27 marzo 2007

news 27 marzo

La pagina di liberi tutti sull'Unità del 27 marzo è dedicata interamente alla realtà trans
apriamo con un viaggio attraverso gli occhi di un diciassettenne che si
sente donna e insieme a lui/lei esploriamo l'abc della transessualità:
i termini: transessuale, transgender, travestito il disturbo: cioè la
disforia di genere la legge, e i suoi limiti, che in Italia scandisce
sostegno socio/psicologico e intervento le paure le associazioni a
centro pagina c'è un mio breve corsivo dove si mette in luce (citando
en passant il caso Sircana) la "maschera trasgressiva" attribuita alle
persone trans (e da loro alle volte indossata) e il vero volto di
"tante vite senza scandalo" alla ricerca di faticosi equilibri, in
pagina anche un articolo che cita libri e fumetti e un altro che parla
della "favolosità" sullo schermo citando e "leggendo" alcuni dei
principali film
Delia Vaccarello

CERIMONIERE SALE SUL PULPITO E
BACIA IL COLLEGA:
L'insolita dichiarazione durante la messa vespertina
AVEZZANO (L'Aquila) - E' salito sul pulpito e ha dichiarato il proprio
amore, con tanto di bacio in bocca, al collega cerimoniere, assistente
dell'officiante durante la messa vespertina. L'insolito "coming out" è
accaduto qualche giorno fa ad Avezzano, nel santuario della Madonna
della Pietraguaria. La preghiera dei fedeli era appena terminata quando
sul pulpito è salito uno dei due cerimonieri. "Ringrazio il parroco per
avermi dato questa possibilità, poter fare gli auguri al mio amico",
l'altro cerimoniere che gli stava accanto. "Ti amo", e poi quel bacio
che ha pietrificato i fedeli, rimasti increduli, e un lungo abbraccio.
La chiesa è gestita dai cappuccini, che cercano subito di minimizzare.
"Non c'è nulla di strano a dire ti amo a una persona dello stesso
sesso. Dio, infatti, è amore", è la versione ufficiale proposta da uno
dei padri. Ma quando gli è stato fatto osservare che alcuni fedeli
hanno parlato di un bacio dato sulla bocca il cappuccino si fa
sbrigativo: "Non stavo celebrando io, non ho visto se il bacio è stato
dato su una guancia o altrove, su questo non saprei proprio cosa dire".
Per la sua dichiarazione, il cerimoniere ha scelto un'occasione
pubblica e sacra. Eppure non tutti i fedeli della chiesa di Avezzano
hanno apprezzato. Qualcuno ha lasciato il luogo sacro mentre la messa
era ancora in corso e altri si sono detti "impietriti" e "scossi". La
coppia che sta facendo già parlare molto di sé non sarebbe di Avezzano,
ma si sarebbe trasferita in città da qualche mese. FONTE Repubblica.it
sabato 24 marzo 2007 – INVIATO DA CSU L'Aquila

MARIO MIELI: FAMILY DAY, NON POSSUMUS!
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli valuta i fondamenti e gli scopi del Family Day
come totalmente agli antipodi rispetto alle richieste del movimento
omosessuale e transessuale italiano, ma anche come contrapposti a
qualunque idea nuova e diversa di famiglia. Con occhio più attento le
basi del Family Day mettono in discussione la possibilità stessa di
riconoscimenti e tutele per i comportamenti personali e affettivi dei
cittadini non coincidenti con l'etica cattolica. I promotori dell'
evento del 12 maggio dichiarano in modo inequivocabile che la ragione
del loro manifestare è la difesa del modello di famiglia tradizionale,
inteso come quello basato esclusivamente sui canoni della religione
catolica. Tale difesa si traduce nella richiesta che solo tale modello
debba essere previsto nell'ordinamento italiano, a scapito di qualunque
novità normativa per le forme diverse di famiglia, sia pure esistenti
nella realtà (coppie di fatto eterosessuali e coppie omosessuali in
genere). E' perfettamente legittimo, anzi è la virtù più grande di una
democarazia, che ognuno possa scendere in piazza a favore o contro
qualcosa. Il Mario Mieli, democratico e laico fino all'osso, riconosce
l'utilità e il valore prezioso di ogni manifestazione dove si esprimano
pacificamente richieste e opinioni di singoli o di gruppi di cittadini.
E' indubbia l'importanza che tali contenuti emergano chiari, affinché
il dibattito culturale e politico non ne venga inquinato, e affinchè
ognuno, che scelga di aderire o meno, ne sia pienamente consapevole e
responsabile. E' chiaro come il sole che il Family Day non è a favore
della famiglia, intesa ampiamente come entità storico-sociale, e
nemmeno vuole spingere per i cosiddetti "aiuti alle famiglie", al di là
dei corollari usati strumentalmente come ad esempio i sostegni ai
redditi deboli. La manifestazione è contro le tutele giuridiche rivolte
ad ogni tipo di famiglia diversa da quella ritenuta giusta dai
promotori. Conseguenza lapalissiana è che la manifestazione è contro
ogni riconoscimento delle coppie omosessuali, dunque contraria ad ogni
raggiungimento della piena equiparazione di tutti i cittadini, al di là
del loro orientamento sessuale. Il Circolo Mario Mieli vede invece
nell'appuntamento del Pride del 9 giugno a Roma l'occasione per tutti
di scendere in piazza per rivendicare contenuti esattamente contrari a
quelli del Family Day, in perfetta coerenza con 35 anni di battaglie
politiche e culturali del movimento omosessuale e transessuale. Il
Family Day caricherà il Pride di ulteriore urgenze e necessità. Il
Pride unitario e nazionale, ossia posto da tutte le associazioni
omosessuali e transessuali italiane, si fonderà sui concetti di
laicità, piena autodeterminazione dei singoli, pari dignità e pari
diritti, temi sicuramente condivisi anche da molte persone che gay non
sono e che troveranno in quell'appuntamento l'occasione per ribadirli
con forza. Valutiamo quindi come impossibile che qualunque associazione
gay possa trovare nel Family Day un qualsiasi tipo di vicinanza, così
come immaginiamo impossibile che le singole persone omosessuali e
transessuali possano aderire a idee che negano la loro stessa
esistenza. Rossana Praitano – Presidente
Circolo di Cultura Omosessuale
Mario Mieli - Segreteria Politica – Andrea Berardicurti - a.
berardicurti@mariomieli.org - 06/5413985 339/7126198

"IL FAMILY DAY HA GETTATO LA MASCHERA: E' CONTRO LE NUOVE FAMIGLIE"
ARCIGAY E ARCILESBICA NON PARTECIPERANNO ALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA
Arcigay e Arcilesbica non parteciperanno al Family Day previsto per il 12 maggio a Roma. "Gli organizzatori hanno gettato la maschera ammettendo che la loro sarà una manifestazione
contro una parte delle famiglie italiane e contro una legge sulle
unioni civili – denuncia la presidente nazionale di Arcilesbica
Francesca Polo –. A quella manifestazione aderiscono anche
organizzazioni di estrema destra. In quella piazza si inciterà alla
discriminazione verso le persone omosessuali. Il nostro posto è
altrove." "Sosteniamo quelle famiglie di fatto gay, lesbiche ed etero e
i genitori di omosessuali che vorranno prendere parte alla
manifestazione per rivendicare la fine di un apartheid sociale e
giuridico – aggiunge Sergio Il Giudice, presidente nazionale di Arcigay
- Al contrario, siamo esterrefatti delle posizioni di chi, fra le forze
politiche del centrosinistra, dichiara di voler aderire alla Family day
in quanto ne condivide il manifesto che è decisamente discriminatorio e
antieuropeo". Il 12° Congresso nazionale di Arcigay, dal titolo "Siamo
famiglie: pari dignità, pari diritti", si terrà a Milano come previsto
dall'11 al 13 maggio. Lo ha deciso definitivamente il consiglio
nazionale dell'associazione, riunitosi stamattina a Bologna. Ufficio
stampa Arcigay

LA CAMERA DEI LORD HA DATO IL "SI'" DEFINITIVO CHE
VIETA OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE
La Camera dei Lord ha dato ieri sera il si' definitivo alla legge che vieta ogni forma di
discriminazione verso gli omosessuali nell'accesso a servizi pubblici finanziati dallo stato, una decisione che era stata avversata dalla
Chiesa cattolica, le cui agenzie per l'adozione sono co-finanziate
dallo stato, che minacciava di chiudere queste agenzie piuttosto che
dare bambini alle coppie omosessuali. Tuttavia, il voto e' stato
salutato con favore da Ruth Kelly, ministro per le comunita' locali e
fervente cattolica, che ha definito l' 'Equality Act (Sexual
orientation)', ''un grande passo in avanti per assicurare dignita'
rispetto e giustizia a tutti''. Ai Lord c'era stato un appassionato
dibattito, ma la proposta che voleva cancellare la legge e' stata
respinta. FONTE ANSA LONDRA 22 MAR 2007 – INVIATO DA Alba Montori Gaya
CsF


DICHIARAZIONE DI EMMA BONINO:"Nei trattati istitutivi europei
nessun riferimento alle radici cristiane"
• Dichiarazione di Emma Bonino, Ministro del Commercio Internazionale e per le Politiche
Europee
"I moniti di Papa Benedetto XVI investono indubbiamente grandi
questioni di società, e quindi di grande, specifico, valore morale, che
interpellano governanti, forze politiche e cittadini. Ma in che
termini?" dichiara Emma Bonino, Ministro del Commercio Internazionale e
per le Politiche Europee, reagendo al discorso del Papa davanti ai
vescovi europei riuniti a Roma. "I padri fondatori della Comunità
europea erano tutti, o quasi, "democristiani di ferro", nonché
cattolici praticanti, da De Gasperi a Schuman a Adenauer" prosegue la
Bonino, "e sicuramente erano ben consapevoli delle "radici cristiane"
della civiltà europea. Ma per loro, nei trattati che oggi celebriamo,
fu naturale semmai riferirsi ai frutti di libertà, democrazia,
solidarietà, laicità che da quelle radici si sono sviluppati e che sono
alla base del progetto di integrazione europea. Cosa erano, apostati?"
si chiede Emma Bonino. "Ed è forse apostata l'Unione europea nel suo
complesso, o lo sono le sue istituzioni, a partire dal Parlamento
europeo, solo perché esprimono le loro posizioni, nell'esercizio delle
proprie prerogative e responsabilità senza consultarsi con la
Segreteria di Stato?" "Il Papa", conclude la Bonino, "forse ha come
modello la politica italiana, dove troppi politici dimentichi della
rigorosa, grande tradizione dei cattolici liberali, sono invece usi
chinarsi al bacio del santo piede, ma l'Europa è, e deve rimanere, una
realtà più complessa e articolata." INVIATO DA Sergio Rovasio sergio.
rovasio@gmail.com - INOLTRATO DA Alba Montori Gaya CsF

"DICO "
BENE O MALE? BENE!
di Ermanno Genre, docente di teologia sistematica
della Facoltà valdese di teologia
Riconoscere i diritti delle coppie di
fatto non danneggia la famiglia Il compito delle chiese non è quello
di dettare legge sulle questioni che regolano la vita sociale e per le
quali occorre rispettare la laicità dello Stato che invece è di tutti.
I Dico continuano a tenere alta la tensione politica ed ecclesiale in
tutto il paese. Il fatto che il governo Prodi abbia ritenuto prudente
lasciare questa materia fuori dalle priorità di governo – è ora
questione parlamentare – non ha spostato di molto l'indice della
temperatura che resta incandescente: e ogni giorno qualcuno soffia
sulla brace! I Dico hanno assunto uno status symbol, in positivo e in
negativo, di uno scontro fra civiltà tutto interno al cattolicesimo e
alla società italiana, e se ora il nuovo presidente della Cei invita a
evitare «scontri insensati», dopo che il suo predecessore ha imbastito
i presupposti per questo scontro frontale, riesce difficile dare peso
alle sue parole. Se non bastasse, la Pontificia Accademia per la vita
incita i cattolici alla mobilitazione per la tutela della vita con il
richiamo a una «coraggiosa obiezione di coscienza» rivolta in modo
particolare a «medici, infermieri, farmacisti e personale
amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali
direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale,
laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in
pericolo». Sarà difficile, per la spregiudicatezza di questo programma,
seguire la via indicata da mons. Bagnasco. È in questo clima
incandescente che si è inserita l'esortazione apostolica del papa,
Sacramentum caritatis, dedicata all'eucaristia. Che cosa c'entra l'
eucaristia con i Dico? Apparentemente niente. In un paragrafo (83) in
cui si parla di «coerenza eucaristica», è richiesta coerenza «nei
confronti di coloro che, per la posizione sociale o politica che
occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali,
come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino
alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e
donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene
comune in tutte le sue forme. Tali valori non sono negoziabili.
Pertanto i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro
grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente
interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e
sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana. Ciò ha
peraltro un nesso obiettivo con l'Eucaristia (I Cor. 11, 27-29)». Penso
sia difficile trovare nei testi di sacramentaria cattolica quel «nesso»
che al papa appare così evidente. A me ciò che appare evidente è l'uso
poco corretto delle Scritture per sostenere la non negoziabilità della
posizione vaticana. Fortunatamente, in mezzo a posizioni intransigenti
e che rendono impossibile il dialogo, si sono sentite anche parole
chiare e lucide da parte del mondo cattolico italiano, con le quali ci
si sente in piena sintonia, perché ispirate a un cristianesimo che
riflette e si interroga, che rispetta la laicità dello Stato, che
dialoga senza rinunciare in nulla alla propria fede cristiana
cattolica. Una parola esplicita, in controtendenza alle dichiarazioni
vaticane, è giunta, nei giorni scorsi, da Betlemme, dal cardinale
Martini. Parlando a un gruppo di pellegrini milanesi guidati dall'
arcivescovo di Milano Tettamanzi, il cardinale ha affermato tondo tondo
che il compito della chiesa è quello di «farsi comprendere ascoltando
anzitutto la gente, le loro necessità, problemi, sofferenze, lasciando
che rimbalzino nel cuore e poi risuonino in ciò che diciamo, così che
le nostre parole non cadano come dall'alto, da una teoria, ma siano
prese da quel che la gente sente e vive, la verità dell'esperienza, e
portino la luce del Vangelo». Il compito della chiesa e dei suoi
ministri non è quello di dettare legge nelle questioni che regolano la
vita di tutti in una società plurale, per cultura e religione, ma di
fornire argomentazioni, riflessioni sugli elementi fondamentali
concernenti l'etica e la bioetica, equipaggiare culturalmente e
teologicamente le coscienze delle persone, rendendole capaci di
decisioni autonome. I Dico non intendono distruggere la famiglia,
rispettandola pienamente riconoscono altre relazioni fra le persone,
non contemplate dall'art. 29 della Costituzione (che definisce la
famiglia) e inserite nel programma di governo. Quando Lutero e i
riformatori hanno contratto matrimonio, correggendo il contro-natura
imposto a sacerdoti e vescovi (largamente concubini) dal Diritto
canonico, essi hanno restituito libertà alla persona e onore al
matrimonio cristiano. L'istituto famigliare però, è bene ricordarlo,
non è una prerogativa dei cristiani: esso è condiviso da credenti e non
credenti. È questione che concerne il diritto civile: la chiesa viene
dopo. E la visione cristiana della famiglia e del matrimonio non è puro
fatto di natura, esso si situa nell'orizzonte di una vocazione, nella
direzione di una parola che suscita il confronto con l'evangelo di Gesù
Cristo e non con i non possumus ecclesiastici. In Italia (ma non è così
negli altri paesi europei in cui vi sono forme diverse di Pacs) la
questione dei Dico – come dei grandi e complessi problemi di bioetica –
viene letta unilateralmente attraverso le lenti del Vaticano e della
Cei, oscurando tutti gli altri punti di vista di cattolici,
protestanti, ebrei, di credenti e non credenti. E tutto ciò con la
complicità dei mass-media che non sanno che cosa significhi
«informazione» in una società laica democratica e pluralista. Gli
evangelici italiani non hanno tutti la stessa opinione sulle coppie di
fatto, perciò è bene che se ne discuta nelle nostre comunità, nel
rispetto di punti di vista diversi. Ma, appunto, un confronto che
sopporta la diversità in campo etico, non mette in questione l'unità
della chiesa e non impedisce il riconoscimento legislativo delle coppie
di fatto. Riconoscere questi diritti non è un attacco alla famiglia né
al matrimonio fra un uomo e una donna: permette però alle coppie di
fatto, che vivono relazioni d'amore e di solidarietà diverse da quelle
matrimoniali, di essere riconosciute nella loro piena dignità di
persone. Tratto da Riforma del 23 marzo 2007 – INVIATO DA Andrea
Panerini (il Libro Volante)

VERGOGNA CASTRISTA A FRASCATI GAYLIB LAZIO: LA GIUNTA DI FRASCATI TESSE LE LODI CON UNA RASSEGNA CULTURALE AL REGIME CASTRISTA CAMPIONE DI OMOFOBIA E DI PROSTITUZIONE MINORILE.
SI ABBASSINO I TONI SULL'INIZIATIVA IN NOME DEI VALORI CONDIVISI COME
LA LIBERTA' E I DIRITTI. QUELLI CHE A CUBA MANCANO.
GayLib Lazio prende formalmente le distanze, denunciandone la gravità storico-politica e
sociale dell'iniziativa filocastrista che si terrà presso le scuderie
Aldobrandini di Frascati dal 24 marzo.
Ci spiace leggere – annotano dall'associazione gay di centrodestra – che il Comune di Frascati si
erga addirittura a promotore, attraverso il suo assessorato alle
Politiche Culturali, di una rassegna artistica che di fatto magnifica
come eroi due personaggi tutt'altro che esemplari, se non in negativo,
quali sono stati Fidel Castro e Ernesto Che Guevara. E' bene ricordare,
poi, che la loro Rivoluzione, dalla quale prende il titolo l'intero
cartellone di eventi, ha provocato a Cuba repressione attraverso la
negazione dei diritti di libertà, terrore e discriminazione violenta in
primo luogo per gli omosessuali e gli artisti, due categorie di
"indesiderabili" per il regime perché "diversi" dalla massa, quindi
potenzialmente controrivoluzionari.
L'assessore alle Politiche Culturali di Frascati dovrebbe forse andare a rileggere un libro bello
quanto sconvolgente intitolato "Prima che sia notte" di Reinaldo
Arenas, cubano, artista, omosessuale perseguitato dal regime castrista
così come le numerose ricerche del padre storico del movimento gay
italiano Massimo Consoli, che certo non simpatizza per la destra, il
quale ha dimostrato come proprio il grande Che Guevara, che peraltro
era medico, sia stato il primo persecutore degli omosessuali cubani. Il
primo a dare vita, appena nominato ministro, ai campi di lavoro forzato
nei quali, forse, a giudizio dell'eroe, gli invertiti potevano
ritrovare la virilità e la passione politica per il regime. Ci
rattrista che proprio la città di Frascati, resasi autrice non più
tardi di qualche settimana fa, di una iniziativa bella e all'
avanguardia come la proiezione del film "Transamerica" nelle scuole per
educare i ragazzi al rispetto delle diversità, cada oggi in maniera
tanto rovinosa tessendo lodi con fondi pubblici al regime di Fidel
Castro. Uno scivolone che non fa onore alla tradizione nobile e libera
di Frascati. Concludendo, non resta che auspicare un abbassamento dei
toni sull'iniziativa in nome di valori che in Italia dovrebbero essere
condivisi quali la democrazia, il rispetto dei diritti umani, civili e
di libertà. Esattamente quelli che mancano ancora oggi, a oltre
cinquant'anni dalla Rivoluzione castrista, nella martoriata società
cubana, all'interno della quale invece imperano: fame, narcotraffico,
prostituzione e lavoro minorili. Argomenti sui quali forse sarebbe più
onorevole spendere soldi e organizzare convegni con i patrocini
comunali.
GayLib Lazio
Contatti
www.gaylib.it

Christian Poccia –
Referente
Cell. 3334956683

COMUNICAZIONE DONNE IRAN
Presentazione del libro "Integralismo islamico e questione femminile"
Riprendere il cammino della libertà femminile dopo mille e una notte . La resistenza
delle donne contro l'integralismo islamico in Iran - Venerdì 30 marzo
2007 ore 15,30 – 19,00 Santa Maria della Scala, Sala San Pio Piazza
Duomo – Siena - Siena ha ospitato, attraverso l'Associazione I.R.I.D.E,
diversi incontri con le donne del sud del mondo che lottano per
ribaltare la propria condizione d'emarginazione e oppressione nei
rispettivi paesi, al fine di far conoscere la loro storia, il loro
pensiero politico e le loro esemplari lotte cosi spesso ignorate.
Questo percorso d'accoglienza e confronto continua con le donne del
Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana dell' Associazione Donne
Democratiche iraniane in Italia. E non solo per dovere e piacere di
'sorellanza', ma anche perché esse rappresentano una forte esperienza
di liberazione dall'integralismo religioso-patriarcale, in forte
crescita anche nei paesi non musulmani. Un integralismo col quale tutte
le donne oggi devono necessariamente fare i conti, che le discrimina
all'interno di vite drammaticamente sospese se non addirittura negate,
che vanifica ogni possibilità di democrazia e di reale parità tra i due
sessi. Nel corso dell'incontro viene presentato il libro " integralismo
islamico e questione femminile- Nuovi integralismi, vecchi patriarcali:
un anacronismo senza rapporto con il mondo contemporaneo", pubblicato
da IRIDE e dalla PROVINCIA DI SIENA. Questo libro parla del progetto
politico di Maryam Rajavi- leader del consiglio Nazionale della
Resistenza Iraniana eletta presidente pro tempora della Repubblica
Iraniana. E' una preziosa testimonianza su come donne e uomini in
esilio abbiano dato vita e siano capaci di mantenere, da più di vent'
anni, una organizzazione democratica di lotta per sconfiggere un regime
teocratico impossibile da riformare . E' un esempio di come donne e
uomini, in questo cammino, abbiano anche preso coscienza della
mentalità patriarcale fortemente radicale nelle loro menti e nei loro
cuori e se ne siano liberati. Questa lunga marcia di resistenza da loro
intrapresa vuol portare la pace la democrazia nella società iraniana, a
partire dalla capacità di governo e dall'energia liberata delle donne
riconosciute vitali ed esenziali per raggiungere questo obiettivo. Sono
ormai venticinque anni che il conflitto tra integralismo islamico e
islam democratico lacera l'Iran. Questi due poli opposti si rifanno a
un'interpretazione totalmente diversa della filosofia, della storia,
della cultura e della politica. Al centro di questo confronto storico,
si colloca la questione femminile - Maryam Rajavi - Programma - Saluto
di Anna Carli Rettore Santa Maria della Scala. Introduzione di Sonia
Rsevrenis e Antonia Banfi I.R.I.D.E. E letture di alcuni passaggi del
libro. Comunicazione di Pietro del Zanna Assessore Azioni per la pace
e cooperazione Internazionale della Provincia di Siena. Proiezione del
documento " Il Leone e le catene". Di Nella Condorelli per RAI News 24
Roma 2005 . Tavola rotonda aperto ai contributi del pubblico presente.
Partecipano i rappresentanti del: Consiglio Nazionale della Resistenza
Iraniana, Associazione Donne Democratiche Iraniane in Italia
Associazione Articolo 21 e IRIDE. Comunicazione di Fiorenza Anatrini,
Assessore alle pari opprtunità della provincia di Siena. Traduzione
consecutiva dal persiano all'italiano e viceversa. Per tutta la durata
dell'incontro sarà allestito un punto di degustazione di tè, dolci
iraniani e pistacchi. Associazione delle Donne Democratiche Iraniane in
Italia Via delle Egadi,15-00141-Roma Fax:06.87185026 E-Mail:
donneiran@yahoo.it

OMOSESSUALE E DI CENTRODESTRA:
PARLA DANIELE PRIORI VICEPRESIDENTE DI GAYLIB
di Filippo Corticello
"Essere omosessuale in Italia non significa necessariamente indossare la
maglietta del Che al Gay Pride". È in pillole il pensiero di Gaylib,
l'associazione che raccoglie gli omosessuali di centrodestra. In tempi
di oscurantismo, discriminazioni e diritti difesi con estrema fatica,
Gaylib combatte da destra "il bigottismo ed il clericalismo radicati
come un cancro in entrambi gli schieramenti". Daniele Priori,
venticinque anni e una passione per la scrittura (due libri già
pubblicati e diverse collaborazioni all'attivo), ne è il vicepresidente
dal 2004. R@: Signor Priori, come nasce l'associazione Gaylib di cui
lei è vicepresidente? DP: "Nasce nel 1997, a tre anni dall'inizio del
berlusconismo e un anno dopo la prima vittoria del centrosinistra alle
elezioni politiche. Consolidata, infatti, l'idea che in Italia ci si
sarebbe divisi su due schieramenti e che il movimento gay e l'Arcigay
stessa, alla quale anche il nostro attuale presidente e molti dei
fondatori aderivano, si era schiacciata tutta a sinistra, un gruppo
cospicuo di persone (imprenditori, liberi professionisti, giornalisti,
medici e certamente anche ragazzi, prevalentemente al nord) decisero di
unirsi e dare vita così al primo gruppo unitario di centrodestra.
C'erano, infatti, allora come oggi, persone vicine alla Lega, ad An e
Forza Italia, ai partiti cattolici e all'area libertaria-radicale.
Crediamo che questa sia la vera forza del nostro gruppo, giunto ormai
al decimo anno di vita". R@: Il centrodestra italiano ha sempre
assunto posizioni molto conservatrici sul terreno dei diritti civili e
pare essere poco tollerante verso ogni diversità. Come coniuga le sue
scelte nella vita privata con l'appartenenza pubblica ad una coalizione
di questo tipo? DP: "Credo sia meglio, non per i gay ma per i tanti
cattolici divorziati che abbiamo in barca, parlare poco di vita
privata, altrimenti potrebbero uscire ulteriori scheletri dagli
armadi...Occore fare una distinzione relativamente ai periodi. Il
centrodestra del '94 era infinitamente meno bigotto di quello attuale.
Dal 2001 in poi, complici anche gli attacchi islamici all'occidente,
c'è stata su tutti i fronti un serrate le fila da parte dei cattolici e
il centrodestra per stupide logiche elettorali, che peraltro nel 2006
non hanno neppure premiato, si è schiacciato totalmente su posizioni
clericali, al limite del neoguelfismo. E' bene però che si sappia che
questo non solo non è il centrodestra che vogliamo, ma non è il
centrodestra della tradizione italiana, storicamente laico grazie a
forze come la Democrazia Cristiana e il Msi. Non è il centrodestra
europeo dove vi sono esempi lampanti di posizioni laiche e
riformatrici: da Sarkozy a Aznar, da Cameron alla Merkel. Il
centrodestra italiano attuale è semplicemente un pasticcio che,
infatti, perde le elezioni persino contro una alleanza improponibile
come quella prodiana". R@: Non solo le vecchie dichiarazioni di dubbio
gusto dell'onorevole Calderoli e della Lega sugli omosessuali, ma
adesso anche le recenti battute dell'onorevole Berlusconi. Come spiega
tanta omofobia? DP: "Più che omofobia lo chiamerei guappismo. Si
divertono a fare i coatti quando poi, senza mezzi termini, sono
sbugiardati dalle loro mogli. Le dico la verità: se oggi scendesse in
politica Veronica la voterei proprio con affetto e stima!" R@: La Casa
delle Libertà è, a suo avviso, una coalizione veramente liberale? DP:
"Lo era e dovrebbe tornare ad esserlo. Adesso credo proprio non si
possa parlare neppure di coalizione: ognuno va per conto proprio, tutti
su strade sbagliate!" R@: Qual è il suo giudizio sulla manifestazione
per i Dico di sabato 10 marzo a Piazza Farnese? DP: "È stato il secondo
tempo di Vicenza. Una prova di forza della sinistra radicale contro i
sostenitori del Partito Democratico. È tragico come l'Arcigay sia
riuscita, volutamente o meno, a farsi sfilare di mano quella che doveva
essere la manifestazione unitaria del movimento gay. Eppure noi eravamo
lì. Non le nego, però, che ci siamo sentiti proprio poco rappresentati,
anche perché al nostro presidente, come a quelli di molti altri gruppi,
non è stata data la parola. Bella prova di democrazia e pluralismo per
il movimento, non c'è che dire!" R@: Esiste un monopolio culturale
della sinistra su tematiche come queste? DP: "Esiste su questa e su
mille altre tematiche. La sinistra, forte dello spirito di appartenenza
con cui ha svezzato da sempre i suoi militanti, riesce a canalizzare a
bassissimo costo interi pacchetti di voti. Il pacchetto gay è tra
questi. Speravamo, anche con la manifestazione del 10 marzo, in un
cambio di rotta, ma purtroppo, a mente fredda, crediamo che la strada
sia sempre la stessa: il movimento gay è per la sinistra, con la
sinistra, nella sinistra". R@: Come giudica l'interventismo della
Chiesa nella "cosa pubblica"? DP: "Disdicevole, eccessivo, del tutto
inopportuno, prevaricatore. Il cardinale Ruini giocava a tutto campo
senza che nessuno potesse dirgli niente, salvo essere accusato di
anticlericalismo spicciolo. Non parliamo poi del pontefice, la cui sola
immagine riesce a creare scoramento anche nei cristiani. Io sono un
credente, ma penso che il volto e le parole di Gesù siano davvero altro
dalla gerarchia ratzingeriana. Qualche speranza si può nutrire
guardando il filone Martini-Tettamanzi: da loro Ratzinger & Co.
dovrebbero frequentare almeno un bel corso di comunicazione cristiana,
se ci fosse". R@: L'Italia è un Paese libero o vi sono ancora
pregiudizi e limitazioni per gli omosessuali? DP: "L'Italia è un Paese
furbo e provinciale. Tutto va bene purché non se ne parli. Nel pieno
rispetto della dottrina cattolica non scritta. In ogni caso anche qui
si stanno facendo passi da gigante, tra gli etero e anche tra i gay.
Oggi, in materia di rispetto delle diversità, io punterei l'attenzione
sulla famiglia e sulla scuola, due ambiti in cui un giovane omosessuale
il più delle volte è ancora solissimo e destinato a soffrire. Anche in
questo senso un Parlamento che legiferi e dei giudici che comincino a
condannare per il reato di omofobia, come avviene ad esempio in
Francia, sarebbero degli ottimi precedenti".
FONTE www.rivistaonline.
com - 20 Marzo 2007 – INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF


Due coppie di West Palm Beach hanno unito le loro vite, case e
amore. E si raccontano sul numero speciale di Babilonia dedicato alle
coppie di fatto. Cris ha 10 anni,. Ha un viso d'angelo e occhi pieni di
felicità. Sua sorella Sofia ne ha 7, capelli scuri come i suoi occhi.
Le case in cui vivono sono molto belle, i genitori ne hanno comprato
due e ne hanno unito i giardini. Cris e Sofia però sono più fortunati
degli altri bambini; hanno quattro genitori. Ember, 48 anni, la madre
biologica, Mimi, 45 anni, la moglie di Ember, Tom, 44 anni, il padre
biologico, Mark, 40 anni, il marito di Tom. Loro sono i pionieri, i
padri fondatori di un nuovo tipo di famiglia. La dimostrazione vivente
che si può fare. E così si raccontano sul nuovo numero del mensile
omosessuale Babilonia. I sei protagonisti della storia raccontata dal
mensile vivono intensamente econ responsabilità la loro situazione. Al
corrispondente americano del mensile si raccontano, fanno vedere la
loro casa e le foto dei rispettivi matrimoni omosessuali celebrati in
Massachussetts. Secondo il censimento effettuato negli Usa nel 2000,
almeno 6 milioni di bambini sono cresciuti da genitori omosessuali.
Difficile ignorare, anche per il nostro Paese, una realtà di questa
portata. INVIATO DA Mario Cirrito

LE CAUSE PRINCIPALI DELL'EFFETTO SERRA
Prima di mangiare quell'hamburger,pensa al riscaldamento globale!
Riportiamo la traduzione di un articolo comparso di recente su una
rivista americana, che mette in luce come il problema del riscaldamento
globale sia molto legato al consumo di alimenti animali, e che non e'
solo sui veicoli a motore, le centrali elettriche, ecc. che bisogna
intervenire per risolverlo, ma anche (anzi, ancora di piu'!) sulle
nostre abitudini alimentari, che hanno un impatto molto maggiore di
quello che molti credono. Quando il Congresso affronta le cause del
riscaldamento globale e cerca dei rimedi, l'attenzione si concentra sui
veicoli a benzina e sulle centrali elettriche a carbone, non sugli
umili bovini. Eppure gli allevamenti sono tra le principali fonti dei
gas serra, causa dei cambiamenti climatici. E dal momento che le diete
a base di carne si stanno diffondendo sempre di piu' in tutto il mondo,
cambiare le nostre abitudini alimentari potrebbe rivelarsi tanto
difficile quanto cambiare i nostri mezzi di trasporto. Secondo una
recente relazione della FAO, il problema non è solamente quello delle
ben conosciute flatulenze, sulle quali spesso si fa dell'ironia, e
delle deiezioni dei ruminanti. Un imoatto ben maggiore ce l'hanno le
modifiche dell'utilizzo dei terreni, soprattutto la deforestazione per
aumentare le zone di pascolo e per liberare terreni per la coltivazione
di mangimi per animali. Così come l'utilizzo di energia per produrre
fertilizzanti, per far funzionare i macelli e gli impianti di
produzione delle carne, e per pompare l'acqua. Quando le scoperte della
FAO furono rese note a Novembre, uno degli autori della relazione,
Henning Steinfeld, dichiarò: "Gli allevamenti sono una delle principali
cause dei più seri problemi ambientali di oggi". La triplice minaccia
dei gas La FAO ha comunicato che gli allevamenti sono responsabili del
18% delle emissioni di gas serra misurate in anidride carbonica
equivalente. Questo comprende il 9% delle emissioni di anidride
carbonica, il 27% del metano e 65% dell'ossido di azoto. In totale,
queste superano le emissioni causate dai mezzi di trasporto. Gli ultimi
due gas menzionati sono particolarmente problematici, sebbene
nell'atmosfera siano in quantità minori rispetto al biossido di
carbonio, che rimane il maggior colpevole del riscaldamento globale. Ma
il metano ha 23 volte il potenziale di riscaldamento (GWP) rispetto al
biossido di carbonio e l'ossido di azoto 296 volte di più. Il metano
potrebbe rappresentare un problema anche più grave se il permafrost
nelle latitudini più a nord si sciogliesse con l'innalzamento delle
temperature, rilasciando il gas attualmente intrappolato sotto la
vegetazione in decomposizione. Quel che è certo è che le emissioni di
questi gas potrebbero aumentare notevolmente se gli esseri umani
continuano a consumare una sempre maggior quantita' di prodotti
derivati dagli allevamenti. Con l'aumento della prosperità in tutto il
mondo negli ultimi decenni, il numero delle persone che mangiano carne
– e la quantità che ne viene consumata ogni anno – è cresciuto
costantemente. Secondo la FAO, tra il 1970 e il 2002, il consumo annuo
di carne pro capite nei paesi in via di sviluppo è aumentato da 10kg a
29kg. Mentre nei paesi industrializzati, si e' passati da 65kg a 80kg.
Informazioni sulla dieta vegetariana: A seguito dell'aumento della
popolazione, il consumo di carne nel mondo in via di sviluppo è quasi
quintuplicato durante il trentennio tra il 1970 e il 2002. Inoltre, è
previsto che la produzione annua globale di carne aumenterà più del
doppio, da 229 milioni di tonnellate all'inizio del decennio fino a 465
milioni di tonnellate nel 2050. Ciò rende quello degli allevamenti il
settore dell'agricoltura globale caratterizzato dalla crescita più
rapida. Gli attivisti per i diritti degli animali e coloro i quali
sostengono la causa vegetariana hanno subito afferrato le implicazioni
della relazione della FAO. Noam Mohr ha scritto, in una relazione per
EarthSave International: "Il modo migliore per ridurre il riscaldamento
globale durante la nostra esistenza è diminuire o eliminare il consumo
dei prodotti di origine animale". Mohr scrive inoltre che il
cambiamento della dieta puo' far diminuire le emissioni dei gas serra
più velocemente rispetto alla diminuzione dell'uso dei combustibili
fossili, dal momento che il turnover per gli allevamenti è più breve
rispetto a quello per le automobili e per le centrali elettriche.
Esiste un via rapida per il raffreddamento? "Anche se oggi fossero
disponibili delle fonti di combustibile a emissione zero,
occorrerebbero parecchi anni per costruire e lentamente sostituire le
grandi infrastrutture dalle quali dipende la nostra economia attuale"
continua Mohr. "Allo stesso modo, contrariamente al biossido di
carbonio che può rimanere nell'atmosfera per oltre un secolo, il metano
si disperde fuori dall'atmosfera in soli otto anni, per cui diminuire
le emissioni di metano significherebbe rinfrescare velocemente la
Terra". Alcuni ricercatori dell'Università di Chicago hanno paragonato
l'impatto che hanno i mangiatori di carne sul riscaldamento globale,
con quello dei vegetariani e hanno scoperto che la dieta comune
americana – inclusi tutti i processi di lavorazione del cibo – da' come
risultato 1.5 tonnellate in più di CO2-equivalente all'anno, sotto
forma di tutti i gas serra, rispetto ad una dieta priva di carne. I
ricercatori Gidon Eshel e Pamela Martin sono arrivati alla conclusione
che i cambiamenti dello stile alimentare potrebbero essere più efficaci
che inventare nuovi e più efficienti modelli di auto, che riducano le
emissioni annue di CO2 di circa una tonnellata all'anno. Il Dr. Esherl,
la cui famiglia gestiva un allevamento di bovini in Israele, ha
dichiarato "non c'è bisogno di arrivare per forza alla scelta estrema
del veganismo, basterebbe mangiare un hamburger alla settimana, invece
che due, per fare una differenza sostanziale". Fonte: www.agireora.org

- News inserita da Daria Mazzali Promiseland.it Redazione Italia –
INVIATO DA Promiseland.it


NESSUNO TOCCHI CAINO
24.03.2007
MORATORIA. PANNELLA, DA STASERA RIPRENDO LO SCIOPERO - PER ORA - DELLA
FAME - 21 marzo 2007: Marco Pannella ha annunciato la ripresa del suo
sciopero della fame, per ottenere il rispetto degli impegni solenni e
reiterati di parlamenti e di governi, in primis quello italiano, per la
presentazione alla Assemblea generale dell'ONU in corso di una
risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali. La ripresa dell'
iniziativa nonviolenta è stata annunciata dal leader radicale in una
conferenza stampa tenutasi alla Camera dei Deputati. Pannella
comincera' lo sciopero della fame questa sera, tuttavia nelle prossime
ore 'potrebbe trasformarsi in quello della sete'. Il 20 marzo, a
seguito dell'impiccagione in Iraq dell'ex vice presidente Taha Yassin
Ramadan, Marco Pannella, aveva rilasciato la seguente dichiarazione:
"L'esecuzione di Ramadan provocherà, certamente, un feroce
rafforzamento degli odi e del tragico momento che attraversano le
popolazioni irachene e quelle che dall'Afghanistan alla Palestina non
hanno certo bisogno che continui nel mondo la follia delle esecuzioni,
degli assassini di Stato. L'opinione pubblica di tutto il mondo aveva
a tutti dimostrato che la battaglia nonviolenta che avevamo rilanciato
sin dal mese di luglio all'insegna di "Nessuno Tocchi Saddam" era
necessaria e che l'assurdità degli stati, ivi compreso il nostro,
avrebbe esteso ed aggravato la tragedia che il mondo sta vivendo.
Malgrado tassativi pronunciamenti del Parlamento italiano, del
Parlamento europeo, del Consiglio d'Europa, di tutte le istituzioni
europee e della maggioranza degli stati membri dell'ONU, e malgrado l'
apparente convinzione, anche di tutta la classe dirigente, dell'
oligarchia italiana ed europea, la risoluzione che sin dall'inizio di
gennaio è stata preannunciata per l'attuale Assemblea Generale dell'
ONU, malgrado la nostra mobilitazione istituzionale politica e civile,
questa risoluzione non è stata presentata, anzi non è stata nemmeno
compilata. Lo ripeto: l'esecuzione di stamane ed altre annunciate, le
tante nel frattempo compiute in tutto il mondo - da allora ad oggi -
nonostante le delibere, tassative, reiterate di parlamenti e governi
continueranno, mentre anche il "governino italiano" - sembrerebbe per l'
ennesima volta rassegnato, nel totale disinteresse anche delle
opposizioni - all'ennesimo, osceno e irresponsabile rinvio. Noi siamo
felici più di chiunque del salvataggio effettuato in Afghanistan del
nostro Daniele Mastrogiacomo. Con un centesimo della volontà e dell'
impegno fortunatamente fornito in questa settimana per raggiungere
questo risultato, certamente sarebbe stato e sarebbe ancora possibile
scongiurare migliaia e migliaia di morti. Per questo, mi appare
opportuno, necessario, riprendere l'iniziativa nonviolenta, lo sciopero
- per ora - della fame, a partire da domani sera. Mi auguro che
contribuirà a rendere possibile, da parte del potere, quel che era ed è
impegnato a fare: presentare - senza più alibi ormai indecenti - la
risoluzione per la moratoria che di già nel 1999, avendo assicurata l'
approvazione da parte della maggioranza dell'Assemblea generale dell'
ONU, venne inopinatamente non più presentata nella scandalizzata
incredulità perfino del rappresentante italiano all'ONU, l'Ambasciatore
Francesco Paolo Fulci".
IRAQ. IMPICCATO IL VICE DI SADDAM - 20 marzo
2007: Taha Yassin Ramadan, ex vice presidente dell'Iraq di Saddam
Hussein, è stato impiccato prima dell'alba. Si tratta del quarto membro
del passato regime – compreso lo stesso Saddam – giustiziato per
crimini contro l'umanità, in relazione al massacro dei 148 sciiti di
Dujail, avvenuto per rappresaglia dopo un tentativo di assassinio dell'
ex dittatore, nel 1982. Ramadan era stato riconosciuto colpevole lo
scorso dicembre di omicidio, deportazione forzata e tortura e
condannato all'ergastolo. Tuttavia la Corte d'Appello aveva in seguito
rinviato il caso all'Alta Corte chiedendole di condannare l'accusato a
morte, ciò che l'Alta Corte ha fatto. Dopo la caduta del regime di
Saddam Hussein, avvenuta il 9 aprile 2003, la pena di morte in Iraq era
stata sospesa dall'Autorità Provvisoria della Coalizione. E' stata
reintrodotta dopo il trasferimento di poteri alle autorità irachene,
avvenuto il 28 giugno 2004. L'8 agosto 2004, a poco più di un mese dal
suo insediamento, l'allora Governo iracheno ad interim guidato da Iyad
Allawi ha varato una legge che ripristina la pena di morte per
omicidio, sequestro di persona, stupro e traffico di stupefacenti. Il 4
ottobre 2005, il Parlamento iracheno ha approvato una nuova legge anti-
terrorismo che prevede la pena di morte per "chiunque commetta ... atti
terroristici", così come per "chiunque istighi, prepari, finanzi e
metta in condizione terroristi di commettere questo tipo di crimini".
TEXAS. NON TROVANO LA VENA, ASPETTA 20 MINUTI PER MORIRE - 20 marzo
2007: Charles Anthony Nealy, 42 anni, è stato giustiziato in Texas
mediante iniezione letale per un omicidio commesso nel corso di una
rapina, avvenuta a Dallas nel 1997. Con il condannato già legato sul
lettino, la somministrazione delle sostanze letali è cominciata con più
di 20 minuti di ritardo, per l'incapacità degli addetti a trovare una
vena adatta. Nealy è stato dichiarato morto alle ore 19.20, sette
minuti dopo l'iniezione letale. Era stato condannato a morte per l'
omicidio con arma da fuoco di Jiten Bhakta, 25enne di origine indiana,
proprietario di un negozio di alimentari. Nealy sarebbe stato
identificato dal fratello della vittima, anche lui presente nel negozio
al momento della rapina, avvenuta il 20 agosto 1997. Rispetto all'
omicidio, Nealy – che aveva diversi precedenti per rapina a mano armata
– si era sempre detto estraneo, sostenendo di trovarsi a quell'epoca in
Oklahoma. Si tratta della nona esecuzione in Texas dall'inizio del
2007, e della terza nello stato dall'inizio di marzo.
CINA. "MENO
CONDANNE A MORTE NEL 2006" - 22 marzo 2007: il numero di condanne a
morte emesse in Cina nel 2006 è il più basso degli ultimi dieci anni,
ha dichiarato, giovedì scorso, Liu Jiachen, consigliere politico ed ex
vice presidente della Corte Suprema del Popolo, senza però rivelarne il
numero esatto. Partecipando alla sessione annuale della Commissione
Nazionale della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese
(CPPCC), tenutasi a Pechino, Liu ha detto che dal 1997 si registra un
graduale decremento di casi capitali, oltre a un minore uso di pene
severe, compreso l'ergastolo. "Per frenare il crimine – ha spiegato Liu
– non possiamo affidare le nostre speranze alla pena di morte. Possiamo
contrastare il crimine crescente con molti altri metodi". "Questo
concetto va inoltre d'accordo con il trend mondiale verso il graduale
alleggerimento delle pene, il che significa che pene severe possono
essere imposte solo nei casi di un ristretto numero di grandi
criminali", ha aggiunto. In un documento emesso congiuntamente la
settimana scorsa da Corte Suprema del Popolo, Procura Suprema del
Popolo, Ministero della Pubblica Sicurezza e Ministero della Giustizia,
viene raccomandato ai funzionari giudiziari di usare più cautela nella
gestione dei casi capitali, rispettando con scrupolo la legge nella
ricostruzione dei fatti, raccolta delle prove, applicazione delle
procedure e decisioni relative all'entità della pena. Oltre a punire i
criminali – afferma il documento – bisogna proteggere i loro diritti
umani, compreso quello a non subire umiliazioni: non si potranno più
esibire in pubblico persone sospettate o condannate a morte. La polizia
non dovrà usare la tortura nel corso degli interrogatori, al fine di
estorcere confessioni, vietati inoltre metodi illegali di raccolta
delle prove. Per quanto riguarda i giudici, a ogni livello nella
gestione di casi capitali dovranno prestare maggiore attenzione alla
validità delle prove. Il 20 marzo, la Cina ha firmato con la Francia un
trattato di estradizione in base al quale Parigi consegnerà ricercati
alle autorità cinesi solo se queste ultime forniranno"sufficienti"
garanzie di non emettere condanne a morte. Lo rende noto il ministro
della Giustizia francese, Pascal Clement, aggiungendo che, in base al
trattato, richieste di estradizione per reati politici o militari
potranno essere respinte. Nel firmare l'accordo, Pechino accetta che i
mandati di cattura siano approvati sia dalla magistratura che dalla
polizia cinesi, il che – commenta Clement - "costituisce un
miglioramento nel rispetto dei diritti umani".
SUDAN. DUE DONNE
CONDANNATE ALLA LAPIDAZIONE - 14 marzo 2007: due donne sono state
condannate alla lapidazione in Sudan per adulterio, riporta il giornale
Juba Post. Si tratta di Amunah Abdallah (23 anni) e Sa'diah Fadul (22),
condannate da un tribunale di Al-Azazi, nella provincia Manajil dello
stato di Al-Jazirah, uno dei 26 stati del Sudan. Il giornale riporta la
testimonianza di un attivista per i diritti umani, Faysal Al-Bagir,
secondo cui le due donne – originarie della tribù Tama in Darfur – si
trovano attualmente recluse nella prigione di Wad Medani. Versano in
condizioni critiche, sia dal punto di vista fisico che psicologico, e
una delle due tiene con sé in prigione la figlia di due anni. In Sudan
sono reati capitali: omicidio, rapina a mano armata, detenzione e
traffico di armi, tradimento, atti di guerra contro lo Stato o che
possano mettere in pericolo la sua indipendenza e unità territoriale,
apostasia, prostituzione. In conformità con la legge della Sharia, il
Codice Penale prevede punizioni corporali come flagellazioni,
amputazioni, lapidazioni e crocifissioni, oltre all'esposizione
pubblica del corpo dopo l'esecuzione. Secondo l'Organizzazione Sudanese
contro la Tortura (SOAT), tra il marzo 2003 e il marzo 2004, sono state
condannate a morte 71 persone, almeno 10 delle quali sono state
giustiziate. Le esecuzioni nel 2003 sono state almeno 13. Non esistono
dati ufficiali ma, secondo Amnesty International, almeno due esecuzioni
sarebbero avvenute in Sudan nel 2004. Le esecuzioni nel 2005 sono state
almeno 4.

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