28 aprile 2008

Arrivano le amazzoni a L'Aquila

Nasce ufficialmente il Comitato Promotore Arcilesbica "Le Amazzoni" a L'Aquila. Si espande quindi l'esperienza e l'attività del movimento GLBT della provincia con questa ulteriore iniziativa. L'associazione Arcilesbica si propone di divulgare una cultura ed una informazione sui diritti civili ed umani, in particolare quelli relativi alle donne. Saranno a breve intraprese attività contro lo sfruttamento sul lavoro, contro le discriminazioni e soprattutto contro la violenza nei confronti del genere femminile. Numerose anche le attività in agenda riguardanti la proiezione di film e la presentazione di libri sui generis. Arcilesbica "Le Amazzoni" di L'Aquila diviene quindi un supporto essenziale nei luoghi nevralgici di questa provincia che fa ancora fatica a riconoscere la donna come una identità individuale e la donna lesbica come un soggetto libero ed indipendente. Il Comitato promotore ringrazia la Presidente di Arcilesbica Nazionale – Francesca Polo – e la Segretaria della medesima associazione – Cristina Gramolini – che hanno a lungo lavorato ed interloquito con le donne aquilane affinché nascesse questa realtà così importante anche in Abruzzo. Infatti "Le Amazzoni" sono il primo comitato Arcilesbica a venire alla luce nella nostra regione. A livello locale l'associazione, sarà diretta dalla Responsabile del Comitato promotore – Carla Liberatore – e dalla vice Responsabile – Anna Maria Angelitti – persone note in Abruzzo per il loro impegno quotidiano ed instancabile sui temi della laicità e dei diritti civili ed umani.
Comitato Promotore
Arcilesbica "Le Amazzoni"
L'Aquila
Email: arcilesbica.aq@libero.it
Mobile : 339.8794768 – 320.2737126
Fisso : 0863.789364

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04 aprile 2008

RUTELLI "SANTO SUBITO", (però sindaco, mai!). Amen.

di Giovanni Dall'Orto.
Sei in pericolo, un pericolo Capitale.
Se non manderai subito questa mail a dieci elettori, Rutelli conquisterà il soglio romano, abolirà il sesso fuori dal matrimonio, vieterà il preservativo, la pillola e la pillola del giorno dopo, imporrà il cilicio ai cittadini e assumerà in Comune solo chi va a messa tutte le domeniche. E Roma sarà solo l'inizio: il clericalismo dilagherà anche nel resto del Paese, le elezioni verranno concluse con fumate bianche o nere, e la laicità sarà proibita.
Se non manderai questa mail i tuoi figli non avranno accesso alle Unioni civili, ma solo ad unioni incivili con persone che si mettono le dita nel naso, mangiano la minestra col risucchio e guardano tutte le sere Emilio Fede. Questo è un appello per Franco Grillini sindaco di Roma. Fallo circolare tra gli amici, soprattutto se abitano a Roma. Se manderai anche tu questa lettera a dieci persone, la tua vita cambierà in meglio. Soprattutto in caso di elezione di Grillini. Antonio P. non ha inviato questa mail, facendo commenti sprezzanti sui "laicisti", ed il giorno dopo è stato coinvolto nell'esplosione della sua famiglia nucleare. La radioattività dei suoi rapporti con la ex moglie è destinata a durare almeno quindici milioni di anni, a causa dell'assenza del divorzio breve, osteggiato in Parlamento dai clericali. Immacolata B. non ha inviato questa mail irridendo pubblicamente i senzadio, e nonostante amasse suo marito una settimana dopo è stata costretta a lasciarlo per avere anche lei una "famiglia tradizionale" proprio come quella di Berlusconi (divorziato), Fini (divorziato) e Casini (divorziato). W. V., che si candida come leader di un partito politico, ha cancellato questa mail, e il giorno dopo sul letto di morte il compagno Giuseppe lo ha rimproverato: "Un tempo dicevi che non saremmo morti democristiani, e invece guarda cosa mi hai fatto, convincendomi a fare la tessera del tuo partito…". Preso dai rimorsi, W. V. ha promesso piangendo che avrebbe cercato di essere laico almeno quanto De Gasperi, ma ormai il Giuseppe era morto irrimediabilmente da democristiano. Antonia G. ha premuto il tasto "canc" vedendo l'intestazione di questa mail, ed una settimana dopo ha risolto il suo problema di lavoratrice precaria sposando il figlio del noto industriale S. B. … solo per scoprire che doveva lavare a mano i piatti dei pranzi di gala con 150 invitati.
È possibile votare per Grillini sindaco di Roma anche esercitando il "voto disgiunto":

Il programma elettorale di Franco Grillini è qui.

Le risposte alle domande più frequenti sono qui.

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01 aprile 2008

Dal messico nuova tv per gay

Ha iniziato le trasmissioni da qualche giorno Glink Tv, il primo canale televisivo per gay del Messico. Le trasmissioni vanno in onda al momento su internet, ma è previsto che vada anche in Tv. Il direttore del canale è Rodrigio Marquez, attivista dei diritti degli omosessuali e giornalista radiotelevisivo, conosciuto nel paese per avere condotto una trasmissione radiofonica divenuta un punto di riferimento della comunità gay, dal titolo Triple G. I programmi del canale sono stati presentati ieri in un locale della cosiddetta Zona Rosa di Città del Messico, il tradizionale punto di incontro della comunità gay, lesbica, bisessuale e transessuale. Dice Marquez: "La nostra linea editoriale è poter dire assolutamente di tutto, ma sapendolo dire. Non ci faremo inquadrare". In GlinkTV i messicani potranno trovare programmi rivolti ai gay, rassegne sull'arte e la cultura GLBT, guide di bar, locali notturni e altri posti di incontro, indicazioni utili per assistenza medica e legale specializzata e dibattiti sulla sessualità e la diversità.

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07 gennaio 2008

news 7 gennaio

CONTINUANO LE AGGRESSIONI OMOFOBE ANCHE NEL 2008
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli denuncia
l'ennesima aggressione, per fortuna non sfociata in violenza fisica,
perpetrata ai danni di tre ragazzi napoletani proprio la notte di
Capodanno, che ci hanno immediatamente chiamati per raccontarci la loro
vicenda ed avere un'immediata consulenza legale. I tre ragazzi stavano
tornando a casa dopo aver festeggiato insieme ad altri amici la notte
di Capodanno, quando sono stai avvicinati da un gruppo di 4
malintenzionati nella stazione della metropolitana di Piazza Vanvitelli
a Napoli. Sono stati dapprima insultati con parole offensive
(testualmente "froci di merda") e successivamente, seguiti dai quattro
aggressori sul treno della metropolitana, minacciati addirittura con un
coltello a scatto. I tre ragazzi gay non hanno risposto alla
provocazione e sono riusciti poi a defilarsi senza che accadesse niente
di drammatico. Ma la cosa inverosimile è che un addetto della scurezza
nella stazione di Piazza Vanvitelli, rendendosi conto della situazione,
invece di intervenire per sedare i quattro facinorosi si sia invece
allontanato senza intervenire o senza chiamare aiuto per calmare i
quattro delinquenti. "Questo è purtroppo un fenomeno ancora troppo
sommerso" – sostiene Andrea Berardicurti, della segreteria politica del
Circolo Mario Mieli – "molti gay, lesbiche e trans non hanno il
coraggio di denunciare i loro aggressori perché sanno che quasi
certamente le loro querele cadranno nel dimenticatoio o verranno
archiviate e che, come nel caso di Napoli, anche le stesse persone che
dovrebbero garantire e tutelare tutti e tutte non agiscono in tal
senso. Finchè la politica non interverrà con delle leggi a tutela delle
persone omosessuali e trans gli episodi di violenza omofobica e
transfobica non diminuiranno (lo dimostrano le telefonate che la nostra
Linea Amica riceve giornalmente da molte parti d'Italia) e gli
aggressori la faranno franca perché ancora oggi la questione glbt
rimane totalmente disattesa, con l'assordante silenzio e la complicità
una buona parte del centro-sinistra". Circolo di Cultura Omosessuale
Mario Mieli. Andrea Berardicurti – Segreteria Politica 06/5413985 –
348/7708437 Andrea Berardicurti Segreteria Politica Via Efeso, 2/A
00146 R O M A tel. 065413985 fax 065413971 - 3487708437

MIRACOLO
DEL NUOVO ANNO
"ERO ETEROSESSUALE…. E SONO GUARITA"!!!
Intervista a
cura di Carla Liberatore Gaya CsF
Joseph Nicolosi ha dichiarato: "C'è
un'intera popolazione di individui che è uscita o che sta uscendo dall'
omosessualità, e questo fatto è una minaccia per gli attivisti gay e
gli attivisti gay stanno tentando di sopprimere e far passare sotto
silenzio questo punto di vista, questa popolazione".
La donna
intervistata oggi ha circa quarant'anni, si presenta bene, sicura di
sé, pare abbia superato il nero e controverso periodo che la vedeva
vivere come un'eterosessuale. Lei si chiama Guendalina e nell'
intervista proporremo solo il nome senza alcun riferimento al cognome
per ragioni di privacy.
CL. – Guendalina raccontaci della tua vita da
eterosessuale e del perché secondo te lo eri
G. – quando avevo ancora
solo otto anni ero ben cosciente del fatto che mi piacessero le bambine
e non i maschietti. Però poi ho creduto di essere malata, non lo dissi
a nessuno e così iniziai a sforzarmi di far credere che mi piacesse
questo o quell'altro compagno di scuola
CL. – poi cos'è successo?
G. –
è successo che avevo deciso di vivere la mia predilezione per le
femminucce in gran segreto, senza dirlo a nessuno, poiché nessuno
avrebbe potuto aiutarmi. Vivevo in una famiglia di cattolici credenti e
praticanti in cui la sessualità era un argomento tabù, figuriamoci l'
omosessualità. E' andato tutto bene fino a verso i dodici anni, quando
mio padre scoprì un giornale lesbo hard nel cassetto del mio comodino.
Fui forzata a frequentare uno psicologo di famiglia il quale asseriva
che le mie pulsioni erano soltanto il frutto della mia pubertà
CL. –
quindi questo psicologo ti incoraggiava a vivere da eterosessuale?
G. –
esattamente, lui diceva che non era naturale la mia inclinazione,
pertanto avrei dovuto pensare alla gioia della maternità, alla gioia di
fare l'amore con un uomo
CL. – per quanto tempo dovesti frequentare
questo psicologo e di che anni parliamo
G. – parliamo dell'inizio degli
anni '80, frequentai questo psicologo per qualche mese in quanto ad un
certo punto iniziai a far credere sia a lui e sia alla mia famiglia,
che avevo interesse per un ragazzo in particolare. Inoltre siccome
indossavo sempre i pantaloni, lo psicologo mi esortò ad indossare le
gonne che potevano essere per me una specie di salto di qualità verso
un'autentica femminilità
CL. – hai iniziato quindi ad indossarle?
G. –
si, certo, però mi sentivo così a disagio con quegli indumenti che mi
vergognavo di uscire di casa per cui mi rinchiusi per un periodo molto
lungo fin quando non trovai il coraggio di rimettere i miei jeans
preferiti
CL. – nel periodo che hai vissuto rintanata in casa cosa
facevi? Come passavi il tempo?
G. – ascoltavo musica, uscivo solo per
andare a scuola, non avevo amici, ogni tanto mia madre mi metteva in
mano l'uncinetto (che odiavo) e m'insegnava a cucinare, a lavare i
panni e a fare tutte quelle cose che convenzionalmente secondo lei,
dovrebbe fare una femmina
CL. – come si è evoluta in seguito la
situazione?
G. – si è evoluta quando mio padre morì. Mia madre iniziò a
soffrire di una forte depressione e io e mio fratello che eravamo solo
degli adolescenti iniziammo ad essere un po' sbandati. Ad esempio io mi
concedevo con enorme facilità a tutti i ragazzi che mi mostravano
interesse, a scanso del fatto che nessuno potesse dire che non ero una
femmina a tutti gli effetti. Solo che dopo un po' iniziarono a darmi
della puttana. Le prendevo di santa ragione sia da mio fratello e sia
da mia madre. In quel periodo avevo solo quindici anni e iniziai a
fumare haschisch e a bere qualunque cosa alcolica mi capitasse sotto
mano. Di nuovo decisi quindi, spinta anche dalle botte amorevoli della
mia famiglia, di rinchiudermi in casa e non uscire, approfittai anche
per lasciare la scuola finita la terza media.
CL. – come riuscivi a
stare in casa in un ambiente simile?
G. – avevo sempre la mia camera da
letto che era una specie di zona franca, nella quale trovavo rifugio
quando vedevo le brutte. Passavo il mio tempo fantasticando di avere
una fidanzata o arrovellandomi il cervello per dire a me stessa che non
era giusto e che invece avrei dovuto desiderare un fidanzato.
CL. –
come la immaginavi la tua fidanzata?
G. – semmai come immaginavo la mia
vita?!? Mbé la immaginavo con una bella fidanzatina al mio fianco,
speravo di poter riprendere gli studi, speravo che mia madre e mio
fratello prima o poi l'avrebbero accettata come una persona di famiglia
e speravo di non essere malata e di non dover ricadere di nuovo nelle
grinfie di qualche psicologo che mi esortava a mettere la gonna
CL. – a
proposito, e con le gonne com'è andata a finire?
G. – da quando morì
mio padre non le ho indossate più
CL. – riesci a raccontarmi come ti
sentivi in quei momenti? Cosa provavi?
G. – sicuramente provavo un'
estrema ed insopportabile solitudine, non avevo intorno a me degli
esempi a cui affidarmi e la mia tendenza ad isolarmi dal resto del
mondo non mi ha certo aiutata. Ero sempre perennemente triste, mi
mancava sia l'affetto familiare e sia l'affetto di chi avrei potuto
amare come partner
CL. – sei riuscita alla fine ad uscir fuori dal tuo
isolamento?
G. – dopo quasi tre anni. Ripresi gli studi al primo
superiore, iniziai ad avere almeno un minimo di vita sociale.
Frequentavo amiche ed amici, mi vestivo con i pantaloni ogni volta,
solo che siccome mi portavo dietro il retaggio culturale di uno
psicologo di qualche anno prima, al posto delle scarpe mettevo dei
tacchi vertiginosi che mi facevano un gran male ai piedi, mi truccavo
come una vecchia métressè e almeno salvavo le apparenze.
CL. – cos'è
successo a scuola, qual è stata la molla che ti ha fatto iniziare a
vivere
G. – mbé per prima cosa già il fatto di frequentare altra gente
mi aiutava a ribellarmi alla famiglia cattolica moralista e ipocrita in
cui vivevo, ma purtroppo la mia fama di gran femmina eterosessuale mi
portava a frequentare solo ragazzi
CL. – quindi eri completamente
traumatizzata?
G. – molto di più. Non ero solo traumatizzata, avevo
addirittura completamente dimenticato la mia attrazione per le
femminucce
CL. – a cosa ti ha portato il rimuovere la tua vera identità
sessuale?
G. – mi ha portato ad anni ed anni di sofferenze indicibili.
Con l'abuso delle droghe e dell'alcol, con il dilapidamento di un'
intera fortuna economica, con la prostituzione per potermi drogare, con
il carcere, i sert e le comunità terapeutiche.
CL. – come hai fatto il
passaggio fra la rinnegazione della tua identità, alle droghe e poi
alla rinascita?
G. – come dicevo ho frequentato i sert, sono entrata in
una comunità cattolica dalla quale circa tre mesi dopo sono fuggita. Ho
avuto la fortuna d'incontrare un ragazzo con il quale iniziai a
convivere il quale mi permise di sottopormi ad ogni sorta di cura
psicologica e fisica per riprendermi. Ne uscii completamente, solo che
durante la terapia psicologica che occorreva a disabituarmi alle
sostanze, dopo circa un anno di frequentazione delle sedute dalla
psicologa, iniziai ad avere dei flash back, rivivevo nei momenti più
impensati dei sprazzi di passato che avevo completamente dimenticato.
Fra questi c'era la violenza sessuale che subii a undici anni, i
momenti di escandescenza che dava mia madre quando era depressa e i
ricordi di tutte le bambine e le ragazzine che mi piacevano. Inoltre ho
ricordato anche di quando mi masturbavo chiusa nella mia camera da
letto pensando e ripensando a quella o quell'altra ragazza che mi
piaceva. Credo di aver fatto un vero e proprio percorso di guarigione
CL. – perché lo chiami percorso di guarigione?
G. – perché non solo ho
smesso di bere e di drogarmi ma ho capito profondamente e
consapevolmente quali erano le ragioni che mi avevano spinto a farlo.
Fra queste ragioni c'era sicuramente la violenza che avevo subito ma
contestualmente c'era anche il fatto che mi avevano fatto vergognare
come un cane bastonato nel non essere una comune bambina eterosessuale.
La mia eterosessualità era una costruzione mentale basata soltanto
sulla necessità di sopravvivenza familiare e in qualche maniera anche
sociale. Credo proprio di essere guarita dall'eterosessualità che mi
era stata imposta dai condizionamenti che avevo intorno. Questa
presunta eterosessualità mi aveva portato alla droga e all'alcol e alla
distruzione totale sia della mia personalità e sia della mia vita
CL. –
che ne pensi delle terapie riparative di cui tanto si parla in questi
ultimi tempi?
G. – credo che ci dovrebbero essere delle leggi che
tutelino i ragazzi e le ragazze adolescenti dalla follia criminale sia
dei loro genitori e sia di psicologi/e senza scrupoli. Queste terapie
riparative potrebbero anche sortire l'effetto di creare una nuova
personalità eterosessuale, ma alla lunga e non troppo, credo che creino
molti problemi e disturbi a livello di carattere e mentale. Ognuno deve
essere libero di vivere il proprio orientamento, infatti non sono molto
preoccupata degli adulti che si rivolgono a questi riparatori dell'
ultima ora, anche se c'è comunque di che preoccuparsi, ma soprattutto
sono preoccupata dal fatto che i minorenni non possono sottrarsi alla
podestà dei genitori qualora questi decidano di sottoporli a degli
incontri con psicologi riparatori.
CL. – vuoi lasciare un messaggio ai
lettori di Gaya CsF?
G. – il messaggio è che bisogna assolutamente
battersi affinché la libertà individuale sia veramente tale e che
queste pseudo terapie vengano una volta per tutte abolite. Ma
soprattutto mi rivolgo ai genitori dei ragazzi GLBT che sarebbe il caso
che si creassero delle reti d'informazione civile e psicologica capaci
di entrare in contatto con più persone possibili e che i media la
finiscano di creare dei cover up informativi laddove il potere politico
e religioso potrebbe esserne minato.


OMOSESSUALITÀ? OGGI SI PUÒ GUARIRE!
Quest'anno Babbo Natale ci ha fatto un bel regalo: giusto
qualche giorno prima della grande festa, travestendosi da giornalista
ha svelato qualcosa che molti già sapevano, tanti immaginavano e ben
pochi potevano affermare di non conoscere affatto.
Un numero sempre più
alto di psicologi continua a proclamare che l'omosessualità è una
malattia, si può curare e addirittura se ne può uscire! Basta trovare
il terapeuta giusto, il canale giusto che in soli 6 mesi (o forse anche
meno) può restituirti l'eterosessualità d.o.c. perduta. Il 23 Dicembre
il giornalista di Liberazione Davide Varì pubblica un articolo
sconcertante, dal titolo: "Gli ho detto: sono gay. Mi hanno risposto:
la sua è una malattia leggera, possiamo curarla." (
http://www.lastampa.
it/redazione/cmsSezioni/cronache/200702articoli/18527girata.asp)
Varì
per 6 mesi ha finto di essere gay per potersi sottoporre al percorso
terapeutico del Prof. Cantelmi, guru e Presidente dell'Istituto di
Terapia Cognitivo Interpersonale, fondatore dell'Associazione italiana
Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di psicologia all'Università
Gregoriana, per "guarire" dalla sua (presunta e inventata)
omosessualità. Il percorso parte con un colloquio "selettivo" di un
prete, prevede la somministrazione dell'MMPI e del Rorschach e si
sofferma sulla quantità e la modalità dei rapporti sessuali consumati.
Mai una domanda sull'affettività, come se tra gay non fosse possibile
volersi bene. Dopo una serie di colloqui il percorso di guarigione
prevede un "corso di gruppo" di orientamento ultra cattolico, sgranare
rosari, partecipare a gruppi psicoterapeutici, studio della Bibbia e
dei testi di Josè Maria Escrivà (fondatore dell'Opus Dei), il tutto
sullo stesso piano. Attraverso questa miscellanea di pratiche il
gruppo promette non senza fatica di arrivare alla sospirata
"guarigione". La cosa è anzitutto strana. E' infatti dal lontano 1974
che non esiste più la diagnosi di omosessualità, eliminata dal Manuale
Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM). Oggi, e da più di
trent'anni l'intera comunità scientifica internazionale considera l'
omosessualità una variabile "normale" dell'orientamento sessuale e non
una patologia. Certo, è vero che vi fu un passato lontano in cui
(parliamo del primo DSM) era stata inclusa tra i "disturbi sociopatici
di personalità", passando nel 1968 a "deviazione sessuale" a fianco di
pedofilia e necrofilia, e arrivando nel 1974 come "omosessualità ego-
distonica". Si noti come il dibattito scientifico e culturale, che
riflette oltre al progredire del dibattito scientifico anche la
percezione comune e condivisa dei comportamenti normali e patologici,
della salute e della malattia, ha via via spostato e circoscritto la
questione della scelta di orientamento sessuale. Se infatti la
"sociopatia" è una categoria che prevede di per sé una forma di
aggressione all'altro, una modalità malata di stare con il prossimo, la
"deviazione sessuale" descrive già uno spostamento culturale della
questione omosessualità verso il sé, il proprio desiderio, una
questione meno "socialmente pericolosa" e più privata. L'altro, dal DSM
II, non sarebbe più in pericolo, ma l'omosessualità ne esce comunque
come una malattia. La versione del 1974 ha limitato grandemente la
diagnosi di omosessualità a quei soli casi in cui l'orientamento sia
egodistonico, ossia in cui il soggetto senta in qualche modo l'
orientamento sessuale come estraneo al sé. A quel punto restava da
decidere se andasse curata l'egodistonia, aiutando il soggetto ad
accettare il suo orientamento sessuale "di minoranza" sopportando le
fatiche insite in questa condizione, oppure se ci si dovesse impegnare
nell'improbabile impresa di modificare l'orientamento sessuale. Oggi
sarebbe forse chiamata con un termine più appropriato omofobia
interiorizzata. E' stato necessario arrivare al 17 maggio del 1990
perché anche la definizione di ego-distonica fosse cancellata dal DSM.
Eppure, poiché le vecchie abitudini sono dure a morire, fino al 1992
l'autorevole APA (American Psychiatric Association) negava l'iscrizione
delle persone dichiaratamente omosessuali. La terapia riparativa nasce
nel Nord America dal filosofo Joseph Nicolosi,
presidente della Narth,
National Association for Research and Therapy of Homosexuality, il
quale vanta ben 500 casi di "gay trattati" e curati. Anche se pare che
i gruppi di mutuo-aiuto per i cosiddetti "gay trattati" spesso si
sciolgano perché più di qualcuno trova al suo interno un nuovo partner
e quindi addio terapia… Già nel 2005 l'on. Franco Grillini, presidente
onorario di Arcigay, aveva presentato un'interrogazione parlamentare
per bloccare, tramite gli ordini professionali, la terapia riparativa.
Azione a cui lo psicoterapeuta americano J.M. van den Aardweg, che ha
scritto il libro "Omosessualità & speranza" ha risposto parlando di
lobby gay all'assalto della scientificità. Come nel caso citato dalla
teodem on. Binetti, secondo la quale la lobby gay sarebbe riuscita
addirittura a far cancellare l'omosessualità come patologia dai testi
scientifici mondiali, chiedendo e ottenendo di partecipare agli
incontri della "Commissione Nomenclatura" dell'APA. E sappiamo bene che
l'on. Binetti continua (La Stampa del 28/12/2007) in qualità di
neuropsichiatria a ripetere che lei e molti altri colleghi considerano
l'omosessualità una devianza. Il codice deontologico degli Psicologi
italiani approvato dal CNOP cita:
Art. 4. "Nell'esercizio della
professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla
riservatezza, all'autodeterminazione ed all'autonomia di coloro che si
avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze,
astenendosi dall'imporre il suo sistema di valori; non opera
discriminazioni in base a religione, etnìa, nazionalità, estrazione
sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento
sessuale, disabilità. Lo psicologo utilizza metodi e tecniche
salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione ad
iniziative lesive degli stessi." Il Codice di autoregolamentazione
etica degli psicologi italiani proibisce loro di utilizzare metodi che
non salvaguardino il rispetto, tra l'altro, degli orientamenti sessuali
e delle altre opinioni, credenze, sistemi di valori. Altrimenti va a
finire che ci potrà sempre essere un'Associazione Psicologi del Partito
x che cerca di guarirti dall'essere iscritto al partito y,
considerandola una perversione del pensiero. E perché non, per
ribaltare la situazione, uno psicologo gay che cerchi di guarire
Cantelmi o qualche suo degno compare dal loro atavico terrore nei
confronti degli orientamenti omosessuali? Magari si potesse "guarire" l'
omofobia! Il fatto è grave ben al di là del cosciente e voluto uso di
criteri nosografici abbandonati da decenni, e perfino del cosciente e
palese spregio dei codici deontologici vigenti. La gravità di questa
vicenda nasce dalla stessa sovrapposizione forzata tra posizioni pseudo-
religiose e posizioni scientifiche dalla quale confusione nasce un
approccio confusivo e "di parte" di fronte alla teoria e alla pratica
psicoterapeutica. La violazione della deontologia ne è una diretta
conseguenza. Altre conseguenze, più gravi possono essere solo
immaginabili, nel momento in cui la scienza si fa strumento dell'
ideologia. Dal punto di vista della pratica clinica ci si trova di
fronte ad uno dei più dolorosi tra i paradossi. Una persona in
condizione di debolezza e fragilità si rivolge ad un professionista per
una sua sofferenza. Questa persona non dovrebbe trovare, a nostro
parere, qualcuno che antepone, o impone grazie al ruolo di
psicoterapeuta le proprie convinzioni (religiose, politiche,
ideologiche..) alla centralità del paziente stesso, cui si deve il
rispetto delle sue "opinioni, credenze, sistemi di valori", rispetto
non a caso previsto "ex lege" in tutte le forme di relazioni di aiuto e
non a caso, sancito dai codici deontologici. Non è casuale che in una
forma pervertita, questa si, di psicoterapia al di là e in spregio ad
ogni deontologia, il gruppo di Cantelmi usi, senza soluzione di
continuità, il Rorschach e il rosario, il colloquio clinico e la
"penitenza" tipica delle pratiche di espiazione religiosa. Il
professionista dell'aiuto qui non usa infatti i saperi e le tecniche
per la risoluzione dei problemi psicologici dei suoi pazienti, non è il
paziente al centro della questione, ma la cura della propria ansia e il
rafforzamento dell'ideologia. E' infatti aprioristica la convinzione
che l'omosessualità sia peccato e patologia e che come tale vada
"espiata" oltre che "curata". Qui invece tutto è volutamente confusivo
e confondente, in modo da trasformare l'aiuto terapeutico in una
gravissima forma di manipolazione del pensiero nel tentativo di
adeguarlo al proprio. Un assetto cosiddetto "psicoterapeutico" che,
come nel caso qui descritto, sembra offrire alle persone risposte
preconfezionate e religiosamente orientate, diventa immediatamente uno
strumento manipolatorio che procura ad essi strutture psicologiche da
falso-sé, anziché percorsi veritieri, trasformando, in caso di successo
l'individuo in un automa mosso da convinzioni non proprie che leniscono
temporaneamente il dolore e lo omologano al (presunto) sentire comune
della società. Dal punto di vista esclusivamente psicoterapeutico l'
insuccesso è evidente, a meno che ingenuamente si pensi che la scelta
sessuale sia questione molto esteriore e superficiale. Qui si assiste
ad una banalizzazione ed elusione della domanda del paziente, che
"sparisce" e ad una semplificazione sul versante della risposta. Ed
allora è la persona a volere "uscire" dall'omosessualità, o è piuttosto
una prescrizione di queste sedicenti, pericolose istituzioni psico-
religiose, le quali intendono "sorvegliare e punire", nonché orientare
secondo dogmatiche religiose scelte che appartengono ad una sfera
personale, quella si, "sacra"? Ci sembra indispensabile un
interessamento deontologico degli Ordini competenti (anche dei Medici)
e l'apertura di un'istruttoria approfondita. Su indicazione di una
futura collega che ha scritto al CNOP in merito alla violazione dell'
art.4 ci siamo attivati per segnalare come AP ai relativi Ordini
professionali eventuali violazioni del codice deontologico,
sollecitandoli a prendere una chiara posizione in merito e a procedere
ad indagini in casi simili, come già dichiarato dalla Presidente
dell'Ordine Lazio, dott.ssa Zaccaria su Liberazione del 28/12/2007. La
sofferenza e il rispetto per il dolore di essere "diversi" seppur
uguali, richiederebbe secondo noi più rispetto e più cautela di quanta
ne abbiano mostrata i protagonisti di questa vicenda, i quali sembrano
invece mostrare l'intenzione di convertire piuttosto che quella di
ascoltare ed aiutare. E' grave l'uso del proprio ruolo di autorità e
della condizione di fragilità dei propri pazienti per fare del
proselitismo, anteponendo un desiderio di "normalizzazione" alla
guarigione del paziente nel rispetto delle sue scelte e dei suoi
orientamenti. A noi questa teo-pedagogia travestita da psicoterapia
inquieta e preoccupa, e ci appare una pericolosissima deriva culturale
da bloccare sul nascere.

CURARE L'OMOSESSUALITÀ LA PAROLA A UN OMOSESSUALE CREDENTE.
Un intervento sulle terapie riparative
dell'orientamento sessuale descritte da Liberazione il 23 dicembre
2007. In un articolo scritto per Liberazione lo scorso 27 dicembre,
Aurelio Mancuso osservava che: «I tanti gay credenti, sacerdoti e non,
con cui ho relazione tramite email, sms, incontri più o meno
catacombali, sono un buon polso della situazione. Su quello che è
avvenuto in questi giorni, è calato un eloquente silenzio». Il giorno
dopo, in una dichiarazione che aveva l'obiettivo di chiarire il tipo di
attività che svolge con le persone omosessuali, il professor Tonino
Cantelmi (lo psichiatra che Liberazione ha indicato come referente
italiano per quanti "curano" le persone omosessuali) ha parlato di un
lavoro il cui obiettivo principale è quello di rispettare «i valori
degli omosessuali credenti». «Forse - mi sono detto - è il caso che
qualche omosessuale credente dica finalmente qualche cosa». Ma ero
molto impegnato con il lavoro e ho sperato che qualcun altro
intervenisse. A distanza di una settimana, visto che nessun altro l'ha
fatto, ho deciso di scrivere quello che penso delle terapie riparative
dell'orientamento sessuale. Come tanti omosessuali cattolici della mia
età certi approcci terapeutici li conosco bene, perché una ventina di
anni fa ho chiesto a uno psicoterapeuta di "farmi diventare
eterosessuale". Quando la senatrice Binetti sostiene che allora le
persone omosessuali venivano quasi sempre curate, non fa altro che
raccontare quello che succedeva a tante persone come me. Purtroppo non
parla dei tantissimi fallimenti di queste cure e delle conseguenze che
questi fallimenti avevano nella vita di coloro che si erano illusi di
"guarire" dall'omosessualità. Nel mio caso, dopo un anno di
trattamenti, mi sono ritrovato con un lavoro che non mi piaceva (avevo
infatti troncato i sogni di carriera accademica che una modesta borsa
di studio da ricercatore aveva alimentato e ho cercato in fretta e
furia un impiego che mi permettesse di pagare la terapia) e con una
lieve depressione che mi teneva sveglio per ore durante la notte. Ho
però conosciuto persone a cui le cose sono andate decisamente peggio:
qualcuno è ancora in una clinica psichiatrica, qualcuno si è
addirittura suicidato dopo aver constatato che tre anni di sforzi per
diventare 'normale' si erano rivelati inutili. Gli stessi sostenitori
della validità delle terapie riparative parlano di guarigione possibile
solo per terzo degli omosessuali trattati e spendono fiumi di parole
per raccontare le storie di successo della loro attività terapeutica. A
quanti offrono certe pratiche terapeutiche a chi chiede di abbandonare
uno "stile di vita gay" occorre a questo punto chiedere se si sono mai
chiesti che fine hanno fatto i tanti omosessuali che hanno abbandonato
la terapia: posso dire, per averne aiutati tanti, che la maggior parte
di costoro ne esce a pezzi e maledice il giorno in cui aveva deciso di
chiedere di guarire dall'omosessualità. Forse un buon medico dovrebbe
spingere i suoi pazienti a non intraprendere cure che rischiano di
comprometterne l'equilibrio, soprattutto quando il rischio di
fallimento di aggira intorno al 70%. Non è stata quindi la lobby gay,
come sostiene la senatrice Binetti, a togliere l'omosessualità
dall'elenco delle malattie mentali. E' stato il buon senso di centinaia
di professionisti seri che, dopo aver visto le conseguenze nefaste di
certe pratiche terapeutiche, hanno deciso che forse era il caso di
utilizzare un approccio diverso: se un omosessuale va da uno
psicoterapeuta, l'obiettivo che quest'ultimo gli deve indicare non è
tanto quello di "guarire" dall'omosessualità, quanto quello di imparare
a vivere bene quella stessa omosessualità che una volta veniva curata
con le conseguenze che ho descritto sopra. Sarebbe poi interessante
monitorare nel corso degli anni quella minoranza che, a un certo punto,
afferma di essere "guarita" dall'omosessualità. Nei nostri gruppi
capita di incontrare persone che, dopo anni di lotte contro le loro
inclinazioni, alla fine si riconoscono sconfitti e raccontano, con
amarezza, di «aver buttato via i vent'anni più belli della vita!».
Negli Stati Uniti, dove grazie ai soldi di alcune sette protestanti ,
le terapie riparative dell'orientamento sessuale hanno una diffusione
molto maggiore che in Italia, gli "ex-ex-gay" sono ormai la maggioranza
di coloro che, dopo essersi sottoposti a un trattamento, hanno
affermato di essere guariti dall'omosessualità. Alcuni percorsi sono
addirittura grotteschi, come dimostra la storia Michel Bussee,
fondatore di Exodus International (forse la più importante associazione
di ex-gay degli Stati Uniti) che si è innamorato di un altro dirigente
della stessa associazione e ha deciso, dopo anni di conferenze in cui
aveva raccontato a migliaia di persone di esserne definitivamente
guarito, di "riabbracciare" l'omosessualità. Personalmente posso dire
di aver conosciuto più di una persona che, dopo avermi detto di essere
definitivamente "guarita" dall'omosessualità, ha poi avuto dei
comportamenti che contraddicevano questa guarigione. D'altra parte lo
stesso Joseph Nicolosi (lo psicoterapeuta americano che afferma di aver
"guarito" cinquecento persone dall'omosessualità) afferma che la
guarigione dall'omosessualità non coincide con la fine delle pulsioni
omoerotiche, ma con l'approdo a una vita in cui queste stesse pulsioni
vengono per lo più represse, isolando gli eventuali contatti
omosessuali in cui si può sempre ricadere. Di fronte a una affermazione
di questo genere sarebbe il caso di chiedersi con che coraggio si
esortano le persone che "guariscono" dall'omosessualità a sposarsi
calpestando il diritto che una moglie ha di sperimentare nel compagno
quella passione che ciascuno di noi desidera vedere nel partner.
L'obiettivo di staccare l'omosessuale dalle cattive compagnie dei gay
che sono contenti di esserlo è talmente impellente che non ci si cura
delle sofferenze che questo distacco comporta nell'omosessuale stesso
e, soprattutto, nella donna che ha avuto la sfortuna di sposarlo. Dare
un supporto pseudo-scientifico a certi espedienti a cui si ricorreva in
un lontano passato per risolvere il "problema" dell'omosessualità,
significa essere dei veri e propri incoscienti. Alla luce delle
osservazioni che ho appena fatto credo di poter concludere che, agli
omosessuali che chiedono di essere "curati" (come del resto ho fatto io
tanti anni fa), un medico onesto deve rispondere che l'omosessualità
non è una malattia da curare, perché l'eventuale cura comporta rischi
molto maggiori dell'omosessualità stessa. La strada che un omosessuale
credente è chiamato a percorrere per non rinunciare ai suoi valori non
passa attraverso la negazione dell'omosessualità, ma si gioca nella
capacità che abbiamo di mettere l'omosessualità stessa in relazione con
gli altri aspetti della nostra vita. Ci si accorgerà allora che la vera
risposta alla promiscuità che certi autori, sbagliando, identificano
con lo "stile di vita gay", non è la cura dell'orientamento
omosessuale, ma il progetto di vivere quello stesso orientamento in
maniera responsabile, facendosi carico non tanto del proprio benessere,
ma del benessere delle persone che il Signore le fa incontrare. Gianni
Geraci Presidente Gruppo del Guado - Cristiani Omosessuali - Via
Soperga 36 – Milano
www.gaycristiani.it


OMOSESSUALITÀ: L'ORDINE DEI MEDICI INTERVENGA NEI CONFRONTI DI PSICHIATRI CATTOLICI CHE VOGLIONO CURARE GLI OMOSESSUALI PERCHÉ "MALATI".
LA PERICOLOSITÀ DI UNA NUOVA OFFENSIVA FONDAMENTALISTA. RADICALI ITALIANI RINGRAZIA LIBERAZIONE
Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani e
Sergio Rovasio, radicale, membro della Direzione della Rnp:
"L'offensiva clerico-omofobica ha ora aperto il fronte della
'guarigione' o 'riparazione' dell'omosessualità. Grazie al quotidiano
Liberazione e al giornalista Davide Varì è stata messa in luce una
vicenda più da Medio Evo che da nuovo millennio. Piuttosto che
riconoscere diritti alle persone LGBT si cerca di farle passare per
malati mentali, squilibrati da far curare dagli psichiatri. Ciò che è
ancor più grave è che il capofila di questa nuova branca della medicina
è il Professor Tonino Cantelmi, presidente e fondatore
dell'Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente
di psichiatria all'Università Gregoriana, nonché Diacono permanente
della Diocesi di Roma . Insomma, proprio un medico 'neutrale' che
certamente antepone alla religione cattolica i riferimenti medico-
scientifici! Peccato però che la comunità medico-scientifica non
consideri l'omosessualità una malattia e che la stessa Organizzazione
Mondiale della Sanità ha cancellato questa assurdità nel 1990. Delle
due l'una: o il Professor Cantelmi abusa della sua professione e per
questo devono intervenire gli Ordini dei medici, degli Psichiatri o
degli Psicologi oppure 'guarisce' davvero le persone che non piacciono
alle gerarchie cattoliche e allora, da radicali, chiederemo tutti di
essere curati". I Deputati radicali presentano un'interrogazione nella
quale chiedono conto anche dei privilegi statali accordati
all'Università Gregoriana". INVIATO DA Sergio Rovasio


ORGOGLIO E PREGIUDIZI
A cura di Alba Montori
C'è chi, dopo aver per centinaia di
anni (o solo per decenni se vogliamo limitarci agli "ultimi"
denunciati) taciuto e acconsentito alla violenza pedofilo/pedagogica
da parte dei suoi preti e prelati, di fronte alle centinaia di denunce
pubbliche di giovani violati, ormai adulti, genitori e parrocchiani
indignati che non riesce più a far tacere "peramordidio" l'unica azione
che propone è "la preghiera per i preti pedofili", per i rei di tali
mostruosità, senza spenderne neanche mezza per chi ha dovuto subirle,
indifeso, prima durante e dopo. E sono gli stessi che, imponendo il
potere della loro "santa verità di diretta ispirazione divina, hanno
coltivato nelle persone semplici, da loro stessi istruite ad essere
incivili e intolleranti, il disprezzo e l'odio per l'omosessualità
naturale, come di quella adulta e consapevole, accomunandola biecamente
e ipocritamente ai loro delitti per meglio nasconderne la violenza agli
ingenui fedeli. Gli effetti nefasti di ciò, amplificato dai media e
dall'ignoranza stratificata nella società a tutti i livelli, sono
quotidianalente sotto gli occhi di tutti, ma a quanto pare solo pochi
hanno occhi per vedere le cause e gli effetti, quelli purtroppo veri e
reali, anche troppo. Così le minacce di morte per Aurelio Mancuso sono
solo l'ultima manifestazione in ordine di tempo del clima di odio ormai
mantenuto ferocemente vivo quotidianamente. La "guerra santa" è stata
ormai scatenata, contro la diversità di genere a cominciare dagli
omosessuali e dalle donne, col pretesto della tutela della "famiglia"
(quella "buona" dev'essere solo quella etero-santa e assolutamente
prolifica) col pretesto della "tutela della vita" . La vita da
tutelare ovviamente è solo quella degli embrioni, non certo delle
donne, dei froci o delle lesbiche. Chi è omofobo, "laico" o "clerico"
che sia, non li considera evidentemente umani, tantomeno dotati di
diritti a esistere così come sono, a meno che non si facciano "guarire"
dall'esser così come sono e probabilmente neanche in questo caso... La
situazione diventa sempre più pesante, di giorno in giorno e senza
tregua alcuna. Perciò sono sempre più convinta che è necessario e
urgente attuare un'azione nonviolenta in difesa del diritto di ciascun*
ad esistere così come è, di qualunque colore e di qualunqe genere sia.
Dopo sessant'anni di inapplicazione dell'articolo 3 della Costituzione
italiana (ma non solo di quello) in troppi si continuano a comportare
come se non ci fosse, come se non fosse loro compito rispettarla e
farla rispettare anche riguardo all'omosessualità. La legge europea
specifica contro l'omofobia esiste. Va applicata anche in Italia, anche
i nostri eletti sono disposti a farci pagare fior di multe ( si perchè
poi si scaricano sul debito pubblico e quindi sulle nostre tasche) per
non volerla inserire, né tantomeno applicare, nella legislazione
italica.
Propongo perciò a tutta la gente di buona volontà di
comportarsi comunque come se tale norma europea fosse a tutti gli
effetti già operante ( perchè di fatto, volenti o nolenti così ha da
essere) partendo da alcune semplici attività:
1- la raccolta
sistematica dei nomi e cognomi degli omofobi, partendo da quelli che
sbandierano la loro omofobia sui media oltre che nelle sedi
istituzionali, o nella loro attività professionale ( ad es. psico,
medici, magistrati, docenti ecc) a qualunque schieramento appartengano;
2- la loro denuncia alle autorità competenti per istigazione alla
violenza;
3- la raccolta sistematica dei casi di omofobia, documentati,
magari anche denunciati, ma non perseguiti, per denunciarli
pubblicamente;
4- la segnalazione dei siti web ( almeno quelli in
italiano) dove vengono propagandate forme di istigazione alla violenza,
fisica e/o psicologica, nei confronti di tutte le forme di diversità di
genere, per segnalarli all'attenzione pubblica e delle autorità
competenti, italiane ed europee.
La raccolta di questi dati è già
iniziata, ma è comunque difficile, senza l'aiuto di tutta la gente di
buona volontà della Comunità varia, perciò vi rinnovo l'invito a
collaborare inviando le vostre segnalazioni al mio blog con l'etichetta
"omofobia", "OMOFOBIonLINE"
grazie
Alba Montori
blog: http://albamontori.blogspot.com/
W le differenze - W la parità di diritti e
doveri
abbasso la falsità e l'ipocrisia - abbasso le omologazioni
egualitariste
condividi le informazioni e le esperienze
http://albamontori.blogspot.com/

TUTTOSPOSI 2008
L'Arcigay di Napoli apprende con desolata perplessità che gli organizzatori di"TuttoSposi
2008" hanno scelto di pubblicizzare con una campagna provocatoria, e
spot sulle reti di Berlusconi, la 29ma fiera che quest'anno è "del
matrimonio costituzionale", come si specifica nel sottotitolo facendo
riferimento alla interpretazione eterosessista ed ideologica dell'
articolo 29, dichiarandosi poi apertamente contro il matrimonio tra
persone dello stesso sesso. "Le trovate per pubblicizzare la 'sagra
dello sposalizio' non sono mai state così becere come quest'anno",
afferma Salvatore Simioli, presidente dell'Arcigay di Napoli, "Se gli
imprenditori di 'TuttoSposi' temono un calo di profitti con l'
estensione del matrimonio alle coppie non eterosessuali si sbagliano di
grosso. Se l'istituto matrimoniale fosse esteso anche alle coppie
omosessuali come in Spagna, ci sarebbero conseguenze positive per
tutti, sia per chi si batte affinché sia riconosciuto il valore degli
affetti che legano gli aspiranti coniugi dello stesso sesso, sia per le
aziende di 'TuttoSposi' che scoprirebbero nuovi ed estesi mercati". "E
aspettiamo ora che i paladini dell'ortodossia clericale, in testa il
noto Don Rodrigo da Ceppaloni, esprimano il proprio disappunto per l'
utilizzazione anche questa volta mondana del 'sacro matrimonio'",
conclude Simioli, "Quanto alle coppie gay e lesbiche napoletane,
sopravviveranno anche a questa 'trovata', essendo attente più ai
sentimenti che al catering: non possiamo infatti rinunciare al
riconoscimento pubblico delle nostre relazioni, ma possiamo
soprassedere al frac e ai confetti".
Salvatore Simioli
Presidente
Arcigay Napoli
Cell.3479262425


STIMA E SOLIDARIETA' AD ENZO FOSCHI
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime la propria stima e
profonda solidarietà ad Enzo Foschi, vittima dell'ennesima minaccia da
parte di un sedicente gruppo delle Brigate rosse. Il Circolo si
stringe idealmente intorno ad Enzo Foschi e a tutti coloro che ricevono
minacce ingiuriose e farneticanti, ricordando che questi gravi atti
intimidatori non ci impauriscono e che al contrario compattano le forze
laiche e democratiche che nel nostro Paese lavorano quotidianamente per
ottenere una migliore qualità della vita per tutti.
Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli
Rossana Praitano - Presidente
Segreteria
Politica – Andrea Berardicurti
06/5413985 – 348/7708437
Andrea
Berardicurti
Segreteria Politica
Via Efeso, 2/A 00146 R O M A
tel.
065413985 fax 065413971
3487708437


LA GIUSTIZIA DI BARBABLU'
Per chi vuole liberarsi della moglie per una ventenne dell'Est o per ereditare
l'appartamento la legge italiana offre grandi possibilità. Il giudice
Bruno Tinti nel libro: " Toghe Rotte" fornisce preziosi ragguagli agli
aspiranti uxoricidi. Per prima cosa bisogna disporre di una moglie e di
un buon motivo per sopprimerla, quindi la si può eliminare. Chi vuole
potrà dar sfogo al suo sadismo in quanto non considerato una seria
aggravante. Dopo l'omicidio bisogna correre subito dai Carabinieri per
autodenunciarsi, spiegare i dettagli del delitto e far rintracciare gli
strumenti utilizzati per compierlo (punteruolo, pistola, martello,
ecc.). Non sussistono più i pericoli di inquinamento delle prove e di
fuga. L'arresto non è perciò necessario. In attesa del processo si
potrà continuare la propria normale attività.Per l'uxoricidio è
previsto l'ergastolo, ma il marito può dimostrare di "aver agito in
stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui" (art. 62 n.2), ad
esempio le corna, essere disponibile a risarcire i parenti della ex
moglie (art. 62 n.6) e chiedere il rito abbreviato. Il giudice, dotato
di calcolatrice, comincia a detrarre: - la pena, senza le aggravanti,
non è più l'ergastolo, ma il carcere per 24 anni - meno un terzo, art.
62 n.2 (stato d'ira) = 16 anni - meno un terzo, art. 62 n.6
(risarcimento) = 11,33 anni periodico - meno un terzo, art. 62 bis,
attenuanti generiche (concesse a tutti) = 7,5 anni- meno un terzo per
il rito abbreviato = 5 anni - se l'omicidio è avvenuto prima del maggio
2006 sono scontati tre anni per l'indulto ceppalonico = 2 anni con la
sospensione condizionale della pena. Nel caso la Giustizia sia
particolarmente severa con una condanna a tre anni, il marito verrebbe
affidato ai servizi sociali. L'uxoricidio conviene . Un libro, la
sponsorizzazione di una linea intimo maschile e una serata da Vespa. Si
può raggiungere la tranquillità economica. In Italia le mogli sono
utili anche da morte. Ps: L'iter giudiziario è valido anche per i
mariti.
FONTE:
http://www.beppegrillo.it/2008/01/la_giustizia_di.html


GLI EFFETTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO
L'aumento delle temperature sta avendo delle ripercussioni profonde sugli ecosistemi montani e sulle
popolazioni che vi abitano. Lo scioglimento dei ghiacciai se nel breve
periodo fa aumentare la disponibilità d'acqua, nel lungo periodo ha
effetti opposti. Inoltre rende più probabili le inondazioni e causa la
migrazione di specie animali, ha avvertito oggi la FAO in occasione
della Giornata Internazionale della Montagna. "Con la scomparsa dei
ghiacciai e lo spostamento verso l'alto del limite delle nevi perenni,
la portata dei fiumi potrebbe cambiare e la conseguente mancanza
d'acqua potrebbe dare origine a situazioni di conflitto, ed avere
conseguenze sulla produzione di energia elettrica e sulle condizioni di
vita di coloro che dipendono dal settore forestale e dall'agricoltura
per la propria sopravvivenza", ha detto Alexander Müller, Vice
Direttore Generale della FAO. I servizi che forniscono gli ecosistemi
montani spesso vanno al di là della loro area geografica e comprendono
il bilancio idrologico, la regolazione del clima ed il mantenimento di
differenti specie di piante ed animali.La causa principale del
cambiamento climatico è l'aumento delle emissioni di gas ad effetto
serra. Le emissioni causate dall'uomo sono cresciute in modo notevole
negli ultimi 30 anni, registrando un aumento del 70 per cento tra il
1970 ed il 2004, secondo le stime del Quarto Rapporto di Valutazione
sul Cambiamento Climatico. Il riscaldamento globale ha pesanti ricadute
sull'agricoltura, sulle foreste e sulle zone montane che sono
particolarmente sensibili. Regrediscono i ghiacciai - In Bhutan, per
esempio, i ghiacciai stanno regredendo ad una media di 20-30 metri all'
anno, con effetti devastanti a valle a causa delle inondazioni che
provocano con il loro carico di perdita di vite umane... Nelle Ande
peruviane è completamente scomparsa la calotta glaciale, una volta
conosciuta come "il leone dormiente", e questo ha causato il
prosciugamento parziale o totale dei canali idrografici, con
conseguenze sull'irrigazione, sulla produzione di elettricità e sulle
attività minerarie future. L'aumento delle temperature, come
conseguenza del cambiamento climatico, può anche ripercuotersi sulla
salute umana ed animale: è infatti probabile che la malaria continui a
spostarsi verso maggiori altitudini, come già è successo sulle catene
montuose dell'Africa orientale e sulle Ande. Per gli animali selvatici,
un clima più caldo può voler dire l'estinzione, per la scomparsa del
loro habitat naturale. Il ruolo della FAO - Sinora si è cercato di
adattarsi ai cambiamenti indotti dal clima mediante misure
tecnologiche, per esempio evitare lo scoppio dei laghi glaciali sull'
Himalaya, o di salvaguardia contro l'instabilità dei versanti montani
dovuta alla decomposizione del permafrost nell'Europa settentrionale.
Le stazioni montane di sport invernali in Europa ed in Nord America
hanno iniziato a diversificare i propri servizi per compensare la
perdita di turismo invernale causata dalla mancanza di neve. La FAO sta
lavorando con i governi alla gestione dei bacini idrografici e alla
revisione dei piani di utilizzazione del suolo e di azzonamento
territoriale sia per le aree montane che di pianura poiché è assai
probabile che alluvioni, frane e slavine diventino più frequenti e
gravi e colpiscano aree sinora considerate sicure. In Bhutan, è stata
istituita una Commissione Nazionale per il cambiamento climatico per
individuare zone sicure e non per l'insediamento umano in aree che
potrebbero potenzialmente essere colpite da inondazioni. Le popolazioni
delle aree rurali, ad esempio, sono state munite di radio trasmittenti
come strumento per dare l'allarme precoce. Servono maggiori dati -
Occorrono maggiori dati e cognizioni a livello regionale e locale sull'
impatto del cambiamento climatico e della variabilità meteorologica
sulle comunità montane e sulle alternative di adattamento. "La FAO ha
un ruolo cruciale nel dare risposte alle gravi sfide con le quali
devono confrontarsi le comunità montane nei paesi in via di sviluppo,
che spesso sono anche i settori più poveri e con la maggiore
percentuale di insicurezza alimentare", ha detto Alemneh Dejene,
esperto senior del servizio FAO di Valutazione e Gestione Ambientale.
Di questi temi e di tutte le altre questioni relative al cambiamento
climatico si discuterà alla Conferenza ad alto livello su "La sicurezza
alimentare mondiale e le sfide poste dal cambiamento climatico e dalla
bioenergia" che si terrà presso la FAO dal 3 al 5 giugno 2008. FONTI:
alison.small@fao.org -
www.fao.org


RADIO POPOLARE
L'Altro Martedì la trasmissione di cultura ed informazione omosessuale di Radio Popolare
condotta da Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu Martedì 8
gennaio dalle ore 22.35 alle ore 23.30 ospita Le Sorelle Martinetti le
suffraggette della musica "en travesti" in occasione del loro primo cd
musicale in uscita a gennaio per la P-NUTS di Giorgio Bozzo www.
myspace.com/sorellemarinetti e speciale Tom Bouden conosciuto in tutta
Europa per Max&Sven, autore di fumetti ironici e piccanti, impietosi
verso la comunità gay della quale mette alla berlina soprattutto la
disinvoltura sessuale senza moralismi, ma con bonaria irriverenza. a
cura di Massimo Basili email: omomail@radiopopolare.it
Radio
Popolare
FM 107.600
streaming su
www.radiopopolare.it

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08 settembre 2007

news 8 settembre

I candidati del Partito Democratico e la questione omosessuale e transessuale
Il 14 ottobre qualunque cittadino italiano fosse interessato alla costruzione
e al destino del Partito Democratico potrebbe volerne scegliere il
Segretario; in tal caso la scelta sarebbe determinata dai programmi e
dall'approccio politico dei vari candidati. I cittadini omosessuali e
trans, interessati a tale processo, hanno l'esigenza di conoscere le
idee e le proposte del futuro leader sulle tematiche relative all'
orientamento sessuale e all'identità di genere.Del resto il 16 giugno
scorso a Roma si è svolto un Pride nazionale che ha portato in piazza
circa un milione di persone con una richiesta ferma ed inequivocabile:
parità di diritti, uguale dignità, laicità dello Stato. Inoltre, al di
là degli omosessuali e dei transessuali che nei Pride o nelle
associazioni trovano un modo per esprimersi politicamente, costoro
fanno parte di un complessivo dieci per cento della popolazione
italiana che sulla propria specificità è inascoltata da decenni. In
questa rilevante parte della cittadinanza c'è chi potrebbe volere nel
Partito Democratico un interlocutore su cui contare, ma deve essere
messo nella condizione di farlo. Ciascun candidato leader dinanzi a
questa fetta di popolazione e alle proprie istanze può scegliere se
esprimersi o meno, con quale chiarezza e con quanta determinazione, con
quali proposte, previsioni e soprattutto prospettiva politica. Solo
così ciascun gay, lesbica, bisessuale e trans interessato potrà
conoscere se c'è un futuro per sé nel progetto e nella realizzazione
del Partito Democratico. D'altro canto chi al contrario avversa
nettamente l'evolversi positivo delle richieste e delle esigenze
omosessuali e trans, saprà se tale propria impostazione troverà o meno
rispondenza nel costituente partito e nella sua dirigenza. Tali
tematiche richiedono ormai prese di posizione nette ed esplicite, senza
le quali non c'è possibilità di ricevere scelte di campo, soprattutto
da chi ha la vita condizionata da tali decisioni. Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea
Berardicurti
Segreteria Politica
Via Efeso, 2/A 00146 R O M A
tel.
065413985 fax 065413971
Cell. 3487708437


IL CASO AGAPO. I PRIMI
SVILUPPI NELL'INDAGINE DI GAYA CsF
Venuti a conoscenza di questa
associazione AGAPO, ci siamo presi cura di contattarli sotto mentite
spoglie.
La nostra cronista Carla Liberatore, ha finto di essere una
madre quarantenne in preda ad un attacco di panico per via della
dichiarazione della propria figlia di vent'anni, di essere lesbica e
fidanzata con una ragazza di pari età. Abbiamo inviato una email al
loro indirizzo, lasciando un numero di telefono a disposizione a cui
poter chiamare. Dopo qualche giorno Carla Liberatore è stata contattata
su questo numero da una signora di Milano che asserisce di avere un
figlio di 17 anni, profondamente triste a causa della tendenza
omosessuale, il quale figlio denotava comportamenti d'isolamento fin
dalla primissima adolescenza. La signora che ha pensato bene di non
qualificarsi né per nome né per cognome e dopo una lunga e appassionata
conversazione fra mamme disperate – fra cui una finta, la nostra Carla
in questione – ci ha detto che questa tendenza omosessuale, quindi
anche lesbica e transessuale, può essere curata con una terapia
riparativa. Secondo lo psicologo di loro figlio e la psicologa che
invece segue madre e padre, circa il 30% degli omo-trans-lesbiche che
si sottopongono alla cura, riescono a guarire, in quanto il
comportamento "deviante" è derivato da un cattivo rapporto con i
componenti della famiglia, nel caso di suo figlio, è riconducibile al
cattivo rapporto con il padre. La signora in questione che ha
conversato al telefono con Carla Liberatore – in arte Erika –
sembrerebbe anche disponibile ad accettare l'omosessualità del figlio,
a patto ch'egli faccia un percorso di conoscenza di sé – sempre con lo
psicologo consigliato da AGAPO – al fine di poter coscientemente
scegliere se essere omosessuale o eterosessuale; il problema è, secondo
la signora, che loro figlio dopo un anno di terapia dallo psicologo di
AGAPO, abbia scelto di non frequentare più questa terapia riparatrice,
in quanto pare abbia asserito ai propri genitori di non essere d'
accordo con molte delle cose che lo psicologo gli ha cercato inculcare.
La signora milanese si è detta quasi disperata per la scelta di suo
figlio e comunque sarebbe disposta ad accettarlo con una certa
tranquillità nel caso scegliesse di essere omosessuale. In questo
abbiamo trovato una apertura che onestamente non ci aspettavamo,
infatti, contrariamente ci aspettavamo una banda di pazzi maniaci
religiosi moralisti e invasati da Dio. Il padre del ragazzo invece,
almeno stando a quanto detto dalla donna, non accetterebbe mai un
comportamento deviante del figlio. La signora con cui ha parlato
Liberatore ha dimostrato una apertura mentale di tutto rispetto,
avendoci poi raccontato che negli anni passati si è molto battuta per
la libertà degli omosessuali e per le unioni di fatto e che comunque ha
sempre preso con simpatia ogni attività della comunità GLBT nazionale.
Da una riflessione di Carla, abbiamo evinto almeno fino ad oggi, che
abbiamo a disposizione gli elementi per poter riconvertire la signora
che ci ha chiamato. Ma a parte la pseudo goliardata della riconversione
della signora milanese, ci sono degli aspetti socio-psicologici con i
quali presupponiamo lavori questa associazione e che non sono affatto
da dimenticare, in quanto la telefonata "morbida" che abbiamo ricevuto,
potrebbe essere un approccio socio-psicologico da parte degli esponenti
di questa associazione di genitori anti-omosessuali, tendente ad
ammiccare alle persone che chiedono il loro aiuto con il fine di
potersi dimostrare in un primo momento, non contrari a nessuna delle
forme culturali e sociali che vengono oggi divulgate dai mass media a
favore dell'omosessualità, nonché per non rischiare di andare troppo
contro a quanto la psicologia ufficiale e fortunatamente progressista
asserisce rispetto alla questione. Abbiamo provato a dire alla signora
che la finta figlia di Carla le ha riferito di aver parlato con qualche
psicologo delle associazioni GLBT il quale le ha detto che il suo
orientamento lesbico è del tutto naturale e che la madre in questione –
Erika – non fa altro che ostacolare la crescita e il percorso di auto
coscienza omosessuale della figlia. La signora milanese a quel punto ha
fatto una specie di ghigno chiedendo a Erika – Carla – come abbia
potuto questo psicologo dell'associazione GLBT, permettersi di fare la
diagnosi ad una madre che nemmeno conosce. Carla ha provato ad
interloquire con la signora di AGAPO al fine di conoscere meglio le
modalità di terapia che vengono proposte, ma la donna, probabilmente
molto ben istruita, si è defilata sempre con grande sapienza. Ciò ci fa
pensare che non abbiamo discusso solo con una madre afflitta dalla
omosessualità del figlio ma che addirittura questa donna sia uno dei
membri più addestrati della associazione AGAPO la quale ha
sapientemente evitato la possibilità di esporre troppe notizie sul loro
modus operandi ed ha altresì fatto una analisi o una tentata analisi
psico-familiare del quadro presentato da Carla rispetto alla situazione
che abbiamo precedentemente studiato, da mettere su, per poterla poi
esporre non appena saremmo stati contatti. La verità della faccenda
secondo noi sta nel fatto che quasi sicuramente ci troviamo di fronte
ad una associazione molto ben organizzata, con degli affiliati ben
istruiti in merito che sanno ben spacciarsi per genitori disperati
pronti a condividere le ansie delle madri e dei padri che a loro si
rivolgono. Abbiamo compreso che dietro questa associazione ci sono
degli psicologi e chissà chi altro, ma prima o poi verremo a saperlo,
che sanno istruire le persone ai contatti con l'esterno. Sembra strano
ma è come ritrovarsi in mezzo ad una setta nella quale tutti ti
vogliono bene e al di fuori tutti sono cattivi. Dichiarazione di Carla
Liberatore –"Questo tipo di approccio è molto comune alle sette
cattoliche e filo cattoliche, ma comune anche alle sette anti cristiane
e agnostiche in genere e, sia ben inteso che parliamo di sette e non di
liberi movimenti o libere associazioni che in ogni caso rispettano la
volontà dell'individuo. Il loro filo conduttore sta nel fatto che nei
primi contatti hanno bisogno di ingraziarsi il benestare delle persone
con cui si trovano ad avere a che fare, per poi promuovere in essi un
nuovo tipo di presa di coscienza che avviene attraverso la riflessione
di un'altra visione degli aspetti della vicenda che li vede coinvolti.
Lavorano principalmente su quelli che sono i punti deboli del
carattere delle persone, facendo leva sull'emotività diretta ed
indiretta rispettivamente ai casi che vengono proposti ed è per questo
che sono importantissimi i primi contatti con le persone esterne, in
quanto devono assolutamente tranquillizzarle e metterle a loro agio per
poterle inoltre scavare psicologicamente quanto più possibile. E'
attraverso questo sistema che riescono a comprendere i primi punti
deboli degli individui. Quando ero al telefono con la donna che mi ha
contattato, ho spesso avuto l'impressione di parlare con una persona
assai sincera nell'esporre i suoi stati emotivi, però in molti altri
tratti mi sono resa conto che le sue parole erano state precedentemente
studiate, così come le reticenze che ha avuto quando le ho chiesto in
che cosa consisteva la terapia, quali sono i nomi degli psicologi e
cose significasse per lei "terapia riparativa". Questi, oltre ad altri
elementi che probabilmente elencherò in seguito, mi hanno fatto pensare
che tutto sommato anche lei in qualche maniera stesse fingendo la parte
della mamma disperata e che quasi nascondesse l'addestramento che le
era stato inoculato. Può darsi che le sue intenzioni di madre in preda
alla tristezza per il figlio omosessuale fossero autentiche, ma che
dietro alle sue strutture e sovrastrutture verbali ci fossero degli
autentici linguaggi non propri di una mamma disperata, è anche vero.
Sono riuscita comunque a mettermi d'accordo con lei, per poterci
risentire e per poter essere contattata da qualcuno degli psicologi
dell'AGAPO. In quel caso di sicuro farò una registrazione della
telefonata e non è escluso che la metteremo in web su qualche sito
amico, fermo restando la valutazione da fare per non essere scoperti
prima di essere arrivati alla nostra meta." Terremo tutti quanti
informati su ogni evoluzione divulgabile della questione AGAPO. Buena
Vida. Gaya CsF staff e Carla Liberatore.


FEDE E OMOSESSUALITA'
NASCE
"GIONATA.ORG"
Mai come in questi anni il tema fede e omosessualità è
all'attenzione della società e delle varie chiese. Documenti,
rivendicazioni, richieste, condanne si susseguono sempre più spesso
contro o a favore delle persone omosessuali nelle varie confessioni
religiose. Ma cosa dice la Bibbia sull'omosessualità? Quale è oggi il
posto delle persone omosessuali nelle chiese? Ed esiste un cammino di
fede anche per loro? Anche per rispondere a queste domande è nata
l'idea di dar vita a
www.gionata.org, un portale web di discussione ed
approfondimento che vuole scoprire: cosa dice la Bibbia, e la ricerca
teologica, su questo tema; il percorso di chi cerca di conciliare fede
e omosessualità; far conoscere la posizione delle varie chiese
sull'omosessualità. Un progetto che è nato durante la preparazione
dalla veglie di preghiera per le vittime dell'omofobia del giugno 2007
ed è curato da volontari, omosessuali e non, con storie, cammini e
confessioni differenti (cattolici, valdesi, battisti...) che si sono
ritrovati insieme, accomunati da Cristo e da un identico desiderio:
approfondire e valorizzare il rapporto tra le persone omosessuali, le
loro chiese e la loro fede. Per questo grande importanza abbiamo voluto
dare su gionata.org al racconto delle esperienze pastorali di
accoglienza degli omosessuali nelle varie chiese e al cammino - poco
conosciuto - fatto dai gruppi di credenti omosessuali presenti in
Italia, perché crediamo fermamente che i tempi siano maturi per avviare
una discussione serena su queste tematiche scomode. I volontari del
progetto Gionata.org vi invitano a visitare, commentare e a conoscere
questa iniziativa sostenendola con i vostri consigli e le vostre
opinioni. I volontari del "Progetto Gionata - Fede e omosessualità"
Web site:
www.gionata.org - email: gionatanews@gmail.com

COMUNICATO
STAMPA
Arcilesbica sui fatti di Piazza Bellini
Napoli 5 settembre 2007
Arcilesbica "Le Maree"
Arcilesbica, riunita ieri in seduta
straordinaria, ha deciso di astenersi, per il momento, da qualsiasi
forma di protesta pubblica, ritenendo indispensabile ponderare con le
altre associazioni GLBT locali le strategie di intervento e le
eventuali richieste alle autorità. La ragione della scelta di non
partecipare a nessun tipo di manifestazione dovesse eventualmente
tenersi in città nei prossimi giorni, poggia sulla convinzione che una
protesta pubblica in questo momento istigherebbe ancor di più allo
scontro frontale. Arcilesbica considera invece fondamentale progettare
una serie di azioni mirate alla riqualificazione del territorio, che
non si risolvano in un episodio isolato di protesta ma che tengano in
considerazione i problemi fondamentali di questa città coinvolgendo non
solo la comunità GLBT ma tutti i cittadini che vivono piazza bellini e
il centro storico napoletano per favorire il contatto umano e l'
integrazione. Auspichiamo che dal coordinamento con le altre
associazioni GLBT nasca una proposta unitaria sulla questione, da
avanzare a tutti i cittadini napoletani e alle istituzioni, che dia un
reale apporto alla convivenza pacifica e costruttiva nella nostra
città. Circolo Culturale ArciLesbica "Le Maree" - Vico San Geronimo
alle Monache, 19 – Napoli
http://www.arcilesbicanapoli.tk/


COMUNICATO
STAMPA
Napoli, 6/09/2007
Stonewall a Napoli: i gay denunciano gli
omofobi a piazza Bellini. Presto una manifestazione in città. Sono
state presentate nella mattina di mercoledì 5 settembre alla Questura
di Napoli tre denunce per i fatti di piazza Bellini, storico luogo di
ritrovo per la comunità glbt napoletana dove le aggressioni verbali e
le minacce ai danni degli omosessuali si sono moltiplicate negli ultimi
mesi e venerdì scorso solo l´arrivo di agenti chiamati dall´Arcigay ha
scongiurato l´aggressione, da parte di un folto gruppo di persone
convenute sul posto, dei gay e delle lesbiche presenti nella piazza. Al
termine delle denunce presentate da tre delle vittime dei numerosi casi
segnalati allo "Sportello Diritti" di Arcigay, l´avv. Salvatore
Simioli, presidente dell´Arcigay di Napoli, che ha assistito i
querelanti, ha avuto un incontro con il vicequestore Antonio Sbordone
per fare il punto della situazione in città sugli atti di violenza ai
danni degli omosessuali. "Gli episodi di violenza che si verificano
negli ultimi tempi a piazza Bellini, e che sembrano moltiplicarsi dopo
i fatti di Capaccio e di Sorrento di questa estate, sono di chiara ed
evidente matrice omofobica", afferma Salvatore Simioli, "Oggi per la
prima volta tanti omosessuali hanno trovato il coraggio di denunciare i
loro aggressori realizzando una piccola Stonewall nel cuore della
nostra città: non esistono alibi per transigere sui diritti e la
legalità, ed Arcigay non dialoga con chi è violento contro gli
omosessuali e i transessuali o chi contratta sui loro diritti".Arcigay
Napoli ha ricevuto la solidarietà di Donatella Linguiti,
Sottosegretaria di Stato per i Diritti e le Pari Opportunità, e di
Leonardo Impegno, Presidente del Consiglio Comunale di Napoli, Mariano
Anniciello, presidente di ARCI Napoli e consigliere comunale, Raffaele
Carotenuto, consigliere comunale, e Pino De Stasio, consigliere alla
Prima Municipalità. "Ci aspettavamo anche la solidarietà della
Presidente del Consiglio Regionale, Sandra Lonardo", aggiunge Simioli,
"che potrebbe esortare il marito a calendarizzare presto il pacchetto
anti-violenza, che giace in Parlamento, con l'estensione della legge
Mancino ai reati d'odio contro le persone omosessuali".Arcigay Napoli
organizzerà una manifestazione unitaria in città contro l´omofobia per
le prossime settimane di cui sarà confermata presto la data, a cui
invita da ora il sindaco di Napoli.Arcigay Napoli invita tutte le
persone omosessuali oggetto di violenza omofoba a denunciare
immediatamente i fatti o a rivolgersi per ogni supporto all´Arcigay di
Napoli inviando una mail a legale@arcigaynapoli.org o al telefono
0815528815. Lo Sportello Legale è attivo in sede il venerdì dalle 18,00
alle 21,00. Info al sito
www.arcigaynapoli.it

COMUNICATO STAMPA "I Ken"
Arcilesbica ed i Ken "non si chiamano fuori" propongono un'azione
differente per la vivibilità GLBT a Napoli
Le associazioni omosessuali di Napoli i Ken ed Arcilesbica scelgono di non scendere in piazza il
16 settembre prossimo alla manifestazione indetta da Arcigay. I
rappresentanti delle associazioni Curati ( Arcilesbica ) e Cremona ( i
Ken) a nome delle organizzazioni, dichiarano che l'idea rappresentata
in questi giorni anche sui giornali è stata indirizzata ad acuire uno
scontro di piazza tra i diversi gruppi della città. Inoltre si ritiene
che ed e che tale atteggiamento sia stato un errore di valutazione
fatto da alcuni settori interni all'arcigay che non tenevano in
considerazione della vivibilità della piazza. Noi crediamo di dover
convivere con tutti e tutte nelle piazze e nelle vie delle nostre
città, ma dichiariamo di essere determinati a vivere serenamente e
liberamente gli spazi e le piazze non accettando aggressioni, insulti o
intimidazioni. Pensiamo che Napoli non abbia bisogno di
militarizzazione delle piazze ma di socialità e di convivenza solidale
degli spazi. Anche piazza Bellini deve tornare ad essere un luogo dove
ricchi e poveri, gay lesbiche e trans con etero, ma anche bianchi e
neri, napoletani e stranieri, possano condividere in sicurezza la
piazza. Vogliamo banalmente il rispetto delle regole di convivenza,
chiediamo a tutti etero e gay, agli esercenti , ai residenti , agli
amministratori pubblici ed al Prefetto di aiutarci a non rinunciare
alla libera partecipazione della vita delle piazze d'Europa partendo da
quelle napoletane. Riteniamo che anche i mezzi d'informazione possano
aiutarci a ridare il senso giusto delle cose ed a evitare inutili fobie
da una parte e psicosi di massa e dall'altra. A tutti i gruppi occorre
dire che ci vuole responsabilità anche nell'isolare gli elementi di
conflitto e "garantire" che nessuno si possa "scaldare" eccessivamente.
Non neghiamo le violenze esercitate, alle vittime diamo la piena
solidarietà, stringendo la comunità tutta a protezione dei singoli, ma
crediamo che occorrano ricette diverse da quelle ipotizzate fino ad
ora e rifiutiamo la "strategia contro" come soluzione. i Ken ed
Arcilesbica, credono che ci siano ancora i margini per la costruzione
di un percorso unitario con le altre associazioni e chiedono da subito
agli amministratori locali di Napoli di incontrarci per aiutarci nella
costruzione di una nuova vivibilità della città, attuando concretamente
progetti per la difesa di gay, lesbiche e trans. Su questo terreno,
dove Napoli rappresenta un valore assoluto nella lotta di
rivendicazione dei diritti del movimento LGBT di rilevanza nazionale,
rivendichiamo nella pluralità delle posizioni presenti la garanzia
della democrazia e del confronto di cui siamo protagonisti. I
rappresentati GLT, Carlo Cremona, Giordana Curati e Laura Matrone si
rendono disponibili ad avviare da subito una piattaforma politica e
programmatica condivisa, che chieda anche agli amici di Arcigay di
sostenerla, insieme, non solo negli interessi ciascuno dei propri
iscritti, ma perseguendo l'interesse più generale della comunità LGBT e
della città di Napoli. Va il nostro particolare ringraziamento alle
forze di pubblica sicurezza della Questura di Napoli che ci sta
sostenendo pubblicamente, anche se non in modo visibile ai più, ed
invitiamo tutti e tutte a non lasciare la piazza a continuare a viverla
ed ad informarci tempestivamente in caso di violenze o di intimidazioni
ricevute. Sito web:
www.i-ken.org

e-mail: info@i-ken.org MSN
ikenonlus@i-ken.org

COMUNICATO STAMPA "I KEN"
Prove di unità, il
movimento GLBT napoletano
Cresce....tra gli intoppi!
L'associazione i
Ken dopo le aggressioni a danno di omosessuali maschi e femmine
avvenute in luglio, agosto e settembre registrate a Napoli ed in
Campania, sentite le altre associazioni GLBT del territorio ( Arcigay,
Arcilesbica e associazione Priscilla) in data 4 settembre 07 aveva
promosse e comunemente organizzato un primo incontro per determinare
azioni UNITARIE e COORDINATE con le singole organizzazioni GLBT per la
salvaguardia della libertà e della sicurezza di gay, lesbiche e trans
che frequentano la città di Napoli e in particolare piazza Bellini, nel
centro storico nel quartiere San Lorenzo. I recenti articoli dei
Segretari Nazionali Mancuso( arcigay) e
Salvatore Simioli ( circolo
napoli Arcigay) durante il percorso di costruzione unitario, hanno
DETERMINATO l'impossibilità di una visione e di un progetto comune,
imponendo un particolare e parziale punto di vista che va nella
direzione opposta dei BISOGNI REALI a cui bisogna tendere. Gli
omosessuali di piazza bellini, come quelli soggetti alla persecuzione
metropolitana delle città europee ( pensiamo alla Polonia) , per noi
hanno bisogno di sicurezza e di percorsi di dignità pubblica e non di
campagne pubblicitarie di singole associazioni e singole personalità
che cercano di ergersi a paladini di realtà sociali sconosciute o
ignorate fino a ieri. Ritenevamo che occorresse un lavoro di
ricomposizione sociale e di informazione territoriale e non una
campagna medianica, unilaterale e fuori luogo, ritenendo che tale
azione, sprovvista di contenuto politico unitario e di presidio
territoriale reale ed efficace rappresenti lo stimolo ad una reazione
violenta ed uno acuirsi del conflitto tra comunità gay-lesbica e trans
e gruppi omofobi e fascisti del quartiere. Riteniamo dissennata e
pericolosa questo modo di fare di tanto da ritenerlo pregiudizievole
per un lavoro condivisibile e comune con ARCIGAY, che di fatto, ha
comunicato a mezzo stampa la propria autonomia dal resto del movimento
cittadino. Con rammarico, ma con realismo e determinazione riteniamo di
dover condurre e di poterlo fare una battaglia di liberazione dall'
oppressione, dall'odio e dal neofascismo squadrista con azioni comuni
ad altri soggetti politici e per cui invitiamo Arcilesbica e Priscilla
a non abbandonare il sogno di un percorso comune per il bene di tutti e
tutte e ci continueremo ad impegnare per la ricerca di soluzioni
complesse e condivise per il bene diffuso della nostra città.


DON GELMINI IL SANTO VIVENTE"
ROMA-ADISTA. Ha detto di essere vittima
della "lobby ebraica-radical-chic" (ritrattando poi lo scivolone,
costatogli una valanga di critiche e la rinuncia dell'avvocato Franco
Coppi a difenderlo), della massoneria, dei gay, del laicismo radicale,
della magistratura anticlericale. Ma la vicenda di don Pierino Gelmini,
indagato dai pm di Terni per presunti abusi sessuali nei confronti di
alcuni ragazzi della Comunità Incontro (ad accusarlo, diversi ex ospiti
della struttura da lui fondata e diretta) parte da lontano. La
"vocazione" dei fratelli Gelmini Quella dei Gelmini è infatti una
biografia lunga e con diverse zone d'ombra. Nato nel 1925 in provincia
di Milano, ha vissuto e studiato in Lombardia. Ma è stato ordinato
prete nel 1949 lontano dalla sua zona di onigine, nella diocesi di
Grosseto. Circostanza curiosa, che le note biografiche riportate sul
sito web della Comunità Incontro spiegano così: da Milano, Gelmini si
presenta al vescovo di Grosseto, "diocesi bisognosa di clero", e "si
prepara al sacerdozio A quell'epoca il vero "don Gelmini", quello
famoso, non era lui, ma il fratello padre Eligio, esuberante frate
minore che preferiva il cachemire al ruvido panno francescano,
precursore di tante figure di preti mediatici e mondani che frequentano
salotti, feste e studi televisivi. Padre Eligio era confessore e
assistente spirituale di vip e calciatori (era, tra l'altro, il
"cappellano" del Milan, oltre che amico intimo di Gianni Rivera), l'
unico prete al mondo a poter vantare di aver concesso un'intervista al
settimanale sexy Playboy, frequentatore di eventi mondani, nonché
fondatore della comunità di recupero per tossicodipendenti «Mondo X» e
del Telefono Amico. Particolarmente dettagliata nel raccontare i primi
anni di sacerdozio di don Pierino - che negli anni '60 diventa
segretario del card. Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires fino al
1959, passato poi in forze alla Curia vaticana come Cancelliere di
Santa Romana Chiesa -, la sezione del sito internet della "Comunità
Incontro" dedicato alla biografia di Gelmini omette del tutto gli
eventi che caratterizzano il periodo che va dalla metà degli anni
sessanta al 1979. Sono infatti gli anni in cui per don Pierino iniziano
i problemi con la giustizia e le vicissitudini giudiziarie. I primi
guai giudiziari "Già nel 1965 - racconta Marco Lillo in un articolo
pubblicato dall'Espresso il 16/8 - un anno prima di darsi ai
tossicodipendenti, il sacerdote aveva comprato la splendida tenuta di
Caviggiolo con tanto di maniero e riserva di caccia a Barberino del
Mugello, sull'Appennino toscano. I giornali dell'epoca raccontano che
gli assegni per 200 milioni di lire (del 1965) consegnati alla Società
Idrocarburi per l'acquisto erano scoperti e il tribunale inflisse tre
mesi di galera a don Pierino". Nel 1969 il prete acquista un'altra
villa all'Infernetto, zona Casal Palocco, una delle più "in" dell'
hinterland romano. La biografia ufficiale di Gelmini si limita ad
accennare all'abitazione definendola "una casa più ampia" di quella
dove don Pienino aveva sino ad allora vissuto. Per la precisione si
trattava invece di una villa in cortina a due piani protetta da un
largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, un vasto giardino
in cui era custodita una Jaguar, piscina, due cani, tre persone a
servizio: un autista, una cuoca e una cameriera. Insomma, se al
fratello Eligio piaceva la bella vita, don Pierino non era da meno. Ma
il tenore di vita di don Pierino viene compromesso dalla magistratura:
il 13 novembre 1969 i carabinieri lo arrestano nella sua abitazione
(grande scalpore sui giornali dell'epoca suscitò la notizia che i
carabinieri avevano trovato una Jaguar nel giardino di don Pierino) per
emissione di assegni a vuoto, truffa e fallimento di una cooperativa di
costruzioni collegata con le Acli di cui il sacerdote era tesoriere e
che doveva costruire palazzine all'Eur. Gelmini viene anche coinvolto
in un inchiesta che riguarda la ditta di import-export tra Italia e
Argentina che aveva costituito sfruttando - si disse - le buone
entrature ottenute attraverso i servizi resi al card. Copello. Nel 1970
il prete ripara quindi all'estero, nel Vietnam del Sud, dove fa
amicizia con l'ex arcivescovo della cittadina di Huè, mons. Pierre
Martin Ngo Dình Thuc, fratello di Jean Baptiste Ngo Dình Diem,
dittatore del Vietnam del Sud, assassinato nel 1963, ormai caduto in
disgrazia presso gli Stati Uniti. Ma anche in Vietnam Gelmini ha grane
con la giustizia: proprio dall'ex-arcivescovo di Hué, insieme a madame
Nhu, vedova del fratello minore del presidente Dièm e per anni sua
first lady, viene denunciato per appropriazione indebita. Nel 1971
torna in Italia. Ed entra in carcere. Il processo a suo carico si era
infatti concluso con la condanna a quattro anni, che don Pienino
sconterà interamente. Uscito di prigione - dopo aver trascorso un breve
periodo di ritiro in Maremma per volontà delle autorità ecclesiastiche
- nel 1976 don Gelmini torna in cella, ad Alessandria. Insieme al
fratello Eligio è infatti accusato di aver ricevuto una bustarella di
50 milioni da Vito Passera, imprenditore in difficoltà che puntava sui
buoni uffici dei fratelli Gelmini per diventare console onorario della
Somalia e ottenere facilitazioni nel commercio di burro tra gli Usa e
il Paese africano. Stavolta però in prigione don Pienino ci rimane poco
tempo. Assieme al fratello, viene prosciolto dalle accuse e nel '77 è
di nuovo nella sua villa romana a Casal Palocco. Nel 1979 don Pierino,
sulle orme del fratello (che nel 1974 era riuscito a farsi assegnare
gratuitamente dal conte Lodovico Gallarati Scotti l'uso del suo
castello di Cozzo Lomellina come sede del suo "Mondo X"), dà inizio al
business antidroga 1979: nasce la holding della tossicodipendenza "Don
Gelmini Spa", titola il 16 agosto l'Espresso, ricostruendo la nascita
dell'impero economico del prete antidroga. La prima comunità di
recupero nasce ad Amelia, in provincia di Terni. Don Pierino si fa
assegnare in comodato d'uso per 40 anni un frantoio abbandonato, il
Mulino Silla, in una piccola valle chiamata delle Streghe, facendone la
sede della sua nuova attività. Nel 1988 sindaco di Amelia diviene l'ex
leader della Cgil Luciano Lama. È lui a segnalate alla procura il fatto
che a don Pierino i vincoli del piano regolatore stavano stretti e i
piccoli casali abbandonati che andava acquisendo si trasformavano in
enormi strutture senza le necessarie autorizzazioni. "Alla fine -
racconta l'Espresso - tutto fu sanato, grazie anche ai socialisti della
giunta". Così le proprietà immobiliari della Comunità Incontro hanno
potuto estendersi senza sosta, al punto da comprendere, nella sola
provincia di Terni, boschi, uliveti, vigneti e pascoli per una ventina
di ettari, oltre a diversi fabbricati sparsi tra Cenciolello, Porchiano
e la strada di Orvieto. Oggi la Comunità di don Gelmini conta
ufficialmente 164 sedi in Italia e 74 nel mondo. Dati contestati però
da Stefania Nardini in un articolo comparso su Gente d'Italia,
quotidiano italiano delle Americhe. La giornalista, che ha passato un
periodo presso la Comunità Incontro, racconta di culto della
personalità, di body guard armati di pistola, di macchinoni di lusso
(un vizio antico), di disparità nel trattamento degli ospiti, ma anche
di cifre gonfiate a beneficio della sua immagine pubblica: "Si parla di
164 sedi residenziali in Italia - scrive la Nardini - e invece sono 64,
di 180 gruppi d'appoggio che in realtà sono una ventina, di un turnover
residenziale di 12 mila persone (turnover in cui sono comprese semplici
richieste di informazioni), di 126.624 ingressi in comunità tra il 1990
e il 2002, mentre attualmente si registrano non più di 20 o 30 colloqui
al mese, il che significa al massimo 360 ingressi all'anno, cifra che
si riduce alla metà considerando coloro che rinunciano". Anche sui
cospicui introiti delle Comunità i numeri sono incerti: "La trasparenza
amministrativa - racconta l'Espresso - non è mai stata una priorità
della comunità. Sul sito internet non c'è traccia del bilancio. Bisogna
andare alla Camera di commercio a Roma per scoprire che la Comunità
Incontro, organizzazione non lucrativa a fini sociali, è presieduta da
una sconosciuta: Umbertina Valeria Mosso, avvocato di 86 anni. Il
comitato direttivo è composto dalle persone più vicine a don Pierino,
come Claudio Legramanti e Claudio Previtali e dal 'don', che è il
segretario generale, ma con ampi poteri di gestione". La politica: un
ritorno di "fiamma" In ogni caso, il suo piccolo impero don Gelmini lo
ha realizzato anche in virtù delle sue ottime entrature politiche,
oltre che alle cospicue donazioni che il suo carisma ha saputo
intercettare. Solo in occasione della megafesta per gli 80 anni di don
Pierino, nel 2005, Berlusconi dichiarò di volergli devolvere 10
miliardi delle vecchie lire. Alla mega kermesse in onore del prete
ottuagenario c'era anche un altro grande amico di Gelmini, l'allora
ministro Maurizio Gasparri. Insieme ad altri rappresentanti del
governo, come Rocco Buttiglione e Pietro Lunardi, oltre a Gustavo Selva
e ad una sfilza di sottosegretari. E ad un esponente della "Prima
Repubblica", l'ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, da anni
tra i volontari della "Comunità Incontro". A tanta benevolenza da parte
del leader e degli esponenti della Casa della Libertà, Gelmini ha
sempre risposto con una indefessa militanza a destra, che - oltre ad
intercettare verso Berlusconi il consenso di migliaia di visitatori ed
ospiti (nonché delle loro famiglie) passati in comunità negli ultimi 30
anni - si è più volte caratterizzata con la presenza di Gelmini a
manifestazioni politiche ed elettorali. Lo si è visto spesso con
esponenti di An (lo scorso anno, in campagna elettorale, era a fianco
del candidato sindaco di Roma Gianni Alemanno). Nel 2006 don Pierino fu
uno dei maggiori sostenitori della nuova legge sulla droga che ha
eliminato la differenza tra droghe leggere e pesanti. "Grazie,
Gianfranco, per la legge contro la droga, affido a voi di An il compito
di difendere i principi cristiani", disse don Gelmini ai delegati di An
presenti alla conferenza programmatica del partito, il 5 febbraio 2006.
Le accuse a don Gelmini: nella Chiesa, qualcuno sapeva Le recenti
accuse di molestie sessuali hanno - per la verità - qualche precedente
negli anni d'oro della Comunità incontro. Come quando, il 23 novembre
1991, venne ritrovato morto sgozzato a Rimini Fabrizio Franciosi,
cittadino di San Marino, anni prima ospite della Comunità del Mulino
Silla. Durante le indagini, il fratello della vittima raccontò che poco
tempo prima di morire Fabrizio gli aveva raccontato di aver subito da
don Gelmini abusi sessuali in una casetta nel parco della comunità. Nel
2003 don Antonio Mazzi, animatore della comunità per tossicodipendenti
Exodus, ricevette la lettera di un ragazzo che raccontava di aver
subito molestie sessuali da parte di don Gelmini nel 1993, quando aveva
trascorso un periodo di sei mesi ad Amelia. Poi il giovane si era
trasferito in una struttura di don Mazzi, con il quale si era confidato
ed aveva continuato a mantenere rapporti epistolari. Ma Mazzi ha
raccontato questi fatti solo nelle scorse settimane, quando il caso don
Gelmini era già scoppiato. Sentito dal procuratore di Terni Carlo Maria
Scipio e del pm Barbara Mazzullo, Mazzi ha comunque ribadito punto per
punto ciò che aveva già rivelato circa il contenuto della missiva. Nel
2004, un libro di Marco Salvia, Mara come me racconta la vita all'
interno di una comunità di recupero di tossicodipendenti, delineata nei
termini di un lager gestito da un prete bigotto e fanatico e da
responsabili violenti. La storia è romanzata, ma il 23 gennaio 2005 il
quotidiano il manifesto pubblica una lettera con cui l'autore usciva
allo scoperto, dichiarando che i fatti narrati nel libro erano reali e
che dietro la figura di don Luigi, il padre-padrone della comunità, si
celava don Pierino Gelmini. E poi ci sono le accuse fatte da Bruno
Zanin nel suo libro-autobiografia Nessuno dovrà saperlo, in cui afferma
di aver subito abusi sessuali da Don Gelmini all'età di 13 anni (il
capitolo che parla dell'abuso è stato messo online dall'autore all'
indirizzo internet
www.bispensiero.it/documents/DonGiustino.pdf). Nel
libro, Zanin, che è Stato negli anni '90 collaboratore di Radio
Vaticana, racconta anche di aver parlato degli abusi all'allora
direttore dei programmi dell'emittente, p. Federico Lombardi (oggi
direttore della Sala Stampa vaticana) ed a mons. Giovanni d'Ercole,
religioso orionino, capo ufficio della sezione affari generali della
segreteria di Stato del Vaticano, da sempre amico di don Pierino e da
qualche mese direttore responsabile della rivista della comunità "Il
Cammino" e dell'emittente Tele Umbria Viva, di cui Gelmini è
proprietario. Titoli e sottotitoli Anche con la Chiesa cattolica i
rapporti, a dispetto delle difese d'ufficio tratta che oggi vengono
fatte di don Pierino come dell'ennesimo prete vittima delle
persecuzioni mediatiche e laiciste, sono piuttosto tesi. Fin dal 1963,
quando don Pierino iniziò a fregiarsi del titolo di monsignore, senza
esserlo, il Vaticano ha iniziato a diffidano dall'utilizzare quel
titolo e in seguito lo ha anche sospeso a divinis. Sospensione poi
ritirata, ma il titolo tanto agognato non arrivava. Nel 1988 Gelmini
risolse allora il problema con un abile éscamotage: pur essendo un
prete di rito latino, aderì ad una Chiesa cattolica di rito orientale,
quella melkita, e si fece insignire del titolo di Esarca Mitrato della
Chiesa cattolica greco-melkita. Titolo onorifico che non equivale certo
a quello di vescovo. E nemmeno a quello di monsignore. Nelle biografie
"ufficiali" di don Gelmini però il titolo ottenuto dalla Chiesa melkita
è messo in grande evidenza insieme ad un'altra lunghissima sequela di
bizzarri riconoscimenti: da "maggiore garibaldino e primo cappellano
della Legione Garibaldina" a "gran comandante dell'Ordine di Géorge
Washington"). Non solo per la sua altisonanza, ma perché dà all'
esuberante prete il diritto all'uso dell'anello, della mitra, della
croce e del pastorale quando celebra la messa con rito greco (o avendo
ottenuto dal Vaticano uno speciale permesso a celebrare con il doppio
rito). Ma a don Gelmini certe sottigliezze liturgiche vanno strette e
la messa continua a celebrarla in rito romano, vestendo però i sontuosi
paramenti greco-cattolici. Una piccola rivincita con la gerarchia che
tanto lo ha bistrattato don Pierino se l'è presa il 20 ottobre del
2000, quando Wojtyla ricevette in piazza San Pietro trentamila
rappresentanti delle Comunità Incontro. La benedizione del papa polacco
non ha però migliorato i difficili rapporti con la Curia, che continua
a non amarlo. Recentemente, al card. Francesco Marchisano, presidente
dell'Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, che gli ha chiesto di
fare un passo indietro per meglio difendersi dalle accuse, don Pierino
ha risposto: "Mi chiede di fare un passo indietro? Lo faccia lui in
avanti, in un burrone". E comunque, ha tenuto a precisare don Pierino,
"io non guido un'associazione religiosa, ma laica". (valerio gigante).
FONTE ADISTA ROMA INVIATO DA Anna Maria Angelitti Gaya CsF

COMUNICATO STAMPA
Il Sinodo della Chiesa evangelica Valdese (Unione
delle Chiese metodiste e valdesi), riunito in sessione dal 26 al 31
agosto 2007 a Torre Pellice (TO), ha approvato oggi 31 agosto 2007 un
ordine del giorno, scritto dalla REFO (Rete evangelica Fede e
omosessualità), contro l'omofobia, cioè l'odio verso le persone
omosessuali e contro le persecuzioni che in Italia (soprattutto sociali
ma anche fisiche) e in varie parti del mondo (dove spesso sono
condannati alla pena capitale) i gay e le lesbiche devono subire. La
proposta è stata fatta propria e presentata (visto che la REFO non
aveva deputati al Sinodo) da un folto gruppo di pastori e
rappresentanti delle chiese locali, tra cui spicca la firma della
moderatora della Tavola valdese, Maria Bonafede la quale ha dichiarato
di essere contenta che il Sinodo abbia approvato quello che lei ritiene
"un atto dovuto" nella testimonianza cristiana, esortando le chiese a
sostenere concretamente, il prossimo anno, le veglie ecumeniche contro
l'omofobia che il 28 giugno di quest'anno hanno visto, in quattordici
città italiane, una ampia partecipazione di cristiani di varie
confessioni. Il dibattito ha evidenziato una sostanziale unità di
intenti e una diffusa solidarietà ai fratelli e alle sorelle
omosessuali. Per info:
www.chiesavaldese.org - www.refo.it - Refo
Firenze 333.2876387 -refo.firenze@gmail.com

COMUNICATO STAMPA
GRUPPO DEL GUADO
GRATITUDINE ALLA CHIESA
EVANGELICA VALDESE
Il Gruppo
del Guado esprime la sua gratitudine nei confronti della Chiesa
evangelica valdese per il documento contro l´omofobia approvato durante
il Sinodo che è terminato lo scorso 31 Agosto. Il testo del documento
approvato si trova sul sito:
www.refo.it - Testo: E´ di rinnovata
gratitudine il sentimento con cui accogliamo il documento che il Sinodo
della Chiesa evangelica Valdese ha approvato lo scorso 31 Agosto, per
esprimere solidarietà agli omosessuali che sono oggetto di
discriminazioni e persecuzioni, per denunciare il repentino aumento di
episodi di omofobia che si sta registrando in Italia e per condannare
le persecuzioni e le condanne di cui sono
vittima gli omosessuali in
molti paesi del mondo. Ancora una volta la Chiesa evangelica valdese
dimostra alle chiese che sono in Italia che la solidarietà nei
confronti delle persone omosessuali è un aspetto del cristianesimo del
nostro tempo. Giovanni scrive: «Se uno dicesse: "Io amo Dio", e odiasse
il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio
fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il
comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo
fratello» (1Gv 4,20-21). I vertici della Chiesa evangelica valdese in
Italia hanno saputo testimoniare, nella concretezza di un gesto, questo
messaggio che ci arriva dal Nuovo Testamento. I vertici della Chiesa
cattolica italiana, questo semplice gesto, non sono ancora riusciti a
farlo. Alla luce di questa differenza mi chiedo: "In quale, tra queste
chiese, si è manifestata, per le persone omosessuali che chiedono di
essere accolte, l´unica Chiesa di Cristo?". - Gianni Geraci
Presidente


GRUPPO DEL GUADO
Sabato 8 settembre 2007 - ore 17.00
NOTIZIE EVANGELICHE
Il 31 Agosto scorso il Sinodo della Chiesa
evangelica valdese ha approvato un documento in cui si esprime
solidarietà agli omosessuali che sono oggetto di discriminazioni e
persecuzioni, si denuncia l'aumento degli episodi di omofobia che si
registrano in Italia e si condannano le persecuzioni di cui sono
vittima gli omosessuali in molti paesi del mondo. Si tratta di
un'iniziativa importante, che si inserisce nel dibattito in corso
all'interno dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi italiane. Per
approfondire i vari aspetti di questo dibattito abbiamo invitato Marco
Mori
che, oltre ad essere un esponente del movimento GLBT, è anche
membro della comunità valdese di Milano. Cristiani Omosessuali Via
Soperga 36 - 20127 Milano - Telefono 347 7345323 URL:
http://www.
gaycristiani.it - Email: gruppodelguado@gmail.com


ITALIANA
IPOCRISIA
La cronaca di questi giorni è dominata dal dibattito circa le
iniziative volte a contrastare la criminalità, in particolar modo la
cosiddetta microcriminalità rappresentata a quanto pare da lavavetri e
prostitute extracomunitarie (ma chi dovremmo condannare, quelle povere
disgraziate, costrette a cose orribili ed umilianti, o chi le paga,
rispettabili cittadini italiani, magari all'insaputa di mogli e
figli?). Uno dei drammi di questa farsa a mio avviso consiste nel fatto
che i cittadini si sentono, è vero, molto coinvolti dai lavavetri
particolarmente aggressivi, ma lo sono molto meno da un Parlamento con
alta densità di delinquenti, (senza rendersi conto che, in una
Democrazia che si rispetti, il Parlamento dovrebbe essere
rappresentativo della società che lo ha eletto, cosa che puntualmente
si verifica), oppure nei riguardi della criminalità organizzata, fatta
eccezione per quei commercianti e imprenditori onesti siciliani,
calabresi o campani, che non vogliono pagare il pizzo. Un altro aspetto
sorprendente è il silenzio assordante del Vaticano, di solito sempre
molto pronto a far sentire la sua voce sulle questioni etiche (e
politiche) di questo Paese. In relazione al primo punto vorrei fare una
considerazione: i nostri problemi nascono dalla totale assenza in noi
del concetto di "Identità di Nazione" di Chabodiana memoria; in altre
parole siamo un popolo molto individualista, quindi egoista, che ha
completamente smarrito la consapevolezza (se mai l' ha avuta), che il
bene collettivo s'identifica con il bene individuale, che anzi il
secondo deriva dal primo. Tutto questo è determinato, oltre che dalla
nostra Storia, probabilmente anche dal fatto che non si nutre alcuna
fiducia nei confronti delle Istituzioni, che noi abbiamo scelto e che
così bene ci rappresentano. Così il cerchio si chiude. Il dibattito
attualmente in atto si è arricchito di un concetto, quello della
"certezza della pena", in passato così tante volte mortificato da
indulti, condoni, riabilitazioni di personaggi legati a vari tipi di
interessi, nella quasi totale indifferenza dei cittadini, o perché non
direttamente coinvolti, oppure perché ne traevano beneficio. La
certezza della pena è un concetto che avremmo dovuto avere comunque
nelle nostre corde, avendo noi tra i nostri Padri un certo Cesare
Beccaria, il quale tra l'altro aveva così bene espresso temi quali la
giusta proporzione della pena e leggi chiare intese come espressione di
un contratto tra Stato e Cittadino. Purtroppo non abbiamo saputo
raccogliere quella eredità, lasciandola appannaggio delle società
Anglosassoni, di ispirazione Protestante, nate da uno Scisma, ormai
quasi 5 secoli fa, dalla Chiesa (ora) Cattolica, in parte anche per le
sue vendite delle indulgenze. In queste Società ad esempio vige il
concetto che chi sbaglia paga, una idea evidentemente di difficile
comprensione per noi, dove ad esempio è una regola il reinserimento dei
dirigenti nel migliore dei casi inetti in altri incarichi, oppure
congedati con liquidazioni e pensioni che sono un insulto ai lavoratori
"normali". Per non parlare del riproporsi dei politici a ciclo
alternato, ma reiterato. Proporre iniziative simili all'opinione
pubblica appare come un atto di suprema ipocrisia, in assenza di un'
adeguata azione di educazione al rispetto delle regole, vedi delle
Leggi, in una società che di leggi ne ha talmente tante e qualche volta
contraddittorie da essere suscettibili di varie interpretazioni,
aprendo le maglie alla illegalità "legalizzata". Quando poi non sono
espressamente concepite per rendere legale ciò che nelle altre società
civili viene considerato assolutamente illegale. In questo contesto il
dibattito sulla "tolleranza zero" non solo mi sembra privo di
fondamento, ma appare addirittura fuorviante e foriero di gravi
conseguenze. Discutere di come punire lavavetri e prostitute, oltre che
mettere in secondo piano i reali problemi del Paese, contribuisce ad
alimentare alcuni processi dannosi per una democrazia fragile come la
nostra, non ultimo la pericolosa enfatizzazione di egoismi che
contribuiscono ad alimentare sentimenti di avversità, se non di odio,
verso alcuni poveri disgraziati, in palese ignoranza della nostra
memoria, di quando cioè i poveri disgraziati eravamo noi, in America,
in Germania, in Svizzera. Un insulto nei confronti dei nostri genitori
emigranti. Con buona pace inoltre di tutti i sentimenti e dell'impegno
per la costruzione di una società più giusta, fondata sulla semplice
idea che siamo (dovremmo) essere tutti figli di Dio su questa Terra che
non ci appartiene, e che dovremmo avere tutti le stesse possibilità di
starci in modo dignitoso. E qui appare assordante il silenzio del
Vaticano. Ogni giorno sui tg di tutte le reti viene dato ampio spazio
alle esternazioni dei vari vescovi, presidenti Cei o del Papa, dalle
questioni fondamentali, con finalità propagandistiche neanche tanto
velate, alle notizie più insignificanti, purché se ne parli. Ma in
questi giorni non una parola in merito a questo tema. Forse il Vaticano
ha instaurato una nuova linea votata alla non ingerenza negli affari
interni dello Stato Italiano? Sarebbe osare sperare troppo. Forse i
media hanno deciso una assunzione di impegno professionale, limitandosi
a svolgere il loro ruolo di informatori anziché di prezzolati
amplificatori delle volontà dei poteri dominanti? Ne dubito fortemente.
Allora mi sorge un dubbio terribile: la Chiesa non si fa sentire forse
perché in fondo trae giovamento da questo rigurgito razziale che ha
come principale obiettivo nel mirino una popolazione a prevalenza
islamica, per di più molto più prolifica della razza indigena?
Risuonano le parole non lontane nel tempo del card. Biffi. Guardo poi
con tristezza al dibattito in atto nella cosiddetta "Sinistra",
riformista e radicale. Termini orribili per significare l'attuale stato
di sbandamento. Riformista, parola accattivante verso l'opinione
pubblica, corroborata da una politica attenta a nutrire (e nutrirsi)
dei più bassi istinti dell'elettorato, anziché educarli. Con la
conseguenza di abdicare ai suoi principi fondamentali e di
rassomigliare sempre di più alla Destra, che però in queste tematiche
apparirà sempre più credibile rispetto ai suoi epigoni. E Radicale, che
in sé non vuol dir nulla, o forse sì, ma in senso molto negativo.
Radicale perché incapace di affrancarsi dai suoi dogmi, quindi incapace
di elaborare con coraggio ideologie che interpretino i nostri tempi,
quindi politicamente sterile, quindi inutile se non dannosa. Almeno in
questo, possiamo accomunare le Sinistre ad una Chiesa che ha
dimenticato le parole del Vangelo e perso di vista il suo vero ruolo.
Isabelle M. Rizk


NOTTE BIANCA AL GAY VILLAGE - SERATA DI CHIUSURA

Concerto della nuova regina della pop dance Anamor in arrivo da Miami
insieme ai suoi ballerini - In anteprima nazionale presentazione di 15
minuti del film HAIRSPRAY (in italiano), il nuovo fenomeno
cinematografico americano, in uscita nelle sale il 28 Settembre - in
collaborazione con Moviemax - Festa musicale a tema, curata dai Karma
B, in collaborazione con Dimensione Danza - Hairstylist a disposizione
del pubblico per acconciare gratuitamente i capelli in perfetto stile
anni '60 – distribuzione di gadgets di Hairspray a tema. La Notte
Bianca al Gay Village sarà animata dal concerto della cantante Anamor,
in arrivo da Miami, la cui carriera artistica ha preso il via con la
trionfante partecipazione a "Castrocaro". Oltre ad aver partecipato per
due volte al Festival di Sanremo, è stata acclamata anche nel
popolarissimo film di Sergio Leone "C'era una volta in America". Anamor
ha conquistato l'America Latina facendo ballare migliaia di fan sulla
West Coast americana, e il suo singolo "Damela si" ha infiammato le
piste dei locali più trendy ed esclusivi di Miami. A seguire un altro
appuntamento da non perdere. In collaborazione con MOVIEMAX saranno
presentate le scene più belle e significative del film HAIRSPRAY in
italiano. Haisrpray è la nuova commedia campione di incassi negli
States che segna il ritorno al ballo di John Travolta, in cui l'ex Tony
Manero indossa un'enorme parrucca colorata e vede la bellissima
Michelle Pfeiffer nei panni di una perfida e tremendamente astuta
direttrice di un canale televisivo. Dopo la proiezione proseguirà la
serata a tema HAIRSPRAY con un minimusical sulle note della colonna
sonora del film coreografato e interpretato dal duo en travesti famoso
con il nome di KARMA B, e da un corpo di ballo sponsorizzato da
DIMENSIONE DANZA. Per chi desidera entrare a far parte del grande
evento HAIRSPRAY, per tutta la notte due hairstilist acconceranno
gratuitamente le teste del pubblico, cotonandoli in perfetto stile anni
'60! In più a tutti i partecipanti verranno distribuiti dei gadgets
magneti personalizzati con i personaggi del film! Alle ore 22.30 e alle
24.15, dal Laghetto dell'Eur: FUOCHI DAL MONDO, grande spettacolo di
fuochi d'artificio HAIRSPRAY - LA STORIA: E' il 1962 e a Baltimora c'è
aria di grandi cambiamenti Edna (John Travolta) è una donna di 135 kg,
strabordante tanto di stazza quanto di personalità, stiratrice e
lavandaia è sposata con lo stralunato Wilbur (Christopher Walken). La
perfida Velma Von Tussle(Michelle Pfeiffer) tenta di portarle via il
marito, mentre le rispettive figlie Tracy e Amber si sfidano in un
programma televisivo, il mitico Corny Collin's Show facendosi notare il
più possibile... Ma chi si aggiudicherà il titolo di reginetta tra la
scatenatissima over size Tracy e la biondissima e cattivissima Amber
Von Tussle? INFO GAY VILLAGE – 340 7538396 -
www.gayvillage.it
Ufficio stampa Carla Fabi e Barbara Ghinfanti tel. 06 87420509– tel/fax
06 87420388 - info@fabighinfanti.it
Ufficio Stampa Moviemax - Marianna
Giorgi +39 338 194606 - mariannagiorgi@moviemax.it
Fonte Redazione
Di'GayProject

POLITICI A CACCIA DI CASE: CONVERTICOLA!
La
formidabile inchiesta dell'Espresso, curata da Marco Lillo, mette a
nudo una triste verità: ministri, sindacalisti e onorevoli vari hanno
acquistato attici e appartamenti da enti pubblici o privati a prezzi di
favore. Dov'è lo scandalo? Lo scandalo consiste in questo: se, per
assurdo, il giornalista David Parenzo dovesse ricevere come regalo da
un famoso costruttore una casa a prezzo di favore e lo stesso Parenzo
(come contropartita) non parlasse mai più male di lui e non raccontasse
più la verità su questo famoso personaggio… beh qualche problemino ci
sarebbe per l'etica e la deontologia del giornalista! Lo stesso vale
per i politici in questione. E' vero che hanno comprato case a prezzi
di favore da enti privati, così come hanno fatto anche tanti altri loro
concittadini. Ma la vera domanda è: qual è la contropartita? Cosa hanno
voluto in cambio gli enti privati che hanno fatto questo favore? Perché
lo hanno fatto? Cosa ci hanno guadagnato? Possibile mai che gli enti
privati (assicurazioni, banche ecc…) siano così generosi con i
politici? A che fine? Sono queste le domande alle quali i personaggi
coinvolti nella storia dovrebbero rispondere. Non solo i politici
quindi ma soprattutto chi queste cose le ha fatte! Andiamoci tutti a
rivedere lo splendido film Caterina và in città di Paolo Virzì…. e
capiremo molte cose. La conventicola non muore mai. Ecco la vera Casta
MARIJUANA. BERNARDINI: DACCI OGGI IL NOSTRO CASO QUOTIDIANO
"
Dichiarazione di Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani" E'
di oggi la notizia (riportata dal sito Internet Modena 2000) che una
donna di 44 anni è stata denunciata per detenzione e produzione di
stupefacenti per aver coltivato una pianta di marijuana sul balcone
dell'anziana signora presso la quale svolgeva il lavoro di badante. Il
"reato" è stato denunciato da una zelante vicina di casa. C'è un
dilagante senso civico che porta i vicini di casa a non vedere
assassini sanguinanti che in pieno giorno se ne vanno in giro per il
paesotto di provincia, ma non si lascia sfuggire una pericolosissima
pianta di marijuana sul terrazzino della vicina. Così un altro pollice
verde, ingegnosamente sfuggito al mercato dei narcotrafficanti, nulla
ha potuto
contro la dirimpettaia che, con provata competenza botanica,
ha riconosciuto la più temuta delle piante (no, non la gramigna ma "la
maria") e l'ha prontamente denunciata ai carabinieri. Il caso, a mio
avviso, è esemplare. La notizia ci informa infatti che la
quarantaquattrenne è tossicodipendente e che ha precedenti penali.
Immaginiamo che faccia parte di quella rilevante schiera di malati
tossicodipendenti da eroina che in passato per procurarsi la dose
quotidiana hanno commesso piccoli reati, ma molto costosi per la
collettività. La donna a un certo punto mette la testa a posto,
comincia a svolgere un lavoro normale e per sfuggire al circolo vizioso
degli spacciatori si coltiva
silenziosamente la sua pianta per
aiutarsi a superare la dipendenza da sostanze ben più pericolose della
marijuana. E che succede? Accade che ancora una volta la potente
macchina della giustizia non si nega al proprio dovere e propone l'
ennesimo caso che "non sussiste", tanto per trovare qualcosa di
aggiuntivo da fare alla magistratura già sovraccarica di centinaia di
migliaia di processi arretrati. Posso scommettere che la badante finirà
sotto processo, mentre continueranno a farla franca i veri produttori e
spacciatori di droghe leggere e pesanti, organizzati e protetti da un
"sistema" dal quale non è certo estranea la "politica" che fa e
propaganda leggi proibizioniste che se la prendono con i piccoli casi
di convivenza condominiale (i più facili da perseguire)
lasciando i
narcotrafficanti ai loro immensi profitti.


20 SETTEMBRE 2007 ORE
10.00 APPUNTAMENTO A ROMA DAVANTI ALLA LAPIDE DELLA BRECCIA DI PORTA
PIA
per la laicità dello Stato: per la libertà e la giustizia
Il 20
settembre del 1870, i nostri bersaglieri entravano a Porta Pia. Era una
conquista grandiosa: per l'Italia... per l'Europa... per il mondo
intero: Roma diventava capitale d'Italia, finiva il potere del papa re
e si affermava la distinzione tra Stato e Chiesa. Oggi, di fronte a
rigurgiti che vorrebbero la legge dello Stato laico e democratico
asservita alle gerarchie ecclesiastiche, Porta Pia è più che mai il
simbolo della nostra Libertà. Un formidabile monito contro i fanatismi
della fede di casa nostra e d'importazione, perché ci aiuta a ricordare
il diritto dovere di ciascuno ad autodeterminarsi e progettarsi nel
rispetto della propria ed altrui libertà. E' la libertà di coscienza
sancita dalla Costituzione Repubblicana, che vincola lo Stato a
promuovere la formazione di Cittadini liberi e responsabili. Ma questa
libertà di coscienza sembra sempre più data in appalto al Vaticano, che
con la complicità di tanti politici e mezzi di comunicazione a loro
asserviti, presenta il dogmatismo della fede come "valore" universale.
Tale da giustificare le annuali erogazioni statali di miliardi di euro
alla tentacolare macchina clericale, che così perpetua il proprio
potere ostacolando libertà, autodeterminazione, scienza e progresso.
Sono denari sottratti alla cittadinanza! E che potrebbero essere
utilizzati assai più proficuamente in politiche occupazionali, nell'
incremento della ricerca scientifica, in servizi statali individuali e
collettivi... Per realizzare una società più giusta nella promozione
delle pari opportunità per tutti. Perchè ognuno sia più felice in
terra. Maria Mantello – Associazione Libero Pensiero Giordano Bruno
Tel: 3297481111 - e.mail: liberopensiero.giordanobruno@fastwebnet.it

www.liberopensiero.20m.com

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21 agosto 2007

news 21 agosto

Citazioni di: ERNEST HEMINGWAY
"Quando la gente parla, ascolta tutto. Molte persone non ascoltano mai"
"Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare"
"E' morale
ciò che ti fa sentir bene dopo che l'hai fatto, è immorale ciò che
invece ti fa sentir male"
"Oggi non è che un giorno qualunque di tutti
i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno
dipende da quello che farai oggi"
"Se tu non mi ami non importa, sono
in grado di amare per tutti e due"
"Essere uomo è un mestiere
difficile. E soltanto pochi ce la fanno"


IL CASO "AGAPO"….
'SUORE, UCCELLI, CURE ANTIGAY E MATRIMONI ALL'ITALIANA! '
Servizio di Gaya CsF,
sull'Associazione AGAPO, sedicente organizzazione laica che dichiara di
poter guarire i Gay.
Il buon Sergio Rovasio, mandandoci una
testimonianza e segnalandoci il link del sito di questa organizzazione,
ci ha messo la cosiddetta pulce all'orecchio. Siamo andati a fare un
giretto sul citato sito d'informazione e abbiamo scoperto parecchie
cose interessanti, ve ne diamo ampia lettura nello scritto che segue.
Noi di Gaya CsF, ci siamo già attrezzati per organizzare un'operazione
di giornalismo investigativo inerente alla vicenda AGAPO, vi terremo
aggiornati su tutti gli eventuali sviluppi. Buena Vida. Gaya CsF Staff.
IL CASO "AGAPO"…. CHI SIAMO: Siamo un gruppo di genitori con figli
omosessuali che alla fine del 2006 comincia a scambiare e condividere
le proprie esperienze. Abbiamo dovuto constatare che dal momento che i
nostri figli sono entrati nei "circuiti" del mondo gay, si è aperta, o
si è allargata, una profonda spaccatura all'interno della propria
personalità. Molti pensano che gli unici problemi degli omosessuali
consistano nell'ostilità dell'ambiente circostante e nella omofobia
interiorizzata, come sostiene Agedo, Associazione dei genitori di
omosessuali vicina ad Arci Gay. Crediamo infatti che questa non sia una
spiegazione sufficiente. Troviamo sterile la disputa sull'omosessualità
come "variante naturale del comportamento umano al pari dell'
eterosessualità" o no: noi amiamo i nostri figli indipendentemente
dalla loro condizione e vogliamo che siano comunque rispettati.
I VALORI DI AGAPO: AMORE: nulla può incrinare l'amore per il nostro
figlio, fratello o amico interessato dal problema dell'attrazione verso
lo stesso sesso ( SSA-same sex attraction ). Anzi, è questo il momento
in cui ci sentiamo più vicini al nostro caro. Curiamo con delicatezza e
con ascolto la relazione con lui per aiutarlo a chiudere con pazienza e
fiducia la lacerazione interiore emersa. VERITÀ: amore e verità non
significano "dire quello che fa piacere all'altro". Oggi è pensiero
diffuso soprattutto nei media che l'omosessualità sia una "variante
naturale della sessualità umana", che prometterebbe grande felicità se
non ci fosse l'ostilità del mondo attorno. Questo punto di vista può
risultare seducente, ma non risponde alla realtà, ai dati e alle
informazioni basate su fatti anziché opinioni, per quanto queste siano
difficili da reperire. SESSUALITÀ: è una forza della vita e quindi un
valore. E' l'espressione del dono vicendevole che due persone,
differenti nella loro corporeità ed essenza, si fanno quando entrano
tra di loro in una relazione d'amore, per completarsi ed arricchirsi
armoniosamente. E' significativo che etimologicamente sessualità deriva
dal latino secus, che significa tagliare, separare, attinente a ciò
che distingue l'uomo dalla donna. CAMBIAMENTO: punto essenziale della
vita dell'uomo è quello della sua trasformazione continua, etero o
omosessuale che sia. Sentenze come "tu sei così" o "una volta gay
sempre gay" sono volte a togliere la libertà alla persona e a in una
identità, forse in quel momento scontata o più facile, ma profondamente
limitante e falsa. ACCOGLIENZA: ogni manifestazione dell'umana
debolezza è da considerare non estranea a noi stessi e può essere
utilizzata per la crescita della persona, purché non negata, né
presentata come espressione di normalità. TOLLERANZA: significa
reggere, sostenere, patire insieme; la tolleranza è, in effetti, il
rispetto dell'altro in una condivisione. Al contrario, omofobia e
ipocrisia travestita da tolleranza, quest'ultima forse ancor più
diffusa della prima, sono strettamente legate all'ignoranza e possono
causare ai nostri figli, familiari o amici effetti devastanti quali l'
immensa sofferenza per essere derisi o per essere incasellati, se non
imprigionati, in uno stereotipo quale quello dello stile di vita gay. I
CONSIGLI DI AGAPO E LE SUE TEORIE: Uno strappo improvviso Ti capita
di svegliarti un giorno e di scoprire che tuo figlio ha cambiato
"faccia". Lui che è sempre restato vicino a te, che ti ha sempre
confidato e raccontato tutto, che ti ha sempre fatto partecipe delle
sue scelte, delle sue paure e delle sue insicurezze, che ti ha sempre
chiesto aiuto nei momenti di difficoltà.... Tu che hai sempre parlato
con lui, che gli hai sempre dato consigli, che hai discusso con lui di
tutte le situazioni, che lo hai sempre ascoltato e che molto spesso hai
fatto tesoro dei suoi consigli e delle sue esperienze.... Tutto filava
alla perfezione: Amicizie stabili, Ottimi risultati a scuola,
Determinazione, Congratulazioni da parte di tutti i conoscenti. Poi
improvvisamente tutto cambia.... Nervosismo, chiusura in se stesso
Voglia di andarsene da casa perchè è talmente opprimente da non
permettergli di potersi esprimere e divertire Abbandono degli studi
Ricerca di amici diversi Paura di avere un fisico inaccettabile e
malato tale da non consentirgli di potersi realizzare. Lo vedi ridotto
a un burattino senza iniziative e che desidera ciò che gli
suggeriscono gli "altri" e non ciò che nasce dentro la sua fantasia e
la sua immaginazione. Non è più in grado di interrogarsi sui suoi
desideri autentici e quale sia il ruolo da svolgere nella sua vita. Non
è più in grado di esprimere quel sorriso radioso di cui era portatore.
E arriva il giorno in cui ci prega di permettergli di andarsene da casa
per poter essere più sereno e non più sottoposto ai nostri "controlli"
che limitano la sua libertà. Col nostro aiuto esce di casa per tre
volte con la conseguenza di depressione ed ipocondria in forte aumento
ad ogni ritorno a casa. L'offerta di aiuto ed assistenza ed i medici
che gli garantiscono un perfetto stato di salute fisica lo
innervosiscono sempre di più. Poi arriva il giorno in cui ti grida con
rabbia di essere OMOSESSUALE. La sensazione immediata è quella di un
crollo di tutte le tue aspettative e come si suol dire "ti crolla il
mondo addosso". Poi raccogli tutte le tue forze e ricominci a ragionare
e a pensare. Cominci a rivolgerti alle persone che possono darti dei
consigli ma ti aumentano le preoccupazioni perchè le risposte ti
sembrano banali e non corrispondenti alla tua situazione in
considerazione dell'arco di vita che hai percorso con tuo figlio. Ti
dicono: Uno nasce omosessuale L'omosessualità è genetica Ma guarda la
TV: tutti dicono che l'omosessualità è una cosa normale che va
assecondata Ci sono tanti omosessuali realizzati Ognuno deve fare la
propria esperienza e imparare sbattendo la testa contro il muro Guarda
anche nella compagnia di mio figlio c'è un omosessuale e nessuno fa
problemi. E via dicendo su questo tono. Però poi t'informi e realizzi
che anche quell'amico, che sembrerebbe vivere liberamente, ha gli
stessi problemi di tuo figlio: Depressione ed incapacità di portare a
termine qualsiasi tipo di progetto ridotto ad un "burattino" senza
desideri. E allora ricominci una ricerca un poco più approfondita al di
fuori delle cerchia dei tuoi amici. Internet, associazioni, psicologi.
Le risposte sembrano quasi unisone: L'omosessualità è una condizione
normale e se la contrasti sei un "omofobo". A questo punto ti convinci
e cerchi di seguire questi suggerimenti ma poi ti accorgi che la
situazione con tuo figlio non migliora anzi peggiora. Ancora ti
rimbocchi le maniche e ricominci daccapo e finalmente trovi una voce
diversa: Le sofferenze delle persone con tendenze omosessuali sono
causate dallo stesso stato omosessuale e dalle cause che hanno portato
a questa tendenza. Non esiste nessuna componente genetica ma piuttosto
componenti ambientali. Occorre prendersi cura delle persone con
tendenze omosessuali uscendo dal luogo comune che la tendenza
omosessuale sia innata. Esiste una "terapia riparativa" che ti
permette, attraverso psicoterapeuti, di analizzare le cause delle
sofferenze omosessuali. Ricominci a parlare con tuo figlio sotto un
nuovo riflettore che irradia una luce più chiara e splendente e che
porta ad effetti positivi: ripresa degli studi miglioramento dei
problemi psicosomatici ritorno al dialogo. E ti sembra di tornare a
vivere anche se le difficoltà sono sempre nascoste dietro il classico
angolo. DI FRONTE A SIMILI SITUAZIONI noi genitori non dobbiamo
essere superficiali e classificare certi atteggiamenti dei nostri
figli come normali e propri della generazione che stanno vivendo ma
dobbiamo preoccuparci nel momento in cui ci accorgiamo che nostro
figlio, invece di vivere la propria giovinezza creando quegli stimoli
necessari per una sana e corretta crescita, la trasforma in un
gioco senza accorgersi di sprecare la vita e rovinarla gravemente.
Dobbiamo preoccuparci quando realizziamo che nostro figlio è sotto
l'influsso di un distorto concetto individualista di libertà e in un
contesto privo di valori fondati sulla vita, sull'amore umano e sulla
famiglia, che finirà per incidere gravemente sul suo futuro, quando la
fase della giovinezza sarà passata e subentrerà una prospettiva ed una
visione del mondo molto diversa. Noi genitori dobbiamo preoccuparci
di quella cultura in cui la società e i mass-media offrono al riguardo
il più delle volte una informazione spersonalizzata e ludica, di quella
mancanza di valori per cui tutto viene messo sullo stesso piano , di
quel comportamento che porta a sperimentare tutto quello che passa per
la mente senza pensarci e valutando le conseguenze mentre accadono e
non prima, prevedendole. Quando noi genitori pensiamo di aver la
possibilità di impedire o di modificare in qualche modo i
comportamenti di nostro figlio che riteniamo essere a rischio, non solo
dobbiamo sentirci in dovere di farlo, ma dobbiamo essere convinti
che in caso contrario mancheremmo ad un nostro preciso dovere.
Quando noi genitori ci troviamo di fronte ad un comportamento di
nostro figlio che non approviamo abbiamo il dovere di manifestare la
nostra disapprovazione, aggiungendo sempre :"Ricordati che qualsiasi
cosa tu faccia, ti vogliamo bene e sappiamo aspettarti". "TESTIMONIANZA
DI UNA MADRE DISPERATA"….. La nostra solitudine di genitori. Sono la
madre di un ragazzo molto giovane, omosessuale. Sono stata da giovane
una contestatrice, ho vissuto in pieno il '68 e fortunatamente, pur se
in mezzo a tante contraddizioni, nelle sue forme più positive e belle,
di ricerca della libertà, della giustizia sociale, dell'apertura e allo
stesso momento della vicinanza all'altro, della solidarietà. Ecco,
questi valori, molto forti dentro di me, credo di averli appresi prima
in famiglia e poi di averli potuti sperimentare da giovane nell'impegno
sociale e nella politica. Già a quei tempi avevo amici omosessuali e
per la verità, a ripensarci oggi, la loro omosessualità non è mai
divenuta oggetto di un confronto, neanche di una confidenza, loro erano
così e basta. Sembrava che "la cosa" non ponesse alcun problema, anche
se più tardi, proprio attraverso il mio migliore amico dell'
adolescenza, ho potuto intuire che la sua realtà di omosessuale era
assai dolorosa e travagliata. Quando sono venuta a sapere dell'
omosessualità di mio figlio ho provato un colpo, sordo, al cuore; poi,
a poco a poco, mi sono imposta di far prevalere la ragione e mi sono
appigliata ai principi di apertura e di tolleranza, insomma a tutto
quello che avevo sempre condiviso sull'omosessualità come forma di
diversità. La mia prima risposta ascoltando i racconti di mio figlio è
stata quella di proporgli di andare al cinema insieme, perché proprio
in quei giorni c'era una rassegna del cinema gay; mi è sembrata,
allora, una forma di condivisione e di amore nei suoi confronti. Non mi
rendevo ancora conto di non conoscere questa problematica così
complessa. Oggi, alla luce dei tanti fatti che sono successi e che
continuano a succedere, sento che è necessario impegnarsi a
comprendere, insieme naturalmente, a continuare ad amare, forse anche
più di prima. E per cercar di comprendere con amore, non posso non
osservare e registrare i fatti.
Ho visto mio figlio, nel momento in cui
ha deciso di vivere da gay, cambiare radicalmente vita. Nel giro di
poche settimane ha lasciato lo sport che praticava e che gli piaceva;
ha lasciato gli scout che, mio marito e io crediamo abbiano
rappresentato, seppur con momenti di crisi - peraltro normali tra gli
adolescenti - la sua esperienza più importante di crescita al di fuori
della famiglia. Ha iniziato a rifiutarsi di collaborare a risolvere
qualche problema tecnico che si presentava in casa, al computer, o, che
so, alla presa elettrica; ha cominciato a dire che "non sapeva fare",
che non gli interessava, quando sempre in passato aveva dato prova di
essere molto capace: al computer cercava, sperimentava, inventava e,
quando io, in difficoltà, gli chiedevo aiuto, lui sapeva subito come
intervenire e risolvere. Improvvisamente non voleva più, non sapeva….
salvo, quando, come accade ancor oggi, si dimentica della sua identità
gay e, preso da qualcosa che lo appassiona veramente, accetta di farti
un'operazione e allora torna ad essere attivo, veloce e a usare la sue
competenze. Abbiamo potuto toccare, sentendoci impotenti, un secco
arresto del suo sviluppo. A nulla sono valsi i solleciti, le proposte
che venivano anche da altri amici. Via la scuola, da cui era riuscito
ad ottenere ogni volta risultati soddisfacenti, dove stava sviluppando
anche i suoi molti interessi; e via la musica, via il teatro, via il
cinema che seguiva con continuità e passione, via anche con la cucina,
con il disegno, con cui sapeva ben fare. Il rapporto con questi aspetti
della vita si è rotto. Ma soprattutto si è rotto il rapporto con le
persone che facevano parte del suo mondo, rapporto a cui, nonostante i
suoi timori, teneva. Allora non ha più frequentato amici maschi, le sue
amicizie sono diventate tutte al femminile, i maschi ora li trova nei
locali, nelle discoteche. Al momento il corpo pare sia al centro dei
suoi interessi, lo guarda e riguarda allo specchio, lo liscia, lo
colora, lo trasforma… E dal padre, con cui ha sempre faticato a porsi
in relazione, anche se con la coda dell'occhio ne ha sempre scrutato la
risposta, mio figlio, dopo il suo dichiararsi gay, si è ulteriormente
allontanato; e tuttora, nel rivolgersi a lui, è come se ci fosse ogni
volta una vena di provocazione o di aggressività, molto di più della
ribellione o del desiderio di affermarsi di un adolescente. Ma mio
marito continua a cercarlo, gli racconta di sé e di loro due, gli fa
proposte e mi sembra che nostro figlio sia anche disposto, a volte, a
misurarsi con lui, in fondo ho il sospetto che si fidi di lui. Questo
mi dà la speranza che un giorno smetta di fuggire e riprenda a
crescere. In mezzo a questi eventi dolorosi non abbiamo sentito la
vicinanza e l'amicizia delle persone da cui eravamo sicuri di poter
essere capiti. Devo riconoscere che nel nostro ambiente progressista la
risposta è stata il silenzio; per disinteressamento da parte di alcuni,
forse, per altri per difficoltà personali ad affrontare questo tipo di
problematiche. Comunque non c'è stata condivisione. Quando in alcuni
casi ho provato a farlo presente, le persone con cui parlavamo, pur
senza sapere nulla o quasi dei processi veri e devastanti in atto nella
vita di nostro figlio, ci hanno semplicemente invitato ad accettare la
sua scelta, lasciando anche trapelare nostri ipotetici errori e nostre
responsabilità nel non saperlo fare, come i media al momento insegnano.
In quasi nessun caso ho avvertito il desiderio o la disponibilità a
conoscere e ad ascoltare la voce di chi vive in prima persona un dramma
umano. Mio figlio ora vive in un ambiente marginale estremo. Pochi
delle mie amiche e dei miei amici, che pure lo hanno conosciuto e gli
hanno voluto bene, mi chiedono notizie di lui. Ultimamente ci è sorto
un sospetto: che le continue dichiarazioni e affermazioni sulla libertà
di scelta di identità sessuale, da parte dei partiti e dei media,
nascondano in realtà la scelta politica di allontanarli socialmente
(conseguenza del resto della volontà di non prendersi carico delle
problematiche ad essa inerente). "TESTIMONIANZA DI UN 'MIRACOLATO'
….." "Ero gay: i preti mi hanno guarito" - lunedì 26 febbraio 2007,
la Stampa - La storia di Luca Di Tolve Al «corso» letture sacre e
preghiere - Flavia Amabile – Roma - Lo si può incontrare in una via di
Milano, confuso tra la folla del sabato, a fare acquisti con la
fidanzata, attento a non spendere troppo perché sta mettendo da parte i
soldi per il matrimonio. Tranquillo, «normale» come dice di se stesso,
virgolette comprese. Chi lo avesse conosciuto dieci anni fa potrebbe
pensare di essersi sbagliato. Invece è proprio Luca Di Tolve, nella sua
nuova vita. «Quella - racconta - che mi sono conquistato dopo sei anni
di terapia riparativa dell'omosessualità: tre rosari al giorno, gruppi
di ascolto, studio della Bibbia e dei testi di Josè Maria Escrivà, il
fondatore dell'Opus Dei. Adesso, finalmente, sono guarito». «Guarito»,
dice, come se essere gay fosse una malattia, secondo le più bieche
posizioni omofobiche. Eppure Luca era omosessuale, e non uno
tranquillo. Piuttosto uno da montagne russe, capace di passare dalle
eleganti suite newyorchesi al sesso rubato in una «darkroom», dall'
ufficio dove dirigeva un team di persone a un parco di notte a
consumare rapporti. Il primo amore Gay lo è sempre stato, fin da
bimbo. «Ricordo la mia infanzia a giocare con le bambole e con le
amiche del palazzo volevo sempre fare la mamma», racconta. Già allora i
genitori si erano separati, lui viveva in un monolocale a Milano con la
mamma «troppo affettuosa, a volte soffocante ma anche tanto indaffarata
nella lotta per la sopravvivenza». Andò a finire che in seconda media
si innamorò perdutamente del suo compagno di banco «bello, perfetto,
forte e dolce allo stesso tempo». Amore non corrisposto. E non solo:
«Se ne accorse la prof, anzi, praticamente tutti». Lo sospesero.
«Rimasi a letto per giorni, gridavo il nome del mio compagno nel sonno.
Lo psicologo disse che ero il classico bambino turbato per la
separazione dei genitori e che un altro cambiamento sarebbe stato
dannoso». Il sesso Luca tornò in classe, riuscì anche a diventare
amico del suo «bello». Ma l'amore quello no. «Rimaneva in me un vuoto
che mai riuscii a colmare, i miei studi andarono a rotoli, abbandonai
la scuola». Dopo un po' arrivò il sesso, forse anche l'amore, con un
ragazzo più grande. Il mondo omosessuale si aprì davanti a lui, «un
mondo finalmente pieno di colori dopo tanta amarezza, sentivo di poter
finalmente camminare da vincitore e non da sconfitto». La prima
vittoria? Arrivare a Canale 5. Batteva le mani, faceva apparizioni
sporadiche, guadagnava quasi nulla ma intanto conosceva meglio
l'ambiente. Il passo successivo fu entrare nel giro delle discoteche.
Quando anche le discoteche iniziarono a stargli strette passò a
occuparsi della sezione turismo dell'Arci Gay. Organizzava viaggi per
omosessuali. Gli piacque talmente che pensò di aver finalmente trovato
la via giusta. Mise su un'agenzia sua, specializzazione i viaggi a
tema, soprattutto negli Usa, ma anche feste ed eventi come il Gay Pride
di Napoli. «Ero amato, invidiato, avevo soldi, casa in centro, bei
vestiti, in tasca biglietti d'aereo per andare a fare shopping negli
Usa quando volevo». Il massimo, insomma. O forse no. «L'Aids marciava
trionfante, la vita di amici ventenni con i quali avevo diviso anni
lieti, si spegneva miseramente». Anche lui finì nella morsa dell'Hiv.
Scomparve il suo lavoro, un sieropositivo non può sottoporsi a una
girandola di viaggi e vaccinazioni. Si dissolsero le paillette, iniziò
il periodo peggiore. «Tornai a casa di mia madre, ormai risposata, e fu
il mio deserto». Ovvero, il momento delle darkroom, dei parchi, del
sesso disperato, degli stupefacenti. «Poi ho scoperto il buddismo, e
sono arrivate le canzoni. Ho vinto un concorso con testo dedicato a un
Dio non ancora decifrato bene». La svolta - La svolta avvenne per
caso. Un giorno un amico omosex dimenticò a casa sua alcuni appunti di
filosofia. Luca li sfogliò per curiosità e s'imbattè nelle teorie di
Joseph Nicolosi. Spiega: «All'inizio ebbi voglia di prendere a pugni
questo signore e le sue idee. Però non riuscivo nemmeno a liberarmene.
In fondo che cos'era quell'andare in giro per parchi se non la conferma
che anch'io ero vittima di pulsioni, di nevrosi di cui dovevo
liberarmi? E perché non riuscivo a raggiungere la felicità con un
ragazzo, uno dei tanti conosciuti in quegli anni? Perché nei maschi mi
guardavo come in uno specchio, ma era della diversità di una donna che
avevo bisogno». Abbandonò il buddismo, ritrovò il cristianesimo e
scoprì per la prima volta l'identità di uomo. «Non dico che sia stato
facile, devi saper rinunciare, fermare la caccia al sesso compulsivo
che prima praticavo istintivamente». Ci sono voluti sei anni, qualche
caduta qui e lì, molta volontà, anche - e un tempo gli sarebbe apparso
impensabile - tante preghiere. «Tre rosari al giorno, i corsi del
gruppo Chaire e quelli di Living Waters. Un anno fa ho conosciuto la
mia fidanzata. Di me sa tutto e ha accettato di starmi accanto». Stanno
mettendo da parte i soldi per sposarsi, conta di farcela nel giro di
due anni. "GRILLINI E GLI EX GAY" - Franco Grillini interviene sulle
terapie per cambiare da gay in etero - lunedì 26 febbraio 2007 , la
Stampa - "E' soltanto mistificazione" - Franco Grillini, presidente
onorario dell'Arcigay, come la mettiamo con gli ex-gay, che dicono dall'
omosessualità si può uscire? «Scommetto che sono credenti...». Lo sono
diventati, prima non lo erano. «Quello che vorrei sapere è questo: come
mai ai non credenti non viene mai in mente di uscire dall'
omosessualità? E' solo propaganda e mistificazione di gruppi religiosi
convinti che l'omosessualità sia una scelta. Io sono psicologo, queste
cose le so e penso che gli psicologi che sostengono simili teorie
vadano espulsi dall'ordine professionale. Queste terapie sono destinate
al fallimento. Ma lo sa che negli Stati Uniti due dirigenti di Narth,
uno di questi gruppi che propagandano la terapia riparativa, sono
appena scappati per andare a vivere insieme?» Ce ne sono molti che però
mettono su famiglia, fanno figli e dicono di vivere in pace con sè
stessi, come mai? «Lo dicono ma quante bugie raccontiamo a noi stessi?
Dagli studi fatti emerge che cambiare la propria sessualità crea
soltanto ulteriori disturbi. Questi gruppi fanno un lavaggio del
cervello. Chi li ascolta subisce. Salvo poi finire per darsi a una
sessualità compulsica, seriale». A dire il vero questa è proprio l'
accusa che gli ex-gay rivolgono alla loro vita precedente: ora
finalmente riusciamo a controllare i nostri istinti... «Niente di più
falso. La maggioranza degli omosessuali il sesso non lo pratica quasi
mai. La ricerca della quantità invece della qualità è un pregiudizio o
riguarda solo una minoranza del mondo gay». Forse riguarda quelli che
gay non lo sono davvero... «Il problema è un altro: i gay stanno male
perchè non sono accettati e allora qualcuno pensa di poter stare meglio
omologandosi agli altri, cambiando identità come se si trattasse di una
giacca. Ma uno non sceglie di essere omosessuale, sceglie soltanto di
farsi del male». "L'ORIENTAMENTO SESSUALE SI PUO' CAMBIARE: L'
orientamento sessuale può cambiare? AGAPO propone il seguente testo,
tratto dal sito di "Lucca giornale News & Events". Questo sebbene i
suoi contenuti si trovino in apparente contrasto con l'opinione
pubblica dominante, sia a livello mediatico di massa sia tra la maggior
parte degli psicologi di Milano che abbiamo conosciuto. Facciamo però
presente che questi psicologi, che avevano un parere decisamente
negativo sulla possibilità di cambiare l'orientamento sessuale, non
erano a conoscenza dei contenuti dell'approccio terapeutico
ricostitutivo, né erano a conoscenza di nomi come Spitzer, Nicolosi e
altri e le relative ricerche. "Gli omosessuali hanno il diritto di
sapere che esiste una via d'uscita. La propaganda gay afferma che non
possono cambiare orientamento". La propaganda gay afferma che gli
omosessuali non possono cambiare orientamento e che l'unica cosa che
possono fare è di rassegnarsi alla propria condizione, ma in realtà le
cose non stanno affatto così! Omosessuali non si nasce e tra l'altro,
come dimostrato da una ricerca effettuata da J. Michael Bailey della
North-Western University e da Richard C. Pillare della Boston
University, se ci fosse un gene dell'omosessualità, i gemelli omozigoti
dovrebbero comportarsi allo stesso modo, mentre ciò non avviene.
Inoltre, dalla letteratura scientifica (come ad esempio dalla ricerca
condotta dallo psicanalista Irving Bieber), si ricava che circa un
terzo dei pazienti che si sottopongono ad un'idonea psicoterapia
eliminano l'omosessualità; un altro terzo ha un miglioramento; l'ultimo
terzo non cambia perché è costituito da persone forzate a sottoporsi
alla terapia o non sufficientemente motivate. Questo dimostra che
l'omosessualità non è un comportamento biologico innato, che non è
immutabile e che soprattutto ci sono alternative possibili allo stile
di vita gay. Robert Spitzer, docente alla Columbia University di New
York, ha dichiarato: "Come molti psichiatri io pensavo che alla
tendenza omosessuale si potesse solamente resistere e che non potesse
realmente cambiare l'orientamento sessuale. Ora credo che questa
convinzione sia falsa. Alcune persone con orientamento omosessuale
possono cambiare e cambiano". Esistono diverse associazioni e gruppi
(NARTH: National Association for Research and Therapy of Homosexuality,
PFOX: Parents and Friends of Ex-Gays and Gays, International Healing
Foundation, Gender Menders e tanti altri) che propongono una visione
dell'omosessualità differente rispetto a quella rassegnata propagandata
dagli attivisti gay. Io stesso ho incontrato persone che hanno portato
la loro testimonianza, raccontando della loro vita, del loro passato e
di come siano usciti dalla condizione dell'omosessualità attraverso una
particolare terapia; la società deve quindi cercare di fornire ogni
sostegno per aiutare coloro che vogliono compiere un cammino di ri-
orientamento, perché le persone che sperimentano pulsioni omosessuali
hanno il diritto di sapere che esiste una via d'uscita. Ovviamente la
terapia è una proposta e non un'imposizione, ma bisogna far sapere che
un'alternativa all'omosessualità è possibile, perché offrire una
possibilità di scelta vuol dire rendere le persone libere. L'ideologia
gay vuole invece limitare questa libertà affermandosi come unica
risposta. tratto dal sito web
www.dilloadalice.it n.112 del 05/07/2006.
Indagine Spitzer: lo psichiatra che cambiò opinione. Il 9 maggio 2001,
in occasione del meeting annuale dell'APA (American Psychiatric
Association) a New Orleans, il Dr. Spitzer, primario di ricerca
biometrica e professore di psichiatria alla Columbia University di New
York, ha presentato i risultati di uno studio effettuato su 200
soggetti che affermavano di aver cambiato il loro orientamento sessuale
da almeno 5 anni. Il 23 maggio 2001 il Dr. Spitzer ha dichiarato al
Wall Street Journal: "Nel 1973, opponendomi all'opinione prevalente
dei miei colleghi, appoggiai la rimozione dell'omosessualità dalla
lista ufficiale dei disordini mentali. Per questo motivo ottenni il
rispetto dei liberals e della comunità gay, anche se ciò fece infuriare
molti dei miei colleghi. Sostenevo che gli omosessuali potessero vivere
felicemente e sentirsi completamente realizzati. Se dichiaravano di
sentirsi a proprio agio nella loro condizione non dovevano essere
accusati di mentire o essere rifiutati. Ora, nel 2001, ho mutato
opinione e questo ha fatto sì che venissi presentato come un nemico
della comunità gay e così la pensano in molti all'interno della
comunità psichiatrica ed accademica. L'affermazione che io contesto è
la seguente: che ogni desiderio di cambiamento dell'orientamento
sessuale sia sempre il risultato della pressione sociale e mai il
prodotto di una razionale motivazione personale... Quello che ho
scoperto è che nel campione preso in esame, molti hanno fatto
cambiamenti sostanziali nella fantasia e nella eccitazione sessuale e
non semplicemente nel comportamento. Anche i soggetti che hanno avuto
un minor cambiamento lo hanno comunque giudicato estremamente benefico
per la loro vita." Lo studio di Spitzer è stato pubblicato sui
principali giornali americani come USA Today, Washington Post, The New
York Times. La storia è stata anche ampiamente riportata sul World Wide
Web attraverso alcuni importanti siti di news come foxnews.com, cbsnews.
com, abcnews.go.com, e msnbc.com. Lo studio di Spitzer si è basato su "
interviste telefoniche di 45 minuti con 143 uomini e 57 donne che
avevano cercato aiuto per cambiare il loro orientamento sessuale", ha
riferito il New York Times. "Spitzer e i suoi colleghi hanno scoperto
che il 66% degli uomini e il 44% delle donne aveva raggiunto una buona
funzionalità eterosessuale". Il Washington Times ha offerto maggiori
dettagli sui risultati dello studio: "Prima di cambiare, il 20 % era
sposato. Dopo, il 76% degli uomini e il 47% delle donne si sono
sposati. La maggioranza ha iniziato i tentativi per cambiare all'età di
30 anni, ma non ha avvertito nessun cambiamento per almeno 2 anni. Il
78% ha riferito una modifica dell'orientamento sessuale dopo 5 anni. In
seguito all'associazione di terapia e preghiera, il 17% degli uomini e
il 55% delle donne ha riferito di non avere più nessuna attrazione
omosessuale. Mentre il 29% degli uomini e il 63% delle donne hanno
riferito di avere ancora una minima attrazione verso persone dello
stesso sesso". I portavoce di diverse organizzazioni pro-gay americane
hanno tentato con le loro dichiarazioni di screditare sia il Dr.
Spitzer che i risultati della sua ricerca.. "Questo studio ha scarso
valore scientifico perché i campioni sono tratti in gran parte da
organizzazioni con forte impegno anti-gay e sembra essere il riflesso
del pregiudizio personale del ricercatore," ha detto Wayne Besen,
Associate Director of Comunications di Human Rights Campaign. Bob
Davies, Executive Director di Exodus North America, una fra le
principali organizzazioni cristiane che assistono le persone che
vogliono uscire dall'omosessualità, ha liquidato queste proteste come
prive di fondamento. "Il dottor Spitzer si autodefinisce come un ateo
umanista," dice Davies. "All'inizio del suo studio era scettico che
potesse avvenire un cambiamento. Casomai il suo pregiudizio era contro
la possibilità di cambiare e non a favore. " Besen ha obbiettato che l'
emarginazione e il timore del rifiuto possono aver avuto un ruolo
chiave nella decisione dei soggetti di intraprendere una terapia di
conversione. Tuttavia i soggetti stessi hanno dato differenti risposte
sul perché desiderassero cambiare, inclusa la percezione dell'
omosessualità come "non soddisfacente dal punto di vista emotivo"
(81%), il contrasto con principi religiosi (79%) e il desiderio di
sposarsi o di rimanere sposati (67% degli uomini e 35% delle donne).
ABC News ha riportato l'affermazione di alcuni gays secondo i quali la
"terapia di conversione" causerebbe depressione e perfino suicidio fra
i clienti che non riescono a raggiungere l'obbiettivo. "Non c'è alcun
dubbio che molti omosessuali non riescano a raggiungere l'obbiettivo e
che diventino depressi e che la loro vita peggiori," ha risposto il
Dottor Spitzer. " Non sto mettendo in discussione questo. Quello che
contesto è che questo sia presentato come inevitabile. Al contrario
molti soggetti hanno tentato il suicidio esattamente per il motivo
opposto perché molti professionisti della salute mentale avevano loro
detto che non avevano nessuna speranza e che dovevano semplicemente
imparare a vivere con i loro sentimenti omosessuali". Alcuni
omosessuali hanno messo in discussione i soggetti coinvolti nello
studio. " Il campione è totalmente non rappresentativo della comunità
gay," ha detto a ABC News David Elliot, un portavoce del National Gay
and Lesbian Task Force di Washington. "Ma Spitzer ha replicato che
sebbene le persone del suo campione siano effettivamente singolari –
più religiose rispetto alla popolazione generale – ciò non significa
che le loro esperienze debbano essere rigettate. E soprattutto non
significa che non stiano dicendo la verità, " ha riferito ABC News. L'
articolo di ABC continuava: " Un sondaggio ben articolato, ha detto
Spitzer, può determinare se un soggetto è credibile oppure no. E i suoi
interlocutori, a ciascuno dei quali sono state poste 60 domande in 45
minuti, hanno presentato tutti i requisiti della credibilità. In
realtà, rigettare la sua indagine significherebbe rigettare un'
immensità di ricerche psicologiche e psichiatriche. I metodi usati nell'
elaborare il suo studio sono gli stessi che vengono usati per
determinare l'effetto delle droghe" Secondo l'articolo di ABC, Spitzer
ha rivolto ai soggetti " domande molto dettagliate, non solo sull'
attrazione sessuale, ma sulle fantasie durante la masturbazione e i
rapporti sessuali, e il desiderio di coinvolgimento emotivo e romantico
con persone dello stesso sesso e numerose altre variabili che indicano
l'orientamento sessuale. E sulla maggior parte di queste variabili, la
maggioranza dei soggetti ha fatto cambiamenti consistenti che durano da
anni". "L'affermazione che la gente non possa cambiare è una
conclusione politica piuttosto che una conclusione scientifica" ha
detto il Dr. Joseph Nicolosi, direttore del National Association for
Research and Therapy of Homosexuality (NARTH) e membro di Exodus. "
Questo evidenzia l'esistenza di una potente lobby gay all'interno della
professione psichiatrica. Quando lo scorso anno pubblicammo uno studio
sostenendo che più di 800 persone erano cambiate, nessuno lo ha preso
in considerazione. Ma quando Spitzer ha sostenuto la stessa cosa hanno
dovuto ascoltarlo a causa della sua reputazione di avvocato dei gay".


AGAPO……. ASSOCIAZIONE FAMILIARI ANTI-OMOSESSUALI
ALLE ASSOCIAZIONI
GLBT: Inoltro un messaggio che mi ha inviato un amico di Milano. Quanto
segnalato è di una gravità inaudita. Una Associaizone (
www.agapo.net)
si spaccia per "Associazione genitori e amici di persone omosessuali"
promuovendo false tesi paragonabili a quelle omofobiche tipiche del
fondamentalismo cattolico. Salve, Sono Marco di Milano. In internet
ho visto che è nato il sito internet (
www.agapo.net) di una
un'associazione (esistente presumo) di genitori anti-gay che credono
che l'omosessualità possa, e dovrebbe, essere curata (l'associazione si
chiama AGAPO - ASSOCIAZIONE GENITORI E AMICI DI PERSONE OMOSESSUALI,
sulla scia dell'agedo). E' un sito orrendamente omofobico, mascherato
da palese falso buonismo e falsa tolleranza, mirante a propagandare le
solite storie sulla guarigione dall'omosessualità, nonchè a consigliare
ai genitori che hanno figli omosessuali di curare i propri figli
dall'omosessualità. Nella sezione "consigli ai genitori" c'è scritto:
"E' particolarmente difficile per dei genitori comprendere un figlio
quando pratica lo stile di vita gay. Ed è ugualmente difficile quando i
genitori scoprono che è possibile liberarsi dal problema
dell'attrazione verso lo stesso sesso e che tuttavia il figlio non ne
vuole sapere di cogliere questa possibilità. Quando le persone si
identificano nello stile di vita gay, il che significa che hanno
accettato l'ideologia dell'attivismo gay, subentra nei genitori un
senso di sconfitta. E' molto doloroso quando il figlio ignora i
genitori, si chiude in se stesso, oppure s'infuria con loro. AGAPO può
consigliarvi terapeuti che possono aiutarvi ad apprendere molto
rispetto a quanto vostro figlio sta provando e quali possono essere le
vostre risposte. Un figlio che decide di liberarsi dell'omosessualità
deve essere assicurato che esistono aiuti validi. Ricordate che è
vostro figlio che deve volere il cambiamento, non lo si può imporre.
Abbiate pazienza, il cambiamento richiede tempi lunghi. In conclusione:
non perdete mai la vostra convinzione che l'uomo è libero e che il
cambiamento è possibile. " Nella sezione dedicata ai valori
dell'associazione, c'è scritto: "Amore: nulla può incrinare l'amore per
il nostro figlio, fratello o amico interessato dal problema
dell'attrazione verso lo stesso sesso ( SSA-same sex attraction ).
Anzi, è questo il momento in cui ci sentiamo più vicini al nostro caro.
Curiamo con delicatezza e con ascolto la relazione con lui per aiutarlo
a chiudere con pazienza e fiducia la lacerazione interiore emersa .
Verità: amore e verità non significano "dire quello che fa piacere
all'altro". Oggi è pensiero diffuso soprattutto nei media che
l'omosessualità sia una "variante naturale della sessualità umana", che
prometterebbe grande felicità se non ci fosse l'ostilità del mondo
attorno. Questo punto di vista può risultare seducente, ma non risponde
alla realtà, ai dati e alle informazioni basate su fatti anziché
opinioni, per quanto queste siano difficili da reperire. Cambiamento:
punto essenziale della vita dell'uomo è quello della sua trasformazione
continua, etero o omosessuale che sia. Sentenze come "tu sei così" o
"una volta gay sempre gay" sono volte a togliere la libertà alla
persona e a in una identità, forse in quel momento scontata o più
facile, ma profondamente limitante e falsa. Nella sezione documenti
sono segnalate storie di gay che sono usciti dall'omosessualità, come
"Ero gay: i preti mi hanno guarito" e propagandate teorie che dicono
che dall'essere gay si può guarire. Nella sezione links sono
consigliati siti come obiettivo-chaire.it, acquaviva2000.com e narth.
com - noti riferimenti internet degli omofobi che propagandano tesi
omofobiche sull'essere gay e soprattutto la "cura" dell'omosessualità.
Nella sezione testimonianze ci si imbatte in letture che contengono
frasi come: "Quello che però spesso non sappiamo, o non vogliamo
riconoscere, è che l'omosessualità nell'essere umano è un problema
della sviluppo, quasi sempre il risultato di rapporti familiari
problematici , che niente hanno a che fare con la genetica. "amore
significa anche affidare tuo figlio alle cure di esperti che, come te,
mettono l'amore al primo posto, anche nello strutturare una possibile
terapia" "Di fronte a simili situazioni noi genitori non dobbiamo
essere superficiali e classificare certi atteggiamenti dei nostri
figli come normali". Quando noi genitori pensiamo di aver la
possibilità di impedire o di modificare in qualche modo i
comportamenti di nostro figlio che riteniamo essere a rischio, non solo
dobbiamo sentirci in dovere di farlo, ma dobbiamo essere convinti
che in caso contrario mancheremmo ad un nostro preciso dovere." E
così via. Spero si possa intervenire, perchè questo è un sito
pericoloso, pensiamo a tutti quei ragazzini che si sono appena scoperti
gay, o a tutti quei genitori di ragazzini, o ragazzi, che si sono
appena scoperti gay, che potrebbero venire in contatto con questo
sito... quindi con questa (presumo esistente) associazione. Pensiamo a
quanti probabilmente stanno già venendo in contatto con questi qua.
Marco - studente – Milano. INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF – FONTE
Sergio Rovasio

IL CASO PEGAH EMAMBAKHSH
LA NECESSITÀ DI TUTELARE I DIRITTI DELLE PERSONE PERSEGUITATE PER LA LORO OMOSESSUALITÀ
Un appello al governo del Regno Unito e a tutte le istituzioni democratiche:Pegah
Emambakhsh (40) è una donna lesbica iraniana.
A causa della sua
omosessualità rischia di essere condannata a morte dal giudici della
Repubblica islamica dell'Iran. Si è rifugiata in Gran Bretagna, a
Sheffield, dove ha chiesto asilo politico. Questo diritto le è stato
negato con motivazioni pretestuose, fra le quali il fatto che non
sussistono prove certe della sua omosessualità, e dunque di un vero
rischio di persecuzione in Patria. Anche in Germania una giovane donna
lesbica di nome Jasmine K. ha chiesto asilo ma le è stato rifiutato
dalle autorità con la stessa inconsistente motivazione: non può provare
di essere lesbica. La "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani"
protegge coloro che sono perseguitati a causa della loro diversità
senza che questa debba essere provata. L'omosessualità è uno stato che
esiste nel momento in cui viene percepito o anche solo dichiarato da un
essere umano. Pretendere una prova di tale inclinazione è una
violazione dei diritti umani. Persino lo Stato di Israele accolse gli
Ebrei profughi dell'Olocausto solo in base alla fiducia nelle loro
dichiarazioni. Molti erano senza documenti. Questo è il solo modo di
rispettare i diritti dell'uomo. L'alternativa sarebbero umilianti
dimostrazioni di natura sessuale, inutili esami clinici e psicologici,
procedure inquisitoriali lesive della privacy e della dignità umana. Il
gruppo EveryOne chiede con forza che Pegah Emambakhsh, Jasmine K. e
tutte le persone perseguitate in quanto omosessuali vengano ospitate
come profughe dai paesi che si ritengono civili e tutelate dagli
effetti dell'intolleranza. Per il Gruppo Everyone: Roberto Malini,
Matteo Pegoraro, Ahmad Rafat, Dario Picciau, Steed Gamero, Rami
Lavitzky, Arsham Parsi. Per sottoscrivere l'appello, inviare una mail
con nome e cognome (se vuoi, un tuo pensiero) e con oggetto "Adesione
appello caso Pegah Emambakhsh" a matteo.pegoraro@infinito.it o
roberto.malini@annesdoor.com.


LA PAURA DEL GATTO NERO L'AIDAA
(Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) ha proposto di
istituire una giornata di "tutela e dignita' dei gatti neri". Nel
nostro Paese ogni anno ne vengono sterminati almeno 60mila, grazie ad
una vecchia e stupida superstizione. Ho cercato di andare a fondo di
questa paura che molte persone hanno nei confronti di un animale
innocuo e amabile, ed il risultato e' l'intervento che segue. A
sorpresa, esce fuori che perfino l'omosessualita' c'entra, in qualche
modo… Mi scuso se e' troppo lungo, ma proprio non ne potevo fare a
meno. Ma non preoccupatevi: se non vi interessa, cestinatelo pure. Ai
piu' coraggiosi, invece, il solito augurio: buona lettura. PS: Questo
intervento e' parzialmente apparso su vari periodici e libri. In
particolare, e' stato pubblicato su "Ompo" N° 116, Febbraio 1988,
"Killer Aids", Kaos Ed. 1993, "Ompo" N° 179, dicembre 1996, "Babilonia"
N° 8, settembre 2004
GREGORIO IX e i... gatti
Ugolino dei Conti di
Segni, nato tra il 1145 ed il 1150 circa ad Anagni, viene fatto
cardinale dal suo parente Innocenzo III nel 1198. Diventa papa il 21
marzo del 1227, succedendo a Onorio III, e assume il nome di Gregorio
IX. Scomunica una prima volta Federico II perche' aveva risolto
pacificamente la crisi medio-orientale dell'epoca e si rifiutava di
portare avanti la crociata con tutti i massacri che questa comportava.
Nel 1239 lo scomunica di nuovo scatenando un'altra guerra disastrosa
per l'intera Europa e chiamandolo "Bestia dell'Apocalisse". e' sempre
lui, nel 1232, a istituire i tribunali dell'Inquisizione per la
repressione degli eretici e della cui gestione incarica i Domenicani,
con la bolla del 20 aprile. Canonizza Francesco d'Assisi (1228),
Antonio da Padova (1232), Domenico di Guzma'n (1234) e nello stesso
anno promulga le "Decretali", compilate per suo ordine da Raimondo di
Peñafort in cinque libri, che piu' tardi confluiranno in quello che
verra' universalmente conosciuto con il nome di "Corpus Iuris
Canonici". Muore nel 1241, vecchissimo, dopo aver posto le premesse per
una delle piu' tragiche epidemie della storia. E chissa' quanto
inconsciamente. La lettera decretale "Vox in Rama" (12 giugno 1233) e'
indirizzata a Enrico, Re di Germania e figlio dell'Imperatore Federico
II. Comincia con un prologo che, ridondando di immagini bibliche,
descrive le sventure che secondo Gregorio IX hanno colpito la Chiesa e
riporta le insistenti voci di streghe in fiorente attivita' nella
Germania Settentrionale. «... Quando un neofita dev'essere iniziato ed
e' introdotto dinanzi all'assemblea dei malvagi per la prima volta, gli
appare una specie di rana o, secondo gli altri, un rospo. Qualcuno (dei
novizi, nda) gli accorda uno sporco bacio nel suo posteriore, qualcun
altro sulla bocca, succhiando la lingua dell'animale.. Talvolta il
rospo e' di normali dimensioni, ma spesso e' grosso quanto un'oca o una
papera. Di solito e' grande come l'apertura di un forno. Il novizio si
fa avanti e si mette di fronte ad un uomo di un pallore spaventoso i
cui occhi sono neri ed il cui corpo e' cosi' sottile ed emaciato che
sembra non aver carne ma solo pelle ed ossa. Il novizio lo bacia e lo
trova freddo come il ghiaccio. Dopo averlo baciato, ogni resto di fede
cattolica che poteva ancora albergare nel cuore del neofita, lo
abbandona. Poi, tutti si siedono per banchettare e quando anche questo
e' finito e tutti si alzano, da una specie di statua che di solito si
trova in queste riunioni, emerge un gatto nero. e' grande quanto un
cane di buona taglia, ed entra camminando all'indietro con la coda
sollevata. Per prima cosa il novizio gli bacia il culo, poi fa lo
stesso il Maestro delle Cerimonie, ed infine vi partecipano tutti, a
turno. O almeno, tutti quelli che meritano tanto onore. Il resto, cioe'
quelli che non ne sono ritenuti degni, baciano il Maestro delle
Cerimonie. Ritornati ai loro posti, per un po' restano in piedi in
silenzio, con le teste girate verso il gatto. Quindi il Maestro
esclama: "Perdonaci". La persona dietro di lui ripete la formula ed una
terza aggiunge: "Signore lo sappiamo". Un quarto partecipante finisce
la formula dicendo: "Obbediremo". Quando questa cerimonia si e'
conclusa, le luci vengono spente ed i presenti si abbandonano alla piu'
abominevole sensualita', senza badare al sesso. Se ci sono piu' uomini
che donne, questi soddisfano tra di loro i reciproci depravati
appetiti. Le donne fanno lo stesso l'una con l'altra. Alla fine di tali
orrori si riaccendono le lampade ed ognuno torna al suo posto. Quindi,
da un angolo buio emerge la figura di un uomo. La parte superiore del
suo corpo, dai fianchi in su, risplende come il sole ma, sotto, la sua
pelle e' grezza e coperta da una pelliccia, come un gatto. Il Maestro
delle Cerimonie taglia un pezzo del vestito del novizio e dice a quella
risplendente immagine: "Maestro, mi e' stato dato questo ed io, a mia
volta, lo passo a te". Al che l'altro risponde: "Tu mi hai ben servito
e meglio mi servirai ancora nel futuro. Mettero' sul tuo conto cio' che
mi hai dato". E sparisce non appena pronunciate queste parole. Ogni
anno, a pasqua, quando ricevono dal prete il corpo di Cristo (l'ostia,
nda), lo nascondono in bocca per poi sputarlo nelle immondizie in segno
di spregio verso il loro Salvatore. Inoltre, questi uomini tra i piu'
miserabili, bestemmiano contro il Signore dei Cieli, e nella loro
follia dicono che il Signore ha fatto male a sprofondare Lucifero in un
pozzo senza fondo. Questa gente disgraziata crede in Lucifero e lo
ritiene il creatore dei corpi celesti che assurgera' a gloria dopo la
caduta del Signore. Con lui, e attraverso lui, sperano di raggiungere
la felicita' eterna. Confessano di non credere che bisogna fare il
volere di Dio ma, piuttosto, che bisogna dispiacerlo...». Uno studio
accurato delle epidemie sulle quali abbiamo una sufficiente
documentazione rivela la presenza di elementi comuni. Tra questi, il
piu' importante e' l'interpretazione religiosa, costante in quasi tutte
le fedi conosciute. Gia' secondo gli Ebrei, nel Vecchio Testamento, Dio
tormentava di piaghe il Faraone d'Egitto perche' non si decideva a
lasciar libero il suo popolo prediletto. E poi, l'epidemia che colpi' i
Filistei per aver preso l'Arca dell'Allenza; la pestilenza che uccise
70.000 israeliti per i peccati di Davide; i 185.000 assiri morti in una
sola notte nel campo di Sennacherib... e via di questo passo. Ora,
quando gli Ebrei per primi, ed i Cristiani per secondi, insistono nel
dire che queste calamita' non erano naturali, ma causate dall'uomo
stesso, hanno un po' di ragione, ma non perche' fosse lui ad
attirarsele con il suo comportamento peccaminoso, ma perche' si tende
ad attribuire al Padreterno intenzioni e azioni che Dio non si e' mai
sognato di manifestare. Assolutamente. Cosi', e con le migliori
intenzioni di questo mondo, uomini di chiesa magari straordinari per
certi versi, commettono degli errori tragici che si trasformano in vere
e proprie calamita'. E l'intera storia dell'Occidente, letta senza
pregiudizi e senza censure di nessun tipo, si dimostra rivelatrice a
questo proposito. Analizziamo un po' quello che e' successo agli albori
del XIII secolo, subito dopo la lebbra del 1230 importata in Europa dai
crociati, e lo stesso anno in cui il papa incarica i Domenicani di
occuparsi dell'Inquisizione mentre a Granada il sultano Maometto I
fonda la dinastia Nasridi, in Inghilterra viene estratto per la prima
volta il carbone (a Newscastle), a Verona nasce Ezzelino da Romano, a
Padova viene canonizzato sant'Antonio. Gregorio IX scrive una lettera,
"Vox in Rama", indirizzata a Re Enrico, ma che alcuni vogliono spedita
all'arcivescovo di Mainz ed al vescovo di Hildesheim per lodare le
attivita' repressive di Conrad di Marburgo contro certi tedeschi che
rifiutavano di essere convertiti al cristianesimo. Il papa definisce
"eretici" quei popoli settentrionali e li accusa di "adorare il
diavolo" anche sotto forma di gatto nero, baciandogli il deretano e
partecipando ad orge bisessuali. Precedentemente (l'11 ottobre 1231),
papa Gregorio aveva gia' scritto a Conrad ordinandogli di combattere i
"Luciferiani", o adoratori di Lucifero i quali, in realta', tra di loro
si chiamavano "Stedingers", cioe' "abitanti delle coste", ed erano
popolazioni di contadini frisoni che non adoravano affatto il demonio,
ma, piu' semplicemente, restavano fedeli alla religione dei loro padri.
Venne messo insieme un esercito di 40.000 crociati che, sotto la guida
del cristianissimo Duca di Brabante, stermino' gli Stedingers: 8.000
cadaveri rimasero sul campo. I pochi sopravvissuti si sparsero per
tutta la Germania settentrionale, continuando a rimanere fedeli alle
loro millenarie convinzioni religiose e, per questo, continuando per
secoli ad essere bruciati vivi con l'accusa di "stregoneria". Ma la
bolla del papa non si esaurisce qui. I popoli europei di fresco
battesimo ci pensarono su a lungo. I cristiani non avevano mai avuto
simpatia per il gatto, un po' perche' era un animale divinizzato presso
alcune religioni (in Egitto un'intera citta' gli era sacra),
strettamente connesso a certi de'i presso altri popoli (i greci lo
avevano consacrato a Diana, la stessa dea che piu' tardi verra'
identificata con la regina delle streghe...), un po' perche' in
Germania il culto di Freia presupponeva la presenza di questo animale,
simbolo di fertilita'. In effetti, questa dea amava spostarsi su di una
carrozza trainata da venti gatti, mentre anche la sua amica Holda
cavalcava spavalda un grosso gatto maschio. E l'importanza di Freia si
capira' pensando che ancora oggi, nelle lingue nordiche, il "venerdi'"
e' il giorno a lei dedicato e che si dice "friday" in inglese,
"freitag" in tedesco, e cosi' via. E ancora, e' il venerdi' notte che
le streghe cominciano il sabba. Ora, che la massima autorita' morale
dell'epoca, il papa, dicesse ufficialmente che il gatto nero altri non
era se non una delle sembianze assunte dal Diavolo per farsi adorare
dai suoi seguaci... non fece altro che complicare le cose e' vero che
nel 1180 l'inglese Walter Map aveva gia' parlato di eretici che
aspettano in silenzio e al buio che il Diavolo, sotto forma di enorme
gatto nero, scenda su di loro per farsi baciare i piedi e i genitali
("De Nugis Curialum"), ma costui era un semplice prete e le sue
convinzioni non vincolavano nessuno e' proprio dopo la bolla del papa
che i gatti cominciano (o continuano con piu' impegno) ad essere
ammazzati. A Metz, nel 1344, vennero bruciati vivi tredici gatti chiusi
in una gabbia di ferro per far cessare un'epidemia di ballo di san
Vito. L'usanza si fa risalire a san Clemente che, nell'anno 25 della
nostra era, aveva messo in fuga con la spada un gatto che incarnava
(ancora!) il Diavolo. In seguito a quell'avvenimento, il santo dedico'
questo numero magico ai demo'ni visto che, uno dei riti che aveva
praticato, consisteva proprio nel bruciare vivi tredici gatti rinchiusi
in una gabbia di ferro che, cosi', era trasformata in un'orrenda
graticola! e' all'incirca dello stesso periodo la convinzione che farsi
attraversare la strada da un gatto nero equivalga ad imbattersi nel
Diavolo: credenza di cui, oggi, e' rimasta solo l'idea che il gatto
nero "porti male". Questa furia cristiana, laica ed ecclesiastica,
contro i gatti, ne comporto' la quasi totale scomparsa dal panorama
europeo nel giro di un secolo. Cosi' quando nel Trecento, dalla zona
intorno al lago di Balchash in Asia Centrale, ebbe origine una delle
cicliche migrazioni verso Occidente di grossi topi divoratori,
attraverso le stesse vie o con le stesse modalita' delle migrazioni
barbariche alle quali erano sempre stati accomunati, ben pochi felini
si trovarono sulla loro strada pronti a contrastarli. E questi topi, ma
e' piu' corretto parlare di ratti, seguirono la classica carovaniera a
nord del Mar Caspio, attraversando Astrakan, risalendo il Volga,
discendendo il Don, sostando a Caffa sul Mar Nero ed entrando
finalmente in Europa, sia per terra che, sembra perfino piu' probabile,
per mare, visto che le prime ad esserne colpite furono le citta'
portuali: Costantinopoli, Trebisonda, Messina, Marsiglia, Genova...
Questo ratto nero, del genere "Rattus Rattus", "amante delle alture
tiepide e secche come piani rialzati e granai, scaccia il ratto grigio,
che "preferisce le zone basse e umide quali fogne e cantine". Il ratto
nero ha meno paura dell'uomo, gli vive accanto piu' volentieri, e visto
che ospita su di se' una pulce, che a sua volta e' portatrice di un
malefico bacillo, la "Yersinia Pestis", diventa involontario diffusore
di uno dei piu' angosciosi ed ancestrali terrori dell'uomo: la PESTE.
Tra il 1348 ed il 1351 l'Europa si spopola. Un terzo, forse la meta'
della popolazione, scompare. Le conseguenze di questo sterminio sono
incalcolabili: di decesso in decesso (e bisogna ricordare che di peste
si muore in poche ore, tra i due e i sette giorni, per questo viene
considerata la "peggiore" delle epidemie, in latino "peius", da cui
viene il nome), e di eredita' in eredita', si creano in periodi
brevissimi dei grossi accentramenti finanziari che, in un secondo
tempo, favoriscono l'espansione commerciale, il finanziamento di
spedizioni volte alla conquista di nuovi mercati e percio', alla fin
fine, contribuiscono perfino, e paradossalmente, alla scoperta dell'
America. Notoriamente la concentrazione delle fortune prefiguro' il
capitalismo moderno: sembra che l'ascesa della famiglia dei Medici sia
cominciata in questo modo, proprio durante la peste di Firenze. Senza
dimenticare che questa Vox in Rama e' anche un tassello importante
nella storia della persecuzione contro i sodomiti. La rappresentazione
del famoso bacio nel culo (osculum infame) e le orge bisessuali con il
diavolo rappresentano il momento di maggior confusione tra stregoneria
e omosessualita' e saranno il punto di partenza di numerosi processi
contro migliaia di poveri disgraziati che verranno bruciati vivi
insieme ai loro atti giudiziari, affinche' di quel crimine nefando non
ne restasse nemmeno la memoria.
LE GRANDI EPIDEMIE DELLA STORIA
Le epidemie, infezioni a largo raggio, sono una costante del mondo
vegetale e animale. L'uomo ne e' stato funestato da tempi immemorabili.
Basti pensare che, solamente in Cina, tra il 243 a.C. ed i nostri
giorni, ne sono state registrate ben 290. Tra quelle piu' comuni alla
nostra civilta', invece, vanno ricordate le seguenti. la Peste
Bubbonica (o Morte Nera), che stermino' oltre la meta' della
popolazione europea tra il 1348 ed il 1351 (si parla di 30-75 milioni
di persone). Venne considerata la punizione di dio per non meglio
precisate colpe commesse dall'umanita', e ne furono incolpati gli
Ebrei. La Sifilide, che causo' svariati milioni di vittime da quando
apparve in Europa, nel 1493, fino a pochi decenni fa. Anche questa
venne considerata un castigo di dio e tutti i popoli del continente se
ne palleggiarono la responsabilita'. Il Colera, che nel XIX secolo
imperverso' tra Indiani, Americani ed Europei. Quando nel 1831 arrivo'
in Ungheria, il popolo penso' ad un complotto ordito dall'aristocrazia
per liberarsi dei contadini e dei sottoproletari cenciosi. Fu grazie al
colera se ci si decise a fornire le citta' di fognature coperte che
contribuirono ad eliminare questa e tante altre infezioni. L'Influenza
del 1918-19. Non c'era riuscita la Prima Guerra Mondiale... ci riusci'
la Spagnola ad uccidere 50 milioni di vittime. A Philadelfia morivano
4500 persone la settimana, mentre un'ondata di conversioni religiose
sconvolse le citta' dell'Occidente. La Poliomielite, la meno perniciosa
di tutte le grandi epidemie: in 40 anni (1915-55), uccise "solo" 57.000
americani e ne invalido' mezzo milione, tra i quali il futuro
presidente Roosevelt. Il vaccino Salk elimino' negli anni '50 il
problema, una volta per tutte. L'Aids, che ha fatto il suo ingresso
nella nostra storia fin dal 1981 e che, purtroppo, e' ormai cronaca di
oggi.
VITA DA... GATTI!
A parte il coniglio, il gatto e' l'ultimo
animale addomesticato dall'uomo e lo si vede piuttosto bene
considerando la sua indipendenza e il desiderio di liberta' che ancora
lo anima. Probabilmente, questo e' dovuto alla sua origine
recentissima. Non si trovano tracce di gatti in nessun insediamento
preistorico. Sono stati gli Egiziani i primi a farne la conoscenza, ad
apprezzarlo e a trovargli un posto di prim'ordine nel loro pantheon di
de'i-animali. Cosi', le scintille che il suo pelo elettrostatico
sprizzava al buio delle piramidi e dopo una lunga esposizione al sole
del deserto, insieme alla capacita' dei suoi occhi di trasformarsi in
due fessure sottilissime, di una luminosita' glaciale, in mancanza di
illuminazione, consentendogli di vedere dove all'uomo e' impossibile,
convinsero gli egiziani della sua eccezionale natura divina. A Bubasti
gli venne dedicata un'intera citta'. A Beni-Hassan vennero scoperti
trecentomila gatti (imbalsamati e mummificati secondo una precisa
gerarchia) che due secoli orsono gli archeologi inglesi importarono
nella loro madrepatria per usarli come... concime! Forse e' a causa di
questo culto con il quale gli Ebrei non andavano tanto d'accordo, che
nel Vecchio Testamento, dove pur si parla di centinaia di altri
animali, il gatto non viene neppur citato di straforo. E fin dall'
inizio, anche i naturali eredi degli Ebrei, i Cristiani, ignorarono
questa bestia che in Egitto era adorata con il nome di Bastet (da cui,
appunto, la citta' di Bubasti), e che in Grecia era associata a Diana
(come continuera' ad esserlo nella Germania medioevale). I Musulmani,
invece, e in ricordo della gatta tanto amata da Maometto, le
riserveranno un posto di privilegio tutto particolare, mentre i cani,
ancora oggi, non sono molto amati nell'Islam. Intanto, la reputazione
del nostro felino si andava rapidamente deteriorando: tutti sapevano
che ogni "martedi' grasso" il diavolo invitava i suoi amici gatti ad
ubriacarsi insieme a lui. E si capiva perche' questi dormissero di
giorno: la notte dovevano vegliare sui mortali e correre a riferire al
Maligno qualsiasi avvenimento della casa in cui erano imprudentemente
ospitati. Una delle piu' sanguinose crociate lanciate dalla Chiesa di
Roma non fu certo contro i musulmani provenienti dall'Asia e dall'
Africa, ma contro gli europei a sud della Francia, gli Albigesi, che
avevano abbracciato la fede Ca'tara, cosi' definita perche', secondo
alcuni, il nome veniva dal greco Katharo's, che vuol dire Puri. Secondo
altri, invece, perche' adoravano il diavolo che alle loro riunioni si
presentava in veste di gatto (nero, of course!), che in latino si
diceva cattus, al quale (come abbiamo visto) baciavano il culo! Nel
1484, in seguito all'intervento di un altro papa, Innocenzo VIII°,
autore della bolla "Summis Desiderantes", la situazione dei (pochi)
gatti rimasti in Europa divento' ancora piu' tragica: "donne e uomini
furono torturati, bruciati od impiccati in base alla sola accusa di
aver curato un gatto ammalato o ferito". Ormai, l'immagina classica
della strega era stata disegnata per sempre: una vecchia, a cavalcioni
di una scopa, davanti ad un camino, con un gufo appollaiato su un
trespolo, ed un gatto nero accovacciato ai piedi...! Massimo Consoli


"ETICHETTE INGANNEVOLI"
QUESTO ARTICOLO ESPLORA I PIÙ COMUNI TRUCCHI
USATI DALLE AZIENDE ALIMENTARI PER INGANNARE I CONSUMATORI.
17-08-2007
- FONTE: DISINFORMAZIONE.IT
"Come i produttori alimentari prendono in
giro i consumatori con ingannevoli elenchi di ingredienti"
(di Mike
Adams)
Il mito: L'elenco degli ingredienti nei prodotti alimentari è
studiato per informare i consumatori circa il contenuto del prodotto
stesso. La realtà: l'elenco degli ingredienti è usato dai produttori
alimentari per imbrogliare i consumatori sul fatto che siano più sani
di quello che in verità sono.
Questo articolo esplora i più comuni
trucchi usati dalle aziende alimentari per ingannare i consumatori. L'
articolo contiene anche utili informazioni per aiutare i consumatori a
leggere le etichette dei prodotti con il giusto scetticismo. Ingannare
i consumatori: trucchi del commercio alimentare Se la Scheda
Nutrizionale Informativa presente nella confezione del prodotto
alimentare elenca tutte le sostanze contenute nel prodotto, come
possono ingannare i consumatori? Ecco alcuni dei modi più comuni: Uno
dei trucchi più comuni è quello di distribuire gli zuccheri presenti
tra molti ingredienti così che le quantità di zuccheri non compaiono
nei primi tre dell'elenco. Per esempio un'azienda può usare una
combinazione di saccarosio, fruttosio, sciroppo di cereali, sciroppo di
grano, zucchero di canna non raffinato, destrosio e altri zuccheri per
essere sicura che nessuno di essi sia presente in quantità sufficiente
da arrivare nelle prime posizioni dell'elenco degli ingredienti
(ricordate che gli ingredienti sono elencati in ordine di proporzione
nel prodotto, con i più presenti elencati per primi). Questo inganna i
consumatori sul fatto che il prodotto non è fatto in realtà
principalmente da zucchero mentre i principali ingredienti potrebbero
essere differenti tipologie di zucchero. E' un modo per spostare
artificialmente lo zucchero più giù nella lista degli ingredienti, non
informando sul contenuto reale di zucchero presente nell'intero
prodotto. Un altro trucco consiste nel gonfiare l'elenco con minuscole
quantità di ridondanti ingredienti. Si può vederlo nei prodotti per la
cura personale e nello shiampo, dove le aziende dichiarano di fornire
shampoo alle erbe che in realtà hanno un contenuto di erbe quasi
inesistente. Nei prodotti alimentari le aziende gonfiano la lista degli
ingredienti con "salutari" bacche, erbe o super-cibi che, molto spesso,
sono presenti solo in minuscole quantità. La presenza alla fine dell'
elenco degli ingredienti della "spirulina" è praticamente
insignificante. Non c'è abbastanza sbirulina in quel prodotto che possa
produrre reali effetti sulla vostra salute. Questo trucco è chiamato
"etichetta imbottita" ed è comunemente usato dai produttori di "junk-
food" (cibo spazzatura) che vogliono saltare sul carro dei prodotti
biologici senza in realtà produrre cibi salutari. Nascondere
ingredienti dannosi
Un terzo trucco consiste nel nascondere ingredienti
dannosi dietro nomi dal suono innocente, che fanno credere al
consumatore che siano sani. L'estremamente cancerogeno nitrito di sodio
(conservante E250), per esempio, suona perfettamente innocente, ma è
ben documentato che è causa di tumori al cervello, cancro al pancreas,
cancro al colon e molti altri tipi di cancro. Carminio suona come un
innocente colorante per alimenti, ma in realtà è fatto con le carcasse
frantumate di scarafaggi rossi della cocciniglia. Naturalmente, nessuno
mangerebbe yogurt alle fragole se sulla etichetta ci fosse indicato
"colorante rosso per alimenti a base di insetti". Allo stesso modo,
estratto di lievito suona come un ingrediente salutare, ma in realtà è
un trucco usato per nascondere il glutammato monosodico (MSG, un
esaltatore chimico di sapore, per dare gusto ai cibi eccessivamente
elaborati) senza avere l'obbligo di indicarlo nell'etichetta. Molti
ingredienti contengono glutammato monosodico nascosto e io ho scritto
parecchio su questo nel sito. Praticamente tutti gli ingredienti
idrolizzati contengono alcune quantità di glutammato monopodico
nascosto. Non essere ingannati dal nome del prodotto. Sapete che il
nome del prodotto alimentare non ha nulla a che fare con ciò che c'è
dentro? Aziende alimentari fanno prodotti come "Guacamole Dip" (salsa
di avocado) che non contiene avocado! Sono fatti, invece, con olio di
soia idrogenata e colorante chimico verde. Ma ingenui consumatori
comprano questi prodotti, pensando di prendere salsa di avocado, in
realtà stanno comprando colorante verde, squisito dietetico veleno. I
nomi dei cibi possono includere parole che descrivono ingredienti che
nel cibo non ci sono per niente. Un cracker al formaggio, per esempio,
non deve necessariamente contenere del formaggio. Qualcosa di "cremoso"
non deve contenere la crema. Un prodotto alla frutta, non ha bisogno di
contenere nemmeno una singola molecola di frutta. Non fatevi ingannare
dai nomi dei prodotti stampati sulla confezione. Questi nomi sono
ideati per vendere i prodotti, non per descrivere gli ingredienti
contenuti in essi. La lista degli ingredienti non include gli
inquinanti. Non c'è la necessità, nell'elenco degli ingredienti, di
includere i nomi degli inquinanti chimici, metalli pesanti, bisphenol-
A, PCBs (bifenile policlorurato), perclorato o altre sostanze tossiche
trovate nei cibi. Come risultato abbiamo che la lista degli ingredienti
non elenca quello che in realtà c'è nel cibo, elenca soltanto quello
che i produttori vogliono che tu creda che ci sia nel cibo. Richieste
per elencare gli ingredienti nei cibi furono prodotto da uno sforzo
congiunto tra il governo e l'industria privata. All'inizio, le aziende
alimentari non volevano fosse obbligatorio indicare tutti gli
ingredienti. Chiesero che gli ingredienti fossero considerati
"proprietà riservata" e che elencarli, svelando così i loro segreti
modi di produzione, avrebbe distrutto i loro affari. E' un'assurdità,
naturalmente, poiché le aziende alimentari volevano soltanto tenere all'
oscuro i consumatori su quello che in realtà c'è nei loro prodotti. E'
per questo che non è ancora richiesto di elencare i vari inquinanti
chimici, pesticidi, metalli pesanti e altre sostanze che hanno un
notevole e diretto impatto sulla salute dei consumatori. (Per anni, le
aziende alimentari hanno combattuto duramente contro l'elenco degli
acidi grassi, ed è solo dopo una protesta di massa delle associazioni
di consumatori che la FDA alla fine ha obbligato le aziende ad
includere nell'etichetta gli acidi grassi). Manipolare la quantità
delle porzioni Le aziende alimentari hanno capito anche come manipolare
la porzione del cibo al fine di far apparire i loro prodotti privi di
ingredienti nocivi come gli acidi grassi. La FDA , ha creato un
sotterfugio per riportare gli acidi grassi nell'etichetta: Ogni cibo
che contiene 0.5 grammi di acidi grassi o meno per porzione è permesso,
sull'etichetta, dichiararlo a contenuto ZERO di acidi grassi. Questa è
la logica della FDA dove 0.5 = 0. Ma matematica confusa non è il solo
trucco giocato dalla FDA per proteggere gli interessi commerciali delle
industrie che dichiara di controllare. Sfruttando questo trucchetto dei
0.5 grammi , le aziende arbitrariamente riducono le porzioni dei loro
cibi e livelli ridicoli – giusto per tenere gli acidi grassi sotto i
0.5 grammi per porzione. Così loro dichiarano in grande sulla
confezione "ZERO Acidi Grassi". In realtà, il prodotto può essere pieno
di acidi grassi (trovati in oli idrogenati), ma la porzione è stata
ridotta ad un peso che può essere appropriato solo per nutrire uno
scoiattolo, non un essere umano. La prossima volta che voi prendete un
prodotto da drogheria, controllate il "Numero di porzioni" indicato
sulla Scheda Nutrizionale Informativa. Troverete probabilmente dei
numeri talmente alti che non hanno nulla a che fare con la realtà. Un
produttore di biscotti, per esempio, può dichiarare che un biscotto è
un'intera "porzione" di biscotti. Ma voi conoscete qualcuno che, in
realtà, mangia solo un biscotto? Se un biscotto contiene 0.5 grammi di
acidi grassi, il produttore può dichiarare che l'intero pacco di
biscotti è "SENZA Acidi Grassi". In realtà, il pacco può contenere 30
biscotti, ognuno con 0.5 grammi di acidi grassi, che porta a 15 grammi
totali per l'intero pacco (ma presuppone che la gente possa in realtà
fare la somma che è naturalmente più difficoltosa per il fatto che gli
oli idrogenati nuocciono al cervello. Ma credetemi: 30 biscotti x 0.5
grammi per biscotto in realtà fa un totale di 15 grammi ).
Tu prendi un
pacco di biscotti che contiene 15 grammi di acidi grassi (che è una
dose enorme di veleno dietetico) mentre loro dichiarano grammi ZERO.
Questo è solo un altro esempio di come le aziende alimentari usano la
Scheda Nutrizionale Informativa e l'elenco degli ingredienti per
ingannare e non per informare i consumatori.
Ecco alcune ulteriori
dritte per decifrare con successo gli ingredienti delle etichette:
Consigli per leggere gli ingredienti delle tabelle
1) - Ricordare che
gli ingredienti sono elencati in ordine della loro proporzione nel
prodotto. Questo significa che i primi 3 ingredienti contano molto di
più di qualsiasi altro. I primi 3 ingredienti sono quello che tu
principalmente stai mangiando.
2) - Se l'elenco degli ingredienti
contiene lunghe parole apparentemente chimiche, che tu non riesci
nemmeno a pronunciare, evita l'articolo. Probabilmente contiene vari
chimici tossici. Perché vuoi mangiarli? Introduci ingredienti che
conosci.
3) - Non farti ingannare da fantastici nomi di erbe o altri
ingredienti che appaiono molto giù nella lista. Alcuni produttori di
alimenti che includono "goji bacche" (bacche di Lycium) verso la fine
dell'elenco le usano solo come trovata pubblicitaria da apporre sull'
etichetta. La reale quantità di goji bacche (bacche di Lycium) nel
prodotto è probabilmente minuscola.
4) - Ricorda che l'elenco degli
ingredienti non deve elencare inquinanti chimici. I cibi possono essere
contaminati con pesticidi, solventi, acrilamidi, PFOA (Acido di
Perfluorooctanoic), perclorati (combustibili per razzi) e altri tossici
chimici senza l'obbligo di elencarli. Il miglior modo di limitare l'
ingestione di tossici chimici è comprare biologico, o cibi freschi poco
trattati.
5) - Cercare parole come "germogliato" o "naturale" che
indica cibi di alta qualità. Chicchi e semi germogliati e sono più sani
di quelli non germogliati. Ingredienti naturali sono generalmente più
sani di quelli trattati o cotti. I chicchi interi sono più sani di
quelli arricchiti.
6) - Non fatevi ingannare dalla parola "grano"
quando deriva da farina. Tutta la farina derivata dal grano può essere
chiamata "farina di grano", anche se è stata trattata, sbiancata e
privata dei suoi nutrimenti. Solo la farina di grano "chicco intero" è
il tipo di farina sano. (Molti consumatori, sbagliando, credono che
prodotti di "farina di grano" derivino dal chicco intero. Infatti
questo è falso. I produttori alimentari ingannano i consumatori con
questo trucchetto.
7) - Non fatevi ingannare nel credere che i prodotti
integrali siano più sani dei prodotti naturali. Lo zucchero bruno è
solo una trovata pubblicitaria – è zucchero bianco con colorante
marrone e aroma aggiunto. Le uova integrali non sono diverse da quelle
bianche (eccetto per il fatto che i loro gusci appaiono bruni). Il pane
integrale può non essere più sano del pane bianco, a meno che non sia
fatto con chicchi di grano interi. Non fatevi ingannare dai cibi
"integrali". Sono delle trovate pubblicitarie dei giganti della
produzione alimentare per ingannare i consumatori nel pagare di più per
i prodotti fabbricati da loro.
8) - Attenzione all'inganno delle
piccole porzioni. I produttori alimentari usano questo trucco per
ridurre il numero di calorie, grammi di zucchero o grammi di acidi
grassi che i consumatori credono siano contenuti nei prodotti. Molte
porzioni sono arbitrarie e non hanno un fondamento reale.
9) - Vuoi
sapere realmente come acquistare i cibi? Scarica la nostra guida
"Honest Food Guide", un onesto rapporto sul cibo che è stato scaricato
da oltre 800.000 persone. E' in sostituzione dell'assai corrotto e
manipolato Food Guide Pyramid della USDA (United States Department of
Agricolture), che è poco più di un documento di marketing a favore
delle fattorie industriali e delle grandi corporazioni dell'alimentare.
L'Honest Food Guide è un rapporto nutrizionale indipendente che rivela
esattamente cosa mangiare e cosa evitare per migliorare la propria
salute. FONTE
www.disinformazione.it - Articolo originale:www.
newstarget.com/z021929.html
INVIATO DA Promiseland.it


"MUOIONO I CORALLI"
MUOIONO I CORALLI, 3MILA KM IN MENO OGNI ANNO
Uno studio della
rivista Public Library of Science sulle barriere degli oceani Pacifico
e Indiano. La piu' grande riserva al mondo di coralli sta morendo, ad
una velocita' cinque volte maggiore del declino delle foreste pluviali
del pianeta.
LA PIU' GRANDE RISERVA AL MONDO DI CORALLI STA MORENDO, AD
UNA VELOCITA' CINQUE VOLTE MAGGIORE DEL DECLINO DELLE FORESTE...
Lo
afferma uno studio pubblicato dalla rivista Public Library of Science
(Plos one), secondo cui ogni anno si perdono 3mila chilometri quadrati
delle barriere degli oceani Pacifico e Indiano. I principali nemici dei
coralli sono l'inquinamento e la pesca indiscriminata, a cui negli
ultimi anni si sta aggiungendo l'aumento della temperatura dell'acqua.
I ricercatori americani dell'universita' del North Carolina hanno
elaborato in tre anni i dati di piu' di seimila studi compiuti tra il
1968 e il 2004 sulle barriere degli oceani Pacifico e Indiano, che
racchiudono il 75% del patrimonio corallino mondiale. I risultati
dell'elaborazione sono 'sorprendenti' secondo gli autori: i primi segni
del declino dei reef risalgono gia' agli anni '60, anche se la prima
accelerazione si e' avuta negli '80, durante i quali la perdita e'
stata dell'1% l'anno. Dal 1990 in poi il fenomeno ha avuto una robusta
accelerazione, passando alla cifra attuale del 2%, che corrisponde a
3168 chilometri quadrati l'anno. Non sono risparmiati dal fenomeno
neanche le aree protette. "Questi risultati hanno implicazioni anche
per l'economia - scrivono gli autori John Bruno e Elisabeth Selig -
perché ogni chilometro quadrato di barriera genera centinaia di
migliaia di dollari di entrate per le popolazioni locali". Fonte:www.ansa.it – INVIATO DA Promiseland.it

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29 maggio 2007

Parlamentari presi a botte a Mosca: il video

MOSCA - Durante la manifestazione organizzata a Mosca in favore del gay pride «un gruppo di nazionalisti» ha «picchiato violentemente i radicali».
Lo ha reso noto il partito radicale, che ha specificato come «subito dopo c'è stato l'intervento della polizia che anzichè difendere le persone aggredite ha provveduto ad arrestare l’europarlamentare Marco Cappato e il funzionario del gruppo dei Liberali al Parlamento europeo e militante dei Radicali, Ottavio Marzocchi» I due sono stati rilasciati poche ore dopo. L’accusa formale di «aver attraversato la strada dove non si poteva» è stata respinta da Cappato, che ha spiegato: «Ho dichiarato che stavo difendendo un amico aggredito e non tutelato dalle forze dell’ordine».

PRIMA LE UOVA E POI LE BOTTE - «Questa mattina alle 10.15 ora italiana -spiegano i radicali- a Mosca, davanti alla sede ufficiale del sindaco di Mosca, sulla Via Tverskaja, sono stati aggrediti e malmenati da gruppi di naziskin, e poi dalla polizia che li ha arrestati, gli esponenti radicali Marco Cappato, deputato europeo; Nikolai Alexeiev, radicale russo e Coordinatore del Gay Pride di Mosca; Nikolay Kramov, rappresentante dei radicali a Mosca; Ottavio Marzocchi, radicale e funzionario al Parlamento Europeo». La delegazione radicale, insieme a parlamentari europei di altri gruppi voleva consegnare al sindaco, spiegano i radicali, una lettera firmata da 50 parlamentari europei e italiani dopo che era stato vietato il Gay pride. Ma «mentre veniva distribuito il volantino con il testo della lettera un gruppo di naziskin, alla presenza di un vescovo ortodosso, scortato da due persone, che dava loro la benedizione, ha cominciato a tirare uova ai partecipanti all'iniziativa nonviolenta e poi a picchiare violentemente i radicali». Subito dopo è intervenuta la polizia. «Siamo molto preoccupati -dicono ora i radicali- soprattutto per le condizioni di Mazzocchi che è stato violentemente picchiato».
LUXURIA: «VOLEVAMO DARE LETTERA AL SINDACO» - «Già quando siamo usciti dall'albergo abbiamo trovato un nutrito gruppo di poliziotti che ci ha fatto controllo documenti. E quando siamo arrivati di fronte al municipio di Mosca, senza uno striscione o una bandiera, gli ultranazionalisti e gli ortodossi infiltrati in mezzo ai giornalisti, ci hanno tirato le uova. È evidente che c'è stata la pressione del sindaco per spaventarci e per non far avere luogo alla manifestazione». Lo ha dichiarato all'agenzia Adnkronos il deputato di Rifondazione comunista, Vladimir Luxuria, raccontando quanto successo a Mosca questa mattina. «L'organizzatore del Pride - ha aggiunto - era stato preso dalla milizia che lo voleva portare sul camion: ho cercato di evitarlo e sono stata spintonata. La polizia ci ha detto che voleva portarci via perchè voleva proteggerci; ma mentre ci tiravano le uova e, ad alcuni, anche i sassi, la polizia non faceva nulla e rideva. Sono stata rassicurata dall'ambasciata italiana che Marco Cappato, che era stato portato via, è stato lasciato libero». «Il nostro intento - ha spiegato il deputato di Rifondazione comunista - era solo quello di consegnare una lettera al sindaco di Mosca, sottoscritta da diversi europarlamentari, in cui si ricordava che l'articolo 11 della Convenzione europea dei diritti umani, sottoscritta anche dalla Russia, enuncia il diritto di manifestare il proprio pensiero. Tuttavia, preannuncio un'interrogazione parlamentare: tra un mese ci sará l'incontro tra il governo italo-russo, e in quell'occasione voglio che la questione dei diritti umani sia posta in maniera risoluta».
NESSUN NAZISKIN - Contrariamente a quanto diffuso subito dopo gli incidenti, sono stati nazionalisti e ultraortodossi a tirae uova e calci contro gli europarlamentari giunti nella capitale russa a supporto dei diritti omosessuali. Durante i disordini di questa mattina non c’era nessun naziskin.
28 maggio 2007

Fonte: Corriere della sera



Guarda il video dell' accaduto







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23 aprile 2007

Jennifer Aniston premiata ai GLAAD

Jennifer Aniston, ex-star di Friends che abbiamo di recente rivisto in Ti odio, ti lascio, ti... è stata insignita sabato a Los Angeles del Vanguard Award ai diciottesimi GLAAD Awards. La Gay and Lesbian Alliance Againts Defamation premia infatti ogni anno con questo premio gli artisti che, indipendentemente dalla loro inclinazione sessuale, abbiano “incrementato la visibilità e la comprensione delle comunità lesbiche, gay, bisex e trans-gender.” Ritirando il premio Jennifer ha detto: “Penso che sia importante che continuiamo a riflettere col nostro lavoro il complesso tessuto dell'umanità che ci circonda.” Tra gli altri premiati della serata, il film Little Miss Sunshine e la tennista Martina Navratilova.
Guarda il contributo del 2006 di Liza Minnelli ai GLAAD


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