28 aprile 2007

news 28 aprile

"JONATHAN – DIRITTI IN MOVIMENTO"
Pescara 24 aprile 2007
Ancora un omicidio di una ragazza "transessuale". Questa volta nella nostra
città. Manuela, 38 anni, è stata trovata nel suo appartamento con la
testa fracassata, nuda, con un cuscino a coprirle la testa, sul gas una
macchinetta del caffè già pronta per essere servita, evidentemente al
suo assassino, e che Manuela non ha avuto il tempo di assaporare. In
questo 2007 è la terza vittima (30 nel 2006) di una assurda quanto
cieca violenza che colpisce le persone "transessuali". Tutti i
quotidiani locali, ed anche alcuni nazionali, hanno riportato la
notizia con dovizia di particolari e con toni assolutamente morbosi, a
tratti offensivi, e con una terminologia che sta ad indicare quanta
ignoranza e quanta discriminazione ancora esistono verso persone che,
loro malgrado, si trovano a vivere una situazione di disagio sociale,
di solitudine e di emarginazione. Manuela in realtà non era una
"transessuale" ma una donna a tutti gli effetti, avendo già affrontato
tutto il processo di transizione fino ad arrivare all'intervento
chirurgico per la cosiddetta "riassegnazione sessuale" e al conseguente
cambio di identità sui documenti. Utilizzare termini quali "trans" o
addirittura articoli, aggettivi e verbi al maschile è, oltre che
inopportuno e scorretto, anche offensivo per chi, dopo un lungo
processo, caratterizzato da sofferenze psicologiche e fisiche, approda
finalmente alla sua vera identità di genere. Manuela "trans", "donna",
"prostituta"… che importa? Manuela era una persona ma a differenza
delle persone "normali", meritevoli di rispetto e di pietà di fronte
all'orrore subito, lei non merita né l'uno né l'altro. E' come se la
vita di una persona come lei avesse meno importanza delle altre, "in
fondo" , è il pensiero comune" se l'è andata a cercare"… Il vero orrore
non è l'omicidio in sé ma il pensiero, i ragionamenti e le congetture
che l'accompagnano. In questo momento avremmo voluto scegliere il
silenzio, quel silenzio cupo e doloroso al quale vorremmo tanto
rifugiarci, ma l'urlo che esplode dentro ognuno di noi non può essere
taciuto. E' l'urlo che spazza via il moralismo e perbenismo dei
benpensanti, di coloro che hanno armato quella mano e che ora
disprezzano e offendono quel corpo martoriato ancora caldo e
sanguinante. La mano grondante di sangue non è solo una, quella dell'
assassino, ma sono tante quanti sono i pregiudizi, le cattiverie, l'
emarginazione e l'isolamento che alcune persone, a causa del loro
orientamento sessuale o di genere, sono costrette a subire. E' la mano
di chi si è nutrito del pensiero corrente che "tanto uccidere una
trans, una prostituta non è poi così tanto grave". Come potrebbe essere
altrimenti se transessuali, lesbiche e gay sono quotidianamente
bersaglio di efferati attacchi da parte della politica, della Chiesa
Cattolica, del branco mediatico? Noi Manuela la conoscevamo. Si era
rivolta alla nostra Associazione per parlare di sé, per partecipare
attivamente alle nostre iniziative. Manuela si è rivolta a noi anche
per essere aiutata a cercare un lavoro "normale": era stanca di
prostituirsi e non sapeva come fare per modificare ancora una volta il
suo cammino di vita. Ci parlava della sua famiglia, del bel rapporto
che aveva con suo padre che, diceva, aveva assistito in una lunga
malattia che l'aveva portato alla morte. Ci ha parlato della sua
laurea, dei suoi studi e delle sue letture. Noi abbiamo conosciuto
Manuela trans, donna, prostituta ma soprattutto persona. E' per lei e
per tutte le persone come lei che continueremo la nostra lotta. Ora è
il momento del dolore, del silenzio e della riflessione. Qualcuno
stanerà l'assassino. Noi faremo in modo che quanto accaduto non venga
dimenticato. Jonathan – Diritti in movimento
Crisalide Azione-Trans
Abruzzo - Jonathan - Diritti in movimentoAssociazione glbt
Via Palermo,
41 - 65122 Pescara 347 6163260 - info@alinvolo.org -
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RESOCONTO MANIFESTAZIONE CONTRO IL RACKET DELLA PROSTITUZIONE
L' Aquila, 24 e 26 aprile 2007
VERDI Regione Abruzzo e Gaya CsF, hanno
presentato: Adelina, la sua storia, il suo libro e il suo progetto
"Tricarico". Buona l'affluenza di pubblico, considerando che nelle
manifestazioni culturali in genere non si registrano molte visite. L'
attenzione dei media è stata sufficiente ma non soddisfacente. Ad ogni
modo i VERDI Regione Abruzzo e Gaya CsF, sono riusciti a concentrare
per la due giorni, l'attenzione dell'opinione pubblica circa la piaga
del racket della prostituzione che brutalizza quotidianamente molte,
troppe donne costringendole a prostituirsi per la strada. I VERDI e
Gaya CsF presenteranno nei prossimi mesi altre iniziative a livello
locale e nazionale. – Dichiarazioni di Adelina: "sono delusa dalla
tiepida accoglienza dei giornalisti della carta stampata e dall'assenza
delle autorità nell'ambito di questa manifestazione. Sono venuta da
Milano con 40 centesimi in tasca, questo per dimostrare che ciò che
faccio, lo faccio perché ci credo e credo fermamente che sia necessario
lottare contro la bestialità dei clan che gestiscono questo tipo di
attività criminose. Ho visto e subito innumerevoli violenze al fine di
essere costretta a prostituirmi sui marciapiedi; nel gruppo di ragazze
di cui facevo parte, la più grande aveva 21 anni e la più piccola solo
14. Venivamo stuprate dai nostri aguzzini con sistematicità, dopo aver
"lavorato" più di 14 ore per la strada. Non ci davano nemmeno il tempo
di lavarci, ci offrivano un solo toast al giorno ed era l'unico cibo
che avevamo a disposizione. Gli uomini di questo clan c'inducevano
anche a derubare i clienti più abbienti. Inoltre eravamo costrette a
guadagnare un milione di lire al giorno e quando non portavamo questa
cifra a fine giornata, oltre alla solita violenza sessuale, venivamo
punite con torture quali: sigarette spente sul seno e sul pube, ferite
inferte con armi da taglio, sulle quali veniva applicato del sale e
richiuse con i lembi che si erano aperti. Tutto questo si sommava ai
calci, pugni e schiaffi che ci "elargivano generosamente" in ogni
momento. C'è una grande urgenza d'informazione sul tema del racket
della prostituzione e su tanti altri argomenti inerenti. Bisogna
costruire una conoscenza e una cultura ad ogni livello, affinché le
coscienze non rimangano azzittite dall'indifferenza, perché è proprio l'
indifferenza il primo killer di chi si trova in certe condizioni. Sono
stata costretta a prostituirmi per quasi cinque anni, fermata dalla
Polizia italiana e rimpatriata per tre volte. Fin dal primo rimpatrio,
tentando di tornare a casa, bussai alla porta e mia madre mi cacciò via
dicendo che avevo disonorato la famiglia. Incontrati malauguratamente
mio zio (fratello di mia madre), che a suon di schiaffi e calci mi
condusse nel suo appartamento dove mi violentò ripetutamente. In
un'altra occasione di rimpatrio invece, camminando per strada, vidi
sopraggiungere mio nonno (padre di mia madre) che mi trascinò dentro il
suo furgone e mi violentò senza nessuna vergogna. Dopo aver abusato di
me, chiese se volevo dei soldi e naturalmente non li accettai. L'unico
mio pensiero fu quello di fuggire da quell'inferno, da quell'atrocità,
dovrei avrei potuto trovare una famiglia e invece trovai solo dolore e
sofferenze indicibili, ancor più di quante ne avevo già sopportate.
Oggi grazie all'aiuto della Polizia e dei Carabinieri, sono una donna
libera, libera dal racket della prostituzione, libera di vivere e
lottare contro ogni forma di schiavitù e soprattutto pronta a
combattere per liberare tante altre ragazze e bambine che si trovano in
quelle condizioni. Sto portando avanti il progetto Tricarico che
consiste nell'apertura in Basilicata, presso una struttura già
esistente, una casa d'accoglienza per le donne che si vogliono
ribellare al racket della prostituzione. Il progetto Tricarico è un mio
omaggio al Maggiore Mario Tusa e al Colonnello Giacomo Vilardo, che dal
1998 al 2002, hanno salvato più di 500 donne dal racket, grazie alla
loro tenacia sono riusciti a mettere la criminalità in ginocchio
lavorando a livello nazionale, essendo inoltre, il primo reparto
operativo nel quadro europeo a comprendere l'importanza del contrasto
verso il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione. Il 26
novembre scorso nell'ambito di una manifestazione, ho premiato Polizia
e Carabinieri e chiesi al Maggiore Tusa cosa provano quando salvano
queste donne e i loro bambini, mi rispose che il lavoro svolto era
stato un'opera di Dio e hanno dedicato le donne e i bambini sottratti
dal racket, alla Madonna e a Gesù. Prossimamente uscirà il libro "Le
stelle del cuore – quattro anni leggendari e rischiosi della compagnia
dei Carabinieri di Tricarico contro il racket delle schiave
mitteleuropee". Sono davvero molto pochi i commenti che si possono fare
di fronte ad una vicenda così agghiacciante. Certo è che spesso, quando
incontriamo queste ragazze per la strada, potremmo essere meno
indifferenti e chiederci quanti "pezzi" di Adelina ci sono in ognuna di
loro. Noi di Gaya CsF e del gruppo VERDI Regione Abruzzo, aderiamo alla
campagna di divulgazione e sensibilizzazione lanciata da Adelina,
mettendo a disposizione tutti i mezzi di cui disponiamo. Chiunque
voglia contattare Adelina, può farlo presso il suo sito internet: www.
adelina113.altervista.org oppure presso il suo indirizzo email:
adelina113@tiscali.it - nei prossimi giorni faremo girare nella mailing
list di Gaya e sul web in genere, una serie di servizi e montaggi audio-
video-fotografici, sulla manifestazione che si è tenuta a L'Aquila,
grazie al preziosissimo ed insostituibile contributo del gruppo VERDI
Abruzzo e dei cronisti, fotografi e cameraman del gruppo Gaya CsF. Un
ringraziamento speciale va a: Walter Caporale (Capo gruppo VERDI
Abruzzo), Cristiana Graziani (gruppo Consiliare VERDI Abruzzo), Mario
Camilli (Segretario VERDI Abruzzo), al cameraman di Gaya CsF Massimo
Pupi, alle fotografe di Gaya CsF: Cinzia Marinangeli e Marina
Giovannini e al cronista di Gaya CsF Massimo Bernardini, tutti quanti i
quali mi hanno assistita sia nel lavoro di preparazione della
manifestazione e sia durante i giorni intercorsi, con la loro presenza
e il loro inesauribile lavoro. Carla Liberatore Gaya CsF


UE: ARCIGAY, DA PARLAMENTO EUROPEO UNA
LEZIONE DI CIVILTÀ
"L'OMOFOBIA DEI LEADER RELIGIOSI SIA CONDANNATA
ANCHE DA QUELLO ITALIANO"
"Come al solito. Il parlamento Europeo dà lezioni di civiltà a quello italiano: speriamo serva a smuovere l' indifferenza dei politici di casa nostra contro gli attacchi omofobici
da parte di leader politici come Roberto Calderoli e Giulio Andreotti e
leader religiosi come il presidente della Cei Angelo Bagnasco". Così il
presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta l'odierna
risoluzione del parlamento europeo contro l'omofobia, sostenuta da Pse,
Liberali, Verdi e Sinistra Europea, che ribadisce l'invito agli stati
membri "a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da
coppie dello stesso sesso", condanna "i commenti discriminatori
formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli
omosessuali" e dà ufficialità alla "Giornata internazionale contro
l'omofobia", celebrata da anni il 17 maggio in tutto il mondo, Italia
compresa, su iniziativa delle associazioni lgbt (lesbiche, gay,
bisessuali e transgender). "Anche se dal testo approvato è scomparsa la
condanna esplicita a Bagnasco per aver accostato le coppie di fatto
alla pedofilia e all'incesto – prosegue Lo Giudice – la sostanza non
cambia: le parole del presidente della Cei, che in Italia cadono in un'
indifferenza inquietante, sono considerate nel resto d'Europa come
intollerabili espressioni di omofobia da bandire. "È positivo –
conclude il presidente di Arcigay – che il parlamento europeo abbia
voluto ricordare la tragedia di Matteo, il quindicenne torinese vittima
del bullismo antigay. Che distanza dal comportamento del ministro
Fioroni, che dopo la tragedia di Torino non ha speso una sola parola
contro l'omofobia nelle scuole italiane". Ufficio stampa Arcigay

ORGOGLIO E PREGIUDIZI
Alba Montori A NOIDONNE redazione@noidonne.org
Sorelle mie, compagne immaginarie... ma veramente pensate che il sig
Ratzinger possa intendere ragione "al femminile", e magari schierarsi
dalla parte dei diritti delle donne, quelli che noi donne consideriamo
tali, quelli che ci spettano in quanto esseri umani intelligenti ?
Veramente potete credere che l'uomo-dio anche solo potrà semplicemente
leggere il vostro appello con "cristiana pietas", quella che lui e i
suoi accoliti sbandierano a ogni piè sospinto per meglio ricacciare le
donne, e non solo, che osino rivendicare a sé pari diritti dei maschi
nell'inferno quotidiano del sessismo cattolico apostolico romano? Ma
non vi sembra che 2000 anni di riduzione alla condizione servile delle
donne sottoposte al maschile e maschista, scientificamente programmato
e documentato, ci dovrebbero almeno aver insegnato a non avere alcuna
fiducia in qualcuno che della repressione della sessualità e della
riduzione della donna a femmina del maschio, e fattrice di figli, ha
fatto e continua a fare il fondamento del suo potere assoluto e
alienante, in nome e per conto di un dio che se esistesse così come ce
l'ha raccontato, avrebbe certo impedito tutto ciò ' ?
Il "Sommo Pontefice" non è solo il capo religioso più assolutista del pianeta, è
anche il capo di uno stato estero, assoluto, teocratico e nel quale non
vige alcuna democrazia, che esercita un enorme potere nel mondo
attraverso la credulità della povera gente e una ricchezza incrementata
dalle tasse che tutti gli anni noi, italiane, siamo costrette a
regalargli, togliendole alle nostre finanze, al bilancio dello stato,
ai servizi di cui abbiamo necessità, attraverso il perverso meccanismo
dell' ottopermille, e a quelle che altri stati, europei e non solo, con
meccanismi analoghi gli regalano altrettanto graziosamente. Il "Sommo
Pontefice" è il capo assoluto di uno stato teocratico, che pretende di
imporre la sua legge sopra le leggi degli stati sovrani, che pretende
di arrogarsi il diritto ( canonico) di proteggere i preti pedofili
espropriando di fatto i giudici italiani (Stato sovrano la Repubblica
Italiana) dell'ufficio di giudicare tali crimini secondo la sua Legge.
Smettete di sognare, una buona volta, per favore, per amore. Ne và
della nostra vita, quella vera, reale, quella che tutti i giorni ci
vede, volenti o nolenti, coscienti o meno in una trincea sempre più
angusta e soffocante, fatta di violenza e di sopraffazione che non
abbiamo scelto, perchè non ne abbiamo neanche avuto l'opportunità.
Nella nostra vita reale di donne, quella che la religione del sig.
Ratzinger ci ha costruito addosso, tale tipo di sogno può essere più
che pericoloso, può essere suicida. No grazie, non posso, non voglio
sottoscrivervela. Alba Montori 11 aprile 2007.
LETTERA APERTA AL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI - Alla vigilia dell'8 marzo, giornata universalmente dedicata alle donne, durante l'udienza nella Sala Nervi
nel Suo discorso ha omesso qualsiasi riferimento alle condizioni di
vita delle donne in Italia e nel mondo. Con disagio osserviamo che non
c'è stato un cenno alle sofferenze che le donne patiscono in aggiunta a
quelle che già le guerre e la fame impongono a miliardi di persone. A
milioni di donne è negato il diritto ad un'esistenza dignitosa,
all'istruzione, al lavoro, alla maternità. Sono le violenze subite in
quanto donne. Stupri, mutilazioni sessuali, lapidazioni, matrimoni
combinati, riduzione in schiavitù e costrizione alla prostituzione sono
violenze sessuate che le donne subiscono anche per mano di uomini che
dovrebbero essere loro compagni di vita. Spesso tali innominabili
violenze sono perpetrate in base a leggi tribali o di clan secondo un
relativismo culturale sul quale sarebbe importante Lei si esprimesse.
E' proprio nelle mura domestiche, luogo simbolo di tutela e di affetti,
che avviene la maggior parte delle violenze sulle donne, come
documentato dalle fonti più varie nazionali ed internazionali. Anche in
Italia la violenza, che a volte arriva al "femminicidio", raramente è
denunciata perché spesso avviene in famiglia. E' una vera e propria
guerra dichiarata alle donne e praticata dagli uomini con la forza
fisica o con l'inganno delle tradizioni. Allora perché, Sua Santità,
non condanna questi comportamenti e non rivolge un appello specifico
agli uomini, esortandoli a rispettare le donne e a riflettere sulle
cause di tanta brutalità? Tutti i giorni la Chiesa ripropone richiami
sul valore della famiglia e sulla necessità di tutelarla come caposaldo
della società. Ci domandiamo perché a questi appelli Lei non aggiunga
anche raccomandazioni su che cosa la politica e tutta la struttura
sociale debba fare in concreto affinché questo avvenga. La maternità,
considerata nel lavoro al pari di una malattia e nella società un fatto
privato, è vissuta dalle donne in solitudine e come un dilemma,
aggravato dalla precarietà delle condizioni lavorative. Le donne da
anni chiedono che la maternità, che ogni bambino che nasce, sia un
evento che la società mette al centro delle sue attenzioni, proprio per
quella sacralità della vita cui la Chiesa richiama continuamente. La
Sua voce, una Sua parola in questa direzione aiuterebbe a far si che la
famiglia, non a parole ma in concreto, fosse tutelata, rispettata,
valorizzata. Alba Montori Gaya CsF


INTITOLATA UNA PIAZZA DELL' AQUILA A ULRICHS
di Massimo Consoli
Lo scorso gennaio ho ricevuto una notizia che mi ha reso molto felice, e visto che riguarda tutti
noi, ve ne rendo partecipi. Non ho potuto farlo prima per le cattive
condizione di salute mie e del mio computer, ma questo cambia poco
perché si tratta di un'informazione più attuale che mai. Come alcuni di
voi sapranno, Karl Heinrich Ulrichs (28 agosto 1825 – 14 luglio 1895)
era un tedesco che nell'Ottocento, per primo, ha cercato di dare un'
interpretazione scientifica positiva dell'omosessualità, pubblicando
alcuni libretti sull'argomento, soffrendo persecuzioni varie e, alla
fine, costretto ad abbandonare il suo paese ed a rifugiarsi nel nostro,
all'Aquila, dov'è morto nel 1895 e dov'è sepolto nel cimitero locale.
Per quasi un secolo il suo nome è stato misteriosamente dimenticato
(come tanti altri nomi di uomini, donne, trans che hanno dato la vita
per la causa in cui credevano…) poi, negli anni Ottanta ho dato inizio
ad una martellante campagna per restaurarne la memoria. L'iniziativa ha
avuto successo, grazie anche a vari altri personaggi che, prima di me,
avevano provveduto a spianarmi la strada: Hubert Kennedy con la sua
monumentale biografia su Ulrichs, Michael Lombardi Nash e Paul Nash con
le loro traduzioni delle opere del pensatore tedesco, Enzo Cucco con il
suo viaggio all'Aquila che aveva anticipato il mio… Oggi, gli Italiani
sanno chi era Ulrichs (negli anni Settanta, probabilmente, non eravamo
nemmeno in dieci in tutta la nazione…), e perfino i tedeschi lo hanno
riscoperto dedicandogli addirittura strade e piazze e collane
editoriali. Non sapete che soddisfazione si provi nel sentirsi
responsabili di una cosa del genere. Per me Ulrichs è un po' il nonno
del movimento glbt internazionale (con una definizione inventata da
Giovanni Dall'Orto che mi è sempre piaciuta), ma per un altro po' lo
sento come mio figlio, per l'affetto e la responsabilità che ho sempre
sentito nei suoi confronti, per le cure che ho avuto verso di lui. E,
badate bene, non condivido quasi niente del suo pensiero: non credo che
l'omosessualità sia una sorta di terzo sesso, non penso di avere una
psiche femminile imprigionata in un corpo maschile, non mi piace
definirmi un urningo… ma gli riconosco il coraggio di essere stato il
primo ad affrontare questo argomento in maniera positiva e propositiva,
con un intento scientifico e utilizzando al meglio i pochi mezzi che,
all'epoca, aveva a disposizione e, soprattutto, di essersi dimostrato
(nei suoi dodici libretti sull'"enigma" di questo tipo di amore) capace
di modificare continuamente il suo pensiero per adattarlo alla realtà
ed alle informazioni in continua evoluzione durante la seconda metà
dell'Ottocento. Oggi, anche la città dell'Aquila ha deciso di
dedicargli una piazza. Una iniziativa che mi commuove profondamente e,
come dicevo all'inizio, mi rende molto felice. Resta una cosa da fare,
che reputo importantissima: chiedere all'amministrazione delle poste un
annullo speciale per il prossimo 28 agosto, anniversario della nascita
di Ulrichs, abbinandolo all'istituzione della piazza a suo nome. Non è
una cosa impossibile e neppure difficile. È già stato fatto nel 1997
per ricordare le "Origini del movimento gay in Italia", e poi nel 2004
per il Gay Pride a Grosseto. Basta presentare una domanda e, forse,
pagare una piccola tassa alla quale sarei felicissimo di poter
contribuire (nonostante in questo momento non abbia neppure i soldi per
poter spedire i miei libri a chi dovrei…). Forza, militanti dell'
Aquila! Il mondo aspetta un vostro intervento! E finalmente, ecco la
notizia importante, che mi è stata inviata dal bravissimo Giorgio
Piccinini: Un piazzale vicino al Castello Spagnolo per Karl Heinrich
Ulrichs a L'Aquila. Lo scorso 26 Gennaio 2007, alle ore 11, 30 presso
la Sala preconsigliare nella sede del Comune di L'Aquila si è tenuta
la conferenza stampa del Consigliere Antonio DiGiandomenico che ha
comunicato ufficialmente la scelta della Commissione Comunale per l'
onomastica stradale di conferire la titolazione del piazzale antistante
l'ingresso del Castello Spagnolo a Karl Heinrich Ulrichs (giurista e
latinista, 1825 – 1895) inoltre è stata sottolineata la necessità di
provvedere in tempi rapidi ad una manutenzione straordinaria per la
conservazione della lapide ultracentenaria presso il Cimitero
Monumentale della città, e la proposta di un convegno di studi sulla
figura e l'opera dello studioso tedesco spentosi a L'Aquila nel 1895,
che per primo teorizzò attraverso alcune sue opere, la dignità e il
rispetto delle persone omosessuali. Ricordata anche la figura del
Marchese Niccolò Persichetti, noto archeologo che permise allo studioso
tedesco di vivere in serenità economica gli ultimi anni di vita. La
richiesta di titolazione di un area urbana, avanzata da me e altri
amici nel 2001, dopo sei anni ha raggiunto positivamente il suo
traguardo, un grazie ad Antonio Di Giandomenico che ha abbracciato con
fattivo entusiasmo questa causa fino al suo compimento, allo scrittore
Massimo Consoli che da sempre si batte energicamente per mantenere viva
la memoria di personaggi spesso dimenticati, ma che sono esempio di
grande civiltà e cultura, all'On. Franco Grillini che attraverso una
interrogazione a portato il nome Ulrichs in parlamento, e a tutti
coloro che hanno contribuito con la loro presenza alle annuali
commemorazioni estive a far conoscere lo studioso tedesco. Giorgio
Piccinini CSU L'Aquila

LA PARS LEDENTE DEL PASTICCIO TELECOM
Nel puttanaio infinito del pasticcioso pasticciaccio inverecondo di
Telecom, e dei suoi spioni di cui gli espertissimi vertici di Telecom e
di Pirelli non potevano non sapere (Carlo Buora e capo del personale
compresi) ha perfettamente ragione il giornalista Davide Giacalone a
definire scuse amorali quelle fornite con l'abituale spocchia e
improntitudine da Tronchetti Provera che ha scelto sede, tempi ed
argomenti che peggiori non sarebbe stato possibile trovare e ciò vuoi
per eventuale complicità con gli spioni (cosa che spetta alla
magistratura accertare, e posto che egli non è neanche indagato), vuoi
per l'incapacità di accorgersi di cosa accadeva nella stanza accanto
alla sua, talora nella sua stessa stanza, e comunque con uomini e
strutture da lui scelti e da lui pagati. La "pars" ledente di Telecom è
Tronchetti Provera, altro che parte lesa come senza vergogna ma con
dosi massicce di facce di tolla, facciacce che più di tolla non si può,
si ostinano a sostenere Tronchetti Provera & Co. Giuliana D'Olcese
www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm - P.S.: Hai fatto il
Mecenate nell'Uovo con un solo euro? Se non l'hai ancora fatto solo per
pigrizia sei sempre in tempo a FAI *il Mecenate nell'Uovo* versandolo
sul Conto corrente postale n° 11711207 FAI Fondo per l'Ambiente
Italiano Viale Coni Zugna, 5 - 20144 Milano Causale: Mecenate nell'uovo
Giuliana D'Olcese Restauro Vescovi

OSSERVATORIO LGBT VENEZIA
CITTADINANZE E PLURALISMO CULTURALE
Nell'anno europeo delle Pari Opportunità Convegno internazionale Padova, 4 maggio 2007 Salone di Civitas. Fiera di Padova. h.10.30 – 18.00
Nell'agenda delle società contemporanee, il problema del pluralismo è stato affrontato
soprattutto in riferimento all'emersione delle culture dei migranti.
Tuttavia, negli ultimi anni le domande di cittadinanza di gay e
lesbiche hanno reso più articolata questa discussione. Oggi, il corpo
delle donne migranti, delle lesbiche e dei gay si trova al centro di
dilemmi culturali che sfidano le definizioni dellacittadinanza sul
terreno delle relazioni di genere e dello statuto della differenza.
Come è possibile contrastare le nuove forme dell'esclusione sociale
coniugando le esigenze di integrazione con il riconoscimento delle
identità? In altri termini: come è possibile vivere assieme da diversi?
Questi interrogativi costituiscono l'oggetto del convegno
internazionale "Cittadinanze e pluralismo culturale", organizzato in
occasione dell'anno europeo delle Pari Opportunità dal Dipartimento di
Sociologia dell'Università di Padova in collaborazione con
l'Osservatorio Lgbt del Comune di Venezia. Il convegno, che si svolgerà
il 4 maggio 2007 dalle 10.30 alle 18.00 all'interno del Salone di
Civitas (Padova Fiere, via N. Tommaseo 59, Padiglione 8), presenta i
risultati di una ricerca nazionale e di un progetto europeo sul
rapporto tra genere e differenze culturali e sull'integrazione delle
donne migranti. Dopo l'iniziativa sull'omogenitorialità e le nuove
famiglie, realizzata l'anno scorso, continua latra Università di Padova
e Osservatorio Lgbt sugli aspetti più complessi della cittadinanza,
all'interno del Salone di Civitas, che è l'appuntamento nazionale più
importante della società civile e dell'economia sociale. Sala 8C Ore
10.30 – 11.30 SESSIONE I Vivere assieme, diversi Genere e costruzione
sociale del corpo nella sfera pubblica franca bimbi - Università di
Padova L'integrazione delle donne migranti nel mercato del lavoro e
nella società maria kontos – I. S. R. Frankfurt am Main Ore 11.30 –
13.30 SESSIONE II Le donne immigrate: tra processi di esclusione e
domande di riconoscimento Coordina giovanna campani - Università di
Firenze Interventi christine catarino - ISP – Université Paris X
tiziana chiappelli - Università di Firenze monica massari - Università
della Calabria letterio pantò/sveva magaraggia - Università di Milano-
Bicocca Sala 8B Ore 15.00 – 16.45 SESSIONE III Genere, differenza
culturale e orientamenti sessuali Coordina fabio bozzato - Osservatorio
LGBT Venezia Interventi chiara bertone - Università del Piemonte
Orientale luca trappolin - Università di Padova elisabetta ruspini -
Università di Milano Bicocca Discutono farian sabahi - Università di
Torino ruba salih - Università di Bologna Ore 17.00 – 18.00 SESSIONE IV
Ripensare la cittadinanza Coordina laura balbo - Università di Padova
Interventi donatella barazzetti - Università della Calabria carmen
leccardi - Università di Milano-Bicocca gustavo guizzardi - Università
di Padova 1 palazzo cavalli s.marco 4089 --- 30124 venezia Tel:+39.
041.274.8320 / 8264 -differenze@comune.venezia.it

UNIONE FEMMINILE NAZIONALE
SALUTE, CORPO, SESSUALITA', CONSULTORI. PARLARNE PER AGIRE
OCCORRE IL NOSTRO BENE-STARE
Mettiamo in comune progetti e percorsi - SABATO 5 maggio 2007 – DALLE 10.30 ALLE 16.30 CORSO DI PORTA NUOVA 32, MILANO Per individuare iniziative condivise a partire dalle esperienze
locali. Per essere operative, senza escludere l'ambizione di mettere a
fuoco i cambiamenti intervenuti nel rapporto delle persone (e le
persone hanno un sesso, o più di uno) con la medicina. Perché su
corpo, sessualità, salute, maternità e aborto la parola decisiva sia
la nostra: non di autorità religiose, nè "scientifiche", né di
interessi di mercato. Gli argomenti sono tanti e complessi: vi
invitiamo a partecipare per dare
vita ad una rete nazionale che si dia
successivi appuntamenti e che sappia garantire raccordo tra gli snodi:
movimenti, organizzazioni, istituzioni. L'incontro è aperto. Da
Bologna, Milano, Bologna, Ravenna, Roma, Torino, Trento hanno già
assicurato la partecipazione donne (e uomini) singole o organizzate.
Interventi brevi e informali favoriranno la condivisione di esperienze
e il dibattito. Promuovono l'iniziativa: Coordinamento per
l'autodeterminazione della Casa delle donne di Torino, Osservatorio
salute donna di Milano, Unione femminile nazionale. Per aderire e per
avere informazioni: Tel/fax 02/6572269 (Unione femminile) oppure
osa@osadonna.org Grazie se vorrete diffondere questo invito. OCCORRE IL
NOSTRO BENE-STARE - Mettiamo in comune progetti e percorsi. La salute è
un bene collettivo da salvaguardare che è sempre più affidato ad una
gestione privatistica. Alla progressiva privatizzazione dei servizi
sanitari e sociali corrisponde: una grande solitudine delle persone
nell'affrontare i problemi di salute; solitudine specialmente femminile
perché alle donne è affidato il compito di "rimettere al mondo il
mondo" ogni giorno; una sempre maggiore povertà di risorse economiche e
possibilità sociali; un sempre minore interesse alla conoscenza della
vite quotidiane delle persone e del concreto operare dei servizi,
spesso "tenuti sù" da lavoratrici e lavoratori inascoltati e negletti;
una grande mancanza di idee e di pratiche efficaci e solidaristiche
nella gestione dei servizi; La nostra salute dipende dallo stato di
salute della nostra democrazia. Né l'uno né l'altra possono fare a
meno del nostro BENESTARE….. sul corpo e la sessualità, su maternità e
aborto, sulla salute riproduttiva, sul disagio maschile e femminile
nell'agire una sessualità che per essere sempre più compulsivamente
prescritta può rivelarsi sempre più fonte di ansia e noia a un tempo.
VOGLIAMO: Verificare il rapporto di ciascuna e ciascuno con la
medicina, il nostro corpo, la nostra sessualità (femminile e
maschile), i servizi che se ne fanno carico. Descrivere le singole
realtà regionali per individuarne le specificità territoriali e
disegnare una mappa dei servizi pubblici in Italia, utilizzando come
parametro l'autodeterminazione dei soggetti e la libertà di scelta.
Discutere e concordare livelli minimi di funzionamento e risorse
assegnate per i servizi per la salute delle donne; Proporre pratiche
politiche ed azioni condivisibili e coordinate a livello
nazionale.
INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF


OMOFOBIA, GAYLIB SU CONDANNA UE ALL' ITALIA:
"ATTO UNILATERALE CONTRO TUTTI I POLITICI E I TONI VIOLENTI
DELLE GERARCHIE VATICANE. ORA CHIEDIAMO SUBITO LEGGE SU CONVIVENZE E
CONTRO L'OMOFOBIA IN AMBITO PUBBLICO E PRIVATO"
GayLib (gay liberali e di centrodestra) esprime profonda soddisfazione per il pronunciamento
ufficiale con cui il Parlamento europeo ha condannato Polonia e Italia
per omofobia."Era ora che qualcuno si svegliasse - dichiara il
presidente Enrico Oliari – riconoscendo ciò che il movimento gay
italiano denuncia da decenni. Il fatto, poi, che la condanna arrivi con
un voto espresso dalla maggioranza schiacciante degli europarlamentari
eletti dall'intera comunità dei cittadini dell'Unione europea dà una
ulteriore valenza a parole già da sé chiare e inequivocabili". Nel
testo votato oggi a Strasburgo, infatti, l'Europarlamento invita i
Paesi dell'Unione a prendere misure contro le dichiarazioni rilasciate
da leader pubblici incitanti alla discriminazione e all'odio sulla base
dell'orientamento sessuale. "Senza voler essere faziosi – aggiunge il
vicepresidente di GayLib, Daniele Priori – nelle parole del Parlamento
Europeo si legge un riferimento coraggioso e neanche troppo implicito
ai vertici ecclesiastici. Dopo questo pronunciamento, credo, sarà più
difficile tornare ad accostare una proposta di legge sulle convivenze
gay ad incesto e pedofilia, come ha detto il presidente della Cei
Bagnasco un mese fa, piuttosto che insistere ogni giorno, come fanno
dal Vaticano, su forme di amore debole, deviato e contro natura,
riferendosi alle vite di milioni di coppie omosessuali". "E' inoltre
indubbio – riprende il presidente Oliari – che l'arrivo di una tale
condanna da parte dell'Europarlamento sia un colpo, senza distinzioni,
all'autorevolezza della politica italiana. Pertanto, oggi più che mai
con forza e decisione e a nome dell'intero direttivo di GayLib –
conclude Oliari – torniamo a chiedere con forza al Governo italiano non
solo il compimento del percorso legislativo delle proposte di legge in
materia di convivenza ma anche una legge chiara e decisa contro l'
omofobia e la discriminazione in ambito pubblico e privato per l'
orientamento sessuale e di genere. Perché l'Europa, una volta di più,
ci fa capire come ventisette paesi debbano stare insieme non solo per i
benefici di natura economica ma anche per una affermazione chiara e
netta dei diritti civili". GayLib - Il Direttivo - Contatti Enrico
Oliari – Presidente 335/6622440 - Daniele Priori - Vicepresidente
328/6323820 - Marco Anselmo Jouvenal - Coordinatore nazionale
338/7554565


UN ATTIVISTA GAY DI 258 ANNI FA
di Massimo Consoli
David Thorstad mi manda questo documento tratto da "Story from BBC News",
http://news.bbc.co.uk/go/pr/fr-/2/hi/uk_news/england/manchester/6593281.stm (25 aprile 2007). Ve lo
traduco liberamente in italiano per vostra comodità. Gli scritti tra
parentesi, in corsivo, sono osservazioni o spiegazioni che ho inserito
per rendere più comprensibile il testo. Buona lettura, Massimo Consoli
- È probabile che la battaglia per i diritti gay sia stata combattuta
più di due secoli prima che la legislazione inglese sull'omosessualità
venisse liberalizzata. Uno studioso della University of Manchester
Academic, ha rintracciato gli scritti del 18mo secolo di Thomas Cannon,
forse uno dei primi attivisti gay, contenuti in una pergamena
manoscritta (di circa 90 x 150 cm.) con l'imputazione di un tipografo
per il suo lavoro del 1749 intitolato "Ancient and Modern Pederasty
Investigated and Exemplified" ("La pederastia antica e moderna
investigata e spiegata con degli esempi"). Il libro venne vietato, ma
il manoscritto ha dei lunghi estratti con delle affermazioni mai fatte
prima. Il Dr Hal Gladfelder ha trovato la pergamena in una scatola di
documenti non catalogati dal 1750, mentre faceva una ricerca ai
National Archives di Kew. (Gli Archivi Nazionali dell'Inghilterra,
Galles e Regno Unito sono una delle più ricche collezioni del mondo,
comprendendo circa mille anni di storia inglese. Si trovano a quaranta
minuti con la metro dal centro di Londra, a Ruskin Ave, Kew, Richmond,
Surrey, TW9 4DU,
www.nationalarchives.gov.uk) Il testo dell'imputazione
suggerisce che il libro fosse un'antologia di racconti e testi
filosofici in difesa dell'omosessualità maschile. Un racconto si occupa
di travestimento mentre altri sono traduzioni di testi omoerotici
latini e greci. Uno degli estratti dice che "Il desiderio innaturale è
una contraddizione in termini; una totale sciocchezza". "Il desiderio è
un impulso amatorio delle più profonde parti umane". Il Dr Gladfelder,
della School of Arts, Histories and Cultures, dice: "Probabilmente è la
prima volta che viene affrontato in inglese l'argomento omosessuale in
maniera sostanziale. Le uniche altre discussioni sull'omosessualità che
conosciamo erano contenute in attacchi violentemente moralistici e
omofobici o nel resoconto di processi per il crimine di sodomia fino al
1750, ed oltre". In Inghilterra la sodomia è stata un reato capitale
punibile con la pena di morte fino al 1861, e l'omosessualità è stata
vietata fino al 1967. (Spesso si ignora che Oscar Wilde, nel 1895 venne
condannato al massimo della pena, due anni di lavori forzati, per il
reato di "gross indecency", cioè, di "grave oltraggio al pudore". Fosse
stato riconosciuto colpevole di penetrazione anale, la punizione
sarebbe stata molto più grave, arrivando fino all'ergastolo. Poi, in
seguito al Rapporto Wolfenden, nel 1967 la legge venne modificata
permettendo attività omosessuale tra adulti consenzienti sopra i 21
anni, mentre l'attività eterosessuale era permessa a partire dai 16
anni. In Irlanda l'omosessualità è stata decriminalizzata solo nel
1993). Il Dr Gladfelder afferma che Cannon scappò sul continente
europeo per evitare una incriminazione, e che non sopravvivono copie
del libro. "Possiamo dire che Cannon stava scrivendo per la subcultura
gay del suo tempo, che è rimasta quasi del tutto nascosta", aggiunge.
"Sebbene sia vissuto nell'anonimato, possibilmente a causa della
notorietà raggiunta dal suo pamphlet, di sicuro lo considero un
martire. Penso che ciò che è capitato a lui abbia spianato la strada a
duecento anni di repressione omofobica", ha aggiunto. (Cannon era
figlio del Decano della Cattedrale di Lincoln, e suo nonno era Vescovo
di Norwich e di Ely. Fu anche amico e rivale di John Cleland, autore
del classico erotico "Fanny Hill. Memorie di una donna di piacere", del
1748, che fu l'unico altro testo di quel periodo contenente scene
esplicite di omosessualità maschile)


COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONE 2 AGOSTO 1980
Con una precisa scelta editoriale, il
quotidiano Liberazione pubblica la lettera di Andrea Colombo, coautore
con i terroristi fascisti pluriomicidi Francesca Mambro e Valerio
Fioravanti, un testo di pura faziosità difensiva, avulsa da ogni realtà
processuale accertata in via definitiva, e omette di pubblicare il
comunicato stampa dell'Associazione Familiari Vittime della strage
alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e la lettera di risposta al
Direttore Piero Sansonetti. Il comunicato di Andrea Colombo contiene
inoltre, anche un' inutile intimidazione nei miei confronti,
indicandomi quale destinatario di querela. Sono sconcertato da una tale
scelta di campo che appare favorire Andrea Colombo ed i suoi due
collaboratori, a scapito della verità e censurare le proteste delle
vittime della strage. Il Presidente Paolo Bolognesi Lettera al
Direttore di Liberazione Piero Sansonetti del 24 aprile 2007 - Caro
Direttore Ho appreso che il vostro giornalista Andrea Colombo ha
scritto una risposta alle mie contestazioni sul libro da lui scritto
con terroristi fascisti, i pluriomicidi Valerio Fioravanti e Francesca
Mambro. A questa risposta è stato dato l'onore della prima pagina, (
domenica 22 lunedì 23 aprile) non mi sembra che alle mie contestazioni
sia stato riservato uguale trattamento e me ne dispiace. Prendo atto
che il Partito della Rifondazione Comunista non c'entra nulla con le
opinioni del suo portavoce, ma preme sottolineare come in tutti questi
anni Andrea Colombo abbia utilizzato la sua collocazione a sinistra ,
prima sul Manifesto poi anche con citazione esplicita, GRadio Rai del
giorno 18 aprile, quale portavoce di Rifondazione Comunista, per
portare avanti da sinistra le sue tesi innocentiste, di accreditamento
di assurde piste alternative e di denigrazioni delle sentenze senza
molta conoscenza degli incartamenti processuali. Questo appoggio
incondizionato, da sinistra, alle tesi innocentistiche basate sul nulla
credo non faccia onore ne al Partito della Rifondazione Comunista né al
suo giornale Liberazione. Farà sicuramente bene alla notorietà del
dottor Andrea Colombo visto la grande pubblicità che viene data alla
sua persona "di sinistra " e ai terroristi che potranno aumentare la
loro notorietà criminalmediatica con l'aiuto di quel libro scritto dal
portavoce del Partito della Rifondazione Comunista. Distinti saluti.
Presidente Paolo Bolognesi

NESSUNO TOCCHI CAINO 28.04.07 MORATORIA.
MINISTRI ESTERI UE RINVIANO DECISIONE A MAGGIO - 23 aprile 2007:
'Abbiamo deciso che decideremo insieme con la Ue nel prossimo consiglio
ministeriale di maggio sulla presentazione di una risoluzione per la
moratoria delle esecuzioni capitali; nel caso in cui non ci fosse una
decisione Ue ci riserveremo di procedere autonomamente sulla base di
una coalizione dei volenterosi'. Lo ha precisato il ministro degli
Esteri Massimo D'Alema nel corso della conferenza stampa finale della
riunione dei ministri degli esteri dei 27 a Lussemburgo (CAGRE). 'Nel
caso non ci sia un consenso Ue - ha detto D'Alema - abbiamo deciso che
il Consiglio dei ministri valutera'. Non escludo che l'Italia decidera'
di muoversi egualmente'. 'Tuttavia ritengo giusto cercare un'
iniziativa comune dell'Ue su questo tema', non solo per la nostra
generale impostazione europea 'ma anche per avere successo', ha detto
D'Alema. 'Ci daremo ancora qualche giorno - ha aggiunto il ministro
degli Esteri - per fare verifiche attraverso contatti bilaterali con
gli stati membri dell'Onu, per valutare l'effettiva disponibilita' a
votare la risoluzione'. 'La valutazione e' che - ha precisato D'Alema -
la risoluzione deve essere presentata a colpo sicuro'. D'Alema ha
ricordato che al momento ci sono 90 Paesi che hanno aderito alla
'Dichiarazione di associazione' fatta insieme all'Ue per la moratoria.
Questo vuol dire che non c'e' 'la certezza di un voto positivo perche'
bisognerebbe poter contare su 96' voti. D'Alema ha riportato inoltre
una lettera inviata oggi da Amnesty International al Consiglio dei
ministri degli Esteri nella quale l'organizzazione 'mette in guardia
l'Ue dal chiedere in modo prematuro un voto, dal momento che un
eventuale insuccesso avrebbe conseguenze negative'. "Il Ministro degli
Esteri italiano Massimo D'Alema – hanno dichiarato i Radicali a seguito
del CAGRE - ci sembra cada in un patente equivoco, in un errore di
fatto, nell'interpretare le posizioni e le decisioni del Parlamento
italiano, oltre che ignorare posizioni e delibere del Parlamento
europeo. Il Parlamento italiano, infatti, ha da tempo impegnato il
Governo a presentare la Risoluzione nell'Assemblea Generale in corso e
ribadito nettamente quel mandato, essendo noto che ormai - almeno da
otto anni - la maggioranza alla proposta di moratoria è largamente
acquisita e sempre più chiaramente confermata nell'Assemblea Generale.
Certo, se si accumulassero oltre che ritardi anche gravissimi errori,
qualsiasi risultato positivo potrebbe essere impedito: come di già
accadde nel 1999 quando gli Ambasciatori dei Paesi europei presenti ed
operanti a New York si trovarono, all'improvviso ed all'ultimo momento
utile, dinanzi alla disposizione giunta "da Bruxelles" di ritirare la
Risoluzione già pronta con certezza di successo. La stessa situazione
di pretesi "rinvii cautelativi" si è ripresentata nel 2003; in entrambe
queste occasioni si è trattato di un evidente comportamento offensivo
dei mandati parlamentari. È chiarissimo anche che il Parlamento
italiano, così come il Parlamento europeo, con un'inedita,
straordinaria maggioranza ha anch'esso deliberato e richiesto al
Consiglio ed alla Commissione di sostenere nell'assemblea attualmente
in corso la Risoluzione, della quale invece il CAGRE di oggi conferma
non esservene tuttora nemmeno una bozza o una traccia. Ed infine
ricordiamo il caldo, immediato, deciso sostegno all'iniziativa italiana
e del Parlamento europeo del nuovo Segretario Generale delle Nazioni
Unite, Ban Ki Moon. Vorremmo ricordare che già nel 1994 la Risoluzione
fu battuta, sol perchè 4 Stati abolizionisti europei votarono contro la
Risoluzione. Questo comportamento fu determinante per impedire, dunque,
già 13 anni fa all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di deliberare
la moratoria universale della pena di morte. Ci chiediamo se l'opinione
pubblica europea e mondiale, oltre a quella dei paesi appena citati,
sia stata informata di quell'infausto, inspiegabile ed inscusabile
comportamento. Certo, lo ripetiamo, se proprio è quel che si desidera,
da qualche parte "europea", è pur sempre possibile, anche se non
probabile, che si torni a perdere sol perchè un comportamento di fatto
ostracistico ha sicuramente di nuovo pesato negativamente. Nel mese di
gennaio, dopo l'esecuzione del dittatore iracheno, da parte di quasi
tutti i governi, ivi compresi alcuni che praticano tuttora la pena di
morte, vi era stata una vera e propria sollevazione, una deprecazione
pressoché globale. A questa situazione di opinione pubblica mondiale è
stato deliberatamente deciso di dare la risposta della moratoria
universale. Ora, invece, non si può di certo escludere che un qualche
gravissimo atto terroristico possa ancora una volta provocare quel
contesto meno favorevole, se non ostile che, ad oggi, sono solamente la
cattiva volontà e ipocriti comportamenti a ritardare, rinviare,
impedire. Per questo, decidiamo di continuare l'azione nonviolenta
attualmente in corso, estendendola e rafforzandola, rivolgendo un
appello a tutti i militanti nonviolenti, autenticamente pacifisti o
semplicemente consapevoli che a stragi di diritto e gravi
inottemperanze degli esecutivi nei confronti dei parlamenti
corrispondono eventi gravissimi, con conseguenze di incalcolabile danno
per il diritto, l'umanità, di sostenere o partecipare allo sciopero
della fame ad oltranza che conduciamo. Il Governo italiano,
manifestamente, ha ora bisogno di questo sostegno ai suoi obiettivi ed
impegni assunti. Nella speranza che non sia necessario attendere ancora
un altro CAGRE (istituzionalmente, com'è noto incompetente, a meno
dell'unanimità di tutti i suoi componenti), a continuare ad impedire
che la moratoria universale venga sostenuta con pari dignità anche da
Paesi di massimo prestigio delle varie Regioni del mondo. Ad esempio,
il Sud Africa, ha dichiarato la sua piena disponibilità e pie!
no
accordo ad essere co-sponsor di una Risoluzione, pur letteralmente
ancora ignorata e non ufficialmente stilata, nemmeno come semplice
bozza.
MORATORIA. BONINO, INIZIATIVA ALL'ONU IN PERICOLO - 24 aprile
2007: "Mi pare una situazione compromessa, in pericolo, e mi pare a
maggior ragione di dover ricordare il sostegno allo sforzo gravoso
dell'iniziativa nonviolenta di Marco Pannella, Sergio D'Elia, Lucio
Berte', Guido Biancardi, Claudia Sterzi e Valter Vecellio, giunti
all'ottavo giorno di sciopero della fame, e degli altri militanti in
sciopero della fame, per tentare di dare forza a questa iniziativa". Lo
ha detto il ministro Emma Bonino, intervenuta in diretta a Radio
Radicale per raccontare la cronaca della relazione tenuta, alla fine
del Consiglio dei ministri, dal ministro degli Esteri D'Alema dopo la
riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue ieri a Lussemburgo. "Mi
sembra che il rinvio a maggio sia una ennesima perdita di tempo, una
perdita di un altro mese in cui si dovrebbero verificare le
disponibilita' dei paesi senza peraltro aver ancora preparato un testo
di risoluzione. Ho detto in Consiglio, un Consiglio comunque piuttosto
disattento, che sarebbe stato auspicabile che l'Italia cercasse non
generiche adesioni, ma paesi co-sponsor della proposta di risoluzione.
In questo modo - ha precisato Bonino – alla riunione prevista per il 14
maggio, si sarebbe potuto sperare di mettere i paesi scettici dell'Ue
con le spalle al muro". Bonino ha ricordato che l'appuntamento di oggi
a Palazzo Chigi era stato previsto nello scorso Cdm: "La relazione e'
stata molto puntuale, perche' D'Alema ha dato atto del dibattito che si
e' svolto ieri a Lussemburgo, della richiesta insistita dell' Italia
perche' l'Ue prendesse in considerazione la possibilita' di andare in
Assemblea generale Onu gia' in questa sessione. La presidenza ha fatto
circolare una lettera di Amnesty che parlava del rischio di perdere in
Assemblea generale Onu e D'Alema ci ha riferito sul fatto che si e'
ripetuta la resistenza di alcuni paesi europei scettici sull'esito, e
ha aggiunto che viceversa la presidenza tedesca e' stata cooperativa".
Bonino ha concluso: "Alla fine si e' deciso di svolgere una attivita'
da oggi al prossimo Consiglio europeo del 14 maggio, una attivita' di
verifica della possibilita' di voto positivo dei vari paesi. A questo
scopo la presidenza ha predisposto un questionario, che immagino sia
gia' partito. Questa e' la situazione, e non mi pare promettere bene.
Lo diciamo da quel di': ci sono in Europa, e' chiaro (e spiace che
Amnesty offra il destro a questa situazione), ci sono paesi scettici
per conto terzi. Oggi D'Alema ha ripetuto piu' volte 'non siamo stati
inerti, abbiamo preso iniziative, abbiamo istruito le ambasciate', ma
mi sembra che la situazione sia di pericolo per una iniziativa che
poteva essere vincente, una iniziativa di cui in questi giorni, mentre
in Iraq si pensa di introdurre la pena di morte per i disertori, il
mondo ha ancora piu' bisogno".
MORATORIA. BAN KI MOON, 'ITALIA CONTINUI
A CREDERCI' - 24 aprile 2007: "Come questione di principio io
incoraggio e dò il benvenuto all'azione italiana nel cercare una
moratoria globale delle esecuzioni capitali, e come forse vi state
accorgendo c'e' una tendenza crescente della stessa comunita'
internazionale per arrivare all'abolizione della pena di morte". Lo ha
affermato Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, in
un'intervista al 'Quotidiano Nazionale'. "L'espansione o meno di questo
appoggio - ha continuato Ban Ki Moon - dipende pero' dagli stati
membri. Ma come paese che ha iniziato la campagna, invito l'Italia ad
andare avanti, non la considero una 'missione impossibile', non so
quanto ci vorra', ma dovete avere energia ed entusiasmo e continuare a
crederci".
PENA MORTE. PE, PRESIDENZA UE FACCIA IMMEDIATA RICHIESTA
MORATORIA - 26 aprile 2007: la presidenza tedesca dell'Unione europea
e' stata nuovamente invitata dal Parlamento dell'Ue a presentare con
urgenza, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite in corso, una
risoluzione per una moratoria universale sulla pena di morte. La
richiesta e' contenuta in un testo votato oggi, a larga maggioranza,
dall'assemblea di Strasburgo, che aveva approvato un appello analogo il
primo febbraio scorso, cui il governo di Berlino non ha ancora dato
seguito. Intervenendo in aula, il ministro tedesco Guenter Gloser ha
confermato che la presidenza Ue presentera' in maggio una sua relazione
ed ha ribadito che l'obbiettivo e' quello di ottenere il sostegno di
tutti i paesi dell'Ue alla proposta di moratoria avanzata dall'Italia.
In un testo di 50 righe, presentato da tutti i gruppi tranne quelli
dell'estrema destra e degli euroscettici, i parlamentari europei
indicano la moratoria quale 'un passo strategico verso l'abolizione
della pena capitale in tutti i paesi' e ricordano che la dichiarazione
sulla pena di morte presentata dall'Ue All'assemblea generale dell'Onu
nel dicembre 2006 'raccoglie ormai 88 firme di stati appartenenti a
tutti i gruppi geografici'. Il Parlamento europeo rivolge, quindi, 'un
nuovo appello agli stati membri affinche' ottengano il sostegno di
paesi terzi a favore della dichiarazione' ed incoraggiano l'Ue a
cogliere tutte le opportunita' esistenti ed 'a presentare
immediatamente, con la cosponsorizzazione di paesi di altri continenti,
una risoluzione per una moratoria universale' all' attuale Assemblea
generale delle Nazioni Unite. L'assemblea di Strasburgo annuncia
inoltre la partecipazione alla campagna mondiale contro la pena
capitale, anche tramite le sue delegazioni interparlamentari ed invita
tutte le istituzioni dell'Ue ed il Consiglio d'Europa a proclamare, a
partire dal 2007, il 10 ottobre quale Giornata europea contro la pena
di morte. In occasione del dibattito svoltosi in aula e'stato ricordato
che i paesi che mantengono la pena di morte sono 54. Altri 37, pur
prevedendola ancora nel loro ordinamento, da almeno dieci anni non
eseguono questo tipo di sentenza e cinque hanno introdotto una
moratoria. A seguito del voto dell'assemblea di Strasburgo, gli
europarlamentari radicali Marco Pannella e marco Cappato hanno
dichiarato: "il Parlamento europeo è tornato a chiedere - all'unanimità
e con le parole più chiare - IMMEDIATAMENTE la presentazione
all'Assemblea generale delle nazioni Unite in corso di una risoluzione
per la moratoria sulle esecuzioni capitali. Lo abbiamo chiesto ai
Governi degli Stati membri e all'Unione Europea, proponendo di
attivarsi anche per la co-sponsorizzazione da Paesi di diverse aree
geografiche. A fronte di questa richiesta chiara, ancora nel dibattito
di ieri il Consiglio ha continuato a difendere quella strada del
rinvio, sempre lastricata di buonissime intenzioni e di cauta
dissennatezza, che da 14 anni ha dilapidato una vittoria storica sulla
cultura e pratica della morte, della guerra e della violenza. Come
abbiamo ampiamente documentato, la Presidenza tedesca sta oggi attuando
una strategia sconfitta in partenza, grazie alla quale tutt'oggi non
esiste nemmeno un testo di risoluzione sulla quale raccogliere consensi
all'ONU, mentre si continua a NON raccogliere firme su una
dichiarazione di nessun valore e si spediscono questionari insensati
per conoscere posizioni già note da anni. Non possiamo che augurarci
che l'impotenza dei potenti europei, dei responsabili governativi e
delle loro burocrazie, possa farsi forza di questo secondo voto del
Parlamento europeo."
USA. STUDIO, DOLORE ATROCE DIETRO INIEZIONI - 24
aprile 2007: uno Studio scientifico condotto negli Stati Uniti su
esecuzioni praticate in due stati Usa negli ultimi 20 anni, ha
sollevato ulteriori dubbi sulla capacità dell'iniezione letale di
procurare la morte nella maniera voluta. Lo studio, pubblicato sulla
rivista scientifica Public Library of Science Journal, PLoS Medicine,
esamina 41 iniezioni letali praticate in California e Nord Carolina. La
ricerca ha evidenziato che il sodio tiopentale, il barbiturico che
serve a far perdere conoscenza, è stato somministrato in quantità
fissa, senza tenere conto delle caratteristiche del detenuto, come il
peso corporeo o eventuali patologie. Se non addormentato completamente
– dicono i ricercatori – il detenuto potrebbe avvertire una sensazione
di soffocamento indotta dalla seconda sostanza, il bromuro di
pancuronium, una sostanza paralizzante. Infine arriva il cloruro di
potassio, che provoca l'arresto cardiaco: a questo punto il condannato
potrebbe sentire la sensazione di star bruciando. La ricerca - guidata
dal chirurgo oncologo Leonidas Koniaris, della University of Miami
Miller School of Medicine – ha preso in esame esecuzioni della
California e Nord Carolina dal momento che questi due stati rendono
disponibile la più ampia documentazione sulle iniezioni letali. 'E'
possibile - ha detto Koniaris al Washington Post - che queste persone
siano torturate e che noi non possiamo vederlo, perche' sono
paralizzate. Non sono sicuro che una societa' civile debba fare una
cosa del genere'. Le conclusioni 'sono state per noi sconvolgenti', ha
aggiunto Teresa Zimmers, un altro membro del team: 'Ci sono limitate
ricerche scientifiche dietro questo protocollo e l'immagine
dell'iniezione letale come di un metodo umano di giustiziare qualcuno,
e' completamente sbagliata'. I risultati della ricerca sono stati
pubblicati sulla rivista medica insieme a un editoriale nel quale i
responsabili della rivista spiegano che non e' loro intento quello di
migliorare il protocollo, bensi' suggerire la necessita' di abolire del
tutto la pena di morte.

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27 marzo 2007

news 27 marzo

La pagina di liberi tutti sull'Unità del 27 marzo è dedicata interamente alla realtà trans
apriamo con un viaggio attraverso gli occhi di un diciassettenne che si
sente donna e insieme a lui/lei esploriamo l'abc della transessualità:
i termini: transessuale, transgender, travestito il disturbo: cioè la
disforia di genere la legge, e i suoi limiti, che in Italia scandisce
sostegno socio/psicologico e intervento le paure le associazioni a
centro pagina c'è un mio breve corsivo dove si mette in luce (citando
en passant il caso Sircana) la "maschera trasgressiva" attribuita alle
persone trans (e da loro alle volte indossata) e il vero volto di
"tante vite senza scandalo" alla ricerca di faticosi equilibri, in
pagina anche un articolo che cita libri e fumetti e un altro che parla
della "favolosità" sullo schermo citando e "leggendo" alcuni dei
principali film
Delia Vaccarello

CERIMONIERE SALE SUL PULPITO E
BACIA IL COLLEGA:
L'insolita dichiarazione durante la messa vespertina
AVEZZANO (L'Aquila) - E' salito sul pulpito e ha dichiarato il proprio
amore, con tanto di bacio in bocca, al collega cerimoniere, assistente
dell'officiante durante la messa vespertina. L'insolito "coming out" è
accaduto qualche giorno fa ad Avezzano, nel santuario della Madonna
della Pietraguaria. La preghiera dei fedeli era appena terminata quando
sul pulpito è salito uno dei due cerimonieri. "Ringrazio il parroco per
avermi dato questa possibilità, poter fare gli auguri al mio amico",
l'altro cerimoniere che gli stava accanto. "Ti amo", e poi quel bacio
che ha pietrificato i fedeli, rimasti increduli, e un lungo abbraccio.
La chiesa è gestita dai cappuccini, che cercano subito di minimizzare.
"Non c'è nulla di strano a dire ti amo a una persona dello stesso
sesso. Dio, infatti, è amore", è la versione ufficiale proposta da uno
dei padri. Ma quando gli è stato fatto osservare che alcuni fedeli
hanno parlato di un bacio dato sulla bocca il cappuccino si fa
sbrigativo: "Non stavo celebrando io, non ho visto se il bacio è stato
dato su una guancia o altrove, su questo non saprei proprio cosa dire".
Per la sua dichiarazione, il cerimoniere ha scelto un'occasione
pubblica e sacra. Eppure non tutti i fedeli della chiesa di Avezzano
hanno apprezzato. Qualcuno ha lasciato il luogo sacro mentre la messa
era ancora in corso e altri si sono detti "impietriti" e "scossi". La
coppia che sta facendo già parlare molto di sé non sarebbe di Avezzano,
ma si sarebbe trasferita in città da qualche mese. FONTE Repubblica.it
sabato 24 marzo 2007 – INVIATO DA CSU L'Aquila

MARIO MIELI: FAMILY DAY, NON POSSUMUS!
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli valuta i fondamenti e gli scopi del Family Day
come totalmente agli antipodi rispetto alle richieste del movimento
omosessuale e transessuale italiano, ma anche come contrapposti a
qualunque idea nuova e diversa di famiglia. Con occhio più attento le
basi del Family Day mettono in discussione la possibilità stessa di
riconoscimenti e tutele per i comportamenti personali e affettivi dei
cittadini non coincidenti con l'etica cattolica. I promotori dell'
evento del 12 maggio dichiarano in modo inequivocabile che la ragione
del loro manifestare è la difesa del modello di famiglia tradizionale,
inteso come quello basato esclusivamente sui canoni della religione
catolica. Tale difesa si traduce nella richiesta che solo tale modello
debba essere previsto nell'ordinamento italiano, a scapito di qualunque
novità normativa per le forme diverse di famiglia, sia pure esistenti
nella realtà (coppie di fatto eterosessuali e coppie omosessuali in
genere). E' perfettamente legittimo, anzi è la virtù più grande di una
democarazia, che ognuno possa scendere in piazza a favore o contro
qualcosa. Il Mario Mieli, democratico e laico fino all'osso, riconosce
l'utilità e il valore prezioso di ogni manifestazione dove si esprimano
pacificamente richieste e opinioni di singoli o di gruppi di cittadini.
E' indubbia l'importanza che tali contenuti emergano chiari, affinché
il dibattito culturale e politico non ne venga inquinato, e affinchè
ognuno, che scelga di aderire o meno, ne sia pienamente consapevole e
responsabile. E' chiaro come il sole che il Family Day non è a favore
della famiglia, intesa ampiamente come entità storico-sociale, e
nemmeno vuole spingere per i cosiddetti "aiuti alle famiglie", al di là
dei corollari usati strumentalmente come ad esempio i sostegni ai
redditi deboli. La manifestazione è contro le tutele giuridiche rivolte
ad ogni tipo di famiglia diversa da quella ritenuta giusta dai
promotori. Conseguenza lapalissiana è che la manifestazione è contro
ogni riconoscimento delle coppie omosessuali, dunque contraria ad ogni
raggiungimento della piena equiparazione di tutti i cittadini, al di là
del loro orientamento sessuale. Il Circolo Mario Mieli vede invece
nell'appuntamento del Pride del 9 giugno a Roma l'occasione per tutti
di scendere in piazza per rivendicare contenuti esattamente contrari a
quelli del Family Day, in perfetta coerenza con 35 anni di battaglie
politiche e culturali del movimento omosessuale e transessuale. Il
Family Day caricherà il Pride di ulteriore urgenze e necessità. Il
Pride unitario e nazionale, ossia posto da tutte le associazioni
omosessuali e transessuali italiane, si fonderà sui concetti di
laicità, piena autodeterminazione dei singoli, pari dignità e pari
diritti, temi sicuramente condivisi anche da molte persone che gay non
sono e che troveranno in quell'appuntamento l'occasione per ribadirli
con forza. Valutiamo quindi come impossibile che qualunque associazione
gay possa trovare nel Family Day un qualsiasi tipo di vicinanza, così
come immaginiamo impossibile che le singole persone omosessuali e
transessuali possano aderire a idee che negano la loro stessa
esistenza. Rossana Praitano – Presidente
Circolo di Cultura Omosessuale
Mario Mieli - Segreteria Politica – Andrea Berardicurti - a.
berardicurti@mariomieli.org - 06/5413985 339/7126198

"IL FAMILY DAY HA GETTATO LA MASCHERA: E' CONTRO LE NUOVE FAMIGLIE"
ARCIGAY E ARCILESBICA NON PARTECIPERANNO ALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA
Arcigay e Arcilesbica non parteciperanno al Family Day previsto per il 12 maggio a Roma. "Gli organizzatori hanno gettato la maschera ammettendo che la loro sarà una manifestazione
contro una parte delle famiglie italiane e contro una legge sulle
unioni civili – denuncia la presidente nazionale di Arcilesbica
Francesca Polo –. A quella manifestazione aderiscono anche
organizzazioni di estrema destra. In quella piazza si inciterà alla
discriminazione verso le persone omosessuali. Il nostro posto è
altrove." "Sosteniamo quelle famiglie di fatto gay, lesbiche ed etero e
i genitori di omosessuali che vorranno prendere parte alla
manifestazione per rivendicare la fine di un apartheid sociale e
giuridico – aggiunge Sergio Il Giudice, presidente nazionale di Arcigay
- Al contrario, siamo esterrefatti delle posizioni di chi, fra le forze
politiche del centrosinistra, dichiara di voler aderire alla Family day
in quanto ne condivide il manifesto che è decisamente discriminatorio e
antieuropeo". Il 12° Congresso nazionale di Arcigay, dal titolo "Siamo
famiglie: pari dignità, pari diritti", si terrà a Milano come previsto
dall'11 al 13 maggio. Lo ha deciso definitivamente il consiglio
nazionale dell'associazione, riunitosi stamattina a Bologna. Ufficio
stampa Arcigay

LA CAMERA DEI LORD HA DATO IL "SI'" DEFINITIVO CHE
VIETA OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE
La Camera dei Lord ha dato ieri sera il si' definitivo alla legge che vieta ogni forma di
discriminazione verso gli omosessuali nell'accesso a servizi pubblici finanziati dallo stato, una decisione che era stata avversata dalla
Chiesa cattolica, le cui agenzie per l'adozione sono co-finanziate
dallo stato, che minacciava di chiudere queste agenzie piuttosto che
dare bambini alle coppie omosessuali. Tuttavia, il voto e' stato
salutato con favore da Ruth Kelly, ministro per le comunita' locali e
fervente cattolica, che ha definito l' 'Equality Act (Sexual
orientation)', ''un grande passo in avanti per assicurare dignita'
rispetto e giustizia a tutti''. Ai Lord c'era stato un appassionato
dibattito, ma la proposta che voleva cancellare la legge e' stata
respinta. FONTE ANSA LONDRA 22 MAR 2007 – INVIATO DA Alba Montori Gaya
CsF


DICHIARAZIONE DI EMMA BONINO:"Nei trattati istitutivi europei
nessun riferimento alle radici cristiane"
• Dichiarazione di Emma Bonino, Ministro del Commercio Internazionale e per le Politiche
Europee
"I moniti di Papa Benedetto XVI investono indubbiamente grandi
questioni di società, e quindi di grande, specifico, valore morale, che
interpellano governanti, forze politiche e cittadini. Ma in che
termini?" dichiara Emma Bonino, Ministro del Commercio Internazionale e
per le Politiche Europee, reagendo al discorso del Papa davanti ai
vescovi europei riuniti a Roma. "I padri fondatori della Comunità
europea erano tutti, o quasi, "democristiani di ferro", nonché
cattolici praticanti, da De Gasperi a Schuman a Adenauer" prosegue la
Bonino, "e sicuramente erano ben consapevoli delle "radici cristiane"
della civiltà europea. Ma per loro, nei trattati che oggi celebriamo,
fu naturale semmai riferirsi ai frutti di libertà, democrazia,
solidarietà, laicità che da quelle radici si sono sviluppati e che sono
alla base del progetto di integrazione europea. Cosa erano, apostati?"
si chiede Emma Bonino. "Ed è forse apostata l'Unione europea nel suo
complesso, o lo sono le sue istituzioni, a partire dal Parlamento
europeo, solo perché esprimono le loro posizioni, nell'esercizio delle
proprie prerogative e responsabilità senza consultarsi con la
Segreteria di Stato?" "Il Papa", conclude la Bonino, "forse ha come
modello la politica italiana, dove troppi politici dimentichi della
rigorosa, grande tradizione dei cattolici liberali, sono invece usi
chinarsi al bacio del santo piede, ma l'Europa è, e deve rimanere, una
realtà più complessa e articolata." INVIATO DA Sergio Rovasio sergio.
rovasio@gmail.com - INOLTRATO DA Alba Montori Gaya CsF

"DICO "
BENE O MALE? BENE!
di Ermanno Genre, docente di teologia sistematica
della Facoltà valdese di teologia
Riconoscere i diritti delle coppie di
fatto non danneggia la famiglia Il compito delle chiese non è quello
di dettare legge sulle questioni che regolano la vita sociale e per le
quali occorre rispettare la laicità dello Stato che invece è di tutti.
I Dico continuano a tenere alta la tensione politica ed ecclesiale in
tutto il paese. Il fatto che il governo Prodi abbia ritenuto prudente
lasciare questa materia fuori dalle priorità di governo – è ora
questione parlamentare – non ha spostato di molto l'indice della
temperatura che resta incandescente: e ogni giorno qualcuno soffia
sulla brace! I Dico hanno assunto uno status symbol, in positivo e in
negativo, di uno scontro fra civiltà tutto interno al cattolicesimo e
alla società italiana, e se ora il nuovo presidente della Cei invita a
evitare «scontri insensati», dopo che il suo predecessore ha imbastito
i presupposti per questo scontro frontale, riesce difficile dare peso
alle sue parole. Se non bastasse, la Pontificia Accademia per la vita
incita i cattolici alla mobilitazione per la tutela della vita con il
richiamo a una «coraggiosa obiezione di coscienza» rivolta in modo
particolare a «medici, infermieri, farmacisti e personale
amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali
direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale,
laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in
pericolo». Sarà difficile, per la spregiudicatezza di questo programma,
seguire la via indicata da mons. Bagnasco. È in questo clima
incandescente che si è inserita l'esortazione apostolica del papa,
Sacramentum caritatis, dedicata all'eucaristia. Che cosa c'entra l'
eucaristia con i Dico? Apparentemente niente. In un paragrafo (83) in
cui si parla di «coerenza eucaristica», è richiesta coerenza «nei
confronti di coloro che, per la posizione sociale o politica che
occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali,
come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino
alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e
donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene
comune in tutte le sue forme. Tali valori non sono negoziabili.
Pertanto i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro
grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente
interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e
sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana. Ciò ha
peraltro un nesso obiettivo con l'Eucaristia (I Cor. 11, 27-29)». Penso
sia difficile trovare nei testi di sacramentaria cattolica quel «nesso»
che al papa appare così evidente. A me ciò che appare evidente è l'uso
poco corretto delle Scritture per sostenere la non negoziabilità della
posizione vaticana. Fortunatamente, in mezzo a posizioni intransigenti
e che rendono impossibile il dialogo, si sono sentite anche parole
chiare e lucide da parte del mondo cattolico italiano, con le quali ci
si sente in piena sintonia, perché ispirate a un cristianesimo che
riflette e si interroga, che rispetta la laicità dello Stato, che
dialoga senza rinunciare in nulla alla propria fede cristiana
cattolica. Una parola esplicita, in controtendenza alle dichiarazioni
vaticane, è giunta, nei giorni scorsi, da Betlemme, dal cardinale
Martini. Parlando a un gruppo di pellegrini milanesi guidati dall'
arcivescovo di Milano Tettamanzi, il cardinale ha affermato tondo tondo
che il compito della chiesa è quello di «farsi comprendere ascoltando
anzitutto la gente, le loro necessità, problemi, sofferenze, lasciando
che rimbalzino nel cuore e poi risuonino in ciò che diciamo, così che
le nostre parole non cadano come dall'alto, da una teoria, ma siano
prese da quel che la gente sente e vive, la verità dell'esperienza, e
portino la luce del Vangelo». Il compito della chiesa e dei suoi
ministri non è quello di dettare legge nelle questioni che regolano la
vita di tutti in una società plurale, per cultura e religione, ma di
fornire argomentazioni, riflessioni sugli elementi fondamentali
concernenti l'etica e la bioetica, equipaggiare culturalmente e
teologicamente le coscienze delle persone, rendendole capaci di
decisioni autonome. I Dico non intendono distruggere la famiglia,
rispettandola pienamente riconoscono altre relazioni fra le persone,
non contemplate dall'art. 29 della Costituzione (che definisce la
famiglia) e inserite nel programma di governo. Quando Lutero e i
riformatori hanno contratto matrimonio, correggendo il contro-natura
imposto a sacerdoti e vescovi (largamente concubini) dal Diritto
canonico, essi hanno restituito libertà alla persona e onore al
matrimonio cristiano. L'istituto famigliare però, è bene ricordarlo,
non è una prerogativa dei cristiani: esso è condiviso da credenti e non
credenti. È questione che concerne il diritto civile: la chiesa viene
dopo. E la visione cristiana della famiglia e del matrimonio non è puro
fatto di natura, esso si situa nell'orizzonte di una vocazione, nella
direzione di una parola che suscita il confronto con l'evangelo di Gesù
Cristo e non con i non possumus ecclesiastici. In Italia (ma non è così
negli altri paesi europei in cui vi sono forme diverse di Pacs) la
questione dei Dico – come dei grandi e complessi problemi di bioetica –
viene letta unilateralmente attraverso le lenti del Vaticano e della
Cei, oscurando tutti gli altri punti di vista di cattolici,
protestanti, ebrei, di credenti e non credenti. E tutto ciò con la
complicità dei mass-media che non sanno che cosa significhi
«informazione» in una società laica democratica e pluralista. Gli
evangelici italiani non hanno tutti la stessa opinione sulle coppie di
fatto, perciò è bene che se ne discuta nelle nostre comunità, nel
rispetto di punti di vista diversi. Ma, appunto, un confronto che
sopporta la diversità in campo etico, non mette in questione l'unità
della chiesa e non impedisce il riconoscimento legislativo delle coppie
di fatto. Riconoscere questi diritti non è un attacco alla famiglia né
al matrimonio fra un uomo e una donna: permette però alle coppie di
fatto, che vivono relazioni d'amore e di solidarietà diverse da quelle
matrimoniali, di essere riconosciute nella loro piena dignità di
persone. Tratto da Riforma del 23 marzo 2007 – INVIATO DA Andrea
Panerini (il Libro Volante)

VERGOGNA CASTRISTA A FRASCATI GAYLIB LAZIO: LA GIUNTA DI FRASCATI TESSE LE LODI CON UNA RASSEGNA CULTURALE AL REGIME CASTRISTA CAMPIONE DI OMOFOBIA E DI PROSTITUZIONE MINORILE.
SI ABBASSINO I TONI SULL'INIZIATIVA IN NOME DEI VALORI CONDIVISI COME
LA LIBERTA' E I DIRITTI. QUELLI CHE A CUBA MANCANO.
GayLib Lazio prende formalmente le distanze, denunciandone la gravità storico-politica e
sociale dell'iniziativa filocastrista che si terrà presso le scuderie
Aldobrandini di Frascati dal 24 marzo.
Ci spiace leggere – annotano dall'associazione gay di centrodestra – che il Comune di Frascati si
erga addirittura a promotore, attraverso il suo assessorato alle
Politiche Culturali, di una rassegna artistica che di fatto magnifica
come eroi due personaggi tutt'altro che esemplari, se non in negativo,
quali sono stati Fidel Castro e Ernesto Che Guevara. E' bene ricordare,
poi, che la loro Rivoluzione, dalla quale prende il titolo l'intero
cartellone di eventi, ha provocato a Cuba repressione attraverso la
negazione dei diritti di libertà, terrore e discriminazione violenta in
primo luogo per gli omosessuali e gli artisti, due categorie di
"indesiderabili" per il regime perché "diversi" dalla massa, quindi
potenzialmente controrivoluzionari.
L'assessore alle Politiche Culturali di Frascati dovrebbe forse andare a rileggere un libro bello
quanto sconvolgente intitolato "Prima che sia notte" di Reinaldo
Arenas, cubano, artista, omosessuale perseguitato dal regime castrista
così come le numerose ricerche del padre storico del movimento gay
italiano Massimo Consoli, che certo non simpatizza per la destra, il
quale ha dimostrato come proprio il grande Che Guevara, che peraltro
era medico, sia stato il primo persecutore degli omosessuali cubani. Il
primo a dare vita, appena nominato ministro, ai campi di lavoro forzato
nei quali, forse, a giudizio dell'eroe, gli invertiti potevano
ritrovare la virilità e la passione politica per il regime. Ci
rattrista che proprio la città di Frascati, resasi autrice non più
tardi di qualche settimana fa, di una iniziativa bella e all'
avanguardia come la proiezione del film "Transamerica" nelle scuole per
educare i ragazzi al rispetto delle diversità, cada oggi in maniera
tanto rovinosa tessendo lodi con fondi pubblici al regime di Fidel
Castro. Uno scivolone che non fa onore alla tradizione nobile e libera
di Frascati. Concludendo, non resta che auspicare un abbassamento dei
toni sull'iniziativa in nome di valori che in Italia dovrebbero essere
condivisi quali la democrazia, il rispetto dei diritti umani, civili e
di libertà. Esattamente quelli che mancano ancora oggi, a oltre
cinquant'anni dalla Rivoluzione castrista, nella martoriata società
cubana, all'interno della quale invece imperano: fame, narcotraffico,
prostituzione e lavoro minorili. Argomenti sui quali forse sarebbe più
onorevole spendere soldi e organizzare convegni con i patrocini
comunali.
GayLib Lazio
Contatti
www.gaylib.it

Christian Poccia –
Referente
Cell. 3334956683

COMUNICAZIONE DONNE IRAN
Presentazione del libro "Integralismo islamico e questione femminile"
Riprendere il cammino della libertà femminile dopo mille e una notte . La resistenza
delle donne contro l'integralismo islamico in Iran - Venerdì 30 marzo
2007 ore 15,30 – 19,00 Santa Maria della Scala, Sala San Pio Piazza
Duomo – Siena - Siena ha ospitato, attraverso l'Associazione I.R.I.D.E,
diversi incontri con le donne del sud del mondo che lottano per
ribaltare la propria condizione d'emarginazione e oppressione nei
rispettivi paesi, al fine di far conoscere la loro storia, il loro
pensiero politico e le loro esemplari lotte cosi spesso ignorate.
Questo percorso d'accoglienza e confronto continua con le donne del
Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana dell' Associazione Donne
Democratiche iraniane in Italia. E non solo per dovere e piacere di
'sorellanza', ma anche perché esse rappresentano una forte esperienza
di liberazione dall'integralismo religioso-patriarcale, in forte
crescita anche nei paesi non musulmani. Un integralismo col quale tutte
le donne oggi devono necessariamente fare i conti, che le discrimina
all'interno di vite drammaticamente sospese se non addirittura negate,
che vanifica ogni possibilità di democrazia e di reale parità tra i due
sessi. Nel corso dell'incontro viene presentato il libro " integralismo
islamico e questione femminile- Nuovi integralismi, vecchi patriarcali:
un anacronismo senza rapporto con il mondo contemporaneo", pubblicato
da IRIDE e dalla PROVINCIA DI SIENA. Questo libro parla del progetto
politico di Maryam Rajavi- leader del consiglio Nazionale della
Resistenza Iraniana eletta presidente pro tempora della Repubblica
Iraniana. E' una preziosa testimonianza su come donne e uomini in
esilio abbiano dato vita e siano capaci di mantenere, da più di vent'
anni, una organizzazione democratica di lotta per sconfiggere un regime
teocratico impossibile da riformare . E' un esempio di come donne e
uomini, in questo cammino, abbiano anche preso coscienza della
mentalità patriarcale fortemente radicale nelle loro menti e nei loro
cuori e se ne siano liberati. Questa lunga marcia di resistenza da loro
intrapresa vuol portare la pace la democrazia nella società iraniana, a
partire dalla capacità di governo e dall'energia liberata delle donne
riconosciute vitali ed esenziali per raggiungere questo obiettivo. Sono
ormai venticinque anni che il conflitto tra integralismo islamico e
islam democratico lacera l'Iran. Questi due poli opposti si rifanno a
un'interpretazione totalmente diversa della filosofia, della storia,
della cultura e della politica. Al centro di questo confronto storico,
si colloca la questione femminile - Maryam Rajavi - Programma - Saluto
di Anna Carli Rettore Santa Maria della Scala. Introduzione di Sonia
Rsevrenis e Antonia Banfi I.R.I.D.E. E letture di alcuni passaggi del
libro. Comunicazione di Pietro del Zanna Assessore Azioni per la pace
e cooperazione Internazionale della Provincia di Siena. Proiezione del
documento " Il Leone e le catene". Di Nella Condorelli per RAI News 24
Roma 2005 . Tavola rotonda aperto ai contributi del pubblico presente.
Partecipano i rappresentanti del: Consiglio Nazionale della Resistenza
Iraniana, Associazione Donne Democratiche Iraniane in Italia
Associazione Articolo 21 e IRIDE. Comunicazione di Fiorenza Anatrini,
Assessore alle pari opprtunità della provincia di Siena. Traduzione
consecutiva dal persiano all'italiano e viceversa. Per tutta la durata
dell'incontro sarà allestito un punto di degustazione di tè, dolci
iraniani e pistacchi. Associazione delle Donne Democratiche Iraniane in
Italia Via delle Egadi,15-00141-Roma Fax:06.87185026 E-Mail:
donneiran@yahoo.it

OMOSESSUALE E DI CENTRODESTRA:
PARLA DANIELE PRIORI VICEPRESIDENTE DI GAYLIB
di Filippo Corticello
"Essere omosessuale in Italia non significa necessariamente indossare la
maglietta del Che al Gay Pride". È in pillole il pensiero di Gaylib,
l'associazione che raccoglie gli omosessuali di centrodestra. In tempi
di oscurantismo, discriminazioni e diritti difesi con estrema fatica,
Gaylib combatte da destra "il bigottismo ed il clericalismo radicati
come un cancro in entrambi gli schieramenti". Daniele Priori,
venticinque anni e una passione per la scrittura (due libri già
pubblicati e diverse collaborazioni all'attivo), ne è il vicepresidente
dal 2004. R@: Signor Priori, come nasce l'associazione Gaylib di cui
lei è vicepresidente? DP: "Nasce nel 1997, a tre anni dall'inizio del
berlusconismo e un anno dopo la prima vittoria del centrosinistra alle
elezioni politiche. Consolidata, infatti, l'idea che in Italia ci si
sarebbe divisi su due schieramenti e che il movimento gay e l'Arcigay
stessa, alla quale anche il nostro attuale presidente e molti dei
fondatori aderivano, si era schiacciata tutta a sinistra, un gruppo
cospicuo di persone (imprenditori, liberi professionisti, giornalisti,
medici e certamente anche ragazzi, prevalentemente al nord) decisero di
unirsi e dare vita così al primo gruppo unitario di centrodestra.
C'erano, infatti, allora come oggi, persone vicine alla Lega, ad An e
Forza Italia, ai partiti cattolici e all'area libertaria-radicale.
Crediamo che questa sia la vera forza del nostro gruppo, giunto ormai
al decimo anno di vita". R@: Il centrodestra italiano ha sempre
assunto posizioni molto conservatrici sul terreno dei diritti civili e
pare essere poco tollerante verso ogni diversità. Come coniuga le sue
scelte nella vita privata con l'appartenenza pubblica ad una coalizione
di questo tipo? DP: "Credo sia meglio, non per i gay ma per i tanti
cattolici divorziati che abbiamo in barca, parlare poco di vita
privata, altrimenti potrebbero uscire ulteriori scheletri dagli
armadi...Occore fare una distinzione relativamente ai periodi. Il
centrodestra del '94 era infinitamente meno bigotto di quello attuale.
Dal 2001 in poi, complici anche gli attacchi islamici all'occidente,
c'è stata su tutti i fronti un serrate le fila da parte dei cattolici e
il centrodestra per stupide logiche elettorali, che peraltro nel 2006
non hanno neppure premiato, si è schiacciato totalmente su posizioni
clericali, al limite del neoguelfismo. E' bene però che si sappia che
questo non solo non è il centrodestra che vogliamo, ma non è il
centrodestra della tradizione italiana, storicamente laico grazie a
forze come la Democrazia Cristiana e il Msi. Non è il centrodestra
europeo dove vi sono esempi lampanti di posizioni laiche e
riformatrici: da Sarkozy a Aznar, da Cameron alla Merkel. Il
centrodestra italiano attuale è semplicemente un pasticcio che,
infatti, perde le elezioni persino contro una alleanza improponibile
come quella prodiana". R@: Non solo le vecchie dichiarazioni di dubbio
gusto dell'onorevole Calderoli e della Lega sugli omosessuali, ma
adesso anche le recenti battute dell'onorevole Berlusconi. Come spiega
tanta omofobia? DP: "Più che omofobia lo chiamerei guappismo. Si
divertono a fare i coatti quando poi, senza mezzi termini, sono
sbugiardati dalle loro mogli. Le dico la verità: se oggi scendesse in
politica Veronica la voterei proprio con affetto e stima!" R@: La Casa
delle Libertà è, a suo avviso, una coalizione veramente liberale? DP:
"Lo era e dovrebbe tornare ad esserlo. Adesso credo proprio non si
possa parlare neppure di coalizione: ognuno va per conto proprio, tutti
su strade sbagliate!" R@: Qual è il suo giudizio sulla manifestazione
per i Dico di sabato 10 marzo a Piazza Farnese? DP: "È stato il secondo
tempo di Vicenza. Una prova di forza della sinistra radicale contro i
sostenitori del Partito Democratico. È tragico come l'Arcigay sia
riuscita, volutamente o meno, a farsi sfilare di mano quella che doveva
essere la manifestazione unitaria del movimento gay. Eppure noi eravamo
lì. Non le nego, però, che ci siamo sentiti proprio poco rappresentati,
anche perché al nostro presidente, come a quelli di molti altri gruppi,
non è stata data la parola. Bella prova di democrazia e pluralismo per
il movimento, non c'è che dire!" R@: Esiste un monopolio culturale
della sinistra su tematiche come queste? DP: "Esiste su questa e su
mille altre tematiche. La sinistra, forte dello spirito di appartenenza
con cui ha svezzato da sempre i suoi militanti, riesce a canalizzare a
bassissimo costo interi pacchetti di voti. Il pacchetto gay è tra
questi. Speravamo, anche con la manifestazione del 10 marzo, in un
cambio di rotta, ma purtroppo, a mente fredda, crediamo che la strada
sia sempre la stessa: il movimento gay è per la sinistra, con la
sinistra, nella sinistra". R@: Come giudica l'interventismo della
Chiesa nella "cosa pubblica"? DP: "Disdicevole, eccessivo, del tutto
inopportuno, prevaricatore. Il cardinale Ruini giocava a tutto campo
senza che nessuno potesse dirgli niente, salvo essere accusato di
anticlericalismo spicciolo. Non parliamo poi del pontefice, la cui sola
immagine riesce a creare scoramento anche nei cristiani. Io sono un
credente, ma penso che il volto e le parole di Gesù siano davvero altro
dalla gerarchia ratzingeriana. Qualche speranza si può nutrire
guardando il filone Martini-Tettamanzi: da loro Ratzinger & Co.
dovrebbero frequentare almeno un bel corso di comunicazione cristiana,
se ci fosse". R@: L'Italia è un Paese libero o vi sono ancora
pregiudizi e limitazioni per gli omosessuali? DP: "L'Italia è un Paese
furbo e provinciale. Tutto va bene purché non se ne parli. Nel pieno
rispetto della dottrina cattolica non scritta. In ogni caso anche qui
si stanno facendo passi da gigante, tra gli etero e anche tra i gay.
Oggi, in materia di rispetto delle diversità, io punterei l'attenzione
sulla famiglia e sulla scuola, due ambiti in cui un giovane omosessuale
il più delle volte è ancora solissimo e destinato a soffrire. Anche in
questo senso un Parlamento che legiferi e dei giudici che comincino a
condannare per il reato di omofobia, come avviene ad esempio in
Francia, sarebbero degli ottimi precedenti".
FONTE www.rivistaonline.
com - 20 Marzo 2007 – INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF


Due coppie di West Palm Beach hanno unito le loro vite, case e
amore. E si raccontano sul numero speciale di Babilonia dedicato alle
coppie di fatto. Cris ha 10 anni,. Ha un viso d'angelo e occhi pieni di
felicità. Sua sorella Sofia ne ha 7, capelli scuri come i suoi occhi.
Le case in cui vivono sono molto belle, i genitori ne hanno comprato
due e ne hanno unito i giardini. Cris e Sofia però sono più fortunati
degli altri bambini; hanno quattro genitori. Ember, 48 anni, la madre
biologica, Mimi, 45 anni, la moglie di Ember, Tom, 44 anni, il padre
biologico, Mark, 40 anni, il marito di Tom. Loro sono i pionieri, i
padri fondatori di un nuovo tipo di famiglia. La dimostrazione vivente
che si può fare. E così si raccontano sul nuovo numero del mensile
omosessuale Babilonia. I sei protagonisti della storia raccontata dal
mensile vivono intensamente econ responsabilità la loro situazione. Al
corrispondente americano del mensile si raccontano, fanno vedere la
loro casa e le foto dei rispettivi matrimoni omosessuali celebrati in
Massachussetts. Secondo il censimento effettuato negli Usa nel 2000,
almeno 6 milioni di bambini sono cresciuti da genitori omosessuali.
Difficile ignorare, anche per il nostro Paese, una realtà di questa
portata. INVIATO DA Mario Cirrito

LE CAUSE PRINCIPALI DELL'EFFETTO SERRA
Prima di mangiare quell'hamburger,pensa al riscaldamento globale!
Riportiamo la traduzione di un articolo comparso di recente su una
rivista americana, che mette in luce come il problema del riscaldamento
globale sia molto legato al consumo di alimenti animali, e che non e'
solo sui veicoli a motore, le centrali elettriche, ecc. che bisogna
intervenire per risolverlo, ma anche (anzi, ancora di piu'!) sulle
nostre abitudini alimentari, che hanno un impatto molto maggiore di
quello che molti credono. Quando il Congresso affronta le cause del
riscaldamento globale e cerca dei rimedi, l'attenzione si concentra sui
veicoli a benzina e sulle centrali elettriche a carbone, non sugli
umili bovini. Eppure gli allevamenti sono tra le principali fonti dei
gas serra, causa dei cambiamenti climatici. E dal momento che le diete
a base di carne si stanno diffondendo sempre di piu' in tutto il mondo,
cambiare le nostre abitudini alimentari potrebbe rivelarsi tanto
difficile quanto cambiare i nostri mezzi di trasporto. Secondo una
recente relazione della FAO, il problema non è solamente quello delle
ben conosciute flatulenze, sulle quali spesso si fa dell'ironia, e
delle deiezioni dei ruminanti. Un imoatto ben maggiore ce l'hanno le
modifiche dell'utilizzo dei terreni, soprattutto la deforestazione per
aumentare le zone di pascolo e per liberare terreni per la coltivazione
di mangimi per animali. Così come l'utilizzo di energia per produrre
fertilizzanti, per far funzionare i macelli e gli impianti di
produzione delle carne, e per pompare l'acqua. Quando le scoperte della
FAO furono rese note a Novembre, uno degli autori della relazione,
Henning Steinfeld, dichiarò: "Gli allevamenti sono una delle principali
cause dei più seri problemi ambientali di oggi". La triplice minaccia
dei gas La FAO ha comunicato che gli allevamenti sono responsabili del
18% delle emissioni di gas serra misurate in anidride carbonica
equivalente. Questo comprende il 9% delle emissioni di anidride
carbonica, il 27% del metano e 65% dell'ossido di azoto. In totale,
queste superano le emissioni causate dai mezzi di trasporto. Gli ultimi
due gas menzionati sono particolarmente problematici, sebbene
nell'atmosfera siano in quantità minori rispetto al biossido di
carbonio, che rimane il maggior colpevole del riscaldamento globale. Ma
il metano ha 23 volte il potenziale di riscaldamento (GWP) rispetto al
biossido di carbonio e l'ossido di azoto 296 volte di più. Il metano
potrebbe rappresentare un problema anche più grave se il permafrost
nelle latitudini più a nord si sciogliesse con l'innalzamento delle
temperature, rilasciando il gas attualmente intrappolato sotto la
vegetazione in decomposizione. Quel che è certo è che le emissioni di
questi gas potrebbero aumentare notevolmente se gli esseri umani
continuano a consumare una sempre maggior quantita' di prodotti
derivati dagli allevamenti. Con l'aumento della prosperità in tutto il
mondo negli ultimi decenni, il numero delle persone che mangiano carne
– e la quantità che ne viene consumata ogni anno – è cresciuto
costantemente. Secondo la FAO, tra il 1970 e il 2002, il consumo annuo
di carne pro capite nei paesi in via di sviluppo è aumentato da 10kg a
29kg. Mentre nei paesi industrializzati, si e' passati da 65kg a 80kg.
Informazioni sulla dieta vegetariana: A seguito dell'aumento della
popolazione, il consumo di carne nel mondo in via di sviluppo è quasi
quintuplicato durante il trentennio tra il 1970 e il 2002. Inoltre, è
previsto che la produzione annua globale di carne aumenterà più del
doppio, da 229 milioni di tonnellate all'inizio del decennio fino a 465
milioni di tonnellate nel 2050. Ciò rende quello degli allevamenti il
settore dell'agricoltura globale caratterizzato dalla crescita più
rapida. Gli attivisti per i diritti degli animali e coloro i quali
sostengono la causa vegetariana hanno subito afferrato le implicazioni
della relazione della FAO. Noam Mohr ha scritto, in una relazione per
EarthSave International: "Il modo migliore per ridurre il riscaldamento
globale durante la nostra esistenza è diminuire o eliminare il consumo
dei prodotti di origine animale". Mohr scrive inoltre che il
cambiamento della dieta puo' far diminuire le emissioni dei gas serra
più velocemente rispetto alla diminuzione dell'uso dei combustibili
fossili, dal momento che il turnover per gli allevamenti è più breve
rispetto a quello per le automobili e per le centrali elettriche.
Esiste un via rapida per il raffreddamento? "Anche se oggi fossero
disponibili delle fonti di combustibile a emissione zero,
occorrerebbero parecchi anni per costruire e lentamente sostituire le
grandi infrastrutture dalle quali dipende la nostra economia attuale"
continua Mohr. "Allo stesso modo, contrariamente al biossido di
carbonio che può rimanere nell'atmosfera per oltre un secolo, il metano
si disperde fuori dall'atmosfera in soli otto anni, per cui diminuire
le emissioni di metano significherebbe rinfrescare velocemente la
Terra". Alcuni ricercatori dell'Università di Chicago hanno paragonato
l'impatto che hanno i mangiatori di carne sul riscaldamento globale,
con quello dei vegetariani e hanno scoperto che la dieta comune
americana – inclusi tutti i processi di lavorazione del cibo – da' come
risultato 1.5 tonnellate in più di CO2-equivalente all'anno, sotto
forma di tutti i gas serra, rispetto ad una dieta priva di carne. I
ricercatori Gidon Eshel e Pamela Martin sono arrivati alla conclusione
che i cambiamenti dello stile alimentare potrebbero essere più efficaci
che inventare nuovi e più efficienti modelli di auto, che riducano le
emissioni annue di CO2 di circa una tonnellata all'anno. Il Dr. Esherl,
la cui famiglia gestiva un allevamento di bovini in Israele, ha
dichiarato "non c'è bisogno di arrivare per forza alla scelta estrema
del veganismo, basterebbe mangiare un hamburger alla settimana, invece
che due, per fare una differenza sostanziale". Fonte: www.agireora.org

- News inserita da Daria Mazzali Promiseland.it Redazione Italia –
INVIATO DA Promiseland.it


NESSUNO TOCCHI CAINO
24.03.2007
MORATORIA. PANNELLA, DA STASERA RIPRENDO LO SCIOPERO - PER ORA - DELLA
FAME - 21 marzo 2007: Marco Pannella ha annunciato la ripresa del suo
sciopero della fame, per ottenere il rispetto degli impegni solenni e
reiterati di parlamenti e di governi, in primis quello italiano, per la
presentazione alla Assemblea generale dell'ONU in corso di una
risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali. La ripresa dell'
iniziativa nonviolenta è stata annunciata dal leader radicale in una
conferenza stampa tenutasi alla Camera dei Deputati. Pannella
comincera' lo sciopero della fame questa sera, tuttavia nelle prossime
ore 'potrebbe trasformarsi in quello della sete'. Il 20 marzo, a
seguito dell'impiccagione in Iraq dell'ex vice presidente Taha Yassin
Ramadan, Marco Pannella, aveva rilasciato la seguente dichiarazione:
"L'esecuzione di Ramadan provocherà, certamente, un feroce
rafforzamento degli odi e del tragico momento che attraversano le
popolazioni irachene e quelle che dall'Afghanistan alla Palestina non
hanno certo bisogno che continui nel mondo la follia delle esecuzioni,
degli assassini di Stato. L'opinione pubblica di tutto il mondo aveva
a tutti dimostrato che la battaglia nonviolenta che avevamo rilanciato
sin dal mese di luglio all'insegna di "Nessuno Tocchi Saddam" era
necessaria e che l'assurdità degli stati, ivi compreso il nostro,
avrebbe esteso ed aggravato la tragedia che il mondo sta vivendo.
Malgrado tassativi pronunciamenti del Parlamento italiano, del
Parlamento europeo, del Consiglio d'Europa, di tutte le istituzioni
europee e della maggioranza degli stati membri dell'ONU, e malgrado l'
apparente convinzione, anche di tutta la classe dirigente, dell'
oligarchia italiana ed europea, la risoluzione che sin dall'inizio di
gennaio è stata preannunciata per l'attuale Assemblea Generale dell'
ONU, malgrado la nostra mobilitazione istituzionale politica e civile,
questa risoluzione non è stata presentata, anzi non è stata nemmeno
compilata. Lo ripeto: l'esecuzione di stamane ed altre annunciate, le
tante nel frattempo compiute in tutto il mondo - da allora ad oggi -
nonostante le delibere, tassative, reiterate di parlamenti e governi
continueranno, mentre anche il "governino italiano" - sembrerebbe per l'
ennesima volta rassegnato, nel totale disinteresse anche delle
opposizioni - all'ennesimo, osceno e irresponsabile rinvio. Noi siamo
felici più di chiunque del salvataggio effettuato in Afghanistan del
nostro Daniele Mastrogiacomo. Con un centesimo della volontà e dell'
impegno fortunatamente fornito in questa settimana per raggiungere
questo risultato, certamente sarebbe stato e sarebbe ancora possibile
scongiurare migliaia e migliaia di morti. Per questo, mi appare
opportuno, necessario, riprendere l'iniziativa nonviolenta, lo sciopero
- per ora - della fame, a partire da domani sera. Mi auguro che
contribuirà a rendere possibile, da parte del potere, quel che era ed è
impegnato a fare: presentare - senza più alibi ormai indecenti - la
risoluzione per la moratoria che di già nel 1999, avendo assicurata l'
approvazione da parte della maggioranza dell'Assemblea generale dell'
ONU, venne inopinatamente non più presentata nella scandalizzata
incredulità perfino del rappresentante italiano all'ONU, l'Ambasciatore
Francesco Paolo Fulci".
IRAQ. IMPICCATO IL VICE DI SADDAM - 20 marzo
2007: Taha Yassin Ramadan, ex vice presidente dell'Iraq di Saddam
Hussein, è stato impiccato prima dell'alba. Si tratta del quarto membro
del passato regime – compreso lo stesso Saddam – giustiziato per
crimini contro l'umanità, in relazione al massacro dei 148 sciiti di
Dujail, avvenuto per rappresaglia dopo un tentativo di assassinio dell'
ex dittatore, nel 1982. Ramadan era stato riconosciuto colpevole lo
scorso dicembre di omicidio, deportazione forzata e tortura e
condannato all'ergastolo. Tuttavia la Corte d'Appello aveva in seguito
rinviato il caso all'Alta Corte chiedendole di condannare l'accusato a
morte, ciò che l'Alta Corte ha fatto. Dopo la caduta del regime di
Saddam Hussein, avvenuta il 9 aprile 2003, la pena di morte in Iraq era
stata sospesa dall'Autorità Provvisoria della Coalizione. E' stata
reintrodotta dopo il trasferimento di poteri alle autorità irachene,
avvenuto il 28 giugno 2004. L'8 agosto 2004, a poco più di un mese dal
suo insediamento, l'allora Governo iracheno ad interim guidato da Iyad
Allawi ha varato una legge che ripristina la pena di morte per
omicidio, sequestro di persona, stupro e traffico di stupefacenti. Il 4
ottobre 2005, il Parlamento iracheno ha approvato una nuova legge anti-
terrorismo che prevede la pena di morte per "chiunque commetta ... atti
terroristici", così come per "chiunque istighi, prepari, finanzi e
metta in condizione terroristi di commettere questo tipo di crimini".
TEXAS. NON TROVANO LA VENA, ASPETTA 20 MINUTI PER MORIRE - 20 marzo
2007: Charles Anthony Nealy, 42 anni, è stato giustiziato in Texas
mediante iniezione letale per un omicidio commesso nel corso di una
rapina, avvenuta a Dallas nel 1997. Con il condannato già legato sul
lettino, la somministrazione delle sostanze letali è cominciata con più
di 20 minuti di ritardo, per l'incapacità degli addetti a trovare una
vena adatta. Nealy è stato dichiarato morto alle ore 19.20, sette
minuti dopo l'iniezione letale. Era stato condannato a morte per l'
omicidio con arma da fuoco di Jiten Bhakta, 25enne di origine indiana,
proprietario di un negozio di alimentari. Nealy sarebbe stato
identificato dal fratello della vittima, anche lui presente nel negozio
al momento della rapina, avvenuta il 20 agosto 1997. Rispetto all'
omicidio, Nealy – che aveva diversi precedenti per rapina a mano armata
– si era sempre detto estraneo, sostenendo di trovarsi a quell'epoca in
Oklahoma. Si tratta della nona esecuzione in Texas dall'inizio del
2007, e della terza nello stato dall'inizio di marzo.
CINA. "MENO
CONDANNE A MORTE NEL 2006" - 22 marzo 2007: il numero di condanne a
morte emesse in Cina nel 2006 è il più basso degli ultimi dieci anni,
ha dichiarato, giovedì scorso, Liu Jiachen, consigliere politico ed ex
vice presidente della Corte Suprema del Popolo, senza però rivelarne il
numero esatto. Partecipando alla sessione annuale della Commissione
Nazionale della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese
(CPPCC), tenutasi a Pechino, Liu ha detto che dal 1997 si registra un
graduale decremento di casi capitali, oltre a un minore uso di pene
severe, compreso l'ergastolo. "Per frenare il crimine – ha spiegato Liu
– non possiamo affidare le nostre speranze alla pena di morte. Possiamo
contrastare il crimine crescente con molti altri metodi". "Questo
concetto va inoltre d'accordo con il trend mondiale verso il graduale
alleggerimento delle pene, il che significa che pene severe possono
essere imposte solo nei casi di un ristretto numero di grandi
criminali", ha aggiunto. In un documento emesso congiuntamente la
settimana scorsa da Corte Suprema del Popolo, Procura Suprema del
Popolo, Ministero della Pubblica Sicurezza e Ministero della Giustizia,
viene raccomandato ai funzionari giudiziari di usare più cautela nella
gestione dei casi capitali, rispettando con scrupolo la legge nella
ricostruzione dei fatti, raccolta delle prove, applicazione delle
procedure e decisioni relative all'entità della pena. Oltre a punire i
criminali – afferma il documento – bisogna proteggere i loro diritti
umani, compreso quello a non subire umiliazioni: non si potranno più
esibire in pubblico persone sospettate o condannate a morte. La polizia
non dovrà usare la tortura nel corso degli interrogatori, al fine di
estorcere confessioni, vietati inoltre metodi illegali di raccolta
delle prove. Per quanto riguarda i giudici, a ogni livello nella
gestione di casi capitali dovranno prestare maggiore attenzione alla
validità delle prove. Il 20 marzo, la Cina ha firmato con la Francia un
trattato di estradizione in base al quale Parigi consegnerà ricercati
alle autorità cinesi solo se queste ultime forniranno"sufficienti"
garanzie di non emettere condanne a morte. Lo rende noto il ministro
della Giustizia francese, Pascal Clement, aggiungendo che, in base al
trattato, richieste di estradizione per reati politici o militari
potranno essere respinte. Nel firmare l'accordo, Pechino accetta che i
mandati di cattura siano approvati sia dalla magistratura che dalla
polizia cinesi, il che – commenta Clement - "costituisce un
miglioramento nel rispetto dei diritti umani".
SUDAN. DUE DONNE
CONDANNATE ALLA LAPIDAZIONE - 14 marzo 2007: due donne sono state
condannate alla lapidazione in Sudan per adulterio, riporta il giornale
Juba Post. Si tratta di Amunah Abdallah (23 anni) e Sa'diah Fadul (22),
condannate da un tribunale di Al-Azazi, nella provincia Manajil dello
stato di Al-Jazirah, uno dei 26 stati del Sudan. Il giornale riporta la
testimonianza di un attivista per i diritti umani, Faysal Al-Bagir,
secondo cui le due donne – originarie della tribù Tama in Darfur – si
trovano attualmente recluse nella prigione di Wad Medani. Versano in
condizioni critiche, sia dal punto di vista fisico che psicologico, e
una delle due tiene con sé in prigione la figlia di due anni. In Sudan
sono reati capitali: omicidio, rapina a mano armata, detenzione e
traffico di armi, tradimento, atti di guerra contro lo Stato o che
possano mettere in pericolo la sua indipendenza e unità territoriale,
apostasia, prostituzione. In conformità con la legge della Sharia, il
Codice Penale prevede punizioni corporali come flagellazioni,
amputazioni, lapidazioni e crocifissioni, oltre all'esposizione
pubblica del corpo dopo l'esecuzione. Secondo l'Organizzazione Sudanese
contro la Tortura (SOAT), tra il marzo 2003 e il marzo 2004, sono state
condannate a morte 71 persone, almeno 10 delle quali sono state
giustiziate. Le esecuzioni nel 2003 sono state almeno 13. Non esistono
dati ufficiali ma, secondo Amnesty International, almeno due esecuzioni
sarebbero avvenute in Sudan nel 2004. Le esecuzioni nel 2005 sono state
almeno 4.

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