news 7 gennaio
CONTINUANO LE AGGRESSIONI OMOFOBE ANCHE NEL 2008
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli denuncia
l'ennesima aggressione, per fortuna non sfociata in violenza fisica,
perpetrata ai danni di tre ragazzi napoletani proprio la notte di
Capodanno, che ci hanno immediatamente chiamati per raccontarci la loro
vicenda ed avere un'immediata consulenza legale. I tre ragazzi stavano
tornando a casa dopo aver festeggiato insieme ad altri amici la notte
di Capodanno, quando sono stai avvicinati da un gruppo di 4
malintenzionati nella stazione della metropolitana di Piazza Vanvitelli
a Napoli. Sono stati dapprima insultati con parole offensive
(testualmente "froci di merda") e successivamente, seguiti dai quattro
aggressori sul treno della metropolitana, minacciati addirittura con un
coltello a scatto. I tre ragazzi gay non hanno risposto alla
provocazione e sono riusciti poi a defilarsi senza che accadesse niente
di drammatico. Ma la cosa inverosimile è che un addetto della scurezza
nella stazione di Piazza Vanvitelli, rendendosi conto della situazione,
invece di intervenire per sedare i quattro facinorosi si sia invece
allontanato senza intervenire o senza chiamare aiuto per calmare i
quattro delinquenti. "Questo è purtroppo un fenomeno ancora troppo
sommerso" – sostiene Andrea Berardicurti, della segreteria politica del
Circolo Mario Mieli – "molti gay, lesbiche e trans non hanno il
coraggio di denunciare i loro aggressori perché sanno che quasi
certamente le loro querele cadranno nel dimenticatoio o verranno
archiviate e che, come nel caso di Napoli, anche le stesse persone che
dovrebbero garantire e tutelare tutti e tutte non agiscono in tal
senso. Finchè la politica non interverrà con delle leggi a tutela delle
persone omosessuali e trans gli episodi di violenza omofobica e
transfobica non diminuiranno (lo dimostrano le telefonate che la nostra
Linea Amica riceve giornalmente da molte parti d'Italia) e gli
aggressori la faranno franca perché ancora oggi la questione glbt
rimane totalmente disattesa, con l'assordante silenzio e la complicità
una buona parte del centro-sinistra". Circolo di Cultura Omosessuale
Mario Mieli. Andrea Berardicurti – Segreteria Politica 06/5413985 –
348/7708437 Andrea Berardicurti Segreteria Politica Via Efeso, 2/A
00146 R O M A tel. 065413985 fax 065413971 - 3487708437
MIRACOLO
DEL NUOVO ANNO
"ERO ETEROSESSUALE…. E SONO GUARITA"!!!
Intervista a
cura di Carla Liberatore Gaya CsF
Joseph Nicolosi ha dichiarato: "C'è
un'intera popolazione di individui che è uscita o che sta uscendo dall'
omosessualità, e questo fatto è una minaccia per gli attivisti gay e
gli attivisti gay stanno tentando di sopprimere e far passare sotto
silenzio questo punto di vista, questa popolazione".
La donna
intervistata oggi ha circa quarant'anni, si presenta bene, sicura di
sé, pare abbia superato il nero e controverso periodo che la vedeva
vivere come un'eterosessuale. Lei si chiama Guendalina e nell'
intervista proporremo solo il nome senza alcun riferimento al cognome
per ragioni di privacy.
CL. – Guendalina raccontaci della tua vita da
eterosessuale e del perché secondo te lo eri
G. – quando avevo ancora
solo otto anni ero ben cosciente del fatto che mi piacessero le bambine
e non i maschietti. Però poi ho creduto di essere malata, non lo dissi
a nessuno e così iniziai a sforzarmi di far credere che mi piacesse
questo o quell'altro compagno di scuola
CL. – poi cos'è successo?
G. –
è successo che avevo deciso di vivere la mia predilezione per le
femminucce in gran segreto, senza dirlo a nessuno, poiché nessuno
avrebbe potuto aiutarmi. Vivevo in una famiglia di cattolici credenti e
praticanti in cui la sessualità era un argomento tabù, figuriamoci l'
omosessualità. E' andato tutto bene fino a verso i dodici anni, quando
mio padre scoprì un giornale lesbo hard nel cassetto del mio comodino.
Fui forzata a frequentare uno psicologo di famiglia il quale asseriva
che le mie pulsioni erano soltanto il frutto della mia pubertà
CL. –
quindi questo psicologo ti incoraggiava a vivere da eterosessuale?
G. –
esattamente, lui diceva che non era naturale la mia inclinazione,
pertanto avrei dovuto pensare alla gioia della maternità, alla gioia di
fare l'amore con un uomo
CL. – per quanto tempo dovesti frequentare
questo psicologo e di che anni parliamo
G. – parliamo dell'inizio degli
anni '80, frequentai questo psicologo per qualche mese in quanto ad un
certo punto iniziai a far credere sia a lui e sia alla mia famiglia,
che avevo interesse per un ragazzo in particolare. Inoltre siccome
indossavo sempre i pantaloni, lo psicologo mi esortò ad indossare le
gonne che potevano essere per me una specie di salto di qualità verso
un'autentica femminilità
CL. – hai iniziato quindi ad indossarle?
G. –
si, certo, però mi sentivo così a disagio con quegli indumenti che mi
vergognavo di uscire di casa per cui mi rinchiusi per un periodo molto
lungo fin quando non trovai il coraggio di rimettere i miei jeans
preferiti
CL. – nel periodo che hai vissuto rintanata in casa cosa
facevi? Come passavi il tempo?
G. – ascoltavo musica, uscivo solo per
andare a scuola, non avevo amici, ogni tanto mia madre mi metteva in
mano l'uncinetto (che odiavo) e m'insegnava a cucinare, a lavare i
panni e a fare tutte quelle cose che convenzionalmente secondo lei,
dovrebbe fare una femmina
CL. – come si è evoluta in seguito la
situazione?
G. – si è evoluta quando mio padre morì. Mia madre iniziò a
soffrire di una forte depressione e io e mio fratello che eravamo solo
degli adolescenti iniziammo ad essere un po' sbandati. Ad esempio io mi
concedevo con enorme facilità a tutti i ragazzi che mi mostravano
interesse, a scanso del fatto che nessuno potesse dire che non ero una
femmina a tutti gli effetti. Solo che dopo un po' iniziarono a darmi
della puttana. Le prendevo di santa ragione sia da mio fratello e sia
da mia madre. In quel periodo avevo solo quindici anni e iniziai a
fumare haschisch e a bere qualunque cosa alcolica mi capitasse sotto
mano. Di nuovo decisi quindi, spinta anche dalle botte amorevoli della
mia famiglia, di rinchiudermi in casa e non uscire, approfittai anche
per lasciare la scuola finita la terza media.
CL. – come riuscivi a
stare in casa in un ambiente simile?
G. – avevo sempre la mia camera da
letto che era una specie di zona franca, nella quale trovavo rifugio
quando vedevo le brutte. Passavo il mio tempo fantasticando di avere
una fidanzata o arrovellandomi il cervello per dire a me stessa che non
era giusto e che invece avrei dovuto desiderare un fidanzato.
CL. –
come la immaginavi la tua fidanzata?
G. – semmai come immaginavo la mia
vita?!? Mbé la immaginavo con una bella fidanzatina al mio fianco,
speravo di poter riprendere gli studi, speravo che mia madre e mio
fratello prima o poi l'avrebbero accettata come una persona di famiglia
e speravo di non essere malata e di non dover ricadere di nuovo nelle
grinfie di qualche psicologo che mi esortava a mettere la gonna
CL. – a
proposito, e con le gonne com'è andata a finire?
G. – da quando morì
mio padre non le ho indossate più
CL. – riesci a raccontarmi come ti
sentivi in quei momenti? Cosa provavi?
G. – sicuramente provavo un'
estrema ed insopportabile solitudine, non avevo intorno a me degli
esempi a cui affidarmi e la mia tendenza ad isolarmi dal resto del
mondo non mi ha certo aiutata. Ero sempre perennemente triste, mi
mancava sia l'affetto familiare e sia l'affetto di chi avrei potuto
amare come partner
CL. – sei riuscita alla fine ad uscir fuori dal tuo
isolamento?
G. – dopo quasi tre anni. Ripresi gli studi al primo
superiore, iniziai ad avere almeno un minimo di vita sociale.
Frequentavo amiche ed amici, mi vestivo con i pantaloni ogni volta,
solo che siccome mi portavo dietro il retaggio culturale di uno
psicologo di qualche anno prima, al posto delle scarpe mettevo dei
tacchi vertiginosi che mi facevano un gran male ai piedi, mi truccavo
come una vecchia métressè e almeno salvavo le apparenze.
CL. – cos'è
successo a scuola, qual è stata la molla che ti ha fatto iniziare a
vivere
G. – mbé per prima cosa già il fatto di frequentare altra gente
mi aiutava a ribellarmi alla famiglia cattolica moralista e ipocrita in
cui vivevo, ma purtroppo la mia fama di gran femmina eterosessuale mi
portava a frequentare solo ragazzi
CL. – quindi eri completamente
traumatizzata?
G. – molto di più. Non ero solo traumatizzata, avevo
addirittura completamente dimenticato la mia attrazione per le
femminucce
CL. – a cosa ti ha portato il rimuovere la tua vera identità
sessuale?
G. – mi ha portato ad anni ed anni di sofferenze indicibili.
Con l'abuso delle droghe e dell'alcol, con il dilapidamento di un'
intera fortuna economica, con la prostituzione per potermi drogare, con
il carcere, i sert e le comunità terapeutiche.
CL. – come hai fatto il
passaggio fra la rinnegazione della tua identità, alle droghe e poi
alla rinascita?
G. – come dicevo ho frequentato i sert, sono entrata in
una comunità cattolica dalla quale circa tre mesi dopo sono fuggita. Ho
avuto la fortuna d'incontrare un ragazzo con il quale iniziai a
convivere il quale mi permise di sottopormi ad ogni sorta di cura
psicologica e fisica per riprendermi. Ne uscii completamente, solo che
durante la terapia psicologica che occorreva a disabituarmi alle
sostanze, dopo circa un anno di frequentazione delle sedute dalla
psicologa, iniziai ad avere dei flash back, rivivevo nei momenti più
impensati dei sprazzi di passato che avevo completamente dimenticato.
Fra questi c'era la violenza sessuale che subii a undici anni, i
momenti di escandescenza che dava mia madre quando era depressa e i
ricordi di tutte le bambine e le ragazzine che mi piacevano. Inoltre ho
ricordato anche di quando mi masturbavo chiusa nella mia camera da
letto pensando e ripensando a quella o quell'altra ragazza che mi
piaceva. Credo di aver fatto un vero e proprio percorso di guarigione
CL. – perché lo chiami percorso di guarigione?
G. – perché non solo ho
smesso di bere e di drogarmi ma ho capito profondamente e
consapevolmente quali erano le ragioni che mi avevano spinto a farlo.
Fra queste ragioni c'era sicuramente la violenza che avevo subito ma
contestualmente c'era anche il fatto che mi avevano fatto vergognare
come un cane bastonato nel non essere una comune bambina eterosessuale.
La mia eterosessualità era una costruzione mentale basata soltanto
sulla necessità di sopravvivenza familiare e in qualche maniera anche
sociale. Credo proprio di essere guarita dall'eterosessualità che mi
era stata imposta dai condizionamenti che avevo intorno. Questa
presunta eterosessualità mi aveva portato alla droga e all'alcol e alla
distruzione totale sia della mia personalità e sia della mia vita
CL. –
che ne pensi delle terapie riparative di cui tanto si parla in questi
ultimi tempi?
G. – credo che ci dovrebbero essere delle leggi che
tutelino i ragazzi e le ragazze adolescenti dalla follia criminale sia
dei loro genitori e sia di psicologi/e senza scrupoli. Queste terapie
riparative potrebbero anche sortire l'effetto di creare una nuova
personalità eterosessuale, ma alla lunga e non troppo, credo che creino
molti problemi e disturbi a livello di carattere e mentale. Ognuno deve
essere libero di vivere il proprio orientamento, infatti non sono molto
preoccupata degli adulti che si rivolgono a questi riparatori dell'
ultima ora, anche se c'è comunque di che preoccuparsi, ma soprattutto
sono preoccupata dal fatto che i minorenni non possono sottrarsi alla
podestà dei genitori qualora questi decidano di sottoporli a degli
incontri con psicologi riparatori.
CL. – vuoi lasciare un messaggio ai
lettori di Gaya CsF?
G. – il messaggio è che bisogna assolutamente
battersi affinché la libertà individuale sia veramente tale e che
queste pseudo terapie vengano una volta per tutte abolite. Ma
soprattutto mi rivolgo ai genitori dei ragazzi GLBT che sarebbe il caso
che si creassero delle reti d'informazione civile e psicologica capaci
di entrare in contatto con più persone possibili e che i media la
finiscano di creare dei cover up informativi laddove il potere politico
e religioso potrebbe esserne minato.
OMOSESSUALITÀ? OGGI SI PUÒ GUARIRE!
Quest'anno Babbo Natale ci ha fatto un bel regalo: giusto
qualche giorno prima della grande festa, travestendosi da giornalista
ha svelato qualcosa che molti già sapevano, tanti immaginavano e ben
pochi potevano affermare di non conoscere affatto.
Un numero sempre più
alto di psicologi continua a proclamare che l'omosessualità è una
malattia, si può curare e addirittura se ne può uscire! Basta trovare
il terapeuta giusto, il canale giusto che in soli 6 mesi (o forse anche
meno) può restituirti l'eterosessualità d.o.c. perduta. Il 23 Dicembre
il giornalista di Liberazione Davide Varì pubblica un articolo
sconcertante, dal titolo: "Gli ho detto: sono gay. Mi hanno risposto:
la sua è una malattia leggera, possiamo curarla." (http://www.lastampa.
it/redazione/cmsSezioni/cronache/200702articoli/18527girata.asp)
Varì
per 6 mesi ha finto di essere gay per potersi sottoporre al percorso
terapeutico del Prof. Cantelmi, guru e Presidente dell'Istituto di
Terapia Cognitivo Interpersonale, fondatore dell'Associazione italiana
Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di psicologia all'Università
Gregoriana, per "guarire" dalla sua (presunta e inventata)
omosessualità. Il percorso parte con un colloquio "selettivo" di un
prete, prevede la somministrazione dell'MMPI e del Rorschach e si
sofferma sulla quantità e la modalità dei rapporti sessuali consumati.
Mai una domanda sull'affettività, come se tra gay non fosse possibile
volersi bene. Dopo una serie di colloqui il percorso di guarigione
prevede un "corso di gruppo" di orientamento ultra cattolico, sgranare
rosari, partecipare a gruppi psicoterapeutici, studio della Bibbia e
dei testi di Josè Maria Escrivà (fondatore dell'Opus Dei), il tutto
sullo stesso piano. Attraverso questa miscellanea di pratiche il
gruppo promette non senza fatica di arrivare alla sospirata
"guarigione". La cosa è anzitutto strana. E' infatti dal lontano 1974
che non esiste più la diagnosi di omosessualità, eliminata dal Manuale
Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM). Oggi, e da più di
trent'anni l'intera comunità scientifica internazionale considera l'
omosessualità una variabile "normale" dell'orientamento sessuale e non
una patologia. Certo, è vero che vi fu un passato lontano in cui
(parliamo del primo DSM) era stata inclusa tra i "disturbi sociopatici
di personalità", passando nel 1968 a "deviazione sessuale" a fianco di
pedofilia e necrofilia, e arrivando nel 1974 come "omosessualità ego-
distonica". Si noti come il dibattito scientifico e culturale, che
riflette oltre al progredire del dibattito scientifico anche la
percezione comune e condivisa dei comportamenti normali e patologici,
della salute e della malattia, ha via via spostato e circoscritto la
questione della scelta di orientamento sessuale. Se infatti la
"sociopatia" è una categoria che prevede di per sé una forma di
aggressione all'altro, una modalità malata di stare con il prossimo, la
"deviazione sessuale" descrive già uno spostamento culturale della
questione omosessualità verso il sé, il proprio desiderio, una
questione meno "socialmente pericolosa" e più privata. L'altro, dal DSM
II, non sarebbe più in pericolo, ma l'omosessualità ne esce comunque
come una malattia. La versione del 1974 ha limitato grandemente la
diagnosi di omosessualità a quei soli casi in cui l'orientamento sia
egodistonico, ossia in cui il soggetto senta in qualche modo l'
orientamento sessuale come estraneo al sé. A quel punto restava da
decidere se andasse curata l'egodistonia, aiutando il soggetto ad
accettare il suo orientamento sessuale "di minoranza" sopportando le
fatiche insite in questa condizione, oppure se ci si dovesse impegnare
nell'improbabile impresa di modificare l'orientamento sessuale. Oggi
sarebbe forse chiamata con un termine più appropriato omofobia
interiorizzata. E' stato necessario arrivare al 17 maggio del 1990
perché anche la definizione di ego-distonica fosse cancellata dal DSM.
Eppure, poiché le vecchie abitudini sono dure a morire, fino al 1992
l'autorevole APA (American Psychiatric Association) negava l'iscrizione
delle persone dichiaratamente omosessuali. La terapia riparativa nasce
nel Nord America dal filosofo Joseph Nicolosi,
presidente della Narth,
National Association for Research and Therapy of Homosexuality, il
quale vanta ben 500 casi di "gay trattati" e curati. Anche se pare che
i gruppi di mutuo-aiuto per i cosiddetti "gay trattati" spesso si
sciolgano perché più di qualcuno trova al suo interno un nuovo partner
e quindi addio terapia… Già nel 2005 l'on. Franco Grillini, presidente
onorario di Arcigay, aveva presentato un'interrogazione parlamentare
per bloccare, tramite gli ordini professionali, la terapia riparativa.
Azione a cui lo psicoterapeuta americano J.M. van den Aardweg, che ha
scritto il libro "Omosessualità & speranza" ha risposto parlando di
lobby gay all'assalto della scientificità. Come nel caso citato dalla
teodem on. Binetti, secondo la quale la lobby gay sarebbe riuscita
addirittura a far cancellare l'omosessualità come patologia dai testi
scientifici mondiali, chiedendo e ottenendo di partecipare agli
incontri della "Commissione Nomenclatura" dell'APA. E sappiamo bene che
l'on. Binetti continua (La Stampa del 28/12/2007) in qualità di
neuropsichiatria a ripetere che lei e molti altri colleghi considerano
l'omosessualità una devianza. Il codice deontologico degli Psicologi
italiani approvato dal CNOP cita:
Art. 4. "Nell'esercizio della
professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla
riservatezza, all'autodeterminazione ed all'autonomia di coloro che si
avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze,
astenendosi dall'imporre il suo sistema di valori; non opera
discriminazioni in base a religione, etnìa, nazionalità, estrazione
sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento
sessuale, disabilità. Lo psicologo utilizza metodi e tecniche
salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione ad
iniziative lesive degli stessi." Il Codice di autoregolamentazione
etica degli psicologi italiani proibisce loro di utilizzare metodi che
non salvaguardino il rispetto, tra l'altro, degli orientamenti sessuali
e delle altre opinioni, credenze, sistemi di valori. Altrimenti va a
finire che ci potrà sempre essere un'Associazione Psicologi del Partito
x che cerca di guarirti dall'essere iscritto al partito y,
considerandola una perversione del pensiero. E perché non, per
ribaltare la situazione, uno psicologo gay che cerchi di guarire
Cantelmi o qualche suo degno compare dal loro atavico terrore nei
confronti degli orientamenti omosessuali? Magari si potesse "guarire" l'
omofobia! Il fatto è grave ben al di là del cosciente e voluto uso di
criteri nosografici abbandonati da decenni, e perfino del cosciente e
palese spregio dei codici deontologici vigenti. La gravità di questa
vicenda nasce dalla stessa sovrapposizione forzata tra posizioni pseudo-
religiose e posizioni scientifiche dalla quale confusione nasce un
approccio confusivo e "di parte" di fronte alla teoria e alla pratica
psicoterapeutica. La violazione della deontologia ne è una diretta
conseguenza. Altre conseguenze, più gravi possono essere solo
immaginabili, nel momento in cui la scienza si fa strumento dell'
ideologia. Dal punto di vista della pratica clinica ci si trova di
fronte ad uno dei più dolorosi tra i paradossi. Una persona in
condizione di debolezza e fragilità si rivolge ad un professionista per
una sua sofferenza. Questa persona non dovrebbe trovare, a nostro
parere, qualcuno che antepone, o impone grazie al ruolo di
psicoterapeuta le proprie convinzioni (religiose, politiche,
ideologiche..) alla centralità del paziente stesso, cui si deve il
rispetto delle sue "opinioni, credenze, sistemi di valori", rispetto
non a caso previsto "ex lege" in tutte le forme di relazioni di aiuto e
non a caso, sancito dai codici deontologici. Non è casuale che in una
forma pervertita, questa si, di psicoterapia al di là e in spregio ad
ogni deontologia, il gruppo di Cantelmi usi, senza soluzione di
continuità, il Rorschach e il rosario, il colloquio clinico e la
"penitenza" tipica delle pratiche di espiazione religiosa. Il
professionista dell'aiuto qui non usa infatti i saperi e le tecniche
per la risoluzione dei problemi psicologici dei suoi pazienti, non è il
paziente al centro della questione, ma la cura della propria ansia e il
rafforzamento dell'ideologia. E' infatti aprioristica la convinzione
che l'omosessualità sia peccato e patologia e che come tale vada
"espiata" oltre che "curata". Qui invece tutto è volutamente confusivo
e confondente, in modo da trasformare l'aiuto terapeutico in una
gravissima forma di manipolazione del pensiero nel tentativo di
adeguarlo al proprio. Un assetto cosiddetto "psicoterapeutico" che,
come nel caso qui descritto, sembra offrire alle persone risposte
preconfezionate e religiosamente orientate, diventa immediatamente uno
strumento manipolatorio che procura ad essi strutture psicologiche da
falso-sé, anziché percorsi veritieri, trasformando, in caso di successo
l'individuo in un automa mosso da convinzioni non proprie che leniscono
temporaneamente il dolore e lo omologano al (presunto) sentire comune
della società. Dal punto di vista esclusivamente psicoterapeutico l'
insuccesso è evidente, a meno che ingenuamente si pensi che la scelta
sessuale sia questione molto esteriore e superficiale. Qui si assiste
ad una banalizzazione ed elusione della domanda del paziente, che
"sparisce" e ad una semplificazione sul versante della risposta. Ed
allora è la persona a volere "uscire" dall'omosessualità, o è piuttosto
una prescrizione di queste sedicenti, pericolose istituzioni psico-
religiose, le quali intendono "sorvegliare e punire", nonché orientare
secondo dogmatiche religiose scelte che appartengono ad una sfera
personale, quella si, "sacra"? Ci sembra indispensabile un
interessamento deontologico degli Ordini competenti (anche dei Medici)
e l'apertura di un'istruttoria approfondita. Su indicazione di una
futura collega che ha scritto al CNOP in merito alla violazione dell'
art.4 ci siamo attivati per segnalare come AP ai relativi Ordini
professionali eventuali violazioni del codice deontologico,
sollecitandoli a prendere una chiara posizione in merito e a procedere
ad indagini in casi simili, come già dichiarato dalla Presidente
dell'Ordine Lazio, dott.ssa Zaccaria su Liberazione del 28/12/2007. La
sofferenza e il rispetto per il dolore di essere "diversi" seppur
uguali, richiederebbe secondo noi più rispetto e più cautela di quanta
ne abbiano mostrata i protagonisti di questa vicenda, i quali sembrano
invece mostrare l'intenzione di convertire piuttosto che quella di
ascoltare ed aiutare. E' grave l'uso del proprio ruolo di autorità e
della condizione di fragilità dei propri pazienti per fare del
proselitismo, anteponendo un desiderio di "normalizzazione" alla
guarigione del paziente nel rispetto delle sue scelte e dei suoi
orientamenti. A noi questa teo-pedagogia travestita da psicoterapia
inquieta e preoccupa, e ci appare una pericolosissima deriva culturale
da bloccare sul nascere.
CURARE L'OMOSESSUALITÀ LA PAROLA A UN OMOSESSUALE CREDENTE.
Un intervento sulle terapie riparative
dell'orientamento sessuale descritte da Liberazione il 23 dicembre
2007. In un articolo scritto per Liberazione lo scorso 27 dicembre,
Aurelio Mancuso osservava che: «I tanti gay credenti, sacerdoti e non,
con cui ho relazione tramite email, sms, incontri più o meno
catacombali, sono un buon polso della situazione. Su quello che è
avvenuto in questi giorni, è calato un eloquente silenzio». Il giorno
dopo, in una dichiarazione che aveva l'obiettivo di chiarire il tipo di
attività che svolge con le persone omosessuali, il professor Tonino
Cantelmi (lo psichiatra che Liberazione ha indicato come referente
italiano per quanti "curano" le persone omosessuali) ha parlato di un
lavoro il cui obiettivo principale è quello di rispettare «i valori
degli omosessuali credenti». «Forse - mi sono detto - è il caso che
qualche omosessuale credente dica finalmente qualche cosa». Ma ero
molto impegnato con il lavoro e ho sperato che qualcun altro
intervenisse. A distanza di una settimana, visto che nessun altro l'ha
fatto, ho deciso di scrivere quello che penso delle terapie riparative
dell'orientamento sessuale. Come tanti omosessuali cattolici della mia
età certi approcci terapeutici li conosco bene, perché una ventina di
anni fa ho chiesto a uno psicoterapeuta di "farmi diventare
eterosessuale". Quando la senatrice Binetti sostiene che allora le
persone omosessuali venivano quasi sempre curate, non fa altro che
raccontare quello che succedeva a tante persone come me. Purtroppo non
parla dei tantissimi fallimenti di queste cure e delle conseguenze che
questi fallimenti avevano nella vita di coloro che si erano illusi di
"guarire" dall'omosessualità. Nel mio caso, dopo un anno di
trattamenti, mi sono ritrovato con un lavoro che non mi piaceva (avevo
infatti troncato i sogni di carriera accademica che una modesta borsa
di studio da ricercatore aveva alimentato e ho cercato in fretta e
furia un impiego che mi permettesse di pagare la terapia) e con una
lieve depressione che mi teneva sveglio per ore durante la notte. Ho
però conosciuto persone a cui le cose sono andate decisamente peggio:
qualcuno è ancora in una clinica psichiatrica, qualcuno si è
addirittura suicidato dopo aver constatato che tre anni di sforzi per
diventare 'normale' si erano rivelati inutili. Gli stessi sostenitori
della validità delle terapie riparative parlano di guarigione possibile
solo per terzo degli omosessuali trattati e spendono fiumi di parole
per raccontare le storie di successo della loro attività terapeutica. A
quanti offrono certe pratiche terapeutiche a chi chiede di abbandonare
uno "stile di vita gay" occorre a questo punto chiedere se si sono mai
chiesti che fine hanno fatto i tanti omosessuali che hanno abbandonato
la terapia: posso dire, per averne aiutati tanti, che la maggior parte
di costoro ne esce a pezzi e maledice il giorno in cui aveva deciso di
chiedere di guarire dall'omosessualità. Forse un buon medico dovrebbe
spingere i suoi pazienti a non intraprendere cure che rischiano di
comprometterne l'equilibrio, soprattutto quando il rischio di
fallimento di aggira intorno al 70%. Non è stata quindi la lobby gay,
come sostiene la senatrice Binetti, a togliere l'omosessualità
dall'elenco delle malattie mentali. E' stato il buon senso di centinaia
di professionisti seri che, dopo aver visto le conseguenze nefaste di
certe pratiche terapeutiche, hanno deciso che forse era il caso di
utilizzare un approccio diverso: se un omosessuale va da uno
psicoterapeuta, l'obiettivo che quest'ultimo gli deve indicare non è
tanto quello di "guarire" dall'omosessualità, quanto quello di imparare
a vivere bene quella stessa omosessualità che una volta veniva curata
con le conseguenze che ho descritto sopra. Sarebbe poi interessante
monitorare nel corso degli anni quella minoranza che, a un certo punto,
afferma di essere "guarita" dall'omosessualità. Nei nostri gruppi
capita di incontrare persone che, dopo anni di lotte contro le loro
inclinazioni, alla fine si riconoscono sconfitti e raccontano, con
amarezza, di «aver buttato via i vent'anni più belli della vita!».
Negli Stati Uniti, dove grazie ai soldi di alcune sette protestanti ,
le terapie riparative dell'orientamento sessuale hanno una diffusione
molto maggiore che in Italia, gli "ex-ex-gay" sono ormai la maggioranza
di coloro che, dopo essersi sottoposti a un trattamento, hanno
affermato di essere guariti dall'omosessualità. Alcuni percorsi sono
addirittura grotteschi, come dimostra la storia Michel Bussee,
fondatore di Exodus International (forse la più importante associazione
di ex-gay degli Stati Uniti) che si è innamorato di un altro dirigente
della stessa associazione e ha deciso, dopo anni di conferenze in cui
aveva raccontato a migliaia di persone di esserne definitivamente
guarito, di "riabbracciare" l'omosessualità. Personalmente posso dire
di aver conosciuto più di una persona che, dopo avermi detto di essere
definitivamente "guarita" dall'omosessualità, ha poi avuto dei
comportamenti che contraddicevano questa guarigione. D'altra parte lo
stesso Joseph Nicolosi (lo psicoterapeuta americano che afferma di aver
"guarito" cinquecento persone dall'omosessualità) afferma che la
guarigione dall'omosessualità non coincide con la fine delle pulsioni
omoerotiche, ma con l'approdo a una vita in cui queste stesse pulsioni
vengono per lo più represse, isolando gli eventuali contatti
omosessuali in cui si può sempre ricadere. Di fronte a una affermazione
di questo genere sarebbe il caso di chiedersi con che coraggio si
esortano le persone che "guariscono" dall'omosessualità a sposarsi
calpestando il diritto che una moglie ha di sperimentare nel compagno
quella passione che ciascuno di noi desidera vedere nel partner.
L'obiettivo di staccare l'omosessuale dalle cattive compagnie dei gay
che sono contenti di esserlo è talmente impellente che non ci si cura
delle sofferenze che questo distacco comporta nell'omosessuale stesso
e, soprattutto, nella donna che ha avuto la sfortuna di sposarlo. Dare
un supporto pseudo-scientifico a certi espedienti a cui si ricorreva in
un lontano passato per risolvere il "problema" dell'omosessualità,
significa essere dei veri e propri incoscienti. Alla luce delle
osservazioni che ho appena fatto credo di poter concludere che, agli
omosessuali che chiedono di essere "curati" (come del resto ho fatto io
tanti anni fa), un medico onesto deve rispondere che l'omosessualità
non è una malattia da curare, perché l'eventuale cura comporta rischi
molto maggiori dell'omosessualità stessa. La strada che un omosessuale
credente è chiamato a percorrere per non rinunciare ai suoi valori non
passa attraverso la negazione dell'omosessualità, ma si gioca nella
capacità che abbiamo di mettere l'omosessualità stessa in relazione con
gli altri aspetti della nostra vita. Ci si accorgerà allora che la vera
risposta alla promiscuità che certi autori, sbagliando, identificano
con lo "stile di vita gay", non è la cura dell'orientamento
omosessuale, ma il progetto di vivere quello stesso orientamento in
maniera responsabile, facendosi carico non tanto del proprio benessere,
ma del benessere delle persone che il Signore le fa incontrare. Gianni
Geraci Presidente Gruppo del Guado - Cristiani Omosessuali - Via
Soperga 36 – Milano www.gaycristiani.it
OMOSESSUALITÀ: L'ORDINE DEI MEDICI INTERVENGA NEI CONFRONTI DI PSICHIATRI CATTOLICI CHE VOGLIONO CURARE GLI OMOSESSUALI PERCHÉ "MALATI".
LA PERICOLOSITÀ DI UNA NUOVA OFFENSIVA FONDAMENTALISTA. RADICALI ITALIANI RINGRAZIA LIBERAZIONE
Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani e
Sergio Rovasio, radicale, membro della Direzione della Rnp:
"L'offensiva clerico-omofobica ha ora aperto il fronte della
'guarigione' o 'riparazione' dell'omosessualità. Grazie al quotidiano
Liberazione e al giornalista Davide Varì è stata messa in luce una
vicenda più da Medio Evo che da nuovo millennio. Piuttosto che
riconoscere diritti alle persone LGBT si cerca di farle passare per
malati mentali, squilibrati da far curare dagli psichiatri. Ciò che è
ancor più grave è che il capofila di questa nuova branca della medicina
è il Professor Tonino Cantelmi, presidente e fondatore
dell'Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente
di psichiatria all'Università Gregoriana, nonché Diacono permanente
della Diocesi di Roma . Insomma, proprio un medico 'neutrale' che
certamente antepone alla religione cattolica i riferimenti medico-
scientifici! Peccato però che la comunità medico-scientifica non
consideri l'omosessualità una malattia e che la stessa Organizzazione
Mondiale della Sanità ha cancellato questa assurdità nel 1990. Delle
due l'una: o il Professor Cantelmi abusa della sua professione e per
questo devono intervenire gli Ordini dei medici, degli Psichiatri o
degli Psicologi oppure 'guarisce' davvero le persone che non piacciono
alle gerarchie cattoliche e allora, da radicali, chiederemo tutti di
essere curati". I Deputati radicali presentano un'interrogazione nella
quale chiedono conto anche dei privilegi statali accordati
all'Università Gregoriana". INVIATO DA Sergio Rovasio
ORGOGLIO E PREGIUDIZI
A cura di Alba Montori
C'è chi, dopo aver per centinaia di
anni (o solo per decenni se vogliamo limitarci agli "ultimi"
denunciati) taciuto e acconsentito alla violenza pedofilo/pedagogica
da parte dei suoi preti e prelati, di fronte alle centinaia di denunce
pubbliche di giovani violati, ormai adulti, genitori e parrocchiani
indignati che non riesce più a far tacere "peramordidio" l'unica azione
che propone è "la preghiera per i preti pedofili", per i rei di tali
mostruosità, senza spenderne neanche mezza per chi ha dovuto subirle,
indifeso, prima durante e dopo. E sono gli stessi che, imponendo il
potere della loro "santa verità di diretta ispirazione divina, hanno
coltivato nelle persone semplici, da loro stessi istruite ad essere
incivili e intolleranti, il disprezzo e l'odio per l'omosessualità
naturale, come di quella adulta e consapevole, accomunandola biecamente
e ipocritamente ai loro delitti per meglio nasconderne la violenza agli
ingenui fedeli. Gli effetti nefasti di ciò, amplificato dai media e
dall'ignoranza stratificata nella società a tutti i livelli, sono
quotidianalente sotto gli occhi di tutti, ma a quanto pare solo pochi
hanno occhi per vedere le cause e gli effetti, quelli purtroppo veri e
reali, anche troppo. Così le minacce di morte per Aurelio Mancuso sono
solo l'ultima manifestazione in ordine di tempo del clima di odio ormai
mantenuto ferocemente vivo quotidianamente. La "guerra santa" è stata
ormai scatenata, contro la diversità di genere a cominciare dagli
omosessuali e dalle donne, col pretesto della tutela della "famiglia"
(quella "buona" dev'essere solo quella etero-santa e assolutamente
prolifica) col pretesto della "tutela della vita" . La vita da
tutelare ovviamente è solo quella degli embrioni, non certo delle
donne, dei froci o delle lesbiche. Chi è omofobo, "laico" o "clerico"
che sia, non li considera evidentemente umani, tantomeno dotati di
diritti a esistere così come sono, a meno che non si facciano "guarire"
dall'esser così come sono e probabilmente neanche in questo caso... La
situazione diventa sempre più pesante, di giorno in giorno e senza
tregua alcuna. Perciò sono sempre più convinta che è necessario e
urgente attuare un'azione nonviolenta in difesa del diritto di ciascun*
ad esistere così come è, di qualunque colore e di qualunqe genere sia.
Dopo sessant'anni di inapplicazione dell'articolo 3 della Costituzione
italiana (ma non solo di quello) in troppi si continuano a comportare
come se non ci fosse, come se non fosse loro compito rispettarla e
farla rispettare anche riguardo all'omosessualità. La legge europea
specifica contro l'omofobia esiste. Va applicata anche in Italia, anche
i nostri eletti sono disposti a farci pagare fior di multe ( si perchè
poi si scaricano sul debito pubblico e quindi sulle nostre tasche) per
non volerla inserire, né tantomeno applicare, nella legislazione
italica.
Propongo perciò a tutta la gente di buona volontà di
comportarsi comunque come se tale norma europea fosse a tutti gli
effetti già operante ( perchè di fatto, volenti o nolenti così ha da
essere) partendo da alcune semplici attività:
1- la raccolta
sistematica dei nomi e cognomi degli omofobi, partendo da quelli che
sbandierano la loro omofobia sui media oltre che nelle sedi
istituzionali, o nella loro attività professionale ( ad es. psico,
medici, magistrati, docenti ecc) a qualunque schieramento appartengano;
2- la loro denuncia alle autorità competenti per istigazione alla
violenza;
3- la raccolta sistematica dei casi di omofobia, documentati,
magari anche denunciati, ma non perseguiti, per denunciarli
pubblicamente;
4- la segnalazione dei siti web ( almeno quelli in
italiano) dove vengono propagandate forme di istigazione alla violenza,
fisica e/o psicologica, nei confronti di tutte le forme di diversità di
genere, per segnalarli all'attenzione pubblica e delle autorità
competenti, italiane ed europee.
La raccolta di questi dati è già
iniziata, ma è comunque difficile, senza l'aiuto di tutta la gente di
buona volontà della Comunità varia, perciò vi rinnovo l'invito a
collaborare inviando le vostre segnalazioni al mio blog con l'etichetta
"omofobia", "OMOFOBIonLINE"
grazie
Alba Montori
blog: http://albamontori.blogspot.com/
W le differenze - W la parità di diritti e
doveri
abbasso la falsità e l'ipocrisia - abbasso le omologazioni
egualitariste
condividi le informazioni e le esperienze
http://albamontori.blogspot.com/
TUTTOSPOSI 2008
L'Arcigay di Napoli apprende con desolata perplessità che gli organizzatori di"TuttoSposi
2008" hanno scelto di pubblicizzare con una campagna provocatoria, e
spot sulle reti di Berlusconi, la 29ma fiera che quest'anno è "del
matrimonio costituzionale", come si specifica nel sottotitolo facendo
riferimento alla interpretazione eterosessista ed ideologica dell'
articolo 29, dichiarandosi poi apertamente contro il matrimonio tra
persone dello stesso sesso. "Le trovate per pubblicizzare la 'sagra
dello sposalizio' non sono mai state così becere come quest'anno",
afferma Salvatore Simioli, presidente dell'Arcigay di Napoli, "Se gli
imprenditori di 'TuttoSposi' temono un calo di profitti con l'
estensione del matrimonio alle coppie non eterosessuali si sbagliano di
grosso. Se l'istituto matrimoniale fosse esteso anche alle coppie
omosessuali come in Spagna, ci sarebbero conseguenze positive per
tutti, sia per chi si batte affinché sia riconosciuto il valore degli
affetti che legano gli aspiranti coniugi dello stesso sesso, sia per le
aziende di 'TuttoSposi' che scoprirebbero nuovi ed estesi mercati". "E
aspettiamo ora che i paladini dell'ortodossia clericale, in testa il
noto Don Rodrigo da Ceppaloni, esprimano il proprio disappunto per l'
utilizzazione anche questa volta mondana del 'sacro matrimonio'",
conclude Simioli, "Quanto alle coppie gay e lesbiche napoletane,
sopravviveranno anche a questa 'trovata', essendo attente più ai
sentimenti che al catering: non possiamo infatti rinunciare al
riconoscimento pubblico delle nostre relazioni, ma possiamo
soprassedere al frac e ai confetti".
Salvatore Simioli
Presidente
Arcigay Napoli
Cell.3479262425
STIMA E SOLIDARIETA' AD ENZO FOSCHI
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime la propria stima e
profonda solidarietà ad Enzo Foschi, vittima dell'ennesima minaccia da
parte di un sedicente gruppo delle Brigate rosse. Il Circolo si
stringe idealmente intorno ad Enzo Foschi e a tutti coloro che ricevono
minacce ingiuriose e farneticanti, ricordando che questi gravi atti
intimidatori non ci impauriscono e che al contrario compattano le forze
laiche e democratiche che nel nostro Paese lavorano quotidianamente per
ottenere una migliore qualità della vita per tutti.
Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli
Rossana Praitano - Presidente
Segreteria
Politica – Andrea Berardicurti
06/5413985 – 348/7708437
Andrea
Berardicurti
Segreteria Politica
Via Efeso, 2/A 00146 R O M A
tel.
065413985 fax 065413971
3487708437
LA GIUSTIZIA DI BARBABLU'
Per chi vuole liberarsi della moglie per una ventenne dell'Est o per ereditare
l'appartamento la legge italiana offre grandi possibilità. Il giudice
Bruno Tinti nel libro: " Toghe Rotte" fornisce preziosi ragguagli agli
aspiranti uxoricidi. Per prima cosa bisogna disporre di una moglie e di
un buon motivo per sopprimerla, quindi la si può eliminare. Chi vuole
potrà dar sfogo al suo sadismo in quanto non considerato una seria
aggravante. Dopo l'omicidio bisogna correre subito dai Carabinieri per
autodenunciarsi, spiegare i dettagli del delitto e far rintracciare gli
strumenti utilizzati per compierlo (punteruolo, pistola, martello,
ecc.). Non sussistono più i pericoli di inquinamento delle prove e di
fuga. L'arresto non è perciò necessario. In attesa del processo si
potrà continuare la propria normale attività.Per l'uxoricidio è
previsto l'ergastolo, ma il marito può dimostrare di "aver agito in
stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui" (art. 62 n.2), ad
esempio le corna, essere disponibile a risarcire i parenti della ex
moglie (art. 62 n.6) e chiedere il rito abbreviato. Il giudice, dotato
di calcolatrice, comincia a detrarre: - la pena, senza le aggravanti,
non è più l'ergastolo, ma il carcere per 24 anni - meno un terzo, art.
62 n.2 (stato d'ira) = 16 anni - meno un terzo, art. 62 n.6
(risarcimento) = 11,33 anni periodico - meno un terzo, art. 62 bis,
attenuanti generiche (concesse a tutti) = 7,5 anni- meno un terzo per
il rito abbreviato = 5 anni - se l'omicidio è avvenuto prima del maggio
2006 sono scontati tre anni per l'indulto ceppalonico = 2 anni con la
sospensione condizionale della pena. Nel caso la Giustizia sia
particolarmente severa con una condanna a tre anni, il marito verrebbe
affidato ai servizi sociali. L'uxoricidio conviene . Un libro, la
sponsorizzazione di una linea intimo maschile e una serata da Vespa. Si
può raggiungere la tranquillità economica. In Italia le mogli sono
utili anche da morte. Ps: L'iter giudiziario è valido anche per i
mariti.
FONTE: http://www.beppegrillo.it/2008/01/la_giustizia_di.html
GLI EFFETTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO
L'aumento delle temperature sta avendo delle ripercussioni profonde sugli ecosistemi montani e sulle
popolazioni che vi abitano. Lo scioglimento dei ghiacciai se nel breve
periodo fa aumentare la disponibilità d'acqua, nel lungo periodo ha
effetti opposti. Inoltre rende più probabili le inondazioni e causa la
migrazione di specie animali, ha avvertito oggi la FAO in occasione
della Giornata Internazionale della Montagna. "Con la scomparsa dei
ghiacciai e lo spostamento verso l'alto del limite delle nevi perenni,
la portata dei fiumi potrebbe cambiare e la conseguente mancanza
d'acqua potrebbe dare origine a situazioni di conflitto, ed avere
conseguenze sulla produzione di energia elettrica e sulle condizioni di
vita di coloro che dipendono dal settore forestale e dall'agricoltura
per la propria sopravvivenza", ha detto Alexander Müller, Vice
Direttore Generale della FAO. I servizi che forniscono gli ecosistemi
montani spesso vanno al di là della loro area geografica e comprendono
il bilancio idrologico, la regolazione del clima ed il mantenimento di
differenti specie di piante ed animali.La causa principale del
cambiamento climatico è l'aumento delle emissioni di gas ad effetto
serra. Le emissioni causate dall'uomo sono cresciute in modo notevole
negli ultimi 30 anni, registrando un aumento del 70 per cento tra il
1970 ed il 2004, secondo le stime del Quarto Rapporto di Valutazione
sul Cambiamento Climatico. Il riscaldamento globale ha pesanti ricadute
sull'agricoltura, sulle foreste e sulle zone montane che sono
particolarmente sensibili. Regrediscono i ghiacciai - In Bhutan, per
esempio, i ghiacciai stanno regredendo ad una media di 20-30 metri all'
anno, con effetti devastanti a valle a causa delle inondazioni che
provocano con il loro carico di perdita di vite umane... Nelle Ande
peruviane è completamente scomparsa la calotta glaciale, una volta
conosciuta come "il leone dormiente", e questo ha causato il
prosciugamento parziale o totale dei canali idrografici, con
conseguenze sull'irrigazione, sulla produzione di elettricità e sulle
attività minerarie future. L'aumento delle temperature, come
conseguenza del cambiamento climatico, può anche ripercuotersi sulla
salute umana ed animale: è infatti probabile che la malaria continui a
spostarsi verso maggiori altitudini, come già è successo sulle catene
montuose dell'Africa orientale e sulle Ande. Per gli animali selvatici,
un clima più caldo può voler dire l'estinzione, per la scomparsa del
loro habitat naturale. Il ruolo della FAO - Sinora si è cercato di
adattarsi ai cambiamenti indotti dal clima mediante misure
tecnologiche, per esempio evitare lo scoppio dei laghi glaciali sull'
Himalaya, o di salvaguardia contro l'instabilità dei versanti montani
dovuta alla decomposizione del permafrost nell'Europa settentrionale.
Le stazioni montane di sport invernali in Europa ed in Nord America
hanno iniziato a diversificare i propri servizi per compensare la
perdita di turismo invernale causata dalla mancanza di neve. La FAO sta
lavorando con i governi alla gestione dei bacini idrografici e alla
revisione dei piani di utilizzazione del suolo e di azzonamento
territoriale sia per le aree montane che di pianura poiché è assai
probabile che alluvioni, frane e slavine diventino più frequenti e
gravi e colpiscano aree sinora considerate sicure. In Bhutan, è stata
istituita una Commissione Nazionale per il cambiamento climatico per
individuare zone sicure e non per l'insediamento umano in aree che
potrebbero potenzialmente essere colpite da inondazioni. Le popolazioni
delle aree rurali, ad esempio, sono state munite di radio trasmittenti
come strumento per dare l'allarme precoce. Servono maggiori dati -
Occorrono maggiori dati e cognizioni a livello regionale e locale sull'
impatto del cambiamento climatico e della variabilità meteorologica
sulle comunità montane e sulle alternative di adattamento. "La FAO ha
un ruolo cruciale nel dare risposte alle gravi sfide con le quali
devono confrontarsi le comunità montane nei paesi in via di sviluppo,
che spesso sono anche i settori più poveri e con la maggiore
percentuale di insicurezza alimentare", ha detto Alemneh Dejene,
esperto senior del servizio FAO di Valutazione e Gestione Ambientale.
Di questi temi e di tutte le altre questioni relative al cambiamento
climatico si discuterà alla Conferenza ad alto livello su "La sicurezza
alimentare mondiale e le sfide poste dal cambiamento climatico e dalla
bioenergia" che si terrà presso la FAO dal 3 al 5 giugno 2008. FONTI:
alison.small@fao.org - www.fao.org
RADIO POPOLARE
L'Altro Martedì la trasmissione di cultura ed informazione omosessuale di Radio Popolare
condotta da Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu Martedì 8
gennaio dalle ore 22.35 alle ore 23.30 ospita Le Sorelle Martinetti le
suffraggette della musica "en travesti" in occasione del loro primo cd
musicale in uscita a gennaio per la P-NUTS di Giorgio Bozzo www.
myspace.com/sorellemarinetti e speciale Tom Bouden conosciuto in tutta
Europa per Max&Sven, autore di fumetti ironici e piccanti, impietosi
verso la comunità gay della quale mette alla berlina soprattutto la
disinvoltura sessuale senza moralismi, ma con bonaria irriverenza. a
cura di Massimo Basili email: omomail@radiopopolare.it
Radio
Popolare
FM 107.600
streaming su www.radiopopolare.it
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