28 aprile 2008

Arrivano le amazzoni a L'Aquila

Nasce ufficialmente il Comitato Promotore Arcilesbica "Le Amazzoni" a L'Aquila. Si espande quindi l'esperienza e l'attività del movimento GLBT della provincia con questa ulteriore iniziativa. L'associazione Arcilesbica si propone di divulgare una cultura ed una informazione sui diritti civili ed umani, in particolare quelli relativi alle donne. Saranno a breve intraprese attività contro lo sfruttamento sul lavoro, contro le discriminazioni e soprattutto contro la violenza nei confronti del genere femminile. Numerose anche le attività in agenda riguardanti la proiezione di film e la presentazione di libri sui generis. Arcilesbica "Le Amazzoni" di L'Aquila diviene quindi un supporto essenziale nei luoghi nevralgici di questa provincia che fa ancora fatica a riconoscere la donna come una identità individuale e la donna lesbica come un soggetto libero ed indipendente. Il Comitato promotore ringrazia la Presidente di Arcilesbica Nazionale – Francesca Polo – e la Segretaria della medesima associazione – Cristina Gramolini – che hanno a lungo lavorato ed interloquito con le donne aquilane affinché nascesse questa realtà così importante anche in Abruzzo. Infatti "Le Amazzoni" sono il primo comitato Arcilesbica a venire alla luce nella nostra regione. A livello locale l'associazione, sarà diretta dalla Responsabile del Comitato promotore – Carla Liberatore – e dalla vice Responsabile – Anna Maria Angelitti – persone note in Abruzzo per il loro impegno quotidiano ed instancabile sui temi della laicità e dei diritti civili ed umani.
Comitato Promotore
Arcilesbica "Le Amazzoni"
L'Aquila
Email: arcilesbica.aq@libero.it
Mobile : 339.8794768 – 320.2737126
Fisso : 0863.789364

Etichette: ,

04 aprile 2008

RUTELLI "SANTO SUBITO", (però sindaco, mai!). Amen.

di Giovanni Dall'Orto.
Sei in pericolo, un pericolo Capitale.
Se non manderai subito questa mail a dieci elettori, Rutelli conquisterà il soglio romano, abolirà il sesso fuori dal matrimonio, vieterà il preservativo, la pillola e la pillola del giorno dopo, imporrà il cilicio ai cittadini e assumerà in Comune solo chi va a messa tutte le domeniche. E Roma sarà solo l'inizio: il clericalismo dilagherà anche nel resto del Paese, le elezioni verranno concluse con fumate bianche o nere, e la laicità sarà proibita.
Se non manderai questa mail i tuoi figli non avranno accesso alle Unioni civili, ma solo ad unioni incivili con persone che si mettono le dita nel naso, mangiano la minestra col risucchio e guardano tutte le sere Emilio Fede. Questo è un appello per Franco Grillini sindaco di Roma. Fallo circolare tra gli amici, soprattutto se abitano a Roma. Se manderai anche tu questa lettera a dieci persone, la tua vita cambierà in meglio. Soprattutto in caso di elezione di Grillini. Antonio P. non ha inviato questa mail, facendo commenti sprezzanti sui "laicisti", ed il giorno dopo è stato coinvolto nell'esplosione della sua famiglia nucleare. La radioattività dei suoi rapporti con la ex moglie è destinata a durare almeno quindici milioni di anni, a causa dell'assenza del divorzio breve, osteggiato in Parlamento dai clericali. Immacolata B. non ha inviato questa mail irridendo pubblicamente i senzadio, e nonostante amasse suo marito una settimana dopo è stata costretta a lasciarlo per avere anche lei una "famiglia tradizionale" proprio come quella di Berlusconi (divorziato), Fini (divorziato) e Casini (divorziato). W. V., che si candida come leader di un partito politico, ha cancellato questa mail, e il giorno dopo sul letto di morte il compagno Giuseppe lo ha rimproverato: "Un tempo dicevi che non saremmo morti democristiani, e invece guarda cosa mi hai fatto, convincendomi a fare la tessera del tuo partito…". Preso dai rimorsi, W. V. ha promesso piangendo che avrebbe cercato di essere laico almeno quanto De Gasperi, ma ormai il Giuseppe era morto irrimediabilmente da democristiano. Antonia G. ha premuto il tasto "canc" vedendo l'intestazione di questa mail, ed una settimana dopo ha risolto il suo problema di lavoratrice precaria sposando il figlio del noto industriale S. B. … solo per scoprire che doveva lavare a mano i piatti dei pranzi di gala con 150 invitati.
È possibile votare per Grillini sindaco di Roma anche esercitando il "voto disgiunto":

Il programma elettorale di Franco Grillini è qui.

Le risposte alle domande più frequenti sono qui.

Etichette: , , , ,

01 aprile 2008

Dal messico nuova tv per gay

Ha iniziato le trasmissioni da qualche giorno Glink Tv, il primo canale televisivo per gay del Messico. Le trasmissioni vanno in onda al momento su internet, ma è previsto che vada anche in Tv. Il direttore del canale è Rodrigio Marquez, attivista dei diritti degli omosessuali e giornalista radiotelevisivo, conosciuto nel paese per avere condotto una trasmissione radiofonica divenuta un punto di riferimento della comunità gay, dal titolo Triple G. I programmi del canale sono stati presentati ieri in un locale della cosiddetta Zona Rosa di Città del Messico, il tradizionale punto di incontro della comunità gay, lesbica, bisessuale e transessuale. Dice Marquez: "La nostra linea editoriale è poter dire assolutamente di tutto, ma sapendolo dire. Non ci faremo inquadrare". In GlinkTV i messicani potranno trovare programmi rivolti ai gay, rassegne sull'arte e la cultura GLBT, guide di bar, locali notturni e altri posti di incontro, indicazioni utili per assistenza medica e legale specializzata e dibattiti sulla sessualità e la diversità.

Etichette: , ,

07 gennaio 2008

news 7 gennaio

CONTINUANO LE AGGRESSIONI OMOFOBE ANCHE NEL 2008
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli denuncia
l'ennesima aggressione, per fortuna non sfociata in violenza fisica,
perpetrata ai danni di tre ragazzi napoletani proprio la notte di
Capodanno, che ci hanno immediatamente chiamati per raccontarci la loro
vicenda ed avere un'immediata consulenza legale. I tre ragazzi stavano
tornando a casa dopo aver festeggiato insieme ad altri amici la notte
di Capodanno, quando sono stai avvicinati da un gruppo di 4
malintenzionati nella stazione della metropolitana di Piazza Vanvitelli
a Napoli. Sono stati dapprima insultati con parole offensive
(testualmente "froci di merda") e successivamente, seguiti dai quattro
aggressori sul treno della metropolitana, minacciati addirittura con un
coltello a scatto. I tre ragazzi gay non hanno risposto alla
provocazione e sono riusciti poi a defilarsi senza che accadesse niente
di drammatico. Ma la cosa inverosimile è che un addetto della scurezza
nella stazione di Piazza Vanvitelli, rendendosi conto della situazione,
invece di intervenire per sedare i quattro facinorosi si sia invece
allontanato senza intervenire o senza chiamare aiuto per calmare i
quattro delinquenti. "Questo è purtroppo un fenomeno ancora troppo
sommerso" – sostiene Andrea Berardicurti, della segreteria politica del
Circolo Mario Mieli – "molti gay, lesbiche e trans non hanno il
coraggio di denunciare i loro aggressori perché sanno che quasi
certamente le loro querele cadranno nel dimenticatoio o verranno
archiviate e che, come nel caso di Napoli, anche le stesse persone che
dovrebbero garantire e tutelare tutti e tutte non agiscono in tal
senso. Finchè la politica non interverrà con delle leggi a tutela delle
persone omosessuali e trans gli episodi di violenza omofobica e
transfobica non diminuiranno (lo dimostrano le telefonate che la nostra
Linea Amica riceve giornalmente da molte parti d'Italia) e gli
aggressori la faranno franca perché ancora oggi la questione glbt
rimane totalmente disattesa, con l'assordante silenzio e la complicità
una buona parte del centro-sinistra". Circolo di Cultura Omosessuale
Mario Mieli. Andrea Berardicurti – Segreteria Politica 06/5413985 –
348/7708437 Andrea Berardicurti Segreteria Politica Via Efeso, 2/A
00146 R O M A tel. 065413985 fax 065413971 - 3487708437

MIRACOLO
DEL NUOVO ANNO
"ERO ETEROSESSUALE…. E SONO GUARITA"!!!
Intervista a
cura di Carla Liberatore Gaya CsF
Joseph Nicolosi ha dichiarato: "C'è
un'intera popolazione di individui che è uscita o che sta uscendo dall'
omosessualità, e questo fatto è una minaccia per gli attivisti gay e
gli attivisti gay stanno tentando di sopprimere e far passare sotto
silenzio questo punto di vista, questa popolazione".
La donna
intervistata oggi ha circa quarant'anni, si presenta bene, sicura di
sé, pare abbia superato il nero e controverso periodo che la vedeva
vivere come un'eterosessuale. Lei si chiama Guendalina e nell'
intervista proporremo solo il nome senza alcun riferimento al cognome
per ragioni di privacy.
CL. – Guendalina raccontaci della tua vita da
eterosessuale e del perché secondo te lo eri
G. – quando avevo ancora
solo otto anni ero ben cosciente del fatto che mi piacessero le bambine
e non i maschietti. Però poi ho creduto di essere malata, non lo dissi
a nessuno e così iniziai a sforzarmi di far credere che mi piacesse
questo o quell'altro compagno di scuola
CL. – poi cos'è successo?
G. –
è successo che avevo deciso di vivere la mia predilezione per le
femminucce in gran segreto, senza dirlo a nessuno, poiché nessuno
avrebbe potuto aiutarmi. Vivevo in una famiglia di cattolici credenti e
praticanti in cui la sessualità era un argomento tabù, figuriamoci l'
omosessualità. E' andato tutto bene fino a verso i dodici anni, quando
mio padre scoprì un giornale lesbo hard nel cassetto del mio comodino.
Fui forzata a frequentare uno psicologo di famiglia il quale asseriva
che le mie pulsioni erano soltanto il frutto della mia pubertà
CL. –
quindi questo psicologo ti incoraggiava a vivere da eterosessuale?
G. –
esattamente, lui diceva che non era naturale la mia inclinazione,
pertanto avrei dovuto pensare alla gioia della maternità, alla gioia di
fare l'amore con un uomo
CL. – per quanto tempo dovesti frequentare
questo psicologo e di che anni parliamo
G. – parliamo dell'inizio degli
anni '80, frequentai questo psicologo per qualche mese in quanto ad un
certo punto iniziai a far credere sia a lui e sia alla mia famiglia,
che avevo interesse per un ragazzo in particolare. Inoltre siccome
indossavo sempre i pantaloni, lo psicologo mi esortò ad indossare le
gonne che potevano essere per me una specie di salto di qualità verso
un'autentica femminilità
CL. – hai iniziato quindi ad indossarle?
G. –
si, certo, però mi sentivo così a disagio con quegli indumenti che mi
vergognavo di uscire di casa per cui mi rinchiusi per un periodo molto
lungo fin quando non trovai il coraggio di rimettere i miei jeans
preferiti
CL. – nel periodo che hai vissuto rintanata in casa cosa
facevi? Come passavi il tempo?
G. – ascoltavo musica, uscivo solo per
andare a scuola, non avevo amici, ogni tanto mia madre mi metteva in
mano l'uncinetto (che odiavo) e m'insegnava a cucinare, a lavare i
panni e a fare tutte quelle cose che convenzionalmente secondo lei,
dovrebbe fare una femmina
CL. – come si è evoluta in seguito la
situazione?
G. – si è evoluta quando mio padre morì. Mia madre iniziò a
soffrire di una forte depressione e io e mio fratello che eravamo solo
degli adolescenti iniziammo ad essere un po' sbandati. Ad esempio io mi
concedevo con enorme facilità a tutti i ragazzi che mi mostravano
interesse, a scanso del fatto che nessuno potesse dire che non ero una
femmina a tutti gli effetti. Solo che dopo un po' iniziarono a darmi
della puttana. Le prendevo di santa ragione sia da mio fratello e sia
da mia madre. In quel periodo avevo solo quindici anni e iniziai a
fumare haschisch e a bere qualunque cosa alcolica mi capitasse sotto
mano. Di nuovo decisi quindi, spinta anche dalle botte amorevoli della
mia famiglia, di rinchiudermi in casa e non uscire, approfittai anche
per lasciare la scuola finita la terza media.
CL. – come riuscivi a
stare in casa in un ambiente simile?
G. – avevo sempre la mia camera da
letto che era una specie di zona franca, nella quale trovavo rifugio
quando vedevo le brutte. Passavo il mio tempo fantasticando di avere
una fidanzata o arrovellandomi il cervello per dire a me stessa che non
era giusto e che invece avrei dovuto desiderare un fidanzato.
CL. –
come la immaginavi la tua fidanzata?
G. – semmai come immaginavo la mia
vita?!? Mbé la immaginavo con una bella fidanzatina al mio fianco,
speravo di poter riprendere gli studi, speravo che mia madre e mio
fratello prima o poi l'avrebbero accettata come una persona di famiglia
e speravo di non essere malata e di non dover ricadere di nuovo nelle
grinfie di qualche psicologo che mi esortava a mettere la gonna
CL. – a
proposito, e con le gonne com'è andata a finire?
G. – da quando morì
mio padre non le ho indossate più
CL. – riesci a raccontarmi come ti
sentivi in quei momenti? Cosa provavi?
G. – sicuramente provavo un'
estrema ed insopportabile solitudine, non avevo intorno a me degli
esempi a cui affidarmi e la mia tendenza ad isolarmi dal resto del
mondo non mi ha certo aiutata. Ero sempre perennemente triste, mi
mancava sia l'affetto familiare e sia l'affetto di chi avrei potuto
amare come partner
CL. – sei riuscita alla fine ad uscir fuori dal tuo
isolamento?
G. – dopo quasi tre anni. Ripresi gli studi al primo
superiore, iniziai ad avere almeno un minimo di vita sociale.
Frequentavo amiche ed amici, mi vestivo con i pantaloni ogni volta,
solo che siccome mi portavo dietro il retaggio culturale di uno
psicologo di qualche anno prima, al posto delle scarpe mettevo dei
tacchi vertiginosi che mi facevano un gran male ai piedi, mi truccavo
come una vecchia métressè e almeno salvavo le apparenze.
CL. – cos'è
successo a scuola, qual è stata la molla che ti ha fatto iniziare a
vivere
G. – mbé per prima cosa già il fatto di frequentare altra gente
mi aiutava a ribellarmi alla famiglia cattolica moralista e ipocrita in
cui vivevo, ma purtroppo la mia fama di gran femmina eterosessuale mi
portava a frequentare solo ragazzi
CL. – quindi eri completamente
traumatizzata?
G. – molto di più. Non ero solo traumatizzata, avevo
addirittura completamente dimenticato la mia attrazione per le
femminucce
CL. – a cosa ti ha portato il rimuovere la tua vera identità
sessuale?
G. – mi ha portato ad anni ed anni di sofferenze indicibili.
Con l'abuso delle droghe e dell'alcol, con il dilapidamento di un'
intera fortuna economica, con la prostituzione per potermi drogare, con
il carcere, i sert e le comunità terapeutiche.
CL. – come hai fatto il
passaggio fra la rinnegazione della tua identità, alle droghe e poi
alla rinascita?
G. – come dicevo ho frequentato i sert, sono entrata in
una comunità cattolica dalla quale circa tre mesi dopo sono fuggita. Ho
avuto la fortuna d'incontrare un ragazzo con il quale iniziai a
convivere il quale mi permise di sottopormi ad ogni sorta di cura
psicologica e fisica per riprendermi. Ne uscii completamente, solo che
durante la terapia psicologica che occorreva a disabituarmi alle
sostanze, dopo circa un anno di frequentazione delle sedute dalla
psicologa, iniziai ad avere dei flash back, rivivevo nei momenti più
impensati dei sprazzi di passato che avevo completamente dimenticato.
Fra questi c'era la violenza sessuale che subii a undici anni, i
momenti di escandescenza che dava mia madre quando era depressa e i
ricordi di tutte le bambine e le ragazzine che mi piacevano. Inoltre ho
ricordato anche di quando mi masturbavo chiusa nella mia camera da
letto pensando e ripensando a quella o quell'altra ragazza che mi
piaceva. Credo di aver fatto un vero e proprio percorso di guarigione
CL. – perché lo chiami percorso di guarigione?
G. – perché non solo ho
smesso di bere e di drogarmi ma ho capito profondamente e
consapevolmente quali erano le ragioni che mi avevano spinto a farlo.
Fra queste ragioni c'era sicuramente la violenza che avevo subito ma
contestualmente c'era anche il fatto che mi avevano fatto vergognare
come un cane bastonato nel non essere una comune bambina eterosessuale.
La mia eterosessualità era una costruzione mentale basata soltanto
sulla necessità di sopravvivenza familiare e in qualche maniera anche
sociale. Credo proprio di essere guarita dall'eterosessualità che mi
era stata imposta dai condizionamenti che avevo intorno. Questa
presunta eterosessualità mi aveva portato alla droga e all'alcol e alla
distruzione totale sia della mia personalità e sia della mia vita
CL. –
che ne pensi delle terapie riparative di cui tanto si parla in questi
ultimi tempi?
G. – credo che ci dovrebbero essere delle leggi che
tutelino i ragazzi e le ragazze adolescenti dalla follia criminale sia
dei loro genitori e sia di psicologi/e senza scrupoli. Queste terapie
riparative potrebbero anche sortire l'effetto di creare una nuova
personalità eterosessuale, ma alla lunga e non troppo, credo che creino
molti problemi e disturbi a livello di carattere e mentale. Ognuno deve
essere libero di vivere il proprio orientamento, infatti non sono molto
preoccupata degli adulti che si rivolgono a questi riparatori dell'
ultima ora, anche se c'è comunque di che preoccuparsi, ma soprattutto
sono preoccupata dal fatto che i minorenni non possono sottrarsi alla
podestà dei genitori qualora questi decidano di sottoporli a degli
incontri con psicologi riparatori.
CL. – vuoi lasciare un messaggio ai
lettori di Gaya CsF?
G. – il messaggio è che bisogna assolutamente
battersi affinché la libertà individuale sia veramente tale e che
queste pseudo terapie vengano una volta per tutte abolite. Ma
soprattutto mi rivolgo ai genitori dei ragazzi GLBT che sarebbe il caso
che si creassero delle reti d'informazione civile e psicologica capaci
di entrare in contatto con più persone possibili e che i media la
finiscano di creare dei cover up informativi laddove il potere politico
e religioso potrebbe esserne minato.


OMOSESSUALITÀ? OGGI SI PUÒ GUARIRE!
Quest'anno Babbo Natale ci ha fatto un bel regalo: giusto
qualche giorno prima della grande festa, travestendosi da giornalista
ha svelato qualcosa che molti già sapevano, tanti immaginavano e ben
pochi potevano affermare di non conoscere affatto.
Un numero sempre più
alto di psicologi continua a proclamare che l'omosessualità è una
malattia, si può curare e addirittura se ne può uscire! Basta trovare
il terapeuta giusto, il canale giusto che in soli 6 mesi (o forse anche
meno) può restituirti l'eterosessualità d.o.c. perduta. Il 23 Dicembre
il giornalista di Liberazione Davide Varì pubblica un articolo
sconcertante, dal titolo: "Gli ho detto: sono gay. Mi hanno risposto:
la sua è una malattia leggera, possiamo curarla." (
http://www.lastampa.
it/redazione/cmsSezioni/cronache/200702articoli/18527girata.asp)
Varì
per 6 mesi ha finto di essere gay per potersi sottoporre al percorso
terapeutico del Prof. Cantelmi, guru e Presidente dell'Istituto di
Terapia Cognitivo Interpersonale, fondatore dell'Associazione italiana
Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di psicologia all'Università
Gregoriana, per "guarire" dalla sua (presunta e inventata)
omosessualità. Il percorso parte con un colloquio "selettivo" di un
prete, prevede la somministrazione dell'MMPI e del Rorschach e si
sofferma sulla quantità e la modalità dei rapporti sessuali consumati.
Mai una domanda sull'affettività, come se tra gay non fosse possibile
volersi bene. Dopo una serie di colloqui il percorso di guarigione
prevede un "corso di gruppo" di orientamento ultra cattolico, sgranare
rosari, partecipare a gruppi psicoterapeutici, studio della Bibbia e
dei testi di Josè Maria Escrivà (fondatore dell'Opus Dei), il tutto
sullo stesso piano. Attraverso questa miscellanea di pratiche il
gruppo promette non senza fatica di arrivare alla sospirata
"guarigione". La cosa è anzitutto strana. E' infatti dal lontano 1974
che non esiste più la diagnosi di omosessualità, eliminata dal Manuale
Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM). Oggi, e da più di
trent'anni l'intera comunità scientifica internazionale considera l'
omosessualità una variabile "normale" dell'orientamento sessuale e non
una patologia. Certo, è vero che vi fu un passato lontano in cui
(parliamo del primo DSM) era stata inclusa tra i "disturbi sociopatici
di personalità", passando nel 1968 a "deviazione sessuale" a fianco di
pedofilia e necrofilia, e arrivando nel 1974 come "omosessualità ego-
distonica". Si noti come il dibattito scientifico e culturale, che
riflette oltre al progredire del dibattito scientifico anche la
percezione comune e condivisa dei comportamenti normali e patologici,
della salute e della malattia, ha via via spostato e circoscritto la
questione della scelta di orientamento sessuale. Se infatti la
"sociopatia" è una categoria che prevede di per sé una forma di
aggressione all'altro, una modalità malata di stare con il prossimo, la
"deviazione sessuale" descrive già uno spostamento culturale della
questione omosessualità verso il sé, il proprio desiderio, una
questione meno "socialmente pericolosa" e più privata. L'altro, dal DSM
II, non sarebbe più in pericolo, ma l'omosessualità ne esce comunque
come una malattia. La versione del 1974 ha limitato grandemente la
diagnosi di omosessualità a quei soli casi in cui l'orientamento sia
egodistonico, ossia in cui il soggetto senta in qualche modo l'
orientamento sessuale come estraneo al sé. A quel punto restava da
decidere se andasse curata l'egodistonia, aiutando il soggetto ad
accettare il suo orientamento sessuale "di minoranza" sopportando le
fatiche insite in questa condizione, oppure se ci si dovesse impegnare
nell'improbabile impresa di modificare l'orientamento sessuale. Oggi
sarebbe forse chiamata con un termine più appropriato omofobia
interiorizzata. E' stato necessario arrivare al 17 maggio del 1990
perché anche la definizione di ego-distonica fosse cancellata dal DSM.
Eppure, poiché le vecchie abitudini sono dure a morire, fino al 1992
l'autorevole APA (American Psychiatric Association) negava l'iscrizione
delle persone dichiaratamente omosessuali. La terapia riparativa nasce
nel Nord America dal filosofo Joseph Nicolosi,
presidente della Narth,
National Association for Research and Therapy of Homosexuality, il
quale vanta ben 500 casi di "gay trattati" e curati. Anche se pare che
i gruppi di mutuo-aiuto per i cosiddetti "gay trattati" spesso si
sciolgano perché più di qualcuno trova al suo interno un nuovo partner
e quindi addio terapia… Già nel 2005 l'on. Franco Grillini, presidente
onorario di Arcigay, aveva presentato un'interrogazione parlamentare
per bloccare, tramite gli ordini professionali, la terapia riparativa.
Azione a cui lo psicoterapeuta americano J.M. van den Aardweg, che ha
scritto il libro "Omosessualità & speranza" ha risposto parlando di
lobby gay all'assalto della scientificità. Come nel caso citato dalla
teodem on. Binetti, secondo la quale la lobby gay sarebbe riuscita
addirittura a far cancellare l'omosessualità come patologia dai testi
scientifici mondiali, chiedendo e ottenendo di partecipare agli
incontri della "Commissione Nomenclatura" dell'APA. E sappiamo bene che
l'on. Binetti continua (La Stampa del 28/12/2007) in qualità di
neuropsichiatria a ripetere che lei e molti altri colleghi considerano
l'omosessualità una devianza. Il codice deontologico degli Psicologi
italiani approvato dal CNOP cita:
Art. 4. "Nell'esercizio della
professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla
riservatezza, all'autodeterminazione ed all'autonomia di coloro che si
avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze,
astenendosi dall'imporre il suo sistema di valori; non opera
discriminazioni in base a religione, etnìa, nazionalità, estrazione
sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento
sessuale, disabilità. Lo psicologo utilizza metodi e tecniche
salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione ad
iniziative lesive degli stessi." Il Codice di autoregolamentazione
etica degli psicologi italiani proibisce loro di utilizzare metodi che
non salvaguardino il rispetto, tra l'altro, degli orientamenti sessuali
e delle altre opinioni, credenze, sistemi di valori. Altrimenti va a
finire che ci potrà sempre essere un'Associazione Psicologi del Partito
x che cerca di guarirti dall'essere iscritto al partito y,
considerandola una perversione del pensiero. E perché non, per
ribaltare la situazione, uno psicologo gay che cerchi di guarire
Cantelmi o qualche suo degno compare dal loro atavico terrore nei
confronti degli orientamenti omosessuali? Magari si potesse "guarire" l'
omofobia! Il fatto è grave ben al di là del cosciente e voluto uso di
criteri nosografici abbandonati da decenni, e perfino del cosciente e
palese spregio dei codici deontologici vigenti. La gravità di questa
vicenda nasce dalla stessa sovrapposizione forzata tra posizioni pseudo-
religiose e posizioni scientifiche dalla quale confusione nasce un
approccio confusivo e "di parte" di fronte alla teoria e alla pratica
psicoterapeutica. La violazione della deontologia ne è una diretta
conseguenza. Altre conseguenze, più gravi possono essere solo
immaginabili, nel momento in cui la scienza si fa strumento dell'
ideologia. Dal punto di vista della pratica clinica ci si trova di
fronte ad uno dei più dolorosi tra i paradossi. Una persona in
condizione di debolezza e fragilità si rivolge ad un professionista per
una sua sofferenza. Questa persona non dovrebbe trovare, a nostro
parere, qualcuno che antepone, o impone grazie al ruolo di
psicoterapeuta le proprie convinzioni (religiose, politiche,
ideologiche..) alla centralità del paziente stesso, cui si deve il
rispetto delle sue "opinioni, credenze, sistemi di valori", rispetto
non a caso previsto "ex lege" in tutte le forme di relazioni di aiuto e
non a caso, sancito dai codici deontologici. Non è casuale che in una
forma pervertita, questa si, di psicoterapia al di là e in spregio ad
ogni deontologia, il gruppo di Cantelmi usi, senza soluzione di
continuità, il Rorschach e il rosario, il colloquio clinico e la
"penitenza" tipica delle pratiche di espiazione religiosa. Il
professionista dell'aiuto qui non usa infatti i saperi e le tecniche
per la risoluzione dei problemi psicologici dei suoi pazienti, non è il
paziente al centro della questione, ma la cura della propria ansia e il
rafforzamento dell'ideologia. E' infatti aprioristica la convinzione
che l'omosessualità sia peccato e patologia e che come tale vada
"espiata" oltre che "curata". Qui invece tutto è volutamente confusivo
e confondente, in modo da trasformare l'aiuto terapeutico in una
gravissima forma di manipolazione del pensiero nel tentativo di
adeguarlo al proprio. Un assetto cosiddetto "psicoterapeutico" che,
come nel caso qui descritto, sembra offrire alle persone risposte
preconfezionate e religiosamente orientate, diventa immediatamente uno
strumento manipolatorio che procura ad essi strutture psicologiche da
falso-sé, anziché percorsi veritieri, trasformando, in caso di successo
l'individuo in un automa mosso da convinzioni non proprie che leniscono
temporaneamente il dolore e lo omologano al (presunto) sentire comune
della società. Dal punto di vista esclusivamente psicoterapeutico l'
insuccesso è evidente, a meno che ingenuamente si pensi che la scelta
sessuale sia questione molto esteriore e superficiale. Qui si assiste
ad una banalizzazione ed elusione della domanda del paziente, che
"sparisce" e ad una semplificazione sul versante della risposta. Ed
allora è la persona a volere "uscire" dall'omosessualità, o è piuttosto
una prescrizione di queste sedicenti, pericolose istituzioni psico-
religiose, le quali intendono "sorvegliare e punire", nonché orientare
secondo dogmatiche religiose scelte che appartengono ad una sfera
personale, quella si, "sacra"? Ci sembra indispensabile un
interessamento deontologico degli Ordini competenti (anche dei Medici)
e l'apertura di un'istruttoria approfondita. Su indicazione di una
futura collega che ha scritto al CNOP in merito alla violazione dell'
art.4 ci siamo attivati per segnalare come AP ai relativi Ordini
professionali eventuali violazioni del codice deontologico,
sollecitandoli a prendere una chiara posizione in merito e a procedere
ad indagini in casi simili, come già dichiarato dalla Presidente
dell'Ordine Lazio, dott.ssa Zaccaria su Liberazione del 28/12/2007. La
sofferenza e il rispetto per il dolore di essere "diversi" seppur
uguali, richiederebbe secondo noi più rispetto e più cautela di quanta
ne abbiano mostrata i protagonisti di questa vicenda, i quali sembrano
invece mostrare l'intenzione di convertire piuttosto che quella di
ascoltare ed aiutare. E' grave l'uso del proprio ruolo di autorità e
della condizione di fragilità dei propri pazienti per fare del
proselitismo, anteponendo un desiderio di "normalizzazione" alla
guarigione del paziente nel rispetto delle sue scelte e dei suoi
orientamenti. A noi questa teo-pedagogia travestita da psicoterapia
inquieta e preoccupa, e ci appare una pericolosissima deriva culturale
da bloccare sul nascere.

CURARE L'OMOSESSUALITÀ LA PAROLA A UN OMOSESSUALE CREDENTE.
Un intervento sulle terapie riparative
dell'orientamento sessuale descritte da Liberazione il 23 dicembre
2007. In un articolo scritto per Liberazione lo scorso 27 dicembre,
Aurelio Mancuso osservava che: «I tanti gay credenti, sacerdoti e non,
con cui ho relazione tramite email, sms, incontri più o meno
catacombali, sono un buon polso della situazione. Su quello che è
avvenuto in questi giorni, è calato un eloquente silenzio». Il giorno
dopo, in una dichiarazione che aveva l'obiettivo di chiarire il tipo di
attività che svolge con le persone omosessuali, il professor Tonino
Cantelmi (lo psichiatra che Liberazione ha indicato come referente
italiano per quanti "curano" le persone omosessuali) ha parlato di un
lavoro il cui obiettivo principale è quello di rispettare «i valori
degli omosessuali credenti». «Forse - mi sono detto - è il caso che
qualche omosessuale credente dica finalmente qualche cosa». Ma ero
molto impegnato con il lavoro e ho sperato che qualcun altro
intervenisse. A distanza di una settimana, visto che nessun altro l'ha
fatto, ho deciso di scrivere quello che penso delle terapie riparative
dell'orientamento sessuale. Come tanti omosessuali cattolici della mia
età certi approcci terapeutici li conosco bene, perché una ventina di
anni fa ho chiesto a uno psicoterapeuta di "farmi diventare
eterosessuale". Quando la senatrice Binetti sostiene che allora le
persone omosessuali venivano quasi sempre curate, non fa altro che
raccontare quello che succedeva a tante persone come me. Purtroppo non
parla dei tantissimi fallimenti di queste cure e delle conseguenze che
questi fallimenti avevano nella vita di coloro che si erano illusi di
"guarire" dall'omosessualità. Nel mio caso, dopo un anno di
trattamenti, mi sono ritrovato con un lavoro che non mi piaceva (avevo
infatti troncato i sogni di carriera accademica che una modesta borsa
di studio da ricercatore aveva alimentato e ho cercato in fretta e
furia un impiego che mi permettesse di pagare la terapia) e con una
lieve depressione che mi teneva sveglio per ore durante la notte. Ho
però conosciuto persone a cui le cose sono andate decisamente peggio:
qualcuno è ancora in una clinica psichiatrica, qualcuno si è
addirittura suicidato dopo aver constatato che tre anni di sforzi per
diventare 'normale' si erano rivelati inutili. Gli stessi sostenitori
della validità delle terapie riparative parlano di guarigione possibile
solo per terzo degli omosessuali trattati e spendono fiumi di parole
per raccontare le storie di successo della loro attività terapeutica. A
quanti offrono certe pratiche terapeutiche a chi chiede di abbandonare
uno "stile di vita gay" occorre a questo punto chiedere se si sono mai
chiesti che fine hanno fatto i tanti omosessuali che hanno abbandonato
la terapia: posso dire, per averne aiutati tanti, che la maggior parte
di costoro ne esce a pezzi e maledice il giorno in cui aveva deciso di
chiedere di guarire dall'omosessualità. Forse un buon medico dovrebbe
spingere i suoi pazienti a non intraprendere cure che rischiano di
comprometterne l'equilibrio, soprattutto quando il rischio di
fallimento di aggira intorno al 70%. Non è stata quindi la lobby gay,
come sostiene la senatrice Binetti, a togliere l'omosessualità
dall'elenco delle malattie mentali. E' stato il buon senso di centinaia
di professionisti seri che, dopo aver visto le conseguenze nefaste di
certe pratiche terapeutiche, hanno deciso che forse era il caso di
utilizzare un approccio diverso: se un omosessuale va da uno
psicoterapeuta, l'obiettivo che quest'ultimo gli deve indicare non è
tanto quello di "guarire" dall'omosessualità, quanto quello di imparare
a vivere bene quella stessa omosessualità che una volta veniva curata
con le conseguenze che ho descritto sopra. Sarebbe poi interessante
monitorare nel corso degli anni quella minoranza che, a un certo punto,
afferma di essere "guarita" dall'omosessualità. Nei nostri gruppi
capita di incontrare persone che, dopo anni di lotte contro le loro
inclinazioni, alla fine si riconoscono sconfitti e raccontano, con
amarezza, di «aver buttato via i vent'anni più belli della vita!».
Negli Stati Uniti, dove grazie ai soldi di alcune sette protestanti ,
le terapie riparative dell'orientamento sessuale hanno una diffusione
molto maggiore che in Italia, gli "ex-ex-gay" sono ormai la maggioranza
di coloro che, dopo essersi sottoposti a un trattamento, hanno
affermato di essere guariti dall'omosessualità. Alcuni percorsi sono
addirittura grotteschi, come dimostra la storia Michel Bussee,
fondatore di Exodus International (forse la più importante associazione
di ex-gay degli Stati Uniti) che si è innamorato di un altro dirigente
della stessa associazione e ha deciso, dopo anni di conferenze in cui
aveva raccontato a migliaia di persone di esserne definitivamente
guarito, di "riabbracciare" l'omosessualità. Personalmente posso dire
di aver conosciuto più di una persona che, dopo avermi detto di essere
definitivamente "guarita" dall'omosessualità, ha poi avuto dei
comportamenti che contraddicevano questa guarigione. D'altra parte lo
stesso Joseph Nicolosi (lo psicoterapeuta americano che afferma di aver
"guarito" cinquecento persone dall'omosessualità) afferma che la
guarigione dall'omosessualità non coincide con la fine delle pulsioni
omoerotiche, ma con l'approdo a una vita in cui queste stesse pulsioni
vengono per lo più represse, isolando gli eventuali contatti
omosessuali in cui si può sempre ricadere. Di fronte a una affermazione
di questo genere sarebbe il caso di chiedersi con che coraggio si
esortano le persone che "guariscono" dall'omosessualità a sposarsi
calpestando il diritto che una moglie ha di sperimentare nel compagno
quella passione che ciascuno di noi desidera vedere nel partner.
L'obiettivo di staccare l'omosessuale dalle cattive compagnie dei gay
che sono contenti di esserlo è talmente impellente che non ci si cura
delle sofferenze che questo distacco comporta nell'omosessuale stesso
e, soprattutto, nella donna che ha avuto la sfortuna di sposarlo. Dare
un supporto pseudo-scientifico a certi espedienti a cui si ricorreva in
un lontano passato per risolvere il "problema" dell'omosessualità,
significa essere dei veri e propri incoscienti. Alla luce delle
osservazioni che ho appena fatto credo di poter concludere che, agli
omosessuali che chiedono di essere "curati" (come del resto ho fatto io
tanti anni fa), un medico onesto deve rispondere che l'omosessualità
non è una malattia da curare, perché l'eventuale cura comporta rischi
molto maggiori dell'omosessualità stessa. La strada che un omosessuale
credente è chiamato a percorrere per non rinunciare ai suoi valori non
passa attraverso la negazione dell'omosessualità, ma si gioca nella
capacità che abbiamo di mettere l'omosessualità stessa in relazione con
gli altri aspetti della nostra vita. Ci si accorgerà allora che la vera
risposta alla promiscuità che certi autori, sbagliando, identificano
con lo "stile di vita gay", non è la cura dell'orientamento
omosessuale, ma il progetto di vivere quello stesso orientamento in
maniera responsabile, facendosi carico non tanto del proprio benessere,
ma del benessere delle persone che il Signore le fa incontrare. Gianni
Geraci Presidente Gruppo del Guado - Cristiani Omosessuali - Via
Soperga 36 – Milano
www.gaycristiani.it


OMOSESSUALITÀ: L'ORDINE DEI MEDICI INTERVENGA NEI CONFRONTI DI PSICHIATRI CATTOLICI CHE VOGLIONO CURARE GLI OMOSESSUALI PERCHÉ "MALATI".
LA PERICOLOSITÀ DI UNA NUOVA OFFENSIVA FONDAMENTALISTA. RADICALI ITALIANI RINGRAZIA LIBERAZIONE
Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani e
Sergio Rovasio, radicale, membro della Direzione della Rnp:
"L'offensiva clerico-omofobica ha ora aperto il fronte della
'guarigione' o 'riparazione' dell'omosessualità. Grazie al quotidiano
Liberazione e al giornalista Davide Varì è stata messa in luce una
vicenda più da Medio Evo che da nuovo millennio. Piuttosto che
riconoscere diritti alle persone LGBT si cerca di farle passare per
malati mentali, squilibrati da far curare dagli psichiatri. Ciò che è
ancor più grave è che il capofila di questa nuova branca della medicina
è il Professor Tonino Cantelmi, presidente e fondatore
dell'Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente
di psichiatria all'Università Gregoriana, nonché Diacono permanente
della Diocesi di Roma . Insomma, proprio un medico 'neutrale' che
certamente antepone alla religione cattolica i riferimenti medico-
scientifici! Peccato però che la comunità medico-scientifica non
consideri l'omosessualità una malattia e che la stessa Organizzazione
Mondiale della Sanità ha cancellato questa assurdità nel 1990. Delle
due l'una: o il Professor Cantelmi abusa della sua professione e per
questo devono intervenire gli Ordini dei medici, degli Psichiatri o
degli Psicologi oppure 'guarisce' davvero le persone che non piacciono
alle gerarchie cattoliche e allora, da radicali, chiederemo tutti di
essere curati". I Deputati radicali presentano un'interrogazione nella
quale chiedono conto anche dei privilegi statali accordati
all'Università Gregoriana". INVIATO DA Sergio Rovasio


ORGOGLIO E PREGIUDIZI
A cura di Alba Montori
C'è chi, dopo aver per centinaia di
anni (o solo per decenni se vogliamo limitarci agli "ultimi"
denunciati) taciuto e acconsentito alla violenza pedofilo/pedagogica
da parte dei suoi preti e prelati, di fronte alle centinaia di denunce
pubbliche di giovani violati, ormai adulti, genitori e parrocchiani
indignati che non riesce più a far tacere "peramordidio" l'unica azione
che propone è "la preghiera per i preti pedofili", per i rei di tali
mostruosità, senza spenderne neanche mezza per chi ha dovuto subirle,
indifeso, prima durante e dopo. E sono gli stessi che, imponendo il
potere della loro "santa verità di diretta ispirazione divina, hanno
coltivato nelle persone semplici, da loro stessi istruite ad essere
incivili e intolleranti, il disprezzo e l'odio per l'omosessualità
naturale, come di quella adulta e consapevole, accomunandola biecamente
e ipocritamente ai loro delitti per meglio nasconderne la violenza agli
ingenui fedeli. Gli effetti nefasti di ciò, amplificato dai media e
dall'ignoranza stratificata nella società a tutti i livelli, sono
quotidianalente sotto gli occhi di tutti, ma a quanto pare solo pochi
hanno occhi per vedere le cause e gli effetti, quelli purtroppo veri e
reali, anche troppo. Così le minacce di morte per Aurelio Mancuso sono
solo l'ultima manifestazione in ordine di tempo del clima di odio ormai
mantenuto ferocemente vivo quotidianamente. La "guerra santa" è stata
ormai scatenata, contro la diversità di genere a cominciare dagli
omosessuali e dalle donne, col pretesto della tutela della "famiglia"
(quella "buona" dev'essere solo quella etero-santa e assolutamente
prolifica) col pretesto della "tutela della vita" . La vita da
tutelare ovviamente è solo quella degli embrioni, non certo delle
donne, dei froci o delle lesbiche. Chi è omofobo, "laico" o "clerico"
che sia, non li considera evidentemente umani, tantomeno dotati di
diritti a esistere così come sono, a meno che non si facciano "guarire"
dall'esser così come sono e probabilmente neanche in questo caso... La
situazione diventa sempre più pesante, di giorno in giorno e senza
tregua alcuna. Perciò sono sempre più convinta che è necessario e
urgente attuare un'azione nonviolenta in difesa del diritto di ciascun*
ad esistere così come è, di qualunque colore e di qualunqe genere sia.
Dopo sessant'anni di inapplicazione dell'articolo 3 della Costituzione
italiana (ma non solo di quello) in troppi si continuano a comportare
come se non ci fosse, come se non fosse loro compito rispettarla e
farla rispettare anche riguardo all'omosessualità. La legge europea
specifica contro l'omofobia esiste. Va applicata anche in Italia, anche
i nostri eletti sono disposti a farci pagare fior di multe ( si perchè
poi si scaricano sul debito pubblico e quindi sulle nostre tasche) per
non volerla inserire, né tantomeno applicare, nella legislazione
italica.
Propongo perciò a tutta la gente di buona volontà di
comportarsi comunque come se tale norma europea fosse a tutti gli
effetti già operante ( perchè di fatto, volenti o nolenti così ha da
essere) partendo da alcune semplici attività:
1- la raccolta
sistematica dei nomi e cognomi degli omofobi, partendo da quelli che
sbandierano la loro omofobia sui media oltre che nelle sedi
istituzionali, o nella loro attività professionale ( ad es. psico,
medici, magistrati, docenti ecc) a qualunque schieramento appartengano;
2- la loro denuncia alle autorità competenti per istigazione alla
violenza;
3- la raccolta sistematica dei casi di omofobia, documentati,
magari anche denunciati, ma non perseguiti, per denunciarli
pubblicamente;
4- la segnalazione dei siti web ( almeno quelli in
italiano) dove vengono propagandate forme di istigazione alla violenza,
fisica e/o psicologica, nei confronti di tutte le forme di diversità di
genere, per segnalarli all'attenzione pubblica e delle autorità
competenti, italiane ed europee.
La raccolta di questi dati è già
iniziata, ma è comunque difficile, senza l'aiuto di tutta la gente di
buona volontà della Comunità varia, perciò vi rinnovo l'invito a
collaborare inviando le vostre segnalazioni al mio blog con l'etichetta
"omofobia", "OMOFOBIonLINE"
grazie
Alba Montori
blog: http://albamontori.blogspot.com/
W le differenze - W la parità di diritti e
doveri
abbasso la falsità e l'ipocrisia - abbasso le omologazioni
egualitariste
condividi le informazioni e le esperienze
http://albamontori.blogspot.com/

TUTTOSPOSI 2008
L'Arcigay di Napoli apprende con desolata perplessità che gli organizzatori di"TuttoSposi
2008" hanno scelto di pubblicizzare con una campagna provocatoria, e
spot sulle reti di Berlusconi, la 29ma fiera che quest'anno è "del
matrimonio costituzionale", come si specifica nel sottotitolo facendo
riferimento alla interpretazione eterosessista ed ideologica dell'
articolo 29, dichiarandosi poi apertamente contro il matrimonio tra
persone dello stesso sesso. "Le trovate per pubblicizzare la 'sagra
dello sposalizio' non sono mai state così becere come quest'anno",
afferma Salvatore Simioli, presidente dell'Arcigay di Napoli, "Se gli
imprenditori di 'TuttoSposi' temono un calo di profitti con l'
estensione del matrimonio alle coppie non eterosessuali si sbagliano di
grosso. Se l'istituto matrimoniale fosse esteso anche alle coppie
omosessuali come in Spagna, ci sarebbero conseguenze positive per
tutti, sia per chi si batte affinché sia riconosciuto il valore degli
affetti che legano gli aspiranti coniugi dello stesso sesso, sia per le
aziende di 'TuttoSposi' che scoprirebbero nuovi ed estesi mercati". "E
aspettiamo ora che i paladini dell'ortodossia clericale, in testa il
noto Don Rodrigo da Ceppaloni, esprimano il proprio disappunto per l'
utilizzazione anche questa volta mondana del 'sacro matrimonio'",
conclude Simioli, "Quanto alle coppie gay e lesbiche napoletane,
sopravviveranno anche a questa 'trovata', essendo attente più ai
sentimenti che al catering: non possiamo infatti rinunciare al
riconoscimento pubblico delle nostre relazioni, ma possiamo
soprassedere al frac e ai confetti".
Salvatore Simioli
Presidente
Arcigay Napoli
Cell.3479262425


STIMA E SOLIDARIETA' AD ENZO FOSCHI
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime la propria stima e
profonda solidarietà ad Enzo Foschi, vittima dell'ennesima minaccia da
parte di un sedicente gruppo delle Brigate rosse. Il Circolo si
stringe idealmente intorno ad Enzo Foschi e a tutti coloro che ricevono
minacce ingiuriose e farneticanti, ricordando che questi gravi atti
intimidatori non ci impauriscono e che al contrario compattano le forze
laiche e democratiche che nel nostro Paese lavorano quotidianamente per
ottenere una migliore qualità della vita per tutti.
Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli
Rossana Praitano - Presidente
Segreteria
Politica – Andrea Berardicurti
06/5413985 – 348/7708437
Andrea
Berardicurti
Segreteria Politica
Via Efeso, 2/A 00146 R O M A
tel.
065413985 fax 065413971
3487708437


LA GIUSTIZIA DI BARBABLU'
Per chi vuole liberarsi della moglie per una ventenne dell'Est o per ereditare
l'appartamento la legge italiana offre grandi possibilità. Il giudice
Bruno Tinti nel libro: " Toghe Rotte" fornisce preziosi ragguagli agli
aspiranti uxoricidi. Per prima cosa bisogna disporre di una moglie e di
un buon motivo per sopprimerla, quindi la si può eliminare. Chi vuole
potrà dar sfogo al suo sadismo in quanto non considerato una seria
aggravante. Dopo l'omicidio bisogna correre subito dai Carabinieri per
autodenunciarsi, spiegare i dettagli del delitto e far rintracciare gli
strumenti utilizzati per compierlo (punteruolo, pistola, martello,
ecc.). Non sussistono più i pericoli di inquinamento delle prove e di
fuga. L'arresto non è perciò necessario. In attesa del processo si
potrà continuare la propria normale attività.Per l'uxoricidio è
previsto l'ergastolo, ma il marito può dimostrare di "aver agito in
stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui" (art. 62 n.2), ad
esempio le corna, essere disponibile a risarcire i parenti della ex
moglie (art. 62 n.6) e chiedere il rito abbreviato. Il giudice, dotato
di calcolatrice, comincia a detrarre: - la pena, senza le aggravanti,
non è più l'ergastolo, ma il carcere per 24 anni - meno un terzo, art.
62 n.2 (stato d'ira) = 16 anni - meno un terzo, art. 62 n.6
(risarcimento) = 11,33 anni periodico - meno un terzo, art. 62 bis,
attenuanti generiche (concesse a tutti) = 7,5 anni- meno un terzo per
il rito abbreviato = 5 anni - se l'omicidio è avvenuto prima del maggio
2006 sono scontati tre anni per l'indulto ceppalonico = 2 anni con la
sospensione condizionale della pena. Nel caso la Giustizia sia
particolarmente severa con una condanna a tre anni, il marito verrebbe
affidato ai servizi sociali. L'uxoricidio conviene . Un libro, la
sponsorizzazione di una linea intimo maschile e una serata da Vespa. Si
può raggiungere la tranquillità economica. In Italia le mogli sono
utili anche da morte. Ps: L'iter giudiziario è valido anche per i
mariti.
FONTE:
http://www.beppegrillo.it/2008/01/la_giustizia_di.html


GLI EFFETTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO
L'aumento delle temperature sta avendo delle ripercussioni profonde sugli ecosistemi montani e sulle
popolazioni che vi abitano. Lo scioglimento dei ghiacciai se nel breve
periodo fa aumentare la disponibilità d'acqua, nel lungo periodo ha
effetti opposti. Inoltre rende più probabili le inondazioni e causa la
migrazione di specie animali, ha avvertito oggi la FAO in occasione
della Giornata Internazionale della Montagna. "Con la scomparsa dei
ghiacciai e lo spostamento verso l'alto del limite delle nevi perenni,
la portata dei fiumi potrebbe cambiare e la conseguente mancanza
d'acqua potrebbe dare origine a situazioni di conflitto, ed avere
conseguenze sulla produzione di energia elettrica e sulle condizioni di
vita di coloro che dipendono dal settore forestale e dall'agricoltura
per la propria sopravvivenza", ha detto Alexander Müller, Vice
Direttore Generale della FAO. I servizi che forniscono gli ecosistemi
montani spesso vanno al di là della loro area geografica e comprendono
il bilancio idrologico, la regolazione del clima ed il mantenimento di
differenti specie di piante ed animali.La causa principale del
cambiamento climatico è l'aumento delle emissioni di gas ad effetto
serra. Le emissioni causate dall'uomo sono cresciute in modo notevole
negli ultimi 30 anni, registrando un aumento del 70 per cento tra il
1970 ed il 2004, secondo le stime del Quarto Rapporto di Valutazione
sul Cambiamento Climatico. Il riscaldamento globale ha pesanti ricadute
sull'agricoltura, sulle foreste e sulle zone montane che sono
particolarmente sensibili. Regrediscono i ghiacciai - In Bhutan, per
esempio, i ghiacciai stanno regredendo ad una media di 20-30 metri all'
anno, con effetti devastanti a valle a causa delle inondazioni che
provocano con il loro carico di perdita di vite umane... Nelle Ande
peruviane è completamente scomparsa la calotta glaciale, una volta
conosciuta come "il leone dormiente", e questo ha causato il
prosciugamento parziale o totale dei canali idrografici, con
conseguenze sull'irrigazione, sulla produzione di elettricità e sulle
attività minerarie future. L'aumento delle temperature, come
conseguenza del cambiamento climatico, può anche ripercuotersi sulla
salute umana ed animale: è infatti probabile che la malaria continui a
spostarsi verso maggiori altitudini, come già è successo sulle catene
montuose dell'Africa orientale e sulle Ande. Per gli animali selvatici,
un clima più caldo può voler dire l'estinzione, per la scomparsa del
loro habitat naturale. Il ruolo della FAO - Sinora si è cercato di
adattarsi ai cambiamenti indotti dal clima mediante misure
tecnologiche, per esempio evitare lo scoppio dei laghi glaciali sull'
Himalaya, o di salvaguardia contro l'instabilità dei versanti montani
dovuta alla decomposizione del permafrost nell'Europa settentrionale.
Le stazioni montane di sport invernali in Europa ed in Nord America
hanno iniziato a diversificare i propri servizi per compensare la
perdita di turismo invernale causata dalla mancanza di neve. La FAO sta
lavorando con i governi alla gestione dei bacini idrografici e alla
revisione dei piani di utilizzazione del suolo e di azzonamento
territoriale sia per le aree montane che di pianura poiché è assai
probabile che alluvioni, frane e slavine diventino più frequenti e
gravi e colpiscano aree sinora considerate sicure. In Bhutan, è stata
istituita una Commissione Nazionale per il cambiamento climatico per
individuare zone sicure e non per l'insediamento umano in aree che
potrebbero potenzialmente essere colpite da inondazioni. Le popolazioni
delle aree rurali, ad esempio, sono state munite di radio trasmittenti
come strumento per dare l'allarme precoce. Servono maggiori dati -
Occorrono maggiori dati e cognizioni a livello regionale e locale sull'
impatto del cambiamento climatico e della variabilità meteorologica
sulle comunità montane e sulle alternative di adattamento. "La FAO ha
un ruolo cruciale nel dare risposte alle gravi sfide con le quali
devono confrontarsi le comunità montane nei paesi in via di sviluppo,
che spesso sono anche i settori più poveri e con la maggiore
percentuale di insicurezza alimentare", ha detto Alemneh Dejene,
esperto senior del servizio FAO di Valutazione e Gestione Ambientale.
Di questi temi e di tutte le altre questioni relative al cambiamento
climatico si discuterà alla Conferenza ad alto livello su "La sicurezza
alimentare mondiale e le sfide poste dal cambiamento climatico e dalla
bioenergia" che si terrà presso la FAO dal 3 al 5 giugno 2008. FONTI:
alison.small@fao.org -
www.fao.org


RADIO POPOLARE
L'Altro Martedì la trasmissione di cultura ed informazione omosessuale di Radio Popolare
condotta da Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu Martedì 8
gennaio dalle ore 22.35 alle ore 23.30 ospita Le Sorelle Martinetti le
suffraggette della musica "en travesti" in occasione del loro primo cd
musicale in uscita a gennaio per la P-NUTS di Giorgio Bozzo www.
myspace.com/sorellemarinetti e speciale Tom Bouden conosciuto in tutta
Europa per Max&Sven, autore di fumetti ironici e piccanti, impietosi
verso la comunità gay della quale mette alla berlina soprattutto la
disinvoltura sessuale senza moralismi, ma con bonaria irriverenza. a
cura di Massimo Basili email: omomail@radiopopolare.it
Radio
Popolare
FM 107.600
streaming su
www.radiopopolare.it

Etichette: , , , , ,

08 settembre 2007

news 8 settembre

I candidati del Partito Democratico e la questione omosessuale e transessuale
Il 14 ottobre qualunque cittadino italiano fosse interessato alla costruzione
e al destino del Partito Democratico potrebbe volerne scegliere il
Segretario; in tal caso la scelta sarebbe determinata dai programmi e
dall'approccio politico dei vari candidati. I cittadini omosessuali e
trans, interessati a tale processo, hanno l'esigenza di conoscere le
idee e le proposte del futuro leader sulle tematiche relative all'
orientamento sessuale e all'identità di genere.Del resto il 16 giugno
scorso a Roma si è svolto un Pride nazionale che ha portato in piazza
circa un milione di persone con una richiesta ferma ed inequivocabile:
parità di diritti, uguale dignità, laicità dello Stato. Inoltre, al di
là degli omosessuali e dei transessuali che nei Pride o nelle
associazioni trovano un modo per esprimersi politicamente, costoro
fanno parte di un complessivo dieci per cento della popolazione
italiana che sulla propria specificità è inascoltata da decenni. In
questa rilevante parte della cittadinanza c'è chi potrebbe volere nel
Partito Democratico un interlocutore su cui contare, ma deve essere
messo nella condizione di farlo. Ciascun candidato leader dinanzi a
questa fetta di popolazione e alle proprie istanze può scegliere se
esprimersi o meno, con quale chiarezza e con quanta determinazione, con
quali proposte, previsioni e soprattutto prospettiva politica. Solo
così ciascun gay, lesbica, bisessuale e trans interessato potrà
conoscere se c'è un futuro per sé nel progetto e nella realizzazione
del Partito Democratico. D'altro canto chi al contrario avversa
nettamente l'evolversi positivo delle richieste e delle esigenze
omosessuali e trans, saprà se tale propria impostazione troverà o meno
rispondenza nel costituente partito e nella sua dirigenza. Tali
tematiche richiedono ormai prese di posizione nette ed esplicite, senza
le quali non c'è possibilità di ricevere scelte di campo, soprattutto
da chi ha la vita condizionata da tali decisioni. Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea
Berardicurti
Segreteria Politica
Via Efeso, 2/A 00146 R O M A
tel.
065413985 fax 065413971
Cell. 3487708437


IL CASO AGAPO. I PRIMI
SVILUPPI NELL'INDAGINE DI GAYA CsF
Venuti a conoscenza di questa
associazione AGAPO, ci siamo presi cura di contattarli sotto mentite
spoglie.
La nostra cronista Carla Liberatore, ha finto di essere una
madre quarantenne in preda ad un attacco di panico per via della
dichiarazione della propria figlia di vent'anni, di essere lesbica e
fidanzata con una ragazza di pari età. Abbiamo inviato una email al
loro indirizzo, lasciando un numero di telefono a disposizione a cui
poter chiamare. Dopo qualche giorno Carla Liberatore è stata contattata
su questo numero da una signora di Milano che asserisce di avere un
figlio di 17 anni, profondamente triste a causa della tendenza
omosessuale, il quale figlio denotava comportamenti d'isolamento fin
dalla primissima adolescenza. La signora che ha pensato bene di non
qualificarsi né per nome né per cognome e dopo una lunga e appassionata
conversazione fra mamme disperate – fra cui una finta, la nostra Carla
in questione – ci ha detto che questa tendenza omosessuale, quindi
anche lesbica e transessuale, può essere curata con una terapia
riparativa. Secondo lo psicologo di loro figlio e la psicologa che
invece segue madre e padre, circa il 30% degli omo-trans-lesbiche che
si sottopongono alla cura, riescono a guarire, in quanto il
comportamento "deviante" è derivato da un cattivo rapporto con i
componenti della famiglia, nel caso di suo figlio, è riconducibile al
cattivo rapporto con il padre. La signora in questione che ha
conversato al telefono con Carla Liberatore – in arte Erika –
sembrerebbe anche disponibile ad accettare l'omosessualità del figlio,
a patto ch'egli faccia un percorso di conoscenza di sé – sempre con lo
psicologo consigliato da AGAPO – al fine di poter coscientemente
scegliere se essere omosessuale o eterosessuale; il problema è, secondo
la signora, che loro figlio dopo un anno di terapia dallo psicologo di
AGAPO, abbia scelto di non frequentare più questa terapia riparatrice,
in quanto pare abbia asserito ai propri genitori di non essere d'
accordo con molte delle cose che lo psicologo gli ha cercato inculcare.
La signora milanese si è detta quasi disperata per la scelta di suo
figlio e comunque sarebbe disposta ad accettarlo con una certa
tranquillità nel caso scegliesse di essere omosessuale. In questo
abbiamo trovato una apertura che onestamente non ci aspettavamo,
infatti, contrariamente ci aspettavamo una banda di pazzi maniaci
religiosi moralisti e invasati da Dio. Il padre del ragazzo invece,
almeno stando a quanto detto dalla donna, non accetterebbe mai un
comportamento deviante del figlio. La signora con cui ha parlato
Liberatore ha dimostrato una apertura mentale di tutto rispetto,
avendoci poi raccontato che negli anni passati si è molto battuta per
la libertà degli omosessuali e per le unioni di fatto e che comunque ha
sempre preso con simpatia ogni attività della comunità GLBT nazionale.
Da una riflessione di Carla, abbiamo evinto almeno fino ad oggi, che
abbiamo a disposizione gli elementi per poter riconvertire la signora
che ci ha chiamato. Ma a parte la pseudo goliardata della riconversione
della signora milanese, ci sono degli aspetti socio-psicologici con i
quali presupponiamo lavori questa associazione e che non sono affatto
da dimenticare, in quanto la telefonata "morbida" che abbiamo ricevuto,
potrebbe essere un approccio socio-psicologico da parte degli esponenti
di questa associazione di genitori anti-omosessuali, tendente ad
ammiccare alle persone che chiedono il loro aiuto con il fine di
potersi dimostrare in un primo momento, non contrari a nessuna delle
forme culturali e sociali che vengono oggi divulgate dai mass media a
favore dell'omosessualità, nonché per non rischiare di andare troppo
contro a quanto la psicologia ufficiale e fortunatamente progressista
asserisce rispetto alla questione. Abbiamo provato a dire alla signora
che la finta figlia di Carla le ha riferito di aver parlato con qualche
psicologo delle associazioni GLBT il quale le ha detto che il suo
orientamento lesbico è del tutto naturale e che la madre in questione –
Erika – non fa altro che ostacolare la crescita e il percorso di auto
coscienza omosessuale della figlia. La signora milanese a quel punto ha
fatto una specie di ghigno chiedendo a Erika – Carla – come abbia
potuto questo psicologo dell'associazione GLBT, permettersi di fare la
diagnosi ad una madre che nemmeno conosce. Carla ha provato ad
interloquire con la signora di AGAPO al fine di conoscere meglio le
modalità di terapia che vengono proposte, ma la donna, probabilmente
molto ben istruita, si è defilata sempre con grande sapienza. Ciò ci fa
pensare che non abbiamo discusso solo con una madre afflitta dalla
omosessualità del figlio ma che addirittura questa donna sia uno dei
membri più addestrati della associazione AGAPO la quale ha
sapientemente evitato la possibilità di esporre troppe notizie sul loro
modus operandi ed ha altresì fatto una analisi o una tentata analisi
psico-familiare del quadro presentato da Carla rispetto alla situazione
che abbiamo precedentemente studiato, da mettere su, per poterla poi
esporre non appena saremmo stati contatti. La verità della faccenda
secondo noi sta nel fatto che quasi sicuramente ci troviamo di fronte
ad una associazione molto ben organizzata, con degli affiliati ben
istruiti in merito che sanno ben spacciarsi per genitori disperati
pronti a condividere le ansie delle madri e dei padri che a loro si
rivolgono. Abbiamo compreso che dietro questa associazione ci sono
degli psicologi e chissà chi altro, ma prima o poi verremo a saperlo,
che sanno istruire le persone ai contatti con l'esterno. Sembra strano
ma è come ritrovarsi in mezzo ad una setta nella quale tutti ti
vogliono bene e al di fuori tutti sono cattivi. Dichiarazione di Carla
Liberatore –"Questo tipo di approccio è molto comune alle sette
cattoliche e filo cattoliche, ma comune anche alle sette anti cristiane
e agnostiche in genere e, sia ben inteso che parliamo di sette e non di
liberi movimenti o libere associazioni che in ogni caso rispettano la
volontà dell'individuo. Il loro filo conduttore sta nel fatto che nei
primi contatti hanno bisogno di ingraziarsi il benestare delle persone
con cui si trovano ad avere a che fare, per poi promuovere in essi un
nuovo tipo di presa di coscienza che avviene attraverso la riflessione
di un'altra visione degli aspetti della vicenda che li vede coinvolti.
Lavorano principalmente su quelli che sono i punti deboli del
carattere delle persone, facendo leva sull'emotività diretta ed
indiretta rispettivamente ai casi che vengono proposti ed è per questo
che sono importantissimi i primi contatti con le persone esterne, in
quanto devono assolutamente tranquillizzarle e metterle a loro agio per
poterle inoltre scavare psicologicamente quanto più possibile. E'
attraverso questo sistema che riescono a comprendere i primi punti
deboli degli individui. Quando ero al telefono con la donna che mi ha
contattato, ho spesso avuto l'impressione di parlare con una persona
assai sincera nell'esporre i suoi stati emotivi, però in molti altri
tratti mi sono resa conto che le sue parole erano state precedentemente
studiate, così come le reticenze che ha avuto quando le ho chiesto in
che cosa consisteva la terapia, quali sono i nomi degli psicologi e
cose significasse per lei "terapia riparativa". Questi, oltre ad altri
elementi che probabilmente elencherò in seguito, mi hanno fatto pensare
che tutto sommato anche lei in qualche maniera stesse fingendo la parte
della mamma disperata e che quasi nascondesse l'addestramento che le
era stato inoculato. Può darsi che le sue intenzioni di madre in preda
alla tristezza per il figlio omosessuale fossero autentiche, ma che
dietro alle sue strutture e sovrastrutture verbali ci fossero degli
autentici linguaggi non propri di una mamma disperata, è anche vero.
Sono riuscita comunque a mettermi d'accordo con lei, per poterci
risentire e per poter essere contattata da qualcuno degli psicologi
dell'AGAPO. In quel caso di sicuro farò una registrazione della
telefonata e non è escluso che la metteremo in web su qualche sito
amico, fermo restando la valutazione da fare per non essere scoperti
prima di essere arrivati alla nostra meta." Terremo tutti quanti
informati su ogni evoluzione divulgabile della questione AGAPO. Buena
Vida. Gaya CsF staff e Carla Liberatore.


FEDE E OMOSESSUALITA'
NASCE
"GIONATA.ORG"
Mai come in questi anni il tema fede e omosessualità è
all'attenzione della società e delle varie chiese. Documenti,
rivendicazioni, richieste, condanne si susseguono sempre più spesso
contro o a favore delle persone omosessuali nelle varie confessioni
religiose. Ma cosa dice la Bibbia sull'omosessualità? Quale è oggi il
posto delle persone omosessuali nelle chiese? Ed esiste un cammino di
fede anche per loro? Anche per rispondere a queste domande è nata
l'idea di dar vita a
www.gionata.org, un portale web di discussione ed
approfondimento che vuole scoprire: cosa dice la Bibbia, e la ricerca
teologica, su questo tema; il percorso di chi cerca di conciliare fede
e omosessualità; far conoscere la posizione delle varie chiese
sull'omosessualità. Un progetto che è nato durante la preparazione
dalla veglie di preghiera per le vittime dell'omofobia del giugno 2007
ed è curato da volontari, omosessuali e non, con storie, cammini e
confessioni differenti (cattolici, valdesi, battisti...) che si sono
ritrovati insieme, accomunati da Cristo e da un identico desiderio:
approfondire e valorizzare il rapporto tra le persone omosessuali, le
loro chiese e la loro fede. Per questo grande importanza abbiamo voluto
dare su gionata.org al racconto delle esperienze pastorali di
accoglienza degli omosessuali nelle varie chiese e al cammino - poco
conosciuto - fatto dai gruppi di credenti omosessuali presenti in
Italia, perché crediamo fermamente che i tempi siano maturi per avviare
una discussione serena su queste tematiche scomode. I volontari del
progetto Gionata.org vi invitano a visitare, commentare e a conoscere
questa iniziativa sostenendola con i vostri consigli e le vostre
opinioni. I volontari del "Progetto Gionata - Fede e omosessualità"
Web site:
www.gionata.org - email: gionatanews@gmail.com

COMUNICATO
STAMPA
Arcilesbica sui fatti di Piazza Bellini
Napoli 5 settembre 2007
Arcilesbica "Le Maree"
Arcilesbica, riunita ieri in seduta
straordinaria, ha deciso di astenersi, per il momento, da qualsiasi
forma di protesta pubblica, ritenendo indispensabile ponderare con le
altre associazioni GLBT locali le strategie di intervento e le
eventuali richieste alle autorità. La ragione della scelta di non
partecipare a nessun tipo di manifestazione dovesse eventualmente
tenersi in città nei prossimi giorni, poggia sulla convinzione che una
protesta pubblica in questo momento istigherebbe ancor di più allo
scontro frontale. Arcilesbica considera invece fondamentale progettare
una serie di azioni mirate alla riqualificazione del territorio, che
non si risolvano in un episodio isolato di protesta ma che tengano in
considerazione i problemi fondamentali di questa città coinvolgendo non
solo la comunità GLBT ma tutti i cittadini che vivono piazza bellini e
il centro storico napoletano per favorire il contatto umano e l'
integrazione. Auspichiamo che dal coordinamento con le altre
associazioni GLBT nasca una proposta unitaria sulla questione, da
avanzare a tutti i cittadini napoletani e alle istituzioni, che dia un
reale apporto alla convivenza pacifica e costruttiva nella nostra
città. Circolo Culturale ArciLesbica "Le Maree" - Vico San Geronimo
alle Monache, 19 – Napoli
http://www.arcilesbicanapoli.tk/


COMUNICATO
STAMPA
Napoli, 6/09/2007
Stonewall a Napoli: i gay denunciano gli
omofobi a piazza Bellini. Presto una manifestazione in città. Sono
state presentate nella mattina di mercoledì 5 settembre alla Questura
di Napoli tre denunce per i fatti di piazza Bellini, storico luogo di
ritrovo per la comunità glbt napoletana dove le aggressioni verbali e
le minacce ai danni degli omosessuali si sono moltiplicate negli ultimi
mesi e venerdì scorso solo l´arrivo di agenti chiamati dall´Arcigay ha
scongiurato l´aggressione, da parte di un folto gruppo di persone
convenute sul posto, dei gay e delle lesbiche presenti nella piazza. Al
termine delle denunce presentate da tre delle vittime dei numerosi casi
segnalati allo "Sportello Diritti" di Arcigay, l´avv. Salvatore
Simioli, presidente dell´Arcigay di Napoli, che ha assistito i
querelanti, ha avuto un incontro con il vicequestore Antonio Sbordone
per fare il punto della situazione in città sugli atti di violenza ai
danni degli omosessuali. "Gli episodi di violenza che si verificano
negli ultimi tempi a piazza Bellini, e che sembrano moltiplicarsi dopo
i fatti di Capaccio e di Sorrento di questa estate, sono di chiara ed
evidente matrice omofobica", afferma Salvatore Simioli, "Oggi per la
prima volta tanti omosessuali hanno trovato il coraggio di denunciare i
loro aggressori realizzando una piccola Stonewall nel cuore della
nostra città: non esistono alibi per transigere sui diritti e la
legalità, ed Arcigay non dialoga con chi è violento contro gli
omosessuali e i transessuali o chi contratta sui loro diritti".Arcigay
Napoli ha ricevuto la solidarietà di Donatella Linguiti,
Sottosegretaria di Stato per i Diritti e le Pari Opportunità, e di
Leonardo Impegno, Presidente del Consiglio Comunale di Napoli, Mariano
Anniciello, presidente di ARCI Napoli e consigliere comunale, Raffaele
Carotenuto, consigliere comunale, e Pino De Stasio, consigliere alla
Prima Municipalità. "Ci aspettavamo anche la solidarietà della
Presidente del Consiglio Regionale, Sandra Lonardo", aggiunge Simioli,
"che potrebbe esortare il marito a calendarizzare presto il pacchetto
anti-violenza, che giace in Parlamento, con l'estensione della legge
Mancino ai reati d'odio contro le persone omosessuali".Arcigay Napoli
organizzerà una manifestazione unitaria in città contro l´omofobia per
le prossime settimane di cui sarà confermata presto la data, a cui
invita da ora il sindaco di Napoli.Arcigay Napoli invita tutte le
persone omosessuali oggetto di violenza omofoba a denunciare
immediatamente i fatti o a rivolgersi per ogni supporto all´Arcigay di
Napoli inviando una mail a legale@arcigaynapoli.org o al telefono
0815528815. Lo Sportello Legale è attivo in sede il venerdì dalle 18,00
alle 21,00. Info al sito
www.arcigaynapoli.it

COMUNICATO STAMPA "I Ken"
Arcilesbica ed i Ken "non si chiamano fuori" propongono un'azione
differente per la vivibilità GLBT a Napoli
Le associazioni omosessuali di Napoli i Ken ed Arcilesbica scelgono di non scendere in piazza il
16 settembre prossimo alla manifestazione indetta da Arcigay. I
rappresentanti delle associazioni Curati ( Arcilesbica ) e Cremona ( i
Ken) a nome delle organizzazioni, dichiarano che l'idea rappresentata
in questi giorni anche sui giornali è stata indirizzata ad acuire uno
scontro di piazza tra i diversi gruppi della città. Inoltre si ritiene
che ed e che tale atteggiamento sia stato un errore di valutazione
fatto da alcuni settori interni all'arcigay che non tenevano in
considerazione della vivibilità della piazza. Noi crediamo di dover
convivere con tutti e tutte nelle piazze e nelle vie delle nostre
città, ma dichiariamo di essere determinati a vivere serenamente e
liberamente gli spazi e le piazze non accettando aggressioni, insulti o
intimidazioni. Pensiamo che Napoli non abbia bisogno di
militarizzazione delle piazze ma di socialità e di convivenza solidale
degli spazi. Anche piazza Bellini deve tornare ad essere un luogo dove
ricchi e poveri, gay lesbiche e trans con etero, ma anche bianchi e
neri, napoletani e stranieri, possano condividere in sicurezza la
piazza. Vogliamo banalmente il rispetto delle regole di convivenza,
chiediamo a tutti etero e gay, agli esercenti , ai residenti , agli
amministratori pubblici ed al Prefetto di aiutarci a non rinunciare
alla libera partecipazione della vita delle piazze d'Europa partendo da
quelle napoletane. Riteniamo che anche i mezzi d'informazione possano
aiutarci a ridare il senso giusto delle cose ed a evitare inutili fobie
da una parte e psicosi di massa e dall'altra. A tutti i gruppi occorre
dire che ci vuole responsabilità anche nell'isolare gli elementi di
conflitto e "garantire" che nessuno si possa "scaldare" eccessivamente.
Non neghiamo le violenze esercitate, alle vittime diamo la piena
solidarietà, stringendo la comunità tutta a protezione dei singoli, ma
crediamo che occorrano ricette diverse da quelle ipotizzate fino ad
ora e rifiutiamo la "strategia contro" come soluzione. i Ken ed
Arcilesbica, credono che ci siano ancora i margini per la costruzione
di un percorso unitario con le altre associazioni e chiedono da subito
agli amministratori locali di Napoli di incontrarci per aiutarci nella
costruzione di una nuova vivibilità della città, attuando concretamente
progetti per la difesa di gay, lesbiche e trans. Su questo terreno,
dove Napoli rappresenta un valore assoluto nella lotta di
rivendicazione dei diritti del movimento LGBT di rilevanza nazionale,
rivendichiamo nella pluralità delle posizioni presenti la garanzia
della democrazia e del confronto di cui siamo protagonisti. I
rappresentati GLT, Carlo Cremona, Giordana Curati e Laura Matrone si
rendono disponibili ad avviare da subito una piattaforma politica e
programmatica condivisa, che chieda anche agli amici di Arcigay di
sostenerla, insieme, non solo negli interessi ciascuno dei propri
iscritti, ma perseguendo l'interesse più generale della comunità LGBT e
della città di Napoli. Va il nostro particolare ringraziamento alle
forze di pubblica sicurezza della Questura di Napoli che ci sta
sostenendo pubblicamente, anche se non in modo visibile ai più, ed
invitiamo tutti e tutte a non lasciare la piazza a continuare a viverla
ed ad informarci tempestivamente in caso di violenze o di intimidazioni
ricevute. Sito web:
www.i-ken.org

e-mail: info@i-ken.org MSN
ikenonlus@i-ken.org

COMUNICATO STAMPA "I KEN"
Prove di unità, il
movimento GLBT napoletano
Cresce....tra gli intoppi!
L'associazione i
Ken dopo le aggressioni a danno di omosessuali maschi e femmine
avvenute in luglio, agosto e settembre registrate a Napoli ed in
Campania, sentite le altre associazioni GLBT del territorio ( Arcigay,
Arcilesbica e associazione Priscilla) in data 4 settembre 07 aveva
promosse e comunemente organizzato un primo incontro per determinare
azioni UNITARIE e COORDINATE con le singole organizzazioni GLBT per la
salvaguardia della libertà e della sicurezza di gay, lesbiche e trans
che frequentano la città di Napoli e in particolare piazza Bellini, nel
centro storico nel quartiere San Lorenzo. I recenti articoli dei
Segretari Nazionali Mancuso( arcigay) e
Salvatore Simioli ( circolo
napoli Arcigay) durante il percorso di costruzione unitario, hanno
DETERMINATO l'impossibilità di una visione e di un progetto comune,
imponendo un particolare e parziale punto di vista che va nella
direzione opposta dei BISOGNI REALI a cui bisogna tendere. Gli
omosessuali di piazza bellini, come quelli soggetti alla persecuzione
metropolitana delle città europee ( pensiamo alla Polonia) , per noi
hanno bisogno di sicurezza e di percorsi di dignità pubblica e non di
campagne pubblicitarie di singole associazioni e singole personalità
che cercano di ergersi a paladini di realtà sociali sconosciute o
ignorate fino a ieri. Ritenevamo che occorresse un lavoro di
ricomposizione sociale e di informazione territoriale e non una
campagna medianica, unilaterale e fuori luogo, ritenendo che tale
azione, sprovvista di contenuto politico unitario e di presidio
territoriale reale ed efficace rappresenti lo stimolo ad una reazione
violenta ed uno acuirsi del conflitto tra comunità gay-lesbica e trans
e gruppi omofobi e fascisti del quartiere. Riteniamo dissennata e
pericolosa questo modo di fare di tanto da ritenerlo pregiudizievole
per un lavoro condivisibile e comune con ARCIGAY, che di fatto, ha
comunicato a mezzo stampa la propria autonomia dal resto del movimento
cittadino. Con rammarico, ma con realismo e determinazione riteniamo di
dover condurre e di poterlo fare una battaglia di liberazione dall'
oppressione, dall'odio e dal neofascismo squadrista con azioni comuni
ad altri soggetti politici e per cui invitiamo Arcilesbica e Priscilla
a non abbandonare il sogno di un percorso comune per il bene di tutti e
tutte e ci continueremo ad impegnare per la ricerca di soluzioni
complesse e condivise per il bene diffuso della nostra città.


DON GELMINI IL SANTO VIVENTE"
ROMA-ADISTA. Ha detto di essere vittima
della "lobby ebraica-radical-chic" (ritrattando poi lo scivolone,
costatogli una valanga di critiche e la rinuncia dell'avvocato Franco
Coppi a difenderlo), della massoneria, dei gay, del laicismo radicale,
della magistratura anticlericale. Ma la vicenda di don Pierino Gelmini,
indagato dai pm di Terni per presunti abusi sessuali nei confronti di
alcuni ragazzi della Comunità Incontro (ad accusarlo, diversi ex ospiti
della struttura da lui fondata e diretta) parte da lontano. La
"vocazione" dei fratelli Gelmini Quella dei Gelmini è infatti una
biografia lunga e con diverse zone d'ombra. Nato nel 1925 in provincia
di Milano, ha vissuto e studiato in Lombardia. Ma è stato ordinato
prete nel 1949 lontano dalla sua zona di onigine, nella diocesi di
Grosseto. Circostanza curiosa, che le note biografiche riportate sul
sito web della Comunità Incontro spiegano così: da Milano, Gelmini si
presenta al vescovo di Grosseto, "diocesi bisognosa di clero", e "si
prepara al sacerdozio A quell'epoca il vero "don Gelmini", quello
famoso, non era lui, ma il fratello padre Eligio, esuberante frate
minore che preferiva il cachemire al ruvido panno francescano,
precursore di tante figure di preti mediatici e mondani che frequentano
salotti, feste e studi televisivi. Padre Eligio era confessore e
assistente spirituale di vip e calciatori (era, tra l'altro, il
"cappellano" del Milan, oltre che amico intimo di Gianni Rivera), l'
unico prete al mondo a poter vantare di aver concesso un'intervista al
settimanale sexy Playboy, frequentatore di eventi mondani, nonché
fondatore della comunità di recupero per tossicodipendenti «Mondo X» e
del Telefono Amico. Particolarmente dettagliata nel raccontare i primi
anni di sacerdozio di don Pierino - che negli anni '60 diventa
segretario del card. Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires fino al
1959, passato poi in forze alla Curia vaticana come Cancelliere di
Santa Romana Chiesa -, la sezione del sito internet della "Comunità
Incontro" dedicato alla biografia di Gelmini omette del tutto gli
eventi che caratterizzano il periodo che va dalla metà degli anni
sessanta al 1979. Sono infatti gli anni in cui per don Pierino iniziano
i problemi con la giustizia e le vicissitudini giudiziarie. I primi
guai giudiziari "Già nel 1965 - racconta Marco Lillo in un articolo
pubblicato dall'Espresso il 16/8 - un anno prima di darsi ai
tossicodipendenti, il sacerdote aveva comprato la splendida tenuta di
Caviggiolo con tanto di maniero e riserva di caccia a Barberino del
Mugello, sull'Appennino toscano. I giornali dell'epoca raccontano che
gli assegni per 200 milioni di lire (del 1965) consegnati alla Società
Idrocarburi per l'acquisto erano scoperti e il tribunale inflisse tre
mesi di galera a don Pierino". Nel 1969 il prete acquista un'altra
villa all'Infernetto, zona Casal Palocco, una delle più "in" dell'
hinterland romano. La biografia ufficiale di Gelmini si limita ad
accennare all'abitazione definendola "una casa più ampia" di quella
dove don Pienino aveva sino ad allora vissuto. Per la precisione si
trattava invece di una villa in cortina a due piani protetta da un
largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, un vasto giardino
in cui era custodita una Jaguar, piscina, due cani, tre persone a
servizio: un autista, una cuoca e una cameriera. Insomma, se al
fratello Eligio piaceva la bella vita, don Pierino non era da meno. Ma
il tenore di vita di don Pierino viene compromesso dalla magistratura:
il 13 novembre 1969 i carabinieri lo arrestano nella sua abitazione
(grande scalpore sui giornali dell'epoca suscitò la notizia che i
carabinieri avevano trovato una Jaguar nel giardino di don Pierino) per
emissione di assegni a vuoto, truffa e fallimento di una cooperativa di
costruzioni collegata con le Acli di cui il sacerdote era tesoriere e
che doveva costruire palazzine all'Eur. Gelmini viene anche coinvolto
in un inchiesta che riguarda la ditta di import-export tra Italia e
Argentina che aveva costituito sfruttando - si disse - le buone
entrature ottenute attraverso i servizi resi al card. Copello. Nel 1970
il prete ripara quindi all'estero, nel Vietnam del Sud, dove fa
amicizia con l'ex arcivescovo della cittadina di Huè, mons. Pierre
Martin Ngo Dình Thuc, fratello di Jean Baptiste Ngo Dình Diem,
dittatore del Vietnam del Sud, assassinato nel 1963, ormai caduto in
disgrazia presso gli Stati Uniti. Ma anche in Vietnam Gelmini ha grane
con la giustizia: proprio dall'ex-arcivescovo di Hué, insieme a madame
Nhu, vedova del fratello minore del presidente Dièm e per anni sua
first lady, viene denunciato per appropriazione indebita. Nel 1971
torna in Italia. Ed entra in carcere. Il processo a suo carico si era
infatti concluso con la condanna a quattro anni, che don Pienino
sconterà interamente. Uscito di prigione - dopo aver trascorso un breve
periodo di ritiro in Maremma per volontà delle autorità ecclesiastiche
- nel 1976 don Gelmini torna in cella, ad Alessandria. Insieme al
fratello Eligio è infatti accusato di aver ricevuto una bustarella di
50 milioni da Vito Passera, imprenditore in difficoltà che puntava sui
buoni uffici dei fratelli Gelmini per diventare console onorario della
Somalia e ottenere facilitazioni nel commercio di burro tra gli Usa e
il Paese africano. Stavolta però in prigione don Pienino ci rimane poco
tempo. Assieme al fratello, viene prosciolto dalle accuse e nel '77 è
di nuovo nella sua villa romana a Casal Palocco. Nel 1979 don Pierino,
sulle orme del fratello (che nel 1974 era riuscito a farsi assegnare
gratuitamente dal conte Lodovico Gallarati Scotti l'uso del suo
castello di Cozzo Lomellina come sede del suo "Mondo X"), dà inizio al
business antidroga 1979: nasce la holding della tossicodipendenza "Don
Gelmini Spa", titola il 16 agosto l'Espresso, ricostruendo la nascita
dell'impero economico del prete antidroga. La prima comunità di
recupero nasce ad Amelia, in provincia di Terni. Don Pierino si fa
assegnare in comodato d'uso per 40 anni un frantoio abbandonato, il
Mulino Silla, in una piccola valle chiamata delle Streghe, facendone la
sede della sua nuova attività. Nel 1988 sindaco di Amelia diviene l'ex
leader della Cgil Luciano Lama. È lui a segnalate alla procura il fatto
che a don Pierino i vincoli del piano regolatore stavano stretti e i
piccoli casali abbandonati che andava acquisendo si trasformavano in
enormi strutture senza le necessarie autorizzazioni. "Alla fine -
racconta l'Espresso - tutto fu sanato, grazie anche ai socialisti della
giunta". Così le proprietà immobiliari della Comunità Incontro hanno
potuto estendersi senza sosta, al punto da comprendere, nella sola
provincia di Terni, boschi, uliveti, vigneti e pascoli per una ventina
di ettari, oltre a diversi fabbricati sparsi tra Cenciolello, Porchiano
e la strada di Orvieto. Oggi la Comunità di don Gelmini conta
ufficialmente 164 sedi in Italia e 74 nel mondo. Dati contestati però
da Stefania Nardini in un articolo comparso su Gente d'Italia,
quotidiano italiano delle Americhe. La giornalista, che ha passato un
periodo presso la Comunità Incontro, racconta di culto della
personalità, di body guard armati di pistola, di macchinoni di lusso
(un vizio antico), di disparità nel trattamento degli ospiti, ma anche
di cifre gonfiate a beneficio della sua immagine pubblica: "Si parla di
164 sedi residenziali in Italia - scrive la Nardini - e invece sono 64,
di 180 gruppi d'appoggio che in realtà sono una ventina, di un turnover
residenziale di 12 mila persone (turnover in cui sono comprese semplici
richieste di informazioni), di 126.624 ingressi in comunità tra il 1990
e il 2002, mentre attualmente si registrano non più di 20 o 30 colloqui
al mese, il che significa al massimo 360 ingressi all'anno, cifra che
si riduce alla metà considerando coloro che rinunciano". Anche sui
cospicui introiti delle Comunità i numeri sono incerti: "La trasparenza
amministrativa - racconta l'Espresso - non è mai stata una priorità
della comunità. Sul sito internet non c'è traccia del bilancio. Bisogna
andare alla Camera di commercio a Roma per scoprire che la Comunità
Incontro, organizzazione non lucrativa a fini sociali, è presieduta da
una sconosciuta: Umbertina Valeria Mosso, avvocato di 86 anni. Il
comitato direttivo è composto dalle persone più vicine a don Pierino,
come Claudio Legramanti e Claudio Previtali e dal 'don', che è il
segretario generale, ma con ampi poteri di gestione". La politica: un
ritorno di "fiamma" In ogni caso, il suo piccolo impero don Gelmini lo
ha realizzato anche in virtù delle sue ottime entrature politiche,
oltre che alle cospicue donazioni che il suo carisma ha saputo
intercettare. Solo in occasione della megafesta per gli 80 anni di don
Pierino, nel 2005, Berlusconi dichiarò di volergli devolvere 10
miliardi delle vecchie lire. Alla mega kermesse in onore del prete
ottuagenario c'era anche un altro grande amico di Gelmini, l'allora
ministro Maurizio Gasparri. Insieme ad altri rappresentanti del
governo, come Rocco Buttiglione e Pietro Lunardi, oltre a Gustavo Selva
e ad una sfilza di sottosegretari. E ad un esponente della "Prima
Repubblica", l'ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, da anni
tra i volontari della "Comunità Incontro". A tanta benevolenza da parte
del leader e degli esponenti della Casa della Libertà, Gelmini ha
sempre risposto con una indefessa militanza a destra, che - oltre ad
intercettare verso Berlusconi il consenso di migliaia di visitatori ed
ospiti (nonché delle loro famiglie) passati in comunità negli ultimi 30
anni - si è più volte caratterizzata con la presenza di Gelmini a
manifestazioni politiche ed elettorali. Lo si è visto spesso con
esponenti di An (lo scorso anno, in campagna elettorale, era a fianco
del candidato sindaco di Roma Gianni Alemanno). Nel 2006 don Pierino fu
uno dei maggiori sostenitori della nuova legge sulla droga che ha
eliminato la differenza tra droghe leggere e pesanti. "Grazie,
Gianfranco, per la legge contro la droga, affido a voi di An il compito
di difendere i principi cristiani", disse don Gelmini ai delegati di An
presenti alla conferenza programmatica del partito, il 5 febbraio 2006.
Le accuse a don Gelmini: nella Chiesa, qualcuno sapeva Le recenti
accuse di molestie sessuali hanno - per la verità - qualche precedente
negli anni d'oro della Comunità incontro. Come quando, il 23 novembre
1991, venne ritrovato morto sgozzato a Rimini Fabrizio Franciosi,
cittadino di San Marino, anni prima ospite della Comunità del Mulino
Silla. Durante le indagini, il fratello della vittima raccontò che poco
tempo prima di morire Fabrizio gli aveva raccontato di aver subito da
don Gelmini abusi sessuali in una casetta nel parco della comunità. Nel
2003 don Antonio Mazzi, animatore della comunità per tossicodipendenti
Exodus, ricevette la lettera di un ragazzo che raccontava di aver
subito molestie sessuali da parte di don Gelmini nel 1993, quando aveva
trascorso un periodo di sei mesi ad Amelia. Poi il giovane si era
trasferito in una struttura di don Mazzi, con il quale si era confidato
ed aveva continuato a mantenere rapporti epistolari. Ma Mazzi ha
raccontato questi fatti solo nelle scorse settimane, quando il caso don
Gelmini era già scoppiato. Sentito dal procuratore di Terni Carlo Maria
Scipio e del pm Barbara Mazzullo, Mazzi ha comunque ribadito punto per
punto ciò che aveva già rivelato circa il contenuto della missiva. Nel
2004, un libro di Marco Salvia, Mara come me racconta la vita all'
interno di una comunità di recupero di tossicodipendenti, delineata nei
termini di un lager gestito da un prete bigotto e fanatico e da
responsabili violenti. La storia è romanzata, ma il 23 gennaio 2005 il
quotidiano il manifesto pubblica una lettera con cui l'autore usciva
allo scoperto, dichiarando che i fatti narrati nel libro erano reali e
che dietro la figura di don Luigi, il padre-padrone della comunità, si
celava don Pierino Gelmini. E poi ci sono le accuse fatte da Bruno
Zanin nel suo libro-autobiografia Nessuno dovrà saperlo, in cui afferma
di aver subito abusi sessuali da Don Gelmini all'età di 13 anni (il
capitolo che parla dell'abuso è stato messo online dall'autore all'
indirizzo internet
www.bispensiero.it/documents/DonGiustino.pdf). Nel
libro, Zanin, che è Stato negli anni '90 collaboratore di Radio
Vaticana, racconta anche di aver parlato degli abusi all'allora
direttore dei programmi dell'emittente, p. Federico Lombardi (oggi
direttore della Sala Stampa vaticana) ed a mons. Giovanni d'Ercole,
religioso orionino, capo ufficio della sezione affari generali della
segreteria di Stato del Vaticano, da sempre amico di don Pierino e da
qualche mese direttore responsabile della rivista della comunità "Il
Cammino" e dell'emittente Tele Umbria Viva, di cui Gelmini è
proprietario. Titoli e sottotitoli Anche con la Chiesa cattolica i
rapporti, a dispetto delle difese d'ufficio tratta che oggi vengono
fatte di don Pierino come dell'ennesimo prete vittima delle
persecuzioni mediatiche e laiciste, sono piuttosto tesi. Fin dal 1963,
quando don Pierino iniziò a fregiarsi del titolo di monsignore, senza
esserlo, il Vaticano ha iniziato a diffidano dall'utilizzare quel
titolo e in seguito lo ha anche sospeso a divinis. Sospensione poi
ritirata, ma il titolo tanto agognato non arrivava. Nel 1988 Gelmini
risolse allora il problema con un abile éscamotage: pur essendo un
prete di rito latino, aderì ad una Chiesa cattolica di rito orientale,
quella melkita, e si fece insignire del titolo di Esarca Mitrato della
Chiesa cattolica greco-melkita. Titolo onorifico che non equivale certo
a quello di vescovo. E nemmeno a quello di monsignore. Nelle biografie
"ufficiali" di don Gelmini però il titolo ottenuto dalla Chiesa melkita
è messo in grande evidenza insieme ad un'altra lunghissima sequela di
bizzarri riconoscimenti: da "maggiore garibaldino e primo cappellano
della Legione Garibaldina" a "gran comandante dell'Ordine di Géorge
Washington"). Non solo per la sua altisonanza, ma perché dà all'
esuberante prete il diritto all'uso dell'anello, della mitra, della
croce e del pastorale quando celebra la messa con rito greco (o avendo
ottenuto dal Vaticano uno speciale permesso a celebrare con il doppio
rito). Ma a don Gelmini certe sottigliezze liturgiche vanno strette e
la messa continua a celebrarla in rito romano, vestendo però i sontuosi
paramenti greco-cattolici. Una piccola rivincita con la gerarchia che
tanto lo ha bistrattato don Pierino se l'è presa il 20 ottobre del
2000, quando Wojtyla ricevette in piazza San Pietro trentamila
rappresentanti delle Comunità Incontro. La benedizione del papa polacco
non ha però migliorato i difficili rapporti con la Curia, che continua
a non amarlo. Recentemente, al card. Francesco Marchisano, presidente
dell'Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, che gli ha chiesto di
fare un passo indietro per meglio difendersi dalle accuse, don Pierino
ha risposto: "Mi chiede di fare un passo indietro? Lo faccia lui in
avanti, in un burrone". E comunque, ha tenuto a precisare don Pierino,
"io non guido un'associazione religiosa, ma laica". (valerio gigante).
FONTE ADISTA ROMA INVIATO DA Anna Maria Angelitti Gaya CsF

COMUNICATO STAMPA
Il Sinodo della Chiesa evangelica Valdese (Unione
delle Chiese metodiste e valdesi), riunito in sessione dal 26 al 31
agosto 2007 a Torre Pellice (TO), ha approvato oggi 31 agosto 2007 un
ordine del giorno, scritto dalla REFO (Rete evangelica Fede e
omosessualità), contro l'omofobia, cioè l'odio verso le persone
omosessuali e contro le persecuzioni che in Italia (soprattutto sociali
ma anche fisiche) e in varie parti del mondo (dove spesso sono
condannati alla pena capitale) i gay e le lesbiche devono subire. La
proposta è stata fatta propria e presentata (visto che la REFO non
aveva deputati al Sinodo) da un folto gruppo di pastori e
rappresentanti delle chiese locali, tra cui spicca la firma della
moderatora della Tavola valdese, Maria Bonafede la quale ha dichiarato
di essere contenta che il Sinodo abbia approvato quello che lei ritiene
"un atto dovuto" nella testimonianza cristiana, esortando le chiese a
sostenere concretamente, il prossimo anno, le veglie ecumeniche contro
l'omofobia che il 28 giugno di quest'anno hanno visto, in quattordici
città italiane, una ampia partecipazione di cristiani di varie
confessioni. Il dibattito ha evidenziato una sostanziale unità di
intenti e una diffusa solidarietà ai fratelli e alle sorelle
omosessuali. Per info:
www.chiesavaldese.org - www.refo.it - Refo
Firenze 333.2876387 -refo.firenze@gmail.com

COMUNICATO STAMPA
GRUPPO DEL GUADO
GRATITUDINE ALLA CHIESA
EVANGELICA VALDESE
Il Gruppo
del Guado esprime la sua gratitudine nei confronti della Chiesa
evangelica valdese per il documento contro l´omofobia approvato durante
il Sinodo che è terminato lo scorso 31 Agosto. Il testo del documento
approvato si trova sul sito:
www.refo.it - Testo: E´ di rinnovata
gratitudine il sentimento con cui accogliamo il documento che il Sinodo
della Chiesa evangelica Valdese ha approvato lo scorso 31 Agosto, per
esprimere solidarietà agli omosessuali che sono oggetto di
discrimin