27 marzo 2007

news 27 marzo

La pagina di liberi tutti sull'Unità del 27 marzo è dedicata interamente alla realtà trans
apriamo con un viaggio attraverso gli occhi di un diciassettenne che si
sente donna e insieme a lui/lei esploriamo l'abc della transessualità:
i termini: transessuale, transgender, travestito il disturbo: cioè la
disforia di genere la legge, e i suoi limiti, che in Italia scandisce
sostegno socio/psicologico e intervento le paure le associazioni a
centro pagina c'è un mio breve corsivo dove si mette in luce (citando
en passant il caso Sircana) la "maschera trasgressiva" attribuita alle
persone trans (e da loro alle volte indossata) e il vero volto di
"tante vite senza scandalo" alla ricerca di faticosi equilibri, in
pagina anche un articolo che cita libri e fumetti e un altro che parla
della "favolosità" sullo schermo citando e "leggendo" alcuni dei
principali film
Delia Vaccarello

CERIMONIERE SALE SUL PULPITO E
BACIA IL COLLEGA:
L'insolita dichiarazione durante la messa vespertina
AVEZZANO (L'Aquila) - E' salito sul pulpito e ha dichiarato il proprio
amore, con tanto di bacio in bocca, al collega cerimoniere, assistente
dell'officiante durante la messa vespertina. L'insolito "coming out" è
accaduto qualche giorno fa ad Avezzano, nel santuario della Madonna
della Pietraguaria. La preghiera dei fedeli era appena terminata quando
sul pulpito è salito uno dei due cerimonieri. "Ringrazio il parroco per
avermi dato questa possibilità, poter fare gli auguri al mio amico",
l'altro cerimoniere che gli stava accanto. "Ti amo", e poi quel bacio
che ha pietrificato i fedeli, rimasti increduli, e un lungo abbraccio.
La chiesa è gestita dai cappuccini, che cercano subito di minimizzare.
"Non c'è nulla di strano a dire ti amo a una persona dello stesso
sesso. Dio, infatti, è amore", è la versione ufficiale proposta da uno
dei padri. Ma quando gli è stato fatto osservare che alcuni fedeli
hanno parlato di un bacio dato sulla bocca il cappuccino si fa
sbrigativo: "Non stavo celebrando io, non ho visto se il bacio è stato
dato su una guancia o altrove, su questo non saprei proprio cosa dire".
Per la sua dichiarazione, il cerimoniere ha scelto un'occasione
pubblica e sacra. Eppure non tutti i fedeli della chiesa di Avezzano
hanno apprezzato. Qualcuno ha lasciato il luogo sacro mentre la messa
era ancora in corso e altri si sono detti "impietriti" e "scossi". La
coppia che sta facendo già parlare molto di sé non sarebbe di Avezzano,
ma si sarebbe trasferita in città da qualche mese. FONTE Repubblica.it
sabato 24 marzo 2007 – INVIATO DA CSU L'Aquila

MARIO MIELI: FAMILY DAY, NON POSSUMUS!
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli valuta i fondamenti e gli scopi del Family Day
come totalmente agli antipodi rispetto alle richieste del movimento
omosessuale e transessuale italiano, ma anche come contrapposti a
qualunque idea nuova e diversa di famiglia. Con occhio più attento le
basi del Family Day mettono in discussione la possibilità stessa di
riconoscimenti e tutele per i comportamenti personali e affettivi dei
cittadini non coincidenti con l'etica cattolica. I promotori dell'
evento del 12 maggio dichiarano in modo inequivocabile che la ragione
del loro manifestare è la difesa del modello di famiglia tradizionale,
inteso come quello basato esclusivamente sui canoni della religione
catolica. Tale difesa si traduce nella richiesta che solo tale modello
debba essere previsto nell'ordinamento italiano, a scapito di qualunque
novità normativa per le forme diverse di famiglia, sia pure esistenti
nella realtà (coppie di fatto eterosessuali e coppie omosessuali in
genere). E' perfettamente legittimo, anzi è la virtù più grande di una
democarazia, che ognuno possa scendere in piazza a favore o contro
qualcosa. Il Mario Mieli, democratico e laico fino all'osso, riconosce
l'utilità e il valore prezioso di ogni manifestazione dove si esprimano
pacificamente richieste e opinioni di singoli o di gruppi di cittadini.
E' indubbia l'importanza che tali contenuti emergano chiari, affinché
il dibattito culturale e politico non ne venga inquinato, e affinchè
ognuno, che scelga di aderire o meno, ne sia pienamente consapevole e
responsabile. E' chiaro come il sole che il Family Day non è a favore
della famiglia, intesa ampiamente come entità storico-sociale, e
nemmeno vuole spingere per i cosiddetti "aiuti alle famiglie", al di là
dei corollari usati strumentalmente come ad esempio i sostegni ai
redditi deboli. La manifestazione è contro le tutele giuridiche rivolte
ad ogni tipo di famiglia diversa da quella ritenuta giusta dai
promotori. Conseguenza lapalissiana è che la manifestazione è contro
ogni riconoscimento delle coppie omosessuali, dunque contraria ad ogni
raggiungimento della piena equiparazione di tutti i cittadini, al di là
del loro orientamento sessuale. Il Circolo Mario Mieli vede invece
nell'appuntamento del Pride del 9 giugno a Roma l'occasione per tutti
di scendere in piazza per rivendicare contenuti esattamente contrari a
quelli del Family Day, in perfetta coerenza con 35 anni di battaglie
politiche e culturali del movimento omosessuale e transessuale. Il
Family Day caricherà il Pride di ulteriore urgenze e necessità. Il
Pride unitario e nazionale, ossia posto da tutte le associazioni
omosessuali e transessuali italiane, si fonderà sui concetti di
laicità, piena autodeterminazione dei singoli, pari dignità e pari
diritti, temi sicuramente condivisi anche da molte persone che gay non
sono e che troveranno in quell'appuntamento l'occasione per ribadirli
con forza. Valutiamo quindi come impossibile che qualunque associazione
gay possa trovare nel Family Day un qualsiasi tipo di vicinanza, così
come immaginiamo impossibile che le singole persone omosessuali e
transessuali possano aderire a idee che negano la loro stessa
esistenza. Rossana Praitano – Presidente
Circolo di Cultura Omosessuale
Mario Mieli - Segreteria Politica – Andrea Berardicurti - a.
berardicurti@mariomieli.org - 06/5413985 339/7126198

"IL FAMILY DAY HA GETTATO LA MASCHERA: E' CONTRO LE NUOVE FAMIGLIE"
ARCIGAY E ARCILESBICA NON PARTECIPERANNO ALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA
Arcigay e Arcilesbica non parteciperanno al Family Day previsto per il 12 maggio a Roma. "Gli organizzatori hanno gettato la maschera ammettendo che la loro sarà una manifestazione
contro una parte delle famiglie italiane e contro una legge sulle
unioni civili – denuncia la presidente nazionale di Arcilesbica
Francesca Polo –. A quella manifestazione aderiscono anche
organizzazioni di estrema destra. In quella piazza si inciterà alla
discriminazione verso le persone omosessuali. Il nostro posto è
altrove." "Sosteniamo quelle famiglie di fatto gay, lesbiche ed etero e
i genitori di omosessuali che vorranno prendere parte alla
manifestazione per rivendicare la fine di un apartheid sociale e
giuridico – aggiunge Sergio Il Giudice, presidente nazionale di Arcigay
- Al contrario, siamo esterrefatti delle posizioni di chi, fra le forze
politiche del centrosinistra, dichiara di voler aderire alla Family day
in quanto ne condivide il manifesto che è decisamente discriminatorio e
antieuropeo". Il 12° Congresso nazionale di Arcigay, dal titolo "Siamo
famiglie: pari dignità, pari diritti", si terrà a Milano come previsto
dall'11 al 13 maggio. Lo ha deciso definitivamente il consiglio
nazionale dell'associazione, riunitosi stamattina a Bologna. Ufficio
stampa Arcigay

LA CAMERA DEI LORD HA DATO IL "SI'" DEFINITIVO CHE
VIETA OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE
La Camera dei Lord ha dato ieri sera il si' definitivo alla legge che vieta ogni forma di
discriminazione verso gli omosessuali nell'accesso a servizi pubblici finanziati dallo stato, una decisione che era stata avversata dalla
Chiesa cattolica, le cui agenzie per l'adozione sono co-finanziate
dallo stato, che minacciava di chiudere queste agenzie piuttosto che
dare bambini alle coppie omosessuali. Tuttavia, il voto e' stato
salutato con favore da Ruth Kelly, ministro per le comunita' locali e
fervente cattolica, che ha definito l' 'Equality Act (Sexual
orientation)', ''un grande passo in avanti per assicurare dignita'
rispetto e giustizia a tutti''. Ai Lord c'era stato un appassionato
dibattito, ma la proposta che voleva cancellare la legge e' stata
respinta. FONTE ANSA LONDRA 22 MAR 2007 – INVIATO DA Alba Montori Gaya
CsF


DICHIARAZIONE DI EMMA BONINO:"Nei trattati istitutivi europei
nessun riferimento alle radici cristiane"
• Dichiarazione di Emma Bonino, Ministro del Commercio Internazionale e per le Politiche
Europee
"I moniti di Papa Benedetto XVI investono indubbiamente grandi
questioni di società, e quindi di grande, specifico, valore morale, che
interpellano governanti, forze politiche e cittadini. Ma in che
termini?" dichiara Emma Bonino, Ministro del Commercio Internazionale e
per le Politiche Europee, reagendo al discorso del Papa davanti ai
vescovi europei riuniti a Roma. "I padri fondatori della Comunità
europea erano tutti, o quasi, "democristiani di ferro", nonché
cattolici praticanti, da De Gasperi a Schuman a Adenauer" prosegue la
Bonino, "e sicuramente erano ben consapevoli delle "radici cristiane"
della civiltà europea. Ma per loro, nei trattati che oggi celebriamo,
fu naturale semmai riferirsi ai frutti di libertà, democrazia,
solidarietà, laicità che da quelle radici si sono sviluppati e che sono
alla base del progetto di integrazione europea. Cosa erano, apostati?"
si chiede Emma Bonino. "Ed è forse apostata l'Unione europea nel suo
complesso, o lo sono le sue istituzioni, a partire dal Parlamento
europeo, solo perché esprimono le loro posizioni, nell'esercizio delle
proprie prerogative e responsabilità senza consultarsi con la
Segreteria di Stato?" "Il Papa", conclude la Bonino, "forse ha come
modello la politica italiana, dove troppi politici dimentichi della
rigorosa, grande tradizione dei cattolici liberali, sono invece usi
chinarsi al bacio del santo piede, ma l'Europa è, e deve rimanere, una
realtà più complessa e articolata." INVIATO DA Sergio Rovasio sergio.
rovasio@gmail.com - INOLTRATO DA Alba Montori Gaya CsF

"DICO "
BENE O MALE? BENE!
di Ermanno Genre, docente di teologia sistematica
della Facoltà valdese di teologia
Riconoscere i diritti delle coppie di
fatto non danneggia la famiglia Il compito delle chiese non è quello
di dettare legge sulle questioni che regolano la vita sociale e per le
quali occorre rispettare la laicità dello Stato che invece è di tutti.
I Dico continuano a tenere alta la tensione politica ed ecclesiale in
tutto il paese. Il fatto che il governo Prodi abbia ritenuto prudente
lasciare questa materia fuori dalle priorità di governo – è ora
questione parlamentare – non ha spostato di molto l'indice della
temperatura che resta incandescente: e ogni giorno qualcuno soffia
sulla brace! I Dico hanno assunto uno status symbol, in positivo e in
negativo, di uno scontro fra civiltà tutto interno al cattolicesimo e
alla società italiana, e se ora il nuovo presidente della Cei invita a
evitare «scontri insensati», dopo che il suo predecessore ha imbastito
i presupposti per questo scontro frontale, riesce difficile dare peso
alle sue parole. Se non bastasse, la Pontificia Accademia per la vita
incita i cattolici alla mobilitazione per la tutela della vita con il
richiamo a una «coraggiosa obiezione di coscienza» rivolta in modo
particolare a «medici, infermieri, farmacisti e personale
amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali
direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale,
laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in
pericolo». Sarà difficile, per la spregiudicatezza di questo programma,
seguire la via indicata da mons. Bagnasco. È in questo clima
incandescente che si è inserita l'esortazione apostolica del papa,
Sacramentum caritatis, dedicata all'eucaristia. Che cosa c'entra l'
eucaristia con i Dico? Apparentemente niente. In un paragrafo (83) in
cui si parla di «coerenza eucaristica», è richiesta coerenza «nei
confronti di coloro che, per la posizione sociale o politica che
occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali,
come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino
alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e
donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene
comune in tutte le sue forme. Tali valori non sono negoziabili.
Pertanto i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro
grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente
interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e
sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana. Ciò ha
peraltro un nesso obiettivo con l'Eucaristia (I Cor. 11, 27-29)». Penso
sia difficile trovare nei testi di sacramentaria cattolica quel «nesso»
che al papa appare così evidente. A me ciò che appare evidente è l'uso
poco corretto delle Scritture per sostenere la non negoziabilità della
posizione vaticana. Fortunatamente, in mezzo a posizioni intransigenti
e che rendono impossibile il dialogo, si sono sentite anche parole
chiare e lucide da parte del mondo cattolico italiano, con le quali ci
si sente in piena sintonia, perché ispirate a un cristianesimo che
riflette e si interroga, che rispetta la laicità dello Stato, che
dialoga senza rinunciare in nulla alla propria fede cristiana
cattolica. Una parola esplicita, in controtendenza alle dichiarazioni
vaticane, è giunta, nei giorni scorsi, da Betlemme, dal cardinale
Martini. Parlando a un gruppo di pellegrini milanesi guidati dall'
arcivescovo di Milano Tettamanzi, il cardinale ha affermato tondo tondo
che il compito della chiesa è quello di «farsi comprendere ascoltando
anzitutto la gente, le loro necessità, problemi, sofferenze, lasciando
che rimbalzino nel cuore e poi risuonino in ciò che diciamo, così che
le nostre parole non cadano come dall'alto, da una teoria, ma siano
prese da quel che la gente sente e vive, la verità dell'esperienza, e
portino la luce del Vangelo». Il compito della chiesa e dei suoi
ministri non è quello di dettare legge nelle questioni che regolano la
vita di tutti in una società plurale, per cultura e religione, ma di
fornire argomentazioni, riflessioni sugli elementi fondamentali
concernenti l'etica e la bioetica, equipaggiare culturalmente e
teologicamente le coscienze delle persone, rendendole capaci di
decisioni autonome. I Dico non intendono distruggere la famiglia,
rispettandola pienamente riconoscono altre relazioni fra le persone,
non contemplate dall'art. 29 della Costituzione (che definisce la
famiglia) e inserite nel programma di governo. Quando Lutero e i
riformatori hanno contratto matrimonio, correggendo il contro-natura
imposto a sacerdoti e vescovi (largamente concubini) dal Diritto
canonico, essi hanno restituito libertà alla persona e onore al
matrimonio cristiano. L'istituto famigliare però, è bene ricordarlo,
non è una prerogativa dei cristiani: esso è condiviso da credenti e non
credenti. È questione che concerne il diritto civile: la chiesa viene
dopo. E la visione cristiana della famiglia e del matrimonio non è puro
fatto di natura, esso si situa nell'orizzonte di una vocazione, nella
direzione di una parola che suscita il confronto con l'evangelo di Gesù
Cristo e non con i non possumus ecclesiastici. In Italia (ma non è così
negli altri paesi europei in cui vi sono forme diverse di Pacs) la
questione dei Dico – come dei grandi e complessi problemi di bioetica –
viene letta unilateralmente attraverso le lenti del Vaticano e della
Cei, oscurando tutti gli altri punti di vista di cattolici,
protestanti, ebrei, di credenti e non credenti. E tutto ciò con la
complicità dei mass-media che non sanno che cosa significhi
«informazione» in una società laica democratica e pluralista. Gli
evangelici italiani non hanno tutti la stessa opinione sulle coppie di
fatto, perciò è bene che se ne discuta nelle nostre comunità, nel
rispetto di punti di vista diversi. Ma, appunto, un confronto che
sopporta la diversità in campo etico, non mette in questione l'unità
della chiesa e non impedisce il riconoscimento legislativo delle coppie
di fatto. Riconoscere questi diritti non è un attacco alla famiglia né
al matrimonio fra un uomo e una donna: permette però alle coppie di
fatto, che vivono relazioni d'amore e di solidarietà diverse da quelle
matrimoniali, di essere riconosciute nella loro piena dignità di
persone. Tratto da Riforma del 23 marzo 2007 – INVIATO DA Andrea
Panerini (il Libro Volante)

VERGOGNA CASTRISTA A FRASCATI GAYLIB LAZIO: LA GIUNTA DI FRASCATI TESSE LE LODI CON UNA RASSEGNA CULTURALE AL REGIME CASTRISTA CAMPIONE DI OMOFOBIA E DI PROSTITUZIONE MINORILE.
SI ABBASSINO I TONI SULL'INIZIATIVA IN NOME DEI VALORI CONDIVISI COME
LA LIBERTA' E I DIRITTI. QUELLI CHE A CUBA MANCANO.
GayLib Lazio prende formalmente le distanze, denunciandone la gravità storico-politica e
sociale dell'iniziativa filocastrista che si terrà presso le scuderie
Aldobrandini di Frascati dal 24 marzo.
Ci spiace leggere – annotano dall'associazione gay di centrodestra – che il Comune di Frascati si
erga addirittura a promotore, attraverso il suo assessorato alle
Politiche Culturali, di una rassegna artistica che di fatto magnifica
come eroi due personaggi tutt'altro che esemplari, se non in negativo,
quali sono stati Fidel Castro e Ernesto Che Guevara. E' bene ricordare,
poi, che la loro Rivoluzione, dalla quale prende il titolo l'intero
cartellone di eventi, ha provocato a Cuba repressione attraverso la
negazione dei diritti di libertà, terrore e discriminazione violenta in
primo luogo per gli omosessuali e gli artisti, due categorie di
"indesiderabili" per il regime perché "diversi" dalla massa, quindi
potenzialmente controrivoluzionari.
L'assessore alle Politiche Culturali di Frascati dovrebbe forse andare a rileggere un libro bello
quanto sconvolgente intitolato "Prima che sia notte" di Reinaldo
Arenas, cubano, artista, omosessuale perseguitato dal regime castrista
così come le numerose ricerche del padre storico del movimento gay
italiano Massimo Consoli, che certo non simpatizza per la destra, il
quale ha dimostrato come proprio il grande Che Guevara, che peraltro
era medico, sia stato il primo persecutore degli omosessuali cubani. Il
primo a dare vita, appena nominato ministro, ai campi di lavoro forzato
nei quali, forse, a giudizio dell'eroe, gli invertiti potevano
ritrovare la virilità e la passione politica per il regime. Ci
rattrista che proprio la città di Frascati, resasi autrice non più
tardi di qualche settimana fa, di una iniziativa bella e all'
avanguardia come la proiezione del film "Transamerica" nelle scuole per
educare i ragazzi al rispetto delle diversità, cada oggi in maniera
tanto rovinosa tessendo lodi con fondi pubblici al regime di Fidel
Castro. Uno scivolone che non fa onore alla tradizione nobile e libera
di Frascati. Concludendo, non resta che auspicare un abbassamento dei
toni sull'iniziativa in nome di valori che in Italia dovrebbero essere
condivisi quali la democrazia, il rispetto dei diritti umani, civili e
di libertà. Esattamente quelli che mancano ancora oggi, a oltre
cinquant'anni dalla Rivoluzione castrista, nella martoriata società
cubana, all'interno della quale invece imperano: fame, narcotraffico,
prostituzione e lavoro minorili. Argomenti sui quali forse sarebbe più
onorevole spendere soldi e organizzare convegni con i patrocini
comunali.
GayLib Lazio
Contatti
www.gaylib.it

Christian Poccia –
Referente
Cell. 3334956683

COMUNICAZIONE DONNE IRAN
Presentazione del libro "Integralismo islamico e questione femminile"
Riprendere il cammino della libertà femminile dopo mille e una notte . La resistenza
delle donne contro l'integralismo islamico in Iran - Venerdì 30 marzo
2007 ore 15,30 – 19,00 Santa Maria della Scala, Sala San Pio Piazza
Duomo – Siena - Siena ha ospitato, attraverso l'Associazione I.R.I.D.E,
diversi incontri con le donne del sud del mondo che lottano per
ribaltare la propria condizione d'emarginazione e oppressione nei
rispettivi paesi, al fine di far conoscere la loro storia, il loro
pensiero politico e le loro esemplari lotte cosi spesso ignorate.
Questo percorso d'accoglienza e confronto continua con le donne del
Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana dell' Associazione Donne
Democratiche iraniane in Italia. E non solo per dovere e piacere di
'sorellanza', ma anche perché esse rappresentano una forte esperienza
di liberazione dall'integralismo religioso-patriarcale, in forte
crescita anche nei paesi non musulmani. Un integralismo col quale tutte
le donne oggi devono necessariamente fare i conti, che le discrimina
all'interno di vite drammaticamente sospese se non addirittura negate,
che vanifica ogni possibilità di democrazia e di reale parità tra i due
sessi. Nel corso dell'incontro viene presentato il libro " integralismo
islamico e questione femminile- Nuovi integralismi, vecchi patriarcali:
un anacronismo senza rapporto con il mondo contemporaneo", pubblicato
da IRIDE e dalla PROVINCIA DI SIENA. Questo libro parla del progetto
politico di Maryam Rajavi- leader del consiglio Nazionale della
Resistenza Iraniana eletta presidente pro tempora della Repubblica
Iraniana. E' una preziosa testimonianza su come donne e uomini in
esilio abbiano dato vita e siano capaci di mantenere, da più di vent'
anni, una organizzazione democratica di lotta per sconfiggere un regime
teocratico impossibile da riformare . E' un esempio di come donne e
uomini, in questo cammino, abbiano anche preso coscienza della
mentalità patriarcale fortemente radicale nelle loro menti e nei loro
cuori e se ne siano liberati. Questa lunga marcia di resistenza da loro
intrapresa vuol portare la pace la democrazia nella società iraniana, a
partire dalla capacità di governo e dall'energia liberata delle donne
riconosciute vitali ed esenziali per raggiungere questo obiettivo. Sono
ormai venticinque anni che il conflitto tra integralismo islamico e
islam democratico lacera l'Iran. Questi due poli opposti si rifanno a
un'interpretazione totalmente diversa della filosofia, della storia,
della cultura e della politica. Al centro di questo confronto storico,
si colloca la questione femminile - Maryam Rajavi - Programma - Saluto
di Anna Carli Rettore Santa Maria della Scala. Introduzione di Sonia
Rsevrenis e Antonia Banfi I.R.I.D.E. E letture di alcuni passaggi del
libro. Comunicazione di Pietro del Zanna Assessore Azioni per la pace
e cooperazione Internazionale della Provincia di Siena. Proiezione del
documento " Il Leone e le catene". Di Nella Condorelli per RAI News 24
Roma 2005 . Tavola rotonda aperto ai contributi del pubblico presente.
Partecipano i rappresentanti del: Consiglio Nazionale della Resistenza
Iraniana, Associazione Donne Democratiche Iraniane in Italia
Associazione Articolo 21 e IRIDE. Comunicazione di Fiorenza Anatrini,
Assessore alle pari opprtunità della provincia di Siena. Traduzione
consecutiva dal persiano all'italiano e viceversa. Per tutta la durata
dell'incontro sarà allestito un punto di degustazione di tè, dolci
iraniani e pistacchi. Associazione delle Donne Democratiche Iraniane in
Italia Via delle Egadi,15-00141-Roma Fax:06.87185026 E-Mail:
donneiran@yahoo.it

OMOSESSUALE E DI CENTRODESTRA:
PARLA DANIELE PRIORI VICEPRESIDENTE DI GAYLIB
di Filippo Corticello
"Essere omosessuale in Italia non significa necessariamente indossare la
maglietta del Che al Gay Pride". È in pillole il pensiero di Gaylib,
l'associazione che raccoglie gli omosessuali di centrodestra. In tempi
di oscurantismo, discriminazioni e diritti difesi con estrema fatica,
Gaylib combatte da destra "il bigottismo ed il clericalismo radicati
come un cancro in entrambi gli schieramenti". Daniele Priori,
venticinque anni e una passione per la scrittura (due libri già
pubblicati e diverse collaborazioni all'attivo), ne è il vicepresidente
dal 2004. R@: Signor Priori, come nasce l'associazione Gaylib di cui
lei è vicepresidente? DP: "Nasce nel 1997, a tre anni dall'inizio del
berlusconismo e un anno dopo la prima vittoria del centrosinistra alle
elezioni politiche. Consolidata, infatti, l'idea che in Italia ci si
sarebbe divisi su due schieramenti e che il movimento gay e l'Arcigay
stessa, alla quale anche il nostro attuale presidente e molti dei
fondatori aderivano, si era schiacciata tutta a sinistra, un gruppo
cospicuo di persone (imprenditori, liberi professionisti, giornalisti,
medici e certamente anche ragazzi, prevalentemente al nord) decisero di
unirsi e dare vita così al primo gruppo unitario di centrodestra.
C'erano, infatti, allora come oggi, persone vicine alla Lega, ad An e
Forza Italia, ai partiti cattolici e all'area libertaria-radicale.
Crediamo che questa sia la vera forza del nostro gruppo, giunto ormai
al decimo anno di vita". R@: Il centrodestra italiano ha sempre
assunto posizioni molto conservatrici sul terreno dei diritti civili e
pare essere poco tollerante verso ogni diversità. Come coniuga le sue
scelte nella vita privata con l'appartenenza pubblica ad una coalizione
di questo tipo? DP: "Credo sia meglio, non per i gay ma per i tanti
cattolici divorziati che abbiamo in barca, parlare poco di vita
privata, altrimenti potrebbero uscire ulteriori scheletri dagli
armadi...Occore fare una distinzione relativamente ai periodi. Il
centrodestra del '94 era infinitamente meno bigotto di quello attuale.
Dal 2001 in poi, complici anche gli attacchi islamici all'occidente,
c'è stata su tutti i fronti un serrate le fila da parte dei cattolici e
il centrodestra per stupide logiche elettorali, che peraltro nel 2006
non hanno neppure premiato, si è schiacciato totalmente su posizioni
clericali, al limite del neoguelfismo. E' bene però che si sappia che
questo non solo non è il centrodestra che vogliamo, ma non è il
centrodestra della tradizione italiana, storicamente laico grazie a
forze come la Democrazia Cristiana e il Msi. Non è il centrodestra
europeo dove vi sono esempi lampanti di posizioni laiche e
riformatrici: da Sarkozy a Aznar, da Cameron alla Merkel. Il
centrodestra italiano attuale è semplicemente un pasticcio che,
infatti, perde le elezioni persino contro una alleanza improponibile
come quella prodiana". R@: Non solo le vecchie dichiarazioni di dubbio
gusto dell'onorevole Calderoli e della Lega sugli omosessuali, ma
adesso anche le recenti battute dell'onorevole Berlusconi. Come spiega
tanta omofobia? DP: "Più che omofobia lo chiamerei guappismo. Si
divertono a fare i coatti quando poi, senza mezzi termini, sono
sbugiardati dalle loro mogli. Le dico la verità: se oggi scendesse in
politica Veronica la voterei proprio con affetto e stima!" R@: La Casa
delle Libertà è, a suo avviso, una coalizione veramente liberale? DP:
"Lo era e dovrebbe tornare ad esserlo. Adesso credo proprio non si
possa parlare neppure di coalizione: ognuno va per conto proprio, tutti
su strade sbagliate!" R@: Qual è il suo giudizio sulla manifestazione
per i Dico di sabato 10 marzo a Piazza Farnese? DP: "È stato il secondo
tempo di Vicenza. Una prova di forza della sinistra radicale contro i
sostenitori del Partito Democratico. È tragico come l'Arcigay sia
riuscita, volutamente o meno, a farsi sfilare di mano quella che doveva
essere la manifestazione unitaria del movimento gay. Eppure noi eravamo
lì. Non le nego, però, che ci siamo sentiti proprio poco rappresentati,
anche perché al nostro presidente, come a quelli di molti altri gruppi,
non è stata data la parola. Bella prova di democrazia e pluralismo per
il movimento, non c'è che dire!" R@: Esiste un monopolio culturale
della sinistra su tematiche come queste? DP: "Esiste su questa e su
mille altre tematiche. La sinistra, forte dello spirito di appartenenza
con cui ha svezzato da sempre i suoi militanti, riesce a canalizzare a
bassissimo costo interi pacchetti di voti. Il pacchetto gay è tra
questi. Speravamo, anche con la manifestazione del 10 marzo, in un
cambio di rotta, ma purtroppo, a mente fredda, crediamo che la strada
sia sempre la stessa: il movimento gay è per la sinistra, con la
sinistra, nella sinistra". R@: Come giudica l'interventismo della
Chiesa nella "cosa pubblica"? DP: "Disdicevole, eccessivo, del tutto
inopportuno, prevaricatore. Il cardinale Ruini giocava a tutto campo
senza che nessuno potesse dirgli niente, salvo essere accusato di
anticlericalismo spicciolo. Non parliamo poi del pontefice, la cui sola
immagine riesce a creare scoramento anche nei cristiani. Io sono un
credente, ma penso che il volto e le parole di Gesù siano davvero altro
dalla gerarchia ratzingeriana. Qualche speranza si può nutrire
guardando il filone Martini-Tettamanzi: da loro Ratzinger & Co.
dovrebbero frequentare almeno un bel corso di comunicazione cristiana,
se ci fosse". R@: L'Italia è un Paese libero o vi sono ancora
pregiudizi e limitazioni per gli omosessuali? DP: "L'Italia è un Paese
furbo e provinciale. Tutto va bene purché non se ne parli. Nel pieno
rispetto della dottrina cattolica non scritta. In ogni caso anche qui
si stanno facendo passi da gigante, tra gli etero e anche tra i gay.
Oggi, in materia di rispetto delle diversità, io punterei l'attenzione
sulla famiglia e sulla scuola, due ambiti in cui un giovane omosessuale
il più delle volte è ancora solissimo e destinato a soffrire. Anche in
questo senso un Parlamento che legiferi e dei giudici che comincino a
condannare per il reato di omofobia, come avviene ad esempio in
Francia, sarebbero degli ottimi precedenti".
FONTE www.rivistaonline.
com - 20 Marzo 2007 – INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF


Due coppie di West Palm Beach hanno unito le loro vite, case e
amore. E si raccontano sul numero speciale di Babilonia dedicato alle
coppie di fatto. Cris ha 10 anni,. Ha un viso d'angelo e occhi pieni di
felicità. Sua sorella Sofia ne ha 7, capelli scuri come i suoi occhi.
Le case in cui vivono sono molto belle, i genitori ne hanno comprato
due e ne hanno unito i giardini. Cris e Sofia però sono più fortunati
degli altri bambini; hanno quattro genitori. Ember, 48 anni, la madre
biologica, Mimi, 45 anni, la moglie di Ember, Tom, 44 anni, il padre
biologico, Mark, 40 anni, il marito di Tom. Loro sono i pionieri, i
padri fondatori di un nuovo tipo di famiglia. La dimostrazione vivente
che si può fare. E così si raccontano sul nuovo numero del mensile
omosessuale Babilonia. I sei protagonisti della storia raccontata dal
mensile vivono intensamente econ responsabilità la loro situazione. Al
corrispondente americano del mensile si raccontano, fanno vedere la
loro casa e le foto dei rispettivi matrimoni omosessuali celebrati in
Massachussetts. Secondo il censimento effettuato negli Usa nel 2000,
almeno 6 milioni di bambini sono cresciuti da genitori omosessuali.
Difficile ignorare, anche per il nostro Paese, una realtà di questa
portata. INVIATO DA Mario Cirrito

LE CAUSE PRINCIPALI DELL'EFFETTO SERRA
Prima di mangiare quell'hamburger,pensa al riscaldamento globale!
Riportiamo la traduzione di un articolo comparso di recente su una
rivista americana, che mette in luce come il problema del riscaldamento
globale sia molto legato al consumo di alimenti animali, e che non e'
solo sui veicoli a motore, le centrali elettriche, ecc. che bisogna
intervenire per risolverlo, ma anche (anzi, ancora di piu'!) sulle
nostre abitudini alimentari, che hanno un impatto molto maggiore di
quello che molti credono. Quando il Congresso affronta le cause del
riscaldamento globale e cerca dei rimedi, l'attenzione si concentra sui
veicoli a benzina e sulle centrali elettriche a carbone, non sugli
umili bovini. Eppure gli allevamenti sono tra le principali fonti dei
gas serra, causa dei cambiamenti climatici. E dal momento che le diete
a base di carne si stanno diffondendo sempre di piu' in tutto il mondo,
cambiare le nostre abitudini alimentari potrebbe rivelarsi tanto
difficile quanto cambiare i nostri mezzi di trasporto. Secondo una
recente relazione della FAO, il problema non è solamente quello delle
ben conosciute flatulenze, sulle quali spesso si fa dell'ironia, e
delle deiezioni dei ruminanti. Un imoatto ben maggiore ce l'hanno le
modifiche dell'utilizzo dei terreni, soprattutto la deforestazione per
aumentare le zone di pascolo e per liberare terreni per la coltivazione
di mangimi per animali. Così come l'utilizzo di energia per produrre
fertilizzanti, per far funzionare i macelli e gli impianti di
produzione delle carne, e per pompare l'acqua. Quando le scoperte della
FAO furono rese note a Novembre, uno degli autori della relazione,
Henning Steinfeld, dichiarò: "Gli allevamenti sono una delle principali
cause dei più seri problemi ambientali di oggi". La triplice minaccia
dei gas La FAO ha comunicato che gli allevamenti sono responsabili del
18% delle emissioni di gas serra misurate in anidride carbonica
equivalente. Questo comprende il 9% delle emissioni di anidride
carbonica, il 27% del metano e 65% dell'ossido di azoto. In totale,
queste superano le emissioni causate dai mezzi di trasporto. Gli ultimi
due gas menzionati sono particolarmente problematici, sebbene
nell'atmosfera siano in quantità minori rispetto al biossido di
carbonio, che rimane il maggior colpevole del riscaldamento globale. Ma
il metano ha 23 volte il potenziale di riscaldamento (GWP) rispetto al
biossido di carbonio e l'ossido di azoto 296 volte di più. Il metano
potrebbe rappresentare un problema anche più grave se il permafrost
nelle latitudini più a nord si sciogliesse con l'innalzamento delle
temperature, rilasciando il gas attualmente intrappolato sotto la
vegetazione in decomposizione. Quel che è certo è che le emissioni di
questi gas potrebbero aumentare notevolmente se gli esseri umani
continuano a consumare una sempre maggior quantita' di prodotti
derivati dagli allevamenti. Con l'aumento della prosperità in tutto il
mondo negli ultimi decenni, il numero delle persone che mangiano carne
– e la quantità che ne viene consumata ogni anno – è cresciuto
costantemente. Secondo la FAO, tra il 1970 e il 2002, il consumo annuo
di carne pro capite nei paesi in via di sviluppo è aumentato da 10kg a
29kg. Mentre nei paesi industrializzati, si e' passati da 65kg a 80kg.
Informazioni sulla dieta vegetariana: A seguito dell'aumento della
popolazione, il consumo di carne nel mondo in via di sviluppo è quasi
quintuplicato durante il trentennio tra il 1970 e il 2002. Inoltre, è
previsto che la produzione annua globale di carne aumenterà più del
doppio, da 229 milioni di tonnellate all'inizio del decennio fino a 465
milioni di tonnellate nel 2050. Ciò rende quello degli allevamenti il
settore dell'agricoltura globale caratterizzato dalla crescita più
rapida. Gli attivisti per i diritti degli animali e coloro i quali
sostengono la causa vegetariana hanno subito afferrato le implicazioni
della relazione della FAO. Noam Mohr ha scritto, in una relazione per
EarthSave International: "Il modo migliore per ridurre il riscaldamento
globale durante la nostra esistenza è diminuire o eliminare il consumo
dei prodotti di origine animale". Mohr scrive inoltre che il
cambiamento della dieta puo' far diminuire le emissioni dei gas serra
più velocemente rispetto alla diminuzione dell'uso dei combustibili
fossili, dal momento che il turnover per gli allevamenti è più breve
rispetto a quello per le automobili e per le centrali elettriche.
Esiste un via rapida per il raffreddamento? "Anche se oggi fossero
disponibili delle fonti di combustibile a emissione zero,
occorrerebbero parecchi anni per costruire e lentamente sostituire le
grandi infrastrutture dalle quali dipende la nostra economia attuale"
continua Mohr. "Allo stesso modo, contrariamente al biossido di
carbonio che può rimanere nell'atmosfera per oltre un secolo, il metano
si disperde fuori dall'atmosfera in soli otto anni, per cui diminuire
le emissioni di metano significherebbe rinfrescare velocemente la
Terra". Alcuni ricercatori dell'Università di Chicago hanno paragonato
l'impatto che hanno i mangiatori di carne sul riscaldamento globale,
con quello dei vegetariani e hanno scoperto che la dieta comune
americana – inclusi tutti i processi di lavorazione del cibo – da' come
risultato 1.5 tonnellate in più di CO2-equivalente all'anno, sotto
forma di tutti i gas serra, rispetto ad una dieta priva di carne. I
ricercatori Gidon Eshel e Pamela Martin sono arrivati alla conclusione
che i cambiamenti dello stile alimentare potrebbero essere più efficaci
che inventare nuovi e più efficienti modelli di auto, che riducano le
emissioni annue di CO2 di circa una tonnellata all'anno. Il Dr. Esherl,
la cui famiglia gestiva un allevamento di bovini in Israele, ha
dichiarato "non c'è bisogno di arrivare per forza alla scelta estrema
del veganismo, basterebbe mangiare un hamburger alla settimana, invece
che due, per fare una differenza sostanziale". Fonte: www.agireora.org

- News inserita da Daria Mazzali Promiseland.it Redazione Italia –
INVIATO DA Promiseland.it


NESSUNO TOCCHI CAINO
24.03.2007
MORATORIA. PANNELLA, DA STASERA RIPRENDO LO SCIOPERO - PER ORA - DELLA
FAME - 21 marzo 2007: Marco Pannella ha annunciato la ripresa del suo
sciopero della fame, per ottenere il rispetto degli impegni solenni e
reiterati di parlamenti e di governi, in primis quello italiano, per la
presentazione alla Assemblea generale dell'ONU in corso di una
risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali. La ripresa dell'
iniziativa nonviolenta è stata annunciata dal leader radicale in una
conferenza stampa tenutasi alla Camera dei Deputati. Pannella
comincera' lo sciopero della fame questa sera, tuttavia nelle prossime
ore 'potrebbe trasformarsi in quello della sete'. Il 20 marzo, a
seguito dell'impiccagione in Iraq dell'ex vice presidente Taha Yassin
Ramadan, Marco Pannella, aveva rilasciato la seguente dichiarazione:
"L'esecuzione di Ramadan provocherà, certamente, un feroce
rafforzamento degli odi e del tragico momento che attraversano le
popolazioni irachene e quelle che dall'Afghanistan alla Palestina non
hanno certo bisogno che continui nel mondo la follia delle esecuzioni,
degli assassini di Stato. L'opinione pubblica di tutto il mondo aveva
a tutti dimostrato che la battaglia nonviolenta che avevamo rilanciato
sin dal mese di luglio all'insegna di "Nessuno Tocchi Saddam" era
necessaria e che l'assurdità degli stati, ivi compreso il nostro,
avrebbe esteso ed aggravato la tragedia che il mondo sta vivendo.
Malgrado tassativi pronunciamenti del Parlamento italiano, del
Parlamento europeo, del Consiglio d'Europa, di tutte le istituzioni
europee e della maggioranza degli stati membri dell'ONU, e malgrado l'
apparente convinzione, anche di tutta la classe dirigente, dell'
oligarchia italiana ed europea, la risoluzione che sin dall'inizio di
gennaio è stata preannunciata per l'attuale Assemblea Generale dell'
ONU, malgrado la nostra mobilitazione istituzionale politica e civile,
questa risoluzione non è stata presentata, anzi non è stata nemmeno
compilata. Lo ripeto: l'esecuzione di stamane ed altre annunciate, le
tante nel frattempo compiute in tutto il mondo - da allora ad oggi -
nonostante le delibere, tassative, reiterate di parlamenti e governi
continueranno, mentre anche il "governino italiano" - sembrerebbe per l'
ennesima volta rassegnato, nel totale disinteresse anche delle
opposizioni - all'ennesimo, osceno e irresponsabile rinvio. Noi siamo
felici più di chiunque del salvataggio effettuato in Afghanistan del
nostro Daniele Mastrogiacomo. Con un centesimo della volontà e dell'
impegno fortunatamente fornito in questa settimana per raggiungere
questo risultato, certamente sarebbe stato e sarebbe ancora possibile
scongiurare migliaia e migliaia di morti. Per questo, mi appare
opportuno, necessario, riprendere l'iniziativa nonviolenta, lo sciopero
- per ora - della fame, a partire da domani sera. Mi auguro che
contribuirà a rendere possibile, da parte del potere, quel che era ed è
impegnato a fare: presentare - senza più alibi ormai indecenti - la
risoluzione per la moratoria che di già nel 1999, avendo assicurata l'
approvazione da parte della maggioranza dell'Assemblea generale dell'
ONU, venne inopinatamente non più presentata nella scandalizzata
incredulità perfino del rappresentante italiano all'ONU, l'Ambasciatore
Francesco Paolo Fulci".
IRAQ. IMPICCATO IL VICE DI SADDAM - 20 marzo
2007: Taha Yassin Ramadan, ex vice presidente dell'Iraq di Saddam
Hussein, è stato impiccato prima dell'alba. Si tratta del quarto membro
del passato regime – compreso lo stesso Saddam – giustiziato per
crimini contro l'umanità, in relazione al massacro dei 148 sciiti di
Dujail, avvenuto per rappresaglia dopo un tentativo di assassinio dell'
ex dittatore, nel 1982. Ramadan era stato riconosciuto colpevole lo
scorso dicembre di omicidio, deportazione forzata e tortura e
condannato all'ergastolo. Tuttavia la Corte d'Appello aveva in seguito
rinviato il caso all'Alta Corte chiedendole di condannare l'accusato a
morte, ciò che l'Alta Corte ha fatto. Dopo la caduta del regime di
Saddam Hussein, avvenuta il 9 aprile 2003, la pena di morte in Iraq era
stata sospesa dall'Autorità Provvisoria della Coalizione. E' stata
reintrodotta dopo il trasferimento di poteri alle autorità irachene,
avvenuto il 28 giugno 2004. L'8 agosto 2004, a poco più di un mese dal
suo insediamento, l'allora Governo iracheno ad interim guidato da Iyad
Allawi ha varato una legge che ripristina la pena di morte per
omicidio, sequestro di persona, stupro e traffico di stupefacenti. Il 4
ottobre 2005, il Parlamento iracheno ha approvato una nuova legge anti-
terrorismo che prevede la pena di morte per "chiunque commetta ... atti
terroristici", così come per "chiunque istighi, prepari, finanzi e
metta in condizione terroristi di commettere questo tipo di crimini".
TEXAS. NON TROVANO LA VENA, ASPETTA 20 MINUTI PER MORIRE - 20 marzo
2007: Charles Anthony Nealy, 42 anni, è stato giustiziato in Texas
mediante iniezione letale per un omicidio commesso nel corso di una
rapina, avvenuta a Dallas nel 1997. Con il condannato già legato sul
lettino, la somministrazione delle sostanze letali è cominciata con più
di 20 minuti di ritardo, per l'incapacità degli addetti a trovare una
vena adatta. Nealy è stato dichiarato morto alle ore 19.20, sette
minuti dopo l'iniezione letale. Era stato condannato a morte per l'
omicidio con arma da fuoco di Jiten Bhakta, 25enne di origine indiana,
proprietario di un negozio di alimentari. Nealy sarebbe stato
identificato dal fratello della vittima, anche lui presente nel negozio
al momento della rapina, avvenuta il 20 agosto 1997. Rispetto all'
omicidio, Nealy – che aveva diversi precedenti per rapina a mano armata
– si era sempre detto estraneo, sostenendo di trovarsi a quell'epoca in
Oklahoma. Si tratta della nona esecuzione in Texas dall'inizio del
2007, e della terza nello stato dall'inizio di marzo.
CINA. "MENO
CONDANNE A MORTE NEL 2006" - 22 marzo 2007: il numero di condanne a
morte emesse in Cina nel 2006 è il più basso degli ultimi dieci anni,
ha dichiarato, giovedì scorso, Liu Jiachen, consigliere politico ed ex
vice presidente della Corte Suprema del Popolo, senza però rivelarne il
numero esatto. Partecipando alla sessione annuale della Commissione
Nazionale della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese
(CPPCC), tenutasi a Pechino, Liu ha detto che dal 1997 si registra un
graduale decremento di casi capitali, oltre a un minore uso di pene
severe, compreso l'ergastolo. "Per frenare il crimine – ha spiegato Liu
– non possiamo affidare le nostre speranze alla pena di morte. Possiamo
contrastare il crimine crescente con molti altri metodi". "Questo
concetto va inoltre d'accordo con il trend mondiale verso il graduale
alleggerimento delle pene, il che significa che pene severe possono
essere imposte solo nei casi di un ristretto numero di grandi
criminali", ha aggiunto. In un documento emesso congiuntamente la
settimana scorsa da Corte Suprema del Popolo, Procura Suprema del
Popolo, Ministero della Pubblica Sicurezza e Ministero della Giustizia,
viene raccomandato ai funzionari giudiziari di usare più cautela nella
gestione dei casi capitali, rispettando con scrupolo la legge nella
ricostruzione dei fatti, raccolta delle prove, applicazione delle
procedure e decisioni relative all'entità della pena. Oltre a punire i
criminali – afferma il documento – bisogna proteggere i loro diritti
umani, compreso quello a non subire umiliazioni: non si potranno più
esibire in pubblico persone sospettate o condannate a morte. La polizia
non dovrà usare la tortura nel corso degli interrogatori, al fine di
estorcere confessioni, vietati inoltre metodi illegali di raccolta
delle prove. Per quanto riguarda i giudici, a ogni livello nella
gestione di casi capitali dovranno prestare maggiore attenzione alla
validità delle prove. Il 20 marzo, la Cina ha firmato con la Francia un
trattato di estradizione in base al quale Parigi consegnerà ricercati
alle autorità cinesi solo se queste ultime forniranno"sufficienti"
garanzie di non emettere condanne a morte. Lo rende noto il ministro
della Giustizia francese, Pascal Clement, aggiungendo che, in base al
trattato, richieste di estradizione per reati politici o militari
potranno essere respinte. Nel firmare l'accordo, Pechino accetta che i
mandati di cattura siano approvati sia dalla magistratura che dalla
polizia cinesi, il che – commenta Clement - "costituisce un
miglioramento nel rispetto dei diritti umani".
SUDAN. DUE DONNE
CONDANNATE ALLA LAPIDAZIONE - 14 marzo 2007: due donne sono state
condannate alla lapidazione in Sudan per adulterio, riporta il giornale
Juba Post. Si tratta di Amunah Abdallah (23 anni) e Sa'diah Fadul (22),
condannate da un tribunale di Al-Azazi, nella provincia Manajil dello
stato di Al-Jazirah, uno dei 26 stati del Sudan. Il giornale riporta la
testimonianza di un attivista per i diritti umani, Faysal Al-Bagir,
secondo cui le due donne – originarie della tribù Tama in Darfur – si
trovano attualmente recluse nella prigione di Wad Medani. Versano in
condizioni critiche, sia dal punto di vista fisico che psicologico, e
una delle due tiene con sé in prigione la figlia di due anni. In Sudan
sono reati capitali: omicidio, rapina a mano armata, detenzione e
traffico di armi, tradimento, atti di guerra contro lo Stato o che
possano mettere in pericolo la sua indipendenza e unità territoriale,
apostasia, prostituzione. In conformità con la legge della Sharia, il
Codice Penale prevede punizioni corporali come flagellazioni,
amputazioni, lapidazioni e crocifissioni, oltre all'esposizione
pubblica del corpo dopo l'esecuzione. Secondo l'Organizzazione Sudanese
contro la Tortura (SOAT), tra il marzo 2003 e il marzo 2004, sono state
condannate a morte 71 persone, almeno 10 delle quali sono state
giustiziate. Le esecuzioni nel 2003 sono state almeno 13. Non esistono
dati ufficiali ma, secondo Amnesty International, almeno due esecuzioni
sarebbero avvenute in Sudan nel 2004. Le esecuzioni nel 2005 sono state
almeno 4.

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20 marzo 2007

NEWS DEL 20 MARZO 2007

L'ALTRO MARTEDI' DI RADIO POPOLARE
la trasmissione di cultura ed informazione omosessuale
di Radio Popolare condotta da Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu Martedì 20 marzo dalle ore
22.35 alle ore 23.30 presenta Deviati Mentali a Chi? speciale
intervista a Pietro Barbetta docente di psicologia dinamica e
psicodinamica delle relazioni familiari-Università di Bergamo e
curatore del saggio La Famiglia in Disordine di Elisabeth Roudinesco
Meltemi Editore e Tutto su Luchino Visconti vizio, provocazione e
decadenza dell'omosessualità nel cinema del più grande regista del '900
a cura di Paolo Pedote
email: omomail@radiopopolare.it
Radio Popolare
FM 107.600
streaming su www.radiopopolare.it satellite Eutelsat Hot
Bird 13° Est, Frequenza 12.111 MHzPolarizzazione verticale.

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 19 marzo 2007
FAMILY DAY: ASSOCIAZIONI
OMOSEX ANNUNCIANO PARTECIPAZIONE
"ANCHE NOI IN PIAZZA SAN GIOVANNI CON
LE NOSTRE FAMIGLIE"
"Anche noi parteciperemo alla manifestazione del 12
maggio per le famiglie, perché anche le nostre sono famiglie italiane".
Lo annunciano in una nota congiunta le associazioni nazionali Agedo
(ass. genitori di omosessuali), Arcigay, Arcilesbica, Famiglie
arcobaleno (ass. papà e mamme omosessuali), e Liff (Lega italiana
famiglie di fatto) "Siamo famiglie italiane – si legge nella nota -.
Siamo genitori di figli gay, che amiamo vedere felici con i propri
compagni. Siamo coppie conviventi da vent'anni, senza diritti ma con
un forte consapevolezza dei nostri doveri reciproci. Siamo mamme
lesbiche che amano i propri figli, anche se per lo Stato una di noi due
è un'estranea. "Crediamo che le politiche per le famiglie vadano
consolidate. Chiediamo più assistenza per gli anziani, più asili nido,
più agevolazioni per le famiglie numerose, più case popolari. Chiediamo
anche che questi interventi siano rivolti a tutta la popolazione, senza
discriminare in base all'etnia, alla lingua, alla religione,
all'identità di genere o all'orientamento sessuale. "Rispettiamo la
Costituzione della Repubblica italiana, che nel riconoscere all'art. 29
i diritti delle famiglie sposate, non vieta in alcun modo il
riconoscimento di altre unioni e nulla toglie alle altre famiglie, e
che agli articoli 2 e 3 rispettivamente 'riconosce e garantisce i
diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni
sociali ove si svolge la sua personalità', e sancisce che 'tutti i
cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,
senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di
opinioni politiche, di condizioni personali e sociali'. "Chiediamo il
rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che
all'art. 9 stabilisce in modo distinto il diritto a sposarsi e il
diritto a costituire una famiglia, anche fuori del matrimonio". "Per
questi motivi e su questi presupposti parteciperemo alla manifestazione
del 12 maggio per le famiglie italiane in piazza San Giovanni a Roma.
Perché noi siamo famiglie". Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO
STAMPA
CINZIA RICCI GAYA CsF
Carissimi, come sapete, nei giorni 21-22-
23-24 Febbraio scorso, ho tenuto un
seminario durante l'autogestione
dell'Istituto Magistrale Matilde di Canossa, a Reggio Emilia (http:
//www.cinziaricci.it/seminario-intro.htm). Successivamente al seminario
e, peggio, alla pubblicazione delle pagine che lo raccontano,
l'Istituto è stato fatto oggetto di telefonate anonime e mails
denigratorie o ammiccanti certamente frutto della mente malata di
solerti cittadini, genitori e studenti di sana e robusta costituzione
eterosessuale, cattolica, incapaci di comprendere l'importanza del
rispetto, del dialogo, del confronto, del pluralismo e della
democrazia. Neanche la "rossa" Reggio Emilia è immune dall'omofobia,
dal disprezzo verso gli altri. Su richiesta del Preside e in accordo
con lui, ho deciso di proteggere i professori, le ragazze e i ragazzi
coinvolti direttamente o indirettamente nell'autogestione omettendone
nomi e volti. In un momento storico e politico come quello attuale,
dove siamo costretti ad assistere all'inutile, fuorviante e tedioso
dibattito sulla legittimità dei Dico, dove il Papa quotidianamente
offende le persone omosessuali, incita all'odio verso di esse e
minaccia chiunque dissenta con le sue pretese e i suoi diktat, questo
accade. Non sono in discussione i diritti di là da venire, ma quelli
che stupidamente crediamo assodati e garantiti. Informazione, cultura,
libertà di parola ed espressione, incolumità fisica e mentale, ne fanno
parte. Diritti dei quali ci stiamo facendo depredare a malapena
accorgendocene, a malapena lamentandoci. Quando non ne avremo più,
forse, troveremo la forza e il coraggio di sollevare la testa e
riprenderceli. In attesa che quel giorno arrivi e poiché indietro non
si può tornare, non rimane che opporsi, denunciare e resistere, anche a
costo della vita.
Cinzia Ricci, 17 Marzo 2007


LESBICHE PALESTINESI
C'è un gruppo che si chiama "Lesbiche Palestinesi" , che comprende sia
donne della Giudea che della Samaria ((anticamente terre dei Giudei,
cioè degli Ebrei, oggi rinominate semplicemente West Bank o Riva
Occidentale, in mano ai cosiddetti palestinesi) e include anche donne
arabe israeliane. Questo gruppo terrà una conferenza sulla situazione
delle lesbiche. La conferenza del gruppo "Lesbiche Palestinesi" , però,
non si terrà, come sarebbe logico, in quelle terre chamate palestinesi,
ma ad Haifa, nello Stato democratico di Israele. Perchè? Semplice! Se
le lesbiche si incontrassero nelle aeree palestinesi, verrebbero
assassinate. Il movimento islamico israeliano ha denunciato Israele per
avere concesso al gruppo di lesbiche di organizzare la conferenza in
terra israeliana e promette violente reazioni contro Israele se non
annullerà il permesso concesso. Israele, però, come sempre, non
rinuncerà alla sua democrazia e la conferenza delle lesbiche si terrà
lo stesso, il 28 marzo ad Haifa.
http://haaretz. com/hasen/
spages/835469. html

COMUNICATO STAMPA BABILONIA
"Babilonia
intervista il senatore Gianfranco Rotondi: «Non escludo che Grillini
possa diventare democristiano. Nella Dc storica più frequenze gay di
oggi».

E se nella Democrazia Cristiana del senatore Gianfranco
Rotondi, si verrebbe a sapere di omosessuali, li accetterebbero con
dignità? La domanda al segretario nazionale dello scudo crociato fa
parte della intervista "istituzionale" pubblicata sul nuovo numero del
mensile storico omosessuale "Babilonia". Risponde il senatore Rotondi:
«Potrei dire con una battuta che anche sotto questo aspetto era più
frequentata la Dc storica che non quell'attuale. Senz'altro
accoglieremmo queste militanze alla luce del sole così come alla mia
bimba più grande, che ha quattro anni, ho spiegato che due signori che
abitano vicino, vivono insieme perché si vogliono molto bene».
Ovviamente, Babilonia, parla con Rotondi anche dei DiCo: «La mia
posizione – spiega Rotondi – sulle unioni civili e sull'apertura ai gay
coincide con quella del Ppe e della Cdu tedesca che sono partiti di
ispirazione cristiana. Dove è lo scandalo? Fuori squadra europea ci
sono l'Udc, l'Udeur, la Margherita e Forza Italia». Ma, riconoscere
diritti alle coppie gay toglie qualcosa alla famiglia tradizionale?
«Secondo me no, - risponde il senatore Rotondi – perché si tratta di
istituti profondamente diversi. Non crediate che la mia posizione sui
DiCo sia stata applaudita dai miei iscritti: la Dc ha difeso la dignità
e la libertà della Chiesa, ma ha saputo anche dire dei "no" quando essa
chiedeva scelte politiche contrarie al progetto culturale dei cattolici
democratici». Parlando su una proposta di legge contro le
discriminazioni di cui Franco Grillini è il primo firmatario, il
segretario Rotondi confessa di non averla letta e risponde:
«Naturalmente risentirà della formazione culturale dell'on. Grillini
che non è nato democristiano, anche se non si può mai escludere che lo
diventi, visto che frequenta colleghi di partito senz'altro meno
liberali di noi democristiani». Il nuovo numero di "Babilonia" è quasi
monotematico, con interviste, reportage e servizi, tutti sulle unioni
civili e i DiCo. Dall'America parlano una coppia di gay e una coppia di
lesbiche che vivono insieme con due bambini nati da rapporti diretti.
L'etologo Daniele Fanelli ci
racconta storie raccapriccianti di chi
cerca di guarire gli omosessuali con elettrochock e barbarie varie.
Ancora due famiglie italiane, una gay e l'altra lesbica, narrano la
crescita dei propri figli e, nella discussione sui DiCo, intervengono i
maggiori esponenti del movimento omosessuale italiano, oltre alla
consueta rubrica dell'on. Franco Grillini e del segretario nazionale di
Arcigay, Aurelio Mancuso. Per i più pignoli una cronologia: "dai Pacs
ai DiCo" e una riflessione, dopo la lettera di alcuni militanti gay Ds
a Fassino, Prodi e Rutelli, su come può nascere il Partito Democratico
con il sostegno degli omosessuali o senza. E a destra? Il nuovo
direttore del "Secolo", Luciano Lanna, spiega perché è giusto aprire il
giornale di AN anche ai gay.
La redazione di "Babilonia"

LO STATO
ITALIANO NON RICONOSCE DIRITTI CIVILI UGUALI PER TUTTI
Lo Stato
Italiano non riconosce diritti civili uguali per tutti (PACS, Dico)
obbedendo ai continui interventi della chiesa cattolica, una chiesa
NON cristiana che e' causa di sofferenze e morte ( preservativi, vite
distrutte di omosessuali, pedofilia, etcetera, etcetera). Lo Stato del
Vaticano ha tutto il diritto di discriminare e/o emarginare chi le pare
sul proprio territorio, ma non di interferire nella politica italiana
ne' tantomeno di impedire che l'Italia sia un paese democratico nel
quale tutte le persone dovrebbero poter godere degli stessi diritti.
Un paese NON E' DEMOCRATICO se esistono disuguaglianze di trattamento
tra le diverse categorie di cittadini. Oggi, la discriminazione nei
paesi civili e' un reato che non fa onore alla cristianita' ne' allo
Stato del Vaticano e
neanche ai politici conniventi che propongono
come leggi le idee diaboliche e anticristiche della dirigenza
cattolica. I signori e le signore della politica che obbediscono alla
mentalita' vaticanense dovrebbero ricordarsi che chi discrimina e'
colpevole di omicidio attraverso l'uso della parola, istiga al suicidio
e crea un gravissimo disordine sociale. Sappiamo tutti che la chiesa di
Roma non e' democratica ma viene guidata in modo fortemente maschilista
(per modo di dire) da un papa ed un collegio di cardinali che esclude
le donne. Una chiesa che condanna tutti i rapporti sessuali (naturali)
se non atti alla procreazione e che si autoimpone l'astinenza sessuale
(innaturale), che ha coperto casi di pedofilia nei
propri ranghi e che
malgrado cio' si erge a sommo interprete del Cristo. Una
chiesa che
asserisce di essere conoscitrice della verita' di Dio e che invece
dimostra di essere anticristica perche' attraverso la parola predica
l'emarginazione di una gran fetta della popolazione: pansessuali,
bisessuali e omosessuali e che quindi è chiaramente causa di vite
infelici, morti e suicidi non ultimo quello di Alfredo Ormando, datosi
alle fiamme proprio in piazza san pietro.
Peter Boom Gaya CsF


ASSOCIAZIONE NAZIONALE "LIBERO PENSIERO" GIORDANO BRUNO
Sezione di
Viterbo.
CONFERENZA
"Libertà fondamentali: dalla nascita alla morte"
Sala delle Conferenze della Provincia, via Saffi, Viterbo
martedì 20
marzo 2007 - h. 16.30

"La libertà di espressione spirituale inizia
alla nascita e finisce con la
morte di ognuno". Questo indicherebbe la
nostra natura, se ascoltata con rispetto. Purtroppo uno schema mentale
è sovrapposto alla spontanea rivelazione dell'umano in noi, prima
ancora di essere italiani, cristiani o buddisti, noi siamo "uomini" ma
tale consapevolezza è talmente offuscata che le nostre intrinseche
qualità vengono sommerse da una pletora di idee, costrizioni e
strutturazioni precostituite dalla società. Si potrebbe anche definire,
con qualche eufemismo, "cultura" ma sicuramente è un recinto che
impedisce il libero pensiero. Non solo la "società civile" con le sue
regole e le sue imposizioni di nazionalità etc. costringe l'uomo ad
un'esistenza etichettata, anche le religioni contribuiscono enormemente
alla stratificazione sociale e differenziazione di quel che è
assolutamente indivisibile. Dalla nascita alla morte entriamo in una
gabbia ed uscirne sembra quasi impossibile. Vediamo cosa si potrebbe
fare. Pian piano l'uomo si sta riconoscendo sempre più abitante della
Terra e non particolarmente di una nazione od etnia. Questa tendenza
alla "globalità" va aiutata attraverso cambiamenti e riforme che
portino la libertà personale dell'uomo alla sua
originaria
manifestazione. Lasciando da parte il discorso della nazionalità che
può essere superato il momento in cui le Istituzioni sopranazionali
diverranno universalmente riconosciute e si sostituirà l'identità
nazionale con l'idea della cittadinanza planetaria. Per questo occorre
ancora attendere. Ma c'è qualcosa che si potrebbe iniziare a fare, qui
ed ora, in Italia, a Viterbo,con questo stesso Governo in carica, ed
è l'ampliamento delle libertà laiche a partire dalla nascita
dell'individuo sino alla sua dipartita. I bambini, i neonati, sono i
primi sfruttati, in senso ideologico, obbligati dai loro stessi
genitori e dalle esigenze "sociali" a subire la strumentalizzazione
religiosa. Prima ancora che abbia potuto capire cosa significhi
"religione", un bambino innocente viene obbligato ad un percorso
religioso, del tutto inconsapevolmente, cominciando con il battesimo,
poi la cresima e poi ancora la comunione. Il bambino incolpevole viene
legato ai riti e ad una fede che non conosce e non ha l'età per capire
se sia buona o cattiva. L'adesione ad una religione può avvenire solo
nell'età della ragione, come fatto personale, e non come costrizione
imposta dalla consuetudine o dalla paura. Si va a votare a 18 anni?
Anche per l'adesione religiosa bisogna avere almeno quell'età,
altrimenti è violenza e prevaricazione su minori. C'è poi il problema
della libertà espressiva della morte. Queste libertà, che vengono
invocate per il post.mortem, sono di attualità e di grande valore
sociale, anche per sottrarre il cadavere alle "lobbyes mortuarie". Si
tratta qui di sottrarre fisicamente il cadavere a qualsiasi
sfruttamento post mortuario, tenendo anche conto del rischio di
predazione degli organi. Anni fa fu presentata alla Camera dei
Deputati (dal Circolo Vegetariano VV.TT.) una petizione per un'idonea
legge sulla libertà espressiva della morte, con moltissime firme
raccolte a Viterbo ed in tutta Italia, purtroppo ancora non si vedono
risultati concreti, anzi si riscontra una ritrosia permanente a
trattare questo tema. Si capisce che gli interessi smossi dalla morte
sono tanti ma questo voluto silenzio, su un argomento che tocca i
sentimenti (e le saccocce) di buona parte della popolazione, appare
una forma di evidente censura. Programma: Il 20 marzo 2007, a
Viterbo, si tiene una conferenza su questi temi organizzata dall'Ass.
Naz. Libero Pensiero Giordano Bruno in collaborazione con altre realtà
laiche. Fra cui Accademia Kronos, Ass. Per la Cremazione (Socrem),
European Consumers, ADUC, Accademia Kronos. In termini estremamente
pratici si parlerà della libertà di poter esprimere l'affiliazione
religiosa solo con la maggiore età, si parlerà anche di un commiato
laico, della libertà di cremazione e dispersione delle ceneri, della
libertà di inumazione nel terreno prescelto, della libertà di
astenersi dall'accanimento terapeutico. In tal senso già son pronte
delle specifiche richieste che verranno avanzate, durante il convegno,
agli Enti Locali ed al Governo. Si tratta qui di sottrarre fisicamente
sia il minore che il cadavere a qualsiasi sfruttamento (tenendo anche
conto del rischio di predazione degli organi). Nella laicità dello
Stato è necessaria una normativa più liberale e democratica sulla
gestione della nascita e della morte. Interventi previsti: Osvaldo
Ercoli, Ass. Naz. Libero Pensiero Giordano Bruno Ennio La Malfa,
Accademia Kronos Vittorio Marinelli, European Consumers Gianfranco
Paris, Editrice BIG Rolando Ciucciarelli, Socrem Moderatore: Paolo
D'Arpini
Info: liberopensierovt@libero.it
Tel. 0761-587200
Patrocinio
della Provincia di Viterbo e della rivista Etrurialand

APPUNTAMENTI
DEL DIGAYPROJECT
TAVOLI RACCOLTA FIRME PER IL REGISTRO SULLE COPPIE DI
FATTO
Segue la lista dei tavoli dove sarà possibile firmare la proposta
di
iniziativa popolare sul registro delle unioni civili a Roma, da
venerdì 16
Marzo a Domenica 19 Marzo.
LISTA:http://www.digayproject.
org/notizie/notizia.asp?news=3094
CINEFORUM: REINAS - IL MATRIMONIO CHE
MANCAVA
Sabato 17 Marzo, dalle ore 17:00 ci sarà la proiezione del film
Reinas.Il
cineforum si terrà nella sede del Dì Gay Project - via
costantino, 82 - a
due passi dalla metro B San Paolo.
LA STORIA:http:
//www.digayproject.org/notizie/notizia.asp?news=3095
TUTTI I VENERDI'
DALLE 23.30
OMOGENIC
Presso il Circolo degli Artisti - Roma
http://www.
digayproject.org/eventi/
TUTTI I SABATI DALLE 23.00
GORGEOUS
Presso l'
Alpheus Disco - Roma
www.gayvillage.it

http://www.gorgeousroma.it

NESSUNO TOCCHI CAINO
17.03.2007
PARLAMENTO EUROPEO. GRUPPO ALDE INSISTE
PER PRESENTAZIONE MORATORIA ASSEMBLEA GENERALE IN CORSO - 16 marzo
2007: su iniziativa del Presidente Graham Watson e dei Deputati
radicali Marco Pannella e Marco Cappato, il Gruppo ALDE (Alleanza dei
Liberali e Democratici per l'Europa) ha approvato, il 14 marzo, una
proposta di interrogazione orale con dibattito indirizzata a Consiglio
e Commissione. L'iniziativa è volta ad ottenere che siano onorati gli
impegni presi affinché l'attuale Assemblea generale dell'ONU approvi
una moratoria universale sulle esecuzioni capitali - come già chiesto
dallo stesso PE, dalla Commissione, dal Consiglio, dal Parlamento
italiano e dal Consiglio d'Europa - superando le attuali resistenze e
la vera e propria "paura di vincere" da parte dei Governi europei. Il
Gruppo ALDE chiede "per quale motivo ancora non è stato depositato, e
nemmeno predisposto, un testo di risoluzione per l'Assemblea generale"
e "quali sono gli sforzi e le azioni che la Commissione, il Consiglio e
gli Stati membri stanno dispiegando al fine di non dissipare questa
storica occasione - davvero unica anche in termini di sostegno
dell'opinione pubblica - per l'avanzamento dei diritti umani nel
mondo". La Conferenza dei Presidenti dei gruppi al PE ha dato il 15
marzo parere favorevole all'inserimento all'ordine del giorno della
prossima sessione plenaria di aprile di un dibattito con la Commissione
e il Consiglio che si concluderà con il voto su una risoluzione. All'
inizio della settimana, Emma Bonino, ministro per il commercio
internazionale e per le politiche, ha dichiarato a Radio Radicale che c'
è il rischio di un rinvio. "Col passare dei giorni - spiega la Bonino -
si rischia di ritrovarci in una situazione in cui non c'e' un voto
negativo politico esplicito ma una specie di resistenza passiva che
produce un nulla di fatto". Il ministro Bonino esprime quindi
preoccupazione perché "i giorni stanno passando in modo inesorabile" e
l'iniziativa "sposata così a fondo dal Governo italiano e con il
sostegno del Presidente della Repubblica" rischia di portare a un altro
rinvio. Da parte sua, Marco Pannella ha "acquisito la quasi-certezza
che il governo di centrosinistra, con il supporto del centrodestra, si
appresta a far decadere la proposta italiana di una moratoria sulle
esecuzioni capitali in sede Onu". L'Europarlamentare radicale e
Presidente di Nessuno tocchi Caino ha reso la dichiarazione nel corso
di un collegamento con Radio Radicale da Piazza Farnese, dove il 10
marzo si svolgeva la manifestazione in sostegno dei Dico. Bonino e
Pannella hanno chiesto un incontro urgente al premier Romano Prodi e al
ministro degli Esteri Massimo D'Alema.
IRAQ. CONDANNA A MORTE
CONFERMATA PER EX VICE PRESIDENTE RAMADAN - 15 marzo 2007: una Corte d'
Appello irachena ha confermato la condanna a morte di Taha Yasin
Ramadan, ex vice presidente dell'Iraq di Saddam Hussein. La condanna
all'impiccagione potrebbe essere eseguita "in qualsiasi momento", ha
detto il giudice Munir Haddad, ricordando che, in base alla legge
irachena, l'esecuzione deve avvenire entro 30 giorni. La condanna all'
impiccagione era stata emessa lo scorso gennaio dall'Alta Corte
irachena. In origine, lo scorso 5 novembre, Ramadan era stato
condannato all'ergastolo dall'Alta Corte in relazione alla strage dei
148 sciiti di Dujail, avvenuta nel 1982, per la quale sono già stati
impiccati l'ex presidente iracheno Saddam Hussein e due suoi gerarchi,
Barzan al-Tikriti e Awad Hamed al-Bandar, rispettivamente ex capo della
polizia segreta di Saddam Hussein ed ex capo del tribunale
rivoluzionario. La Corte d'Appello aveva in seguito raccomandato per l'
imputato la pena capitale, rimandando il caso all'Alta Corte, che a sua
volta ha emesso la condanna all'impiccagione. Dopo la caduta del
regime di Saddam Hussein, avvenuta il 9 aprile 2003, la pena di morte
in Iraq era stata sospesa dall'Autorità Provvisoria della Coalizione.
E' stata reintrodotta dopo il trasferimento di poteri alle autorità
irachene, avvenuto il 28 giugno 2004. L'8 agosto 2004, a poco più di un
mese dal suo insediamento, l'allora Governo iracheno ad interim guidato
da Iyad Allawi ha varato una legge che ripristina la pena di morte per
omicidio, sequestro di persona, stupro e traffico di stupefacenti. Il 4
ottobre 2005, il Parlamento iracheno ha approvato una nuova legge anti-
terrorismo che prevede la pena di morte per "chiunque commetta ... atti
terroristici", così come per "chiunque istighi, prepari, finanzi e
metta in condizione terroristi di commettere questo tipo di crimini.
MAROCCO. IL RE CONCEDE LA GRAZIA A 14 CONDANNATI A MORTE - 2 marzo
2007: il re del Marocco ha concesso la grazia a 14 condannati alla pena
capitale, ha annunciato in televisione il Ministro della Giustizia
marocchino. La decisione giunge nell'ambito di un'amnistia che il
sovrano Mohammed VI ha concesso a un totale di 8.836 detenuti, a
seguito della nascita della sua prima figlia, la principessa Lalla
Khadija, avvenuta il 28 febbraio. Per molti osservatori si tratta di un
ulteriore segnale nella direzione dell'abolizione della pena capitale
nel paese. L'ultima esecuzione in Marocco è avvenuta nel 1993 quando
Mohammed Tabet, questore di polizia e capo dell'intelligence generale
del paese, è stato giustiziato per abuso della sua posizione e stupro
di centinaia di donne e ragazze.In occasione del Terzo Congresso
Mondiale contro la Pena di Morte, tenutosi a Parigi all'inizio di
febbraio di quest'anno, il presidente del Consiglio Consultivo per i
Diritti Umani marocchino, Idris Ben Dhikri, ha annunciato che il
Marocco abolirà la pena di morte prima del termine dell'attuale mandato
parlamentare, ossia entro la fine di aprile. Dhikri ha dichiarato
esserci un consenso generale sull'argomento, ed ha reso noto che è
stata formata una commissione giuridica incaricata di modificare il
codice penale in vista dell'abolizione.
CINA. "PIU' CAUTELA NEI CASI
CAPITALI" - 11 marzo 2007: la Cina chiede alla propria polizia e
magistratura di trattare con maggiore cautela i casi capitali. In un
documento emesso congiuntamente da Corte Suprema del Popolo, Procura
Suprema del Popolo, Ministero della Pubblica Sicurezza e Ministero
della Giustizia, viene raccomandato ai funzionari giudiziari di
rispettare con scrupolo la legge nella ricostruzione dei fatti,
raccolta delle prove, applicazione delle procedure e decisioni relative
all'entità della pena. Oltre a punire i criminali – afferma il
documento – bisogna proteggere i loro diritti umani, compreso quello a
non subire umiliazioni: non si potranno più esibire in pubblico persone
sospettate o condannate a morte. La polizia non dovrà usare la tortura
nel corso degli interrogatori, al fine di estorcere confessioni,
vietati inoltre metodi illegali di raccolta delle prove. Per quanto
riguarda i giudici, a ogni livello nella gestione di casi capitali
dovranno prestare maggiore attenzione alla validità delle prove. Tutti
gli organismi preposti all'applicazione della legge dovranno
collaborare tra loro, in modo che ogni condanna a morte venga emessa
con equità. Viene infine ricordato che la sola Corte Suprema del Popolo
ha il potere di ratifica finale delle condanne capitali.
LIBIA. "L'
EUROPA NON INTERFERISCA NEI NOSTRI AFFARI INTERNI" - 12 marzo 2007: il
Parlamento libico ha duramente criticato la campagna dell'Unione
Europea per il rilascio delle cinque infermiere bulgare e del medico
palestinese condannati a morte nel paese, riporta l'agenzia ufficiale
JANA. I sei operatori sanitari sono stati riconosciuti colpevoli di
aver intenzionalmente infettato col virus HIV 426 bambini ricoverati in
un ospedale di Bengasi. La risoluzione approvata l'11 marzo dal
Parlamento libico condanna "l'orrendo crimine commesso contro i bambini
ed esprime solidarietà e sostegno nei confronti delle loro famiglie",
oltre a "sollecitare i principi di mutuo rispetto e la non-interferenza
negli affari interni di un paese straniero". Lo scorso 18 gennaio il
Parlamento dell'Unione Europea aveva chiesto agli stati membri di
riconsiderare le loro relazioni con la Libia, in caso di mancato
rilascio dei sei operatori sanitari. La risoluzione approvata dagli
europarlamentari chiede inoltre alla Commissione europea di seguire il
caso da vicino.

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14 marzo 2007

news 14 marzo

Il gruppo Gaya CsF era presente alla manifestazione di sabato 10 marzo
in piazza Farnese a Roma. Abbiamo preparato un archivio fotografico e
probabilmente ne faremo uno speciale per il prossimo notiziario. Hanno
collaborato alla stesura dell'articolo e al servizio: Marco Jouvenal,
Marina Giovannini, Mirko Pignatelli e Carla Liberatore, lo stesso staff
presente alla manifestazione "Diritti Ora"!!!


URBE, ANNO DOMINI MMVII PIAZZA FARNESE:
UNO, NESSUNO, CENTOMILA…
Tuoni su piazza Farnese
provenienti dal Vaticano: salvaguardare la famiglia, dire no alle
unioni contro natura…. Potremmo riempire un libro intero con i "coiti"
verbali di certe "Eminenze" pastorali. Ma sabato 10 marzo, in
prossimità delle idi di Cesare, piazza Farnese a Roma era piena di
gente che dice "NO" alle frustrazioni sessuali e alle politiche
moraliste corrotte dalle loro stesse coscienze, di papi e cardinali. C'
erano tante famiglie di fatto con figli e parenti vari, eravamo tutti
una stessa famiglia e allo stesso tempo, frammentati ognuno nelle
proprie parentele. Tutti noi abbiamo e siamo una famiglia, che lo si
voglia o meno, lo siamo comunque! L'urlo e le campane, le sveglie e le
dichiarazioni di tanta gente, pare che non vogliano essere ascoltate
dai vertici politici e religiosi; ecco che si scatenano poi le
dichiarazioni sui giornali di parte e i moniti ai ministri cattolici a
non votare le cosiddette leggi contro la natura umana. Ma vien da
chiedersi quanto ne sappiano, coloro che tuonano presunti verbi sacri,
della natura umana; quanto conoscano le difficoltà di relazione, di
sentimento, emozionali e pratiche della vita di tutti i giorni, di noi
comuni mortali che facciamo i conti con un centesimo, che non siamo e
non apparteniamo a nessuna presunta lobbie politica e sociale, ma che
siamo stufi, arci – stufi dei condizionamenti di chi non accetta nessun
tipo di cambiamento, nessun altro modo di vivere e di pensare che non
sia simile a degli stereotipi tranquillizzanti per il potere cattolico.
Ma ciò che demoralizza ancor di più, sono le assenze di una politica
che si dichiara innovativa e a favore delle "nuove famiglie" e che sta
ben attenta a non esporsi insieme agli onorevoli uomini e alle
onorevolissime donne che invece non fanno mai mancare una loro
dichiarazione e la loro presenza in mezzo alla gente comune.
Estremamente toccante è stato l'intervento di Don Franco Barbero, unto
da ovazioni ogni qualvolta apriva la bocca per parlare, peccato però,
che le sue parole siano state offuscate dal periodo di pubblicità che
RAI 3 ha mandato proprio durante le sue dichiarazioni. Magari si poteva
attendere una manciata di minuti, al fine di poterlo vedere trasmesso
in diretta, invece di coprirlo con il "pane quotidiano" della tv
pubblica. Avremmo voluto ascoltare anche l'amico di lotta: Alessandro
Cecchi Paone, ma non si sa bene per quale amenità, non è stato così.
Per cui abbiamo cercato le sue parole fra i quotidiani di ieri, ed ecco
che le abbiamo trovate su Liberazione, in una intervista curata da
Frida Nacinovich, di cui riportiamo alcuni passi:
F.N. – faccia conto
di essere su quel palco, circondato da migliaia di ragazze e ragazzi,
giovani e anziani, attivisti della politica e cittadini comuni…
A.C.P.
– avrei chiesto una grande mobilitazione trasversale sulla laicità e di
diritti: liberali e marxisti
F.N. – eccesso di moderatismo?
A.C.P. –
proprio così. Se i DS hanno fatto campagna elettorale per la
fecondazione assistita, Fassino si è comunque sentito in dovere di
spendere metà del tempo a dire che la Chiesa aveva tutto il diritto di
contestare la legge 40. A parte che non sono d'accordo con il
segretario diessino, alla fine il risultato è stato una sconfitta. E lo
stesso errore si sta commettendo con i DICO, che non sono un patrimonio
del governo e della maggioranza, ma di chi è sceso in piazza per
rivendicare un diritto delle forze civilizzatrici e modernizzatici di
questo paese.
F.N. – perché si è arrabbiato a tal punto da decidere di
non dire? E ci scusi per il gioco di parole…
A.C.P. – mi hanno chiamato
cento volte per dirmi di non prendere posizione contro la Chiesa e di
non dire una parola contro il Vaticano. Ma dico, stiamo scherzando? I
DS che sognano il partito democratico, temono la grande contesa –
civile e culturale – fra laici e cattolici, un passaggio essenziale per
la modernizzazione di questo paese.
Queste dichiarazioni di Alessandro
Cecchi Paone, rilasciate alla Collega Frida Nacinovich, fanno pensare a
lungo e approfonditamente a tutta una serie di ingerenze fra politca e
potere cattolico che si verificano puntualmente nell'ambito di
discussioni su leggi che riguardano la sfera esistenziale, privata,
sentimentale di ogni persona. E ogni individuo ha una sua coscienza, a
volte anche discutibile, ma esiste in ogni essere umano. Non serve
essere cattolici per imparare il rispetto, anzi purtroppo, spesso, si è
cattolici solo per un condizionamento culturale e a volte anche
familiare; ma ci sono molte religioni che parlano di pace, di rispetto,
di diritto umano, che sono contrarie alle barbarie di ogni genere e,
non ci serve un cattolicesimo che si arroga il diritto di essere l'
unica religione o quantomeno, l'eletta delle religioni. La forzatura
sta proprio in questo sia a livello mondiale e, ahinoi, soprattutto a
livello della nostra nazione, in cui i maggiori rappresentati di questo
cattolicesimo, sono nostri ospiti da centinaia di anni, ma che, come la
storia ci ha sempre insegnato, perpetuano ancor oggi la parte dei
padroni di casa con presunzione ed infinita arroganza. C'è l'urgenza di
comprendere una volta per tutte, da parte del governo attuale e di
quelli che si alterneranno nei prossimi anni, che la laicità è
innanzitutto un diritto imprescindibile di ogni individuo, che il
libero arbitrio nelle scelte personali, non è un appannaggio di
qualsivoglia potere cattolico e non cattolico e che la famiglia è
formata di persone che sono libere di decidere con chi vogliono
condividere l'esistenza, libere di pensare, di parlare, ma soprattutto
libere di amare. E lo stato deve incondizionatamente salvaguardare gli
aspetti affettivi e giuridici di ogni elemento familiare che non sia
necessariamente rispondente ai canoni presunti da chissà quale altro
potere politico e cattolico. I DICO sono un piccolo passetto in avanti
che potrà difendere le persone da un cattolicesimo conservatore e
ancora troppo "medievale" nei termini e nelle condizioni che pretende d'
imporre al popolo italiano. In piazza Farnese eravamo in centomila ed
eravamo solo una piccola parte di cittadini laici che rivendicano una
libertà di esistere senza condizione alcuna, ma nel vivere di ogni
giorno, ne siamo molti di più. Vogliamo tutti insieme spezzare
definitivamente certe catene concettuali e sociali e vivere secondo la
morale insita nel cuore e nell'educazione di ogni esponente del genere
umano. Liberi di vivere e di amare e di non permettere mai più a
nessuno di non riconoscere i nostri sentimenti, i nostri bisogni e la
nostra identità civile.
Servizio curato da Marco Jouvenal Gaya CsF
(Cronista), Marina Giovannini Gaya CsF (Reporter), Mirko Pignatelli
Gaya CsF (Tecnico di Redazione), Carla Liberatore Gaya CsF (Cronista)

COMUNICATO STAMPA
ROSI BINDI VERGOGNOSA

Ospite di un convegno su
"Tempi moderni e... Famiglia" il ministro per le Politiche della
famiglia, Rosy Bindi ha affermato che "La famiglia è tra un uomo e una
donna e quindi il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale
se lo deve scordare". Non contenta ha precisato di "non essere
favorevole al riconoscimento del matrimonio fra omosessuali.
Evidentemente la Ministro, ubriaca di potere, immagina adesso di poter
esercitare autorità anche sul legittimo desiderio di genitorialità dei
cittadini, che non può appartenere ad altri che ai singoli, protetta
dai principi fondamentali della Costituzione e della Dichiarazione
Universale dei diritti dell'Uomo. Le dichiarazioni della Bindi sono
inaccettabili e degne di uno stato etico che non si accontenta di
stabilire leggi di convivenza ma pretende di entrare nelle scelte più
intime e personali dei cittadini e di imporre uniformità morale. Questi
toni, queste parole pongono la Bindi fuori di un dibattito civile e
moderno e ci mettono di fronte a una evidente inadeguatezza al ruolo di
Ministro della Famiglia. Le sue parole infatti insultano tutti i gay e
le lesbiche, in particolare quelli che hanno già dei figli. Loro sono
una realtà vera e in costante crescita, mentre la cecità del governo
relega le loro famiglie in situazione di concreta emarginazione e
difficoltà, non dando risposte alle legittime richieste di diritti e di
riconoscimenti che tutelino proprio quei figli, frutto vero di scelte
di amore spesso sofferte. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
chiede al Presidente del Consiglio Romano Prodi, di correggere queste
affermazioni e di chiarire la posizione del Governo e chiede con forza
l rettifica del Ministro.. Per una vera parità dei diritti, per il
matrimonio omosessuale, per una legge umana sulla fecondazione
assistita e il diritto alla genitorialità saremo ancora una volta in
piazza per il Pride nazionale di Roma il 9 giugno. Non siamo citadini
di serie B e non lasceremo che nessuno pretenda di poter controllare i
nostri desideri e la nostra voglia di vita e diritti.
Circolo Di
Cultura Omosessuale Mario Mieli
Tel 065413985
Cell 3497355715

COMUNICATO STAMPA
CONTINUARE LE QUERELE ALLA SEN. BINETTI
La senatrice Binetti, invitata qualche giorno fa alla trasmissione Tetris di La7, ha
dichiarato che «L´omosessualità è una devianza della personalità».
Quindi, incalzata dal conduttore Luca Telese, ha anche rincarato la
dose, argomentando che essere gay è «un comportamento molto diverso
dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico,
endocrinologico e caratteriologico». La terminologia confusamente
medico-scientifica usata dalla dottoressa Binetti risulta degna più di
parodie che di un serio dibattito. Risulta infatti fondata solo sulle
convinzioni religiose e non certo sulle basi scientifiche che
vorrebbero far credere l'altisonanza dei suoni e la laurea in medicina
della teocratica Binetti. Ribadiamo l'inaccettabilità di toni e di
concetti denigratori e discriminatori nei confronti degli omosessuali,
volti soltanto a diffondere informazioni false, offensive e istigatorie
di odio e disprezzo nei confronti di cittadini e della loro dignità. Il
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ha già proposto una formale
querela nei confronti della senatrice e invita tutti i cittadini che
hanno a cuore la democrazia nel nostro Paese a fare altrettanto.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica
Via Efeso, 2/A - 00146 R O M A
tel.
065413985 - fax 065413971
3487708437


COMUNICATO STAMPA
Bologna, 13 febbraio 2007
DICO: ARCIGAY, SENZA AMORE LO SGUARDO DI
RATZINGER SULLA SOCIETA'
"ROSY BINDI HA OFFESO LE NOSTRE FAMIGLIE: CI
ASPETTIAMO LE SUE SCUSE"
"Ecco il trailer dell'atteso documento sui
cattolici in politica: fra i valori 'non negoziabili' secondo Ratzinger
rientrano la discriminazione verso gay e lesbiche e l'esclusione
sociale delle loro relazioni d'amore. Il Vaticano non riesce più a
guardare con amore alla realtà sociale. Così si promuovono pregiudizi e
diffidenze, non comprensione ed accoglienza". Questo il commento del
presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, di fronte alle
parole contenute nell'esortazione apostolica Sacramentum Caritatis di
Benedetto XVI. "Ai cattolici democratici sottoposti ad una forte
pressione perché legiferino secondo i voleri vaticani ricordiamo le
parole di don Lorenzo Milani: 'l'obbedienza non è più una virtù',
soprattutto se obbedire al Papa significa tradire la Carta dei diritti
fondamentali dell'Unione europea che impone agli stati firmatari di
tutelare le famiglie non fondate sul matrimonio, senza discriminazioni
per orientamento sessuale. "Siamo invece sconcertati - prosegue Lo
Giudice – dalle parole del ministro Rosy Bindi, che ieri ha additato i
genitori omosessuali come 'narcisisti', uno degli stereotipi più vieti
sull'omosessualità. Definire i nostri figli 'disadattati' è non solo
volgare e ingiurioso, ma scientificamente infondato, dato che tutti gli
studi empirici sull'adattamento sociale e la serenità della maturazione
personale dei figli di gay e lesbiche dicono l'opposto. Dire che per un
bambino africano senza genitori naturali è meglio un orfanotrofio dell'
amore di due mamme è un segno di disprezzo gratuito". "Si possono non
condividere le normative adottate in mezza Europa (adozioni alle coppie
dello stesso sesso sono previste in Spagna, Gran Bretagna, Svezia,
Olanda, Belgio, Repubblica Sudafricana, New Jersey e, limitatamente ai
figli naturali di uno dei due partner, Francia, Germania, Danimarca e
Israele), ma non accettiamo di subire pesanti offese da un ministro
della Repubblica. Pensavamo che il tempo dei Tremaglia e dei Calderoli
fosse ormai superato. Adesso ci aspettiamo le sue spiegazioni le sue
scuse". Ufficio stampa Arcigay


COMUNICATO STAMPA
Bologna, 12 marzo
2007
DICO: ARCIGAY, DA VATICANO ATTACCO PRECOTTO A MANIFESTAZIONE ROMA
"SPERAVANO IN GAY PRIDE: SPIAZZATI DA MANIFESTAZIONE POLITICA"
"L'
attacco dell'Osservatore Romano contro la manifestazione di sabato a
favore delle unioni civili è precotto e favolistico. Si aspettavano un
gay-pride, e contro quello erano pronti a tuonare. Di fronte ad una
manifestazione politica di altro tipo, civile, sobria e gioiosa, con
tante famiglie e bambini, non hanno saputo più che dire e hanno mandato
il disco rotto contro le 'carnevalate'". Questa la replica del
presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, al feroce attacco
del quotidiano del Vaticano contro il sit-in di piazza Farnese a Roma.
"Le parole delle gerarchie cattoliche contro la dignità delle persone
omosessuali – continua Lo Giudice - rasentano quotidianamente l'insulto
e lo sberleffo. Parlano di "carnevalate" di "isteria" di "amori deboli
e deviati". L'unica isteria sotto gli occhi di tutti gli italiani è
piuttosto quella con cui ossessivamente i vertici del clero cattolico
attaccano il progetto di dotare l'Italia, al pari delle altre grandi
democrazie europee, di una buona legge sulle unioni civili, a favore di
tante coppie omosessuali ed eterosessuali. "Non bisogna inoltre
dimenticare un dato di fatto inoppugnabile. Nei paesi, come la Francia,
dove esistono da anni leggi sulle unioni civili, queste vengono
utilizzate più dagli eterosessuali che dagli omosessuali, anche se,
visto che in Italia a gay e lesbiche è negato il matrimonio, sono
ovviamente le loro organizzazioni per la parità dei diritti a guidarne
la richiesta. "Non si venga poi a parlare a noi di strumentalizzazione
dei bambini. Ne abbiamo visti tantissimi portati in piazza dai
cattolici in Spagna contro il matrimonio gay, usati come simbolo per
invocare discriminazioni e negare diritti. I bambini che erano in
piazza Farnese coi genitori, etero ed omosessuali, partecipavano ad una
festa di libertà: è un fatto che il 15% dei bambini nasca in Italia da
coppie non sposate, è un fatto che molti bambini vivano con due
genitori dello stesso sesso. Questa è la 'società naturale' italiana,
anche se non corrisponde a schemi ideologici precostituiti". Ufficio
stampa Arcigay


DICO, GAYLIB:"PIAZZA STRUMENTALIZZATA DALLA SINISTRA
RADICALE. SOLIDARIETA' AD ALESSANDRO CECCHI PAONE CHE
NON SI E' ARRESO
ALLE LOGICHE DA CHIERICHETTI DI DS E ARCIGAY"
"Non c'è piaciuta l'
appropriazione indebita da parte dei partiti della sinistra radicale e
dei ministri del Governo Prodi di una manifestazione che in realtà
doveva essere una fuga in avanti autonoma del movimento glbt con l'
unico obiettivo di risollevare la testa e superare il disonorevole
compromesso al ribasso rappresentato dai DiCo che, com'è noto,
addirittura non riconoscono la coppia. Non c'è piaciuto l'atteggiamento
da chierichetti ossequiosi tenuto dalla dirigenza di Arcigay e Ds e di
conseguenza abbiamo ritenuto letteralmente disdicevole e irrispettosa
della libertà che storicamente ha caratterizzato il movimento gay
italiano, la mordacchia messa ad Alessandro Cecchi Paone, sentitosi
talmente a disagio nel non poter esprimere liberamente le proprie idee
sulla Cei e sul Vaticano, da abbandonare il palco e la piazza". E' con
questa nota amara e polemica che GayLib, l'associazione dei gay
liberali di centrodestra, dopo una riflessione di ventiquattro ore,
dice la sua sulla manifestazione Diritti Ora di sabato 10 marzo a
piazza Farnese. "All'amico Alessandro Cecchi Paone giunga tutta la
solidarietà nostra – proseguono dal direttivo di GayLib – e, crediamo
di poter dire, della maggioranza della piazza che, guarda caso, più che
i politici ha portato in trionfo don Gianni Barbero, sacerdote ridotto
alla condizione laicale per le sue posizioni filogay, autore dal palco
di un intervento durissimo all'indirizzo dei faraoni del Vaticano".
"Purtroppo – proseguono i gay di centrodestra – da parte della più
grande associazione gay italiana continua ad esserci l'atteggiamento di
schiacciamento gratuito sulle posizioni dei partiti della sinistra che
noi abbiamo sempre denunciato. Un atteggiamento che oggi si fa ancora
più misero perché si condisce al classico gioco delle tre carte che
solitamente si fa per coprire le magagne degli amici che stanno al
Governo, con la deferenza del militante irreggimentato e non con la
baldanza del movimento di popolo, libero e trasversale come deve essere
il movimento gay. Non a caso – va avanti la nota di GayLib – noi,
sebbene rappresentati sul palco dal presidente Oliari, non abbiamo
trovato voce e il presidente dei Riformatori Liberali, Benedetto Della
Vedova ha ricevuto solo pregiudiziali fischi. Se la maggioranza del
movimento fosse politicamente intelligente – conclude la nota –
saprebbe sfruttare la pluralità di idee e posizioni presenti all'
interno del movimento stesso, puntando così a impersonare al tempo
stesso il ruolo di stimolatori e mediatori , visti pure gli esigui
numeri di cui il centrosinistra dispone al Senato che rendono più che
mai necessaria una trasversalità sul tema dei diritti alle coppie di
fatto. Invece no. La manifestazione di sabato, divenuta una occasione
persa, è stata trasformata in una inutile e unilaterale difesa dei
DiCo, accreditando di fronte alla piazza stracolma e senza un minimo di
pudore, l'unica verità che vede il movimento gay sotto il doppio giogo:
della Chiesa Cattolica, da non irritare troppo, e della chiesa
postcomunista da omaggiare con eccessivi e immeritati incensi. Per quel
che ci riguarda, dunque, attaccati come siamo alla nostra libertà, ci
sottraiamo da questi giochini di quartiere, continuando a lottare per
una conclusione alta e nobile del cammino legislativo delle proposte di
legge in materia di unioni civili, alcune delle quali avanzate anche da
parlamentari di centrodestra, in discussione nel Parlamento italiano".
GayLib – Il Direttivo
Contatti
Enrico Oliari – Presidente
Cell.
335/6622440
Daniele Priori – Vicepresidente
Cell. 328/6323820

INTERVISTA A MARIA ORNELLA SERPA DI Co.Di.Pep
Maria Ornella Serpa,
fondatrice del Coordinamento per la Difesa delle Persone Prostitute
Scheda: Fondatrice del Coordinamento per la Difesa delle Persone
Prostitute e attivista femminista di A/MATRIX afferma: "Ho pochi
clienti perchè scelgo solamente chi non vuole esercitare su di me un
potere" "Le politiche del sindaco Veltroni? Sono inesistenti e
puttanofobe" La prostituzione va abolita come atto di segregazione
sessuale della donna, conseguenza del patriarcato che ha voluto da un
lato la madre e dall'altro la <<malìa>>. di Simona Caleo. Noi
proponiamo di usare il termine "lavoro sessuale" perché siamo coscienti
di quel che facciamo e lo facciamo con dignità e autodeterminazione
"Potrebbe essere tua figlia" ammoniva la campagna contro la
prostituzione minorile organizzata dal XII Municipio conclusa proprio
ieri. Ma la prostituzione non è esercitata soltanto da giovanissime
vittime di minacce o promesse non mantenute. Sono molte le donne adulte
che hanno fatto la scelta consapevole di esercitare una professione che
risponde ad una richiesta di mercato e rivendicano il diritto di farlo
in condizioni di legittimità e sicurezza. Ne abbiamo parlato con Maria
Ornella Serpa, fondatrice del Coordinamento per la Difesa delle Persone
Prostitute e attivista femminista di A/MATRIX. D. Maria Ornella, cosa
ha pensato quando ha visto quei manifesti? R. D'istinto mi è piaciuta
la campagna, perché la figura maschile non viene mai toccata quando si
parla di violenza sessuale o di prostituzione. Ma è chiaro che ha delle
interferenze sul nostro lavoro e sulle nostre vite perché va a calcare
lo stereotipo della prostituta schiava, vittima, la solita disgraziata
incapace di difendersi e di decidere. E il cliente diventa sempre più
nervoso quando si avvicina a noi, la contrattazione è veloce e non
abbiamo modo di saggiare con quale persona ci stiamo accompagnando,
rischiando di trovarci in situazioni pericolose.
D. Antiprostituzione,
non anti prostitute
R. La prostituzione va abolita come momento di
segregazione sessuale della donna, conseguenza dell'istituzione
patriarcale che ha voluto da un lato la madre, sposa, figlia e dall'
altro la "malìa". Questa è la prostituzione ed è figlia genetica di
questa società, le somiglia perfettamente, non se ne lamentino. La
prostituta invece sono io e subisco uno stigma, delle violenze. Bisogna
fare attenzione alla persona della prostituta. Noi proponiamo di usare
il termina "lavoro sessuale" perché siamo coscienti di quel che
facciamo e lo facciamo con dignità, volontà e autodeterminazione.
Vendere un servizio sessuale non vuol dire invitare le persone, tanto
meno le istituzioni e le forze dell'ordine, ad ogni genere di violenza
e prevaricazione.
D. Ma il problema dello sfruttamento esiste?
R.
Condividiamo le preoccupazioni della presidente Prestipino. Il
territorio non è controllato dallo Stato ma dagli sfruttatori, che sono
ben visibili – non chiamiamoli più racket, sono uomini che stanno lì,
alle costole delle ragazze che sfruttano. Ma non sembra esserci volontà
da parte delle forze dell'ordine e delle istituzioni di porre un freno
al fenomeno, piuttosto una volontà di esasperazione per tornare magari
alla riapertura delle case, una cosa degradante per il genere
femminile. Sono state le politiche per l'immigrazione a determinare
questa situazione ingovernabile: la ragazza è vittima da una parte
dello sfruttamento e del traffico, dall'altra di una legislazione
nazionale che non la riconosce come cittadina, come persona e al
perseguita. Spesso queste ragazze sono costrette a scegliere il male
minore.
D. Cosa pensa delle politiche veltroniane?
R. Inesistenti e
puttanofobe. Le telecamere sono state una mossa populista e demagogica.
Il minimo della repressione, fatta malissimo e senza risultati. Io ho
avuto un sospetto, faccio dietrologia: Veltroni, essendo un cinefilo,
ha voluto fare quell' acquisto per poterle usare poi lui, privatamente.

SIAMO SALVI……
…e siamo con Cesare Salvi
di Stefano Fabeni e Maria
Gigliola Toniollo
…e siamo con Cesare Salvi: in una disarmante "corsa
al ribasso", in una defraudazione di diritti che pareva non avere fine,
finalmente dal Parlamento Italiano una voce coerente e ferma. La voce
del senatore Cesare Salvi. Non avevamo dubbi che l'aver conferito a lui
il ruolo di relatore sul progetto di legge sui Dico fosse l'unica
notizia buona in tutta una vicenda che definire frustrante è dir poco e
non avevamo dubbi del fatto che, considerata la sua esperienza e la sua
coerenza politica, le sue competenze giuridiche ed istituzionali, Salvi
sarebbe stato finalmente un garante. Ci piace ricordare il nostro
incontro al Senato nel gennaio 2006 con Salvi, allora vice presidente
del Senato, il giorno prima della presentazione del nostro volume "La
discriminazione fondata sull'orientamento sessuale". Una persona
attenta che, invitata a presentare un libro, aveva voluto discutere con
noi anzitempo dei contenuti del libro stesso, che già aveva esaminato
con cura. Non il solito intervento "mordi e fuggi" a cui siamo tanto
spesso abituati dalle "dive della politica". E ci piace ricordare la
sua recensione del nostro libro all'evento di presentazione, il fatto
che, seppur in un momento in cui la discussione sui Pacs entrava nel
vivo, egli riconoscesse la necessità di non dimenticare l'importanza
della prosecuzione del dibattito sulla legge antidiscriminatoria.
Speriamo anzi che accetti il nostro invito pubblico a farsi promotore
in Senato della proposta di legge n. 654 già presentata alla Camera dei
Deputati dal suo compagno di partito Franco Grillini. Al di là di
questo episodio personale, ci sarebbero molte cose da dire sul senatore
Salvi. Uno dei pochi laici sulla scena politica italiana. Persona
coraggiosa, recente autore tra l'altro con Massimo Villone di un testo
di grande attualità e verità, "I costi della Democrazia", persona che
non ha mai ceduto alle derive centriste del suo partito, ai compromessi
degradanti, alle svendite. Non ci sorprende che sia stato coerente
anche questa volta. Ci piace pensare che il senatore Salvi abbia letto
i nostri commenti qui pubblicati, che gli abbiamo sempre inviato e
quello che ancor più ci piace é che non abbia avuto alcuna remora nel
giudicare il disegno di legge governativo Bindi-Pollastrini per quello
che é, non nascondendosi dietro scuse inconsistenti per giustificare l'
operato di un governo in difficoltà, che abbia sollevato i paradossi
giuridici che il disegno di legge comporta in primo luogo per i suoi
aspetti formali, che nel suo ruolo di relatore abbia valutato il
disegno di legge da un punto di vista giuridico prima che politico e,
come unica conseguenza possibile, lo abbia bocciato, facendo l'unica
cosa che una persona responsabile e seria avrebbe fatto: ripartire dai
disegni di legge già depositati in Parlamento e riconsiderare l'intera
questione in una diversa prospettiva. Salvi è una persona con
competenze istituzionali profonde, dicevamo. Non abbiamo dubbi che
rappresenti la miglior garanzia per un successo non di immagine, ma di
sostanza dell'intera operazione. Certo, il suo metodo é rischioso.
Significa rimettere in discussione tutto, significa allungare i tempi
della discussione parlamentare, significa mettere in conto il rischio
che il progetto si areni. Ma siamo assolutamente con lui in questa fase
e non sarà lui la persona da biasimare se l'operazione fallirà. Pur
attendendo i prossimi passi allo scopo di valutare i contenuti
sostanziali della proposta su cui lavorerà e riservandoci ovviamente il
diritto di critica, riteniamo questa la direzione giusta. Un riscatto
dovuto. Una considerazione finale. É noto, e non ci stancheremo mai di
sostenerlo che, pur riconoscemdo l'importanza del riconoscimento della
pluralità delle forme di famiglia, per quanto riguarda le coppie
formate da persone dello stesso sesso la parità formale e sostanziale
non può che essere garantita dall'estensione dell'istituto matrimoniale
alle stesse e questo ci pare il vero e unico fine ultimo di qualsiasi
rivendicazione in tal senso. Dissentiamo dalla posizione del senatore
Salvi rispetto al fatto che sia necessario un emendamento dell'articolo
29 della Costituzione per raggiungere tale obiettivo. Il discorso sulle
ragioni della nostra considerazione si farebbe lungo, ma ci pareva
opportuno almeno farlo notare. Speriamo di avere presto l'occasione di
discutere di questo con il senatore.

A PENSAR MALE………
A pensar male,
dicevamo... Ma come si può d'altra parte non porsi qualche
interrogativo se si considera quanto é successo nei giorni scorsi?
di
Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo
A pensar male si fa peccato ma
si indovina, diceva anni fa l'omofobo Giulio Andreotti. Omofobo e in
buona compagnia: Hitler sterminava gli omosessuali nei campi di
concentramento; lo stesso faceva Stalin; la Santa Inquisizione li
bruciava; i talebani e il regime di Teheran li condannano ancora oggi a
morte; Mugabe, presidente-dittatore dello Zimbabwe, li definisce
maiali; il senatore McCarthy ne era ossessionato, come con i comunisti;
la mafia ritiene un omosessuale non degno di essere uomo d'onore; e la
Chiesa cattolica di papa Ratzinger... beh, si sa quale sia la posizione
della Chiesa cattolica... Chissà se la mamma buonanima di Andreotti si
preoccuperebbe a sapere che il figlio siede a fianco di Emilio Colombo
a Palazzo Madama... No, ormai é stagionato il senatore Andreotti, anche
troppo, parrebbe. A pensar male, dicevamo... Ma come si può d'altra
parte non porsi qualche interrogativo se si considera quanto é successo
nei giorni scorsi? Un breve riassunto dei fatti. Il governo va in
minoranza in Senato in materia di politica estera, in seguito all'
intervento in Aula del ministro degli ester