenza della Corte
Costituzionale e della Cassazione- nient'altro è se non il "diritto di
rifiutarsi di obbedire" ad atti normativi degli Stati contraenti che
determinino, con nesso causale immediato e diretto, la lesione di
diritti inviolabili. Con questa norma, in altri termini, è stato
ripudiato l'opposto principio dell' "obbedir tacendo" e si è accolto,
invece, quello del "diritto di libertà di coscienza", cioè del diritto
di disobbedire ad atti normativi di qualsiasi genere (leggi,
regolamenti, circolari, ordini etc.) che determinino la lesione di
diritti inviolabili. Il che significa -dal punto di vista pratico- che
a qualsiasi uomo -e quindi (e soprattutto) ai funzionari che agiscono
in nome e per conto degli Stati contraenti- è data la facoltà di
disobbedire a leggi, atti amministrativi, circolari od ordini che li
costringerebbero a violare diritti fondamentali altrui o propri: e
questo per evitare che si ripetano le atrocità dell'ultimo conflitto
mondiale, quando accadde che personale militare e civile, costretto ad
"obbedire tacendo" a leggi, regolamenti, circolari o ordini dei Nazisti
e dei Fascisti, consumò efferati crimini contro l'umanità. E non è fuor
di luogo ricordare che anche la Magistratura italiana "obbedì",
"tacendo", alle leggi razziali, ai rastrellamenti degli ebrei e alla
loro deportazione, poi sfociata negli stermini. Pertanto, la
circostanza che solo io (almeno per quel che mi consta) mi sia
rifiutato di identificarmi nel simbolo "partigiano" del crocifisso,
cioè di calpestare il diritto fondamentale dei cittadini di essere
giudicati da giudici (visibilmente) "imparziali", non può essere
addotta a mio carico come circostanza infamante né, grottescamente,
come mia personale offesa contro non meglio identificati "giudici del
Tribunale di L'Aquila". Io ho in realtà agito rispettando la mia
"coscienza". Gli altri giudici, se vogliono, sono liberi di seguitare a
giudicare sotto l'incombenza dell'idolo cattolico, appeso sopra la loro
testa. Non sarò certo io a biasimarli, viste le conseguenze perniciose
che ho dovuto subire per il mio rifiuto. Concludendo, del tutto
infondata è l'accusa di aver diffamato i "giudici del Tribunale
dell'Aquila". Chiedo di conoscere, in ogni caso, le generalità esatte
dei "giudici" del tribunale dell'Aquila che, a giudizio dell''On.le
Storace e del Ministro Mastella, io avrei offeso. Mi chiedo: si tratta
forse al dott. Mario Montanaro? Non mi sembra proprio, dal momento che
ne ho preso le difese, definendolo giuridicamente preparato,
coraggioso, imparziale e indipendente, a dispetto della stragrande
maggioranza dei politici italiani, delle più Alte cariche istituzionali
dello Stato, del Papa, della Chiesa e degli stessi consiglieri laici
della Casa della Libertà del CSM, che hanno invece bersagliato questo
magistrato con critiche diffamatorie, denigratorie, virulente e,
soprattutto, avventate e prive di un supporto critico conferente.
L'incongruità dell'accusa che mi viene mossa balza ancor più evidente
se si raffronta questa frase col brano che la precede. Così, in
effetti, mi sono espresso subito prima: "Ribadisco che nella mia
qualità di magistrato mi rifiuto di violare il mio obbligo giuridico di
essere e di apparire imparziale, perché ritengo di dover rispettare sia
il comma 2° dell'art. 111 della Costituzione che l'art. 6, 1° comma,
della Convenzione sui diritti dell'Uomo e, pertanto, mi rifiuto di
calpestare il diritto dei cittadini non cattolici e dei cittadini non
credenti di essere giudicati da giudici "visibilmente imparziali".
Appare dunque evidente che io sono partito dalla circostanza -affermata
dalla Cassazione e dallo stesso CSM- che un giudice che giudica sotto
l'incombenza di un crocifisso è un giudice "visibilmente parziale": da
tale circostanza ho tratto la necessità di rifiutarmi di giudicare i
cittadini in modo "visibilmente parziale". "Stranamente", questa mia
frase, pur facendo anch'essa riferimento ad un "giudice parziale", non
è stata censurata dagli On.li Storace e Mastella. E allora mi chiedo:
perché dovrebbe essere "censurato" come diffamatorio nei confronti dei
giudici dell'Aquila (?!) il proposito, che ho formulato nella frase
immediatamente successiva, che "nelle mie vesti di "imputato" mi
rifiutavo di farmi processare da giudici "partigiani", che cioè a causa
dell'ostensione del crocifisso sopra la loro testa erano "visibilmente
parziali"? Questa contraddizione degli incolpanti Storace e Mastella è
a dir poco grottesca. Quel che è grave, però, è che questa palese
contraddizione tradisce quello che ho sopra denunciato: e cioè l'uso
strumentale e deviato della potestà disciplinare del Ministro di
Giustizia per finalità persecutorie. Ma c'è molto di più: non posso
infatti giustificare che io venga accusato dall'On.le Storace di
comportamenti offensivi nei confronti dei magistrati che, semmai,
debbono essere attribuiti a lui. Mastella gli aveva assicurato la
promozione di azione disciplinare nei miei confronti", ha anche
dichiarato che "nel suo furore Tosti aveva anche scritto il 5 settembre
a Mastella la volontà di non farsi processare -beato lui- da giudici
partigiani e parziali". Orbene, se c'è da ravvisare in questa vicenda
qualcosa di offensivo nei confronti dell'intera categoria dei
magistrati, questo è da ricercare proprio nell' intervista rilasciata
dall'On.le Storace, peraltro in spregio del mio diritto alla
riservatezza: asserire e rimarcare, infatti, che il dott. Tosti ha
espresso la volontà, "beato lui", di non essere processato da giudici
"partigiani e parziali", significa affermare, in modo implicito ma
assolutamente chiaro ed inequivocabile, che i giudici, in Italia, sono
di regola partigiani e parziali, al punto tale che suonerebbe come
ingiustificabile priviliegio la "pretesa" del sottoscritto di essere
giudicato da giudici...... imparziali. E allora mi chiedo e chiedo:
sarebbe questo il "pulpito" dal quale proviene la predica nei miei
confronti? Sarei io, cioè, quello che si dovrebbe vergognare, al
cospetto dell'On.le Storace, per aver affermato che un "giudice che
giudica sotto l'incombenza dei crocifissi è un giudice partigiano", che
cioè -come ho cura di puntualizzare- è "visibilmente inserito in
un'Amministrazione giudiziaria connotata di cristianità e, quindi,
confessionale"? Ma siamo pazzi? Ma esiste o no -mi chiedo- un limite
alla decenza ed al pudore? Mi viene però un dubbio: non è, per caso,
che l'On.le Storace si è sentito offeso perché ho usato la parola
"partigiani"? Forse questa parola gli ha evocato i combattenti -
notoriamente antagonisti della sua ideologia politica- che nell'ultimo
conflitto mondiale imbracciarono gli stenn e i moschetti per liberare
l'Italia, intonando sui monti la canzone "bella ciao"? Non posso
nascondere la mia indignazione di fronte a questa accusa, che è stata
peraltro assurdamente sbandierata ai quattro venti dall'On.le Storace,
ancor prima che mi venisse contestata, e per la cui comunicazione "in
via riservata" sono stato costretto ad allontanarmi dal capezzale di
mia madre morente. Vergognatevi Voi: io non mi vergogno. E non posso
esimermi dal rimarcare come il precente Ministro di Giustizia, On.le
Roberto Castelli, si sia ben guardato dal promuovermi analoga azione
disciplinare, pur avendo io scritto ed espresso le stesse identiche
frasi, con gli stessi identici pensieri e con gli stessi propositi, in
altre lettere e in altri scritti a lui indirizzati. Il che mi induce ad
elogiare pubblicamente il Ministro Castelli che si è rivelato, sotto
questo profilo, come un vero gentiluomo. Ma veniamo alla disamina
dell'ultimo brano, che così suona: "Ribadisco che non accetto di essere
processato da giudici che sono indotti a condannarmi per non correre il
rischio, in caso contrario, di essere sottoposti a procedimenti
disciplinari da parte del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio
pubblico da parte delle più Alte cariche istituzionali, politiche e
"religiose" dello Stato Cattolico Italiano." Primo commento: ah, come
mi vergogno! Mi chiedo: potrò mai impetrare perdono per cotante
"offese" che ho arrecato ai "giudici del Tribunale di L'Aquila",
scrivendo un frase così ricca e piena di triviali insulti, bestemmie e
vilipendi? Messo da parte il sarcasmo, osservo e deduco: a) è di
lapalissiana evidenza che con questa frase ho espresso, nella mia
qualità di IMPUTATO e con parole che non integrano turpiloquio,
bestemmia o vilipendio, il mio disappunto e la mia preoccupazione per
il fatto di dover essere giudicato da giudici che, a causa del
linciaggio pubblico, delle pressioni e delle gravissime intimidazioni
di cui era stato in precedenza vittima il dott. Mario Montanaro -anche
da parte di Alte cariche istituzionali- per aver egli osato affermare
l'illiceità dell'ostensione dei crocifissi, subivano fortissime
pressioni e fortissimi condizionamenti nella serenità di giudizio nei
processi a mio carico, dove avrebbero dovuto decidere la stessa
identica questione, col palessimo rischio, dunque, di essere "indotti a
condannarmi per non correre loro il rischio, in caso contrario, di
essere sottoposti a procedimenti disciplinari da parte del Ministro di
Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte delle più alte
cariche istituzionali, politiche e religiose dello Stato cattolico
italiano"; b) di questa mia legittima preoccupazione ho poi
immediatamente fornito una prova documentale schiacciante riferendo,
peraltro in modo parziale, la cronologia delle incredibili, vigliacche,
allucinanti e vergognose intimidazioni, minacce ed insulti (tutte
perpetrate col classico coraggio del branco) di cui era rimasto vittima
il povero dott. Mario Montanaro, "reo" di aver "osato" pronunciare una
motivatissima e ponderatissima ordinanza con la quale, facendo tra
l'altro giustizia di criminali atti di discriminazione religiosa di cui
era stato vittima il sig. Emilio Smith, aveva ordinato la rimozione dei
crocifissi dalla scuola elementare di Ofena. E allora mi chiedo,
innanzitutto: che "ci azzeccano" i "giudici del Tribunale di L'Aquila
con questa mia frase "incriminata"? Non è forse evidente che questa mia
preoccupazione si riferisce a qualsiasi giudice italiano, e non ai SOLI
giudici dell'Aquila? In che cosa consisterebbe, poi, il disvalore
deontologico che gli On.li Storace e Mastella hanno ravvisato in questa
mia frase? Non è forse VERO che il dott. Mario Montanaro è stato fatto
oggetto di intimidatorie ispezioni ministeriali, di minacce di morte e
di un coro di avventante ed oltraggiose critiche per aver osato
ordinare la rimozione dei crocifissi? E non è forse vero che in seguito
a quella ordinanza si sono innescate incomposte reazioni di fanatismo
religioso che hanno condizionato l'esito di quel giudizio e di altri
analoghi giudizi? Ma si può tollerare che in un Paese che pretende di
essere considerato "civile" i giudici debbano subire pressioni ed
intimidazioni esterne che li costringono ad emanare sentenze "già
scritte" dal furore del Popolo, dei politici, della Chiesa, del
Vaticano o della cd. opinione pubblica? Ma mi chiedo anche: con quale
legittimazione morale i politici On.li Storace e Mastella osano
contestarmi l'addebito di aver "offeso" i giudici del tribunale
aquilano, quando sono gli stessi politici, la stessa Chiesa, lo stesso
Vaticano e le stesse alte cariche dello Stato che hanno vilipeso
ingiustamente ed avventatamente il giudice Mario Montanaro? Esiste o
non esiste, mi chiedo, un limite alla decenza e all'impudenza? Ma non
hanno letto, gli On.li Storace e Mastella le ben cinque pagine dove ho
snocciolato le incredibili, vigliacche, allucinanti e vergognose
intimidazioni, minacce ed insulti, perpetrati col coraggio del branco,
di cui è stato fatto oggetto il giudice del Tribunale de L'Aquila dott.
Mario Montanaro, anche da parte di illustri politici che rivestivano
alte cariche istituzionali? Ma come: il Ministro della Giustizia
Castelli ha disposto un'intimidatoria ispezione a carico di un giudice
che ha osato affermare che la presenza dei crocifissi è illegale, anche
nei tribunali, bollando l'ordinanza di questo giudice come un
"provvedimento abnorme" e "ricordando di aver ricevuto da Adel Smith la
strampalata richiesta -cui ovviamente non ha dato seguito- di togliere
i crocifissi dalle aule giudiziarie", ed io vengo "censurato" dagli On.
li Storace e Mastella perché avrei infangato il prestigio dell'Ordine
Giudiziario nell'affermare che non accetto il fatto di essere
processato da giudici che, a causa, delle "minacce intimidatrici" del
Ministro di Giustizia e delle "censure preventive" di decisioni che
possano confliggere con i dictat del Ministro, del Papa e della Chiesa,
sono indotti a condannarmi, e cioè a ritenere che la presenza dei
crocifissi è legittima e non lede, dunque, i miei diritti di libertà di
coscienza? Ma siamo pazzi? Ma è vero o non è vero che il dott. Mario
Montanaro è stato vittima di assurdi ed ingiustificabili atti di
ingerenza da parte del Ministro di Giustizia, delle Alte Cariche dello
Stato, dei politici, della Chiesa, del Papa? Come si può lontanamente
giustificare che una decisione di un giudice, anziché essere criticata -
magari aspramente- per i supposti ERRORI che essa contiene, venga
vilipesa con toni ed apprezzamenti diffamatori che sono del tutto
scollegati dalla disamina e dalla analisi tecnico-giuridica delle sue
reali MOTIVAZIONI? E sarei io quello che si deve vergognare? Di chi si
fanno paladini gli On.le Storace e Mastella: forse del Ministro di
Giustizia Castelli e del suo comportamento tenuto nei confronti del
giudice dott. Mario Montanaro? E sarei io, secondo il "pulpito" di
Storace e Mastella, quello che "diffama" ed "offende" i giudici
dell'Aquila? Suvvia, fatevi un esame di coscienza ed andate a
rispolverare, magari consultando un dizionario, il significato italiano
delle parole "decenza" e "pudore". Comunque, se sono io il "criminale"
che si dovrebbe vergognare dinanzi alla levatura morale, all'
"equilibrio" ed alla "misura" di cui sono dotati i miei accusatori On.
li Storace e Mastella, mi piace evidenziare che risulto essere in
nutrita e qualificata compagnia. Così, ad esempio, si è espresso
l'Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti: "Il movimento d'azione
giustizia e libertà esprime stupore e sgomento per le incomposte
reazioni di fanatismo religioso che hanno accolto la decisione del
Tribunale di L'Aquila che ha condannato l'Istituto Navelli a rimuovere
il crocifisso esposto nelle aule della scuola......Dopo la decisione
del Tribunale di L'Aquila, il Governo Berlusconi, recidivo nella
violazione del principio di separazione dei poteri, nella persona del
Ministro Castelli ha disposto gravissima iniziativa che costitutisce
oggettiva e illegittima interferenza nell'attività giurisdizionale,
disponendo l'invio a L'Aquila di ispettori ministeriali per dare corso
ad inammissibile procedimento disciplinare a carico del magistrato che
ha emesso la decisione. L'indebita interferenza del Ministro
nell'attività giurisdizionale appare altresì come un'inquietante e
inammissibile anticipazione del progetto di riforma dell'ordinamento
giudiziario approvato dal Governo, per cui dovrebbe divenire illecito
disciplinare l'attività di interpretazione di norme di diritto che
palesemente e inequivocabilmente sia contro la lettera e la volontà
della legge o abbia contenuto creativo. Suona inoltre particolarmente
dolorosa la presa di posizione del Capo dello Stato Ciampi che su
questa questione pare aver abbandonato il ruolo di garante
dell'autonomia e dell'indipendenza della funzione giudiziaria,
preannunciando il certo annullamento della sentenza del Giudice
aquilano". La qual ultima profezia -guarda caso- si è puntualmente
verificata e -sempre guarda caso- proprio con le "motivazioni"
suggerite dal Capo dello Stato: il che dimostra quanto siano
"sensibili" i magistrati, quando sono chiamati a decidere questioni che
sono state già decise dal furore del Popolo e delle cosiddette
"Istituzioni", alle cui direttive è "opportuno" allinearsi, se non si
vuole correre il rischio di fare la fine di chi scrive. E allora dovrei
essere io a "vergognarmi" di aver scritto nella lettera censurata dagli
On.li Storace e Mastella che "persino il Presidente della Repubblica
Carlo Azelio Ciampi ha scagliato i suoi strali contro il giudice
Montanaro, caldeggiando pubblicamente la riforma della sua ordinanza
("si tratta di una decisione non definitiva, suscettibile di
impugnazione") e censurandola, nel merito, sino al punto di affermare
che "il crocifisso nelle scuole è sempre stato considerato non solo
come segno distintivo di un determinato credo religioso, ma soprattutto
come simbolo di valori che stanno a base della nostra ("nostra"???)
identità", dimenticandosi forse di rivestire la carica istituzionale di
Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e, quindi, di
garante dell' indipendenza e dell'imparzialità dei giudici
(estremamente significativa è la circostanza che le "motivazioni"
"suggerite" da questo dictat Presidenziale siano poi state
pedissequamente recepite dai giudici amministrativi, al pari del dictat
del Cardinal Ruini, presidente della Confer. Episc. Italiana, che ha
affermato che "il crocifisso esprime l'anima profonda del nostro Paese
e deve dunque rimanere come segno dell'identità della nostra nazione.
La decisione del giudice Montanaro ci ha sorpreso sia per il contenuto
che per le ragioni addotte")???? E che dire dell'On.le Pierluigi
Castagnetti, che ha offeso l'onore, il prestigio e la professionalità
del dott. Montanaro, bollando la sua ordinanza come "una sentenza priva
di intelligenza, buonsenso e legittimità"? E che dire dell'On.le
Roberto Maroni, che ha offeso il giudice Montanaro bollando la sua
ordinanza come "una sentenza aberrante, che va cancellata al più presto
perché un giudice non può cancellare millenni di storia"). E che dire
di Roberto Calderoli che ha offeso il giudice Montanaro bollando la sua
ordinanza come "una bestemmia, le cui motivazioni gli appaiono ancor
più gravi"? E che dire del Vice Presidente del Consiglio Superiore
della Magistratura Virginio Rognoni, che ha censurato l'operato e la
professionalità del giudice del tribunale de L'Aquila Montanaro,
dichiarando di "essere disorientato e preoccupato"? E che dire del
Vicepresidente del Consiglio dei Ministri Fini, che ha offeso l'onore e
la professionalità del giudice Montanaro, bollando il suo provvedimento
come una "decisione assurda e sconcertante, operata da un magistrato
evidentemente in cerca di notorietà, che offende i sentimenti profondi
della stragrande maggioranza degli italiani"? E che dire del Ministro
dell'Interno Pisanu, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr.
Montanaro, dichiarando di "sentirsi offeso dalla sentenza del giudice
Montanaro, sia come cristiano che come cittadino: il crocifisso,
infatti, non è solo il simbolo della mia religione, ma anche
l'espressione più alta di 2000 anni di civiltà"? E che dire del
segretario dell'UDC Follini, che ha offeso l'onore e la professionalità
del dr. Montanaro bollando il suo provvedimento come un "errore
clamoroso, che colpisce i sentimenti delle persone senza aggiungere
nulla alla piena autonomia delle istituzioni"? E che dire del
capogruppo centrista alla Camera Volonté, che ha offeso l'onore e la
professionalità del dr. Montanaro definendo la sua ordinanza come
"sconcertante, oltre che sbagliata e invitando l'Avvocatura di Stato e
il Ministro Moratti ad intervenire in sede giudiziaria per tutelare le
leggi e la morale civile???. E che dire del Sindaco DS di Roma
Veltroni, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro,
bollando il suo provvedimento come "sentenza priva di intelligenza, che
non aiuta l'integrazione"? E che dire dell'On.le Sandro Bondi di Forza
Italia, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro
invocando addirittura "l'intervento del Parlamento (non, per fortuna,
quello dell'ONU) per ristabilire la sovranità popolare e la democratica
rispetto a decisioni come quella assunta da un funzionario dell'ordine
giudiziario che offendono i valori fondamentali della nostra(?) storia,
della nostra (?) cultura e della nostra (?) identità nazionale"? E che
dire dell'On.le Francesco Storace, Presidente della regione Lazio, che
ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro, dichiarando
di aver "provato una fortissima indignazione per la sentenza
dell'Aquila, che è la logica conseguenza di una grave tendenza che
punta alla negazione di valori che fanno parte della tradizione
italiana ed europea. E' bene che si cominci a dire forte e chiaro che i
cattolici non possono essere considerati ospiti (???) in Italia"? E che
dire dell'On.le Gianni Alemanno, ministro delle politiche agricole, che
ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro esprimendo
pubblica "indignazione per la sentenza del giudice Montanaro: aprire
alle altre culture non può e non deve significare la cancellazione
(????????) della nostra (????) identità italiana"? E che dire del
Sottosegretario all'interno On.le Alfredo Mantovano, che ha offeso in
modo ignobile l'onore e la professionalità del dr. Montanaro,
dichiarando che "la sua sentenza è indicativa non solo del grado di
impudenza raggiunto nella distorsione del diritto positivo, ma, di più,
dell'ansia di onnipotenza che anima taluni giudici"? E che dire dell'
Avv. perugino Giacomo Perrone e del dott. Gianfranco Sassi, magistrato
in pensione, che hanno offeso in modo ignobile l'onore e la
professionalità del dr. Montanaro, invitando il Ministro di Giustizia
Castelli a promuovere azione disciplinare nei suoi confronti e
"denunciando la natura prettamente politica della decisione, che
contrasta con i principi dell'ordinamento dello Stato e con la
normativa vigente, emessa per di più su ricorso del Presidente
dell'Unione Musulmani d'Italia, autore di un grave atto di ostilità, e
bollandola come un' "abnorme pronuncia giudiziaria, chiaramente
parziale, e come tale lesiva del prestigio della magistratura (esiste
un giudice a Berlino, ma, non certo, nella specie, a L'Aquila"? E che
dire dell'inaccettabile ingerenza del Segretario della Conferenza
Episcopale Italiana Mons. Betori che, intervenendo su questione
relativa a crocifissi di proprietà italiana, installato in scuole di
proprietà italiana, ha redarguito l'ordinanza del dr. Montanaro
dichiarando che "la Croce è un simbolo irrinunciabile per il popolo
italiano e che la sentenza del giudice Montanaro è in contraddizione
con una legge vigente dello Stato, che nessun Parlamento ha mai
cambiato, tanto meno la Costituzione"? E che dire delle ignobili e
vigliacche minacce di morte formulate all'indirizzo del giudice
Montanaro da parte di vigliacchi quanto anonimi accoliti della setta
cristiana? E che dire dell'allora Vice Presidente della Camera On.le
Clemente Mastella, che ha offeso la professionalità e l'indipendenza
del giudice Montanaro bollando la sua ordinanza come "un errore storico
e culturale, che non aiuta l'integrazione e interpreta in modo
sbagliato il pluralismo religioso. Togliere oggi il crocifisso dalle
aule delle scuole significa non avere rispetto per valori che per noi
sono fondamentali"? E che dire dell'obbrobrioso crocifisso in ferro,
alto tre metri, fatto erigere dal Sindaco di Ofena dinanzi l'ingresso
della scuola elementare, nel tempo record di un giorno, per sfregio
razzistico nei confronti di Emilio Smith e dei suoi figli minori? E che
dire degli altrettanto obbrobriosi e giganteschi murales dipinti sulle
facciate delle case del centro storico di Ofena, e financo sui due lati
dell'ingresso della Casa Comunale, per ostentare, con la fattiva
complicità dell'Amministrazione comunale, obbrobriosi crocifissi ed
immagine sacre, quale reazione di razzismo e di sfregio nei confronti
dell'infedele musulmano Emilio Smith? E che dire della "Via Crucis",
realizzata anch'essa nell'abitato di Ofena per sfregio e scherno contro
l'infedele musulmano Emilio Smith? E allora? Sarei io quello che, ad
avviso degli On.li Storace e Mastella, "ha tenuto un comportamento
scorretto nei confronti del Tribunale di L'Aquila, esprimendosi in
violazione dei doveri di equilibrio e di misura"? Chiedo, di grazia: se
le mie parole -che esprimono soltanto VERITA' DOCUMENTATE e non
contengono bestemmie, turpiloqui e vilipendi- sono "diffamatorie" di
non meglio identificati "giudici del Tribunale di L'Aquila, tutte le
frasi e tutti i comportamenti sopra descritti che cosa sono? Di fronte
a chi dovrei "vergognarmi"? Forse di fronte agli On.li Storace,
Mastella, Fini, Mantovano, Pisanu, Alemanno, Bonci, Follini e via
dicendo? E' questo il "pulpito" dal quale proviene la "predica"? Sono
questi i soggetti dinanzi a quali mi dovrei prostrare e inginocchiare,
occhi e testa bassa, per impetrare perdono per la mia scarsa
correttezza deontologica nei confronti dei...... "giudici del Tribunale
di L'Aquila"? Suvvia, prendete un dizionario di lingua italiana e
consultate il significato della parole "impudenza" e "indecenza".
SECONDA FRASE: "Complimenti alla "logica" ed all'impudenza. Credo
proprio che per chiudere "degnamente" i processi a mio carico in quel
de L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione dei Collegi
giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed all'Opus Dei:
sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina Provvidenza in
persona". Con questa frase, anch'essa riferita ad atto scritto al di
fuori dell'esercizio delle mie funzioni, mi si imputa addirittura di
aver trasgredito a dismisura i menzionati doveri di correttezza ed
equilibrio nei confronti dei "giudici del tribunale dell'Aquila". Anche
qui rilevo che gli incolpanti si arrampicano sugli specchi per dar
sfogo ad una libidine accusatoria che scaturisce -come già detto- da
ben altre motivazioni: la frase in questione, in effetti, è stata
estrapolata in un modo tanto assurdo da rimanere incomprensibile. Essa
va peraltro scissa in due proposizioni ben distinte, nessuna delle
quali può essere riferita ai giudici del Tribunale aquilano. La prima
proposizione è la seguente: "Complimenti alla logica e all'impudenza".
Essa è totalmente scollegata dal resto della frase "incriminata" e, per
comprendere il reale significato, deve essere necessariamente collegata
a queste frasi, che la precedono: "Come dire: la superiore razza ariana
è l'unica che merita di vivere, perché si è particolarmente distinta -
soprattutto durante il ventennio nazi-fascista- nella lotta contro la
discriminazione razziale. E' dunque giusto che solo gli ariani
seguitino a vivere e che, al contrario, gli ebrei e i rom seguitino ad
entrare nelle camere a gas e nei forni crematori. Oppure: la Superiore
Razza Cristiana si è particolarmente distinta -come testualmente
afferma il Consiglio di Stato- nella lotta per l'affermazione dei
valori della "tolleranza", dell' "eguaglianza", del "rispetto
reciproco" e del "rifiuto di ogni discriminazione". E' dunque "giusto"
che seguiti a godere del privilegio di marcare, in regime di monopolio,
le pareti degli uffici pubblici, discriminando ed escludendo tutte le
altre religioni e chi non crede". In altre parole, i "complimenti alla
logica e all'impudenza", da me espressi, si riferiscono alle IPOTESI di
chi, seguendo l'iter logico-argomentativo seguito dal TAR del Veneto e
dal Consiglio di Stato, avesse argomentato che è giusto che la razza
ariana è l'unica che merita di vivere -mentre gli ebrei debbono essere
sterminati- perché gli ariani si sono particolarmente distinti nella
lotta contro il razzismo; oppure che è giusto che i cristiani, che si
sono particolarmente distinti nella loro storia per la loro
"tolleranza" (ad esempio: crociate, inquisizioni, roghi su cui Giordano
Bruno e decine di migliaia di eretici, streghe ed omosessuali arsero
cristianamente), per il "rispetto reciproco e la valorizzazione della
persona" (ad esempio: imposizione dei simboli distintivi agli ebrei,
ghettizzazione degli ebrei, imposizione delle prediche coatte,
rapimento dei bambini ebrei battezzati di nascosto, leggi razziali ed
olocausto praticati dai cristiani fascisti e nazisti), per il "rifiuto
di ogni discriminazione" (ne sanno qualcosa gli ebrei, le donne, gli
omosessuali, gli schiavi), seguitino a godere del privilegio di marcare
in piena solitudine i luoghi pubblici col loro simbolo. Orbene, la
circostanza che io sia costretto a "discolparmi" per questo mio
ragionamento giuridico, che si avvale di comparazioni ipotetiche per
far risaltare l'illogicità e la carenza di pudore delle tesi
contrapposte, è a dir poco delirante. E' come affermare, infatti, che
"bravo magistrato" è quello che ragiona in senso opposto, cioè quello
che sentenzia che "è giusto" che gli ebrei seguitino ad essere
sterminati con le camere a gas, in ossequio alla superiore razza
ariana, che si particolarmente distinta nella lotta contro il razzismo.
Anche qui il mio consiglio è di andare a consultare un dizionario per
verificare il significato delle parole "decenza" e "pudore", dal
momento che ritengo che questa incolpazione travalichi i limiti della
decenza e del pudore. Ovviamente mi auspico che questa augusta
incolpazione degli On.li Storace e Mastella determini il mio rinvo a
giudizio. Mi preme però riportare il seguente commento, che fu espresso
dal giudice amministrativo dott. Emilio Rosini subito dopo aver leto la
sentenza del TAR del Veneto: "Il risultato di questa stravagante
argomentazione è evidentemente paradossale. Con una logica di questo
genere (non vale ciò che si fa ma ciò che si dovrebbe essere) si può
sostenere anche che nelle aule scolastiche deve essere esposto il
simbolo della falce e martello. I valori fondamentali del comunismo non
sono, come quelli del cristianesimo, la libertà, la uguaglianza, la
fraternità, la dignità umana, la laicità? E se la croce resta indenne
dai massacri compiuti in suo nome perché i massacratori non sarebbero
stati veri cristiani anche se dichiaravano (e credevano) di esserlo,
come scrive il TAR, si potrebbe fare la stessa operazione con la falce
e il martello: Stalin e Pol Pot non erano veri comunisti anche se
dichiaravano (e credevano) di esserlo." A buon intenditor poche parole.
In ogni caso segnalo che questa mia frase è stata scritta in
numerosissimi altri precedenti atti per i quali guarda caso- il
Ministro di Gisutizia Castelli nulla ha obiettato. Per quanto riguarda,
infine, il resto della frase "incriminata", è anche qui ben chiaro che
i giudici del tribunale dell'Aquila non ci azzeccano nulla e che, al
contrario, si tratta di una evidentissima battuta nei confronti
dell'ingiustificabile ingerenza della Chiesa e del Vaticano nelle
questioni interne italiane e, in particolare, nella questione relativa
dell'ostensione dei crocifissi negli uffici pubblici italiani. Questa
battuta per la precisione, si ricollega all'esposto del 26 febbraio
2006, indirizzato al CSM, al Procuratore Generale presso la Corte di
Cassazione ed al Ministro, col quale ho denunciato indebite pressioni
da parte dell'Arcivescovo dell'Aquila Giuseppe Molinari, nonché gravi
irregolarità nell'assegnazione dei fascicoli e nella formazioni dei
collegi giudicanti, civili e penali, in merito a cause relative
all'ostensione dei crocifissi nei seggi elettorali ed alla mia causa
penale. Il Ministro di Giustizia, evidentemente, non solo non si è
curato di rispondere né a me né all' On.le Turco Maurizio in merito
alle gravi irregolarità denunciate nell'esposto, ma non l'ha neppure
letto. Se lo avesse letto, infatti, avrebbe capito che l'iter logico
della frase incriminata è questo:1°) Visto che il Vescovo dell'Aquila
Mons. Giuseppe Molinari si è assurdamente ingerito nella decisione di
un ricorso d'urgenza promosso dall'avv. Dario Visconti per la rimozione
dei crocifissi dai seggi ed assegnato al Presidente del Tribunale
Aquilano dott. Villani, cattolico ed amico dell'Arcivescovo stesso,
sino al punto di definirlo, con toni diffamatori, come "un'iniziativa
stupida e vergognosa, che poteva portare solo disistima nei confronti
della città dell'Aquila";2°) Visto che nel Tribunale dell'Aquila viene
normalmente celebrata la messa in occasione del Natale e che il Vescovo
dell'Aquila Mons. Giuseppe Molinari l'ha personalmente celebrata nel
Natale 2005; 3°) Visto che il Papa e la C.E.I. si sono continuamente
ingeriti -e seguitano ad ingerirsi- nella questione relativa
all'esposizione dei crocifissi italiani negli uffici pubblici italiani,
affermando che il loro Dio-Uomo debba essere presente; 4°) Visto che
sono state commesse gravissime irregolarità nella composizione del
collegio che mi ha giudicato, nonché in altri collegi civili che hanno
giudicato circa la legittimità o meno della presenza dei crocifissi nei
seggi elettorali, facendo sì che si creasse un collegio prevenuto nei
miei confronti; in considerazione di tutto ciò, ho concluso con battuta
ironica: "Credo proprio che per chiudere "degnamente" i processi a mio
carico in quel de L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione
dei Collegi giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed
all'Opus Dei: sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina
Provvidenza in persona". E allora? Quale sarebbe il crimine? Che cosa
c'entrano i giudici dell'Aquila? Semmai è evidente che la battuta è
all'indirizzo del Vaticano, della C.E.I. e dell'Opus Dei. Ma allora il
Ministro Mastella si vuol far paladino delle sue istituzioni religiose,
e non dei giudici aquilani. Ma allora occorre chiarezza
nell'incolpazione, perché se qualcuno vuole incolparmi di aver
"indebitamente" accusato la Chiesa di ingerenza negli affari interni
dell'Italia, allora ricorderò a questo qualcuno che occorre una
notevole dose di impudenza, di sfrontatezza e di strafottenza per
negare quello che è sotto gli occhi di tutti. I nostri politici e i
nostri organi istituzionali si son sempre ben guardati dall'ingerirsi
nelle cose interne della Chiesa per reclamare, ad esempio, il rispetto
dei preti alla piena sessualità, il rispetto delle donne e dei gay al
diritto fondamentale all'eguaglianza, il rispetto dei non cattolici e
degli atei ai diritti fondamentali alla libertà di religione, di
pensiero e di eguaglianza, il rispetto dei cittadini del vaticano al
diritto di costituire partiti politici e via dicendo. Egual
comportamento, guarda caso, la Chiesa non ha mai tenuto nei confronti
dell'Italia, pretendendo addirittura di ingerirsi nelle cause civili
relative ai crocifissi italiani nei seggi italiani ed alla presenza dei
crocifissi italiani nelle scuole italiane, nei tribunali italiani e
negli ospedali italiani. E allora? Mi è forse vietato fare una battuta,
priva di connotazioni triviali, sul'ingerenza della Chiesa in Italia,
per di più in una lettera scritta al di fuori dell'esercizio delle mie
funzioni? Ma non c'è un limite all'impudenza? Ma come: l'Italia è stata
ribattezzata come "colonia del Vaticano" e come "Repubblica Pontificia
Italiana" e siamo divenuti lo zimbello dell'Europa e del Mondo a causa
di questa assoggettazione grottesca, ed il Ministro Mastella si indigna
perché ho detto la VERITA'? Ma come? Luciana Littizzetto sta sfruttando
da anni il filone dell'ingerenza inaudita della Chiesa nelle nostre
questioni interne e nella nostra vita quotidiana, indirizzando con
cadenza settimanale degli sfottò all'indirizzo di Sua Eminenza Mons.
Ruini, e Mastella mi viene ad appioppare questa "incolpazione"? Basta:
ho scritto troppo. Ritengo che non esista il benché minimo elemento per
censurare le frasi che ho peraltro scritto al di fuori dell'esercizio
delle mie funzioni pubbliche: chiedo, quindi, che l'incolpazione venga
archiviata o che, in subordine, venga disposto l'immediato rinvio a
giudizio. Distinti saluti. Rimini, li 17 gennaio 2007 Luigi Tosti
tosti.luigi@alice.it mobile 3384130312 - tel. 0541789323 via Bastioni
Orientali 38 - 47900 Rimini - Fonte: http://nochiesa.blogspot.com

Axteismo, No alla chiesa, no alle religioni Movimento Internazionale
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leggi le news anche degli altri mesi: http://nochiesa.blogspot.com per
aderire e informazioni: axteismo@yahoo.it tel. +39 3393188116

COMUNICATO STAMPA AXTEISMO PRESS
Il giudice Luigi Tosti denuncia
penalmente per discriminazione religiosa i ministri Clemente Mastella e
Roberto Castelli
Roma – L'Aquila – "E' un vero e proprio reato quello
di impormi la presenza del crocifisso nel luogo dove lavoro e di
vietarmi, per bieche motivazioni di discriminazione religiosa, di
esporre la menorà ebraica a fianco del simbolo dei cattolici. E' per
questo – dichiara il magistrato Luigi Tosti – che, dopo aver pazientato
per due anni, ho formalizzato una denuncia penale contro i Ministri di
Giustizia Clemente Mastella e Roberto Castelli. E' grottesco, infatti,
che l'autorità giudiziaria si sia attivata contro la vittima delle
discriminazioni religiose anziché contro gli autori, cioè i Ministri di
Giustizia, i quali ben avrebbero potuto autorizzarmi ad esporre la
menorà ebraica a fianco del crocifisso cattolico, tanto più che essi
sostengono che le supposte radici culturali dell'Europa sarebbero
quelle giudaico-cristiane. Sulla mia vicenda è intervenuto anche l'On.
le Maurizio Turco che ha presentato al Ministro Mastella l'
interpellanza parlamentare n. 130/2006 con la quale gli ha chiesto di
"giustificare per quali validi motivi – che, secondo l'interrogante,
non siano quelli di discriminazione razziale, odio e disprezzo degli
ebrei e della religione ebraica – il Ministero interrogato ha negato al
dott. Tosti Luigi di esporre a fianco del crocifisso la menorah,
usufruendo così degli stessi diritti religiosi e della stessa dignità
che l'Amministrazione fascista Italiana accordò e che quella
Repubblicana seguita ad accordare ai cattolici". L'atto di denuncia
penale è riportato qui sotto e sul sito: http://nochiesa.blogspot.com -
Luigi Tosti tosti.luigi@alice.it - mobile 3384130312 - tel.
0541789323 - via Bastioni Orientali Rimini. - ALLA PROCURA DELLA
REPUBBLICA DELL'AQUILA - ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI ROMA ATTO DI
DENUNCIA PENALE Io sottoscritto TOSTI LUIGI, nato a Cingoli il 3 agosto
1948, residente a Rimini, Via Bastioni Orientali n. 38, magistrato
presso il Tribunale di Camerino, espongo, denuncio e mi querelo per
quanto segue. FATTO - Nell'ottobre del 2003 un paio di avvocati del
foro di Camerino, mentre mi accingevo ad iniziare la trattazione di
un'udienza civile, si lamentavano dell'improvvisa comparsa di un
vistoso crocifisso che, a loro giudizio, era stato apposto per reazione
contro il provvedimento col quale il giudice dedl Tribunale dell'Aquila
dott. Mario Montanaro, alcuni giorni prima, aveva ordinato la rimozione
dei crocifissi dalle scuole di Ofena. Tenuto conto delle deliranti
reazioni che l'ordinanza del dott. Montanaro aveva effettivamente
innescato, anche ad alti livelli istituzionali, condividevo appieno
queste lamentele e, pertanto, staccavo dalla parete il crocifisso e lo
adagiavo sul carrello dei fascicoli. Il Ministro di Giustizia On.le
Roberto Castelli, appresa la notizia dalla Stampa, disponeva
un'ispezione per valutare se sussistevano gli estremi per trasferirmi
d'ufficio da Camerino e per promuovere un'azione disciplinare. Ero
pertanto costretto a recarmi a Roma, dove venivo messo sotto torchio da
un ispettore ministeriale che mi inquisiva per conoscere i minimi
particolari relativi al distacco "sacrilego" del crocifisso dalla
parete. Mi si chiedeva persino di dichiarare quale fosse il mio credo
religioso e se, in particolare, avessi dichiarato di essere ateo. A
questa ispezione intimidatoria del Ministro Castelli rispondevo con una
lettera con la quale chiedevo al Ministro di rimuovere tutti i
crocifissi dai tribunali, perché la circolare fascista che li
contemplava era incompatibile col principio di laicità della
Costituzione repubblicana e ledeva miei diritti soggettivi di rango
costituzionale (in particolare: il diritto alla non discriminazione
religiosa ed il diritto alla libertà religiosa) come sancito
esplicitamente dalla Cassazione penale nella sentenza 1.3.2000 n. 4273,
Montagnana. In via subordinata chiedevo al Ministro l'autorizzazione ad
esporre i miei simboli religiosi, con ciò rivendicando la stessa
dignità e gli stessi diritti attribuiti ai cattolici: rimarcavo che, in
caso di mancata autorizzazione, si sarebbe perpetrata una
discriminazione religiosa ai miei danni, cioè il crimine previsto e
punito dall'art. 3 della L. 13.10.1975 n. 654 (ratifica ed esecuzione
della convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di
discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 17.3.1966).
Nessuna risposta perveniva da parte del Ministro. Proponevo allora
nell'aprile 2004 ricorso al TAR delle Marche. L'Avvocatura di Stato
resisteva in giudizio affermando che la circolare del Ministro fascista
del 1926 non era stata abrogata in modo esplicito e che, per altro
verso, l'ostensione dei crocifissi nelle aule giudiziarie era un atto
di "professione di fede" da parte dello Stato italiano ("laico"!!!!),
come tale del tutto legittimo ai sensi dell'art. 19 della Costituzione.
Proponevo istanza cautelare per la rimozione in via di urgenza dei
crocefissi, rappresentando in modo esplicito che solo per senso civico
mi ero sino ad allora astenuto dal rifiutarmi di tenere le udienze per
evitare di violare il mio dovere costituzionale di imparzialità (art.
111 Cost.) e per tutelare i miei diritti costituzionali all'eguaglianza
ed alla libertà religiosa: l'istanza veniva respinta dal TAR con
l'apodittica affermazione che "non vi era pregiudizio nel ritardo".
Sempre per senso civico rinunciavo a fare quello che avevo, secondo la
Cassazione, diritto di fare, cioè astenermi dalle udienze per libertà
di coscienza legata all'imposizione obbligatoria del crocifisso,
simbolo nel quale non mi identifico minimamente. "In compenso", però,
iniziavano a pervenirmi, da parte di anonimi cittadini cattolici,
lettere di stampo razzistico/religioso che "mi spiegavano" "perché" la
menorà fosse "indegna" di essere esposta a fianco del crocifisso. In
particolare il 12.4.2005 mi perveniva una lettera di un anonimo
razzista cattolico, indirizzata anche al Ministro di Giustizia On.le
Castelli e al Presidente del Tribunale, con la quale questo individuo
affermava che "affiancare al Cristo in croce altri simboli o il simbolo
di coloro che ne sono divenuti carnefici è un sacrilegio che offende
Gesù Cristo e la Verità della storia, esaltando un popolo che si è
comunque macchiato di un orrendo delitto contro Dio". Questo cattolico
bollava la mia pretesa di esporre la menorà come "oltraggiosa per la
Giustizia italiana" e chiedeva al Ministro di Giustizia "come la mia
iniziativa potesse essere da lui tollerata". Subito dopo aver ricevuto
questa lettera, per la precisione il 3.5.2005, inoltravo al Ministro di
Giustizia un "ultimatum" col quale gli chiedevo, in via principale, di
rimuovere i crocifissi o, in subordine, di autorizzarmi ad esporre la
mia menorà a fianco del crocifisso cattolico, in ottemperanza al
principio di eguaglianza e non discriminazione. Preannunciavo che mi
sarei astenuto dal tenere le udienze a partire dal 9.5.2005, se fosse
stata respinta anche la richiesta di esporre la menorà: e questo, sia
per legittima reazione contro atti di criminale discriminazione
religiosa, compiuti dallo Stato italiano ai miei danni, sia per
"libertà di coscienza", cioè per non violare il mio dovere
costituzionale di imparzialità (art. 111) e per tutelare i miei diritti
costituzionali all' eguaglianza religiosa (art. 3) ed alla libertà
religiosa (art. 19). Invitavo dunque il Presidente del Tribunale a
provvedere alla mia eventuale sostituzione, dal 9 maggio in poi, per
garantire la prosecuzione del servizio. Alla mia richiesta seguiva,
come di consuetudine, il totale silenzio da parte del Ministro, sicché
dal 9 maggio iniziavo a rifiutarmi di tenere le udienze, seguitando ad
esercitare tutte le altre incombenze (GIP, provvedimenti cautelari,
decreti ingiuntivi, giudice tutelare etc.). A questo punto mi veniva
rivolto l'invito di tenere le udienze nel mio studio o in altra aula
senza crocifisso: respingevo immediatamente questa proposta
evidenziandone, non solo l'estrema contraddittorietà (se la presenza
del crocifisso, infatti, è legittimamente imposta dalla circolare
ministeriale, né il Presidente del Tribunale né il Presidente della
Corte d'Appello possono violare la legge, vigendo il Italia il
principio della legalità), ma anche le sue intollerabili e criminali
connotazioni di segregazione e di Nonostante ciò, si tornava alla
carica con una "proposta" ancora più discriminatoria, più offensiva e
più contraddittoria: cioè quella di riprendere le udienze in un' "aula-
ghetto", appositamente allestita per me senza crocifisso. Tale proposta
mi veniva comunicata con nota del Presidente del Tribunale datata
19.7.2005, nella quale si affermava che "la nuova aula di udienza
sarebbe stata a disposizione di tutti i magistrati del Tribunale di
Camerino, e quindi non si sarebbe potuto assolutamente dire che essa
avesse rappresentato una forma di discriminazione o di "ghettizzazione"
nei miei confronti". Respingevo questa offensiva proposta con lettera
del 7.8.2005 (doc. n. 1), alla cui attenta lettura rinvio.
Sottolineavo, in particolare, che la circostanza che i giudici
"cattolici" del Tribunale di Camerino potessero frequentare, oltre alle
aule "ufficiali" destinate alla loro "superiore religione", anche
l'aula-ghetto in allestimento per il giudice ebreo, non era un
argomento valido per escluderne le connotazioni discriminatorie e
ghettizzanti. Ricordavo, a tal proposito, che anche i cattolici,
"inventori" sin dal 1215 d.C. dei "ghetti" nei quali furono confinati
gli ebrei, ed anche i cristiani nazisti, "inventori" dei lager nei
quali trucidarono gli ebrei, avevano avuto anch' essi la facoltà di di
frequentare" tali "luoghi" di "segregazione criminale": non per questo,
però, qualcuno avrebbe potuto escludere che i ghetti e i lager fossero
stati luoghi di criminale segregazione. Comunque, per tagliare la testa
al toro ed avere l'immediato e concreto riscontro della sincerità della
proposta che mi veniva propinata come "non ghettizzante", proponevo di
scambiare la "fetta di torta" che l'Amministrazione Cattolica mi
offriva con quella che essa si riservava, cioè dichiaravo la mia
assoluta disponibilità a riprendere immediatamente la trattazione delle
udienze, purché l'Amministrazione avesse provveduto a sostituire i
crocifissi con altrettante menorà ebraiche nelle aule "ufficiali" ed
avesse escluso qualsiasi addobbo religioso nella "nuova" aula in
allestimento, nella quale, dunque, avrebbero potuto operare "anche" i
giudici cattolici, oltre al giudice "ebreo". Questo "scambio delle
fette di torta", guarda caso, non veniva accettato, sicché ricevevo la
immediata e concreta dimostrazione di quanto fossero falsi, capziosi,
discriminatori e ghettizzanti gli intenti che l'Amministrazione della
Giustizia cattolica voleva perseguire. Dopo un po' la Procura
dell'Aquila apriva due procedimenti penali per omissione di atti di
ufficio, per "essermi astenuto dal tenere le udienze, indebitamente
motivandola espressamente per la presenza in aula del crocifisso".
Facevo immediatamente notare al P.M. aquilano che il capo di
imputazione conteneva una contraddizione a dir poco gigantesca, perché
si era omesso di considerare che il mio rifiuto scaturiva, in primo
luogo, dal fatto che lo Stato mi impediva di esporre la menorà ebraica,
mentre consentiva l'ingresso nelle aule pubbliche ai crocifissi:
rappresentavo che questo comportamento discriminatorio non soltanto
violava l'art. 3 della Costituzione e gli artt. 9 e 14 della
Convenzione sui diritti dell'Uomo, ma integrava anche il reato di cui
all'art. 3 della legge 13.10.1975 n. 654, a mente del quale è punito
con la reclusione sino a tre anni "chi commette atti di discriminazione
per motivi...religiosi". Concludevo, pertanto, evidenziando che il mio
rifiuto era, innanzitutto, una reazione legittima contro atti di
delittuosa discriminazione religiosa, sicché ritenevo a dir poco
grottesco che, anziché indagare sul conto dell'aguzzino che tentava di
infilare l'ebreo nel forno crematorio -cioè di Organi istituzionali
dello Stato- si indagasse sul conto dell'ebreo che si rifiutava di
entrarvi. Chiedevo pertanto al P.M. aquilano di integrare il capo di
imputazione, facendo risultare la verità, e cioè che il mio rifiuto di
tenere le udienze scaturiva, in prima battuta, dall'imposizione del
divieto di esporre la mia menorà ebraica a fianco del crocifisso. La
richiesta veniva immotivatamente disattesa e il P.M. chiedeva ed
otteneva il mio rinvio a giudizio immediato dinanzi al Tribunale
dell'Aquila per l'udienza del 18.11.2005. All'esito del dibattimento il
Tribunale pronunciava condanna a sette mesi di reclusione, nei
confronti della quale pende appello. La Procura Generale presso la
Corte di Cassazione, da parte sua, proponeva nei miei confronti un
procedimento disciplinare incolpandomi, sostanzialmente, degli stessi
fatti addebitatimi in sede penale e chiedendo, poi, la mia sospensione
dalle funzioni e dallo stipendio. Il Consiglio Superiore della
Magistratura decretava il 31.1.2006 la mia sospensione cautelare dalle
funzioni e dallo stipendio. Successivamente la Procura della Repubblica
dell'Aquila mi notificava altri sei avvisi di procedimenti penali per
altrettanti reati di rifiuto di atti di ufficio riferiti ad altre
udienze da me non tenute. In previsione della celebrazione del processo
di appello e di questi sei nuovi processi, inoltravo il 5.9.2006 una
lettera al nuovo Ministro della Giustizia On.le Clemente Mastella (doc.
n. 2) con la quale (tra l'altro) gli rinnovavo l'invito a rimuovere i
crocifissi da tutte le aule giudiziarie italiane o ad aggiungere tutti
i simboli religiosi, preannunciando che, in caso contrario, mi sarei
rifiutato di farmi processare da giudici parziali che si identificano
nella divinità cattolica a causa dell'ostensione generalizzata dei
crocifissi. Nella missiva lamentavo e denunciavo la discriminazione
religiosa che lo Stato Italiano seguitava a perpetrare ai miei danni e
ai danni dei non cattolici. Nello stesso mese di settembre 2006 l'On.le
Maurizio Turco indirizzava al Ministro di Giustizia un'interpellanza
(doc. n. 3) con la quale chiedeva, tra l'altro, "per quali validi
motivi -che, secondo l'interrogante, non siano quelli di
discriminazione razziale, odio e disprezzo degli ebrei e della
religione ebraica- il Ministero interrogato ha negato al dott. Tosti
Luigi di esporre a fianco del crocifisso la menorah, usufruendo così
degli stessi diritti religiosi e della stessa dignità che
l'Amministrazione fascista italiana accordò e che quella repubblicana
seguita ad accordare ai cattolici". Nessuna risposta perveniva -né è
mai pervenuta- dall'attuale Ministro di Giustizia On.le Mastella. "In
compenso", però, il 3 novembre 2006 venivo contattato da un giornalista
che mi chiedeva di commentare la notizia, pubblicata da RAI News 24,
secondo cui il Ministro di Giustizia Mastella aveva assicurato all'On.
le Francesco Storace l'azione disciplinare contro il giudice Luigi
Tosti in relazione alla mia lettera del 5 settembre: ovviamente
rispondevo che non ne sapevo nulla ma che mi sembrava a dir poco
allucinante che fosse stata diffusa una notizia relativa
all'attivazione di un presunto procedimento disciplinare che doveva,
per legge, rimanere assolutamente riservata. Ebbene, il successivo 24
novembre venivo contattato telefonicamente dal Segretario del
Presidente della Corte di Appello di Ancona che mi invitava a recarmi
colà per "ritirare un plico a me indirizzato", senza null'altro poter
aggiungere, trattandosi di "questione riservatissima". Il 25 novembre
2006 ero pertanto costretto ad allontanarmi dal capezzale di mia madre
morente per recarmi ad Ancona per ritirare un "plico" che mi era stato
colà indirizzato da Roma, quale "amorevole precauzione" per "tutelare
la mia riservatezza". Peraltro, presagendo che la mia convocazione si
riferisse alla "riservatissima" comunicazione del procedimento
disciplinare, che era già stata "riservatamente" pubblicizzata dalla
Stampa nazionale, predisponevo la seguente dichiarazione che, poi,
consegnavo al Presidente della Corte di Appello ancor prima di aver
letto l'incolpazione: "Al Sost. Proc. Rep. presso la Corte di
Cassazione dott. __________________________________ per il tramite
dell'On.le Presidente della Corte d'Appello di Ancona.
Oggetto:
Procedimento disciplinare N. ________________/S-4A - Nomina difensore
ed elezione domicilio. Io sottoscritto Luigi Tosti, magistrato in
servizio presso il Tribunale di Camerino, presa comunicazione della
nota strettamente riservata del __________________con la quale mi viene
comunicato in via strettamente riservata l'ennesimo promovimento di
azione disciplinare, ovverosia quanto da me già appreso in via
strettamente riservata dalla Stampa nazionale dietro riservata
propalazione dell'On.le Storace Francesco, con altrettanto riservata
collaborazione del Ministro di Giustizia On.le Mastella, circa il
promovimento di un'azione disciplinare connessa alla lettera del
5.9.2006 con la quale ho chiesto, anche nella qualità di imputato in
procedimenti penali dinanzi al Tribunale ed alla Corte di Appello
dell'Aquila, che venissero rimossi i simboli religiosi dalle aule di
giustizia in rispetto del principio supremo di laicità e del
corrispondente obbligo di imparzialità del giudice, dichiaro di volermi
difendere da me medesimo ed eleggo domicilio presso la mia residenza di
Rimini, Via Bastioni Orientali n. 38. Chiedo sin d'ora che, chiusa la
fase delle indagini, il Procuratore Generale voglia disporre il mio
immediato rinvio a giudizio dinanzi alla Sezione Disciplinare del CSM.
Allego fotocopia notizia stampa propalata il 3 novembre 2006 da RAI
News 24, titolata: "Giustizia. Crocefisso in tribunale, Storace:
Mastella mi ha assicurato azione disciplinare verso il giudice Tosti".
Cordialissimi saluti. Ancona, li 25 novembre 2006." Sin qui i fatti. -
MOTIVI DELLA DENUNCIA - Nei fatti sopra esposti ravviso atti di
criminale discriminazione religiosa, perpetrati ai miei danni da
entrambi i Ministri di Giustizia, per cui propongo formale denuncia per
il reato di cui all'art. 3 della legge 13.10.1975 n. 564. Evidenzio, in
particolare, che i Ministri di Giustizia, da un lato mi hanno imposto i
crocifissi cattolici e, dall'altro, si sono rifiutati, per bieche
motivazioni di discriminazione religiosa, di farmi esporre la menorà
ebraica a fianco del crocifisso, pur non sussistendo alcun impedimento
giuridico. Evidenzio, altresì, che l'amministrazione giudiziaria
italiana consente ai dipendenti della "superiore" razza cattolica di
esporre nei pubblici uffici tutti i crocifissi che vogliono e persino
le effige della Madonna nelle sue varie versioni itineranti (Fatima,
Lourdes, Loreto, Medjugorie, Villanova d'Asti, Tinos, Parigi,
Guadalajara, Valmala, Celles, La Salette, Cerreto Sorana, Porzus degli
Slavi, San Luca di Montefalco, Pontmain, Pellevoisin, Knock, Corato,
Castelpetroso, Imbersago, Torino, Cernusco sul Naviglio, Messina,
Campinas, Beauraing, Banneux, La Vang, Itri, Milano, Paravati, Bonate,
Balasar, Amsterdam, Montichiari, Tre Fontane, Casanova, Ile Bouchard,
Caiazzo, Gimigliano di Venarotta, Ceggia, Balestrino, Venezia,
Turzovka, Neuweier, San Damiano, Monte Fasce, Jaddico, Zeitun,
Placanica, Bayside, Akita, Gallinaro, Betania, Berlicum, Ohlau, Kibeho,
Damasco, San Nicolas, Carpi, Schio, Oliveto Citra, Belpasso, Monfenera,
Grushew, Conyers, Kurescek, Giampilieri Marina, Aokpe, Carrizales,
Ostina, Ischia, Stupinigi, Foro d'Ischia e Marpingen), nonché le effige
dei vari santi e Padri-Pii: la stessa Amministrazione, guarda caso,
trova però oltraggioso e sacrilego che i simboli della "inferiore"
razza ebraica possano godere dello stesso diritto. Ribadisco, altresì,
che un anonimo criminale, appartenente a setta cattolica, aveva
indirizzato al Ministro Castelli ed al Presidente del Tribunale di
Camerino una lettera con la quale aveva affermato che "affiancare al
Cristo in croce altri simboli o il simbolo di coloro che ne sono
divenuti carnefici è un sacrilegio che offende Gesù Cristo e la Verità
della storia, esaltando un popolo che si è comunque macchiato di un
orrendo delitto contro Dio". Ebbene, questa anonima "istigazione"
criminale è stata condivisa dal Ministro di Giustizia, che se ne è anzi
fatto "paladino". La mia richiesta di esporre la menorà a fianco del
crocifisso, infatti, non solo è stata disattesa ma, dopo che mi sono
rifiutato di tenere le udienze a causa di questa criminale
discriminazione, l'Amministrazione Giudiziaria, anziché autorizzarmi ad
esporre la menorà -come ben avrebbe potuto- ha addirittura allestito
un'aula-ghetto, senza crocefisso, nella quale mi si è fatto assoluto
divieto di esporre il mio simbolo: il che implica che l'Amministrazione
Giudiziaria Italiana ha di fatto condiviso l'istigazione razzista
dell'ignoto cattolico, al punto tale da ritenere che il simbolo degli
ebrei sia da considerare "sacrilego" e "blasfemo" e, quindi, "indegno"
di essere ostentato nelle aule dei tribunali italiani. L'aspetto più
grottesco di questo comportamento razzistico dei Vertici
dell'Amministrazione giudiziaria italiana è che esso è continuamente
alimentato dalle istigazioni, altrettanto discriminatorie, dei Papi e
della Chiesa Cattolica che, ripetutamente e in più occasioni, hanno
pubblicamente affermato che soltanto i crocifissi debbono essere
esposti negli uffici pubblici italiani, nelle scuole pubbliche
italiane, nei tribunali italiani e negli ospedali pubblici italiani: e
questo per rendere "visibile" la "presenza" del loro unico Vero Dio il
quale peraltro, da parte sua, seguita ad occultarsi alla vista degli
uomini per motivi che, almeno per chi non ha rinunciato a far uso del
cervello, restano incomprensibili, non potendo supporsi che questo
Essere asseritamente così onnipotente, onnipresente ed onnisciente e,
per di più, fatto a nostra immagine e somiglianza, si diletti ancora
ancora a giocare a nascondino o soffra di una qualche forma di
"timidezza" che gli impedisce di rendersi visibile e manifesto alla sua
specie prediletta, cioè agli uomini. Ancor più delirante è la
circostanza che questi messaggi eversivi del Vaticano e della CEI -che
cioè violentano e calpestano il principio supremo della laicità sancito
dalla Costituzione italiana e che istigano alla discriminazione
religiosa i Governanti italiani- vengano tranquillamente diffusi dai
mezzi di informazione pubblica italiani, RAI in testa, pur integrando
gli estremi del delitto previsto dall'art. 3 della L. 13.10.1975 n.
654, a mente del quale "è punito con la reclusione sino a tre anni chi
incita a commettere atti di discriminazione per motivi .....
religiosi". Evidentemente il Papa, la RAI e i Ministri di Giustizia non
considerano che l'art. 3 della Costituzione sancisce che "tutti i
cittadini -quindi anche gli ebrei- "hanno pari dignità e sono uguali
dinanzi alla legge, senza distinzione di religione"; non considerano
che l'art. 8 della Costituzione sancisce che "tutte le confessioni
religiose -e quindi anche l'ebraismo- sono egualmente libere davanti
alla legge"; non considerano che l'art. 19 della Costituzione sancisce
che "tutti -e quindi anche gli ebrei- hanno il diritto di professare
liberamente la propria fede religiosa, di farne propaganda e di
esercitarne il culto anche in pubblico"; non considerano che l'art. 9
della Convenzione internazionale sui diritti dell'Uomo sancisce che
"ogni persona -e quindi anche l'ebreo- ha diritto alla libertà di
pensiero, di coscienza e di religione; questo diritto importa la
libertà di cambiare religione o di pensiero, come anche la libertà di
manifestare la propria religione o il proprio pensiero individualmente
o collettivamente, in pubblico o in privato, per mezzo del culto,
dell'insegnamento, di pratiche e di compimento di riti "; non
cosiderano che l'art. 14 della medesima convenzione ("Divieto di
discriminazione") sancisce che "il godimento dei diritti civili e delle
libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere garantito a
tutti, quindi anche agli ebrei, senza alcuna distinzione, fondata
soprattutto sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le
opinioni politiche o altre opinioni, l'origine nazionale o sociale,
l'appartenenza ad una minoranza nazionale, sui beni di fortuna, nascita
o ogni altra condizione"; e non considerano, infine, che la
discriminazione religiosa è, al pari della discriminazione razziale, un
reato.E non è un caso -ma si tratta al contrario del riscontro concreto
degli opposti principi costituzionali ed internazionali di eguaglianza
e non discriminazione religiosa- che l'art. 58 del regolamento
penitenziario (D.P.R. 30.6.2000 n. 230) accordi a tutti i detenuti -e
quindi anche agli ebrei- il sacrosanto diritto di esporre, nella
propria camera o nel proprio spazio di appartenenza, immagini e simboli
della propria confessione religiosa, evitando così qualsiasi possibile
discriminazione tra i credenti o assurdi "privilegi" a favore dei
cattolici. Ma non è tutto. Infatti, altrettanto criminale,
discriminatoria, indecente e ingiuriosa è la proposta di
"ghettizzazione" che mi è stata avanzata allo scòpo di "preservare" il
Crocifisso cattolico dal "sacrilego" accostamento della menorà ebraica.
Questa criminale discriminazione evoca sin troppo l' apartheid
praticata da altri Stati razzisti, laddove si vietava a negri e/o ebrei
di entrare nei locali pubblici o salire sui mezzi pubblici "riservati"
alla superiore razza bianca o ariana. E' una vergogna che mi sia stata
prospettata una siffatta, indecente, proposta ghettizzante. Ma la
vergogna ancor più ignobile è che una siffatta forma di ghettizzazione
sia stata recepita ed avallata per decretare la mia condanna penale e
la mia temporanea sospensione dalle funzioni e dallo stipendio. Nei
"ghetti", cari Cattolici, andateci Voi, visto che siete Voi -e non i
nazisti- che li avete inventati e siete sempre Voi -e non i nazisti-
che, per primi nella storia, avete imposto agli ebrei l'obbligo di
portare "segni distintivi" per distinguerli dalla Vostra "Razza
Superiore". E' ignobile che si sia affermato, da parte di autorità di
questo Stato razzista, che mi è stata "offerta" l' "opportunità" di
seguitare a svolgere le mie attività di giudice confinato in un ufficio
e in un'aula-ghetto dove avrei dovuto lavorare, alle dipendenze della
razzistica Amministrazione della Giustizia, per il resto della mia
esistenza, sino a pensionamento. E' ignobile che non ci si vergogni
nemmeno di queste criminali ed offensive affermazioni, al punto tale da
avallarle come legittime e risolutive della questione ebraica. Nelle
aule-ghetto e negli uffici-ghetto, carissimi Cattolici, andate a
lavorarci Voi. Per questi criminali comportamenti discriminatori
propongo formale denuncia penale contro i Ministri di Giustizia
responsabili. Resto ora in attesa di verificare, attraverso l'esito di
questa denuncia, quali saranno le granitiche motivazioni con le quali
si delibererà che questi palesi atti di discriminazione religiosa,
compiuti da Organi istituzionali dello Stato, debbano essere esentati
dall'esercizio dell'azione penale. Non mi meraviglierei affatto di
constatare che la giustizia italiana si attiva soltanto nei confronti
degli striscioni razzistici esibiti dai tifosi negli stadi: soprattutto
quando in ballo ci sono discriminazioni religiose istigate e fomentate
dal Vaticano e dalla Chiesa Cattolica, ben adusi a pretendere e
ricevere dai Governanti assurdi privilegi in totale spregio del
principio di eguaglianza e di libertà religiosa di cui, ipocritamente,
si fanno a parole paladini. Non mi meraviglierei affatto di constatare
che, mentre la Cassazione ha sentenziato che ricorre il delitto di
discriminazione razzistica nel caso del barista che si è "rifiutato" di
servire i caffè ai nord africani, per l'analogo "rifiuto", a me
opposto, di esporre la menorà a fianco del crocifisso, nonché per
l'indecente ed oltraggioso invito a lavorare in un'aula ghetto, si
decreterà che l'Amministrazione razzista deve essere esentata dal
promovimento dell' azione penale. Resto in attesa di verificare se si
sentenzierà, magari, che l'infima menorà ebraica è indegna di entrare
nei tribunali itlaiani perché "turba" la "sensibilità" della
"superiore" Razza Cattolica, del Vaticano e della CEI. Attendo di
verificare se la richiesta di un ebreo di esporre la propria menorà nei
luoghi dove lo Stato italiano consente ai cattolici di esporre i loro
crocifissi e, quindi, di avere gli stessi diritti e la stessa dignità
della Superiore Razza Cattolica, sarà qualificata -come è stata di
fatto qualificata dal Tribunale dell'Aquila, prima, e dalla Procura
Generale presso la Corte di Cassazione- una pretesa "PRETESTUOSA".
Attendo anche di verificare se sarà condiviso quanto affermato dal
Consiglio Superiore della Magistratura nell'ordinanza n. 12/2006,
depositata il 23.11.2006, e cioè che la mia pretesa di esporre la
menorà è "infondata" perché "per poter assere accolta richiederebbe che
il Legislatore compia scelte discrezionali che allo stato non sono
state compiute" !!! E, in effetti, non nascondo che mi piacerebbe
leggere, nelle future richieste di archiviazione di questa denuncia,
che il Crocifisso della "Superiore Razza Cattolica" può essere esposto
dal Ministro di Giustizia nei tribunali con semplici "circolari",
peraltro dell'epoca fascista, mentre per i simboli dell'infima razza
ebraica le circolari non siano sufficienti, necessitando la preventiva
emanazione di........ atti LEGISLATIVI del Parlamento!!! In attesa di
avere queste risposte, che produrrò poi nel giudizio dinanzi alla Corte
Europea dei Diritti dell'Uomo, ricordo ancora che il Ministro di
Giustizia Clemente Mastella ha sino ad oggi omesso di rispondere
all'interpellanza dell'On.le Maurizio Turco n. 130/2006 con la quale
gli ha tra l'altro chiesto di "giustificare per quali validi motivi -
che, secondo l'interrogante, non siano quelli di discriminazione
razziale, odio e disprezzo degli ebrei e della religione ebraica- il
Ministero interrogato ha negato al dott. Tosti Luigi di esporre a
fianco del crocifisso la menorah, usufruendo così degli stessi diritti
religiosi e della stessa dignità che l'Amministrazione fascista
Italiana accordò e che quella Repubblicana seguita ad accordare ai
cattolici": invito dunque i P.M. ad acquisire la risposta del Ministro
Clemente Mastella, sempre che il Ministro cattolico intenda rispondere.
Chiedo di essere informato ex artt. 408 e 410 C.P.P. sia per l'ipotesi
di richiesta di archiviazione che per quella di proroga delle indagini.
Nomino sin d'ora difensori l'Avv. Dario Visconti, Via XX Settembre,
L'Aquila, e l'Avv. Francesco Asciano, Via G. Bazzoni n. 1, Roma, cui
conferisco mandato all'esame degli atti ed all'estrazione delle copie.
Eleggo domicilio nella mia residenza di Rimini.. Rimini, li 10 gennaio
2007. Luigi Tosti Fonte: http://nochiesa.blogspot.com

ANCHE GLI
ANIMALI SONO GAY
L'amore in natura? L'omosessualità è diffusa tra
leoni, scimmie, giraffe, delfini e molte altre specie.
Il repertorio è
ampio: dalle coccole ai flirt estivi, dai veri rapporti sessuali ai
legami sentimentali che durano tutta una vita. Lo racconta un biologo.
In un saggio sorprendente. Corteggiamento, coccole, pratiche sessuali
che vanno dalla masturbazione all'accoppiamento, fino alla formazione
di un legame stabile e monogamo che può durare tutta la vita. Normale
quando si tratta di un lui e di una lei, ma anomalo e raro, quasi uno
scherzo di natura, quando riguarda due animali dello stesso sesso.
Così, fino a pochi anni fa, pensavano etologi e zoologi. Che oggi
stanno cambiando opinione: il comportamento omosessuale, come dimostra
un numero crescente di ricerche, è molto diffuso fra gli animali e in
certe specie è addirittura la norma. 'Per secoli gli scienziati hanno
fatto finta che l'omosessualità animale non esistesse. Non se ne sono
occupati per paura di essere considerati gay, o per pregiudizi
omofobici', osserva Bruce Bagemihl, biologo e ricercatore della British
Columbia university. Solo da quando, l'1 agosto 1995, la 24a Conferenza
etologica internazionale ha solennemente dichiarato l'omosessualità
animale un legittimo campo di ricerca, le cose hanno iniziato a
cambiare, e sono stati avviati molti studi sul campo. 'Ma siamo solo
agli inizi', avverte Bagemihl 'e molti studi sono ancora viziati da
pregiudizi'.Bagemihl ha appena pubblicato "Biological Exuberance
(Animal Homosexuality and Natural Diversity)", un volume di 750 pagine
che considera un 'primo passo'. Il libro dà spazio solo a studi
documentati, pubblicati su riviste scientifiche, e a osservazioni sul
campo non ancora diffuse ma attendibili. Per ragioni di tempo e spazio,
l'analisi è limitata a mammiferi e uccelli, per oltre 300 specie.
Biological Exuberance è diviso in due parti. La prima, "Un mondo
polisessuale e poligenere", è un'esplorazione a vasto raggio di tutti
gli aspetti del comportamento omosessuale animale: diversità, storia e
significato. La seconda, "Un meraviglioso bestiario", presenta profili
di singole specie animali omosessuali, transessuali e bisessuali.
Bagemihl respinge la convinzione diffusa che omosessualità significhi
esclusivamente sesso. I rapporti fra maschi e maschi e fra femmine e
femmine, dice, possono coprire un vasto arco di comportamenti, che
vanno dal corteggiamento alla formazione di un legame di coppia e di
una famiglia. La stessa definizione vale per l'eterosessualità, solo
che in questo caso il rapporto è fra animali di sesso diverso. Le fasi
del corteggiamento e della stimolazione genitale variano da specie a
specie. In alcune (orangutan, macachi, bisonti, giraffe) è frequente la
penetrazione fra maschi, mentre le femmine di orangutan, bonobo e
delfini usano introdurre in vagina dita, clitoride e la parte terminale
della coda. Sfregamenti pelvici e dei genitali sono diffusi sia nei
rapporti omosessuali tra maschi sia tra femmine di scimmie, leoni e
foche; questa pratica è presente anche nei rapporti eterosessuali di
specie in cui il maschio non ha il pene, come in molti uccelli. Balene
e delfini, maschi e femmine, hanno una cavità in cui sono contenuti gli
organi genitali: talvolta un maschio introduce il pene nella cavità di
un altro maschio. Molte specie infine ricorrono al sesso orale: bonobo,
orangutan, macachi, scimpanzè, antilopi. 'Se stai cercando sesso
omosessuale in gran quantità pensa ai bonobo, o scimpanzè nani', dice
il primatologo Robin Dunbar di Liverpool. 'Lo fanno con chiunque,
giovane o vecchio, maschio o femmina che sia, in ogni momento'. Spesso
si formano rapporti omosessuali stabili che possono anche diventare
monogami. Queste coppie, quando li hanno, allevano i piccoli con grande
cura. In alcuni tipi di gabbiani una femmina si accoppia con un
maschio, poi lo lascia usandolo in pratica come donatore di sperma.
Grazie a osservazioni compiute su tre specie (gabbiani argentati, oche
grigie e pinguini di Humboldt), è stato possibile documentare legami
esclusivi durati tutta la vita: 15 anni per le oche e 6 per i
pinguini. Quanto è diffusa l'omosessualità? Difficile dirlo.
Complessivamente, quella maschile è più praticata di quella femminile.
In alcune specie (delfini) riguarda solo i maschi, in altre (puku,
un'antilope africana) solo le femmine. Nei bonobo l'attività
omosessuale riguarda tutte le scimmie, mentre nelle ostriche solo il 2-
3 per cento, il 50 per cento tra giraffe e orche.
Articolo tratto da
gaynews.it
INVIATO DA Promiseland.it

NESSUNO TOCCHI CAINO
03.02.2007
PENA DI MORTE. PARLAMENTO UE APPROVA RISOLUZIONE SU
MORATORIA - 1 febbraio 2007: il Parlamento europeo ha approvato a
stragrande maggioranza una risoluzione favorevole alla moratoria
universale sulla pena di morte. Con 591 voti a favore, 45 contrari e 31
astenuti, l'Europarlamento, riunito nella 'minisessione' plenaria di
Bruxelles, chiede di riaprire il dibattito su quest'argomento durante
la sessione in corso dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il
documento approvato appoggia apertamente le iniziative del governo e
del parlamento italiani volte a presentare la risoluzione all'Assemblea
generale Onu, chiedendo che sia applicata "immediatamente e senza
condizioni" una moratoria universale sulle esecuzioni, nell'auspicio
che si arrivi all'abolizione della pena di morte in tutto il mondo. A
seguito dell'approvazione del documento, gli europarlamentari dell'
Unione hanno diffuso la seguente nota: "L'Unione saluta l'approvazione
unanime della risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni capitali da
parte del Parlamento Europeo che, tra l'altro, sostiene apertamente le
iniziative del governo e del parlamento italiani volte a presentare
all'Assemblea generale in corso a New York una risoluzione che sospenda
le esecuzioni capitali". "L'Unione rilancia il grande significato
politico di questo documento nei confronti di tutti i governi membri
dell'Ue affinché sostengano la proposta di far approvare subito
dall'Assemblea Generale dell'Onu, dove esistono tutte le condizioni per
vincere, la risoluzione pro moratoria ed invita il prossimo Congresso
mondiale contro la pena di morte di Parigi ad impegnarsi e mobilitarsi
per assicurare successo a questa campagna che conta nel mondo sul
sostegno ampio di istituzioni, governi ed opinione pubblica. Tocca
anche alla Presidenza ! tedesca dell'Ue prendere adesso le iniziative
opportune perché l'Europa parli con "una sola voce" su questo tema e
aggreghi attorno ad una risoluzione Onu sulla moratoria il più grande
numero di governi". Per gli europarlamentari radicali Marco Pannella e
Marco Cappato "e' arrivato il momento per l'Ue e i suoi stati membri di
agire con coraggio". "Non bisogna permettere che prevalga l'obiettiva
alleanza tra chi sembra ormai soggiacere, da complice e non piu' da
alleato, a torbidi ricatti di Baghdad e quegli abolizionisti che
inventano la falsa alternativa tra moratoria e abolizione", continuano
i due parlamentari europei. "L'Unione europea - aggiungono - deve
smettere di aver paura di vincere. Negli ultimi giorni alcuni paesi
europei come la Gran Bretagna si erano attivati per impedire la
presentazione di una risoluzione in Assemblea generale, ottenendo
segnali contraddittori e preoccupanti anche da parte della stessa
presidenza tedesca e della Commissione europea". Il 1 febbraio, il
ministro degli esteri danese Per Stig Møller ha smentito la notizia
secondo cui il suo paese si opporrebbe all'iniziativa italiana per la
moratoria sulla pena di morte. Secondo il giornale britannico The
Independent, in occasione del meeting dei ministri degli esteri Ue a
Bruxelles, Danimarca, Olanda e Ungheria avrebbero votato contro la
proposta italiana, sostenendo la posizione britannica secondo cui la
moratoria creerebbe difficoltà agli Stati Uniti. Ribadendo la
contrarietà della Danimarca alla pena capitale, Per Stig Møller ha
definito come "completamente falsa" l'informazione data dal giornale
inglese. Nel meeting di Bruxelles – ha detto il Ministro al quotidiano
danese Politiken - l'Italia ha proposto che della questione venisse
investita la Presidenza tedesca, con l'incarico informale di sondare le
possibilità di riaprire il dibattito sulla moratoria durante la
sessione in corso dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. "E c'è
stato sostegno per questa proposta", ha precisato. La Danimarca – ha
concluso il Ministro – non vacillerà nel suo supporto ad una moratoria
universale e su questo continuerà a sostenere l'iniziativa italiana.

PENA MORTE: CONGRESSO PARIGI, ITALIANI PER MORATORIA - 1 febbraio 2007
i parlamentari italiani giungono nella capitale francese per
partecipare al terzo Congresso mondiale contro la pena di morte forti
del voto di questa mattina del Parlamento europeo per una moratoria
'immediata e senza condizioni', in vista di una sua abolizione totale.
Marco Pannella, parlamentare europeo e presidente di Nessuno tocchi
Caino, in una conferenza stampa all' Ambasciata italiana a Parigi,
saluta la decisione dell' assemblea europea, e parla di 'una battaglia
del parlamento italiano, del governo, alta, nobile, comune'. 'Ci stiamo
muovendo - aggiunge Pannella - in perfetta sintonia con il presidente
del consiglio dei ministri, Prodi, e con il ministro degli esteri D'
Alema'. Con Pannella, all' ambasciata italiana, ci sono altri
parlamentari europei, il radicale Marco Cappato, la vicepresidente
degli eurodeputati socialisti, Pasqualina Napoletano, la tesoriera di
'Nessuno tocchi Caino' e dei Radicali italiani, Elisabetta Zamparutti.
Quella approvata dal Parlamento europeo - ha osservato Cappato - e' una
'risoluzione molto netta', non e' 'un fatto ideologico, ma una cosa
concreta'. Napoletano ha sottolineato prima l' importanza dell'
iniziativa non violenta - il digiuno - di Pannella, e quindi l'
utilita' del voto europeo anche per garantire il successo di questa
risoluzione all' Assemblea generale dell'Onu. La delegazione italiana
all' iniziativa di Parigi si augura - ha osservato Zamparutti - una
dichiarazione finale che solleciti una risoluzione all' Assemblea
generale delle Nazioni Unite per la moratoria universale della pena di
morte. Il Congresso di Parigi - terza iniziativa mondiale dopo quelle
di Strasburgo nel 2001 e Montreal nel 2004 - radunera' un migliaio di
partecipanti, esponenti di Organizzazioni non governative, su
iniziativa dell' associazione Ensemblea contre la peine de mort. 'Uno
dei principali obiettivi di questo congresso - hanno detto gli
organizzatori - e' quello di dare una tribuna internazionale ai
militanti abrogazionisti delle regioni particolarmente toccate dalla
pena di morte', come l' Africa del Nord e il Medio Oriente. Proprio in
questi giorni, l'Assemblea Nazionale francese ha votato all'unanimità l'
eliminazione della pena di morte dalla Costituzione. Ora il voto passa
al Senato. Si prevede l'approvazione definitiva congiunta per il 19
febbraio.
AFRICA. MAROCCO ABOLIRA' PENA DI MORTE E PRODI CHIEDE ALL'
AFRICA DI COLLABORARE PER LA MORATORIA - 1 febbraio 2007: il Marocco
abolirà la pena di morte prima del termine dell'attuale mandato
parlamentare, ossia entro la fine di aprile: lo annuncia Idris Ben
Dhikri, presidente del Consiglio Consultivo per i Diritti Umani, voluto
da Muhammad VI. "Sulla base di una prima serie di consultazioni con i
deputati, esiste un consenso generale sull'argomento," ha dichiarato
Ben Dhikri. Elogiando re Muhammad VI per la sua posizione di
opposizione alla pena capitale, Ben Dhikri spiega che "è già stata
formata una commissione giuridica incaricata di modificare il codice
penale in vista dell'abolizione di questa sanzione". Dhikri assicura
che "non esiste una vera opposizione" a questa iniziativa, ma solo una
certa "preoccupazione" per l'escalation del fenomeno del terrorismo.
Ben Dhikri sottolinea "la necessità di mettere in luce gli aspetti
positivi dell'Islam, che non incita all'omicidio, né alla vendetta, né
impone la pena di morte". Il 29 gennaio, il primo ministro italiano,
Romano Prodi, intervenendo all'ottavo vertice dell'Unione Africana a
Addis Abeba, in Etiopia, ha invitato i leader Africani a "lavorare
insieme" sulla proposta di moratoria universale sulla pena di morte,
che l'Italia intende presentare alle Nazioni Unite. Prodi si e'
richiamato alla "difesa della vita diritto supremo e irrinunciabile
eppure spesso calpestato". Prodi ha aggiunto: "Noi non possiamo
restare indifferenti di fronte a questo imperativo morale. Noi dobbiamo
essere per la vita e contro la morte. Come siamo contro le ingiustizie
e le sofferenze". A proposito dell'iniziativa italiana, Idris Ben
Dhikr si è detto convinto che "se l'Italia riuscirà a far sì che sia
presa una decisione di portata internazionale sarà un grande successo,
anche se si trattasse di un gesto di semplice incoraggiamento." Sempre
il 29 gennaio, Saif al-Islam, figlio del leader libico Gheddafi, ha
assicurato che la Libia non eseguirà la condanna a morte delle cinque
infermiere bulgare e del medico palestinese ritenuti colpevoli di aver
infettato con il virus Hiv oltre 400 bambini nell'ospedale di Bengasi.
In un'intervista al quotidiano bulgaro "24 Chasa", Saif, definendo
ingiusta la condanna dei sei operatori sanitari, ha detto che sarà
presto trovata una soluzione per salvare i sei e accontentare le
famiglie dei bambini infettati. "Non ci sara' alcuna esecuzione. Spero
che presto ci sia un lieto fine ... Anche mio padre e' contrario alle
esecuzioni", ha dichiarato. "Sin dall'inizio il caso ha preso una
direzione sbagliata. Ci sono state così tante alterazioni nei file
originali ... Questa è la ragione per cui dovremmo cercare un
compromesso," ha detto Saif al-Islam, aggiungendo che Tripoli ha già
discusso un piano con Germania e Francia. Saif al-Islam, convinto che
dietro l'epidemia di Aids ci sia stata negligenza piuttosto che un
complotto, ha tuttavia ribadito che Bulgaria, Libia e Unione Europea
dovrebbero venire incontro alle richieste di risarcimento delle
famiglie delle vittime e contribuire alla cura dei bambini.

KIRGHIZISTAN. ABOLITA PENA DI MORTE - 29 gennaio 2007: la nuova
Costituzione adottata dal Kirghizistan proibisce la pena di morte,
stabilendo all'art.14 che "nella Repubblica Kirghiza la vita è diritto
inalienabile di ogni persona" e che "Nessuno può essere privato della
vita". La nuova costituzione è entrata in vigore il 16 gennaio 2007,
essendo stata firmata in quella data dal presidente Kurmanbek Bakiev Il
Parlamento – che aveva approvato la nuova Costituzione il 30 dicembre
2006 - sta ora lavorando su modifiche del codice penale che prevedono
la sostituzione della pena di morte con lunghe pene carcerarie. Nel
dicembre 2005, il presidente kirghizo Bakiyev aveva prolungato a tempo
indeterminato la moratoria delle esecuzioni, in vigore nel paese dal
1998.
NORTH CAROLINA. GIUDICE SOSPENDE ESECUZIONI NELLO STATO - 25
gennaio 2007: il North Carolina diventa l'undicesimo stato Usa che
blocca le esecuzioni per iniezione letale. A Raleigh il giudice Donald
W. Stephens, della Superior Court, dopo aver preso atto che la scorsa
settimana l'associazione dei medici ha dato parere sfavorevole alla
partecipazione di medici al procedimento dell'iniezione letale, e preso
atto che l'amministrazione penitenziaria ha proposto di sostituire i
medici finora utilizzati con infermieri e tecnici, ha stabilito che
questo cambio di procedura non può essere scelta autonoma del
Department of Corrections, ma deve essere approvata dal Governatore e
dal Consiglio di Stato. La legge del North Carolina ordina che un
medico sia presente alle esecuzioni, in parte per verificare che il
condannato sia completamente anestetizzato prima dell'immissione in
vena dei farmaci mortali, e in parte per monitorare i segni vitali del
condannato nella camera della morte nella Central Prison di Raleigh. La
scorsa settimana l'associazione dei medici ha detto che, anche se un
medico può essere presente, ogni altra forma di partecipazione all'
iniezione letale costituisce una violazione dello statuto etico dei
medici. Ieri funzionari dell'amministrazione penitenziaria hanno
comunicato al giudice Stephens che ritenevano di poter risolvere il
problema con la presenza di un medico, senza però che questi abbia
incarichi di supervisione o di partecipazione. Gli incarichi operativi
verrebbero svolti da personale infermieristico e tecnico. Ma il giudice
Stephens, un ex pubblico ministero, ha ricordato una legge del 1909 che
fissava la procedura da seguire per le modifiche delle esecuzioni. In
origine la legge voleva evitare che si superassero i 1000 dollari per l'
acquisto di una nuova sedia elettrica. La decisione di Stephens ha
quindi bloccato l'esecuzione di Marcus R. Robinson, fissata per il 26
gennaio. La decisione, in pratica una moratoria, viene due giorni dopo
che 30 parlamentari del North Carolina hanno chiesto formalmente al
governatore Easley di proclamare una moratoria in attesa di riesaminare
la procedura dell'iniezione letale. Il governatore non ha fatto
dichiarazioni ufficiali in merito. Il portavoce di Roy Cooper, l'
Attorney General del North Carolina (che è un incarico che assomma le
prerogative di un ministro della giustizia e di un procuratore
generale), ha detto che lo Stato non prevede di appellarsi
immediatamente alla decisione di Stephens. Prima verrà consultato il
Governatore, e il Department of Correction.

BUENA VIDA

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