09 ottobre 2007

news 10 ottobre

VELTRONI: DI BUONE INTENZIONI E'
LASTRICATO L'INFERNO
Un mese fa il Circolo Mario Mieli aveva chiesto ai
candidati leader del Partito Democratico di esprimersi sulle tematiche
omosessuali e transessuali. Era pervenuta una sola desolante ed
offensiva risposta ad opera del Comitato Veltroni. A seguito della
nostra dura reazione, è seguita una rettifica di tale Comitato, che
annunciava un futuro pronunciamento da parte di Veltroni in persona.
Oggi sull'Unità leggiamo finalmente il pensiero del sindaco di Roma sui
temi in questione, che però accresce le nostre perplessità.
Innanzitutto Veltroni sceglie come destinatari due candidati
omosessuali presenti nelle liste, che appoggiano la sua elezione, cioè
risponde, come si suol dire, ai suoi. Pensiamo che tale iniziativa non
sia dettata tanto dalla consapevolezza, per altro esatta, che il Mieli,
come tutte il movimento omosessuale e transessuale, siano autonomi e
distinti dai partiti, ma da una difficoltà oggettiva a comprendere che
le istanze provengono dalla società e dai movimenti che in essa vivono
e si muovono, ed è ad essi che bisogna rivolgersi. Scelta carente
soprattutto dopo un Pride con un milione di persone in piazza, e anche
considerando la polemica ricordata all'inizio. In definitiva ci sembra
si sia voluto evitare su tali temi sia di riconoscere degli
interlocutori politici fuori dalla logica partitica, sia di parlare
direttamente ai singoli cittadini. Riscontriamo quindi un chiaro
difetto di comunicazione. Nel merito delle risposte, certamente
culturalmente sensibili, queste appaiono come un'analisi sociologica,
piuttosto che un programma per un partito nascente. Inoltre
riaffermando solo il richiamo alle poche e scarne parole del programma
dell'Unione in merito alle coppie di fatto, Veltroni pare faccia
proprio ed estenda al futuro partito l'esito completamente
insufficiente di un compromesso passato. In buona sostanza ci sembra di
capire che persino l'esperienza dei Ds sia ormai tramontata, e che la
linea vincente sia quella della Margherita, che quel compromesso aveva
imposto. Per il resto tante parole che fanno fatica a risvegliare
entusiasmi, anche perché i cittadini omosessuali e transessuali hanno
verificato amaramente che di buone intenzioni è lastricato l'inferno.
Invitiamo Veltroni e l'intero partito a capire che o si produce un vero
cambiamento di rotta, o rimarranno solo i tre o quattro candidati
omosessuali del PD a sperare ancora in esso. Rossana Praitano -
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Segreteria
Politica – Andrea Berardicurti
06/5413985- cell 3397126198


CONFERENZA
STAMPA
Mercoledì 10 ottobre 2007 ore 11.00
presso la sede del Partito
Radicale, in via di Torre Argentina 76 III Piano.
Si terrà una
conferenza stampa sui seguenti temi: -Richiesta di incontro al Sindaco
di Roma Walter Veltroni. -Registro delle unioni civili al Comune di
Roma, a che punto è la nostra proposta? Intervarranno: Rita Bernardini,
Segretaria di Radicali Italiani. Massimiliano Iervolino, Segretario
dell'Associazione Radicali Roma. Mario Staderini, Capogruppo radicale
della Rosa nel Pugno al I° Municipio.
www.radicaliroma.com -
Massimiliano Iervolino
Segretario Associazione Radicali Roma
via di
Torre Argentina 76
00186 Roma
3392500303
m.iervolino@radicali.it
www.
radicaliroma.com

TRANSESSUALI DENUNCIATE DAI CARABINIERI PERCHE'
VESTITE DA DONNA
INTERROGAZIONE DEI DEPUTATI RADICALI DELLA ROSA NEL
PUGNO AL GOVERNO. NO ALLE DISCRIMINAZIONI, NO ALLA VIOLAZIONE DEI
DIRITTI CIVILI E UMANI DELLE PERSONE TRANSESSUALI.
I deputati radicali
della Rosa nel Pugno, Maurizio Turco, Donatella Poretti, Sergio D'Elia,
Bruno Mellano e Marco Beltrandi, hanno depositato oggi
un'interrogazione urgente ai Ministri della Giustizia, Interni, Pari
Opportunità, Difesa e Solidarietà Sociale contro un grave episodio di
persecuzione delle persone transessuali, denunciate dai Carabinieri
perché vestite da donna.
Di seguito il testo integrale:Per sapere -
Premesso che: - Il 4 ottobre a Montesilvano, in provincia di Pescara,
durante un controllo antiprostituzione dei Carabinieri, alcune
transessuali sono state sanzionate perchè vestite da donna, in base
all'articolo 85 del testo unico di pubblica sicurezza del 1931;
Premesso altresì - che l'articolo 85 del testo unico delle leggi di
pubblica sicurezza, approvato con Regio Decreto n. 773, il 18 giugno
1931, recita: " È vietato comparire mascherato in luogo pubblico. Il
contravventore è punito con la sanzione amministrativa da lire 20.000 a
lire 200.000. È vietato l'uso della maschera nei teatri e negli altri
luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l'osservanza delle
condizioni che possono essere stabilite dall'autorità locale di
pubblica sicurezza con apposito manifesto. Il contravventore e chi,
invitato, non si toglie la maschera, è punito con la sanzione
amministrativa da lire 20.000 a lire 200.000."; - se siano a conoscenza
dei fatti esposti in premessa; - se, i Ministri della Giustizia; degli
Interni, della Difesa, dei Diritti delle Pari Opportunità e della
Solidarietà Sociale, non ritengano che nel caso di specie non
sussistano i requisiti per comminare l'ammenda prevista dal Regio
Decreto del 1931 anche in considerazione della legge numero 164, del
14 aprile 1982, recante: "Norme in materia di rettificazione di
attribuzione di sesso" e delle necessarie maggiori attenzioni verso i
bisogni e le necessità di persone che vivono drammi e difficoltà
personali già molto gravi; - se non ritengano anacronistico,
persecutorio, discriminante e confliggente con lo spirito e i vincoli
del diritto dell'Unione europea il contenuto e l'applicazione nel
contesto descritto della norma prevista dall'art. 85, R.D. 773/1931; -
se non ritengano necessario adottare ogni misura volta a rivedere
l'articolo di legge sopra citato considerando il cambiamento dei
costumi e le maggiori garanzie di tutela dei diritti delle persone
transessuali rispetto al contesto in cui fu emanata tale norma; - se
non ritengano che tale applicazione della legge, volto a colpire una
parte della popolazione già discriminata da atteggiamenti omofobici
diffusi nel paese, non costituisca una violazione dei diritti civili e
umani della persona. I deputati radicali della Rosa nel Pugno:
Maurizio Turco, Donatella Poretti, Sergio D'Elia, Marco Beltrandi,
Bruno Mellano. Uff. Stampa: Sergio Rovasio Tel. 06-689791 Comitato
Nazionale di Radicali Italiani: mozione particolare sul matrimonio
delle persone omosessuali


GAY HELP LINE: UNA INUTILE POLEMICA
Leggiamo un comunicato di Fabrizio Marrazzo, Presidente di Arcigay
Roma, relativo all'assegnazione con bando del Contact Center
antiomofobia (Gay Help Line) del Comune di Roma. Innanzitutto siamo
sorpresi per il grande ritardo di questa dichiarazione, poiché il Mario
Mieli aveva presentato ricorso ben due mesi fa, ed Arcigay Roma è stato
immediatamente informato a tal punto di costituirsi in giudizio. Ci
stupisce inoltre che Marrazzo ci accusi di attaccare politicamente la
sua associazione attraverso uno strumento legale. Precisiamo che se
avessimo voluto attaccare politicamente Arcigay Roma, avremmo potuto
farlo da tempo per una serie di motivazioni, ma per carità di popolo
abbiamo evitato, anche per il proficuo percorso di collaborazione con
Arcigay Nazionale e con tutte le altre associazioni del mondo
omosessuale e transessuale italiano. Per esempio già all'epoca della
nascita stessa della Gay Help Line, elargita ad un'associazione a quel
tempo priva di qualunque esperienza specifica, si sarebbe potuto
sottolineare questa "particolarità" e stupirsi pubblicamente per
incongruenze quali la pubblicizzazione di un enorme flusso di contatti
telefonici prima ancora che la linea fosse attiva. Del resto per la
stessa carità di popolo e per non dare l'impressione di una guerra fra
poveri abbiamo evitato di divulgare nei mesi scorsi l'uso di uno
strumento legittimo come un ricorso amministrativo. E avremmo
continuato a farlo qualunque fosse stato l'esito dello stesso,
consapevoli che una cosa sono gli strumenti giuridici e l'altra il
confronto politico. Evidenziamo infine che il ricorso da noi presentato
riguarda le motivazioni di assegnazione del Contact Center valutati da
noi inadeguate; questa è la metodologia corretta e trasparente che si
utilizza in qualsiasi Bando pubblico senza che nessuno se ne senta
attaccato od offeso. Sempre per carità di popolo abbiamo evitato in
questi mesi di diffondere le diverse pressioni a ritirare il ricorso,
pur rimanendo allibiti quando queste provenivano dirette ma con
modalità tortuose da esponenti politici, che chiariamo non essere dell'
Amministrazione Comunale. Infine invitiamo Marrazzo ad evitare di
coinvolgere in questa polemica le altre associazioni collegate ai due
raggruppamenti che si erano presentati a bando, essendo la questione
tecnicamente e sostanzialmente riferibile ai due capo fila, cioè
Arcigay Roma e "Mario Mieli", a meno che non sia desiderio di Marrazzo
scatenare una tenzone planetaria che non interessa a nessuno.
Precisiamo infine di non ricevere contatti diretti da parte di Fabrizio
Marrazzo da mesi immemorabili, ne tanto meno inviti ad unire la nostra
ventennale specifica esperienza per una Linea amica, cosa del resto non
obbligatoria. Ci auguriamo di non aver sprecato tanta carità di popolo
ovvero tanta saggezza politica e relazionale, e invitiamo il passionale
Marrazzo ad una maggiore serenità. Rossana Praitano Presidente Circolo
di cultura omosessuale "Mario Mieli"
Rossana Praitano (348.7708439)
Segreteria Circolo "Mario Mieli"
Via Efeso, 2/A 00146 R O M A
tel.
065413985 fax 065413971

COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI
Roma, 28-29-30 Settembre 2007
Mozione particolare (approvata a
maggioranza)
Il Comitato nazionale di Radicali Italiani premesso che
durante la stesura del programma dell'Unione Emma Bonino si alzò e se
ne andò indignata quando i rappresentanti dei partiti della coalizione
decisero di non inserire la parola Pacs tra gli obiettivi politici del
programma del governo di centro-sinistra; considerato che la proposta
governativa dei Dico, compromesso del compromesso rispetto ad una legge
di civiltà in materia di regolamentazione delle unioni civili sia per
le coppie gay che per quelle eterosessuali, si è arenata in Parlamento;
considerato che presso la Commissione Giustizia del Senato, in sede di
Comitato ristretto, si sta elaborando una proposta condivisa su tale
materia denominata 'Cus' che limita ancor più diritti richiesti per le
coppie gay ed eterosessuali; preso atto che ormai tutte le
organizzazioni glbt italiane, deluse e amareggiate dall'atteggiamento
di genuflessione al potere clericale vaticano della classe politica,
rivendicano oggi, con forza, per le coppie gay, l'accesso all'istituto
del matrimonio civile quale traguardo di civiltà per il superamento
totale delle disuguaglianze e delle discriminazioni; così come
ribadito, per la prima volta, dal documento unitario del gay pride
nazionale del giugno scorso; constatato che il 'Manifesto per
l'eguaglianza dei diritti' (
www.matriomiodirittogay.it) che chiede
l'accesso all'istituto del matrimonio civile per le persone gay è stato
firmato da migliaia di cittadini italiani, da esponenti del mondo
politico di diversa provenienza, da rappresentanti della società
civile, culturale, associativa, artistica italiana ed europea e da
parlamentari, dirigenti e militanti radicali;
considerato che già il IV
Congresso di Radicali Italiani aveva votato all'unanimità una Mozione
particolare in cui si chiedeva l'adesione del movimento alla battaglia
'zapateriana' per l'accesso all'istituto del matrimonio per le persone
lesbiche e gay, così come ulteriormente ribadito anche al quartultimo
Comitato nazionale di Radicali Italiani; delibera l'impegno a sostenere
in tutte le sedi: - la pdl n. 1244 presentata dai deputati radicali
Capezzone, Beltrandi, D'Elia, Mellano, Poretti e Turco sin dal giugno
2006; - la campagna per l'accesso all'istituto del matrimonio civile
per le persone omosessuali quale massimo traguardo volto al superamento
delle diseguaglianze e delle discriminazioni così come già avviene in
Spagna, Olanda, Belgio e Canada; auspica che la Segretaria, la
Tesoriera e la Presidente di Radicali Italiani sottoscrivano il
'Manifesto per l'eguaglianza dei diritti' (
www.matrimoniodirittogay.
it).


ORGOGLIO DI CITTADINI E CITTADINE OMOSESSUALI E TRANS DI NAPOLI
Napoli ore 19:45 Palazzo San Giacomo ( Municipio) - La comunità GLT (
gay lesbica e trans) Napoletana ha chiesto ed ottenuto ad Horas un
incontro con il Sindaco di Napoli On Rosa Iervolino Russo sui temi
della violenza metropolitana registrata dalle comunità a danno delle
persone omosessuali e trans. Una delegazione di 6 persone con i
presidenti Carlo Cremona ( i Ken) , Giordana Curati ( Arcilesbica) e
Laura Matrone ( M.I.T. Napoli) ha illustrato alla prima cittadina la
manifestazione indetta per il 30 settembre sul tema dell'omofobia &
transfobia e dell'Anticamorra. Il Sindaco, ha apprezzato l'attività
delle associazione GLT che in questo percorso vivono con l'
amministrazione comunale il valore comune di cittadinanza ed ha
garantito agli organizzatori il pieno sostegno della città per la buona
riuscita della manifestazione, riconoscendo all'antifascismo la radice
storica di una battaglia di liberazione che al giorno d'oggi è
battaglia contro la Camorra. Non a caso il 30 e dopo la commemorazione
all' Eroe Salvo d'Acquisto, una nuova piazza si animerà con spirito
rinnovato e moderno guardando al proprio passato come monito per un
futuro non oppresso dalla logica della violenza e della sopraffazione
contro i più deboli e di considerati DIVERSI. Gli organizzatori,
Cremona, Curati e Matrone tengono a precisare che tale manifestazione
CONTRO porta con se un progetto per il Futuro che è un ponte
immaginario nel Mediterraneo che sappia parlare di Solidarietà, di Pace
e di Dignità ed essere al tempo stesso un simbolo a cui guardare con
fiducia e speranza. Molte le personalità che hanno aderito e che
saranno in piazza, dall'assessore Riccio che patrocina l'iniziativa a
quello provinciale di Napoli D'Aimmo ai consiglieri comunali Minisci,
Nicodemo e Giudice. Tanti parlamentari anche hanno aderito, in
particolare Vladimir Luxuria e Titti de Simone presente alla
manifestazione, ma tante associazioni e cooperative continuano ad
aderire ogni giorno a questo appello che vuole vedere tutti in piazza a
manifestare in allegria la propria voglia di una città rinnovata.
Mancano alcune risposte all'appello che sono ancora attese, alcune
associazioni nazionali del mondo GLT, la Curia S.E. Crescenzo Sepe e la
Società Sportiva Calcio Napoli. A tutti loro e a tutti i cittadini e le
cittadine va il nostro accorato appello a dedicare a se ed al bene
della città questa occasione che per noi ha il sapore della storia e
che vorremmo condividere ciascuno nel proprio modo ciascuno con la
propria differenza. Il presidente di i Ken Carlo Cremona dichiara:"
solo ieri ho visto realizzare il sogno cominciato prima dell'elezioni
del Sindaco Iervolino, quando le chiedemmo un Patto per il Futuro di
Napoli, ci lasciammo dopo la Sua elezione ad una data in cui ci saremmo
ritrovati con fatti concreti per impegni concreti. Questo giorno è
giunto, ed il nostro Sindaco non si è tirata indietro ma, come sua
abitudine, si è rimboccata le maniche e si è messa a lavorare al nostro
fianco. Questo è stato emozionante come il vedere accanto a me tante
donne autorevoli ciascuna con ruoli, modi e percorsi differenti, ma
unite solidalmente con un maschio senza mai prevaricare senza mai
imporre una superiorità. Questa cosa deve far riflettere tutti, a mio
avviso, e cioè di come il mondo femminile contenga la collaborazione e
lo spirito positivo di parità che nel mondo maschilista si traduce in
incomprensibile competizione. Il risultato di questo Rosa, mi auguro,
che comporterà il trenta, di vedere tante donne, tante femmine in
piazza a colorare con noi questa giornata di lotta e di sogno".

GIONATA NEWS
L'omosessualità nella lettera ai Romani di Paolo
Riflessione di Romeo Cavedo tratta da CredereOggi, anno XX, n.116,
Marzo-aprile 2000, edizioni messaggero di Padova, pp.40-41 Nel Nuovo
Testamento uno dei pochi riferimenti all'omosessualità è nella lettera
ai Romani di Paolo che sembra considerare l'omosessualità un male
contro natura al quale Dio ha abbandonato gli uomini per punire la loro
idolatria. Una visione che, pur essendo storico-salvifica, non sembra
sufficiente per dedurre che la tendenza omosessuale sia in se stessa
più grave di altre propensioni umane. Vediamo perché vita, così qui
egli segnala questa innaturale situazione umana come segno della rovina
di tutti. Naturalmente noi riteniamo che non sia corretto questo
sfruttamento di una situazione m. L'unico brano neotestamentario che
potrebbe avvalorare l'idea di una particolare malizia dell'
omosessualità in se stessa è l'argomentazione di Romani 1,26-27. Qui la
questione si pone seriamente, perché Paolo, dopo aver affermato che la
colpa primaria, origine di ogni altra, è il mancato onore reso al vero
Dio, che la ragione umana poteva conoscere partendo dalla perfezione
del mondo creato, afferma che Dio, in conseguenza di questa deviazione
idolatrica, ha abbandonato i pagani a «passioni disonorevoli». Le donne
pagane, dice Paolo, hanno mutato le relazioni naturali in altre
innaturali e gli uomini, abbandonando il naturale rapporto con la
donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo
cose vergognose, uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la
punizione che era conveniente al loro traviamento idolatrico. L'idea di
Paolo è geniale: egli vede nella presenza di comportamenti omosessuali,
femminili e maschili, all'interno del modo di vivere pagano, una
conseguenza della perversione dell'idea di Dio verificatasi nell'
idolatria. Essendo stata degradata l'immagine di Dio, egli ha permesso
che venisse scardinata l'immagine dell'uomo, cosicché la colpa dell'
idolatria è ricaduta sull'uomo. E molto probabile che Paolo pensi in
primo luogo a quei rapporti innaturali che erano in uso in alcuni culti
idolatrici della fecondità. Pur scrivendo ai Romani, egli è
probabilmente influenzato dalla critica biblica contro l'antica
prostituzione sacra cananea, perché l'idea di collegare idolatria e
perversione sessuale gli viene quasi certamente da una diagnosi
implicita nella tradizione biblica. E chiaro però che, se il culto
avvalora l'omosessualità sacralizzandola, essa diventa lecita anche
nella vita profana e, di conseguenza, Paolo può includere nella sua
condanna anche l'omosessualità profana. Hanno quindi ragione coloro che
ritengono che Paolo pensi soprattutto a questa, anche perché
espressioni come «ardere di passione gli uni per gli altri»
difficilmente possono alludere al fascino di rituali osceni nell'ambito
del culto. Il vero problema è sapere se questa sua diagnosi storico-
salvifica è soltanto un geniale argomento retorico per sostenere una
tesi più generale, che cioè ogni peccato deriva dalla falsificazione
della realtà di Dio, o è in se stessa oggetto del suo autorevole
insegnamento. Se anche fosse vera, come è probabile, la seconda
ipotesi, bisogna fare attenzione a non ridurre a condanna morale un
ragionamento che è a un altro livello. Paolo, come tutti gli Ebrei, è
convinto che l'omosessualità è una cosa assurda e inspiegabile e vede
in essa il segno della miseria in cui Dio ha lasciato che l'uomo
precipitasse, per poter poi comprendere, da questo abisso, la necessità
di credere al vangelo del gratuito perdono. Più che una colpa è per lui
una punizione e una disgrazia, è peccato, nel senso, tipicamente
paolino, di potenza malvagia e distruttrice dell'uomo, prodromo di
morte, alienazione da Dio. Utilizzare i versetti paolini per una
colpevolizzazione settoriale degli omosessuali significa distorcerne il
senso, perché per Paolo, quell'anomalia disgraziata presente nel mondo
pagano, è segno della miseria in cui sono caduti tutti, eterosessuali
compresi. Come, scrivendo ai Corinzi che distorcono il senso dell'
eucaristia, Paolo ricorda che tra loro molti sono malati e alcuni sono
morti, non per condannare solo costoro ma per rimproverare tutti,
perché hanno ricevuto in maniera indegna il cibo della inoritaria per
farne la bandiera di un male comune, ma Paolo ragiona secondo i luoghi
comuni e i pregiudizi della sua cultura ebraica, che, come abbiamo
visto, hanno la loro origine nella narrazione su Sodoma. Invece di
citare ciechi, storpi o lebbrosi, egli cita, come prova che l'idolatria
rovina l'uomo, gli omosessuali, perché, da un lato, glielo suggerisce
la connessione con la prostituzione sacra e, dall'altro, ciò gli
permette di giocare sull'effetto del parallelismo tra natura di Dio
deformata e natura dell'uomo parimenti deviata. La nozione di natura
umana nella lettera ai Romani Basta questa genialità retorica a fare
dell'omosessualità, in nome della Scrittura, qualcosa che, a differenza
di tutte le altre condizioni umane, è già fuori posto in se stessa,
prima ancora di essere asservita a progetti di male? Allo scrivente
pare di no, ma ciascuno è libero di giudicare come meglio crede.
Nessuna delle risposte, però, potrà pretendere di essere l'unica
giusta. Non è inutile confrontare la precipitosa sicurezza con cui
talora si deduce dai versetti paolini la tesi che l'omosessualità è
male perché contro natura non solo con le sottigliezze che si applicano
alla sua nozione di natura quando egli parla della conoscenza della
legge da pane della coscienza dei pagani, ma anche con un caso ben più
serio che si trova nel capitolo 5 di Romani. Qui Paolo suppone
indubitabilmente che tutti gli uomini derivano fisicamente dall'unico
Adamo, eppure, per conciliare il suo insegnamento con l'ipotesi
scientifica del polifiletismo (più ceppi umani tra loro indipendenti)
si fa di tutto per dire e dimostrare che la sua argomentazione
teologica può reggere, anche se di fatto Adamo non è storicamente quell'
unico progenitore che lui credeva fosse. Non si vede per quale ragione
si debba mantenere la sua visione sulla malizia dell'omosessualità nel
caso che la scienza dimostri che non va giudicata una deviazione, ma un
fatto la cui vera natura può essere definita solo dalla scienza. Le
argomentazioni bibliche per dimostrare, sulla base dei racconti della
creazione, che le donne devono portare il velo quando pregano nell'
assemblea sono state tutte smantellate con acribia esegetica degna di
miglior causa. Non si vede perché l'idea di indicare nell'omosessualità
la prima delle perverse conseguenze dell'idolatria debba rimanere
inattaccabile. Alla luce di tutto questo si deve concludere che l'
interpretazione del testo paolino rimane aperta e discutibile. La
ricerca sulla valutazione morale dell'omosessualità deve procedere su
altre strade. L'omosessualita' nei testi paolini - Brano tratto da
Bibbia e omosessualità di Romeo Cavedo, in CredereOggi , anno XX, n.2,
Marzo-aprile 2000, edizioni messaggero di Padova, p.42 Il fatto,
quindi, che in 1Cor 6,9-10 e in 1Tm 1,10 (l'omosessualità) sia citata
in un elenco di vizi non basta a bollarla come qualcosa di già distorto
o peccaminoso come tendenza, prima ancora che dia origine a
comportamenti di fatto contrari al volere di Dio. E' evidente che, se
vale il principio che ogni attività sessuale al di fuori del matrimonio
è peccato — cosa che l'Antico Testamento ancora ignorava —, ne
consegue che ogni atto, desiderio e pensiero omosessuale è peccato non
di più e non di meno di come lo sono gli equivalenti nella sfera
eterosessuale. Ma nulla autorizza, sulla sola base dei testi citati, a
vedere nella tendenza omosessuale o in un casto amore omosessuale
qualcosa di già perverso in se stesso. Può darsi che gli autori lo
pensassero ma solo a causa di loro valutazioni culturali prive di
fondamento razionale e basate solo su pregiudizi e luoghi comuni.
INVIATO DA Gionata news –
www.gionata.org


MILANO: UNO SPORTELLO RIVOLTO A DONNE OMOSESSUALI E BISESSUALI
Il Centro Medico Yoni, dalla
prima settimana di ottobre, tutti i giovedì dalle ore 18.00 alle ore
20.00, apre uno sportello per dare spazio a tutte le richieste che
riguardano la salute fisica e psicologica delle donne omosessuali e
bisessuali. Questo sportello, coordinato da una lesbica, che offre
gratuitamente accoglienza e da informazioni sulla comunità GLTQ, è il
primo nella storia della città di Milano e nasce grazie all'impegno
etico di un gruppo di professioniste (ginecologhe, psicologhe,
mediatrici linguistico-culturali e segretarie) proveniente da anni di
lavoro nelle strutture pubbliche e disponibile ad offrire consulenza
ginecologica e psicologica nel rispetto e valorizzazione delle
diversità etniche, religiose, culturali e per orientamento sessuale.
Yoni, aperto dal 2006, è un centro privato no profit, dove tutte le
prestazioni sanitarie vengono eseguite a prezzi calmierati, offrendo
un'ampia disponibilità di orari (che tengono conto degli impegni
quotidiani delle donne) e brevità nei tempi di attesa per appuntamenti
e visite. UFFICIO STAMPA CENTRO YONI: 02 39325616 – 3403783848
yoni@hotmail.it Il Centro Yoni si trova a Milano in via Camillo Ugoni
11, in zona Bovisa. È aperto tutti i giorni dalle ore 8.30 alle 20.00
con orario continuato. Per appuntamenti il telefono è 02 39325616.
Metro linea 3 gialla (fermata Maciachini). Passante ferroviario
(fermata Lancetti). Autobus 92. Tram 3 (fermata Imbriani). www.
centroyoni.it yoni@hotmail.it
- I nostri servizi:
- Visite ed
ecografie ginecologiche - Visite e consulenza alla gravidanza
- Visite
ed ecografie al seno - Visite e controlli in gravidanza
- Visite e
consulenza alle giovani donne - Ecografia in gravidanza
- Diagnosi
precoce dei tumori femminili - Visite per l'interruzione volontaria di
gravidanza
- Controlli clinici per la menopausa - Psicoterapia
individuale e di coppia
- Contraccezione del giorno dopo - Counselling
e sostegno individuale
- Visita e consulenza preconcezionale -
Mediazione linguistico-culturale


MESSICO: DIRITTI IN ARRIVO
Messico, proposte di legge in favore del riconoscimento dei diritti
umani per i transessuali
02-10-2007 - Fonte: Peace Reporter
Buone
notizie in vista per i transessuali messicani.
Da qualche giorno
esperti del settore dei diritti umani legati all'associazione Frente
Ciudadano Pro Derechos de Transexuales, stanno discutendo la proposta
di legge federale per la "non discriminazione dei diritti umani e
civili dei Trans". E i primi risultati si iniziano a intravedere. I
fatti - L'iniziativa di legge, infatti, è chiara ed esplicita: tutti
gli individui devono essere trattati nel rispetto della loro identità,
devono avere la possibilità di sviluppare la propria personalità e
devono avere anche il diritto di avvicinarsi senza problema alcuno al
servizio sanitario nazionale. "Per questa ragione – ha dichiarato il
deputato del Partido Alternativa, Delio Hernandez – è necessario
approvare una legge che conferisca un'identità giuridica per impedire
che all'interno di uno Stato moderno e funzionale si dia spazio alla
discriminazione". Si dice d'accordo con il deputato Hernandez anche
Roshell Terranova, attivista del Frente Ciudadano Pro Derechos de
Transexuales, che ha sottolineato a più riprese le differenti
problematiche legate alla discriminazione che vive quotidianamente la
comunità transessuale in Messico: carenza di servizi sanitari,
discriminazione in fase di ricerca di un lavoro, fino a arrivare al
disconoscimento di essere persona. Accade a pochi chilometri Rosa Maria
Rodriguez, cubana impegnata nella difesa dei diritti umani dei
transessuali e impiegata al Centro Nacional de Educacion Sexual
dell'Havana, ha partecipato alle riunioni dei giorni scorsi spiegando
cosa si sta facendo nell'isola caraibica per aiutare queste persone.
Sembra infatti che a Cuba la materia sia stata studiata a fondo e il
Centro Nacional de Educacion Sexual sia giunto a conclusioni
importanti: appoggio totale a chi vuole cambiare sesso. In che modo?
Aiutando psicologicamente chi prende questa decisione ad assumere
l'identità che vuole. Non solo Il Centro Nacional de Educacion Sexual
si occupa anche di dare aiuto e consiglio per il cambio dei documenti,
concede un'attenzione medica minuziosa a chi decide di sottoporsi a
operazioni chirurgiche e cerca di portare avanti campagne di
sensibilizzazione in modo che la popolazione si abitui a non
discriminare. E tutto questo avviene in forma assolutamente gratuita.
Insomma, le diverse esperienze raccolte durante l'assise hanno fatto in
modo che la proposta di legge presentata in Messico per il pieno
rispetto dei diritti umani dei Transessuali consente a chi decide di
cambiare sesso di non sentirsi titolare di diritti a casa sua.
(Alessandro Grandi) Fonte:
www.peacereporter.net INVIATO DA Promiseland.
it

ABRUZZO: LANCIANO, I GAY NEL MIRINO DI FORZA NUOVA
GAYLIB:"SUL LORO SITO SI PREPARANO A REPRIMERE
A CALCI E PUGNI L'AVANZATA
FINOCCHIA. E' ISTIGAZIONE ALLA VIOLENZA, SI APPLICHI LA LEGGE MANCINO"
"Amici gay di Lanciano, fate attenzione. L'81% degli iscritti alla
locale sezione di Forza Nuova intende reprimere l'avanzata finocchia,
così la chiamano, a calci e pugni".A lanciare l'allarme è Daniele
Priori, vicepresidente di GayLib (gay liberali di centrodestra) che
stigmatizza con forza l'istigazione alla violenza omofoba presente sul
sito di Forza Nuova Lanciano (
www.fnlanciano.it). "La segnalazione –
fanno sapere dall'associazione - ci è giunta da un gruppo di iscritti e
simpatizzanti della zona. Effettuate le dovute verifiche, abbiamo preso
atto di come nel forum, alla sezione Agorà, c'è un simpatico posto con
tanto di sondaggio il cui titolo è appunto 'Come fermare l'avanzata
finocchia'. Oltre ciò gli stessi amici di Lanciano – proseguono dal
direttivo di GayLib – ci parlano di preoccupanti intimidazioni e
tentate violenze avvenute in città già da qualche tempo a questa
parte". "Terremo la situazione sotto controllo – dichiara il presidente
di GayLib, Enrico Oliari – con la speranza che lo facciano anche le
istituzioni e nella fattispecie telematica la polizia postale. Istigare
alla violenza è un reato per reprimere il quale va applicata e
ampliata, altro che abrogata come chiede proprio Forza Nuova, la legge
Mancino del 1993 contro la discriminazione, odio o violenza per motivi
razziali, etnici, nazionali o religiosi. Per quel che ci riguarda –
conclude Oliari – GayLib è pronta a costituirsi parte civile sempre
nella speranza che segnalazioni e allarmi fondati come questo possano
aiutare la prevenzione di un fenomeno di violenza triste, ignorante e
senza alcun fondamento ideologico qual è l'omofobia". GayLib – Il
Direttivo - Enrico Oliari Presidente Cell.335/6622440 - Daniele Priori
– Vicepresidente Cell.328/6323820


I 18 ANNI DI MAURICE
Il circolo
Maurice diventa maggiorenne e celebra i 18 anni di attività con un
convegno dedicato al carattere misto che lo contraddistingue: la
mixitè. Rappresentanti di associazioni glbt (gay, lesbiche, bisessuali,
transgender) italiane, storici/che dei movimenti, esperienze
individuali di identità e di orientamento, saranno protagoniste del
seminario che si svolgerà nella giornata di: Sabato 13 Ottobre 2007
Sala Consiliare di Via Saccarelli, 18 – Torino "18 anni glbt del
Maurice: la mixité nel circolo e nel movimento" 9.30 – 13.00 La mixité
nel circolo Maurice: Saluti della Presidente: Rosanna Viano
Introduzione: Gigi Malaroda Altramartedì: Roberta Padovano Gruppo Luna:
Andrea Capello Gruppo Uomini: Maurizio Nicolazzo ConTatto: Achille
Schiamone Gruppo Drag "Les Artistes": Crudelia The Money (Gaetano Di
Fazio) La mixité nella storia del movimento glbt italiano: Nerina
Milletti Porpora Marcasciano Gianni Rossi Barilli - 14.30 -19.00 La
mixité nel movimento glbt italiano attuale: Saluti delle Assessore Pari
Opportunità: Marta Levi (Comune di Torino), Aurora Tesio (Provincia
di Torino), Giuliana Manica (Regione Piemonte) Arcilesbica: Cristina
Gramolino Arcigay: Aurelio Mancuso Circolo Mario Mieli (Roma): Andrea
Maccarrone Coordinamento Associazioni Trans* Sylvia Rivera: Leila
Deianis Azione Gay- Lesbica (Firenze): Elena Bigini Pianeta Viola
(Brescia)/Lista Lesbica Italiana: Patrizia Colosso Circolo Pink
(Verona): Gianni Cardini Coordinamento Torino Pride: Enzo Cucco. E
sempre all'insegna della mixitè la giornata si chiuderà con un grande
party finale per condividere con chiunque lo vorrà il piacere di un
momento di festa all'Hiroshima Mon Amour, di via Bossoli, 83 dalle ore
23.30 in avanti, con il concerto degli Ex Novo, spettacolo Drag del
gruppo Les Artistes, proiezioni video, DJ set dei Carovana Linguamano,
etc. Dal 25/10 al 15/11, presso il cortile del Maglio (Piazza Borgo
Dora), si terrà la mostra iconografica: "Il Maurice racconta la sua
storia" E' inoltre in atto al raccolta di foto: "Quando eravamo
piccoli" per info: mailto:segreteria@mauriceglbt.org -
segreteria@mauriceglbt.org – TEL. 0115211116 - Iniziative realizzate
con il Patrocinio della
Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città
di Torino, il Servizio lgbt e grazie al
contributo economico dei
Gruppi Consiliari in Regione di Rifondazione Comunista, Comunisti
Italiani ed Ecologisti- Uniti a Sinistra

ANIMALI ALLEVATI…INFEZIONI
ALL'UOMO
Il nostro 'appetito' per la carne e altri alimenti animali sta
avendo conseguenze devastanti.
25-09-2007 - Fonte: SSNV L'aumento di
animali allevati aumenta il rischio di trasmissione di infezioni
all'uomo Un report della FAO del 17 settembre ci avverte che i grandi
cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nella produzione globale di
carne - specie quella di pollo e di maiale - portano con sé un grave
rischio di trasmissione di malattie dagli animali d'allevamento
all'uomo. Dichiara testualmente la FAO nel suo report"Produzione
industriale di bestiame e rischi per la salute globale": Il rischio di
trasmissione di malattie dagli animali all'uomo aumenterà nel futuro, a
causa dell'aumento della popolazione umana e animale, cambiamenti nella
produzione di carne, l'emergenza delle reti mondiale agro-alimentari e
un significativo aumento della mobilità delle persone e delle merci".
Tutto questo perché il numero di animali allevati sta crescendo in modo
spaventoso: aumenta la popolazione totale umana, ma aumenta soprattutto
la richiesta di carne e altri alimenti di origine animale da parte dei
paesi in via di sviluppo che stanno diventando più "ricchi". Afferma
Joseph Domenech, veterinario capo della FAO: "Questi sviluppi possono
portare a seri rischi di diffusione di malattie a livello locale e
globale, che finora non sono stati presi nella considerazione dovuta
dalle istituzioni". Secondo la FAO, la produzione in più rapida
espansione è quella della carne di maiale e di pollo. Si tratta di una
produzione intensiva altamente industrializzata, che ha avuto una
crescita annua compresa tra il 2.6% e il 3.7% nell'ultimo decennio. Di
conseguenza, nei paesi industrializzati, la stragrande maggioranza di
polli e tacchini sono "prodotti" in stabilimenti di 15-50.000 animali
l'uno. Nei paesi in via di sviluppo si sta seguendo lo stesso
pericoloso cammino, e i sistemi di allevamento tradizionale vengono
sostituiti da quelli industriali, soprattutto in Asia, Sud America e
alcune regioni dell'Africa. Aggiunge la FAO che il movimento di animali
nel mercato internazionale e la concentrazione di migliaia di animali
confinati in piccoli spazi aumenta la probabilità del trasferimento di
patogeni. Inoltre, gli allevamenti industrializzati producono una
grande quantità di escrementi, che possono contenere un'alta quantità
di patogeni. La maggior parte di queste deiezioni sono smaltite con lo
spargimento sul terreno, senza nessun trattamento preventivo, ponendo a
rischio di infezione gli animali selvatici. La FAO avverte che mentre
il virus altamente patogeno H5N1 è sotto attento esame internazionale,
la circolazione "silenziosa" dei virus dell'"influenza A" (IAV) nel
pollame e nei suini dovrebbe essere presa in attenta considerazione.
Molti virus IAV sono oggi piuttosto diffusi nel pollame in commercio, e
in misura minore nella carne suina, e potrebbero portare all'emergenza
di una pandemia di influenza umana. La FAO chiede ai produttori di
carne di applicare le misure di biosicurezza di base, di non costruire
allevamenti vicino a luoghi di residenza delle persone o a luoghi di
nidifcazione o passaggio di uccelli selvatici e di pulire e
disinfettare regolarmente gli allevamenti. "In realtà" affermano gli
esperti del NEIC, il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione
- "l'unico modo per scongiurare questo pericolo è quello di diminuire
il consumo di alimenti animali, sia le carni di polli e di maiale, le
più pericolose da un punto di vista sanitario, che di altri animali,
che pongono comunque gravi problemi di impatto ambientale e
inquinamento. Il nostro 'appetito' per la carne e altri alimenti
animali sta avendo conseguenze devastanti. Il gioco non vale la
candela...". Non è pensabile, infatti, che sia possibile risolvere
questo problema se la domanda di carne continua ad aumentare, sia nei
paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. L'unico modo
per arginare il fenomeno è una presa di coscienza dei consumatori,
perché non spetta solo alle istituzioni risolvere il problema, ma sta
alle singole persone diminuire la domanda di alimenti animali,
altrimenti nessuna legge o misura precauzionale al mondo potrà
funzionare. Comunicato del NEIC - Centro Internazionale di Ecologia
della Nutrizione
www.nutritionecology.org/it Fonte:FAO Dramatic changes
in global meat production could increase risk of diseases 17 settembre
2007 Da:
www.scienzavegetariana.it – INVIATO DA Promiseland.it


L'
ALTRO MARTEDI'
Trasmissione di cultura ed informazione omosessuale di
Radio Popolare condotta da Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo
Ruiu Martedì 9 ottobre dalle ore 22.35 alle ore 23.30 presenta Eric
Shanower autore de L'età del bronzo la prima Odissea a fumetti che
illustra in maniera esplicita e conturbante le relazioni omosessuali
nell'antica Grecia. In Italia L'età del bronzo è in corso di
pubblicazione per le edizioni Free Books a cura di Massimo Basili e
speciale omaggio a Yolanda Retter Vargas pioniera attivista lesbica
latinoamericana a cura di Luky Massa - Fuoricampo Lesbian Group
email:
omomail@radiopopolare.it
Radio Popolare
FM 107.600
streaming su www.
radiopopolare.it


IL DITO E LA LUNA EDIZIONI
Presentazione del libro
"TransAzioni – Corpi e soggetti FtM" di Mary Nicotra Mercoledì 17
ottobre 2007 alle ore 16,30 Mary Nicotra presenterà TransAzioni – Corpi
e soggetti FtM presso la Stazione Leopolda – Sala Convegni a Pisa.
Discuteranno insieme all'Autrice Fabianna Tozzi, Presidente nazionale
Associazione Crisalide Azione-Trans, Liana Borghi, Ricercatrice
Università di Firenze, Ezio Menzione, Avvocato. Introduce Paola Bora,
Casa della Donna di Pisa. L'iniziativa è inserita nel Mese del Libro
2007 – Itinerari tra libri, lettori e biblioteche. Nell'occasione verrà
proiettato il documentario "TransAzioni" di Mary Nicotra, produzione
Donne in Viaggio 2004, durata 28 min. Info: Associazione Casa della
Donna, Tel./fax 050.55.06.27, segreteria.casa@tiscali.it,
www.comune.
pisa.it/casadonna Il Dito e La Luna > casella postale 10223 -20110
Milano Tel. 02.66.91.211 Fax 02.99.98.51.29
www.ilditoelaluna.com per
ordini e comunicazioni: dluna@iol.it per info e per iscriversi alla
nostra newsletter: info@ilditoelaluna.com

DISCUTERE, CONOSCERE,
CAPIRE
PER ESSERE PIU' LIBERI/E
Prof. Giovanni Cimbalo Docente di
Diritto Ecclesiastico Università di Bologna Rita De Santis AGEDO
autrice del libro "Il nuoro" 20 ottobre 2007 Ore 17.00. Sala da tè
"TEMPO"
via Garibaldi, 174/b Avezzano (Aq) palazzo degli ex uffici Saza
GayaCronisti Aq - AGEDO Ass. cul. Alternativa Libertaria.

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22 giugno 2007

news 22 giugno

LA GIORNATA DELL' oRGOGLIO GAY"Orgogliosamente felici" perchè, c'è¨ scritto sulle loro magliette, "Etero o gay, sono sempre figli miei".La musica, i colori, i corpi del Gay Pride 2007 invadono il centro di Roma, gli striscioni chiedono diritti per single e coppie di fatto, dicono basta all'omofobia e alle interferenze porporate. La politica, ancora una volta divisa - Da una parte ci sono i teodem della Margherita- capofila i duri e puri Emanuela Baio, Paola Binetti e Luigi Bobba - che vedono nella manifestazione "un attacco alla famiglia" e ai principi fondanti della società , per non parlare dell'"imbarazzo" di una simile manifestazione che "mette in fuga i cattolici della maggioranza". Con loro anche l'Udeur di Mastella e Fabris e tutta l'opposizione. Dall'altra il governo e la sinistra laica, anche se cattolica, che sponsorizza e - dopo 48 ore di polemiche, sotto la pressione dei teodem - conferma il patrocinio ma molto ridotto, mignon, "all'evento e al corteo" ma non alla piattaforma politica della manifestazione. In mezzo ci sono loro, i glbt (gay, lesbian, bisexual, transgender), il popolo omosessuale che celebra la sua giornata di orgoglio con una piattaforma molto scandita: matrimonio gay e lesbiche e "parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali"; possibilità di avere "responsabilità genitoriali"; e poi basta con "il clima d'odio" nei confronti degli omosessuali e "la sovranità limitata imposta all'Italia da uno Stato straniero". Una manifestazione, si legge nel programma, "aperta a tutti con l'obiettivo di difendere la sovranità dello Stato ma che apre una stagione di riforme democratiche, civili e libertarie". Una manifestazione molto sentita, spiega Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay e esponente di Sinistra Democratica, "quest'anno la spinta è molto forte perchè abbiamo la sensazione che diritti acquisiti siano oggi rimessi in discussione". La querelle sul patrocinio - Il Gay Pride nazionale, che torna a Roma dopo il 2000 (World pride) e dopo alcune tappe "storiche" per partecipazione come il Pride di Bari nel 2002, ha numerose sponsorizzazioni istituzionali tra cui la Regione Lazio, la Provincia e il Comune di Roma. C'è anche la presidenza del Consiglio dei ministri, tramite il ministero delle pari Opportunità . "Il patrocinio è agli eventi culturali e sportivi che fanno di contorno alla manifestazione" ha precisato giovedì mattina il ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini, la "mamma" dei Dico. E' qui si è scatenata la bagarre. Pollastrini doveva rispondere all'indignazione e agli aut aut di teodem e Udeur e alla rabbia degli organizzatori che si sono sentiti disconosciuti e a quel punto volevano "buttare" dai manifesti il logo della Presidenza del Consiglio. Alla fine, tra telefonate e ricuciture, l'ha spuntata un compromesso al ribasso, il "patrocinio mignon" come l'ha ribattezzato Grillini: sì alla manifestazione ma non alla piattaforma politica del corteo. E la rinuncia di Barbara Pollastrini ufficializzata ieri alla fine del Consiglio dei ministri. Non sarà fisicamente lì, ma, scrive in un messaggio-appello "ribadisco la mia adesione ideale e politica a tutte le battaglie di civiltà per il rispetto dei diritti delle persone e della loro dignità ". Il ministro augura "la riuscita della manifestazione per raffozare laicità e tolleranza" e mette in guardia da "atteggiamenti omofobici". Grida vittoria Paola Binetti: "Apprezzo molto il passo indietro del governo e di alcuni ministri. Non condivido affatto altre posizioni come quella di Emma Bonino". E di tutti i ministri che oggi sfileranno in quel corteo. I Radicali hanno tutti dato l'adesione. I manifesti - Polemiche politiche, quindi, e alta tensione in città : Forza Nuova l'altro giorno ha tapezzato via Merulana con manifesti con la scritta "No more gay- basta froci". Sono stati subito strappati ma insomma, ecco, per essere alla vigilia il clima non è dei migliori. "E' necessario un pacchetto di misure anti omofobia" insiste Grillini. La manifestazione - L'appuntamento è per oggi (ore 16) a piazzale Ostiense. Sono in arrivo pullman e treni speciali da tutta Italia, centomila persone è la stima per difetto che fanno gli organizzatori. "Parità dignità laicità " sarà la scritta sullo striscione d'apertura del corteo che - come sempre - saprà essere creativo, colorato e sonoro. "Almeno quaranta carri" annuncia il diessino Franco Grillini "facciamo anche per divertirci. Questa politica è così noiosa...". Un carnevale di maschere dove il popolo glbt volutamente esagera ed esaspera il suo essere omosessuale. Un' esibizione che qualcuno nel governo ha giudicato "imbarazzante". Indiscrezioni parlano di un carro dedicato alla senatrice teodem Paola Binetti dove una sua controfigura sfilerebbe con cilicio e boa di struzzo rosso. Di sicuro saranno distribuiti 3000 preservativi e carte di identità con la scirtta "stato civile nessuno". Ci sarà un'enorme macchina per fare bolle di sapone "bolle d'aria come quelle che sparano i politici" . Vladimir Luxuria si è raccomandata: "Venite tutte, belle, colorate ma mi raccomando non in topless...". I politici in corteo - Così, se Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) sfilerà in corteo, Paolo Ferrero (Rifondazione) si limita a un saluto perchè poi ha un impegno in Calabria. "Ma la mia adesione è completa, difendete tutti e tutte". Emma Bonino e Fabio Mussi hanno garantito la loro adesione. Folta la squadra dei parlamentari. "Noi partecipiamo per combattere l'omofobia" dice Gennaro Migliore, capogruppo di Rifondazione alla Camera. "Io sarò presente in nome dei diritti civili" spiega Manuela Palermi, capogruppo Pdci-Verdi al Senato. I Radicali saranno con il loro carro in coda al corteo. "Per protesta" spiega Marco Cappato "visto che non siamo stati invitati a parlare sul palco". Il finale in piazza S.Giovanni - Il programma della giornata è ricco di concerti, happening e manifestazioni nel e fuori il corteo (www.romapride.it). Il gran finale è stato organizzato in piazza San Giovanni, la stessa piazza che il 12 maggio scorso consacrò un altro tipo di orgoglio, quelle delle famiglie e del Family day. Il palco è stato alzato nello stesso punto, davanti alla basilica. Grillini, uno che in genere non si imbrazza mai, confessa di essere un po' agitato. "Non so cosa dirò, parlerò a braccio, come sempre". Prima di lui Titti De Simone. Dopo, Vladimir Luxuria: "Saremo in piazza con la forza delle idee portando soprattutto i bisogni di centinaia di migliaia di conviventi che vorrebbero avere cura del proprio compagno anche in casi purtroppo non felici, come la morte e la malattia". La colonna sonora è di Daniele Silvestri e del suo "Gino e l'Alfetta". Anzi, l'inventore della Paranza seguirà il corteo su Alfetta. Modello decapottabile. Articolo di CLAUDIA FUSANI Fonte:www.repubblica.it – INVIATO DA Promiseland.it

COMUNICATO STAMPAFAMIGLIE ARCOBALENO A nome dei figli delle lesbiche e dei gay italiani: Siamo stati al Gay pride insieme ai nostri bellissimi figli, come ogni anno dal pride di Grossetto del 2004. E ogni anno, quando più quando meno, c'è qualcuno che ha da ridire e che si erge a difesa dei nostri "poveri" figli," disturbati" e "sbattuti" come bandiere a difesa delle nostre battaglie. C'è sempre qualcuno che non può fare a meno di "argomentare" i suoi vaneggiamenti sulla salute psichica dei nostri bambini e sui futuri danni fatti alla loro vita di adulti "distorti", sulla base, argomento davvero misero, della necessità di avere una mamma e un papà per crescere sani e belli. Se così fosse, tutti i figli del mondo sarebbero belli, sani e soprattutto felici e equilibrati e diventerebbero degli adulti eccellenti e non avremmo più né violenze, né guerre, né malati di mente, né figli abbandonati, venduti, picchiati, violentati e uccisi da mamme e papà teneri e amorevoli. Purtroppo la realtà è ben diversa e un buon genitore non si misura certo al metro del suo orientamento sessuale ma alle sue capacità di dare amore, ascolto e rispetto ai suoi figli. alla sua capacità di aiutarlo a integrarsi nel mondo che lo circonda e che lo accoglie. I genitori di Famiglie Arcobaleno sono ben consapevoli di quest'ultimo punto e concentrano tante delle loro energie all'inserimento dei propri figli nella società , con grande successo devo dire e ciò dimostra che la gente chiede solo di conoscere e essere informata. Le persone che criticano e rifiutano la nostra scelta di diventare genitori dovrebbero sapere che sono loro i principali e unici responsabili dei danni o sofferenza che i nostri figli potrebbero vivere. Che se ne assumino l'intera responsabilità !! Noi intanto, li prepariamo a controbattere alla loro grandissima ignoranza, e alla loro grandissima prepotenza. Li prepariamo grazie a quelli che ci hanno preceduti, in altri paesi lontani e vicino dove i figli di gay e lesbiche sono già adulti e a loro volta genitori, li prepariamo con lo studio e la conoscenza che abbiamo di questa realtà sempre più diffusa ovunque. Nessuno più riuscirà a soffocare e a annientare il nostro desiderio di genitorialità . Intanto Famiglie Arcobaleno rappresenta centinaia di famiglie che crescono centinaia di figli, totalmente ignorati se non insultati dalle istituzioni della Stato italiano. Sono cittadini italiani di seconda categoria poichè hanno l'unico torto di essere stati desiderati, messi al mondo e cresciuti da genitori omosessuali. Il Ministro Bindi e altri esponenti della politica esprimono loro personalissime opinioni quando dicono che un bambino ha bisogno di un papà e di un mamma per crescere bene, opinioni che però sono messe in discussione dalle ricerche internazionali in merito. Un Ministro dello Stato che ha a cura la difesa e la protezione della famiglia non può basare la sua politica su opinioni personali. Un Ministro non solo deve informarsi e modificare le sue opinioni alla luce delle ricerche scientifiche e governative fatte da decenni in tutto il mondo ma anche quando queste non sono sufficienti a farle cambiare opinioni, un Ministro dello Stato deve prendere atto dei FATTI. E i fatti dicono che in Italia esistono almeno centomila bambini e ragazzi cresciuti da genitori omosessuali (Ricerca nazionale Modi Di del 2006), figli insultati giorno dopo giorno attraverso il vilipendio e l'insulto ai propri genitori. Tutta la politica italiana, tranne rare eccezioni a cui siamo grati, si riempie la bocca di concetti vuoti e altisonanti, dando la falsa impressione di preoccuparsi dei bambini che non bisogna affidare all'orco omosessuale quando l'orco si nasconde in tutt'altre case. Ma i gay e le lesbiche, i figli li sanno anche fare, e li fanno e li faranno sempre di più poiché il desiderio di genitorialità è insito nell'essere umano anche se per troppo tempo l'abbiamo soffocato, impossibilitati a lottare contro l'omofobia che dall'esterno abbiamo assorbita. Non siamo più disposti a subire : la politica italiana e la chiesa ne prendano atto come prendano atto dell'esistenza dei nostri figli. I figli e le figlie degli omosessuali hanno diritto come tutti i cittadini italiani ad essere garantiti nella loro dignità di persone, nei loro affetti, nei loro beni anche e soprattutto nei momenti di crisi. Famiglie Arcobaleno si batterà per questo perché niente è più importante per noi, genitori omosessuali, del raggiungimento di questo scopo : dare dignità e visibilità alle nostre FAMIGLIE. Giuseppina La Delfa
presidente@famigliearcobaleno.org associazione genitori omosessuali www.famigliearcobaleno.org

DICHIARAZIONI DI ROBERTO CALDEROLI DOPO IL PRIDE DEL 16 GIUGNO 2007:«Siamo contrari ai cortei, alle marce, a queste ostentazioni pubbliche dei propri gusti sessuali, le manifestazioni narcisistiche che vogliono provocare e scandalizzare finiscono per essere carnevalate goliardiche e di dubbio gusto» Firmato Calderoli Roberto, in seguito diventato ministro di questa sfortunata repubblica. INVIATO DA Gianluca Racano VERDI Abruzzo.

COMUNICATO STAMPA GAYA CsFRISPOSTA DI GAYA CsF ALLE DICHIARAZIONI DI ROBERTO CALDEROLI“PADANIA PRIDE”“Gent.mo” Ministro: Noi di Gaya CsF eravamo presenti al Pride del 16 giugno scorso, la invitiamo pertanto, a presenziare le prossime manifestazioni che si terranno quest’anno, in modo tale da poter valutare attentamente e di persona, ciò che la comunità GLBT nazionale vuol mettere in risalto, attraverso le organizzazioni dei vari Pride. La invitiamo cortesemente, a ragionare attentamente, qualora le fosse possibile, prima di proferire “parole” che spesso, come la storia delle sue precedenti dichiarazioni c’insegna, risultano rivelarsi non solo di cattivo gusto, ma altrettanto inappropriate. Cordiali Saluti. Carla Liberatore Gaya CsF


LETTERA APERTA AL MOVIMENTO LGBTFACCIAMO BRECCIA Ha fatto di tutto, la gerarchia cattolica, per non rifare il medesimo errore del 2000. Giorni e giorni chiusa nel silenzio stampa per evitare di pubblicizzare con i suoi attacchi il Pride di Roma. Ma ormai l’Italia lo sapeva che il più grosso ostacolo alla libertà nel nostro paese sono proprio loro, i gerarchi della CEI e la subalternità della classe politica a loro, e così i numeri ci sono stati anche senza il loro contributo, numeri più alti di quelli del Family CEI. Il giorno dopo il Pride, il Vaticano ha addirittura evitato il rito dell’Angelus mandando Ratzinger ad Assisi, a parlare di integralismi islamici, tanto per distogliere l’attenzione dagli integralismi nostrani che, per una volta, si sono rivelati non essere maggioritari nel nostro paese. Ma non ce l’ha fatta, la CEI, a star zitta fino in fondo. E così domenica ecco un box di Avvenire, prontamente ripreso dalla stampa, e in particolare da Repubblica (che, evidentemente, aspettava solo un cenno…). Chiarisce lunedì “Repubblica”: “A scatenare la reazione dei vescovi, un carro con la scritta ‘No vat’…” e via narrando di "croci nere" sulla cupola di San Pietro, insomma il nostro simbolo NO VAT. E l’onorevole Franco Grillini, che ancora – evidentemente – pensa di poter rappresentare il movimento, prende subito posizione: “Gli slogan anti Papa sono stati una ‘robina’ che Avvenire ha trovato per fare polemica…” Ad Avvenire avevamo già risposto, ad analoga indignazione espressa dopo la Manifestazione “Diritti ora” con una lettera di Graziella Bertozzo che diceva: “Il Vaticano si deve rassegnare ad un fatto: se interviene direttamente in politica sarà trattato né più né meno che come un potere politico e, come ogni potere politico, contro di lui saranno usate le armi dell’ironia da parte di chi quel potere subisce. Semplicemente questo è accaduto sabato in piazza: non più uomini mascherati da donne (troppo facile…), ma donne ed uomini che mettevano alla berlina i loro copricapo e i loro vezzi, quelli di un potere esclusivamente maschile che pretende di governare le nostre vite.” Per Avvenire - a questo punto è chiaro - siamo identificati/e. E siamo soddisfatti/e che sia così. Sono i nostri contenuti – fra l’altro – a rendere regolarmente furiosa la gerarchia vaticana. Perché le nostre parole non sono né false né vuote, né – aggiungiamo – sono state solo nostre, ma sono divenute slogan, scritte, bandiere che hanno percorso tutto il corteo. Parole, fra l’altro, elaborate in modo approfondito e con rigore intellettuale nell’ambito del convegno che abbiamo organizzato il giorno precedente e che – guarda caso – si intitolava: “Nessun dogma: parole di laicità ”. La pesantezza delle nostre parole non era dunque affatto inconsapevole, tutt’altro. E chi ha voluto vedere ha visto: “Nonostante colori, lustrini e musica dance, la manifestazione ha avuto un contenuto “politico” serio, come dimostravano le tante bandiere “No Vat”, contro le gerarchie ecclesiastiche…” (Il Meridiano – Risposta laica al Family day). Ci rivolgiamo invece con questa lettera aperta a tutto il movimento gay, lesbico e transessuale con cui abbiamo condiviso il percorso di avvicinamento a questo Pride, davvero unitario nei suoi intenti, obiettivi e modalità , così come nel successo ottenuto. Riteniamo di poter dire che ognuno/a di noi ha fatto la propria parte, avendo come riferimento il documento politico comune, e che fra le altre cose dice: “Le nostre rivendicazioni, si inseriscono in un quadro politico ed istituzionale desolante, in un clima sociale e culturale d’odio alimentato dalle gerarchie cattoliche e sostenuto da una politica debole e in affanno, perché ha completamente smarrito i valori fondanti della convivenza e del pluralismo ideale. È in atto un conflitto di cui vogliamo assumerci l’onere, che cerca di connotarsi come uno scontro fra civiltà , tra eterosessuali e cittadini lgbt, tra cattolici ed atei, tra migranti e italiani, ed invece ha lo scopo di imporre un pensiero unico, un arretramento sul terreno delle conquiste sociali e di cancellazione di ogni tipo di speranza di riscatto ed emancipazione dei differenti vissuti, identità ed orientamenti sessuali.” Proprio la rappresentazione esplicita di questa parte si è assunta Facciamo Breccia, e non solo a nome proprio ma a nome di molte/i. Che la nostra posizione espressamente critica nei confronti del Vaticano non fosse una forzatura lo ha dimostrato la piazza, dove l’intervento di Elena Biagini a nome di Facciamo Breccia è stato applauditissimo, suscitando il coro unanime delle centinaia di migliaia di persone presenti in piazza San Giovanni che hanno gridato “Vergogna, vergogna, vergogna” all'indirizzo di chi, vescovo o politico, quotidianamente insulta e denigra le nostre vite e i nostri desideri. Quella che l’onorevole Franco Grillini definisce “robina” è dunque anche quel documento politico del Pride, a causa del quale il futuro partito democratico e le Pollastrini varie hanno aderito al Pride ma non alla sua piattaforma. Quella “robina” è la denuncia esplicita nei confronti di una classe politica genuflessa ai diktat del vaticano, è quella “robina” che ha portato in piazza un milione di persone e che, a quanto pare, continua ad imbarazzare i politici italiani, indipendentemente dal loro orientamento sessuale e politico.Coordinamento Facciamo Breccia
COMUNICATO STAMPA I KENEuropa, Napoli omofobia e diritto d’asiloAd Aprile 2007 è stato concesso lo status di rifugiato ai sensi dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra ad un ragazzo 21-enne albanese, perché omosessuale e oggetto di pesanti minacce da parte del suo contesto sociale con effettivo pericolo per la sua incolumità fisica e psichica nel paese di origine. È il primo caso di questo genere in Italia, ma ci sono casi precedenti in altri paesi europei, come in Svezia, con la concessione dello status di rifugiato proprio sulla base del pericolo sociale a cui persone omosessuali sono esposte in Albania e non sulla base del quadro legale, che attualmente non criminalizza più le persone omosessuali adulte. Il ragazzo era entrato legalmente in Italia, ha raccontato il Presidente Regionale di Arcigay Toscana, Bert d’Arragon, ed aveva ottenuto un permesso di soggiorno. Durante il suo soggiorno ha dichiarato la sua omosessualità allontanandosi anche da suoi amici albanesi, che però sono venuti a conoscenza del suo orientamento sessuale. Successivamente anche la famiglia del ragazzo è stata informata (tramite gli amici che vivono in Italia) della sua omosessualità e lui ha ricevuto pesanti minacce, anche di morte. L’associazione napoletana i Ken ONLUS, promuove una videoconferenza con il Cassero di Bologna dove sarà presente il ragazzo albanese che ha avuto concesso il diritto d’asilo il giorno 20 Giugno 2007 alle 20:00 dal Teatro Galleria Toledo, nell’ambito della Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dall’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, dal Consiglio Italiano per i Rifugiati e l’Associazione L.E.S.S. onlus, ente gestore del Progetto I.A.R.A. (Integrazione e Accoglienza per Rifugiati e richiedenti Asilo) per il Comune di Napoli. Questa azione servirà per portare all’attenzione del dibattito le nuove frontiere delle tutele dei nuovi diritti e delle antiche persecuzioni. Questo lo vogliamo realizzare, dichiara il Presidente di i Ken ONLUS Carlo Cremona, per dar voce, attraverso la testimonianza diretta della vittima d’odio, alla reale condizione di terrore nell’Europa dei Balcani, come in tutte le parti del mondo, delle vittime dell’omofobia e l’odio verso omosessuali e trans. Da qui comincia, per noi , una campagna di sensibilizzazione, il nostro impegno per dire STOP all’odio ed all’omofobia Si ad una Napoli solidale e per il diritto d’asilo per le vittime omosessuali e trans.

COMUNICATO STAMPA28 GIUGNO 2007: TANTE VEGLIE CONTRO L’OMOFOBIAIl 28 giugno 2007, in diverse città italiane, varie veglie di preghiera ricorderanno le vittime dell’omofobia, ovvero della paura e della violenza irrazionale contro gli omosessuali. Questa iniziativa, lanciata dal gruppo Kairòs di Firenze, è stata subito accolta e fatta propria da numerosi altri gruppi di cristiani omosessuali, una realtà non molto conosciuta dal grande pubblico. Eppure i gruppi di cristiani omosessuali esistono da molto tempo in Italia. Non sono una lobby, anzi, nella Chiesa cattolica “ufficiale” sono praticamente invisibili, ma non si nascondono. Si riuniscono, si parlano, si aiutano e dialogano, per quanto possibile, con la gerarchia cattolica. Sono una comunità di comunità sparse sul territorio, nelle metropoli come in provincia, da Udine a Catania passando per Bologna, Firenze e Roma e in molti altri centri. Sono nati negli anni ottanta, nei centri ecumenici piemontesi, quando, nei campi estivi, si cominciava a parlare di “Fede e omosessualità ”, un tabù per tutti, fino a quel momento. E ancora oggi continuano il loro cammino di fede e di speranza, continuando a confrontarsi con la Chiesa di cui sentono parte. E’ stata scelta la data del 28 giugno per le veglie in maniera non casuale, questa non è una data qualsiasi per gli omosessuali di tutto il mondo. E’ il giorno in cui si ricorda la rivolta di Stonewall (New York), quando, nel 1969, un gruppo di omosessuali reagì alle ormai quotidiane violenze della polizia, chiedendo dignità e giustizia. Purtroppo nel mondo e in Italia, sono ancora troppi gli episodi di omofobia sociale, di violenza fisica e morale, di disperazione a cui sono sottoposti molti omosessuali che, in alcuni paesi non europei sono oggetto di condanna alla pena capitale o a numerosi anni di carcere mentre in Italia i gay subiscono spesso gravi discriminazioni sociali che, a volte, sfociano in atti di violenza gratuita. Il 28 giugno perciò avranno luogo non una, ma tante veglie in alcune città italiane (Firenze, Bologna, Milano, Roma, Napoli, Palermo, Rimini, Avellino, Pescara, Ancona e in molte altre località ) per ricordare e pregare per le vittime dell’omofobia, condividendo insieme agli altri la nostra sete di speranza e di giustizia perché cessi questa inumana violenza. Ma questi vogliono essere anche momenti di comunione tra i gruppi di credenti italiani, omosessuali e non, e di fratellanza tra cattolici e non cattolici, credenti e non credenti, oltre che un momento diTESTIMONIANZA cristiana. Ma non vuole solo essere una preghiera recitata ad alta voce in un luogo di culto. Non solo una ricerca di visibilità fine a sé stessa ma vuol’essere una “Liturgia della Parola” in cui la parola del Vangelo tenterà di esprimere qualcosa di importante e di dar voce, nel ricordo, a chi la propria voce non può più farla sentire. Per raccontare queste veglie e le tante vite spezzate e oltraggiate dall’ordinaria omofobia, è nato un sito che raccoglie documenti, articoli, storie, voci e frammenti di vita consultabili all’indirizzo
http://www.kairosfirenze.it/28giugno.htm - Per maggiori informazioni: info@kairosfirenze.itINVIATO DA Andrea Panerini “IlLibroVolante”
COMUNICATO STAMPAARCILESBICA MILANOOmofobia. Arcigay e Arcilesbica: Siamo soggetti attivi di promozionesociale20 anni di lavoro siano utili alla crescita culturale del nostro Paese. Sono state ascoltate oggi dalla commissione giustizia della Camera le associazioni Arcilesbica e Arcigay relativamente al disegno di legge 2169 contro le violenze e le discriminazioni per orientamento sessuale. I due presidenti Francesca Polo (Arcilesbica) e Aurelio Mancuso (Arcigay) hanno cosi potuto consegnare agli atti parlamentari ed esporre ai componenti una corposa documentazione contenete alcuni rilievi giuridici alla legge oltre a diversi fatti di omofobia registrati nel nostro paese. Secondo la presidente di Arcilesbica Francesca Polo: "Da anni le nostre associazioni sono attive nel difficile lavoro di contrasto alle discriminazioni che le persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali etransgender) sono costrette a subire. Questo attraverso le nostre linee di ascolto che svolgono in maniera competente un lavoro di supporto alle vittime delle violenze. Ma non basta. E' necessario che il ddl venga approvato in tempi brevissimi perchè finalmente, anche il nostro paese, dichiari inammissibile l'istigazione all'odio contro le persone lesbiche, gay e trans". "Abbiamo chiesto - prosegue Mancuso - che le nostre realtà associative, ben radicate nel paese e già fortemente impegnate sul fronte antiviolenza, siano riconosciute come soggetti attivi di promozione sociale. Le elevate competenze acquisite in 20 anni di lavoro diffuso diventino strumenti concreti di contrasto e prevenzione alla violenza in modo da favorire la crescita della coscienza civile e culturale dell'Italia". Francesca Polo , presidente Arcilesbica Aurelio Mancuso, presidente ArcigayArciLesbica Zami MilanoVia Bezzecca, 4 (martedì dalle 21 alle 23)
www.arcilesbica.it/milanomilano@arcilesbica.it
COMUNICATO STAMPAGLI STERMINI DIMENTICATI: ORA TOCCA AL SENATOOpera Nomadi, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, AVI - Associazione per le Vite Indipendenti, ANPI - Associazione Nazionale Partigiani Italiani, hanno presentato oggi pubblicamente la proposta di Legge per la modifica della legge 20 luglio 2000 n° 211 che ha istituito in Italia la Giornata della Memoria (27 gennaio), per includervi, accanto ai cittadini ebrei, anche gli altri gruppi che hanno ugualmente subito le stesse deportazioni e lo sterminio, vittime di discriminazioni etniche, sessuali, Msociali e religiose: Rom e Sinti, Omosessuali, Disabili, Testimoni di Geova. Il recupero di queste memorie è oggi reso urgente dal rispetto per la storia e per tutte le vittime della barbarie nazi-fascista. Ricordare è l’unico modo per evitare che certe tragedie si ripetano, e per trasmettere un patrimonio di cultura civica e identità collettiva e condivisa alle giovani generazioni. “L’assoluta priorità di questa legge è segnalata anche dall’esplosione di minacce e scritte omofobe e naziste che sono apparse per tutta Roma nei giorni precedenti il Gay Pride. In particolare la scritta IL LAVORO RENDE LIBERI, comparsa all’esterno del Circolo Mario Mieli, e le minacciose svastiche e scritte vergate sul luogo della festa finale del Pride!” “Chiediamo, quindi, che in Commissione Affari Costituzionali sia calendarizzata prima della pausa estiva un’audizione con le associazioni promotrici dell’iniziativa. La speranza è che la Giornata della Memoria 2008 possa finalmente includere anche noi, mettendo fine a questa assurda discriminazione tra i discriminati, restituendo piena dignità a tutte le vittime, a tutte le storie e a tutte le comunità colpite, e attivando iniziative pubbliche e istituzionali di recupero che trasmettano alle giovani generazioni e agli studenti un patrimonio integro di memoria”. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, ringrazia i Senatori Valpiana, Sodano, Malabarba, Russo Spena, Maccanico, Donati, Soliani, Bellini, Alfonzi, Bonadonna, Capelli, Confalonieri, Emprin Gilardini, Giannini, Martone, Nardini, Palermi, Ripamonti, Silvestri, Tecce, Tibaldi, Turigliatto, Vano, promotori della proposta di legge, ma rivolge un appello a tutte le forze politiche del Centro Sinistra e che abbiano una radicata identità democratica, perché il valore, anche simbolico, di questa iniziativa dovrebbe travalicare i limiti e i vincoli di coalizione e costituire per tutti patrimonio comune di valori costituzionali.Circolo di Cultura Omosessuale Mario MieliAndrea Maccarrone – Direttivo349/7355715

COMUNICATO STAMPAARCILESBICA NAPOLI “LE MAREE”Arcilesbica "Le maree Napoli mpresenta: Incontro aperto con* *_Don Franco Barbero Fede, sessualità , diritti Martedì 26 giugno 2007 h. 19.00 Presso EVALUNA la libreria delle donne p.zza Bellini 72, 80138 Napoli tel. 081292372 Introduce Giordana Curati. CHI E' DON FRANCO BARBERO: Nasce nel 1939 a Savigliano (Cn) e nel 1963 viene ordinato sacerdote. Dopo alcuni anni di ministero in seminario a Pinerolo (To), viene mandato in una parrocchia periferica della città , dove si distingue per il suo impegno nella lotta per i diritti degli operai e antimilitarista. Nel 1973 fonda con alcuni/e uomini e donne provenienti da esperienze parrocchiali, la comunità cristiana di base (cdb) di Pinerolo. Da oltre 40 anni si occupa di ricerca biblica e teologica ed è impegnato in attività di volontariato. Note sono le sue prese di posizione teologiche e pastorali contro il devozionalismo, a favore di separati/divorziati per il loro diritto alle seconde nozze, a sostegno dell'impegno di gay e lesbiche per vivere liberamente la loro condizione nella chiesa e nella società . Nei suoi molti libri e nei suoi scritti apparsi sulla rivista "Viottoli" ha approfondito una spiritualità di liberazione in cui azione e contemplazione, impegno e preghiera si compenetrano con l'impegno di crescita di una comunità , nel dialogo con centinaia di parrocchie, gruppi, preti, teologi e teologhe. Il suo impegno teologico e pastorale ne fa un itinerante in Italia e all'estero.Arcilesbica "Le Maree" Napoli Vico San Geronimo 19
napoli@arcilesbica.it mailto:napoli@arcilesbica.it http://arcilesbicanapoli.wordpress.com/

PEDOFILIARingrazio il presidente Pino Ingegneri dell’associazione Arci Gaetano Macchiaroli, di avermi invitato a questo incontro perché è raro, soprattutto di questi tempi, che sia data l'opportunità ad un omosessuale di parlare di pedofilia in termini positivi. Questa fa parte infatti delle accuse razziste che subiamo regolarmente, insieme a quella di poligamia, perversione, malattia mentale, incesto e recentemente in pratica anche di terrorismo. Come dire un altro modo di essere vittima della pedofilia. Sono uno psichiatra della Asl Na2 e vi parlerò degli aspetti psicologici e psichiatrici della pedofilia. Ritengo necessario partire a questo proposito da un assunto: la pedofilia è un reato e non una malattia mentale a meno che non sia l'unica forma di espressione sessuale di un adulto. Purtroppo la maggior parte dei pedofili sono proprio i genitori o comunque persone di famiglia, a volte preti, tutti di provata esperienza e in genere eterosessuali: non sono malati ma compiono un reato. Essendo un reato è mio dovere parlarne in relazione al ruolo di vittima, di carnefice, della relazione tra vittima e carnefice e degli spettatori del reato, che siamo noi oggi in questa sala e più in generale l'opinione pubblica e i mass.media. Lasciando ad alti i termini giuridici del reato e parlando solo di quelli psicologici, devo far parte della mia premessa anche la citazione di un famoso illuminista italiano, Cesare Beccaria, nostro vanto insieme alla moratoria internazionale contro la pena di morte di cui l'Italia, attraverso la Ue, è la principale promotrice: “La pena di morte diviene uno spettacolo per la maggior parte e un oggetto di compassione mista di sdegno per alcuni; ambedue questi sentimenti occupano più l'animo degli spettatori, che non il salutare terrore che la legge pretende ispirare. Ma nelle pene moderate e continue, il sentimento dominante è l'ultimo (il salutare terrore che la legge pretende ispirare ndr), perché è il solo” La spettacolarizzazione dell'evento è detto in termini diversi anche la creazione del “mostro” o del “capro espiatorio” a seconda della teoria psicologica o sociale. Quando ci sia reato, malattia o solo diversità sociale sensibile, si creano fenomeni di massa che hanno lo scopo di lenire il grado di incoerenza e insoddisfazione del corpo sociale o del singolo individuo attraverso un meccanismo che penalizza in modo estremo solo qualcuno. Questi fenomeni non risolvono affatto le ferite e le incongruità della società , ma mettono gravemente in pericolo l'esistenza di anziani, donne, down, sofferenti psichici, persone di altre nazionalità e religione, obesi, omosessuali o trans, persone incarcerate per reati minori, ed altri ancora a seconda degli umori del momento. La pedofilia è considerata reato o malattia mentale solo dal tardo ottocento, quando lo spirito illuminista che aveva portato alla realizzazione della carta dei diritti dell'uomo viene estesa anche alle donne e ai bambini a patto che siano della mittle europa, ovvero ariani. L'anima in senso religioso mi pare sia stata concessa alle donne cristiane nella stessa epoca, mentre l'anima laica ovvero la psiche viene invece studiata da Freud per la prima volta proprio all'inizio del novecento, che segnerà con le due guerre mondiali la negazione totale del diritto ad essere un uomo. Dobbiamo aspettare allora gli anni sessanta-settanta perché i principi positivi ed i diritti tornino di moda in Europa e nel mondo, mentre i mass media hanno elaborato soprattutto negli anni '80 e '90 un controllo globale delle informazioni esponendo in prima serata grazie alle nuove tecnologie dettagli cruenti e marginali, prima relegati a citazioni da cronaca nera. A questo punto tocca a voi scegliere che siete gli spettatori in quale altro girone addentraci quello della vittima o quello del carnefice, o ancora quello della loro relazione. La vittima. A differenza dei reati di violenza sessuale su adulti, generalmente donne eterosessuali, il soggetto vittima di pedofilia è un bambino incapace, secondo le nostre valutazioni occidentali, di capire il significato dell'atto subito. Da questo discorso vanno esclusi i casi di cronaca che sono esitati in infanticidio, perché sono rari e perché sono altra cosa, così come va considerata a parte la questione incesto e violenza rispetto al nudo atto sessuale. Delle 15 persone da me seguite che mi hanno parlato delle violenze subite da piccoli, solo 5 erano donne (4 eterosessuali ed 1 lesbica) e 10 erano giovani omosessuali. E' evidente che le cifre non sono statistiche e sono falsate dal mio orientamento sessuale per cui più facilmente i ragazzi mi confidano i loro drammi. Le statistiche internazionali compiute in paesi che sull'orientamento sessuale hanno idee più liberali delle nostre, confermano però il dato statistico che un numero superiore al 30% delle vittime totali siano maschi omosessuali. L'orientamento sessuale e l'identità di genere non sono allora indifferenti nella scelta della vittima. Già Freud riconosceva fin nell'allattamento un comportamento sessuato nei neonati, che diviene polimorfo, orale e anale nella sua classificazione ottocentesca. Isay e Green, che sono psicanalisti moderni, rilevano ancora oggi che la sessualità adulta è già manifesta intorno al terzo anno in modo tanto chiaro da generare le reazioni di allontanamento del genitore che si sente maggiormente a rischio di incesto, ma di conseguenza anche l'avvicinamento da parte del soggetto pedofilo. Da adulti la sofferenza patita esita in somatizzazioni o nevrosi più meno gravi a seconda della sensibilità soggettiva e delle violenze subite. Il nudo atto sessuale, difeso come forma di amore alla pari sia in senso platonico che di scambio sessuale effettivo, rientra nel dubbio della psicanalisi. Anche a me alcuni ragazzi ed una donna mi hanno raccontato di essersi sentiti amati e felici, come forse era Alice quando Louis Carrol la irretiva nel paese delle meraviglie, dove funghi sospetti, dal punto di vista freudiano, facevano crescere o diventare troppo piccola la protagonista dell'amore molesto. E' il legislatore e la società a porre opportunamente il paletto del diritto del bambino a non essere coinvolto in relazioni sessuali o affettive di questo tipo da parte di un adulto. I soggetti che hanno ricevuto violenza e coercizioni, più spesso psicologica che fisica, ma chiaramente in modo più grave quando fisica, soffrono in modo franco di disturbi nervosi e lamentano il peso del cuore nero che li ha molestati in modo sicuramente riconoscibile e con una evidenza chiara come il sole. E' in questo gruppo che si inseriscono quei rari casi di infanticidio di cui inutilmente ci riportano le grancasse dei mass media. Evito a bella posta i dettagli sule conseguenze fisiche, di cui tra l'altro non mi occupo, proprio per evitare che la platea torni a spettacolarizzare questo dramma. Aggiungerei però volentieri in questo gruppo quei ragazzi e bambini picchiati da genitori violenti, in genere etilisti o tossicodipendenti, senza che mai avvengano nudi atti sessuali: non vedo infatti differenze nella gravità della violenza subita da una parte o dall'altra del corpo umano. Il discorso diventa allora ancora più arduo quando la vittima ha subito incesto, quando cioè un parente stretto, più spesso il padre, a volte un fratello, uno zio o un cugino maggiorenne, sono gli autori del reato. Questo reato coinvolge prima o poi sempre tutta la famiglia: dalla cronaca sappiamo di madri che sapevano e che sono state complici di pedofilia con violenza e infanticidio, casi ricordiamo rari, mentre dalle relazioni a noi psicoterapeuti (perché la follia sta nel fatto che sono le vittime a dovere confessare un reato, prima a se stessi, poi in famiglia e poi allo psicologo) sappiamo quanto sia difficile appunto questo percorso (perché se arriva allo psicologo allora si sono vinte già altre battaglie) e come le conseguenze relazionali in famiglia siano spesso drammatiche ed in genere a danno della vittima. Quando gli assistenti sociali o gli insegnanti più sensibili riescono a percepire, in modo sempre indiretto, la possibilità di un tale evento durante l'infanzia della vittima, l'allontanamento immediato dal “mostro che non è il loro papà ” genera un immediato sollievo delle condizioni generali e scolastiche del minore. Le conseguenze dell'allontanamento dal nucleo familiare primario e l'emarginazione in brefotrofi non è però priva di conseguenze negative sul lungo termine. Il coinvolgimento effettivo o la semplice tolleranza da parte della madre del comportamento pedofilo in famiglia causa la degenerazione totale delle relazioni familiari e a questo punto vorrei ricordare a tutti il meccanismo psicologico delle lacrime di coccodrillo: maggiore è il coinvolgimento dei parenti o i loro sensi di colpa maggiore saranno le reazioni di fronte a giornalisti e telecamere. Questo vale anche per una società che si senta impotente o colpevole nei confronti dei propri minori a cui non riesce a garantire questi diritti umani acquisiti, vi ricordo ancora, solo dopo gli anni sessanta. Il Carnefice Tratterò solo brevemente la figura del carnefice perché non è a lui che abbiamo voluto dedicare questo incontro e sempre al fine di ridurre l'effetto spettatore. Oltre l'80% dei casi stimati di pedofilia sappiamo che avvengono in famiglia e coinvolgono almeno la figura di un genitore, a questo gruppo vanno aggiunti i parenti stretti (zii, cugini, nonni, fratelli maggiori). Una percentuale ridotta è riservata al gruppo degli amici di famiglia a cui appartengono anche i preti. In percentuale ancora minore, oggi però in crescita relativa grazie allo sviluppo dei mezzi di comunicazione globali, sono gli estranei, quello cioè che sistematicamente cercano una vittima in un luogo di caccia reale (la scuola, il parco giochi) oppure virtuale (internet, turismo sessuale). La maggior parte dei pedofili è di sesso maschile, e come già evidenziato in precedenza la maggior parte sono sicuramente eterosessuali. La percentuale stimata di omosessuali è in proporzione alla popolazione generale, la percentuale di persone che fanno sesso esclusivamente con minori, l'unica forma veramente patologica dal punto di vista psichiatrico, è anch'essa in proporzione alle altre parafilie note e quindi marginale, utile insomma solo agli scoop o alla cinematografia. Le donne coinvolte nell'atto di pedofilia sono invece decisamente molto poche, ma, purtroppo, come ho già detto il coinvolgimento remissivo o la complicità , soprattutto nei casi di incesto è elevatissima. I pedofili distinguono i propri gusti sessuali in modo ancora più specifico a seconda dell'età della vittima, del suo sesso o meglio delle sue reazioni all'abuso sessuale o alla violenza fisica subita. Ci hanno confermato le cronache che anche i neonati sono possibili vittime. Nella maggior parte dei casi le vittime sono di sesso maschile perché “si muovono” di più, ribellandosi o rimanendo compiaciuti dell'atto sessuale subito (ecco perché, forse, è tanto elevata la percentuale di gay nel gruppo delle vittime), mentre le bambine compiacenti sono poche perché nella maggior parte dei casi loro vanno in catatonia isterica, divenendo rigide e assenti durante tutto l'atto sessuale. La violenza fisica diventa spesso un mezzo per generare ribellione o per costringere, soprattutto le bambine, ad uscire dallo stato di catatonia. Anche questa trattazione psicologica potrà deludervi. La pedofilia cioè l'istinto sessuale nei confronti dei minori è un istinto connaturato nell'uomo, il che chiarisco subito non lo rende pertanto lecito o accettabile socialmente. Gli istinti naturali dell'uomo infatti non sono solo quelli romantici che ci trasmettono le narrazioni di Leopardi e Manzoni, ma sono proprio quei mostri feroci ed affamati raccontati per la prima volta da Freud e Nitsche e poi messi in atto durante le due guerre mondiali e in tutti i conflitti etnici fino ai giorni nostri. La mancanza di acqua o glucosio, porta l'uomo a diventare violento e a soffrire di crisi di astinenza, che noi chiamiamo sete e fame. L'eroina, l'alcol e il tabacco producono gli stessi effetti sugli uomini e le donne che ne sono dipendenti e ne vediamo per le strade le conseguenze. La gravità dei conflitti moderni genera azioni mostruose, secondo i criteri romantici di un pubblico teledipendente, ma purtroppo profondamente connaturate nella natura di ogni essere umano in tutte le epoche, incluso il teledipendente...(stupri di massa, genocidi). L'istinto sessuale non è da meno rispetto all'aspetto di bisogno, dipendenza e reazione eccessiva in condizioni particolari. L'oggetto sessuale può essere naturalmente il più variegato perché siamo animali onnivori in tutti gli aspetti istintuali e la mancata soddisfazione di tali istinti produce i fenomeni di astinenza, dipendenza ed eccessiva risposta con accesso all'uso indiscriminato della violenza fisica. Lo stesso discorso vale ovviamente per la violenza alle donne (sessuale o solamente fisica) come per i bambini (pedofilia o aggressioni fisiche). La corretta soddisfazione degli istinti secondo i criteri di socialità e di libero scambio reciproco sono modalità di “sublimazione” degli istinti di carattere superiore e moderno, tant'è che abbiamo dovuto aspettare gli anni '70 per avere la prima definizione di violenza sessuale alle donne o appunto di pedofilia. Tutta questa presa di coscienza è storia moderna per cui è normale non avere ancora strumenti adeguati per contrastarla. Lo scandalo è generato dall'effetto spettatore creato dalla medesima struttura dei mass.media: questo fenomeno aumenta i casi di imitazione e non serve a produrre nessun cambiamento favorevole alla riduzione del fenomeno visto che l'istinto dello spettatore necessita di dosi sempre più elevate di scandali per essere soddisfatto e che i mass.media vivono della pubblicità che consegue a questa moderna forma di parafilia. La relazione vittima carnefice Entriamo allora nell'ultimo campo: la relazione vittima carnefice, sperando che vi piaccia almeno questa. E' libero scambio quello tra minore e adulto pedofilo? Questa è la domanda da cui dobbiamo partire.Sicuramente è libero scambio l'amore tra persone adulte dello stesso sesso o di sesso diverso. Sicuramente non lo è il sesso ottenuto con la violenza o quello che conduce alla morte dell'altro. Rimane di difficile trattazione allora solo l'aspetto del nudo atto sessuale e dell'incesto tra adulto e minore. Diamo la priorità all'incesto che è appunto di maggiore frequenza. L'universo del bambino è geneticamente sessuato, come abbiamo detto, ma i valori e lo sviluppo autonomo è modificato in modo profondo dalla relazione con i genitori, prima, con la scuola e i compagni di classe a partire poi dall'età scolare. I bambini trovano naturale la relazione fisica totale con i propri genitori da cui dipendono dalla nascita al 100%. La nascita a tre anni di istinti sessuati e poi la loro trasformazione polimorfica aumenta il desiderio di contatto del minore con l'adulto. La cultura ci ha insegnato a respingere i bambini troppo seduttivi, ma i pedofili sono invece contenti di questo comportamento naturale del minore. Quando il genitore rimane coinvolto nella trappola dei propri istinti pedofili il minore, a meno che non vi sia anche violenza fisica, non si rende affatto conto della gravità della cosa, essendo in parte appunto consenziente. Solo strumenti indiretti come il disegno, il rendimento scolastico, le favole o i sogni faranno emergere i conflitti e le frustrazioni del minore che altrimenti non possiede nessuno strumento naturale per distinguere la realtà che lo circonda. Molti bambini ed alcune bambine da adulti racconteranno ai propri psicoterapeuti di avere provato piacere o di essersi sentiti loro in colpa secondo le complesse strategie che emergono psicologiche in quell'età in cui Freud pretendeva si risolvesse il complesso di Edipo (di Elettra nelle bambine), cioè l'innamoramento per il genitore del sesso opposto e il conflitto con quello dello stesso sesso. Esistono poi fenomeni di suggestione e di legame psicologico profondo, dovuti sempre alla natura onnivora e sessuata anche del bambino, che spesso diviene dipendente psicologicamente dal carnefice, come in tutti i casi di istinti non soddisfatti, e tra questi c'è il desiderio di cure parentali. E' appunto il contrasto tra l'istinto sessuale e il desiderio di cure parentali a creare quel corto circuito che ci permette attraverso i segnali indiretti di capire di essere di fronte ad un reato, perché il minore a meno che non ci sia violenza fisica non ha nessuno strumento per capire la differenza. Allo stesso modo è questa la base scientifica per potere distinguere in modo chiaro, anche nell'ultimo caso da analizzare, il reato di pedofilia dal comportamento lecito di tutti i rapporti sessuali tra consenzienti. Nessuno può impedire ad un minore di avere rapporti sessuali infatti anche completi con altri minori consenzienti, questa è infatti la norma del comportamento umano. D'altra parte è a 11 anni che le bambine, in modo più evidente, diventano capaci di procreare, Giulietta ne aveva 14 quando incontrò Romeo che ne aveva già 21, ed infine ancora oggi a Napoli e provincia la prima gravidanza o la prima interruzione di gravidanza avviene per un gran numero di ragazze anche prima dei 15 anni, mentre il partner occasionale o stabile non ha quasi mai meno di 18 anni. Il limite nel caso di puro atto sessuale tra maggiore e minore va allora rivisto di volta in volta e valutato da un giudizio esterno, possibilmente, alla famiglia del minore in oggetto, per stabilire se c'era consenso e se questo non era in contrasto con il bisogno di cure parentali, dal che si desumerebbe comunque un abuso, a mio avviso. E' evidente il reato nel caso di soggetto estraneo che usi mezzi tecnologici o che viaggi in cerca di prostituzione minorile, così come appunto il caso di chi “caccia” sistematicamente in luoghi pubblici come parchi, parrocchie o scuole le proprie vittime. Rimane nell'ombra il rapporto stabile che si crea in alcuni casi in cui la vittima si dice consenziente e dove il giudizio del tribunale e del legislatore e non dello psichiatra può stabilire se c'è stato abuso del bisogno di cure parentali oppure se qualcuno ha trovato la propria Lolita.Dr. Manlio Converti

PRIDE VERONA 2007giornata dell'orgoglio gay lesbico transgenderSABATO 23 GIUGNO 2007- presso csoa La Chimica - Piazza Zagata Borgo Venezia -VeronaRICHIESTA ADESIONE E PARTECIPAZIONE - Il 28 giugno del 1969 parti la "rivolta" allo "Stonewall" di New York. A quel tempo negli Stati Uniti esisteva una legge che vietava di servire da bere nei locali pubblici agli omosessuali (i/le transessuali venivano omologati di fatto agli omosessuali). Il bar "Stonewall" era prevalentemente frequentato da "travestiti" e transessuali ed in misura minore da lesbiche e gay. Durante un'ennesima perquisizione della polizia atta a far rispettare la legge, Silvia Rivera ed altre transessuali che frequentavano il locale, dettero inizio ad una vera e propria rivolta che costrinse alla ritirata le forze di polizia. Celebre è rimasto il "tacco a spillo" usato come arma da Silvia Rivera per ribellarsi ad un poliziotto che la stava maltrattando... I gay e le lesbiche presenti seguirono l'esempio di Silvia e le altre, partecipando alla rivolta. In quel giorno, nacque l'orgoglio gay lesbico bisessuale e transgender.... Sabato 23 giugno 2007 dalle ore 19.00 preso il csoa La Chimica di Verona verrà ricordata la Giornata dell'orgoglio omosessuale e transessuale, il PRIDE. Il Circolo Pink invita tutte le associazioni, gruppi, sindacati, collettivi, singole e singoli ad aderire e a partecipare sabato 23. Abbiamo scelto, anche quest'anno, di fare questa festa alla Chimica, perchè pensiamo come gay lesbiche e trans che quello spazio debba continuare a vivere, perchè è stato ed è uno di quegli esempi da seguire, un luogo abbandonato che grazie all'impegno dei/delle ragazzi e ragazze della Chimica ha ripreso vita dopo anni. Anche noi come Silvia e le altre non ci lasceremo portare via questo spazio di libertà , vi invitiamo a condividere la serata e lo spazio. Se avete materiale da portare portatelo, cè la possibilità di fare un banchetto. PER ADERIRE MANDARE UNA MAIL entro mercoledi 20:
info@circolopink.it Giovedi 21 alle ore 11.45 faremo una conferenza stampa presso la sala stampa di Palazzo Barbieri alla quale vi invitiamo a partecipare. INCONTRO: Sabato 23 Ore 18.00 alla Chimica Iincontro con tutte le realtà che hanno aderito al Pride e non solo: sarà l'occasione per confrontarsi a partire dall'identità di genere e dall'orientamento sessuale sulla necessità di continuare con orgoglio una politica di visibilità dei diritti di cittadinanza. PROGRAMMA: dalle ore 19.30 aperitivo, a seguire cena e poi dj-set e forse una sfilata, ma vediamo se la nostra stilista trova l'ispirazione... in ogni caso vi aspettiamo tutt*. Hanno già aderito: Sinistra critica, Verona Cambiare Si Può, Partito dei comunisti italiani-Verona, Graziano Perini - cons. comunale dei comunisti italiani, Federazione di Verona del PRC, Giorgio Bertani consigliere dei Verdi Prima Circoscrizione, Arcilesbica Verona, Arcigay Verona, Roberto Leone, on. Vladimir Luxuria, Facciamo Breccia, Isabel CholbiCircolo Pink Verona - Via scrimiari 7, 37129 Verona - tele e fax 045 8065911info@circolopink.it - www.circolopink.it
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MASTELLA METTE LA MORDACCHIA AL GIUDICE A”ANTICROCIFISSOdi Luigi Tosti Il giudice Luigi Tosti chiede, in base alla Costituzione Italiana e alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, di poter affiggere nei tribunali la menorà ebraica accanto al crocifisso, oppure la rimozione del crocifisso [N.d.R.]. Nel settembre del 2006 il giudice di Camerino Tosti Luigi ha chiesto al Ministro di Giustizia Mastella di rimuovere i crocifissi cattolici dalle aule giudiziarie preannunciando che, in caso contrario, si sarebbe rifiutato di presenziare al processo penale che sarebbe stato celebrato a suo carico a gennaio dinanzi ai giudici dell'Aquila. Nella lettera il dott. Tosti ha giustificato la sua richiesta col rispetto del principio costituzionale di laicità dello Stato italiano, così esprimendosi: "Ribadisco, poi, che nella mia qualità di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione connotata di cristianità - sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel "loro" idolo". Ebbene, questa frase ha mandato su tutte le furie il Ministro cattolico Mastella che, istigato dal collega On.le Francesco Storace, ha sfogato il suo livore con un'immediata azione disciplinare contro la toga anticrocifisso, incolpandola di "avere tenuto un comportamento non corretto nei confronti dei giudici del Tribunale di L'Aquila, esprimendosi in violazione dei criteri di equilibrio e misura". Il Tosti ha respinto l'incolpazione, rilevando che le sue parole, oltre ad esprimere una verità oggettiva e incontestabile, non potevano essere "censurate" perché rientravano nell'ambito del legittimo esercizio del diritto di difesa e di libertà di pensiero e, inoltre, non potevano neppure integrare un illecito disciplinare alla luce della nuova normativa di cui al D. Leg.vo 23.2.2006 n. 109: si trattava, infatti, di un comportamento tenuto al di fuori dell'esercizio delle sue funzioni di magistrato. Accortisi dell'infondatezza dell'accusa, si sono subito cambiate le carte in tavola per mantenerla in piedi: con un "tocco di magia", come nella favola del lupo e dell'agnello, è stata infatti mossa al giudice anticrocifisso una nuova incolpazione con la quale si è sostenuto -si badi bene- che la frase incriminata integra addirittura "un fatto costituente reato per il contenuto gravemente ed ingiustificatamente lesivo dell'ordine giudiziario nel suo complesso nonché del Ministro destinatario della istanza". L'istruttoria è stata chiusa con solerte rapidità , tant'è che il Presidente del CSM Nicola Mancino ha già rinviato la toga anticrocifisso al giudizio della Sezione Disciplinare per la pubblica udienza che si terrà il 21 settembre prossimo. Questo è il commento del dr. Tosti: "Se il Ministro cattolico Mastella e i membri di questo Governo "laico" -Prodi, D'Alema, Rutelli e Bertinotti in testa- si illudono di tapparmi la bocca con quella stessa criminale mordacchia con la quale gli augusti antenati di questa Colonia del Vaticano la tapparono a Giordano Bruno, prima di arrostirlo "cristianamente" sul rogo, hanno fatto male i conti. E' triste per me doverlo ammettere pubblicamente, ma il Ministro di Giustizia Roberto Castelli, al quale avevo inoltrato lettere esattamente identiche a quella "censurata" da Mastella, ha dimostrato di essere un perfetto galantuomo. Credo proprio che mi presenterò al cospetto della Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura col capo cosparso di cenere e gli occhi bassi per la vergogna: dire la verità in un regime che si regge sulla menzogna è infatti disdicevole perché si rischia, prima o poi, di essere scoperti". Si consiglia vivamente di non pubblicare questa notizia, potendo nuocere al regime di disinformazione imperante nella Colonia del Vaticano. Luigi Tosti
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LE AVVENTURE DI “FROCIK” IL VENDICATORE DEGLI OPPRESSIA cura di Massimo ConsoliEbbene, si’, lo confesso: Frocik... ero io! Ho inventato questo personaggio all’inizio degli anni ’70, sulla scia dei vari Kriminal, Diabolik, Anarkik... Stavo cercando un protagonista che riuscisse ad esprimere la mia rabbia, la mia voglia di cambiare il mondo, la mia ansia rivoluzionaria. Frocik mi sembro’ l’ideale. Il nome era sufficientemente provocatorio, e faceva capire subito la personalita’ del nostro eroe. Il debutto era previsto sulla rivista “Noi”, numero di luglio 1973, ma l’editore ebbe paura. Gia’ il titolo era tutto un programma: “Basta!”. Il contenuto, poi, veramente da denuncia visto che, anticipando l’outing me la prendevo un po’ con tutti: “Basta con le Gianna Preda che parlano sempre dei Sullo, dei Colombo, dei Rumor, e non accennano mai ai Caradonna, ai Nencioni!”... “E’ ora di finirla con i profittatori e gli sfruttatori di ogni risma, con le marchette ideologiche, con i ruffiani ed i prostituti che vivono sulle nostre spalle, con i predicatori bugiardi che esaltano cio’ in cui, per primi, non credono, con gli ideologi fasulli, con i servi ed i venduti al miglior offerente, con i preti traviatori di coscienze, con i democristiani che cercano di comprarci, con i fascisti che cercano di venderci!” Gianna Preda era una redattrice del Borghese che, in ogni articolo, non riusciva a non insultarci. Gli altri erano parlamentari in carica della Democrazia Cristiana o del Movimento Sociale. Cosi’, la firma salto’ anche se l’articolo apparve (l’editore chiese il parere di un avvocato!), ma riuscii ad imporla nel numero successivo, recensendo il libro di Lisetta Carmi su I travestiti, nella quale me la prendevo con Dario Bellezza che ancora non si decideva a diventare un militante a pieno servizio. Frocik era lanciato! Un po’ piu’ tardi intervenne Enrico Verde, uno studentello con tanta voglia di fare, di lottare, molto carino, ancora piu’ intelligente e in gamba (oggi e’ un maturo professore di Lettere) e Frocik divento’ un fumetto sul nostro mensile Ompo, attraverso il quale informavamo i lettori e i militanti degli sviluppi delle nostre trattative con il Comune di Roma per la concessione di una sede alla Gay House. Oggi, i personaggi di quelle strisce sono diventati quasi misteriosi, ma all’epoca tutti sapevano che Amato Mattia era a capo della segreteria del Sindaco Luigi Petroselli, cosi’ come Luigi Arata era il consigliere comunale del PCI che ci voleva sfrattare a tutti i costi dalla palazzina che avevamo occupato e trasferirci nello squallido frigorifero del vecchio Mattatoio abbandonato (“Ompo” N° 56, 2 novembre 1979). Bellissimo il fumetto che termina con una vignetta che, all’epoca, venne ritenuta impossibile: “100.000 gay a Roma”. Un sogno! In retrospettiva non credo di essere lontano dal vero se dico che Frocik e’ stato il primo fumetto gay italiano prodotto dal movimento ed apparso con una certa continuita’. Poi, nel 1979, il personaggio subisce una trasformazione, diventa piu’ internazionale e si ribattezza Gayik (“RGN” 258 ), ma il sottotitolo rimane sempre lo stesso: il vendicatore degli oppressi. E, in effetti, Frocik e’ la frusta della comunita’ omosessuale, uno scudiscio che si abbatte impietoso su tutti coloro che ci offendono, ci denigrano, ci discriminano. Il papa comincia la sua campagna contro di noi? Ed Enrico Verde gli risponde con la sua “Rerum Gayorum” (in sostituzione della “Rerum Novarum”...) e con i “Turpi Peccatori”. Si parla di particolari microbi che colpiscono solo i gay? E lui dimostra la differenza tra la zecca gay e quella eterosessuale. Ma non basta! Per consolidare una comunita’ si ha bisogno anche dei propri riti e miti. Cosi’, ad un certo punto, il settimanale “Rome Gay News” comincia a stampare in ultima pagina dei santini da ritagliare e conservare nel portafoglio con l’immagine dei beati Leonardo da Vinci, Pier Paolo Pasolini, Harry Hay, Chaikowskj, e cosi’ via. Passiamo serate intere alla Gay House oppure a casa mia, a cercare le immagini giuste, a tagliare, sforbiciare, disegnare... l’inventiva di Enrico Verde e’ inesauribile. Seguono, a ruota, le “Gaylire”: un’altra invenzione strepitosa. Le banconote vengono utilizzate nei locali, soprattutto a Roma, come fossero dei buoni sconto. Tutti i giornali ne parlano e, pochi mesi dopo, anche la Lega Nord s’inventa la “sua” moneta... per stare al passo con i tempi. Infine arriva l’euro. Ma questa e’ tutta un’altra storia. Massimo Consoli
FASSINO MA QUALE OCCULTA! LEGGI PIERLUIGI BATTISTA. Il segretario dei DS, Piero Fassino, ha inaugurato la stagione dei colpi di sole, eppure, non siamo ad agosto. Col solleone cosa dirà ? Nel corso dell'intervista all'Unità Fassino ha paventato «Un vento torbido che minaccia l'Italia» e una «regia occulta» che avvelena i pozzi e minaccia la vita del Paese. Ma no!! Se ne accorge, ora, Fassino?! Una Regia Occulta? Fassino, ma quale occulta d'Eggitto! Fassino guardi nei Palazzi del Potere - dal Parlamento ai Palazzi di governo - ed a tutta la pletora che vi gira attorno, e non vedrà nulla di «occulto» ma di chiarissimo. E non ci faccia venire il latte alle ginocchia perchè nessuno, a destra e a sinistra, ne può più delle sciocchezzate e delle balle che ci vengono ammannite. Fassino si legga oggi Pierluigi Battista «Giornali e politica. Torna di moda la retorica dei «veleni», pag 26, Corriere della Sera, in cui scrive di «una malattia semantica stagionale» (malattia dei politici ndr) che accusa la stampa di avvelenare i pozzi. Malattia semantica, dei politici & dintorni, di cui ho discettato nella mia ultima nota *pochi Stronzi ! Giuliana D'Olcese - P.S.: Colgo l'occasione per dire a Gian Antonio Stella che la sòla rifilata ai romani dal sindaco Veltrozzio, «il Difensore Civico», Avvocato Marotta, da lui stesso voluto, sponsorizzato ed imposto alla città di Roma, è la rappresentazione vivente della negazione della democrazia che regna nell'Amministrazione Capitolina. Il Difensore Civico, in democrazia, è colui che, superpartes, è il controllore dell'Amministrazione comunale, e questa, è il controllato. Inoltre, non è uno di partito nominato ne' dal partito ne' tantomeno da un leader di partito. La figura istituzionale del Difensore Civico è a difesa dei cittadini, il baluardo tra questi e l'Amministrazione comunale acciocchè ne siano tutelati i diritti. Il Difensore Civico, per legge è, o dovrebbe essere se le regole fossero rispettate e non si abusasse dell'ignoranza dei cittadini, eletto dai Cittadini e non, viceversa, nominato dal controllato. Il caso Veltrozzio-Marotta, caro Stella, non è altro che lo specchio della corruttela politico-amministrativa di cui sono in balia i cittadini romani ai quali, Veltrozzio, ha rifilato la sòla del Controllore nominato dal Controllato. Ai tempi in cui, qualche, innocua critica a Veltrozzio si poteva veder pubblicata sulla cronaca romana del Corriere, scrissi una lettera sull'abnormità di tale nomina da parte di Veltrozzio. La lettera fu pubblicata, ma nessuno rispose, tantomeno il «democratico» Veltrozzio.


«Niente leggi? E i gay italiani si sposano all'estero. E poi, calcio e calciatori in odore di omosessualità , clero, omofobie, presidenti della Repubblica gay». Franco Grillini esce con un libro-intervista esplosivo firmato con Claudio Sabelli Fioretti. Anticipato in esclusiva dal mensile Babilonia in edicola domani». C'è da scommetterci: adesso tutti spolvereranno gli annali quirinalizi, per capire meglio e di più di quale presidente della Repubblica gay parla l'onorevole Franco Grillini, che “già c'è stato”, nel libro intervista che uscirà a luglio: “Gay. Molti modi per dire ti amo”, firmato da Claudio Sabelli Fioretti e anticipato da brani pubblicati in esclusiva sul nuovo numero del mensile storico omosessuale Babilonia. Grillini si concede “anima e gossip” a Sabelli Fioretti e parla nel libro che verrà pubblicato da Alinari, di matrimoni gay di coppie italiane celebrati all'estero; spiega quali, secondo lui, sono i cardinali più omofobi: «Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Tonini, per esempio, che va continuamente in televisione a dire che i gay sono malati». Oppure ricorda della lite col provicario Vecchi: «Aveva detto che le nostre manifestazioni erano ultra minoritarie. Io gli ho fatto notare che quelli che vanno nei locali gay sono molti di più di quelli che vanno a messa, sulla domenica ci battono ancora... per ora... Si è incazzato molto». Ma “l'omorevole” Franco Grillini, nell'anticipazione del libro pubblicata su Babilonia torna a parlare di calcio e gay: «Mi fanno ridere gli allenatori che vietano il sesso ai calciatori e fanno ritiri senza mogli. Come se l'unica sessualità possibile fosse quella con la moglie. I calciatori possono far sesso fra di loro. E probabilmente lo fanno». E a Claudio Sabelli Fioretti che lo istiga: “Il calcio è l'unico settore dove non ci sia stato un omosessuale dichiarato”, Grillini risponde: «(...) Spesso i calciatori si sposano per copertura. O per lo meno si fidanzano. E ci sono bellissime donne che lo fanno per mestiere. Si fidanzano con gay, a pagamento». Tanti i temi toccati da intervistato e intervistatore, temi che delizieranno non solamente la comunità omosessuale. Una “perla” fra le tante è il racconto che Grillini fa quando, come parlamentare e membro dirigenziale di Arcigay, fu ricevuto al Quirinale da Cossiga, insieme ad una delegazione della più grande organizzazione omosessuale: «Pensavamo tutti – racconta Grillini – che la cosa avrebbe destato grande scalpore. Invece niente e lui (Cossiga ndr.) rimase molto seccato. Al telegiornale due giorni dopo disse: “Ma insomma, mi criticate per questo e quell'altro motivo. Poi incontro Grillini e l'Arcigay e non dite niente”». E alla fatidica domanda successiva di Claudio Sabelli Fioretti: “Prima o poi avremo un presidente della Repubblica gay?”. «Se è solo per questo, c'è già stato», risponde gongolante Grillini.

COMUNICATO STAMPAIl 27 giugno alle ore 18.00 in via dei Cimatori 9 (Roma) Lucia Piera De Paola presenterà il suo nuovo romanzo “SYNAPSYS” edito da Il Dito e la Luna nella collana Le Coccinelle. Introdurrà l’opera del’autrice Maurizio Gregorini,scrittore, poeta, giornalista. L’evento, promosso dalla Libreria Babele di via dei Banchi Vecchi, si svolgerà in un caratteristico giardino nel cuore di Roma, tra Castel Sant’Angelo e Campo de’ Fiori, dove Lucia Piera De Paola e Maurizio Gregorini si ritroveranno a guidare i lettori in un viaggio dell’anima nell’anima, nella scrittura di tradizione giapponese, un viaggio nella cultura omosessuale e nell’amore. Yaoi o shounen ai sono appunto gli amori tra uomini scritti e descritti dalle donne e l’autrice, appassionata del Giappone e di yaoi, dà prova di conoscere profondamente la cultura giapponese e il labirintico intrecciarsi di emozioni, sentimenti, passioni che sono al fondo dell’animo umano. In un futuro prossimo e in una realtà sintetica che è già alle porte, Dee e Masa si cercano, si trovano incredibilmente combacianti e cominciano ad amarsi, si perdono nelle passioni, si ritrovano. La loro si rivela subito una attrazione forte e i due vivono, senza inibizioni, un gioco di ruolo dove le regole sono chiare e nette: Masa domina, Dee soggiace. Ma già dalle prime righe, il lettore avverte un disagio, quasi un suono subliminale che ha il compito di evitare conclusioni ovvie: non è una iniziazione al sesso quella che si sta consumando tra loro due. La terza protagonista di una storia intensa e straziante è Tokyo, più vista che vissuta, abbagliante ma terribilmente fredda e incapace di frenare una passione devastante. Nulla di nuovo, nulla di speciale, ma non è così: bisogna leggere il romanzo per capire. Al termine dell’incontro sarà offerto un aperitivo ai presenti.Ufficio stampaLorenzo Miconi3479077549
milo4you@yahoo.it
IL DITO E LA LUNA EDIZIONI Sconti del 15% per tutto il mese di giugnoPer tutto il mese di giugno, in occasione del RomaPride 2007, la casa editrice Il Dito e La Luna promuove i propri libri presso tre importanti librerie: Innanzitutto le due Libreria Babele di Milano e Roma, che da sempre promuovono e diffondono i libri a tematica LGBT: se andate in Via San Nicolao 10 a Milano oppure in Via dei Banchi Vecchi 116 a Roma troverete tutti i libri e le riviste che avreste sempre voluto leggere, oltre naturalmente i libri de Il Dito e La Luna con lo sconto del 15%. Infine la Libreria Termini, nell’atrio Stazione Termini a Roma: chiunque sarà di passaggio a Roma, per tutti gli eventi connessi al RomaPride 2007, troverà presso la Libreria Termini la piacevole sorpresa di uno sconto del 15% su tutti i libri de Il Dito e La Luna. Approfittiamo dell’occasione per invitarvi tutte e tutti al RomaPride 2007 il 16 giugno! Non mancate!Vi aspettiamo con tantissime novità Il Dito e La Luna casella postale 10223 -20110 MilanoTel. 02.66.91.211 Fax 02.99.98.51.29 www.ilditoelaluna.com
BUENA VIDAGAYA CsF
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Data: Fri, 22 Jun 2007 12:10:26 +0100 (GMT+01:00) Da:
carla_liberatore@virgilio.it Oggetto: NEWS DEL 22 GIUGNO
Allegato in formato testo [ Controlla e salva sul pc ]
NOTIZIARIO GAYA CsFVENERDI’ 22 GIUGNO 2007
LA GIORNATA DELL’ORGOGLIO GAY"Orgogliosamente felici" perché, c'è scritto sulle loro magliette, "Etero o gay, sono sempre figli miei".La musica, i colori, i corpi del Gay Pride 2007 invadono il centro di Roma, gli striscioni chiedono diritti per single e coppie di fatto, dicono basta all'omofobia e alle interferenze porporate. La politica, ancora una volta divisa - Da una parte ci sono i teodem della Margherita- capofila i duri e puri Emanuela Baio, Paola Binetti e Luigi Bobba - che vedono nella manifestazione "un attacco alla famiglia" e ai principi fondanti della società , per non parlare dell'"imbarazzo" di una simile manifestazione che "mette in fuga i cattolici della maggioranza". Con loro anche l'Udeur di Mastella e Fabris e tutta l'opposizione. Dall'altra il governo e la sinistra laica, anche se cattolica, che sponsorizza e - dopo 48 ore di polemiche, sotto la pressione dei teodem - conferma il patrocinio ma molto ridotto, mignon, "all'evento e al corteo" ma non alla piattaforma politica della manifestazione. In mezzo ci sono loro, i glbt (gay, lesbian, bisexual, transgender), il popolo omosessuale che celebra la sua giornata di orgoglio con una piattaforma molto scandita: matrimonio gay e lesbiche e "parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali"; possibilità di avere "responsabilità genitoriali"; e poi basta con "il clima d'odio" nei confronti degli omosessuali e "la sovranità limitata imposta all'Italia da uno Stato straniero". Una manifestazione, si legge nel programma, "aperta a tutti con l'obiettivo di difendere la sovranità dello Stato ma che apre una stagione di riforme democratiche, civili e libertarie". Una manifestazione molto sentita, spiega Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay e esponente di Sinistra Democratica, "quest'anno la spinta è molto forte perchè abbiamo la sensazione che diritti acquisiti siano oggi rimessi in discussione". La querelle sul patrocinio - Il Gay Pride nazionale, che torna a Roma dopo il 2000 (World pride) e dopo alcune tappe "storiche" per partecipazione come il Pride di Bari nel 2002, ha numerose sponsorizzazioni istituzionali tra cui la Regione Lazio, la Provincia e il Comune di Roma. C'è anche la presidenza del Consiglio dei ministri, tramite il ministero delle pari Opportunità . "Il patrocinio è agli eventi culturali e sportivi che fanno di contorno alla manifestazione" ha precisato giovedì mattina il ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini, la "mamma" dei Dico. E' qui si è scatenata la bagarre. Pollastrini doveva rispondere all'indignazione e agli aut aut di teodem e Udeur e alla rabbia degli organizzatori che si sono sentiti disconosciuti e a quel punto volevano "buttare" dai manifesti il logo della Presidenza del Consiglio. Alla fine, tra telefonate e ricuciture, l'ha spuntata un compromesso al ribasso, il "patrocinio mignon" come l'ha ribattezzato Grillini: sì alla manifestazione ma non alla piattaforma politica del corteo. E la rinuncia di Barbara Pollastrini ufficializzata ieri alla fine del Consiglio dei ministri. Non sarà fisicamente lì, ma, scrive in un messaggio-appello "ribadisco la mia adesione ideale e politica a tutte le battaglie di civiltà per il rispetto dei diritti delle persone e della loro dignità ". Il ministro augura "la riuscita della manifestazione per raffozare laicità e tolleranza" e mette in guardia da "atteggiamenti omofobici". Grida vittoria Paola Binetti: "Apprezzo molto il passo indietro del governo e di alcuni ministri. Non condivido affatto altre posizioni come quella di Emma Bonino". E di tutti i ministri che oggi sfileranno in quel corteo. I Radicali hanno tutti dato l'adesione. I manifesti - Polemiche politiche, quindi, e alta tensione in città : Forza Nuova l'altro giorno ha tapezzato via Merulana con manifesti con la scritta "No more gay- basta froci". Sono stati subito strappati ma insomma, ecco, per essere alla vigilia il clima non è dei migliori. "E' necessario un pacchetto di misure anti omofobia" insiste Grillini. La manifestazione - L'appuntamento è per oggi (ore 16) a piazzale Ostiense. Sono in arrivo pullman e treni speciali da tutta Italia, centomila persone è la stima per difetto che fanno gli organizzatori. "Parità dignità laicità " sarà la scritta sullo striscione d'apertura del corteo che - come sempre - saprà essere creativo, colorato e sonoro. "Almeno quaranta carri" annuncia il diessino Franco Grillini "facciamo anche per divertirci. Questa politica è così noiosa...". Un carnevale di maschere dove il popolo glbt volutamente esagera ed esaspera il suo essere omosessuale. Un' esibizione che qualcuno nel governo ha giudicato "imbarazzante". Indiscrezioni parlano di un carro dedicato alla senatrice teodem Paola Binetti dove una sua controfigura sfilerebbe con cilicio e boa di struzzo rosso. Di sicuro saranno distribuiti 3000 preservativi e carte di identità con la scirtta "stato civile nessuno". Ci sarà un'enorme macchina per fare bolle di sapone "bolle d'aria come quelle che sparano i politici" . Vladimir Luxuria si è raccomandata: "Venite tutte, belle, colorate ma mi raccomando non in topless...". I politici in corteo - Così, se Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) sfilerà in corteo, Paolo Ferrero (Rifondazione) si limita a un saluto perchè poi ha un impegno in Calabria. "Ma la mia adesione è completa, difendete tutti e tutte". Emma Bonino e Fabio Mussi hanno garantito la loro adesione. Folta la squadra dei parlamentari. "Noi partecipiamo per combattere l'omofobia" dice Gennaro Migliore, capogruppo di Rifondazione alla Camera. "Io sarò presente in nome dei diritti civili" spiega Manuela Palermi, capogruppo Pdci-Verdi al Senato. I Radicali saranno con il loro carro in coda al corteo. "Per protesta" spiega Marco Cappato "visto che non siamo stati invitati a parlare sul palco". Il finale in piazza S.Giovanni - Il programma della giornata è ricco di concerti, happening e manifestazioni nel e fuori il corteo (
www.romapride.it). Il gran finale è stato organizzato in piazza San Giovanni, la stessa piazza che il 12 maggio scorso consacrò un altro tipo di orgoglio, quelle delle famiglie e del Family day. Il palco è stato alzato nello stesso punto, davanti alla basilica. Grillini, uno che in genere non si imbrazza mai, confessa di essere un po' agitato. "Non so cosa dirò, parlerò a braccio, come sempre". Prima di lui Titti De Simone. Dopo, Vladimir Luxuria: "Saremo in piazza con la forza delle idee portando soprattutto i bisogni di centinaia di migliaia di conviventi che vorrebbero avere cura del proprio compagno anche in casi purtroppo non felici, come la morte e la malattia". La colonna sonora è di Daniele Silvestri e del suo "Gino e l'Alfetta". Anzi, l'inventore della Paranza seguirà il corteo su Alfetta. Modello decapottabile. Articolo di CLAUDIA FUSANI Fonte:www.repubblica.it – INVIATO DA Promiseland.it

COMUNICATO STAMPAFAMIGLIE ARCOBALENOA nome dei figli delle lesbiche e dei gay italiani: Siamo stati al Gay pride insieme ai nostri bellissimi figli, come ogni anno dal pride di Grossetto del 2004. E ogni anno, quando più quando meno, c'è qualcuno che ha da ridire e che si erge a difesa dei nostri "poveri" figli," disturbati" e "sbattuti" come bandiere a difesa delle nostre battaglie. C'è sempre qualcuno che non può fare a meno di "argomentare" i suoi vaneggiamenti sulla salute psichica dei nostri bambini e sui futuri danni fatti alla loro vita di adulti "distorti", sulla base, argomento davvero misero, della necessità di avere una mamma e un papà per crescere sani e belli. Se così fosse, tutti i figli del mondo sarebbero belli, sani e soprattutto felici e equilibrati e diventerebbero degli adulti eccellenti e non avremmo più né violenze, né guerre, né malati di mente, né figli abbandonati, venduti, picchiati, violentati e uccisi da mamme e papà teneri e amorevoli. Purtroppo la realtà è ben diversa e un buon genitore non si misura certo al metro del suo orientamento sessuale ma alle sue capacità di dare amore, ascolto e rispetto ai suoi figli. alla sua capacità di aiutarlo a integrarsi nel mondo che lo circonda e che lo accoglie. I genitori di Famiglie Arcobaleno sono ben consapevoli di quest'ultimo punto e concentrano tante delle loro energie all'inserimento dei propri figli nella società , con grande successo devo dire e ciò dimostra che la gente chiede solo di conoscere e essere informata. Le persone che criticano e rifiutano la nostra scelta di diventare genitori dovrebbero sapere che sono loro i principali e unici responsabili dei danni o sofferenza che i nostri figli potrebbero vivere. Che se ne assumino l'intera responsabilità !! Noi intanto, li prepariamo a controbattere alla loro grandissima ignoranza, e alla loro grandissima prepotenza. Li prepariamo grazie a quelli che ci hanno preceduti, in altri paesi lontani e vicino dove i figli di gay e lesbiche sono già adulti e a loro volta genitori, li prepariamo con lo studio e la conoscenza che abbiamo di questa realtà sempre più diffusa ovunque. Nessuno più riuscirà a soffocare e a annientare il nostro desiderio di genitorialità . Intanto Famiglie Arcobaleno rappresenta centinaia di famiglie che crescono centinaia di figli, totalmente ignorati se non insultati dalle istituzioni della Stato italiano. Sono cittadini italiani di seconda categoria poichè hanno l'unico torto di essere stati desiderati, messi al mondo e cresciuti da genitori omosessuali. Il Ministro Bindi e altri esponenti della politica esprimono loro personalissime opinioni quando dicono che un bambino ha bisogno di un papà e di un mamma per crescere bene, opinioni che però sono messe in discussione dalle ricerche internazionali in merito. Un Ministro dello Stato che ha a cura la difesa e la protezione della famiglia non può basare la sua politica su opinioni personali. Un Ministro non solo deve informarsi e modificare le sue opinioni alla luce delle ricerche scientifiche e governative fatte da decenni in tutto il mondo ma anche quando queste non sono sufficienti a farle cambiare opinioni, un Ministro dello Stato deve prendere atto dei FATTI. E i fatti dicono che in Italia esistono almeno centomila bambini e ragazzi cresciuti da genitori omosessuali (Ricerca nazionale Modi Di del 2006), figli insultati giorno dopo giorno attraverso il vilipendio e l'insulto ai propri genitori. Tutta la politica italiana, tranne rare eccezioni a cui siamo grati, si riempie la bocca di concetti vuoti e altisonanti, dando la falsa impressione di preoccuparsi dei bambini che non bisogna affidare all'orco omosessuale quando l'orco si nasconde in tutt'altre case. Ma i gay e le lesbiche, i figli li sanno anche fare, e li fanno e li faranno sempre di più poiché il desiderio di genitorialità è insito nell'essere umano anche se per troppo tempo l'abbiamo soffocato, impossibilitati a lottare contro l'omofobia che dall'esterno abbiamo assorbita. Non siamo più disposti a subire : la politica italiana e la chiesa ne prendano atto come prendano atto dell'esistenza dei nostri figli. I figli e le figlie degli omosessuali hanno diritto come tutti i cittadini italiani ad essere garantiti nella loro dignità di persone, nei loro affetti, nei loro beni anche e soprattutto nei momenti di crisi. Famiglie Arcobaleno si batterà per questo perché niente è più importante per noi, genitori omosessuali, del raggiungimento di questo scopo : dare dignità e visibilità alle nostre FAMIGLIE. Giuseppina La Delfa
presidente@famigliearcobaleno.org associazione genitori omosessuali www.famigliearcobaleno.org

DICHIARAZIONI DI ROBERTO CALDEROLI DOPO IL PRIDE DEL 16 GIUGNO 2007:«Siamo contrari ai cortei, alle marce, a queste ostentazioni pubbliche dei propri gusti sessuali, le manifestazioni narcisistiche che vogliono provocare e scandalizzare finiscono per essere carnevalate goliardiche e di dubbio gusto» Firmato Calderoli Roberto, in seguito diventato ministro di questa sfortunata repubblica. INVIATO DA Gianluca Racano VERDI Abruzzo.

COMUNICATO STAMPA GAYA CsFRISPOSTA DI GAYA CsF ALLE DICHIARAZIONI DI ROBERTO CALDEROLI“PADANIA PRIDE”“Gent.mo” Ministro: Noi di Gaya CsF eravamo presenti al Pride del 16 giugno scorso, la invitiamo pertanto, a presenziare le prossime manifestazioni che si terranno quest’anno, in modo tale da poter valutare attentamente e di persona, ciò che la comunità GLBT nazionale vuol mettere in risalto, attraverso le organizzazioni dei vari Pride. La invitiamo cortesemente, a ragionare attentamente, qualora le fosse possibile, prima di proferire “parole” che spesso, come la storia delle sue precedenti dichiarazioni c’insegna, risultano rivelarsi non solo di cattivo gusto, ma altrettanto inappropriate. Cordiali Saluti. Carla Liberatore Gaya CsF
LETTERA APERTA AL MOVIMENTO LGBTFACCIAMO BRECCIAHa fatto di tutto, la gerarchia cattolica, per non rifare il medesimo errore del 2000. Giorni e giorni chiusa nel silenzio stampa per evitare di pubblicizzare con i suoi attacchi il Pride di Roma. Ma ormai l’Italia lo sapeva che il più grosso ostacolo alla libertà nel nostro paese sono proprio loro, i gerarchi della CEI e la subalternità della classe politica a loro, e così i numeri ci sono stati anche senza il loro contributo, numeri più alti di quelli del Family CEI. Il giorno dopo il Pride, il Vaticano ha addirittura evitato il rito dell’Angelus mandando Ratzinger ad Assisi, a parlare di integralismi islamici, tanto per distogliere l’attenzione dagli integralismi nostrani che, per una volta, si sono rivelati non essere maggioritari nel nostro paese. Ma non ce l’ha fatta, la CEI, a star zitta fino in fondo. E così domenica ecco un box di Avvenire, prontamente ripreso dalla stampa, e in particolare da Repubblica (che, evidentemente, aspettava solo un cenno…). Chiarisce lunedì “Repubblica”: “A scatenare la reazione dei vescovi, un carro con la scritta ‘No vat’…” e via narrando di "croci nere" sulla cupola di San Pietro, insomma il nostro simbolo NO VAT. E l’onorevole Franco Grillini, che ancora – evidentemente – pensa di poter rappresentare il movimento, prende subito posizione: “Gli slogan anti Papa sono stati una ‘robina’ che Avvenire ha trovato per fare polemica…” Ad Avvenire avevamo già risposto, ad analoga indignazione espressa dopo la Manifestazione “Diritti ora” con una lettera di Graziella Bertozzo che diceva: “Il Vaticano si deve rassegnare ad un fatto: se interviene direttamente in politica sarà trattato né più né meno che come un potere politico e, come ogni potere politico, contro di lui saranno usate le armi dell’ironia da parte di chi quel potere subisce. Semplicemente questo è accaduto sabato in piazza: non più uomini mascherati da donne (troppo facile…), ma donne ed uomini che mettevano alla berlina i loro copricapo e i loro vezzi, quelli di un potere esclusivamente maschile che pretende di governare le nostre vite.” Per Avvenire - a questo punto è chiaro - siamo identificati/e. E siamo soddisfatti/e che sia così. Sono i nostri contenuti – fra l’altro – a rendere regolarmente furiosa la gerarchia vaticana. Perché le nostre parole non sono né false né vuote, né – aggiungiamo – sono state solo nostre, ma sono divenute slogan, scritte, bandiere che hanno percorso tutto il corteo. Parole, fra l’altro, elaborate in modo approfondito e con rigore intellettuale nell’ambito del convegno che abbiamo organizzato il giorno precedente e che – guarda caso – si intitolava: “Nessun dogma: parole di laicità ”. La pesantezza delle nostre parole non era dunque affatto inconsapevole, tutt’altro. E chi ha voluto vedere ha visto: “Nonostante colori, lustrini e musica dance, la manifestazione ha avuto un contenuto “politico” serio, come dimostravano le tante bandiere “No Vat”, contro le gerarchie ecclesiastiche…” (Il Meridiano – Risposta laica al Family day). Ci rivolgiamo invece con questa lettera aperta a tutto il movimento gay, lesbico e transessuale con cui abbiamo condiviso il percorso di avvicinamento a questo Pride, davvero unitario nei suoi intenti, obiettivi e modalità , così come nel successo ottenuto. Riteniamo di poter dire che ognuno/a di noi ha fatto la propria parte, avendo come riferimento il documento politico comune, e che fra le altre cose dice: “Le nostre rivendicazioni, si inseriscono in un quadro politico ed istituzionale desolante, in un clima sociale e culturale d’odio alimentato dalle gerarchie cattoliche e sostenuto da una politica debole e in affanno, perché ha completamente smarrito i valori fondanti della convivenza e del pluralismo ideale. È in atto un conflitto di cui vogliamo assumerci l’onere, che cerca di connotarsi come uno scontro fra civiltà , tra eterosessuali e cittadini lgbt, tra cattolici ed atei, tra migranti e italiani, ed invece ha lo scopo di imporre un pensiero unico, un arretramento sul terreno delle conquiste sociali e di cancellazione di ogni tipo di speranza di riscatto ed emancipazione dei differenti vissuti, identità ed orientamenti sessuali.” Proprio la rappresentazione esplicita di questa parte si è assunta Facciamo Breccia, e non solo a nome proprio ma a nome di molte/i. Che la nostra posizione espressamente critica nei confronti del Vaticano non fosse una forzatura lo ha dimostrato la piazza, dove l’intervento di Elena Biagini a nome di Facciamo Breccia è stato applauditissimo, suscitando il coro unanime delle centinaia di migliaia di persone presenti in piazza San Giovanni che hanno gridato “Vergogna, vergogna, vergogna” all'indirizzo di chi, vescovo o politico, quotidianamente insulta e denigra le nostre vite e i nostri desideri. Quella che l’onorevole Franco Grillini definisce “robina” è dunque anche quel documento politico del Pride, a causa del quale il futuro partito democratico e le Pollastrini varie hanno aderito al Pride ma non alla sua piattaforma. Quella “robina” è la denuncia esplicita nei confronti di una classe politica genuflessa ai diktat del vaticano, è quella “robina” che ha portato in piazza un milione di persone e che, a quanto pare, continua ad imbarazzare i politici italiani, indipendentemente dal loro orientamento sessuale e politico.Coordinamento Facciamo Breccia
COMUNICATO STAMPA I KENEuropa, Napoli omofobia e diritto d’asiloAd Aprile 2007 è stato concesso lo status di rifugiato ai sensi dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra ad un ragazzo 21-enne albanese, perché omosessuale e oggetto di pesanti minacce da parte del suo contesto sociale con effettivo pericolo per la sua incolumità fisica e psichica nel paese di origine. È il primo caso di questo genere in Italia, ma ci sono casi precedenti in altri paesi europei, come in Svezia, con la concessione dello status di rifugiato proprio sulla base del pericolo sociale a cui persone omosessuali sono esposte in Albania e non sulla base del quadro legale, che attualmente non criminalizza più le persone omosessuali adulte. Il ragazzo era entrato legalmente in Italia, ha raccontato il Presidente Regionale di Arcigay Toscana, Bert d’Arragon, ed aveva ottenuto un permesso di soggiorno. Durante il suo soggiorno ha dichiarato la sua omosessualità allontanandosi anche da suoi amici albanesi, che però sono venuti a conoscenza del suo orientamento sessuale. Successivamente anche la famiglia del ragazzo è stata informata (tramite gli amici che vivono in Italia) della sua omosessualità e lui ha ricevuto pesanti minacce, anche di morte. L’associazione napoletana i Ken ONLUS, promuove una videoconferenza con il Cassero di Bologna dove sarà presente il ragazzo albanese che ha avuto concesso il diritto d’asilo il giorno 20 Giugno 2007 alle 20:00 dal Teatro Galleria Toledo, nell’ambito della Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dall’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, dal Consiglio Italiano per i Rifugiati e l’Associazione L.E.S.S. onlus, ente gestore del Progetto I.A.R.A. (Integrazione e Accoglienza per Rifugiati e richiedenti Asilo) per il Comune di Napoli. Questa azione servirà per portare all’attenzione del dibattito le nuove frontiere delle tutele dei nuovi diritti e delle antiche persecuzioni. Questo lo vogliamo realizzare, dichiara il Presidente di i Ken ONLUS Carlo Cremona, per dar voce, attraverso la testimonianza diretta della vittima d’odio, alla reale condizione di terrore nell’Europa dei Balcani, come in tutte le parti del mondo, delle vittime dell’omofobia e l’odio verso omosessuali e trans. Da qui comincia, per noi , una campagna di sensibilizzazione, il nostro impegno per dire STOP all’odio ed all’omofobia Si ad una Napoli solidale e per il diritto d’asilo per le vittime omosessuali e trans.
COMUNICATO STAMPA28 GIUGNO 2007: TANTE VEGLIE CONTRO L’OMOFOBIAIl 28 giugno 2007, in diverse città italiane, varie veglie di preghiera ricorderanno le vittime dell’omofobia, ovvero della paura e della violenza irrazionale contro gli omosessuali. Questa iniziativa, lanciata dal gruppo Kairòs di Firenze, è stata subito accolta e fatta propria da numerosi altri gruppi di cristiani omosessuali, una realtà non molto conosciuta dal grande pubblico. Eppure i gruppi di cristiani omosessuali esistono da molto tempo in Italia. Non sono una lobby, anzi, nella Chiesa cattolica “ufficiale” sono praticamente invisibili, ma non si nascondono. Si riuniscono, si parlano, si aiutano e dialogano, per quanto possibile, con la gerarchia cattolica. Sono una comunità di comunità sparse sul territorio, nelle metropoli come in provincia, da Udine a Catania passando per Bologna, Firenze e Roma e in molti altri centri. Sono nati negli anni ottanta, nei centri ecumenici piemontesi, quando, nei campi estivi, si cominciava a parlare di “Fede e omosessualità ”, un tabù per tutti, fino a quel momento. E ancora oggi continuano il loro cammino di fede e di speranza, continuando a confrontarsi con la Chiesa di cui sentono parte. E’ stata scelta la data del 28 giugno per le veglie in maniera non casuale, questa non è una data qualsiasi per gli omosessuali di tutto il mondo. E’ il giorno in cui si ricorda la rivolta di Stonewall (New York), quando, nel 1969, un gruppo di omosessuali reagì alle ormai quotidiane violenze della polizia, chiedendo dignità e giustizia. Purtroppo nel mondo e in Italia, sono ancora troppi gli episodi di omofobia sociale, di violenza fisica e morale, di disperazione a cui sono sottoposti molti omosessuali che, in alcuni paesi non europei sono oggetto di condanna alla pena capitale o a numerosi anni di carcere mentre in Italia i gay subiscono spesso gravi discriminazioni sociali che, a volte, sfociano in atti di violenza gratuita. Il 28 giugno perciò avranno luogo non una, ma tante veglie in alcune città italiane (Firenze, Bologna, Milano, Roma, Napoli, Palermo, Rimini, Avellino, Pescara, Ancona e in molte altre località ) per ricordare e pregare per le vittime dell’omofobia, condividendo insieme agli altri la nostra sete di speranza e di giustizia perché cessi questa inumana violenza. Ma questi vogliono essere anche momenti di comunione tra i gruppi di credenti italiani, omosessuali e non, e di fratellanza tra cattolici e non cattolici, credenti e non credenti, oltre che un momento diTESTIMONIANZA cristiana. Ma non vuole solo essere una preghiera recitata ad alta voce in un luogo di culto. Non solo una ricerca di visibilità fine a sé stessa ma vuol’essere una “Liturgia della Parola” in cui la parola del Vangelo tenterà di esprimere qualcosa di importante e di dar voce, nel ricordo, a chi la propria voce non può più farla sentire. Per raccontare queste veglie e le tante vite spezzate e oltraggiate dall’ordinaria omofobia, è nato un sito che raccoglie documenti, articoli, storie, voci e frammenti di vita consultabili all’indirizzo
http://www.kairosfirenze.it/28giugno.htm - Per maggiori informazioni: info@kairosfirenze.itINVIATO DA Andrea Panerini “IlLibroVolante”
COMUNICATO STAMPAARCILESBICA MILANOOmofobia. Arcigay e Arcilesbica: Siamo soggetti attivi di promozionesociale20 anni di lavoro siano utili alla crescita culturale del nostro Paese. Sono state ascoltate oggi dalla commissione giustizia della Camera le associazioni Arcilesbica e Arcigay relativamente al disegno di legge 2169 contro le violenze e le discriminazioni per orientamento sessuale. I due presidenti Francesca Polo (Arcilesbica) e Aurelio Mancuso (Arcigay) hanno cosi potuto consegnare agli atti parlamentari ed esporre ai componenti una corposa documentazione contenete alcuni rilievi giuridici alla legge oltre a diversi fatti di omofobia registrati nel nostro paese. Secondo la presidente di Arcilesbica Francesca Polo: "Da anni le nostre associazioni sono attive nel difficile lavoro di contrasto alle discriminazioni che le persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali etransgender) sono costrette a subire. Questo attraverso le nostre linee di ascolto che svolgono in maniera competente un lavoro di supporto alle vittime delle violenze. Ma non basta. E' necessario che il ddl venga approvato in tempi brevissimi perchè finalmente, anche il nostro paese, dichiari inammissibile l'istigazione all'odio contro le persone lesbiche, gay e trans". "Abbiamo chiesto - prosegue Mancuso - che le nostre realtà associative, ben radicate nel paese e già fortemente impegnate sul fronte antiviolenza, siano riconosciute come soggetti attivi di promozione sociale. Le elevate competenze acquisite in 20 anni di lavoro diffuso diventino strumenti concreti di contrasto e prevenzione alla violenza in modo da favorire la crescita della coscienza civile e culturale dell'Italia". Francesca Polo , presidente Arcilesbica Aurelio Mancuso, presidente ArcigayArciLesbica Zami MilanoVia Bezzecca, 4 (martedì dalle 21 alle 23)
www.arcilesbica.it/milanomilano@arcilesbica.it
COMUNICATO STAMPAGLI STERMINI DIMENTICATI: ORA TOCCA AL SENATOOpera Nomadi, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, AVI - Associazione per le Vite Indipendenti, ANPI - Associazione Nazionale Partigiani Italiani, hanno presentato oggi pubblicamente la proposta di Legge per la modifica della legge 20 luglio 2000 n° 211 che ha istituito in Italia la Giornata della Memoria (27 gennaio), per includervi, accanto ai cittadini ebrei, anche gli altri gruppi che hanno ugualmente subito le stesse deportazioni e lo sterminio, vittime di discriminazioni etniche, sessuali, Msociali e religiose: Rom e Sinti, Omosessuali, Disabili, Testimoni di Geova. Il recupero di queste memorie è oggi reso urgente dal rispetto per la storia e per tutte le vittime della barbarie nazi-fascista. Ricordare è l’unico modo per evitare che certe tragedie si ripetano, e per trasmettere un patrimonio di cultura civica e identità collettiva e condivisa alle giovani generazioni. “L’assoluta priorità di questa legge è segnalata anche dall’esplosione di minacce e scritte omofobe e naziste che sono apparse per tutta Roma nei giorni precedenti il Gay Pride. In particolare la scritta IL LAVORO RENDE LIBERI, comparsa all’esterno del Circolo Mario Mieli, e le minacciose svastiche e scritte vergate sul luogo della festa finale del Pride!” “Chiediamo, quindi, che in Commissione Affari Costituzionali sia calendarizzata prima della pausa estiva un’audizione con le associazioni promotrici dell’iniziativa. La speranza è che la Giornata della Memoria 2008 possa finalmente includere anche noi, mettendo fine a questa assurda discriminazione tra i discriminati, restituendo piena dignità a tutte le vittime, a tutte le storie e a tutte le comunità colpite, e attivando iniziative pubbliche e istituzionali di recupero che trasmettano alle giovani generazioni e agli studenti un patrimonio integro di memoria”. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, ringrazia i Senatori Valpiana, Sodano, Malabarba, Russo Spena, Maccanico, Donati, Soliani, Bellini, Alfonzi, Bonadonna, Capelli, Confalonieri, Emprin Gilardini, Giannini, Martone, Nardini, Palermi, Ripamonti, Silvestri, Tecce, Tibaldi, Turigliatto, Vano, promotori della proposta di legge, ma rivolge un appello a tutte le forze politiche del Centro Sinistra e che abbiano una radicata identità democratica, perché il valore, anche simbolico, di questa iniziativa dovrebbe travalicare i limiti e i vincoli di coalizione e costituire per tutti patrimonio comune di valori costituzionali.Circolo di Cultura Omosessuale Mario MieliAndrea Maccarrone – Direttivo349/7355715

COMUNICATO STAMPAARCILESBICA NAPOLI “LE MAREE”Arcilesbica "Le maree Napoli mpresenta: Incontro aperto con* *_Don Franco Barbero Fede, sessualità , diritti Martedì 26 giugno 2007 h. 19.00 Presso EVALUNA la libreria delle donne p.zza Bellini 72, 80138 Napoli tel. 081292372 Introduce Giordana Curati. CHI E' DON FRANCO BARBERO: Nasce nel 1939 a Savigliano (Cn) e nel 1963 viene ordinato sacerdote. Dopo alcuni anni di ministero in seminario a Pinerolo (To), viene mandato in una parrocchia periferica della città , dove si distingue per il suo impegno nella lotta per i diritti degli operai e antimilitarista. Nel 1973 fonda con alcuni/e uomini e donne provenienti da esperienze parrocchiali, la comunità cristiana di base (cdb) di Pinerolo. Da oltre 40 anni si occupa di ricerca biblica e teologica ed è impegnato in attività di volontariato. Note sono le sue prese di posizione teologiche e pastorali contro il devozionalismo, a favore di separati/divorziati per il loro diritto alle seconde nozze, a sostegno dell'impegno di gay e lesbiche per vivere liberamente la loro condizione nella chiesa e nella società . Nei suoi molti libri e nei suoi scritti apparsi sulla rivista "Viottoli" ha approfondito una spiritualità di liberazione in cui azione e contemplazione, impegno e preghiera si compenetrano con l'impegno di crescita di una comunità , nel dialogo con centinaia di parrocchie, gruppi, preti, teologi e teologhe. Il suo impegno teologico e pastorale ne fa un itinerante in Italia e all'estero.Arcilesbica "Le Maree" Napoli Vico San Geronimo 19
napoli@arcilesbica.it mailto:napoli@arcilesbica.it http://arcilesbicanapoli.wordpress.com/

PEDOFILIARingrazio il presidente Pino Ingegneri dell’associazione Arci Gaetano Macchiaroli, di avermi invitato a questo incontro perché è raro, soprattutto di questi tempi, che sia data l'opportunità ad un omosessuale di parlare di pedofilia in termini positivi. Questa fa parte infatti delle accuse razziste che subiamo regolarmente, insieme a quella di poligamia, perversione, malattia mentale, incesto e recentemente in pratica anche di terrorismo. Come dire un altro modo di essere vittima della pedofilia. Sono uno psichiatra della Asl Na2 e vi parlerò degli aspetti psicologici e psichiatrici della pedofilia. Ritengo necessario partire a questo proposito da un assunto: la pedofilia è un reato e non una malattia mentale a meno che non sia l'unica forma di espressione sessuale di un adulto. Purtroppo la maggior parte dei pedofili sono proprio i genitori o comunque persone di famiglia, a volte preti, tutti di provata esperienza e in genere eterosessuali: non sono malati ma compiono un reato. Essendo un reato è mio dovere parlarne in relazione al ruolo di vittima, di carnefice, della relazione tra vittima e carnefice e degli spettatori del reato, che siamo noi oggi in questa sala e più in generale l'opinione pubblica e i mass.media. Lasciando ad alti i termini giuridici del reato e parlando solo di quelli psicologici, devo far parte della mia premessa anche la citazione di un famoso illuminista italiano, Cesare Beccaria, nostro vanto insieme alla moratoria internazionale contro la pena di morte di cui l'Italia, attraverso la Ue, è la principale promotrice: “La pena di morte diviene uno spettacolo per la maggior parte e un oggetto di compassione mista di sdegno per alcuni; ambedue questi sentimenti occupano più l'animo degli spettatori, che non il salutare terrore che la legge pretende ispirare. Ma nelle pene moderate e continue, il sentimento dominante è l'ultimo (il salutare terrore che la legge pretende ispirare ndr), perché è il solo” La spettacolarizzazione dell'evento è detto in termini diversi anche la creazione del “mostro” o del “capro espiatorio” a seconda della teoria psicologica o sociale. Quando ci sia reato, malattia o solo diversità sociale sensibile, si creano fenomeni di massa che hanno lo scopo di lenire il grado di incoerenza e insoddisfazione del corpo sociale o del singolo individuo attraverso un meccanismo che penalizza in modo estremo solo qualcuno. Questi fenomeni non risolvono affatto le ferite e le incongruità della società , ma mettono gravemente in pericolo l'esistenza di anziani, donne, down, sofferenti psichici, persone di altre nazionalità e religione, obesi, omosessuali o trans, persone incarcerate per reati minori, ed altri ancora a seconda degli umori del momento. La pedofilia è considerata reato o malattia mentale solo dal tardo ottocento, quando lo spirito illuminista che aveva portato alla realizzazione della carta dei diritti dell'uomo viene estesa anche alle donne e ai bambini a patto che siano della mittle europa, ovvero ariani. L'anima in senso religioso mi pare sia stata concessa alle donne cristiane nella stessa epoca, mentre l'anima laica ovvero la psiche viene invece studiata da Freud per la prima volta proprio all'inizio del novecento, che segnerà con le due guerre mondiali la negazione totale del diritto ad essere un uomo. Dobbiamo aspettare allora gli anni sessanta-settanta perché i principi positivi ed i diritti tornino di moda in Europa e nel mondo, mentre i mass media hanno elaborato soprattutto negli anni '80 e '90 un controllo globale delle informazioni esponendo in prima serata grazie alle nuove tecnologie dettagli cruenti e marginali, prima relegati a citazioni da cronaca nera. A questo punto tocca a voi scegliere che siete gli spettatori in quale altro girone addentraci quello della vittima o quello del carnefice, o ancora quello della loro relazione. La vittima. A differenza dei reati di violenza sessuale su adulti, generalmente donne eterosessuali, il soggetto vittima di pedofilia è un bambino incapace, secondo le nostre valutazioni occidentali, di capire il significato dell'atto subito. Da questo discorso vanno esclusi i casi di cronaca che sono esitati in infanticidio, perché sono rari e perché sono altra cosa, così come va considerata a parte la questione incesto e violenza rispetto al nudo atto sessuale. Delle 15 persone da me seguite che mi hanno parlato delle violenze subite da piccoli, solo 5 erano donne (4 eterosessuali ed 1 lesbica) e 10 erano giovani omosessuali. E' evidente che le cifre non sono statistiche e sono falsate dal mio orientamento sessuale per cui più facilmente i ragazzi mi confidano i loro drammi. Le statistiche internazionali compiute in paesi che sull'orientamento sessuale hanno idee più liberali delle nostre, confermano però il dato statistico che un numero superiore al 30% delle vittime totali siano maschi omosessuali. L'orientamento sessuale e l'identità di genere non sono allora indifferenti nella scelta della vittima. Già Freud riconosceva fin nell'allattamento un comportamento sessuato nei neonati, che diviene polimorfo, orale e anale nella sua classificazione ottocentesca. Isay e Green, che sono psicanalisti moderni, rilevano ancora oggi che la sessualità adulta è già manifesta intorno al terzo anno in modo tanto chiaro da generare le reazioni di allontanamento del genitore che si sente maggiormente a rischio di incesto, ma di conseguenza anche l'avvicinamento da parte del soggetto pedofilo. Da adulti la sofferenza patita esita in somatizzazioni o nevrosi più meno gravi a seconda della sensibilità soggettiva e delle violenze subite. Il nudo atto sessuale, difeso come forma di amore alla pari sia in senso platonico che di scambio sessuale effettivo, rientra nel dubbio della psicanalisi. Anche a me alcuni ragazzi ed una donna mi hanno raccontato di essersi sentiti amati e felici, come forse era Alice quando Louis Carrol la irretiva nel paese delle meraviglie, dove funghi sospetti, dal punto di vista freudiano, facevano crescere o diventare troppo piccola la protagonista dell'amore molesto. E' il legislatore e la società a porre opportunamente il paletto del diritto del bambino a non essere coinvolto in relazioni sessuali o affettive di questo tipo da parte di un adulto. I soggetti che hanno ricevuto violenza e coercizioni, più spesso psicologica che fisica, ma chiaramente in modo più grave quando fisica, soffrono in modo franco di disturbi nervosi e lamentano il peso del cuore nero che li ha molestati in modo sicuramente riconoscibile e con una evidenza chiara come il sole. E' in questo gruppo che si inseriscono quei rari casi di infanticidio di cui inutilmente ci riportano le grancasse dei mass media. Evito a bella posta i dettagli sule conseguenze fisiche, di cui tra l'altro non mi occupo, proprio per evitare che la platea torni a spettacolarizzare questo dramma. Aggiungerei però volentieri in questo gruppo quei ragazzi e bambini picchiati da genitori violenti, in genere etilisti o tossicodipendenti, senza che mai avvengano nudi atti sessuali: non vedo infatti differenze nella gravità della violenza subita da una parte o dall'altra del corpo umano. Il discorso diventa allora ancora più arduo quando la vittima ha subito incesto, quando cioè un parente stretto, più spesso il padre, a volte un fratello, uno zio o un cugino maggiorenne, sono gli autori del reato. Questo reato coinvolge prima o poi sempre tutta la famiglia: dalla cronaca sappiamo di madri che sapevano e che sono state complici di pedofilia con violenza e infanticidio, casi ricordiamo rari, mentre dalle relazioni a noi psicoterapeuti (perché la follia sta nel fatto che sono le vittime a dovere confessare un reato, prima a se stessi, poi in famiglia e poi allo psicologo) sappiamo quanto sia difficile appunto questo percorso (perché se arriva allo psicologo allora si sono vinte già altre battaglie) e come le conseguenze relazionali in famiglia siano spesso drammatiche ed in genere a danno della vittima. Quando gli assistenti sociali o gli insegnanti più sensibili riescono a percepire, in modo sempre indiretto, la possibilità di un tale evento durante l'infanzia della vittima, l'allontanamento immediato dal “mostro che non è il loro papà ” genera un immediato sollievo delle condizioni generali e scolastiche del minore. Le conseguenze dell'allontanamento dal nucleo familiare primario e l'emarginazione in brefotrofi non è però priva di conseguenze negative sul lungo termine. Il coinvolgimento effettivo o la semplice tolleranza da parte della madre del comportamento pedofilo in famiglia causa la degenerazione totale delle relazioni familiari e a questo punto vorrei ricordare a tutti il meccanismo psicologico delle lacrime di coccodrillo: maggiore è il coinvolgimento dei parenti o i loro sensi di colpa maggiore saranno le reazioni di fronte a giornalisti e telecamere. Questo vale anche per una società che si senta impotente o colpevole nei confronti dei propri minori a cui non riesce a garantire questi diritti umani acquisiti, vi ricordo ancora, solo dopo gli anni sessanta. Il Carnefice Tratterò solo brevemente la figura del carnefice perché non è a lui che abbiamo voluto dedicare questo incontro e sempre al fine di ridurre l'effetto spettatore. Oltre l'80% dei casi stimati di pedofilia sappiamo che avvengono in famiglia e coinvolgono almeno la figura di un genitore, a questo gruppo vanno aggiunti i parenti stretti (zii, cugini, nonni, fratelli maggiori). Una percentuale ridotta è riservata al gruppo degli amici di famiglia a cui appartengono anche i preti. In percentuale ancora minore, oggi però in crescita relativa grazie allo sviluppo dei mezzi di comunicazione globali, sono gli estranei, quello cioè che sistematicamente cercano una vittima in un luogo di caccia reale (la scuola, il parco giochi) oppure virtuale (internet, turismo sessuale). La maggior parte dei pedofili è di sesso maschile, e come già evidenziato in precedenza la maggior parte sono sicuramente eterosessuali. La percentuale stimata di omosessuali è in proporzione alla popolazione generale, la percentuale di persone che fanno sesso esclusivamente con minori, l'unica forma veramente patologica dal punto di vista psichiatrico, è anch'essa in proporzione alle altre parafilie note e quindi marginale, utile insomma solo agli scoop o alla cinematografia. Le donne coinvolte nell'atto di pedofilia sono invece decisamente molto poche, ma, purtroppo, come ho già detto il coinvolgimento remissivo o la complicità , soprattutto nei casi di incesto è elevatissima. I pedofili distinguono i propri gusti sessuali in modo ancora più specifico a seconda dell'età della vittima, del suo sesso o meglio delle sue reazioni all'abuso sessuale o alla violenza fisica subita. Ci hanno confermato le cronache che anche i neonati sono possibili vittime. Nella maggior parte dei casi le vittime sono di sesso maschile perché “si muovono” di più, ribellandosi o rimanendo compiaciuti dell'atto sessuale subito (ecco perché, forse, è tanto elevata la percentuale di gay nel gruppo delle vittime), mentre le bambine compiacenti sono poche perché nella maggior parte dei casi loro vanno in catatonia isterica, divenendo rigide e assenti durante tutto l'atto sessuale. La violenza fisica diventa spesso un mezzo per generare ribellione o per costringere, soprattutto le bambine, ad uscire dallo stato di catatonia. Anche questa trattazione psicologica potrà deludervi. La pedofilia cioè l'istinto sessuale nei confronti dei minori è un istinto connaturato nell'uomo, il che chiarisco subito non lo rende pertanto lecito o accettabile socialmente. Gli istinti naturali dell'uomo infatti non sono solo quelli romantici che ci trasmettono le narrazioni di Leopardi e Manzoni, ma sono proprio quei mostri feroci ed affamati raccontati per la prima volta da Freud e Nitsche e poi messi in atto durante le due guerre mondiali e in tutti i conflitti etnici fino ai giorni nostri. La mancanza di acqua o glucosio, porta l'uomo a diventare violento e a soffrire di crisi di astinenza, che noi chiamiamo sete e fame. L'eroina, l'alcol e il tabacco producono gli stessi effetti sugli uomini e le donne che ne sono dipendenti e ne vediamo per le strade le conseguenze. La gravità dei conflitti moderni genera azioni mostruose, secondo i criteri romantici di un pubblico teledipendente, ma purtroppo profondamente connaturate nella natura di ogni essere umano in tutte le epoche, incluso il teledipendente...(stupri di massa, genocidi). L'istinto sessuale non è da meno rispetto all'aspetto di bisogno, dipendenza e reazione eccessiva in condizioni particolari. L'oggetto sessuale può essere naturalmente il più variegato perché siamo animali onnivori in tutti gli aspetti istintuali e la mancata soddisfazione di tali istinti produce i fenomeni di astinenza, dipendenza ed eccessiva risposta con accesso all'uso indiscriminato della violenza fisica. Lo stesso discorso vale ovviamente per la violenza alle donne (sessuale o solamente fisica) come per i bambini (pedofilia o aggressioni fisiche). La corretta soddisfazione degli istinti secondo i criteri di socialità e di libero scambio reciproco sono modalità di “sublimazione” degli istinti di carattere superiore e moderno, tant'è che abbiamo dovuto aspettare gli anni '70 per avere la prima definizione di violenza sessuale alle donne o appunto di pedofilia. Tutta questa presa di coscienza è storia moderna per cui è normale non avere ancora strumenti adeguati per contrastarla. Lo scandalo è generato dall'effetto spettatore creato dalla medesima struttura dei mass.media: questo fenomeno aumenta i casi di imitazione e non serve a produrre nessun cambiamento favorevole alla riduzione del fenomeno visto che l'istinto dello spettatore necessita di dosi sempre più elevate di scandali per essere soddisfatto e che i mass.media vivono della pubblicità che consegue a questa moderna forma di parafilia. La relazione vittima carnefice Entriamo allora nell'ultimo campo: la relazione vittima carnefice, sperando che vi piaccia almeno questa. E' libero scambio quello tra minore e adulto pedofilo? Questa è la domanda da cui dobbiamo partire.Sicuramente è libero scambio l'amore tra persone adulte dello stesso sesso o di sesso diverso. Sicuramente non lo è il sesso ottenuto con la violenza o quello che conduce alla morte dell'altro. Rimane di difficile trattazione allora solo l'aspetto del nudo atto sessuale e dell'incesto tra adulto e minore. Diamo la priorità all'incesto che è appunto di maggiore frequenza. L'universo del bambino è geneticamente sessuato, come abbiamo detto, ma i valori e lo sviluppo autonomo è modificato in modo profondo dalla relazione con i genitori, prima, con la scuola e i compagni di classe a partire poi dall'età scolare. I bambini trovano naturale la relazione fisica totale con i propri genitori da cui dipendono dalla nascita al 100%. La nascita a tre anni di istinti sessuati e poi la loro trasformazione polimorfica aumenta il desiderio di contatto del minore con l'adulto. La cultura ci ha insegnato a respingere i bambini troppo seduttivi, ma i pedofili sono invece contenti di questo comportamento naturale del minore. Quando il genitore rimane coinvolto nella trappola dei propri istinti pedofili il minore, a meno che non vi sia anche violenza fisica, non si rende affatto conto della gravità della cosa, essendo in parte appunto consenziente. Solo strumenti indiretti come il disegno, il rendimento scolastico, le favole o i sogni faranno emergere i conflitti e le frustrazioni del minore che altrimenti non possiede nessuno strumento naturale per distinguere la realtà che lo circonda. Molti bambini ed alcune bambine da adulti racconteranno ai propri psicoterapeuti di avere provato piacere o di essersi sentiti loro in colpa secondo le complesse strategie che emergono psicologiche in quell'età in cui Freud pretendeva si risolvesse il complesso di Edipo (di Elettra nelle bambine), cioè l'innamoramento per il genitore del sesso opposto e il conflitto con quello dello stesso sesso. Esistono poi fenomeni di suggestione e di legame psicologico profondo, dovuti sempre alla natura onnivora e sessuata anche del bambino, che spesso diviene dipendente psicologicamente dal carnefice, come in tutti i casi di istinti non soddisfatti, e tra questi c'è il desiderio di cure parentali. E' appunto il contrasto tra l'istinto sessuale e il desiderio di cure parentali a creare quel corto circuito che ci permette attraverso i segnali indiretti di capire di essere di fronte ad un reato, perché il minore a meno che non ci sia violenza fisica non ha nessuno strumento per capire la differenza. Allo stesso modo è questa la base scientifica per potere distinguere in modo chiaro, anche nell'ultimo caso da analizzare, il reato di pedofilia dal comportamento lecito di tutti i rapporti sessuali tra consenzienti. Nessuno può impedire ad un minore di avere rapporti sessuali infatti anche completi con altri minori consenzienti, questa è infatti la norma del comportamento umano. D'altra parte è a 11 anni che le bambine, in modo più evidente, diventano capaci di procreare, Giulietta ne aveva 14 quando incontrò Romeo che ne aveva già 21, ed infine ancora oggi a Napoli e provincia la prima gravidanza o la prima interruzione di gravidanza avviene per un gran numero di ragazze anche prima dei 15 anni, mentre il partner occasionale o stabile non ha quasi mai meno di 18 anni. Il limite nel caso di puro atto sessuale tra maggiore e minore va allora rivisto di volta in volta e valutato da un giudizio esterno, possibilmente, alla famiglia del minore in oggetto, per stabilire se c'era consenso e se questo non era in contrasto con il bisogno di cure parentali, dal che si desumerebbe comunque un abuso, a mio avviso. E' evidente il reato nel caso di soggetto estraneo che usi mezzi tecnologici o che viaggi in cerca di prostituzione minorile, così come appunto il caso di chi “caccia” sistematicamente in luoghi pubblici come parchi, parrocchie o scuole le proprie vittime. Rimane nell'ombra il rapporto stabile che si crea in alcuni casi in cui la vittima si dice consenziente e dove il giudizio del tribunale e del legislatore e non dello psichiatra può stabilire se c'è stato abuso del bisogno di cure parentali oppure se qualcuno ha trovato la propria Lolita.Dr. Manlio Converti

PRIDE VERONA 2007giornata dell'orgoglio gay lesbico transgenderSABATO 23 GIUGNO 2007- presso csoa La Chimica - Piazza Zagata Borgo Venezia -VeronaRICHIESTA ADESIONE E PARTECIPAZIONE - Il 28 giugno del 1969 parti la "rivolta" allo "Stonewall" di New York. A quel tempo negli Stati Uniti esisteva una legge che vietava di servire da bere nei locali pubblici agli omosessuali (i/le transessuali venivano omologati di fatto agli omosessuali). Il bar "Stonewall" era prevalentemente frequentato da "travestiti" e transessuali ed in misura minore da lesbiche e gay. Durante un'ennesima perquisizione della polizia atta a far rispettare la legge, Silvia Rivera ed altre transessuali che frequentavano il locale, dettero inizio ad una vera e propria rivolta che costrinse alla ritirata le forze di polizia. Celebre è rimasto il "tacco a spillo" usato come arma da Silvia Rivera per ribellarsi ad un poliziotto che la stava maltrattando... I gay e le lesbiche presenti seguirono l'esempio di Silvia e le altre, partecipando alla rivolta. In quel giorno, nacque l'orgoglio gay lesbico bisessuale e transgender.... Sabato 23 giugno 2007 dalle ore 19.00 preso il csoa La Chimica di Verona verrà ricordata la Giornata dell'orgoglio omosessuale e transessuale, il PRIDE. Il Circolo Pink invita tutte le associazioni, gruppi, sindacati, collettivi, singole e singoli ad aderire e a partecipare sabato 23. Abbiamo scelto, anche quest'anno, di fare questa festa alla Chimica, perchè pensiamo come gay lesbiche e trans che quello spazio debba continuare a vivere, perchè è stato ed è uno di quegli esempi da seguire, un luogo abbandonato che grazie all'impegno dei/delle ragazzi e ragazze della Chimica ha ripreso vita dopo anni. Anche noi come Silvia e le altre non ci lasceremo portare via questo spazio di libertà , vi invitiamo a condividere la serata e lo spazio. Se avete materiale da portare portatelo, cè la possibilità di fare un banchetto. PER ADERIRE MANDARE UNA MAIL entro mercoledi 20:
info@circolopink.it Giovedi 21 alle ore 11.45 faremo una conferenza stampa presso la sala stampa di Palazzo Barbieri alla quale vi invitiamo a partecipare. INCONTRO: Sabato 23 Ore 18.00 alla Chimica Iincontro con tutte le realtà che hanno aderito al Pride e non solo: sarà l'occasione per confrontarsi a partire dall'identità di genere e dall'orientamento sessuale sulla necessità di continuare con orgoglio una politica di visibilità dei diritti di cittadinanza. PROGRAMMA: dalle ore 19.30 aperitivo, a seguire cena e poi dj-set e forse una sfilata, ma vediamo se la nostra stilista trova l'ispirazione... in ogni caso vi aspettiamo tutt*. Hanno già aderito: Sinistra critica, Verona Cambiare Si Può, Partito dei comunisti italiani-Verona, Graziano Perini - cons. comunale dei comunisti italiani, Federazione di Verona del PRC, Giorgio Bertani consigliere dei Verdi Prima Circoscrizione, Arcilesbica Verona, Arcigay Verona, Roberto Leone, on. Vladimir Luxuria, Facciamo Breccia, Isabel CholbiCircolo Pink Verona - Via scrimiari 7, 37129 Verona - tele e fax 045 8065911info@circolopink.it - www.circolopink.it
IDEE PER LE VACANZEVuoi vivere una vacanza tra cultura montagna e sport insieme al tuo amore, ai tuoi amici, al tuo cane? A L’Aquila c’è una magnifica opportunità per fare tutto questo. Si affitta una casa indipendente composta da 2 camere, 4 posti letto max, 1 bagno, 1cucina, posto auto privato, biancheria. Posizione ideale per visite alla città , passeggiate nel verde, vicino centro sportivo. Prezzo settimanale: 400 € Prezzo mensile: 1.500. Per informazioni e contatti: Bruna Marcantonio 320.2214003 bruna.marcantonio@fastwebnet.it Bruna Marcantoniomob +393202214003http://www.zampette.it/fioribach/fioribach_home.htm
MASTELLA METTE LA MORDACCHIA AL GIUDICE A”ANTICROCIFISSOdi Luigi Tosti Il giudice Luigi Tosti chiede, in base alla Costituzione Italiana e alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, di poter affiggere nei tribunali la menorà ebraica accanto al crocifisso, oppure la rimozione del crocifisso [N.d.R.]. Nel settembre del 2006 il giudice di Camerino Tosti Luigi ha chiesto al Ministro di Giustizia Mastella di rimuovere i crocifissi cattolici dalle aule giudiziarie preannunciando che, in caso contrario, si sarebbe rifiutato di presenziare al processo penale che sarebbe stato celebrato a suo carico a gennaio dinanzi ai giudici dell'Aquila. Nella lettera il dott. Tosti ha giustificato la sua richiesta col rispetto del principio costituzionale di laicità dello Stato italiano, così esprimendosi: "Ribadisco, poi, che nella mia qualità di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione connotata di cristianità - sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel "loro" idolo". Ebbene, questa frase ha mandato su tutte le furie il Ministro cattolico Mastella che, istigato dal collega On.le Francesco Storace, ha sfogato il suo livore con un'immediata azione disciplinare contro la toga anticrocifisso, incolpandola di "avere tenuto un comportamento non corretto nei confronti dei giudici del Tribunale di L'Aquila, esprimendosi in violazione dei criteri di equilibrio e misura". Il Tosti ha respinto l'incolpazione, rilevando che le sue parole, oltre ad esprimere una verità oggettiva e incontestabile, non potevano essere "censurate" perché rientravano nell'ambito del legittimo esercizio del diritto di difesa e di libertà di pensiero e, inoltre, non potevano neppure integrare un illecito disciplinare alla luce della nuova normativa di cui al D. Leg.vo 23.2.2006 n. 109: si trattava, infatti, di un comportamento tenuto al di fuori dell'esercizio delle sue funzioni di magistrato. Accortisi dell'infondatezza dell'accusa, si sono subito cambiate le carte in tavola per mantenerla in piedi: con un "tocco di magia", come nella favola del lupo e dell'agnello, è stata infatti mossa al giudice anticrocifisso una nuova incolpazione con la quale si è sostenuto -si badi bene- che la frase incriminata integra addirittura "un fatto costituente reato per il contenuto gravemente ed ingiustificatamente lesivo dell'ordine giudiziario nel suo complesso nonché del Ministro destinatario della istanza". L'istruttoria è stata chiusa con solerte rapidità , tant'è che il Presidente del CSM Nicola Mancino ha già rinviato la toga anticrocifisso al giudizio della Sezione Disciplinare per la pubblica udienza che si terrà il 21 settembre prossimo. Questo è il commento del dr. Tosti: "Se il Ministro cattolico Mastella e i membri di questo Governo "laico" -Prodi, D'Alema, Rutelli e Bertinotti in testa- si illudono di tapparmi la bocca con quella stessa criminale mordacchia con la quale gli augusti antenati di questa Colonia del Vaticano la tapparono a Giordano Bruno, prima di arrostirlo "cristianamente" sul rogo, hanno fatto male i conti. E' triste per me doverlo ammettere pubblicamente, ma il Ministro di Giustizia Roberto Castelli, al quale avevo inoltrato lettere esattamente identiche a quella "censurata" da Mastella, ha dimostrato di essere un perfetto galantuomo. Credo proprio che mi presenterò al cospetto della Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura col capo cosparso di cenere e gli occhi bassi per la vergogna: dire la verità in un regime che si regge sulla menzogna è infatti disdicevole perché si rischia, prima o poi, di essere scoperti". Si consiglia vivamente di non pubblicare questa notizia, potendo nuocere al regime di disinformazione imperante nella Colonia del Vaticano. Luigi Tosti
tosti.luigi@yahoo.it mobile 3384130312 - tel. 0541789323 via Bastioni Orientali 38 - 47900 Rimini
LE AVVENTURE DI “FROCIK” IL VENDICATORE DEGLI OPPRESSIA cura di Massimo ConsoliEbbene, si’, lo confesso: Frocik... ero io! Ho inventato questo personaggio all’inizio degli anni ’70, sulla scia dei vari Kriminal, Diabolik, Anarkik... Stavo cercando un protagonista che riuscisse ad esprimere la mia rabbia, la mia voglia di cambiare il mondo, la mia ansia rivoluzionaria. Frocik mi sembro’ l’ideale. Il nome era sufficientemente provocatorio, e faceva capire subito la personalita’ del nostro eroe. Il debutto era previsto sulla rivista “Noi”, numero di luglio 1973, ma l’editore ebbe paura. Gia’ il titolo era tutto un programma: “Basta!”. Il contenuto, poi, veramente da denuncia visto che, anticipando l’outing me la prendevo un po’ con tutti: “Basta con le Gianna Preda che parlano sempre dei Sullo, dei Colombo, dei Rumor, e non accennano mai ai Caradonna, ai Nencioni!”... “E’ ora di finirla con i profittatori e gli sfruttatori di ogni risma, con le marchette ideologiche, con i ruffiani ed i prostituti che vivono sulle nostre spalle, con i predicatori bugiardi che esaltano cio’ in cui, per primi, non credono, con gli ideologi fasulli, con i servi ed i venduti al miglior offerente, con i preti traviatori di coscienze, con i democristiani che cercano di comprarci, con i fascisti che cercano di venderci!” Gianna Preda era una redattrice del Borghese che, in ogni articolo, non riusciva a non insultarci. Gli altri erano parlamentari in carica della Democrazia Cristiana o del Movimento Sociale. Cosi’, la firma salto’ anche se l’articolo apparve (l’editore chiese il parere di un avvocato!), ma riuscii ad imporla nel numero successivo, recensendo il libro di Lisetta Carmi su I travestiti, nella quale me la prendevo con Dario Bellezza che ancora non si decideva a diventare un militante a pieno servizio. Frocik era lanciato! Un po’ piu’ tardi intervenne Enrico Verde, uno studentello con tanta voglia di fare, di lottare, molto carino, ancora piu’ intelligente e in gamba (oggi e’ un maturo professore di Lettere) e Frocik divento’ un fumetto sul nostro mensile Ompo, attraverso il quale informavamo i lettori e i militanti degli sviluppi delle nostre trattative con il Comune di Roma per la concessione di una sede alla Gay House. Oggi, i personaggi di quelle strisce sono diventati quasi misteriosi, ma all’epoca tutti sapevano che Amato Mattia era a capo della segreteria del Sindaco Luigi Petroselli, cosi’ come Luigi Arata era il consigliere comunale del PCI che ci voleva sfrattare a tutti i costi dalla palazzina che avevamo occupato e trasferirci nello squallido frigorifero del vecchio Mattatoio abbandonato (“Ompo” N° 56, 2 novembre 1979). Bellissimo il fumetto che termina con una vignetta che, all’epoca, venne ritenuta impossibile: “100.000 gay a Roma”. Un sogno! In retrospettiva non credo di essere lontano dal vero se dico che Frocik e’ stato il primo fumetto gay italiano prodotto dal movimento ed apparso con una certa continuita’. Poi, nel 1979, il personaggio subisce una trasformazione, diventa piu’ internazionale e si ribattezza Gayik (“RGN” 258 ), ma il sottotitolo rimane sempre lo stesso: il vendicatore degli oppressi. E, in effetti, Frocik e’ la frusta della comunita’ omosessuale, uno scudiscio che si abbatte impietoso su tutti coloro che ci offendono, ci denigrano, ci discriminano. Il papa comincia la sua campagna contro di noi? Ed Enrico Verde gli risponde con la sua “Rerum Gayorum” (in sostituzione della “Rerum Novarum”...) e con i “Turpi Peccatori”. Si parla di particolari microbi che colpiscono solo i gay? E lui dimostra la differenza tra la zecca gay e quella eterosessuale. Ma non basta! Per consolidare una comunita’ si ha bisogno anche dei propri riti e miti. Cosi’, ad un certo punto, il settimanale “Rome Gay News” comincia a stampare in ultima pagina dei santini da ritagliare e conservare nel portafoglio con l’immagine dei beati Leonardo da Vinci, Pier Paolo Pasolini, Harry Hay, Chaikowskj, e cosi’ via. Passiamo serate intere alla Gay House oppure a casa mia, a cercare le immagini giuste, a tagliare, sforbiciare, disegnare... l’inventiva di Enrico Verde e’ inesauribile. Seguono, a ruota, le “Gaylire”: un’altra invenzione strepitosa. Le banconote vengono utilizzate nei locali, soprattutto a Roma, come fossero dei buoni sconto. Tutti i giornali ne parlano e, pochi mesi dopo, anche la Lega Nord s’inventa la “sua” moneta... per stare al passo con i tempi. Infine arriva l’euro. Ma questa e’ tutta un’altra storia. Massimo Consoli
FASSINO MA QUALE OCCULTA! LEGGI PIERLUIGI BATTISTA. Il segretario dei DS, Piero Fassino, ha inaugurato la stagione dei colpi di sole, eppure, non siamo ad agosto. Col solleone cosa dirà ? Nel corso dell'intervista all'Unità Fassino ha paventato «Un vento torbido che minaccia l'Italia» e una «regia occulta» che avvelena i pozzi e minaccia la vita del Paese. Ma no!! Se ne accorge, ora, Fassino?! Una Regia Occulta? Fassino, ma quale occulta d'Eggitto! Fassino guardi nei Palazzi del Potere - dal Parlamento ai Palazzi di governo - ed a tutta la pletora che vi gira attorno, e non vedrà nulla di «occulto» ma di chiarissimo. E non ci faccia venire il latte alle ginocchia perchè nessuno, a destra e a sinistra, ne può più delle sciocchezzate e delle balle che ci vengono ammannite. Fassino si legga oggi Pierluigi Battista «Giornali e politica. Torna di moda la retorica dei «veleni», pag 26, Corriere della Sera, in cui scrive di «una malattia semantica stagionale» (malattia dei politici ndr) che accusa la stampa di avvelenare i pozzi. Malattia semantica, dei politici & dintorni, di cui ho discettato nella mia ultima nota *pochi Stronzi ! Giuliana D'Olcese - P.S.: Colgo l'occasione per dire a Gian Antonio Stella che la sòla rifilata ai romani dal sindaco Veltrozzio, «il Difensore Civico», Avvocato Marotta, da lui stesso voluto, sponsorizzato ed imposto alla città di Roma, è la rappresentazione vivente della negazione della democrazia che regna nell'Amministrazione Capitolina. Il Difensore Civico, in democrazia, è colui che, superpartes, è il controllore dell'Amministrazione comunale, e questa, è il controllato. Inoltre, non è uno di partito nominato ne' dal partito ne' tantomeno da un leader di partito. La figura istituzionale del Difensore Civico è a difesa dei cittadini, il baluardo tra questi e l'Amministrazione comunale acciocchè ne siano tutelati i diritti. Il Difensore Civico, per legge è, o dovrebbe essere se le regole fossero rispettate e non si abusasse dell'ignoranza dei cittadini, eletto dai Cittadini e non, viceversa, nominato dal controllato. Il caso Veltrozzio-Marotta, caro Stella, non è altro che lo specchio della corruttela politico-amministrativa di cui sono in balia i cittadini romani ai quali, Veltrozzio, ha rifilato la sòla del Controllore nominato dal Controllato. Ai tempi in cui, qualche, innocua critica a Veltrozzio si poteva veder pubblicata sulla cronaca romana del Corriere, scrissi una lettera sull'abnormità di tale nomina da parte di Veltrozzio. La lettera fu pubblicata, ma nessuno rispose, tantomeno il «democratico» Veltrozzio.

COMUNICATO STAMPA

«Niente leggi? E i gay italiani si sposano all'estero. E poi, calcio e calciatori in odore di omosessualità , clero, omofobie, presidenti della Repubblica gay». Franco Grillini esce con un libro-intervista esplosivo firmato con Claudio Sabelli Fioretti. Anticipato in esclusiva dal mensile Babilonia in edicola domani». C'è da scommetterci: adesso tutti spolvereranno gli annali quirinalizi, per capire meglio e di più di quale presidente della Repubblica gay parla l'onorevole Franco Grillini, che “già c'è stato”, nel libro intervista che uscirà a luglio: “Gay. Molti modi per dire ti amo”, firmato da Claudio Sabelli Fioretti e anticipato da brani pubblicati in esclusiva sul nuovo numero del mensile storico omosessuale Babilonia. Grillini si concede “anima e gossip” a Sabelli Fioretti e parla nel libro che verrà pubblicato da Alinari, di matrimoni gay di coppie italiane celebrati all'estero; spiega quali, secondo lui, sono i cardinali più omofobi: «Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Tonini, per esempio, che va continuamente in televisione a dire che i gay sono malati». Oppure ricorda della lite col provicario Vecchi: «Aveva detto che le nostre manifestazioni erano ultra minoritarie. Io gli ho fatto notare che quelli che vanno nei locali gay sono molti di più di quelli che vanno a messa, sulla domenica ci battono ancora... per ora... Si è incazzato molto». Ma “l'omorevole” Franco Grillini, nell'anticipazione del libro pubblicata su Babilonia torna a parlare di calcio e gay: «Mi fanno ridere gli allenatori che vietano il sesso ai calciatori e fanno ritiri senza mogli. Come se l'unica sessualità possibile fosse quella con la moglie. I calciatori possono far sesso fra di loro. E probabilmente lo fanno». E a Claudio Sabelli Fioretti che lo istiga: “Il calcio è l'unico settore dove non ci sia stato un omosessuale dichiarato”, Grillini risponde: «(...) Spesso i calciatori si sposano per copertura. O per lo meno si fidanzano. E ci sono bellissime donne che lo fanno per mestiere. Si fidanzano con gay, a pagamento». Tanti i temi toccati da intervistato e intervistatore, temi che delizieranno non solamente la comunità omosessuale. Una “perla” fra le tante è il racconto che Grillini fa quando, come parlamentare e membro dirigenziale di Arcigay, fu ricevuto al Quirinale da Cossiga, insieme ad una delegazione della più grande organizzazione omosessuale: «Pensavamo tutti – racconta Grillini – che la cosa avrebbe destato grande scalpore. Invece niente e lui (Cossiga ndr.) rimase molto seccato. Al telegiornale due giorni dopo disse: “Ma insomma, mi criticate per questo e quell'altro motivo. Poi incontro Grillini e l'Arcigay e non dite niente”». E alla fatidica domanda successiva di Claudio Sabelli Fioretti: “Prima o poi avremo un presidente della Repubblica gay?”. «Se è solo per questo, c'è già stato», risponde gongolante Grillini.

COMUNICATO STAMPAIl 27 giugno alle ore 18.00 in via dei Cimatori 9 (Roma) Lucia Piera De Paola presenterà il suo nuovo romanzo “SYNAPSYS” edito da Il Dito e la Luna nella collana Le Coccinelle. Introdurrà l’opera del’autrice Maurizio Gregorini,scrittore, poeta, giornalista. L’evento, promosso dalla Libreria Babele di via dei Banchi Vecchi, si svolgerà in un caratteristico giardino nel cuore di Roma, tra Castel Sant’Angelo e Campo de’ Fiori, dove Lucia Piera De Paola e Maurizio Gregorini si ritroveranno a guidare i lettori in un viaggio dell’anima nell’anima, nella scrittura di tradizione giapponese, un viaggio nella cultura omosessuale e nell’amore. Yaoi o shounen ai sono appunto gli amori tra uomini scritti e descritti dalle donne e l’autrice, appassionata del Giappone e di yaoi, dà prova di conoscere profondamente la cultura giapponese e il labirintico intrecciarsi di emozioni, sentimenti, passioni che sono al fondo dell’animo umano. In un futuro prossimo e in una realtà sintetica che è già alle porte, Dee e Masa si cercano, si trovano incredibilmente combacianti e cominciano ad amarsi, si perdono nelle passioni, si ritrovano. La loro si rivela subito una attrazione forte e i due vivono, senza inibizioni, un gioco di ruolo dove le regole sono chiare e nette: Masa domina, Dee soggiace. Ma già dalle prime righe, il lettore avverte un disagio, quasi un suono subliminale che ha il compito di evitare conclusioni ovvie: non è una iniziazione al sesso quella che si sta consumando tra loro due. La terza protagonista di una storia intensa e straziante è Tokyo, più vista che vissuta, abbagliante ma terribilmente fredda e incapace di frenare una passione devastante. Nulla di nuovo, nulla di speciale, ma non è così: bisogna leggere il romanzo per capire. Al termine dell’incontro sarà offerto un aperitivo ai presenti.Ufficio stampaLorenzo Miconi3479077549
milo4you@yahoo.it
IL DITO E LA LUNA EDIZIONI Sconti del 15% per tutto il mese di giugnoPer tutto il mese di giugno, in occasione del RomaPride 2007, la casa editrice Il Dito e La Luna promuove i propri libri presso tre importanti librerie: Innanzitutto le due Libreria Babele di Milano e Roma, che da sempre promuovono e diffondono i libri a tematica LGBT: se andate in Via San Nicolao 10 a Milano oppure in Via dei Banchi Vecchi 116 a Roma troverete tutti i libri e le riviste che avreste sempre voluto leggere, oltre naturalmente i libri de Il Dito e La Luna con lo sconto del 15%. Infine la Libreria Termini, nell’atrio Stazione Termini a Roma: chiunque sarà di passaggio a Roma, per tutti gli eventi connessi al RomaPride 2007, troverà presso la Libreria Termini la piacevole sorpresa di uno sconto del 15% su tutti i libri de Il Dito e La Luna. Approfittiamo dell’occasione per invitarvi tutte e tutti al RomaPride 2007 il 16 giugno! Non mancate!Vi aspettiamo con tantissime novità Il Dito e La Luna casella postale 10223 -20110 MilanoTel. 02.66.91.211 Fax 02.99.98.51.29 www.ilditoelaluna.com

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05 maggio 2007

news 5 maggio

Circolo Mario Mieli, covo di terroristi.
Esprimiamo piena solidarietà ad Andrea Rivera , che per aver osato esprimere dei giudizi critici sul papa e sul vaticano si vede attaccato da tutti fronti come fosse un criminale.
Il giovane presentatore si è limitato ad esprimere liberamente le sue
idee circostanziando e motivando le sue opinioni. Non vediamo come
queste idee possano ritenersi violente o intolleranti, o possano ledere
la libertà religiosa di chicchessia, come qualcuno ha paventato. Andrea
Rivera ha infatti criticato fatti specifici (la scelta di non celebrare
il funerale di Welby e di celebrare invece quello di personaggi assai
più controversi come Pinochet). Oggi addirittura l'Osservatore Romano
parla di terrorismo. Se la libertà di pensiero e di critica anche nei
confronti di istituzioni religiose è da considerarsi terrorismo, allora
tutto il Circolo di cultura Omosessuale Mario Mieli, che della sua
libertà di pensiero e di critica è fieramente orgoglioso, si autoaccusa
di terrorismo, dal momento che consideriamo che la società che vuole
Ratzinger sia una società buia e intollerante. Il Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli, auspica che si levino più forti e numerose da
parte del mondo politico, della cultura, del sindacato e del lavoro, le
voci in solidarietà verso chi ha il coraggio delle proprie idee e di
esprimerle liberamente e in maniera non servile. Non vorremmo
ritrovarci ai tempi dell'Inquisizione e dell'Indice dei libri proibiti.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Andrea Maccarrone –
Direttivo Tel. 3497355715


SIAMO TUTTI ANDREA RIVERA: RADICALI E
ASSOCIAZIONE COSCIONI SABATO 5 MAGGIO ALLE ORE 11.00 IN PIAZZA SAN
PIETRO.
Forti dell'art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana
che stabilisce che "tutti hanno diritto di manifestare liberamente il
proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di
diffusione" , Radicali Italiani e l'Associazione Luca Coscioni
manifesteranno, sabato 5 maggio alle ore 11, davanti allo Stato
Vaticano in Piazza San Pietro, nella parte di territorio italiano che
prende il nome di Piazza Pio XII. Militanti e dirigenti indosseranno
cartelli con la scritta " SIAMO TUTTI ANDREA RIVERA", "NO VATICAN, NO
TALIBAN" e "TUTTI A PIAZZA NAVONA, IL 12 MAGGIO". Saranno presenti i
deputati della Rosa nel Pugno Maurizio Turco e Sergio D'Elia, della
segretaria e della tesoriera di Radicali Italiani Rita Bernardini ed
Elisabetta Zamparutti, del Segretario e del vicesegretario
dell'Associazione Luca Coscioni Marco Cappato e Rocco Berardo, del
radicale storico e membro del Consiglio Generale dell'Associazione Luca
Coscioni Angiolo Bandinelli, del responsabile del sito web di Radio
Radicale Diego Galli, di Michele De Lucia della Direzione Radicali
Italiani e di Sergio Rovasio della Direzione RnP.

Arcigay Napoli chiede il riconoscimento delle nuove famiglie sul territorio
Arcigay Napoli
esprime vicinanza ad Udi Napoli e condivisione della richiesta inviata
al Presidente della Giunta Regionale della Campania, all'assessore alle
Politiche Sociali, ai Capigruppo regionali, di ritiro della delibera
pubblicata sul bollettino della Regione Campania n. 40 del 4/9/06, che
assegna fondi per l'acquisto della prima casa a favore di
famiglie
sposate e coppie di nuova costituzione. "La delibera regionale rivela
una arretratezza culturale irrispettosa delle esigenze delle nuove
famiglie, presenti in numero sempre maggiore sul nostro territorio, ed
applicando indirettamente trattamento diverso alle famiglie
monoparentali o alle coppie di fatto, esclude di fatto dal godimento di
benefici tra le altre, le famiglie omosessuali, con o senza figli",
afferma Salvatore Simioli, presidente di Arcigay Napoli, "la delibera
ignora del tutto che è proprio insistendo su vecchi schemi familiari,
antropologicamente e sociologicamente superati, che si creano tra le
mura domestiche situazioni in cui maturano violenze e soprusi ai danni
di donne, di persone omosesuali o transgender". Arcigay Napoli, nel
domandare, con Udi Napoli, la correzione dei criteri di accesso alla
fruizione di benefici previsti dal bando regionale, per ovviare alle
situazioni di discriminazioni al momento esistenti nei confronti delle
famiglie di fatto basate su vincoli affettivi, chiede: - di istruire
l´ufficio anagrafe, predisponendo la necessaria modulistica, affinché
rilasci ai componenti delle famiglie anagrafiche che ne facciano
richiesta, ai sensi dell´art. 33, comma 2 del D.P.R. 30 maggio 1989, l'
«Attestazione di famiglia anagrafica basata su vincoli di matrimonio o
parentela o affinità o adozioni o tutela o vincoli affettivi» (come
riconosce l´art. 4 dello stesso Regolamento d´esecuzione), quale
pubblica attestazione delle risultanze delle schede di famiglia tenute
ai sensi dell´art. 21 D.P.R. 30 maggio 1989; - di assicurare ai membri
della famiglia anagrafica, nell´ambito delle proprie competenze e
compatibilmente con la normativa vigente, tutti i procedimenti,
benefici e opportunità amministrative di varia natura, alle medesime
condizioni riconosciute dall'ordinamento alle coppie sposate; - di
sollecitare il Parlamento, attraverso i Presidenti di Camera e Senato,
affinché affronti il tema del riconoscimento giuridico di diritti,
doveri e facoltà alle famiglie diverse da quelle scaturenti dal
matrimonio, siano esse costituite da persone dello stesso sesso, sia
esse monogenitoriali o costituite da conviventi. Nonché a sollecitare
il tema dell´affrancamento delle donne e dei giovani dalla famiglia,
mediante il riconoscimento di garanzie, tutele e vantaggi volti a
garantire la indipendenza e la effettiva autodeterminazione delle donne
e dei giovani.


COMUNICAZIONE ARCIGAY NAPOLI
Al quotidiano "Il Roma" Egregio Gianni De Felice, Mi presento, sono Christian Pinzarrone, trans
FtM e responsabile del Circolo "Anthias" Arcitrans Libellula di Napoli.
Le scrivo in merito al Suo articolo dal titolo "La Asl cade in trans e
addio Casablanca", pubblicato sul quotidiano "Il Roma" lo scorso 26
aprile. Convengo con lei per la chiara e motivata denuncia nei
confronti della cattiva organizzazione delle nostre Asl e della
"malasanità" dilagante sul nostro territorio, in quanto a questi
problemi sociali, come di certo non le sarà sfuggito, anche noi persone
transessuali siamo soggetti. Ritengo però che denunciare queste
problematiche prendendo una posizione non solo avversa ma addirittura,
mi consenta, vile, nei confronti delle persone che hanno un disturbo
dell'identità di genere, costituisca piuttosto uno "status" di comodo...
E' più facile puntare il dito contro chi è già continuamente
surclassato dalla società piuttosto che arrischiarsi a gettare un po'
di luce tra le impervie ombre della stessa e venirne a capo capendone i
malsani meccanismi. Non è certo per aspettare che altri siano a
cancellarsi o inventarsi un "pisello" o una "patatina", come Lei scrive
con gratuito sarcasmo, che le donne aspettano sei mesi per una
mammografia; queste lunghe e vergognose attese purtroppo ci sarebbero
anche senza la "problematica" trans. E le dico che anche io, nonostante
sia un cittadino italiano che paga tutte le tasse e gode dei diritti e
dei doveri relativi "alla persona" previsiti dalla Costituzione
italiana, per poter avere le mie operazioni dovrò attendere non meno di
un anno... Ecco Lei non può neanche immaginare cosa darei per
accorciare questi tempi. Che in una struttura pubblica venga effettuata
una mastectomia bilaterale per terapia contro il cancro o per questioni
inerenti all'identità sessuale cosa cambia ? Le assicuro che la prassi
medica e relativi tempi di attesa sono gli stessi. In ultimo lei chiede
nel Suo articolo che roba sono le "istanze identitarie" ? Poiché
nessuno nasce imparato, come diciamo a Napoli, le spiego per me cosa
significa questo termine: *il rispetto della persona in quanto essere
umano e cittadino, in tutte le sue sfaccettature* e come specificato,
tra le altre cose, dalla legge 164 del 1982, *il diritto dello stesso
ad essere felice*. La ringrazio per la cortese attenzione. Napoli,
30/4/2007 Cordialmente, Christian Pinzarrone
circoloanthias@arcigaynapoli.org
(Dal quotidiano Roma del 26/04/2007 )
26/04/2007 - La Asl cade in "trans" e addio Casablanca
di Gianni de
Felice - La ministra della salute Livia "Ringhio" Turco, se non ci
fosse, dovrebbero inventarla. Sennò, di che avremmo da strabiliare?
Come tutti salvo una persona sanno, la nostra epoca vive l´emergenza
droga. Prezzi crollati, frontiere con più buchi d´un formaggio
svizzero, migliaia di clandestini che spacciano. La polizia ce la mette
tutta, ma la battaglia è impari: dieci pusher vengono arrestati e
cinque vengono
scarcerati. Indulti a parte, il nostro codice è più
elastico della famosa pelle. Alcuni condomini di Milano, nelle zone
afflitte da discoteche, pub, piano bar, starlette, vallette, top model,
calciatori, indossatori, tronisti e via vippeggiando, hanno ingaggiato
guardie private notte-giorno. Avevano scoperto che i pusher nascondono
la merce nei loro cortili e vani ascensore: depositi di retrobottega.
Come per tanti altri servizi, che lo Stato dovrebbe corrispondere in
cambio delle imposte che esige, anche la sicurezza dobbiamo pagarcela
due volte. Vedete i pistoleri armati davanti alle nostre banche? Bene,
ce li abbiamo soltanto noi. Nel resto d´Europa bastano la doppia porta
blindata e la polizia di Stato. Ma torniamo all´emergenza droga. Con
tanti giovani che ne muoiono e tantissimi che ne vengono distrutti
psicologicamente e fisicamente, qual fu la bella pensata della ministra
della salute? Aumentare la quantità massima di droga cosiddetta
"leggera" ammissibile come uso personale. Come dire una chance in più
ai pusher per suddividersi la merce e giustificarne il possesso. Come
incoraggiare la diffusione della droga, invece di stroncarla con
durissime sanzioni. Quanti giovani interpretarono quella "turcata" come
un messaggio di alleggerimento: via, non stiamo a metterla giù così
pesante, un po´ di erba in più non è la fine del mondo? Qualcuno, per
fortuna, ricorse contro l´improvvido decreto e il Tar accolse. Al
momento la ministra prese cappello e annunciò appello al Consiglio di
Stato. Ne venne, per nuova fortuna, dissuasa. Quel decreto era
impopolare, una gaffe politica. Il Consiglio di Stato avrebbe potuto
respingere l´appello e la figuraccia sarebbe stata doppia. Più saggio
parlare di riordino generale della materia, annunciare l´elaborazione
di un disegno di legge, allungare i tempi, diluire e sperare che
nessuno si ricordasse più di quella bella pensata. Così fu. Ma la
ministra non è tipa da starsene lì, tranquilla, a monitorare i ritardi
delle Asl, a sorvegliare la circolazione dei topi negli scantinati di
certi ospedali, a contare quanti italiani muoiono non per cattiva
salute ma per cattiva sanità. Macché, lei è donna d´azione, sensibile a
tutte le istanze. Anche quelle dei transessuali. I quali - come
sostiene l´onorevole Vladimiro Guadagno, in arte e in politica
"Luxuria" - meritano il rispetto delle loro "istanze identitarie". Che
roba sono? Prestodetto: rifarsi il naso, gonfiarsi o spianarsi i seni,
inventarsi e cancellarsi un pisello, cancellarsi o inventarsi una
patatina. Insomma tutte quelle cose per le quali si andava, una volta,
a Casablanca: a spese proprie. Mentre ora, trattandosi di "istanze
identitarie", ed essendo ricco il budget della sanità, dovrebbero
essere fatte in qualche nostra Villa Passerina o in qualche discreto
Dick Surgery Center. è l'opinione della ministra competente, Livia
"Ringhio" Turco. «Credo - ha detto - che il servizio ospedaliero debba
prendersi carico di chi ha bisogno di armonizzare il proprio corpo con
la sua identità», La Asl cade in trans: siamo al pisello della mutua,
alla topina della sanità? Purtroppo, non si sa chi deve prendersi
carico delle donne che aspettano sei mesi per una mammografia, degli
anziani che si sentono rinviare di tre mesi un elettrocardiogramma,
delle Tac e delle Risonanze magnetiche che vengono di fatto negate con
la tattica di rinvii impossibili. Accertamenti costosi? Sì, ma non è
che siano a buon mercato le installazioni di passere e piselli, le
sbarbature definitive, le piallature di pomi d´Adamo, i ritocchini
laringei alle corde vocali che cambiano un quasi baritono in
gorgheggiante contralto. Secondo un listino prezzi uscito in questi
giorni, per un "servizio completo" si va - salvo complicazioni -verso i
50mila euro, un centinaio di vecchi milioncini. «L´intimità della
persona va rispettata - ha sentenziato la ministra -E quindi credo che
il nostro sistema sanitario debba fare uno sforzo». Parole impagabili.
Surreali. Se non esistesse, l´on. Livia "Ringhio" Turco, dovrebbero
inventarla. Per avere di che strabiliare. E anche per alimentare il
serbatoio elettorale del centrodestra. Pare che ad ogni sua intervista
o apparizione tivù, conquisti cinquantamila nuovi simpatizzanti.
Prosit!


LETTERA AL CAPO DELLO STATO
Carlo Azeglio Ciampi
Presidenza della Repubblica Italiana
Caro Presidente Ciampi, Le ho fatto pervenire
( per mano di persone affidabilissime ), il 25 febbraio u.s., il testo
di un mio discorso tenuto il 9 febbraio presso la Protomoteca del
Campidoglio davanti ad un pubblico di intellettuali, deputati, etc. Non
avendo ricevuto alcun cenno di risposta da parte Sua in merito alla
questione gravissima da me sollevata, chiedo che ufficialmente venga
aperta un'inchiesta da parte delle Istituzioni. Una seria indagine da
attuare sulle reali condizioni di vita delle persone omo-, bi-, e pan-
sessuali, in collaborazione tra Forze dell'Ordine, università,
sociologi, psicologi, psichiatri, operatori sociali ed organizzazioni
panolebi. Le posso confermare che in Italia sono stato oggetto di gravi
offese e minacce, che ho subito danni relativi alle mie attività
lavorative e anche fisici, insieme ad impedimenti di un sereno
svolgersi dei sentimenti di amicizia, affettivi e di amore, come
milioni di Italiani. Attendo quindi una Sua esauriente risposta e
sicuro della Sua sensibilità umana e morale nei confronti di tutti i
cittadini, Le porgo i miei più cordiali saluti, Joan Peter Boom. -
Allegato testo: "Michelangelo" - AVETE MAI ASSASSINATO MICHELANGELO? -
di Peter Boom - Sono 42 anni che faccio il militante gay e onestamente
non so più cosa fare per rompere l'orrenda barriera antigay italiana.
Ora, a quasi 66 anni, mi sono veramente stufato e tenterò ancora di
richiamare tutti alla propria responsabilità. A cominciare dal Capo
dello Stato Ciampi, che stimo per molte ragioni, ma che ora mi sento
costretto a tirare in ballo nella sua qualità di più alto responsabile
politico in Italia. Lui, ultimamente, ha nominato gli ebrei, ma non le
altre categorie assassinate durante l'olocausto, altri numerosi esseri
umani, che ancora sono scomodi e non mi si dica che è una dimenticanza
casuale. Il Capo dello Stato rappresenta il popolo italiano, ma
evidentemente non rappresenta Michelangelo e una bella fetta dei
residenti passati, presenti e futuri. Poi c'è, molto più grave ancora,
quel capo che si spaccia per "infallibile tramite" tra un Dio
cattivissimo e l'umanità. Asserendo di rappresentare Gesù Cristo,
questo capo blatera giudizi dall'alto del suo palazzo imponente
indossando sontuose vesti ricamate d'oro. E poi i preti cacciano via
travestiti e femminielli. Una parte rilevante della popolazione è
"panolebi" (pansessuale, omosessuale, lesbico, bisessuale, trans,
etc.), gente che viene torturata psicologicamente dal non dire di certi
e dalle condanne di altri. Torturati fino alla più nera disperazione,
fino al suicidio, soprattutto coloro che vivono in provincia e sono la
maggior parte. A loro è stato insegnato che è meglio nascondere il
sesso, l'amicizia, l'affetto, l'amore e a vergognarsi di se stessi.
Alfredo Ormando non è ancora riuscito a farci vergognare tutti di
questa società che si vanta di essere civile e cristiana, neanche
bruciandosi vivo in piazza San Pietro. Quando un omosessuale
impazzisce, si droga, si dà all'alcool, si lascia ammazzare o si
suicida, allora cercano di nascondere la vera causa di tutto questo.
L'omosessuale, anche dopo morto, rimane una vergogna, come era una
vergogna fino a non molti anni fa avere un figlio andicappato. Abito a
circa 80 chilometri da Roma, città gloriosa per la sua storia, sede
della cristianità e ancora sento dire: "Ammazzerei tutti i froci",
"Meglio un figlio drogato che un figlio frocio", "Se mio figlio fosse
frocio, lo ammazzerei". Pensate che in queste condizioni una ragazza o
un ragazzo possa dire apertamente di essere gay? Rischierebbe troppo.
Non si può contare su molti spontanei "coming out" il "dichiararsi" a
causa del terrore di venir scherniti, allontanati dalla famiglia, dagli
affetti, dagli amici, di perdere il lavoro e di venir in ogno modo
ostacolato, condannato, emarginato. Nelle grandi città i gay possono
usufruire di luoghi di incontro, alcuni anche molto pericolosi come
dimostrato dall'alto numero degli omicidi. Anche lì moltissimi
nascondono ancora la propria naturale inclinazione agli amici, alla
famiglia, sul lavoro o a scuola. Chi è responsabile di tutte queste
disgrazie? Chiedo ufficialmente che venga aperto un'inchiesta da parte
delle istituzioni. Una seria indagine da attuare in collaborazione tra
Forze dell'Ordine, università, sociologi, psicologi, psichiatri,
operatori sociali e organizzazioni panolebi. Un'arma efficace contro la
distruzione continua di moltissime vite è necessaria. Non crediate che
io abbia paura di denunciare per grave inadempienza civile e sociale il
Capo dello Stato e per omicidio volontario plurimo attraverso l'uso
della parola un Papa anticristiano. Una denuncia che va fatta in
Italia, in Europa, nel mondo. Da troppo tempo è tempo di cambiare. Joan
Peter Boom Gaya CsF - via Forno di sotto 47 - 01031 - Bagnaia (VT)
Bagnaia.

SCANDALO A WASHINGTON
Coinvolto ufficialmente RANDALL
TOBIAS, il vice del segretario di Stato Condoleezza Rice responsabile
per gli aiuti all'estero e l'UOMO DI PUNTA DEI PROGRAMMI ANTI-AIDS
dell'amministrazione Usa BASATI SULLA CASTITA' (UDITE! UDITE!), ma si
arresta solo la maitresse. Lo scandalo ha già travolto l'eroe anti-Aids
dell'amministrazione Bush. Giro di squillo in Usa, «15 mila clienti».
Parla Madam Dc, incriminata per sfruttamento della prostituzione.
WASHINGTON (STATI UNITI) - Le più richieste erano le cinquantenni:
parola di Deborah Jeane Palfrey, 51 anni ben portati lei stessa e la
donna al centro dei balletti rosa di Washington che hanno già fatto
rotolare la testa dell'«uomo castità» dell'amministrazione Bush.
Palfrey ha aperto un nuovo spiraglio sulla vita delle sue belle di
giorno e dei loro illustri clienti in una intervista con la Abc: «Non
ho mai posto un limite di età. Prendevo donne ben oltre i
cinquant'anni. Erano le più popolari dello staff». ESCORT SERVICE - La
D.C. Madam, come è stata soprannominata dai mass media americani, aveva
gestito dalla California per 13 anni un'istituzione della capitale
americana: un «escort service», le cui ragazze, incaricate di fornire
ai clienti, secondo le parole di Palfrey, «fantasie sessuali
perfettamente legali» a 275 dollari, erano tutte rigorosamente part-
time: «Volevo che lavorassero o che andassero a scuola durante il
giorno», ha confidato la donna alla Abc. La sua agenzia «Pamela Martin
and Associates» ruotava su tre turni a settimana per escort. Alle 23,
tutte a nanna: «Si dovevano svegliare l'indomani alle sei o alle sette
per andare al lavoro». Venivano da lei perché avevano bisogno di soldi:
non solo studentesse, ma anche casalinghe disperate, una professoressa
di college, una ricercatrice di medicina, una ufficiale di Marina,
un'agente immobiliare. La Palfrey è stata incriminata per sfruttamento
della prostituzione. 15 MILA CLIENTI - Lo scandalo, legato alla sua
lista di 15 mila clienti, ha già travolto Randall Tobias, il vice del
segretario di Stato Condoleezza Rice responsabile per gli aiuti
all'estero e l'uomo di punta dei programmi anti-Aids
dell'amministrazione Usa basati sulla castità, che si è dimesso
confessando di essersi fatto fare «massaggi» (niente sesso) dalle
ragazze del giro Pamela Martin. VIP COINVOLTI - Tobias era stato messo
in mezzo dalla Abc a cui la Palfrey aveva «regalato» giorni fa i
tabulati con i numeri telefonici dei clienti per indurli, sulla spinta
di un'inchiesta giornalista, a uscire allo scoperto e testimoniare a
suo favore: molti vip della capitale sarebbero coinvolti nella vicenda,
tra questi, Harlan Ullman, il consulente del Pentagono a cui è
attribuita la paternità della frase «shock and awe» usata all'inizio
della guerra in Iraq. Secondo fonti della Abc nell'elenco entrerebbero
anche un economista dell'amministrazione Bush, il Ceo di una importante
corporation, il capo di un think tank conservatore, lobbisti e
militari.
04 maggio 2007
e discriminazioni del passato e del presente, una denuncia per
scongiurare quelle del futuro. Immagino un carro pieno di omosessuali,
donne e uomini, con la divisa dei deportati dei campi di
concentramento, con il triangolo rosa accanto alla stella gialla. Ed
una domanda: la Chiesa, dov'era? Immagino un carro pieno di streghe, di
fanciulle condannate al rogo con il pretesto della loro diversità, a
memoria di tutte le donne bruciate vive dall'Inquisizione, donne la cui
unica colpa era quella di non conformarsi al ruolo che la società
teologica di quel tempo voleva imporre. Ed una domanda: la parola di
Cristo, dov'era? Immagino un carro pieno di donne incinte condannate al
turpe mercato dell'aborto clandestino, quando le probabilità di morire
prima ancora di aver vissuto, erano altissime. Ed una domanda: la
solidarietà cristiana, dov'era? Immagino un carro ospedale, con persone
malate ed altre, disperate, divise da una grata che impedisce di stare
vicini ai propri compagni. Ed una domanda: la Pietas cristiana, dov'è?
Immagino un carro pieno di persone normali, uomini in giacca e cravatta
e donne in tailleur, con un cappuccio sul volto, condannate al
silenzio. Ed una domanda : la parola di Dio sull'eguaglianza, dov'è?
Immagino un carro pieno di transessuali costrette a prostituirsi,
perché a loro non viene concessa nessuna alternativa per guadagnarsi
onestamente la vita. Ed una domanda: la giustizia divina, dov'è?
Immagino un carro pieno di uomini di razza bianca, età compresa tra i
30 e i 60 anni, rispettabili eterosessuali regolarmente sposati con
figli, accanto a fanciulle e ragazzetti tailandesi e brasiliani. Ed una
domanda: Bagnasco, perché non dici chi sono? Immagino un carro con
preti e uomini con la lupara. Ed una domanda: perché avete taciuto?
Immagino un carro pieno di preti che predicano una morale che essi per
primi disattendono, al riparo delle loro sagrestie. ed una domanda: La
morale divina, è uguale per tutti? Immagino un carro con tante lapidi
con i nomi di tutte le persone morte ammazzate o suicidate negli ultimi
anni perché amavano chi non dovevano amare. Ed una domanda: di chi è la
colpa? Immagino un carro pieno di gente normale con i loro figli. Ed
una risposta: la colpa è di tutti noi. Immagino un carro pieno di
monaci appartenenti a tutte le Fedi, insieme sulla stessa Terra, sotto
lo stesso sole. Ed una risposta: siamo tutti eguali. Isabelle Rizk


STORIE DI "COMUNE" FOLLIA
Articolo di Carla Liberatore Gaya CsF
Quella
che segue è la storia di Mario – impiegato al centralino del Comune di
L'Aquila – e Iris, il suo bel cagnone biondo, necessario alla vita di
Mario in quanto non vedente.
Mario è un non vedente e lavora al centralino del Comune di L'Aquila dal 30 dicembre del 2006 e in
ottobre, gli è stato affidato un cane-guida di nome Iris. Dall'arrivo
di Iris sono iniziati i problemi di Mario sul lavoro in quanto alcuni
suoi colleghi vedendolo arrivare all'ufficio con il suo cane guida,
iniziarono a "storcere il muso"; e la collega con cui Mario divideva la
stanza, iniziò a lamentarsi con la dirigenza del Comune perché le dava
fastidio la presenza del cane. Così la "gentile" signora ha pensato
bene di far valere il suo diritto a non condividere il posto di lavoro
con una presenza "animale". E il diritto di Mario? Bene, anzi: Male!
Mario è stato spostato a lavorare in una specie di scantinato, zeppo di
topi, escrementi di topi e veleno topicida. Per fortuna che Mario tiene
sempre Iris al guinzaglio ed è solo per questo che la sua cagnolina non
si è nutrita dell'appetibile veleno, in quanto questo veleno, proprio
per essere adatto alla funzione di sterminare i topi, ha un odore ed un
sapore gradevole per tutti gli animali. Il suddetto trasferimento di
stanza è stato un atto arbitrario di mobbing e discriminazione, senza
che nessuno si sia preso la responsabilità di questo atto. E' stato uno
spostamento coatto senza alcuna documentazione scritta che ne spiegasse
i motivi, da parte dei dirigenti del Comune di L'Aquila. Le ragioni
della collega di Mario, pare siano ascritte su di una non meglio
identificata certificazione medica, che fra l'altro non certifica
nessun tipo di allergia a peli di animale, né tantomeno certifica
disturbi cutanei, ottici e/o respiratori. Nel frattempo a Mario viene
impedito di lavorare perché gli sono stati sottratti gli strumenti in
Braill necessari allo svolgimento delle funzioni per le quali è stato
assunto; e quando va al lavoro è costretto a passare sei ore dentro l'
ufficio senza poter fare niente. Così, esasperato, si è rivolto al
Dott. Alarico Bernardi – Responsabile del Sindacato R.D.B C.U.B P.i.
di L'Aquila – il quale a sua volta ha contattato la D.ssa Cristiana
Graziani – Responsabile dell'ufficio Regionale VERDI per la tutela dei
diritti degli animali, nonché Rappresentante locale di PETA Animalisti
italiani - . S'incrociano quindi, in una vicenda tenera ma dai contorni
ingarbugliati, i diritti di un uomo diversamente abile e quelli del suo
cane guida Iris; diritti che vengono negati da una burocrazia sempre
più arrogante e che se ne frega degli aspetti umani nel quotidiano e
che ancora una volta non prende posizione in maniera ufficiale, con il
solito gioco delle "scatole cinesi", di chi si rifugia sempre dalle
responsabilità e non prende posizione né nel bene e né nel male.
Posizione invece che alle quali non si sottraggono mai i VERDI, nella
lotta per la difesa dei diritti degli animali, degli esseri umani e
dell'ambiente, che come in questo caso si espongono ufficialmente a
difesa di Mario e della sua Iris, tanto che il giorno giovedì 3 maggio
u.s. hanno indetto una conferenza stampa per raccontare questa vicenda
triste e allo stesso tempo grottesca.
SEGUE IL COMUNICATO STAMPA DEI
VERDI ABRUZZO CON LE DICHIARAZIONI DI WALTER CAPORALE – CAPOGRUPPO ALLA
REGIONE DEI VERDI ABRUZZO – CRISTIANA GRAZIANI E MARIO.
COMUNICATO
STAMPA VERDI REGIONE ABRUZZO
L´Aquila 3 Maggio 2007
L´AQUILA. GRAVE
DISCRIMINAZIONE CONTRO DISABILE NON VEDENTE. I VERDI CHIEDONO
INTERVENTO IMMEDIATO DALLA REGIONE.
Dichiarazione di Walter Caporale,
Capogruppo Regionale dei Verdi e di Cristiana Graziani, Medico
Veterinario responsabile Ufficio Verdi per la tutela dei diritti
Animali: L´Aquila, 3 maggio 2007 - "Sembra impossibile ," - esordisce
il Capogruppo regionale dei Verdi, Walter Caporale - "ma nel terzo
millennio siamo ancora costretti a denunciare un grave e vergognoso
caso di discriminazione, questa volta a L´Aquila, nei confronti di un
disabile non vedente, Mario Di Paolo, e del suo cane guida Iris. A
Mario è stato impedito di proseguire il suo lavoro nella stanza e con
gli strumenti abituali per la funzione di centralinista: egli è stato
relegato in una stanza umida, piena di escrementi e persino di veleno
per topi diffuso nell´ambiente e pericoloso sia per l´uomo che per il
cane. Per questo motivo ho presentato una Interrogazione Urgente a
risposta immediata al Governatore della Regione, Ottaviano Del Turco,
con la richiesta di risposta al prossimo Consiglio Regionale dell´ 8
Maggio, e agli Assessori regionali competenti, affinché Mario Di Paolo,
sposato e con due figli, disabile non vedente ed il suo cane guida Iris
abbiano giustizia immediata.". "La discriminazione contro Mario" -
dichiara Cristiana Graziani - "è intollerabile, segno di inciviltà e
di regresso sociale da parte dell´Amministrazione Comunale dell´Aquila:
il nostro amico deve tornare immediatamente con il suo cane guida Iris
nella sua abituale postazione di lavoro, e non in uno scantinato umido
e stretto. Nello scantinato che ci vadano le bestie che lo hanno
discriminato". Dichiarazione di Mario Di Paolo, centralinista non
vedente del Comune di L´Aquila: "In una società che si considera
emancipata e moderna, in una città quale L´Aquila che voglia essere al
passo coi tempi e all´avanguardia, non è più tollerabile che viga la
cultura tribale del più forte che schiaccia il più debole, la
concezione dell´indifeso come essere inferiore bersaglio e obiettivo di
maltrattamento e di vituperio, l´idea che gli animali siano esseri
inferiori e che la diversità dovuta all´handicap sia una macchia da
cancellare, la nostra cattiva coscienza da rimuovere ed eliminare. Ho
denunciato con forza quanto mi è accaduto per aiutare me e gli altri
non vedenti a venir fuori da queste pastoie di arretratezza spirituale
ed intellettuale. Per questo ho deciso di raccontarvi la storia di
rifiuto e di disagio di Iris e me".
VERDI REGIONE ABRUZZO 335.790.71.20
- 0862.644.213 - 0872.49.519 -
www.waltercporale.it -
gruppoverdi@regione.abruzzo.it


COMUNICAZIONE GRUPPO DEL GUADO
Ti amavo senza saperlo: i gay e l'Opera. Incontro con Davide Garattini e
Sabino Lenoci.
Forse l'idea che i gay siano particolarmente attratti
dall'opera lirica è davvero uno dei tanti luoghi comuni che circondano
l'omosessualità. O forse le cose non stanno così come del resto ci dice
l'esperienza di tante persone che abbiamo conosciuto. Per capire meglio
questo aspetto molto particolare del vissuto di noi gay abbiamo deciso
di chiedere il parere di due esperti di teatro musicale e abbiamo
invitato Sabino Lenoci, editore e direttore della rivista
internazionale "L'Opera" e Davide Garattini direttore
della rivista
"Musical!". Segue, alle 20.00, la cena.
Gruppo del Guado - Cristiano
Omosessuali Milano
Via Soperga 36 (MM1 Loreto, MM2 Caiazzo, MM3
Centrale)
Telefono: 346 308 19 01 -
www.gaycristiani.it


12 MAGGIO: LA
GIORNATA «DEL CORAGGIO LAICO»
di Simone Sapienza - pubblicato il 01
Maggio 2007
13 maggio 1974
«Il 12 maggio, a San Giovanni, per il Family
Day manifesterà la controriforma, a Piazza Navona, con la Rnp, ci sarà
la riforma». Il leader dello Sdi, Enrico Boselli, la mette così, nel
presentare l'iniziativa che, insieme a Marco Pannella, Emma Bonino e
Rita Bernardini, ha promosso per celebrare, 33 anni dopo, il 'coraggio
laico' (è questo lo slogan dell'iniziativa) della battaglia contro il
referendum per la cancellazione della legge sul divorzio, nello stesso
giorno in cui una piattaforma cattolica ha convocato il Family Day.
«Mentre gli sconfitti e gli umiliati del 1974 celebreranno a milioni e
milioni la loro rivincita – dice Pannella - vogliamo dimostrare che c'è
un'altra Italia, quella delle conquiste civili». L'appello è a tutte le
forse laiche. Pannella chiede a Mussi e Angius di dar seguito «alle
dichiarazioni di laicità fatte al congresso dello Sdi» attivandosi per
il successo di "Coraggio Laico": «Una nuova 'cosa' politica ha forse
più successo se nasce direttamente nella lotta». La giornata del 12
sarà aperta da un convegno organizzato dall'Associazione Coscioni e da
RadioRadicale.it, dal titolo: «Il mito della famiglia naturale. La
rivoluzione dell'amore civile». INVIATO DA DGP (DìGayProject)


UCCISA IN IRAK UNA GIOVANE RAGAZZA DI 17 ANNI
A Bashika, Mosul, (Irak)
centinaia di uomini hanno ucciso lapidandola Du'a Khalil, una giovane
ragazza di 17 anni. Questo orrendo omicidio "d'onore" è stato ripreso
in diretta da vari telefonini e macchine fotografiche digitali che
mostrano anche la presenza della polizia locale del governorato del
Kurdistan iracheno. Du'a Khalil è di religione Yezidi, diffusa nel
kurdistan iracheno. Si è innamorata di un ragazzo iracheno arabo e
musulmano con cui si incontrava in grande segreto che, però, si è
rifiutato di sposarla. Umiliata e oramai "disonorata" per la sua
famiglia, è stata ospite per cinque giorni da un locale capo yezidi che
l'ha convinta a tornare dai suoi perché l'avrebbero
perdonata. Appena
tornata, i suoi parenti di cui il fratello, lo zio ed il cugino l'hanno
spogliata, picchiata a sangue e infine lapidata a morte in presenza di
centinaia di spettatori. I gruppi islamisti della regione hanno ben
pensato strumentalizzare questo
crimine per organizzare una vendetta
contro gli Yezidi. Sostengono che la giovane ragazza si era convertita
all'Islam e che è una "martire dell'Islam" perché punita per la sua
conversione. Già 23 yezidi sono stati uccisi. E' per questo, è urgente
che le autorità irachene e la polizia irachena intervengano per
arrestare i parenti di Du'à colpevoli dell'omicidio e fare chiarezza
sull'inefficienza dell'autorità locale a proteggere anche le vittime
della vendetta islamista solo perché sono di religione yezidi. Ieri ad
Arbil un'enorme manifestazione contro i crimini d'onore in Kurdistan è
stata organizzata da diverse associazioni democratiche kurde Yezidi. Le
donne in Medio Oriente sono vittime dell'oppressione partiarcale e
della violenza che siano musulmane sunnite o sciite, druze, christiane
o Yezidi. Fra i kurdi, le Nazioni Unite hanno contato 40 omicidi
d'onore dall'inizio del 2007. Firmate la petizione indirizzata al
Governo Regionale del Kurdistan Iracheno per condannare la lapidazione
di Du'a e per cancellare i "crimini d'onore" nel Kurdistan iracheno e
in Iraq Campagna Internazionale contro i Crimini d'Onore

INVIATO DA Ornella Serpa Gaya
CsF


COMUNICAZIONE
CIRCOLO LESBICO "DRASTICA….MENTE"
ECCOCI ANCORA QUI PER VOI. COME SEMPRE VI OFFRIAMO FILM, DIBATTITO, PRESENTAZIONE DI
LIBRO, TEATRO, E POI... LA TERRAZZA!!!
LUNEDÌ 7 MAGGIO ore 21 c/o Sala
ex Dazio, Barriera Saracinesca Riviera Paleocapa, 98 – Padova
Proiezione film "Chutney Popcorn" di Nisha Ganatra (1999) Reena è una
giovane artista newyorkese di origini indiane, felicemente fidanzata
con Lisa. Per aiutare la sorella sterile (e novella sposa) decide di
'ospitare' per nove mesi il bambino, che sarà poi affidato alla
sfortunata coppia. Ma la famiglia di Reena, molto legata alle
tradizioni, non può tollerare una simile scelta, e Lisa certo non
accetta a cuor leggero la futura gravidanza della ragazza... Se due
sistemi di valori opposti si scontrano, è possibile che la felicità
stia a metà strada? DOMENICA 13 MAGGIO ore 19 c/o Circolo Arci
Pixelle, via Austria 23/e - Padova Teatro Danza LOOP DANCE a cura di
Abracalam MERCOLEDì 16 MAGGIO ore 21 c/o Circolo Arci Pixelle, via
Austria 23/e - Padova RIAPRE LA TERRAZZA DRASTICA!
Inauguriamo la
terrazza Concerto con Zeno Odorizi (fiati) e Sandra Stella (voce)
(International Pop) LUNEDÌ 21 MAGGIO ore 21 c/o Sala ex Dazio,
Barriera Saracinesca Riviera Paleocapa, 98 – Padova DONNE O MADONNE?
Casa e Chiesa come dio comanda Quanta influenza ha ancora la Chiesa
sulla libertà e l'autodeterminazione di donne e lesbiche? Ne parliamo
con tre importanti rappresentanti del femminismo italiano: Nicoletta
Poidimani – saggista e intellettuale militante Lidia Cirillo –
responsabile dei Quaderni Viola e autrice del recente libro "Da
Vladimir Ilich a Vladimir Luxuria. Soggetti di liberazione, rivoluzioni
e potere" Graziella Bertozzo – movimento Facciamo breccia Per
prepararvi al dibattito date un'occhiata a questi link:
http://www.nicolettapoidimani.it
http://www.clrbp.it/Comunicato_20060119.htm
http://www.facciamobreccia.org

MERCOLEDì 23 MAGGIO ore 19 c/o Circolo Arci
Pixelle, via Austria 23/e - Padova
Terrazza Drastica presenta "Calco"
di Monica Maggi La giornalista Monica Maggi torna a sfiorarsi la pelle.
Calco è il titolo della nuova opera in versi di Monica Maggi, nota
giornalista che molto si occupa fra le altre cose di letteratura
erotica e arte. "Calco" è ancora toccare la propria pelle per sentire
quella femminilità che è il vero fiato delle liriche. Ricordo – attesa
– divenire, invece, non sono che caselle dentro le quali la poetessa
esprime la gioia di scrivere. Quella necessità che è pasto quotidiano.
Dove la vita è odorosa, indubbiamente, è una pura formalità non
incontrare l'ovvio. MERCOLEDì 30 MAGGIO ore 19 c/o Circolo Arci
Pixelle, via Austria 23/e - Padova
Terrazza Drastica presenta Susanna
in Racks Shark o la dance du ventre Venite a trovarci all'Astra! Da
mercoledì 2 a venerdì 4 maggio tornano le GIORNATE DI
CINEMA E CULTURA OMOSESSUALE al cinema Astra. A questo link trovate programma e info:
http://www.cuc-cinemauno.it/?menu=gcco

Come sempre il circolo
organizzerà il suo belllliiissssimo banchetto informativo all'entrata
del cinema. Saremo lì tutte le sere dalle 20 in poi con libri,
volantini e materiale vario per soddisfare tutti i vostri dubbi e
curiosità sul Drasticamente (e non solo). - PER VOI CONTRIBUENTI TASSE
IN VISTA! Vi ricordiamo il 5 per 1000! Basta scrivere nella casella
"Sostegno al volontariato..." il codice fiscale del circolo
Drasticamente: 92072830281, è un piccolo e amonimo gesto che ci può
aiutare a sostenere le attività dell'associazione.

COMUNICAZIONE
GRUPPO PESCE MILANO
SWIM FOR LIFE 9
Swim for Life 9 è la nona edizione di una manifestazione sportiva natatoria di
beneficenza periodicamente organizzata dal Gruppo Pesce Milano. Si tratta di una gara di nuoto
categoria Master organizzata in collaborazione con la UISP Lombardia
(Unione Italiana Sport per Tutti). Al termine della competizione
agonistica riservata ai tesserati UISP, FIN e CSI, si svolgerà una
staffetta non agonistica rivolta a tutti gli appassionati di nuoto che
vogliono comunque offrire il proprio sostegno e la propria solidarietà
con un piccolo gesto concreto. I proventi della manifestazione
sportiva, saranno destinati a favore dell'ASA (Associazione
Solidarietà AIDS Onlus, Milano), che offre sostegno e assistenza delle
persone sieropositive e in stato di AIDS conclamato. L'edizione della
Swim For Life di questo anno prevede, inoltre, una
novità: l'esibizione
della prima squadra maschile di nuoto sincronizzato in Italia,
SyncDifferent. Madrina di questo evento particolare sarà Eva
Balzarotti, titolare della squadra nazionale di Nuoto Sincronizzato ai
Campionati del mondo svoltisi a Fukuoka (JPN) nel 2001 e agli Europei
di Berlino del 2002. Swim For Life 9 è aperta al pubblico e si svolgerà
nella piscina comunale di Cologno Monzese (MM2 Cologno Nord /
tangenziale est uscita 12), Domenica 13 Maggio a partire dalle ore
14.30 con il patrocinio del Comune di Cologno Monzese e della
Provincia di Milano. Per ulteriori informazioni sul programma e l'
iscrizione è possibile consultare il nostro sito internet
http://www.
swimforlife-italia.org - Ringraziamo fin d'ora per il vostro sostegno e
restiamo a disposizione per ulteriori approfondimenti al riguardo
(telefono 340.5246398 / info@gruppopesce.org /
www.gruppopesce.org )
iscriviti alla manifestazione dal nostro sito:
www.swimforlife-italia.
org


DIO CRIMINALE, ASSASSINO E TERRORISTA
Dio biblico asassino,
terrorista, genocida, intollerante, stupratore, infanticida,
schiavista, dispregiatore delle donne e degli omosessuali, razzista,
sessuofobo e a tal punto borioso e criminale da pretendere di essere
venerato dagli uomini con sacrifici umani ed animali.
di Luigi Tosti.

Il giudice Luigi Tosti chiede, in base alla Costituzione Italiana e
alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo, di poter
affiggere nei tribunali la menorà ebraica accanto al crocifisso, oppure
la rimozione del crocifisso. Presentiamo qui il significativo stralcio
di apertura di "Motivi aggiuntivi". Il documento completo verrà
presentato dal magistrato Luigi Tosti, in qualità di imputato, all'
udienza che si terrà il 23 maggio 2007 al Tribunale de L'Aquila. Il
documento integrale verrà reso pubblico sul sito:
http://nochiesa.blogspot.com e diffuso da Axteismo dopo quella data. CORTE D'APPELLO
DELL'AQUILA - SEZIONE PENALE Udienza dibattimentale del 23 maggio 2007
MOTIVI AGGIUNTI R.G. Appelli N° 1118/2006 per l'imputato appellante
Tosti Luigi. QUESTIONE PRELIMINARE -Premetto che, avendo un interesse
alla sollecita definizione del processo, intendo rinunciare al primo
motivo d'appello, col quale ho dedotto la nullità dell'intero
dibattimento di primo grado perché celebrato in mia giustificata
assenza. Ribadisco, però, che nella mia qualità di imputato sono
costretto nuovamente a rifiutarmi di presenziare all'udienza
dibattimentale d'appello: e questo a causa dell'esposizione
generalizzata dei crocifissi cattolici nelle aule giudiziarie italiane,
imposta dal Ministro di Giustizia fascista del 1926. Ribadisco,
pertanto, l'invito a sollevare un conflitto di attribuzione nei
confronti del Ministro di Giustizia. Queste le motivazioni del mio
rifiuto e della mia richiesta.
a)Il mio rifiuto scaturisce, in primo
luogo, dall'esercizio del mio diritto primario di libertà di coscienza
(artt. 2 e 111 Cost. ed artt. 9 e 6 Convenzione per la salvaguardia dei
diritti fondamentali dell'uomo), ovverosia dalla necessità di evitare
di subire un processo da parte di giudici che non sono imparziali, come
prescritto dall'art. 111 della Costituzione e dall'art. 6 della
Convenzione, bensì inseriti in un'amministrazione giudiziaria che è
simbolicamente connotata di cattolicesimo: e, in effetti, l'esercizio
del magistero cattolico attraverso l'esposizione dell'idolo del "Dio
incarnato" (tale è Gesù Cristo, secondo il catechismo ufficiale della
Chiesa) è assolutamente incompatibile con l'obbligo di imparzialità e
di neutralità della Istituzione "Giustizia", come peraltro già
sentenziato dalla Cassazione penale, sicché non accetto di essere
giudicato da giudici che sono "parti in causa", anziché garanti
dell'imparzialità, anche simbolica, delle loro funzioni. b) In secondo
luogo il mio rifiuto scaturisce dalla necessità di evitare di subire la
lesione del mio diritto primario alla libertà di religione, garantito
sia dalla Costituzione (art. 19) che dalla Convenzione sui diritti
dell'uomo (art. 9), ovverosia del diritto di essere tenuto lontano da
idoli di Dei incarnati e da simbolismi religiosi nei quali non solo non
mi identifico ma che, anzi, detesto e condanno apertamente a causa
delle criminalità e delle immoralità che connotano il Dio della Bibbia,
che connotano il messaggio simbolico della cosiddetta "passione di
Cristo" e che connotano gli insegnamenti dogmatici e i comportamenti
altrettanto criminali, immorali, antidemocratici e lesivi dei più
elementari diritti umani tenuti dalla Chiesa cattolica. c) Infine, il
rifiuto scaturisce dall'esigenza di tutelare il mio diritto primario
all'eguaglianza ed alla non discriminazione religiosa, garantitomi sia
dall'art. 3 della Cost. che dall'art. 14 della Convenzione, dal momento
che l'Amministrazione giudiziaria italiana privilegia smaccatamente
l'esposizione dell'idolo del Dio incarnato, vietando lo stesso diritto
ai miei ed agli altrui simboli. Mi sembra abbastanza ovvio che nessuno
possa impormi -se io non lo voglio- di frequentare conventi, chiese ed
altri luoghi di culto connotati dall'ostensione dell'idolo del Dio
incarnato: alla stessa stregua, pertanto, nessuno -come
significativamente affermato dalle Corti Costituzionali di Paesi molto
più civili (Svizzera e Germania, ad esempio)- può obbligarmi ad essere
processato, pubblicamente, da Giudici visibilmente "confessionali",
cioè inseriti in un'Amministrazione giudiziaria pubblicamente connotata
di idolatria cattolica. Si tratta, innanzitutto, di una questione di
rispetto dei diritti umani, oltre che di buona educazione. Io non mi
sognerei mai di esporre nelle case altrui i miei simboli ideologici e
pretendo, dunque, che il Papa, la Chiesa e gli adepti della religione
cattolica si astengano dal marcare in modo così squallido le pareti
delle aule dei Tribunali -che non appartengono a loro ma a TUTTI i
cittadini italiani- col simbolo del loro supposto Dio incarnato. E
questo non solo perché si tratta di un simbolo che evoca in modo
macabro e orrifico un messaggio altamente immorale, diseducativo e
psicologicamente deleterio, cioè l'assassinio di un Dio-figlio
perpetrato da un Dio-Padre per assurde e inconcepibili finalità di
"redenzione" di terzi "colpevoli", cioè dell'Umanità "peccatrice", ma
anche per le intollerabili e ingiustificabili implicazioni di genocidi,
di assassini, di torture, di criminale inquisizione, di criminali
crociate, di criminale razzismo, di criminali roghi contro eretici e
streghe, di criminale schiavismo, di superstizione, di criminale
discriminazione e persecuzione razziale, di criminale shoà, di
criminali rapimenti di bambini ebrei, di disprezzo delle donne e degli
omosessuali, di omofobia, di sessuofobia patologica, di intolleranza,
di oscurantismo, di violazione e prevaricazione dei più elementari
diritti politici ed umani alla libertà di opinione, di pensiero, di
religione e di eguaglianza, di omertosa e criminale copertura dei preti
pedofili, di falsificazioni di atti, di false reliquie, di falsi
miracoli, di truffe, di abuso della credulità popolare a fini
speculativi, di mercimonio di indulgenze e di medaglie "miracolose", di
bolle di componenda, di illeciti finanziari e via dicendo, crimini di
cui la storia millenaria del crocifisso è irrimediabilmente intrisa.
Essendo poi dotato di fondamenti etici e civili informati alla
condivisione e all'osservanza dei fondamentali precetti del codice
penale, della Costituzione italiana, delle Convenzioni internazionali
sui diritti dell'Uomo e delle Convenzioni internazionali contro ogni
forma di discriminazione, non intendo minimamente subire processi da
parte di Giudici che si identificano simbolicamente e platealmente in
un Dio biblico assassino, terrorista, genocida, intollerante,
stupratore, infanticida, schiavista, dispregiatore delle donne e degli
omosessuali, razzista, sessuofobo e a tal punto borioso e criminale da
pretendere di essere venerato dagli uomini con sacrifici umani ed
animali. E' la mia "debole" morale che mi impedisce tutto ciò, anche
se, ovviamente, non ho il minimo "astio" o disprezzo nei confronti di
Dio, la cui unica colpa è quella di essere stato creato dall'uomo a sua
immagine e somiglianza e, quindi, con le sue debolezze e con le sue
inclinazioni criminali. Giammai accetterei l'imposizione della croce
uncinata nazista da parte dello Stato italiano -e questo perché ripudio
ed aborro i crimini compiuti dai cristiani nazisti- e quindi -e a
maggior ragione- non accetto di essere processato dall'Amministrazione
Giudiziaria Italiana, connotata di "cristianità" cattolica. Se qualcuno
si vuole ancora identificare in quel simbolo e intende ancora
glorificarsi del supposto "Amore" del supposto unico Dio, nella sua
duplice versione di Dio-Padre e di Dio-Figlio incarnato, lo faccia
pure: ma lo faccia a causa sua, sulla sua persona, nei suoi templi, nei
Tribunali dell'Inquisizione e in quelli della Sacra Rota, ma non lo
imponga a me che, proprio "grazie a Dio", mi identifico in valori
morali e civili diametralmente opposti. Continua (…) Rimini - L'Aquila,
1° maggio 2007 Luigi Tosti tosti.luigi@yahoo.it mobile 3384130312 -
tel. 0541789323 via Bastioni Orientali 38 - 47900 Rimini - Il
presente documento "Motivi aggiuntivi" 1 maggio 2007 sarà reso pubblico
integralmente sul sito:
http://nochiesa.blogspot.com e diffuso da
Axteismo Press dopo l'udienza che si terrà il 23 maggio 2007 al
Tribunale de L'Aquila. Fonte:
http://nochiesa.blogspot.com -
Diffusione: Axteismo Press l'Agenzia degli Axtei, Atei e Laici http:
//nochiesa.blogspot.com

http://nochiesa.blogspot.com
per aderire e
informazioni: ateismo@yahoo.it tel. +39 3393188116


NESSUNO TOCCHI CAINO
05.05.2007
PENA DI MORTE. ANCHE IL GABON SOTTOSCRIVE LA
DICHIARAZIONE PER LA MORATORIA ONU DELLE ESECUZIONI CAPITALI - 4 maggio
2007: nel corso di un Consiglio dei Ministri svoltosi ieri a Libreville
il Gabon ha aderito all'iniziativa italiana per la moratoria universale
sulla pena di morte decidendo di sottoscrivere la Dichiarazione che ha
così raggiunto 91 cosposnorizzazioni. La firma è stata raccolta nel
corso della missione condotta da Aldo Ajello per conto del Governo
italiano. Di seguito il comunicato del Consiglio dei Ministri nella
parte riguardante la decisione sulla moratoria: "... nel proseguo dei
lavori, e in risposta all'appello dell'Unione Europea volto a ottenere
una moratoria sull'applicazione della pena di morte, il Consiglio dei
Ministri ha deciso l'adesione del nostro paese a questa iniziativa
umanitaria internazionale, che si inserisce del resto nella logica dell'
attuale politica del presidente Omar Bongo Ondimba e del governo
gabonese in questo campo ..." Marco Pannella, Sergio D'Elia, Valter
Vecellio, Lucio Bertè, Claudia Sterzi in sciopero della fame ad
oltranza dal 16 aprile hanno dichiarato: "La firma del Gabon, paese
peraltro abolizionista di fatto, è la dimostrazione di come l'
iniziativa per la presentazione della risoluzione per la moratoria all'
Assemblea Generale dell'ONU incontri un sempre maggior sostegno. E'
proprio per questo che si rafforzano le ragioni della nostra iniziativa
nonviolenta perché sia presentata all'Assemblea Generale in corso a New
York la risoluzione pro moratoria da parte dell'Italia e di una
colazione mondiale di paesi rappresentativi di tutti i continenti
evitando di affidare una così importante iniziativa nelle sole mani
dell'Unione europea, relegando in tal modo l'universalità della
richiesta di moratoria ad un vecchio schema non più presentabile e
degno di tale obiettivo."
MALAWI. INCOSTITUZIONALE LA PENA DI MORTE
OBBLIGATORIA - 27 aprile 2007: la Corte Costituzionale del Malawi ha
dichiarato incostituzionale la pena di morte obbligatoria. Riunita a
Blantyre, la Corte stava esaminando il ricorso presentato da un
condannato a morte per omicidio, Francis Kanfantayeni, e da cinque
altri imputati. "La Sezione 210 del Codice penale è illegittima, dal
momento che stabilisce l'obbligo di condanna a morte a seguito di un
omicidio", ha detto il giudice Elton Singini leggendo la sentenza
emessa dalla Corte all'unanimità. "La pena di morte obbligatoria viola
il diritto dell'individuo che lo tutela nei confronti di trattamenti o
punizioni disumane, negando il diritto al processo equo e alla
revisione della sentenza da parte di un tribunale di grado superiore",
ha aggiunto il giudice. L'ultima persona giustiziata in Malawi è stata
impiccata il 26 settembre 1992 nel carcere di Zomba per mano di un boia
fatto venire dal Sudafrica.
TUNISIA. PRESTO COALIZIONE CONTRO PENA
CAPITALE - 30 aprile 2007: è in via di formazione in Tunisia una
coalizione nazionale contro la pena di morte, annunciano fonti vicine
al Partito dell'Unità Popolare. Tra le organizzazioni coinvolte
rientrano la Sezione tunisina di Amnesty International, la Lega
Tunisina per la Difesa dei Diritti Umani, la Lega dei Giornalisti,
l'Istituto Arabo per i Diritti Umani e la Lega Tunisina per la Ricerca
sullo Sviluppo. A seguito della pubblicazione da parte di alcuni
esponenti della società civile tunisina, il 18 febbraio scorso, di un
manifesto politico, le organizzazioni stanno preparando i testi del
patto costitutivo, dello statuto interno e del manifesto ufficiale.
L'iniziativa si inserisce nel quadro della coalizione mondiale fondata
a Roma il 13 maggio 2002 e delle raccomandazioni espresse durante la
terza conferenza mondiale contro la pena di morte, che si è svolta lo
scorso febbraio. Alla fine del mese scorso, il ministro tunisino della
Giustizia aveva affermato che nel suo paese non è ancora tempo di
abolire la pena di morte, anche se ormai da 15 anni non si eseguono più
condanne di questo tipo. Tra i principali sostenitori della sua
abolizione figura il Partito Social Liberale tunisino, che il 13
febbraio scorso ha emesso un comunicato in cui chiede la cancellazione
di questa pena e la sua sostituzione con l'ergastolo nel caso di
crimini gravi e premeditati. Un orientamento questo cui hanno aderito
recentemente anche i giornalisti tunisini, in nome "degli alti valori
che derivano dal patrimonio civile del paese e che ne determinano la
posizione d'avanguardia in molti ambiti".
ITALIA. CAMERA, PENA DI
MORTE VIA DA COSTITUZIONE, TESTO VA A SENATO - 2 maggio 2007: la Camera
italiana ha approvato in seconda deliberazione la proposta di legge che
abolisce dalla Costituzione la pena di morte. La pdl approvata prevede
che dall'articolo 27 della Costituzione vengano soppresse, all'ultimo
comma, le parole "se non nei casi previsti dalle leggi militari di
guerra". Il testo costituzionale, quindi, reciterebbe: "Non è ammessa
la pena di morte". In nessun caso. I voti favorevoli sono stati 471,
con un solo voto contrario. Trattandosi di una proposta di legge
costituzionale, il testo dovra' essere approvato una seconda volta
senza modifiche anche dall'Aula del Senato, che su esso si' e' gia
espresso una volta.
USA. BOSTON GLOBE, PENA DI MORTE INCOSTITUZIONALE
- 29 aprile 2007: il metodo dell'iniezione letale – è scritto in un
editoriale del 'Boston Globe' – non costituisce una maniera umana di
giustiziare il condannato, come imporrebbe la Costituzione degli Stati
Uniti. Benche' sia stata abolita in quasi tutte le democrazie avanzate,
continua il Globe, la pena di morte sopravvive negli Usa in parte
poiche' gli Stati dove e' legale si sono sforzati di farla diventare
'asettica'. In America l'era delle impiccagioni in pubblico e'
tramontata da un pezzo, ed esse sono state sostituite da un
procedimento impersonale ed estremamente discreto che riduce al minimo
la scomodita' per chi la somministra e per il pubblico. Sebbene da
decenni ci si sforzi per far apparire la pena capitale come una
procedura puramente clinica - sforzo culminato nell'adozione
dell'iniezione letale come metodo di esecuzione largamente prevalente -
un nuovo studio analitico e scientifico delle esecuzioni in California
e North Carolina, appena pubblicato, suggerisce proprio il contrario.
Il cocktail di tre sostanze iniettate nella vena del condannato puo'
dar luogo a un doloroso fenomeno di asfissia durante il quale la
persona rimane conscia. L'iniezione letale, oltre la superficie di
'umanita' che tale metodo pretenderebbe di rappresentare, viola in
realtà la proibizione costituzionale di punire in modo crudele e
inusuale. Altri metodi che arrecano morte pressoche' immediata, come la
ghigliottina o la fucilazione, sono stati respinti come rivoltanti per
la sensibilita' attuale. Lo stesso avviene per la sedia elettrica. Ci
sono inoltre molte altre ragioni per le quali la pena capitale andrebbe
abolita: non e' un deterrente per i criminali, e' applicata in modo non
equanime a seconda delle giurisdizioni e dei gruppi sociali coinvolti,
e' irreparabile in caso di errore giudiziario. Comunque una pena di
morte rapida, indolore e pulita - conclude l'editoriale - ancora non
esiste.

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16 aprile 2007

news 16 aprile

Omofobia: Oggi a Napoli si è inaugurata una partecipatissima V
conferenza nazionale del volontariato, ed in quel contesto era presente
il box del volontariato delle associazioni della Campania. L'
associazione omosessuale i Ken era presente con i propri volontari e
con il proprio materiale prodotto in quest'anno sociale e come sempre
avviene la saponetta ( logo di i Ken) ha suscitato parecchie curiosità
ed attenzioni da parte di centinaia di amici di tutta Italia. Ad un
certo punto, 3 persone non identificate hanno avvicinato i volontari di
i Ken ed accusandoli di monopolio dello spazio del volontariato
campano, intimavano la rimozione del materiale di i Ken brandendo come
arma il nostro volantino con sopra il finocchio con la scritta meglio
finocchio che ignorante, mostrando con scandaloso sdegno quell'immagine
tanto odiosa. Immediata la solidarietà delle volontarie delle altre
associazioni presenti nel box ai nostri volontari e del Sindaco Rosa
Russo Iervolino che ha partecipato pubblicamente con la propria
presenza al box la propria stima all'associazione ed ai volontari di i
Ken conosciuti da Lei come persone serie, orgogliosi e sempre "al
lavoro". Il Sindaco affettuosamente si è schierata al fianco dei
giovani volontari ed ha chiesto scusa per l'aggressione subita ed ha
esortato a proseguire l'ottimo lavoro dell'associazione. Anche il
Ministro Paolo Ferrero, ha voluto dimostrare la propria solidarietà
pubblicamente recandosi di prersona al box e parlando direttamente ai
volontari ed al Presidente Carlo Cremona, trovando questo gesto
intimidatorio vergognoso.
i Ken - Presidente Carlo Cremona


UN GRAZIE DI CUORE PER LA VOSTRA SOLIDARIETA'
Vorrei ringraziare di persona tutti
quanti voi che avete espresso in maniera così sentita la vostra
solidarietà per le scritte denigratorie ed offensive nei miei riguardi
e verso tutte le persone omosessuali. Tanta solidarietà da parte del
movimento GLBT, da uomini e donne delle istituzioni, e da una
moltitudine di persone comuni che non conoscevo, mi hanno fatto capire
che non siamo soli a portare avanti una battaglia di diritti e libertà.
Se i fanatici che hanno scritto quelle ingiurie speravano di
spaventarci o di renderci più deboli, si sbagliano di grosso!Noi siamo
sempre qui, ancora più uniti e più determinati per rivendicare pari
diritti. Grazie! Imma Battaglia Presidente Di'Gay Project – FONTE
Redazione Di'GayProject

IN OLANDA UN MONUMENTO PER LE PROSTITUTE VITTIME DELL'ODIO.
E QUI?
Alta, fiera e guarda avanti tenera ed imperturbata. E' stata scelta, ovviamente, una
figura femminile per simboleggiare la dovuta memoria del puttanicidio.
Una statua come monumento a ricordo delle tante, troppe vittime della
violenza e dell'omicidio puttanofobo. E la mente non può non correre
subito ai recenti e dolorosi pittanicidi di Ipswich – Londra, (GB).
Vedendola sul sito (
www.lucciole.org) delle nostre amiche Pia Covre e
Carla Corso, le coraggiose zetess@ di Pordenone che per prime in Italia
hanno iniziato e continuano - insieme alle impareggiabili Marcella di
Folco e Porpora Marcasciano del M.I.T. di Bologna - a portare
valorosamente avanti la battaglia rivendicativa delle Z(occole), specie
di strada, sono stata pervasa da un brivido e, sorridendo per l'
orgoglio, ho anche pianto per la gioia frammista al dolore. Ad
Amsterdam, città coraggiosa, laica ed avanguardista, pur nella sua
probabile contraddizione, il 31 marzo scorso è stato inaugurato, nei
pressi del "quartiere a luci rosse", questo monumento – il primo nella
storia - alla memoria del puttanicidio, grazie all'interessamento, ed
alla spesa, della signora Mariska Majoor, una donna cosciente di essere
"una donna" in una società fallo-patriarcale ed imperialista. Un gesto
di altissimo valore culturale, civico ed umano che non possiamo di
certo aspettarci né dall'opinione pubblica (maschile), né dalle
istituzioni (maschiliste ed oligarchiche, oltre che fortemente
confessionali) del nostro Bel Paese; tanto meno dal nostro "sindaco" di
Roma, tale signor Valter Veltroni, impegnatissimo in tutt'altra
direzione. Puttanofobia, puttanicidio. Non ci sono altre parole per
descrivere un fenomeno esteso di odio e di persecuzione di massa contro
le prostitute che dalla discriminazione arriva all'omicidio passando
per abusi, vessazioni, violenze e stupri. Il puttanicidio come fenomeno
culturale estremo da considerare e combattere. Non ci sono stime
ufficiali della sua entità perchè non c'è un reale interesse pubblico a
contrastarlo; ma se si pensa che le violenze e i puttanicidi sono nell'
ordine di decine di migliaia solo in Italia non è difficile supporne l'
allarmante gravosità. Troppe vittime ha mietuto e sta mietendo tra chi,
in condizioni di debolezza talvolta estrema, cerca faticosamente di
portare a casa un guadagno dignitoso. Troppa l'indifferenza e la
connivenza sulla quale si regge questo atteggiamento "perbenista".
Troppi i perpetratori (forze dell'ordine, uomini comuni e "clienti"
ossia padri e figli di famiglia che votano, fanno politica attiva,
informazione, opinione obnubilando le nostre menti e dirigendo le
nostre opinioni ed emozioni), troppi i propulsori e le connivenze
(istituzioni pubbliche, informazione mediatica, opinione pubblica),
troppi i silenzi (specie delle donne), troppa l'indifferenza, troppo l'
odio e troppo ingiustificato. Per chi come me appartiene alla massa
delle "maledette" alla Gide, questa statua femminile ha un senso
profondo di appartenenza, di comunità, di identità; ma non di
"categoria", bensì di condivisione di dolorose vicende e sentimenti
umani, pur nella coscienza che non siamo le sole vittime di questo tipo
di "consorzio umano", oggi anche globalizzato. La mia memoria non può
non correre alle varie vicissitudini che mi hanno avuta, fino a ieri
notte, protagonista in quanto Z(occola) di strada: dileggio, sputi,
percosse, stupri, fughe disperate ed affannose per sottrarmi a tutto
questo e a quanto di peggio avrebbe potuto succedermi. Soltanto
fondando il Co.Di.Pe.P. (Coordinamento per la Difesa delle Persone
Prostitute) ho potuto in un certo qual senso proteggermi, diventando
"qualcuno". Ma il mio senso di ginofilia non mi consente di non
estendere questo mio "privilegio" a quant@ condividono la mia sorte di
donna in questo tipo di contesto socioculturale. Non posso non
ricordare come l'attuale "dibattito" in tema di "prostituzione" non sia
altro che un determinato e facile darci "in pasto all'odio", per dirla
con il compianto Pisolini. Non posso non dire che le colpe sono diffuse
tra chi perpetra materialmente gli atti violenza puttanofoba e chi,
dovendo, non fa nulla per prevenirle, contenerle o contrastarle. Troppi
gli interessi sui nostri copri sessuati, sulle nostre vite e sui nostri
guadagni. Troppa la volontà, diffusa, di colpirci in toto
strumentalizzando biecamente i veri crimini che si perpetrano, troppo
facilmente, nel nostro contesto; troppo l'interesse a tenerci ma sotto
dominio; troppa la mitopoiesi catartica della "povera prostituta".
Basti solo pensare che, per questa società, i "delinquenti" nella
prostituzione siamo noi prostitute e che le "vittime" della delinquenza
siamo sempre noi prostitute per rendersi conto del volontario
atteggiamento da fumus persecutionis che regna nella cosiddetta lotta
al traffico-tratta-sfrutttamento. Basti ancora pensare che le persone
costrette a prostituirsi sono inspiegabilmente confuse con chi, come
me, vuole fare questo "lavoro" e subiscono quindi il medesimo
trattamento puttanofobo specie dalle istituzioni e dalle forze dell'
ordine che in quanto ad odio e persecuzione non hanno certo bisogno di
prendere lezioni. Troppi i tentativi di offuscare un contesto umano,
quello della "prostituzione", che assomma, come ogni altro, cose buone
e cose pessime. In conclusione, al di dà delle comprensibili emozioni e
dei sentimenti contrastanti, noi, prostitute - specie di strada -,
vittime delle aberranti violenze fallo-patriarcali, giustizialiste ed
imperialiste vogliamo ancora una volta dare prova del nostro altissimo
senso civico significando il nostro dolore con un monumento alla
memoria. Non chiediamo vendetta ma considerazione; non chiediamo
legalizzazioni né diritti ad hoc, inutili e perniciosi, ma
semplicemente di potere gestire le nostre vite ed attività
autonomamente e nel pieno rispetto che vogliamo tributare alla nostra
società che, usando largamente i servizi sessuali che offriamo
autodeterminatamente, vorremmo ci riconoscesse ed includesse
materialmente in sé proteggendoci dalle insidie e dalle violenze.
Auspichiamo che cessi tutto quanto questo monumento alla memoria sta lì
a significare, anche nella viva speranza che riesca ad intercedere
presso le coscienze di quanti - e ce ne sono - vogliono dire "NO" all'
odio ed alla violenza, di qualunque tipo, e che, fuorviati da un'
informazione tendenziosa, non colgono ancora il senso del nostro
appello. Deve essere stato terribile essere marchiati con una stella
gialla in epoca nazi-fascista. Ed è questa una sensazione che, almeno
personalmente, conosco molto, troppo bene, purtroppo! INVIATO DA
Ornella Serpa Gaya CsF

MARTEDÌ 17 APRILE ore 21 SALA EX DAZIO RIVIERA PALEOCAPA 98 – PADOVA
Dibattito sui DiCo. Il punto di vista delle donne lesbiche e non sui
presupposti politici e culturali che stanno alla base di questo
disegno di legge. Il 17 aprile affronteremo un tema che ha assunto in
questi ultimi mesi una posizione centrale nell'agenda politica
italiana: quella del riconoscimento di istituzioni e forme giuridiche
alternative al matrimonio nell'ambito delle quali vengano concessi
diritti e imposti doveri tipici dell'istituto matrimoniale. Questi
istituti giuridici sono già diffusi praticamente in tutta l'Europa
occidentale, a partire dalle forme deboli e alternative di
riconoscimento quali le "convivenze registrate" del nord Europa e dei
PACS francesi, per finire con l'allargamento totale e incondizionato
del matrimonio a ogni persona maggiorenne a prescindere da sesso e
orientamento sessuale come nei Paesi Bassi e, più recentemente, in
Spagna. In febbraio il governo italiano, dopo mesi di discussioni
interne tra le proprie componenti centriste e di sinistra, ha
licenziato il disegno di legge sui DiCo a firma delle ministre Bindi e
Pollastrini. La proposta del governo si pone come obiettivo una
qualche forma di parificazione tra coppie sposate e conviventi
omo/etero e si trova ora in discussione alla Commissione Giustizia del
Senato. Prima e dopo la loro formulazione, i DiCo sono stati oggetto
di una forte opposizione da parte della Chiesa e del suo braccio
italiano, la CEI. Dall'altra parte si è fatta sentire, anche se
indubbiamente non con la stessa forza e visibilità, la voce di molte
componenti dell'associazionismo LGBT che hanno chiesto una legge che
potesse sancire l'uguaglianza, principalmente ispirata ai PACS
francesi. L'obiettivo che ci poniamo con questo dibattito, che abbiamo
volutamente cercato di ampliare ad una cerchia allargata di singole e
associazioni di donne, è quello: - di investigare e discutere l'
oggetto del contendere, ossia le forme di riconoscimento delle coppie
dello stesso sesso inclusi i DiCo, e i presupposti politici e
culturali che stanno alla base di esso; - di aprire un dibattito tra le
donne, lesbiche e non, sulle implicazioni culturali e sociali di un
tale riconoscimento, su quello che il riconoscimento della coppia,
inclusa quella lesbica, comporta per i soggetti potenzialmente
interessati; infine di far convergere la discussione su forme
giuridiche alternative a quella classica matrimoniale e familiare.
Intervengono al dibattito: ANITA SONEGO – Gruppo Soggettività Lesbica,
Milano LUCA TRAPPOLIN – Sociologo, Università di Padova TATIANA
MOTTERLE – Circolo Lesbico Drasticamente Coordina AURORA D'AGOSTINO –
Consigliera Comunale - Padova

PROGRAMMA MAY DAY 2007
L'Aquila 28, 29, 30 aprile e 1° maggio
L'Aquila - Parco del Castello FESTA DEL NON
LAVORO la nostra precarietà è il loro profitto (arte - musica e parole)
SABATO 28 APRILE IN MOVIMENTO DALLA MATTINA: CRITICAL MASS - DO IT
YOURSELF - ATTIVAmENTE - ELABORAZIONI ARTISTICHE clown, spettacoli per
bambini, arte, giochi, libri, fumetti, ozio, satira, artigianato,
mostre, petizioni, saperi e sapori in libertà NEL POMERIGGIO:
LABORATORI, TESTIMONIANZE, DIBATTITI, ASSEMBLEE, BANCHETTI INFORMATIVI,
ECOLOGIA VALENTINA CANCELLI no-tav e grandi opere MATTEO PODRECCA
Libero Ateneo della Decrescita Ecologia libertaria FRANCO BOTTICCHIO e
DARIO D'ALESSANDRO l'Abruzzo si buca: le cave GIANNI TARQUINI
ecodistruzioni in America Latina - SPETTACOLI DELLA SERA READING
POETICO a cura di Paolo Paletti DURK SUNRISE sweet rock DABADAB AQ on
FAYA sound system. NELLA NOTTE A SEGUIRE VIDEO-PROIEZIONI: reportage,
documentari - DOMENICA 29 APRILE IN MOVIMENTO DALLA MATTINA: CRITICAL
MASS - DO IT YOURSELF - ATTIVAmENTE - ELABORAZIONI ARTISTICHE clown,
spettacoli per bambini, arte, giochi, libri, fumetti, ozio, satira,
artigianato, mostre, petizioni, saperi e sapori in libertà NEL
POMERIGGIO: LABORATORI, TESTIMONIANZE, DIBATTITI, ASSEMBLEE, BANCHETTI
INFORMATIVI CINZIA ARRUZZA presentazione libro "Pubblico è meglio" Ed.
Carta SANITA' e DIRITTI CIVILI GIORDANO COTICHELLI sistema sanitario e
bisogni sociali FRICCHE movimento NO VAT e PACS MARIA PAOLA FALQUI
ingerenza del clero su diritti individuali ORESTE SCALZONE
conversazione sui movimenti - SPETTACOLI DELLA SERA FLAMENCO a cura
della Palestra Yajè C.A.Di Can.Po. Compagnia Aquilana di Canto Popolare
TARAF romanì e klezmer Il custode del drago - NELLA NOTTE A SEGUIRE
VIDEO-PROIEZIONI: reportage, documentari - LUNEDI' 30 APRILE IN
MOVIMENTO DALLA MATTINA: CRITICAL MASS - DO IT YOURSELF - ATTIVAmENTE -
ELABORAZIONI ARTISTICHE clown, spettacoli per bambini, arte, giochi,
libri, fumetti, ozio, satira, artigianato, mostre, petizioni, saperi e
sapori in libertà NEL POMERIGGIO: LABORATORI, TESTIMONIANZE, DIBATTITI,
ASSEMBLEE, BANCHETTI INFORMATIVI Video-intervista a CARLO BERTANI
scrittore ANTIMILITARISMO e FORMAZIONE MASSIMO SOLFERINO riconversione
industria bellica ETTORE D'INCECCO il mercato del sapere COLLETTIVO
STUDENTESCO INDIPENDENTE pedagogia e società: prospettive libertarie
COMITATI DI BASE STUDENTI LIBERTARI libera cultura in liberi spazi.
SPETTACOLI DELLA SERA KILLER KING rock MOTA SEMPER rock RODEO DRIVE
rock O-MAGGIO AL FUOCO Il custode del drago -NELLA NOTTE A SEGUIRE
VIDEO-PROIEZIONI: reportage, documentari -MARTEDI' 1° MAGGIO IN
MOVIMENTO DALLA MATTINA: CRITICAL MASS - DO IT YOURSELF - ATTIVAmENTE -
ELABORAZIONI ARTISTICHE clown, spettacoli per bambini, arte, giochi,
libri, fumetti, ozio, satira, artigianato, mostre, petizioni, saperi e
sapori in libertà NEL POMERIGGIO: LABORATORI, TESTIMONIANZE, DIBATTITI,
ASSEMBLEE, BANCHETTI INFORMATIVI EDOARDO PUGLIELLI presentazione libro
"Battaglie e vittorie dei ferrovieri abruzzesi" LAVORO CARMELA BONVINO
T.F.R. e reddito sociale GIUSEPPE DI MARCO economia della conoscenza e
sfruttamento capitalistico ENRICO VOCCIA Meccanismi ideologici e
dinamica dello sfruttamento ILARIA DEL BIONDO Camera del Lavoro
Precario - SPETTACOLI DELLA SERA POESIA Laboratorio "Dietro le Quinte"
IL CIRCO DI PONGO E BARTOLO con Giulio Votta e Marco Valeri special
guest Umberto Caraccia PAPALEG DUO blues ALMA rockblues - NELLA NOTTE
A SEGUIRE VIDEO-PROIEZIONI: reportage, documentari. per cause non
dipendenti dalla nostra volontà, il programma può subire variazioni all'
ultimo minuto. Lo staff ti consiglia l'abbonamento alla rivista
"L'ANTIFASCISTA" e l'acquisto del CAFFE' ZAPATISTA, il buon caffè
rebelde! - LA NOSTRA PIATTAFORMA - MAY DAY- UN ALTRO MONDO È
NECESSARIO - L'Aquila, 28-29-30aprile e 1° maggio. Di nuovo in piazza
per ribadire la nostra opposizione alla precarietà del lavoro e della
vita. Precarietà che sempre più si configura come forma di
sfruttamento legalizzato dallo stato al servizio delle multinazionali.
Mentre i partiti e i sindacati riformisti si preparano ad organizzare
autobus per la solita festa del 1°maggio a Roma, noi per il quinto anno
consecutivo affermiamo un nuovo modo di stare al fianco dei lavoratori
e delle lavoratrici, rifiutando con forza ogni forma di controllo e di
subordinazione. Siamo immersi nella guerra. L'ordine sociale attuale
non può continuare ad esistere senza la guerra. Una guerra che è
continua proprio perchè è il modo con cui gli stati, le potenze
economiche e finanziarie pensano le loro relazioni di potere e di
dominio. Relazioni di potere e di dominio finalizzate a controllare
territori geopoliticamente rilevanti, risorse fondamentali per
continuare ad esercitare quel dominio e quel potere: le fonti
energetiche, idriche, agricole, forestali, alimentari, i semi, i
saperi, le capacità di lavoro manuale ed intellettuale. Ma all'interno
di questo sistema delle guerre, che sono guerre sociali, ecologiche,
economiche, militari, ci sono altre prospettive e altre strade. Sono le
nostre storie, le nostre pratiche, i nostri progetti, i nostri
linguaggi. Noi non usiamo (non dovremmo mai usare) la parola RISORSA...
una parola che rimanda allo scambio economico, ai flussi finanziari, al
mercato e ai mercati, a cominciare da quello delle armi. Noi usiamo la
parola BENI. E diciamo che questi beni - la terra, l'acqua, l'energia,
la cultura, la città, la casa, la salute, i saperi tradizionali -
devono essere collettivi, cioè essere considerati beni civici di tutte
e di tutti e per questo essere beni collettivi comuni. E lo vediamo in
tutte quelle realtà impegnate sui diversi territori del nostro paese,
in quel vasto antagonismo progettuale contro le nocività ambientali e
sociali, contro l'attacco alla salute, contro la potenza della rendita
urbana e la privatizzazione degli spazi delle città, la distruzione del
territorio, le grandi opere, la dissipazione di materia ed energia, le
centrali a carbone e nucleari, inceneritori e discariche e contro la
privatizzazione dei servizi locali. Lotte connesse con il vasto
universo di movimenti contro la guerra, le basi militari, contro la
precarietà dell'esistenza, contro lo sfruttamento e la
criminalizzazione dei migranti e dei chiedenti asilo. Vogliamo
diventare più forti e più autonomi. Alternativi alle scelte del
capitalismo globalizzato e di tutti quelli che mettono al primo posto
un insensato realismo che non ha niente di realistico, anzi è fuori dal
reale, anche nel linguaggio: se è vero, come è vero, che la guerra
viene chiamata pace, che volendo essere contro la guerra senza se e
senza ma si resta in Afghanistan, si va in Libano. Noi non possiamo
accettare questo modo di ragionare e di fare, non per ragioni
ideologiche, ma perchè questo loro progetto è un progetto di dominio, è
arretrato rispetto al nostro progetto, è fuori dalla storia di donne e
uomini che vogliono costruire un tempo e uno spazio collettivi
diversi.
(Coordinamento MayDay 2007- L'Aquila) www.fermobiologico.it;
aquilamayday2007@fermobiologico.it - Info TEL. 3471810061

ROMA: GIA' RACCOLTE L'80% DELLE FIRME PER LA PETIZIONE SULLE UNIONI CIVILI
Unioni
civili/Comune di Roma. Sintesi della conferenza stampa che si è tenuta
oggi nella sede del Partito Radicale.
MASSIMILIANO IERVOLINO Segretario
dell'Associazione Radicali Roma (primo firmatario della proposta di
delibera di iniziativa popolare sul Registro delle Unioni Civili a
Roma) "Nel primo dei tre mesi utili per sottoscrivere la delibera di
iniziativa popolare sul registro delle unioni civili, sono state già
raccolte 4000 delle 5000 sottoscrizioni necessarie per presentare tale
proposta in Consiglio Comunale. A seguito nel deposito delle firme, lo
stesso Consiglio Comunale avrà 4 mesi per discutere e votare la
proposta di delibera popolare. Un ottimo risultato, ma come più volte
dichiarato, reputo essenziale superare di molto il numero minimo di
firme richiesto così da trasmettere un segnale forte alla classe
politica capitolina sempre più succube del potere vaticano e delle
logiche partitocratiche.
Inoltre lancio un appello a tutte le sezioni
Ds capitoline affinché si uniscano a quante sono già impegnate nella
raccolta firme (Testaccio, Esquilino, Aurelia, Ripa Grande); mi rivolgo
anche al nuovo Segretario dei Democratici di Sinistra di Roma, Mario
Ciarla, invitandolo a prendere una posizione chiara su questa
iniziativa, soprattutto alla luce di quanto accaduto, proprio sull'
argomento in questione, al loro ultimo congresso. La nostra campagna
nasce dal vissuto quotidiano privato dei cittadini, pertanto rende
palese il vuoto dilagante che separa la classe politica dal resto della
società ed infastidisce la leadership inadeguata dinanzi alle nuove
esigenze, pertanto auspichiamo che ciò costituisca motivo di interesse
crescente per i media radio-televisivi romani e la carta stampata
locale, tanto più considerato l'andamento positivo che la sta
caratterizzando. Noi continueremo a raccogliere le firme nelle strade,
tra coloro che come noi avvertono il bisogno e l'urgenza di organizzare
un'alternativa laica e liberale nella nostra città: la raccolta firme
sul registro delle unioni civili è solo un primo passo necessario, ma
non sufficiente, che va in questa direzione". MARIO STADERINI
Capogruppo della Rosa nel pugno nel Municipio. Le 4 mila firme hanno un
valore particolare alla luce delle difficoltà esterne che la campagna
sta incontrando. Il Comune di Roma, dopo aver negato la piazza del
Campidoglio per la conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa,
non ha ancora reso disponibile i moduli per sottoscrivere presso gli
Uffici aperti al pubblico dei 19 Municipi, come invece prevede lo
Statuto. Sempre il Comune non agevola la raccolta firme perché, per
inerzia della burocrazia, ci impedisce di raccogliere sullo stesso
modulo anche le e-mail, importanti per organizzare i sottoscrittori nel
convogliamento e nell'informazione di altri cittadini. Per questo,
presenteremo un ricorso straordinario direttamente al Sindaco Veltroni,
al quale chiediamo un intervento per far rispettare le norme e dare
cosi la possibilità ai cittadini di firmare e di conoscere. Il Sito del
Comune, infatti, non da nessuna notizia della campagna in corso.
Inoltre, il registro delle unioni civili a Roma non avrebbe solo un
valore simbolico, ma anche pratico: con il registro, si rafforzerebbe
la legge sui Dico e non si perderebbe tempo in caso di slittamento
della sua approvazione in Parlamento. Infatti, la registrazione
costituirebbe prova ai fini del calcolo del tempo per accedere ai
benefici previsti dalla legge DICO: nel disegno di legge è ammessa la
prova contraria della convivenza(norma utilizzabile a fini sabotatori
del provvedimento), che sarebbe impossibile di fronte all'evidenza di
un atto pubblico come il registro. ROBERTO GIULIOLI Consigliere
Comunale di Roma. Penso non si voglia affrontare questo tema e non si
voglia disturbare 'il conducente'. Questa è una città che si
autocelebra di includere, sui diritti civili non lo sta facendo. Il
segno di questo Consiglio comunale è conservatore, di stampo cattolico
e poco incline a dare spazio ai diritti civili. Sono solo 21 su 60
infatti i consiglieri comunali definibili laici. La sinistra deve fare
queste battaglie, anche se scomode. Per questo ci rivolgiamo ai
cittadini, e sono contento che la base dei Ds abbia capito il senso
dell'iniziativa e molte sezioni romane stanno raccogliendo le firme.
IMMA BATTAGLIA Presidente Di'Gay project. Per il Di'Gay Project il
significato di questa iniziativa va oltre la mera presentazione della
delibera in sede di Consiglio Comunale, rappresenta la nostra risposta
all'imperversare della ingerenze vaticane che sempre più acquistano
valore centrale tanto a livello mediatico quanto politico. Nell'attuale
contesto italiano è di fondamentale importanza scalfire una breccia a
favore della questione omosessuale inserita nella battaglia per la
laicità delle istituzioni ed il riconoscimento dei diritti civili per
tutti i cittadini italiani. In questo primo mese di raccolta firme,
senza l'appoggio mediatico che ha dato luogo solo ad un silenzio
assordante, siamo stati in grado di raccogliere bel 4000 firme e questo
è un dato su cui è importante riflettere. Roma, a differenza di quanto
afferma il sindaco Veltroni, non è una città inclusiva e la buona
accoglienza che ha avuto la nostra iniziativa lo dimostra. Inoltre
tengo a sottolineare che la sinistra romana, e in un certo qual modo
italiana, è in una fase attendista, ma i cittadini laici non possono
non mostrare sfiducia verso questo mondo politico che non si assume
alcuna responsabilità su temi tanto rilevanti. RITA BERNARDINI
Segretaria Radicali Italiani. Questa campagna non ha solamente un
valore simbolico, rappresenta un'iniziativa concreta che si svolge
nella particolare città di Roma in un momento focale per quanto
concerne il riconoscimento dei diritti civili.
A differenza del mondo clericale, ben organizzato e potente, i laici sono stati colti di
sorpresa dalla deriva che sta imperversando nel nostro Paese. Era
opinione diffusa che i diritti civili conquistati fossero solamente
migliorabili, ma ora che ci stiamo rendendo conto che la realtà è ben
diversa è necessario organizzarsi utilizzando tutti gli strumenti di
democrazia diretta che le istituzioni riconoscono ai propri cittadini.
Inoltre tengo a sottolineare che la politica, e più specificatamente i
partiti politici, sono sempre più distanti dai cittadini. Dinanzi
questo scollamento non si può rimanere indifferenti e come primo passo
bisogna iniziare a considerare la volontà diffusa tra i cittadini come
un fattore rilevante, non più come un dato evanescente. Concludo con un
appello a tutti i laici: devono avere la forza di organizzarsi per
scalfire questo grumo anticlericale che incide sempre più pesantemente
nella vita di tutti i cittadini. FONTE Partito Radicale – INVIATO DA
Redazione DGP


FIRENZE, UN MINUTO DI SILENZIO IN PROVINCIA PER RICORDARE IL SEDICENNE
TORINESE MATTEO
Massimo Mattei, Presidente del Consiglio Provinciale di
Firenze, ha ricordato il giovane suicida dell'istituto tecnico
Sommelier di Torino con un lungo discorso contro l'omofobia nelle
scuole e nella società italiana e proponendo a tutto il Consiglio un
minuto di silenzio. Massimo Mattei, Presidente del Consiglio
Provinciale di Firenze, ha voluto aprire la seduta straordinaria di
Consiglio di oggi, giovedì 12 aprile 2007, in Palazzo Medici-Riccardi,
ricordando il giovane Matteo Maritano, torinese di sedici anni
suicidatosi con un lancio dal quarto piano della propria abitazione
dopo essersi accoltellato al petto perché deriso dai compagni di classe
e continuamente etichettato come "gay". Mattei ha sottolineato come in
Italia viga un "dilagante senso di omofobia, che permea nella nostra
società" e ha proseguito affermando che purtroppo non ci si rende conto
di quanto possa essere devastante per un adolescente gay o lesbica
vivere in un ambiente, com'è tuttora la scuola italiana, in cui
"frocio" o "lesbica" sono gli insulti più ricorrenti e offensivi. "Non
ci si rende conto che ci sono situazioni familiari in cui l'
omosessualità viene vissuta come una disgrazia e, quando va male, come
una vera devianza da punire e correggere" ha poi continuato. Infine, ha
proposto a tutto il Consiglio Provinciale un minuto di silenzio e
riflessione sul caso di Matteo. Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro,
presidente e segretario di Arcigay Firenze "Il Giglio Rosa" plaudono l'
iniziativa provinciale: "Siamo grati a Massimo Mattei e a tutto il
Consiglio Provinciale di Firenze per aver portato in una sede
istituzionale, trattando il tema con la dovuta chiarezza e legittimità,
un caso che pare invece essere passato – ahinoi – inosservato nell'
ambiente scolastico comunale. La nostra richiesta all'assessore all'
Istruzione e alle Politiche Giovanili, Daniela Lastri, di istituire 5
minuti simbolici di silenzio e riflessione sull'accaduto di Torino non
ha avuto nessun tipo di risposta, nemmeno da parte della segreteria
dell'Assessorato. Questo un po' ci rammarica, poiché riteniamo
importante, se non fondamentale, che proprio tra i banchi di scuola si
sviluppi un serio dibattito tra gli allievi e i docenti al fine di
informare e soprattutto sensibilizzare sul bullismo anti-gay, sul
rispetto dovuto alle diversità e alla dignità della persona
indipendentemente dalla sua condizione fisica, culturale, religiosa,
economica, sociale e personale." "Confidiamo a questo punto" –
concludono i referenti di Arcigay Firenze – "in una presa di posizione
propositiva e volenterosa dei ragazzi e degli insegnanti delle scuole
fiorentine, che si sono finora dimostrati aperti e accoglienti verso
tutte le forme di diversità e che ci hanno permesso in tempi recenti di
organizzare incontri di dialogo, confronto e sensibilizzazione sui temi
dell'omofobia, dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere".
Matteo Pegoraro Segreteria, Ufficio Stampa e Cerimoniale Relazioni con
l'Esterno Arcigay Firenze Tel: 340 8135204 –
ufficiostampa@arcigayfirenze.it
L'ALTRO MARTTEDI '
La trasmissione di
cultura ed informazione omosessuale di Radio Popolare condotta da
Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu Martedì 17 aprile
dalle ore 22.35 alle ore 23.30 ospita
Daniela Danna autrice del saggio
"Ginocidio: la violenza contro le donne nell'era globale" Eleuthera
Edizioni
email: omomail@radiopopolare.it
Radio Popolare FM 107.600
streaming su
www.radiopopolare.it

satellite Eutelsat Hot Bird 13°
Est, Frequenza 12.111 MHz, Polarizzazione verticale.


PRIVATIZZATO L'ORDINE DEGLI PSICOLOGI
Venerdì 13 aprile ed il giorno successivo c'è
stata l'adunanza del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi
(che, ricordiamo, è formato da tutti i Presidenti degli Ordini
Regionali e delle Province Autonome) con all'Ordine del Giorno punti
cruciali tra cui questioni inerenti la pubblicazione dei verbali del
CNOP, la validazione dell'articolo 21 del nostro Codice Deontologico,
la definizione delle attività caratterizzanti la professione
(importantissima). Vista la rilevanza degli argomenti che si sapeva
essere in discussione una nostra collega ha chiesto via fax al
Presidente del Consiglio Nazionale di poter assistere alla riunione.
Per quanto il regolamento che stabilisce il funzionamento del Consiglio
Nazionale sia un oggetto irreperibile, una specie di Santo Graal delle
istituzioni della Psicologia italiana - nessuno l'ha mai visto e si ha
il dubbio che non esista - e quindi non sia dato sapere quali sono le
procedure esatte per poter assistere alle riunioni di quello che
dovrebbe essere, per la legge, un organo di rappresentanza democratico,
la richiesta di poter essere presente appare pacifica. Questo sia alla
luce delle indicazioni della legge 241/90, sia in riferimento alle
procedure adottate dalla maggior parte dei Consigli Regionali - che
ormai da tantissimo tempo favoriscono la possibilità per gli iscritti
di assistere alle loro riunioni – sia in linea con le indicazioni della
legge istitutiva della professione sia, soprattutto, per motivi di
comune buon senso in un periodo in cui, tra Bilanci bizantini,
tariffario anti-Bersani, aumento di gettoni ai Presidenti, ricorsi
sbagliati al TAR sulla Psicologia Clinica, Referendum gestiti
allegramente, posizioni assurde assunte in relazione all' aumento di
durata delle Scuole di Specializzazione e quant'altro abbiamo già
abbondantemente documentato, la disillusione e lo scollamento della
categoria dalle sue istituzioni rappresentative sono un serio problema
per lo stesso posizionamento sociale della Psicologia. Ciononostante,
con la lungimiranza che contraddistingue l'attuale dirigenza
istituzionale degli Psicologi, si è preferito non solo rispondere che
NON E' POSSIBILE assistere alle riunioni del Consiglio Nazionale ma si
è deciso di motivare questa presa di posizione con argomentazioni
speciose e superficiali che proponiamo alla riflessione dei colleghi.
Qui sotto riportiamo sia il fax di richiesta della collega che
(comprese le licenze) il fax del presidente del CNOP col quale la casta
decisionale della nostra categoria si arroga l'esclusiva non solo delle
decisioni (legittima) ma anche delle informazioni. Che il nostro Ordine
Nazionale fosse un fortino blindato non è una notizia nuova. La totale
mancanza di trasparenza e la non pubblicità dei verbali è cosa
risaputa, così come è risaputo che questa istituzione, che dovrebbe
essere rappresentativa della nostra categoria, combina poco e niente a
tutela, promozione e visibilità del nostro lavoro, utilizzando circa 28
euro per ogni quota d'iscrizione delle 150-170 che versiamo ai nostri
Ordini Regionali (moltiplicate per 60.000 e fate voi i conti del budget
completamente sprecato). Riguardo gli accampati motivi giuridici
vorremmo avere una maggiore chiarezza e chiederemo al "nostro"
Presidente di fornirci gli estremi di Legge cui allude (senza dircene):
sarà forse opportuno far formulare un parere legale per conto nostro.
Invitiamo anche tutti i colleghi a fare altrettanto e a comunicarcelo.
A noi sembra piuttosto strano che un organo pubblico e rappresentativo
quale è un Ordine Professionale non sia tenuto alle più elementari
regole di trasparenza, laddove -in uno Stato di Diritto - è possibile
partecipare alle sedute del Parlamento, visionare tutti gli atti
pubblici, etc, etc. Questo non vale per il nostro Ordine Nazionale?
Riguardo i motivi di opportunità, qui davvero ci sembra che il nostro
Presidente si arrampichi sugli specchi. Intanto, definire "terzo non
qualificato" una collega che paga l'iscrizione e che è la parte
rappresentata di questa istituzione la dice lunga di quale idea degli
iscritti viga all'interno del "palazzo", di quale sia la cultura
istituzionale ivi prevalente. Non parliamo, poi, della storia dell'
afflusso indiscriminato, alquanto risibile dal momento che nessuno
prima di oggi ci risulta abbia mai fatto tale richiesta e che si tratta
della richiesta di una (1) unità. Di quale problema di capienza si
blatera? Mica le riunioni del Consiglio avvengono nella soffitta o
nello sgabuzzino? Insomma, cari colleghi, tradotto in termini concreti,
il Presidente Palma accampa una serie di scuse anche piuttosto ingenue
e maldestre per dirci che non vuole avere occhi e orecchie nel
Consiglio che egli evidentemente non considera di tutta la comunità
professionale, ma suo privato e dei suoi compari. I colleghi non
possono essere presi per i fondelli in questo modo e non si può loro
riservare un trattamento di questo tipo. Il futuro professionale ed il
denaro versato sono nostri, l'arroganza è tutta loro. FONTE
altrapsicologia.it – INVIATO DA Dr.ssa Paola Biondi Psicologa

COMUNICATO AZIONE GAY/LESBICA
NORME NORMALI
Il Ministero della Famiglia lancia la prima Conferenza Nazionale sulla Famiglia che si
terrà a Firenze dal 24 al 26 maggio. Nel momento attuale
caratterizzato dall´ormai insopportabile ingerenza della chiesa
cattolica nella politica italiana centrata sul tentativo di limitare le
iniziative legislative che riconoscano l´autodeterminazione dei corpi e
degli stili di vita (aborto, diritti riproduttivi, unioni affettive e
sessuali ...), la ministra Rosy Bindi organizza una Conferenza che
dovrà segnare la linea delle politiche governative a partire dalla
riflessione sulla famiglia "come soggetto titolare di diritti". La
Conferenza, lanciata in concomitanza con la convocazione del family
day, è una chiara risposta a chi tenta dare visibilità alle istanze
politiche di donne, lesbiche, gay, trans e di tutte le soggettività non
conformi ad un modello sociale eteropatriarcale proclamato come unico
dall´ondata integralista e oscurantista che investe il nostro paese.
Rosy Bindi stessa chiarisce quale concetto di famiglia è sotteso
all´iniziativa ministeriale: "ci vogliamo occupare delle famiglie
semplici, delle famiglie normali" tanto che il logo della Conferenza
ritrae un uomo e una donna (incinta) con un bambino in braccio ed una
bambina per mano nel quale, visto che mediamente i nuclei familiari
italiani non sono certo composti da tre figli, si può anche leggere un
sostegno alla prolificità di triste memoria. Dietro a questa
definizione di "normale" emerge in controluce l´attacco di Ratzinger
agli "amori deviati" e le dure parole di Bagnasco, presidente della
CEI, contro il concetto di autodeterminazione: "Una società che
codifica l'assoluta libertà di ciascuno su se stesso, ad esempio con
l'autodeterminazione senza alcun limite rispetto allla morte, si pone
sulla via dell'implosione: l'assoluta libertà sciolta da ogni vincolo è
la premessa per qualsiasi forma di violenza, sopraffazione, conflitto".
Inoltre la Conferenza Nazionale sulla Famiglia non ha obiettivi
limitati all´Italia, anzi propone un´Alleanza per la Famiglia, sulla
scia dell'appello lanciato a livello europeo dalla attuale presidenza
tedesca dell´Unione europea, tanto che è prevista a Firenze la presenza
della ministra tedesca per la Famiglia,, Ursula von der Layen, oltre a
quella di altri rappresentanti europei interessati al progetto.
Riteniamo importante costruire a Firenze in occasione di questa
iniziativa ministeriale una mobilitazione che ponga al centro del
dibattito l´autodeterminazione di tutte e di tutti, la necessità di
politiche sociali non legate ad una lettura ideologica e integralista,
la richiesta di cancellazione di leggi confessionali a livello
nazionale (in particolare la legge 40) e locale (la criminalizzazione
dell´interruzione volontaria di gravidanza portata avanti dalla Regione
Lombardia attraverso la legge sull´obbligatorietà del seppellimento del
feto) ma anche europeo (principalmente in Polonia dove stanno per
essere varate delle leggi fortemente discriminatorie verso donne,
lesbiche, gay e trans). Pertanto invitiamo tutte e tutti ad una prima
assemblea lunedì 23 aprile, alle ore 21 presso la sede di Azione gay e
lesbica in via Pisana 32 rosso Firenze FACCIAMO BRECCIA


PSDI E COSTITUENTE SOCIALISTA
Con i tre congressi nazionali dello Sdi, dei Democratici di sinistra e della Margherita si avvia una fase decisiva
della evoluzione del centro sinistra che sfocerà da una parte nella
Costituente socialista e dall'altra nel Partito democratico. L'ampia e
frastagliata galassia della sinistra italiana è dunque a un bivio
storico, è messa di fronte a un nuovo difficile passaggio che richiede
la volontà e la capacità di prendere delle decisioni politiche, di fare
delle scelte strategiche di grande portata per il proprio futuro e per
tutto il paese. Il PSDI, per primo nella sinistra italiana, in un altro
periodo ancor più difficile di quello attuale, seppe rispondere
all'appuntamento con la storia e dare un contributo determinante per la
salvezza dell'Italia, salvaguardando e sviluppando nel contempo quel c
oncetto di socialismo democratico e riformismo liberale che oggi tanti
reclamano fino ad abusarne, e anche usurpandolo, non avendo né meriti
storici né titoli politici. In particolare si fa qui riferimento alla
scelta di "civiltà" fatta con la scissione di Palazzo Barberini, di cui
proprio tre mesi fa, l'11 gennaio, abbiamo ricordato il 60°
anniversario. Giuseppe Saragat non si fece piegare dai ricatti
ideologici, dai tumulti di piazza e da ogni sorta di pressione politica
e morale e prese allora la strada che andava presa, l'unica strada
giusta che contribuì in modo decisivo ad evitare di far ricadere
l'Italia nella tenaglia del totalitarismo, stavolta quello comunista
dopo venti anni di dittatura fascista, e consentì agli italiani di
ricostruire il paese sui cardini che Saragat tracciò: libertà,
democrazia, giustizia. Non è per niente banale ribadire che quegli
stessi cardini di Sara gat restano per il PSDI di oggi la base
identitaria fondamentale per avviare il percorso della nuova
Costituente socialista e giungere entro il 2009 alla nascita di un
nuovo forte soggetto politico di matrice socialdemocratica nella grande
casa del socialismo europeo. Di fronte alla crisi della seconda
repubblica che ha fallito gli obiettivi della governabilità e del
rinnovamento dell'Italia; di fronte a un falso bipolarismo che ha
prodotto governi di centro destra e di centro sinistra, pur diversi fra
loro, comunque inadeguati alle nuove sfide interne e internazionali; di
fronte a un paese che è diviso, sfiduciato, deluso, meno competitivo,
più povero e più ingiusto; di fronte all'aberrante logica
dell'antipolitica del berlusconismo in crisi ma non per questo meno
ingombrante; di fronte quindi a una prospettiva che rischia di far fare
all'Italia un doppio salto indietro, spetta ancora una volta alla
sinistra, spetta per primi a i socialisti, a tutti i socialisti
democratici, dare una nuova decisa e decisiva risposta. La risposta,
non solo per i sondaggi che sembrano attualmente inchiodarlo sotto il
tetto angusto del 25% dei voti, non può venire dalla costruzione del
nuovo Partito democratico. Se il buon giorno si vede dal mattino, i
congressi della Quercia e della Margherita hanno offerto uno
spettacolo tutt'altro che esaltante dove da una parte c'è stato un
eccesso di conformismo e dall'altra non sono stati sufficienti gli
idranti a spegnere le fiamme divampate per il riaccendersi di antiche
rivalità interne, il riacutizzarsi di diatribe fra gruppi di potere e
dove è fallito sul nascere l'avanzata di nuovi protagonisti,
l'affermazione di una nuova classe dirigente, l'idea nuova della
politica. Anche nella debolezza della discussione c'è già un motivo
politico che bisogna saper riconoscere e interpretare. Non prenderne
atto e non volerne discutere alla luce del sole, sottovalutare
l'incertezza politica e lo smarrimento di militanti e dirigenti, anzi
cercare, come sembra stiano facendo ognuno a suo modo Fassino e
Rutelli, di nascondere la polvere sotto il tappeto, non spianerà di
certo la strada verso il nuovo partito. In tal modo si esce da due
partiti "vecchi" e "chiusi" per entrare in uno nuovo che ricalca i
mali dei padri fondatori, si rischia di sommare due organizzazioni
parallele e di non realizzare un rassemblement nel quale le persone, le
storie, le tradizioni, si confrontino davvero. Se è questo il Pd che
sta per nascere, un partito che sembra chiudere definitivamente la
storia del PCI, che però cancella la parola "socialista", lascia fuori
la vasta e profonda area della sinistra italiana per diventare una (non
eccelsa) forza neocentrista di stampo cattolico, un partito con una
classe politica autosufficiente e autoreferenziale, la scom messa è
perduta in partenza. Trasformare il limite già pesante del
"consociativismo virtuoso" dell'ex Pci in uno stagno immobile, nel
quale poco si discute e ancor meno si realizza può portare non solo al
fallimento ante litteram del Partito democratico ma rischia di
indebolire il fronte riformista e riconsegnare l'Italia alle destre per
molti anni. Evidentemente tutto questo vale, non solo come premessa,
anche per tutte le forze, partiti, associazioni e singole persone,
impegnate nella nuova Costituente socialista. La democrazia è un
confronto permanente di posizioni e per giungere al nuovo soggetto
politico non deve venir meno, da subito, una grande tensione ideale,
una vivace battaglia politica con piena e coraggiosa assunzione di
responsabilità, senza farsi limitare nella discussione da
considerazioni opportuniste su quale può essere il proprio interesse di
parte o personale, se criticare p uò compromettere la possibilità di
arrivare o no ad un certo posto di potere interno al partito e poi
nelle istituzioni. In altre parole se, come la storia dei partiti
socialisti in Italia insegna, ci si avvia in presenza di un assordante
conformismo, di "silenzio voluto", di calcolo politico, di silenzio
quale espressione di volontà politica di aree aggregate o di singoli
compagni, anche qui il futuro sarebbe inevitabilmente segnato da
fallimento certo. Giusto chi, come fa Lanfranco Turci, valorizza
l'esperienza del "miglior" Craxi come traccia per i socialisti di oggi
e per il nuovo soggetto da costruire da subito. Altrettanto giusta è la
necessità di un bilancio critico permanente senza escludere niente e
nessuno. Solo così si aiuta l'aggregazione di nuove realtà sociali,
la crescita di nuovi gruppi dirigenti e si sviluppa in ciascuno il
senso di responsabilità ed anche il coraggio necessario per condurre
una battaglia politica. Se fosse già tutto sicuro e prestabilito
sarebbe troppo facile. Se fosse automatico il successo della nuova
sfida socialista, la barca della Costituente sarebbe già oggi troppo
piccola a contenere tutti i partecipanti. Se si pretende di condurre
una battaglia politica con le spalle coperte e con i risultati sicuri
allora tutti sono capaci di farla. Ma non è così. Non si può pensare
che siccome il Pd apre spazi a sinistra, diventa gioco forza, la
rinascita di una grande realtà socialista che rispolveri sigle, nomi e
storie del passato. Sulla nuova identità del nuovo soggetto politico
serve un confronto che non è scontato e non può essere considerata
esaustiva la pur importante e decisiva tappa di Bertinoro del 3-4 marzo
scorso. Parliamo di costruire una forza politica "laica e
liberalsocialista, a vocazione maggioritaria, in competizione con il
Partito democratico, collocata in Europa nel Pse". Non è poco. Proprio
perché l'obiettivo non è la contrapposizione al Pd e non è il ritorno
al vecchio PSI. Ma una strategia non basta definirla nei suoi concetti
essenziali, va calata nel vivo dei processi politici, verificandone la
validità nel confronto con la realtà, correggendo enunciazioni e
realizzazioni nel corso degli avvenimenti dei quali si vuole diventare
e restare protagonisti. Si deve prestare grande attenzione al travaglio
che animerà dopo il Congresso parte non secondaria di militanti e
dirigenti dei Ds, specie di quelli che non votando la mozione Fassino
rifiutano l'ingresso nel Pd. Con questi compagni l'incontro non solo è
possibile ma rappresenta uno sbocco politico fondamentale per lo stesso
nostro progetto e convogliare insieme nella famiglia del socialismo
europeo. Con Rifondazione impegnata in un difficile p rocesso di
revisione che avrà tempi non brevi, e anche con gli altri spezzoni
della sinistra radicale non è pensabile oggi una coabitazione nella
Costituente ma andrà comunque stabilito un rapporto di alleanza. Anche
in questa fase della costituente che dovrà strutturarsi nel frattempo
in una realtà di tipo "federale" con regole chiare valide per tutti, è
fondamentale il concetto della pari dignità fra tutti i soggetti in
campo. Tutti dobbiamo essere coscienti del peso e della storia di ogni
forza impegnata in questo nuovo sforzo. Ma non ci sembra proprio il
caso di assegnare oggi all'interno della costituente il ruolo di
"partito guida" a questo o a quello. All'opposto, non valorizzare
appieno oggi l'identità, l'apporto e il ruolo del PSDI sarebbe un grave
errore politico. Così come sarebbe un grave limite non considerare
essenziale per il successo di questa nuova sfida, s ulle orme dei
grandi fratelli del socialismo europeo (dalla socialdemocrazia tedesca,
al new labour, al Psoe di Gonzales) il rinnovamento anche culturale e
il rafforzamento organizzativo ed elettorale del Partito Socialista
Democratico Italiano. Non è una questione interna di partito. E' questo
un tassello qualificante per la credibilità della Costituente e il
rafforzamento di un nuovo centro sinistra capace di far uscire
l'Italia dalla crisi, per accrescere e non per ridurre i livelli di
libertà, (a cominciare dai valori della laicità e dei diritti civili)
di benessere, di uguaglianza, di giustizia: principi socialisti cui un
partito come il nostro non può abbandonare o delegare. Né oggi né mai.
Massimo Falcioni Direzione Nazionale PSDI - Email: falcioni.
massimo@libero.it


*SI', FONDIAMO LA GENS ANDREATTA*
Riavvolgiamoci nell'Anello Magico di Nino Andreatta
«Una infinita nostalgia» e una proposta Di creature umane circondate da quell'anello magico di cui era
avvolto l'uomo, e il politico, Beniamino Andreatta, ne nascono assai
raramente e, assai più raramente, è concesso loro di esercitare
quell'attrazione gravitazionale quale quella esercitata dai pianeti sui
satelliti, sul mondo planetario circostante. Queste creature baciate
dal Signore, però, mai hanno l'aria di esercitare quel malinteso potere
che deriva da una posizione dominante intellettuale, culturale e
politica. Anzi, pur ben consci del loro valore, stanno tra noi con
quella grazia, quella levità, quell'eleganza umana e politica che è il
«Low Profyle». Più sono di grande qualità ed autorevoli, più il loro
muoversi nel mondo è riservato, raffinato, allusivo, mai protervo, mai
impositivo, mai privo di autocritica, di autoironia. E Nino Andreatta,
che aveva il dono della critica politica fulminante, dissacrante ed
impietosa, la esercitava avvolto da quell'Anello Magico, da quella
grazia, da quel carisma intellettuale tali da far sentire il
malcapitato di turno un unto dal Signore, una creatura eletta, un
Cavaliere della Tavola Rotonda sul cui capo si fosse posata la spada di
Re Artù. Persino Giovanni Spadolini, che non accettava critiche neppure
da grandi politici quali erano Ugo La Malfa e Bruno Visentini, era
divertito dagli strali con cui lo investiva Andreatta che considerava
«un enfant terrible mais un enfant de grande valeur, un enfant terrible
avec une grande tête politique» ed a cui perdonò, anni dopo, perfino
la famosa «lite delle comari» il cui epilogo, la caduta del primo
Governo Spadolini, si svolse in una tragicomica notte di tregenda
durante una cena in casa di una comune amica. Unici commensali a non
cadere preda di agitazione motoria per la perdita della poltrona, una
ministeriale l'altra di primo sottosegretario a Palazzo Chigi, furono
Nino Andreatta e Vittorio Olcese. Serafici, sornioni, ed invitando
Spadolini a fare altrettanto, continuarono a mangiare lasagna, pastiera
e babbà che erano le gran specialità della padrona di casa. Nino era
estremamente rispettato ed amato dai collaboratori - un ricordo
speciale va alla mitica signora Bianca Celico - dai giovani e dalle
donne perchè conversava con loro degli stessi temi e mostrando loro lo
stesso interesse con cui si intratteneva con uomini politici, grandi
imprenditori, ministri, economisti, e giusvaloristi come Roberto
Ruffilli, sottraendole a quella frustrazione italico-tribale, arcaica,
trappanissima, malmostosa e cafona, inferta alle donne dai politici
maleducatissimamente arroccati in gruppetti misogino-razzisti a
parlare, secondo loro, di «cose non da donne». Andreatta, pur un
teorico, cattedratico e grande economista, era per la Politica che,
sopratutto, coinvolga e privilegi gli interessi della Polis, la
Politica nata dal basso, popolare, non viceversa. Politica a grande
partecipazione popolare, non la politica scostante, asfittica, e
perdente, i cui vertici hanno la meglio sui cittadini, la Polis. Mi
diceva: «In piena Bicamerale, hai avuto una grande intuizione politica
con il Movimento per le Riforme, le Riforme si fanno anche dal basso,
questa Bicamerale è il sepolcro di Thutankhamon. Tale e quale come l'ha
rappresentata Gad Lerner su Rai uno. Terrificante». Nino, torna tra
noi! viene da dire ancora una volta raccogliendo il suggerimento di
Giovanni Bazoli, apparso domenica 8 aprile su un grande quotidiano del
Nord, con cui Bazoli ha concluso così il suo ricordo dell'amico Nino:
«Sulla personalità e sull'opera di Andreatta l'idea di raccogliere la
sua eredità culturale e politica potrebbe suggerire agli amici di
creare una fondazione. Ciò che io ho sin qui raccontato offre solo un
ritratto minore di Nino Andreatta: un ritratto semplicemente ispirato
da ricordi personali e da una infinita nostalgia». Sì alla proposta di
Giovanni Bazoli allora, ma si vada oltre una statica Fondazione, di
destra o di sinistra, e, come sarebbe piaciuto ed apprezzato da Nino,
rifondando la Gens Andreatta colta, seria, brillante, democratica,
affidabile e pulita, la Gens Andreatta di cui si sente una drammatica
assenza nel Paese. Riavvolgiamoci nell'Anello Magico di Nino Andreatta,
in quell' Anello gasoso, dinamico e creativo facendo della Fondazione
anche un coacervo, un crocevia, una fucina politica e popolare a grande
partecipazione «azionaria» tra teorici, dotti esperti e semplici ma
volenterosi cittadini per un nuovo Rinascimento della Politica alta.
Una Fondazione per la ricerca, la selezione, il ricambio della Classe
dirigente politica e produttiva del Paese. Una Fondazione che
entusiasmi ed incoraggi i giovani migliori desiderosi e tesi ad
impegnarsi per il proprio Paese. Una Fondazione per la ricerca di facce
giovani, facce nuove, sobrie, pulite. Per la ricerca di nuovi saperi.
Una Fondazione per la selezione, e la proposta al Paese, di un Premier
che abbia lo sguardo profondo, lungimirante, vivace, riformista sul
futuro del nostro Paese. Un Premier che, per esempio, abbia
l'espressione attenta e appassionata di un Filippo Andreatta che ha
tutta l'aria di essere l'erede naturale, e politico, di suo padre. Se
con tantissimi cittadini attivi, ed attenti, siamo stati capaci di
scovare in quel di Fiumicino, per primi, il «Tiger Tim» di Ghioni &
Tavaroli, non saremo capaci di scovare il futuro Premier? Un Premier
con i fiocchi e lontano mille miglia da quella razza predona alla
maniera del «Tiger Tim».
Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet


CON "MarteLive" PER GLI ARTISTI EMERGENTI
dal 17 aprile al 12 giugno
Penetrare nel tessuto culturale di Roma è la nostra più grande
ambizione, segnalare giovani artisti emergenti, la nostra missione
speciale. Un obiettivo che si fa concreto attraverso la collaborazione
ad iniziative come MArteLive, "lo spettacolo totale". RomaOne.it ha
infatti costruito un portale dedicato al concorso e a tutte le sezioni
artistiche che ne fanno un evento unico nella Capitale, puntando l'
accento su MusicaLive, PitturaLive, FumettiLive e CortoLive. Ogni
martedì sera, dal 17 aprile al 12 giugno, siamo all'Alpheus, in via del
Commercio 36, per recensire le opere dei giovani talenti in calendario;
siamo invece sul web ogni giorno per offrirvi gratis musica in audio
streaming, photogallery, video e news sugli artisti in gara. Inoltre on
line il concorso continua: potrete incontrarvi nel nostro Guest Book e
votare la band che vi è piaciuta di più, sarete infatti voi a decidere
chi vincerà il Premio RomaOne.it Music Contest; una giuria di qualità
assegnerà invece il Premio RomaOne.it Best Short Movie; offriremo
biglietti omaggio, sconti e gadget esclusivi! Redazione di RomaOne.it
via dei Prefetti 8 06.68803095 - fax 06.6864367 redazione@romaone.it


COMUNICATO AZIONE GAY/LESBICA
Ciak-Line continua... Il CINEFORUM GAY-
LESBICA-CULT
ingresso libero Proiezioni alle 21.30 Martedì 17 aprile
2007 -"Perché no?" di Stephane Giusti con Amira Casar, Julie Gayet,
Bruno Putzulu, Alexandra London, Carmen Chaplin, Johnny Halliday, Marie-
France Pisier, Brigitte Rouan, Assumpta Serna, Elli medeiros, Vittoria
Scognamiglio, Jean-Claude Dauphin, Joan Crosas, Monise Mostaza
Francia/Spagna 1999 – Commedia Versione originale francese
sottotitolata in italiano Quasi trent´anni, amici leali, impegnati in
una casa editrice, Nico, Eve, Camille e Ariane sono proprio un bel
gruppo. E sono tutti gay e lesbiche dichiarati/e. O meglio
dichiarati/e...ma non ai rispettivi genitori. Così decidono di
organizzare un coming-out collettivo dalle conseguenze imprevedibili...
Una commedia frizzante per chiunque abbia voglia di uscire allo
scoperto. E Martedì 24 aprile grande soirée gaylesbicaenonsolo alla
FLOG di Via Mercati a Firenze..... "ROBOTIKA !" Azione Gay e Lesbica
Via Pisana 32/34 R CAP 50143 Firenze (Zona Porta San Frediano) Telefono
055 220 250 E-mail info@azionegayelesbica.it Sito
www.azionegayelesbica.
it

NESSUNO TOCCHI CAINO 14.04.2007
MARCIA DI PASQUA. IN MIGLIAIA A
ROMA PER LA MORATORIA DELLE ESECUZIONI CAPITALI - 8 aprile 2007: Hanno
risposto partecipando in alcune migliaia alla Marcia di Pasqua per la
moratoria Onu delle esecuzioni capitali, promossa da Nessuno tocchi
Caino, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale, Comunità di
Sant'Egidio, Radicali Italiani, con il patrocinio della Regione Lazio,
del Comune di Roma e dell' Anci. La Marcia, partita dalla piazza del
Campidoglio, si è conclusa, dopo aver percorso le strade del centro
storico di Roma, in piazza San Pietro nel momento in cui Papa Benedetto
XVI, impartiva la benedizione Urbi et Orbi senza peraltro fare cenno al
tema della moratoria, come invece aveva auspicato il ministro Emma
Bonino, rappresentante del Governo insieme ai sottosegretari Paolo
Cento e Bobo Craxi. Adesione e partecipazione anche per il sindaco di
Roma, Walter Veltroni. La Marcia, rallegrata da palloncini bianchi su
cui era disegnata una colomba, molte bandiere di organizzazioni dei
radicali e di partiti come quello dell'Italia dei Valori e di
Rifondazione comunista, ha chiesto al Governo italiano di presentare
una risoluzione all'Assemblea generale dell'Onu in corso per la
moratoria universale delle esecuzioni capitali. Fra i tanti cittadini
che hanno marciato per portare al Papa la richiesta di usare la sua
autorevolezza verso i potenti della terra per chiedere l'abolizione
della pena di morte, anche molti politici ed esponenti delle
istituzioni. Fra questi il presidente emerito della Repubblica
Francesco Cossiga ("Sono contro la pena di morte per motivi
religiosi"), il sindaco di Roma, Walter Veltroni ("Rifiuto l'idea che
uno Stato si vendichi e tolga la vita ai cittadini che amministra"), e,
tra i promotori della marcia, il leader radicale Marco Pannella ("Il
Governo sia all'altezza degli impegni e delle attese"). Insieme a lui,
il ministro Emma Bonino, che ha chiesto al Papa di "usare la sua
influenza per salvare migliaia di vite vittime di omicidi di Stato".
Alla marcia della Pasqua, che ha fatto registrare l'adesione del
premier Romano Prodi, hanno partecipato, tra gli altri, anche il
governatore della Puglia, Niki Vendola, esponenti della politica come
il capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena e Daniele
Capezzone, ma anche Adriano Sofri, che si è trattenuto alcuni minuti
con Cossiga, al quale ha chiesto un incontro. "Quando il popolo è
unito, la classe dirigente non c'è... come per il divorzio e per
l'aborto", ha sottolineato Pannella durante la marcia, criticando
l'assenza degli esponenti politici di maggioranza e opposizione che
pure avevano aderito all'iniziativa. L'auspicio di Pannella è comunque
che "il governo faccia la sua parte" portando ufficialmente all'Onu la
risoluzione per bandire le esecuzioni capitali: "Qui c'è l'Italia
reale, il popolo. Ora sta a loro far vedere se sono capaci di portare
su questa iniziativa anche l'Italia ufficiale".
PENA DI MORTE. D'ALEMA
PORTERA' A UE PROPOSTA ITALIANA ABOLIZIONE - 13 aprile 2007: "Il
Consiglio dei Ministri ha dato mandato al Ministro degli affari esteri
Massimo D'Alema di avanzare il prossimo 23 aprile al Consiglio degli
Affari generali dell'Unione Europea la proposta per l'abolizione della
pena di morte e la contestuale moratoria, perché essa sia poi
presentata all'ONU". E' quanto si legge nel comunicato stampa del
Consiglio dei Ministri, riunitosi a Palazzo Chigi sotto la presidenza
del Presidente del Consiglio, Romano Prodi. Segretario, il
Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Enrico Letta.
PENA DI MORTE:
BONINO, HO ESPRESSO DISSENSO SU DECISIONE CDM - 13 aprile 2007: Emma
Bonino dice a Radio Radicale di aver espresso 'perplessita' e dissenso'
sulla decisione presa al Consiglio dei Ministri di 'rinviare al 24
aprile', quindi dopo il Consiglio degli Affari Generali a Bruxelles,
una presa di posizione del governo nel suo complesso sull'iniziativa
circa la moratoria Onu della pena di morte, affidando intanto al
ministro degli Esteri Massimo D'Alema il mandato di illustrare ai
partner europei la proposta italiana su questo argomento. Il Ministro
delle Politiche europee spiega di aver chiesto nel suo primo intervento
al Cdm di assumere subito 'una posizione del governo italiano che
considerasse auspicabile ma non vincolante l'adesione di tutti i paesi
membri dell'Unione alla proposta di moratoria delle esecuzioni
capitali'. 'Ho posto questa mattina, fuori sacco, perche' non era
all'ordine del giorno - spiega Bonino - il tema del comportamento che
il governo intende tenere per quanto riguarda la moratoria sulla pena
di morte in questa Assemblea generale delle Nazioni Unite, come
previsto dal mandato del Parlamento italiano, di quello europeo e dalle
mille e mille adesioni giunte in questi mesi'. 'Ho posto questo tema
con una certa forza - aggiunge il ministro radicale - perche' ritengo
che al Consiglio degli Affari generali a Bruxelles e' opportuno che
l'Italia dica che non intende, come dice appunto il mandato del
Parlamento italiano, vincolarsi ad una presunta unanimita' che peraltro
in Europa non c'e' quasi mai. Serviva insomma, ho detto, una posizione
del governo italiano che considerasse auspicabile ma non vincolante
l'adesione di tutti i paesi membri dell'Unione alla proposta di
moratoria delle esecuzioni capitali'. 'Questo perche' - osserva - anche
alla luce della importante adesione del Sudafrica, che si e' detto
disponibile a co-sponsorizzare la proposta di risoluzione - e'
importante non ripararsi dietro al consenso europeo'. 'Alla fine, su
proposta del ministro Rutelli - racconta Bonino - si e' deciso che il
governo nel suo complesso valutera' il da farsi al prossimo Consiglio
dei ministri gia' convocato per il 24 aprile, subito dopo il dibattito
a Bruxelles. Io, che ritengo sarebbe stato utile rendere esplicita la
nostra determinazione a procedere comunque in questa grande battaglia
di civilta', ho espresso le mie perplessita' e il mio dissenso in un
secondo intervento, perche' penso sarebbe stato utile sia alla campagna
che agli stessi colleghi europei misurarsi di fronte ad una posizione
determinata del governo italiano'. 'Si tratta di continuare a lottare
per rafforzare una volonta' e per non consentire un rinvio a settembre
che rischia di essere un rinvio sine die. Condurre questa battaglia e'
davvero una responsabilita' storica che il nostro governo si puo'
assumere, avendo tutti i sostegni e i mandati possibili, non solo in
Italia. E' una volonta' - conclude Bonino - che va strappata e che mi
pare, ad oggi, ancora non ci sia'.
MORATORIA. ARRIVA LA FIRMA DEL
SUDAFRICA - 10 aprile 2007: il Sudafrica ha firmato la dichiarazione
promossa dall'Italia per la moratoria delle esecuzioni capitali. A dare
l'annuncio e' stato, ai microfoni di Radio Radicale, Aldo Ajello, ex
Rappresentante speciale dell'Ue per la regione dei Grandi Laghi,
incaricato di convincere ad aderire alla campagna italiana diversi
paesi africani. 'Oggi ho incontrato il viceministro degli esteri di
Pretoria, che mi ha detto due cose importanti: il Sudafrica firma la
Dichiarazione promossa dall'Italia per la moratoria delle esecuzioni
capitali e soprattutto - cosa ancor piu' importante - sollecita e si
impegna ad essere cosponsor insieme a noi della proposta di risoluzione
da presentare all'Assemblea generale dell'Onu', ha detto Ajello a RR.
Dopo il Sudafrica, tocchera' a Ruanda, Mozambico, Mali, Liberia, Gabon.
Quello del Sudafrica, ha spiegato Ajello, 'e' un impegno a tempo pieno,
con la volonta' di essere protagonista di questa battaglia. La firma di
un paese come il Sudafrica e' cosa non marginale, che avra' una grande
importanza per il futuro di questa iniziativa'.
MORATORIA. FULCI, BENE
SUDAFRICA MA CONTINUARE A LAVORARE - 10 aprile 2007: Nella battaglia
per ottenere una risoluzione Onu sulla moratoria della pena di morte,
l'Italia 'non deve cullarsi, deve continuare a creare le premesse (per
l'approvazione) e lavorare sodo'. Lo ha detto l'ex ambasciatore
italiano alle Nazioni Unite, Francesco Paolo Fulci, nel corso di
un'intervista a Radio radicale. 'Penso che sia un'ottima cosa', ha
detto Fulci commentando la disponibilita' del Sudafrica a diventare co-
sponsor dell'iniziativa italiana per la moratoria. Ma occorre cautela,
ha ammonito l'ambasciatore, ricordando che 'in precedenza quando
facemmo la battaglia nel '94 un Paese molto vicino al Sudafrica, la
Namibia, aveva anch'essa sponsorizzato la nostra risoluzione, ma fu uno
dei cinque Paesi che in seguito fece marcia indietro'. 'Quel che e'
importante e' cambiare strategia, farsi promotori di una coalizione dei
Paesi volenterosi, aggregare quante piu' firme possibili, andare a
discutere per ottenere il benestare dell'Assemblea generale', ha
aggiunto Fulci. 'A me era sembrato di capire che all'inizio fosse stato
proprio il presidente D'Alema a dire che anche se non tutti gli europei
ci stanno, si procede, si fa comunque la battaglia. La mia esperienza
e' che i Paesi europei, anche se alcuni possono essere riluttanti, al
momento del voto non possono votare contro una proposta di risoluzione
per la moratoria. Al massimo si astengono. E penso che le astensioni
giochino tutte a nostro favore'. 'Ci vuole piu' coraggio', ha concluso
l'ambasciatore.

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10 aprile 2007

news 10 aprile

ATTACCHI OMOFOBI: Gaya CsF esprime solidarietà a tutti coloro che sono stati
colpiti nei giorni scorsi dalle insulse parole scritte sui muri e dalle
insignificanti e quanto mai ignoranti svastiche e simboli vari, di
quelli che si nascondono nel silenzio di una politica sempre più
corrotta, di un Vaticano sempre meno cattolico e sempre più concusso
con le mafie sociali ed economiche. La nostra solidarietà, il nostro
affetto incondizionato vanno a Imma battaglia, alla Libreria Babele di
Milano e a chiunque sia stato in passato colpito dalla deplorevole e
ingiustificabile idiozia di certi "cancri" societari. Non dimenticando
di volgere una parola di conforto ai genitori di Matteo, suicidatosi
perché gay, con la promessa che continueremo a lottare con tutta la
comunità GLBT nazionale, affinché non ci siano mai più casi di omofobia
nelle scuole e in ogni altro contesto.
Carla Liberatore Gaya CsF


COMUNICATO STAMPA
SCRITTE FASCISTE DI FORZA NUOVA ALLA LIBRERIA BABELE
DI MILANO
Questa mattina, alle ore 10, i proprietari della Libreria
Babele di Milano hanno trovato le tre vetrine del loro negozio
imbrattate da scritte e svastiche. Il tutto debitamente firmato con una
croce celtica e la sigla di Forza Nuova. Le scritte "Froci al muro" .
"Gay raus" "Gay pedofili" e "Imma Battaglia troia" rappresentano l'
ennesimo atto di violenza e minaccia per la comunità glbt. Inutile
nascondere inoltre che la recrudescenza di questi atti avviene dopo le
parole inammissibili ed irricevibili da parte delle gerarchie
ecclesiastiche ed anche di alcuni esponenti di forze politiche che non
lesinano nell'apostrofarci come deviati, contronatura e colpevoli a tal
punto da non meritare nessun tipo di tutela, essere oggetti di severe
condanne morali se non addirittura di torture come la famigerata
garrota. Di certo la comunità glbt non è nuova a questo tipo di
attacchi e violenze: basta ricordare le scritte antigay all'entrata del
Circolo Mario Mieli ("Gay subumani"), di pochi giorni fa una nuova
croce celtica sul muro esterno del Circolo, le violenze davanti a
Muccassassina, l'inaudita violenza su una lesbica a Torre del Lago, il
tentativo di impedire il Gay Pride di Catania. Crediamo che tutto
questo sia un indice dell'avanzare di forze estremiste e reazionarie
che trovano la loro legittimità nelle parole della chiesa e della
politica. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime la
propria solidarietà agli amici della Libreria Babele di Milano ed Imma
Battaglia, offesi ed insultati solo perché hanno il coraggio di essere
in prima linea nella lotta della conquista di pari diritti e pari
dignità per gay, lesbiche e transessuali. La nostra ferma e
democratica risposta sarà il Pride Nazionale Unitario del 9 Giugno
2007 a Roma.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Rossana
Praitano Presidente Portavoce Pride Nazionale Unitario Roma 9 Giugno
2007
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica Via Efeso, 2/A 00146 R O
M A tel. 065413985 fax 065413971
3487708433

LIBERI TUTTI DI MARTEDI'
10 APRILE 2007
La pagina di liberi tutti sull'Unità del dieci aprile
apre sull'anti-omofobia mettendo insieme due storie che segnalano "la
forza di restare se stessi": due donne lesbiche che dopo tre anni
riescono ad avere una bimba con la fecondazione assistita affrontando
ostacoli ma anche trovando molta solidarietà al lavoro e il racconto di
uno studente diciottenne persiano e gay che ci dice "come ribalta
l'odio". Un mio corsivo lega i due pezzi dicendo che si può giudicare
non sulla base di stereotipi o di modelli precostitutiti, ma conoscendo
e valutando i risultati In questo modo non si arriva ad odiare quello
che non si conosce come vuole l'omofobia, in basso tre notiziette con
cui si annuncia l'assegnazione del premio cuore sacro per il
giornalismo a liberi tutti le presentazioni del libro "Sciò!" giovani,
bugie, identità, Oscar Mondatori e la trasmissione di martedì 10 aprile
di Corrado Augias, le storie, Raitre ore 12.46, in cui si parla del
libro il torneo internazionale di nuoto glbt a Roma. Nel tam tam una
presentazione del Torino film festival gay
Delia Vaccarello

IL
SUICIDIO DI MATTEO
Massimo Consoli
Il suicidio di Matteo e' una
tragedia. E' il sintomo che c'e' qualcosa di sbagliato in questa
societa'. Soprattutto, e' la punta di un iceberg che ci segnala una
situazione di estremo disagio molto piu' diffusa di quanto non si
pensi. Nel 1992 Paolo Crepet aveva fatto una ricerca dalla quale
risultava che in Italia 4.800 persone ogni anno si tolgono la vita. "I
ragazzi tra i 15 e i 24 anni sono il 5-6 per cento del totale". Per
quel che riguarda i tentativi: su cento che ci provano, almeno dieci
nel giro di quattro anni ci riusciranno. I metodi usati sono
soprattutto i farmaci (80 per cento) nei tentativi, mentre nei suicidi
riusciti, al primo posto c'e' l'impiccagione, poi la defenestrazione
(il gettarsi dalla finestra), le armi da fuoco, il gas (vedi anche "La
Repubblica", 10 marzo 1992) Secondo un altro autore (Virgilio Titone,
Dizionario delle idee comuni, Pan Editrice, 1976, due volumi, 2° vol.
p. 41) i suicidi o tentati suicidi di omosessuali, in Italia, nel
periodo fra il 1970 ed il 1973 sono stati piu' di 300. Questi dati
possono essere di supporto, ma basta vivere all'interno della propria
comunita' per sapere che i tentativi di togliersi la vita sono
piuttosto frequenti, soprattutto nell'eta' adolescenziale, quando il
giovane si scontra con una realta' fatta di discriminazione e
repressione da parte della societa', e di incomprensione da parte dei
familiari. Io stesso ci ho provato, a diciassette anni. E quando ne
sono uscito fuori ho giurato a me stesso che mi sarei dedicato anima e
corpo per tutta la vita ad aiutare i miei fratelli e sorelle in
difficolta'. Non sono mai venuto meno a questo giuramento, ma so che il
mio lavoro non e' sufficiente. Ci vuole ben altro che una sola persona,
per quanto motivata, per riuscire a modificare questa societa'. Vi
accludo il brano del mio libro "Affetti Speciali" (Massari ed., 1998),
dove racconto proprio del mio tentato suicidio. Spero che possa essere
utile a qualcuno. Lo fosse anche ad una sola persona, sarebbe gia'
sufficiente. Buona lettura: (… )A diciassette anni ero ad una svolta.
Avevo capito da tempo, ormai, di essere omosessuale: o così, almeno, mi
sentivo, in mancanza di altre possibilita' di definirmi in maniera piu'
precisa. Solo, non mi trovavo nei libri che avevo letto, ed erano
tanti, dio solo sa quanti fossero i libri di psicologia, medicina,
filosofia, religione, morale, storia, antropologia... che avevo mandato
giu' come fossero acqua fresca a ferragosto. Su questi libri c'era
scritto che l'omosessuale non poteva essere considerato un criminale
(bonta' loro!), ma solo un malato da curare anche se, spesso, ce
n'erano alcuni che "credevano" di vivere serenamente la loro
condizione, che non volevano assolutamente "guarire", che rifiutavano
con forza l'"aiuto" del medico... Questi erano i "casi" piu' difficili,
che, comunque, andavano "curati" anche contro la loro volonta'. E
questi libri mi sembravano perfino «coraggiosi»! E di fronte alla merda
generale, forse l'erano pure…Seguivano, poi, le casistiche degli
omosessuali, in nessuna delle quali riuscivo a vedermi: che avevo, io,
da spartire con quei personaggi che di notte si aggiravano per le
strade della citta' alla ricerca disperata di marinai dai quali essere
frustati? O a caccia di bambini di 6 anni ai quali succhiare il pene
incirconciso? O con quelle checche tremebonde che si travestivano da
femmes fatales e rimorchiavano i maschi che non si accorgevano (non si
accorgevano?) di avere a che fare con degli uomini in gonnella...? Un
libro portava come esempio di «omosessuali famosi», la storia del
«Macellaio di Hannover», uno che rimorchiava i ragazzi, li ammazzava,
li tagliava a pezzi e se li rivendeva come salsicce e carne macinata...
Un altro spiegava che «Jack lo squartatore» era "evidentemente" un
omosessuale che odiava le donne e per questo le sgozzava come
vitelle... Un altro ancora raccontava di cliniche svizzere dove agli
invertiti si ficcavano tanti chiodini in testa e... zac!, un piccolo
elettroshock li faceva miracolosamente diventare grandi amatori di
pucchiacchie. Non avevo alcun modello positivo in cui identificarmi.
Gli omosessuali che venivano fuori dalla lettura di libri e giornali
erano tutti mostri sanguinari e/o viziose checche tremebonde. Con tutta
la buona volonta' di questo mondo, io non riuscivo a sentirmi come loro
e non capivo quando e come la mia solforosa trasformazione avrebbe
avuto inizio: da bravo ragazzetto a squartatore di professione (magari
in gonnella mozzafiato), secondo ogni aspettativa «scientifica». Vivevo
nel trip del suicidio. La notte mi ci volevano due o tre ore prima di
addormentarmi e tutto mi spaventava. Mi avvolgevo nelle coperte, mi
coprivo la testa e gli occhi, lasciando fuori solo bocca e naso per
respirare. E stavo in una stanza con i miei due fratelli! Ero
terrorizzato dal buio, dagli sconosciuti, dagli imprevisti. Non volevo
vivere in un mondo del genere, in una simile societa', dentro uno Stato
siffatto. Così, un bel giorno, anzi, un pomeriggio, cominciai a bere un
liquore dolce che stava nella vetrinetta dell'armadio in camera da
pranzo, da chissa' quanti anni. Bevevo, piangevo e mi compativo,
cercando di stordirmi e di trovare il coraggio, infine, di buttarmi dal
balcone. Il pomeriggio, intanto, volgeva a sera. Mia madre e mia
sorella tornarono da chissaddove e mi videro in quello stato.
Dapprincipio non capirono cos'era successo. La bottiglia aperta sul
lungo tavolo di vetro verde (in una famiglia dove nessuno aveva
propensioni verso l'alcol) fece sospettare qualcosa. Mamma chiese
spiegazioni. Io risposi con un «vaffanculo!» Mia sorella intervenne:
«E' ubriaco!» «S'e' scolato tutta la bottiglia», disse mamma. «Ma che
t'e' successo? Oddio! Vedrai quando torna tuo padre». Io barcollavo per
le stanze, ondeggiando pericolosamente da una parete all'altra. Andai
verso il balcone appoggiandomi alla ringhiera. «Mi butto», minacciai.
«Mi sono rotto i coglioni di questo mondo di merda. Mi butto». Ma non
mi buttai. Piuttosto, rientrai dentro casa, andando verso la camera dei
miei genitori. Mamma s'era seduta sul letto. Affranta. Spaventata da
questa mia sbronza tragica. Non s'era mai trovata in una situazione del
genere, e non sapeva come affrontarla. «Ma che t'e' successo?», provo'
a chiedere ancora una volta. «Sono frocio!» La confessione m'era uscita
veloce, secca, urlata. E l'accompagnai con un cazzotto contro lo
specchio dell'armadio che, ancora oggi, non capisco com'e' che non sia
andato in mille pezzi. Nessuno disse niente. Mia sorella aprì la
poltrona e si rassegno' a prepararmi il letto. Io non vomitai nulla. Mi
sdraiai e passai una notte insonne, disgustato dall'alcol, con il mal
di testa che cominciava a farsi sentire. Intanto rientravano i fratelli
dalle loro scorribande notturne, prima uno, poi l'altro. Neanche loro
dissero nulla. Erano avvisati da mia madre, man mano che entravano, che
qualcosa di grave era successo, quel giorno, nella nostra casa. Rimasi
a letto due giorni pensando a me stesso. Pensai a cio' che ero, a cio'
che volevo essere, a tutto quello che mi succedeva attorno. Ricordo che
mi dissi piu' e piu' volte: «Sono frocio. Punto e basta. O mi sta bene
così, e ci vivo in pace per tutta la vita, o mi decido e m'ammazzo sul
serio. Non posso piu' traccheggiare. Devo prendere una decisione,
infine. O m'ammazzo o m'accetto. Ma perche' mi devo ammazzare? Io non
ho nessuna voglia di suicidarmi. Qui, oggi, io devo fare una prova, un
tentativo di vivere in pace con la mia omosessualita'. Di provarla.
Devo vedere cosa succede se non mi pongo piu' il "problema" di essere
omosessuale ma, piu' semplicemente, accetto di vivere "da" omosessuale.
Ma come si vive da omosessuali? Non e' possibile che i libri dicano la
verita'. C'e' qualcosa che mi sfugge. Loro scrivono che "ci sono quelli
che credono di vivere bene con la loro anomalia e non vogliono
assolutamente essere curati"... E se ci vivessero veramente bene? Se
non si trattasse di un'illusione, come gli autori vogliono far
intendere? E se io non fossi neanche omosessuale come credo, alla fin
fine, ma qualcosa di ancora piu' diverso?» Tra le righe di quello che
andavo leggendo sui libri si capiva che in altri tempi la gente era
convissuta in armonia con l'omosessualita' e, qualche autore aggiungeva
addirittura che «ancora oggi in altri paesi c'e' chi e' veramente
felice d'essere anormale...» In quei due, tre giorni, presi la piu'
importante decisione della mia vita: mi «accettai» come omosessuale.
Non solo, giurai a me stesso che avrei dedicato la mia vita all'
emancipazione degli altri omosessuali, che avrei fatto tutto, piu' che
il possibile fino all'impossibile, per liberare la mia comunita' dalle
catene che la legavano e la facevano soffrire. Giurai che non avrei
accettato imposizioni di nessun tipo da uno Stato, da una Chiesa, da
una Societa' che avevano cercato di sopprimermi, di distruggermi, di
farmi scomparire dalla faccia della terra. Tutto questo aveva, ed ha
ancora oggi per quel che posso capire, un fondamento nell'amore: amore
grande, sconfinato, irrefrenabile prima di tutto per i miei fratelli
che, come me, sono stati costretti a subire le ingiurie dell'idiozia
umana fatta carne; e poi amore per tutti gli uomini e le donne, amore
per coloro che sono oggi, e qui, viventi, ma anche per quelli che hanno
gia' dato il loro contributo all'evoluzione dell'umanita' ed a quelli
che lo daranno domani o dopodomani… E questo amore e' un imperativo
morale per tutti: noi non abbiamo solo dei diritti nei confronti di noi
stessi, ma anche degli obblighi di fronte agli altri. Di piu' verso
quelli che ci sono vicini, di meno per quelli che sentiamo lontani da
noi, certo, ma con tutti abbiamo un legame che non ci e' concesso
recidere o ignorare. INVIATO DA Massimo Consoli


ORGOGLIO E PREGIUDIZI
A cura di Alba Montori
OMOFOBIA ONLINE
La mia mailbox è colma di
messaggi, da parte di amici della comunità LGBT, per l'ennesima vittima
della guerra in atto contro la diversità, in primo luogo e soprattutto
UMANA, stigmatizzata come omo-sessuale. L'ultima, solo in ordine
temporale, di cui abbiamo notizia, Marco P., adolescente torinese,
studente studioso, figlio amoroso. Ha chiesto scusa ai suoi genitori,
poi si è accoltellato e quindi gettato dalla finestra di casa sua. Un
omicidio annunciato, un suicidio realizzato. Il mio cuore non ha più
spazio per la tristezza, né per lo sdegno, né per la pietà. Pietà è
parola troppo abusata da chi per secoli e secoli ha promosso la cultura
dello sterminio della libertà di genere in nome della pretesa di
ridurre chiunque (tranne i depositari del verbo/potere), entro il
confine del sessismo, a puro (!) e unico fine procreativo. Il mio
cervello e anche il mio cuore, per quanto sia amoroso, si rifiutano di
cercare qualunque tipo di possibile scusante a questa tragedia, che
nella sua infanda intollerabilità urla GIUSTIZIA agli occhi
dell'umanità civile (nel senso della specie umana) e di tutti gli dei,
ammesso che esistano. Il mio cuore, di adolescente che ha appena
superato 60 anni, è solidale con Marco P:, con tutti i Marco P. che ho
incontrato nel corso dei miei anni, nelle storie scritte e parlate e
nelle scuole d'Italia. Qualcuno/a di loro è riuscito a trovare il modo
per sopravvivere alla cultura dell'odio e della sopraffazione,
qualcuno/a, troppe/i, nò. Troppe vite intelligenti sono state spezzate
e distrutte; quelle che son riuscite a sopravvivere spesso hanno dovuto
farlo celando sé stessi dietro mille ipocrisie e falsità, pagando sul
loro corpo con la morte della loro vera identità e del loro amore, in
cambio di pochi spiccioli. Ma qualcun* è pur riuscito attraversando
drammi interiori orribili a conservare intatta o quasi la propria
ingenuità, la propria identità di genere unica, irripetibile e preziosa
più che la vita stessa. E ormai è decis* a combattere questa guerra che
non avrebbe mai voluto combattere e che non ha mai provocato. E'
necessario e improcrastinabile, perchè nessun* sia più obbligato a
piegarsi e a soccombere a simili nemici del genere umano. Nemico è
parola che mi riesce difficile anche pensare di usare: ma come posso
chiamare se non "nemico" chi incita tutti all'odio, alla violenza e
alla persecuzione di chi nulla gli ha mai fatto di male, di chi si
industria pacifico di vivere la propria vita, col solo corpo che ha,
con la sua mente, che si coltiva in amore e rispetto anche di chi non
lo vuol rispettare né amare? La guerra, altra parola che mi ripugna, è
stata dichiarata da tanto tempo, e non da noi. Qualche anno fa scrivevo
a conclusione di una riflessione su tale stato di cose: "...Non siamo
più disposti a tollerare ulteriormente che chiunque, a qualunque titolo
e dovunque sul pianeta, inciti all'odio e alla violenza contro chi non
si uniforma a regole, antiumane, antiscientifiche e assurdamente
innaturali nell'espressione delle proprie pulsioni alla sessualità e
all'amore: tali pulsioni sono la forma della più vitale, profonda e
inalienabile essenza dell'umanità, e come tali il tendere a dar loro
forma nella società è diritto inalienabile per ciascuno. Chiunque, ma
soprattutto chi ha maggior valore rappresentativo nella società,
pretenda di asservire i corpi e le coscienze di umani, nostri e suoi
simili, a precetti insani e innaturali, che vanno contro tutti principi
del rispetto sociale, con minacce di castighi divini o ricatti di
ordine economico-sociale, è moralmente e materialmente responsabile
più di ogni altro della distruzione sistematica di tale diritto. Perciò
diciamo basta: metteremo in atto tutte le azioni nonviolente che
riusciremo a inventare per far sì che chi ne è responsabile,
idealmente, culturalmente e materialmente, venga messo in condizione di
non poter più nuocere, neanche al suo stesso diritto all'espressione
delle proprie forme di sessualità, ovunque sul pianeta." Ed ecco una
forma di azione non/violenta che voglio proporvi. Qualcuno si è accorto
del fatto inquietante che in giro per il web ci sono siti (
prevalentemente cattolici, alcuni evidentemente ecclesiali) che mettono
in rete contenuti altamente omofobici e mistificatori, accomunando
pedofilia e omosessualità con veri e propri incitamenti all'odio e alla
violenza contro l' omosessualità? Uno di questi mi è stato segnalato
ieri su una delle ml a cui sono iscritta. Tutto ciò mi ha fatto venire
l'idea di creare una sezione nel mio blog per le segnalazioni di siti
di contenuto omofobico e sessuofobico da parte di chi ci si imbatte
anche casualmente. La chiamerò OMOFOBIonLINE. Una forma di
segnalazione alla comunità web e alla comunità varia e variegata, per
autodifesa, analoga a quelle dei siti pedofili. Un passa-parola
telematico, insomma. Potrà forse essere utile per supportare la
richiesta perentoria di una legislazione ad hoc antidiscriminazioni e
contro i reati sessisti e omofobici che da troppo tempo aspettiamo in
Italia. La GayHelpLine anche potrebbe ben essere un altro canale dove
far convergere le denunce. Certo, ancora non c'è una legge che condanni
l'omofobia e la sessuofobia in quanto tali, ma perchè non cominciare
noi per primi a comportarci come se già una legge così ci fosse?
Attraverso i media questo genere di azioni troppo spesso ( anzi, quasi
sempre) vengono minimizzate come cosiddetto bullismo ( una delle più
vigliacche e incivili forme di violenza sociale), ma in realtà si
configurano come una vera e propria persecuzione, psicologica e/o
violenta, di tipo razzistico e troppo spesso sfociano in crimini. La
questione è: indottrinare all'odio e alla violenza, psicologica,
sociale e materiale contro le persone ( che siano omosessuali, donne o
negri o ebrei, o stranieri o diversi in qualche modo ) in un paese che
pretende di essere "civile", è o non è considerato un reato? Per chi ha
presente e sottoscrive anche nei suoi comportamenti quotidiani e
sociali la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo la questione
è più che evidente, chiara e non ammette equivoche risposte: si tratta
di comportamenti criminali contro i diritti della persona umana, quindi
reati. In quanto tali vanno denunciati e perseguiti, ma prima ancora
vanno eradicati dal costume sociale, con tutti i mezzi non/violenti
disponibili. Perchè non promuovere on line una campagna per convincere
le persone a denunciare all'autorità giudiziaria chi li fa oggetto di
questo tipo di azioni? Ecco la mia proposta. il blog per le
segnalazioni di OMOFOBIonLINE è http://albamontori.blogspot.com Mi
sembra anche un buon modo per augurare a tutt** una bella e viva
primavera ! Alba Montori Gaya CsF

RAGAZZO SUICIDA PERCHE' ACCUSATO
DI ESSERE GAY
Dalla disperazione il sedicenne si è dapprima
accoltellato per poi saltare giù dal quarto piano, vittima di una
mentalità creata (in Italia) soprattutto dallo Stato del Vaticano che
condanna l'omosessualità discriminando e facendo emarginare i gay.
L'omosessuale per questo anticristico Stato è intrinsecamente
disordinato, commette grave peccato ed è contronatura. Contronatura
sono i preti che non fanno sesso o che ipocriticamente sostengono di
essere casti e puri (ma chi ci crede!). Non passa un giorno che il capo
di quello Stato non inveisca contro i PACS, DICO, negando i diritti
civili alle coppie eterosessuali sia a quelle omo, facendo uno
spudorato razzismo verso questi ultimi. Sui giornali ed i TG si parla
di persone deboli, ma la definizione giusta sarebbe invece "persone
fatte diventare deboli" attraverso la derisione, l'umiliazione. Nel
1998 il gay siciliano Alfredo Ormando si immolò a piazza San Pietro
davanti alla Basilica, il Vaticano allora emise un comunicato stampa
che il giovane si era suicidato a causa di problemi familiari non
sapendo che Alfredo aveva inviato all'ANSA la stessa lettera che aveva
in tasca in quel momento tragico e che spiegava le ragioni di quel suo
gesto estremo.
Il Vaticano addirittura proibì la commemorazione di
Alfredo Ormando che ogni anno ha luogo sul suolo italiano davanti alle
transenne che segnano il confine dello Stato del Vaticano, uno Stato
non democratico dal quale escono parole diaboliche che creano omicidi,
suicidi e grave disordine sociale. Le parole uccidono più delle armi,
la discriminazione violenta e palese da parte della gerarchia
vaticanense ha dimostrato una volta dippiù l'insensibilità e il freddo
calcolo con il quale prima condannavano le donne, gli ebrei, molti
scienziati, gli infedeli, etcetera. Ora per le loro feroci condanne
sono rimaste soltanto le persone omo-, bi- e pan-sessuali. Voglioni
festeggiare il venerdì santo e la Pasqua, tra poco ci sarà il Family
Day, ma sono certo che Dio (se c'è un Dio) ora non li perdonerà più e
manderà questa immorale gerarchia direttamente all'inferno.
Peter Boom
Gaya CsF

SIAMO TUTTI COLPEVOLI
Articolo di Isabelle Rizk
Un'altra vittima innocente, uccisa dal disprezzo fomentato da crociate
mediatiche volte alla difesa di una morale che pretende di rifarsi a
principi di amore, ma che nei fatti li nega. Un'altra vittima di una
società cinica e ipocrita che si definisce civile, ma che invece si
rivela particolarmente recettiva ai messaggi di discriminazione e di
emarginazione, specie se trasmessi in nome di un dio, messaggi che
germinano odio e disprezzo verso le diversità, quindi spesso verso i
più deboli, condannandoli all'emarginazione, alla disperazione. Credo
sia opportuno reagire fermamente a questo stato di cose, credo sia
diventato ineluttabile un deciso intervento per contrastare questo
rigurgito di omofobia che si sta manifestando nel Paese. Ritengo che
bisogna partire sistema scolastico, che sia necessario intervenire
presso le strutture didattiche per aiutare gli adolescenti a conoscere
e comprendere le diversità, a comprendere che la crescita avviene
proprio mediante il confronto con chi è diverso da te. L'educazione
civica nei nostri programmi non viene considerata determinante,
andrebbe invece rivalutata al rango di materia fondamentale, non meno
importante dell'insegnamento dell'italiano o della matematica. Dovrebbe
essere però un insegnamento attivo, non accademico. Sarebbe opportuno
realizzare uno spazio di contatto con il mondo esterno, quello reale,
posto in netta contrapposizione a quello virtuale di Internet o del
mondo delle veline. Dovrebbe essere uno spazio in cui la conoscenza si
realizza mediante la contaminazione con quelle realtà oggi disprezzate
perché sconosciute, o conosciute con il filtro dei pregiudizi. Sarebbe
troppo utopistico chiedere alle scuole di prevedere in modo sistematico
interventi in classe di persone omosessuali che raccontino le loro
esperienze e le loro sofferenze, che aiutino a comprendere che in fondo
siamo tutti simili? Sarebbe così insensato chiedere che a questi
incontri partecipino anche i genitori? Sarebbe troppo chiedere alle
Associazioni di mobilitarsi in sinergia per rendere attuabile una
iniziativa di questo genere? Conoscere significa comprendere,
comprendere significa crescere, crescere significa imparare ad
accettarsi e volersi bene per quello che si è, non per quello che si
rappresenta. Auspico inoltre un Movimento unito e determinato nel
sostegno e nella promozione di tutte le iniziative in difesa degli
emarginati e delle categorie discriminate, delle minoranze e di tutte
le vittime di questo assurdo e spietato sistema di convivenza che
definiamo civiltà. Penso quindi che il Movimento debba partecipare alla
Marcia contro la pena di morte, perché non bisogna dimenticare che in
alcune parti del mondo ancora si viene giustiziati per l'aver amato la
persona che non si doveva amare. Credo che questa sia la migliore
risposta all'incessante, massiccio tentativo di delegittimare le
istanze di un mondo composto da milioni di persone, uomini e donne, che
spesso, proprio per la sofferenza della loro vita, sono migliori di
coloro che si arrogano il diritto di giudicarli. Nella speranza che
questo messaggio di impegno civile possa nel tempo determinare una
nuova e diversa percezione delle persone omosessuali, delle persone
"diverse" in genere, e aiuti a comprendere che le diversità in quanto
tali non sono una minaccia, ma una grande ricchezza per tutti. Isabelle
Rizk


L'ALTRO MARTEDI
RADIO POPOLARE
La trasmissione di cultura ed informazione omosessuale di Radio Popolare condotta da Eleonora
Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu Martedì 10 aprile dalle ore
22.35 alle ore 23.30 presenta OMOFOBIA interviste a Imma Battaglia
Presidente DìGayProject, Rolando Canzano Libreria Babele Milano, Fabio
Saccà Arcigay Giovani; a cura di AURELIO MANCUSO segretario Arcigay
Nazionale; e SPECIALE INTERVISTA a Giovanni Minerba in occasione
dellla 22^ edizione del Torino International GLBT Film Festival "DA
SODOMA A HOLLYWOOD" 19-26 aprile 2007
RADIO POPOLARE email:
omomail@radiopopolare.it
FM 107.600
streaming su www.radiopopolare.it


ALLE RADICI DEI GAY
Progetti. Lo scrittore e studioso Massimo Consoli
cura una collana dedicata ai «Padri Fondatori» del movimento
omosessuale Si chiama «Padri Fondatori» la collana pubblicata dalle
Edizioni Del Giano sulla storia del movimento omosessuale e della
comunita' gay, lesbica, bisex e transgender (Glbt). Curatore e
direttore della collana e' Massimo Consoli, figura storica del
movimento omosessuale in Italia: il suo archivio internazionale sull'
omosessualita', raccolto a partire dal 1959 in lunghi anni di pazienti
ricerche, oggi e' custodito nella sede dell'Archivio di Stato a Roma.
Tra i primi titoli in catalogo nella collana di Consoli, "L'amore
omosessuale", scritto nel 1906 dal sociologo e filosofo morale
finlandese Edward Westermarck, e "Nasce l'omosessualita'", in cui si
riporta integralmente il documento datato 1868 nel quale per la prima
volta compare scritta su un foglio di carta la parola «omosessualita'».
Scopo principale della collana infatti, secondo il suo ideatore, e'
rendere accessibili i documenti piu' rari e sconosciuti della storia
Glbt in tutto il mondo.E mentre in questi giorni arrivano in libreria
"In difesa dell'omosessualita' di Oscar Wilde" e "Omosessualita' e
vampirismo" (con un racconto scritto da Karl Heinrich Ulrichs 13 anni
prima della pubblicazione del "Dracula" di Bram Stoker), sono in stampa
"Cuba l'isola infelice" sulla storia delle persecuzioni castriste
contro i gay e una biografia con immagini del fotografo George Platt
Lynes. Ma la parte piu' ambiziosa del progetto editoriale e' quella
alla quale Consoli sta ancora lavorando: la stesura di una cronologia
dei primi 100 anni di storia omosessuale in Italia, dal 1900 al 2000.
Fra le curiosita', in arrivo anche una guida ai personaggi Glbt sepolti
al cimitero di Testaccio, a Roma. ARTICOLO DI Carla De Girolamo –
INVIATO DA Massimo Consoli


COMUNICATO STAMPA
Bologna, 06 aprile
2007
SEDICENNE SUICIDA; ARCIGAY, POLITICI RISPETTINO IL DOLORE
"PER UN
GIORNO SI ASTENGANO DA INVETTIVE ANTI-OMOSESSUALI"
"Se anche nell'ora
del lutto e del dolore, ci sono esponenti politici di primo piano che
invece di spendere una parola di cordoglio per la tragica morte di un
adolescente e di solidarietà alla sua famiglia preferiscono inveire
schiumanti contro 'l'omosessualizzazione scolastica', si capisce perché
in Italia un sedicenne, deriso e tormentato in quanto ritenuto gay,
possa arrivare ad ammazzarsi". Lo afferma il presidente nazionale di
Arcigay, Sergio Lo Giudice, replicando alle parole del capogruppo Udc
alla camera, Luca Volonté. "Comunque la pensiamo sulla via crucis di
sopraffazione che ha spinto Matteo a togliersi la vita, di sicuro non è
morto per colpa dei troppi 'spot pro gay', come qualcuno intende gli
appelli al rispetto delle persone omosessuali – continua Lo Giudice.
"Piuttosto che trasfigurare in 'omosessualizzazione scolastica' le
poche iniziative per una scuola accogliente e sicura anche per gli
studenti omosessuali, e in 'omosessuali politici' (ma avete mai sentito
parlare di 'eterosessuali politici'?) i politici impegnati a promuovere
i diritti civili di tutti, i deputati farebbero bene a formulare
proposte concrete di prevenzione del bullismo anti-gay nelle scuole,
del razzismo e del disprezzo verso le persone omosessuali nella
società, affinché casi come il suicidio di Matteo non abbiano a
ripetersi". Ufficio stampa Arcigay


COMUNICAZIONE
GRUPPO PESCE ROMA

Anche noi esprimiamo massima solidarieta' a Imma Battaglia, alla
libreria Babele e a tutte le persone vittime di attacchi omofobi e
transfobici, ma in particolar modo la nostra mente non riesce a
staccarsi dalla triste vicenda del ragazzo di Torino e dalle disgustose
insinuazioni di personaggi come il "vomitevole" Volonte'. Tutti/e noi
sappiamo cosa vuol dire sentirsi "diversi" a scuola, con gli amici, con
la propria famiglia, tutti/e noi sappiamo quanti drammi simili a quello
del piccolo Matteo di Torino si svolgono ogni giorno, tutti/e noi
sappiamo quanto sia importante avere dei modelli positivi di
riferimento per non sentirsi dei mostri. Oggi piu' che mai ogni nostra
azione di visibilita' acquista un valore fondamentale per formare una
coscienza civile e sociale nel nostro Paese che si sta cercando di
riportare a livelli di intolleranza, razzismo e fondamentalismo degni
della santa inquisizione d'altri tempi. Aspettiamo fiduciosi il Pride
del 9 giugno sperando di portare in piazza centinaia di migliaia di
persone che vogliono un'Italia migliore. Noi non ci arrendiamo e
continueremo a camminare a testa alta, orgogliosi/e di essere. Paolo
Sordini Gruppo Pesce Roma P.S. anche noi, dopo un'intervista pubblicata
su "Libero.it" a proposito del nostro torneo AquaRomae, abbiamo
ricevuto commenti del tipo "speriamo che affoghino tutti" e altre
simili amenita'…

www.gruppopesceroma.org
gruppopesceroma@libero.it
info: 333.7644811


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
Al Presidente del Consiglio dei Ministri,
Al Ministro della Pubblica Istruzione,
Per sapere - premesso che: la notizia del suicidio di M.P., giovane
studente torinese, è su tutti i giornali nazionali odierni e viene da
tutte le cronache ed i commenti giornalistici direttamente collegata al
clima discriminatorio antiomosessuale che si era creato contro di lui
nell'ambito scolastico; M.P., 16 anni, frequentava l'Istituto Tecnico
Sommeiller, considerato uno dei più prestigiosi di Torino, ma dallo
scorso anno scolastico lo studente era stato preso di mira dagli altri
ragazzi che, per deriderlo, lo apostrofavano con il nome di "Jonathan"
(come uno dei personaggi del Grande Fratello televisivo indicato come
omosessuale) o continuavano a ripetergli "sei gay" , "ti piacciono i
ragazzi", come fosse un insulto, un'accusa grave, uno scherno, un
marchio di infamia e con un conseguente, progressivo isolamento di M.P.
dai compagni e dalla classe; martedì 4 aprile scorso M.P. si è tolto la
vita, gettandosi dalla finestra al quarto piano dell'abitazione
familiare, lasciando due biglietti, ora in mano ai carabinieri, dai
quali pare confermata la motivazione del gesto legato al disagio
scolastico; la madre Priscilla, confermando che suo figlio M. non
sopportava più di sentirsi emarginato e insultato dai compagni di
scuola, ha rivelato che già nel 2005 la grave situazione era stata
segnalata alla preside ed anche i professori ne erano informati, ma che
nulla era cambiato; la preside dell'Istituto, che non esita a definirlo
"il migliore della classe", conferma che il disagio dello studente era
stato rilevato e segnalato e che vi era stato un intervento sui
compagni, ma che "Da allora non è più stato notato nulla di insolito" e
che "Per noi è stato un fulmine a ciel sereno"; il fenomeno del
bullismo sta emergendo, in maniera sempre più evidente, come grave
realtà quotidiana del sistema scolastico italiano e che, in questo
contesto, la violenza verbale, lungi dall'essere meno pericolosa della
violenza fisica, è da considerasi una forma più subdola e "tossica",
anche perché sovente pericolosamente sottovalutata nelle sue
conseguenze deleterie per la psicologia delle vittime; "Gay Help Line",
il telefono amico di un'importante associazione come l'Arcigay, ha
recentemente documentato che oltre il 35% delle chiamate ricevute
arrivano da studenti che lamentano atti di bullismo derivanti dalla
presunzione di un orientamento sessuale omosessuale; negli ultimi anni
si sono ripetuti ed amplificati messaggi culturali omofobici di vario
tenore e intensità, ma che, indubbiamente, l'attuale polemica politica
sui "Dico" ha portato un'esasperazione di toni e di argomenti, sino a
giungere alla recente equiparazione della "devianza omosessuale" con la
pedofilia e l'incesto, e ciò ad opera non solo di minoritarie frange
integraliste ma anche e soprattutto di influenti personalità della
Chiesa Cattolica; l'ambiente scolastico naturalmente assorbe ed
amplifica gli umori, i timori, il clima generale del dibattito nella
società italiana ed è un'ottima "cartina di tornasole" per valutare gli
elementi di crisi e, nello stesso tempo, risulta essere il luogo
privilegiato per strutturare interventi preventivi del disagio
giovanile, con particolare riferimento alle fasi di transizione, di
inserimento sociale e di scoperta di sé e dei propri orientamenti
sessuali; nell'ambito del programma regionale contro le
discriminazioni ed agganciato al "Piano giovani 2002", l'Assessorato
Regionale alla Cultura della Regione Piemonte ha distribuito in tutte
le scuole medie superiori ed in tutte le biblioteche civiche regionali
il documentario "Nessuno Uguale", girato con ragazzi e ragazze delle
scuole superiori che discutono fra di loro, guidati da uno psicologo,
di omosessualità e di identità di genere, e prodotto dalla Provincia di
Milano e dalla Agedo (Associazione genitori, parenti e amici di
omosessuali).
- quali sono le valutazioni del Governo su questo
caso e sul clima generale di intolleranza crescente nei confronti di
chi è percepito come "diverso" per orientamento sessuale;
-
quali iniziative specifiche ed urgenti il Ministrero della Pubblica
Istruzione intende assumere per evitare il ripetersi, purtroppo non
così infrequente, di giovani suicidi legati all'inserimento nel mondo
scolastico;
- se non si ritenga necessaria ed urgente la
promozione di una grande campagna nelle scuole medie superiori
sull'educazione alle differenze, alla tolleranza sessuale e contro
l'omofobia;
- per sapere se l'Istituto in questione ha ritenuto
di utilizzare tutti gli strumenti didattici e di supporto messi a
disposizione dal Ministero e, nel caso specifico, anche dalla Regione
Piemonte.
Presentata dai Deputati:
Bruno MELLANO
MaurizioTURCO
Sergio
D'ELIA
INVIATO DA Sergio Rovasio

COMUNICAZIONE AGEDO ABRUZZO
LETTERA APERTA
Non si è gay a 16 anni?
Ma fatemi il favore! Niente morale
politica, niente speculazioni, ma qualche verità dettata dal dolore, sì
per favore. Marco non è come Anna, Giovanni, Vanessa, Marco è come uno
dei tanti ragazzi che si uccidono perché sanno di essere gay e non
trovano speranza nel mondo che li circonda. E' proprio l'età più
critica, quando si è smarriti e e si vorrebbe essere altro, si ha
orrore e disprezzo di sé, con tutto quel che ci si sente dire contro.
La solitudine e i complessi degli adolescenti sono tanti, si puo'
essere bullizzati per tante ragioni, ma tutti gli altri diversi, o che
tali si percepiscono, hanno dei genitori pronti a difenderli e una
cultura di riferimento in cui sono cresciuti, che è il loro valore.
Anche il rom, l'islamico ecc. Il gay, la lesbica, il/la transessuale,
questo privilegio non ce l'hanno, i genitori non li difendono perchè
ancora non sanno, e non sanno perché a quell'età i figli non hanno
ancora il coraggio di vuotare il sacco, per timore di essere emarginati
anche in famiglia. Riferimenti culturali non ne hanno, la scuola ci
pensa bene a scansarli, questi riferimenti, per evitare imbarazzi.
Marco era di madre filippina e padre italiano, nato in Italia, non è
pensabile che fosse perseguitato per questo, in una città come Torino e
in un quartiere borghese. Tutto quel che leggiamo della sua personalità
invece, conferma l'ipotesi che fosse gay e questa è l'unica spiegazione
della sua morte. Non facciamogli il torto di metterlo nel calderone del
disagio giovanile, non paragoniamo la sua fragilità a quella di chi non
ha retto a un insuccesso scolastico o alla derisione del gruppo. Certo
tutto ha contribuito, compresa la sovraesposizione mediatica del
fenomeno omosessualità, che da tabù è stata promossa ad argomento di
prima pagina, su cui ognuno si sente in grado di sparare giudizi. Senza
pensare alle conseguenze sugli adolescenti. Il rimedio c'è ed è nella
scuola che si deve trovare, la battaglia contro il bullismo generico
deve essere mirata anche al bullismo omofobo, che è il peggiore per le
ragioni che ho detto. Queste cose le sappiamo bene noi genitori di
omosessuali, che abbiamo la nostra associazione (AGEDO) a cui tanti
come Marco si rivolgono e vengono salvati dalla disperazione. Bastava
una telefonata. Poteva farcela, la vicepreside, oggi lei starebbe
meglio e Marco sarebbe vivo. Claudia Toscano AGEDO (Ass. GEnitori di
Omosessuali). Segue per informazione o pubblicazione anche la lettera
che ho scritto al ministro Fioroni - Signor Ministro,bastava una
telefonata. Ancora meno:bastava fornire al ragazzo un numero di
telefono, o un indirizzo, o una sigla, per salvargli la vita. In una
città come Torino c'era solo da scegliere a quale organizzazione
affidarlo, che l'avrebbe preso in carico, lui e la tutta la famiglia.
Ebbene questo non è stato fatto dalla scuola, per ignoranza profonda.
Non è un caso. La risposta della vicepreside "solo sciocchi scherzi
crudeli", agghiacciante, è normale, identica a tante altre che abbiamo
ricevute. Possiamo fornirle un bel dossier sull' indifferenza o sui
discorsi avventati del corpo insegnante e degli psicologi scolastici..
E' ora di rimediare e in fretta, Signor Ministro, questa morte deve
essere l' ultima. I progetti contro il bullismo omofobico sono pronti
da anni. Noi li mandiamo a tutte le scuole, ma nessuno risponde. Sa
dove riusciamo ad entrare?. Dove ci apre la strada un prof. omosessuale
o vicino all'ambiente, che però non si espone personalmente per non
rovinarsi la vita. E' così che nascono le chiacchiere sulle "lobby
gay". Lei che si mostra sensibile al bullismo crescente, si deve
rendere conto che quello omofobico, che c'è sempre stato, è in crescita
esponenziale, alimentato sappiamo bene da quali poteri in questo
momento, e dai docenti stessi, che non si rendono conto che le loro
opinioni sugli omosessuali possono ferire ed uccidere. Non pensano
mai, i docenti, di averne in media uno per classe, cullandosi nella
vecchia convinzione che quando uno lo è "si vede" e ci si regola. Prima
era un tabù, ma ora che se ne parla e straparla c'è bisogno come il
pane di corsi di informazione formazione per docenti, a cominciare
dalla nozione che tutto sta cambiando e adesso "non si vede" come
prima. Si vedono solo i suicidi, che fra gli adolescenti omosessuali
sono il triplo che fra gli eterosessuali, poi ci sono i suicidi
inspiegabili, che una spiegazione segreta forse ce l' hanno. Ma non è
il caso di Marco, che una mamma che lo difendeva ce l'aveva, e non è
bastata contro l' insensibiltà della scuola. Immagini in che stato si
trovano quelli che a casa non dicono nulla per paura di esserne
cacciati. Questo è il panorama, Lei che puo' faccia qualcosa per
quelli che noi non riusciamo a salvare!
INVIATO DA Claudia Toscano
AGEDO Abruzzo


COMUNICAZIONE
NUOVA PROPOSTA
UOMINI E DONNE OMOSESSUALI CREDENTI
Tutti abbiamo letto, ascoltato, riflettuto in
questi giorni sulle molteplici prese di posizioni di molti esponenti
della Chiesa sul tema Dico, Omosessualità, Coppie di Fatto, Amori, ecc.
Tra i molti interventi e articoli dei nostri massmedia, siamo stati
invasi da testimonianze sulle cosiddette terapie riparative, che
tendono a curare e guarire dall'omosessualità le persone, utilizzando
anche preghiere, testi religiosi, rosari. Per parlare di tutto questo
abbiamo invitato Paolo Rigliano, psichiatra milanese, che molti di noi
già conosco per essere l'autore di "Amori senza scandolo" e che già
negli anni passati è venuto presso la nostra associazione. Dalle
terapie riparative alla psicoanalisi, dalla terapia di coppia al
supporto agli adolescenti gay e lesbiche, questo libro vuole aiutare a
riflettere sull'esistenza gay e lesbica in modo scientifico, informato
e liberatorio. Grave è ancora il silenzio e l'ignoranza che circondano
le persone gay e lesbiche, lasciandole in balia di persecuzioni e
discriminazioni, insicurezze e stereotipi. Martedì 17 aprile alle ore
20.30: GAY E LESBICHE IN PSICOTERAPIAa cura di Paolo Rigliano, Cortina
Editore, 2006 verrà presentato a Roma da Paolo Rigliano in via Marianna
Dionigi 59 Roma. Al termine dell'incontro, come solito, avremo un
spaghettata comunitaria.
NUOVA PROPOSTA UOMINI E DONNE OMOSESSUALI
CREDENTI


SORPRESA……
ECCO CHI, COME E QUANDO HA DECISO IN VATICANO DI
SOTTRARRE I PRETI PEDOFILI ALLA MAGISTRATURA
Pino Nicotri giornalista
investigativo del settimanale "L'Espresso" e autore di importanti libri
inchiesta tra i quali "Mistero Vaticano – La scomparsa di Emanuela
Orlandi" Kaos Edizioni.
Prima si sono rivolti con fiducia alla Chiesa,
anziché ad avvocati e tribunali, inviando fin dal gennaio 2004 alla
curia di Firenze esposti e memoriali sulle violenze sessuali ai danni
di minori consumate per anni dal parroco Lelio Cantini, titolare della
parrocchia Regina della Pace. Con la complicità di una donna, la solita
"veggente" di turno le cui visioni di Gesù servivano alla selezione
degli "eletti", Cantini ha imperversato per anni e anni imponendo
violenze, psicologiche e fisiche, fra cui quella sistematicamente
rivolta a ragazzine di dieci, quindici, diciassette anni, di avere
rapporti sessuali con lui, come forma, diceva, di "adesione totale a
Dio", facendo credere a ognuno e a ognuna di essere il prescelto e
intimando il segreto assoluto pena il "castigo divino". A furia di
insistere, le vittime di Cantini hanno ottenuto qualche incontro con l'
allora arcivescovo Silvano Piovanelli, con l'arcivescovo Ennio
Antonelli e con l'ausiliare Claudio Maniago. Ma tutto quello che sono
riusciti a ottenere è stato il trasferimento del parroco mascalzone in
un'altra parrocchia della stessa diocesi nel settembre 2005, cioè ben
20 mesi dopo gli esposti, motivato ufficialmente "per motivi di
salute", vale a dire senza che venisse né denunciato alla magistratura
né svergognato in altro modo né privato dell'abito talare con la
sospensione "a divinis". Deluse, le vittime e i loro familiari si sono
allora rivolti al papa, con una lettera del 20 marzo 2006 recante in
allegato i dettagliati memoriali di dieci tra le almeno venti vittime
di abusi. "Non vogliamo sentirci domani chiedere conto di un colpevole
silenzio", hanno spiegato al papa il 13 ottobre 2006 con una nuova,
nella quale parlano di "iniquo progetto di dominio sulle anime e sulle
esistenze quotidiane" e lamentano come a "quasi due anni" dall'inizio
delle denunce dalla Chiesa fiorentina non fosse ancora arrivata né "una
decisa presa di distanza" dai personaggi coinvolti nella vicenda né
"una scusa ufficiale" e neppure "un atto riparatore autorevole e
credibile". Alla loro missiva ha risposto il cardinale Camillo Ruini,
ma in un modo francamente incredibile, di inaudita ipocrisia e mancanza
di senso della responsabilità. Il famoso cardinale, tanto impegnato
nella lotta incessante contro la laicità dello Stato italiano, a fronte
alle porcherie del suo sottoposto si rivela quanto mai imbelle,
omertoso e di fatto complice: tutta la sua azione si riduce a una
lettera agli stuprati per ricordare loro che il parroco criminale il 31
marzo ha lasciato anche la diocesi e per augurare che il trasferimento
"infonda serenità nei fedeli coinvolti a vario titolo nei fatti".
Insomma, fuor dalle chiacchiere e dall'ipocrisia, Ruini si limita a
raccomandare che tutti si accontentino della rimozione di Cantini e se
ne stiano pertanto d'ora in poi zitti e buoni, paghi del fatto che il
prete pedofilo e stupratore sia stato spedito a soddisfare le sue brame
carnali altrove. Come a dire che i parenti delle vittime della strage
di piazza Fontana o del treno Italicus si sentano rispondere dal Capo
dello Stato non con il dovuto processo ai colpevoli, bensì con una
letterina buffetto sulle guance che annuncia, magno cum gaudio, che i
colpevoli anziché andare in galera sono stati trasferiti in altri
uffici e che pertanto augura, cioè di fatto ordina, "serenità" tra i
superstiti e i parenti delle vittime. Un simile comportamento oggi non
ce l'hanno neppure gli Stati Uniti: è vero che non permettono a nessuno
Stato estero di giudicare i propri soldati quali che siano i crimini da
loro commessi, da Mai Lay al Cermis, da Abu Graib a Guantanamo e
Okinawa, ma è anche vero che gli Usa anziché stendere il velo omertoso
del segreto li processa pubblicamente in patria e non sempre in modo
compiacente. Come sempre la Chiesa si comporta in tutto il mondo come
uno Stato nello Stato, con la pretesa non solo di intervenire – come è
particolarmente evidente in Italia - contro l'autonomia della politica,
ma per giunta di sottrarre il proprio personale alla magistratura
competente. Il dramma però è che Ruini ai fedeli fiorentini che hanno
subìto quello che hanno subìto non poteva rispondere altrimenti, perché
– per quanto possa parere incredibile – a voler imporre il silenzio,
anzi il "segreto pontificio" sui reati gravi commessi dai religiosi,
compresi gli stupri di minori, è stato proprio l'attuale papa,
Ratzinger. Con una ben precisa circolare inviata ai vescovi di tutto il
mondo il 18 maggio 2001 e che più avanti riproduciamo per intero, l'
allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, come si
chiama oggi ciò che una volta era la "Santa" (!) Inquisizione e poi il
Sant'Ufficio, non solo imponeva il segreto su questi orribili
argomenti, ma avvertiva anche che a volere una tale sciagurata
direttiva era il papa di allora in persona. Vale a dire, quel Wojtyla
che più si ha la coda di paglia e più si vuole sia fatto "santo
subito", in modo da sottrarlo il più possibile alle critiche per i suoi
non pochi errori. Da notare che per quell'ordine scritto diramato a
tutti i vescovi assieme all'allora suo vice, cardinale Tarcisio Bertone
(oggi ancor più potente perché scelto dal papa tedesco come nuovo
Segretario di Stato, cioè ministro degli Esteri del Vaticano),
Ratzinger nel 2005 è stato incriminato negli Stati Uniti per
cospirazione contro la giustizia in un processo contro preti pedofili
in quel di Houston, nel Texas. Per l'esattezza, presso la Corte
distrettuale di Harris County figurano imputati il responsabile della
diocesi di Galveston Houston, arcivescovo Joseph Fiorenza, i sacerdoti
pedofili Juan Carlos Patino Arango e William Pickand, infine anche l'
attuale pontefice. Questi è accusato di avere coscientemente coperto,
quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, i
sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori. Da notare che l'omertà
e la complicità di fatto garantita dalla circolare Ratzinger-Bertone ha
danneggiato non solo la giustizia di quel processo, ma anche dei molti
altri che hanno scosso il mondo intero scoperchiando la pentola
verminosa dei religiosi pedofili negli Stati Uniti (dove la Chiesa ha
dovuto pagare centinaia di milioni di dollari in una marea di
risarcimenti) e in altre parti del mondo. Un porporato che si è visto
denunciare dalle vittime un folto gruppo di preti, anziché punire i
colpevoli li ha protetti facendoli addirittura espatriare nelle
Filippine, in modo da sottrarli per sempre alla giustizia. Sono emersi
casi imbarazzanti anche in Austria e Polonia, con l'aggravante che si
trattava delle massime cariche ecclesiastiche, tra le quali l'
arcivescovo di Cracovia pedofilo Julius Paetz, la cui pedofilia era
nota fin da quando lavorava in Vaticano nell'anticamera del papa suo
connazionale, Wojtyla, e proprio negli anni in cui è "misteriosamente"
scomparsa la ragazzina cittadina vaticana Emanuela Orlandi. Ma a
scorrere le cronache dei giornali locali si scopre che anche in Italia
le condanne di religiosi per pedofilia abbondano, solo che – pur
essendo gli stupratori scoperti solo la punta dell'iceberg - vengono
tenute accuratamente nascoste. E perché vengano nascoste lo si capisce
finalmente bene, e in modo dimostrato, leggendo il testo della
circolare emanata dall'ex Sant'Ufficio. A muovere l'accusa contro l'
attuale pontefice, documenti vaticani alla mano, è l'agguerritissimo
avvocato Daniel Shea, difensore di tre vittime della pedofilia dei
religiosi di Galveston Houston. E Ratzinger sarebbe stato trascinato in
tribunale, forse in manette data la gravità del reato, se non fosse nel
frattempo diventato papa. Nel settembre 2005 infatti il ministero della
Giustizia, su indicazione di Bush e Condolezza Rice, ha bloccato il
processo contro Ratzinger accogliendo la richiesta dell'allora
segretario di Stato del Vaticano, Angelo Sodano, di riconoscere anche
al papa, in quanto capo dello Stato pontificio, il diritto all'immunità
riconosciuto non solo dagli Stati Uniti per tutti i capi di Stato. A
questo punto è doveroso e niente affatto scandalistico porsi una
domanda, decisamente scomoda: quanto ha pesato nella scelta di eleggere
papa proprio Ratzinger la necessità di sottrarlo alla giustizia
americana e di difenderlo per avere in definitiva eseguito la volontà
del pontefice precedente? C'è anche un altro particolare: di solito non
si riesce a portare in tribunale anche i superiori dei preti stupratori
perché in un modo o nell'altro evitano di ricevere l'atto di accusa,
specie se risiedono sia pure solo ufficialmente in Vaticano. Ratzinger
invece l'atto di citazione ha accettato di riceverlo: si può escludere
lo abbia fatto per obbligare i suoi colleghi cardinali ad eleggerlo
papa quando Wojtyla – sempre più malato - fosse venuto a mancare? Come
che sia, Shea però non demorde. Due anni fa è venuto a Roma per
protestare in piazza S. Pietro assieme ai radicali in occasione della
Giornata mondiale contro la pedofilia. E oggi si dice pronto a
ricorrere fino alla Suprema Corte di Giustizia degli Stati Uniti per
evitare che i firmatari della circolare vaticana che protegge i
sacerdoti pedofili la facciano del tutto franca. Intanto dobbiamo
constatare con sbigottimento che i tre nomi più impegnati nella lotta
contro la laicità dello Stato italiano e del suo parlamento, vale a
dire Ratzinger, Ruini e Bertone, sono stati colti con le mani nel sacco
della sottrazione alla magistratura dei preti pedofili e strupratori di
minori. Ecco il testo integrale tradotto dal latino dell'ordine
impartito per iscritto da Ratzinger e Bertone: «LETTERA inviata dalla
Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa
cattolica e agli altri ordinari e prelati interessati, circa I DELITTI
PIU' GRAVI riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della
fede, 18 maggio 2001. Per l'applicazione della legge ecclesiastica, che
all'art. 52 della Costituzione apostolica sulla curia romana dice: "[La
Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la
fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella
celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all'
occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a
norma del diritto, sia comune che proprio", era necessario prima di
tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la fede:
questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di
Regolamento per l'esame delle dottrine, ratificate e confermate dal
sommo pontefice Giovanni Paolo II, con gli articoli 28-29 approvati
insieme in forma specifica. Quasi nel medesimo tempo la Congregazione
per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo
si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del
Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese
orientali, per determinare "i delitti più gravi sia contro la morale
sia nella celebrazione dei sacramenti", per perfezionare anche le norme
processuali speciali nel procedere "a dichiarare o a infliggere le
sanzioni canoniche", poiché l'istruzione Crimen sollicitationis finora
in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant'Offizio il
16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi
codici canonici. Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune
consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al
termine; i padri della Congregazione per la dottrina della fede l'hanno
esaminato più a fondo, sottoponendo al sommo pontefice le conclusioni
circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di
procedere nel dichiarare o nell'infliggere le sanzioni, ferma restando
in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come
Tribunale apostolico. Tutte queste cose sono state dal sommo pontefice
approvate, confermate e promulgate con la lettera apostolica data in
forma di motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela. I delitti più
gravi sia nella celebrazione dei sacramenti sia contro la morale,
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, sono: - I
delitti contro la santità dell'augustissimo sacramento e sacrificio
dell'eucaristia, cioè: 1° l'asportazione o la conservazione a scopo
sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate: 2° l'attentata
azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della
medesima; 3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico
assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione
apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell'ordinazione
sacerdotale; 4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza
l'altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della
celebrazione eucaristica; - Delitti contro la santità del sacramento
della penitenza, cioè: 1° l'assoluzione del complice nel peccato contro
il sesto comandamento del Decalogo; 2° la sollecitazione, nell'atto o
in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il
sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il
confessore stesso; 3° la violazione diretta del sigillo sacramentale;
- Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto
comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di
sotto dei 18 anni di età. Al Tribunale apostolico della Congregazione
per la dottrina della fede sono riservati soltanto questi delitti, che
sono sopra elencati con la propria definizione. Ogni volta che l'
ordinario o il prelato avesse notizia almeno verosimile di un delitto
riservato, dopo avere svolte un'indagine preliminare, la segnali alla
Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le
particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all'
ordinario o al prelato, dettando opportune norme, di procedere a
ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la
sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da
parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente
soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima
Congregazione. Si deve notare che l'azione criminale circa i delitti
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per
prescrizione in dieci anni. La prescrizione decorre a norma del diritto
universale e comune: ma in un delitto con un minore commesso da un
chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto
il 18° anno di età. Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i
prelati possono ricoprire validamente per tali cause l'ufficio di
giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei
sacerdoti. Quando l'istanza nel tribunale in qualunque modo è conclusa,
tutti gli atti della causa siano trasmessi d'ufficio quanto prima alla
Congregazione per la dottrina della fede. Tutti i tribunali della
Chiesa latina e delle Chiese orientali cattoliche sono tenuti a
osservare i canoni sui delitti e le pene come pure sul processo penale
rispettivamente dell'uno e dell'altro Codice, assieme alle norme
speciali che saranno date caso per caso dalla Congregazione per la
dottrina della fede e da applicare in tutto. Le cause di questo genere
sono soggette al segreto pontificio. Con la presente lettera, inviata
per mandato del sommo pontefice a tutti i vescovi della Chiesa
cattolica, ai superiori generali degli istituti religiosi clericali di
diritto pontificio e delle società di vita apostolica clericali di
diritto pontificio e agli altri ordinari e prelati interessati, si
auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più gravi, ma
soprattutto che, per la santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi
anche mediante necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei
prelati prelci sia una sollecita cura pastorale. Roma, dalla sede della
Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001. Joseph card.
Ratzinger, prefetto. Tarcisio Bertone, SDB, arc. em. di Vercelli,
segretario» Come avrete notato, lo scippo della pedofilia alla
magistratura civile e penale di tutti gli Stati dove viene consumata è
nascosto tra molte parole che parlano di tutt'altro. E il ruolo
"giudiziario", cioè di fatto omertoso, della Congregazione ex Sant'
Ufficio è comunque confermato in pieno dalla vicenda fiorentina. A
difendere i fedeli violati sono scesi in campo anche i locali preti
ordinari e a causa delle loro insistenze il cardinale Antonelli il 17
gennaio ha scritto alle vittime di Cantini che al termine di un
"processo penale amministrativo" tutto interno alla curia e sentita per
l'appunto la Congregazione per la dottrina della fede, l'ex parroco
"non potrà né confessare, né celebrare la messa in pubblico, né
assumere incarichi ecclesiastici, e per un anno dovrà fare un'offerta
caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della
Madonna". Tutto qui! Di denuncia alla magistratura, neppure l'ombra, e
del resto il "segreto pontificio" non lascia scampo. Per uno che per
anni e anni se l'è fatta da padrone anche con il sesso di ragazzine di
soli 10 anni - e di 17 le più "vecchie" – senza neppure scomodarsi con
un viaggio nella Thailandia paradiso dei pedofili, si tratta di una
pena piuttosto leggerina…. Da far felice qualunque pedofilo incallito!
Quanto alle vittime, Antonelli ha anticipato l'ineffabile Ruini: visto
che "il male una volta compiuto non può essere annullato", il cardinale
invita le pecorelle struprate a "rielaborare in una prospettiva di fede
la triste vicenda in cui siete stati coinvolti", e a invocare da Dio
"la guarigione della memoria". Ma a guarire, anche dai troppi
condizionamenti opportunistici della memoria, deve essere semmai il
Vaticano. E infatti i fedeli fiorentini, che hanno letto la missiva del
cardinale con "stupore e dolore", hanno deciso di non fermarsi. Finora
non hanno fatto nemmeno causa civile, ma d'ora in poi, dicono, "nulla è
più escluso". I preti schierati dalla loro parte chiedono al papa –
nella lettera inviata tramite la Segreteria di Stato oggi retta proprio
da Bertone! - "un processo penale giudiziario", che convochi testimoni
e protagonisti, e applichi "tutte le sanzioni previste dall'ordinamento
ecclesiastico". Chiedono inoltre che Cantini, colpevole di avere
rovinato non poche vite, sia "privato dello stato clericale" anche "a
tutela delle persone che continuano a seguirlo". Però, come avrete
notato, neppure i buoni preti fiorentini si sognano di fare intervenire
la magistratura dello Stato italiano. I panni sporchi si lavano in
famiglia… Che è il modo migliore di continuare a non lavarli. Come per
la scomparsa di Emanuela Orlandi. FONTE Pino Nicotri – INVIATO DA :
Axteismo Press - http://nochiesa.blogspot.com - axteismo@yahoo.it -
Tel. +39 3393188116

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20 marzo 2007

NEWS DEL 20 MARZO 2007

L'ALTRO MARTEDI' DI RADIO POPOLARE
la trasmissione di cultura ed informazione omosessuale
di Radio Popolare condotta da Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu Martedì 20 marzo dalle ore
22.35 alle ore 23.30 presenta Deviati Mentali a Chi? speciale
intervista a Pietro Barbetta docente di psicologia dinamica e
psicodinamica delle relazioni familiari-Università di Bergamo e
curatore del saggio La Famiglia in Disordine di Elisabeth Roudinesco
Meltemi Editore e Tutto su Luchino Visconti vizio, provocazione e
decadenza dell'omosessualità nel cinema del più grande regista del '900
a cura di Paolo Pedote
email: omomail@radiopopolare.it
Radio Popolare
FM 107.600
streaming su www.radiopopolare.it satellite Eutelsat Hot
Bird 13° Est, Frequenza 12.111 MHzPolarizzazione verticale.

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 19 marzo 2007
FAMILY DAY: ASSOCIAZIONI
OMOSEX ANNUNCIANO PARTECIPAZIONE
"ANCHE NOI IN PIAZZA SAN GIOVANNI CON
LE NOSTRE FAMIGLIE"
"Anche noi parteciperemo alla manifestazione del 12
maggio per le famiglie, perché anche le nostre sono famiglie italiane".
Lo annunciano in una nota congiunta le associazioni nazionali Agedo
(ass. genitori di omosessuali), Arcigay, Arcilesbica, Famiglie
arcobaleno (ass. papà e mamme omosessuali), e Liff (Lega italiana
famiglie di fatto) "Siamo famiglie italiane – si legge nella nota -.
Siamo genitori di figli gay, che amiamo vedere felici con i propri
compagni. Siamo coppie conviventi da vent'anni, senza diritti ma con
un forte consapevolezza dei nostri doveri reciproci. Siamo mamme
lesbiche che amano i propri figli, anche se per lo Stato una di noi due
è un'estranea. "Crediamo che le politiche per le famiglie vadano
consolidate. Chiediamo più assistenza per gli anziani, più asili nido,
più agevolazioni per le famiglie numerose, più case popolari. Chiediamo
anche che questi interventi siano rivolti a tutta la popolazione, senza
discriminare in base all'etnia, alla lingua, alla religione,
all'identità di genere o all'orientamento sessuale. "Rispettiamo la
Costituzione della Repubblica italiana, che nel riconoscere all'art. 29
i diritti delle famiglie sposate, non vieta in alcun modo il
riconoscimento di altre unioni e nulla toglie alle altre famiglie, e
che agli articoli 2 e 3 rispettivamente 'riconosce e garantisce i
diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni
sociali ove si svolge la sua personalità', e sancisce che 'tutti i
cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,
senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di
opinioni politiche, di condizioni personali e sociali'. "Chiediamo il
rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che
all'art. 9 stabilisce in modo distinto il diritto a sposarsi e il
diritto a costituire una famiglia, anche fuori del matrimonio". "Per
questi motivi e su questi presupposti parteciperemo alla manifestazione
del 12 maggio per le famiglie italiane in piazza San Giovanni a Roma.
Perché noi siamo famiglie". Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO
STAMPA
CINZIA RICCI GAYA CsF
Carissimi, come sapete, nei giorni 21-22-
23-24 Febbraio scorso, ho tenuto un
seminario durante l'autogestione
dell'Istituto Magistrale Matilde di Canossa, a Reggio Emilia (http:
//www.cinziaricci.it/seminario-intro.htm). Successivamente al seminario
e, peggio, alla pubblicazione delle pagine che lo raccontano,
l'Istituto è stato fatto oggetto di telefonate anonime e mails
denigratorie o ammiccanti certamente frutto della mente malata di
solerti cittadini, genitori e studenti di sana e robusta costituzione
eterosessuale, cattolica, incapaci di comprendere l'importanza del
rispetto, del dialogo, del confronto, del pluralismo e della
democrazia. Neanche la "rossa" Reggio Emilia è immune dall'omofobia,
dal disprezzo verso gli altri. Su richiesta del Preside e in accordo
con lui, ho deciso di proteggere i professori, le ragazze e i ragazzi
coinvolti direttamente o indirettamente nell'autogestione omettendone
nomi e volti. In un momento storico e politico come quello attuale,
dove siamo costretti ad assistere all'inutile, fuorviante e tedioso
dibattito sulla legittimità dei Dico, dove il Papa quotidianamente
offende le persone omosessuali, incita all'odio verso di esse e
minaccia chiunque dissenta con le sue pretese e i suoi diktat, questo
accade. Non sono in discussione i diritti di là da venire, ma quelli
che stupidamente crediamo assodati e garantiti. Informazione, cultura,
libertà di parola ed espressione, incolumità fisica e mentale, ne fanno
parte. Diritti dei quali ci stiamo facendo depredare a malapena
accorgendocene, a malapena lamentandoci. Quando non ne avremo più,
forse, troveremo la forza e il coraggio di sollevare la testa e
riprenderceli. In attesa che quel giorno arrivi e poiché indietro non
si può tornare, non rimane che opporsi, denunciare e resistere, anche a
costo della vita.
Cinzia Ricci, 17 Marzo 2007


LESBICHE PALESTINESI
C'è un gruppo che si chiama "Lesbiche Palestinesi" , che comprende sia
donne della Giudea che della Samaria ((anticamente terre dei Giudei,
cioè degli Ebrei, oggi rinominate semplicemente West Bank o Riva
Occidentale, in mano ai cosiddetti palestinesi) e include anche donne
arabe israeliane. Questo gruppo terrà una conferenza sulla situazione
delle lesbiche. La conferenza del gruppo "Lesbiche Palestinesi" , però,
non si terrà, come sarebbe logico, in quelle terre chamate palestinesi,
ma ad Haifa, nello Stato democratico di Israele. Perchè? Semplice! Se
le lesbiche si incontrassero nelle aeree palestinesi, verrebbero
assassinate. Il movimento islamico israeliano ha denunciato Israele per
avere concesso al gruppo di lesbiche di organizzare la conferenza in
terra israeliana e promette violente reazioni contro Israele se non
annullerà il permesso concesso. Israele, però, come sempre, non
rinuncerà alla sua democrazia e la conferenza delle lesbiche si terrà
lo stesso, il 28 marzo ad Haifa.
http://haaretz. com/hasen/
spages/835469. html

COMUNICATO STAMPA BABILONIA
"Babilonia
intervista il senatore Gianfranco Rotondi: «Non escludo che Grillini
possa diventare democristiano. Nella Dc storica più frequenze gay di
oggi».

E se nella Democrazia Cristiana del senatore Gianfranco
Rotondi, si verrebbe a sapere di omosessuali, li accetterebbero con
dignità? La domanda al segretario nazionale dello scudo crociato fa
parte della intervista "istituzionale" pubblicata sul nuovo numero del
mensile storico omosessuale "Babilonia". Risponde il senatore Rotondi:
«Potrei dire con una battuta che anche sotto questo aspetto era più
frequentata la Dc storica che non quell'attuale. Senz'altro
accoglieremmo queste militanze alla luce del sole così come alla mia
bimba più grande, che ha quattro anni, ho spiegato che due signori che
abitano vicino, vivono insieme perché si vogliono molto bene».
Ovviamente, Babilonia, parla con Rotondi anche dei DiCo: «La mia
posizione – spiega Rotondi – sulle unioni civili e sull'apertura ai gay
coincide con quella del Ppe e della Cdu tedesca che sono partiti di
ispirazione cristiana. Dove è lo scandalo? Fuori squadra europea ci
sono l'Udc, l'Udeur, la Margherita e Forza Italia». Ma, riconoscere
diritti alle coppie gay toglie qualcosa alla famiglia tradizionale?
«Secondo me no, - risponde il senatore Rotondi – perché si tratta di
istituti profondamente diversi. Non crediate che la mia posizione sui
DiCo sia stata applaudita dai miei iscritti: la Dc ha difeso la dignità
e la libertà della Chiesa, ma ha saputo anche dire dei "no" quando essa
chiedeva scelte politiche contrarie al progetto culturale dei cattolici
democratici». Parlando su una proposta di legge contro le
discriminazioni di cui Franco Grillini è il primo firmatario, il
segretario Rotondi confessa di non averla letta e risponde:
«Naturalmente risentirà della formazione culturale dell'on. Grillini
che non è nato democristiano, anche se non si può mai escludere che lo
diventi, visto che frequenta colleghi di partito senz'altro meno
liberali di noi democristiani». Il nuovo numero di "Babilonia" è quasi
monotematico, con interviste, reportage e servizi, tutti sulle unioni
civili e i DiCo. Dall'America parlano una coppia di gay e una coppia di
lesbiche che vivono insieme con due bambini nati da rapporti diretti.
L'etologo Daniele Fanelli ci
racconta storie raccapriccianti di chi
cerca di guarire gli omosessuali con elettrochock e barbarie varie.
Ancora due famiglie italiane, una gay e l'altra lesbica, narrano la
crescita dei propri figli e, nella discussione sui DiCo, intervengono i
maggiori esponenti del movimento omosessuale italiano, oltre alla
consueta rubrica dell'on. Franco Grillini e del segretario nazionale di
Arcigay, Aurelio Mancuso. Per i più pignoli una cronologia: "dai Pacs
ai DiCo" e una riflessione, dopo la lettera di alcuni militanti gay Ds
a Fassino, Prodi e Rutelli, su come può nascere il Partito Democratico
con il sostegno degli omosessuali o senza. E a destra? Il nuovo
direttore del "Secolo", Luciano Lanna, spiega perché è giusto aprire il
giornale di AN anche ai gay.
La redazione di "Babilonia"

LO STATO
ITALIANO NON RICONOSCE DIRITTI CIVILI UGUALI PER TUTTI
Lo Stato
Italiano non riconosce diritti civili uguali per tutti (PACS, Dico)
obbedendo ai continui interventi della chiesa cattolica, una chiesa
NON cristiana che e' causa di sofferenze e morte ( preservativi, vite
distrutte di omosessuali, pedofilia, etcetera, etcetera). Lo Stato del
Vaticano ha tutto il diritto di discriminare e/o emarginare chi le pare
sul proprio territorio, ma non di interferire nella politica italiana
ne' tantomeno di impedire che l'Italia sia un paese democratico nel
quale tutte le persone dovrebbero poter godere degli stessi diritti.
Un paese NON E' DEMOCRATICO se esistono disuguaglianze di trattamento
tra le diverse categorie di cittadini. Oggi, la discriminazione nei
paesi civili e' un reato che non fa onore alla cristianita' ne' allo
Stato del Vaticano e
neanche ai politici conniventi che propongono
come leggi le idee diaboliche e anticristiche della dirigenza
cattolica. I signori e le signore della politica che obbediscono alla
mentalita' vaticanense dovrebbero ricordarsi che chi discrimina e'
colpevole di omicidio attraverso l'uso della parola, istiga al suicidio
e crea un gravissimo disordine sociale. Sappiamo tutti che la chiesa di
Roma non e' democratica ma viene guidata in modo fortemente maschilista
(per modo di dire) da un papa ed un collegio di cardinali che esclude
le donne. Una chiesa che condanna tutti i rapporti sessuali (naturali)
se non atti alla procreazione e che si autoimpone l'astinenza sessuale
(innaturale), che ha coperto casi di pedofilia nei
propri ranghi e che
malgrado cio' si erge a sommo interprete del Cristo. Una
chiesa che
asserisce di essere conoscitrice della verita' di Dio e che invece
dimostra di essere anticristica perche' attraverso la parola predica
l'emarginazione di una gran fetta della popolazione: pansessuali,
bisessuali e omosessuali e che quindi è chiaramente causa di vite
infelici, morti e suicidi non ultimo quello di Alfredo Ormando, datosi
alle fiamme proprio in piazza san pietro.
Peter Boom Gaya CsF


ASSOCIAZIONE NAZIONALE "LIBERO PENSIERO" GIORDANO BRUNO
Sezione di
Viterbo.
CONFERENZA
"Libertà fondamentali: dalla nascita alla morte"
Sala delle Conferenze della Provincia, via Saffi, Viterbo
martedì 20
marzo 2007 - h. 16.30

"La libertà di espressione spirituale inizia
alla nascita e finisce con la
morte di ognuno". Questo indicherebbe la
nostra natura, se ascoltata con rispetto. Purtroppo uno schema mentale
è sovrapposto alla spontanea rivelazione dell'umano in noi, prima
ancora di essere italiani, cristiani o buddisti, noi siamo "uomini" ma
tale consapevolezza è talmente offuscata che le nostre intrinseche
qualità vengono sommerse da una pletora di idee, costrizioni e
strutturazioni precostituite dalla società. Si potrebbe anche definire,
con qualche eufemismo, "cultura" ma sicuramente è un recinto che
impedisce il libero pensiero. Non solo la "società civile" con le sue
regole e le sue imposizioni di nazionalità etc. costringe l'uomo ad
un'esistenza etichettata, anche le religioni contribuiscono enormemente
alla stratificazione sociale e differenziazione di quel che è
assolutamente indivisibile. Dalla nascita alla morte entriamo in una
gabbia ed uscirne sembra quasi impossibile. Vediamo cosa si potrebbe
fare. Pian piano l'uomo si sta riconoscendo sempre più abitante della
Terra e non particolarmente di una nazione od etnia. Questa tendenza
alla "globalità" va aiutata attraverso cambiamenti e riforme che
portino la libertà personale dell'uomo alla sua
originaria
manifestazione. Lasciando da parte il discorso della nazionalità che
può essere superato il momento in cui le Istituzioni sopranazionali
diverranno universalmente riconosciute e si sostituirà l'identità
nazionale con l'idea della cittadinanza planetaria. Per questo occorre
ancora attendere. Ma c'è qualcosa che si potrebbe iniziare a fare, qui
ed ora, in Italia, a Viterbo,con questo stesso Governo in carica, ed
è l'ampliamento delle libertà laiche a partire dalla nascita
dell'individuo sino alla sua dipartita. I bambini, i neonati, sono i
primi sfruttati, in senso ideologico, obbligati dai loro stessi
genitori e dalle esigenze "sociali" a subire la strumentalizzazione
religiosa. Prima ancora che abbia potuto capire cosa significhi
"religione", un bambino innocente viene obbligato ad un percorso
religioso, del tutto inconsapevolmente, cominciando con il battesimo,
poi la cresima e poi ancora la comunione. Il bambino incolpevole viene
legato ai riti e ad una fede che non conosce e non ha l'età per capire
se sia buona o cattiva. L'adesione ad una religione può avvenire solo
nell'età della ragione, come fatto personale, e non come costrizione
imposta dalla consuetudine o dalla paura. Si va a votare a 18 anni?
Anche per l'adesione religiosa bisogna avere almeno quell'età,
altrimenti è violenza e prevaricazione su minori. C'è poi il problema
della libertà espressiva della morte. Queste libertà, che vengono
invocate per il post.mortem, sono di attualità e di grande valore
sociale, anche per sottrarre il cadavere alle "lobbyes mortuarie". Si
tratta qui di sottrarre fisicamente il cadavere a qualsiasi
sfruttamento post mortuario, tenendo anche conto del rischio di
predazione degli organi. Anni fa fu presentata alla Camera dei
Deputati (dal Circolo Vegetariano VV.TT.) una petizione per un'idonea
legge sulla libertà espressiva della morte, con moltissime firme
raccolte a Viterbo ed in tutta Italia, purtroppo ancora non si vedono
risultati concreti, anzi si riscontra una ritrosia permanente a
trattare questo tema. Si capisce che gli interessi smossi dalla morte
sono tanti ma questo voluto silenzio, su un argomento che tocca i
sentimenti (e le saccocce) di buona parte della popolazione, appare
una forma di evidente censura. Programma: Il 20 marzo 2007, a
Viterbo, si tiene una conferenza su questi temi organizzata dall'Ass.
Naz. Libero Pensiero Giordano Bruno in collaborazione con altre realtà
laiche. Fra cui Accademia Kronos, Ass. Per la Cremazione (Socrem),
European Consumers, ADUC, Accademia Kronos. In termini estremamente
pratici si parlerà della libertà di poter esprimere l'affiliazione
religiosa solo con la maggiore età, si parlerà anche di un commiato
laico, della libertà di cremazione e dispersione delle ceneri, della
libertà di inumazione nel terreno prescelto, della libertà di
astenersi dall'accanimento terapeutico. In tal senso già son pronte
delle specifiche richieste che verranno avanzate, durante il convegno,
agli Enti Locali ed al Governo. Si tratta qui di sottrarre fisicamente
sia il minore che il cadavere a qualsiasi sfruttamento (tenendo anche
conto del rischio di predazione degli organi). Nella laicità dello
Stato è necessaria una normativa più liberale e democratica sulla
gestione della nascita e della morte. Interventi previsti: Osvaldo
Ercoli, Ass. Naz. Libero Pensiero Giordano Bruno Ennio La Malfa,
Accademia Kronos Vittorio Marinelli, European Consumers Gianfranco
Paris, Editrice BIG Rolando Ciucciarelli, Socrem Moderatore: Paolo
D'Arpini
Info: liberopensierovt@libero.it
Tel. 0761-587200
Patrocinio
della Provincia di Viterbo e della rivista Etrurialand

APPUNTAMENTI
DEL DIGAYPROJECT
TAVOLI RACCOLTA FIRME PER IL REGISTRO SULLE COPPIE DI
FATTO
Segue la lista dei tavoli dove sarà possibile firmare la proposta
di
iniziativa popolare sul registro delle unioni civili a Roma, da
venerdì 16
Marzo a Domenica 19 Marzo.
LISTA:http://www.digayproject.
org/notizie/notizia.asp?news=3094
CINEFORUM: REINAS - IL MATRIMONIO CHE
MANCAVA
Sabato 17 Marzo, dalle ore 17:00 ci sarà la proiezione del film
Reinas.Il
cineforum si terrà nella sede del Dì Gay Project - via
costantino, 82 - a
due passi dalla metro B San Paolo.
LA STORIA:http:
//www.digayproject.org/notizie/notizia.asp?news=3095
TUTTI I VENERDI'
DALLE 23.30
OMOGENIC
Presso il Circolo degli Artisti - Roma
http://www.
digayproject.org/eventi/
TUTTI I SABATI DALLE 23.00
GORGEOUS
Presso l'
Alpheus Disco - Roma
www.gayvillage.it

http://www.gorgeousroma.it

NESSUNO TOCCHI CAINO
17.03.2007
PARLAMENTO EUROPEO. GRUPPO ALDE INSISTE
PER PRESENTAZIONE MORATORIA ASSEMBLEA GENERALE IN CORSO - 16 marzo
2007: su iniziativa del Presidente Graham Watson e dei Deputati
radicali Marco Pannella e Marco Cappato, il Gruppo ALDE (Alleanza dei
Liberali e Democratici per l'Europa) ha approvato, il 14 marzo, una
proposta di interrogazione orale con dibattito indirizzata a Consiglio
e Commissione. L'iniziativa è volta ad ottenere che siano onorati gli
impegni presi affinché l'attuale Assemblea generale dell'ONU approvi
una moratoria universale sulle esecuzioni capitali - come già chiesto
dallo stesso PE, dalla Commissione, dal Consiglio, dal Parlamento
italiano e dal Consiglio d'Europa - superando le attuali resistenze e
la vera e propria "paura di vincere" da parte dei Governi europei. Il
Gruppo ALDE chiede "per quale motivo ancora non è stato depositato, e
nemmeno predisposto, un testo di risoluzione per l'Assemblea generale"
e "quali sono gli sforzi e le azioni che la Commissione, il Consiglio e
gli Stati membri stanno dispiegando al fine di non dissipare questa
storica occasione - davvero unica anche in termini di sostegno
dell'opinione pubblica - per l'avanzamento dei diritti umani nel
mondo". La Conferenza dei Presidenti dei gruppi al PE ha dato il 15
marzo parere favorevole all'inserimento all'ordine del giorno della
prossima sessione plenaria di aprile di un dibattito con la Commissione
e il Consiglio che si concluderà con il voto su una risoluzione. All'
inizio della settimana, Emma Bonino, ministro per il commercio
internazionale e per le politiche, ha dichiarato a Radio Radicale che c'
è il rischio di un rinvio. "Col passare dei giorni - spiega la Bonino -
si rischia di ritrovarci in una situazione in cui non c'e' un voto
negativo politico esplicito ma una specie di resistenza passiva che
produce un nulla di fatto". Il ministro Bonino esprime quindi
preoccupazione perché "i giorni stanno passando in modo inesorabile" e
l'iniziativa "sposata così a fondo dal Governo italiano e con il
sostegno del Presidente della Repubblica" rischia di portare a un altro
rinvio. Da parte sua, Marco Pannella ha "acquisito la quasi-certezza
che il governo di centrosinistra, con il supporto del centrodestra, si
appresta a far decadere la proposta italiana di una moratoria sulle
esecuzioni capitali in sede Onu". L'Europarlamentare radicale e
Presidente di Nessuno tocchi Caino ha reso la dichiarazione nel corso
di un collegamento con Radio Radicale da Piazza Farnese, dove il 10
marzo si svolgeva la manifestazione in sostegno dei Dico. Bonino e
Pannella hanno chiesto un incontro urgente al premier Romano Prodi e al
ministro degli Esteri Massimo D'Alema.
IRAQ. CONDANNA A MORTE
CONFERMATA PER EX VICE PRESIDENTE RAMADAN - 15 marzo 2007: una Corte d'
Appello irachena ha confermato la condanna a morte di Taha Yasin
Ramadan, ex vice presidente dell'Iraq di Saddam Hussein. La condanna
all'impiccagione potrebbe essere eseguita "in qualsiasi momento", ha
detto il giudice Munir Haddad, ricordando che, in base alla legge
irachena, l'esecuzione deve avvenire entro 30 giorni. La condanna all'
impiccagione era stata emessa lo scorso gennaio dall'Alta Corte
irachena. In origine, lo scorso 5 novembre, Ramadan era stato
condannato all'ergastolo dall'Alta Corte in relazione alla strage dei
148 sciiti di Dujail, avvenuta nel 1982, per la quale sono già stati
impiccati l'ex presidente iracheno Saddam Hussein e due suoi gerarchi,
Barzan al-Tikriti e Awad Hamed al-Bandar, rispettivamente ex capo della
polizia segreta di Saddam Hussein ed ex capo del tribunale
rivoluzionario. La Corte d'Appello aveva in seguito raccomandato per l'
imputato la pena capitale, rimandando il caso all'Alta Corte, che a sua
volta ha emesso la condanna all'impiccagione. Dopo la caduta del
regime di Saddam Hussein, avvenuta il 9 aprile 2003, la pena di morte
in Iraq era stata sospesa dall'Autorità Provvisoria della Coalizione.
E' stata reintrodotta dopo il trasferimento di poteri alle autorità
irachene, avvenuto il 28 giugno 2004. L'8 agosto 2004, a poco più di un
mese dal suo insediamento, l'allora Governo iracheno ad interim guidato
da Iyad Allawi ha varato una legge che ripristina la pena di morte per
omicidio, sequestro di persona, stupro e traffico di stupefacenti. Il 4
ottobre 2005, il Parlamento iracheno ha approvato una nuova legge anti-
terrorismo che prevede la pena di morte per "chiunque commetta ... atti
terroristici", così come per "chiunque istighi, prepari, finanzi e
metta in condizione terroristi di commettere questo tipo di crimini.
MAROCCO. IL RE CONCEDE LA GRAZIA A 14 CONDANNATI A MORTE - 2 marzo
2007: il re del Marocco ha concesso la grazia a 14 condannati alla pena
capitale, ha annunciato in televisione il Ministro della Giustizia
marocchino. La decisione giunge nell'ambito di un'amnistia che il
sovrano Mohammed VI ha concesso a un totale di 8.836 detenuti, a
seguito della nascita della sua prima figlia, la principessa Lalla
Khadija, avvenuta il 28 febbraio. Per molti osservatori si tratta di un
ulteriore segnale nella direzione dell'abolizione della pena capitale
nel paese. L'ultima esecuzione in Marocco è avvenuta nel 1993 quando
Mohammed Tabet, questore di polizia e capo dell'intelligence generale
del paese, è stato giustiziato per abuso della sua posizione e stupro
di centinaia di donne e ragazze.In occasione del Terzo Congresso
Mondiale contro la Pena di Morte, tenutosi a Parigi all'inizio di
febbraio di quest'anno, il presidente del Consiglio Consultivo per i
Diritti Umani marocchino, Idris Ben Dhikri, ha annunciato che il
Marocco abolirà la pena di morte prima del termine dell'attuale mandato
parlamentare, ossia entro la fine di aprile. Dhikri ha dichiarato
esserci un consenso generale sull'argomento, ed ha reso noto che è
stata formata una commissione giuridica incaricata di modificare il
codice penale in vista dell'abolizione.
CINA. "PIU' CAUTELA NEI CASI
CAPITALI" - 11 marzo 2007: la Cina chiede alla propria polizia e
magistratura di trattare con maggiore cautela i casi capitali. In un
documento emesso congiuntamente da Corte Suprema del Popolo, Procura
Suprema del Popolo, Ministero della Pubblica Sicurezza e Ministero
della Giustizia, viene raccomandato ai funzionari giudiziari di
rispettare con scrupolo la legge nella ricostruzione dei fatti,
raccolta delle prove, applicazione delle procedure e decisioni relative
all'entità della pena. Oltre a punire i criminali – afferma il
documento – bisogna proteggere i loro diritti umani, compreso quello a
non subire umiliazioni: non si potranno più esibire in pubblico persone
sospettate o condannate a morte. La polizia non dovrà usare la tortura
nel corso degli interrogatori, al fine di estorcere confessioni,
vietati inoltre metodi illegali di raccolta delle prove. Per quanto
riguarda i giudici, a ogni livello nella gestione di casi capitali
dovranno prestare maggiore attenzione alla validità delle prove. Tutti
gli organismi preposti all'applicazione della legge dovranno
collaborare tra loro, in modo che ogni condanna a morte venga emessa
con equità. Viene infine ricordato che la sola Corte Suprema del Popolo
ha il potere di ratifica finale delle condanne capitali.
LIBIA. "L'
EUROPA NON INTERFERISCA NEI NOSTRI AFFARI INTERNI" - 12 marzo 2007: il
Parlamento libico ha duramente criticato la campagna dell'Unione
Europea per il rilascio delle cinque infermiere bulgare e del medico
palestinese condannati a morte nel paese, riporta l'agenzia ufficiale
JANA. I sei operatori sanitari sono stati riconosciuti colpevoli di
aver intenzionalmente infettato col virus HIV 426 bambini ricoverati in
un ospedale di Bengasi. La risoluzione approvata l'11 marzo dal
Parlamento libico condanna "l'orrendo crimine commesso contro i bambini
ed esprime solidarietà e sostegno nei confronti delle loro famiglie",
oltre a "sollecitare i principi di mutuo rispetto e la non-interferenza
negli affari interni di un paese straniero". Lo scorso 18 gennaio il
Parlamento dell'Unione Europea aveva chiesto agli stati membri di
riconsiderare le loro relazioni con la Libia, in caso di mancato
rilascio dei sei operatori sanitari. La risoluzione approvata dagli
europarlamentari chiede inoltre alla Commissione europea di seguire il
caso da vicino.

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14 marzo 2007

news 14 marzo

Il gruppo Gaya CsF era presente alla manifestazione di sabato 10 marzo
in piazza Farnese a Roma. Abbiamo preparato un archivio fotografico e
probabilmente ne faremo uno speciale per il prossimo notiziario. Hanno
collaborato alla stesura dell'articolo e al servizio: Marco Jouvenal,
Marina Giovannini, Mirko Pignatelli e Carla Liberatore, lo stesso staff
presente alla manifestazione "Diritti Ora"!!!


URBE, ANNO DOMINI MMVII PIAZZA FARNESE:
UNO, NESSUNO, CENTOMILA…
Tuoni su piazza Farnese
provenienti dal Vaticano: salvaguardare la famiglia, dire no alle
unioni contro natura…. Potremmo riempire un libro intero con i "coiti"
verbali di certe "Eminenze" pastorali. Ma sabato 10 marzo, in
prossimità delle idi di Cesare, piazza Farnese a Roma era piena di
gente che dice "NO" alle frustrazioni sessuali e alle politiche
moraliste corrotte dalle loro stesse coscienze, di papi e cardinali. C'
erano tante famiglie di fatto con figli e parenti vari, eravamo tutti
una stessa famiglia e allo stesso tempo, frammentati ognuno nelle
proprie parentele. Tutti noi abbiamo e siamo una famiglia, che lo si
voglia o meno, lo siamo comunque! L'urlo e le campane, le sveglie e le
dichiarazioni di tanta gente, pare che non vogliano essere ascoltate
dai vertici politici e religiosi; ecco che si scatenano poi le
dichiarazioni sui giornali di parte e i moniti ai ministri cattolici a
non votare le cosiddette leggi contro la natura umana. Ma vien da
chiedersi quanto ne sappiano, coloro che tuonano presunti verbi sacri,
della natura umana; quanto conoscano le difficoltà di relazione, di
sentimento, emozionali e pratiche della vita di tutti i giorni, di noi
comuni mortali che facciamo i conti con un centesimo, che non siamo e
non apparteniamo a nessuna presunta lobbie politica e sociale, ma che
siamo stufi, arci – stufi dei condizionamenti di chi non accetta nessun
tipo di cambiamento, nessun altro modo di vivere e di pensare che non
sia simile a degli stereotipi tranquillizzanti per il potere cattolico.
Ma ciò che demoralizza ancor di più, sono le assenze di una politica
che si dichiara innovativa e a favore delle "nuove famiglie" e che sta
ben attenta a non esporsi insieme agli onorevoli uomini e alle
onorevolissime donne che invece non fanno mai mancare una loro
dichiarazione e la loro presenza in mezzo alla gente comune.
Estremamente toccante è stato l'intervento di Don Franco Barbero, unto
da ovazioni ogni qualvolta apriva la bocca per parlare, peccato però,
che le sue parole siano state offuscate dal periodo di pubblicità che
RAI 3 ha mandato proprio durante le sue dichiarazioni. Magari si poteva
attendere una manciata di minuti, al fine di poterlo vedere trasmesso
in diretta, invece di coprirlo con il "pane quotidiano" della tv
pubblica. Avremmo voluto ascoltare anche l'amico di lotta: Alessandro
Cecchi Paone, ma non si sa bene per quale amenità, non è stato così.
Per cui abbiamo cercato le sue parole fra i quotidiani di ieri, ed ecco
che le abbiamo trovate su Liberazione, in una intervista curata da
Frida Nacinovich, di cui riportiamo alcuni passi:
F.N. – faccia conto
di essere su quel palco, circondato da migliaia di ragazze e ragazzi,
giovani e anziani, attivisti della politica e cittadini comuni…
A.C.P.
– avrei chiesto una grande mobilitazione trasversale sulla laicità e di
diritti: liberali e marxisti
F.N. – eccesso di moderatismo?
A.C.P. –
proprio così. Se i DS hanno fatto campagna elettorale per la
fecondazione assistita, Fassino si è comunque sentito in dovere di
spendere metà del tempo a dire che la Chiesa aveva tutto il diritto di
contestare la legge 40. A parte che non sono d'accordo con il
segretario diessino, alla fine il risultato è stato una sconfitta. E lo
stesso errore si sta commettendo con i DICO, che non sono un patrimonio
del governo e della maggioranza, ma di chi è sceso in piazza per
rivendicare un diritto delle forze civilizzatrici e modernizzatici di
questo paese.
F.N. – perché si è arrabbiato a tal punto da decidere di
non dire? E ci scusi per il gioco di parole…
A.C.P. – mi hanno chiamato
cento volte per dirmi di non prendere posizione contro la Chiesa e di
non dire una parola contro il Vaticano. Ma dico, stiamo scherzando? I
DS che sognano il partito democratico, temono la grande contesa –
civile e culturale – fra laici e cattolici, un passaggio essenziale per
la modernizzazione di questo paese.
Queste dichiarazioni di Alessandro
Cecchi Paone, rilasciate alla Collega Frida Nacinovich, fanno pensare a
lungo e approfonditamente a tutta una serie di ingerenze fra politca e
potere cattolico che si verificano puntualmente nell'ambito di
discussioni su leggi che riguardano la sfera esistenziale, privata,
sentimentale di ogni persona. E ogni individuo ha una sua coscienza, a
volte anche discutibile, ma esiste in ogni essere umano. Non serve
essere cattolici per imparare il rispetto, anzi purtroppo, spesso, si è
cattolici solo per un condizionamento culturale e a volte anche
familiare; ma ci sono molte religioni che parlano di pace, di rispetto,
di diritto umano, che sono contrarie alle barbarie di ogni genere e,
non ci serve un cattolicesimo che si arroga il diritto di essere l'
unica religione o quantomeno, l'eletta delle religioni. La forzatura
sta proprio in questo sia a livello mondiale e, ahinoi, soprattutto a
livello della nostra nazione, in cui i maggiori rappresentati di questo
cattolicesimo, sono nostri ospiti da centinaia di anni, ma che, come la
storia ci ha sempre insegnato, perpetuano ancor oggi la parte dei
padroni di casa con presunzione ed infinita arroganza. C'è l'urgenza di
comprendere una volta per tutte, da parte del governo attuale e di
quelli che si alterneranno nei prossimi anni, che la laicità è
innanzitutto un diritto imprescindibile di ogni individuo, che il
libero arbitrio nelle scelte personali, non è un appannaggio di
qualsivoglia potere cattolico e non cattolico e che la famiglia è
formata di persone che sono libere di decidere con chi vogliono
condividere l'esistenza, libere di pensare, di parlare, ma soprattutto
libere di amare. E lo stato deve incondizionatamente salvaguardare gli
aspetti affettivi e giuridici di ogni elemento familiare che non sia
necessariamente rispondente ai canoni presunti da chissà quale altro
potere politico e cattolico. I DICO sono un piccolo passetto in avanti
che potrà difendere le persone da un cattolicesimo conservatore e
ancora troppo "medievale" nei termini e nelle condizioni che pretende d'
imporre al popolo italiano. In piazza Farnese eravamo in centomila ed
eravamo solo una piccola parte di cittadini laici che rivendicano una
libertà di esistere senza condizione alcuna, ma nel vivere di ogni
giorno, ne siamo molti di più. Vogliamo tutti insieme spezzare
definitivamente certe catene concettuali e sociali e vivere secondo la
morale insita nel cuore e nell'educazione di ogni esponente del genere
umano. Liberi di vivere e di amare e di non permettere mai più a
nessuno di non riconoscere i nostri sentimenti, i nostri bisogni e la
nostra identità civile.
Servizio curato da Marco Jouvenal Gaya CsF
(Cronista), Marina Giovannini Gaya CsF (Reporter), Mirko Pignatelli
Gaya CsF (Tecnico di Redazione), Carla Liberatore Gaya CsF (Cronista)

COMUNICATO STAMPA
ROSI BINDI VERGOGNOSA

Ospite di un convegno su
"Tempi moderni e... Famiglia" il ministro per le Politiche della
famiglia, Rosy Bindi ha affermato che "La famiglia è tra un uomo e una
donna e quindi il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale
se lo deve scordare". Non contenta ha precisato di "non essere
favorevole al riconoscimento del matrimonio fra omosessuali.
Evidentemente la Ministro, ubriaca di potere, immagina adesso di poter
esercitare autorità anche sul legittimo desiderio di genitorialità dei
cittadini, che non può appartenere ad altri che ai singoli, protetta
dai principi fondamentali della Costituzione e della Dichiarazione
Universale dei diritti dell'Uomo. Le dichiarazioni della Bindi sono
inaccettabili e degne di uno stato etico che non si accontenta di
stabilire leggi di convivenza ma pretende di entrare nelle scelte più
intime e personali dei cittadini e di imporre uniformità morale. Questi
toni, queste parole pongono la Bindi fuori di un dibattito civile e
moderno e ci mettono di fronte a una evidente inadeguatezza al ruolo di
Ministro della Famiglia. Le sue parole infatti insultano tutti i gay e
le lesbiche, in particolare quelli che hanno già dei figli. Loro sono
una realtà vera e in costante crescita, mentre la cecità del governo
relega le loro famiglie in situazione di concreta emarginazione e
difficoltà, non dando risposte alle legittime richieste di diritti e di
riconoscimenti che tutelino proprio quei figli, frutto vero di scelte
di amore spesso sofferte. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
chiede al Presidente del Consiglio Romano Prodi, di correggere queste
affermazioni e di chiarire la posizione del Governo e chiede con forza
l rettifica del Ministro.. Per una vera parità dei diritti, per il
matrimonio omosessuale, per una legge umana sulla fecondazione
assistita e il diritto alla genitorialità saremo ancora una volta in
piazza per il Pride nazionale di Roma il 9 giugno. Non siamo citadini
di serie B e non lasceremo che nessuno pretenda di poter controllare i
nostri desideri e la nostra voglia di vita e diritti.
Circolo Di
Cultura Omosessuale Mario Mieli
Tel 065413985
Cell 3497355715

COMUNICATO STAMPA
CONTINUARE LE QUERELE ALLA SEN. BINETTI
La senatrice Binetti, invitata qualche giorno fa alla trasmissione Tetris di La7, ha
dichiarato che «L´omosessualità è una devianza della personalità».
Quindi, incalzata dal conduttore Luca Telese, ha anche rincarato la
dose, argomentando che essere gay è «un comportamento molto diverso
dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico,
endocrinologico e caratteriologico». La terminologia confusamente
medico-scientifica usata dalla dottoressa Binetti risulta degna più di
parodie che di un serio dibattito. Risulta infatti fondata solo sulle
convinzioni religiose e non certo sulle basi scientifiche che
vorrebbero far credere l'altisonanza dei suoni e la laurea in medicina
della teocratica Binetti. Ribadiamo l'inaccettabilità di toni e di
concetti denigratori e discriminatori nei confronti degli omosessuali,
volti soltanto a diffondere informazioni false, offensive e istigatorie
di odio e disprezzo nei confronti di cittadini e della loro dignità. Il
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ha già proposto una formale
querela nei confronti della senatrice e invita tutti i cittadini che
hanno a cuore la democrazia nel nostro Paese a fare altrettanto.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica
Via Efeso, 2/A - 00146 R O M A
tel.
065413985 - fax 065413971
3487708437


COMUNICATO STAMPA
Bologna, 13 febbraio 2007
DICO: ARCIGAY, SENZA AMORE LO SGUARDO DI
RATZINGER SULLA SOCIETA'
"ROSY BINDI HA OFFESO LE NOSTRE FAMIGLIE: CI
ASPETTIAMO LE SUE SCUSE"
"Ecco il trailer dell'atteso documento sui
cattolici in politica: fra i valori 'non negoziabili' secondo Ratzinger
rientrano la discriminazione verso gay e lesbiche e l'esclusione
sociale delle loro relazioni d'amore. Il Vaticano non riesce più a
guardare con amore alla realtà sociale. Così si promuovono pregiudizi e
diffidenze, non comprensione ed accoglienza". Questo il commento del
presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, di fronte alle
parole contenute nell'esortazione apostolica Sacramentum Caritatis di
Benedetto XVI. "Ai cattolici democratici sottoposti ad una forte
pressione perché legiferino secondo i voleri vaticani ricordiamo le
parole di don Lorenzo Milani: 'l'obbedienza non è più una virtù',
soprattutto se obbedire al Papa significa tradire la Carta dei diritti
fondamentali dell'Unione europea che impone agli stati firmatari di
tutelare le famiglie non fondate sul matrimonio, senza discriminazioni
per orientamento sessuale. "Siamo invece sconcertati - prosegue Lo
Giudice – dalle parole del ministro Rosy Bindi, che ieri ha additato i
genitori omosessuali come 'narcisisti', uno degli stereotipi più vieti
sull'omosessualità. Definire i nostri figli 'disadattati' è non solo
volgare e ingiurioso, ma scientificamente infondato, dato che tutti gli
studi empirici sull'adattamento sociale e la serenità della maturazione
personale dei figli di gay e lesbiche dicono l'opposto. Dire che per un
bambino africano senza genitori naturali è meglio un orfanotrofio dell'
amore di due mamme è un segno di disprezzo gratuito". "Si possono non
condividere le normative adottate in mezza Europa (adozioni alle coppie
dello stesso sesso sono previste in Spagna, Gran Bretagna, Svezia,
Olanda, Belgio, Repubblica Sudafricana, New Jersey e, limitatamente ai
figli naturali di uno dei due partner, Francia, Germania, Danimarca e
Israele), ma non accettiamo di subire pesanti offese da un ministro
della Repubblica. Pensavamo che il tempo dei Tremaglia e dei Calderoli
fosse ormai superato. Adesso ci aspettiamo le sue spiegazioni le sue
scuse". Ufficio stampa Arcigay


COMUNICATO STAMPA
Bologna, 12 marzo
2007
DICO: ARCIGAY, DA VATICANO ATTACCO PRECOTTO A MANIFESTAZIONE ROMA
"SPERAVANO IN GAY PRIDE: SPIAZZATI DA MANIFESTAZIONE POLITICA"
"L'
attacco dell'Osservatore Romano contro la manifestazione di sabato a
favore delle unioni civili è precotto e favolistico. Si aspettavano un
gay-pride, e contro quello erano pronti a tuonare. Di fronte ad una
manifestazione politica di altro tipo, civile, sobria e gioiosa, con
tante famiglie e bambini, non hanno saputo più che dire e hanno mandato
il disco rotto contro le 'carnevalate'". Questa la replica del
presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, al feroce attacco
del quotidiano del Vaticano contro il sit-in di piazza Farnese a Roma.
"Le parole delle gerarchie cattoliche contro la dignità delle persone
omosessuali – continua Lo Giudice - rasentano quotidianamente l'insulto
e lo sberleffo. Parlano di "carnevalate" di "isteria" di "amori deboli
e deviati". L'unica isteria sotto gli occhi di tutti gli italiani è
piuttosto quella con cui ossessivamente i vertici del clero cattolico
attaccano il progetto di dotare l'Italia, al pari delle altre grandi
democrazie europee, di una buona legge sulle unioni civili, a favore di
tante coppie omosessuali ed eterosessuali. "Non bisogna inoltre
dimenticare un dato di fatto inoppugnabile. Nei paesi, come la Francia,
dove esistono da anni leggi sulle unioni civili, queste vengono
utilizzate più dagli eterosessuali che dagli omosessuali, anche se,
visto che in Italia a gay e lesbiche è negato il matrimonio, sono
ovviamente le loro organizzazioni per la parità dei diritti a guidarne
la richiesta. "Non si venga poi a parlare a noi di strumentalizzazione
dei bambini. Ne abbiamo visti tantissimi portati in piazza dai
cattolici in Spagna contro il matrimonio gay, usati come simbolo per
invocare discriminazioni e negare diritti. I bambini che erano in
piazza Farnese coi genitori, etero ed omosessuali, partecipavano ad una
festa di libertà: è un fatto che il 15% dei bambini nasca in Italia da
coppie non sposate, è un fatto che molti bambini vivano con due
genitori dello stesso sesso. Questa è la 'società naturale' italiana,
anche se non corrisponde a schemi ideologici precostituiti". Ufficio
stampa Arcigay


DICO, GAYLIB:"PIAZZA STRUMENTALIZZATA DALLA SINISTRA
RADICALE. SOLIDARIETA' AD ALESSANDRO CECCHI PAONE CHE
NON SI E' ARRESO
ALLE LOGICHE DA CHIERICHETTI DI DS E ARCIGAY"
"Non c'è piaciuta l'
appropriazione indebita da parte dei partiti della sinistra radicale e
dei ministri del Governo Prodi di una manifestazione che in realtà
doveva essere una fuga in avanti autonoma del movimento glbt con l'
unico obiettivo di risollevare la testa e superare il disonorevole
compromesso al ribasso rappresentato dai DiCo che, com'è noto,
addirittura non riconoscono la coppia. Non c'è piaciuto l'atteggiamento
da chierichetti ossequiosi tenuto dalla dirigenza di Arcigay e Ds e di
conseguenza abbiamo ritenuto letteralmente disdicevole e irrispettosa
della libertà che storicamente ha caratterizzato il movimento gay
italiano, la mordacchia messa ad Alessandro Cecchi Paone, sentitosi
talmente a disagio nel non poter esprimere liberamente le proprie idee
sulla Cei e sul Vaticano, da abbandonare il palco e la piazza". E' con
questa nota amara e polemica che GayLib, l'associazione dei gay
liberali di centrodestra, dopo una riflessione di ventiquattro ore,
dice la sua sulla manifestazione Diritti Ora di sabato 10 marzo a
piazza Farnese. "All'amico Alessandro Cecchi Paone giunga tutta la
solidarietà nostra – proseguono dal direttivo di GayLib – e, crediamo
di poter dire, della maggioranza della piazza che, guarda caso, più che
i politici ha portato in trionfo don Gianni Barbero, sacerdote ridotto
alla condizione laicale per le sue posizioni filogay, autore dal palco
di un intervento durissimo all'indirizzo dei faraoni del Vaticano".
"Purtroppo – proseguono i gay di centrodestra – da parte della più
grande associazione gay italiana continua ad esserci l'atteggiamento di
schiacciamento gratuito sulle posizioni dei partiti della sinistra che
noi abbiamo sempre denunciato. Un atteggiamento che oggi si fa ancora
più misero perché si condisce al classico gioco delle tre carte che
solitamente si fa per coprire le magagne degli amici che stanno al
Governo, con la deferenza del militante irreggimentato e non con la
baldanza del movimento di popolo, libero e trasversale come deve essere
il movimento gay. Non a caso – va avanti la nota di GayLib – noi,
sebbene rappresentati sul palco dal presidente Oliari, non abbiamo
trovato voce e il presidente dei Riformatori Liberali, Benedetto Della
Vedova ha ricevuto solo pregiudiziali fischi. Se la maggioranza del
movimento fosse politicamente intelligente – conclude la nota –
saprebbe sfruttare la pluralità di idee e posizioni presenti all'
interno del movimento stesso, puntando così a impersonare al tempo
stesso il ruolo di stimolatori e mediatori , visti pure gli esigui
numeri di cui il centrosinistra dispone al Senato che rendono più che
mai necessaria una trasversalità sul tema dei diritti alle coppie di
fatto. Invece no. La manifestazione di sabato, divenuta una occasione
persa, è stata trasformata in una inutile e unilaterale difesa dei
DiCo, accreditando di fronte alla piazza stracolma e senza un minimo di
pudore, l'unica verità che vede il movimento gay sotto il doppio giogo:
della Chiesa Cattolica, da non irritare troppo, e della chiesa
postcomunista da omaggiare con eccessivi e immeritati incensi. Per quel
che ci riguarda, dunque, attaccati come siamo alla nostra libertà, ci
sottraiamo da questi giochini di quartiere, continuando a lottare per
una conclusione alta e nobile del cammino legislativo delle proposte di
legge in materia di unioni civili, alcune delle quali avanzate anche da
parlamentari di centrodestra, in discussione nel Parlamento italiano".
GayLib – Il Direttivo
Contatti
Enrico Oliari – Presidente
Cell.
335/6622440
Daniele Priori – Vicepresidente
Cell. 328/6323820

INTERVISTA A MARIA ORNELLA SERPA DI Co.Di.Pep
Maria Ornella Serpa,
fondatrice del Coordinamento per la Difesa delle Persone Prostitute
Scheda: Fondatrice del Coordinamento per la Difesa delle Persone
Prostitute e attivista femminista di A/MATRIX afferma: "Ho pochi
clienti perchè scelgo solamente chi non vuole esercitare su di me un
potere" "Le politiche del sindaco Veltroni? Sono inesistenti e
puttanofobe" La prostituzione va abolita come atto di segregazione
sessuale della donna, conseguenza del patriarcato che ha voluto da un
lato la madre e dall'altro la <<malìa>>. di Simona Caleo. Noi
proponiamo di usare il termine "lavoro sessuale" perché siamo coscienti
di quel che facciamo e lo facciamo con dignità e autodeterminazione
"Potrebbe essere tua figlia" ammoniva la campagna contro la
prostituzione minorile organizzata dal XII Municipio conclusa proprio
ieri. Ma la prostituzione non è esercitata soltanto da giovanissime
vittime di minacce o promesse non mantenute. Sono molte le donne adulte
che hanno fatto la scelta consapevole di esercitare una professione che
risponde ad una richiesta di mercato e rivendicano il diritto di farlo
in condizioni di legittimità e sicurezza. Ne abbiamo parlato con Maria
Ornella Serpa, fondatrice del Coordinamento per la Difesa delle Persone
Prostitute e attivista femminista di A/MATRIX. D. Maria Ornella, cosa
ha pensato quando ha visto quei manifesti? R. D'istinto mi è piaciuta
la campagna, perché la figura maschile non viene mai toccata quando si
parla di violenza sessuale o di prostituzione. Ma è chiaro che ha delle
interferenze sul nostro lavoro e sulle nostre vite perché va a calcare
lo stereotipo della prostituta schiava, vittima, la solita disgraziata
incapace di difendersi e di decidere. E il cliente diventa sempre più
nervoso quando si avvicina a noi, la contrattazione è veloce e non
abbiamo modo di saggiare con quale persona ci stiamo accompagnando,
rischiando di trovarci in situazioni pericolose.
D. Antiprostituzione,
non anti prostitute
R. La prostituzione va abolita come momento di
segregazione sessuale della donna, conseguenza dell'istituzione
patriarcale che ha voluto da un lato la madre, sposa, figlia e dall'
altro la "malìa". Questa è la prostituzione ed è figlia genetica di
questa società, le somiglia perfettamente, non se ne lamentino. La
prostituta invece sono io e subisco uno stigma, delle violenze. Bisogna
fare attenzione alla persona della prostituta. Noi proponiamo di usare
il termina "lavoro sessuale" perché siamo coscienti di quel che
facciamo e lo facciamo con dignità, volontà e autodeterminazione.
Vendere un servizio sessuale non vuol dire invitare le persone, tanto
meno le istituzioni e le forze dell'ordine, ad ogni genere di violenza
e prevaricazione.
D. Ma il problema dello sfruttamento esiste?
R.
Condividiamo le preoccupazioni della presidente Prestipino. Il
territorio non è controllato dallo Stato ma dagli sfruttatori, che sono
ben visibili – non chiamiamoli più racket, sono uomini che stanno lì,
alle costole delle ragazze che sfruttano. Ma non sembra esserci volontà
da parte delle forze dell'ordine e delle istituzioni di porre un freno
al fenomeno, piuttosto una volontà di esasperazione per tornare magari
alla riapertura delle case, una cosa degradante per il genere
femminile. Sono state le politiche per l'immigrazione a determinare
questa situazione ingovernabile: la ragazza è vittima da una parte
dello sfruttamento e del traffico, dall'altra di una legislazione
nazionale che non la riconosce come cittadina, come persona e al
perseguita. Spesso queste ragazze sono costrette a scegliere il male
minore.
D. Cosa pensa delle politiche veltroniane?
R. Inesistenti e
puttanofobe. Le telecamere sono state una mossa populista e demagogica.
Il minimo della repressione, fatta malissimo e senza risultati. Io ho
avuto un sospetto, faccio dietrologia: Veltroni, essendo un cinefilo,
ha voluto fare quell' acquisto per poterle usare poi lui, privatamente.

SIAMO SALVI……
…e siamo con Cesare Salvi
di Stefano Fabeni e Maria
Gigliola Toniollo
…e siamo con Cesare Salvi: in una disarmante "corsa
al ribasso", in una defraudazione di diritti che pareva non avere fine,
finalmente dal Parlamento Italiano una voce coerente e ferma. La voce
del senatore Cesare Salvi. Non avevamo dubbi che l'aver conferito a lui
il ruolo di relatore sul progetto di legge sui Dico fosse l'unica
notizia buona in tutta una vicenda che definire frustrante è dir poco e
non avevamo dubbi del fatto che, considerata la sua esperienza e la sua
coerenza politica, le sue competenze giuridiche ed istituzionali, Salvi
sarebbe stato finalmente un garante. Ci piace ricordare il nostro
incontro al Senato nel gennaio 2006 con Salvi, allora vice presidente
del Senato, il giorno prima della presentazione del nostro volume "La
discriminazione fondata sull'orientamento sessuale". Una persona
attenta che, invitata a presentare un libro, aveva voluto discutere con
noi anzitempo dei contenuti del libro stesso, che già aveva esaminato
con cura. Non il solito intervento "mordi e fuggi" a cui siamo tanto
spesso abituati dalle "dive della politica". E ci piace ricordare la
sua recensione del nostro libro all'evento di presentazione, il fatto
che, seppur in un momento in cui la discussione sui Pacs entrava nel
vivo, egli riconoscesse la necessità di non dimenticare l'importanza
della prosecuzione del dibattito sulla legge antidiscriminatoria.
Speriamo anzi che accetti il nostro invito pubblico a farsi promotore
in Senato della proposta di legge n. 654 già presentata alla Camera dei
Deputati dal suo compagno di partito Franco Grillini. Al di là di
questo episodio personale, ci sarebbero molte cose da dire sul senatore
Salvi. Uno dei pochi laici sulla scena politica italiana. Persona
coraggiosa, recente autore tra l'altro con Massimo Villone di un testo
di grande attualità e verità, "I costi della Democrazia", persona che
non ha mai ceduto alle derive centriste del suo partito, ai compromessi
degradanti, alle svendite. Non ci sorprende che sia stato coerente
anche questa volta. Ci piace pensare che il senatore Salvi abbia letto
i nostri commenti qui pubblicati, che gli abbiamo sempre inviato e
quello che ancor più ci piace é che non abbia avuto alcuna remora nel
giudicare il disegno di legge governativo Bindi-Pollastrini per quello
che é, non nascondendosi dietro scuse inconsistenti per giustificare l'
operato di un governo in difficoltà, che abbia sollevato i paradossi
giuridici che il disegno di legge comporta in primo luogo per i suoi
aspetti formali, che nel suo ruolo di relatore abbia valutato il
disegno di legge da un punto di vista giuridico prima che politico e,
come unica conseguenza possibile, lo abbia bocciato, facendo l'unica
cosa che una persona responsabile e seria avrebbe fatto: ripartire dai
disegni di legge già depositati in Parlamento e riconsiderare l'intera
questione in una diversa prospettiva. Salvi è una persona con
competenze istituzionali profonde, dicevamo. Non abbiamo dubbi che
rappresenti la miglior garanzia per un successo non di immagine, ma di
sostanza dell'intera operazione. Certo, il suo metodo é rischioso.
Significa rimettere in discussione tutto, significa allungare i tempi
della discussione parlamentare, significa mettere in conto il rischio
che il progetto si areni. Ma siamo assolutamente con lui in questa fase
e non sarà lui la persona da biasimare se l'operazione fallirà. Pur
attendendo i prossimi passi allo scopo di valutare i contenuti
sostanziali della proposta su cui lavorerà e riservandoci ovviamente il
diritto di critica, riteniamo questa la direzione giusta. Un riscatto
dovuto. Una considerazione finale. É noto, e non ci stancheremo mai di
sostenerlo che, pur riconoscemdo l'importanza del riconoscimento della
pluralità delle forme di famiglia, per quanto riguarda le coppie
formate da persone dello stesso sesso la parità formale e sostanziale
non può che essere garantita dall'estensione dell'istituto matrimoniale
alle stesse e questo ci pare il vero e unico fine ultimo di qualsiasi
rivendicazione in tal senso. Dissentiamo dalla posizione del senatore
Salvi rispetto al fatto che sia necessario un emendamento dell'articolo
29 della Costituzione per raggiungere tale obiettivo. Il discorso sulle
ragioni della nostra considerazione si farebbe lungo, ma ci pareva
opportuno almeno farlo notare. Speriamo di avere presto l'occasione di
discutere di questo con il senatore.

A PENSAR MALE………
A pensar male,
dicevamo... Ma come si può d'altra parte non porsi qualche
interrogativo se si considera quanto é successo nei giorni scorsi?
di
Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo
A pensar male si fa peccato ma
si indovina, diceva anni fa l'omofobo Giulio Andreotti. Omofobo e in
buona compagnia: Hitler sterminava gli omosessuali nei campi di
concentramento; lo stesso faceva Stalin; la Santa Inquisizione li
bruciava; i talebani e il regime di Teheran li condannano ancora oggi a
morte; Mugabe, presidente-dittatore dello Zimbabwe, li definisce
maiali; il senatore McCarthy ne era ossessionato, come con i comunisti;
la mafia ritiene un omosessuale non degno di essere uomo d'onore; e la
Chiesa cattolica di papa Ratzinger... beh, si sa quale sia la posizione
della Chiesa cattolica... Chissà se la mamma buonanima di Andreotti si
preoccuperebbe a sapere che il figlio siede a fianco di Emilio Colombo
a Palazzo Madama... No, ormai é stagionato il senatore Andreotti, anche
troppo, parrebbe. A pensar male, dicevamo... Ma come si può d'altra
parte non porsi qualche interrogativo se si considera quanto é successo
nei giorni scorsi? Un breve riassunto dei fatti. Il governo va in
minoranza in Senato in materia di politica estera, in seguito all'
intervento in Aula del ministro degli esteri D'Alema. I senatori a vita
Andreotti e Pininfarina si astengono dal voto. La sinistra
massimalista, con gli ormai celebri senatori Rossi e Turigliatto, viene
accusata per la sconfitta. Prodi si dimette. Il senatore Andreotti
dichiara di essersi astenuto non per la politica estera del governo, ma
per i Dico. La maggioranza si "ricompatta" intorno ai dodici diktat di
Prodi, da cui spariscono i diritti dei conviventi e ricompare il
sostegno alla famiglia, un eloquente capoverso. Il governo fa campagna
acquisti nel centro-destra. Il dibattito si sposta ancor più sui Dico.
Le dichiarazioni sul voto di fiducia sono quasi interamente concentrate
sui Dico stessi. Il senatore Andreotti dichiara di non votare contro il
governo perché i Dico sono scomparsi. Lo stesso senatore Andreotti,
oltre settanta anni dopo, in una lancinante folgorazione, comprende la
ragione per cui la mamma non lo lasciava frequentare il cinema del
quartiere quand'era ragazzino. Una vera epifania. Ed intorno alle
battute del senatore, degne dei migliori film di Alvaro Vitali e Edwige
Fenech, si compatta il fronte omofobo: i teodem con i teocon; la
famiglia Mastella in un insolito triangolo con il parrucchiere (gay)
della signora; l'onorevole Mara soubrette Garfagna che, improvvisatasi
costituzionalista, non potendo provare la sterilità fisiologica degli
omosessuali, forte della sua sterilità intellettuale ne dichiara la
sterilità costituzionale; l'onorevole Luca Volonté che scopre la
psicologia moderna, ma si ferma alle sue origini, ovvero alla seconda
metà dell'ottocento; la senatrice Paola Binetti, neuropsichiatra e
psicoterapeuta, che la psicologia e la psichiatria dovrebbe conoscerle,
ma evidentemente non ha letto il Diagnostic and Statistical Manual of
Mental Disorders negli ultimi 35 anni (o forse intenta alla creazione
di un nuovo gruppo, i teo-psycho?); persino Licia Colò, novella "dottor
Dulcamara", medico ambulante, che dai consigli di viaggio passa ai
consigli di cura per i gay. Dunque, che c'entra tutto ciò con l'
Afghanistan, momento d'inizio della crisi e di quanto ne é seguito? A
prima vista non é molto chiaro. Anzi, proprio non avrebbe senso. Ci
viene un sospetto "andreottiano". A cosa é servita questa crisi di
governo se non a indebolire la sinistra ed a rafforzare il centro
moderato, sino a fare del senatore Andreotti, da sempre molto vicino al
Vaticano, quasi il protagonista ed il baricentro della politica
italiana? Abbiamo la sensazione che tutto ciò in realtà non sia
accaduto per caso. La questione della politica estera pare il pretesto
per una manovra politica più ampia finalizzata a rafforzare la parte
moderata dell'Unione a scapito della sinistra. D'altra parte se così
non fosse stato il centro moderato ne sarebbe uscito indebolito in caso
di approvazione dei Dico; o forse sull'argomento avrebbe provocato una
crisi politica. In altri termini ci pare che la "crisi a sinistra" sia
stata provocata per evitare più tardi una "crisi a destra". Solo così
si spiega la retorica politica di questi giorni: il governo é caduto
sulla politica estera, eppure la politica estera non é stata tema
centrale di discussione di queste settimane. Difficile comprendere chi
sarebbe il manovratore della crisi: la parte moderata del governo? Lo
stesso D'Alema? Il governo d'Oltretevere? Lo capiremo presto,
probabilmente prima della fine della legislatura. Una seconda
considerazione sul circo omofobo di questi giorni. Davvero queste
persone sono tanto idiote quanto appaiono? Davvero credono in ciò che
dicono? Non lo pensiamo, almeno non per tutte. La retorica politica fa
abbondante uso della sessualità, sfruttando i luoghi comuni ed
alimentando i pregiudizi. L'omofobia, anche estrema, così come l'
antisemitismo o il razzismo, sono manifestazioni psicopatologiche, ma
sono anche strumenti politici efficaci. Tanto per citare un paio d'
esempi dei giorni nostri, Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, ha
costruito sull'omofobia e sulla (etero)sessualità la nozione di
cittadinanza, conferendo e negando diritti civili in base al criterio
di "cittadinanza sessuale", pretesto per abusi ben più gravi. In
Nigeria proprio in questi giorni é in discussione un disegno di legge
che, con il pretesto di vietare il matrimonio tra persone dello stesso
sesso per "preservare i valori e le tradizioni della società
nigeriana", criminalizza ogni forma di attivismo e sostegno per i
diritti delle persone omosessuali e transessuali, sino a negare la
libertà di espressione e d'associazione, persino in privato. La nuova
legge é stata redatta in modo tale da poter essere utilizzata come
strumento di repressione politica, in base alla quale chiunque potrebbe
facilmente venire accusato di omosessualità e condannato a cinque anni
di reclusione. Proprio in questi giorni sta emergendo la natura vera
del disegno di legge, fortemente appoggiato dal governo, con il
supporto delle comunità religiose, ma divenuto terreno di scontro tra
esecutivo e Senato perché, se approvata, é ormai chiaro che la futura
legge sarebbe utilizzata nell'attuale campagna elettorale. A farne le
spese sarebbero anche attivisti per i diritti umani, cittadini e
cittadine in base al loro reale o presunto orientamento sessuale,
vittime di un clima sociale e politico di caccia alle streghe. É
possibile perciò immaginare che anche la retorica omofoba di questi
giorni in Italia, le assurdità che vengono sentenziate sui Dico, spesso
da parte di politici conviventi e divorziati, sia parte di un più ampio
progetto politico, di un attacco frontale da parte di uno schieramento
moderato, che include una parte sospetta del centro-sinistra che non
teme di scendere a patti con i poteri forti d'Oltretevere, pur di
mantenere il potere. É quasi normale che i Dico divengano pertanto un
simbolo, l'ultima linea del fronte laico. E qui sta, a nostro avviso, l'
errore strategico di tutti coloro che hanno accettato il compromesso
dei Dico pur di "portare a casa" qualcosa, errore che va a scapito
particolare del movimento LGBT. I Dico facilmente verranno bocciati in
Parlamento, soprattutto in questo clima che vede rafforzarsi il fronte
contrario. Vista l'aria che tira, pare che servirà più che qualche
dissidente liberale del centro-destra per fare si che il disegno di
legge venga approvato in Senato. In quella che per molti (ma non per
noi) é considerata la migliore delle ipotesi, in caso di approvazione
dei Dico si sarebbe vinta una battaglia simbolica. Peccato che si
tratterebbe di un simbolo senza contenuti, come già sappiamo. Ciò di
cui non si tiene conto in questo calcolo é del prezzo da pagare. La
retorica omofoba particolarmente accentuata in corso potrà anche essere
solo retorica politica, una "guerriglia" per il potere, ma la ricaduta
sociale potrebbe essere tangibile. Non crediamo infatti che il
martellamento omofobo di questi giorni faccia bene al Paese, e
soprattutto a coloro che ne sono più esposti. E se i Dico sono la
risposta, non ne siamo rincuorati. Può invece purtroppo dormire sonni
tranquilli il senatore Andreotti: é ancora lontano il giorno in cui
anche l'Italia dovrà "pagare il vero prezzo" della modernità, il giorno
in cui il presidente della repubblica italiana si troverà a promulgare
la legge che equipara le coppie formate da persone dello stesso sesso
ai coniugi, come accaduto alla "sfortunata" regina Elisabetta II, ed ad
altri reali d'Europa. La sua Italia é ancora ferma con lui all'età
della pietra. Stefano Fabeni Maria Gigliola Toniollo Washington – Roma,
5 marzo 2007

COMUNICATO STAMPA MARIO MIELI
ALLE FALDE DELL'
OMOFOBIA
Sono giunte anche a noi numerose e scandalizzate segnalazioni
sulla trasmissione di domenica scorsa di "Alle Falde del Kilimangiaro"
condotto da Licia Colò. Ospite era una donna musulmana medico e
sessuologa che ha attaccato gli omosessuali e l'omosessualità
definendola come vietata dalle tre religioni monoteistiche e una
malattia da curare. Il tutto senza contraddittorio e coll'assenso della
conduttrice. Pensavamo che non servisse più ricordare come ormai da
oltre 10 anni l'omosessualità non è inclusa nell'elenco delle malattie
dal DSM IV, sia a livello internazionale che nazionale. Invece sembra
che quando scienza e religione vengono irresponsabilmente confuse si
ritiene legittimo insultare, attaccare e umiliare persone dal pulpito
della televisione pubblica. Di fronte alle telefonate e alle proteste
da subito piovute sul programma la Colò si è difesa in diretta,
affermando la libertà di espressione della sua ospite. Per parte nostra
noi non riusciamo a capire cosa c'entrino le teorie sull'omosessualità
con un programma di viaggi. In secondo luogo ricordiamo alla
sprovveduta presentatrice che in democrazia la libertà di espressione
trova un limite invalicabile nel rispetto degli altri e delle leggi, e
che a questi limiti vanno ad aggiungersi quelli del buon senso e del
buon gusto del ruolo della televisione pubblica che è sostenuta con il
canone di tutti i cittadini, anche omosessuali. Persino le teorie
razziste del Manifesto della Razza di Gobineau pretendevano di avere
fondamenti scientifici, e se vogliamo puntare sull'etnologia ci sono
società in cui ancora esiste la schiavitù o l'infibulazione.
Giustamente qualsiasi presentatore si sarebbe opposto a che queste cose
venissero sostenute positivamente nella propria trasmissione. Ma ancora
una volta i cittadini omosessuali non vengono ritenuti degni di
protezione e rispetto. Per molto meno la RAI ha preso seri
provvedimenti. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli chiede
alla Colò chiare e pubbliche scuse e alla direzione della sua rete di
prendere provvedimenti valutando la sospensione del programma, o la
rimozione dell' inadeguata presentatrice.
Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli
Per il direttivo Andrea Maccarrone

COMUNICATO STAMPA
PROF. CLAUDIO NICOLINI
MOZIONE PRESENTATA AL
DIRETTIVO NAZIONALE SDI DEL 25/2/07
PER UNA GRANDE SINISTRA DI GOVERNO
MODERNA ED APERTA
Il mondo è un unico sistema tenuto assieme sino a
poco fa dai soli gnomi della finanza che hanno determinato e
condizionato ad oggi le scelte politiche e strategiche dei singoli
paesi (quali energia, tecnologia e sviluppo distribuite a macchia di
leopardo e con grandi in equità ). Da qualche mese è stata invece
acquisita coscienza che il mondo condivide una sottile atmosfera
terrestre sempre più invasa da CO2 con aumento della temperatura e
scioglimento di tutti i ghiacciai e che contestualmente l'umanità ha
nel processo bruciato in meno di 200 anni tutte le risorse energetiche
(petrolio,gas) accumulate nei fossili in oltre 500 milioni di anni
ponendo le premesse per il rallentamento a breve ( a partire dal 2020)
di tutte le economie sino al loro progressivo blocco. Gran parte dei
paesi ( Italia inclusa) continuano a peggiorare il disastro senza porvi
mano con interventi significativi, si accusano reciprocamente (vedi
Cina ed USA) di contravvenire al trattato di Kyoto che hanno
liberamente sottoscritto e sottovalutano l'esaurimento delle risorse
energetiche di questo passo gli esseri umani si autodistruggeranno
molto prima del tempo previsto per la loro estinzione in base al ciclo
del nostro Sistema Solare od al diffondersi di terrorismo e guerra. Il
pericolo è universale ed in questo la solidarietà deve essere
universale aggiornando strumenti parafascisti quali la legge Bossi-Fini
sull'Immigrazione e tutte le priorità sia economiche che politiche sino
ad oggi in essere prescindendo dalla globalizzazione di cui sopra. Ubi
maior minor cessat. In questo quadro l'agenda politica e lo stesso
pensare politico vanno riscritti ovunque ma anche nel nostro paese. Non
possono bastare pannicelli caldi. La ricerca scientifica e tecnologica
e tutto quanto ruota intorno (Università , Enti di Ricerca, Industrie
ed Enti ad alto contenuto tecnologico, Normative sull'Immigrazione più
duttili verso le intellighenzie extracomunitarie) devono diventare
centrali ed assolutamente prioritari. Bene ha fatto in questo senso il
Premier Prodi a ripristinarne ieri l'alta rilevanza con l'
identificazione dei dodici punti su cui ha ottenuto il consenso dell'
Unione, lasciando al parlamento la definitiva approvazione del ddl
"DICO" ; e bene ha fatto Boselli a sostenerlo non dando risonanza ad
altre priorità apparentemente portate da Pannella in quella sede con
grande intemperanza. Confortante e sorprendente per noi Socialisti
Liberal antelitteram che da più parti ora si converga verso il
liberalsocialismo sia fra fautori del Partito Democratico versione
DS/Margherita che fra suoi oppositori aventi le prospettive più
diverse. Questa discussione però avviene su un generico contenitore e
mai su una precisa piattaforma organica fatta eccezione di un
altrettanto generico laicismo. Al paese necessita invece una moderna
combinazione di liberalismo e di socialismo mutuata dai vincoli di
globalizzazione sopradescritti, un contributo alternativo non più
elitario ma di massa quale collante di una riorganizzazione della
sinistra di governo in Italia. Sotto l'aspetto ideologico, libertà ed
eguaglianza rimangono incompatibili come valori ultimi, ma questa
soluzione intende il liberalismo solo come metodo ed il socialismo
come fine, ossia partendo dalla liberazione dell'individuo rispetto
allo Stato per tendere alla liberazione dell'uomo rispetto a tutti gli
altri condizionamenti che provengono dalla società e dalla
globalizzazione, specie nella sfera economica , dell'energia e dell'
ambiente. Nell'ambito dei giochi politici a somma zero di destra verso
sinistra definibili secondo la teoria di Nash il Socialismo Liberal
può essere definito un comportamento razionale che persegue il meglio
evitando il peggio, tentando la trasformazione del vecchio
LiberalSocialismo in una formulazione moderna di massa come possibile
base ideologica di una organica riorganizzazione della sinistra di
governo senza anacronistiche asprezze. La iniziale formulazione
nazionale di Rosselli e Bobbio di molti anni fa (cui tutti fanno
riferimento), un né socialismo né liberalismo, viene trasformata in una
nuova sintesi internazionale positiva nell'ambito dei vincoli "globali"
attuali cui non è più possibile prescindere, un et-et al di là dell'uno
e dell'altro ma dentro a entrambi alla ricerca di una sintesi che la
storia non ha sino ad ora conosciuto ed a cui deve tendere subito lo
SDI in stretta sintonia con Prodi per: *aggregare chiunque
disponibile in gran fretta onde raggiungere una adeguata massa critica
( in assenza della quale vi è solo il rischio di essere velleitari
vista la macrodimensione dei problemi), **richiedere subito una
Costituente per il Partito Democratico sulla base di una testa un voto,
***correggere il Manifesto dei Saggi chiedendo di meglio precisarne i
contenuti positivi ( quali il riferimento al PSE) e di integrarlo con
quanto emergerà dal nostro Congresso. Il Socialismo Liberal deve
diventare il collante senza nominalismi e senza radicalismi del
processo riformista offrendo idee e soluzioni che coniugano giustizia e
libertà con efficienza e progresso. Sempre con trasparenza nel
processo decisionale e col coinvolgimento della "gente" attraverso
internet , referendum e primarie, abdicando ad egoismi individuali e di
gruppo, lo SDI per la sua storia quale unico erede del vecchio PSI e
per la sua attuale posizione deve provarci senza subordinazione ad
altri o senza torcicolli verso un passato che non ritornerà mai nella
stessa forma. Non è sbagliato l'obiettivo della riorganizzazione del
centro-sinistra in un grande partito democratico bensì l'averlo
confinato al burocratico incontro da codice Cencelli di due apparati
di partito (post-PCI e post-DC) relegando l'apparato post-PSI ad un
ruolo subalterno di pura facciata opportunamente filtrato e raccolto in
ordine sparso ; ma cosa ancor più grave è l'aver messo in un angolo la
società civile e tutti i movimenti ed associazioni che hanno
legittimato nelle Primarie dell'Unione la leadership di Romano Prodi
per il Governo, a cui rimane ora la sola alternativa di nuove elezioni
politiche con una nuova legge elettorale. A questo processo ci
auguriamo partecipino federandosi opportunamente con noi dello SDI
tutte le restanti componenti della diaspora socialista e
liberaldemocratica collocate a sinistra e tutte le liste civiche
variamente presenti sul territorio e che si riconoscano nel socialismo
liberaldemocratico. Abbiamo infatti vissuto con rammarico il fallimento
della RnP quale primo laboratorio nel quale far lavorare insieme tali
due componenti, ma il tenerla in vita aumenta solo la confusione ora..
Lo SDI deve stabilire : -una agenda prioritaria per arrivare ad un
nuovo modello di grande riorganizzazione riformista bottom up che non
può essere certo quello top-down chiuso suggerito ad oggi; - idee,
meritocrazia e trasparenza nel processo decisionale e gestionale ; -
dipartimenti tematici che valorizzino il capitale umano ove presente ;
- incompatibilità fra governo , partito e parlamento. In conclusione
lo SDI deve partecipare ad una riorganizzazione della sinistra di
governo che parta dalle masse per le masse , anche per dare risposta ai
numerosi problemi tuttora aperti quali
la deindustrializzazione con
disoccupazioni , sottooccupazioni e nuove povertà crescenti sopra
livello di guardia;
gli ingiustificati e permanenti stati di guerra nel
mondo ;
la progressiva perdita di risorse energetiche ed il
deterioramento dell'ambiente,
il perdurare della subordinazione
femminile;
la emarginazione dal vorticoso progredire della ricerca
scientifica e tecnologica in atto e sottostima del suo impatto su
sanità, società e produzione;
la riconsiderazione dei mezzi necessari
a promuovere il protagonismo dei cittadini indipendentemente anche dai
partiti utilizzando la telematica diffusa nel territorio per una
consultazione di massa eliminando i privilegi di apparato rispetto ai
diritti di tutti i cittadini.
il mezzogiorno senza il cui sviluppo si
rallenta l'intero paese,
il potenziamento delle piccole e medie imprese
cardine della nostra economia,
il riordino della pubblica
amministrazione per abolire duplicazioni e sprechi, con aggregazione
dei piccoli comuni per la gestione dei servizi.
Questa mozione è
sottoposta alla riflessione dei compagni membri del Consiglio
Nazionale per la loro sottoscrizione come sintetico contributo di idee
e proposte al prossimo Congresso Nazionale Straordinario dello SDI.

Firmatari
CLAUDIO NICOLINI MEMBRO ESECUTIVO NAZIONALE SDI
GIULIANO
BOFFARDI MEMBRO DIRETTIVO NAZIONALE SDI
ANTONIO RUGIERO MEMBRO
CONSIGLIO NAZIONALE SDI
PAOLO FERLI MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
CARLO BRUSCHI MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
SEBASTIANO PONTE
MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
PISANO PASQUALE MEMBRO CONSIGLIO
NAZIONALE SDI
GASPA LEONARDO MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
LIBERATORE CARLA MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
FRANCESCO
CUCINATO MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
GIANNI FABBRI MEMBRO
CONSIGLIO NAZIONALE SDI


MAMAN
DA CINQUE A ZERO STELLE

Ho sempre
avuto grande stima, simpatia e ammirazione per la donna e per la
politica Emma Bonino tanto da sostenere la campagna per «Emma for
President» in cui Emma risultò la più amata dagli italiani per
rappresentarli, tutti, come Presidente della Repubblica. E ciò lo
testimonia, anche, la mia intervista pubblicata da Sette, ora Magazine,
il settimanale del Corriere della Sera.
Quindi, Emma Bonino - nessuno
più di lei, sa e ricorda quanto e come mi spesi, su ogni fronte, per
lei e per i Referendum Radicali sull'economia - voglia accogliere
queste mie osservazioni, molto molto critiche, sulle modalità con cui
un Ministro della Repubblica, Emma Bonino, si è mosso nei confronti di
un compagno di partito. Nei confronti di Daniele Capezzone, ora
Presidente della Commissione Attività Produttive alla Camera, ex
segretario di Radicali Italiani deposto, manu militari, e cosa
gravissima alla vigilia di un congresso che è l'organo politico
collegiale a cui spetta, per voto democratico, la sostituzione e
l'elezione dei nuovi organi di partito. Rimosso da Marco Pannella che -
non va dimenticato dagli Angiolo Bandinelli e dai compagni di partito
ora deputati alla Camera che hanno innalzato il palco della pubblica
gogna e del pubblico processo, in puro stile Soviet, a Daniele
Capezzone dichiarando una sequela di querule puttanate a Radio Radicale
- lo sostituì nel corso di una cena, tete a tete, con il nuovo
segretario. Nuovo segretario che, peraltro, ha la mia stima,
condizionata, purtroppo, da Pannella. Già dal Congresso, perciò, non
spetta al gruppo dirigente radicale, ne' a «Maman» Bonino decretare ciò
che è partitocratico, antidemocratico, e tutto l'armamentario di cui si
ammantano e sproloquiano Pannella e i dirigenti radicali. La base è
lontana da loro mille miglia e se non si sbrigano a cambiare musica e
pifferai, si ritroveranno in undici dirigenti e nisba aderenti. Non
possono parlarne più fino al momento in cui usciranno dal cuneo
nefasto, e drammatico, in cui li ha precipitati Marco Pannella. E' a
lui solo, infatti, che si deve l'isolamento e il fuggi fuggi dalle
iscrizioni al Partito Radicale, la fine ingloriosa della Rosa nel Pugno
- iniziata già dalle elezioni amministrative dove vigeva l'ordine, tra
i radicali, non tra lo Sdi, di condurre la campagna elettorale,
volutamente dissennata, con i temi della laicità, dell'anticlericalismo
e dell'eutanasia quando ai cittadini, nelle amministrative, sta a cuore
il programma per la loro città: e se sei laico o non laico non gliene
può fregare niente a nessuno.
Che Radio Radicale, e i suoi dirigenti,
si salvino dai Bandinelli che stanno tentando l'operazione di
stravolgimento, pro domo Pannella, di quanto ha scritto oggi, sul
quotidiano Il Foglio, Adriano Sofri. Risponderò ad Adriano Sofri
sperando che, a differenza dell'Appello per la sua Grazia, l'argomento
lanciato oggi da Sofri divenga pubblico dibattito tra la società civile
e non solo tra i soliti quattro gatti opinionisti che, per contendersi
il merito della Grazia a Sofri, fecero sì che, Sofri, viva ancora da
detenuto.
Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet
www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm

NESSUNO TOCCHI CAINO 10 MARZO 2007
8 MARZO. NESSUNO TOCCHI CAINO LO DEDICA ALLE DONNE IRANIANE
- 9 marzo 2007: accogliendo un appello del Premio Nobel iraniano Shrin
Ebadi, Nessuno tocchi Caino ha dedicato l'8 marzo alle donne iraniane
ed in particolare alle attiviste arrestate domenica scorsa. Elisabetta
Zamparutti, tesoriera di NtC e di Radicali Italiani, l'unico partito a
guida tutta al femminile, ha in proposito dichiarato: "E' alle iraniane
che pagano il prezzo altissimo di dover vivere in una vera e propria
teocrazia, come tale misogina, che dedichiamo la giornata dell'8 marzo.
L'Iran è, dopo la Cina, il secondo paese al mondo per numero di
esecuzioni dove sono innanzitutto le donne a subire le più gravi
violazioni dei principi minimi di diritto internazionale a partire dal
ricorso alla lapidazione per reati di adulterio o il raggiungimento
della maggiore età delle bambine a 9 anni. Ma non saranno certo i
mullah iraniani al Governo a poter assicurare nel paese il pieno
riconoscimento e rispetto dei diritti umani e civili delle donne. E'
dalla Comunità internazionale che deve giungere l'impegno a far
rispettare innanzitutto il diritto all'esistenza delle sue cittadine e
dei suoi cittadini assicurando quei diritti democratici e di libertà
che sono elementi fondanti la comunità internazionale di cui oggi noi
tutti ci riconosciamo e ci sentiamo parte attiva". Intanto il 7 marzo,
l'Iran ha impicca! to cinque uomini riconosciuti colpevoli di omicidio.
Lo ha riportato l'agenzia semi-ufficiale Fars, aggiungendo che le
esecuzioni sono avvenute la mattina presto nel carcere di Evin, a
Teheran.
PENA MORTE. SENATO ITALIANO APPROVA ABOLIZIONE TOTALE DA
COSTITUZIONE - 7 marzo 2007: il Senato italiano ha approvato il
disegno di legge che modifica l'art. 27 della Costituzione abolendo la
pena di morte anche nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.
Il ddl è stato approvato dal Senato con 226 voti favorevoli, 12
astenuti e nessuno contrario. Al comma quarto dell'articolo della
Costituzione, dove si stabilisce che "non e' ammessa la pena di morte",
viene soppressa la condizione successiva che recita "se non nei casi
previsti dalle leggi militari di guerra". Il ddl costituzionale era
stato trasmesso al Senato dalla Camera, che lo aveva approvato con voto
bipartisan in prima lettura lo scorso 10 ottobre. Il provvedimento
torna ora alla Camera per la seconda lettura come prevede l'art.138
della Costituzione, che stabilisce essere quattro le letture
necessarie, dal momento che si tratta di un provvedimento di natura
costituzionale che modifica la Carta fondamentale. In merito
all'odierna approvazione del ddl da parte del Senato, Sergio D'Elia
Segretario di Nessuno tocchi Caino e deputato della Rosa nel Pugno ha
dichiarato: "Con questo voto si rafforza, anche da un punto di vista
interno, l'adeguatezza dell'Italia al grande obiettivo su cui questo
Governo si è impegnato, quello della presentazione della risoluzione
per la moratoria universale delle esecuzioni capitali all'Assemblea
Generale dell'ONU in corso a New York. Mi auguro che al voto del Senato
segua subito la seconda lettura del disegno di legge per giungere
presto alla eliminazione definitiva dalla nostra Costituzione delle
ultime vestigia di un passato che non ha alcun futuro nella coscienza
civile e politica del nostro paese."
IRAQ. TRE ESECUZIONI SOSPESE - 2
marzo 2007: le autorità irachene hanno sospeso le esecuzioni di tre
donne condannate a morte in relazione ad attentati terroristici. Le
stesse autorità – riferisce il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite
sulla Detenzione Arbitraria – assicurano che il caso di Wassan Talib,
Zainab Fadhil e Liqa Omar Muhammad, sarà esaminato da una corte d'
appello. La sospensione delle esecuzioni è il risultato di una campagna
internazionale, secondo un comunicato diffuso dagli attivisti Hana Al
Bayaty, Ian Douglas, Abdul Ilah Albayaty, Iman Saadon, Dirk Adriaensens
e Ay&#351;e Berktay. Alle tre donne vanno ora "garantite tutte le
tutele previste dal diritto internazionale sui diritti umani",
aggiungono gli attivisti. Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein,
avvenuta il 9 aprile 2003, la pena di morte in Iraq era stata sospesa
dall'Autorità Provvisoria della Coalizione. E' stata reintrodotta dopo
il trasferimento di poteri alle autorità irachene, avvenuto il 28
giugno 2004. Nell'ottobre 2005 il Parlamento ha approvato una nuova
legge anti-terrorismo che prevede la pena di morte per "chiunque
commetta ... atti terroristici", così come per "chiunque istighi,
prepari, finanzi e metta in condizione terroristi di commettere questo
tipo di crimini".
USA. CAMERA DEL TEXAS APPROVA PENA DI MORTE PER
VIOLENZA SESSUALE CONTINUATA SU BAMBINI - 9 marzo 2007: la Camera dei
Rappresentanti del Texas ha approvato, lunedì, in via preliminare un
disegno di legge che prevede la possibilità di condanna a morte per chi
violenta ripetutamente bambini. Il disegno introduce una nuova
fattispecie di reato, "Abuso sessuale continuato di uno o più bambini",
e stabilisce che una prima condanna venga punita col carcere da 25 a 99
anni. Nel caso in cui - in caso di rilascio - il condannato ripeta lo
stesso tipo di reato, la pena prevista è l'ergastolo senza condizionale
o la condanna a morte. Il provvedimento definisce "abuso sessuale
continuato di bambino" come due o più atti sessuali commessi ai danni
di una persona di età inferiore a 14 anni, per un periodo di 30 o più
giorni. Approvato in via preliminare con 118 voti favorevoli e 23
contrari, il disegno di legge necessita dell'approvazione finale della
Camera prima di passare al Senato, che sta attualmente esaminando un
disegno simile. Gli avversari del disegno sostengono che punizioni
così dure potrebbero spingere il violentatore a uccidere la propria
vittima, per eliminare un testimone; sarà inoltre più difficile
ottenere la collaborazione della vittima, nel caso in cui chi commette
gli abusi sia un familiare o un amico di famiglia. In settimana, in
Texas, ci sono state due esecuzioni, che portano a otto il numero dei
giustiziati quest'anno nello stato americano più esecuzionista. Robert
Perez, 48 anni, è stato giustiziato il 6 marzo nel carcere di
Huntsville. Era stato condannato a morte per gli omicidi di Jose
Travieso e Robert Rivas, commessi nel 1994 nel corso di un regolamento
di conti tra bande messicane rivali. Le ultime parole di Perez sono
state per la sua famiglia: "Dite ai ragazzi che gli voglio bene e che
non li dimenticherò. Guardia, sono pronto". Il giorno dopo, è stato
giustiziato Joseph Nichols, 45 anni, dopo aver trascorso 25 anni nel
braccio della morte. Joseph era stato condannato a morte per l'omicidio
di un negoziante settantenne, Claude Shaffer, avvenuto il 13 ottobre
del 1980 a Houston, durante una rapina. Nichols non ha voluto l'ultimo
pasto e si e' rifiutato di camminare fino alla camera della morte. Le
sue ultime parole sono state insulti alle guardie carcerarie. La Corte
Suprema degli Stati Uniti aveva respinto il suo ultimo appello. Un suo
complice, Willie Williams, era stato giustiziaTo nel 1995. I difensori
di Nichols hanno sempre evidenziato che sul corpo della vittima fosse
stata trovata una sola ferita da proiettile e che quindi solo uno dei
rapinatori poteva aver commesso l'omicidio. Nichols e Williams furono
condannati al termine di due diversi processi durante i quali, secondo
gli oppositori della pena capitale, furono presentate prove false e non
furono ammesse testimonianze a favore degli imputati. Intanto in un
altro stato americano, la Florida, una commissione di esperti, nominata
per esaminare la procedura di iniezione letale dello stato, ha
raccomandato di apportare modifiche al cocktail letale. Per gli 11
esperti va escluso il sedativo finora utilizzato, dal momento che
potrebbe anestetizzare in maniera incompleta il condannato, rendendolo
capace di avvertire intenso dolore senza possibilità di esprimerlo. La
commissione non ha tuttavia indicato quali altre sostanze utilizzare
nell'iniezione letale, limitandosi a dire che tocca ora al governatore
Charlie Crist valutare "se sostanze più efficaci possano o debbano
essere introdotte". Le esecuzioni sono state fermate in Florida nel
dicembre dello scorso anno, dall'allora governatore Jeb Bush, a seguito
della maldestra iniezione letale effettuata su Angel Diaz, 55 anni.

GHANA. COMMUTATE IN ERGASTOLO 36 CONDANNE CAPITALI - 6 marzo 2007: il
presidente del Ghana, John Kufuor, ha commutato in ergastolo 36
condanne a morte, rende noto il Ministero degli Interni ghanese. Sono
in complesso 1.206 i detenuti che hanno ricevuto la commutazione della
pena o sono stati liberati, in occasione del 50° anniversario dell'
indipendenza nazionale. La condanna all'ergastolo di tre prigionieri è
stata ridotta a 20 anni di detenzione, mentre sono 1.167 i detenuti che
saranno liberati. Il comunicato del Ministero non precisa in che tempi
la decisione del Presidente sarà applicata. La popolazione carceraria
sfiora in Ghana le 12.000 unità. Nel Ghana non ci sono esecuzioni dal
luglio 1993 quando 12 prigionieri condannati per rapina e omicidio sono
stati fucilati. Le esecuzioni possono avvenire anche tramite
impiccagione ma l'ultima impiccagione del paese risale al 1968. Il 17
settembre 2004, il giudice Felix Michael Lartey, membro della Corte
Suprema del Ghana, ha dichiarato che la pena di morte andrebbe abolita
dalla costituzione del Paese perché non serve al suo scopo. Il 25
ottobre 2005, anche il Procuratore Generale