30 gennaio 2008

news 30 gennaio

NASCE LA FONDAZIONE MASSIMO CONSOLI
www.fondazionemassimoconsoli.com
Questa Fondazione si occupa di proseguire il lavoro di Massimo Consoli. Lui era il "papá"del
Movimento Gay italiano, qui troverete informazioni altrove non
disponibili. Aderite e contribuite al nostro lavoro, gaiamente uniti
nel difendere l'Archivio, incrementandolo e operando per la sua
conservazione. I contatti fanno riferimento a un gruppo di
amici/compagni di Massimo sempre attenti ai vostri suggerimenti.

OMOFOBIA GALOPPANTE AL SENATO
Il senatore dell'Udeur Nuccio Cusumano è
stato aggredito duramente dal capogruppo del suo stesso partito al
Senato, Tommaso Barbato ed anche dal senatore di AN, Nino Strano,
subito dopo la sua dichiarazione di voler votare la fiducia al governo
Prodi. Cusumano è stato apostrofato con epiteti quali "cornuto",
"frocio" e "checca squallida". Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario
Mieli rileva con estremo disappunto la violenta cultura omofobica che
regna tra gli esponenti politici che dovrebbero garantire la
democrazia, nel nostro Paese. A tutti costoro va il nostro biasimo per
la loro condotta razzista e squallida. Riteniamo inoltre che non è un
caso che proprio da quella parte della politica che si professa più
vicina al mondo cattolico arrivino segnali così gravi di
discriminazione contro gli omosessuali. Esprimiamo la nostra
solidarietà al Senatore Cusumano, oggetto di tale aberrante attacco.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Segreteria Politica – Andrea Berardicurti
06/5413985 – 348/7708437

L'ERA DELLE BESTIE DURA UN'ETERNITÀ
Riflessioni sul presente guardando al passato
Di Cinzia Ricci -
http://www.cinziaricci.it/editoriali-bestie.htm
In fondo, tecnologia e progresso medico-scientifico a parte, cosa c'è di diverso rispetto ai
tempi passati? L'Italia fascista, ad esempio, o l'Italia dei feudi e
del vassallaggio, dei mille comuni, delle grasse e sanguinarie corti,
dei Re, dei Papi, dei banchieri e i loro tirapiedi, delle crociate e
dell'inquisizione, del popolo affamato, vessato, ricattato, istruito
alla paura e alle superstizioni, condannato all'ignoranza, tenuto in
schiavitù, buono solo per pagare le tasse, provvedere alla mensa del
padrone, riempire il suo granaio, far figli da mandare a morire di
lavoro, nei bordelli, in guerra, per un tozzo di pane, un piatto di
lenticchie, una parvenza di vita e libertà… Certo, oggi c'è l'obbligo
scolastico, c'è persino la possibilità di proseguire gli studi - basta
appartenere ad una famiglia benestante disposta ad investire sul futuro
dei figli. Quasi tutti sono andati o vanno a scuola, molti persino all'
università, ma pochi conoscono l'italiano, i più lo parlano male e
scrivono peggio, leggendolo non ne capiscono il senso. Non conoscono
neanche la storia, neppure quella recente, dei nonni, dei padri - non
li riguarda, ne sono addirittura infastiditi, non sapendola la
inventano, o negano. Gli italici scolaretti non sanno nulla degli
"altri", i "diversi", i dirimpettai, i confinanti vicini o lontani. Per
non sprecare tempo ed energie sui libri, ad informarsi, magari
direttamente, si tramandano ogni genere di fandonia, luogo comune,
preconcetto, e chi le spara grosse vince, è sempre benaccetto. Il
cittadino scolarizzato, persino laureato, non è razzista, omofobo, che
diamine! Vuole solo che froci e lesbiche la smettano con le loro
assurde pretese, che gli stranieri vengano in Italia in vacanza o a
svolgere quei lavori che non facciamo più, portino qua i loro soldi o
qua spendano quelli che gli diamo ma poi se ne vadano, in fretta,
oppure restino, rispettando le nostre leggi, ligi al dovere, grati e
silenziosi, senza nulla pretendere, senza farsi vedere, ostentare,
cittadini invisibili, di serie B, indegni di cittadinanza, servizi e
diritti. Oggi c'è libertà, democrazia - dicono. Possiamo fare quello
che vogliamo, dicono. Essere o apparire come ci pare, dicono. Dicono
anche che quasi non c'è differenza tra abbienti e pezzenti, tra uomini
e donne, tra etero ed omosessuali, che tutti abbiamo le stesse
opportunità, che la nostra cultura, le nostre leggi – tra le più
avanzate del mondo - ci tutelano, proteggono, garantiscono, senza
eccezioni. Dicono che siamo un popolo virtuoso, ospitale, talmente
evoluto, pacifico e tollerante da non aver bisogno di nuove leggi
contro le discriminazioni e le violenze, talmente intelligente ed
avanzato da dibattere sull'opportunità di farsi promotore di una
moratoria contro l'aborto, talmente civile da essere il primo promotore
della moratoria contro la pena di morte. Ma i figli non sono tutti
uguali. I figli dei rumeni, ad esempio, che notoriamente rubano e
puzzano sin dalla nascita, è meglio che vadano a scuola su autobus loro
riservati, separati dai bambini italiani che invece sono santi e
navigatori, per nascita – le mamme straniere ivi residenti, quindi,
abortiscono pure, ci facciano il piacere. Anche i morti non sono tutti
uguali. Se a morire è un extracomunitario, magari mentre sta salvando
dei bambini a cui la madre italiana non ha impedito di fare il bagno
nonostante il mare mosso, se a morire è un clandestino che lavora al
nero, magari cadendo da un'impalcatura in un cantiere in subappalto,
gestito da caporali italiani, per dieci euro al giorno escluso vitto e
alloggio, o investito da un automobilista italiano ubriaco o
semplicemente distratto, se a morire suicida è un ragazzo la cui unica
colpa è essere omosessuale, in Italia, se a morire per mano di un
rispettabile cittadino italiano di sana e robusta costituzione
eterosessuale, è una trans senza permesso di soggiorno, se a morire, ad
essere picchiate, stuprate, licenziate, sfruttate, disconosciute sono
le persone che non ci piacciono, non ci somigliano, che ci imbarazzano,
che crediamo rappresentino una minaccia ai nostri privilegi, alle
nostre abitudini e convinzioni, allora la morte non è così scandalosa,
inaccettabile, non è tanto grave, importante, significativa, degna di
attenzione, mobilitazione, impegno. In questi casi, l'italico
giornalismo tace o mette la sordina ai suoi strilloni, i politici
dicono due o tre fregnacce tanto per dimostrare che leggono i giornali,
gli altri fingono di non vedere, sapere, cambiano canale, voltano
pagina cercando l'oroscopo. Sì, oggi ci sono i giornali, gli studi
televisivi, internet, arene nella sostanza simili a quelle dei nostri
antenati, in cui è lecito mostrare carni lacere ed ogni altra
bestialità, in cui la gente fa a pugni per potersi esibire, per poter
pubblicamente sbranare l'altro: straparlando, urlando, insinuando,
inventando le più strampalate o patetiche fandonie che la platea
immancabilmente beve - e fa proprie, con piacere.
Dicono anche che
rispetto al passato, oggi il popolo è tenuto in gran considerazione.
Intere famiglie, quartieri, possono aspirare ad una sicura
sistemazione. Liste interminabili di persone girano di tasca in tasca
prima delle elezioni. Poi, quelle stesse persone finiscono in cima alle
graduatorie, ad ingrossare l'esercito di lavoratori socialmente utili –
a loro stessi e a chi li ha comprati. L'ormai abituale ricorso alle
esternalizzazioni ha una sua precisa utilità in questo scambio di
favori. I partiti, le amministrazioni, gli enti statali e il governo
stipendiano orde di delinquenti, semianalfabeti, imprenditori,
consulenti, furbetti, portaborse con o senza portafoglio, preti e
monache, veline e attricette da strapazzo, gente che fuori dai palazzi,
dai corridoi, non sarebbe nessuno. Oggi, i nobili sono decaduti, non
contano più. Ci sono però una miriade di piccoli, insulsi, inetti
reucci fatti a mano e c'è il Papa, naturalmente, quello è rimasto –
altra faccia, altro nome, stesso incrollabile, immenso potere,
arbitrio. Quanti sudditi alla corte del più influente, impiccione e
piantagrane monarca del mondo. Oggi non corriamo più il pericolo che un
manipolo d'illuminati raccolga intorno a sé il consenso popolare
riuscendo ad ottenere miglioramenti, se non proprio cambiamenti
radicali, epocali. Pochi sarebbero disposti a seguirli rischiando
personalmente. Nessuno parteciperebbe a quello sforzo collettivo in cui
si è tenuti ad anteporre il bene comune al proprio. D'altra parte, la
maggioranza delle persone pensa sinceramente che i guasti attuali siano
la conseguenza di azioni sbagliate compiute da altri, mai di una loro
diretta o indiretta responsabilità, neppure parziale, minima. Perché
impegnarsi quando, stando tranquilli e senzienti, si può vivere senza
farsi mancare il necessario, talvolta persino prosperando? Perché
giocarsi o, peggio, spartire con gl'incapaci, i guastafeste, i
vanagloriosi e gli idealisti, il poco o tanto che si possiede, si è
conquistato? Già… Oggi ci sono le consultazioni referendarie, sindacali
- così, se i lavoratori sono messi nella condizione di poter scegliere
se fare due turni oltre a quelli già previsti nel contratto ricevendo
in cambio un piccolo aumento, la regolarizzazione dei colleghi precari
e 250 nuove assunzioni, poco più del 50% di essi può tranquillamente
dimostrare chi comanda: piuttosto morti che in fabbrica anche il sabato
mattina o nel turno di notte tra la domenica e il lunedì. Piuttosto
morti! E muoiono, infatti, come mosche – mal pagati e disprezzati da
chi può permettersi il lusso di non sporcarsi le mani. Muoiono, ma se
vai nelle piccole aziende dove si lavora di braccia, dove il cervello
si pensa di poterlo lasciare a casa - in un cantiere o un magazzino, ad
esempio -, scopri che nessuno, regolare o irregolare che sia, si
preoccupa di rispettare e far rispettare le più elementari norme di
sicurezza: pochissimi usano le imbracature, portano i caschi, le scarpe
rinforzate, i guanti da lavoro, indumenti adatti. Scopri che a
mezzogiorno le trattorie sono affollate di maestranze affamate, che le
tavole e i bivacchi si riempiono di birre, fiaschi di vino, liquorini
per digerire, per combattere il freddo, scopri che la percentuale di
operai giovani cannati ancor prima di prendere servizio è altissima,
poi via, a lavorare sui tetti, arrampicati su scale sghimbesce e
ponteggi montati in fretta, senza protezioni, spostando merci, usando
macchinari e utensili sempre pericolosi, anche quando in perfetto
stato, soprattutto se mal tenuti. È strano che i morti non siano il
doppio, il triplo, il quadruplo ed oltre. Oggi le donne possono
lavorare e sono pure stipendiate se lo fanno, mica come una volta che
erano vacche da mungere, soltanto puttane, o sorelle, figlie, mogli e
madri. D'accordo, guadagnano e contano meno degli uomini, ma di che si
lamentano? Un tempo lo facevano gratis e zitte, passi lunghi, sguardo a
terra. Possono persino separarsi dal coniuge, rinunciare alla patria
potestà del maschio, tentare di avere una vita indipendente – colpa
delle femministe, dell'emancipazione femminile se poi padroni, padri,
fratelli, mariti e fidanzati perdono il controllo, tentano di rientrare
in possesso del potere e dei privilegi apparentemente perduti, cercano
di mettere le cose a posto a suon di botte, stupri, coltellate, colpi
di pistola. Oggi abbiamo gli ospedali e grazie all'approvazione dell'
ultima finanziaria, non paghiamo più nemmeno il ticket. Ma le
probabilità di entrarci malconci e uscirne morti sono comunque alte,
troppo alte. Gli ultimi che se ne preoccupano sono proprio gli
amministratori pubblici, i manager delle ASL, i medici e gli operatori
sanitari per i quali lo stipendio e la carriera contano più della vita
umana, il cui unico pensiero è rimanere tra quelli che la politica e l'
economia prediligono. Sanità ed istruzione privata: businnes milionario
per le casse vaticane, per le tasche dei notabili genuflessi, pii e
laici. Sanità e istruzione pubblica: croce e delizia - sprechi ed
eccellenze. Dicono. Amara realtà italica a due marce, facce, un po'
come tutto il resto. Chi nasce al sud e al sud rimane, farebbe meglio a
ricorrere allo stregone, ai salassi, ai rimedi empirici, a pregare i
santi – cose che i concittadini dell'Italia "zavorra" non avendo
alternative fanno, talvolta persino volentieri, preferendolo. Ci sono
le guerre – oggi finalmente "intelligenti", selettive, giuste o
accettabili, il male minore o necessario. Ci sono i massacri
collaterali, statistici, scientifici. L'annientamento delle culture e
delle popolazioni che riteniamo a vario titolo ostili, incolte e
incivili. Democrazia, capitalismo, eterosessismo, machismo – non può,
non deve esservi alternativa. Siamo bravi, oggi, incredibilmente
moderni, globali: esportiamo spazzatura, credenze, promesse, illusioni,
menzogne e morte, chiamiamo la nostra merce "libertà", la offriamo come
un regalo ma la imponiamo con la forza - poi presentiamo il conto ed
abbiamo persino la faccia tosta di offenderci, arrabbiarci, se qualcuno
si azzarda a protestare. Oggi, se impiccano un ragazzino accusato di
sodomia, tutto il pianeta ne è informato e può civilmente indignarsi
sentendosi fortunato di non essere al posto suo, fortunato di vivere in
un luogo migliore, in cui la legge e la Polizia sono al servizio del
popolo, non di un tiranno o un Dio assetato di sangue. Popolo: entità
astratta, massa indefinibile senza una sua propria identità,
soggettività. Poliziotti: fotografie del Duce nel portafoglio, facce
qualsiasi, manovali indifferenti al discernimento, capaci della più
compiaciuta brutalità, del più completo menefreghismo, fiero
disimpegno, braccia armate con licenza di punire chiunque tenti di
alzare la testa, ubbidienti all'ordine di lasciare che piccole orde di
deliranti nazifascisti tengano in ostaggio intere città, le mettano a
ferro e fuoco in occasione di una partita di calcio, un lutto, un
capriccio. Uomini che smessa la divisa si uniscono ad essi per far
pulizia, dimostrare chi è il padrone, ristabilire l'ordine – come
natura comanda. Negri, ebrei, froci, lesbiche, islamici, storpi,
mentecatti, zingari, dissidenti politici, atei, non sono forse esseri
inferiori, laidi, malati, indegni, pericolosi? Non sono qui per rubarci
i soldi, il lavoro, la casa, per indebolire la razza, distruggere la
famiglia, la cristianità, per destabilizzare il sistema, contaminare i
giovani con le loro credenze, opinioni, con le loro ripugnanti
perversioni? Oggi non c'è più la peste a pareggiare i conti, a renderci
tutti uguali. Ecco l'unica, vera differenza con i tempi passati, quelli
che guardiamo dall'alto in basso, con vanità, presunzione. In questo
baccanale, in questo impazzimento collettivo in cui i più stanno beati
o beoti, pensare, sapere e parlare di diritti, giustizia sociale,
realtà, storia, non ha alcun senso. Ci si sente noiosi, e soli, come
cani. E allora cala il silenzio, cala il sipario – interiore. Non si ha
più alcun motivo per cercare onestà, generosità, compassione, eroismo,
fantasia, bellezza - per credere, illudersi che ve ne sia ancora un po'
in qualche angolo remoto dell'animo umano. FONTE
www.cinziaricci.it


LA DIFESA DELLA VITA
Il vicario del Papa da Ferrara: «La fede non
riguarda solo Dio ma anche i rapporti sociali» Poi conferma le parole
di Bagnasco: i politici cattolici non promuovano leggi in contrasto con
il bene Ruini: restituire alle donne la libertà di non abortire
DA ROMA MIMMO MUOLO
L' aborto «è la soppressione di un essere umano
vivente». E una legge che lo preveda, come la 194 in Italia, «rimane
intrinsecamente cattiva». Tuttavia la Chiesa non ha mai «incitato a
rivolte o a comportamenti sediziosi ». Chiede, però, che sia applicata
in tutti i suoi aspetti. Lo ha detto ieri sera il cardinale Camillo
Ruini, intervistato da Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni, durante la
puntata di 'Otto e mezzo' andata in onda su La7. Sorridente e a suo
agio, il vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha risposto con
pacata chiarezza a tutte le domande, che hanno toccato anche temi come
la contraccezione, la presunta ingerenza della Chiesa nelle leggi dello
Stato e l'atteggiamento dei politici cattolici in materie eticamente
sensibili. Legge 194. «Un punto sul quale insistiamo da tempo – ha
ricordato – è quello dell'attuazione integrale di questa normativa».
Soprattutto «si faccia il possibile per aiutare le donne ad accogliere
il figlio». Specie quando il problema è di ordine economico, ha
sottolineato il cardinale, risolverlo non è eccessivamente difficile.
«L'esperienza dei Centri di aiuto alla vita che abbiamo promosso da
tanti anni, ha già mostrato che 85mila aborti in Italia sono stati
evitati» in un primo momento con modestissime somme e poi «attraverso
il dialogo, l'aiuto psicologico, il far sentire alle madri che ci sono
persone disposte a condividere il problema con loro», infine con la
capacità «di favorire un inserimento mondo del lavoro». Quanto all'
obiezione che in questo caso si restringe la libertà della donna, Ruini
ha ribattuto: «È falsa in radice e va rovesciata. La donna abortisce
perché non è libera e diventa libera se le si dà la possibilità
concreta di non abortire. Che non è un obbligo, nessuno può
costringerla, è soltanto un'offerta, un atto di solidarietà di solito
graditissimo». Infine la questione terminologica. Aborto uguale
omicidio? «Personalmente non uso mai questa parola – ha risposto Ruini
– anche per una forma di rispetto verso le donne e per le famiglie.
Tuttavia anche altre espressioni, come 'interruzione volontaria della
gravidanza' rischiano di occultare la realtà del fatto. Quindi il
linguaggio deve essere il più sereno possibile, ma anche veritiero e
certamente accompagnato dall'affetto, dall'amicizia, dalla
solidarietà». «Nei confronti delle donne che abortiscono, come nei
confronti di tutte le persone che vivono per un motivo o per l'altro
delle situazioni che la Chiesa giudica negative o irregolari, non
abbiamo atteggiamenti persecutori od ostili, ma quanto mai accoglienti
». Contraccezione. Una battuta anche su questo tema. Si tratta di «una
scelta etica che la Chiesa ritiene sia corrispondente alla natura
profonda del rapporto tra l'uomo e la donna e che perciò propone ai
cattolici, senza minimamente pensare che si debba imporre per legge».
Ingerenza. «Vorrei sfatare che in Italia – ha detto il cardinale
rispondendo a un'altra domanda – ci sia, da parte della Chiesa, più
attenzione ai temi politici e sociali che altrove». E ha citato il caso
del Canada, dove, «quando c'è stata la questione del matrimonio degli
omosessuali due cardinali sono andati a protestare in Parlamento.
Pensate che cosa sarebbe successo, se l'avessi fatto io». Quello che
cambia, ha aggiunto, «è l'efficacia degli interventi, certamente
maggiore da noi». Ruini ha quindi spiegato che «la fede cristiana non
riguarda soltanto il rapporto con Dio», ma (e basti guardare i dieci
comandamenti), anche i rapporti sociali. Perciò quando «vi sono
problemi etici che chiedono di essere codificati in leggi
potenzialmente in contrasto con la visione cristiana della vita non si
può non intervenire». La mediazione dei politici cattolici. Ma tutto
ciò, gli è stato chiesto, non dovrebbe avvenire, con la mediazione dei
politici? «La parola mediazione – ha risposto il porporato – può avere
due significati. Se una legge viene approvata dalla maggioranza in
Parlamento, anche se non ci piace, diremo che è ingiusta. Altro è che i
cattolici stessi si facciano promotori di leggi in contrasto con ciò
che anche alla luce della fede sappiamo essere il bene per l'uomo.
Questo atteggiamento è certamente sbagliato», ha detto, e anche su
questo è apparso in accordo con l'attuale presidente della Cei,
cardinale Angelo Bagnasco. «Anche al tempo della Dc – ha concluso Ruini
– Mai coloro che si dichiaravano politici di ispirazione cristiana
sostenevano loro stessi certe posizioni. Soccombevano in Parlamento, ma
questo è un altro discorso». Alla fine della registrazione, salutando i
giornalisti presenti, il cardinale si è concesso una battuta scherzosa
anche in merito alla sua presenza sui media: «Non fatemi parlare
troppo. Altrimenti la Litizzetto poi mi dice 'Eminens'. Io non l'ho mai
guardata, ma mi dicono che è simpatica. E poi la mia segretaria la
imita benissimo».
Davide Montanari +39 339 7107082
Ufficio stampa
Arcigay


I CONFETTI OMOSESSUALI DI SULMONA
Confetti Pelino - Sulmona (AQ) - ' pronto e tra una settimana sar' messo in produzione. Si chiama
, la sposa gay, ed ' il nuovo confetto della storica ditta di Sulmona,
dedicato alle coppie omosessuali.''idea ' nata dalle richieste
provenienti dal'America di un prodotto specifico per le coppie
omosessual', hanno spiegato Mario e Antonio Pelino, rispettivamente
presidente e amministratore delegato della Confetti Pelino .Il nuovo
prodotto si compone di materie esclusivamente naturali. Messo da parte
il tipico amido di questi alimenti, gay bride ' una felice unione di
mandorle provenienti da San Francisco, notoriamente la patria dei gay,
zucchero di canna del Brasile e vaniglia naturale dei Caraibi. Tutti
ingredienti genuini e senza nessun trattamento, come ' nella tradizione
dei prodotti Pelino, ma anche a ribadire la naturalit' di una scelta di
vita come quella delle coppie omosessuali. Anche la scelta del colore
ha un suo significato, si tratta, infatti, di un nuovissimo lilla,
tinta che nasce dal'unione di celeste e rosa, i colori indicanti il
maschile e il femminile. Aperta e pronta anche a rispondere ai
mutamenti nei costumi della societ'. Vicina quindi a tutti coloro, gay
e non, che intendono celebrare i momenti significativi della loro vita
anche attraverso la scelta di un confetto adeguato. 'altronde -
sottolineano i due dirigenti della'Confetti Pelino – abbiamo clienti da
ogni parte del mondo, e tra loro ci sono anche coppie omosessuali. La
Confetti Pelino di Sulmona ' u'azienda leader nel mondo in questo
settore, nata nel 1783 per volere di Berardino Pelino che dette
u'impronta produttiva ad u'attivit' fino a quel momento esclusivamente
commerciale. 'azienda fin dalla sua fondazione ' votata alla qualit'
dei suoi prodotti, confetti e dolci in generale, e al benessere del
consumatore. Qualit' garantita nel'uso di ingredienti certificati e di
alto valore naturale e dai processi produttivi che conservano ancora
oggi 'integrit' delle materie prime usate. Proprio tre giorni fa, il 26
maggio, la famiglia Pelino si era resa protagonista di una "guerra"
tutta interna tra fratelli proprio a causa della possibilità di
lanciare questo tipo di prodotto. A scatenare la diatriba era stata
Paola Pelino, neodeputata di Forza Italia, che, in u'intervista a'Il
Giornal', aveva dichiarato di non contare sui Pacs per aumentare il
fatturato del'azienda di famiglia.'I confetti? Vorrei continuare a
venderli alle coppie normal', aveva detto Paola Pelino. Immediata la
reazione del fratello Antonio, amministratore delegato dell'azienda,
che, in risposta al'articolo, aveva scritto una lettera al quotidiano
diretto da Maurizio Belpietro per chiarire che le opinioni della
sorella nulla hanno a che fare con 'impresa di famiglia, che produce
confetti venduti in tutto il mondo.'Le opinioni espresse dal deputato
di Forza italia sono di natura esclusivamente politica e personale e
non coinvolgono la direzione del'aziend', ha spiegato nella lettera
Antonio Pelino, precisando che del consiglio 'amministrazione Paola
Pelino ' membro insieme a Mario, Antonio, Lucilla e Marco Pelino. Come
a dire, non ' la sorella deputata a dare la linea. A soli tre giorni di
distanza la piacevole notizia del lancio del nuovo confetto lilla Gay
Bride: si è trattato dunque di liti politiche in famiglia o di u'abile
strategia commerciale. In ogni caso è un bel passo avanti da parte di
una delle più tradizionali aziende italiane. FONTE Arcigay.it


SOLIDARIETA' ALLA SIGNORA PATRIZIA ROMANO
Anonimi come la viltà che li caratterizza, maschi o femmine non importa. Sono solo violenti ed
ignoranti personaggi abietti alla società civile. Noi, omosessuali e
trans siamo abituati, purtroppo, ai soliti atti di terrorismo sociale e
psicologico da parte di sconosciuti ma anche da parte dei sedicenti
amici o parenti. C'indigniamo ma non ci sconvolgiamo. Nonostante ciò,
ancora troppe volte, gay lesbiche e trans sono umiliati in casa o fuori
casa, da genitori o da amici "cattivi" , ma la
cosa intollerabile è quando anche le Istituzioni democratiche sono "cattive" con i più
deboli. Questo, avviene perché "la differenza" degli omosessuali e
delle trans non è riconosciuta ancora come non riparata, nonostante le
persecuzioni e gli stermini dimenticati. Ecco, perché, i Ken con il
patrocinio del Comune di Napoli organizzerà anche quest'anno attività
ed incontri con la città e nelle scuole sul tema dell'Omocausto (lo
sterminio nazista dei Gay)a cui invitiamo la Signora Romano a
partecipare. Lo faremo anche nella IIa Municipalità di Napoli con la
partecipazione
del M.I.T. Napoli, di Arcilesbica Napoli (coordinamento
campano GLT)e con la collaborazione straordinaria di Libellula 2001 -
ArciTrans e del circolo Anthias di Napoli. Speriamo che, il presidente
Patruno e all'assessore Esposito ( come la maggioranza in Consiglio
Comunale di Napoli e dell'assessore Valente),comprendino il "sano"
valore della critica da noi esercitata nei loro confronti per il merito
della Consulta Pari Opportunità (di cui i Ken fa parte) che è portatore
di omofobia non manifesta. La Consulta è incapace - per come è stata
regolamentata - di esprimere
modernità e reali esigenze sociali per una
convivenza civile tra le differenze (non solo di genere) ma anche di
orientamenti sessuali e di identità di genere. Negare ciò, significa
avallare l'intolleranza e
la violenza di chi ci vorrebbe " cacciati" e
perché no, arsi ancora una volta. Invitiamo, quindi tutti ad una rapida
modifica del regolamento istitutivo inserendo come previsto anche dal
piano d'azione per l'anno europeo delle pari opportunità 2007, non di
fatto, ma di diritto, tutte le categorie escluse ( gay lesbiche e
trans comprese).
Carlo Cremona Presidente Associazione omosessuale i
Ken
UFFICIO STAMPA
Via Toledo 210 - Na
081 5519653
3923887147
www.i-ken.org


GRAVE ATTO DI INTOLLERANZA
ALLA SECONDA MUNICIPALITA'
Con grande rammarico, Alberto Patruno Presidente e l'Assessore Susy Esposito della
II Municipalità di Napoli, hanno appreso dalla Sig.ra Patrizia Romano
del vile messaggio pervenuto in forma anonima alla sua attenzione: "SEI
UNA SPORCA LESBICA VAI VIA CHE INFETTI!!!" Nei prossimi gioni sarà il
"Giorno della Memoria" per non dimenticare gli stermini avvenuti per l'
odio razziale, xenofobo e omofobo. Purtroppo tanto dolore non è
riuscito a cancellare nella gente i pregiudizi e occorre sviluppare
momenti di condivisione e conoscenza reciproca. Crediamo che tale
episodio sia solo espressione di un singolo e non di un intero contesto
lavorativo che, si speri
valuti ed accetti le persone per quelle che
sono e non per il loro orientamento sessuale. D'altronde, la storia del
mondo del lavoro ha sempre affermato principi di solidarietà e
tolleranza. Esprimiamo solidarietà alla Sig.ra Patrizia.
Alberto
Patruno
3475851794 3473880579
Susy Esposito
3356675870

IL BELL'ESEMPIO DELLA REGIONE LAZIO
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
ringrazia la Regione Lazio ed in particolare l'Assessore al Bilancio
Luigi Nieri per aver inserito nella Finanziaria 2008 aiuti economici
nell'acquisto per la prima casa alle "giovani coppie". L'aver lasciato
senza altre distinzioni questa dicitura pone quindi tutte le giovani
coppie sullo stesso livello, fermi restando i requisiti per l'accesso
agli aiuti. Ci auspichiamo che la Regione Lazio sia di esempio per
tutte le altre Amministrazioni: l'aver ribadito il riconoscimento del
sostegno in maniera paritaria pone la nostra Regione tra quelle che in
maniera laica e non discriminatoria garantiscono i diritti di tutti i
cittadini.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea
Berardicurti – Segreteria Politica
06/5413985 – 348/7708437

FAVOLETTA SCHIFOSETTA
A cura di Peter Boom
UN ALTRO PIANETA
Favoletta schifosetta, scritta male, non corretta e unpolitically correct di
Peter Boom C'era una volta un altro pianeta abitato da strane bestiole
per metà cani e per metà umanoidi. Le bestiole avevano attitudini e
usanze simili a queste due categorie, erano operose, furbe ed alcune
anche intelligenti, tutte dedite a peccati belli e brutti. Nella città
più importante era stata costruita una cuccia gigante, nella loro
lingua chiamata "Ano", da non confondere con quel organo da dove
defluiscono le cose digerite. I sudditi del grande capo Ano erano
chiamati Ani, molto ossequiosi e obbedienti al loro capo, che un giorno
sì e un altro giorno pure ricordava sulla grande piazza del "Ano" come
le povere bestiole si dovevano comportare. Non si esponeva a
contraddittori, lui d'altronde aveva la verità in tasca e solo lui
sapeva elargire i buoni consigli che gli venivano direttamente
trasmessi via internet da un pianeta superiore. Le bestiole, essendo
naturalmente pansessuali esattamente come i cani e gli umani, facevano
di tutto per nascondere le proprie innate peccaminose tendenze e per
farsi perdonare portavano molti regali, croccantini e denari al grande
Ano, che grazie al suo sconfinato ed arrogante potere, in parlamento
fece votare per mezzo dei suoi fedeli politici molte leggi
contronatura, calpestando con i suoi stivali neri i più elementari
diritti civili. La sua organizzazione capillare aveva mietuto nei
secoli milioni di vittime e guastato la vita a miliardi con le sue
immorali regole ed imposizioni. Ma vicino ad "Ano" si trovava una
grande "sqUola" dove venivano istruite le bestiole giovani più
intelligenti nelle diverse scienze e la Scienza, questo si sa, è sempre
stata una spina nel fianco dei grandi capi Ano. In questa "sqUola" gli
enti+ insegnavano agli enti- per far diventare anche loro enti+, e
molti enti+ e- , avendo studiato tanto, non sopportavano più il grande
capo Ano che interpretando a suo modo un libro antico e antiquato si
era reso veramente antipatico anche perché non teneva conto della vera
legge della natura. Infatti, la natura intesa scientificamente non gli
avrebbe permesso più di esercitare tutta quell'influenza sulla massa
sempre più informata delle bestiole. Non avrebbe più potuto affermare
che è innaturale quando una bestiola si intrattiene sessualmente con
un'altra bestiola, cosa che valeva anche per i bestioli. Tentava di
imporre l'antiscientifica teoria della creazione, una balla talmente
grande che soltanto i creduloni potevano crederci ancora. Voleva
altresì imporre l'origine "anona" a tutto il pianeta, disconoscendo
tutte le altre origini anche quelle molto più antiche. Tutti i politici
dovevano essere concordi con lui (anche per non fargli pagare la
Impostori Causa Imposte), esigeva una società basata su certi paranoici
principi irrinunciabili, faceva una continua pubblicità su tutti i
massmedia attuando una forte censura sotterranea ed esponeva il suo
anofisso dappertutto, anche dove non doveva stare. Molti suoi ani
peccavano gravemente ed allegramente ed abusavano a mente serena delle
piccole bestioline e dei piccoli bestiolini. Questi ani se lo potevano
permettere perché il grande Ano e i suoi gerarchi tenevano
rigorosamente segreti questi misfatti (se no che esempio avrebbero
dato) e spostavano gli ani pedofili, se scoperti, in altra sede, dove
poi, grazie a questa impunità, potevano ricominciare con il loro turpe
vizio godendo delle loro piccole vittime traumatizzandole per sempre.
Non c'era dunque da meravigliarsi che gli enti+ e gli enti-
cominciarono a protestare contro chi era responsabile di questo grave
pluri-favoreggiamento ed altre corruzioni (tra l'altro neanche prese in
considerazione dai politici concordi e conniventi). Nella prossima
puntata di questa favoletta, della quale do piena liberatoria per la
libera diffusione su tutti i massmedia e nella quale naturalmente non
si allude ad alcuna persona, vedremo come va a finire. Peter Boom. http://digilander.libero.it/pansexuality/

GAY, IRAN: ALTRI DUE RAGAZZI A RISCHIO IMPICCAGIONE.
PEGAH EMAMBAKHSH DI NUOVO IN PERICOLO NEL REGNO
UNITO
GRUPPO EVERYONE: AVVIATA PETIZIONE INTERNAZIONALE. INTERPELLATE
LE NAZIONI UNITE
ARRESTATI IL 23 GENNAIO, I DUE RAGAZZI, DI 18 E 19
ANNI, HANNO AMMESSO DI AMARSI. L'ACCUSA E' MOHAREB, "NEMICI DI ALLAH",
PER LA QUALE E' PREVISTA, COME PER IL REATO DI "LAVAT" (SODOMIA), LA
PENA DI MORTE.
INTANTO, DAL REGNO UNITO GIUNGONO NOTIZIE POCO
CONFORTANTI ANCHE PER LA RIFUGIATA LESBICA PEGAH EMAMBAKHSH: LA CORTE
D'APPELLO SAREBBE INTENZIONATA A CONSEGNARLA AL BOIA
Si chiamano Hamzeh
Chavi e Loghman Hamzehpour e sono una giovanissima coppia gay iraniana
(18 e 19 anni); entrambi sono stati arrestati mercoledì scorso, il 23
gennaio, a Sardasht, nell'Azerbaijan iraniano. A darne notizia il
giornalista, vice-direttore di AKI – ADN Kronos Internatonal, Ahmad
Rafat, membro del Gruppo EveryOne. "Le autorità usano metodi di tortura
fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che
cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di
avere una relazione sentimentale" raccontano Rafat e i leader di
EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. La loro
confessione dei due adolescenti è bastata perché il tribunale islamico
li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime: Mohareb, il reato di
chi è "nemico di Allah" e lavat, sodomia. Il codice penale iraniano
prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati "nemici di
Allah". Appena del 5 dicembre scorso è il barbaro assassinio del
ventunenne Makwan Moloudzadeh, accusato di "lavat", avvenuto nella
prigione di Kermanshah sotto l'incredulità e lo sdegno internazionale,
proprio mentre EveryOne portava avanti la "campagna per la vita in
Iran" e il giovane diveniva un simbolo mondiale del martirio di tanti
innocenti, vittime di un regime spietato. "Il popolo iraniano per la
maggior parte è contrario all'orrore delle condanne a morte e alla
lapidazione" dichiarano Malini, Pegoraro e Picciau. "Solo pochi
fondamentalisti ritengono che tortura e fustigazione siano strumenti
leciti. I movimenti clandestini per i diritti umani si battono con
eroismo contro queste pratiche barbariche" continuano "e a rischio
delle loro vite cercano di costruire un Iran migliore, in cui le
minoranze siano rispettate e la vita umana torni a essere un valore".
Ma le sorti non sono migliori per Pegah Emambakhsh, la lesbica iraniana
rifugiatasi a Sheffield, nel Regno Unito, dove le è stato negato
l'asilo come rifugiata, salita alla ribalta della cronaca. Pegah, a
seguito di una campagna internazionale condotta dal Gruppo EveryOne con
la collaborazione di organizzazioni e associazioni per i diritti umani
e civili, ha potuto evitare la deportazione in Iran (dove
l'attenderebbe la pena di morte), presentando istanza alla Corte
d'Appello britannica. ll Gruppo EveryOne ha ricevuto notizie poco
confortanti dal Regno Unito, dove la stessa Corte è orientata a non
concedere asilo all'iraniana, in spregio a tutte le Convenzioni
internazionali. "Pegah è annientata dall'atteggiamento del governo
inglese e ci ha comunicato di essere stanca di lottare, di non voler
più apparire sulle pagine dei giornali" spiegano i leader di EveryOne.
"Dobbiamo rispettare la volontà di Pegah, ma dobbiamo essere pronti a
dire no al governo del Regno Unito, che ha abbandonato la via del
rispetto dei diritti delle donne, degli omosessuali, dei rifugiati.
Dobbiamo essere pronti" concludono gli attivisti "a sollevare un coro
di proteste, in tutto il mondo, per fermare la mano del boia e dei suoi
complici". Il Gruppo EveryOne ha avviato una petizione internazionale
(
http://www.petitiononline.com/irangay/petition.html) sui due casi, per
i quali sono stati interpellati anche l'Alto Commissario per i Diritti
Umani dell'ONU Louise Arbour, l'Alto Commissario per i Rifugiati
António Guterres e il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-
moon. EveryOne chiede a tutti i sottoscrittori di inviare e-mail e fax
di protesta alle ambasciate iraniane, in Italia e a all'estero, nonché
al governo britannico (per gridare no alla criminale deportazione di
Pegah e di tanti altri profughi innocenti) e al regime iraniano di
Amadhinejad.
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
(+ 39) 334-
8429527 - matteo.pegoraro@everyonegroup.com
www.everyonegroup.com ::
info@everyonegroup.com
INVIATO DA Sergio Rovasio

LILLI GRUBER A "BABILONIA" PARLA DELL'IRAN E DEL RUOLO DELLE DONNE IN MEDIO ORIENTE.
E sull'Italia accusa: «Cardinali avrebbero chiamato parlamentari per
fermare il testo sulla sicurezza antiomofobia». «In Iran esiste una
teocrazia, che è anche regime, secondo la quale il reato di sodomia va
punito con la pena di morte. Purtroppo va ricordato che questo tipo di
pena viene applicata in qualche altro Paese islamico. In realtà, come
sempre accade con le religioni quando assumono un ruolo importante,
alcune barbare pratiche sono più legate a società patriarcali che non
alla religione ». L'europarlamentare Lilli Gruber intervistata dal
mensileBabilonia parla dell'Iran "Paese dei segreti" e del coraggio
delle donne; delle esecuzioni di giovani accusati di omosessualità e di
quei Paesi europei con scarsa sensibilità verso i diritti civili:
«Negli ex Paesi comunisti riscontriamo delle situazioni di violazioni
dei diritti umani fondamentali». E L'Italia? Gli omosessuali non hanno
un minimo di diritti riconosciuti. «L'Italia – replica Lilli Gruber a
Babilonia – come tutti i Paesi che si fondano sulla laicità dello Stato
e quindi sulla netta separazione tra Stato
e religione in ogni senso.
(...) Quello che non è tollerabile è una interferenza diretta. Alcuni
cardinali avrebbero addirittura chiamato una serie di parlamentari per
invitarli a non votare il testo sulla sicurezza e questa la trovo come
una grave interferenza» Alla domanda su chi sia Ahmadinejad risponde:
«Un ultra nazionalista e ultra conservatore legato ai pasdaran e ai
guardiani della rivoluzione. Ha potuto vincere le elezioni solo
perché una metà degli iraniani non è andata al voto».L'europarlamentare
che a dicembre si era mobilitata contro l'impiccagione del giovane gay
Moloudzadeh, scrivendo una lettera di protesta all'ambasciatore
iraniano a Bruxelles, dice: «Non abbiamo ricevuto una risposta
ufficiale ma l'ambasciata ha chiamato per chiedere un incontro».
E le
donne? «Quella delle donne – spiega l'europarlamentare a Babilonia – è
una società civile molto vivace. In Iran ci sono molti gruppi,
associazioni, movimenti ed è una grande società in movimento». Parlando
dell'omosessualità vissuta come tara, Lilli dice: «Questo problema per
loro (paesi islamici ndr.) è spesso legato a tradizioni arcaiche più
che alla religione fermo restando che nel Corano la sodomia è vista
come un grande reato. Ma come è anche nella religione cattolica. Nel
mondo cristiano ci sono anche lì varie interpretazioni dei testi
sacri». INVIATO DA Mario Cirrito – BABILONIA –

RICONOSCERE ASILO POLITICO ANCHE PER GAY E LESBICHE
ITALIA INADEMPIENTE. LO DICE LA
COMMISSIONE EUROPEA IN RISPOSTA A UN'INTERROGAZIONE DEL RADICALE MARCO
CAPPATO. PREANNUNCIATO ANCHE RICORSO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA .
Rispondendo ad una interrogazione dei deputati europei Marco Cappato
(Radicali) e di Sophie In't Veld (Democratici 66, Paesi Bassi), la
Commissione europea ha denunciato ritardi nella trasposizione nazionale
della direttiva sull'asilo politico 2004/83/CE, che include un obbligo
per gli Stati membri di considerare l'orientamento sessuale come
ragione per concedere lo status di rifugiato, sulla base delle
circostanze fattuali.
Dichiarazione di Marco Cappato, deputato europeo
radicale: "Su 27 Stati membri dell'Unione europea, solamente 17 hanno
rispettato la scadenza del 10 ottobre 2006 per trasporre nel diritto
nazionale la direttiva sull'asilo. Gli altri, tra i quali l'Italia,
hanno nel frattempo ricevuto nel luglio 2007 una lettera dalla
Commissione con parere motivato che li richiamava ai loro obblighi. La
Commissione annuncia nella risposta all'interrogazione l'intenzione di
portare questi Stati alla Corte di Giustizia nel caso persistano nella
loro inadempienza, di cui la lettera é la prima tappa. La Commissione
ha inoltre annunciato di stare esaminando l'applicazione della
direttiva nell'Unione, ed in particolare l'obbligo fatto agli Stati
membri di riconoscere l'orientamento sessuale come ragione per
concedere l'asilo politico. Mi auguro che l'Italia trasponga la
direttiva al più presto e che lo faccia pienamente e correttamente, in
particolare rispetto alle norme sull'orientamento sessuale"
INVIATO DA
Sergio Rovasio


LA PACE E LA FAMIGLIA DI BENEDETTO XVI
Ho avuto occasione di leggere solo in questi giorni l'intervento di Benedetto
XVI sulla Famiglia e la Pace reso l' 8 dicembre u.s. Questo Papa, sui
cui ultimi fatti non intendo qui entrare, ha collegato la pace con l'
istituto familiare, e in particolare con la famiglia cristiana,
istituto che oggi sarebbe, a suo dire, in crisi a causa della cultura
laica e secolarizzata, con conseguente perdita della cultura della
pace. Che dire ? Per me e' una chiara favola, come una favola o fiaba
appare tutta la dottrina cristiana con il suo principale testo, cioe'
la Bibbia. In ordine alla favole o alla fiabe Vladimir Popper afferma
che le medesime hanno varianti fisse, cioe' da una parte l' eroe, dall'
altra c'e' un personaggio malefico, che si oppone all'eroe, c'e' una
forza benefica che corre in aiuto dell'eroe nella sua impresa, ci sono
prove cui l'eroe deve sottoporsi e che danno svolgimento all'impresa, c'
e' un premio, c'e' un dono, una liberazione che l'eroe deve guadagnare,
ecc.ecc. e c'e' innanzitutto anche la sconfitta della morte. Ebbene
tutto questo c'e' nella Bibbia, sia vecchio che nuovo testamento, in
quel quadro che vede da una parte l'imbonitore, il seduttore, e dall'
altra, come dice Roland Barthes, una giovane fragile tesa ad essere
attratta e sedotta. Cio' premesso, a dimostrazione di come in quel
cristianesimo di cui attualmente e' capo Benedetto XVI, le affermazioni
dello stesso siano al di fuori della relativa dottrina, si riporta
quanto si legge nel nuovo testamento: MATTEO 10/34 NON CREDIATE CHE IO
SIA VENUTO A PORTARE LA PACE SULLA TERRA. NON SONO VENUTO A PORTARE LA
PACE MA LA SPADA. PERCHE' SONO VENUTO A DIVIDERE IL FIGLIO DAL PADRE,
LA FIGLIA DALLA MADRE, LA NUORA DALLA SUOCERA E I NEMICI DELL'UOMO
SARANNO I SUOI FAMILIARI. LUCA 12/49 SONO VENUTO A PORTARE IL FUOCO
SULLA TERRA: COME VORREI CHE FOSSE GIA' ACCESO! ………………………PENSATE CHE IO
SIA VENUTO A PORTARE LA PACE SULLA TERRA ? NO, VI DICO, MA LA
DIVISIONE. D'ORA INNANZI IN UNA CASA SU CINQUE PERSONE SI DIVIDERANNO
TRE CONTRO DUE, DUE CONTRO TRE: PADRE CONTRO FIGLIO E FIGLIO CONTRO
PADRE, MADRE CONTRO LA FIGLIA E FIGLIA CONTRO LA MADRE, LA SUOCERA
CONTRO LA SUA NUORA E LA NUORA CONTRO LA SUOCERA. Non sembra quindi che
la famiglia cristiana sia un luogo di amore e di pace. A sua volta
ecco quanto si legge nel Vecchio Testamento, che come e ' noto fa parte
di quella Bibbia che e' la base della dottrina cristiana. ESODO 32/27 (
MOSE) SI FERMO' SULLA PORTA DEL CAMPO E GRIDO: CHI E' PER IL SIGNORE ?
..... A ME. ED EGLI ORDINO' LORO: HA DETTO IL SIGNORE, IDDIO D'
ISRAELE: CIASCUNO DI VOI SI METTA UNA SPADA AL FIANCO: ANDATE IN GIRO
PER IL CAMPO, DA UNA PORTA ALL'ALTRA, E OGNUNO UCCIDA IL FRATELLO,
L'AMICO, IL PARENTE. ALLORA I FIGLI DI LEVI FECERO SECONDO LE PAROLE
DI MOSE': E IN QUEL GIORNO MORIRONO FRA IL POPOLO CIRCA TREMILA UOMINI.
POI MOSE' DISSE: OGGI VOI SIETE STATI CONSACRATI AL SERVIZIO DEL
SIGNORE, CHI AL PREZZO DEL PROPRO FIGLIO, E CHI DEL PROPRIO FRATELLO;
PERCIO' EGLI OGGI VI DONA LA BENEDIZIONE. Ecco il commento della Chiesa
Cattolica Apostolica MOSE' CAPO DI QUEL POPOLO COSI' POCO ACCESSIBILE
ALLA VOCE DELLA RAGIONE E DEL SENTIMENTO, DOVETTE INFLIGGERE UN SEVERO
CASTIGO, E CHI LO ESEGUI' FECE OPERA GIUSTA. Se questo e' il commento
dell'attuale Chiesa Cattolica, e' consequenziale che la medesima
ordini, come ha sempre fatto fino a quando ha avuto il potere
materiale, di prendere la spada e di andare ad uccidere il padre, il
figlio, il fratello, e cosi' via, per il solo fatto di avere un Dio
diverso o avere nessun Dio, con scarsa attenzione per la famiglia. A
questo aggiungiamo che Gesu' non solo ha imposto che nessuno ami piu'
di lui la propria madre, il proprio padre e i propri figli, cioe' la
propria famiglia, ma addirittura fu lui stesso a non amare e a non
rispettare la sua famiglia. Ricordiamo l'episodio di Gesu' dodicenne
fuggito dai genitori per andare al Tempio, quello delle nozze di Cana
in cui ebbe a rivolgersi a Maria non con il termine di madre, ma di
donna, l'episodio in cui Gesu' fu raggiunto dalla madre e dai fratelli,
ma che non volle vedere, ecc.ecc. A questo aggiungiamo che l'altra
componente della famiglia di Gesu', cioe' Giuseppe, viene descritto non
come protagonista della stessa, ma come semplice comparsa. I vari passi
della Bibbia sulla famiglia ci appaiono in totale contraddizione con
l'attuale pensiero sulla famiglia, anche cristiana. Oggi questa e'
vista come punto centrale della donna e dell'uomo, mentre nella
dottrina cristiana e' riguardata come possibile impedimento alla
comunione con Dio, come mezzo di procreazione, a mo' di tutti gli
animali, e come strumento di soddisfazione della concupiscenza. Vediamo
cosa dice San Paolo: A RIGUARDO POI DI QUANTO MI AVETE SCRITTO, E' BENE
PER L'UOMO NON TOCCARE DONNA, TUTTAVIA PER EVITARE LA FORNICAZIONE OGNI
UOMO ABBIA LA SUA MOGLIE ED OGNI DONNA ABBIA IL MARITO. IL MARITO RENDA
ALLA MOGLIE QUEL CHE LE DEVE LO STESSO FACCIA LA MOGLIE VERSO IL
MARITO. LA MOGLIE NON E' PADRONA DEL PROPRIO CORPO, MA IL MARITO.
COSI' PURE IL MARITO NON E' PADRONE DEL PROPRIO CORPO, MA LA MOGLIE.
NON PRIVATEVI L'UNO DELL'ALTRO SE NON DI COMUNE ACCORDO PER UN TEMPO
DETERMINATO, PER ATTENDERE ALLE PREGHIERE, POI RITORNATE DI NUOVO
INSIEME AFFINCHE' SATANA NON VI TENTI A CAUSA DELLA VOSTRA
INCONTINENZA. Dove stanno, nelle parole della Bibbia, la giustizia e l'
amore di cui parla Benedetto XVI ? Cio' che appare importante per la
famiglia cristiana e' il CORPO e non lo SPIRITO. A meno che per questo
Papa LA GIUSTIZIA E L'AMORE si concretizzino nel fare sesso per evitare
le tentazioni di Satana. Dove sta quel rispetto che i figli debbono
avere nei confronti dei genitori e l'umanizzazione nei riguardi dei
fratelli? Mi si consenta di ricordare che quando a Roma dominava la
famiglia cristiana, detta citta', capitale del cristianesimo che vedeva
seduti sul suo massimo scanno i predecessori di Benedetto XVI, veniva
definita come quella dei delitti e dei veleni e le relativa alcove
erano una alternanza di piu' o meno belle donne. Ma non solo. Nei quasi
duemila anni di famiglie cristiane, l'Europa non ha visto mai un
momento di pace, pace che invece la nostra generazione sta godendo,
almeno nel nostro continente, e cio' da quando le famiglie si sono
laicizzate e secolarizzate. Che dire poi di quanto i popoli europei
cristiani, specie i cattolicissimi re di Spagna, fecero al tempo, non
solo delle Crociate, ma anche successivamente in sede di colonizzazione
dell'Africa e dell'America, in cui migliaia di famiglie africane furono
divise, strumentalizzate, schiavizzate, ecc.ecc., al di fuori di ogni
senso della giustizia, dell'amore e della pace ? E che dire delle
condizioni degli attuali popoli cattolicissimi del Sud America che sono
nelle peggiori condizioni economiche, civili e sociali dei popoli cosi'
detti evoluti e civili del mondo, in cui la famiglia e' un non senso
assoluto.? Quindi non si tratta di ritenere che l'uomo sia "cattivo",
ma che questi operi secondo i retti insegnamenti di Cristo e secondo i
suoi comportamenti. Non dice forse Giovanni nella sua prima lettera che
CHI DICE DI STARE IN GESU' CRISTO, DEVE ANCHE VIVERE COME E' VISSUTO
LUI ? E come Cristo e' vissuto ? Per rimanere al testo evangelico, si
evidenzia che mentre sembra che inviti alla pace, poi e' lui stesso a
dire che non e' venuto a portare la pace, ma la spada. Ma Gesu' non
solo dichiara di aver portato la spada, ma addirittura dice che non
bisogna turbarsi delle guerre: MARCO 13/7 MA QUANDO VOI SENTIRETE
PARLARE DI GUERRE E DI RUMORI DI GUERRE, NON VI TURBATE. E' NECESSARIO
CHE CIO' AVVENGA, TUTTAVIA NON E' ANCORA LA FINE. POICHE' SI SOLLEVERA'
NAZIONE CONTRO NAZIONE E REGNO CONTRO REGNO, CI SARANNO TERREMOTI IN
VARI LUOGHI E VERRANNO DELLE CARESTIE. QUESTO E' IL PRINCIPO DEI
DOLORI. Quindi perche' un cristiano dovrebbe operare per la pace se la
guerra e' voluta da Dio ? E che cosa insegna la Chiesa di Cristo anche
con le sue rappresentazioni ? Andiamo in pellegrinaggio alla Basilica
di San Paolo in Roma. Ebbene che cosa vediamo ? Vediamo la statua di
San Paolo, colui che viene definito l'apostolo delle genti e il primo
teologo cristiano, che in una mano ha un libro e nell'altra una spada.
Il tutto ci ricorda il famoso detto mussoliniano LIBRO E MOSCHETTO.
Anche Mussolini era tanto amante della famiglia fascista, non molto
dissimile da quella cristiana, ma non sembra proprio che amasse la
pace, come non sembra che la ami la dottrina dl Cristo e l'abbia amata
la relativa storia. Infine da un punto di vista storico, mi si permetta
ricordare che dopo la caduta della PAX ROMANA, a favore della quale
Augusto, imperatore pagano, dedico' una specifica ara, che ancora
ammiriamo, e con l'avvento del potere cristiano, e quindi della
famiglia cui si rifa' Bendetto XVI, la pace, inj Europa, e' andata a
farsi benedire, auspici gli infiniti papi che si sono susseguiti sullo
scanno su cui oggi siede Benedetto XVI. Guardacaso, da quando l'Europa
ha un nuovo tipo di famiglia che tanto condannano la Chiesa cattolica e
in particolare Benedetto XVI, la pace in essa e' divenuta una costante.
Ma forse e' questo che preoccupa l'attuale Vicario di Cristo in terra:
CHE SI ALLONTANI SEMPRE DI PIU' IL PRINCIPIO DEI DOLORI DI CUI CI HA
PARLATO MARCO 13/7, cioe' si allontani la cristiana fine del mondo.
Benedetto XVI afferma che tutti i popoli formano una sola comunita',
hanno una unica origine, cioe' Dio, e hanno un solo fine, cioe' Dio, e
sono una comunita' di pace. Una simile affermazione mi ha fatto pensare
o che l'attuale Papa non sia un gran teologo, o che anche lui pensi di
rivolgersi ai poveri in ispirito e agli ignoranti, pensando di vivere
al tempo in cui Campo de' Fiori era destinata ai liberi pensatori,
cioe' a coloro che hanno reso poi famosa la nostra Europa. Leggiamo
cosa recita la Bibbia, cioe' il testo sacro dei Vicari di Cristo in
terra: GENESI 11/1 ALLORA TUTTA LA TERRA AVEVA UN MEDESIMO LINGUAGGIO E
USAVA LE STESSE PAROLE. .................E DISSERO GLI UNI AGLI ALTRI:
SU FABBRICHIAMO DEI MATTONI, E CUOCIAMOLI AL FORNO. E SI SERVIRONO DI
MATTONI INVECE CHE DI PIETRE E DI BITUME IN LUOGO DELLA CALCE. E
DISSERO: ORSU' EDIFICHIAMO UNA CITTA E UNA TORRE CON LA CIMA AL CIELO.
FABBRICHIAMOCI COSI' UN SEGNO DI UNIONE, ALTRIMENTI SAREMO DISPERSI
SULLA FACCIA DELLA TERRA. MA IL SIGNORE SCESE A VEDERE LA CITTA' E LA
TORRE, CHE I FIGLI DEGLI UOMINI COSTRUIVANO E DISSE: ECCO ESSI SONO UN
POPOLO SOLO E HANNO TUTTI UN MEDESIMO LINGUAGGIO: QUESTO E' IL
PRINCIPIO DELLE LORO IMPRESE. NIENTE ORMAI LI IMPEDIRA' DI CONDURRE A
TERMINE TUTTO QUELLO CHE VERRA' LORO IN MENTE DI FARE. ORSU' DUNQUE,
SCENDIAMO E PROPRIO LI' CONFONDIAMO IL LORO LINGUAGGIO, IN MODO CHE GLI
UNI NON SI INTENDANO CON GLI ALTRI. Ecco di chi e' la colpa delle
disunioni e delle guerre. Gli uomini volevano essere uniti, ma il Dio
giudaico cristiano ha avuto paura che gli sfuggissero dalle mani, forse
ha avuto anche invidia che nei medesimi nascesse lo spirito di
iniziativa e che cominciassero a sfidare le forze divine, cioe' la
conoscenza. Questo episodio ci ricorda anche quello del mito greco
rappresentato da Prometeo e Zeus, in cui, come in questo, possiamo
vedere anche una contrapposizione delle religioni, e quindi anche
quella giudiaco cristiana, con la ricerca e la scienza. Ecco chi ha
inventato il principio DIVIDE ET IMPERA. Ora, i vicari di Dio/Cristo in
terra, invece si stanno battendo per l'unione tra i popoli, con il loro
eucumenismo, eucumenismo che pero' vede sempre come unica istituzione
principe la Chiesa Cattolica. Chi ha ragione, Dio o i suoi vicari in
terra delle ultime generazioni ? Pero', quando questi vicari avevano
gran parte della terra sotto il loro dominio, o temporalmente o
religiosamente, nulla hanno fatto per l'unione, anzi sono stati sempre
i promotori delle guerre, guerre di religione, guerre tra papato e
impero, guerra di conquista, ecc.ecc. E nulla stanno facendo ora nei
riguardi del laicismo e dei valori naturali. Uso questo termine perche'
lo usa l'attuale Papa, in una visione perversa e contraddittoria dell'
intelletto e della ragione umana. Ora se il suindicato principio, cioe'
quello del DIVIDE ET IMPERA, ha dominato per secoli l'Europa quando,
in un modo o nell'altro imperava la dottrina e la famiglia cristiana,
esso non sembra piu' far parte della cultura dei governanti europei,
come mezzo o strumento di potere e di sopraffazione sugli altri popoli,
almeno teoricamente, e quindi dottrinariamente. Benedetto XVI ha
continuato dicendo che la famiglia naturale, cioe' quella fondata sul
matrimonio di un uomo di una donna, e' una intima comunione di vita e
d'amore, e' il luogo di umanizzazione della persona ed e' la culla
della vita e dell'amore e che la famiglia e' una istituzione divina che
sta a fondamento della vita delle persone, e' educatrice alla pace ed
e' una agenzia di pace. Giusto, ma per meglio dire ammettiamo e non
concediamo. Mi si permetta al riguardo una domanda. Cosa dobbiamo
pensare: che i preti che non mettono su famiglia non siano umanizzati,
non siano educatori di pace e di amore ? Che nella fantasia umana la
famiglia possa essere ritenuta come istituzione divina, puo' anche
darsi, ma che detta famiglia possa essere considerata un luogo di
umanizzazione della persona, a me lascia qualche dubbio e cio'
cominciando dalla prima famiglia giudaico cristiana, cioe Adamo ed Eva
e relativi figli. Leggiamo cosa dice il Vecchio Testamento. Adamo, al
momento della creazione della donna e quindi della prima famiglia, ebbe
cosi' a dire: QUESTA VOLTA ESSA E' CARNE DELLA MIA CARNE, E OSSO DELLE
MIE OSSA, LA SI CHIAMERA' DONNA PERCHE' DALL'UOMO E' STATA TOLTA. PER
QUESTO L'UOMO ABBONDENERA' SUO PADRE E SUA MADRE E SI UNIRA' A SUA
MOGLIE E I DUE SARANNO UNA SOLA CARNE. E i due furono tanto una sola
carne che poi Adamo, al momento della responsabilita' in ordine alla
famosa mela ebbe cosi' a dire a Dio che lo aveva rimproverato per aver
a lui disubbidito: LA DONNA CHE TU MI HAI POSTO ACCANTO MI HA DATO DELL'
ALBERO E IO NE HO MANGIATO. Questa e' la famiglia cui tende Benedetto
XVI, cioe' una famiglia che non solo scarica sull'altro componente la
responsabilita' del " peccato", dimostrando cosi' in che termini si
possa dire che detta istituzione sia un luogo di amore e di giustizia,
ma che addirittura riporta la responsabilita' del fatto a Dio, in
quanto creatore dell'elemento femminile della prima famiglia. E che
dire dei primi fratelli della prima famiglia giudaico cristiana, cioe'
di Caino ed Abele ? Tutti conosciamo la storia piu' o meno vera, piu'
o meno fantasiosa, e cioe' che per un nonnulla il primo tolse la vita
al secondo. Questa e' la famiglia cui tende Benedetto XVI, cioe' una
famiglia in cui tra fratelli ci si " scanna " e in cui non sembra
essere presente ne' la giustizia ne' l'amore ? E che dire della
famiglia di Isacco, di Rebecca, di Esau' e di Giacobbe ? Come ben si
legge nella Bibbia, Giacobbe, fratello di Esau', ma un fratello
scansafatiche, ricatto' Esau' che era tornato dal lavoro mentre l'altro
era rimasto senza far niente sotto la tenda. La moglie Rebecca truffo',
oltretutto con destrezza, sia il marito Isacco che il figlio Esau' per
favorire il figlio Giacobbe. Questi inganno' e truffo' sia il padre che
il fratello Esau'. Ebbene e' a questa famiglia che pensa e cui tende
Benedetto XVI ? Forse si, se si considera che il famoso angelo che si
presento' a Maria ebbe cosi' a dirle: ECCO CONCEPIRAI UN FIGLIO, LO
DARAI ALLA LUCE E LO CHIAMERAI GESU'. SARA' GRANDE E CHIAMATO FIGLIO
DELL'ALTISSIMO,; IL SIGNORE DIO GLI DARA' IL TRONO DI DAVID SUO PADRE E
REGNERA' PER SEMPRE SULLA CASA DI GIACOBBE. Ora tutti, o almeno i
cristiani, dovrebbero conoscere, non solo le " bravate" di Giacobbe,
che in parte ho sopra riportate, e sulla cui casa Dio ha posto, come
re, Gesu', ma anche gli anomali comportamenti di David che ben poco
hanno a che vedere con l'amore e la giustizia all'interno della
famiglia. Ebbene, Benedetto XVI e' il Vicario in terra di questo Gesu'
che sarebbe nato per regnare sulla casa di Giacobbe, cioe' la casa di
un ricattatore e di un truffatore. Potrei continuare all'infinito
riferendo episodi sia del vecchio che del nuovo testamento nonche'
della relativa bimillenaria storia cristiana, cominciando dalla
famiglia di Agostino, ma mi astengo solo per evitare una eccessiva
lunghezza della presente e considerato che gli stessi sono o dovrebbero
essere conosciuti da tutti i cristiani, cominciando dal Benedetto XVI.
Uno pero' ritengo di ricordarlo perche' per me e' veramente
sconvolgente, e perche' dimostra come l'amore e la giustizia familiare
sia totalmente estranea alla dottrina cui si rifa' Benedetto XVI,
autore delle meditazioni che con la presente si intendono osservare. Mi
riferisco all'episodio che vede un discepolo di Gesu' chiedere al
medesimo il permesso di andare a seppellire il padre che era morto.
Ebbene qual e' stata la risposta di quel Cristo di cui Benedetto XVI
dicono essere il Vicario in terra: LASCIA CHE I MORTI SEPPELLISCANO I
MORTI. Questo e' l'onore che si deve avere nei riguardi di uno dei
componenti della famiglia, questo e' il rispetto che si deve avere all'
interno della famiglia cristiana ? Se sono questi, io preferisco la
famiglia laica e secolarizzata, come credo che ormai la preferisca la
maggioranza degli Europei, e come indirettamente riconoscono le
gerarchie cattoliche quando affermano che bisogna operare per la
rievangelizzazione del vecchio continente. Benedetto XVI ha detto che
la famiglia nasce dal si definitivo di un uomo ed una donna. Mi si
permetta di ricordare quanto al riguardo dice Gesu': Matteo5/32:
CHIUNQUE RIPUDIA SUA MOGLIE, ECCETTO IN CASO DI CONCUBINATO, LA ESPONE
ALL'ADULTERIO. Quindi, e' lo stesso Gesu' che considera moglie anche la
concubina, termine questo oggi modificato in convivente. Ora se e' lo
stesso Gesu' che definisce moglie anche la concubina, vuol dire che
anche il concubinato, oggi convivenza, e' considerato da Cristo come
una famiglia. D'altra parte nel primo cristianesimo abbiamo un esempio
famoso e fulgido di famiglia convivente, cioe' quella di Agostino che
convisse con la moglie concubina per 15 anni generando anche un figlio.
Benedetto XVI ha parlato della pace, del bene e del male, come naturali
conoscenze dell'uomo. Giusto, ma allora dove e' stato l'uomo cristiano
per circa due mila anni, quando il medesimo e' stato un susseguirsi di
guerre, di ingiustizie, di genocidi, di reiterati assoluti
schiacciamenti dei deboli, cominciando dalle famose guerre coloniali in
Sud America che hanno totalmente o quasi distrutto le popolazioni
aborigene ? Forse la Chiesa di Roma e il Cardinal Borromeo quando
perseguitavano Campanella, Giordano Bruno, Galileo Galilei, pensavano
che stavano perseguendo il bene. Puo' darsi, ma allora e' ben stare
alla larga da questo BENE. Dove stava la Roma cattolica ? Benedetto
XVI ha detto che la forza va sempre disciplinata dalla legge.
Giustissimo, ma dove stavano in questi ultimi venti secoli i Vicari di
Cristo che hanno preceduto l'attuale Papa, secoli che hanno visto l'
arbitrio piu' assoluto al di fuori di ogni bene naturale e della legge
? Mi si consenta riportare quanto Hitler ebbe a dire circa il
cristianesimo: ATTUALMENTE L'INDIVIDUO DEVE NOTARE CON SOFFERENZA CHE
NEL MONDO ANTICO, MOLTO PIU' LIBERO DEL MODERNO, APPARVE, CON LA VENUTA
DEL CRISTIANESIMO, LA PRIMA PAURA SPIRITUALE. ANCHE IL CRISTIANESIMO
NON POTE' APPAGARSI DI COSTRUIRE IL SUO ALTARE: DOVETTE PER FORZA
DISTRUGGERE LE AREE PAGANE. Ed egli, per la sua azione, prese ad
esempio, l'azione millenaria del cristianesimo: SOLO COMINCIANDO CON
QUESTA ENTUSIASTICA INTOLLERANZA ( cioe' la distruzione dei templi
pagani) POTE' FORMARSI LA FEDE INDISCUTIBILE, DI CUI L'INTOLLERANZA E'
PROPRIO LA NECESSARIA CONDIZIONE PRELIMINARE. Benedetto XVI ha
ricordato che nel 1968, grazie ad una provvidenziale intuizione di
Paolo VI la Chiesa indisse la prima giornata della Pace. Ebbene
Benedetto XVI dovrebbe ricordare che detta intuizione non fu
provvidenziale, cioe' frutto della provvidenza divina, perche' gia'
dagli anni 1950 ci furono organizzazioni e uomini che si stavano
battendo per la pace. Il famoso simbolo della pace tuttora presente
risale al 1958. Lo stesso dicasi per quanto riguarda la tutela
ambientale. La Chiesa cattolica solo da pochi anni sta dedicando parte
del suo tempo all'ambiente. I laici sono decenni che lo hanno
affrontato. La Chiesa cattolica ha eliminato dal suo codice penale la
pena di morte soltanto negli anni sessanta del XX secolo, a me sembra
nel 1969, quando altri popoli europei gia' da decenni l'avevano
eliminata dalla propria legislazione. Come al solito la Chiesa piu' che
prendere le iniziative, si adegua alle iniziative degli altri, e cio'
dopo anni e anni, se non dopo decenni e secoli, pronta sempre a tornare
indietro quando ha le possibilita' politiche. Mi si consenta concludere
con una considerazione. In questi giorni, alcuni giornali hanno
ricordato come in pendenza degli ultimi due papati gli scontri
ottocenteschi tra laici e cattolici si erano andati notevolmente
smussando, e cio' in particolare sotto il " regno" di Giovanni Paolo
II. Ancora una volta che dire ? I laici grosso modo sono sempre gli
stessi, chi e' cambiato, e' stato il Pontefice Massimo della Chiesa di
Roma. Sull'argomento sarebbe bene che meditassero gli uomini di buona
volonta', laici e cattolici, altrimenti si potrebbe sapere come si
comincia ma non come si finira'. Non vado oltre per evitare una
eccessiva lunghezza della presente. Se quanto io ho detto non dovesse
corrispondere alla verita', ci sara' qualcuno che, nel quadro della
rievangelizzazione di cui da tempo questo Papa parla, riterra' di
negare, con documenti alla mano, che quanto sopra ho scritto sia vero
? Ci sara' qualche giornalista della carta stampata, della radio o
della televisione che avra' il coraggio, il senso civico l'onesta'
professionale di affrontare il tema in questione senza alcuna
sudditanza intellettuale? Massimo Sega 00199 Roma – Via Fucino 6

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12 luglio 2007

news 13 luglio

IL MARIO MIELI RINGRAZIA IL COMUNE DI ROMA PER PAOLO SEGANTI
Ieri alle ore 12.00, presso il Parco delle Valli, inaugurato un viale alla memoria di Paolo Seganti ucciso perché omosessuale la notte di due anni fa, proprio nel parco delle Valli.
Ogni parola è superflua e incapace di descrivere la brutalità dell'
esecuzione. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ringrazia di
cuore l'Assessore alle politiche culturali Silvio Di Francia per
essersi speso in prima persona perché a Paolo fosse intestato il viale
e perché con il suo lavoro rende Roma più vivibile la città per tanti
omosessuali e transessuali, l'assessore alle Pari Opportunità Cecilia D'
Elia e quello alle politiche ambientali Dario Esposito.
Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli


GRILLINI (SD). ARTE GAY INQUISIZIONE A MILANO. SUPERATO IL SENSO DEL
RIDICOLO
"Come gli Impressionisti faremo un Salon des Refusés, il
salone dell'arte rifiutata e censurata" mercoledì 11 luglio 2007 , di
Franco Grillini L'Inquisizione ha riacceso i roghi a Milano
prendendosela con la mostra su Arte e omosessualità. Già sul titolo
dell'esposizione ci sono state pressioni della Curia e dall'inoffensivo
"Ecce Homo", si è arrivati al volgare "Vade retro". Dal grottesco alla
farsa, per farla breve, il catalogo della mostra è stato ritirato oggi,
ad un giorno dall'inaugurazione, e mandato al macero… ecco il ritorno
dei roghi. Le censure sono state a tutti i livelli. Sono state escluse
dalla mostra opere a contenuto sessuale esplicito ed implicito, è stato
escluso il nudo ed escluse le opere con richiami e riferimenti
religiosi. Tra queste, la vittima più illustre è il San Sebastiano di
Pierre et Gilles, mentre le fotografie di nudo, che ben avrebbero
corredato l'immaginario gay nell'arte, sono cinque e di Mapplethorpe,
ripeto Mapplethorpe, c'è una vecchietta, mentre della coppia di artisti
Gilbert & George fotografie di ponti di Londra… I ponti. Sono sicuro
che i musei italiani espongano opere più audaci (nel dirlo temo altre
ondate di epurazione) e sono totalmente d'accordo con l'amico storico
Giovanni Dall'Orto quando dice: "Escludere a priori la sessualità da
una mostra su arte e omosessualità, equivale ad organizzare una mostra
sull'ebraismo senza opere religiose. Si può fare… ma in mostra ci
saranno inevitabilmente rimasugli". La censura della Curia milanese
soprattutto, ma anche dell'Amministrazione comunale di centro-destra,
che per chiudere in bellezza ha messo in scena uno psicodramma bendando
una statua di Paolo Schmidlin (gli sarà richiesta pubblica abiura?) rea
di assomigliare al papa, non ha impedito agli organizzatori, che hanno
lavorato in condizioni impossibili, di fare una mostra epocale, che ha
dimostrato che una mostra su arte e omosessualità si può fare anche in
Italia. All'estero ne fanno da 30 anni e a Berlino c'è addirittura
museo sull'omosessualità…
Le opere rifiutate sono così tante, penso a
"Cappella privata", un video di sessanta secondi e al San Sebastiano di
ConiglioViola, in catalogo, ma ora al macero e non in mostra, che
organizzeremo un Salon des Refusés, salone dei rifiutati, come gli
Impressionisti nel 1863, quando decisero di presentare le loro opere,
rifiutate dal più bieco conservatorismo e tradizionalismo, diventando
una corrente artistica che ha surclassato quanto espresso fino ad
allora dall'arte considerata accettabile dai moralisti d'epoca. Tra le
opere rifiutate oltre a quelle di Milano metteremo in mostra quelle
censurate recentemente a Bologna. Lo faremo per garantire la libertà di
espressione di tutti, perché a partire da facili veti, censure e roghi
agli omosessuali si può arrivare brutalmente lontano. On. Franco
Grillini INVIATO DA CSU L'Aquila


MILANO, SGARBI PAGA 25 MILA EURO MISS KITTY E SALVA LA MOSTRA GAY
SGARBI. IL PRESUNTO PAPA IN MUTANDE: "OPERA BELLISSIMA". OPERA CENSURATA DI CONIGLIOVIOLA, LA SUA TESTIMONIANZA MERCOLEDÌ 11 LUGLIO 2007 , DI VELINO
Milano, 10 LUG -
Venticinquemila euro. Tanto costa un presunto Papa Ratzinger in
mutande. O meglio: Miss Kitty, la statua di Paolo Schmidling che ieri
compariva tra le opere della mostra "Vaderetro - Arte e Omosessualita'
da Von Gloedena a Pierre et Gilles", presentata a Milano, a palazzo
della Ragione, dall'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi. Compariva
ieri, perche' oggi - dopo le polemiche divampate sui giornali - non
c'e' piu'. Non solo. Insieme aMiss Kitty scompare anche Coniglio
Viola, l'opera che rappresentava Silvio Sircana, il portavoce di Romano
Prodi, in uno scatto pubblicato nei mesi scorsi sui giornali di mezza
Italia: ma nell'opera, al posto del presunto transessuale, compare la
figura di Gesu' Cristo. Di conseguenza - tolte le opere incriminate -
viene rimosso anche il divieto ai minori di 18 anni. Un provvedimento,
quest'ultimo, di certo non in linea con una mostra su cui compare il
simbolo del Comune di Milano: con il beneplacito, cioe', del sindaco
Letizia Moratti. A spiegare al VELINO gli aggiornamenti su "Vade
Retro" e' proprio Sgarbi, il quale non solo ha fatto rimuovere "la
bruttissima opera con Sircana" ("le foto non sono mai state esposte
perche' prive di attrattiva per la mostra, piu' utili a vignette che
non all'Arte") ma si e' anche comprato con i propri soldi Miss Kitty,
la statua con il presunto Papa Ratzinger in mutande. "Ho seguito
l'indicazione del diesse Majorino di evitare provocazioni gratuite -
spiega Sgarbi -. È vero: c'e' una responsabilita' verso i cittadini che
non hanno bisogno di questa provocazione. In questo modo, poi, credo si
vada incontro al vero obiettivo della mostra, che sarebbe stato
travisato se fossero rimaste queste due opere". Una scelta slegata da
logiche di censura - secondo l'assessore - e costata, comunque, una
cifra considerevole. "L'ho pagata 25mila euro - aggiunge Sgarbi -. È
un'opera bellissima che li vale tutti. Ne faro' quello che voglio".
Nella decisione di acquistare (e rimuovere) l'opera non c'e' stata
nessuna indicazione dall'alto. "Non c'e' di mezzo la censura. Ci
mancherebbe - prosegue Sgarbi -. Pienamente salvaguardata la liberta'
dell'artista. La ragione del ritiro della statua cosiddetta del Papa
(che del Papa non ha nulla, se non una somiglianza nel volto) sta nel
fatto che siamo un'istituzione pubblica. Ho acquistato io quella
statua. Da un lato, se e' vero che un qualunque privato puo' esporre la
statua oggetto dell'attenzione dei media in qualsiasi punto, dal bar a
un giardino, a un'abitazione privata, dall'altro e' egualmente vero
che, trattandosi di mostra patrocinata da una pubblica istituzione,
credo che bisogna tenere conto della sensibilita' del pubblico che e'
fatto in larga parte da credenti. Per cui occorre rispetto e prudenza".
A chi lo accusa di essere stato poco rispettoso nei confronti di Papa
Ratzinger, Sgarbi replica: "Non mi sembra proprio di essere la persona
in questione. Anzi proprio ieri ho scritto un articolo sul Giornale in
cui apprezzavo la sua scelta di reintrodurre la messa in latino. Lo
stimo molto anche perche' ha messo fine allo stupro architettonico
nelle chiese, dove per costruire altarini e' stato distrutto gran e'
parte del patrimonio architettonico". Intanto l'Arcigay, in una nota,
sottolinea di apprezza l'iniziativa dell'Amministrazione comunale di
Milano nei confronti della cultura e dell'arte omosessuale. "Come
Arcigay - si legge - chiediamo all'assessore e critico d'arte di fama
internazionale di organizzare assieme una visita guidata che sia
rivolta a una delegazione composta da esponenti della comunita' lgbt
(lesbica, gay, bisessuale, transgender), nazionale e milanese, e da
illustre personalita' omosessuali che si sono particolarmente distinte
nelle loro professioni e che hanno reso Milano capitale nel mondo, in
molti settori professionali, sociali e culturali". Risponde Sgarbi:
"Ben venga una visita guidata. Ma e' una mostra a doppio binario. Io
potrei fare la seconda parte che va dal '74 a oggi. Mentre per la prima
penso sia piu' adatto Eugenio Viola che e' il curatore della mostra".

LA TESTIMONIANZA DI CONIGLIOVIOLA
Avevamo predetto che avrebbe fatto discutere e infatti se ne parla oggi su tutti i quotidiani. Eppure "Ecce Trans", una delle opere di ConiglioViola annunciate da tempo alla
mostra "Arte e Omosessualità" di Vittorio Sgarbi, che ha inaugurato
ieri sera a Milano, all'ultimo momento è misteriosamente sparita...
Problemi di allestimento o ennesimo caso di censura? Su ilcorriere.it
Sgarbi oggi ha affermato: "La modestia artistica della foto di Sircana
mi ha indotto a non esporla". Replichiamo a Sgarbi dalle pagine di gay.
it: L'affermazione di Vittorio Sgarbi non ci offende se si riferisce al
profilo estetico dell'opera (anzi è condivisibile!) ma ci stupisce nel
far finta di non coglierne il profilo artistico. Della "modestia
tecnica" di "Ecce Trans" erano tutti ben consci trattandosi niente più
che di una foto scaricata da Internet e beceramente manipolata, con la
quale non intendevamo certo mettere in risalto il nostro talento
(fortunatamente la stessa mostra ospita altri nostri lavori che molto
meglio ci rappresentano, anzi siamo gli unici a cui sul catalogo è
stata dedicata addirittura una doppia pagina). Quello su cui questa
operazione ironizza è il modo in cui il giornalismo contemporaneo possa
diventare arte e finzione, così che una banalissima foto rubata al
portavoce del governo, possa prima essere venduta alla cifra
esorbitante di 100.000 euro e poi finire su tutte le prime pagine, e
tutto ciò solo perchè Sircana veniva immortalato vicino a una trans!
Così in qualità di artisti ci siamo ben sentiti autorizzati a
pubblicare uno scoop ben più clamoroso, che vendiamo alla medesima
cifra dell'originale e con il prezzo ben esposto! Tra l'altro
sottolineiamo come l'ispirazione dell'opera venga da un passo stesso
del Vangelo secondo Matteo (25,31-46) dove Gesù spiega come sia nei
personaggi più reietti che possiamo rinnovare l'incontro con Lui. In
questo senso il portavoce del governo Prodi, approcciando una trans,
non ha fatto altro che compiere un gesto profondamente cristiano.
Quello che invece ci stranisce è il fatto che un lavoro del genere
venga prima approvato e annunciato in mostra da mesi per essere poi -
ad arte - eliminato all'ultimo secondo!
http://www.coniglioviola.com/art-factory//modules/news/article.php?storyid=272


INCLUSIVE. UN COCKTAIL D´AMORE PER TUTTI DALL´ARCIGAY DI NAPOLI.
Nell'incantevole cornice dell'Havana club al Lago d'Averno sede del Kapsula Summer,
Arcigay Napoli lancerà sabato prossimo l´INCLUSIVE, il cocktail simbolo
dell'estate napoletana 2007. Tanti cubetti di ghiaccio alla frutta su
una base di vodka compongono il fresco cocktail dall'ottimo sapore e
dal significato politico, giacché mostra attraverso il più conviviale e
comune dei drink, che tutte le diversità possono incontrarsi. "L'idea
ci è venuta ad un bar proprio bevendo un cocktail, la bevanda simbolo
delle diversità poiché racchiude tanti gusti differenti, e simbolo di
covivialità poiché si beve d'estate insieme agli amici", spiega l'
ideatore del cocktail e dell'iniziativa, Nicola Stanzione, responsabile
del Gruppo Giovani dell'Arcigay di Napoli, "INCLUSIVE è concetto
contrario ad "esclusivo", non permesso da un codice culturale che
esclude le diversità. Crediamo nell' inclusione sociale come rispetto
per tutte le persone portatrici di culture, valori ed identità
differenti come sono sempre più le società in cui viviamo". "E'
importante per il rilancio della città lavorare sui temi dell'
inclusività e contro ogni discriminazione ed iniziative come quella che
realizziamo in collaborazione con Arcigay Napoli trovano la nostra
piena adesione", è l´idea di Rino Sorrentino e Tony Marigliano,
imprenditori napoletani, proprietari del Kapsula, il locale di tendenza
dell´anno frequentato da gay ed etero che contribuisce con la sua
formula allo sdoganamento dell´omosessualità nel contesto sociale
partenopeo, "Napoli ha potenzialità enormi ed ancora inespresse se
pensiamo al turismo ed ai flussi di persone che la nostra città attrae.
E' necessario che le politiche si attivino per rendere le nostre
società sempre più inclusive". Per la presentazione ufficiale dell'
INCLUSIVE l'appuntamento è alle 22,00 di sabato 14 luglio 2007 al
Kapsula Summer in Via Fascione 6 - Uscita tangenziale via Campana
Pozzuoli (Napoli) – all'interno del complesso "Havana".
Sul sito
www.arcigaynapoli.org tutti i dettagli della serata.


ARRIVA AL GAY VILLAGE IL FESTIVAL GAY PIU' FAMOSO IN ITALIA
13, 14 e 15 luglio: tre
giornate di cinema irripetibile nel suggestivo spazio a ridosso delle
cascate dell'Eur, grazie alla collaborazione tra Armilla Eventi, il
Torino GLBT Festival e Fourlab, quest'anno insieme nella variegata
offerta culturale del Gay Village.
Da Sodoma a Holliwood, l'ormai ventennale Film Festival a tematica GayLesboBisexTrans di Torino (la
cui ultima edizione è stata trasmessa su La7 nello spazio "La 25°
ora"), è uno degli appuntamenti più importanti per registi e cinefili
di tutta Europa, abituati a coniugare la qualità dei prodotti
cinematografici con l'urgenza dei temi che li hanno ispirati: la
ricerca dell'identità, la lotta per i diritti negati, l'odio sessista,
ma anche il tentativo di costruire nuovi modelli affettivi e la gioia e
la libertà di essere dei veri pionieri del sentimento. E' con questo
spirito che la rassegna propone tre lungometraggi, dal francese
Crustacés et coquillages, con Valeria Bruni Tedeschi e Jan Marc Barr,
all'indiano/scozzese Nina Heavenly Delight, all'americano Wild Tigers I
have know prodotto da Gus Van Sant. Una selezione di corti
rappresentativi della migliore produzione degli ultimi due anni
consentirà infine di spaziare dal vicino al lontano e dalle risa al
pianto, mostrando storie private a contrasto con il mondo pubblico.
PROGRAMMA PROIEZIONI
Venerdi 13 luglio Crustacés et coquillages
Francia, 2005, 93' (v.o. sott. It.)
di: Olivier Ducastel, Jacques
Martineau (Jeanne et le garçon formidable, Drôle de Felix vincitore del
Teddy Award Berlino 2000 e Ma vaie vie à Rouen ) Film che racconta la
ricerca della felicità in amore all'interno di una tradizionale
famiglia borghese durante le vacanze estive. L'omosessualità dell'
adolescente Charlie esplode contemporaneamente alla crisi del
matrimonio fra i suoi genitori, dando vita a un caleidoscopio emotivo
eccitante e rivoluzionario.
Selezione di cortometraggi: Golden Hayes
di: Max Croci, Italia, 2007, Betacam SP, 6', b/n-col. Si prepara un
matrimonio; ma i protagonisti all'ultimo momento possono cambiare…
Cabalerno di: Jarrah Gurrie, USA/Australia, 2006, DigiBeta, 6', b/n Un
ragazzo si fa sorprendere mentre riprende con la videocamera uno skater
di cui è cotto. Dopo un primo imbarazzo, i due ragazzi si confrontano
con sentimenti imprevedibili. El día que morí di: Maryam Keshavarz,
Argentina/USA, 2005, DigiBeta, 11', col. Una ragazza, suo fratello e la
loro migliore amica: un triangolo d'amore in un giorno d'estate in
Argentina. Premiato al festival di Berlino con il Teddy Award per il
miglior cortometraggio. Another Life/Otra vida di: Karry Fefer,
USA/Venezuela, 2005, Betacam SP, 19', col. Una controversa storia d'
amore, filmata ai Caraibi e a Seattle. Biculturale, bisessuale e
bilingue, Another Life/Otra vida esplora la storia di una donna alla
ricerca di un luogo di appartenenza.
Sabato 14 luglio Nina's Heavenly
Delights UK, 2006, 96'(v.o. sott. It.) di: Pratibha Parmar Una
sorprendente storia d'amore che unisce lo spirito scozzese allo
spettacolo bollywoodiano. Ambientata a Glasgow in un ristorante etnico
a conduzione famigliare, tra musica popolare del Punjab e danze
tradizionali scozzesi, racconta la crisi d'identità di Nina, innamorata
della socia di suo padre. Un "Sognando Beckam" in veste sessuale.
Selezione di cortometraggi: Papà fattene una ragione di: Alessandro
Giglio, Italia, 2006, Betacam SP, 5', col. Figlio del vecchio Zorro, il
nuovo successore ha gusti un po' diversi in fatto di look..
Sembra…stupido! di: Ennio Di Giacomo, Italia, 2003, Betacam, 4', col.
Fra vestaglie, brioches e margherite giganti, Ennio e Giampiero
decidono di mettere in musica pezzetti della loro quotidianità. O
diário aberto de R.
di: Caetano Gotardo, Brasile, 2005, Betacam SP,
12', col. Rafael dorme. Rafael aspetta. Rafael abbraccia. Rafael si
sdraia. Rafael piange. My Little Boy di: Matthias von Schemm, Germania,
2006, DigiBeta, 20', col. Estate del 1934. Il fotografo Erich si è
innamorato del militare in carriera Wolfgang. Secondo il Paragrafo 175
il loro amore è illegale ma Wolfgang crede che la sua posizione nell'
esercito possa proteggerlo. Ma i due vengono colti in flagrante…

Domenica 15 luglio Wild Tigers I Have Known USA, 2006, 80'(v.o. sott.
It.) di: Cam Archer. Sospeso tra sogno e realtà, Wild Tigers I Have
Known narra i tormenti della prima adolescenza. Tredicenne, solitario e
sognatore, Jordan attraversa i primi turbamenti amorosi. Il suo cuore
palpita per Rodeo Walker, un ragazzo un po' più grande di lui. Spinto
all'estremo dal proprio sentimento, Jordan decide di inventarsi un
personaggio femminile capace di sedurre Rodeo. Prodotto da Gus Van Sant
e sviluppato nell'ambito del laboratorio per sceneggiatori del Sundance
Institute. Selezione di cortometraggi: A Family Romance di: Margherita
Giacobino, Ernaldo Data, Italia, 2007, Betacam SP, 26', col. Lillian
Faderman, nota studiosa e pioniera della storia lesbica, si racconta
insieme alla compagna Phyllis Irwin. Una storia privata e insieme
politica: il rapporto con le madri, la scoperta dell'omosessualità, il
tentativo di creare una famiglia lesbica.. Una biografia plurale.
Airplanes di: Jen Heck, USA, 2006, Betacam SP, 11', b/n-col. Due
ragazze si incontrano segretamente in un Luna Park. Anche se il loro
incontro è breve, è guidato dalla forza di gravità come un aeroplano ed
è destinato a ritornare a terra. Float di: Kareem J. Mortimer, Bahamas,
2007, DigiBeta, 34', col. La storia di un giovane pittore delle Bahamas
che va su un'isola esotica per trovarvi ispirazione e vi trova invece
un amore inaspettato e un'avventura con un complesso e tormentato
Romeo.
www.armillaeventi.net
INFO GAY VILLAGE – 340 7538396
www.gayvillage.it
Ufficio stampa Carla Fabi e Barbara Ghinfanti
tel.06
87420509– tel/fax 06 87420388 - info@fabighinfanti.it
FONTE
Di'GayProject


MOSTRA PERSONALE "NERO D'AVORIO"
DI SALVATORE PREVITI
Inaugurazione venerdì 13 luglio 2007, ore 19.30.
Fino a sabato 21
luglio 2007, ore 20.00 - 01.30.
(domenica chiuso, ingresso libero)

Nero Pub via Cavour 43 (Palermo)
Informazioni:
www.salvatorepreviti.it

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21 maggio 2007

Documentario su pedofilia e Vaticano

Un documento unico realizzato e trasmesso dalla BBC ad Ottobre 2006. Riferisce di un documento della chiesa cattolica dal titolo "Crimen Sollicitations" che spiega come le gerarchie della Chiesa dovrebbero occultare i reati sessuali. Il video è stato sottotitolato in italiano a cura di http://www.bispensiero.it e dura 40 minuti.
Di seguito è riportata una parte della traduzione del servizio dal sito di Bispensiero.
"DOYLE - Il Crimen Sollicitationis prescrive una politica di segretezza assoluta su tutti gli abusi. Quello che leggiamo qui è una chiara politica di copertura dei casi di abuso commessi dai preti. E anche la punizione per quelli che vorrebbero richiamare l'attenzione su questi crimini ad opera del clero. Il che prova che le gerarchie ecclesiastiche sono interessate unicamente al controllo della situazione. C’è la chiara evidenza che la preoccupazione è solo di controllare e contenere il problema. Da nessuna parte c’è scritto di aiutare le vittime. La sola cosa che impone, invece, è di terrorizzare le vittime con la minaccia di punirle se raccontano l’accaduto. L'obiettivo è proteggere la reputazione dei preti, finchè la Chiesa non compia indagini. In pratica copre i preti pedofili.Speaker: Fu Ratzinger a imporlo per 20 anni, l’uomo eletto Papa lo scorso anno. Nel 2001 Ratzinger emanò il seguito del Crimen Sollicitationis. Lo spirito era lo stesso. Ribadiva con enfasi la segretezza, pena la scomunica. Ne inviò una copia ad ogni vescovo del mondo. Recentemente ha aggiunto che tutte le accuse devono essere vagliate esclusivamente dal Vaticano. In altre parole solo Roma può pronunciarsi sugli abusi sessuali sui minori.DOYLE: E’ tutto controllato dal Vaticano, e a capo del Vaticano c’è il Papa. Joseph Ratzinger si occupò di questo per parecchi anni, dopo l’emanazione del Crimen Sollicitationis. Ha emanato il seguito del Crimen, e ora è Papa. Tutto questo significa che le regole e l’approcciosistematico non sono cambiati.COLM: il nuovo documento fu un’opportunità mancata di modernizzare l’atteggiamento della Chiesa, proprio mentre stavano esplodendo gli scandali più gravi negli Stati Uniti.Speaker: Colm andò allora a Roma per capire se si trattava di casi isolati sfuggiti al controllo del Vaticano o una copertura sistematicada parte delle gerarchie ecclesiastiche.COLM - Mentre nel 2002 gli scandali esplodevano in Irlanda, centinaia di casi stavano emergendo negli Stati Uniti. Un rapporto degli USA denuncia 4.500 preti accusati di violenza o abusi sessuali sui minori.Speaker: - Il centro degli scandali era Boston, e la storia si ripetè ancora una volta: i preti accusati venivano sollecitamente spostati da una parrocchia all'altra. Nuovamente veniva operata una copertura sistematica. Al vescovo prontamente allontanato subentrò allora Padre Patrick Wall, un ex benedettino al quale il Vaticano ordinò di imporre il Crimen Sollicitationis nelle diocesi del Minnesota.WAL: Ero parte del sistema, ma mi accorsi di essere manovrato ingannevolmente. Fu la “notte dello spirito”. Tutto quello in cui avevo creduto per 10 anni… Decisi di non lavorare più per una istituzione che si sforzava di sembrare santa, ma che pensava solo a proteggere se stessa..."


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28 aprile 2007

news 28 aprile

"JONATHAN – DIRITTI IN MOVIMENTO"
Pescara 24 aprile 2007
Ancora un omicidio di una ragazza "transessuale". Questa volta nella nostra
città. Manuela, 38 anni, è stata trovata nel suo appartamento con la
testa fracassata, nuda, con un cuscino a coprirle la testa, sul gas una
macchinetta del caffè già pronta per essere servita, evidentemente al
suo assassino, e che Manuela non ha avuto il tempo di assaporare. In
questo 2007 è la terza vittima (30 nel 2006) di una assurda quanto
cieca violenza che colpisce le persone "transessuali". Tutti i
quotidiani locali, ed anche alcuni nazionali, hanno riportato la
notizia con dovizia di particolari e con toni assolutamente morbosi, a
tratti offensivi, e con una terminologia che sta ad indicare quanta
ignoranza e quanta discriminazione ancora esistono verso persone che,
loro malgrado, si trovano a vivere una situazione di disagio sociale,
di solitudine e di emarginazione. Manuela in realtà non era una
"transessuale" ma una donna a tutti gli effetti, avendo già affrontato
tutto il processo di transizione fino ad arrivare all'intervento
chirurgico per la cosiddetta "riassegnazione sessuale" e al conseguente
cambio di identità sui documenti. Utilizzare termini quali "trans" o
addirittura articoli, aggettivi e verbi al maschile è, oltre che
inopportuno e scorretto, anche offensivo per chi, dopo un lungo
processo, caratterizzato da sofferenze psicologiche e fisiche, approda
finalmente alla sua vera identità di genere. Manuela "trans", "donna",
"prostituta"… che importa? Manuela era una persona ma a differenza
delle persone "normali", meritevoli di rispetto e di pietà di fronte
all'orrore subito, lei non merita né l'uno né l'altro. E' come se la
vita di una persona come lei avesse meno importanza delle altre, "in
fondo" , è il pensiero comune" se l'è andata a cercare"… Il vero orrore
non è l'omicidio in sé ma il pensiero, i ragionamenti e le congetture
che l'accompagnano. In questo momento avremmo voluto scegliere il
silenzio, quel silenzio cupo e doloroso al quale vorremmo tanto
rifugiarci, ma l'urlo che esplode dentro ognuno di noi non può essere
taciuto. E' l'urlo che spazza via il moralismo e perbenismo dei
benpensanti, di coloro che hanno armato quella mano e che ora
disprezzano e offendono quel corpo martoriato ancora caldo e
sanguinante. La mano grondante di sangue non è solo una, quella dell'
assassino, ma sono tante quanti sono i pregiudizi, le cattiverie, l'
emarginazione e l'isolamento che alcune persone, a causa del loro
orientamento sessuale o di genere, sono costrette a subire. E' la mano
di chi si è nutrito del pensiero corrente che "tanto uccidere una
trans, una prostituta non è poi così tanto grave". Come potrebbe essere
altrimenti se transessuali, lesbiche e gay sono quotidianamente
bersaglio di efferati attacchi da parte della politica, della Chiesa
Cattolica, del branco mediatico? Noi Manuela la conoscevamo. Si era
rivolta alla nostra Associazione per parlare di sé, per partecipare
attivamente alle nostre iniziative. Manuela si è rivolta a noi anche
per essere aiutata a cercare un lavoro "normale": era stanca di
prostituirsi e non sapeva come fare per modificare ancora una volta il
suo cammino di vita. Ci parlava della sua famiglia, del bel rapporto
che aveva con suo padre che, diceva, aveva assistito in una lunga
malattia che l'aveva portato alla morte. Ci ha parlato della sua
laurea, dei suoi studi e delle sue letture. Noi abbiamo conosciuto
Manuela trans, donna, prostituta ma soprattutto persona. E' per lei e
per tutte le persone come lei che continueremo la nostra lotta. Ora è
il momento del dolore, del silenzio e della riflessione. Qualcuno
stanerà l'assassino. Noi faremo in modo che quanto accaduto non venga
dimenticato. Jonathan – Diritti in movimento
Crisalide Azione-Trans
Abruzzo - Jonathan - Diritti in movimentoAssociazione glbt
Via Palermo,
41 - 65122 Pescara 347 6163260 - info@alinvolo.org -
www.alinvolo.org


RESOCONTO MANIFESTAZIONE CONTRO IL RACKET DELLA PROSTITUZIONE
L' Aquila, 24 e 26 aprile 2007
VERDI Regione Abruzzo e Gaya CsF, hanno
presentato: Adelina, la sua storia, il suo libro e il suo progetto
"Tricarico". Buona l'affluenza di pubblico, considerando che nelle
manifestazioni culturali in genere non si registrano molte visite. L'
attenzione dei media è stata sufficiente ma non soddisfacente. Ad ogni
modo i VERDI Regione Abruzzo e Gaya CsF, sono riusciti a concentrare
per la due giorni, l'attenzione dell'opinione pubblica circa la piaga
del racket della prostituzione che brutalizza quotidianamente molte,
troppe donne costringendole a prostituirsi per la strada. I VERDI e
Gaya CsF presenteranno nei prossimi mesi altre iniziative a livello
locale e nazionale. – Dichiarazioni di Adelina: "sono delusa dalla
tiepida accoglienza dei giornalisti della carta stampata e dall'assenza
delle autorità nell'ambito di questa manifestazione. Sono venuta da
Milano con 40 centesimi in tasca, questo per dimostrare che ciò che
faccio, lo faccio perché ci credo e credo fermamente che sia necessario
lottare contro la bestialità dei clan che gestiscono questo tipo di
attività criminose. Ho visto e subito innumerevoli violenze al fine di
essere costretta a prostituirmi sui marciapiedi; nel gruppo di ragazze
di cui facevo parte, la più grande aveva 21 anni e la più piccola solo
14. Venivamo stuprate dai nostri aguzzini con sistematicità, dopo aver
"lavorato" più di 14 ore per la strada. Non ci davano nemmeno il tempo
di lavarci, ci offrivano un solo toast al giorno ed era l'unico cibo
che avevamo a disposizione. Gli uomini di questo clan c'inducevano
anche a derubare i clienti più abbienti. Inoltre eravamo costrette a
guadagnare un milione di lire al giorno e quando non portavamo questa
cifra a fine giornata, oltre alla solita violenza sessuale, venivamo
punite con torture quali: sigarette spente sul seno e sul pube, ferite
inferte con armi da taglio, sulle quali veniva applicato del sale e
richiuse con i lembi che si erano aperti. Tutto questo si sommava ai
calci, pugni e schiaffi che ci "elargivano generosamente" in ogni
momento. C'è una grande urgenza d'informazione sul tema del racket
della prostituzione e su tanti altri argomenti inerenti. Bisogna
costruire una conoscenza e una cultura ad ogni livello, affinché le
coscienze non rimangano azzittite dall'indifferenza, perché è proprio l'
indifferenza il primo killer di chi si trova in certe condizioni. Sono
stata costretta a prostituirmi per quasi cinque anni, fermata dalla
Polizia italiana e rimpatriata per tre volte. Fin dal primo rimpatrio,
tentando di tornare a casa, bussai alla porta e mia madre mi cacciò via
dicendo che avevo disonorato la famiglia. Incontrati malauguratamente
mio zio (fratello di mia madre), che a suon di schiaffi e calci mi
condusse nel suo appartamento dove mi violentò ripetutamente. In
un'altra occasione di rimpatrio invece, camminando per strada, vidi
sopraggiungere mio nonno (padre di mia madre) che mi trascinò dentro il
suo furgone e mi violentò senza nessuna vergogna. Dopo aver abusato di
me, chiese se volevo dei soldi e naturalmente non li accettai. L'unico
mio pensiero fu quello di fuggire da quell'inferno, da quell'atrocità,
dovrei avrei potuto trovare una famiglia e invece trovai solo dolore e
sofferenze indicibili, ancor più di quante ne avevo già sopportate.
Oggi grazie all'aiuto della Polizia e dei Carabinieri, sono una donna
libera, libera dal racket della prostituzione, libera di vivere e
lottare contro ogni forma di schiavitù e soprattutto pronta a
combattere per liberare tante altre ragazze e bambine che si trovano in
quelle condizioni. Sto portando avanti il progetto Tricarico che
consiste nell'apertura in Basilicata, presso una struttura già
esistente, una casa d'accoglienza per le donne che si vogliono
ribellare al racket della prostituzione. Il progetto Tricarico è un mio
omaggio al Maggiore Mario Tusa e al Colonnello Giacomo Vilardo, che dal
1998 al 2002, hanno salvato più di 500 donne dal racket, grazie alla
loro tenacia sono riusciti a mettere la criminalità in ginocchio
lavorando a livello nazionale, essendo inoltre, il primo reparto
operativo nel quadro europeo a comprendere l'importanza del contrasto
verso il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione. Il 26
novembre scorso nell'ambito di una manifestazione, ho premiato Polizia
e Carabinieri e chiesi al Maggiore Tusa cosa provano quando salvano
queste donne e i loro bambini, mi rispose che il lavoro svolto era
stato un'opera di Dio e hanno dedicato le donne e i bambini sottratti
dal racket, alla Madonna e a Gesù. Prossimamente uscirà il libro "Le
stelle del cuore – quattro anni leggendari e rischiosi della compagnia
dei Carabinieri di Tricarico contro il racket delle schiave
mitteleuropee". Sono davvero molto pochi i commenti che si possono fare
di fronte ad una vicenda così agghiacciante. Certo è che spesso, quando
incontriamo queste ragazze per la strada, potremmo essere meno
indifferenti e chiederci quanti "pezzi" di Adelina ci sono in ognuna di
loro. Noi di Gaya CsF e del gruppo VERDI Regione Abruzzo, aderiamo alla
campagna di divulgazione e sensibilizzazione lanciata da Adelina,
mettendo a disposizione tutti i mezzi di cui disponiamo. Chiunque
voglia contattare Adelina, può farlo presso il suo sito internet: www.
adelina113.altervista.org oppure presso il suo indirizzo email:
adelina113@tiscali.it - nei prossimi giorni faremo girare nella mailing
list di Gaya e sul web in genere, una serie di servizi e montaggi audio-
video-fotografici, sulla manifestazione che si è tenuta a L'Aquila,
grazie al preziosissimo ed insostituibile contributo del gruppo VERDI
Abruzzo e dei cronisti, fotografi e cameraman del gruppo Gaya CsF. Un
ringraziamento speciale va a: Walter Caporale (Capo gruppo VERDI
Abruzzo), Cristiana Graziani (gruppo Consiliare VERDI Abruzzo), Mario
Camilli (Segretario VERDI Abruzzo), al cameraman di Gaya CsF Massimo
Pupi, alle fotografe di Gaya CsF: Cinzia Marinangeli e Marina
Giovannini e al cronista di Gaya CsF Massimo Bernardini, tutti quanti i
quali mi hanno assistita sia nel lavoro di preparazione della
manifestazione e sia durante i giorni intercorsi, con la loro presenza
e il loro inesauribile lavoro. Carla Liberatore Gaya CsF


UE: ARCIGAY, DA PARLAMENTO EUROPEO UNA
LEZIONE DI CIVILTÀ
"L'OMOFOBIA DEI LEADER RELIGIOSI SIA CONDANNATA
ANCHE DA QUELLO ITALIANO"
"Come al solito. Il parlamento Europeo dà lezioni di civiltà a quello italiano: speriamo serva a smuovere l' indifferenza dei politici di casa nostra contro gli attacchi omofobici
da parte di leader politici come Roberto Calderoli e Giulio Andreotti e
leader religiosi come il presidente della Cei Angelo Bagnasco". Così il
presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta l'odierna
risoluzione del parlamento europeo contro l'omofobia, sostenuta da Pse,
Liberali, Verdi e Sinistra Europea, che ribadisce l'invito agli stati
membri "a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da
coppie dello stesso sesso", condanna "i commenti discriminatori
formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli
omosessuali" e dà ufficialità alla "Giornata internazionale contro
l'omofobia", celebrata da anni il 17 maggio in tutto il mondo, Italia
compresa, su iniziativa delle associazioni lgbt (lesbiche, gay,
bisessuali e transgender). "Anche se dal testo approvato è scomparsa la
condanna esplicita a Bagnasco per aver accostato le coppie di fatto
alla pedofilia e all'incesto – prosegue Lo Giudice – la sostanza non
cambia: le parole del presidente della Cei, che in Italia cadono in un'
indifferenza inquietante, sono considerate nel resto d'Europa come
intollerabili espressioni di omofobia da bandire. "È positivo –
conclude il presidente di Arcigay – che il parlamento europeo abbia
voluto ricordare la tragedia di Matteo, il quindicenne torinese vittima
del bullismo antigay. Che distanza dal comportamento del ministro
Fioroni, che dopo la tragedia di Torino non ha speso una sola parola
contro l'omofobia nelle scuole italiane". Ufficio stampa Arcigay

ORGOGLIO E PREGIUDIZI
Alba Montori A NOIDONNE redazione@noidonne.org
Sorelle mie, compagne immaginarie... ma veramente pensate che il sig
Ratzinger possa intendere ragione "al femminile", e magari schierarsi
dalla parte dei diritti delle donne, quelli che noi donne consideriamo
tali, quelli che ci spettano in quanto esseri umani intelligenti ?
Veramente potete credere che l'uomo-dio anche solo potrà semplicemente
leggere il vostro appello con "cristiana pietas", quella che lui e i
suoi accoliti sbandierano a ogni piè sospinto per meglio ricacciare le
donne, e non solo, che osino rivendicare a sé pari diritti dei maschi
nell'inferno quotidiano del sessismo cattolico apostolico romano? Ma
non vi sembra che 2000 anni di riduzione alla condizione servile delle
donne sottoposte al maschile e maschista, scientificamente programmato
e documentato, ci dovrebbero almeno aver insegnato a non avere alcuna
fiducia in qualcuno che della repressione della sessualità e della
riduzione della donna a femmina del maschio, e fattrice di figli, ha
fatto e continua a fare il fondamento del suo potere assoluto e
alienante, in nome e per conto di un dio che se esistesse così come ce
l'ha raccontato, avrebbe certo impedito tutto ciò ' ?
Il "Sommo Pontefice" non è solo il capo religioso più assolutista del pianeta, è
anche il capo di uno stato estero, assoluto, teocratico e nel quale non
vige alcuna democrazia, che esercita un enorme potere nel mondo
attraverso la credulità della povera gente e una ricchezza incrementata
dalle tasse che tutti gli anni noi, italiane, siamo costrette a
regalargli, togliendole alle nostre finanze, al bilancio dello stato,
ai servizi di cui abbiamo necessità, attraverso il perverso meccanismo
dell' ottopermille, e a quelle che altri stati, europei e non solo, con
meccanismi analoghi gli regalano altrettanto graziosamente. Il "Sommo
Pontefice" è il capo assoluto di uno stato teocratico, che pretende di
imporre la sua legge sopra le leggi degli stati sovrani, che pretende
di arrogarsi il diritto ( canonico) di proteggere i preti pedofili
espropriando di fatto i giudici italiani (Stato sovrano la Repubblica
Italiana) dell'ufficio di giudicare tali crimini secondo la sua Legge.
Smettete di sognare, una buona volta, per favore, per amore. Ne và
della nostra vita, quella vera, reale, quella che tutti i giorni ci
vede, volenti o nolenti, coscienti o meno in una trincea sempre più
angusta e soffocante, fatta di violenza e di sopraffazione che non
abbiamo scelto, perchè non ne abbiamo neanche avuto l'opportunità.
Nella nostra vita reale di donne, quella che la religione del sig.
Ratzinger ci ha costruito addosso, tale tipo di sogno può essere più
che pericoloso, può essere suicida. No grazie, non posso, non voglio
sottoscrivervela. Alba Montori 11 aprile 2007.
LETTERA APERTA AL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI - Alla vigilia dell'8 marzo, giornata universalmente dedicata alle donne, durante l'udienza nella Sala Nervi
nel Suo discorso ha omesso qualsiasi riferimento alle condizioni di
vita delle donne in Italia e nel mondo. Con disagio osserviamo che non
c'è stato un cenno alle sofferenze che le donne patiscono in aggiunta a
quelle che già le guerre e la fame impongono a miliardi di persone. A
milioni di donne è negato il diritto ad un'esistenza dignitosa,
all'istruzione, al lavoro, alla maternità. Sono le violenze subite in
quanto donne. Stupri, mutilazioni sessuali, lapidazioni, matrimoni
combinati, riduzione in schiavitù e costrizione alla prostituzione sono
violenze sessuate che le donne subiscono anche per mano di uomini che
dovrebbero essere loro compagni di vita. Spesso tali innominabili
violenze sono perpetrate in base a leggi tribali o di clan secondo un
relativismo culturale sul quale sarebbe importante Lei si esprimesse.
E' proprio nelle mura domestiche, luogo simbolo di tutela e di affetti,
che avviene la maggior parte delle violenze sulle donne, come
documentato dalle fonti più varie nazionali ed internazionali. Anche in
Italia la violenza, che a volte arriva al "femminicidio", raramente è
denunciata perché spesso avviene in famiglia. E' una vera e propria
guerra dichiarata alle donne e praticata dagli uomini con la forza
fisica o con l'inganno delle tradizioni. Allora perché, Sua Santità,
non condanna questi comportamenti e non rivolge un appello specifico
agli uomini, esortandoli a rispettare le donne e a riflettere sulle
cause di tanta brutalità? Tutti i giorni la Chiesa ripropone richiami
sul valore della famiglia e sulla necessità di tutelarla come caposaldo
della società. Ci domandiamo perché a questi appelli Lei non aggiunga
anche raccomandazioni su che cosa la politica e tutta la struttura
sociale debba fare in concreto affinché questo avvenga. La maternità,
considerata nel lavoro al pari di una malattia e nella società un fatto
privato, è vissuta dalle donne in solitudine e come un dilemma,
aggravato dalla precarietà delle condizioni lavorative. Le donne da
anni chiedono che la maternità, che ogni bambino che nasce, sia un
evento che la società mette al centro delle sue attenzioni, proprio per
quella sacralità della vita cui la Chiesa richiama continuamente. La
Sua voce, una Sua parola in questa direzione aiuterebbe a far si che la
famiglia, non a parole ma in concreto, fosse tutelata, rispettata,
valorizzata. Alba Montori Gaya CsF


INTITOLATA UNA PIAZZA DELL' AQUILA A ULRICHS
di Massimo Consoli
Lo scorso gennaio ho ricevuto una notizia che mi ha reso molto felice, e visto che riguarda tutti
noi, ve ne rendo partecipi. Non ho potuto farlo prima per le cattive
condizione di salute mie e del mio computer, ma questo cambia poco
perché si tratta di un'informazione più attuale che mai. Come alcuni di
voi sapranno, Karl Heinrich Ulrichs (28 agosto 1825 – 14 luglio 1895)
era un tedesco che nell'Ottocento, per primo, ha cercato di dare un'
interpretazione scientifica positiva dell'omosessualità, pubblicando
alcuni libretti sull'argomento, soffrendo persecuzioni varie e, alla
fine, costretto ad abbandonare il suo paese ed a rifugiarsi nel nostro,
all'Aquila, dov'è morto nel 1895 e dov'è sepolto nel cimitero locale.
Per quasi un secolo il suo nome è stato misteriosamente dimenticato
(come tanti altri nomi di uomini, donne, trans che hanno dato la vita
per la causa in cui credevano…) poi, negli anni Ottanta ho dato inizio
ad una martellante campagna per restaurarne la memoria. L'iniziativa ha
avuto successo, grazie anche a vari altri personaggi che, prima di me,
avevano provveduto a spianarmi la strada: Hubert Kennedy con la sua
monumentale biografia su Ulrichs, Michael Lombardi Nash e Paul Nash con
le loro traduzioni delle opere del pensatore tedesco, Enzo Cucco con il
suo viaggio all'Aquila che aveva anticipato il mio… Oggi, gli Italiani
sanno chi era Ulrichs (negli anni Settanta, probabilmente, non eravamo
nemmeno in dieci in tutta la nazione…), e perfino i tedeschi lo hanno
riscoperto dedicandogli addirittura strade e piazze e collane
editoriali. Non sapete che soddisfazione si provi nel sentirsi
responsabili di una cosa del genere. Per me Ulrichs è un po' il nonno
del movimento glbt internazionale (con una definizione inventata da
Giovanni Dall'Orto che mi è sempre piaciuta), ma per un altro po' lo
sento come mio figlio, per l'affetto e la responsabilità che ho sempre
sentito nei suoi confronti, per le cure che ho avuto verso di lui. E,
badate bene, non condivido quasi niente del suo pensiero: non credo che
l'omosessualità sia una sorta di terzo sesso, non penso di avere una
psiche femminile imprigionata in un corpo maschile, non mi piace
definirmi un urningo… ma gli riconosco il coraggio di essere stato il
primo ad affrontare questo argomento in maniera positiva e propositiva,
con un intento scientifico e utilizzando al meglio i pochi mezzi che,
all'epoca, aveva a disposizione e, soprattutto, di essersi dimostrato
(nei suoi dodici libretti sull'"enigma" di questo tipo di amore) capace
di modificare continuamente il suo pensiero per adattarlo alla realtà
ed alle informazioni in continua evoluzione durante la seconda metà
dell'Ottocento. Oggi, anche la città dell'Aquila ha deciso di
dedicargli una piazza. Una iniziativa che mi commuove profondamente e,
come dicevo all'inizio, mi rende molto felice. Resta una cosa da fare,
che reputo importantissima: chiedere all'amministrazione delle poste un
annullo speciale per il prossimo 28 agosto, anniversario della nascita
di Ulrichs, abbinandolo all'istituzione della piazza a suo nome. Non è
una cosa impossibile e neppure difficile. È già stato fatto nel 1997
per ricordare le "Origini del movimento gay in Italia", e poi nel 2004
per il Gay Pride a Grosseto. Basta presentare una domanda e, forse,
pagare una piccola tassa alla quale sarei felicissimo di poter
contribuire (nonostante in questo momento non abbia neppure i soldi per
poter spedire i miei libri a chi dovrei…). Forza, militanti dell'
Aquila! Il mondo aspetta un vostro intervento! E finalmente, ecco la
notizia importante, che mi è stata inviata dal bravissimo Giorgio
Piccinini: Un piazzale vicino al Castello Spagnolo per Karl Heinrich
Ulrichs a L'Aquila. Lo scorso 26 Gennaio 2007, alle ore 11, 30 presso
la Sala preconsigliare nella sede del Comune di L'Aquila si è tenuta
la conferenza stampa del Consigliere Antonio DiGiandomenico che ha
comunicato ufficialmente la scelta della Commissione Comunale per l'
onomastica stradale di conferire la titolazione del piazzale antistante
l'ingresso del Castello Spagnolo a Karl Heinrich Ulrichs (giurista e
latinista, 1825 – 1895) inoltre è stata sottolineata la necessità di
provvedere in tempi rapidi ad una manutenzione straordinaria per la
conservazione della lapide ultracentenaria presso il Cimitero
Monumentale della città, e la proposta di un convegno di studi sulla
figura e l'opera dello studioso tedesco spentosi a L'Aquila nel 1895,
che per primo teorizzò attraverso alcune sue opere, la dignità e il
rispetto delle persone omosessuali. Ricordata anche la figura del
Marchese Niccolò Persichetti, noto archeologo che permise allo studioso
tedesco di vivere in serenità economica gli ultimi anni di vita. La
richiesta di titolazione di un area urbana, avanzata da me e altri
amici nel 2001, dopo sei anni ha raggiunto positivamente il suo
traguardo, un grazie ad Antonio Di Giandomenico che ha abbracciato con
fattivo entusiasmo questa causa fino al suo compimento, allo scrittore
Massimo Consoli che da sempre si batte energicamente per mantenere viva
la memoria di personaggi spesso dimenticati, ma che sono esempio di
grande civiltà e cultura, all'On. Franco Grillini che attraverso una
interrogazione a portato il nome Ulrichs in parlamento, e a tutti
coloro che hanno contribuito con la loro presenza alle annuali
commemorazioni estive a far conoscere lo studioso tedesco. Giorgio
Piccinini CSU L'Aquila

LA PARS LEDENTE DEL PASTICCIO TELECOM
Nel puttanaio infinito del pasticcioso pasticciaccio inverecondo di
Telecom, e dei suoi spioni di cui gli espertissimi vertici di Telecom e
di Pirelli non potevano non sapere (Carlo Buora e capo del personale
compresi) ha perfettamente ragione il giornalista Davide Giacalone a
definire scuse amorali quelle fornite con l'abituale spocchia e
improntitudine da Tronchetti Provera che ha scelto sede, tempi ed
argomenti che peggiori non sarebbe stato possibile trovare e ciò vuoi
per eventuale complicità con gli spioni (cosa che spetta alla
magistratura accertare, e posto che egli non è neanche indagato), vuoi
per l'incapacità di accorgersi di cosa accadeva nella stanza accanto
alla sua, talora nella sua stessa stanza, e comunque con uomini e
strutture da lui scelti e da lui pagati. La "pars" ledente di Telecom è
Tronchetti Provera, altro che parte lesa come senza vergogna ma con
dosi massicce di facce di tolla, facciacce che più di tolla non si può,
si ostinano a sostenere Tronchetti Provera & Co. Giuliana D'Olcese
www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm - P.S.: Hai fatto il
Mecenate nell'Uovo con un solo euro? Se non l'hai ancora fatto solo per
pigrizia sei sempre in tempo a FAI *il Mecenate nell'Uovo* versandolo
sul Conto corrente postale n° 11711207 FAI Fondo per l'Ambiente
Italiano Viale Coni Zugna, 5 - 20144 Milano Causale: Mecenate nell'uovo
Giuliana D'Olcese Restauro Vescovi

OSSERVATORIO LGBT VENEZIA
CITTADINANZE E PLURALISMO CULTURALE
Nell'anno europeo delle Pari Opportunità Convegno internazionale Padova, 4 maggio 2007 Salone di Civitas. Fiera di Padova. h.10.30 – 18.00
Nell'agenda delle società contemporanee, il problema del pluralismo è stato affrontato
soprattutto in riferimento all'emersione delle culture dei migranti.
Tuttavia, negli ultimi anni le domande di cittadinanza di gay e
lesbiche hanno reso più articolata questa discussione. Oggi, il corpo
delle donne migranti, delle lesbiche e dei gay si trova al centro di
dilemmi culturali che sfidano le definizioni dellacittadinanza sul
terreno delle relazioni di genere e dello statuto della differenza.
Come è possibile contrastare le nuove forme dell'esclusione sociale
coniugando le esigenze di integrazione con il riconoscimento delle
identità? In altri termini: come è possibile vivere assieme da diversi?
Questi interrogativi costituiscono l'oggetto del convegno
internazionale "Cittadinanze e pluralismo culturale", organizzato in
occasione dell'anno europeo delle Pari Opportunità dal Dipartimento di
Sociologia dell'Università di Padova in collaborazione con
l'Osservatorio Lgbt del Comune di Venezia. Il convegno, che si svolgerà
il 4 maggio 2007 dalle 10.30 alle 18.00 all'interno del Salone di
Civitas (Padova Fiere, via N. Tommaseo 59, Padiglione 8), presenta i
risultati di una ricerca nazionale e di un progetto europeo sul
rapporto tra genere e differenze culturali e sull'integrazione delle
donne migranti. Dopo l'iniziativa sull'omogenitorialità e le nuove
famiglie, realizzata l'anno scorso, continua latra Università di Padova
e Osservatorio Lgbt sugli aspetti più complessi della cittadinanza,
all'interno del Salone di Civitas, che è l'appuntamento nazionale più
importante della società civile e dell'economia sociale. Sala 8C Ore
10.30 – 11.30 SESSIONE I Vivere assieme, diversi Genere e costruzione
sociale del corpo nella sfera pubblica franca bimbi - Università di
Padova L'integrazione delle donne migranti nel mercato del lavoro e
nella società maria kontos – I. S. R. Frankfurt am Main Ore 11.30 –
13.30 SESSIONE II Le donne immigrate: tra processi di esclusione e
domande di riconoscimento Coordina giovanna campani - Università di
Firenze Interventi christine catarino - ISP – Université Paris X
tiziana chiappelli - Università di Firenze monica massari - Università
della Calabria letterio pantò/sveva magaraggia - Università di Milano-
Bicocca Sala 8B Ore 15.00 – 16.45 SESSIONE III Genere, differenza
culturale e orientamenti sessuali Coordina fabio bozzato - Osservatorio
LGBT Venezia Interventi chiara bertone - Università del Piemonte
Orientale luca trappolin - Università di Padova elisabetta ruspini -
Università di Milano Bicocca Discutono farian sabahi - Università di
Torino ruba salih - Università di Bologna Ore 17.00 – 18.00 SESSIONE IV
Ripensare la cittadinanza Coordina laura balbo - Università di Padova
Interventi donatella barazzetti - Università della Calabria carmen
leccardi - Università di Milano-Bicocca gustavo guizzardi - Università
di Padova 1 palazzo cavalli s.marco 4089 --- 30124 venezia Tel:+39.
041.274.8320 / 8264 -differenze@comune.venezia.it

UNIONE FEMMINILE NAZIONALE
SALUTE, CORPO, SESSUALITA', CONSULTORI. PARLARNE PER AGIRE
OCCORRE IL NOSTRO BENE-STARE
Mettiamo in comune progetti e percorsi - SABATO 5 maggio 2007 – DALLE 10.30 ALLE 16.30 CORSO DI PORTA NUOVA 32, MILANO Per individuare iniziative condivise a partire dalle esperienze
locali. Per essere operative, senza escludere l'ambizione di mettere a
fuoco i cambiamenti intervenuti nel rapporto delle persone (e le
persone hanno un sesso, o più di uno) con la medicina. Perché su
corpo, sessualità, salute, maternità e aborto la parola decisiva sia
la nostra: non di autorità religiose, nè "scientifiche", né di
interessi di mercato. Gli argomenti sono tanti e complessi: vi
invitiamo a partecipare per dare
vita ad una rete nazionale che si dia
successivi appuntamenti e che sappia garantire raccordo tra gli snodi:
movimenti, organizzazioni, istituzioni. L'incontro è aperto. Da
Bologna, Milano, Bologna, Ravenna, Roma, Torino, Trento hanno già
assicurato la partecipazione donne (e uomini) singole o organizzate.
Interventi brevi e informali favoriranno la condivisione di esperienze
e il dibattito. Promuovono l'iniziativa: Coordinamento per
l'autodeterminazione della Casa delle donne di Torino, Osservatorio
salute donna di Milano, Unione femminile nazionale. Per aderire e per
avere informazioni: Tel/fax 02/6572269 (Unione femminile) oppure
osa@osadonna.org Grazie se vorrete diffondere questo invito. OCCORRE IL
NOSTRO BENE-STARE - Mettiamo in comune progetti e percorsi. La salute è
un bene collettivo da salvaguardare che è sempre più affidato ad una
gestione privatistica. Alla progressiva privatizzazione dei servizi
sanitari e sociali corrisponde: una grande solitudine delle persone
nell'affrontare i problemi di salute; solitudine specialmente femminile
perché alle donne è affidato il compito di "rimettere al mondo il
mondo" ogni giorno; una sempre maggiore povertà di risorse economiche e
possibilità sociali; un sempre minore interesse alla conoscenza della
vite quotidiane delle persone e del concreto operare dei servizi,
spesso "tenuti sù" da lavoratrici e lavoratori inascoltati e negletti;
una grande mancanza di idee e di pratiche efficaci e solidaristiche
nella gestione dei servizi; La nostra salute dipende dallo stato di
salute della nostra democrazia. Né l'uno né l'altra possono fare a
meno del nostro BENESTARE….. sul corpo e la sessualità, su maternità e
aborto, sulla salute riproduttiva, sul disagio maschile e femminile
nell'agire una sessualità che per essere sempre più compulsivamente
prescritta può rivelarsi sempre più fonte di ansia e noia a un tempo.
VOGLIAMO: Verificare il rapporto di ciascuna e ciascuno con la
medicina, il nostro corpo, la nostra sessualità (femminile e
maschile), i servizi che se ne fanno carico. Descrivere le singole
realtà regionali per individuarne le specificità territoriali e
disegnare una mappa dei servizi pubblici in Italia, utilizzando come
parametro l'autodeterminazione dei soggetti e la libertà di scelta.
Discutere e concordare livelli minimi di funzionamento e risorse
assegnate per i servizi per la salute delle donne; Proporre pratiche
politiche ed azioni condivisibili e coordinate a livello
nazionale.
INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF


OMOFOBIA, GAYLIB SU CONDANNA UE ALL' ITALIA:
"ATTO UNILATERALE CONTRO TUTTI I POLITICI E I TONI VIOLENTI
DELLE GERARCHIE VATICANE. ORA CHIEDIAMO SUBITO LEGGE SU CONVIVENZE E
CONTRO L'OMOFOBIA IN AMBITO PUBBLICO E PRIVATO"
GayLib (gay liberali e di centrodestra) esprime profonda soddisfazione per il pronunciamento
ufficiale con cui il Parlamento europeo ha condannato Polonia e Italia
per omofobia."Era ora che qualcuno si svegliasse - dichiara il
presidente Enrico Oliari – riconoscendo ciò che il movimento gay
italiano denuncia da decenni. Il fatto, poi, che la condanna arrivi con
un voto espresso dalla maggioranza schiacciante degli europarlamentari
eletti dall'intera comunità dei cittadini dell'Unione europea dà una
ulteriore valenza a parole già da sé chiare e inequivocabili". Nel
testo votato oggi a Strasburgo, infatti, l'Europarlamento invita i
Paesi dell'Unione a prendere misure contro le dichiarazioni rilasciate
da leader pubblici incitanti alla discriminazione e all'odio sulla base
dell'orientamento sessuale. "Senza voler essere faziosi – aggiunge il
vicepresidente di GayLib, Daniele Priori – nelle parole del Parlamento
Europeo si legge un riferimento coraggioso e neanche troppo implicito
ai vertici ecclesiastici. Dopo questo pronunciamento, credo, sarà più
difficile tornare ad accostare una proposta di legge sulle convivenze
gay ad incesto e pedofilia, come ha detto il presidente della Cei
Bagnasco un mese fa, piuttosto che insistere ogni giorno, come fanno
dal Vaticano, su forme di amore debole, deviato e contro natura,
riferendosi alle vite di milioni di coppie omosessuali". "E' inoltre
indubbio – riprende il presidente Oliari – che l'arrivo di una tale
condanna da parte dell'Europarlamento sia un colpo, senza distinzioni,
all'autorevolezza della politica italiana. Pertanto, oggi più che mai
con forza e decisione e a nome dell'intero direttivo di GayLib –
conclude Oliari – torniamo a chiedere con forza al Governo italiano non
solo il compimento del percorso legislativo delle proposte di legge in
materia di convivenza ma anche una legge chiara e decisa contro l'
omofobia e la discriminazione in ambito pubblico e privato per l'
orientamento sessuale e di genere. Perché l'Europa, una volta di più,
ci fa capire come ventisette paesi debbano stare insieme non solo per i
benefici di natura economica ma anche per una affermazione chiara e
netta dei diritti civili". GayLib - Il Direttivo - Contatti Enrico
Oliari – Presidente 335/6622440 - Daniele Priori - Vicepresidente
328/6323820 - Marco Anselmo Jouvenal - Coordinatore nazionale
338/7554565


UN ATTIVISTA GAY DI 258 ANNI FA
di Massimo Consoli
David Thorstad mi manda questo documento tratto da "Story from BBC News",
http://news.bbc.co.uk/go/pr/fr-/2/hi/uk_news/england/manchester/6593281.stm (25 aprile 2007). Ve lo
traduco liberamente in italiano per vostra comodità. Gli scritti tra
parentesi, in corsivo, sono osservazioni o spiegazioni che ho inserito
per rendere più comprensibile il testo. Buona lettura, Massimo Consoli
- È probabile che la battaglia per i diritti gay sia stata combattuta
più di due secoli prima che la legislazione inglese sull'omosessualità
venisse liberalizzata. Uno studioso della University of Manchester
Academic, ha rintracciato gli scritti del 18mo secolo di Thomas Cannon,
forse uno dei primi attivisti gay, contenuti in una pergamena
manoscritta (di circa 90 x 150 cm.) con l'imputazione di un tipografo
per il suo lavoro del 1749 intitolato "Ancient and Modern Pederasty
Investigated and Exemplified" ("La pederastia antica e moderna
investigata e spiegata con degli esempi"). Il libro venne vietato, ma
il manoscritto ha dei lunghi estratti con delle affermazioni mai fatte
prima. Il Dr Hal Gladfelder ha trovato la pergamena in una scatola di
documenti non catalogati dal 1750, mentre faceva una ricerca ai
National Archives di Kew. (Gli Archivi Nazionali dell'Inghilterra,
Galles e Regno Unito sono una delle più ricche collezioni del mondo,
comprendendo circa mille anni di storia inglese. Si trovano a quaranta
minuti con la metro dal centro di Londra, a Ruskin Ave, Kew, Richmond,
Surrey, TW9 4DU,
www.nationalarchives.gov.uk) Il testo dell'imputazione
suggerisce che il libro fosse un'antologia di racconti e testi
filosofici in difesa dell'omosessualità maschile. Un racconto si occupa
di travestimento mentre altri sono traduzioni di testi omoerotici
latini e greci. Uno degli estratti dice che "Il desiderio innaturale è
una contraddizione in termini; una totale sciocchezza". "Il desiderio è
un impulso amatorio delle più profonde parti umane". Il Dr Gladfelder,
della School of Arts, Histories and Cultures, dice: "Probabilmente è la
prima volta che viene affrontato in inglese l'argomento omosessuale in
maniera sostanziale. Le uniche altre discussioni sull'omosessualità che
conosciamo erano contenute in attacchi violentemente moralistici e
omofobici o nel resoconto di processi per il crimine di sodomia fino al
1750, ed oltre". In Inghilterra la sodomia è stata un reato capitale
punibile con la pena di morte fino al 1861, e l'omosessualità è stata
vietata fino al 1967. (Spesso si ignora che Oscar Wilde, nel 1895 venne
condannato al massimo della pena, due anni di lavori forzati, per il
reato di "gross indecency", cioè, di "grave oltraggio al pudore". Fosse
stato riconosciuto colpevole di penetrazione anale, la punizione
sarebbe stata molto più grave, arrivando fino all'ergastolo. Poi, in
seguito al Rapporto Wolfenden, nel 1967 la legge venne modificata
permettendo attività omosessuale tra adulti consenzienti sopra i 21
anni, mentre l'attività eterosessuale era permessa a partire dai 16
anni. In Irlanda l'omosessualità è stata decriminalizzata solo nel
1993). Il Dr Gladfelder afferma che Cannon scappò sul continente
europeo per evitare una incriminazione, e che non sopravvivono copie
del libro. "Possiamo dire che Cannon stava scrivendo per la subcultura
gay del suo tempo, che è rimasta quasi del tutto nascosta", aggiunge.
"Sebbene sia vissuto nell'anonimato, possibilmente a causa della
notorietà raggiunta dal suo pamphlet, di sicuro lo considero un
martire. Penso che ciò che è capitato a lui abbia spianato la strada a
duecento anni di repressione omofobica", ha aggiunto. (Cannon era
figlio del Decano della Cattedrale di Lincoln, e suo nonno era Vescovo
di Norwich e di Ely. Fu anche amico e rivale di John Cleland, autore
del classico erotico "Fanny Hill. Memorie di una donna di piacere", del
1748, che fu l'unico altro testo di quel periodo contenente scene
esplicite di omosessualità maschile)


COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONE 2 AGOSTO 1980
Con una precisa scelta editoriale, il
quotidiano Liberazione pubblica la lettera di Andrea Colombo, coautore
con i terroristi fascisti pluriomicidi Francesca Mambro e Valerio
Fioravanti, un testo di pura faziosità difensiva, avulsa da ogni realtà
processuale accertata in via definitiva, e omette di pubblicare il
comunicato stampa dell'Associazione Familiari Vittime della strage
alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e la lettera di risposta al
Direttore Piero Sansonetti. Il comunicato di Andrea Colombo contiene
inoltre, anche un' inutile intimidazione nei miei confronti,
indicandomi quale destinatario di querela. Sono sconcertato da una tale
scelta di campo che appare favorire Andrea Colombo ed i suoi due
collaboratori, a scapito della verità e censurare le proteste delle
vittime della strage. Il Presidente Paolo Bolognesi Lettera al
Direttore di Liberazione Piero Sansonetti del 24 aprile 2007 - Caro
Direttore Ho appreso che il vostro giornalista Andrea Colombo ha
scritto una risposta alle mie contestazioni sul libro da lui scritto
con terroristi fascisti, i pluriomicidi Valerio Fioravanti e Francesca
Mambro. A questa risposta è stato dato l'onore della prima pagina, (
domenica 22 lunedì 23 aprile) non mi sembra che alle mie contestazioni
sia stato riservato uguale trattamento e me ne dispiace. Prendo atto
che il Partito della Rifondazione Comunista non c'entra nulla con le
opinioni del suo portavoce, ma preme sottolineare come in tutti questi
anni Andrea Colombo abbia utilizzato la sua collocazione a sinistra ,
prima sul Manifesto poi anche con citazione esplicita, GRadio Rai del
giorno 18 aprile, quale portavoce di Rifondazione Comunista, per
portare avanti da sinistra le sue tesi innocentiste, di accreditamento
di assurde piste alternative e di denigrazioni delle sentenze senza
molta conoscenza degli incartamenti processuali. Questo appoggio
incondizionato, da sinistra, alle tesi innocentistiche basate sul nulla
credo non faccia onore ne al Partito della Rifondazione Comunista né al
suo giornale Liberazione. Farà sicuramente bene alla notorietà del
dottor Andrea Colombo visto la grande pubblicità che viene data alla
sua persona "di sinistra " e ai terroristi che potranno aumentare la
loro notorietà criminalmediatica con l'aiuto di quel libro scritto dal
portavoce del Partito della Rifondazione Comunista. Distinti saluti.
Presidente Paolo Bolognesi

NESSUNO TOCCHI CAINO 28.04.07 MORATORIA.
MINISTRI ESTERI UE RINVIANO DECISIONE A MAGGIO - 23 aprile 2007:
'Abbiamo deciso che decideremo insieme con la Ue nel prossimo consiglio
ministeriale di maggio sulla presentazione di una risoluzione per la
moratoria delle esecuzioni capitali; nel caso in cui non ci fosse una
decisione Ue ci riserveremo di procedere autonomamente sulla base di
una coalizione dei volenterosi'. Lo ha precisato il ministro degli
Esteri Massimo D'Alema nel corso della conferenza stampa finale della
riunione dei ministri degli esteri dei 27 a Lussemburgo (CAGRE). 'Nel
caso non ci sia un consenso Ue - ha detto D'Alema - abbiamo deciso che
il Consiglio dei ministri valutera'. Non escludo che l'Italia decidera'
di muoversi egualmente'. 'Tuttavia ritengo giusto cercare un'
iniziativa comune dell'Ue su questo tema', non solo per la nostra
generale impostazione europea 'ma anche per avere successo', ha detto
D'Alema. 'Ci daremo ancora qualche giorno - ha aggiunto il ministro
degli Esteri - per fare verifiche attraverso contatti bilaterali con
gli stati membri dell'Onu, per valutare l'effettiva disponibilita' a
votare la risoluzione'. 'La valutazione e' che - ha precisato D'Alema -
la risoluzione deve essere presentata a colpo sicuro'. D'Alema ha
ricordato che al momento ci sono 90 Paesi che hanno aderito alla
'Dichiarazione di associazione' fatta insieme all'Ue per la moratoria.
Questo vuol dire che non c'e' 'la certezza di un voto positivo perche'
bisognerebbe poter contare su 96' voti. D'Alema ha riportato inoltre
una lettera inviata oggi da Amnesty International al Consiglio dei
ministri degli Esteri nella quale l'organizzazione 'mette in guardia
l'Ue dal chiedere in modo prematuro un voto, dal momento che un
eventuale insuccesso avrebbe conseguenze negative'. "Il Ministro degli
Esteri italiano Massimo D'Alema – hanno dichiarato i Radicali a seguito
del CAGRE - ci sembra cada in un patente equivoco, in un errore di
fatto, nell'interpretare le posizioni e le decisioni del Parlamento
italiano, oltre che ignorare posizioni e delibere del Parlamento
europeo. Il Parlamento italiano, infatti, ha da tempo impegnato il
Governo a presentare la Risoluzione nell'Assemblea Generale in corso e
ribadito nettamente quel mandato, essendo noto che ormai - almeno da
otto anni - la maggioranza alla proposta di moratoria è largamente
acquisita e sempre più chiaramente confermata nell'Assemblea Generale.
Certo, se si accumulassero oltre che ritardi anche gravissimi errori,
qualsiasi risultato positivo potrebbe essere impedito: come di già
accadde nel 1999 quando gli Ambasciatori dei Paesi europei presenti ed
operanti a New York si trovarono, all'improvviso ed all'ultimo momento
utile, dinanzi alla disposizione giunta "da Bruxelles" di ritirare la
Risoluzione già pronta con certezza di successo. La stessa situazione
di pretesi "rinvii cautelativi" si è ripresentata nel 2003; in entrambe
queste occasioni si è trattato di un evidente comportamento offensivo
dei mandati parlamentari. È chiarissimo anche che il Parlamento
italiano, così come il Parlamento europeo, con un'inedita,
straordinaria maggioranza ha anch'esso deliberato e richiesto al
Consiglio ed alla Commissione di sostenere nell'assemblea attualmente
in corso la Risoluzione, della quale invece il CAGRE di oggi conferma
non esservene tuttora nemmeno una bozza o una traccia. Ed infine
ricordiamo il caldo, immediato, deciso sostegno all'iniziativa italiana
e del Parlamento europeo del nuovo Segretario Generale delle Nazioni
Unite, Ban Ki Moon. Vorremmo ricordare che già nel 1994 la Risoluzione
fu battuta, sol perchè 4 Stati abolizionisti europei votarono contro la
Risoluzione. Questo comportamento fu determinante per impedire, dunque,
già 13 anni fa all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di deliberare
la moratoria universale della pena di morte. Ci chiediamo se l'opinione
pubblica europea e mondiale, oltre a quella dei paesi appena citati,
sia stata informata di quell'infausto, inspiegabile ed inscusabile
comportamento. Certo, lo ripetiamo, se proprio è quel che si desidera,
da qualche parte "europea", è pur sempre possibile, anche se non
probabile, che si torni a perdere sol perchè un comportamento di fatto
ostracistico ha sicuramente di nuovo pesato negativamente. Nel mese di
gennaio, dopo l'esecuzione del dittatore iracheno, da parte di quasi
tutti i governi, ivi compresi alcuni che praticano tuttora la pena di
morte, vi era stata una vera e propria sollevazione, una deprecazione
pressoché globale. A questa situazione di opinione pubblica mondiale è
stato deliberatamente deciso di dare la risposta della moratoria
universale. Ora, invece, non si può di certo escludere che un qualche
gravissimo atto terroristico possa ancora una volta provocare quel
contesto meno favorevole, se non ostile che, ad oggi, sono solamente la
cattiva volontà e ipocriti comportamenti a ritardare, rinviare,
impedire. Per questo, decidiamo di continuare l'azione nonviolenta
attualmente in corso, estendendola e rafforzandola, rivolgendo un
appello a tutti i militanti nonviolenti, autenticamente pacifisti o
semplicemente consapevoli che a stragi di diritto e gravi
inottemperanze degli esecutivi nei confronti dei parlamenti
corrispondono eventi gravissimi, con conseguenze di incalcolabile danno
per il diritto, l'umanità, di sostenere o partecipare allo sciopero
della fame ad oltranza che conduciamo. Il Governo italiano,
manifestamente, ha ora bisogno di questo sostegno ai suoi obiettivi ed
impegni assunti. Nella speranza che non sia necessario attendere ancora
un altro CAGRE (istituzionalmente, com'è noto incompetente, a meno
dell'unanimità di tutti i suoi componenti), a continuare ad impedire
che la moratoria universale venga sostenuta con pari dignità anche da
Paesi di massimo prestigio delle varie Regioni del mondo. Ad esempio,
il Sud Africa, ha dichiarato la sua piena disponibilità e pie!
no
accordo ad essere co-sponsor di una Risoluzione, pur letteralmente
ancora ignorata e non ufficialmente stilata, nemmeno come semplice
bozza.
MORATORIA. BONINO, INIZIATIVA ALL'ONU IN PERICOLO - 24 aprile
2007: "Mi pare una situazione compromessa, in pericolo, e mi pare a
maggior ragione di dover ricordare il sostegno allo sforzo gravoso
dell'iniziativa nonviolenta di Marco Pannella, Sergio D'Elia, Lucio
Berte', Guido Biancardi, Claudia Sterzi e Valter Vecellio, giunti
all'ottavo giorno di sciopero della fame, e degli altri militanti in
sciopero della fame, per tentare di dare forza a questa iniziativa". Lo
ha detto il ministro Emma Bonino, intervenuta in diretta a Radio
Radicale per raccontare la cronaca della relazione tenuta, alla fine
del Consiglio dei ministri, dal ministro degli Esteri D'Alema dopo la
riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue ieri a Lussemburgo. "Mi
sembra che il rinvio a maggio sia una ennesima perdita di tempo, una
perdita di un altro mese in cui si dovrebbero verificare le
disponibilita' dei paesi senza peraltro aver ancora preparato un testo
di risoluzione. Ho detto in Consiglio, un Consiglio comunque piuttosto
disattento, che sarebbe stato auspicabile che l'Italia cercasse non
generiche adesioni, ma paesi co-sponsor della proposta di risoluzione.
In questo modo - ha precisato Bonino – alla riunione prevista per il 14
maggio, si sarebbe potuto sperare di mettere i paesi scettici dell'Ue
con le spalle al muro". Bonino ha ricordato che l'appuntamento di oggi
a Palazzo Chigi era stato previsto nello scorso Cdm: "La relazione e'
stata molto puntuale, perche' D'Alema ha dato atto del dibattito che si
e' svolto ieri a Lussemburgo, della richiesta insistita dell' Italia
perche' l'Ue prendesse in considerazione la possibilita' di andare in
Assemblea generale Onu gia' in questa sessione. La presidenza ha fatto
circolare una lettera di Amnesty che parlava del rischio di perdere in
Assemblea generale Onu e D'Alema ci ha riferito sul fatto che si e'
ripetuta la resistenza di alcuni paesi europei scettici sull'esito, e
ha aggiunto che viceversa la presidenza tedesca e' stata cooperativa".
Bonino ha concluso: "Alla fine si e' deciso di svolgere una attivita'
da oggi al prossimo Consiglio europeo del 14 maggio, una attivita' di
verifica della possibilita' di voto positivo dei vari paesi. A questo
scopo la presidenza ha predisposto un questionario, che immagino sia
gia' partito. Questa e' la situazione, e non mi pare promettere bene.
Lo diciamo da quel di': ci sono in Europa, e' chiaro (e spiace che
Amnesty offra il destro a questa situazione), ci sono paesi scettici
per conto terzi. Oggi D'Alema ha ripetuto piu' volte 'non siamo stati
inerti, abbiamo preso iniziative, abbiamo istruito le ambasciate', ma
mi sembra che la situazione sia di pericolo per una iniziativa che
poteva essere vincente, una iniziativa di cui in questi giorni, mentre
in Iraq si pensa di introdurre la pena di morte per i disertori, il
mondo ha ancora piu' bisogno".
MORATORIA. BAN KI MOON, 'ITALIA CONTINUI
A CREDERCI' - 24 aprile 2007: "Come questione di principio io
incoraggio e dò il benvenuto all'azione italiana nel cercare una
moratoria globale delle esecuzioni capitali, e come forse vi state
accorgendo c'e' una tendenza crescente della stessa comunita'
internazionale per arrivare all'abolizione della pena di morte". Lo ha
affermato Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, in
un'intervista al 'Quotidiano Nazionale'. "L'espansione o meno di questo
appoggio - ha continuato Ban Ki Moon - dipende pero' dagli stati
membri. Ma come paese che ha iniziato la campagna, invito l'Italia ad
andare avanti, non la considero una 'missione impossibile', non so
quanto ci vorra', ma dovete avere energia ed entusiasmo e continuare a
crederci".
PENA MORTE. PE, PRESIDENZA UE FACCIA IMMEDIATA RICHIESTA
MORATORIA - 26 aprile 2007: la presidenza tedesca dell'Unione europea
e' stata nuovamente invitata dal Parlamento dell'Ue a presentare con
urgenza, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite in corso, una
risoluzione per una moratoria universale sulla pena di morte. La
richiesta e' contenuta in un testo votato oggi, a larga maggioranza,
dall'assemblea di Strasburgo, che aveva approvato un appello analogo il
primo febbraio scorso, cui il governo di Berlino non ha ancora dato
seguito. Intervenendo in aula, il ministro tedesco Guenter Gloser ha
confermato che la presidenza Ue presentera' in maggio una sua relazione
ed ha ribadito che l'obbiettivo e' quello di ottenere il sostegno di
tutti i paesi dell'Ue alla proposta di moratoria avanzata dall'Italia.
In un testo di 50 righe, presentato da tutti i gruppi tranne quelli
dell'estrema destra e degli euroscettici, i parlamentari europei
indicano la moratoria quale 'un passo strategico verso l'abolizione
della pena capitale in tutti i paesi' e ricordano che la dichiarazione
sulla pena di morte presentata dall'Ue All'assemblea generale dell'Onu
nel dicembre 2006 'raccoglie ormai 88 firme di stati appartenenti a
tutti i gruppi geografici'. Il Parlamento europeo rivolge, quindi, 'un
nuovo appello agli stati membri affinche' ottengano il sostegno di
paesi terzi a favore della dichiarazione' ed incoraggiano l'Ue a
cogliere tutte le opportunita' esistenti ed 'a presentare
immediatamente, con la cosponsorizzazione di paesi di altri continenti,
una risoluzione per una moratoria universale' all' attuale Assemblea
generale delle Nazioni Unite. L'assemblea di Strasburgo annuncia
inoltre la partecipazione alla campagna mondiale contro la pena
capitale, anche tramite le sue delegazioni interparlamentari ed invita
tutte le istituzioni dell'Ue ed il Consiglio d'Europa a proclamare, a
partire dal 2007, il 10 ottobre quale Giornata europea contro la pena
di morte. In occasione del dibattito svoltosi in aula e'stato ricordato
che i paesi che mantengono la pena di morte sono 54. Altri 37, pur
prevedendola ancora nel loro ordinamento, da almeno dieci anni non
eseguono questo tipo di sentenza e cinque hanno introdotto una
moratoria. A seguito del voto dell'assemblea di Strasburgo, gli
europarlamentari radicali Marco Pannella e marco Cappato hanno
dichiarato: "il Parlamento europeo è tornato a chiedere - all'unanimità
e con le parole più chiare - IMMEDIATAMENTE la presentazione
all'Assemblea generale delle nazioni Unite in corso di una risoluzione
per la moratoria sulle esecuzioni capitali. Lo abbiamo chiesto ai
Governi degli Stati membri e all'Unione Europea, proponendo di
attivarsi anche per la co-sponsorizzazione da Paesi di diverse aree
geografiche. A fronte di questa richiesta chiara, ancora nel dibattito
di ieri il Consiglio ha continuato a difendere quella strada del
rinvio, sempre lastricata di buonissime intenzioni e di cauta
dissennatezza, che da 14 anni ha dilapidato una vittoria storica sulla
cultura e pratica della morte, della guerra e della violenza. Come
abbiamo ampiamente documentato, la Presidenza tedesca sta oggi attuando
una strategia sconfitta in partenza, grazie alla quale tutt'oggi non
esiste nemmeno un testo di risoluzione sulla quale raccogliere consensi
all'ONU, mentre si continua a NON raccogliere firme su una
dichiarazione di nessun valore e si spediscono questionari insensati
per conoscere posizioni già note da anni. Non possiamo che augurarci
che l'impotenza dei potenti europei, dei responsabili governativi e
delle loro burocrazie, possa farsi forza di questo secondo voto del
Parlamento europeo."
USA. STUDIO, DOLORE ATROCE DIETRO INIEZIONI - 24
aprile 2007: uno Studio scientifico condotto negli Stati Uniti su
esecuzioni praticate in due stati Usa negli ultimi 20 anni, ha
sollevato ulteriori dubbi sulla capacità dell'iniezione letale di
procurare la morte nella maniera voluta. Lo studio, pubblicato sulla
rivista scientifica Public Library of Science Journal, PLoS Medicine,
esamina 41 iniezioni letali praticate in California e Nord Carolina. La
ricerca ha evidenziato che il sodio tiopentale, il barbiturico che
serve a far perdere conoscenza, è stato somministrato in quantità
fissa, senza tenere conto delle caratteristiche del detenuto, come il
peso corporeo o eventuali patologie. Se non addormentato completamente
– dicono i ricercatori – il detenuto potrebbe avvertire una sensazione
di soffocamento indotta dalla seconda sostanza, il bromuro di
pancuronium, una sostanza paralizzante. Infine arriva il cloruro di
potassio, che provoca l'arresto cardiaco: a questo punto il condannato
potrebbe sentire la sensazione di star bruciando. La ricerca - guidata
dal chirurgo oncologo Leonidas Koniaris, della University of Miami
Miller School of Medicine – ha preso in esame esecuzioni della
California e Nord Carolina dal momento che questi due stati rendono
disponibile la più ampia documentazione sulle iniezioni letali. 'E'
possibile - ha detto Koniaris al Washington Post - che queste persone
siano torturate e che noi non possiamo vederlo, perche' sono
paralizzate. Non sono sicuro che una societa' civile debba fare una
cosa del genere'. Le conclusioni 'sono state per noi sconvolgenti', ha
aggiunto Teresa Zimmers, un altro membro del team: 'Ci sono limitate
ricerche scientifiche dietro questo protocollo e l'immagine
dell'iniezione letale come di un metodo umano di giustiziare qualcuno,
e' completamente sbagliata'. I risultati della ricerca sono stati
pubblicati sulla rivista medica insieme a un editoriale nel quale i
responsabili della rivista spiegano che non e' loro intento quello di
migliorare il protocollo, bensi' suggerire la necessita' di abolire del
tutto la pena di morte.

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27 marzo 2007

news 27 marzo

La pagina di liberi tutti sull'Unità del 27 marzo è dedicata interamente alla realtà trans
apriamo con un viaggio attraverso gli occhi di un diciassettenne che si
sente donna e insieme a lui/lei esploriamo l'abc della transessualità:
i termini: transessuale, transgender, travestito il disturbo: cioè la
disforia di genere la legge, e i suoi limiti, che in Italia scandisce
sostegno socio/psicologico e intervento le paure le associazioni a
centro pagina c'è un mio breve corsivo dove si mette in luce (citando
en passant il caso Sircana) la "maschera trasgressiva" attribuita alle
persone trans (e da loro alle volte indossata) e il vero volto di
"tante vite senza scandalo" alla ricerca di faticosi equilibri, in
pagina anche un articolo che cita libri e fumetti e un altro che parla
della "favolosità" sullo schermo citando e "leggendo" alcuni dei
principali film
Delia Vaccarello

CERIMONIERE SALE SUL PULPITO E
BACIA IL COLLEGA:
L'insolita dichiarazione durante la messa vespertina
AVEZZANO (L'Aquila) - E' salito sul pulpito e ha dichiarato il proprio
amore, con tanto di bacio in bocca, al collega cerimoniere, assistente
dell'officiante durante la messa vespertina. L'insolito "coming out" è
accaduto qualche giorno fa ad Avezzano, nel santuario della Madonna
della Pietraguaria. La preghiera dei fedeli era appena terminata quando
sul pulpito è salito uno dei due cerimonieri. "Ringrazio il parroco per
avermi dato questa possibilità, poter fare gli auguri al mio amico",
l'altro cerimoniere che gli stava accanto. "Ti amo", e poi quel bacio
che ha pietrificato i fedeli, rimasti increduli, e un lungo abbraccio.
La chiesa è gestita dai cappuccini, che cercano subito di minimizzare.
"Non c'è nulla di strano a dire ti amo a una persona dello stesso
sesso. Dio, infatti, è amore", è la versione ufficiale proposta da uno
dei padri. Ma quando gli è stato fatto osservare che alcuni fedeli
hanno parlato di un bacio dato sulla bocca il cappuccino si fa
sbrigativo: "Non stavo celebrando io, non ho visto se il bacio è stato
dato su una guancia o altrove, su questo non saprei proprio cosa dire".
Per la sua dichiarazione, il cerimoniere ha scelto un'occasione
pubblica e sacra. Eppure non tutti i fedeli della chiesa di Avezzano
hanno apprezzato. Qualcuno ha lasciato il luogo sacro mentre la messa
era ancora in corso e altri si sono detti "impietriti" e "scossi". La
coppia che sta facendo già parlare molto di sé non sarebbe di Avezzano,
ma si sarebbe trasferita in città da qualche mese. FONTE Repubblica.it
sabato 24 marzo 2007 – INVIATO DA CSU L'Aquila

MARIO MIELI: FAMILY DAY, NON POSSUMUS!
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli valuta i fondamenti e gli scopi del Family Day
come totalmente agli antipodi rispetto alle richieste del movimento
omosessuale e transessuale italiano, ma anche come contrapposti a
qualunque idea nuova e diversa di famiglia. Con occhio più attento le
basi del Family Day mettono in discussione la possibilità stessa di
riconoscimenti e tutele per i comportamenti personali e affettivi dei
cittadini non coincidenti con l'etica cattolica. I promotori dell'
evento del 12 maggio dichiarano in modo inequivocabile che la ragione
del loro manifestare è la difesa del modello di famiglia tradizionale,
inteso come quello basato esclusivamente sui canoni della religione
catolica. Tale difesa si traduce nella richiesta che solo tale modello
debba essere previsto nell'ordinamento italiano, a scapito di qualunque
novità normativa per le forme diverse di famiglia, sia pure esistenti
nella realtà (coppie di fatto eterosessuali e coppie omosessuali in
genere). E' perfettamente legittimo, anzi è la virtù più grande di una
democarazia, che ognuno possa scendere in piazza a favore o contro
qualcosa. Il Mario Mieli, democratico e laico fino all'osso, riconosce
l'utilità e il valore prezioso di ogni manifestazione dove si esprimano
pacificamente richieste e opinioni di singoli o di gruppi di cittadini.
E' indubbia l'importanza che tali contenuti emergano chiari, affinché
il dibattito culturale e politico non ne venga inquinato, e affinchè
ognuno, che scelga di aderire o meno, ne sia pienamente consapevole e
responsabile. E' chiaro come il sole che il Family Day non è a favore
della famiglia, intesa ampiamente come entità storico-sociale, e
nemmeno vuole spingere per i cosiddetti "aiuti alle famiglie", al di là
dei corollari usati strumentalmente come ad esempio i sostegni ai
redditi deboli. La manifestazione è contro le tutele giuridiche rivolte
ad ogni tipo di famiglia diversa da quella ritenuta giusta dai
promotori. Conseguenza lapalissiana è che la manifestazione è contro
ogni riconoscimento delle coppie omosessuali, dunque contraria ad ogni
raggiungimento della piena equiparazione di tutti i cittadini, al di là
del loro orientamento sessuale. Il Circolo Mario Mieli vede invece
nell'appuntamento del Pride del 9 giugno a Roma l'occasione per tutti
di scendere in piazza per rivendicare contenuti esattamente contrari a
quelli del Family Day, in perfetta coerenza con 35 anni di battaglie
politiche e culturali del movimento omosessuale e transessuale. Il
Family Day caricherà il Pride di ulteriore urgenze e necessità. Il
Pride unitario e nazionale, ossia posto da tutte le associazioni
omosessuali e transessuali italiane, si fonderà sui concetti di
laicità, piena autodeterminazione dei singoli, pari dignità e pari
diritti, temi sicuramente condivisi anche da molte persone che gay non
sono e che troveranno in quell'appuntamento l'occasione per ribadirli
con forza. Valutiamo quindi come impossibile che qualunque associazione
gay possa trovare nel Family Day un qualsiasi tipo di vicinanza, così
come immaginiamo impossibile che le singole persone omosessuali e
transessuali possano aderire a idee che negano la loro stessa
esistenza. Rossana Praitano – Presidente
Circolo di Cultura Omosessuale
Mario Mieli - Segreteria Politica – Andrea Berardicurti - a.
berardicurti@mariomieli.org - 06/5413985 339/7126198

"IL FAMILY DAY HA GETTATO LA MASCHERA: E' CONTRO LE NUOVE FAMIGLIE"
ARCIGAY E ARCILESBICA NON PARTECIPERANNO ALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA
Arcigay e Arcilesbica non parteciperanno al Family Day previsto per il 12 maggio a Roma. "Gli organizzatori hanno gettato la maschera ammettendo che la loro sarà una manifestazione
contro una parte delle famiglie italiane e contro una legge sulle
unioni civili – denuncia la presidente nazionale di Arcilesbica
Francesca Polo –. A quella manifestazione aderiscono anche
organizzazioni di estrema destra. In quella piazza si inciterà alla
discriminazione verso le persone omosessuali. Il nostro posto è
altrove." "Sosteniamo quelle famiglie di fatto gay, lesbiche ed etero e
i genitori di omosessuali che vorranno prendere parte alla
manifestazione per rivendicare la fine di un apartheid sociale e
giuridico – aggiunge Sergio Il Giudice, presidente nazionale di Arcigay
- Al contrario, siamo esterrefatti delle posizioni di chi, fra le forze
politiche del centrosinistra, dichiara di voler aderire alla Family day
in quanto ne condivide il manifesto che è decisamente discriminatorio e
antieuropeo". Il 12° Congresso nazionale di Arcigay, dal titolo "Siamo
famiglie: pari dignità, pari diritti", si terrà a Milano come previsto
dall'11 al 13 maggio. Lo ha deciso definitivamente il consiglio
nazionale dell'associazione, riunitosi stamattina a Bologna. Ufficio
stampa Arcigay

LA CAMERA DEI LORD HA DATO IL "SI'" DEFINITIVO CHE
VIETA OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE
La Camera dei Lord ha dato ieri sera il si' definitivo alla legge che vieta ogni forma di
discriminazione verso gli omosessuali nell'accesso a servizi pubblici finanziati dallo stato, una decisione che era stata avversata dalla
Chiesa cattolica, le cui agenzie per l'adozione sono co-finanziate
dallo stato, che minacciava di chiudere queste agenzie piuttosto che
dare bambini alle coppie omosessuali. Tuttavia, il voto e' stato
salutato con favore da Ruth Kelly, ministro per le comunita' locali e
fervente cattolica, che ha definito l' 'Equality Act (Sexual
orientation)', ''un grande passo in avanti per assicurare dignita'
rispetto e giustizia a tutti''. Ai Lord c'era stato un appassionato
dibattito, ma la proposta che voleva cancellare la legge e' stata
respinta. FONTE ANSA LONDRA 22 MAR 2007 – INVIATO DA Alba Montori Gaya
CsF


DICHIARAZIONE DI EMMA BONINO:"Nei trattati istitutivi europei
nessun riferimento alle radici cristiane"
• Dichiarazione di Emma Bonino, Ministro del Commercio Internazionale e per le Politiche
Europee
"I moniti di Papa Benedetto XVI investono indubbiamente grandi
questioni di società, e quindi di grande, specifico, valore morale, che
interpellano governanti, forze politiche e cittadini. Ma in che
termini?" dichiara Emma Bonino, Ministro del Commercio Internazionale e
per le Politiche Europee, reagendo al discorso del Papa davanti ai
vescovi europei riuniti a Roma. "I padri fondatori della Comunità
europea erano tutti, o quasi, "democristiani di ferro", nonché
cattolici praticanti, da De Gasperi a Schuman a Adenauer" prosegue la
Bonino, "e sicuramente erano ben consapevoli delle "radici cristiane"
della civiltà europea. Ma per loro, nei trattati che oggi celebriamo,
fu naturale semmai riferirsi ai frutti di libertà, democrazia,
solidarietà, laicità che da quelle radici si sono sviluppati e che sono
alla base del progetto di integrazione europea. Cosa erano, apostati?"
si chiede Emma Bonino. "Ed è forse apostata l'Unione europea nel suo
complesso, o lo sono le sue istituzioni, a partire dal Parlamento
europeo, solo perché esprimono le loro posizioni, nell'esercizio delle
proprie prerogative e responsabilità senza consultarsi con la
Segreteria di Stato?" "Il Papa", conclude la Bonino, "forse ha come
modello la politica italiana, dove troppi politici dimentichi della
rigorosa, grande tradizione dei cattolici liberali, sono invece usi
chinarsi al bacio del santo piede, ma l'Europa è, e deve rimanere, una
realtà più complessa e articolata." INVIATO DA Sergio Rovasio sergio.
rovasio@gmail.com - INOLTRATO DA Alba Montori Gaya CsF

"DICO "
BENE O MALE? BENE!
di Ermanno Genre, docente di teologia sistematica
della Facoltà valdese di teologia
Riconoscere i diritti delle coppie di
fatto non danneggia la famiglia Il compito delle chiese non è quello
di dettare legge sulle questioni che regolano la vita sociale e per le
quali occorre rispettare la laicità dello Stato che invece è di tutti.
I Dico continuano a tenere alta la tensione politica ed ecclesiale in
tutto il paese. Il fatto che il governo Prodi abbia ritenuto prudente
lasciare questa materia fuori dalle priorità di governo – è ora
questione parlamentare – non ha spostato di molto l'indice della
temperatura che resta incandescente: e ogni giorno qualcuno soffia
sulla brace! I Dico hanno assunto uno status symbol, in positivo e in
negativo, di uno scontro fra civiltà tutto interno al cattolicesimo e
alla società italiana, e se ora il nuovo presidente della Cei invita a
evitare «scontri insensati», dopo che il suo predecessore ha imbastito
i presupposti per questo scontro frontale, riesce difficile dare peso
alle sue parole. Se non bastasse, la Pontificia Accademia per la vita
incita i cattolici alla mobilitazione per la tutela della vita con il
richiamo a una «coraggiosa obiezione di coscienza» rivolta in modo
particolare a «medici, infermieri, farmacisti e personale
amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali
direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale,
laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in
pericolo». Sarà difficile, per la spregiudicatezza di questo programma,
seguire la via indicata da mons. Bagnasco. È in questo clima
incandescente che si è inserita l'esortazione apostolica del papa,
Sacramentum caritatis, dedicata all'eucaristia. Che cosa c'entra l'
eucaristia con i Dico? Apparentemente niente. In un paragrafo (83) in
cui si parla di «coerenza eucaristica», è richiesta coerenza «nei
confronti di coloro che, per la posizione sociale o politica che
occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali,
come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino
alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e
donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene
comune in tutte le sue forme. Tali valori non sono negoziabili.
Pertanto i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro
grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente
interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e
sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana. Ciò ha
peraltro un nesso obiettivo con l'Eucaristia (I Cor. 11, 27-29)». Penso
sia difficile trovare nei testi di sacramentaria cattolica quel «nesso»
che al papa appare così evidente. A me ciò che appare evidente è l'uso
poco corretto delle Scritture per sostenere la non negoziabilità della
posizione vaticana. Fortunatamente, in mezzo a posizioni intransigenti
e che rendono impossibile il dialogo, si sono sentite anche parole
chiare e lucide da parte del mondo cattolico italiano, con le quali ci
si sente in piena sintonia, perché ispirate a un cristianesimo che
riflette e si interroga, che rispetta la laicità dello Stato, che
dialoga senza rinunciare in nulla alla propria fede cristiana
cattolica. Una parola esplicita, in controtendenza alle dichiarazioni
vaticane, è giunta, nei giorni scorsi, da Betlemme, dal cardinale
Martini. Parlando a un gruppo di pellegrini milanesi guidati dall'
arcivescovo di Milano Tettamanzi, il cardinale ha affermato tondo tondo
che il compito della chiesa è quello di «farsi comprendere ascoltando
anzitutto la gente, le loro necessità, problemi, sofferenze, lasciando
che rimbalzino nel cuore e poi risuonino in ciò che diciamo, così che
le nostre parole non cadano come dall'alto, da una teoria, ma siano
prese da quel che la gente sente e vive, la verità dell'esperienza, e
portino la luce del Vangelo». Il compito della chiesa e dei suoi
ministri non è quello di dettare legge nelle questioni che regolano la
vita di tutti in una società plurale, per cultura e religione, ma di
fornire argomentazioni, riflessioni sugli elementi fondamentali
concernenti l'etica e la bioetica, equipaggiare culturalmente e
teologicamente le coscienze delle persone, rendendole capaci di
decisioni autonome. I Dico non intendono distruggere la famiglia,
rispettandola pienamente riconoscono altre relazioni fra le persone,
non contemplate dall'art. 29 della Costituzione (che definisce la
famiglia) e inserite nel programma di governo. Quando Lutero e i
riformatori hanno contratto matrimonio, correggendo il contro-natura
imposto a sacerdoti e vescovi (largamente concubini) dal Diritto
canonico, essi hanno restituito libertà alla persona e onore al
matrimonio cristiano. L'istituto famigliare però, è bene ricordarlo,
non è una prerogativa dei cristiani: esso è condiviso da credenti e non
credenti. È questione che concerne il diritto civile: la chiesa viene
dopo. E la visione cristiana della famiglia e del matrimonio non è puro
fatto di natura, esso si situa nell'orizzonte di una vocazione, nella
direzione di una parola che suscita il confronto con l'evangelo di Gesù
Cristo e non con i non possumus ecclesiastici. In Italia (ma non è così
negli altri paesi europei in cui vi sono forme diverse di Pacs) la
questione dei Dico – come dei grandi e complessi problemi di bioetica –
viene letta unilateralmente attraverso le lenti del Vaticano e della
Cei, oscurando tutti gli altri punti di vista di cattolici,
protestanti, ebrei, di credenti e non credenti. E tutto ciò con la
complicità dei mass-media che non sanno che cosa significhi
«informazione» in una società laica democratica e pluralista. Gli
evangelici italiani non hanno tutti la stessa opinione sulle coppie di
fatto, perciò è bene che se ne discuta nelle nostre comunità, nel
rispetto di punti di vista diversi. Ma, appunto, un confronto che
sopporta la diversità in campo etico, non mette in questione l'unità
della chiesa e non impedisce il riconoscimento legislativo delle coppie
di fatto. Riconoscere questi diritti non è un attacco alla famiglia né
al matrimonio fra un uomo e una donna: permette però alle coppie di
fatto, che vivono relazioni d'amore e di solidarietà diverse da quelle
matrimoniali, di essere riconosciute nella loro piena dignità di
persone. Tratto da Riforma del 23 marzo 2007 – INVIATO DA Andrea
Panerini (il Libro Volante)

VERGOGNA CASTRISTA A FRASCATI GAYLIB LAZIO: LA GIUNTA DI FRASCATI TESSE LE LODI CON UNA RASSEGNA CULTURALE AL REGIME CASTRISTA CAMPIONE DI OMOFOBIA E DI PROSTITUZIONE MINORILE.
SI ABBASSINO I TONI SULL'INIZIATIVA IN NOME DEI VALORI CONDIVISI COME
LA LIBERTA' E I DIRITTI. QUELLI CHE A CUBA MANCANO.
GayLib Lazio prende formalmente le distanze, denunciandone la gravità storico-politica e
sociale dell'iniziativa filocastrista che si terrà presso le scuderie
Aldobrandini di Frascati dal 24 marzo.
Ci spiace leggere – annotano dall'associazione gay di centrodestra – che il Comune di Frascati si
erga addirittura a promotore, attraverso il suo assessorato alle
Politiche Culturali, di una rassegna artistica che di fatto magnifica
come eroi due personaggi tutt'altro che esemplari, se non in negativo,
quali sono stati Fidel Castro e Ernesto Che Guevara. E' bene ricordare,
poi, che la loro Rivoluzione, dalla quale prende il titolo l'intero
cartellone di eventi, ha provocato a Cuba repressione attraverso la
negazione dei diritti di libertà, terrore e discriminazione violenta in
primo luogo per gli omosessuali e gli artisti, due categorie di
"indesiderabili" per il regime perché "diversi" dalla massa, quindi
potenzialmente controrivoluzionari.
L'assessore alle Politiche Culturali di Frascati dovrebbe forse andare a rileggere un libro bello
quanto sconvolgente intitolato "Prima che sia notte" di Reinaldo
Arenas, cubano, artista, omosessuale perseguitato dal regime castrista
così come le numerose ricerche del padre storico del movimento gay
italiano Massimo Consoli, che certo non simpatizza per la destra, il
quale ha dimostrato come proprio il grande Che Guevara, che peraltro
era medico, sia stato il primo persecutore degli omosessuali cubani. Il
primo a dare vita, appena nominato ministro, ai campi di lavoro forzato
nei quali, forse, a giudizio dell'eroe, gli invertiti potevano
ritrovare la virilità e la passione politica per il regime. Ci
rattrista che proprio la città di Frascati, resasi autrice non più
tardi di qualche settimana fa, di una iniziativa bella e all'
avanguardia come la proiezione del film "Transamerica" nelle scuole per
educare i ragazzi al rispetto delle diversità, cada oggi in maniera
tanto rovinosa tessendo lodi con fondi pubblici al regime di Fidel
Castro. Uno scivolone che non fa onore alla tradizione nobile e libera
di Frascati. Concludendo, non resta che auspicare un abbassamento dei
toni sull'iniziativa in nome di valori che in Italia dovrebbero essere
condivisi quali la democrazia, il rispetto dei diritti umani, civili e
di libertà. Esattamente quelli che mancano ancora oggi, a oltre
cinquant'anni dalla Rivoluzione castrista, nella martoriata società
cubana, all'interno della quale invece imperano: fame, narcotraffico,
prostituzione e lavoro minorili. Argomenti sui quali forse sarebbe più
onorevole spendere soldi e organizzare convegni con i patrocini
comunali.
GayLib Lazio
Contatti
www.gaylib.it

Christian Poccia –
Referente
Cell. 3334956683

COMUNICAZIONE DONNE IRAN
Presentazione del libro "Integralismo islamico e questione femminile"
Riprendere il cammino della libertà femminile dopo mille e una notte . La resistenza
delle donne contro l'integralismo islamico in Iran - Venerdì 30 marzo
2007 ore 15,30 – 19,00 Santa Maria della Scala, Sala San Pio Piazza
Duomo – Siena - Siena ha ospitato, attraverso l'Associazione I.R.I.D.E,
diversi incontri con le donne del sud del mondo che lottano per
ribaltare la propria condizione d'emarginazione e oppressione nei
rispettivi paesi, al fine di far conoscere la loro storia, il loro
pensiero politico e le loro esemplari lotte cosi spesso ignorate.
Questo percorso d'accoglienza e confronto continua con le donne del
Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana dell' Associazione Donne
Democratiche iraniane in Italia. E non solo per dovere e piacere di
'sorellanza', ma anche perché esse rappresentano una forte esperienza
di liberazione dall'integralismo religioso-patriarcale, in forte
crescita anche nei paesi non musulmani. Un integralismo col quale tutte
le donne oggi devono necessariamente fare i conti, che le discrimina
all'interno di vite drammaticamente sospese se non addirittura negate,
che vanifica ogni possibilità di democrazia e di reale parità tra i due
sessi. Nel corso dell'incontro viene presentato il libro " integralismo
islamico e questione femminile- Nuovi integralismi, vecchi patriarcali:
un anacronismo senza rapporto con il mondo contemporaneo", pubblicato
da IRIDE e dalla PROVINCIA DI SIENA. Questo libro parla del progetto
politico di Maryam Rajavi- leader del consiglio Nazionale della
Resistenza Iraniana eletta presidente pro tempora della Repubblica
Iraniana. E' una preziosa testimonianza su come donne e uomini in
esilio abbiano dato vita e siano capaci di mantenere, da più di vent'
anni, una organizzazione democratica di lotta per sconfiggere un regime
teocratico impossibile da riformare . E' un esempio di come donne e
uomini, in questo cammino, abbiano anche preso coscienza della
mentalità patriarcale fortemente radicale nelle loro menti e nei loro
cuori e se ne siano liberati. Questa lunga marcia di resistenza da loro
intrapresa vuol portare la pace la democrazia nella società iraniana, a
partire dalla capacità di governo e dall'energia liberata delle donne
riconosciute vitali ed esenziali per raggiungere questo obiettivo. Sono
ormai venticinque anni che il conflitto tra integralismo islamico e
islam democratico lacera l'Iran. Questi due poli opposti si rifanno a
un'interpretazione totalmente diversa della filosofia, della storia,
della cultura e della politica. Al centro di questo confronto storico,
si colloca la questione femminile - Maryam Rajavi - Programma - Saluto
di Anna Carli Rettore Santa Maria della Scala. Introduzione di Sonia
Rsevrenis e Antonia Banfi I.R.I.D.E. E letture di alcuni passaggi del
libro. Comunicazione di Pietro del Zanna Assessore Azioni per la pace
e cooperazione Internazionale della Provincia di Siena. Proiezione del
documento " Il Leone e le catene". Di Nella Condorelli per RAI News 24
Roma 2005 . Tavola rotonda aperto ai contributi del pubblico presente.
Partecipano i rappresentanti del: Consiglio Nazionale della Resistenza
Iraniana, Associazione Donne Democratiche Iraniane in Italia
Associazione Articolo 21 e IRIDE. Comunicazione di Fiorenza Anatrini,
Assessore alle pari opprtunità della provincia di Siena. Traduzione
consecutiva dal persiano all'italiano e viceversa. Per tutta la durata
dell'incontro sarà allestito un punto di degustazione di tè, dolci
iraniani e pistacchi. Associazione delle Donne Democratiche Iraniane in
Italia Via delle Egadi,15-00141-Roma Fax:06.87185026 E-Mail:
donneiran@yahoo.it

OMOSESSUALE E DI CENTRODESTRA:
PARLA DANIELE PRIORI VICEPRESIDENTE DI GAYLIB
di Filippo Corticello
"Essere omosessuale in Italia non significa necessariamente indossare la
maglietta del Che al Gay Pride". È in pillole il pensiero di Gaylib,
l'associazione che raccoglie gli omosessuali di centrodestra. In tempi
di oscurantismo, discriminazioni e diritti difesi con estrema fatica,
Gaylib combatte da destra "il bigottismo ed il clericalismo radicati
come un cancro in entrambi gli schieramenti". Daniele Priori,
venticinque anni e una passione per la scrittura (due libri già
pubblicati e diverse collaborazioni all'attivo), ne è il vicepresidente
dal 2004. R@: Signor Priori, come nasce l'associazione Gaylib di cui
lei è vicepresidente? DP: "Nasce nel 1997, a tre anni dall'inizio del
berlusconismo e un anno dopo la prima vittoria del centrosinistra alle
elezioni politiche. Consolidata, infatti, l'idea che in Italia ci si
sarebbe divisi su due schieramenti e che il movimento gay e l'Arcigay
stessa, alla quale anche il nostro attuale presidente e molti dei
fondatori aderivano, si era schiacciata tutta a sinistra, un gruppo
cospicuo di persone (imprenditori, liberi professionisti, giornalisti,
medici e certamente anche ragazzi, prevalentemente al nord) decisero di
unirsi e dare vita così al primo gruppo unitario di centrodestra.
C'erano, infatti, allora come oggi, persone vicine alla Lega, ad An e
Forza Italia, ai partiti cattolici e all'area libertaria-radicale.
Crediamo che questa sia la vera forza del nostro gruppo, giunto ormai
al decimo anno di vita". R@: Il centrodestra italiano ha sempre
assunto posizioni molto conservatrici sul terreno dei diritti civili e
pare essere poco tollerante verso ogni diversità. Come coniuga le sue
scelte nella vita privata con l'appartenenza pubblica ad una coalizione
di questo tipo? DP: "Credo sia meglio, non per i gay ma per i tanti
cattolici divorziati che abbiamo in barca, parlare poco di vita
privata, altrimenti potrebbero uscire ulteriori scheletri dagli
armadi...Occore fare una distinzione relativamente ai periodi. Il
centrodestra del '94 era infinitamente meno bigotto di quello attuale.
Dal 2001 in poi, complici anche gli attacchi islamici all'occidente,
c'è stata su tutti i fronti un serrate le fila da parte dei cattolici e
il centrodestra per stupide logiche elettorali, che peraltro nel 2006
non hanno neppure premiato, si è schiacciato totalmente su posizioni
clericali, al limite del neoguelfismo. E' bene però che si sappia che
questo non solo non è il centrodestra che vogliamo, ma non è il
centrodestra della tradizione italiana, storicamente laico grazie a
forze come la Democrazia Cristiana e il Msi. Non è il centrodestra
europeo dove vi sono esempi lampanti di posizioni laiche e
riformatrici: da Sarkozy a Aznar, da Cameron alla Merkel. Il
centrodestra italiano attuale è semplicemente un pasticcio che,
infatti, perde le elezioni persino contro una alleanza improponibile
come quella prodiana". R@: Non solo le vecchie dichiarazioni di dubbio
gusto dell'onorevole Calderoli e della Lega sugli omosessuali, ma
adesso anche le recenti battute dell'onorevole Berlusconi. Come spiega
tanta omofobia? DP: "Più che omofobia lo chiamerei guappismo. Si
divertono a fare i coatti quando poi, senza mezzi termini, sono
sbugiardati dalle loro mogli. Le dico la verità: se oggi scendesse in
politica Veronica la voterei proprio con affetto e stima!" R@: La Casa
delle Libertà è, a suo avviso, una coalizione veramente liberale? DP:
"Lo era e dovrebbe tornare ad esserlo. Adesso credo proprio non si
possa parlare neppure di coalizione: ognuno va per conto proprio, tutti
su strade sbagliate!" R@: Qual è il suo giudizio sulla manifestazione
per i Dico di sabato 10 marzo a Piazza Farnese? DP: "È stato il secondo
tempo di Vicenza. Una prova di forza della sinistra radicale contro i
sostenitori del Partito Democratico. È tragico come l'Arcigay sia
riuscita, volutamente o meno, a farsi sfilare di mano quella che doveva
essere la manifestazione unitaria del movimento gay. Eppure noi eravamo
lì. Non le nego, però, che ci siamo sentiti proprio poco rappresentati,
anche perché al nostro presidente, come a quelli di molti altri gruppi,
non è stata data la parola. Bella prova di democrazia e pluralismo per
il movimento, non c'è che dire!" R@: Esiste un monopolio culturale
della sinistra su tematiche come queste? DP: "Esiste su questa e su
mille altre tematiche. La sinistra, forte dello spirito di appartenenza
con cui ha svezzato da sempre i suoi militanti, riesce a canalizzare a
bassissimo costo interi pacchetti di voti. Il pacchetto gay è tra
questi. Speravamo, anche con la manifestazione del 10 marzo, in un
cambio di rotta, ma purtroppo, a mente fredda, crediamo che la strada
sia sempre la stessa: il movimento gay è per la sinistra, con la
sinistra, nella sinistra". R@: Come giudica l'interventismo della
Chiesa nella "cosa pubblica"? DP: "Disdicevole, eccessivo, del tutto
inopportuno, prevaricatore. Il cardinale Ruini giocava a tutto campo
senza che nessuno potesse dirgli niente, salvo essere accusato di
anticlericalismo spicciolo. Non parliamo poi del pontefice, la cui sola
immagine riesce a creare scoramento anche nei cristiani. Io sono un
credente, ma penso che il volto e le parole di Gesù siano davvero altro
dalla gerarchia ratzingeriana. Qualche speranza si può nutrire
guardando il filone Martini-Tettamanzi: da loro Ratzinger & Co.
dovrebbero frequentare almeno un bel corso di comunicazione cristiana,
se ci fosse". R@: L'Italia è un Paese libero o vi sono ancora
pregiudizi e limitazioni per gli omosessuali? DP: "L'Italia è un Paese
furbo e provinciale. Tutto va bene purché non se ne parli. Nel pieno
rispetto della dottrina cattolica non scritta. In ogni caso anche qui
si stanno facendo passi da gigante, tra gli etero e anche tra i gay.
Oggi, in materia di rispetto delle diversità, io punterei l'attenzione
sulla famiglia e sulla scuola, due ambiti in cui un giovane omosessuale
il più delle volte è ancora solissimo e destinato a soffrire. Anche in
questo senso un Parlamento che legiferi e dei giudici che comincino a
condannare per il reato di omofobia, come avviene ad esempio in
Francia, sarebbero degli ottimi precedenti".
FONTE www.rivistaonline.
com - 20 Marzo 2007 – INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF


Due coppie di West Palm Beach hanno unito le loro vite, case e
amore. E si raccontano sul numero speciale di Babilonia dedicato alle
coppie di fatto. Cris ha 10 anni,. Ha un viso d'angelo e occhi pieni di
felicità. Sua sorella Sofia ne ha 7, capelli scuri come i suoi occhi.
Le case in cui vivono sono molto belle, i genitori ne hanno comprato
due e ne hanno unito i giardini. Cris e Sofia però sono più fortunati
degli altri bambini; hanno quattro genitori. Ember, 48 anni, la madre
biologica, Mimi, 45 anni, la moglie di Ember, Tom, 44 anni, il padre
biologico, Mark, 40 anni, il marito di Tom. Loro sono i pionieri, i
padri fondatori di un nuovo tipo di famiglia. La dimostrazione vivente
che si può fare. E così si raccontano sul nuovo numero del mensile
omosessuale Babilonia. I sei protagonisti della storia raccontata dal
mensile vivono intensamente econ responsabilità la loro situazione. Al
corrispondente americano del mensile si raccontano, fanno vedere la
loro casa e le foto dei rispettivi matrimoni omosessuali celebrati in
Massachussetts. Secondo il censimento effettuato negli Usa nel 2000,
almeno 6 milioni di bambini sono cresciuti da genitori omosessuali.
Difficile ignorare, anche per il nostro Paese, una realtà di questa
portata. INVIATO DA Mario Cirrito

LE CAUSE PRINCIPALI DELL'EFFETTO SERRA
Prima di mangiare quell'hamburger,pensa al riscaldamento globale!
Riportiamo la traduzione di un articolo comparso di recente su una
rivista americana, che mette in luce come il problema del riscaldamento
globale sia molto legato al consumo di alimenti animali, e che non e'
solo sui veicoli a motore, le centrali elettriche, ecc. che bisogna
intervenire per risolverlo, ma anche (anzi, ancora di piu'!) sulle
nostre abitudini alimentari, che hanno un impatto molto maggiore di
quello che molti credono. Quando il Congresso affronta le cause del
riscaldamento globale e cerca dei rimedi, l'attenzione si concentra sui
veicoli a benzina e sulle centrali elettriche a carbone, non sugli
umili bovini. Eppure gli allevamenti sono tra le principali fonti dei
gas serra, causa dei cambiamenti climatici. E dal momento che le diete
a base di carne si stanno diffondendo sempre di piu' in tutto il mondo,
cambiare le nostre abitudini alimentari potrebbe rivelarsi tanto
difficile quanto cambiare i nostri mezzi di trasporto. Secondo una
recente relazione della FAO, il problema non è solamente quello delle
ben conosciute flatulenze, sulle quali spesso si fa dell'ironia, e
delle deiezioni dei ruminanti. Un imoatto ben maggiore ce l'hanno le
modifiche dell'utilizzo dei terreni, soprattutto la deforestazione per
aumentare le zone di pascolo e per liberare terreni per la coltivazione
di mangimi per animali. Così come l'utilizzo di energia per produrre
fertilizzanti, per far funzionare i macelli e gli impianti di
produzione delle carne, e per pompare l'acqua. Quando le scoperte della
FAO furono rese note a Novembre, uno degli autori della relazione,
Henning Steinfeld, dichiarò: "Gli allevamenti sono una delle principali
cause dei più seri problemi ambientali di oggi". La triplice minaccia
dei gas La FAO ha comunicato che gli allevamenti sono responsabili del
18% delle emissioni di gas serra misurate in anidride carbonica
equivalente. Questo comprende il 9% delle emissioni di anidride
carbonica, il 27% del metano e 65% dell'ossido di azoto. In totale,
queste superano le emissioni causate dai mezzi di trasporto. Gli ultimi
due gas menzionati sono particolarmente problematici, sebbene
nell'atmosfera siano in quantità minori rispetto al biossido di
carbonio, che rimane il maggior colpevole del riscaldamento globale. Ma
il metano ha 23 volte il potenziale di riscaldamento (GWP) rispetto al
biossido di carbonio e l'ossido di azoto 296 volte di più. Il metano
potrebbe rappresentare un problema anche più grave se il permafrost
nelle latitudini più a nord si sciogliesse con l'innalzamento delle
temperature, rilasciando il gas attualmente intrappolato sotto la
vegetazione in decomposizione. Quel che è certo è che le emissioni di
questi gas potrebbero aumentare notevolmente se gli esseri umani
continuano a consumare una sempre maggior quantita' di prodotti
derivati dagli allevamenti. Con l'aumento della prosperità in tutto il
mondo negli ultimi decenni, il numero delle persone che mangiano carne
– e la quantità che ne viene consumata ogni anno – è cresciuto
costantemente. Secondo la FAO, tra il 1970 e il 2002, il consumo annuo
di carne pro capite nei paesi in via di sviluppo è aumentato da 10kg a
29kg. Mentre nei paesi industrializzati, si e' passati da 65kg a 80kg.
Informazioni sulla dieta vegetariana: A seguito dell'aumento della
popolazione, il consumo di carne nel mondo in via di sviluppo è quasi
quintuplicato durante il trentennio tra il 1970 e il 2002. Inoltre, è
previsto che la produzione annua globale di carne aumenterà più del
doppio, da 229 milioni di tonnellate all'inizio del decennio fino a 465
milioni di tonnellate nel 2050. Ciò rende quello degli allevamenti il
settore dell'agricoltura globale caratterizzato dalla crescita più
rapida. Gli attivisti per i diritti degli animali e coloro i quali
sostengono la causa vegetariana hanno subito afferrato le implicazioni
della relazione della FAO. Noam Mohr ha scritto, in una relazione per
EarthSave International: "Il modo migliore per ridurre il riscaldamento
globale durante la nostra esistenza è diminuire o eliminare il consumo
dei prodotti di origine animale". Mohr scrive inoltre che il
cambiamento della dieta puo' far diminuire le emissioni dei gas serra
più velocemente rispetto alla diminuzione dell'uso dei combustibili
fossili, dal momento che il turnover per gli allevamenti è più breve
rispetto a quello per le automobili e per le centrali elettriche.
Esiste un via rapida per il raffreddamento? "Anche se oggi fossero
disponibili delle fonti di combustibile a emissione zero,
occorrerebbero parecchi anni per costruire e lentamente sostituire le
grandi infrastrutture dalle quali dipende la nostra economia attuale"
continua Mohr. "Allo stesso modo, contrariamente al biossido di
carbonio che può rimanere nell'atmosfera per oltre un secolo, il metano
si disperde fuori dall'atmosfera in soli otto anni, per cui diminuire
le emissioni di metano significherebbe rinfrescare velocemente la
Terra". Alcuni ricercatori dell'Università di Chicago hanno paragonato
l'impatto che hanno i mangiatori di carne sul riscaldamento globale,
con quello dei vegetariani e hanno scoperto che la dieta comune
americana – inclusi tutti i processi di lavorazione del cibo – da' come
risultato 1.5 tonnellate in più di CO2-equivalente all'anno, sotto
forma di tutti i gas serra, rispetto ad una dieta priva di carne. I
ricercatori Gidon Eshel e Pamela Martin sono arrivati alla conclusione
che i cambiamenti dello stile alimentare potrebbero essere più efficaci
che inventare nuovi e più efficienti modelli di auto, che riducano le
emissioni annue di CO2 di circa una tonnellata all'anno. Il Dr. Esherl,
la cui famiglia gestiva un allevamento di bovini in Israele, ha
dichiarato "non c'è bisogno di arrivare per forza alla scelta estrema
del veganismo, basterebbe mangiare un hamburger alla settimana, invece
che due, per fare una differenza sostanziale". Fonte: www.agireora.org

- News inserita da Daria Mazzali Promiseland.it Redazione Italia –
INVIATO DA Promiseland.it


NESSUNO TOCCHI CAINO
24.03.2007
MORATORIA. PANNELLA, DA STASERA RIPRENDO LO SCIOPERO - PER ORA - DELLA
FAME - 21 marzo 2007: Marco Pannella ha annunciato la ripresa del suo
sciopero della fame, per ottenere il rispetto degli impegni solenni e
reiterati di parlamenti e di governi, in primis quello italiano, per la
presentazione alla Assemblea generale dell'ONU in corso di una
risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali. La ripresa dell'
iniziativa nonviolenta è stata annunciata dal leader radicale in una
conferenza stampa tenutasi alla Camera dei Deputati. Pannella
comincera' lo sciopero della fame questa sera, tuttavia nelle prossime
ore 'potrebbe trasformarsi in quello della sete'. Il 20 marzo, a
seguito dell'impiccagione in Iraq dell'ex vice presidente Taha Yassin
Ramadan, Marco Pannella, aveva rilasciato la seguente dichiarazione:
"L'esecuzione di Ramadan provocherà, certamente, un feroce
rafforzamento degli odi e del tragico momento che attraversano le
popolazioni irachene e quelle che dall'Afghanistan alla Palestina non
hanno certo bisogno che continui nel mondo la follia delle esecuzioni,
degli assassini di Stato. L'opinione pubblica di tutto il mondo aveva
a tutti dimostrato che la battaglia nonviolenta che avevamo rilanciato
sin dal mese di luglio all'insegna di "Nessuno Tocchi Saddam" era
necessaria e che l'assurdità degli stati, ivi compreso il nostro,
avrebbe esteso ed aggravato la tragedia che il mondo sta vivendo.
Malgrado tassativi pronunciamenti del Parlamento italiano, del
Parlamento europeo, del Consiglio d'Europa, di tutte le istituzioni
europee e della maggioranza degli stati membri dell'ONU, e malgrado l'
apparente convinzione, anche di tutta la classe dirigente, dell'
oligarchia italiana ed europea, la risoluzione che sin dall'inizio di
gennaio è stata preannunciata per l'attuale Assemblea Generale dell'
ONU, malgrado la nostra mobilitazione istituzionale politica e civile,
questa risoluzione non è stata presentata, anzi non è stata nemmeno
compilata. Lo ripeto: l'esecuzione di stamane ed altre annunciate, le
tante nel frattempo compiute in tutto il mondo - da allora ad oggi -
nonostante le delibere, tassative, reiterate di parlamenti e governi
continueranno, mentre anche il "governino italiano" - sembrerebbe per l'
ennesima volta rassegnato, nel totale disinteresse anche delle
opposizioni - all'ennesimo, osceno e irresponsabile rinvio. Noi siamo
felici più di chiunque del salvataggio effettuato in Afghanistan del
nostro Daniele Mastrogiacomo. Con un centesimo della volontà e dell'
impegno fortunatamente fornito in questa settimana per raggiungere
questo risultato, certamente sarebbe stato e sarebbe ancora possibile
scongiurare migliaia e migliaia di morti. Per questo, mi appare
opportuno, necessario, riprendere l'iniziativa nonviolenta, lo sciopero
- per ora - della fame, a partire da domani sera. Mi auguro che
contribuirà a rendere possibile, da parte del potere, quel che era ed è
impegnato a fare: presentare - senza più alibi ormai indecenti - la
risoluzione per la moratoria che di già nel 1999, avendo assicurata l'
approvazione da parte della maggioranza dell'Assemblea generale dell'
ONU, venne inopinatamente non più presentata nella scandalizzata
incredulità perfino del rappresentante italiano all'ONU, l'Ambasciatore
Francesco Paolo Fulci".
IRAQ. IMPICCATO IL VICE DI SADDAM - 20 marzo
2007: Taha Yassin Ramadan, ex vice presidente dell'Iraq di Saddam
Hussein, è stato impiccato prima dell'alba. Si tratta del quarto membro
del passato regime – compreso lo stesso Saddam – giustiziato per
crimini contro l'umanità, in relazione al massacro dei 148 sciiti di
Dujail, avvenuto per rappresaglia dopo un tentativo di assassinio dell'
ex dittatore, nel 1982. Ramadan era stato riconosciuto colpevole lo
scorso dicembre di omicidio, deportazione forzata e tortura e
condannato all'ergastolo. Tuttavia la Corte d'Appello aveva in seguito
rinviato il caso all'Alta Corte chiedendole di condannare l'accusato a
morte, ciò che l'Alta Corte ha fatto. Dopo la caduta del regime di
Saddam Hussein, avvenuta il 9 aprile 2003, la pena di morte in Iraq era
stata sospesa dall'Autorità Provvisoria della Coalizione. E' stata
reintrodotta dopo il trasferimento di poteri alle autorità irachene,
avvenuto il 28 giugno 2004. L'8 agosto 2004, a poco più di un mese dal
suo insediamento, l'allora Governo iracheno ad interim guidato da Iyad
Allawi ha varato una legge che ripristina la pena di morte per
omicidio, sequestro di persona, stupro e traffico di stupefacenti. Il 4
ottobre 2005, il Parlamento iracheno ha approvato una nuova legge anti-
terrorismo che prevede la pena di morte per "chiunque commetta ... atti
terroristici", così come per "chiunque istighi, prepari, finanzi e
metta in condizione terroristi di commettere questo tipo di crimini".
TEXAS. NON TROVANO LA VENA, ASPETTA 20 MINUTI PER MORIRE - 20 marzo
2007: Charles Anthony Nealy, 42 anni, è stato giustiziato in Texas
mediante iniezione letale per un omicidio commesso nel corso di una
rapina, avvenuta a Dallas nel 1997. Con il condannato già legato sul
lettino, la somministrazione delle sostanze letali è cominciata con più
di 20 minuti di ritardo, per l'incapacità degli addetti a trovare una
vena adatta. Nealy è stato dichiarato morto alle ore 19.20, sette
minuti dopo l'iniezione letale. Era stato condannato a morte per l'
omicidio con arma da fuoco di Jiten Bhakta, 25enne di origine indiana,
proprietario di un negozio di alimentari. Nealy sarebbe stato
identificato dal fratello della vittima, anche lui presente nel negozio
al momento della rapina, avvenuta il 20 agosto 1997. Rispetto all'
omicidio, Nealy – che aveva diversi precedenti per rapina a mano armata
– si era sempre detto estraneo, sostenendo di trovarsi a quell'epoca in
Oklahoma. Si tratta della nona esecuzione in Texas dall'inizio del
2007, e della terza nello stato dall'inizio di marzo.
CINA. "MENO
CONDANNE A MORTE NEL 2006" - 22 marzo 2007: il numero di condanne a
morte emesse in Cina nel 2006 è il più basso degli ultimi dieci anni,
ha dichiarato, giovedì scorso, Liu Jiachen, consigliere politico ed ex
vice presidente della Corte Suprema del Popolo, senza però rivelarne il
numero esatto. Partecipando alla sessione annuale della Commissione
Nazionale della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese
(CPPCC), tenutasi a Pechino, Liu ha detto che dal 1997 si registra un
graduale decremento di casi capitali, oltre a un minore uso di pene
severe, compreso l'ergastolo. "Per frenare il crimine – ha spiegato Liu
– non possiamo affidare le nostre speranze alla pena di morte. Possiamo
contrastare il crimine crescente con molti altri metodi". "Questo
concetto va inoltre d'accordo con il trend mondiale verso il graduale
alleggerimento delle pene, il che significa che pene severe possono
essere imposte solo nei casi di un ristretto numero di grandi
criminali", ha aggiunto. In un documento emesso congiuntamente la
settimana scorsa da Corte Suprema del Popolo, Procura Suprema del
Popolo, Ministero della Pubblica Sicurezza e Ministero della Giustizia,
viene raccomandato ai funzionari giudiziari di usare più cautela nella
gestione dei casi capitali, rispettando con scrupolo la legge nella
ricostruzione dei fatti, raccolta delle prove, applicazione delle
procedure e decisioni relative all'entità della pena. Oltre a punire i
criminali – afferma il documento – bisogna proteggere i loro diritti
umani, compreso quello a non subire umiliazioni: non si potranno più
esibire in pubblico persone sospettate o condannate a morte. La polizia
non dovrà usare la tortura nel corso degli interrogatori, al fine di
estorcere confessioni, vietati inoltre metodi illegali di raccolta
delle prove. Per quanto riguarda i giudici, a ogni livello nella
gestione di casi capitali dovranno prestare maggiore attenzione alla
validità delle prove. Il 20 marzo, la Cina ha firmato con la Francia un
trattato di estradizione in base al quale Parigi consegnerà ricercati
alle autorità cinesi solo se queste ultime forniranno"sufficienti"
garanzie di non emettere condanne a morte. Lo rende noto il ministro
della Giustizia francese, Pascal Clement, aggiungendo che, in base al
trattato, richieste di estradizione per reati politici o militari
potranno essere respinte. Nel firmare l'accordo, Pechino accetta che i
mandati di cattura siano approvati sia dalla magistratura che dalla
polizia cinesi, il che – commenta Clement - "costituisce un
miglioramento nel rispetto dei diritti umani".
SUDAN. DUE DONNE
CONDANNATE ALLA LAPIDAZIONE - 14 marzo 2007: due donne sono state
condannate alla lapidazione in Sudan per adulterio, riporta il giornale
Juba Post. Si tratta di Amunah Abdallah (23 anni) e Sa'diah Fadul (22),
condannate da un tribunale di Al-Azazi, nella provincia Manajil dello
stato di Al-Jazirah, uno dei 26 stati del Sudan. Il giornale riporta la
testimonianza di un attivista per i diritti umani, Faysal Al-Bagir,
secondo cui le due donne – originarie della tribù Tama in Darfur – si
trovano attualmente recluse nella prigione di Wad Medani. Versano in
condizioni critiche, sia dal punto di vista fisico che psicologico, e
una delle due tiene con sé in prigione la figlia di due anni. In Sudan
sono reati capitali: omicidio, rapina a mano armata, detenzione e
traffico di armi, tradimento, atti di guerra contro lo Stato o che
possano mettere in pericolo la sua indipendenza e unità territoriale,
apostasia, prostituzione. In conformità con la legge della Sharia, il
Codice Penale prevede punizioni corporali come flagellazioni,
amputazioni, lapidazioni e crocifissioni, oltre all'esposizione
pubblica del corpo dopo l'esecuzione. Secondo l'Organizzazione Sudanese
contro la Tortura (SOAT), tra il marzo 2003 e il marzo 2004, sono state
condannate a morte 71 persone, almeno 10 delle quali sono state
giustiziate. Le esecuzioni nel 2003 sono state almeno 13. Non esistono
dati ufficiali ma, secondo Amnesty International, almeno due esecuzioni
sarebbero avvenute in Sudan nel 2004. Le esecuzioni nel 2005 sono state
almeno 4.

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14 marzo 2007

news 14 marzo

Il gruppo Gaya CsF era presente alla manifestazione di sabato 10 marzo
in piazza Farnese a Roma. Abbiamo preparato un archivio fotografico e
probabilmente ne faremo uno speciale per il prossimo notiziario. Hanno
collaborato alla stesura dell'articolo e al servizio: Marco Jouvenal,
Marina Giovannini, Mirko Pignatelli e Carla Liberatore, lo stesso staff
presente alla manifestazione "Diritti Ora"!!!


URBE, ANNO DOMINI MMVII PIAZZA FARNESE:
UNO, NESSUNO, CENTOMILA…
Tuoni su piazza Farnese
provenienti dal Vaticano: salvaguardare la famiglia, dire no alle
unioni contro natura…. Potremmo riempire un libro intero con i "coiti"
verbali di certe "Eminenze" pastorali. Ma sabato 10 marzo, in
prossimità delle idi di Cesare, piazza Farnese a Roma era piena di
gente che dice "NO" alle frustrazioni sessuali e alle politiche
moraliste corrotte dalle loro stesse coscienze, di papi e cardinali. C'
erano tante famiglie di fatto con figli e parenti vari, eravamo tutti
una stessa famiglia e allo stesso tempo, frammentati ognuno nelle
proprie parentele. Tutti noi abbiamo e siamo una famiglia, che lo si
voglia o meno, lo siamo comunque! L'urlo e le campane, le sveglie e le
dichiarazioni di tanta gente, pare che non vogliano essere ascoltate
dai vertici politici e religiosi; ecco che si scatenano poi le
dichiarazioni sui giornali di parte e i moniti ai ministri cattolici a
non votare le cosiddette leggi contro la natura umana. Ma vien da
chiedersi quanto ne sappiano, coloro che tuonano presunti verbi sacri,
della natura umana; quanto conoscano le difficoltà di relazione, di
sentimento, emozionali e pratiche della vita di tutti i giorni, di noi
comuni mortali che facciamo i conti con un centesimo, che non siamo e
non apparteniamo a nessuna presunta lobbie politica e sociale, ma che
siamo stufi, arci – stufi dei condizionamenti di chi non accetta nessun
tipo di cambiamento, nessun altro modo di vivere e di pensare che non
sia simile a degli stereotipi tranquillizzanti per il potere cattolico.
Ma ciò che demoralizza ancor di più, sono le assenze di una politica
che si dichiara innovativa e a favore delle "nuove famiglie" e che sta
ben attenta a non esporsi insieme agli onorevoli uomini e alle
onorevolissime donne che invece non fanno mai mancare una loro
dichiarazione e la loro presenza in mezzo alla gente comune.
Estremamente toccante è stato l'intervento di Don Franco Barbero, unto
da ovazioni ogni qualvolta apriva la bocca per parlare, peccato però,
che le sue parole siano state offuscate dal periodo di pubblicità che
RAI 3 ha mandato proprio durante le sue dichiarazioni. Magari si poteva
attendere una manciata di minuti, al fine di poterlo vedere trasmesso
in diretta, invece di coprirlo con il "pane quotidiano" della tv
pubblica. Avremmo voluto ascoltare anche l'amico di lotta: Alessandro
Cecchi Paone, ma non si sa bene per quale amenità, non è stato così.
Per cui abbiamo cercato le sue parole fra i quotidiani di ieri, ed ecco
che le abbiamo trovate su Liberazione, in una intervista curata da
Frida Nacinovich, di cui riportiamo alcuni passi:
F.N. – faccia conto
di essere su quel palco, circondato da migliaia di ragazze e ragazzi,
giovani e anziani, attivisti della politica e cittadini comuni…
A.C.P.
– avrei chiesto una grande mobilitazione trasversale sulla laicità e di
diritti: liberali e marxisti
F.N. – eccesso di moderatismo?
A.C.P. –
proprio così. Se i DS hanno fatto campagna elettorale per la
fecondazione assistita, Fassino si è comunque sentito in dovere di
spendere metà del tempo a dire che la Chiesa aveva tutto il diritto di
contestare la legge 40. A parte che non sono d'accordo con il
segretario diessino, alla fine il risultato è stato una sconfitta. E lo
stesso errore si sta commettendo con i DICO, che non sono un patrimonio
del governo e della maggioranza, ma di chi è sceso in piazza per
rivendicare un diritto delle forze civilizzatrici e modernizzatici di
questo paese.
F.N. – perché si è arrabbiato a tal punto da decidere di
non dire? E ci scusi per il gioco di parole…
A.C.P. – mi hanno chiamato
cento volte per dirmi di non prendere posizione contro la Chiesa e di
non dire una parola contro il Vaticano. Ma dico, stiamo scherzando? I
DS che sognano il partito democratico, temono la grande contesa –
civile e culturale – fra laici e cattolici, un passaggio essenziale per
la modernizzazione di questo paese.
Queste dichiarazioni di Alessandro
Cecchi Paone, rilasciate alla Collega Frida Nacinovich, fanno pensare a
lungo e approfonditamente a tutta una serie di ingerenze fra politca e
potere cattolico che si verificano puntualmente nell'ambito di
discussioni su leggi che riguardano la sfera esistenziale, privata,
sentimentale di ogni persona. E ogni individuo ha una sua coscienza, a
volte anche discutibile, ma esiste in ogni essere umano. Non serve
essere cattolici per imparare il rispetto, anzi purtroppo, spesso, si è
cattolici solo per un condizionamento culturale e a volte anche
familiare; ma ci sono molte religioni che parlano di pace, di rispetto,
di diritto umano, che sono contrarie alle barbarie di ogni genere e,
non ci serve un cattolicesimo che si arroga il diritto di essere l'
unica religione o quantomeno, l'eletta delle religioni. La forzatura
sta proprio in questo sia a livello mondiale e, ahinoi, soprattutto a
livello della nostra nazione, in cui i maggiori rappresentati di questo
cattolicesimo, sono nostri ospiti da centinaia di anni, ma che, come la
storia ci ha sempre insegnato, perpetuano ancor oggi la parte dei
padroni di casa con presunzione ed infinita arroganza. C'è l'urgenza di
comprendere una volta per tutte, da parte del governo attuale e di
quelli che si alterneranno nei prossimi anni, che la laicità è
innanzitutto un diritto imprescindibile di ogni individuo, che il
libero arbitrio nelle scelte personali, non è un appannaggio di
qualsivoglia potere cattolico e non cattolico e che la famiglia è
formata di persone che sono libere di decidere con chi vogliono
condividere l'esistenza, libere di pensare, di parlare, ma soprattutto
libere di amare. E lo stato deve incondizionatamente salvaguardare gli
aspetti affettivi e giuridici di ogni elemento familiare che non sia
necessariamente rispondente ai canoni presunti da chissà quale altro
potere politico e cattolico. I DICO sono un piccolo passetto in avanti
che potrà difendere le persone da un cattolicesimo conservatore e
ancora troppo "medievale" nei termini e nelle condizioni che pretende d'
imporre al popolo italiano. In piazza Farnese eravamo in centomila ed
eravamo solo una piccola parte di cittadini laici che rivendicano una
libertà di esistere senza condizione alcuna, ma nel vivere di ogni
giorno, ne siamo molti di più. Vogliamo tutti insieme spezzare
definitivamente certe catene concettuali e sociali e vivere secondo la
morale insita nel cuore e nell'educazione di ogni esponente del genere
umano. Liberi di vivere e di amare e di non permettere mai più a
nessuno di non riconoscere i nostri sentimenti, i nostri bisogni e la
nostra identità civile.
Servizio curato da Marco Jouvenal Gaya CsF
(Cronista), Marina Giovannini Gaya CsF (Reporter), Mirko Pignatelli
Gaya CsF (Tecnico di Redazione), Carla Liberatore Gaya CsF (Cronista)

COMUNICATO STAMPA
ROSI BINDI VERGOGNOSA

Ospite di un convegno su
"Tempi moderni e... Famiglia" il ministro per le Politiche della
famiglia, Rosy Bindi ha affermato che "La famiglia è tra un uomo e una
donna e quindi il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale
se lo deve scordare". Non contenta ha precisato di "non essere
favorevole al riconoscimento del matrimonio fra omosessuali.
Evidentemente la Ministro, ubriaca di potere, immagina adesso di poter
esercitare autorità anche sul legittimo desiderio di genitorialità dei
cittadini, che non può appartenere ad altri che ai singoli, protetta
dai principi fondamentali della Costituzione e della Dichiarazione
Universale dei diritti dell'Uomo. Le dichiarazioni della Bindi sono
inaccettabili e degne di uno stato etico che non si accontenta di
stabilire leggi di convivenza ma pretende di entrare nelle scelte più
intime e personali dei cittadini e di imporre uniformità morale. Questi
toni, queste parole pongono la Bindi fuori di un dibattito civile e
moderno e ci mettono di fronte a una evidente inadeguatezza al ruolo di
Ministro della Famiglia. Le sue parole infatti insultano tutti i gay e
le lesbiche, in particolare quelli che hanno già dei figli. Loro sono
una realtà vera e in costante crescita, mentre la cecità del governo
relega le loro famiglie in situazione di concreta emarginazione e
difficoltà, non dando risposte alle legittime richieste di diritti e di
riconoscimenti che tutelino proprio quei figli, frutto vero di scelte
di amore spesso sofferte. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
chiede al Presidente del Consiglio Romano Prodi, di correggere queste
affermazioni e di chiarire la posizione del Governo e chiede con forza
l rettifica del Ministro.. Per una vera parità dei diritti, per il
matrimonio omosessuale, per una legge umana sulla fecondazione
assistita e il diritto alla genitorialità saremo ancora una volta in
piazza per il Pride nazionale di Roma il 9 giugno. Non siamo citadini
di serie B e non lasceremo che nessuno pretenda di poter controllare i
nostri desideri e la nostra voglia di vita e diritti.
Circolo Di
Cultura Omosessuale Mario Mieli
Tel 065413985
Cell 3497355715

COMUNICATO STAMPA
CONTINUARE LE QUERELE ALLA SEN. BINETTI
La senatrice Binetti, invitata qualche giorno fa alla trasmissione Tetris di La7, ha
dichiarato che «L´omosessualità è una devianza della personalità».
Quindi, incalzata dal conduttore Luca Telese, ha anche rincarato la
dose, argomentando che essere gay è «un comportamento molto diverso
dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico,
endocrinologico e caratteriologico». La terminologia confusamente
medico-scientifica usata dalla dottoressa Binetti risulta degna più di
parodie che di un serio dibattito. Risulta infatti fondata solo sulle
convinzioni religiose e non certo sulle basi scientifiche che
vorrebbero far credere l'altisonanza dei suoni e la laurea in medicina
della teocratica Binetti. Ribadiamo l'inaccettabilità di toni e di
concetti denigratori e discriminatori nei confronti degli omosessuali,
volti soltanto a diffondere informazioni false, offensive e istigatorie
di odio e disprezzo nei confronti di cittadini e della loro dignità. Il
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ha già proposto una formale
querela nei confronti della senatrice e invita tutti i cittadini che
hanno a cuore la democrazia nel nostro Paese a fare altrettanto.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica
Via Efeso, 2/A - 00146 R O M A
tel.
065413985 - fax 065413971
3487708437


COMUNICATO STAMPA
Bologna, 13 febbraio 2007
DICO: ARCIGAY, SENZA AMORE LO SGUARDO DI
RATZINGER SULLA SOCIETA'
"ROSY BINDI HA OFFESO LE NOSTRE FAMIGLIE: CI
ASPETTIAMO LE SUE SCUSE"
"Ecco il trailer dell'atteso documento sui
cattolici in politica: fra i valori 'non negoziabili' secondo Ratzinger
rientrano la discriminazione verso gay e lesbiche e l'esclusione
sociale delle loro relazioni d'amore. Il Vaticano non riesce più a
guardare con amore alla realtà sociale. Così si promuovono pregiudizi e
diffidenze, non comprensione ed accoglienza". Questo il commento del
presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, di fronte alle
parole contenute nell'esortazione apostolica Sacramentum Caritatis di
Benedetto XVI. "Ai cattolici democratici sottoposti ad una forte
pressione perché legiferino secondo i voleri vaticani ricordiamo le
parole di don Lorenzo Milani: 'l'obbedienza non è più una virtù',
soprattutto se obbedire al Papa significa tradire la Carta dei diritti
fondamentali dell'Unione europea che impone agli stati firmatari di
tutelare le famiglie non fondate sul matrimonio, senza discriminazioni
per orientamento sessuale. "Siamo invece sconcertati - prosegue Lo
Giudice – dalle parole del ministro Rosy Bindi, che ieri ha additato i
genitori omosessuali come 'narcisisti', uno degli stereotipi più vieti
sull'omosessualità. Definire i nostri figli 'disadattati' è non solo
volgare e ingiurioso, ma scientificamente infondato, dato che tutti gli
studi empirici sull'adattamento sociale e la serenità della maturazione
personale dei figli di gay e lesbiche dicono l'opposto. Dire che per un
bambino africano senza genitori naturali è meglio un orfanotrofio dell'
amore di due mamme è un segno di disprezzo gratuito". "Si possono non
condividere le normative adottate in mezza Europa (adozioni alle coppie
dello stesso sesso sono previste in Spagna, Gran Bretagna, Svezia,
Olanda, Belgio, Repubblica Sudafricana, New Jersey e, limitatamente ai
figli naturali di uno dei due partner, Francia, Germania, Danimarca e
Israele), ma non accettiamo di subire pesanti offese da un ministro
della Repubblica. Pensavamo che il tempo dei Tremaglia e dei Calderoli
fosse ormai superato. Adesso ci aspettiamo le sue spiegazioni le sue
scuse". Ufficio stampa Arcigay


COMUNICATO STAMPA
Bologna, 12 marzo
2007
DICO: ARCIGAY, DA VATICANO ATTACCO PRECOTTO A MANIFESTAZIONE ROMA
"SPERAVANO IN GAY PRIDE: SPIAZZATI DA MANIFESTAZIONE POLITICA"
"L'
attacco dell'Osservatore Romano contro la manifestazione di sabato a
favore delle unioni civili è precotto e favolistico. Si aspettavano un
gay-pride, e contro quello erano pronti a tuonare. Di fronte ad una
manifestazione politica di altro tipo, civile, sobria e gioiosa, con
tante famiglie e bambini, non hanno saputo più che dire e hanno mandato
il disco rotto contro le 'carnevalate'". Questa la replica del
presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, al feroce attacco
del quotidiano del Vaticano contro il sit-in di piazza Farnese a Roma.
"Le parole delle gerarchie cattoliche contro la dignità delle persone
omosessuali – continua Lo Giudice - rasentano quotidianamente l'insulto
e lo sberleffo. Parlano di "carnevalate" di "isteria" di "amori deboli
e deviati". L'unica isteria sotto gli occhi di tutti gli italiani è
piuttosto quella con cui ossessivamente i vertici del clero cattolico
attaccano il progetto di dotare l'Italia, al pari delle altre grandi
democrazie europee, di una buona legge sulle unioni civili, a favore di
tante coppie omosessuali ed eterosessuali. "Non bisogna inoltre
dimenticare un dato di fatto inoppugnabile. Nei paesi, come la Francia,
dove esistono da anni leggi sulle unioni civili, queste vengono
utilizzate più dagli eterosessuali che dagli omosessuali, anche se,
visto che in Italia a gay e lesbiche è negato il matrimonio, sono
ovviamente le loro organizzazioni per la parità dei diritti a guidarne
la richiesta. "Non si venga poi a parlare a noi di strumentalizzazione
dei bambini. Ne abbiamo visti tantissimi portati in piazza dai
cattolici in Spagna contro il matrimonio gay, usati come simbolo per
invocare discriminazioni e negare diritti. I bambini che erano in
piazza Farnese coi genitori, etero ed omosessuali, partecipavano ad una
festa di libertà: è un fatto che il 15% dei bambini nasca in Italia da
coppie non sposate, è un fatto che molti bambini vivano con due
genitori dello stesso sesso. Questa è la 'società naturale' italiana,
anche se non corrisponde a schemi ideologici precostituiti". Ufficio
stampa Arcigay


DICO, GAYLIB:"PIAZZA STRUMENTALIZZATA DALLA SINISTRA
RADICALE. SOLIDARIETA' AD ALESSANDRO CECCHI PAONE CHE
NON SI E' ARRESO
ALLE LOGICHE DA CHIERICHETTI DI DS E ARCIGAY"
"Non c'è piaciuta l'
appropriazione indebita da parte dei partiti della sinistra radicale e
dei ministri del Governo Prodi di una manifestazione che in realtà
doveva essere una fuga in avanti autonoma del movimento glbt con l'
unico obiettivo di risollevare la testa e superare il disonorevole
compromesso al ribasso rappresentato dai DiCo che, com'è noto,
addirittura non riconoscono la coppia. Non c'è piaciuto l'atteggiamento
da chierichetti ossequiosi tenuto dalla dirigenza di Arcigay e Ds e di
conseguenza abbiamo ritenuto letteralmente disdicevole e irrispettosa
della libertà che storicamente ha caratterizzato il movimento gay
italiano, la mordacchia messa ad Alessandro Cecchi Paone, sentitosi
talmente a disagio nel non poter esprimere liberamente le proprie idee
sulla Cei e sul Vaticano, da abbandonare il palco e la piazza". E' con
questa nota amara e polemica che GayLib, l'associazione dei gay
liberali di centrodestra, dopo una riflessione di ventiquattro ore,
dice la sua sulla manifestazione Diritti Ora di sabato 10 marzo a
piazza Farnese. "All'amico Alessandro Cecchi Paone giunga tutta la
solidarietà nostra – proseguono dal direttivo di GayLib – e, crediamo
di poter dire, della maggioranza della piazza che, guarda caso, più che
i politici ha portato in trionfo don Gianni Barbero, sacerdote ridotto
alla condizione laicale per le sue posizioni filogay, autore dal palco
di un intervento durissimo all'indirizzo dei faraoni del Vaticano".
"Purtroppo – proseguono i gay di centrodestra – da parte della più
grande associazione gay italiana continua ad esserci l'atteggiamento di
schiacciamento gratuito sulle posizioni dei partiti della sinistra che
noi abbiamo sempre denunciato. Un atteggiamento che oggi si fa ancora
più misero perché si condisce al classico gioco delle tre carte che
solitamente si fa per coprire le magagne degli amici che stanno al
Governo, con la deferenza del militante irreggimentato e non con la
baldanza del movimento di popolo, libero e trasversale come deve essere
il movimento gay. Non a caso – va avanti la nota di GayLib – noi,
sebbene rappresentati sul palco dal presidente Oliari, non abbiamo
trovato voce e il presidente dei Riformatori Liberali, Benedetto Della
Vedova ha ricevuto solo pregiudiziali fischi. Se la maggioranza del
movimento fosse politicamente intelligente – conclude la nota –
saprebbe sfruttare la pluralità di idee e posizioni presenti all'
interno del movimento stesso, puntando così a impersonare al tempo
stesso il ruolo di stimolatori e mediatori , visti pure gli esigui
numeri di cui il centrosinistra dispone al Senato che rendono più che
mai necessaria una trasversalità sul tema dei diritti alle coppie di
fatto. Invece no. La manifestazione di sabato, divenuta una occasione
persa, è stata trasformata in una inutile e unilaterale difesa dei
DiCo, accreditando di fronte alla piazza stracolma e senza un minimo di
pudore, l'unica verità che vede il movimento gay sotto il doppio giogo:
della Chiesa Cattolica, da non irritare troppo, e della chiesa
postcomunista da omaggiare con eccessivi e immeritati incensi. Per quel
che ci riguarda, dunque, attaccati come siamo alla nostra libertà, ci
sottraiamo da questi giochini di quartiere, continuando a lottare per
una conclusione alta e nobile del cammino legislativo delle proposte di
legge in materia di unioni civili, alcune delle quali avanzate anche da
parlamentari di centrodestra, in discussione nel Parlamento italiano".
GayLib – Il Direttivo
Contatti
Enrico Oliari – Presidente
Cell.
335/6622440
Daniele Priori – Vicepresidente
Cell. 328/6323820

INTERVISTA A MARIA ORNELLA SERPA DI Co.Di.Pep
Maria Ornella Serpa,
fondatrice del Coordinamento per la Difesa delle Persone Prostitute
Scheda: Fondatrice del Coordinamento per la Difesa delle Persone
Prostitute e attivista femminista di A/MATRIX afferma: "Ho pochi
clienti perchè scelgo solamente chi non vuole esercitare su di me un
potere" "Le politiche del sindaco Veltroni? Sono inesistenti e
puttanofobe" La prostituzione va abolita come atto di segregazione
sessuale della donna, conseguenza del patriarcato che ha voluto da un
lato la madre e dall'altro la <<malìa>>. di Simona Caleo. Noi
proponiamo di usare il termine "lavoro sessuale" perché siamo coscienti
di quel che facciamo e lo facciamo con dignità e autodeterminazione
"Potrebbe essere tua figlia" ammoniva la campagna contro la
prostituzione minorile organizzata dal XII Municipio conclusa proprio
ieri. Ma la prostituzione non è esercitata soltanto da giovanissime
vittime di minacce o promesse non mantenute. Sono molte le donne adulte
che hanno fatto la scelta consapevole di esercitare una professione che
risponde ad una richiesta di mercato e rivendicano il diritto di farlo
in condizioni di legittimità e sicurezza. Ne abbiamo parlato con Maria
Ornella Serpa, fondatrice del Coordinamento per la Difesa delle Persone
Prostitute e attivista femminista di A/MATRIX. D. Maria Ornella, cosa
ha pensato quando ha visto quei manifesti? R. D'istinto mi è piaciuta
la campagna, perché la figura maschile non viene mai toccata quando si
parla di violenza sessuale o di prostituzione. Ma è chiaro che ha delle
interferenze sul nostro lavoro e sulle nostre vite perché va a calcare
lo stereotipo della prostituta schiava, vittima, la solita disgraziata
incapace di difendersi e di decidere. E il cliente diventa sempre più
nervoso quando si avvicina a noi, la contrattazione è veloce e non
abbiamo modo di saggiare con quale persona ci stiamo accompagnando,
rischiando di trovarci in situazioni pericolose.
D. Antiprostituzione,
non anti prostitute
R. La prostituzione va abolita come momento di
segregazione sessuale della donna, conseguenza dell'istituzione
patriarcale che ha voluto da un lato la madre, sposa, figlia e dall'
altro la "malìa". Questa è la prostituzione ed è figlia genetica di
questa società, le somiglia perfettamente, non se ne lamentino. La
prostituta invece sono io e subisco uno stigma, delle violenze. Bisogna
fare attenzione alla persona della prostituta. Noi proponiamo di usare
il termina "lavoro sessuale" perché siamo coscienti di quel che
facciamo e lo facciamo con dignità, volontà e autodeterminazione.
Vendere un servizio sessuale non vuol dire invitare le persone, tanto
meno le istituzioni e le forze dell'ordine, ad ogni genere di violenza
e prevaricazione.
D. Ma il problema dello sfruttamento esiste?
R.
Condividiamo le preoccupazioni della presidente Prestipino. Il
territorio non è controllato dallo Stato ma dagli sfruttatori, che sono
ben visibili – non chiamiamoli più racket, sono uomini che stanno lì,
alle costole delle ragazze che sfruttano. Ma non sembra esserci volontà
da parte delle forze dell'ordine e delle istituzioni di porre un freno
al fenomeno, piuttosto una volontà di esasperazione per tornare magari
alla riapertura delle case, una cosa degradante per il genere
femminile. Sono state le politiche per l'immigrazione a determinare
questa situazione ingovernabile: la ragazza è vittima da una parte
dello sfruttamento e del traffico, dall'altra di una legislazione
nazionale che non la riconosce come cittadina, come persona e al
perseguita. Spesso queste ragazze sono costrette a scegliere il male
minore.
D. Cosa pensa delle politiche veltroniane?
R. Inesistenti e
puttanofobe. Le telecamere sono state una mossa populista e demagogica.
Il minimo della repressione, fatta malissimo e senza risultati. Io ho
avuto un sospetto, faccio dietrologia: Veltroni, essendo un cinefilo,
ha voluto fare quell' acquisto per poterle usare poi lui, privatamente.

SIAMO SALVI……
…e siamo con Cesare Salvi
di Stefano Fabeni e Maria
Gigliola Toniollo
…e siamo con Cesare Salvi: in una disarmante "corsa
al ribasso", in una defraudazione di diritti che pareva non avere fine,
finalmente dal Parlamento Italiano una voce coerente e ferma. La voce
del senatore Cesare Salvi. Non avevamo dubbi che l'aver conferito a lui
il ruolo di relatore sul progetto di legge sui Dico fosse l'unica
notizia buona in tutta una vicenda che definire frustrante è dir poco e
non avevamo dubbi del fatto che, considerata la sua esperienza e la sua
coerenza politica, le sue competenze giuridiche ed istituzionali, Salvi
sarebbe stato finalmente un garante. Ci piace ricordare il nostro
incontro al Senato nel gennaio 2006 con Salvi, allora vice presidente
del Senato, il giorno prima della presentazione del nostro volume "La
discriminazione fondata sull'orientamento sessuale". Una persona
attenta che, invitata a presentare un libro, aveva voluto discutere con
noi anzitempo dei contenuti del libro stesso, che già aveva esaminato
con cura. Non il solito intervento "mordi e fuggi" a cui siamo tanto
spesso abituati dalle "dive della politica". E ci piace ricordare la
sua recensione del nostro libro all'evento di presentazione, il fatto
che, seppur in un momento in cui la discussione sui Pacs entrava nel
vivo, egli riconoscesse la necessità di non dimenticare l'importanza
della prosecuzione del dibattito sulla legge antidiscriminatoria.
Speriamo anzi che accetti il nostro invito pubblico a farsi promotore
in Senato della proposta di legge n. 654 già presentata alla Camera dei
Deputati dal suo compagno di partito Franco Grillini. Al di là di
questo episodio personale, ci sarebbero molte cose da dire sul senatore
Salvi. Uno dei pochi laici sulla scena politica italiana. Persona
coraggiosa, recente autore tra l'altro con Massimo Villone di un testo
di grande attualità e verità, "I costi della Democrazia", persona che
non ha mai ceduto alle derive centriste del suo partito, ai compromessi
degradanti, alle svendite. Non ci sorprende che sia stato coerente
anche questa volta. Ci piace pensare che il senatore Salvi abbia letto
i nostri commenti qui pubblicati, che gli abbiamo sempre inviato e
quello che ancor più ci piace é che non abbia avuto alcuna remora nel
giudicare il disegno di legge governativo Bindi-Pollastrini per quello
che é, non nascondendosi dietro scuse inconsistenti per giustificare l'
operato di un governo in difficoltà, che abbia sollevato i paradossi
giuridici che il disegno di legge comporta in primo luogo per i suoi
aspetti formali, che nel suo ruolo di relatore abbia valutato il
disegno di legge da un punto di vista giuridico prima che politico e,
come unica conseguenza possibile, lo abbia bocciato, facendo l'unica
cosa che una persona responsabile e seria avrebbe fatto: ripartire dai
disegni di legge già depositati in Parlamento e riconsiderare l'intera
questione in una diversa prospettiva. Salvi è una persona con
competenze istituzionali profonde, dicevamo. Non abbiamo dubbi che
rappresenti la miglior garanzia per un successo non di immagine, ma di
sostanza dell'intera operazione. Certo, il suo metodo é rischioso.
Significa rimettere in discussione tutto, significa allungare i tempi
della discussione parlamentare, significa mettere in conto il rischio
che il progetto si areni. Ma siamo assolutamente con lui in questa fase
e non sarà lui la persona da biasimare se l'operazione fallirà. Pur
attendendo i prossimi passi allo scopo di valutare i contenuti
sostanziali della proposta su cui lavorerà e riservandoci ovviamente il
diritto di critica, riteniamo questa la direzione giusta. Un riscatto
dovuto. Una considerazione finale. É noto, e non ci stancheremo mai di
sostenerlo che, pur riconoscemdo l'importanza del riconoscimento della
pluralità delle forme di famiglia, per quanto riguarda le coppie
formate da persone dello stesso sesso la parità formale e sostanziale
non può che essere garantita dall'estensione dell'istituto matrimoniale
alle stesse e questo ci pare il vero e unico fine ultimo di qualsiasi
rivendicazione in tal senso. Dissentiamo dalla posizione del senatore
Salvi rispetto al fatto che sia necessario un emendamento dell'articolo
29 della Costituzione per raggiungere tale obiettivo. Il discorso sulle
ragioni della nostra considerazione si farebbe lungo, ma ci pareva
opportuno almeno farlo notare. Speriamo di avere presto l'occasione di
discutere di questo con il senatore.

A PENSAR MALE………
A pensar male,
dicevamo... Ma come si può d'altra parte non porsi qualche
interrogativo se si considera quanto é successo nei giorni scorsi?
di
Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo
A pensar male si fa peccato ma
si indovina, diceva anni fa l'omofobo Giulio Andreotti. Omofobo e in
buona compagnia: Hitler sterminava gli omosessuali nei campi di
concentramento; lo stesso faceva Stalin; la Santa Inquisizione li
bruciava; i talebani e il regime di Teheran li condannano ancora oggi a
morte; Mugabe, presidente-dittatore dello Zimbabwe, li definisce
maiali; il senatore McCarthy ne era ossessionato, come con i comunisti;
la mafia ritiene un omosessuale non degno di essere uomo d'onore; e la
Chiesa cattolica di papa Ratzinger... beh, si sa quale sia la posizione
della Chiesa cattolica... Chissà se la mamma buonanima di Andreotti si
preoccuperebbe a sapere che il figlio siede a fianco di Emilio Colombo
a Palazzo Madama... No, ormai é stagionato il senatore Andreotti, anche
troppo, parrebbe. A pensar male, dicevamo... Ma come si può d'altra
parte non porsi qualche interrogativo se si considera quanto é successo
nei giorni scorsi? Un breve riassunto dei fatti. Il governo va in
minoranza in Senato in materia di politica estera, in seguito all'
intervento in Aula del ministro degli esteri D'Alema. I senatori a vita
Andreotti e Pininfarina si astengono dal voto. La sinistra
massimalista, con gli ormai celebri senatori Rossi e Turigliatto, viene
accusata per la sconfitta. Prodi si dimette. Il senatore Andreotti
dichiara di essersi astenuto non per la politica estera del governo, ma
per i Dico. La maggioranza si "ricompatta" intorno ai dodici diktat di
Prodi, da cui spariscono i diritti dei conviventi e ricompare il
sostegno alla famiglia, un eloquente capoverso. Il governo fa campagna
acquisti nel centro-destra. Il dibattito si sposta ancor più sui Dico.
Le dichiarazioni sul voto di fiducia sono quasi interamente concentrate
sui Dico stessi. Il senatore Andreotti dichiara di non votare contro il
governo perché i Dico sono scomparsi. Lo stesso senatore Andreotti,
oltre settanta anni dopo, in una lancinante folgorazione, comprende la
ragione per cui la mamma non lo lasciava frequentare il cinema del
quartiere quand'era ragazzino. Una vera epifania. Ed intorno alle
battute del senatore, degne dei migliori film di Alvaro Vitali e Edwige
Fenech, si compatta il fronte omofobo: i teodem con i teocon; la
famiglia Mastella in un insolito triangolo con il parrucchiere (gay)
della signora; l'onorevole Mara soubrette Garfagna che, improvvisatasi
costituzionalista, non potendo provare la sterilità fisiologica degli
omosessuali, forte della sua sterilità intellettuale ne dichiara la
sterilità costituzionale; l'onorevole Luca Volonté che scopre la
psicologia moderna, ma si ferma alle sue origini, ovvero alla seconda
metà dell'ottocento; la senatrice Paola Binetti, neuropsichiatra e
psicoterapeuta, che la psicologia e la psichiatria dovrebbe conoscerle,
ma evidentemente non ha letto il Diagnostic and Statistical Manual of
Mental Disorders negli ultimi 35 anni (o forse intenta alla creazione
di un nuovo gruppo, i teo-psycho?); persino Licia Colò, novella "dottor
Dulcamara", medico ambulante, che dai consigli di viaggio passa ai
consigli di cura per i gay. Dunque, che c'entra tutto ciò con l'
Afghanistan, momento d'inizio della crisi e di quanto ne é seguito? A
prima vista non é molto chiaro. Anzi, proprio non avrebbe senso. Ci
viene un sospetto "andreottiano". A cosa é servita questa crisi di
governo se non a indebolire la sinistra ed a rafforzare il centro
moderato, sino a fare del senatore Andreotti, da sempre molto vicino al
Vaticano, quasi il protagonista ed il baricentro della politica
italiana? Abbiamo la sensazione che tutto ciò in realtà non sia
accaduto per caso. La questione della politica estera pare il pretesto
per una manovra politica più ampia finalizzata a rafforzare la parte
moderata dell'Unione a scapito della sinistra. D'altra parte se così
non fosse stato il centro moderato ne sarebbe uscito indebolito in caso
di approvazione dei Dico; o forse sull'argomento avrebbe provocato una
crisi politica. In altri termini ci pare che la "crisi a sinistra" sia
stata provocata per evitare più tardi una "crisi a destra". Solo così
si spiega la retorica politica di questi giorni: il governo é caduto
sulla politica estera, eppure la politica estera non é stata tema
centrale di discussione di queste settimane. Difficile comprendere chi
sarebbe il manovratore della crisi: la parte moderata del governo? Lo
stesso D'Alema? Il governo d'Oltretevere? Lo capiremo presto,
probabilmente prima della fine della legislatura. Una seconda
considerazione sul circo omofobo di questi giorni. Davvero queste
persone sono tanto idiote quanto appaiono? Davvero credono in ciò che
dicono? Non lo pensiamo, almeno non per tutte. La retorica politica fa
abbondante uso della sessualità, sfruttando i luoghi comuni ed
alimentando i pregiudizi. L'omofobia, anche estrema, così come l'
antisemitismo o il razzismo, sono manifestazioni psicopatologiche, ma
sono anche strumenti politici efficaci. Tanto per citare un paio d'
esempi dei giorni nostri, Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, ha
costruito sull'omofobia e sulla (etero)sessualità la nozione di
cittadinanza, conferendo e negando diritti civili in base al criterio
di "cittadinanza sessuale", pretesto per abusi ben più gravi. In
Nigeria proprio in questi giorni é in discussione un disegno di legge
che, con il pretesto di vietare il matrimonio tra persone dello stesso
sesso per "preservare i valori e le tradizioni della società
nigeriana", criminalizza ogni forma di attivismo e sostegno per i
diritti delle persone omosessuali e transessuali, sino a negare la
libertà di espressione e d'associazione, persino in privato. La nuova
legge é stata redatta in modo tale da poter essere utilizzata come
strumento di repressione politica, in base alla quale chiunque potrebbe
facilmente venire accusato di omosessualità e condannato a cinque anni
di reclusione. Proprio in questi giorni sta emergendo la natura vera
del disegno di legge, fortemente appoggiato dal governo, con il
supporto delle comunità religiose, ma divenuto terreno di scontro tra
esecutivo e Senato perché, se approvata, é ormai chiaro che la futura
legge sarebbe utilizzata nell'attuale campagna elettorale. A farne le
spese sarebbero anche attivisti per i diritti umani, cittadini e
cittadine in base al loro reale o presunto orientamento sessuale,
vittime di un clima sociale e politico di caccia alle streghe. É
possibile perciò immaginare che anche la retorica omofoba di questi
giorni in Italia, le assurdità che vengono sentenziate sui Dico, spesso
da parte di politici conviventi e divorziati, sia parte di un più ampio
progetto politico, di un attacco frontale da parte di uno schieramento
moderato, che include una parte sospetta del centro-sinistra che non
teme di scendere a patti con i poteri forti d'Oltretevere, pur di
mantenere il potere. É quasi normale che i Dico divengano pertanto un
simbolo, l'ultima linea del fronte laico. E qui sta, a nostro avviso, l'
errore strategico di tutti coloro che hanno accettato il compromesso
dei Dico pur di "portare a casa" qualcosa, errore che va a scapito
particolare del movimento LGBT. I Dico facilmente verranno bocciati in
Parlamento, soprattutto in questo clima che vede rafforzarsi il fronte
contrario. Vista l'aria che tira, pare che servirà più che qualche
dissidente liberale del centro-destra per fare si che il disegno di
legge venga approvato in Senato. In quella che per molti (ma non per
noi) é considerata la migliore delle ipotesi, in caso di approvazione
dei Dico si sarebbe vinta una battaglia simbolica. Peccato che si
tratterebbe di un simbolo senza contenuti, come già sappiamo. Ciò di
cui non si tiene conto in questo calcolo é del prezzo da pagare. La
retorica omofoba particolarmente accentuata in corso potrà anche essere
solo retorica politica, una "guerriglia" per il potere, ma la ricaduta
sociale potrebbe essere tangibile. Non crediamo infatti che il
martellamento omofobo di questi giorni faccia bene al Paese, e
soprattutto a coloro che ne sono più esposti. E se i Dico sono la
risposta, non ne siamo rincuorati. Può invece purtroppo dormire sonni
tranquilli il senatore Andreotti: é ancora lontano il giorno in cui
anche l'Italia dovrà "pagare il vero prezzo" della modernità, il giorno
in cui il presidente della repubblica italiana si troverà a promulgare
la legge che equipara le coppie formate da persone dello stesso sesso
ai coniugi, come accaduto alla "sfortunata" regina Elisabetta II, ed ad
altri reali d'Europa. La sua Italia é ancora ferma con lui all'età
della pietra. Stefano Fabeni Maria Gigliola Toniollo Washington – Roma,
5 marzo 2007

COMUNICATO STAMPA MARIO MIELI
ALLE FALDE DELL'
OMOFOBIA
Sono giunte anche a noi numerose e scandalizzate segnalazioni
sulla trasmissione di domenica scorsa di "Alle Falde del Kilimangiaro"
condotto da Licia Colò. Ospite era una donna musulmana medico e
sessuologa che ha attaccato gli omosessuali e l'omosessualità
definendola come vietata dalle tre religioni monoteistiche e una
malattia da curare. Il tutto senza contraddittorio e coll'assenso della
conduttrice. Pensavamo che non servisse più ricordare come ormai da
oltre 10 anni l'omosessualità non è inclusa nell'elenco delle malattie
dal DSM IV, sia a livello internazionale che nazionale. Invece sembra
che quando scienza e religione vengono irresponsabilmente confuse si
ritiene legittimo insultare, attaccare e umiliare persone dal pulpito
della televisione pubblica. Di fronte alle telefonate e alle proteste
da subito piovute sul programma la Colò si è difesa in diretta,
affermando la libertà di espressione della sua ospite. Per parte nostra
noi non riusciamo a capire cosa c'entrino le teorie sull'omosessualità
con un programma di viaggi. In secondo luogo ricordiamo alla
sprovveduta presentatrice che in democrazia la libertà di espressione
trova un limite invalicabile nel rispetto degli altri e delle leggi, e
che a questi limiti vanno ad aggiungersi quelli del buon senso e del
buon gusto del ruolo della televisione pubblica che è sostenuta con il
canone di tutti i cittadini, anche omosessuali. Persino le teorie
razziste del Manifesto della Razza di Gobineau pretendevano di avere
fondamenti scientifici, e se vogliamo puntare sull'etnologia ci sono
società in cui ancora esiste la schiavitù o l'infibulazione.
Giustamente qualsiasi presentatore si sarebbe opposto a che queste cose
venissero sostenute positivamente nella propria trasmissione. Ma ancora
una volta i cittadini omosessuali non vengono ritenuti degni di
protezione e rispetto. Per molto meno la RAI ha preso seri
provvedimenti. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli chiede
alla Colò chiare e pubbliche scuse e alla direzione della sua rete di
prendere provvedimenti valutando la sospensione del programma, o la
rimozione dell' inadeguata presentatrice.
Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli
Per il direttivo Andrea Maccarrone

COMUNICATO STAMPA
PROF. CLAUDIO NICOLINI
MOZIONE PRESENTATA AL
DIRETTIVO NAZIONALE SDI DEL 25/2/07
PER UNA GRANDE SINISTRA DI GOVERNO
MODERNA ED APERTA
Il mondo è un unico sistema tenuto assieme sino a
poco fa dai soli gnomi della finanza che hanno determinato e
condizionato ad oggi le scelte politiche e strategiche dei singoli
paesi (quali energia, tecnologia e sviluppo distribuite a macchia di
leopardo e con grandi in equità ). Da qualche mese è stata invece
acquisita coscienza che il mondo condivide una sottile atmosfera
terrestre sempre più invasa da CO2 con aumento della temperatura e
scioglimento di tutti i ghiacciai e che contestualmente l'umanità ha
nel processo bruciato in meno di 200 anni tutte le risorse energetiche
(petrolio,gas) accumulate nei fossili in oltre 500 milioni di anni
ponendo le premesse per il rallentamento a breve ( a partire dal 2020)
di tutte le economie sino al loro progressivo blocco. Gran parte dei
paesi ( Italia inclusa) continuano a peggiorare il disastro senza porvi
mano con interventi significativi, si accusano reciprocamente (vedi
Cina ed USA) di contravvenire al trattato di Kyoto che hanno
liberamente sottoscritto e sottovalutano l'esaurimento delle risorse
energetiche di questo passo gli esseri umani si autodistruggeranno
molto prima del tempo previsto per la loro estinzione in base al ciclo
del nostro Sistema Solare od al diffondersi di terrorismo e guerra. Il
pericolo è universale ed in questo la solidarietà deve essere
universale aggiornando strumenti parafascisti quali la legge Bossi-Fini
sull'Immigrazione e tutte le priorità sia economiche che politiche sino
ad oggi in essere prescindendo dalla globalizzazione di cui sopra. Ubi
maior minor cessat. In questo quadro l'agenda politica e lo stesso
pensare politico vanno riscritti ovunque ma anche nel nostro paese. Non
possono bastare pannicelli caldi. La ricerca scientifica e tecnologica
e tutto quanto ruota intorno (Università , Enti di Ricerca, Industrie
ed Enti ad alto contenuto tecnologico, Normative sull'Immigrazione più
duttili verso le intellighenzie extracomunitarie) devono diventare
centrali ed assolutamente prioritari. Bene ha fatto in questo senso il
Premier Prodi a ripristinarne ieri l'alta rilevanza con l'
identificazione dei dodici punti su cui ha ottenuto il consenso dell'
Unione, lasciando al parlamento la definitiva approvazione del ddl
"DICO" ; e bene ha fatto Boselli a sostenerlo non dando risonanza ad
altre priorità apparentemente portate da Pannella in quella sede con
grande intemperanza. Confortante e sorprendente per noi Socialisti
Liberal antelitteram che da più parti ora si converga verso il
liberalsocialismo sia fra fautori del Partito Democratico versione
DS/Margherita che fra suoi oppositori aventi le prospettive più
diverse. Questa discussione però avviene su un generico contenitore e
mai su una precisa piattaforma organica fatta eccezione di un
altrettanto generico laicismo. Al paese necessita invece una moderna
combinazione di liberalismo e di socialismo mutuata dai vincoli di
globalizzazione sopradescritti, un contributo alternativo non più
elitario ma di massa quale collante di una riorganizzazione della
sinistra di governo in Italia. Sotto l'aspetto ideologico, libertà ed
eguaglianza rimangono incompatibili come valori ultimi, ma questa
soluzione intende il liberalismo solo come metodo ed il socialismo
come fine, ossia partendo dalla liberazione dell'individuo rispetto
allo Stato per tendere alla liberazione dell'uomo rispetto a tutti gli
altri condizionamenti che provengono dalla società e dalla
globalizzazione, specie nella sfera economica , dell'energia e dell'
ambiente. Nell'ambito dei giochi politici a somma zero di destra verso
sinistra definibili secondo la teoria di Nash il Socialismo Liberal
può essere definito un comportamento razionale che persegue il meglio
evitando il peggio, tentando la trasformazione del vecchio
LiberalSocialismo in una formulazione moderna di massa come possibile
base ideologica di una organica riorganizzazione della sinistra di
governo senza anacronistiche asprezze. La iniziale formulazione
nazionale di Rosselli e Bobbio di molti anni fa (cui tutti fanno
riferimento), un né socialismo né liberalismo, viene trasformata in una
nuova sintesi internazionale positiva nell'ambito dei vincoli "globali"
attuali cui non è più possibile prescindere, un et-et al di là dell'uno
e dell'altro ma dentro a entrambi alla ricerca di una sintesi che la
storia non ha sino ad ora conosciuto ed a cui deve tendere subito lo
SDI in stretta sintonia con Prodi per: *aggregare chiunque
disponibile in gran fretta onde raggiungere una adeguata massa critica
( in assenza della quale vi è solo il rischio di essere velleitari
vista la macrodimensione dei problemi), **richiedere subito una
Costituente per il Partito Democratico sulla base di una testa un voto,
***correggere il Manifesto dei Saggi chiedendo di meglio precisarne i
contenuti positivi ( quali il riferimento al PSE) e di integrarlo con
quanto emergerà dal nostro Congresso. Il Socialismo Liberal deve
diventare il collante senza nominalismi e senza radicalismi del
processo riformista offrendo idee e soluzioni che coniugano giustizia e
libertà con efficienza e progresso. Sempre con trasparenza nel
processo decisionale e col coinvolgimento della "gente" attraverso
internet , referendum e primarie, abdicando ad egoismi individuali e di
gruppo, lo SDI per la sua storia quale unico erede del vecchio PSI e
per la sua attuale posizione deve provarci senza subordinazione ad
altri o senza torcicolli verso un passato che non ritornerà mai nella
stessa forma. Non è sbagliato l'obiettivo della riorganizzazione del
centro-sinistra in un grande partito democratico bensì l'averlo
confinato al burocratico incontro da codice Cencelli di due apparati
di partito (post-PCI e post-DC) relegando l'apparato post-PSI ad un
ruolo subalterno di pura facciata opportunamente filtrato e raccolto in
ordine sparso ; ma cosa ancor più grave è l'aver messo in un angolo la
società civile e tutti i movimenti ed associazioni che hanno
legittimato nelle Primarie dell'Unione la leadership di Romano Prodi
per il Governo, a cui rimane ora la sola alternativa di nuove elezioni
politiche con una nuova legge elettorale. A questo processo ci
auguriamo partecipino federandosi opportunamente con noi dello SDI
tutte le restanti componenti della diaspora socialista e
liberaldemocratica collocate a sinistra e tutte le liste civiche
variamente presenti sul territorio e che si riconoscano nel socialismo
liberaldemocratico. Abbiamo infatti vissuto con rammarico il fallimento
della RnP quale primo laboratorio nel quale far lavorare insieme tali
due componenti, ma il tenerla in vita aumenta solo la confusione ora..
Lo SDI deve stabilire : -una agenda prioritaria per arrivare ad un
nuovo modello di grande riorganizzazione riformista bottom up che non
può essere certo quello top-down chiuso suggerito ad oggi; - idee,
meritocrazia e trasparenza nel processo decisionale e gestionale ; -
dipartimenti tematici che valorizzino il capitale umano ove presente ;
- incompatibilità fra governo , partito e parlamento. In conclusione
lo SDI deve partecipare ad una riorganizzazione della sinistra di
governo che parta dalle masse per le masse , anche per dare risposta ai
numerosi problemi tuttora aperti quali
la deindustrializzazione con
disoccupazioni , sottooccupazioni e nuove povertà crescenti sopra
livello di guardia;
gli ingiustificati e permanenti stati di guerra nel
mondo ;
la progressiva perdita di risorse energetiche ed il
deterioramento dell'ambiente,
il perdurare della subordinazione
femminile;
la emarginazione dal vorticoso progredire della ricerca
scientifica e tecnologica in atto e sottostima del suo impatto su
sanità, società e produzione;
la riconsiderazione dei mezzi necessari
a promuovere il protagonismo dei cittadini indipendentemente anche dai
partiti utilizzando la telematica diffusa nel territorio per una
consultazione di massa eliminando i privilegi di apparato rispetto ai
diritti di tutti i cittadini.
il mezzogiorno senza il cui sviluppo si
rallenta l'intero paese,
il potenziamento delle piccole e medie imprese
cardine della nostra economia,
il riordino della pubblica
amministrazione per abolire duplicazioni e sprechi, con aggregazione
dei piccoli comuni per la gestione dei servizi.
Questa mozione è
sottoposta alla riflessione dei compagni membri del Consiglio
Nazionale per la loro sottoscrizione come sintetico contributo di idee
e proposte al prossimo Congresso Nazionale Straordinario dello SDI.

Firmatari
CLAUDIO NICOLINI MEMBRO ESECUTIVO NAZIONALE SDI
GIULIANO
BOFFARDI MEMBRO DIRETTIVO NAZIONALE SDI
ANTONIO RUGIERO MEMBRO
CONSIGLIO NAZIONALE SDI
PAOLO FERLI MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
CARLO BRUSCHI MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
SEBASTIANO PONTE
MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
PISANO PASQUALE MEMBRO CONSIGLIO
NAZIONALE SDI
GASPA LEONARDO MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
LIBERATORE CARLA MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
FRANCESCO
CUCINATO MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
GIANNI FABBRI MEMBRO
CONSIGLIO NAZIONALE SDI


MAMAN
DA CINQUE A ZERO STELLE

Ho sempre
avuto grande stima, simpatia e ammirazione per la donna e per la
politica Emma Bonino tanto da sostenere la campagna per «Emma for
President» in cui Emma risultò la più amata dagli italiani per
rappresentarli, tutti, come Presidente della Repubblica. E ciò lo
testimonia, anche, la mia intervista pubblicata da Sette, ora Magazine,
il settimanale del Corriere della Sera.
Quindi, Emma Bonino - nessuno
più di lei, sa e ricorda quanto e come mi spesi, su ogni fronte, per
lei e per i Referendum Radicali sull'economia - voglia accogliere
queste mie osservazioni, molto molto critiche, sulle modalità con cui
un Ministro della Repubblica, Emma Bonino, si è mosso nei confronti di
un compagno di partito. Nei confronti di Daniele Capezzone, ora
Presidente della Commissione Attività Produttive alla Camera, ex
segretario di Radicali Italiani deposto, manu militari, e cosa
gravissima alla vigilia di un congresso che è l'organo politico
collegiale a cui spetta, per voto democratico, la sostituzione e
l'elezione dei nuovi organi di partito. Rimosso da Marco Pannella che -
non va dimenticato dagli Angiolo Bandinelli e dai compagni di partito
ora deputati alla Camera che hanno innalzato il palco della pubblica
gogna e del pubblico processo, in puro stile Soviet, a Daniele
Capezzone dichiarando una sequela di querule puttanate a Radio Radicale
- lo sostituì nel corso di una cena, tete a tete, con il nuovo
segretario. Nuovo segretario che, peraltro, ha la mia stima,
condizionata, purtroppo, da Pannella. Già dal Congresso, perciò, non
spetta al gruppo dirigente radicale, ne' a «Maman» Bonino decretare ciò
che è partitocratico, antidemocratico, e tutto l'armamentario di cui si
ammantano e sproloquiano Pannella e i dirigenti radicali. La base è
lontana da loro mille miglia e se non si sbrigano a cambiare musica e
pifferai, si ritroveranno in undici dirigenti e nisba aderenti. Non
possono parlarne più fino al momento in cui usciranno dal cuneo
nefasto, e drammatico, in cui li ha precipitati Marco Pannella. E' a
lui solo, infatti, che si deve l'isolamento e il fuggi fuggi dalle
iscrizioni al Partito Radicale, la fine ingloriosa della Rosa nel Pugno
- iniziata già dalle elezioni amministrative dove vigeva l'ordine, tra
i radicali, non tra lo Sdi, di condurre la campagna elettorale,
volutamente dissennata, con i temi della laicità, dell'anticlericalismo
e dell'eutanasia quando ai cittadini, nelle amministrative, sta a cuore
il programma per la loro città: e se sei laico o non laico non gliene
può fregare niente a nessuno.
Che Radio Radicale, e i suoi dirigenti,
si salvino dai Bandinelli che stanno tentando l'operazione di
stravolgimento, pro domo Pannella, di quanto ha scritto oggi, sul
quotidiano Il Foglio, Adriano Sofri. Risponderò ad Adriano Sofri
sperando che, a differenza dell'Appello per la sua Grazia, l'argomento
lanciato oggi da Sofri divenga pubblico dibattito tra la società civile
e non solo tra i soliti quattro gatti opinionisti che, per contendersi
il merito della Grazia a Sofri, fecero sì che, Sofri, viva ancora da
detenuto.
Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet
www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm

NESSUNO TOCCHI CAINO 10 MARZO 2007
8 MARZO. NESSUNO TOCCHI CAINO LO DEDICA ALLE DONNE IRANIANE
- 9 marzo 2007: accogliendo un appello del Premio Nobel iraniano Shrin
Ebadi, Nessuno tocchi Caino ha dedicato l'8 marzo alle donne iraniane
ed in particolare alle attiviste arrestate domenica scorsa. Elisabetta
Zamparutti, tesoriera di NtC e di Radicali Italiani, l'unico partito a
guida tutta al femminile, ha in proposito dichiarato: "E' alle iraniane
che pagano il prezzo altissimo di dover vivere in una vera e propria
teocrazia, come tale misogina, che dedichiamo la giornata dell'8 marzo.
L'Iran è, dopo la Cina, il secondo paese al mondo per numero di
esecuzioni dove sono innanzitutto le donne a subire le più gravi
violazioni dei principi minimi di diritto internazionale a partire dal
ricorso alla lapidazione per reati di adulterio o il raggiungimento
della maggiore età delle bambine a 9 anni. Ma non saranno certo i
mullah iraniani al Governo a poter assicurare nel paese il pieno
riconoscimento e rispetto dei diritti umani e civili delle donne. E'
dalla Comunità internazionale che deve giungere l'impegno a far
rispettare innanzitutto il diritto all'esistenza delle sue cittadine e
dei suoi cittadini assicurando quei diritti democratici e di libertà
che sono elementi fondanti la comunità internazionale di cui oggi noi
tutti ci riconosciamo e ci sentiamo parte attiva". Intanto il 7 marzo,
l'Iran ha impicca! to cinque uomini riconosciuti colpevoli di omicidio.
Lo ha riportato l'agenzia semi-ufficiale Fars, aggiungendo che le
esecuzioni sono avvenute la mattina presto nel carcere di Evin, a
Teheran.
PENA MORTE. SENATO ITALIANO APPROVA ABOLIZIONE TOTALE DA
COSTITUZIONE - 7 marzo 2007: il Senato italiano ha approvato il
disegno di legge che modifica l'art. 27 della Costituzione abolendo la
pena di morte anche nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.
Il ddl è stato approvato dal Senato con 226 voti favorevoli, 12
astenuti e nessuno contrario. Al comma quarto dell'articolo della
Costituzione, dove si stabilisce che "non e' ammessa la pena di morte",
viene soppressa la condizione successiva che recita "se non nei casi
previsti dalle leggi militari di guerra". Il ddl costituzionale era
stato trasmesso al Senato dalla Camera, che lo aveva approvato con voto
bipartisan in prima lettura lo scorso 10 ottobre. Il provvedimento
torna ora alla Camera per la seconda lettura come prevede l'art.138
della Costituzione, che stabilisce essere quattro le letture
necessarie, dal momento che si tratta di un provvedimento di natura
costituzionale che modifica la Carta fondamentale. In merito
all'odierna approvazione del ddl da parte del Senato, Sergio D'Elia
Segretario di Nessuno tocchi Caino e deputato della Rosa nel Pugno ha
dichiarato: "Con questo voto si rafforza, anche da un punto di vista
interno, l'adeguatezza dell'Italia al grande obiettivo su cui questo
Governo si è impegnato, quello della presentazione della risoluzione
per la moratoria universale delle esecuzioni capitali all'Assemblea
Generale dell'ONU in corso a New York. Mi auguro che al voto del Senato
segua subito la seconda lettura del disegno di legge per giungere
presto alla eliminazione definitiva dalla nostra Costituzione delle
ultime vestigia di un passato che non ha alcun futuro nella coscienza
civile e politica del nostro paese."
IRAQ. TRE ESECUZIONI SOSPESE - 2
marzo 2007: le autorità irachene hanno sospeso le esecuzioni di tre
donne condannate a morte in relazione ad attentati terroristici. Le
stesse autorità – riferisce il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite
sulla Detenzione Arbitraria – assicurano che il caso di Wassan Talib,
Zainab Fadhil e Liqa Omar Muhammad, sarà esaminato da una corte d'
appello. La sospensione delle esecuzioni è il risultato di una campagna
internazionale, secondo un comunicato diffuso dagli attivisti Hana Al
Bayaty, Ian Douglas, Abdul Ilah Albayaty, Iman Saadon, Dirk Adriaensens
e Ay&#351;e Berktay. Alle tre donne vanno ora "garantite tutte le
tutele previste dal diritto internazionale sui diritti umani",
aggiungono gli attivisti. Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein,
avvenuta il 9 aprile 2003, la pena di morte in Iraq era stata sospesa
dall'Autorità Provvisoria della Coalizione. E' stata reintrodotta dopo
il trasferimento di poteri alle autorità irachene, avvenuto il 28
giugno 2004. Nell'ottobre 2005 il Parlamento ha approvato una nuova
legge anti-terrorismo che prevede la pena di morte per "chiunque
commetta ... atti terroristici", così come per "chiunque istighi,
prepari, finanzi e metta in condizione terroristi di commettere questo
tipo di crimini".
USA. CAMERA DEL TEXAS APPROVA PENA DI MORTE PER
VIOLENZA SESSUALE CONTINUATA SU BAMBINI - 9 marzo 2007: la Camera dei
Rappresentanti del Texas ha approvato, lunedì, in via preliminare un
disegno di legge che prevede la possibilità di condanna a morte per chi
violenta ripetutamente bambini. Il disegno introduce una nuova
fattispecie di reato, "Abuso sessuale continuato di uno o più bambini",
e stabilisce che una prima condanna venga punita col carcere da 25 a 99
anni. Nel caso in cui - in caso di rilascio - il condannato ripeta lo
stesso tipo di reato, la pena prevista è l'ergastolo senza condizionale
o la condanna a morte. Il provvedimento definisce "abuso sessuale
continuato di bambino" come due o più atti sessuali commessi ai danni
di una persona di età inferiore a 14 anni, per un periodo di 30 o più
giorni. Approvato in via preliminare con 118 voti favorevoli e 23
contrari, il disegno di legge necessita dell'approvazione finale della
Camera prima di passare al Senato, che sta attualmente esaminando un
disegno simile. Gli avversari del disegno sostengono che punizioni
così dure potrebbero spingere il violentatore a uccidere la propria
vittima, per eliminare un testimone; sarà inoltre più difficile
ottenere la collaborazione della vittima, nel caso in cui chi commette
gli abusi sia un familiare o un amico di famiglia. In settimana, in
Texas, ci sono state due esecuzioni, che portano a otto il numero dei
giustiziati quest'anno nello stato americano più esecuzionista. Robert
Perez, 48 anni, è stato giustiziato il 6 marzo nel carcere di
Huntsville. Era stato condannato a morte per gli omicidi di Jose
Travieso e Robert Rivas, commessi nel 1994 nel corso di un regolamento
di conti tra bande messicane rivali. Le ultime parole di Perez sono
state per la sua famiglia: "Dite ai ragazzi che gli voglio bene e che
non li dimenticherò. Guardia, sono pronto". Il giorno dopo, è stato
giustiziato Joseph Nichols, 45 anni, dopo aver trascorso 25 anni nel
braccio della morte. Joseph era stato condannato a morte per l'omicidio
di un negoziante settantenne, Claude Shaffer, avvenuto il 13 ottobre
del 1980 a Houston, durante una rapina. Nichols non ha voluto l'ultimo
pasto e si e' rifiutato di camminare fino alla camera della morte. Le
sue ultime parole sono state insulti alle guardie carcerarie. La Corte
Suprema degli Stati Uniti aveva respinto il suo ultimo appello. Un suo
complice, Willie Williams, era stato giustiziaTo nel 1995. I difensori
di Nichols hanno sempre evidenziato che sul corpo della vittima fosse
stata trovata una sola ferita da proiettile e che quindi solo uno dei
rapinatori poteva aver commesso l'omicidio. Nichols e Williams furono
condannati al termine di due diversi processi durante i quali, secondo
gli oppositori della pena capitale, furono presentate prove false e non
furono ammesse testimonianze a favore degli imputati. Intanto in un
altro stato americano, la Florida, una commissione di esperti, nominata
per esaminare la procedura di iniezione letale dello stato, ha
raccomandato di apportare modifiche al cocktail letale. Per gli 11
esperti va escluso il sedativo finora utilizzato, dal momento che
potrebbe anestetizzare in maniera incompleta il condannato, rendendolo
capace di avvertire intenso dolore senza possibilità di esprimerlo. La
commissione non ha tuttavia indicato quali altre sostanze utilizzare
nell'iniezione letale, limitandosi a dire che tocca ora al governatore
Charlie Crist valutare "se sostanze più efficaci possano o debbano
essere introdotte". Le esecuzioni sono state fermate in Florida nel
dicembre dello scorso anno, dall'allora governatore Jeb Bush, a seguito
della maldestra iniezione letale effettuata su Angel Diaz, 55 anni.

GHANA. COMMUTATE IN ERGASTOLO 36 CONDANNE CAPITALI - 6 marzo 2007: il
presidente del Ghana, John Kufuor, ha commutato in ergastolo 36
condanne a morte, rende noto il Ministero degli Interni ghanese. Sono
in complesso 1.206 i detenuti che hanno ricevuto la commutazione della
pena o sono stati liberati, in occasione del 50° anniversario dell'
indipendenza nazionale. La condanna all'ergastolo di tre prigionieri è
stata ridotta a 20 anni di detenzione, mentre sono 1.167 i detenuti che
saranno liberati. Il comunicato del Ministero non precisa in che tempi
la decisione del Presidente sarà applicata. La popolazione carceraria
sfiora in Ghana le 12.000 unità. Nel Ghana non ci sono esecuzioni dal
luglio 1993 quando 12 prigionieri condannati per rapina e omicidio sono
stati fucilati. Le esecuzioni possono avvenire anche tramite
impiccagione ma l'ultima impiccagione del paese risale al 1968. Il 17
settembre 2004, il giudice Felix Michael Lartey, membro della Corte
Suprema del Ghana, ha dichiarato che la pena di morte andrebbe abolita
dalla costituzione del Paese perché non serve al suo scopo. Il 25
ottobre 2005, anche il Procuratore Generale e Ministro della Giustizia
ghanese, Ayikoi Otto, ha proposto l'abolizione della pena di morte, in
occasione di un convegno intitolato "Analisi della pena capitale in
Ghana", svoltosi nella capitale Accra. Secondo l'autorità penitenziaria
del Ghana, al marzo 2006, erano 152 le persone in attesa di esecuzione.

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12 febbraio 2007

news 12 febbraio

IN ITALIA E' BOOM DELLE CONVIVENZE, MA RUINI SCOMUNICA I "DI.CO"
Italia, è boom di convivenze. Ma la Chiesa scomunica i Dico
L'Istat: nel nostro Paese ci sono mezzo milione di conviventi, matrimoni ai livelli più
bassi dal 1972. Ci si sposa oltre i 30 anni e sempre di meno. E intanto
la Chiesa si mobilita contro i Dico. Il Papa: no alla distruzione della
famiglia grazie alle leggi statali. E il cardinale Ruini annuncia un
documento vincolante per i cattolici.

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 9
febbraio 2007
DICO: ARCIGAY, LE COPPIE FONDATE SULL'AFFETTO RIMANGANO
AL CENTRO DELLA LEGGE . MIGLIORARE LA PDL IN DIECI MOSSE
"Verrebbe
proprio da dire: che te lo 'dico' a fare? Dico o Pacs, scopo della
legge deve rimanere quello di riconoscere diritti e doveri delle coppie
legate da vincoli affettivi. Includere rapporti di altra natura, come
quelli tra fratelli, è solo un tentativo di introdurre incongruità nel
testo della legge al fine di snaturarla, e imporre ulteriori
limitazioni ai diritti previsti". Questo il segnale d'allarme lanciato
dal presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, che, all'
indomani del varo dei Dico da parte del governo, propone dieci punti
per migliorare il provvedimento. "Alcuni aspetti del ddl sono vessatori
– spiega Lo Giudice -. Altri sono solo il tentativo del Vaticano,
rappresentato da Rutelli, di snaturare la legge e di limitare i diritti
previsti. "Solo per fare un esempio i nove anni di attesa per il
diritto all'eredità sono davvero troppi. E che succede se una macchina
mi mette sotto prima? "Altro problema spinoso è il partner
extracomunitario. Se ci si registra all'anagrafe, ha diritto al
permesso di soggiorno. Ma come fa a registrarsi se il permesso di
soggiorno non ce l'ha ancora? Una coppia eterosessuale potrebbe
sposarsi. Una coppia gay, rischia la separazione forzata. "Va inoltre
prevista la possibilità per i conviventi di recedere dal rapporto,
senza dover per forza cambiare subito di casa. Un rapporto affettivo
può finire anche se, magari per necessità temporanea, si continua a
vivere sotto lo stesso tetto. Altrimenti viene contraddetta la
volontarietà del rapporto". Di seguito i dieci miglioramenti che
Arcigay propone al pdl Dico: "CHE TE LO DICO A FARE"1. Dichiarazione -
La dichiarazione deve essere resa insieme: quella di avvisare il
partner tramite raccomandata è una disposizione ridicola e rischia di
aprire il varco a false convivenze. Non ha senso estendere le
convivenze dichiarate a fratelli e sorelle. 2. Convivenza – è la
condizione della dichiarazione, ma deve essere resa possibile: va
prevista la possibilità di regolarizzare il partner straniero privo di
permesso e che ci siano punteggi nelle graduatorie lavorative per il
ricongiungimento al partner con cui si vuole andare a convivere.
Inoltre impedire che si possa dichiarare una convivenza con l'
amministratore di sostegno è in contrasto con la legge che prevede che
sia proprio il coniuge o il convivente ad assumere questo ruolo. 3.
Possibilità di recesso – Deve essere inserita. Nell'attuale proposta
non è prevista, in contrasto con la volontarietà della dichiarazione
iniziale. 4. Parte patrimoniale – deve essere possibile scegliere la
comunione dei beni e opporla a terzi. 5. Accesso alle strutture
sanitarie – il diritto deve essere garantito e non lasciato alla buona
volontà dei singoli ospedali. 6. Successione ereditaria - I nove anni
di attesa sono eccessivi. E se uno muore prima che succede? Va inoltre
parificata la tassa di successione a quella prevista per i familiari.
7. Successione nel contratto di locazione - deve poter essere
immediata, come già stabilito dalla Corte costituzionale, e non legata
ai tre anni di convivenza. 8. Reversibilità della pensione – viene
rimandata alla successiva riforma, ma vanno almeno esplicitati in modo
chiaro i principi e definiti tempi congrui e non eccessivi. In
particolare va riconosciuto il periodo di convivenza pregressa. 9.
Impresa familiare – viene riconosciuta al partner la partecipazione
agli utili, ma non ai miglioramenti dell'impresa e non si tiene conto
del lavoro casalingo. 10. Graduatorie lavorative – va definito in modo
vincolante il diritto ad un punteggio e vanno abbassati i tre anni
previsti, che penalizzano le coppie giovani. Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO STAMPA
JONATHAN DIRITTI IN MOVIMENTO
Il Governo ha affrontato i PACS.
Sotto le bordate della Chiesa, gli attacchi dei
difensori della famiglia alla Casini (divorziati ma, a detta loro,
proprio per questo consci del senso della vera unione matrimoniale), i
veti delle guardie svizzere del programma (ci è toccato anche questo.
Così si sono definiti i teodem della Margherita), le ministre alla
famiglia e alle pari opportunità hanno trovato il compromesso. Se è
vero che l'Unione ha fatto un passo (ma lo doveva fare, era scritto nel
programma), è altrettanto vero che la soluzione è al massimo ribasso.
Dunque, forse, è un passo indietro. I DICO non ci appartengono. Ci sono
estranei, ma lo sono perché ancora ci estraniano dalla società. L'
incipit del decreto sembra fatto per nascondere, o quantomeno per
spingerci a nasconderci: l'articolo 1 (ma chi l'ha scritto … il dottor
Azzeccagarbugli?) si arruffa al comma 3 in una specifica sulla lettera
raccomandata che, per avviare l'agognata convivenza, uno/una degli
aspiranti potrebbe inviare all'altro/a in sostituzione della firma
congiunta all'anagrafe (la «dichiarazione contestuale»). All'articolo
4, sull'assistenza in caso di malattia, anziché affermare un semplice
principio, cioè il diritto di un partner a prestare cura all'altro in
caso di ricovero, si rimanda alla disciplina stabilita dalle singole
strutture ospedaliere. All'articolo 5, se il partner muore o è
incapace, l'altro può assumere decisioni se vi è stato un atto scritto
(specifico, dunque aggiuntivo rispetto alla formalizzazione della
convivenza). All'articolo 7, Regioni e Province autonome «tengono
conto» della convivenza ai fini dell'assegnazione degli alloggi
pubblici. Non c'era una definizione più assertiva? All'articolo 8 si
specifica che, in caso di morte, il trasferimento del contratto di
locazione al partner può avvenire se vi sono stati tre anni di
convivenza. E se la tragica fine della convivenza si verificasse il
giorno prima del terzo anniversario? All'articolo 9 il triennio vale
anche per le agevolazioni e la tutela in campo lavorativo. All'articolo
10 si rimanda, sulle pensioni, al riordino generale della materia. Ma
si ribadiscono i criteri del bollino annuale. All'articolo 11 i tre
anni diventano nove sui diritti di successione. Se prima vi era una
discriminazione piena, oggi ce n'è una a metà. Ci chiediamo però se una
mezza discriminazione non valga, per chi la subisce, come una
discriminazione intera. Nell'Italia dove il privato torna ad essere
pubblico se è Veronica a scrivere a Silvio, le persone omosessuali non
esistono nel Giorno della memoria. L'Abruzzo ha uno statuto che
«promuove e garantisce la cultura, il rispetto ed il riconoscimento dei
diritti degli animali», ma che laddove «riconosce il valore
fondamentale della famiglia come luogo di promozione sociale di
sviluppo e tutela della persona» non «promuove il riconoscimento delle
altre forme di stabile convivenza affettiva» (questo emendamento è
stato infatti bocciato). A Pescara, è accaduto davvero e lo riportò Il
Centro il 29 giugno 2006, il sindaco salta un dibattito sui diritti
degli omosessuali alla festa della CGIL perché preso da orrore e foga
civica nell'incocciarsi strada facendo nell'immondizia fuori da un
cassonetto (sindaco, a Pescara non è certo una rarità …). Ci
aspettavamo di entrare in Europa. Entriamo invece nel Partito
democratico: molti hanno gioiosamente affermato che il compromesso dei
DICO è la prima vera prova di capacità di sintesi del costituendo PD.
Sulla nostra pelle…
Jonathan - Diritti in movimento Associazione glbt
Via Palermo, 41 - 65122 Pescara 347 6163260 - info@alinvolo.org www.
alinvolo.org


COMUNICATO STAMPA RADICALI ITALIANI
DICHIARAZIONE DI
RITA BERNARDINI
Il DDL del Governo sulle unioni civili non soddisfa
Radicali Italiani. Si è tenuto conto prima del potere clericale
vaticano e poi delle esigenze dei componenti le unioni di fatto. Non
avendo senatori, a causa dell'illegalità del nostro paese, chiederemo
subito un incontro con il senatore Cesare Salvi, relatore dei
provvedimenti sulle unioni civili, incluso quello del Governo.
Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani: "Il
provvedimento del Governo sulle Unioni civili non soddisfa Radicali
Italiani. Il testo, frutto di vari livelli di compromesso, ha dato
priorità alle esigenze del potere politico-clericale-vaticano e poi
alle persone componenti le unioni di fatto. Come giustamente detto da
Emma Bonino, che ha espresso anche lei le sue riserve sul testo, questo
non è il Governo Zapatero che con una semplice legge ha risolto il
problema delle discriminazioni verso le persone omosessuali. I
radicali, da sempre impegnati per la difesa della dignità e dei diritti
delle persone gay, si batteranno in Parlamento per migliorare questo
provvedimento governativo che andrà per il suo esame al Senato. Non
avendo propri Senatori, a causa dell'illegalità istituzionale di questo
paese – ricordiamo che su questa vicenda è in corso l'iniziativa
nonviolenta di Daniele Capezzone, giunto oggi al 14° giorno di sciopero
della fame - chiederemo subito un incontro con il Senatore Cesare
Salvi, relatore in Commissione Giustizia dei Disegni di Legge sulle
Unioni civili finora presentati, incluso quello del Governo, per
chiedergli di tenere conto delle nostre posizioni e proposte
migliorative". RADICALI ITALIANI

COMUNICATO STAMPA "VEDOVENERE"
In
seguito alle ultime discussioni parlamentari che fann o riferimento
alla legittimazione delle coppie di fatto, in seguito ai continui
minuetti della politica italiana in cui le promesse servono solo per
vincere le elezioni (e a stento aggiungiamo ndr), in seguito a
dichiarazioni sempre più discriminanti e considerazioni al limite dell'
omofobia, il sito delle Vedove Nere promuove la diffusione della
seguente "lettera aperta", con gentile preghiera di sottoscrizione e
diffusione da parte di coloro che condividano quanto scritto.
Egregi
signori, chi scrive è un gruppo di: persone; donne; cittadine italiane;
adulte; professioniste, che lavorano e pagano le tasse. Queste
caratteristiche indicano una larghissima parte di popolazione italiana,
se non fosse che tutte noi conviviamo oppure abbiamo/abbiamo
avuto/avremo una relazione affettiva stabile con una persona del nostro
stesso sesso. Quest'ultimo aspetto in sè dovrebbe essere ininfluente,
come sostiene la Costituzione, eppure ci vengono negati diritti
elementari della società civile, ci vengono preclusi i privilegi a cui
le coppie sposate accedono automaticamente. Scontati, invece, tutti i
doveri che le nostre relazioni comportano. Nessuno ci impedisce di
prestare cure e assistenza alle nostre compagne finché siamo in
privato, ma non ci è consentito di prestare per loro il consenso
informato o autorizzare l'espianto degli organi, figurarsi detrarre
fiscalmente le loro cure. Nessuno ci impedisce di mantenere le nostre
compagne agli studi ma ci viene negata la possibilità di detrarne i
costi dalle tasse. Nessuno ci impedisce di pensare al futuro delle
nostre compagne quando non ci saremo più, ma se l'unica cosa che
possiamo garantire è la nostra pensione allora si tratta di pensieri
inutili. Nessuno ci impedisce di vivere insieme, dividere le spese e
aumentare il reddito disponibile per far marciare l'economia ma se
volessimo una casa popolare non entreremmo neppure in graduatoria.
Esempi banali ma concreti: a fronte dei doveri che volentieri
assolviamo, lo Stato ci nega diritti e privilegi che ad altri concede.
E' discriminazione. Per questo chiediamo che, finché questo Stato non
riconoscerà pari dignità alle nostre unioni, ci vengano ridotte le
tasse che paghiamo anche per garantire ad altri di usufruire di diritti
e privilegi a noi negati. Sentiamo dire che il riconoscimento dei
nostri diritti di fronte allo stato significherebbe minare le basi
della società civile e della famiglia. Con tutta la buona volontà, non
riusciamo a capire come e perché questo dovrebbe accadere, visto che
nessuna di noi, credeteci, proprio nessuna, deciderà di diventare
eterosessuale o sposare un qualunque uomo anche qualora non vedessimo
riconosciuti i diritti del matrimonio. Nessuna di noi. Noi vogliamo
poter accedere a quell'istituto di diritto civile sancito dall'articolo
29 della Costituzione, articolo che parla esplicitamente di "coniugi"
senza specificarne sesso, razza, credo religioso o caratteristiche
altre. Coniugi; persone. Come noi. Come voi? Firmato: Vedovere.com


COMUNICATO STAMPA RNP
Pacs: il Papa viola costantemente il Concordato
tra Italia e Vaticano. Lo ha fatto anche oggi. A quando l'abrogazione
di questo privilegio?
Roma, 9 febbraio 2007
• Dichiarazione di Rita
Bernardini, segretaria di radicali italiani e Sergio Rovasio, segr.
generale gruppo RnP alla Camera "Secondo il Papa, che si rivolge ormai
in modo esplicito, come oggi, agli organi legislativi e al Governo, in
palese violazione dell'Art. 1 dell'Accordo-Concordato tra Italia e
Vaticano del 1984, le leggi devono sempre essere espressione di
principi e di valori conformi col diritto naturale. Vorremmo sapere
quando l'Accordo-Concordato verrà 'naturalmente' abolito, viste le
continue violazioni delle sue disposizioni". INVIATO DA Sergio Rovasio
RNP


COMUNICATO STAMPA
Napoli,12/02/2007
Per San Valentino a Napoli i
CIOCOPACS, cioccolatini degli innamorati gay per chiedere diritti
Che
il cioccolato fosse buono lo si sapeva da tempo, ma che potesse servire
a migliorare il tono dell'umore è una novità recente. Ed è proprio
questo l'uso che l'Arcigay "Antinoo" di Napoli fa in occasione del 14
febbraio, festa di tutti gli innamorati… anche di quelli omosessuali! L'
Arcigay di Napoli lancia una campagna per addolcire l'umore cittadino
alla prima proposta di legge che riconosce diritti ai conviventi dello
stesso sesso, distribuendo un cioccolatino con sopra rappresentata la
sagoma di una coppia omosessuale. "Con le amarezze che derivano
dall'abitare in uno Stato così irrispettoso delle minoranze e delle
diversità, il CIOCOPACS è un dolcetto dal chiaro significato politico",
afferma Salvatore Simioli, presidente dell'Arcigay "Antinoo" di Napoli,"
Alle durissime campagne d'odio e di disinformazione di certa parte
politica di queste giorni, noi rispondiamo con ironia, poiché sono l'
amore ed il rispetto altrui quello che noi predichiamo e pratichiamo.
Il CIOCOPACS è l'ultimo dei tanti modi che abbiamo adottato in tanti
anni per chiedere il riconoscimento pubblico, la piena dignità e la
parificazione dei diritti alle coppie gay e lesbiche che hanno
costituito un nucleo familiare basato sull'amore e la responsabilità".
"Il CIOCOPACS e' un modo per rappresentare la dolcezza delle unioni
omosessuali ed il senso di benessere sprigionato dall'accettazione
delle diversità sessuali ed affettive", afferma Nicola Stanzione,
artista e creatore del cioccolatino, responsabile del gruppo giovani
dell'Arcigay di Napoli. I CIOCOPACS saranno distribuiti il 14 febbraio
nelle principali piazze di Napoli durante il volantinaggio per la
grande manifestazione "Diritti Ora" che si svolgerà a Roma il 10 marzo
prossimo. Mercoledì 14 febbraio 2007 la grande festa Arcigay degli
innamorati (e dei singles) è allo SWEET PACSAN VALENTINO al SUNRISE
FERDINAND disco lunge bar in piazza Porta Nova, 8 (trav. C.so Umberto)
dalle 19,00. Il CIOCOPACS è offerto in due versioni, una con coppia
maschile ed una con coppia femminile. Sarà distribuito dall' Arcigay
"Antinoo" nelle piazze di Napoli il 14 febbraio e spedito in scatola
regalo a chi ne farà richiesta. Per info e prenotazioni chiamare al
num. +39.338.54.67.900 o scrivere a ciocopacs@arcigaynapoli.org


COMUNICATO STAMPA MOVIMENTO RADICALI L'AQUILA
In questa giornata di
dolore dedicata finalmente al dramma delle foibe ci associamo di tutto
cuore. Questo è uno dei casi in cui concordiamo con Don Giuseppe
Molinari, perché qui la passione politica è stata foriera di tradimenti
e violenze pari a quelle dell'Inquisizione. Perciò noi radicali siamo
testimoni e fautori della nonviolenza in politica. Chiediamo
ufficialmente al sindaco Tempesta di impegnarsi per dedicare una nuova
strada ai "Martiri del comunismo" , a quei milioni di giovani,
socialisti, anarchici, cristiani, persone comuni e maggiormente
comunisti, che sono stati perseguitati, torturati ed ammazzati nei vari
stati comunisti del mondo. Gino Antognetti Movimento dei Radicali
Aquilani


COMUNICATO STAMPA CGIL NUOVI DIRITTI
DICO" VOBIS GAUDIUM
MAGNUM...
...habemus legem.
Il ministro Amato sfida chiunque a
dimostrargli che il disegno di legge governativo appena approvato e'
peggiore della legge francese sui Pacs? Prego, ministro, si accomodi
Dunque, da dove iniziare? L'ambiguita' e' spesso frutto dell'ipocrisia.
La legge francese era ambigua perche' nasceva da una ipocrisia di
fondo, in altre parole dall'intento di disciplinare rapporti affettivi
con un istituto contrattuale che era stato costruito per disciplinare
rapporti patrimoniali: ben presto la giurisprudenza si e' trovata in
difficolta', e nell'incertezza, piu' e piu' volte ha scelto di
estendere ai conviventi "pacsati" le norme che regolano il matrimonio.
In primo luogo la proposta di legge italiana ha rifiutato in modo
sistematico il ricorso alla previsione di un istituto o di un
meccanismo di registrazione. Non soltanto: si e' respinta anche l'
ipotesi del ricorso a una dichiarazione nella forma dell'atto pubblico,
quand'anche tramite una sterile procedura notarile o innanzi all'
ufficiale di stato civile. Nonostante quanto sostenuto, o meglio negato
dalla Ministra Bonino, questa e' la prima dimostrazione che si tratta
proprio della legge di Ruini. Certamente non quella di Zapatero, su
questo ci troviamo d'accordo. E neppure quella di Aznar o di Sarkozy.
Questa e' la legge di Ruini. I conviventi, al senso della proposta,
sono due persone maggiorenni unite da reciproci vincoli affettivi che
convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarieta' morale e
materiale. Gli altri requisiti stabiliti dall'articolo 2 chiariscono
che tali vincoli affettivi sono di natura non familiare. In altri
termini, tali vincoli sono quelli derivanti da un legame sentimentale o
da un rapporto di amicizia, parrebbe di capire (anche dalle parole dei
ministri che con tanta insistenza hanno voluto porre l'accento sulla
possibilita' per due anziani che convivono di usufruire per mutua
assistenza delle previsioni del ddl in oggetto... sempre che vivano
abbastanza). Ed allora: siamo certi che sia ragionevole riconoscere
diritti che comportano un onere per lo stato ad una coppia (o meglio un
paio, visto che la parola coppia pare un tabu' legislativo) di
conviventi legati da un rapporto di amicizia, o ai due anziani che
piace tanto citare? Si tratta di situazioni equiparabili a quelle di
due persone che non possano sposarsi o che in ogni caso scelgano un
progetto di vita comune? La risposta ci pare scontata. Per non dare
disturbo all'episcopato italiano si e' evitato, per l'appunto, di
ricorrere a qualsiasi meccanismo di riconoscimento pubblico. E qui
iniziano le ambiguita' paradossali. Si e' fatto ricorso al dpr. 30
maggio 1989, n. 223, che da vent'anni stabiliva una asettica
annotazione della convivenza anagrafica. Non soltanto. Per evitare che
la dichiarazione congiunta all'ufficio anagrafe (non all'ufficiale di
stato civile, si noti) avesse la parvenza di una "celebrazione" (e poi
questa non sarebbe la legge di Ruini?) si e' preferito consentire una
dichiarazione unilaterale, comunicata al convivente tramite lettera
raccomandata. L'invio di una lettera raccomandata alla persona cui si
e' legati da vincoli affettivi e, soprattutto, con cui si convive non
pare prova di grande sintonia e affetto. Sorge dunque una domanda
spontanea. Come fare a dimostrare l'esistenza del vincolo affettivo,
che, tra l'altro, pare non dovere essere necessariamente di natura
sentimentale? Non esiste una risposta a questa domanda. Il principio
della certezza del diritto si arena. L'impasse e' rilevante per una
legge dello stato che riconosce diritti, seppure azzoppati, opponibili
ai terzi e oneri per l'autorita' pubblica. La soluzione e' invece
sbrigativa: si fa ricorso alle sanzioni penali. Ma come si puo'
dimostrare l'intento fraudolento nell'ambito di una convivenza cosi'
come definita dal ddl, ossia in cui uno dei cui criteri e' l'esistenza
di vincoli affettivi di natura imprecisata? Una convivenza per lo piu'
comunicata anche soltanto da una delle parti e annotata secondo una
procedura standard? Dall'ambiguita' pare passarsi all'arbitrio puro,
all'assurdo, in cui la soluzione sbrigativa trovata dal genio
legislativo e', per l'appunto, la delega al tribunale penale. Abbiamo
ancora dubbi che questo ddl sia peggiore della legge francese sui pacs?
Verifichiamone gli aspetti sostanziali. Molto si e' detto sul diritto
di visita al convivente malato. Una questione di umanita', si e'
ripetuto. E' sorprendente percio' leggere all'articolo 4 del ddl che l'
ipocrisia del legislatore si spinge a tal punto da non riconoscere
espressamente tale diritto, ma a delegare alle strutture ospedaliere e
di assistenza pubbliche e private "la disciplina di accesso del
convivente per fini di visita e di assistenza". E' forse per timore di
recare pubblico scandalo nelle strutture ospedaliere gestite da
religiosi? Il dubbio sorge spontaneo, altrimenti davvero non v'e' altra
spiegazione ragionevole. Parrebbe un altro fioretto al cardinal Ruini.
Altrettanto sorprendente e' leggere all'articolo 5 che decisioni in
materia di salute in caso di incapacita' e in caso di morte possono
essere assunte dal convivente solo mediante atto scritto e autografo, o
con processo verbale alla presenza di tre testimoni. Pensavamo che
almeno fino a quel punto ci fossimo gia' giunti. O forse il senso della
norma e' la certezza dell'eliminazione dell'imbarazzo dell'atto
pubblico notarile per evitare il pubblico scandalo. Insomma, neanche le
decisioni in materia di salute e in caso di morte sono automaticamente
riconosciute dalla legge al convivente. In materia di assegnazione di
alloggi di edilizia pubblica, il ddl delega alle regioni, non
introducendo nulla di rivoluzionario, poiché gia' numerose regioni
"tengono conto" della convivenza more uxorio. Ancor meno
rivoluzionario, anzi, involutivo diremmo, e' l'articolo 8 in materia di
successioni nel contratto di locazione. Il legislatore stabilisce al
comma 1 un principio che il giudice costituzionale aveva stabilito vent'
anni prima, quando con sentenza 7 aprile 1988, n. 404 la Consulta aveva
dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 6, l. 392/78
laddove non prevedesse la possibilita' per il convivente more uxorio
del conduttore defunto a succedergli nel contratto di locazione. Ma per
prudenza, il nuovo ddl stabilisce un termine di durata di almeno tre
anni. Stessa situazione paradossale e' delineata dall'articolo 9
riguardo le agevolazioni in materia di lavoro in relazione alla
residenza comune: laddove infatti alcuni contratti collettivi di lavoro
gia' stabilivano l'equiparazione delle coppie more uxorio ai coniugi,
il ddl prevede un termine di durata triennale che risultera'
peggiorativo proprio per quei contratti che non prevedevano alcun
termine. Si tocca il fondo con quelli che dovevano essere due punti
cardini di questa disciplina. La spinosa questione del riconoscimento
di diritti previdenziali e pensionistici viene miseramente rinviata a
data e modalita' da definirsi (l'unica certezza e' che non ci sara'
equiparazione tra conviventi e coniugi). Nulla di fatto. In materia di
diritti di successione, non solo si prevede un termine di durata di
nove anni (pare si sia optato per l'offerta promozionale, un numero ad
una cifra anziche' un numero a due) abbastanza ironico ed anacronistico
se si considerano le statistiche sulle separazioni e i divorzi (ma
forse il legislatore pone particolare fiducia nelle convivenze): il
convivente subisce un trattamento di sfavore rispetto al coniuge sia
per quanto riguarda l'aliquota fiscale, sia per i termini della
successione legittima, allorche' si stabilisce un concorso nella
successione legittima con fratelli o sorelle, o con parenti entro il
terzo grado in linea collaterale. In altri termini, il testamento
rimane, nonostante la legge, il sistema piu' sicuro per l'esecuzione
delle volonta' del de cuius. Se poi risulta sibillina, e probabilmente
di significato quasi nullo, la norma in materia di permessi di
soggiorno, completamente assenti sono i diritti fiscali, di assistenza
penitenziaria e sanitaria. Come la legge francese sul pacs, anche il
ddl italiano prevede la cessazione di tutti (o quasi, fatti salvi,
parrebbe, gli obblighi alimentari, che tuttavia intervengono a
convivenza gia' terminata e a determinate condizioni) i diritti e le
agevolazioni nel caso in cui uno dei conviventi contragga matrimonio.
Ad eccezione di questa situazione, la cessazione della convivenza non
viene neppur presa in considerazione. In altri termini, parrebbe che la
scelta, quand'anche non comunicata all'altra parte, di contrarre
matrimonio, porrebbe fine in modo automatico agli effetti della
convivenza. Qualche considerazione finale. Ci spieghino i signori
ministri come definire questo ddl, se non ambiguo, ipocrita,
insensibile, incoerente, inutile e tecnicamente mal fatto. Se c'erano
dubbi sulle pressioni del Vaticano, questo ddl offre una certezza: ci
troviamo chiaramente di fronte alla seconda legge clericale ed
ideologica dello stato italiano, dopo la legge 40 sulla fecondazione
medicalmente assistita. Una legge tanto manipolata da vescovi,
cardinali e sudditi al punto dall'essere, per l'appunto, incoerente,
ambigua e mal scritta, con il solo proposito di non urtare troppo le
gerarchie ecclesiastiche. Una legge quasi offensiva ed umiliante per le
coppie more uxorio. Non un testo leggero, ma tanto inopportuno da
essere ingombrante. Se poi si considera che questa lunga battaglia per
i diritti civili e' stata voluta e portata avanti dal movimento gay,
lesbico, bisessuale e transgender, la vittoria del Vaticano appare
ancor piu' lampante. Tra le voci dell'Oltretevere e della destra che
rifiutavano qualsiasi ipotesi di "simil-matrimonio" e quella del
Parlamento europeo che da 13 anni chiede l'estensione del matrimonio
per le coppie formate da persone dello stesso sesso o la previsione di
un istituto equivalente, il governo di centro-sinistra ha ascoltato le
prime. Non solo per tali coppie questo ddl non e' efficace in termini
di riconoscimento di diritti civili, ma e' discriminatorio, sia da un
punto di vista formale che sostanziale. E si badi che l'omofobia e'
pericolosa sia quando e' palese, sia quando e' strisciante, quando
assume le forme di benefico trattamento differenziato. In questi casi,
in quanto subdola, e' ancor piu' pericolosa. L'Italia rimane ai margini
dell'Europa. Ed a questo proposito consiglieremmo ai membri del governo
italiano di visitare con piu' assiduita' i colleghi dell'America
Latina, in quanto i progressi di Paesi come Argentina, Brasile,
Messico, Uruguay e Colombia in materia di riconoscimento dei diritti
delle coppie formate da persone dello stesso sesso appaiono invidiabili
dalla prospettiva di chi si trova arenato nel XIX secolo. A chi da oggi
iniziera' a guardare al "bicchiere mezzo pieno", facendo notare come
questo sia un punto di partenza, un breccia nel muro, un passo avanti,
chiederemmo soltanto di riflettere sulla natura del dibattito politico
nei mesi scorsi, a destra come a sinistra, di considerare le reazioni
della Chiesa, di confrontare il testo del ddl in discussione e tutte le
proposte depositate in Parlamento, dalla proposta iniziale sul Pacs,
che gia' veniva definita la "mediazione della mediazione oltre la quale
c'e' la rinuncia", di pensare che la legge dovra' ancora affrontare l'
iter parlamentare, dove ad attenderla ci sara' anche il centrodestra
che su questi temi mostra, ahi noi, una coerenza e compattezza molto
piu' forte. Se questo e' l'inizio, ci pare l'inizio della fine. Ci
viene piu' facile credere a Babbo Natale che alle prospettive di futuri
avanzamenti. Scusateci, ma... non possumus. - Stefano Fabeni - Maria
Gigliola Toniollo
Washington/Roma, 9 febbraio 2007 - www.larosanervosa.
net -


COMUNICATO STAMPA CIRCOLO MARIO MIELI
PRECISAZIONI CIRCOLO
MARIO MIELI SU CONFERENZA STAMPA NOVAT
Dalle pagine della cronaca
romana di Repubblica apprendiamo con stupore delle interpretazioni date
della conferenza stampa tenuta dal Coordinamento Facciamo Breccia ieri
a Palazzo Valentini che non rispondono assolutamente a verità.
Essendo presente come rappresentante del Circolo di Cultura Omosessuale
Mario Mieli, che aderisce alla manifestazione di domani, posso
testimoniare di una discussione dal tono profondamente politico sui
temi centrali della democrazia, della laicità delle istituzioni,
dell'autodeterminazione di donne e cittadini, di scuola e sanità
pubblica, dei diritti civili, dell'antifascismo. Questioni centrali nel
dibattito pubblico odierno e che rappresentano tutti ineludibili valori
costituzionali per il nostro Paese. Di fronte a tali preoccupate
analisi e alla molteplicità di realtà e sensibilità diverse e
variegate che aderiscono a questa grande mobilitazione, le critiche di
aver dato vita a una carnescialata o pagliacciata da esponenti politici
e istituzionali che non erano presenti appaiono del tutto strumentali e
indice di mancanza di argomentazioni più sostanziali e concrete su una
realtà che vede le ingerenze quotidiane e sfacciate del Vaticano e
delle alte gerarchie cattoliche sulla politica italiana e la nostra
autonomia democratica decisamente a senso unico. A meno che criticare
tale ingerenza non sia da considerarsi ormai del tutto inopportuno in
uno Stato Teocratico.
Andrea Maccarrone
Circolo di cultura Omosessuale
Mario Mieli
3497355715
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica
Via
Efeso, 2/A – 00146 R O M A
tel. 065413985 – fax 065413971
3487708437

COMUNICATO STAMPA CIRCOLO MARIO MIELI
UNA LEGGE IRREALISTICA E PRIVA
DI UMANITA'
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli constata con
stupore che Ministri, fior fiore di giuristi e mesi di discussioni
hanno prodotto un disegno di legge così farraginoso, lontano dai reali
bisogni delle persone e assolutamente privo di umanità. L'elefante ha
partorito un topolino. La paura e l'ipocrisia hanno vinto. Il terrore
di scontentare qualcuno ha finito per scontentare tutti. Questa è una
legge che insulta l'intelligenza, è ipocrita, non è riformista ed è
scarsamente utilizzabile. Tutti i diritti "acquisibili" sono multipli
di tre, forse l'uso del dispari è stato scelto per non fare pensare
troppo alla coppia. L'affettività e la condivisione di responsabilità
hanno bisogno di nove anni per essere riconosciute, così come previsto
dal disegno di legge? Questa legge non ci soddisfa affatto, è
vergognosamente al ribasso e non può che spingerci a continuare la
nostra azione di lotta per pari diritti e pari dignità per le persone
omosessuali e transessuali, nonché per ottenere leggi degne di un
Paese civile che riguardino tutti. Riteniamo ancora di più necessarie
le nostre azioni di lotta, come l'appuntamento del 10 febbraio a Roma
(manifestazione NO VAT), del 10 Marzo sempre a Roma (Manifestazione
Diritti Ora!) e il grande Pride Nazionale Unitario del Movimento glbt
del 9 Giugno a Roma. Rossana Praitano Presidente del Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica
Via
Efeso, 2/A 00146 R O M A
tel. 065413985 fax 065413971
3487708437

COMUNICATO STAMPA
ON. TITTI DE SIMONE
COPPIE DI FATTO: DE SIMONE
(RC), TESTO MODESTO E INSUFFICIENTE. CI BATTEREMO PER MIGLIORARLO IN
PARLAMENTO
"Un testo assai modesto rispetto al quadro europeo, e nel
complesso insoddisfacente, insufficiente e inadeguato rispetto alle
reali esigenze e aspettative delle persone che convivono, omosessuali
e eterosessuali''. Cosi' Titti De Simone, capogruppo di Rifondazione
Comunista-Sinistra Europea in Commissione Cultura alla Camera,
comnmenta il testo sulle unioni civili presentato oggi al Consiglio dei
Ministri - Quel che e' certo e' che dovremo batterci per migliorarlo
in Parlamento. Capisco lo sforzo che e' stato fatto per determinare un
avanzamento, ma restiamo ancora molto indietro rispetto al passo
europeo dei diritti civili''. ''Molti punti critici- spiega De Simone -
li vediamo sulla durata minima della convivenza, troppo e
ingiustificatamente lunga, per potere usufruire dei diritti previsti,
e sul fatto, grave, che si rimandi il tema della reversibilita' della
pensione ad una futura riforma. Si aggiungono i bizantinismi
escogitati per la dichiarazione anagrafica, non piu' congiunta, ma
contestuale di entrambi i conviventi. Mi pare addirittura restrittiva
rispetto al provvedimento adottato dal Comune di Padova e votato dalla
stessa Margherita. Siamo decisamente al di sotto dei problemi veri".
FONTE Adnkronos

COMUNICATO STAMPA ON. LUXURIA E ON. DE SIMONE
COPPIE
DI FATTO: DE SIMONE-LUXURIA, SENZA CERTIFICAZIONE NON CI SONO DIRITTI.
INACCETTABILE OGNI GIOCO AL RIBASSO
''Sulle unioni civili ogni gioco al
ribasso e' per noi inaccettabile. Non si puo' pretendere con argomenti
pretestuosi di andare al di sotto di quanto previsto nel programma
dell'Unione''. Lo dichiarano le deputate del Prc-Se, Titti de Simone e
Vladimir Luxuria. ''Le questioni poste dai cosiddetti teodem risultano
assolutamente ideologiche -spiegano- La volontarieta' di due persone di
voler convivere deve essere certificata pubblicamente per farne
discendere diritti, per le persone e per lo Stato. Per farlo e'
necessaria una comune dichiarazione. Senza un riconoscimento pubblico
non ci sono diritti. Basterebbe, del resto, rispettare il programma
dell'Unione, che gia' rappresenta per noi un compromesso, per poter
porre fine a tutta questa vicenda''. FONTEAdnkronos


COPPIE DI FATTO:
DE SIMONE, SENZA GAY DDL E' CARTA STRACCIA
''Senza l'esplicito
riconoscimento dei diritti anche per le persone omosessuali il testo
sulle unioni civili si puo' anche buttare''. La presidente del comitato
Pari opportunita' alla Camera, Titti De Simone risponde cosi' alle
dichiarazioni dei quanti oggi chiedono l'esclusione delle coppie
omosessuali dal provvedimento sulle unioni civili al vaglio del
governo. ''Ogni giorno assistiamo ad attacchi di strumentali ed
ideologici - dice la de Simone - contro il riconoscimento pubblicistico
delle unioni civili, contro la dichiarazione anagrafica delle
convivenze, per l'estensione a 15 anni del periodo di convivenza per
ottenere la reversibilita' della pensione, per l'esclusione delle
coppie omossessuali. Siamo di fronte ad atteggiamenti razzisti -
prosegue la deputata del Prc -. Il programma su questo punto e' chiaro:
superare le discriminazioni e far crescere la societa' contro il
pregiudizio. Se dentro l'Unione c'e' qualcuno che vuole contrastare
quanto dettato dal programma elettorale, perche' spinto da uno spirito
omofobico, credo vada contrastato in quanto non in sintonia con il
nostro popolo. Se ascoltassimo i veti della Cei e le posizioni dei
centristi dell'Unione verrebbe fuori un teso che discrimina le coppie
di fatto non solo sul piano dell'orientamemento sessuale ma anche sul
piano della qualita' dei diritti. Il nostro e' un paese laico e come
tale deve comportarsi. Nel rispetto delle reciproche autonomie conclude
De Simone - considero inaccettabile che le gerarchie ecclesiastiche
cerchino di condizionare la stesura di una legge con l'obiettivo di
svuotarla sotto il profilo della qualita' dei diritti e dell'impianto
culturale''. FONTE ANSA.

COMUNICATO STAMPA
ON. TITTI DE SIMONE

COPPIE DI FATTO: DE SIMONE (RC), SENZA DIRITTI OMOSESSUALI LEGGE
INUTILE. SI MOLTIPLICANO I VETI, ITALIA DEVE COMPORTARSI DA PAESE
LAICO
"Senza l'esplicito riconoscimento dei diritti anche per le
persone omosessuali, il testo sulle unioni civili si puo' anche
buttare". La presidente del comitato Pari opportunita' alla Camera,
Titti De Simone risponde cosi' alle dichiarazioni dei quanti oggi
chiedono l'esclusione delle coppie omosessuali dal provvedimento sulle
unioni civili al vaglio del governo. ''Ogni giorno assistiamo ad
attacchi di strumentali ed ideologici -dice de Simone- contro il
riconoscimento pubblicistico delle unioni civili, contro la
dichiarazione anagrafica delle convivenze, per l'estensione a 15 anni
del periodo di convivenza per ottenere la reversibilita' della
pensione, per l'esclusione delle coppie omossessuali". "Siamo di fronte
ad atteggiamenti razzisti -prosegue la deputata del Prc-. Il programma
su questo punto e' chiaro: superare le discriminazioni e far crescere
la societa' contro il pregiudizio. Se dentro l'Unione c'e' qualcuno
che vuole contrastare quanto dettato dal programma elettorale, perche'
spinto da uno spirito omofobico, credo vada contrastato in quanto non
in sintonia con il nostro popolo". "Se ascoltassimo i veti della Cei e
le posizioni dei centristi dell'Unione verrebbe fuori un teso che
discrimina le coppie di fatto non solo sul piano dell'orientamemento
sessuale ma anche sul piano della qualita' dei diritti. Il nostro e' un
paese laico e come tale deve comportarsi. Nel rispetto delle reciproche
autonomie -conclude de Simone- considero inaccettabile che le gerarchie
ecclesiastiche cerchino di condizionare la stesura di una legge con
l'obiettivo di svuotarla sotto il profilo della qualita' dei diritti e
dell'impianto culturale''. FONTE Adnkronos

COMUNICATO STAMPA GAY
LIB
I GAY? TUTTI A SINISTRA !!!
CARO SILVIO, NOI GAY COME VERONICA:
VOGLIAMO LE SCUSE
LETTERA APERTA DI UN GAY DI DESTRA A SILVIO
BERLUSCONI
Carissimo Presidente; Eccomi qua, a sei mesi dalla mia prima
lettera aperta, costretto a scriverle di nuovo dalla mia piccola
tribuna di vicepresidente dell'unica associazione dichiaratamente gay e
dichiaratamente di centrodestra. Sì, ora glielo dico a brutto muso. Che
Lei lo voglia o meno ci siamo anche noi. Qui. Nella Casa delle Libertà.
Noi come quelle tante donne non avvenenti o, peggio, che hanno voglia
di dire la loro, di fare politica come ha fatto in maniera forse
discutibile ma certo non equivocabile sua moglie Veronica. Molte donne
si sono rifatte a lei e come lei, citando Catherine Dunne, hanno fatto
capire a troppi uomini che nelle loro vite, più spesso del dovuto, si
sono sentite La metà di niente. Così noi. Purtroppo e con una tristezza
che non immagina siamo costretti a farle sapere che ci sentiamo
addirittura meno della metà di niente. E' vero. Nel centrodestra i gay
sono meno che nel centrosinistra o forse, semplicemente, meno visibili
perché meno assidui ai gay pride, più attaccati a quegli ideali e a
quei valori di destra come la famiglia e il rispetto di un certo pudore
nel porsi di cui, invece, Lei magari ci immagina privi. Stiamo vivendo,
glielo dico, un periodo se possibile ancor più sconcertante di quello
in cui Lei ha governato. Cinque anni durante i quali anche noi, gay
attivisti della Casa delle Libertà, avevamo bene in mente che
programmaticamente non potevano esserci speranze. In quei cinque anni,
però, così come lo scorso 2 dicembre a piazza San Giovanni non abbiamo
smesso di sentirci parte di quel popolo delle libertà al quale con il
cuore e con la mente apparteniamo convinti, credendo nella possibilità
di trovare, senza esibizionismi o azioni eclatanti, almeno qualche
forma di collaborazione possibile. Fino allo scorso 2 dicembre, caro
Presidente, Le confesso che, io per primo, non avrei mai pensato di
udire da parte sua, sempre stimato come un vero liberale, parole
irriguardose contro una comunità che per una parte, sia pure
minoritaria, l'ha seguita, difesa e soprattutto votata sin dalla sua
discesa in campo. Invece no. Tristemente ora siamo passati allo
scherno. Forse, chissà, per essere di centrodestra nella sua testa che,
ce lo consenta e ci dispiace, ci pare sempre più lontana dalla realtà
viva che è la società italiana, per essere di centrodestra si deve fare
come quel tale che gira tra pagine internet e tv locali del Mezzogiorno
col cartello "Maschio 100%". Non basta più, evidentemente, essere
cittadini liberi che vogliono restare liberi, come Lei stesso affermava
nel 1994. Che tristezza profonda, signor Presidente, vivere in un Paese
in cui quasi si deve essere discriminati se si vuole essere accettati.
Noi, questa esigua minoranza, molto meno della metà di niente, molto
più che innamorati, inebriati addirittura di quell'ideale splendente
che è la Libertà non smetteremo un istante di credere e lottare dalla
parte giusta: il centrodestra. Quel centrodestra che in tutta Europa,
tranne che in Italia, è sveglio e maturo. Non ha paura e riconosce i
diritti e i doveri fondamentali degli individui e persino di quelle
entità che in Italia paiono diventate marziane che sono le "coppie",
per favore ma senza indugi anche omosessuali. Così, caro Presidente,
prima di assistere all'aborto legislativo che si preannuncia sarà la
proposta del centrosinistra, prima di dover andare in esilio in quanto
cittadini italiani gay discriminati per legge, solleviamo la testa con
l'ultimo spunto di orgoglio e anche noi come Veronica chiediamo le sue
scuse sentite e, mai come stavolta, motivate. Non permetteremo,
infatti, mai a nessuno, signor Presidente, di mettere in dubbio la
nostra legittimità, la nostra esistenza né tanto meno le nostre idee.
Con una stima profondamente decrescente
Daniele Priori
Vicepresidente
GayLib
Cell. 328/6323820
danielepriori@inwind.it
Nella foto in alto
Daniele Priori di Gay Lib


COMUNICATO RADIO POPOLARE
L'Altro Martedì
la trasmissione di cultura ed informazione omosessuale
di Radio
Popolare condotta da Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu
Martedì 13 febbraio dalle ore 22.40 alle ore 23.30 presenta bene-DICO o
male-DICO? Ospite AURELIO MANCUSO Segretario Arcigay Nazionale
Email:
omomail@radiopopolare.it
Radio Popolare - FM 107.600 streaming su www.
radiopopolare.it satellite Eutelsat Hot Bird 13° Est, Frequenza 12.111
MHz, Polarizzazione verticale.

COMUNICAZIONE ASSOCIAZIONE LUCA
COSCIONI
IN RICORDO DI LUCA, UNA GIORNATA PER LA RICERCA
20 febbraio
2007, a un anno dalla morte di Luca, abbiamo convocato una grande
giornata per la libertà di ricerca. Per questa giornata, e per darne
l'annuncio nei dieci giorni che la precederanno, vorremmo che si
organizzassero eventi, ovunque, anche nella tua città, chiedendo la
partecipazione di quanti hanno voluto sostenere la lotta di Luca nel
referendum sulla fecondazione assistita. Tutti gli eventi che ti
chiediamo di organizzare, in questi dieci giorni a partire dal prossimo
week-end, magari coinvolgendo i comitati referendari locali che al
tempo del referendum sulla fecondazione assistita sono stati
costituiti, saranno immediatamente pubblicizzati sul nostro sito, e su
tv e giornali anche nazionali che speriamo di coinvolgere nelle
prossime ore. Il 20 febbraio sarà la giornata per chiamare tutti a
raccolta, per ripartire, perché le speranze di milioni di malati non
hanno tempo da attendere. Quel tempo che - diceva Luca - "non possiamo
aspettare", sarà accorciato se ciascuno di noi da subito si impegnerà
per una grande giornata per la libertà di ricerca, anche in memoria
dell'uomo che in Italia l'ha fatta vivere... CONTATTI: 06-68979286
EMAIL:info@associazionecoscioni.org


DIECI "STRANEZZE"
CHE NOI GAY
PROPONIAMO
DI CORREGGERE
Articolo di Aurelio Mancuso, di analisi
dell'articolato, svolta grazie al supporto dei giuristi Arcigay
Notiamo
quasi con ironia, che i giornali di tutta Italia si sono lanciati in
analisi ardite rispetto al disegno di legge approvato dal Consiglio dei
Ministri. Un disegno di legge, appunto, quindi, che avrà un iter
parlamentare non facile, anzi molto accidentato. Dove la cosa più
probabile che accadrà, visto che si parte dal Senato è che i teo dem
affilino le armi, cercando di svuotare ulteriormente un provvedimento
già assai zoppicante e pasticciato. Lasciamo da parte, almeno per una
volta gli anatemi dei vescovi italiani, che sembrano ormai concentrati
solamente sulle coppie conviventi, d'altronde descritte dal cardinale
di Torino come la rappresentazione del diavolo (poveretto con tutto
quello che ha da fare…), per accendere invece i riflettori sul testo
licenziato in sede ministeriale. Ebbene eccoci al testo. Partiamo all'
articolo 1, vero paradigma del pensiero riformista del nuovo partito
democratico: non dire ciò che bisognerebbe dire, cercando di dire il
meno possibile. Davvero una comica, che si esplica nella sottoscrizione
"contestuale", ma non congiunta di convivenza. Sapete qual è la
preoccupazione di fondo? Non dare modo ad alcun peccatore e peccatrice
convivente di poter nemmeno accennare ad un festeggiamento, o
cerimonia, né davanti alla povera ed incolpevole impiegata dell'
anagrafe, né nel raggio di un chilometro quadrato (chiese incluse
naturalmente). La dispersione del riso verrà vietata con un regolamento
attuativo, che prevederà pure il divieto di portare all'occhiello
fiori, di vestire in modo elegante o troppo colorato, e l'installazione
di un macchinario apposito che vaglierà la veridicità matrimoniale
delle fedi al dito. Vi è poi da aggiungere che la dichiarazione tramite
raccomandata, è il massimo dell'ipocrisia ed inoltre apre il varco alle
false convivenze. Proprio sul tema delle convivenze il disegno di legge
è confuso, infatti, la convivenza è la condizione indispensabile per
effettuare la dichiarazione, ma dateci l'opportunità che sia perlomeno
agibile rispetto alla possibilità di regolarizzare il partner straniero
privo di permesso e, che ci siano punteggi nelle graduatorie lavorative
per il ricongiungimento al partner con cui si vuole andare a convivere.
Inoltre impedire che si possa dichiarare una convivenza con l'
amministratore di sostegno è in contrasto con l'attuale legislazione
vigente che prevede già che sia proprio il coniuge o il convivente ad
assumere questo ruolo. Altra assurdità dai connotati un po' burleschi è
il fatto che nell'articolato, manca la possibilità di recesso della
dichiarazione, che è in contrasto con il fatto che la stessa è resa in
modo volontario. Boh magari non se sono accorti… Qualcuno ci spiega
perché non è prevista la comunione dei beni? Forse perché nel grande
turbinio di incontri, emendamenti e contro emendamenti, non si è
pensato alle condizioni concrete delle persone, Per continuare con l'
analisi della legge, ci sembra assurdo che l'accesso alle strutture
sanitarie, non sia un diritto garantito ed invece lasciato alla buona
volontà dei singoli ospedali. Ma diamo i numeri? Ma chi ha deciso una
cosa simile? E' come a dire ogni medico o responsabile di struttura
sanitaria, cattolico integralista, omofobo ed anti libertario si può
prendere il gusto del negare il permesso, alla faccia del diritto!
Passiamo poi alla reversibilità della pensione che viene rimandata alla
successiva riforma, e quì Ponzio Pilato non poteva fare di meglio:
volete almeno esplicitare in modo chiaro i principi e definire i tempi?
Potremmo scrivere un trattato su questa legge, ma poniamo ancora alcune
semplici questioni: nella legge il permesso di soggiorno, è possibile
solo per il partner straniero già regolarmente soggiornante in Italia,
quindi, a dire tutti gli altri si arrangino; per quanto riguarda la
successione ereditaria, i nove anni previsti sono troppi e
discriminatori. va, inoltre, introdotta la successione necessaria per
il partner convivente e parificata la tassa di successione a quella
prevista per i familiari; ci piacerebbe, se non è troppo disturbo, che
la successione nel contratto di locazione, sia immediata, come tra l'
altro ha già stabilito dalla Corte costituzionale e non legata ai tre
anni di convivenza. Infine, per l'impresa familiare, viene riconosciuta
al partner la partecipazione agli utili, ma non ai miglioramenti dell'
impresa e non si tiene conto del lavoro casalingo. Come si vede, grazie
al lavoro instancabile e prezioso dei nostri giuristi, Arcigay propone
dieci sostanziali modifiche riformiste e di buon senso, che ci
permetterebbero di affermare che il disegno di legge può essere un buon
punto di partenza. Ma per ora si è dovuto dare retta a Rutelli, che da
vero e sincero omofobo si è opposto strenuamente fino all'ultimo
minuto, affinché nella legge scomparissero le coppie dello stesso
sesso. Quindi, ora inizia una fase politica nuova che vivrà in
Parlamento e nel Paese. Per questo Arcigay e tutto il movimento lgbt
italiano organizza per il 10 marzo una grande manifestazione nazionale
a Roma dal titolo eloquente "Sveglia è l'ora dei diritti!". FONTE Il
Riformista. INVIATO DA C.S.U. (Centro Studi Ulrichs)


UNA RIFLESSIONE
SUI DICO – OVVERO I "PACS" –
E LA RELIGIONE
di Andrea Panerini
"Un
popolo morale trova sempre un governo degno di sé" G. Mazzini
Inizio
questo breve intervento segnalando innanzitutto la gretta provincialità
dei nostri politici, che li porta a ribattezzare ogni cosa, compresi i
Pacs, un acronimo che poteva rendere benissimo anche in italiano (Patti
civili di solidarietà, definizione che delimitava in maniera molto più
appropriata la regolamentazione delle coppie di fatto). No, i nostri
politici hanno la presunzione di insegnare agli altri e in tutto il
mondo ci ridono alle spalle (pensiamo a Rutelli che vorrebbe i
socialisti europei in un Partito democratico continentale per esportare
e giustificare quello nostrano che deve ancora nascere - se mai nascerà
e in quali condizioni). E allo stesso modo la nostra classe dirigente
fa una pessima figura con questa bozza abbastanza informe che dovrebbe
dare diritti civili. Apprezzo moltissimo lo sforzo - veramente
encomiabile - delle ministre Pollastrini e Bindi, che hanno mediato tra
le mille anime della coalizione di centrosinistra e sono state
assediate da una campagna mediatica violentissima orchestrata dal
Vaticano che denunciava "lo svilimento della famiglia". La povera Rosy
Bindi quasi scomunicata e attaccata dai giornali clericali mi ha fatto
una enorme tenerezza. Non ripeterò qui il mio concetto di laicità, che
ho già molte volte espresso sulla stampa e nella rivista che mi onoro
di dirigere, ma al "non possumus" del clero cattolico romano, noi
dobbiamo rispondere con il "possumus" della libertà dei figli del Padre
che credono in Gesù il Cristo, colui che ha detto che "Ebbene, vi
assicuro che le prostitute e i pubblicani vi passano avanti ed entrano
nel regno di Dio" (Mt 21, 31). E tutti, credenti e non credenti,
possiamo in questo caso ripararci dietro la croce di Gesù nel ribadire
la separazione tra Stato e religione. "Date a Cesare ciò che è di
Cesare e a Dio ciò che è di Dio" (Mc 12, 17). D'altronde le coppie di
fatto non sono per nulla "l'eclisse di Dio" come annunciato in maniera
apocalittica dal Papa, ma sono una realtà sociale ben presente nel
nostro paese e regolamentarle seriamente significa mettere al riparo
molti cittadini da gratuite discriminazioni e valorizzarli come
elemento di stabilità sociale. Semmai "l'eclisse di Dio" è lo scandalo
di uomini che pretendono di dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato
a tutti, non tenendo conto dell'amore verso i propri fratelli
proclamato dal Risorto. Un cristianesimo davvero singolare, quello
della Curia vaticana. Non voglio entrare nel merito specifico del
disegno di legge, ma noto l'ennesima ipocrisia nel punto della
dichiarazione che è presentata "congiuntamente" ma non in maniera
congiunta dai contraenti e in dichiarazioni separate che si possono
notificare, con una espressione che è una mostruosità giuridica, per
raccomandata con ricevuta di ritorno. Si accusava le coppie di fatto di
fuggire dai doveri e quindi di non potergli dare dei diritti, il che è
giusto, oserei dire mazzinianamente giusto. Ma qui si impedisce a
queste coppie, che siano etero o omosessuali, di prenderseli questi
doveri, umiliando il loro rapporto d'amore per mezzo di una
raccomandata, invece di potersi assumere, in coppia, diritti e doveri
davanti allo Stato (e io aggiungo anche davanti a Dio, almeno nel loro
cuore, se sono credenti). Aggiungo pure che i restanti diritti previsti
dal disegno di legge (previdenziali, per gli affitti, per l'assistenza
sanitaria) implicano lunghi periodi di convivenza che non esistono in
nessun altro paese occidentale e sono formulati in maniera vaga ed
equivoca. Facile quindi dire, che si tratta di un brutto compromesso al
ribasso all'italiana. Nonostante questo, penso non siano possibili,
vista l'attuale situazione politica e parlamentare, grossi cambiamenti
alle Camere. Pur brutto e pasticciato, preoccupiamoci di farlo passare
questo provvedimento, perché in caso contrario si profila una grossa
sconfitta per tutto il movimento laico del nostro paese e per tutti i
cristiani che non si riconoscono nel Vaticano (e sono tanti, molti di
più di quello che le statistiche dicono). Una volta approvata questa
brutta legge, se cambierà il clima politico e le formazioni laiche
avranno numeri maggiori alle prossime elezioni, potremo pensare di
migliorarla, ma serve un chiaro cambiamento culturale e civile non solo
di tutti i cittadini ma anche e soprattutto della nostra avvizzita
classe dirigente. Direttore de "Il libro volante" - www.librovolante.
eu


COMUNICATO AXTEISMO
Per il Guardasigilli Mastella l'ebraismo è
religione di serie "B"
Per esporre legittimamente il crocifisso
cattolico nelle aule giudiziarie è sufficiente una semplice circolare
del Ministro di Giustizia, anche se risalente all'epoca fascista: per
poter esporre, invece, la menorà degli ebrei occorrerebbe -si badi bene-
l'emanazione di un'apposita legge da parte del Parlamento! Con questa
singolarissima motivazione il Ministro di Giustizia Clemente Mastella
ha liquidato, durante il question time del 7 febbraio scorso, l'On.le
Maurizio Turco che gli chiedeva come mai il suo Ministero avesse
vietato al Giudice di Camerino Luigi Tosti di esporre, a fianco del
crocifisso, il suo simbolo, cioè la menorà ebraica. Il Guardasigilli
Mastella ha ritenuto infondata la pretesa dei dipendenti ebrei di
godere della stessa dignità e degli stessi diritti religiosi che lo
Stato accorda ai dipendenti cattolici, richiamando l'ordinanza n.
12/2006 del Consiglio Superiore della Magistratura con la quale la
pretesa del giudice Tosti di esporre la menorà è stata ritenuta
"infondata". "Evidentemente il Ministro di Giustizia Mastella non ha
letto con la dovuta attenzione quell'ordinanza -così commenta il
diretto interessato dr. Tosti- perché non ha considerato che il CSM ha
sì affermato che la menorà non potrebbe essere esposta se non dopo
l'emanazione di una legge, ma partendo dal presupposto che "anche"
l'esposizione dei crocifissi nelle aule giudiziarie è da ritenere del
tutto illegale, appunto perché disposta con semplice circolare, anziché
con legge. Il CSM, dunque, non ha fatto quell'assurda discriminazione
tra la religione cattolica e l'ebraismo che ha invece fatto il Ministro
Mastella. Mi sembra alquanto grave che il Guardasigilli, dopo aver
pubblicizzato la presentazione di disegni di legge anti-revisionismo
nella giornata della memoria, si renda artefice di discriminazioni di
stampo razzistico-religioso proprio nei confronti dell'ebraismo. Mi
sembra altrettanto grave che il Ministro non si adegui alle pronunce
della Cassazione e del CSM, che hanno "bocciato" la presenza dei "suoi"
crocifissi nelle aule giudiziarie, e preferisca invece condividere le
circolari di un regime dittatoriale razzista come il Fascismo: di
fronte a tanta coerenza sarà forse opportuno che la celebrazione
annuale della shoah venga ribattezzata, in Italia, come "giornata della
memoria corta" Luigi Tosti - tosti.luigi@alice.it - mobile 3384130312
- tel. 0541789323 - via Bastioni Orientali 38 - 47900 Rimini - Fonte:

http://nochiesa.blogspot.com


COMUNICAZIONE
GRUPPO DEL GUADO
CON
QUEI PANTALONI NERI
Sabato 17 Febbraio - Ore 17.00 - Sede di Via
Soperga 36 Trattenimento, rispetto e tutto quel che "o core nun ce
dice" grazie a video ed ascolti di Mina nonché qualche verso di Dante a
cura di Ottavio Brigando Già lo scorso anno, Ottavio Brigandì, ci ha
fatto capire come partendo dalla magia delle interpretazioni di Mina si
può sviluppare un discorso 'alto', capace di toccare quei temi legati
al significato ultimo di quanto ci capita. Per questo motivo gli
abbiamo chiesto di ripetere l'esperimento e di proporci qualche altro
momento di ascolto e di riflessione incentrato sull'attività artistica
di una cantante che, anno dopo anno, è diventata una vera e propria
icona gay. Lui ci ha proposto una selezione di brani e di video per
molti versi soprendenti, in cui il sacro e il profano si mischiano e si
incontrano nell'umano che accomuna tutti noi. Gruppo del Guado -
Cristiano Omosessuali Milano Via Soperga 36 (MM1 Loreto, MM2 Caiazzo,
MM3 Centrale). Telefono: 346 308 19 01


OMBRE ROSSE CAPEZZUTE A FORT
APACHE E L'ASSEDIO DI FORT SOLFERINO


Ombre Rosse sul Massacro di
Fort Apache con Sfida infernale all'OK Corral
Prologo: Per il Capitano
York l'esercito è la sua grande famiglia mentre per il Colonnello
Turner, che cerca ad ogni costo di rivalutarsi sfidando il Capezzuto
Capo Cheyenne, è un feudo su cui dominare a capriccio con intorno una
truppa di donne che, in quanto a coraggio nello stilare i suoi
comunicati stampa, nulla hanno da invidiare alle silenti ed obbedienti
Squow di Toro Seduto. Primo tempo: Il Generale Turner, retrocesso a
Colonnello e automandatosi al comando di Fort Apache, non si rassegna a
restare nell'ombra rossa di Nicola Rossi e a Stelle e Strisce rosse e
azzurre di Daniele Capezzone. Vuole il suo nome in ditta, La Pannella &
Volonterosi Group Srl, a lettere d'oro nella storia degli Stati
Generali dei Volentorosi a rischio di macellare partito, galassie di
partito, militanti e militonti. Muoia Sansone con tutti i Filistei:
porterà le carte in Tribunale e chiuderà il Partito Radicale. E
massacro sarà. Secondo tempo: Mentre nella Valle dei Monumenti perduti
della Camera dei Gran deputati Sioux i prodi cavalleggeri dei
Volenterosi, nelle mitiche Giubbe rosse e Giubbe azzurre, acquattati e
silenti, si tengono pronti a tutto pur di non farsi espugnare dalla
Sfida infernale all'OK Corral del Colonnello Turner, il Capo Cheyenne a
Stelle e Strisce si incazza, si fa tre canne e un narghilè e gli fa un
q come la capanna dello Zio Tom. Prima che il massacro si trasformi in
carneficina, il Generale York fa osservare cinque minuti di assordante
silenzio a Radioradicale mentre con lunghi e angosciosi sguardi dalla
collina di Fort Montecitorio, dove sono ammassate le retrovie, le
mitiche Giubbe rosse e Giubbe azzurre guardano impotenti lo sterminio
di militanti, militonti e fratelli radicali la cui lealtà al Capo non
può esser messa alla prova. Fine: No, non tutti gli eroi che le Squow
aspettano, in dignitosa e Ministeriale Boninica apprensione, lasceranno
la vita nell'impresa assurda del Colonnello Turner. Ma che fa Pannella?
Dal Bar Ombre Rosse di Piazza de' er Cannarone dove se fa un maritozzo
co la crema e minaccia de sposa' la prostituta de Dallas appena
conosciuta, telefona a Bordin che sta sparando dal tetto della
diligenza di Radioradicale il più liberatorio Arrivano i Nostri! della
cavalleria dei Volenterosi con tanto di tromba che azzera la carica del
cellulare martirizzato da Pannella ogni volta che il paziente, mitico,
Bordin, o l'ombra domenicale capezzuta di Capezzone, stanno a fa' la
rassegna stampa. Ma perchè Pannella telefona a Bordin? Per impugnare i
microfoni e sferrare l'ennesimo assedio a Fort Solferino con l'ennesimo
cazziatone a direttore e vicedirettore del Corriere della Sera rei di
dare "visibilità" a Volenterosi e Capezzone e meno a lui. E colpevoli,
sopratutto, di non propagandare, nonostante i suoi tampinamenti
quotidiani e domenicali, i Volenterosi come organo militante e
militonto della "Galassia" del Partito Radicale. Tutto qua. "Ombre
rosse" e "Il massacro di Fort Apache", due film capolavoro di John
Ford. Giuliana D'Olcese già membro eletto del Comitato Nazionale
Radicali Italiani


NESSUNO TOCCHI CAINO
10.02.2007
MORATORIA.
DANIMARCA SOSTIENE INIZIATIVA ITALIANA - 1 febbraio 2007: il ministro
degli esteri danese Per Stig Møller ha smentito la notizia secondo cui
il suo paese si opporrebbe all'iniziativa italiana per la moratoria
universale sulla pena di morte. Secondo il giornale britannico The
Independent, in occasione del meeting dei ministri degli esteri Ue a
Bruxelles, Danimarca, Olanda e Ungheria avrebbero votato contro la
proposta italiana, sostenendo la posizione britannica secondo cui la
moratoria creerebbe difficoltà agli Stati Uniti. Ribadendo la
contrarietà della Danimarca alla pena capitale, Per Stig Møller ha
definito come "completamente falsa" l'informazione data dal giornale
inglese. Nel meeting di Bruxelles – ha detto il Ministro al quotidiano
danese Politiken - l'Italia ha proposto che della questione venisse
investita la Presidenza tedesca, con l'incarico informale di sondare le
possibilità di riaprire il dibattito sulla moratoria durante la
sessione in corso dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. "E c'è
stato sostegno per questa proposta", ha precisato. La Danimarca – ha
concluso il Ministro – non vacillerà nel suo supporto ad una moratoria
universale e su questo continuerà a sostenere l'iniziativa italiana.
CONGRESSO MONDIALE. CAPPATO, RISULTATO POSITIVO - 3 febbraio 2007: Il
Congresso mondiale contro la Pena di morte, riunitosi per tre giorni a
Parigi, si è concluso con una dichiarazione che contiene per la prima
volta nella storia del movimento abolizionista l'unanime riconoscimento
dell'importanza di una moratoria universale decisa dall'ONU. Lo ha
dichiarato l'eurodeputato radicale Marco Cappato, che ha partecipato al
Congresso insieme agli altri componenti della delegazione di Nessuno
Tocchi Caino e del Partito Radicale Nonviolento Marco Pannella,
Elisabetta Zamparutti, Marco Perduca, Antonio Stango, Yuliya Vassilyeva
e Max Rizzo. Dopo aver infatti reiterato la richiesta a tutti i Paesi
di abolire la pena di morte e di fermare tutte le esecuzioni, il
Congresso, "riconoscendo il grande valore che avrebbe per l'abolizione
della pena di morte nel mondo il successo di una risoluzione
dell'assemblea generale, invita i Paesi membri delle Nazioni Unite a
fare tutto quanto è loro possibile per assicurare l'approvazione di una
risoluzione che chieda una moratoria immediata e universale delle
condanne a morte e delle esecuzioni in vista dell'abolizione
universale". Insieme all'impegno della Francia e del Presidente Chirac
– ha sottolineato Cappato - si tratta di un risultato positivo e
importante che rafforza l'iniziativa del Governo italiano in corso alle
Nazioni Unite.
USA. ESECUZIONI SOTTO ESAME - 3 febbraio 2007: la pena
di morte negli Stati Uniti sta subendo un processo di revisione senza
precedenti: mentre a Parigi la tre giorni mondiale sul tema si e'
conclusa con una richiesta di moratoria universale, circa un terzo dei
38 Stati Usa che applicano la pena capitale ha sospeso o posticipato le
esecuzioni, per risolvere questioni legali ed etiche che si fanno
sempre piu' pressanti. La maggior parte dei dibattiti riguarda
l'iniezione letale, metodo di gran lunga piu' usato nel paese, da tempo
bersaglio delle critiche dei gruppi abolizionisti che denunciano il
rischio che il condannato soffra durante l'esecuzione. L'ultimo Stato
che ha deciso di sospendere le esecuzioni, di cui due fissate a
febbraio, e' stato ieri il Tennessee, proprio per rivedere le procedure
dell'iniezione letale. Il governatore Phil Bresesen ha giustificato lo
stop al boia, che durera' 90 giorni, affermando che le norme scritte
per l'iniezione letale non sono precise e devono essere corrette.
Bresesen ha ribadito di essere a favore della pena capitale, ma ha
ammesso che ci sono 'mancanze nelle nostre procedure scritte che non
sono adeguate a evitare errori in futuro'. Uno dei punti non chiari, ha
spiegato, e' la quantita' di sostanze da somministrare al condannato.
In Florida le esecuzioni sono state bloccate lo scorso anno, dopo che
un condannato ha impiegato ben 34 minuti a morire perche' gli aghi che
iniettavano il mix letale non erano correttamente inseriti. Anche la
Carolina del Nord ha fermato temporaneamente la pena di morte, per
decidere se i medici debbano essere presenti nel corso delle
esecuzioni. Poche settimane fa, il governatore dell'Ohio ha bloccato
tre esecuzioni per valutare attentamente gli appelli di clemenza.
'Nonostante molte delle sospensioni siano legate alle procedure per le
iniezioni letali", ha detto Richard Dieter, capo dell'abolizionista
Death Penalty Information Center, 'l'apertura di tribunali, governatori
e legislatori a riconsiderare problemi che sembravano risolti e' un
segno di grande disagio nei confronti della pena di morte'. L'Illinois
e il New Jersey – ricorda il gruppo di Dieter - hanno una moratoria
formale su tutte le esecuzioni, mentre i problemi legati all'iniezione
letale hanno bloccato le esecuzioni in Arkansas, California, Delaware,
Maryland, Missouri e Sud Dakota. Nei sondaggi la maggioranza dei
cittadini americani risulta a favore della pena capitale, ma il numero
e' calato da quando e' stata introdotta nei tribunali l'opzione
dell'ergastolo senza condizionale. Dall'inizio del 2007, gli Stati
Uniti hanno praticato quattro esecuzioni, tre in Texas e una in
Oklahoma. Il numero totale delle condanne eseguite dal 1976, quando la
pena di morte e' stata reintrodotta negli Usa, e' salito a 1.061. Le 53
esecuzioni dello scorso anno hanno segnato il numero piu' basso degli
ultimi 10 anni.
IRAN. NAZANIN LIBERA MA ALTRE DUE DONNE SONO CONDANNATE
A MORTE - 7 febbraio 2007: Tahmineh Danesh, 35 anni, è stata condannata
a morte da un tribunale di Teheran, che l'ha riconosciuta colpevole di
omicidio. Di origine curda, Danesh è stata arrestata due anni fa per
aver ucciso il suo aggressore che tentava di violentarla. La condanna
capitale nei suoi confronti è stata emessa in base alla ghisas, ossia
la 'legge del taglione'. Il 2 febbraio, sempre a Teheran, la corte d'
appello ha confermato la condanna a morte di un'altra donna, la 20enne
Delara Darabi, giudicata colpevole dell'omicidio della cugina. Delara
avrebbe commesso l'omicidio nel 2000, quando aveva 17 anni. Due
settimane prima la ragazza aveva tentato il suicidio in carcere. Il
giorno prima Nazanin Fatehi, 19 anni, è stata rilasciata dal carcere di
Evin. Nazanin era stata condannata all'impiccagione nel gennaio 2006,
la condanna era poi stata annullata nel maggio 2006 dalla Corte Suprema
iraniana, che aveva ordinato un nuovo processo. Lo scorso gennaio, il
tribunale aveva rinunciato ad emettere nei suoi confronti una condanna
capitale, riconoscendo che la ragazza aveva ucciso il suo aggressore
per difendersi da un tentativo di stupro. Il tribunale ha tuttavia
riconosciuto un eccesso di difesa, stabilendo che Nazanin – 17enne all'
epoca dei fatti - debba pagare un risarcimento in denaro alla famiglia
dell'ucciso, decisione contro cui gli avvocati della giovane
presenteranno appello. La donna è stata scarcerata dopo il pagamento di
una cauzione di 400 milioni di rials (circa 43.000 dollari Usa). La
somma è stata messa insieme grazie soprattutto alle donazioni delle
comunità iraniane all'estero.
PENA DI MORTE. ESCLUSIONE DI NESSUNO
TOCCHI CAINO DAL CONVEGNO DI FIRENZE, FATTO DI ELOQUENTE E GRAVE
SIGNIFICATO - 5 febbraio 2007: "E' di eloquente e grave significato la
decisione del Presidente del Consiglio della Regione Toscana, Riccardo
Nencini, di escludere totalmente dal Convegno odierno di Firenze
l'unica organizzazione, Nessuno tocchi Caino, che in questi anni ha
fatto della moratoria universale delle esecuzioni capitali la sua
ragione di esistenza e di lotta", hanno dichiarato Elisabetta
Zamparutti, Tesoriera di Nessuno tocchi Caino e di Radicali Italiani e
Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani. "Grazie
all'iniziativa nonviolenta di Marco Pannella, avviata con lo sciopero
della sete per l'iniziativa 'Nessuno tocchi Saddam', convertito poi
nello sciopero della fame sull'obiettivo più generale della moratoria
universale delle esecuzioni capitali, si registra oggi un sostegno
eccezionale, senza precedenti alla campagna. Con l'attenzione del
Presidente della Repubblica, l'impegno del Presidente del Consiglio e
del Ministro degli Esteri, il sostegno di quasi tutti i leader
politici, compreso il leader dell'opposizione, è realistico sperare che
in queste settimane si possa raggiungere l'obiettivo per cui Nessuno
Tocchi Caino e il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e
Transpartito, lottano da quattordici anni, arrivando al passaggio
decisivo del voto in Assemblea Generale dell'Onu, già nella sessione in
corso. La Regione Toscana ha evidentemente deciso di non tener conto e
calpestare tutto questo".

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05 febbraio 2007

news 5 febbraio

BULLISMO: PARTE A BOLOGNA CORSO PER INSEGNANTI SCUOLE PROMOSSO DA ARCIGAY
E' autorizzato dal ministero dell'Istruzione, finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e promosso
da Arcigay. "Gli adolescenti gay i più bersagliati fra i banchi di
scuola". Chi è interessato può presentarsi al primo incontro, lunedì 5
febbraio. Tra i banchi di scuola "frocio" e "finocchio" sono insulti
abituali tra gli studenti. Non sorprende quindi che, secondo le più
recenti indagini, due persone omosessuali su tre siano state vittima di
bullismo, a causa del loro orientamento sessuale, durante l'adolescenza
e in particolare a scuola. Parte lunedì a Bologna "Educare al
Rispetto", corso di formazione rivolto agli insegnanti e al personale
non docente delle scuole medie e superiori, autorizzato dal ministero
dell'Istruzione, finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e
Ravenna e promosso da Arcigay. Il progetto intende insegnare a
prevenire e affrontare situazioni ed episodi di bullismo, con
particolare attenzione al bullismo infarcito di disprezzo e violenza
contro le persone omosessuali (bullismo omofobico). Direttore
responsabile del corso è Luca Pietrantoni, psicologo e ricercatore
presso l'Università degli Studi di Bologna. Il primo incontro con gli
insegnanti si terrà, lunedì 5 febbraio, dalle ore 15 alle 18, presso l'
Università di Bologna, dipartimento di Scienze dell'educazione, sala
riunioni, via Filippo Re, 6. "Nelle scuole, tra adolescenti, i commenti
verbali dispregiativi verso lesbiche e gay, gli insulti a volte
accompagnati da minacce o veri e propri atti di violenza fisica, sono
molto frequenti - spiega Raffaele Lelleri, sociologo e coordinatore di
'Educare al Rispetto' -. Questo provoca negli adolescenti omosessuali e
bisessuali, e in quelli che stanno prendendo coscienza della loro
omosessualità, forte sofferenza, isolamento e senso di vulnerabilità.
Il nostro obiettivo è fornire al personale scolastico strumenti e
competenze per rendere la propria scuola un ambiente più sicuro e
accogliente per ragazzi gay e ragazze lesbiche, e più in generale per
tutti gli studenti esposti ad aggressioni psicologiche o fisiche.
Fondamentale è favorire il diffondersi di una cultura dell'integrazione
e del rispetto a partire dallo stesso personale docente". Il progetto
coinvolgerà le città di Bologna e Faenza, articolandosi, in ciascuna
città, in tre incontri di tre ore ognuno a cadenza settimanale. A
Bologna, il primo appuntamento di lunedì prossimo sarà seguito da
quelli di lunedì 12 e 19 febbraio, stessa sede e stessa ora. A Faenza
si partirà lunedì 26 febbraio e si proseguirà lunedì 5 e 12 marzo,
presso la sede della Consulta faentina delle associazioni di
volontariato, via Laderchi, 3. I corsi saranno tenuti dal dottor Marco
Lazzarotto Muratori, psichiatra e psicoterapeuta, e dal dottor Matteo
Martelli, responsabile progetto scuola del comitato Arcigay "Il
Cassero" di Bologna. Per informazioni e adesioni è possibile recarsi
direttamente al primo appuntamento del corso o rivolgersi a Matteo
Martelli, cell. 347-3060852, email: scuola@cassero.it. Ufficio stampa
Arcigay


COMUNICATO ARCILESBICA ROMA
E' stato approvato presso il consiglio del Municipio VI di Roma, ad assoluta maggioranza, composta
da Ds, Prc, Margherita, Rnp e Verdi, un ordine del giorno in cui si
richiede all'anagrafe del municipio di attestare le unioni affettive.
L'ordine del giorno è stato presentato dal consigliere del Partito
della Rifondazione Comunista Francesco Sirleta, a cui vanno i nostri
ringraziamenti. Questo provvedimento consentirà a tutte le coppie di
fatto residenti, di ottenere i permessi lavorativi retribuiti per
l'assistenza in caso di malattia, ed il diritto di visita presso gli
ospedali. Ringraziamo la nostra compagna Celeste Buratti, segretaria
del circolo di Roma e appartenente alla consulta GayLeft dei
Democratici di Sinistra, che ha seguito e sostenuto l'approvazione
dell'ordine del giorno. Arcilesbica Roma V.le G. Stefanini, 15 TEL.
06/4180211 ( www.arcilesbica.it/roma)


COMUNICATO STAMPA MARIO MIELI
LA BRECCIA SI È CHIUSA
Sulle coppie di fatto, il presidente del
Consiglio Romano Prodi ha detto al Capo dello Stato Giorgio Napolitano
che ascolterà la Chiesa. "Mi sono sempre posto questo problema" di
dialogare con la Chiesa e di tener conto dei suoi timori sulla vicenda
delle coppie di fatto, ha detto il premier a margine della visita
all'Istituto di cultura italiano ad Addis Abeba. "Condivide le parole
del capo dello Stato secondo il quale bisogna tener conto dei timori
del Vaticano?" hanno chiesto i giornalisti. "Ma figuriamoci. Mi sono
sempre posto questo problema. E me lo sono sempre posto fino in fondo"
- assicura Prodi. "L'ho sempre avuto presente, ogni volta che abbiamo
toccato questo tema e non cesserò di tenerlo presente anche in
futuro". Appare evidente, dopo gli ultimi interventi del Presidente
della Repubblica Napolitano e del Presidente del Consiglio Prodi, che l'
Italia è in piena emergenza laicità e che ormai le nostre Istituzioni,
il nostro Governo e il nostro Parlamento, sono divenuti organi di
rappresentanza del Vaticano e non dei cittadini del nostro Paese. A
questo punto sollecitiamo il Presidente della Camera, il Presidente del
Senato e tutti i parlamentari che ancora si considerano i rappresentati
politici di uno Stato laico, a prescindere dallo schieramento di
appartenenza, a chiedere conto al Presidente del Consiglio delle sue
dichiarazioni di chiarire se tra lo Stato Pontificio ed il nostro Paese
esistono accordi a noi ignoti che vincolino e subordinino le scelte
politiche e le leggi italiane alle direttive dottrinarie ed alle
"preoccupazioni" della Chiesa di Roma. Che si faccia chiarezza su
questo punto è fondamentale, perché noi cittadini abbiamo necessità di
comprendere chi sono gli interlocutori istituzionali e politici a cui
far riferimento per le nostre istanze, se gli organi democraticamente
eletti con il nostro voto, oppure un capo di Stato eletto in conclave
per intercessione dello Spirito Santo ed il suo esecutivo che è la Cei.
Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli- Roma
Articolo Tre -
Associazione Omosessuale - Palermo
Andrea Maccarrone – Circolo Mario
Mieli – cell: 349 7355715
Vincenzo Rao – Articolo Tre – cell: 333
4622642

PACS: ARCIGAY, DOPO MOZIONE CAMERA, PROPOSTA DEL GOVERNO CON RICONOSCIMENTO PUBBLICO DELLE CONVIVENZE
"Adesso l'Unione non tradisca le attese di milioni di
italiani e appronti senza timidezze una legge che dia riconoscimento
giuridico pubblico alle coppie anche dello stesso sesso". Questo il
commento del presidente di Arcigay, Sergio Lo Giudice, all'approvazione
alla Camera dei deputati della mozione dell'Unione che chiede al
governo di predisporre entro il 15 febbraio un progetto di legge sulle
coppie di fatto. "Il dibattito ha mostrato l'arretratezza culturale di
buona parte di questo parlamento – continua Lo Giudice -. L'attacco in
aula del capogruppo Udc alla camera, Luca Volonté, contro Arcigay e
Arcilesbica ha il tono sgradevole delle critiche del lupo contro l'
agnello della favola di Esopo. Volonté parla di presunti 'privilegi' di
lesbiche e gay. Ma quali privilegi? Privilegio è quello dei
parlamentari, che possono estendere ai conviventi le tutele
previdenziali e sanitarie. Cosa non consentita al grosso degli
italiani. Privilegio è quello del suo leader Pier Ferdinando Casini a
cui, per una modica somma, la Sacra Rota ha annullato il matrimonio e i
suoi effetti civili. Il fatto è che esistono milioni di persone che
hanno costruito il proprio progetto d vita fuori dal matrimonio e che
rimangono prive di minimi diritti di cittadinanza. "Chiediamo ai
parlamentari laici del centrodestra che si sono differenziati nel
dibattito di questi giorni, da Chiara Moroni a Stefania Prestigiacomo,
da Mauro Del Bue a Dario Rivolta, di dare il loro contributo affinché
si possa sanare la crudele anomalia italiana". Dieci punti
irrinunciabili di una legge sulle unioni civili
1. Riconoscimento
giuridico pubblico della coppia, anche dello stesso sesso, attraverso
pubblica registrazione.
2. Opponibilità ai terzi dei diritti
riconosciuti.
3. Eredità - acquisizione dei diritti spettanti al
coniuge in materia di successione legittima in assenza di testamento.
4. Disciplina previdenziale e fiscale - compresa la reversibilità
della pensione.
5. Tutela in caso di separazione – come la
previsione degli alimenti.
6. Permesso di soggiorno - per il
partner extracomunitario convivente.
7. Non discriminazione
nell'accesso al lavoro - parità con le altre coppie nelle graduatorie
occupazionali, nei trasferimenti e nei concorsi pubblici.
8.
Diritti sul lavoro - congedi lavorativi; costituzione di impresa
familiare.
9. Assistenza al partner: assistenza ospedaliera e
penitenziaria; decisioni relative alla salute e in caso di decesso.
10.
Successione nel contratto d'affitto e diritto di permanenza dell'
abitazione comune nel caso di morte del partner intestatario.
Ufficio
stampa Arcigay



I DEPUTATI DELLA ROSA NEL PUGNO, TURCO E VILLETTI AL GOVERNO:
RIMUOVERE LE DISCRIMINAZIONI FONDATE SULL'ORIENTAMENTO SESSUALE E
INVITI LE AUTORITA' VATICANE A RISPETTARE L'INDIPENDENZA E LA
SOVRANITA' DELLA REPUBBLICA ITALIANA.
Nell'ambito del dibattito sulle
Mozioni in tema di famiglia i deputati della Rosa nel Pugno Maurizio
Turco, Segretario della Commissione Affari Costituzionali e Roberto
Villetti, Presidente del Gruppo Parlamentare, hanno depositato una
risoluzione con la quale si impegna il Governo: - a rimuovere tutti gli
ostacoli discriminatori fondati sul sesso previsti dalle leggi vigenti,
sia nei confronti del singolo cittadino che nelle formazioni sociali
ove svolge la sua personalità, a cominciare dal diritto di famiglia
fondata sul matrimonio ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei
coniugi, così come già previsto dall'articolo 29 della Costituzione. -
a invitare le autorità ecclesiastiche a rispettare l'indipendenza e la
sovranità della Repubblica italiana evitando di intervenire nel merito
di decisioni che spettano solo ed unicamente alle competenti
istituzioni della Repubblica, avendo le stesse autorità piena libertà
di invitare i propri fedeli a non usufruire di facoltà previste dalle
leggi della Repubblica e, per quanto concerne obblighi di legge che
prevedano l'obiezione di coscienza, di invitare i propri fedeli ad
usufruirne. Sergio Rovasio. INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF


PACS: ARCIGAY, MONSIGNOR
BETORI SU OMOSESSUALI COME DOTTOR MENGELE
"Monsignor Betori dà voce ai
peggiori istinti razzisti e omofobi della gerarchia reazionaria
cattolica italiana. Le verità antropologiche a cui fa riferimento,
quando parla delle unioni omosessuali, sono le stesse su cui poggiavano
le determinazioni ideologiche del nazionalsocialismo. Il tristemente
famoso dottor Mengele sperimentava proprio sugli omosessuali le sue
torture per provare appunto, come ci ricorda Betori, 'la perdita di
ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona
umana'". Allarmata la replica del segretario nazionale di Arcigay,
Aurelio Mancuso, alle parole usate oggi dal segretario generale della
Cei contro le unioni omosessuali. "Chiediamo alle istituzioni
repubblicane, innanzi tutto al presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano – continua Mancuso - di respingere questo ulteriore indegno
attacco alla integrità e alla dignità delle persone omosessuali. "Con
le dichiarazioni odierne di Giuseppe Betori, la Cei ha oltrepassato il
segno: qui non si tratta più di una discussione di merito su una
proposta di legge, ma della continua volontà di discriminare e
offendere milioni di cittadini italiani. Per fortuna l'Italia, a
differenza del Vaticano, è uno stato democratico nato dalla Resistenza,
che ha sconfitto il nazifascismo, orrore della storia a cui sembra che
una parte della gerarchia cattolica voglia riferirsi, rispolverando le
idee nefaste della purezza della razza, del patologismo omosessuale,
della difesa dei normali contro i diversi. Queste teorie hanno
massacrato milioni di ebrei, di omosessuali e di persone appartenenti a
varie minoranze. "In Italia c'è bisogno di una legge sulle unioni
civili che tuteli le persone e renda la società più giusta; allo stesso
tempo è necessario che si approvino urgentemente norme che condannino
ogni tipo di discriminazione per ragioni di razza, di orientamento
sessuale e di identità di genere. "Il 10 marzo a Roma chiederemo a
tutti i laici d'Italia, credenti e non, di opporsi a questa nuova
crociata contro i diritti e le libertà delle persone". Ufficio stampa
Arcigay

COMUNICATO STAMPA MARIO MIELI
"IL PAPA NAPOLITANO"
Il
Presidente della Repubblica Napolitano, intervistato sullo spinoso
dibattito riguardo le coppie di fatto decide di prendere posizione e si
dice certo che si arriverà al dialogo, "tenendo conto delle
preoccupazioni espresse dal Pontefice e dalle alte gerarchie della
Chiesa". Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è deluso e
contrariato dalle parole del Presidente Napolitano che, nella sua alta
funzione, dovrebbe essere il primo garante della laicità e
dell'indipendenza dello Stato, della sua sovranità e del rispetto di
tutti i cittadini, comprese le minoranze. Con queste gravi affermazioni
Napoliltano rinnega la sua storia, che lo ha certamente visto in prima
fila nelle battaglie di rinnovamento del diritto di famiglia e di
dignità della donna, in favore di divorzio e aborto, e si schiera
contro i diritti civili e in favore delle pretese discriminazioni di
una confessione religiosa che non è non è "religione di stato" e che
secondo la legge italiana (cui anche il Presidente è soggetto) dovrebbe
astenersi dall'ingerenza nella vita politica nazionale. Sarebbe onesto
a questo punto dimettersi e chiamare a sostituirlo il presidente della
Cei Ruini o il Papa. Almeno si porrebbe fine a una ridicola finzione e
i cittadini italiani saprebbero chi li governa davvero. Circolo Di
Cultura Omosessuale Mario Mieli

COMUNICATO STAMPA "NO VAT"
NAPOLITANO, PRESIDENTE DI CHI?
Napolitano oggi ammonisce che sulla
materia dei diritti è necessario l'allineamento con la chiesa
cattolica, evidentemente sul piano offensivo della dignità di gay,
lesbiche e trans imposto dalle continue illazioni di Ratzinger: le
(unioni) omosessuali sono deboli, deviate, pericolose e via
screditando. Il presidente della Repubblica Italiana, non pago delle
proprie dichiarazioni nel giorno della memoria che, equiparando la
critica al sionismo all'antisemitismo, cancellano oltre sessant'anni di
pensiero critico interno ed esterno all'ebraismo (con buona pace di
Primo Levi, Hannah Arendt, Albert Einstein… nonché di tutte le
espressioni del pacifismo anche israeliano), dimentica di essere il
rappresentante massimo del popolo italiano, concentrandosi su un
dovere, certo acostituzionale, di rappresentare un capo di stato
straniero e una confessione largamente praticata nel nostro paese. Il
10 febbraio prossimo quando scenderemo in piazza per la manifestazione
NO VAT: Autodeterminazione, Laicità, Antifascismo, indetta da Facciamo
Breccia, non potremo limitarci a frenare l'effluvio di ingerenze della
coppia impicciona Ruini–Ratzinger e a denunciare la piaggeria, sempre
più melensa e ipocrita di un centro – sinistra in cerca di santità, ma
dovremmo anche ricordare all'ex comunista, ateo, presidente Giorgio
Napolitano in nome di chi alloggia al Quirinale. Ma, nella
fattispecie, ci chiediamo se Napolitano non sia all'oscuro delle
dichiarazioni reticenti, dei posizionamenti clericali, quando non
apertamente omofobi, già abbondantemente esternati da parte di
esponenti di governo e della maggioranza parlamentare? È informato il
Presidente delle crescenti aggressioni, stupri, omicidi che colpiscono
lesbiche, gay, trans in un clima di impunità e legittimazione creato
dai continui inviti alla discriminazione? Ci attendiamo delle preziose
e 'lungimiranti' considerazioni sull'importanza del servizio aereo - ma
non possiamo non preoccuparci per la convivenza obbligata che la
mancanza di un vettore pubblico imporrà a Napolitano e all'altro capo
di stato, quello con delega per le questioni politiche, Ratzinger.
Opinionisti di diversa estrazione politica lo affermano da anni: in
Italia l'informazione di qualità è appannaggio di pochi e alle
argomentazioni della carta stampata si preferisce la sintesi
televisiva, quando non spettacolare. Uno stallo nella crescita
culturale che ha prodotto vittime eccellenti, come il nostro Presidente
della Repubblica Napolitano. Manifestazione "NO VAT:
AUTODETERMINAZIONE, LAICITA', ANTIFASCISMO", prevista per sabato 10
febbraio 2007 a Roma (ritrovo corteo ore 14.00 a Piazzale Ostiense).
Per l'elenco delle adesioni e dei promotori: www.facciamobreccia.org

Per informazioni: 347 5583 869 (Graziella Bertozzo ) 339 6053442
(Nicoletta Poidimani) 333 4526 916 (Porpora Marcasciano),


COMUNICATO STAMPA REFO
Le Chiese Protestanti italiane sono piccola
cosa in confronto all'elefante Chiesa Cattolica Romana eppure ancora
una volta si schierano in difesa della pluralità e della laicità dello
Stato e dei diritti di tutte e di tutti. Vi invio una dichiarazione del
pastore Eugenio Bernardini, vicemoderatore della Tavola Valdese, sulla
posizione che tali chiese hanno a riguardo ai PACS, la notizia è stata
data dall'agenzia NEV-notizie evangeliche ma come al solito, nel clima
di "pluralismo" che regna in Italia, la stampa non ha dato la minima
rilevanza alla cosa. Le chiese valdesi, metodiste e battiste italiane
in questi anni hanno afffrontato il tema delle benedizioni di unione di
coppia ( il matrimonio è, per noi protestanti, non è un sacramento) ed
un gruppo di lavoro ha elaborato un documento sul tema che è ora
all'esame delle chiese locali in vista di una assemblea - sinodo che
si terrà nell'agosto 2007 ed in cui verrà discusso e speriamo
approvato. Il documento del gruppo di lavoro sull'omosessualità ed
altri materiali sulle chiese protestanti in Italia e il tema
dell'omosessualità sono consultabili sul sito della R.E.F.O. - Rete
Evangelica Fede e Omosessualità : www.refo.it. per la REFO il
coordinatore della segreteria Giorgio Rainelli

APPELLO PER LA
LIBERAZIONE DEI "CUBAN FIVE"
DALLE CARCERI USA
ABBIAMO BISOGNO DI AIUTO
PER LIBERARE I "CUBAN FIVE"
SOLIDARIETA' ARCOBALENO PER I "CUBAN FIVE"
Con altri attivisti lesbiche, gay, bisessuali e transessuali che
lavoriamo con il Comitato di New York per la Liberazione dei Cuban Five
vi invitiamo a firmare al più presto l'appello riportato qui sotto e a
farlo circolare il più possibile. I Cuban Five sono prigionieri
politici detenuti dal governo degli Stati Uniti per il "crimine" di
aver cercato di impedire attacchi terroristici contro Cuba provenienti
dal suolo statunitense. Recentemente i tribunali degli Stati Uniti
hanno respinto la richiesta di riaprire il processo. Con quest'appello
speriamo di risuscitare l'indignazione contro la persecuzione e
l'incarcerazione che continuano di questi prigionieri politici. Come ha
detto Alice Walker, "Quella dei Cuban Five è una storia di coraggio,
grande sacrificio e amore. È una storia per le generazioni. Il modo in
cui i cinque sono stati trattati è vergognoso; il silenzio sui loro
maltrattamenti lo è ancora di più. Dove sono le persone di coraggio
pronte ad opporsi alla tortura dei prigionieri? (da: Lettere di
speranza e amore: la Storia dei Cuban Five). Nelle ore successive all'
appello dell'Arcobaleno della Solidarietà a sostegno dei Cuba Five,
hanno firmato subito e con entusiasmo centinaia di persone e
organizzazioni che combattono l'oppressione basata su sessualità,
espressioni di genere e sesso. Si aggiungono inoltre a questo appello
persone di coscienza provenienti da tutti gli Stati Uniti e da tutto
il mondo, di ogni nazionalità, età, sesso, genere e sessualità. Stiamo
costruendo insieme, con spirito di vera unione, un Arcobaleno della
Solidarietà per i Cuban Five che sta facendo il giro del mondo. Ora
dobbiamo raggiungere altre centinaia di migliaia di persone per premere
sugli Stati Uniti e far liberare i Five. Quando tanti avranno firmato,
invieremo quest'appello per un nuovo processo e per la libertà dei 5
all' Attorney General (Ministro della Giustizia) degli Stati Uniti. Vi
preghiamo di andare a firmare sul sito web: http://www.freethefiveny.
org/rainboweng.htm. Attualmente questa introduzione e l'appello sono
inseriti al sito web in spagnolo, inglese, cinese semplificato e
tradizionale, farsi (persiano), portoghese, italiano, francese e
tedesco. Si stanno facendo le traduzioni anche in molte altre lingue.
Al sito web si può leggere l'elenco crescente e impressionante di
firmatari. Se potete aiutarci a tradurre questa introduzione e
l'appello, e/o se avete altre idee per far circolare il più possibile
questo appello, vi prego di contattarci a:
rainbowsolidarity4cuban5@gmail.com
Abbiamo messo online l'introduzione
e l'appello, nel formato PDF delle varie lingue e scaricabili per una
distribuzione di massa. Per chi volesse ulteriori dettagli sul caso dei
Cuban 5, visitate i siti: <http://freethefiveny.org> oppure <http:
//freethefive.org>. Lavorando insieme possiamo aiutare a liberare i
Cuban Five! Cuban Five Liberi! Leslie Feinberg
FIRMATE L¹ APPELLO CHE
SEGUE: UN ARCOBALENO DI SOLIDARIETA' PER I CUBAN FIVE - Noi che
sottoscriviamo questo appello chiediamo un nuovo processo per liberare
i Cuban 5: Ramón Labañino, Fernando González, René Gonzáles, Antonio
Guerrero e Gerardo Hernández. I cinque sono stati imprigionati per aver
tentato di impedire attacchi terroristici. Erano in questo paese per
tentare di monitorare e impedire attentati terroristici contro Cuba da
parte di mercenari sostenuti dalla CIA, addestrati e con basi operative
negli Stati Uniti. Questo in netto contrasto con le centinaia di
miliardi di dollari delle nostre tasse che Washington butta nella sua
ipocrita "guerra al terrorismo". I cinque sono stati condannati l'8
giugno 2001, con varie accuse tra cui "spionaggio mirato alla
cospirazione", ma di questo spionaggio non esistono prove. Il processo
si è tenuto a Miami, rinomato bastione di cubani di destra. Il processo
dei cinque è stato al centro di tale pressione politica e così ingiusto
che, nell'agosto del 2005, una commissione composta di tre giudici del
11° distretto della Corte di Appello di Atlanta ha descritto una
situazione burrascosa ("perfect storm") di condizioni tale da rendere
impossibile un processo equo. Ciò nonostante la richiesta di un nuovo
processo è stata in seguito negata. Nei primi mesi del 2005 il Gruppo
di Lavoro sulla Detenzione Arbitraria della Commissione per i Diritti
Umani delle Nazioni Unite ha deliberato che la detenzione dei cinque
prigionieri politici negli Stati Uniti viola la Convenzione
Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Nonostante il supporto
crescente negli Stati Uniti e in tutto il mondo, i cinque rimangono
imprigionati in remoti penitenziari di massima sicurezza negli Stati
Uniti, scontando sentenze che vanno dai 15 anni a due doppie sentenze
di ergastolo. Il popolo cubano ha diritto all'autodeterminazione e alla
propria sovranità. Gli Stati Uniti devono smettere di colpire Cuba
attraverso l'embargo economico e attacchi armati, sovvenzionati e
organizzati dalla CIA e messi in atto da eserciti di mercenari
'contras' che operano sul suolo statunitense. Queste sono azioni di
guerra illegali! Facciamo appello per un nuovo processo e per la
libertà dei Cuban 5! Inviate adesioni a transgenderwarrior@gmail.com

ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL LIBERO PENSIERO
"GIORDANO BRUNO"
aderente
all'Union Mondiale des Libres Penseurs e all'International Humanist and
Ethical Union Presidenza nazionale: avv. Bruno Segre, Via della
Consolata,11 -10122 Torino Telefax: 0115212000 - e.mail: linc@marte.
aerre.it www.liberopensiero.20m.com

www.periodicoliberopensiero.it -
invita - sabato 17 febbraio 2007 - ore16.30 a Piazza Campo dei Fiori
- NEL NOME DI GIORDAN O BRUNO - Libertà ed autodeterminazione: valori
laici. Deposizione corone e discorsi commemorativi del delegato del
Sindaco di Roma e del Presidente dell'Associazione Nazionale del
Libero Pensiero "Giordano Bruno", avv. Bruno Segre. Interventi di:
Maria Mantello, Giulio Giorello, Federico Coen, Nuccio Ordine, letture
bruniane a cura di Marialivia Franceschini , Fabiola Perna, Camilla
Scrugli, Carlotta Spizzichino, Arianna Zapelloni Pavia, performance art
di Maria Teresa Lubrano, Alessandra De Angelis e Giulio Mollica,
partecipazione artistica: Pietro Bontempo e Salvatore Gioncardi
poetessa Mara de Mercurio Centro Studi Enrico Maria Salerno
Silvio Fiorelli e Ass. Culturale 321 JAGAD - Artisti & lavoratori dello
spettacolo. Intermezzi per voce, chitarra ed armonica di Geovani
Ciconte e Filippo Bizzaglia, presenta: Antonella Cristofaro. Per
informazioni: 3297481111; liberopensiero.giordanobruno@fastwebnet.it


COMUNICATO STAMPA EVALUNA
EVALUNA, PIAZZA BELLINI,72 – NAPOLI VENERDI
9 FEBBRAIO 2007, ORE 17.30 PRESENTAZIONE DEL RACCONTO "Voci …." di
Agostino Crivo - IL RACCONTO NASCE DA UN'IDEA DI UN UTENTE DEL
DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE ASL NAPOLI 4 , OSPITE DELLA SIR "CASA
LUNA", CHE HA TROVATO ALL'INTERNO DEL PROGETTO "CAFFE' INTERNET", LA
POSSIBILITA' DI SEGUIRE UN CORSO DI ALFABETIZZAZIONE INFORMATICA E DARE
VOCE ALLE SUE VOCI TRAMITE IL COMPUTER. INTERVENTI: dr. CIRO PAUDICE
direttore DSM ASL NA 4 dr.ssa CARLA BOCCIA referente del progetto dr.
ssa LUISA AMMENDOLA responsabile SIR "CASA LUNA" dr.ANTONIO SALVATI
responsabile gestione e controllo SIR AGOSTINO CRIVIO autore di
"VOCI..." - ". .. Lì nel confessionale l'uomo disse a Marco che le
voci non erano nient'altro che spiriti. Voci di spiriti della montagna,
che si erano rivolti al giovane perché aveva il sangue magnetico.
Queste entità gli disse il prete,lo avevano scelto come capo,anche se
la cosa non era spiegabile,poiché poco si conosceva degli spiriti
della montagna. Aggiunse che ogni tanto nel corso della giornata doveva
abbeverarli con l'acqua, ..." "...Sentiva delle voci da molto tempo,
per lui erano le voci di Dio e del Maligno. Non dormiva la notte; la
paura si era impossessata di lui, cose strane avvenivano nella sua
mente... " EVALUNA LIBRERIA - PIAZZA BELLINI 72 NAPOLI -081292372 -

www.evaluna.it - libreriadelledonne@evaluna.it


COMUNICAZIONE RADIO POPOLARE
L'Altro Martedì la trasmissione di cultura ed
informazione omosessuale di Radio Popolare condotta da Eleonora
Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu Martedì 6 febbraio dalle ore
22.40 alle ore 23.30 intervista Maria Luisa Boccia Senatrice di
Rifondazione Comunista presentatrice di una legge sulle Unioni Civili e
di Mutuo Aiuto e presenta Tutto su Howard Cruse Padre del fumetto gay
americano fondatore della rivista Gay Comix e creatore del mitico
personaggio "Toland " a cura di Massimo Basili . email:
omomail@radiopopolare.it - Radio Popolare FM 107.600 streaming su www.
radiopopolare.it - satellite Eutelsat Hot Bird 13° Est, Frequenza
12.111 MHz, Polarizzazione verticale.

COMUNICAZIONE AXTEISMO PRESS
Resoconto udienza del 30.1.2007 dinanzi al GUP del Tribunale del
L'Aquila
Crocifisso, menorà ebraica e dintorni
Luigi Tosti - Questo il
breve resoconto dell'udienza che si è tenuta martedì, 30 gennaio,
dinanzi al GUP dell'Aquila, al quale avevo prospettato -con una memoria
che è pubblicata sul sito- l'esigenza di sollevare un conflitto di
attribuzione nei confronti del Ministro di Giustizia che si ostina a
non rimuovere i crocifissi dalle aule: l'imposizione del crocifisso,
infatti, lede i diritti di libertà religiosa e di eguaglianza degli
"imputati", nonché il loro diritto di essere giudicati da giudici
"visibilmente imparziali", cioè non assoggettati a crocifissi che
valgono a connotare di cristianità l'esercizio delle loro funzioni
giurisdizionali. Ebbene, il GUP dott. Cappa ha respinto questa mia
istanza, senza minimamente motivare "perché" dissentiva dalle pronunce
della Cassazione e del Consiglio Superiore della Magistratura, che
hanno condiviso la mia tesi. Il Gup si è infatti limitato ad affermare,
in modo apodittico, che "non sussistono le condizioni e i presupposti
per sollevare il conflitto di attribuzioni, per la considerazione che
si ritiene del tutto insussistente ogni lesione delle prerogative per
il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali in questa sede e
nel corso del presente procedimento". Con questa immotivata decisione
sono state eluse e glissate le decine e decine di pagine di
motivazione, scritte dai Giudici della Cassazione da quelli del CSM,
con le quali si è affermato l'esatto contrario. A nulla è valso che io
abbia prodotto al GUP l'ordinanza del CSM che ha così affermato: "Alla
luce dei rilievi ora svolti appare convincente la tesi dell'incolpato
(cioè: Tosti Luigi, n.d.r.) secondo la quale l'esposizione del
crocifisso nelle aule di giustizia, in funzione solenne di "ammonimento
di verità e giustizia", costituisce un'utilizzazione di un simbolo
religioso come mezzo per il perseguimento di finalità dello Stato. Del
pari persuasiva sembra l'affermazione che l'indicazione di un
fondamento religioso dei doveri di verità e giustizia, ai quali i
cittadini sono tenuti, può provocare nei non credenti "turbamenti, casi
di coscienza, conflitti di lealtà tra doveri del cittadino e fedeltà
alle proprie convinzioni" e pertanto può ledere la libertà di coscienza
e di religione."L'aspetto più grave del comportamento del GUP è che
egli è venuto meno all'obbligo di motivare il "suo" dissenso rispetto
alle decisioni della Cassazione e del CSM, organo di autogoverno dei
Giudici, che avevano affermato l'esatto contrario. Se si considera,
infatti, che la Cassazione ha il compito, istituzionale, di
interpretare le leggi, non si può giustificare che un semplice giudice
di merito possa disapplicare le sentenze della Cassazione senza fornire
le motivazioni del "perché", a suo giudizio, la Cassazione avrebbe
"sbagliato". Posso con coscienza affermare che nell'esercizio della mia
professione di magistrato non mi sono mai permesso di disapplicare
deliberatamente la giurisprudenza della Cassazione, senza fornire alle
parti le ragioni del mio dissenso: i cittadini, infatti, fanno
affidamento sulla giurisprudenza della Cassazione e, quindi, hanno il
diritto di sapere "perché" un semplice giudice di merito applica la
legge in modo difforme da quanto stabilito dalla Cassazione. La
"certezza" del diritto consiste proprio in questo. Il GUP ha tra
l'altro affermato che la mia "questione era irrilevante....atteso che
nell'aula GUP...non è appeso alcun crocifisso" e che, infine, "la
circolare del ministro Rocco non ha valore normativo, ma si concretizza
in un mero precetto di natura organizzativa, che non ha alcun potere
vincolante". Anche queste affermazioni sono in aperto contrasto con
quanto stabilito dalla Cassazione in due sentenze, da me segnalate al
GUP, che hanno affermato che l'occasionale assenza del crocifisso in
un'aula non ha alcun rilievo ai fini dell'esercizio del diritto di
libertà di coscienza e che la circolare del Ministro di Giustizia ha
efficacia normativa e non può essere disapplicata da nessun giudice.
Amaramente concludendo, è perfettamente inutile che la Cassazione e il
CSM abbiano sentenziato che la circolare del ministro Rocco è
illegittima e che la presenza dei crocifissi nelle aule di giustizia
sia altrettanto illegale: i giudici di merito, infatti, seguitano a
disaplicare queste sentenze. Il GUP ha comunque disposto il mio rinvio
a giudizio per l'udienza del 19 ottobre prossimo. Il che significa che,
mentre il primo processo è stato sbrigato nel tempo record di appena
due mesi, per questa coda di processo, che poteva essere sbrigata in
due settimane, siamo già arrivati a ben due anni di pendenza. Il
sospetto di una strategia di sfiancamento è più che legittimo, dal
momento che alcune circolari del CSM impongono la celere celebrazione
dei processi a carico del magistrati. Ringrazio tutti coloro che si
sono sobbarcati i disagi e le spese del viaggio all'Aquila per
sostenere questa comune battaglia di civiltà e.......alla prossima
puntata! Luigi Tosti: tosti.luigi@alice.it - mobile 3384130312 - tel.
0541789323 - via Bastioni Orientali 38 - 47900 Rimini
MEMORIA
DIFENSIVA - 17 GENNAIO 2007 - Al Sostituto Procuratore Generale presso
la Corte di Cassazione Dott. MARTUSCIELLO Vittorio Piazza Cavour 00193
Roma Oggetto: Interrogatorio dell' 1.2.2007: memoria difensiva nel
procedimento disciplinare n. 14.753/37/06 SD4A a carico di Tosti Luigi.
Egregio dott. Martusciello. La ringrazio per aver fissato con
sollecitudine l'udienza di mia audizione. Peraltro, dal momento che
l'incolpazione è imperniata su frasi estrapolate da una lettera, e dal
momento che le condizioni economiche non mi permettono di sobbarcarmi
ulteriori spese di viaggi e di difensori, che giammai mi verranno
rimborsate, le preannuncio che quasi sicuramente non mi presenterò per
l'udienza del 1° febbraio, ritenendo sufficiente addurre, a mia
discolpa, quanto segue L'accusa che mi viene mossa è la seguente: "per
avere, essendo tuttora sospeso dalle funzioni e dallo stipendio nel
quadro del procedimento disciplinare a suo carico n. 22/05/SD4A P.G.
Cass., gravemente mancato ai doveri, tenendo comportamento non corretto
nei confronti dei giudici del Tribunale di L'Aquila, precipuamente
esprimendosi, in taluni passaggi dell'esposto in data 5/09/2006, in
violazione dei criteri di equilibrio e di misura, in guisa da
compromettere la credibilità personale, il proprio prestigio e decoro,
nonché il prestigio dell'istituzione giudiziaria. Afferma, nel
dettaglio, tra l'altro, il dott. Tosti: "Ribadisco, poi, che nella mia
qualità di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici
partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici
appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità
nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule
giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di
parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione
connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di
colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è
diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome
di quel "loro" idolo. Ribadisco che non accetto di essere processato da
giudici che sono indotti a condannarmi per non correre il rischio, in
caso contrario, di essere sottoposti a procedimenti disciplinari da
parte del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte
delle più Alte cariche istituzionali, politiche e "religiose" dello
Stato Cattolico Italiano." Concludendo, poi, il predetto magistrato,
trasgredendo a dismisura i menzionati doveri di correttezza ed
equilibrio:"Complimenti alla "logica" ed all'impudenza. Credo proprio
che per chiudere "degnamente" i processi a mio carico in quel de
L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione dei Collegi
giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed all'Opus Dei:
sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina Provvidenza in
persona". Preliminarmente contesto che possa esservi una qualche
"pertinenza" ed un qualche "nesso" tra l'addebito che mi viene mosso e
la circostanza che esso sarebbe stato commesso "essendo io sospeso
dalle funzioni e dallo stipendio nel quadro del procedimento
disciplinare a suo carico n. 22/05/SD4A P.G.". Mi chiedo se nell'ottica
dell'incolpante si tratti di un'aggravante: e gradirei chiarimenti sul
punto. Secondariamente rilevo che la mia lettera del 5 settembre 2006
non è un "esposto", ma una "richiesta", quale PRIVATO CITTADINO, di
rimozione del simbolo cattolico da tutte le aule giudiziarie italiane,
nonchè di accesso agli atti relativi ad un precedente esposto" che ho
indirizzato al Ministro di Giustizia Castelli. Questa mia
puntualizzazione non ha intenti cavillosi, ma serve per evidenziare la
la superficialità con la quale la mia "richiesta" è stata letta e gli
intenti puramente ritorsivi che sono scaturiti dalla sua lettura. Non
si giustificano, altrimenti, la non curanza nei confronti delle mie
istanze di cittadino -non ho infatti ricevuto alcuna risposta in merito
alle mie istanze- e che la mia lettera, per contro, sia stata
utilizzata al solo scopo di congetturare cervellotiche accuse
disciplinari, dopo averla sottoposta alla meticolosa e mirata analisi
degli ispettori. Chiusa questa premessa, respingo nel modo più
categorico l'accusa di aver tenuto un comportamento non corretto nei
confronti dei "giudici del tribunale dell'Aquila" attraverso le due
frasi che sono state estrapolate dalla lettera del 5.9.2006. In realtà
è ben evidente -e l'ho già denunciato nello scritto precedentemente
indirizzatole- che questa incolpazione scaturisce dalla circostanza che
il Ministro di Giustizia On.le Clemente Mastella, cattolico, compulsato
dall' On.le Francesco Storace, anch'egli cattolico, non ha
verosimilmente gradito che io abbia preso le difese del Giudice
dell'Aquila dott. Mario Montanaro, che è stato vittima di un ingiusto
linciaggio anche da parte di Alte istituzioni statali, per aver osato
rispettare la Costituzione italiana e i diritti costituzionali di
eguaglianza e di libertà religiosa di un cittadino "musulmano".
Evidentemente, il Ministro di Giustizia e l'On.le Francesco Storace non
hanno gradito che io abbia riportato, fedelmente, le gravi, gratuite ed
offensive dichiarazioni della Chiesa, di numerosi politici italiani e
di personaggi istituzionali con le quali si è ignobilmente bistrattata
la dignità e la professionalità del Giudice de L'Aquila dott. Mario
Montanaro, la cui unica colpa, ribadisco, è quella di aver fatto
applicazione della Costituzione italiana e di aver accordato ad un
cittadino musulmano la stessa dignità e gli stessi diritti che lo
Dittatura Fascista, allora, e lo Stato democratico, oggi, accordano ai
cattolici. Denuncio, pertanto, la palese persecutorietà del presente
procedimento disciplinare, che appare strutturato sul sistema,
pluricollaudato, dell'estrapolazione gratuita delle frasi e della
censura della libertà di pensiero e di critica, approfittando della
circostanza che qualsiasi magistrato può essere accusato, grazie alla
assoluta indeterminatezza dell'art. 18 della legge sulle guarentigie,
anche di comportamenti riferibili alla SFERA PRIVATA, ivi incluso
l'esercizio di diritti costituzionali e di diritti inviolabili che,
sino a prova contraria, competono "anche" ai magistrati. Estremamente
significativa è la circostanza che, non potendo io essere attaccato
sotto il profilo della professionalità e dell'onestà (non sono né un
corrotto né un incapace), si sia cavalcata l'onda del supposto difetto
dei "criteri di equilibrio e di misura" e delle FALSE (ribadisco:
FALSE) accuse di "OFFESE" alla categoria dei Magistrati, recentemente
utilizzate in sede di formulazione di un parere negativo per la mia
progressione economica. Estremamente significativa è la circostanza che
la "tecnica" dell'estrapolare frasi scritte in lettere PRIVATE, che poi
vengono connotate di "sconvenienza", sia stata già utilizzata -ai miei
danni- dai SOLI Ministri di Giustizia (GIAMMAI DALLA PROCURA GENERALE
DELLA CASSAZIONE), nell'ambito di uno stillicidio persecutorio che si è
protratto, per almeno sette anni, per aver io osato denunciare FATTI
ASSOLUTAMENTE VERI, cioè abusi e falsità perpetrate da inquirenti
nell'ambito di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Estremamente
significativa è la circostanza che il Primo Procuratore Generale presso
la Corte di Cassazione dott. Zucconi Galli Fonseca, oggi in pensione,
mi abbia fatto sapere a suo tempo, per il tramite dell'Avv. Corrado
Zucconi Galli Fonseca, che era meglio che stessi tranquillo perché al
Ministero di Giustizia c'era qualcuno che non mi voleva particolarmente
bene. Estremamente significativa è la circostanza che un ispettore del
Ministero di Grazia e Giustizia, parlando con sollievo della sua
decisione di andare in pensione, abbia esternato a me e a mia moglie,
Protti Emilia, la sua nausea per le modalità, mirate a colpire
personaggi-bersaglio già individuati, con le quali venivano disposte
certe ispezioni in alcuni uffici giudiziari. In pratica: caro
ispettore, vai a fare un'ispezione al Tribunale di Canicattì: lì c'è il
dipendente "Rossi", vedi di trovare qualcosa a suo carico. Chiusa
questa premessa, passo alla disamina, separata, delle due frasi che
sono state estrapolate da una lettera PRIVATA e che si asseriscono
offensive e denigratorie dei giudici del Tribunale dell'Aquila. PRIMA
FRASE INCRIMINATA: "Ribadisco, poi, che nella mia qualità di imputato
mi rifiuto di farmi processare da giudici partigiani che si
identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro
testa, e non nei simboli neutrali dell'unità nazionale che, guarda
caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane:
tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che
cioè accettano di far parte di un'Amministrazione connotata di
cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o
di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente
opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel "loro"
idolo. Ribadisco che non accetto di essere processato da giudici che
sono indotti a condannarmi per non correre il rischio, in caso
contrario, di essere sottoposti a procedimenti disciplinari da parte
del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte delle
più Alte cariche istituzionali, politiche e "religiose" dello Stato
Cattolico Italiano." Innanzitutto respingo -siccome assolutamente
gratuita ed infondata- l'accusa che io abbia "offeso" (??) i "giudici
dell'Aquila" (??) perché, nella mia qualità di IMPUTATO -e non di
giudice- ho chiesto nella mia lettera del 5 settembre scorso al
Ministro di Giustizia Mastella -così come peraltro avevo più volte
chiesto al precedente Ministro Castelli- di rimuovere i crocifissi da
tutte le aule di giustizia italiane (e non dal solo tribunale
dell'Aquila!!) perché, altrimenti, mi sarei rifiutato "di farmi
processare (id est: di comparire e presenziare all'udienza) da giudici
partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici
appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità
nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule
giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di
parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione
connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di
colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è
diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome
di quel "loro" idolo". Sottolineo, innanzitutto, che questa mia frase
descrive la VERITA' della situazione delle aule dei Tribunali italiani
e rispetta, inoltre, i requisiti della pertinenza e della continenza:
quindi essa è priva di qualsiasi valenza "diffamatoria". Essa è stata
poi espressa e formulata nell'ambito dell'esercizio del mio diritto di
difesa, riconosciutomi sia a livello costituzionale (art. 24) che
nell'ambito della Convenzione per la salvaguardia dei diritti del'uono
(art. 6 L. 848/1955), senza che sussista alcuna deroga di legge che
limiti questo mio diritto fondamentale, ex art. 15 L. n. 848/1955. E,
in effetti, la mia richiesta di rimozione dei crocifissi mirava e mira,
come ho ampiamente e diffusamente argomentato nella memoria difensiva
che ho poi indirizzato al GUP dell'Aquila ed alla S.V. (e che
indirizzerò alla Corte di Appello), a precostituire la prova
documentale del rifiuto di rimozione dei crocifissi da parte
dell'attuale Ministro di Giustizia: presupposto, questo, necessario ai
fini del caldeggiato conflitto di attribuzione. Come la S.V. ha potuto
infatti constatare, io ho esposto, nella memoria che ho indirizzato al
GUP e a Lei per conoscenza, le motivazioni giuridiche per le quali,
intendendo io legittimamente rifiutarmi di presenziare all'udienza a
causa della presenza generalizzata dei crocifissi nelle aule di
giustizia italiane, il GUP dovrebbe sollevare un conflitto di
attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale. La richiesta di
rimozione dei crocifissi del 5.9.2006, pertanto, nient'altro è se non
la reiterazione, pedissequa, di altrettante identiche richieste che
avevo inoltrato al precedente Ministro di Giustizia On.le Roberto
Castelli che, guarda caso, giammai si è sognato di promuovere
procedimenti disciplinari. Ribadisco, poi, che la stessa identica frase
che mi viene "censurata" è stata da me usata, per ben due volte e nella
stessa identicissima formulazione, nella memoria difensiva che ho
inoltrato al GUP ed alla S.V., sicché logica e coerenza imporrebbero
che io venga nuovamente incolpato per aver ripetuto che "nella mia
qualità di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici
partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici
appesi sopra la loro testa....etc. etc.". Ma c'è di più. La frase che è
stata "censurata" è stata in realtà da me scritta in numerosi
precedenti atti (lettere, ricorsi, memorie, etc.), senza che alcuno
abbia avuto OVVIAMENTE nulla da ridire. Cito per ora questi brani, che
sono stati tratti dai seguenti 4 documenti: 1°) memoria per l'udienza
dibattimentale del 18.11.2005: A pag. 19 così mi esprimo: "mi è stato
imposto di esercitare le mie funzioni pubbliche e le mie attività
lavorative "in nome di un simbolo religioso nel quale non solo non si
identifico, ma dal quale mi sono dissociato apertamente per tutte le
gravissime implicazioni di criminalità, di genocidio, di intolleranza,
di torture, di assassini, di razzismo, di schiavismo, di superstizione,
di abuso della credulità popolare, di oscurantismo e di prevaricazione
dei diritti umani e politici dei cittadini legati alla nefasta storia
della Chiesa cattolica Romana"; mi è stata imposta l'osservanza della
circolare fascista del 1926, cioè la "venerazione e il solenne
ammonimento di verità e giustizia" del "crocifisso", presente in aula
ed incombente sulla mia testa, in totale spregio della mia avversione
religiosa nei confronti di qualsiasi forma di assurda, inconcepibile ed
anacronistica "idolatria"; A pag. 33: "Il crocifisso e il suo valore
simbolico. La legge dispone che gli unici simboli nazionali che debbono
essere esposti nei locali pubblici sono la "bandiera tricolore" e l'
"effige del Presidente della Repubblica". La ratio evidente
dell'esposizione dei simboli nazionali nei luoghi pubblici -ove i
poteri pubblici esercitano, pubblicamente, funzioni pubbliche- è quella
di evocare e trasmettere, appunto in forma simbolica, un messaggio
solenne di questo tenore: "in questo luogo istituzionale la funzione
pubblica è esercitata dal pubblico funzionario, nei confronti dei
cittadini italiani, in nome del popolo italiano, il quale popolo si
identifica, appunto, nella sua bandiera e nel ritratto del suo Capo
supremo, il Presidente della Repubblica. Esporre, pertanto, nei luoghi
pubblici i "crocifissi" -cioè i simboli religiosi "partigiani" che
identificano solo i cattolici- significa, necessariamente, evocare,
affermare e trasmettere quest'altro messaggio solenne: "in questi
luoghi pubblici i pubblici funzionari esercitano i loro poteri
pubblici, nei confronti di tutti i cittadini italiani (anche) in nome
del Dio dei cattolici". Questo valore evocativo del messaggio può
legittimamente risultare intollerabile, sia per i cittadini non
cattolici che lo subiscono sia per i funzionari non cattolici che sono
costretti a trasmetterlo: infatti, l'esercizio delle pubbliche potestà
deve essere, in uno Stato non confessionale, del tutto neutro ed
imparziale. L'intollerabilità ideologica di "questo" messaggio, evocato
dal crocifisso, può essere parificata a quella che sarebbe evocata
dall'esposizione, nei luoghi pubblici, di qualsiasi altro simbolo
"partigiano". Si ipotizzi, ad esempio, il caso estremo della "croce"
uncinata nazista e ci si interroghi, poi, se non sarebbe lecito che
"coloro che non si identificano in quel simbolo" ne possano chiedere a
buon diritto la rimozione e, in caso contrario, possano rifiutarsi di
partecipare agli atti pubblici compiuti in suo nome."; 2°) Atto di
appello del 27.1.2006: A pag. 6 così mi esprimo: "con riferimento alla
mia veste di "imputato" ho dedotto che l'amministrazione della
"giustizia" da parte di giudici organizzati in modo "partigiano" -che
cioè esercitano le funzioni giurisdizionali identificandosi in modo
plateale nel crocefisso cattolico appeso sopra la loro testa come
"simbolo venerato, ammonimento di verità e giustizia" (tra l'altro
proprio in relazione a fatti collegati all'imposizione del crocifisso
nel luogo di lavoro)- viola il principio di laicità dello Stato e,
quindi, il mio diritto ad essere giudicato da strutture giudiziarie
imparziali ed indipendenti"; A pag. 37: "io non accetto, nella mia
qualità di magistrato, di subire la lesione delle mie prerogative
costituzionali di imparzialità, di neutralità e di indipendenza a causa
dell'imposizione, da parte del Ministro di Giustizia, di un simbolo
religioso partigiano, che cioè non identifica affatto lo Stato italiano
e l'unità nazionale: ho prestato giuramento alla Costituzione
Repubblicana -e non al Pontefice- e non intendo pertanto calpestarla
né, tantomeno, intendo subire la limitazione della mia prerogativa di
indipendenza o la violazione del principio supremo della laicità dello
Stato, soggiogandomi supinamente all'imposizione coattiva del
crocifisso da parte del Ministro di Giustizia"; A pag. 40: "Il
crocefisso che mi viene imposto come "simbolo venerato, solenne
ammonimento di verità e giustizia", non può essere parificato al
crocifisso che qualsiasi frequentatore delle aule può legittimamente
portare al collo, ma è il crocefisso che fa parte integrante della
struttura pubblica e che serve per connotare le mie funzioni
giurisdizionali, agli occhi del pubblico e di tutti gli operatori
giudiziari (avvocati, imputati, testimoni etc.), di cristianità: sicché
io appaio ai loro occhi come colui che sta amministrando la giustizia,
oltre che in nome del popolo italiano, anche in nome del crocifisso"; A
pag. 42: "io non tengo a casa mia i crocifissi e detesto qualsiasi
forma di idolatria: esigo dunque di non essere costretto dal mio datore
di lavoro a subire l'imposizione del crocifisso nel luogo di lavoro,
peraltro pubblico, anche perché detesto il crocifisso per tutti i
gravissimi misfatti che sono stati perpetrati, in suo nome, dalla
Chiesa Cattolica e dai cristiani in millenni di storia; io non tollero
di dovermi ideologicamente identificare nel Dio dei cattolici, che mi
viene imposto al di sopra della mia testa quale "solenne ammonimento di
verità e di giustizia". 3°) Lettera al Ministro di Giustizia Castelli
1.5.05: Così mi esprimo a pag. 10: "Esporre, pertanto, nei luoghi
pubblici i "crocifissi" -cioè i simboli religiosi "partigiani" che
identificano solo i cattolici, significa, concretamente, evocare,
affermare e trasmettere quest'altro messaggio solenne: "in questi
luoghi pubblici i pubblici funzionari esercitano i loro poteri
pubblici, nei confronti di tutti i cittadini italiani (cattolici e non
cattolici), in nome del Dio dei cattolici". Questo valore evocativo del
messaggio è intollerabile, sia per i cittadini non cattolici che lo
subiscono sia per i funzionari non cattolici che sono costretti a
trasmetterlo: infatti, l'esercizio delle pubbliche potestà deve essere,
in uno Stato non confessionale, neutro ed imparziale. L'intollerabilità
ideologica di "questo" messaggio evocato dal crocifisso può essere
parificata a quella che sarebbe evocata dall'esposizione, nei luoghi
pubblici, di qualsiasi altro simbolo "partigiano" (si ipotizzi il caso
estremo della "croce" uncinata nazista)"; A pag. 16: "dal momento che
ho giurato fedeltà alla Repubblica Italiana ed al Popolo Italiano -e
non al Papa, cioè ad un Monarca di uno Stato straniero- non intendo più
esercitare le mie funzioni e le mie mansioni sotto l'incombenza di un
idolo cattolico e in nome di un Dio nel quale non mi identifico
minimamente: i simboli ai quali ho prestato giuramento di fedeltà sono
la bandiera tricolore e l'effige del Presidente della Repubblica. Solo
in questi mi identifico e solo in nome di questi intendo svolgere le
mie pubbliche funzioni. Ribadisco, peraltro, che a casa mia non
espongo, non tengo, non venero e non adoro alcun idolo cattolico.
Pretendo, pertanto, di non essere costretto, nel luogo di lavoro e
nell'esercizio di pubbliche funzioni, a soggiacere all'imposizione di
crocifissi, di madonne, di santi o di reliquie "miracolose". E allora?
Perché mai -mi chiedo e chiedo- il Ministro Mastella e l'On.le Storace
si sarebbero infiammati e "indignati" per questa mia frase e per questo
mio pensiero, che avevo già esposto in numerosi altri scritti? Quale
cervellotica valenza "diffamatoria" si è voluta cogliere in questa
frase, che è stata scritta in numerose altre lettere ed atti
defensionali, con i quali non ho fatto altro che ribadire quello che la
Corte di Cassazione e, oggi, anche lo stesso CSM hanno sentenziato: e
cioè che il crocifisso, quale simbolo "partigiano" -e cioè " di parte"-
pregiudica la neutralità e l'imparzialità dei luoghi dove la Giustizia
è amministrata e, quindi, lede il principio supremo di laicità dello
Stato che si sostanzia, appunto, nella neutralità, imparzialità ed
equidistanza dei funzionari e, a maggior ragione, dei giudici? In
attesa di avere risposte, ovviamente scritte, ricordo che i crocefissi
non sono oggetti di arredamento ma simboli religiosi che valgono ad
identificare una sola religione: quindi i giudici che giudicano sotto
l'incombenza dei crocifissi, imposti dal Ministro di Giustizia, si
identificano necessariamente in quel simbolo partigiano, così come si
identificherebbero nell'ideologia "partigiana" del nazismo o del
comunismo, nell'ipotesi in cui il Ministro imponesse loro la svastica o
la falce ed il martello. E' quindi nient'altro che una constatazione
banale il fatto che l'imposizione, da parte del Ministro di Giustizia,
dei crocifissi ai giudici ha l'effetto di renderli "partigiani" perché -
come ho chiaramente detto in termini esplicitissimi- questo fa sì che i
giudici finiscano per identificarsi in questi simboli partigiani,
appesi sopra la loro testa. Non accetto, dunque, che questa mia frase e
questo mio pensiero -che sono stati scritti e ribaditi in numerosissimi
altri atti difensivi- vengano capziosamente utilizzati dall'On.le
Storace e dal Ministro Mastella per asserire che essi suonano offensivi
nei confronti dei "giudici del tribunale dell'Aquila". In realtà è di
un'evidenza a dir poco lapalissiana che la frase si riferisce,
innanzitutto, a tutti i giudici italiani, ME INCLUSO -e cioè all'intera
amministrazione della Giustizia- e non ai "soli" giudici dell'Aquila:
prova ne è che la stessa identica questione preliminare avrei
prospettato -e prospetterei- se dovessi subire processi in altri uffici
giudiziari italiani. Sottolineo ancora la circostanza che ANCHE IO,
nella mia qualità di giudice, ho lungamente accettato, anche se obtorto
collo, di identificarmi nei crocifissi impostimi dal Ministro di
Giustizia e, quindi, di esercitare le mie funzioni giurisdizionali in
modo "visibilmente" "partigiano": questo, almeno sino al 9 maggio del
2005, data in cui ho iniziato a rifiutarmi, per legittimo esercizio del
"diritto alla libertà di coscienza", di tenere le udienze a causa
dell'esposizione generalizzata dei crocifissi e del diniego di esporre
il mio simbolo religioso/culturale. Dunque, se qualcuno vuole
attribuire a questa frase una valenza diffamatoria nei confronti dei
giudici del Tribunale dell'Aquila, questo qualcuno non solo dovrà
spiegare "perché" essa sia "offensiva" (peraltro dei soli giudici
dell'Aquila!) ma dovrà anche giustificare "perché" essa non suoni
offensiva anche nei miei stessi confronti, dal momento che anch'io,
sino al 9.5.2005, ho accettato di identificarmi platealmente nei
crocifissi appesi sopra la mia testa. Che poi io abbia opposto un
rifiuto per "libertà di coscienza", a partire dal 9 maggio 2005, è una
mia questione personale, dal momento che io ho ritenuto che fosse per
me doveroso esercitare il "diritto di libertà di coscienza" accordatomi
dall'art. 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell'Uomo: il che, tra l'altro, non esclude che altri magistrati
possano fare altrettanto, anche alla luce della recente decisione del
CSM. Mi corre anche l'obbligo di ricordare -visto che nessuno sembra
volerne tenere conto- che la Convenzione per la salvaguardia dei
diritti e delle libertà fondamentali dell'uomo (L. n. 848/1955) fu
"partorita", all'indomani della fine della seconda guerra mondiale,
proprio allo scopo di evitare che si ripetessero i crimini contro
l'umanità che erano stati perpetrati dai nazisti e dai fascisti. Fu
infatti per ovviare al ripetersi di simili atrocità che gli Stati
contraenti pattuirono che qualsiasi essere umano fosse titolare di
diritti individuali inviolabili e che, quindi, i singoli Stati
contraenti non potessero più "permettersi" di uccidere, torturare,
discriminare o violare o limitare i diritti fondamentali alla libertà
di religione, pensiero, comunicazione, associazione etc. etc. Ebbene,
l'art. 9 della Convenzione -che attribuisce a qualsiasi uomo il
"diritto di libertà di coscienza" (che nulla ha a che vedere con l
"obiezione di coscienza", che non è neppure un diritto!)- nient'altro è
se non la necessaria norma di chiusura che mira a rendere effettiva la
tutela di tutti i diritti inviolabili riconosciuti dalla Convenzione.
Ribadisco, infatti, che il "diritto di libertà di coscienza" -così come
poi giustamente recepito nella giurisprudenza della Corte
Costituzionale e della Cassazione- nient'altro è se non il "diritto di
rifiutarsi di obbedire" ad atti normativi degli Stati contraenti che
determinino, con nesso causale immediato e diretto, la lesione di
diritti inviolabili. Con questa norma, in altri termini, è stato
ripudiato l'opposto principio dell' "obbedir tacendo" e si è accolto,
invece, quello del "diritto di libertà di coscienza", cioè del diritto
di disobbedire ad atti normativi di qualsiasi genere (leggi,
regolamenti, circolari, ordini etc.) che determinino la lesione di
diritti inviolabili. Il che significa -dal punto di vista pratico- che
a qualsiasi uomo -e quindi (e soprattutto) ai funzionari che agiscono
in nome e per conto degli Stati contraenti- è data la facoltà di
disobbedire a leggi, atti amministrativi, circolari od ordini che li
costringerebbero a violare diritti fondamentali altrui o propri: e
questo per evitare che si ripetano le atrocità dell'ultimo conflitto
mondiale, quando accadde che personale militare e civile, costretto ad
"obbedire tacendo" a leggi, regolamenti, circolari o ordini dei Nazisti
e dei Fascisti, consumò efferati crimini contro l'umanità. E non è fuor
di luogo ricordare che anche la Magistratura italiana "obbedì",
"tacendo", alle leggi razziali, ai rastrellamenti degli ebrei e alla
loro deportazione, poi sfociata negli stermini. Pertanto, la
circostanza che solo io (almeno per quel che mi consta) mi sia
rifiutato di identificarmi nel simbolo "partigiano" del crocifisso,
cioè di calpestare il diritto fondamentale dei cittadini di essere
giudicati da giudici (visibilmente) "imparziali", non può essere
addotta a mio carico come circostanza infamante né, grottescamente,
come mia personale offesa contro non meglio identificati "giudici del
Tribunale di L'Aquila". Io ho in realtà agito rispettando la mia
"coscienza". Gli altri giudici, se vogliono, sono liberi di seguitare a
giudicare sotto l'incombenza dell'idolo cattolico, appeso sopra la loro
testa. Non sarò certo io a biasimarli, viste le conseguenze perniciose
che ho dovuto subire per il mio rifiuto. Concludendo, del tutto
infondata è l'accusa di aver diffamato i "giudici del Tribunale
dell'Aquila". Chiedo di conoscere, in ogni caso, le generalità esatte
dei "giudici" del tribunale dell'Aquila che, a giudizio dell''On.le
Storace e del Ministro Mastella, io avrei offeso. Mi chiedo: si tratta
forse al dott. Mario Montanaro? Non mi sembra proprio, dal momento che
ne ho preso le difese, definendolo giuridicamente preparato,
coraggioso, imparziale e indipendente, a dispetto della stragrande
maggioranza dei politici italiani, delle più Alte cariche istituzionali
dello Stato, del Papa, della Chiesa e degli stessi consiglieri laici
della Casa della Libertà del CSM, che hanno invece bersagliato questo
magistrato con critiche diffamatorie, denigratorie, virulente e,
soprattutto, avventate e prive di un supporto critico conferente.
L'incongruità dell'accusa che mi viene mossa balza ancor più evidente
se si raffronta questa frase col brano che la precede. Così, in
effetti, mi sono espresso subito prima: "Ribadisco che nella mia
qualità di magistrato mi rifiuto di violare il mio obbligo giuridico di
essere e di apparire imparziale, perché ritengo di dover rispettare sia
il comma 2° dell'art. 111 della Costituzione che l'art. 6, 1° comma,
della Convenzione sui diritti dell'Uomo e, pertanto, mi rifiuto di
calpestare il diritto dei cittadini non cattolici e dei cittadini non
credenti di essere giudicati da giudici "visibilmente imparziali".
Appare dunque evidente che io sono partito dalla circostanza -affermata
dalla Cassazione e dallo stesso CSM- che un giudice che giudica sotto
l'incombenza di un crocifisso è un giudice "visibilmente parziale": da
tale circostanza ho tratto la necessità di rifiutarmi di giudicare i
cittadini in modo "visibilmente parziale". "Stranamente", questa mia
frase, pur facendo anch'essa riferimento ad un "giudice parziale", non
è stata censurata dagli On.li Storace e Mastella. E allora mi chiedo:
perché dovrebbe essere "censurato" come diffamatorio nei confronti dei
giudici dell'Aquila (?!) il proposito, che ho formulato nella frase
immediatamente successiva, che "nelle mie vesti di "imputato" mi
rifiutavo di farmi processare da giudici "partigiani", che cioè a causa
dell'ostensione del crocifisso sopra la loro testa erano "visibilmente
parziali"? Questa contraddizione degli incolpanti Storace e Mastella è
a dir poco grottesca. Quel che è grave, però, è che questa palese
contraddizione tradisce quello che ho sopra denunciato: e cioè l'uso
strumentale e deviato della potestà disciplinare del Ministro di
Giustizia per finalità persecutorie. Ma c'è molto di più: non posso
infatti giustificare che io venga accusato dall'On.le Storace di
comportamenti offensivi nei confronti dei magistrati che, semmai,
debbono essere attribuiti a lui. Mastella gli aveva assicurato la
promozione di azione disciplinare nei miei confronti", ha anche
dichiarato che "nel suo furore Tosti aveva anche scritto il 5 settembre
a Mastella la volontà di non farsi processare -beato lui- da giudici
partigiani e parziali". Orbene, se c'è da ravvisare in questa vicenda
qualcosa di offensivo nei confronti dell'intera categoria dei
magistrati, questo è da ricercare proprio nell' intervista rilasciata
dall'On.le Storace, peraltro in spregio del mio diritto alla
riservatezza: asserire e rimarcare, infatti, che il dott. Tosti ha
espresso la volontà, "beato lui", di non essere processato da giudici
"partigiani e parziali", significa affermare, in modo implicito ma
assolutamente chiaro ed inequivocabile, che i giudici, in Italia, sono
di regola partigiani e parziali, al punto tale che suonerebbe come
ingiustificabile priviliegio la "pretesa" del sottoscritto di essere
giudicato da giudici...... imparziali. E allora mi chiedo e chiedo:
sarebbe questo il "pulpito" dal quale proviene la predica nei miei
confronti? Sarei io, cioè, quello che si dovrebbe vergognare, al
cospetto dell'On.le Storace, per aver affermato che un "giudice che
giudica sotto l'incombenza dei crocifissi è un giudice partigiano", che
cioè -come ho cura di puntualizzare- è "visibilmente inserito in
un'Amministrazione giudiziaria connotata di cristianità e, quindi,
confessionale"? Ma siamo pazzi? Ma esiste o no -mi chiedo- un limite
alla decenza ed al pudore? Mi viene però un dubbio: non è, per caso,
che l'On.le Storace si è sentito offeso perché ho usato la parola
"partigiani"? Forse questa parola gli ha evocato i combattenti -
notoriamente antagonisti della sua ideologia politica- che nell'ultimo
conflitto mondiale imbracciarono gli stenn e i moschetti per liberare
l'Italia, intonando sui monti la canzone "bella ciao"? Non posso
nascondere la mia indignazione di fronte a questa accusa, che è stata
peraltro assurdamente sbandierata ai quattro venti dall'On.le Storace,
ancor prima che mi venisse contestata, e per la cui comunicazione "in
via riservata" sono stato costretto ad allontanarmi dal capezzale di
mia madre morente. Vergognatevi Voi: io non mi vergogno. E non posso
esimermi dal rimarcare come il precente Ministro di Giustizia, On.le
Roberto Castelli, si sia ben guardato dal promuovermi analoga azione
disciplinare, pur avendo io scritto ed espresso le stesse identiche
frasi, con gli stessi identici pensieri e con gli stessi propositi, in
altre lettere e in altri scritti a lui indirizzati. Il che mi induce ad
elogiare pubblicamente il Ministro Castelli che si è rivelato, sotto
questo profilo, come un vero gentiluomo. Ma veniamo alla disamina
dell'ultimo brano, che così suona: "Ribadisco che non accetto di essere
processato da giudici che sono indotti a condannarmi per non correre il
rischio, in caso contrario, di essere sottoposti a procedimenti
disciplinari da parte del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio
pubblico da parte delle più Alte cariche istituzionali, politiche e
"religiose" dello Stato Cattolico Italiano." Primo commento: ah, come
mi vergogno! Mi chiedo: potrò mai impetrare perdono per cotante
"offese" che ho arrecato ai "giudici del Tribunale di L'Aquila",
scrivendo un frase così ricca e piena di triviali insulti, bestemmie e
vilipendi? Messo da parte il sarcasmo, osservo e deduco: a) è di
lapalissiana evidenza che con questa frase ho espresso, nella mia
qualità di IMPUTATO e con parole che non integrano turpiloquio,
bestemmia o vilipendio, il mio disappunto e la mia preoccupazione per
il fatto di dover essere giudicato da giudici che, a causa del
linciaggio pubblico, delle pressioni e delle gravissime intimidazioni
di cui era stato in precedenza vittima il dott. Mario Montanaro -anche
da parte di Alte cariche istituzionali- per aver egli osato affermare
l'illiceità dell'ostensione dei crocifissi, subivano fortissime
pressioni e fortissimi condizionamenti nella serenità di giudizio nei
processi a mio carico, dove avrebbero dovuto decidere la stessa
identica questione, col palessimo rischio, dunque, di essere "indotti a
condannarmi per non correre loro il rischio, in caso contrario, di
essere sottoposti a procedimenti disciplinari da parte del Ministro di
Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte delle più alte
cariche istituzionali, politiche e religiose dello Stato cattolico
italiano"; b) di questa mia legittima preoccupazione ho poi
immediatamente fornito una prova documentale schiacciante riferendo,
peraltro in modo parziale, la cronologia delle incredibili, vigliacche,
allucinanti e vergognose intimidazioni, minacce ed insulti (tutte
perpetrate col classico coraggio del branco) di cui era rimasto vittima
il povero dott. Mario Montanaro, "reo" di aver "osato" pronunciare una
motivatissima e ponderatissima ordinanza con la quale, facendo tra
l'altro giustizia di criminali atti di discriminazione religiosa di cui
era stato vittima il sig. Emilio Smith, aveva ordinato la rimozione dei
crocifissi dalla scuola elementare di Ofena. E allora mi chiedo,
innanzitutto: che "ci azzeccano" i "giudici del Tribunale di L'Aquila
con questa mia frase "incriminata"? Non è forse evidente che questa mia
preoccupazione si riferisce a qualsiasi giudice italiano, e non ai SOLI
giudici dell'Aquila? In che cosa consisterebbe, poi, il disvalore
deontologico che gli On.li Storace e Mastella hanno ravvisato in questa
mia frase? Non è forse VERO che il dott. Mario Montanaro è stato fatto
oggetto di intimidatorie ispezioni ministeriali, di minacce di morte e
di un coro di avventante ed oltraggiose critiche per aver osato
ordinare la rimozione dei crocifissi? E non è forse vero che in seguito
a quella ordinanza si sono innescate incomposte reazioni di fanatismo
religioso che hanno condizionato l'esito di quel giudizio e di altri
analoghi giudizi? Ma si può tollerare che in un Paese che pretende di
essere considerato "civile" i giudici debbano subire pressioni ed
intimidazioni esterne che li costringono ad emanare sentenze "già
scritte" dal furore del Popolo, dei politici, della Chiesa, del
Vaticano o della cd. opinione pubblica? Ma mi chiedo anche: con quale
legittimazione morale i politici On.li Storace e Mastella osano
contestarmi l'addebito di aver "offeso" i giudici del tribunale
aquilano, quando sono gli stessi politici, la stessa Chiesa, lo stesso
Vaticano e le stesse alte cariche dello Stato che hanno vilipeso
ingiustamente ed avventatamente il giudice Mario Montanaro? Esiste o
non esiste, mi chiedo, un limite alla decenza e all'impudenza? Ma non
hanno letto, gli On.li Storace e Mastella le ben cinque pagine dove ho
snocciolato le incredibili, vigliacche, allucinanti e vergognose
intimidazioni, minacce ed insulti, perpetrati col coraggio del branco,
di cui è stato fatto oggetto il giudice del Tribunale de L'Aquila dott.
Mario Montanaro, anche da parte di illustri politici che rivestivano
alte cariche istituzionali? Ma come: il Ministro della Giustizia
Castelli ha disposto un'intimidatoria ispezione a carico di un giudice
che ha osato affermare che la presenza dei crocifissi è illegale, anche
nei tribunali, bollando l'ordinanza di questo giudice come un
"provvedimento abnorme" e "ricordando di aver ricevuto da Adel Smith la
strampalata richiesta -cui ovviamente non ha dato seguito- di togliere
i crocifissi dalle aule giudiziarie", ed io vengo "censurato" dagli On.
li Storace e Mastella perché avrei infangato il prestigio dell'Ordine
Giudiziario nell'affermare che non accetto il fatto di essere
processato da giudici che, a causa, delle "minacce intimidatrici" del
Ministro di Giustizia e delle "censure preventive" di decisioni che
possano confliggere con i dictat del Ministro, del Papa e della Chiesa,
sono indotti a condannarmi, e cioè a ritenere che la presenza dei
crocifissi è legittima e non lede, dunque, i miei diritti di libertà di
coscienza? Ma siamo pazzi? Ma è vero o non è vero che il dott. Mario
Montanaro è stato vittima di assurdi ed ingiustificabili atti di
ingerenza da parte del Ministro di Giustizia, delle Alte Cariche dello
Stato, dei politici, della Chiesa, del Papa? Come si può lontanamente
giustificare che una decisione di un giudice, anziché essere criticata -
magari aspramente- per i supposti ERRORI che essa contiene, venga
vilipesa con toni ed apprezzamenti diffamatori che sono del tutto
scollegati dalla disamina e dalla analisi tecnico-giuridica delle sue
reali MOTIVAZIONI? E sarei io quello che si deve vergognare? Di chi si
fanno paladini gli On.le Storace e Mastella: forse del Ministro di
Giustizia Castelli e del suo comportamento tenuto nei confronti del
giudice dott. Mario Montanaro? E sarei io, secondo il "pulpito" di
Storace e Mastella, quello che "diffama" ed "offende" i giudici
dell'Aquila? Suvvia, fatevi un esame di coscienza ed andate a
rispolverare, magari consultando un dizionario, il significato italiano
delle parole "decenza" e "pudore". Comunque, se sono io il "criminale"
che si dovrebbe vergognare dinanzi alla levatura morale, all'
"equilibrio" ed alla "misura" di cui sono dotati i miei accusatori On.
li Storace e Mastella, mi piace evidenziare che risulto essere in
nutrita e qualificata compagnia. Così, ad esempio, si è espresso
l'Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti: "Il movimento d'azione
giustizia e libertà esprime stupore e sgomento per le incomposte
reazioni di fanatismo religioso che hanno accolto la decisione del
Tribunale di L'Aquila che ha condannato l'Istituto Navelli a rimuovere
il crocifisso esposto nelle aule della scuola......Dopo la decisione
del Tribunale di L'Aquila, il Governo Berlusconi, recidivo nella
violazione del principio di separazione dei poteri, nella persona del
Ministro Castelli ha disposto gravissima iniziativa che costitutisce
oggettiva e illegittima interferenza nell'attività giurisdizionale,
disponendo l'invio a L'Aquila di ispettori ministeriali per dare corso
ad inammissibile procedimento disciplinare a carico del magistrato che
ha emesso la decisione. L'indebita interferenza del Ministro
nell'attività giurisdizionale appare altresì come un'inquietante e
inammissibile anticipazione del progetto di riforma dell'ordinamento
giudiziario approvato dal Governo, per cui dovrebbe divenire illecito
disciplinare l'attività di interpretazione di norme di diritto che
palesemente e inequivocabilmente sia contro la lettera e la volontà
della legge o abbia contenuto creativo. Suona inoltre particolarmente
dolorosa la presa di posizione del Capo dello Stato Ciampi che su
questa questione pare aver abbandonato il ruolo di garante
dell'autonomia e dell'indipendenza della funzione giudiziaria,
preannunciando il certo annullamento della sentenza del Giudice
aquilano". La qual ultima profezia -guarda caso- si è puntualmente
verificata e -sempre guarda caso- proprio con le "motivazioni"
suggerite dal Capo dello Stato: il che dimostra quanto siano
"sensibili" i magistrati, quando sono chiamati a decidere questioni che
sono state già decise dal furore del Popolo e delle cosiddette
"Istituzioni", alle cui direttive è "opportuno" allinearsi, se non si
vuole correre il rischio di fare la fine di chi scrive. E allora dovrei
essere io a "vergognarmi" di aver scritto nella lettera censurata dagli
On.li Storace e Mastella che "persino il Presidente della Repubblica
Carlo Azelio Ciampi ha scagliato i suoi strali contro il giudice
Montanaro, caldeggiando pubblicamente la riforma della sua ordinanza
("si tratta di una decisione non definitiva, suscettibile di
impugnazione") e censurandola, nel merito, sino al punto di affermare
che "il crocifisso nelle scuole è sempre stato considerato non solo
come segno distintivo di un determinato credo religioso, ma soprattutto
come simbolo di valori che stanno a base della nostra ("nostra"???)
identità", dimenticandosi forse di rivestire la carica istituzionale di
Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e, quindi, di
garante dell' indipendenza e dell'imparzialità dei giudici
(estremamente significativa è la circostanza che le "motivazioni"
"suggerite" da questo dictat Presidenziale siano poi state
pedissequamente recepite dai giudici amministrativi, al pari del dictat
del Cardinal Ruini, presidente della Confer. Episc. Italiana, che ha
affermato che "il crocifisso esprime l'anima profonda del nostro Paese
e deve dunque rimanere come segno dell'identità della nostra nazione.
La decisione del giudice Montanaro ci ha sorpreso sia per il contenuto
che per le ragioni addotte")???? E che dire dell'On.le Pierluigi
Castagnetti, che ha offeso l'onore, il prestigio e la professionalità
del dott. Montanaro, bollando la sua ordinanza come "una sentenza priva
di intelligenza, buonsenso e legittimità"? E che dire dell'On.le
Roberto Maroni, che ha offeso il giudice Montanaro bollando la sua
ordinanza come "una sentenza aberrante, che va cancellata al più presto
perché un giudice non può cancellare millenni di storia"). E che dire
di Roberto Calderoli che ha offeso il giudice Montanaro bollando la sua
ordinanza come "una bestemmia, le cui motivazioni gli appaiono ancor
più gravi"? E che dire del Vice Presidente del Consiglio Superiore
della Magistratura Virginio Rognoni, che ha censurato l'operato e la
professionalità del giudice del tribunale de L'Aquila Montanaro,
dichiarando di "essere disorientato e preoccupato"? E che dire del
Vicepresidente del Consiglio dei Ministri Fini, che ha offeso l'onore e
la professionalità del giudice Montanaro, bollando il suo provvedimento
come una "decisione assurda e sconcertante, operata da un magistrato
evidentemente in cerca di notorietà, che offende i sentimenti profondi
della stragrande maggioranza degli italiani"? E che dire del Ministro
dell'Interno Pisanu, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr.
Montanaro, dichiarando di "sentirsi offeso dalla sentenza del giudice
Montanaro, sia come cristiano che come cittadino: il crocifisso,
infatti, non è solo il simbolo della mia religione, ma anche
l'espressione più alta di 2000 anni di civiltà"? E che dire del
segretario dell'UDC Follini, che ha offeso l'onore e la professionalità
del dr. Montanaro bollando il suo provvedimento come un "errore
clamoroso, che colpisce i sentimenti delle persone senza aggiungere
nulla alla piena autonomia delle istituzioni"? E che dire del
capogruppo centrista alla Camera Volonté, che ha offeso l'onore e la
professionalità del dr. Montanaro definendo la sua ordinanza come
"sconcertante, oltre che sbagliata e invitando l'Avvocatura di Stato e
il Ministro Moratti ad intervenire in sede giudiziaria per tutelare le
leggi e la morale civile???. E che dire del Sindaco DS di Roma
Veltroni, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro,
bollando il suo provvedimento come "sentenza priva di intelligenza, che
non aiuta l'integrazione"? E che dire dell'On.le Sandro Bondi di Forza
Italia, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro
invocando addirittura "l'intervento del Parlamento (non, per fortuna,
quello dell'ONU) per ristabilire la sovranità popolare e la democratica
rispetto a decisioni come quella assunta da un funzionario dell'ordine
giudiziario che offendono i valori fondamentali della nostra(?) storia,
della nostra (?) cultura e della nostra (?) identità nazionale"? E che
dire dell'On.le Francesco Storace, Presidente della regione Lazio, che
ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro, dichiarando
di aver "provato una fortissima indignazione per la sentenza
dell'Aquila, che è la logica conseguenza di una grave tendenza che
punta alla negazione di valori che fanno parte della tradizione
italiana ed europea. E' bene che si cominci a dire forte e chiaro che i
cattolici non possono essere considerati ospiti (???) in Italia"? E che
dire dell'On.le Gianni Alemanno, ministro delle politiche agricole, che
ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro esprimendo
pubblica "indignazione per la sentenza del giudice Montanaro: aprire
alle altre culture non può e non deve significare la cancellazione
(????????) della nostra (????) identità italiana"? E che dire del
Sottosegretario all'interno On.le Alfredo Mantovano, che ha offeso in
modo ignobile l'onore e la professionalità del dr. Montanaro,
dichiarando che "la sua sentenza è indicativa non solo del grado di
impudenza raggiunto nella distorsione del diritto positivo, ma, di più,
dell'ansia di onnipotenza che anima taluni giudici"? E che dire dell'
Avv. perugino Giacomo Perrone e del dott. Gianfranco Sassi, magistrato
in pensione, che hanno offeso in modo ignobile l'onore e la
professionalità del dr. Montanaro, invitando il Ministro di Giustizia
Castelli a promuovere azione disciplinare nei suoi confronti e
"denunciando la natura prettamente politica della decisione, che
contrasta con i principi dell'ordinamento dello Stato e con la
normativa vigente, emessa per di più su ricorso del Presidente
dell'Unione Musulmani d'Italia, autore di un grave atto di ostilità, e
bollandola come un' "abnorme pronuncia giudiziaria, chiaramente
parziale, e come tale lesiva del prestigio della magistratura (esiste
un giudice a Berlino, ma, non certo, nella specie, a L'Aquila"? E che
dire dell'inaccettabile ingerenza del Segretario della Conferenza
Episcopale Italiana Mons. Betori che, intervenendo su questione
relativa a crocifissi di proprietà italiana, installato in scuole di
proprietà italiana, ha redarguito l'ordinanza del dr. Montanaro
dichiarando che "la Croce è un simbolo irrinunciabile per il popolo
italiano e che la sentenza del giudice Montanaro è in contraddizione
con una legge vigente dello Stato, che nessun Parlamento ha mai
cambiato, tanto meno la Costituzione"? E che dire delle ignobili e
vigliacche minacce di morte formulate all'indirizzo del giudice
Montanaro da parte di vigliacchi quanto anonimi accoliti della setta
cristiana? E che dire dell'allora Vice Presidente della Camera On.le
Clemente Mastella, che ha offeso la professionalità e l'indipendenza
del giudice Montanaro bollando la sua ordinanza come "un errore storico
e culturale, che non aiuta l'integrazione e interpreta in modo
sbagliato il pluralismo religioso. Togliere oggi il crocifisso dalle
aule delle scuole significa non avere rispetto per valori che per noi
sono fondamentali"? E che dire dell'obbrobrioso crocifisso in ferro,
alto tre metri, fatto erigere dal Sindaco di Ofena dinanzi l'ingresso
della scuola elementare, nel tempo record di un giorno, per sfregio
razzistico nei confronti di Emilio Smith e dei suoi figli minori? E che
dire degli altrettanto obbrobriosi e giganteschi murales dipinti sulle
facciate delle case del centro storico di Ofena, e financo sui due lati
dell'ingresso della Casa Comunale, per ostentare, con la fattiva
complicità dell'Amministrazione comunale, obbrobriosi crocifissi ed
immagine sacre, quale reazione di razzismo e di sfregio nei confronti
dell'infedele musulmano Emilio Smith? E che dire della "Via Crucis",
realizzata anch'essa nell'abitato di Ofena per sfregio e scherno contro
l'infedele musulmano Emilio Smith? E allora? Sarei io quello che, ad
avviso degli On.li Storace e Mastella, "ha tenuto un comportamento
scorretto nei confronti del Tribunale di L'Aquila, esprimendosi in
violazione dei doveri di equilibrio e di misura"? Chiedo, di grazia: se
le mie parole -che esprimono soltanto VERITA' DOCUMENTATE e non
contengono bestemmie, turpiloqui e vilipendi- sono "diffamatorie" di
non meglio identificati "giudici del Tribunale di L'Aquila, tutte le
frasi e tutti i comportamenti sopra descritti che cosa sono? Di fronte
a chi dovrei "vergognarmi"? Forse di fronte agli On.li Storace,
Mastella, Fini, Mantovano, Pisanu, Alemanno, Bonci, Follini e via
dicendo? E' questo il "pulpito" dal quale proviene la "predica"? Sono
questi i soggetti dinanzi a quali mi dovrei prostrare e inginocchiare,
occhi e testa bassa, per impetrare perdono per la mia scarsa
correttezza deontologica nei confronti dei...... "giudici del Tribunale
di L'Aquila"? Suvvia, prendete un dizionario di lingua italiana e
consultate il significato della parole "impudenza" e "indecenza".
SECONDA FRASE: "Complimenti alla "logica" ed all'impudenza. Credo
proprio che per chiudere "degnamente" i processi a mio carico in quel
de L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione dei Collegi
giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed all'Opus Dei:
sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina Provvidenza in
persona". Con questa frase, anch'essa riferita ad atto scritto al di
fuori dell'esercizio delle mie funzioni, mi si imputa addirittura di
aver trasgredito a dismisura i menzionati doveri di correttezza ed
equilibrio nei confronti dei "giudici del tribunale dell'Aquila". Anche
qui rilevo che gli incolpanti si arrampicano sugli specchi per dar
sfogo ad una libidine accusatoria che scaturisce -come già detto- da
ben altre motivazioni: la frase in questione, in effetti, è stata
estrapolata in un modo tanto assurdo da rimanere incomprensibile. Essa
va peraltro scissa in due proposizioni ben distinte, nessuna delle
quali può essere riferita ai giudici del Tribunale aquilano. La prima
proposizione è la seguente: "Complimenti alla logica e all'impudenza".
Essa è totalmente scollegata dal resto della frase "incriminata" e, per
comprendere il reale significato, deve essere necessariamente collegata
a queste frasi, che la precedono: "Come dire: la superiore razza ariana
è l'unica che merita di vivere, perché si è particolarmente distinta -
soprattutto durante il ventennio nazi-fascista- nella lotta contro la
discriminazione razziale. E' dunque giusto che solo gli ariani
seguitino a vivere e che, al contrario, gli ebrei e i rom seguitino ad
entrare nelle camere a gas e nei forni crematori. Oppure: la Superiore
Razza Cristiana si è particolarmente distinta -come testualmente
afferma il Consiglio di Stato- nella lotta per l'affermazione dei
valori della "tolleranza", dell' "eguaglianza", del "rispetto
reciproco" e del "rifiuto di ogni discriminazione". E' dunque "giusto"
che seguiti a godere del privilegio di marcare, in regime di monopolio,
le pareti degli uffici pubblici, discriminando ed escludendo tutte le
altre religioni e chi non crede". In altre parole, i "complimenti alla
logica e all'impudenza", da me espressi, si riferiscono alle IPOTESI di
chi, seguendo l'iter logico-argomentativo seguito dal TAR del Veneto e
dal Consiglio di Stato, avesse argomentato che è giusto che la razza
ariana è l'unica che merita di vivere -mentre gli ebrei debbono essere
sterminati- perché gli ariani si sono particolarmente distinti nella
lotta contro il razzismo; oppure che è giusto che i cristiani, che si
sono particolarmente distinti nella loro storia per la loro
"tolleranza" (ad esempio: crociate, inquisizioni, roghi su cui Giordano
Bruno e decine di migliaia di eretici, streghe ed omosessuali arsero
cristianamente), per il "rispetto reciproco e la valorizzazione della
persona" (ad esempio: imposizione dei simboli distintivi agli ebrei,
ghettizzazione degli ebrei, imposizione delle prediche coatte,
rapimento dei bambini ebrei battezzati di nascosto, leggi razziali ed
olocausto praticati dai cristiani fascisti e nazisti), per il "rifiuto
di ogni discriminazione" (ne sanno qualcosa gli ebrei, le donne, gli
omosessuali, gli schiavi), seguitino a godere del privilegio di marcare
in piena solitudine i luoghi pubblici col loro simbolo. Orbene, la
circostanza che io sia costretto a "discolparmi" per questo mio
ragionamento giuridico, che si avvale di comparazioni ipotetiche per
far risaltare l'illogicità e la carenza di pudore delle tesi
contrapposte, è a dir poco delirante. E' come affermare, infatti, che
"bravo magistrato" è quello che ragiona in senso opposto, cioè quello
che sentenzia che "è giusto" che gli ebrei seguitino ad essere
sterminati con le camere a gas, in ossequio alla superiore razza
ariana, che si particolarmente distinta nella lotta contro il razzismo.
Anche qui il mio consiglio è di andare a consultare un dizionario per
verificare il significato delle parole "decenza" e "pudore", dal
momento che ritengo che questa incolpazione travalichi i limiti della
decenza e del pudore. Ovviamente mi auspico che questa augusta
incolpazione degli On.li Storace e Mastella determini il mio rinvo a
giudizio. Mi preme però riportare il seguente commento, che fu espresso
dal giudice amministrativo dott. Emilio Rosini subito dopo aver leto la
sentenza del TAR del Veneto: "Il risultato di questa stravagante
argomentazione è evidentemente paradossale. Con una logica di questo
genere (non vale ciò che si fa ma ciò che si dovrebbe essere) si può
sostenere anche che nelle aule scolastiche deve essere esposto il
simbolo della falce e martello. I valori fondamentali del comunismo non
sono, come quelli del cristianesimo, la libertà, la uguaglianza, la
fraternità, la dignità umana, la laicità? E se la croce resta indenne
dai massacri compiuti in suo nome perché i massacratori non sarebbero
stati veri cristiani anche se dichiaravano (e credevano) di esserlo,
come scrive il TAR, si potrebbe fare la stessa operazione con la falce
e il martello: Stalin e Pol Pot non erano veri comunisti anche se
dichiaravano (e credevano) di esserlo." A buon intenditor poche parole.
In ogni caso segnalo che questa mia frase è stata scritta in
numerosissimi altri precedenti atti per i quali guarda caso- il
Ministro di Gisutizia Castelli nulla ha obiettato. Per quanto riguarda,
infine, il resto della frase "incriminata", è anche qui ben chiaro che
i giudici del tribunale dell'Aquila non ci azzeccano nulla e che, al
contrario, si tratta di una evidentissima battuta nei confronti
dell'ingiustificabile ingerenza della Chiesa e del Vaticano nelle
questioni interne italiane e, in particolare, nella questione relativa
dell'ostensione dei crocifissi negli uffici pubblici italiani. Questa
battuta per la precisione, si ricollega all'esposto del 26 febbraio
2006, indirizzato al CSM, al Procuratore Generale presso la Corte di
Cassazione ed al Ministro, col quale ho denunciato indebite pressioni
da parte dell'Arcivescovo dell'Aquila Giuseppe Molinari, nonché gravi
irregolarità nell'assegnazione dei fascicoli e nella formazioni dei
collegi giudicanti, civili e penali, in merito a cause relative
all'ostensione dei crocifissi nei seggi elettorali ed alla mia causa
penale. Il Ministro di Giustizia, evidentemente, non solo non si è
curato di rispondere né a me né all' On.le Turco Maurizio in merito
alle gravi irregolarità denunciate nell'esposto, ma non l'ha neppure
letto. Se lo avesse letto, infatti, avrebbe capito che l'iter logico
della frase incriminata è questo:1°) Visto che il Vescovo dell'Aquila
Mons. Giuseppe Molinari si è assurdamente ingerito nella decisione di
un ricorso d'urgenza promosso dall'avv. Dario Visconti per la rimozione
dei crocifissi dai seggi ed assegnato al Presidente del Tribunale
Aquilano dott. Villani, cattolico ed amico dell'Arcivescovo stesso,
sino al punto di definirlo, con toni diffamatori, come "un'iniziativa
stupida e vergognosa, che poteva portare solo disistima nei confronti
della città dell'Aquila";2°) Visto che nel Tribunale dell'Aquila viene
normalmente celebrata la messa in occasione del Natale e che il Vescovo
dell'Aquila Mons. Giuseppe Molinari l'ha personalmente celebrata nel
Natale 2005; 3°) Visto che il Papa e la C.E.I. si sono continuamente
ingeriti -e seguitano ad ingerirsi- nella questione relativa
all'esposizione dei crocifissi italiani negli uffici pubblici italiani,
affermando che il loro Dio-Uomo debba essere presente; 4°) Visto che
sono state commesse gravissime irregolarità nella composizione del
collegio che mi ha giudicato, nonché in altri collegi civili che hanno
giudicato circa la legittimità o meno della presenza dei crocifissi nei
seggi elettorali, facendo sì che si creasse un collegio prevenuto nei
miei confronti; in considerazione di tutto ciò, ho concluso con battuta
ironica: "Credo proprio che per chiudere "degnamente" i processi a mio
carico in quel de L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione
dei Collegi giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed
all'Opus Dei: sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina
Provvidenza in persona". E allora? Quale sarebbe il crimine? Che cosa
c'entrano i giudici dell'Aquila? Semmai è evidente che la battuta è
all'indirizzo del Vaticano, della C.E.I. e dell'Opus Dei. Ma allora il
Ministro Mastella si vuol far paladino delle sue istituzioni religiose,
e non dei giudici aquilani. Ma allora occorre chiarezza
nell'incolpazione, perché se qualcuno vuole incolparmi di aver
"indebitamente" accusato la Chiesa di ingerenza negli affari interni
dell'Italia, allora ricorderò a questo qualcuno che occorre una
notevole dose di impudenza, di sfrontatezza e di strafottenza per
negare quello che è sotto gli occhi di tutti. I nostri politici e i
nostri organi istituzionali si son sempre ben guardati dall'ingerirsi
nelle cose interne della Chiesa per reclamare, ad esempio, il rispetto
dei preti alla piena sessualità, il rispetto delle donne e dei gay al
diritto fondamentale all'eguaglianza, il rispetto dei non cattolici e
degli atei ai diritti fondamentali alla libertà di religione, di
pensiero e di eguaglianza, il rispetto dei cittadini del vaticano al
diritto di costituire partiti politici e via dicendo. Egual
comportamento, guarda caso, la Chiesa non ha mai tenuto nei confronti
dell'Italia, pretendendo addirittura di ingerirsi nelle cause civili
relative ai crocifissi italiani nei seggi italiani ed alla presenza dei
crocifissi italiani nelle scuole italiane, nei tribunali italiani e
negli ospedali italiani. E allora? Mi è forse vietato fare una battuta,
priva di connotazioni triviali, sul'ingerenza della Chiesa in Italia,
per di più in una lettera scritta al di fuori dell'esercizio delle mie
funzioni? Ma non c'è un limite all'impudenza? Ma come: l'Italia è stata
ribattezzata come "colonia del Vaticano" e come "Repubblica Pontificia
Italiana" e siamo divenuti lo zimbello dell'Europa e del Mondo a causa
di questa assoggettazione grottesca, ed il Ministro Mastella si indigna
perché ho detto la VERITA'? Ma come? Luciana Littizzetto sta sfruttando
da anni il filone dell'ingerenza inaudita della Chiesa nelle nostre
questioni interne e nella nostra vita quotidiana, indirizzando con
cadenza settimanale degli sfottò all'indirizzo di Sua Eminenza Mons.
Ruini, e Mastella mi viene ad appioppare questa "incolpazione"? Basta:
ho scritto troppo. Ritengo che non esista il benché minimo elemento per
censurare le frasi che ho peraltro scritto al di fuori dell'esercizio
delle mie funzioni pubbliche: chiedo, quindi, che l'incolpazione venga
archiviata o che, in subordine, venga disposto l'immediato rinvio a
giudizio. Distinti saluti. Rimini, li 17 gennaio 2007 Luigi Tosti
tosti.luigi@alice.it mobile 3384130312 - tel. 0541789323 via Bastioni
Orientali 38 - 47900 Rimini - Fonte: http://nochiesa.blogspot.com

Axteismo, No alla chiesa, no alle religioni Movimento Internazionale
di Libero Pensiero cerchiamo Fondazione o Università che sostenga
studi e attività e Imprenditore-Editore che apra Tv satellitare libera
leggi le news anche degli altri mesi: http://nochiesa.blogspot.com per
aderire e informazioni: axteismo@yahoo.it tel. +39 3393188116

COMUNICATO STAMPA AXTEISMO PRESS
Il giudice Luigi Tosti denuncia
penalmente per discriminazione religiosa i ministri Clemente Mastella e
Roberto Castelli
Roma – L'Aquila – "E' un vero e proprio reato quello
di impormi la presenza del crocifisso nel luogo dove lavoro e di
vietarmi, per bieche motivazioni di discriminazione religiosa, di
esporre la menorà ebraica a fianco del simbolo dei cattolici. E' per
questo – dichiara il magistrato Luigi Tosti – che, dopo aver pazientato
per due anni, ho formalizzato una denuncia penale contro i Ministri di
Giustizia Clemente Mastella e Roberto Castelli. E' grottesco, infatti,
che l'autorità giudiziaria si sia attivata contro la vittima delle
discriminazioni religiose anziché contro gli autori, cioè i Ministri di
Giustizia, i quali ben avrebbero potuto autorizzarmi ad esporre la
menorà ebraica a fianco del crocifisso cattolico, tanto più che essi
sostengono che le supposte radici culturali dell'Europa sarebbero
quelle giudaico-cristiane. Sulla mia vicenda è intervenuto anche l'On.
le Maurizio Turco che ha presentato al Ministro Mastella l'
interpellanza parlamentare n. 130/2006 con la quale gli ha chiesto di
"giustificare per quali validi motivi – che, secondo l'interrogante,
non siano quelli di discriminazione razziale, odio e disprezzo degli
ebrei e della religione ebraica – il Ministero interrogato ha negato al
dott. Tosti Luigi di esporre a fianco del crocifisso la menorah,
usufruendo così degli stessi diritti religiosi e della stessa dignità
che l'Amministrazione fascista Italiana accordò e che quella
Repubblicana seguita ad accordare ai cattolici". L'atto di denuncia
penale è riportato qui sotto e sul sito: http://nochiesa.blogspot.com -
Luigi Tosti tosti.luigi@alice.it - mobile 3384130312 - tel.
0541789323 - via Bastioni Orientali Rimini. - ALLA PROCURA DELLA
REPUBBLICA DELL'AQUILA - ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI ROMA ATTO DI
DENUNCIA PENALE Io sottoscritto TOSTI LUIGI, nato a Cingoli il 3 agosto
1948, residente a Rimini, Via Bastioni Orientali n. 38, magistrato
presso il Tribunale di Camerino, espongo, denuncio e mi querelo per
quanto segue. FATTO - Nell'ottobre del 2003 un paio di avvocati del
foro di Camerino, mentre mi accingevo ad iniziare la trattazione di
un'udienza civile, si lamentavano dell'improvvisa comparsa di un
vistoso crocifisso che, a loro giudizio, era stato apposto per reazione
contro il provvedimento col quale il giudice dedl Tribunale dell'Aquila
dott. Mario Montanaro, alcuni giorni prima, aveva ordinato la rimozione
dei crocifissi dalle scuole di Ofena. Tenuto conto delle deliranti
reazioni che l'ordinanza del dott. Montanaro aveva effettivamente
innescato, anche ad alti livelli istituzionali, condividevo appieno
queste lamentele e, pertanto, staccavo dalla parete il crocifisso e lo
adagiavo sul carrello dei fascicoli. Il Ministro di Giustizia On.le
Roberto Castelli, appresa la notizia dalla Stampa, disponeva
un'ispezione per valutare se sussistevano gli estremi per trasferirmi
d'ufficio da Camerino e per promuovere un'azione disciplinare. Ero
pertanto costretto a recarmi a Roma, dove venivo messo sotto torchio da
un ispettore ministeriale che mi inquisiva per conoscere i minimi
particolari relativi al distacco "sacrilego" del crocifisso dalla
parete. Mi si chiedeva persino di dichiarare quale fosse il mio credo
religioso e se, in particolare, avessi dichiarato di essere ateo. A
questa ispezione intimidatoria del Ministro Castelli rispondevo con una
lettera con la quale chiedevo al Ministro di rimuovere tutti i
crocifissi dai tribunali, perché la circolare fascista che li
contemplava era incompatibile col principio di laicità della
Costituzione repubblicana e ledeva miei diritti soggettivi di rango
costituzionale (in particolare: il diritto alla non discriminazione
religiosa ed il diritto alla libertà religiosa) come sancito
esplicitamente dalla Cassazione penale nella sentenza 1.3.2000 n. 4273,
Montagnana. In via subordinata chiedevo al Ministro l'autorizzazione ad
esporre i miei simboli religiosi, con ciò rivendicando la stessa
dignità e gli stessi diritti attribuiti ai cattolici: rimarcavo che, in
caso di mancata autorizzazione, si sarebbe perpetrata una
discriminazione religiosa ai miei danni, cioè il crimine previsto e
punito dall'art. 3 della L. 13.10.1975 n. 654 (ratifica ed esecuzione
della convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di
discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 17.3.1966).
Nessuna risposta perveniva da parte del Ministro. Proponevo allora
nell'aprile 2004 ricorso al TAR delle Marche. L'Avvocatura di Stato
resisteva in giudizio affermando che la circolare del Ministro fascista
del 1926 non era stata abrogata in modo esplicito e che, per altro
verso, l'ostensione dei crocifissi nelle aule giudiziarie era un atto
di "professione di fede" da parte dello Stato italiano ("laico"!!!!),
come tale del tutto legittimo ai sensi dell'art. 19 della Costituzione.
Proponevo istanza cautelare per la rimozione in via di urgenza dei
crocefissi, rappresentando in modo esplicito che solo per senso civico
mi ero sino ad allora astenuto dal rifiutarmi di tenere le udienze per
evitare di violare il mio dovere costituzionale di imparzialità (art.
111 Cost.) e per tutelare i miei diritti costituzionali all'eguaglianza
ed alla libertà religiosa: l'istanza veniva respinta dal TAR con
l'apodittica affermazione che "non vi era pregiudizio nel ritardo".
Sempre per senso civico rinunciavo a fare quello che avevo, secondo la
Cassazione, diritto di fare, cioè astenermi dalle udienze per libertà
di coscienza legata all'imposizione obbligatoria del crocifisso,
simbolo nel quale non mi identifico minimamente. "In compenso", però,
iniziavano a pervenirmi, da parte di anonimi cittadini cattolici,
lettere di stampo razzistico/religioso che "mi spiegavano" "perché" la
menorà fosse "indegna" di essere esposta a fianco del crocifisso. In
particolare il 12.4.2005 mi perveniva una lettera di un anonimo
razzista cattolico, indirizzata anche al Ministro di Giustizia On.le
Castelli e al Presidente del Tribunale, con la quale questo individuo
affermava che "affiancare al Cristo in croce altri simboli o il simbolo
di coloro che ne sono divenuti carnefici è un sacrilegio che offende
Gesù Cristo e la Verità della storia, esaltando un popolo che si è
comunque macchiato di un orrendo delitto contro Dio". Questo cattolico
bollava la mia pretesa di esporre la menorà come "oltraggiosa per la
Giustizia italiana" e chiedeva al Ministro di Giustizia "come la mia
iniziativa potesse essere da lui tollerata". Subito dopo aver ricevuto
questa lettera, per la precisione il 3.5.2005, inoltravo al Ministro di
Giustizia un "ultimatum" col quale gli chiedevo, in via principale, di
rimuovere i crocifissi o, in subordine, di autorizzarmi ad esporre la
mia menorà a fianco del crocifisso cattolico, in ottemperanza al
principio di eguaglianza e non discriminazione. Preannunciavo che mi
sarei astenuto dal tenere le udienze a partire dal 9.5.2005, se fosse
stata respinta anche la richiesta di esporre la menorà: e questo, sia
per legittima reazione contro atti di criminale discriminazione
religiosa, compiuti dallo Stato italiano ai miei danni, sia per
"libertà di coscienza", cioè per non violare il mio dovere
costituzionale di imparzialità (art. 111) e per tutelare i miei diritti
costituzionali all' eguaglianza religiosa (art. 3) ed alla libertà
religiosa (art. 19). Invitavo dunque il Presidente del Tribunale a
provvedere alla mia eventuale sostituzione, dal 9 maggio in poi, per
garantire la prosecuzione del servizio. Alla mia richiesta seguiva,
come di consuetudine, il totale silenzio da parte del Ministro, sicché
dal 9 maggio iniziavo a rifiutarmi di tenere le udienze, seguitando ad
esercitare tutte le altre incombenze (GIP, provvedimenti cautelari,
decreti ingiuntivi, giudice tutelare etc.). A questo punto mi veniva
rivolto l'invito di tenere le udienze nel mio studio o in altra aula
senza crocifisso: respingevo immediatamente questa proposta
evidenziandone, non solo l'estrema contraddittorietà (se la presenza
del crocifisso, infatti, è legittimamente imposta dalla circolare
ministeriale, né il Presidente del Tribunale né il Presidente della
Corte d'Appello possono violare la legge, vigendo il Italia il
principio della legalità), ma anche le sue intollerabili e criminali
connotazioni di segregazione e di Nonostante ciò, si tornava alla
carica con una "proposta" ancora più discriminatoria, più offensiva e
più contraddittoria: cioè quella di riprendere le udienze in un' "aula-
ghetto", appositamente allestita per me senza crocifisso. Tale proposta
mi veniva comunicata con nota del Presidente del Tribunale datata
19.7.2005, nella quale si affermava che "la nuova aula di udienza
sarebbe stata a disposizione di tutti i magistrati del Tribunale di
Camerino, e quindi non si sarebbe potuto assolutamente dire che essa
avesse rappresentato una forma di discriminazione o di "ghettizzazione"
nei miei confronti". Respingevo questa offensiva proposta con lettera
del 7.8.2005 (doc. n. 1), alla cui attenta lettura rinvio.
Sottolineavo, in particolare, che la circostanza che i giudici
"cattolici" del Tribunale di Camerino potessero frequentare, oltre alle
aule "ufficiali" destinate alla loro "superiore religione", anche
l'aula-ghetto in allestimento per il giudice ebreo, non era un
argomento valido per escluderne le connotazioni discriminatorie e
ghettizzanti. Ricordavo, a tal proposito, che anche i cattolici,
"inventori" sin dal 1215 d.C. dei "ghetti" nei quali furono confinati
gli ebrei, ed anche i cristiani nazisti, "inventori" dei lager nei
quali trucidarono gli ebrei, avevano avuto anch' essi la facoltà di di
frequentare" tali "luoghi" di "segregazione criminale": non per questo,
però, qualcuno avrebbe potuto escludere che i ghetti e i lager fossero
stati luoghi di criminale segregazione. Comunque, per tagliare la testa
al toro ed avere l'immediato e concreto riscontro della sincerità della
proposta che mi veniva propinata come "non ghettizzante", proponevo di
scambiare la "fetta di torta" che l'Amministrazione Cattolica mi
offriva con quella che essa si riservava, cioè dichiaravo la mia
assoluta disponibilità a riprendere immediatamente la trattazione delle
udienze, purché l'Amministrazione avesse provveduto a sostituire i
crocifissi con altrettante menorà ebraiche nelle aule "ufficiali" ed
avesse escluso qualsiasi addobbo religioso nella "nuova" aula in
allestimento, nella quale, dunque, avrebbero potuto operare "anche" i
giudici cattolici, oltre al giudice "ebreo". Questo "scambio delle
fette di torta", guarda caso, non veniva accettato, sicché ricevevo la
immediata e concreta dimostrazione di quanto fossero falsi, capziosi,
discriminatori e ghettizzanti gli intenti che l'Amministrazione della
Giustizia cattolica voleva perseguire. Dopo un po' la Procura
dell'Aquila apriva due procedimenti penali per omissione di atti di
ufficio, per "essermi astenuto dal tenere le udienze, indebitamente
motivandola espressamente per la presenza in aula del crocifisso".
Facevo immediatamente notare al P.M. aquilano che il capo di
imputazione conteneva una contraddizione a dir poco gigantesca, perché
si era omesso di considerare che il mio rifiuto scaturiva, in primo
luogo, dal fatto che lo Stato mi impediva di esporre la menorà ebraica,
mentre consentiva l'ingresso nelle aule pubbliche ai crocifissi:
rappresentavo che questo comportamento discriminatorio non soltanto
violava l'art. 3 della Costituzione e gli artt. 9 e 14 della
Convenzione sui diritti dell'Uomo, ma integrava anche il reato di cui
all'art. 3 della legge 13.10.1975 n. 654, a mente del quale è punito
con la reclusione sino a tre anni "chi commette atti di discriminazione
per motivi...religiosi". Concludevo, pertanto, evidenziando che il mio
rifiuto era, innanzitutto, una reazione legittima contro atti di
delittuosa discriminazione religiosa, sicché ritenevo a dir poco
grottesco che, anziché indagare sul conto dell'aguzzino che tentava di
infilare l'ebreo nel forno crematorio -cioè di Organi istituzionali
dello Stato- si indagasse sul conto dell'ebreo che si rifiutava di
entrarvi. Chiedevo pertanto al P.M. aquilano di integrare il capo di
imputazione, facendo risultare la verità, e cioè che il mio rifiuto di
tenere le udienze scaturiva, in prima battuta, dall'imposizione del
divieto di esporre la mia menorà ebraica a fianco del crocifisso. La
richiesta veniva immotivatamente disattesa e il P.M. chiedeva ed
otteneva il mio rinvio a giudizio immediato dinanzi al Tribunale
dell'Aquila per l'udienza del 18.11.2005. All'esito del dibattimento il
Tribunale pronunciava condanna a sette mesi di reclusione, nei
confronti della quale pende appello. La Procura Generale presso la
Corte di Cassazione, da parte sua, proponeva nei miei confronti un
procedimento disciplinare incolpandomi, sostanzialmente, degli stessi
fatti addebitatimi in sede penale e chiedendo, poi, la mia sospensione
dalle funzioni e dallo stipendio. Il Consiglio Superiore della
Magistratura decretava il 31.1.2006 la mia sospensione cautelare dalle
funzioni e dallo stipendio. Successivamente la Procura della Repubblica
dell'Aquila mi notificava altri sei avvisi di procedimenti penali per
altrettanti reati di rifiuto di atti di ufficio riferiti ad altre
udienze da me non tenute. In previsione della celebrazione del processo
di appello e di questi sei nuovi processi, inoltravo il 5.9.2006 una
lettera al nuovo Ministro della Giustizia On.le Clemente Mastella (doc.
n. 2) con la quale (tra l'altro) gli rinnovavo l'invito a rimuovere i
crocifissi da tutte le aule giudiziarie italiane o ad aggiungere tutti
i simboli religiosi, preannunciando che, in caso contrario, mi sarei
rifiutato di farmi processare da giudici parziali che si identificano
nella divinità cattolica a causa dell'ostensione generalizzata dei
crocifissi. Nella missiva lamentavo e denunciavo la discriminazione
religiosa che lo Stato Italiano seguitava a perpetrare ai miei danni e
ai danni dei non cattolici. Nello stesso mese di settembre 2006 l'On.le
Maurizio Turco indirizzava al Ministro di Giustizia un'interpellanza
(doc. n. 3) con la quale chiedeva, tra l'altro, "per quali validi
motivi -che, secondo l'interrogante, non siano quelli di
discriminazione razziale, odio e disprezzo degli ebrei e della
religione ebraica- il Ministero interrogato ha negato al dott. Tosti
Luigi di esporre a fianco del crocifisso la menorah, usufruendo così
degli stessi diritti religiosi e della stessa dignità che
l'Amministrazione fascista italiana accordò e che quella repubblicana
seguita ad accordare ai cattolici". Nessuna risposta perveniva -né è
mai pervenuta- dall'attuale Ministro di Giustizia On.le Mastella. "In
compenso", però, il 3 novembre 2006 venivo contattato da un giornalista
che mi chiedeva di commentare la notizia, pubblicata da RAI News 24,
secondo cui il Ministro di Giustizia Mastella aveva assicurato all'On.
le Francesco Storace l'azione disciplinare contro il giudice Luigi
Tosti in relazione alla mia lettera del 5 settembre: ovviamente
rispondevo che non ne sapevo nulla ma che mi sembrava a dir poco
allucinante che fosse stata diffusa una notizia relativa
all'attivazione di un presunto procedimento disciplinare che doveva,
per legge, rimanere assolutamente riservata. Ebbene, il successivo 24
novembre venivo contattato telefonicamente dal Segretario del
Presidente della Corte di Appello di Ancona che mi invitava a recarmi
colà per "ritirare un plico a me indirizzato", senza null'altro poter
aggiungere, trattandosi di "questione riservatissima". Il 25 novembre
2006 ero pertanto costretto ad allontanarmi dal capezzale di mia madre
morente per recarmi ad Ancona per ritirare un "plico" che mi era stato
colà indirizzato da Roma, quale "amorevole precauzione" per "tutelare
la mia riservatezza". Peraltro, presagendo che la mia convocazione si
riferisse alla "riservatissima" comunicazione del procedimento
disciplinare, che era già stata "riservatamente" pubblicizzata dalla
Stampa nazionale, predisponevo la seguente dichiarazione che, poi,
consegnavo al Presidente della Corte di Appello ancor prima di aver
letto l'incolpazione: "Al Sost. Proc. Rep. presso la Corte di
Cassazione dott. __________________________________ per il tramite
dell'On.le Presidente della Corte d'Appello di Ancona.
Oggetto:
Procedimento disciplinare N. ________________/S-4A - Nomina difensore
ed elezione domicilio. Io sottoscritto Luigi Tosti, magistrato in
servizio presso il Tribunale di Camerino, presa comunicazione della
nota strettamente riservata del __________________con la quale mi viene
comunicato in via strettamente riservata l'ennesimo promovimento di
azione disciplinare, ovverosia quanto da me già appreso in via
strettamente riservata dalla Stampa nazionale dietro riservata
propalazione dell'On.le Storace Francesco, con altrettanto riservata
collaborazione del Ministro di Giustizia On.le Mastella, circa il
promovimento di un'azione disciplinare connessa alla lettera del
5.9.2006 con la quale ho chiesto, anche nella qualità di imputato in
procedimenti penali dinanzi al Tribunale ed alla Corte di Appello
dell'Aquila, che venissero rimossi i simboli religiosi dalle aule di
giustizia in rispetto del principio supremo di laicità e del
corrispondente obbligo di imparzialità del giudice, dichiaro di volermi
difendere da me medesimo ed eleggo domicilio presso la mia residenza di
Rimini, Via Bastioni Orientali n. 38. Chiedo sin d'ora che, chiusa la
fase delle indagini, il Procuratore Generale voglia disporre il mio
immediato rinvio a giudizio dinanzi alla Sezione Disciplinare del CSM.
Allego fotocopia notizia stampa propalata il 3 novembre 2006 da RAI
News 24, titolata: "Giustizia. Crocefisso in tribunale, Storace:
Mastella mi ha assicurato azione disciplinare verso il giudice Tosti".
Cordialissimi saluti. Ancona, li 25 novembre 2006." Sin qui i fatti. -
MOTIVI DELLA DENUNCIA - Nei fatti sopra esposti ravviso atti di
criminale discriminazione religiosa, perpetrati ai miei danni da
entrambi i Ministri di Giustizia, per cui propongo formale denuncia per
il reato di cui all'art. 3 della legge 13.10.1975 n. 564. Evidenzio, in
particolare, che i Ministri di Giustizia, da un lato mi hanno imposto i
crocifissi cattolici e, dall'altro, si sono rifiutati, per bieche
motivazioni di discriminazione religiosa, di farmi esporre la menorà
ebraica a fianco del crocifisso, pur non sussistendo alcun impedimento
giuridico. Evidenzio, altresì, che l'amministrazione giudiziaria
italiana consente ai dipendenti della "superiore" razza cattolica di
esporre nei pubblici uffici tutti i crocifissi che vogliono e persino
le effige della Madonna nelle sue varie versioni itineranti (Fatima,
Lourdes, Loreto, Medjugorie, Villanova d'Asti, Tinos, Parigi,
Guadalajara, Valmala, Celles, La Salette, Cerreto Sorana, Porzus degli
Slavi, San Luca di Montefalco, Pontmain, Pellevoisin, Knock, Corato,
Castelpetroso, Imbersago, Torino, Cernusco sul Naviglio, Messina,
Campinas, Beauraing, Banneux, La Vang, Itri, Milano, Paravati, Bonate,
Balasar, Amsterdam, Montichiari, Tre Fontane, Casanova, Ile Bouchard,
Caiazzo, Gimigliano di Venarotta, Ceggia, Balestrino, Venezia,
Turzovka, Neuweier, San Damiano, Monte Fasce, Jaddico, Zeitun,
Placanica, Bayside, Akita, Gallinaro, Betania, Berlicum, Ohlau, Kibeho,
Damasco, San Nicolas, Carpi, Schio, Oliveto Citra, Belpasso, Monfenera,
Grushew, Conyers, Kurescek, Giampilieri Marina, Aokpe, Carrizales,
Ostina, Ischia, Stupinigi, Foro d'Ischia e Marpingen), nonché le effige
dei vari santi e Padri-Pii: la stessa Amministrazione, guarda caso,
trova però oltraggioso e sacrilego che i simboli della "inferiore"
razza ebraica possano godere dello stesso diritto. Ribadisco, altresì,
che un anonimo criminale, appartenente a setta cattolica, aveva
indirizzato al Ministro Castelli ed al Presidente del Tribunale di
Camerino una lettera con la quale aveva affermato che "affiancare al
Cristo in croce altri simboli o il simbolo di coloro che ne sono
divenuti carnefici è un sacrilegio che offende Gesù Cristo e la Verità
della storia, esaltando un popolo che si è comunque macchiato di un
orrendo delitto contro Dio". Ebbene, questa anonima "istigazione"
criminale è stata condivisa dal Ministro di Giustizia, che se ne è anzi
fatto "paladino". La mia richiesta di esporre la menorà a fianco del
crocifisso, infatti, non solo è stata disattesa ma, dopo che mi sono
rifiutato di tenere le udienze a causa di questa criminale
discriminazione, l'Amministrazione Giudiziaria, anziché autorizzarmi ad
esporre la menorà -come ben avrebbe potuto- ha addirittura allestito
un'aula-ghetto, senza crocefisso, nella quale mi si è fatto assoluto
divieto di esporre il mio simbolo: il che implica che l'Amministrazione
Giudiziaria Italiana ha di fatto condiviso l'istigazione razzista
dell'ignoto cattolico, al punto tale da ritenere che il simbolo degli
ebrei sia da considerare "sacrilego" e "blasfemo" e, quindi, "indegno"
di essere ostentato nelle aule dei tribunali italiani. L'aspetto più
grottesco di questo comportamento razzistico dei Vertici
dell'Amministrazione giudiziaria italiana è che esso è continuamente
alimentato dalle istigazioni, altrettanto discriminatorie, dei Papi e
della Chiesa Cattolica che, ripetutamente e in più occasioni, hanno
pubblicamente affermato che soltanto i crocifissi debbono essere
esposti negli uffici pubblici italiani, nelle scuole pubbliche
italiane, nei tribunali italiani e negli ospedali pubblici italiani: e
questo per rendere "visibile" la "presenza" del loro unico Vero Dio il
quale peraltro, da parte sua, seguita ad occultarsi alla vista degli
uomini per motivi che, almeno per chi non ha rinunciato a far uso del
cervello, restano incomprensibili, non potendo supporsi che questo
Essere asseritamente così onnipotente, onnipresente ed onnisciente e,
per di più, fatto a nostra immagine e somiglianza, si diletti ancora
ancora a giocare a nascondino o soffra di una qualche forma di
"timidezza" che gli impedisce di rendersi visibile e manifesto alla sua
specie prediletta, cioè agli uomini. Ancor più delirante è la
circostanza che questi messaggi eversivi del Vaticano e della CEI -che
cioè violentano e calpestano il principio supremo della laicità sancito
dalla Costituzione italiana e che istigano alla discriminazione
religiosa i Governanti italiani- vengano tranquillamente diffusi dai
mezzi di informazione pubblica italiani, RAI in testa, pur integrando
gli estremi del delitto previsto dall'art. 3 della L. 13.10.1975 n.
654, a mente del quale "è punito con la reclusione sino a tre anni chi
incita a commettere atti di discriminazione per motivi .....
religiosi". Evidentemente il Papa, la RAI e i Ministri di Giustizia non
considerano che l'art. 3 della Costituzione sancisce che "tutti i
cittadini -quindi anche gli ebrei- "hanno pari dignità e sono uguali
dinanzi alla legge, senza distinzione di religione"; non considerano
che l'art. 8 della Costituzione sancisce che "tutte le confessioni
religiose -e quindi anche l'ebraismo- sono egualmente libere davanti
alla legge"; non considerano che l'art. 19 della Costituzione sancisce
che "tutti -e quindi anche gli ebrei- hanno il diritto di professare
liberamente la propria fede religiosa, di farne propaganda e di
esercitarne il culto anche in pubblico"; non considerano che l'art. 9
della Convenzione internazionale sui diritti dell'Uomo sancisce che
"ogni persona -e quindi anche l'ebreo- ha diritto alla libertà di
pensiero, di coscienza e di religione; questo diritto importa la
libertà di cambiare religione o di pensiero, come anche la libertà di
manifestare la propria religione o il proprio pensiero individualmente
o collettivamente, in pubblico o in privato, per mezzo del culto,
dell'insegnamento, di pratiche e di compimento di riti "; non
cosiderano che l'art. 14 della medesima convenzione ("Divieto di
discriminazione") sancisce che "il godimento dei diritti civili e delle
libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere garantito a
tutti, quindi anche agli ebrei, senza alcuna distinzione, fondata
soprattutto sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le
opinioni politiche o altre opinioni, l'origine nazionale o sociale,
l'appartenenza ad una minoranza nazionale, sui beni di fortuna, nascita
o ogni altra condizione"; e non considerano, infine, che la
discriminazione religiosa è, al pari della discriminazione razziale, un
reato.E non è un caso -ma si tratta al contrario del riscontro concreto
degli opposti principi costituzionali ed internazionali di eguaglianza
e non discriminazione religiosa- che l'art. 58 del regolamento
penitenziario (D.P.R. 30.6.2000 n. 230) accordi a tutti i detenuti -e
quindi anche agli ebrei- il sacrosanto diritto di esporre, nella
propria camera o nel proprio spazio di appartenenza, immagini e simboli
della propria confessione religiosa, evitando così qualsiasi possibile
discriminazione tra i credenti o assurdi "privilegi" a favore dei
cattolici. Ma non è tutto. Infatti, altrettanto criminale,
discriminatoria, indecente e ingiuriosa è la proposta di
"ghettizzazione" che mi è stata avanzata allo scòpo di "preservare" il
Crocifisso cattolico dal "sacrilego" accostamento della menorà ebraica.
Questa criminale discriminazione evoca sin troppo l' apartheid
praticata da altri Stati razzisti, laddove si vietava a negri e/o ebrei
di entrare nei locali pubblici o salire sui mezzi pubblici "riservati"
alla superiore razza bianca o ariana. E' una vergogna che mi sia stata
prospettata una siffatta, indecente, proposta ghettizzante. Ma la
vergogna ancor più ignobile è che una siffatta forma di ghettizzazione
sia stata recepita ed avallata per decretare la mia condanna penale e
la mia temporanea sospensione dalle funzioni e dallo stipendio. Nei
"ghetti", cari Cattolici, andateci Voi, visto che siete Voi -e non i
nazisti- che li avete inventati e siete sempre Voi -e non i nazisti-
che, per primi nella storia, avete imposto agli ebrei l'obbligo di
portare "segni distintivi" per distinguerli dalla Vostra "Razza
Superiore". E' ignobile che si sia affermato, da parte di autorità di
questo Stato razzista, che mi è stata "offerta" l' "opportunità" di
seguitare a svolgere le mie attività di giudice confinato in un ufficio
e in un'aula-ghetto dove avrei dovuto lavorare, alle dipendenze della
razzistica Amministrazione della Giustizia, per il resto della mia
esistenza, sino a pensionamento. E' ignobile che non ci si vergogni
nemmeno di queste criminali ed offensive affermazioni, al punto tale da
avallarle come legittime e risolutive della questione ebraica. Nelle
aule-ghetto e negli uffici-ghetto, carissimi Cattolici, andate a
lavorarci Voi. Per questi criminali comportamenti discriminatori
propongo formale denuncia penale contro i Ministri di Giustizia
responsabili. Resto ora in attesa di verificare, attraverso l'esito di
questa denuncia, quali saranno le granitiche motivazioni con le quali
si delibererà che questi palesi atti di discriminazione religiosa,
compiuti da Organi istituzionali dello Stato, debbano essere esentati
dall'esercizio dell'azione penale. Non mi meraviglierei affatto di
constatare che la giustizia italiana si attiva soltanto nei confronti
degli striscioni razzistici esibiti dai tifosi negli stadi: soprattutto
quando in ballo ci sono discriminazioni religiose istigate e fomentate
dal Vaticano e dalla Chiesa Cattolica, ben adusi a pretendere e
ricevere dai Governanti assurdi privilegi in totale spregio del
principio di eguaglianza e di libertà religiosa di cui, ipocritamente,
si fanno a parole paladini. Non mi meraviglierei affatto di constatare
che, mentre la Cassazione ha sentenziato che ricorre il delitto di
discriminazione razzistica nel caso del barista che si è "rifiutato" di
servire i caffè ai nord africani, per l'analogo "rifiuto", a me
opposto, di esporre la menorà a fianco del crocifisso, nonché per
l'indecente ed oltraggioso invito a lavorare in un'aula ghetto, si
decreterà che l'Amministrazione razzista deve essere esentata dal
promovimento dell' azione penale. Resto in attesa di verificare se si
sentenzierà, magari, che l'infima menorà ebraica è indegna di entrare
nei tribunali itlaiani perché "turba" la "sensibilità" della
"superiore" Razza Cattolica, del Vaticano e della CEI. Attendo di
verificare se la richiesta di un ebreo di esporre la propria menorà nei
luoghi dove lo Stato italiano consente ai cattolici di esporre i loro
crocifissi e, quindi, di avere gli stessi diritti e la stessa dignità
della Superiore Razza Cattolica, sarà qualificata -come è stata di
fatto qualificata dal Tribunale dell'Aquila, prima, e dalla Procura
Generale presso la Corte di Cassazione- una pretesa "PRETESTUOSA".
Attendo anche di verificare se sarà condiviso quanto affermato dal
Consiglio Superiore della Magistratura nell'ordinanza n. 12/2006,
depositata il 23.11.2006, e cioè che la mia pretesa di esporre la
menorà è "infondata" perché "per poter assere accolta richiederebbe che
il Legislatore compia scelte discrezionali che allo stato non sono
state compiute" !!! E, in effetti, non nascondo che mi piacerebbe
leggere, nelle future richieste di archiviazione di questa denuncia,
che il Crocifisso della "Superiore Razza Cattolica" può essere esposto
dal Ministro di Giustizia nei tribunali con semplici "circolari",
peraltro dell'epoca fascista, mentre per i simboli dell'infima razza
ebraica le circolari non siano sufficienti, necessitando la preventiva
emanazione di........ atti LEGISLATIVI del Parlamento!!! In attesa di
avere queste risposte, che produrrò poi nel giudizio dinanzi alla Corte
Europea dei Diritti dell'Uomo, ricordo ancora che il Ministro di
Giustizia Clemente Mastella ha sino ad oggi omesso di rispondere
all'interpellanza dell'On.le Maurizio Turco n. 130/2006 con la quale
gli ha tra l'altro chiesto di "giustificare per quali validi motivi -
che, secondo l'interrogante, non siano quelli di discriminazione
razziale, odio e disprezzo degli ebrei e della religione ebraica- il
Ministero interrogato ha negato al dott. Tosti Luigi di esporre a
fianco del crocifisso la menorah, usufruendo così degli stessi diritti
religiosi e della stessa dignità che l'Amministrazione fascista
Italiana accordò e che quella Repubblicana seguita ad accordare ai
cattolici": invito dunque i P.M. ad acquisire la risposta del Ministro
Clemente Mastella, sempre che il Ministro cattolico intenda rispondere.
Chiedo di essere informato ex artt. 408 e 410 C.P.P. sia per l'ipotesi
di richiesta di archiviazione che per quella di proroga delle indagini.
Nomino sin d'ora difensori l'Avv. Dario Visconti, Via XX Settembre,
L'Aquila, e l'Avv. Francesco Asciano, Via G. Bazzoni n. 1, Roma, cui
conferisco mandato all'esame degli atti ed all'estrazione delle copie.
Eleggo domicilio nella mia residenza di Rimini.. Rimini, li 10 gennaio
2007. Luigi Tosti Fonte: http://nochiesa.blogspot.com

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ampio: dalle coccole ai flirt estivi, dai veri rapporti sessuali ai
legami sentimentali che durano tutta una vita. Lo racconta un biologo.
In un saggio sorprendente. Corteggiamento, coccole, pratiche sessuali
che vanno dalla masturbazione all'accoppiamento, fino alla formazione
di un legame stabile e monogamo che può durare tutta la vita. Normale
quando si tratta di un lui e di una lei, ma anomalo e raro, quasi uno
scherzo di natura, quando riguarda due animali dello stesso sesso.
Così, fino a pochi anni fa, pensavano etologi e zoologi. Che oggi
stanno cambiando opinione: il comportamento omosessuale, come dimostra
un numero crescente di ricerche, è molto diffuso fra gli animali e in
certe specie è addirittura la norma. 'Per secoli gli scienziati hanno
fatto finta che l'omosessualità animale non esistesse. Non se ne sono
occupati per paura di essere considerati gay, o per pregiudizi
omofobici', osserva Bruce Bagemihl, biologo e ricercatore della British
Columbia university. Solo da quando, l'1 agosto 1995, la 24a Conferenza
etologica internazionale ha solennemente dichiarato l'omosessualità
animale un legittimo campo di ricerca, le cose hanno iniziato a
cambiare, e sono stati avviati molti studi sul campo. 'Ma siamo solo
agli inizi', avverte Bagemihl 'e molti studi sono ancora viziati da
pregiudizi'.Bagemihl ha appena pubblicato "Biological Exuberance
(Animal Homosexuality and Natural Diversity)", un volume di 750 pagine
che considera un 'primo passo'. Il libro dà spazio solo a studi
documentati, pubblicati su riviste scientifiche, e a osservazioni sul
campo non ancora diffuse ma attendibili. Per ragioni di tempo e spazio,
l'analisi è limitata a mammiferi e uccelli, per oltre 300 specie.
Biological Exuberance è diviso in due parti. La prima, "Un mondo
polisessuale e poligenere", è un'esplorazione a vasto raggio di tutti
gli aspetti del comportamento omosessuale animale: diversità, storia e
significato. La seconda, "Un meraviglioso bestiario", presenta profili
di singole specie animali omosessuali, transessuali e bisessuali.
Bagemihl respinge la convinzione diffusa che omosessualità significhi
esclusivamente sesso. I rapporti fra maschi e maschi e fra femmine e
femmine, dice, possono coprire un vasto arco di comportamenti, che
vanno dal corteggiamento alla formazione di un legame di coppia e di
una famiglia. La stessa definizione vale per l'eterosessualità, solo
che in questo caso il rapporto è fra animali di sesso diverso. Le fasi
del corteggiamento e della stimolazione genitale variano da specie a
specie. In alcune (orangutan, macachi, bisonti, giraffe) è frequente la
penetrazione fra maschi, mentre le femmine di orangutan, bonobo e
delfini usano introdurre in vagina dita, clitoride e la parte terminale
della coda. Sfregamenti pelvici e dei genitali sono diffusi sia nei
rapporti omosessuali tra maschi sia tra fem