08 settembre 2007

news 8 settembre

I candidati del Partito Democratico e la questione omosessuale e transessuale
Il 14 ottobre qualunque cittadino italiano fosse interessato alla costruzione
e al destino del Partito Democratico potrebbe volerne scegliere il
Segretario; in tal caso la scelta sarebbe determinata dai programmi e
dall'approccio politico dei vari candidati. I cittadini omosessuali e
trans, interessati a tale processo, hanno l'esigenza di conoscere le
idee e le proposte del futuro leader sulle tematiche relative all'
orientamento sessuale e all'identità di genere.Del resto il 16 giugno
scorso a Roma si è svolto un Pride nazionale che ha portato in piazza
circa un milione di persone con una richiesta ferma ed inequivocabile:
parità di diritti, uguale dignità, laicità dello Stato. Inoltre, al di
là degli omosessuali e dei transessuali che nei Pride o nelle
associazioni trovano un modo per esprimersi politicamente, costoro
fanno parte di un complessivo dieci per cento della popolazione
italiana che sulla propria specificità è inascoltata da decenni. In
questa rilevante parte della cittadinanza c'è chi potrebbe volere nel
Partito Democratico un interlocutore su cui contare, ma deve essere
messo nella condizione di farlo. Ciascun candidato leader dinanzi a
questa fetta di popolazione e alle proprie istanze può scegliere se
esprimersi o meno, con quale chiarezza e con quanta determinazione, con
quali proposte, previsioni e soprattutto prospettiva politica. Solo
così ciascun gay, lesbica, bisessuale e trans interessato potrà
conoscere se c'è un futuro per sé nel progetto e nella realizzazione
del Partito Democratico. D'altro canto chi al contrario avversa
nettamente l'evolversi positivo delle richieste e delle esigenze
omosessuali e trans, saprà se tale propria impostazione troverà o meno
rispondenza nel costituente partito e nella sua dirigenza. Tali
tematiche richiedono ormai prese di posizione nette ed esplicite, senza
le quali non c'è possibilità di ricevere scelte di campo, soprattutto
da chi ha la vita condizionata da tali decisioni. Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea
Berardicurti
Segreteria Politica
Via Efeso, 2/A 00146 R O M A
tel.
065413985 fax 065413971
Cell. 3487708437


IL CASO AGAPO. I PRIMI
SVILUPPI NELL'INDAGINE DI GAYA CsF
Venuti a conoscenza di questa
associazione AGAPO, ci siamo presi cura di contattarli sotto mentite
spoglie.
La nostra cronista Carla Liberatore, ha finto di essere una
madre quarantenne in preda ad un attacco di panico per via della
dichiarazione della propria figlia di vent'anni, di essere lesbica e
fidanzata con una ragazza di pari età. Abbiamo inviato una email al
loro indirizzo, lasciando un numero di telefono a disposizione a cui
poter chiamare. Dopo qualche giorno Carla Liberatore è stata contattata
su questo numero da una signora di Milano che asserisce di avere un
figlio di 17 anni, profondamente triste a causa della tendenza
omosessuale, il quale figlio denotava comportamenti d'isolamento fin
dalla primissima adolescenza. La signora che ha pensato bene di non
qualificarsi né per nome né per cognome e dopo una lunga e appassionata
conversazione fra mamme disperate – fra cui una finta, la nostra Carla
in questione – ci ha detto che questa tendenza omosessuale, quindi
anche lesbica e transessuale, può essere curata con una terapia
riparativa. Secondo lo psicologo di loro figlio e la psicologa che
invece segue madre e padre, circa il 30% degli omo-trans-lesbiche che
si sottopongono alla cura, riescono a guarire, in quanto il
comportamento "deviante" è derivato da un cattivo rapporto con i
componenti della famiglia, nel caso di suo figlio, è riconducibile al
cattivo rapporto con il padre. La signora in questione che ha
conversato al telefono con Carla Liberatore – in arte Erika –
sembrerebbe anche disponibile ad accettare l'omosessualità del figlio,
a patto ch'egli faccia un percorso di conoscenza di sé – sempre con lo
psicologo consigliato da AGAPO – al fine di poter coscientemente
scegliere se essere omosessuale o eterosessuale; il problema è, secondo
la signora, che loro figlio dopo un anno di terapia dallo psicologo di
AGAPO, abbia scelto di non frequentare più questa terapia riparatrice,
in quanto pare abbia asserito ai propri genitori di non essere d'
accordo con molte delle cose che lo psicologo gli ha cercato inculcare.
La signora milanese si è detta quasi disperata per la scelta di suo
figlio e comunque sarebbe disposta ad accettarlo con una certa
tranquillità nel caso scegliesse di essere omosessuale. In questo
abbiamo trovato una apertura che onestamente non ci aspettavamo,
infatti, contrariamente ci aspettavamo una banda di pazzi maniaci
religiosi moralisti e invasati da Dio. Il padre del ragazzo invece,
almeno stando a quanto detto dalla donna, non accetterebbe mai un
comportamento deviante del figlio. La signora con cui ha parlato
Liberatore ha dimostrato una apertura mentale di tutto rispetto,
avendoci poi raccontato che negli anni passati si è molto battuta per
la libertà degli omosessuali e per le unioni di fatto e che comunque ha
sempre preso con simpatia ogni attività della comunità GLBT nazionale.
Da una riflessione di Carla, abbiamo evinto almeno fino ad oggi, che
abbiamo a disposizione gli elementi per poter riconvertire la signora
che ci ha chiamato. Ma a parte la pseudo goliardata della riconversione
della signora milanese, ci sono degli aspetti socio-psicologici con i
quali presupponiamo lavori questa associazione e che non sono affatto
da dimenticare, in quanto la telefonata "morbida" che abbiamo ricevuto,
potrebbe essere un approccio socio-psicologico da parte degli esponenti
di questa associazione di genitori anti-omosessuali, tendente ad
ammiccare alle persone che chiedono il loro aiuto con il fine di
potersi dimostrare in un primo momento, non contrari a nessuna delle
forme culturali e sociali che vengono oggi divulgate dai mass media a
favore dell'omosessualità, nonché per non rischiare di andare troppo
contro a quanto la psicologia ufficiale e fortunatamente progressista
asserisce rispetto alla questione. Abbiamo provato a dire alla signora
che la finta figlia di Carla le ha riferito di aver parlato con qualche
psicologo delle associazioni GLBT il quale le ha detto che il suo
orientamento lesbico è del tutto naturale e che la madre in questione –
Erika – non fa altro che ostacolare la crescita e il percorso di auto
coscienza omosessuale della figlia. La signora milanese a quel punto ha
fatto una specie di ghigno chiedendo a Erika – Carla – come abbia
potuto questo psicologo dell'associazione GLBT, permettersi di fare la
diagnosi ad una madre che nemmeno conosce. Carla ha provato ad
interloquire con la signora di AGAPO al fine di conoscere meglio le
modalità di terapia che vengono proposte, ma la donna, probabilmente
molto ben istruita, si è defilata sempre con grande sapienza. Ciò ci fa
pensare che non abbiamo discusso solo con una madre afflitta dalla
omosessualità del figlio ma che addirittura questa donna sia uno dei
membri più addestrati della associazione AGAPO la quale ha
sapientemente evitato la possibilità di esporre troppe notizie sul loro
modus operandi ed ha altresì fatto una analisi o una tentata analisi
psico-familiare del quadro presentato da Carla rispetto alla situazione
che abbiamo precedentemente studiato, da mettere su, per poterla poi
esporre non appena saremmo stati contatti. La verità della faccenda
secondo noi sta nel fatto che quasi sicuramente ci troviamo di fronte
ad una associazione molto ben organizzata, con degli affiliati ben
istruiti in merito che sanno ben spacciarsi per genitori disperati
pronti a condividere le ansie delle madri e dei padri che a loro si
rivolgono. Abbiamo compreso che dietro questa associazione ci sono
degli psicologi e chissà chi altro, ma prima o poi verremo a saperlo,
che sanno istruire le persone ai contatti con l'esterno. Sembra strano
ma è come ritrovarsi in mezzo ad una setta nella quale tutti ti
vogliono bene e al di fuori tutti sono cattivi. Dichiarazione di Carla
Liberatore –"Questo tipo di approccio è molto comune alle sette
cattoliche e filo cattoliche, ma comune anche alle sette anti cristiane
e agnostiche in genere e, sia ben inteso che parliamo di sette e non di
liberi movimenti o libere associazioni che in ogni caso rispettano la
volontà dell'individuo. Il loro filo conduttore sta nel fatto che nei
primi contatti hanno bisogno di ingraziarsi il benestare delle persone
con cui si trovano ad avere a che fare, per poi promuovere in essi un
nuovo tipo di presa di coscienza che avviene attraverso la riflessione
di un'altra visione degli aspetti della vicenda che li vede coinvolti.
Lavorano principalmente su quelli che sono i punti deboli del
carattere delle persone, facendo leva sull'emotività diretta ed
indiretta rispettivamente ai casi che vengono proposti ed è per questo
che sono importantissimi i primi contatti con le persone esterne, in
quanto devono assolutamente tranquillizzarle e metterle a loro agio per
poterle inoltre scavare psicologicamente quanto più possibile. E'
attraverso questo sistema che riescono a comprendere i primi punti
deboli degli individui. Quando ero al telefono con la donna che mi ha
contattato, ho spesso avuto l'impressione di parlare con una persona
assai sincera nell'esporre i suoi stati emotivi, però in molti altri
tratti mi sono resa conto che le sue parole erano state precedentemente
studiate, così come le reticenze che ha avuto quando le ho chiesto in
che cosa consisteva la terapia, quali sono i nomi degli psicologi e
cose significasse per lei "terapia riparativa". Questi, oltre ad altri
elementi che probabilmente elencherò in seguito, mi hanno fatto pensare
che tutto sommato anche lei in qualche maniera stesse fingendo la parte
della mamma disperata e che quasi nascondesse l'addestramento che le
era stato inoculato. Può darsi che le sue intenzioni di madre in preda
alla tristezza per il figlio omosessuale fossero autentiche, ma che
dietro alle sue strutture e sovrastrutture verbali ci fossero degli
autentici linguaggi non propri di una mamma disperata, è anche vero.
Sono riuscita comunque a mettermi d'accordo con lei, per poterci
risentire e per poter essere contattata da qualcuno degli psicologi
dell'AGAPO. In quel caso di sicuro farò una registrazione della
telefonata e non è escluso che la metteremo in web su qualche sito
amico, fermo restando la valutazione da fare per non essere scoperti
prima di essere arrivati alla nostra meta." Terremo tutti quanti
informati su ogni evoluzione divulgabile della questione AGAPO. Buena
Vida. Gaya CsF staff e Carla Liberatore.


FEDE E OMOSESSUALITA'
NASCE
"GIONATA.ORG"
Mai come in questi anni il tema fede e omosessualità è
all'attenzione della società e delle varie chiese. Documenti,
rivendicazioni, richieste, condanne si susseguono sempre più spesso
contro o a favore delle persone omosessuali nelle varie confessioni
religiose. Ma cosa dice la Bibbia sull'omosessualità? Quale è oggi il
posto delle persone omosessuali nelle chiese? Ed esiste un cammino di
fede anche per loro? Anche per rispondere a queste domande è nata
l'idea di dar vita a
www.gionata.org, un portale web di discussione ed
approfondimento che vuole scoprire: cosa dice la Bibbia, e la ricerca
teologica, su questo tema; il percorso di chi cerca di conciliare fede
e omosessualità; far conoscere la posizione delle varie chiese
sull'omosessualità. Un progetto che è nato durante la preparazione
dalla veglie di preghiera per le vittime dell'omofobia del giugno 2007
ed è curato da volontari, omosessuali e non, con storie, cammini e
confessioni differenti (cattolici, valdesi, battisti...) che si sono
ritrovati insieme, accomunati da Cristo e da un identico desiderio:
approfondire e valorizzare il rapporto tra le persone omosessuali, le
loro chiese e la loro fede. Per questo grande importanza abbiamo voluto
dare su gionata.org al racconto delle esperienze pastorali di
accoglienza degli omosessuali nelle varie chiese e al cammino - poco
conosciuto - fatto dai gruppi di credenti omosessuali presenti in
Italia, perché crediamo fermamente che i tempi siano maturi per avviare
una discussione serena su queste tematiche scomode. I volontari del
progetto Gionata.org vi invitano a visitare, commentare e a conoscere
questa iniziativa sostenendola con i vostri consigli e le vostre
opinioni. I volontari del "Progetto Gionata - Fede e omosessualità"
Web site:
www.gionata.org - email: gionatanews@gmail.com

COMUNICATO
STAMPA
Arcilesbica sui fatti di Piazza Bellini
Napoli 5 settembre 2007
Arcilesbica "Le Maree"
Arcilesbica, riunita ieri in seduta
straordinaria, ha deciso di astenersi, per il momento, da qualsiasi
forma di protesta pubblica, ritenendo indispensabile ponderare con le
altre associazioni GLBT locali le strategie di intervento e le
eventuali richieste alle autorità. La ragione della scelta di non
partecipare a nessun tipo di manifestazione dovesse eventualmente
tenersi in città nei prossimi giorni, poggia sulla convinzione che una
protesta pubblica in questo momento istigherebbe ancor di più allo
scontro frontale. Arcilesbica considera invece fondamentale progettare
una serie di azioni mirate alla riqualificazione del territorio, che
non si risolvano in un episodio isolato di protesta ma che tengano in
considerazione i problemi fondamentali di questa città coinvolgendo non
solo la comunità GLBT ma tutti i cittadini che vivono piazza bellini e
il centro storico napoletano per favorire il contatto umano e l'
integrazione. Auspichiamo che dal coordinamento con le altre
associazioni GLBT nasca una proposta unitaria sulla questione, da
avanzare a tutti i cittadini napoletani e alle istituzioni, che dia un
reale apporto alla convivenza pacifica e costruttiva nella nostra
città. Circolo Culturale ArciLesbica "Le Maree" - Vico San Geronimo
alle Monache, 19 – Napoli
http://www.arcilesbicanapoli.tk/


COMUNICATO
STAMPA
Napoli, 6/09/2007
Stonewall a Napoli: i gay denunciano gli
omofobi a piazza Bellini. Presto una manifestazione in città. Sono
state presentate nella mattina di mercoledì 5 settembre alla Questura
di Napoli tre denunce per i fatti di piazza Bellini, storico luogo di
ritrovo per la comunità glbt napoletana dove le aggressioni verbali e
le minacce ai danni degli omosessuali si sono moltiplicate negli ultimi
mesi e venerdì scorso solo l´arrivo di agenti chiamati dall´Arcigay ha
scongiurato l´aggressione, da parte di un folto gruppo di persone
convenute sul posto, dei gay e delle lesbiche presenti nella piazza. Al
termine delle denunce presentate da tre delle vittime dei numerosi casi
segnalati allo "Sportello Diritti" di Arcigay, l´avv. Salvatore
Simioli, presidente dell´Arcigay di Napoli, che ha assistito i
querelanti, ha avuto un incontro con il vicequestore Antonio Sbordone
per fare il punto della situazione in città sugli atti di violenza ai
danni degli omosessuali. "Gli episodi di violenza che si verificano
negli ultimi tempi a piazza Bellini, e che sembrano moltiplicarsi dopo
i fatti di Capaccio e di Sorrento di questa estate, sono di chiara ed
evidente matrice omofobica", afferma Salvatore Simioli, "Oggi per la
prima volta tanti omosessuali hanno trovato il coraggio di denunciare i
loro aggressori realizzando una piccola Stonewall nel cuore della
nostra città: non esistono alibi per transigere sui diritti e la
legalità, ed Arcigay non dialoga con chi è violento contro gli
omosessuali e i transessuali o chi contratta sui loro diritti".Arcigay
Napoli ha ricevuto la solidarietà di Donatella Linguiti,
Sottosegretaria di Stato per i Diritti e le Pari Opportunità, e di
Leonardo Impegno, Presidente del Consiglio Comunale di Napoli, Mariano
Anniciello, presidente di ARCI Napoli e consigliere comunale, Raffaele
Carotenuto, consigliere comunale, e Pino De Stasio, consigliere alla
Prima Municipalità. "Ci aspettavamo anche la solidarietà della
Presidente del Consiglio Regionale, Sandra Lonardo", aggiunge Simioli,
"che potrebbe esortare il marito a calendarizzare presto il pacchetto
anti-violenza, che giace in Parlamento, con l'estensione della legge
Mancino ai reati d'odio contro le persone omosessuali".Arcigay Napoli
organizzerà una manifestazione unitaria in città contro l´omofobia per
le prossime settimane di cui sarà confermata presto la data, a cui
invita da ora il sindaco di Napoli.Arcigay Napoli invita tutte le
persone omosessuali oggetto di violenza omofoba a denunciare
immediatamente i fatti o a rivolgersi per ogni supporto all´Arcigay di
Napoli inviando una mail a legale@arcigaynapoli.org o al telefono
0815528815. Lo Sportello Legale è attivo in sede il venerdì dalle 18,00
alle 21,00. Info al sito
www.arcigaynapoli.it

COMUNICATO STAMPA "I Ken"
Arcilesbica ed i Ken "non si chiamano fuori" propongono un'azione
differente per la vivibilità GLBT a Napoli
Le associazioni omosessuali di Napoli i Ken ed Arcilesbica scelgono di non scendere in piazza il
16 settembre prossimo alla manifestazione indetta da Arcigay. I
rappresentanti delle associazioni Curati ( Arcilesbica ) e Cremona ( i
Ken) a nome delle organizzazioni, dichiarano che l'idea rappresentata
in questi giorni anche sui giornali è stata indirizzata ad acuire uno
scontro di piazza tra i diversi gruppi della città. Inoltre si ritiene
che ed e che tale atteggiamento sia stato un errore di valutazione
fatto da alcuni settori interni all'arcigay che non tenevano in
considerazione della vivibilità della piazza. Noi crediamo di dover
convivere con tutti e tutte nelle piazze e nelle vie delle nostre
città, ma dichiariamo di essere determinati a vivere serenamente e
liberamente gli spazi e le piazze non accettando aggressioni, insulti o
intimidazioni. Pensiamo che Napoli non abbia bisogno di
militarizzazione delle piazze ma di socialità e di convivenza solidale
degli spazi. Anche piazza Bellini deve tornare ad essere un luogo dove
ricchi e poveri, gay lesbiche e trans con etero, ma anche bianchi e
neri, napoletani e stranieri, possano condividere in sicurezza la
piazza. Vogliamo banalmente il rispetto delle regole di convivenza,
chiediamo a tutti etero e gay, agli esercenti , ai residenti , agli
amministratori pubblici ed al Prefetto di aiutarci a non rinunciare
alla libera partecipazione della vita delle piazze d'Europa partendo da
quelle napoletane. Riteniamo che anche i mezzi d'informazione possano
aiutarci a ridare il senso giusto delle cose ed a evitare inutili fobie
da una parte e psicosi di massa e dall'altra. A tutti i gruppi occorre
dire che ci vuole responsabilità anche nell'isolare gli elementi di
conflitto e "garantire" che nessuno si possa "scaldare" eccessivamente.
Non neghiamo le violenze esercitate, alle vittime diamo la piena
solidarietà, stringendo la comunità tutta a protezione dei singoli, ma
crediamo che occorrano ricette diverse da quelle ipotizzate fino ad
ora e rifiutiamo la "strategia contro" come soluzione. i Ken ed
Arcilesbica, credono che ci siano ancora i margini per la costruzione
di un percorso unitario con le altre associazioni e chiedono da subito
agli amministratori locali di Napoli di incontrarci per aiutarci nella
costruzione di una nuova vivibilità della città, attuando concretamente
progetti per la difesa di gay, lesbiche e trans. Su questo terreno,
dove Napoli rappresenta un valore assoluto nella lotta di
rivendicazione dei diritti del movimento LGBT di rilevanza nazionale,
rivendichiamo nella pluralità delle posizioni presenti la garanzia
della democrazia e del confronto di cui siamo protagonisti. I
rappresentati GLT, Carlo Cremona, Giordana Curati e Laura Matrone si
rendono disponibili ad avviare da subito una piattaforma politica e
programmatica condivisa, che chieda anche agli amici di Arcigay di
sostenerla, insieme, non solo negli interessi ciascuno dei propri
iscritti, ma perseguendo l'interesse più generale della comunità LGBT e
della città di Napoli. Va il nostro particolare ringraziamento alle
forze di pubblica sicurezza della Questura di Napoli che ci sta
sostenendo pubblicamente, anche se non in modo visibile ai più, ed
invitiamo tutti e tutte a non lasciare la piazza a continuare a viverla
ed ad informarci tempestivamente in caso di violenze o di intimidazioni
ricevute. Sito web:
www.i-ken.org

e-mail: info@i-ken.org MSN
ikenonlus@i-ken.org

COMUNICATO STAMPA "I KEN"
Prove di unità, il
movimento GLBT napoletano
Cresce....tra gli intoppi!
L'associazione i
Ken dopo le aggressioni a danno di omosessuali maschi e femmine
avvenute in luglio, agosto e settembre registrate a Napoli ed in
Campania, sentite le altre associazioni GLBT del territorio ( Arcigay,
Arcilesbica e associazione Priscilla) in data 4 settembre 07 aveva
promosse e comunemente organizzato un primo incontro per determinare
azioni UNITARIE e COORDINATE con le singole organizzazioni GLBT per la
salvaguardia della libertà e della sicurezza di gay, lesbiche e trans
che frequentano la città di Napoli e in particolare piazza Bellini, nel
centro storico nel quartiere San Lorenzo. I recenti articoli dei
Segretari Nazionali Mancuso( arcigay) e
Salvatore Simioli ( circolo
napoli Arcigay) durante il percorso di costruzione unitario, hanno
DETERMINATO l'impossibilità di una visione e di un progetto comune,
imponendo un particolare e parziale punto di vista che va nella
direzione opposta dei BISOGNI REALI a cui bisogna tendere. Gli
omosessuali di piazza bellini, come quelli soggetti alla persecuzione
metropolitana delle città europee ( pensiamo alla Polonia) , per noi
hanno bisogno di sicurezza e di percorsi di dignità pubblica e non di
campagne pubblicitarie di singole associazioni e singole personalità
che cercano di ergersi a paladini di realtà sociali sconosciute o
ignorate fino a ieri. Ritenevamo che occorresse un lavoro di
ricomposizione sociale e di informazione territoriale e non una
campagna medianica, unilaterale e fuori luogo, ritenendo che tale
azione, sprovvista di contenuto politico unitario e di presidio
territoriale reale ed efficace rappresenti lo stimolo ad una reazione
violenta ed uno acuirsi del conflitto tra comunità gay-lesbica e trans
e gruppi omofobi e fascisti del quartiere. Riteniamo dissennata e
pericolosa questo modo di fare di tanto da ritenerlo pregiudizievole
per un lavoro condivisibile e comune con ARCIGAY, che di fatto, ha
comunicato a mezzo stampa la propria autonomia dal resto del movimento
cittadino. Con rammarico, ma con realismo e determinazione riteniamo di
dover condurre e di poterlo fare una battaglia di liberazione dall'
oppressione, dall'odio e dal neofascismo squadrista con azioni comuni
ad altri soggetti politici e per cui invitiamo Arcilesbica e Priscilla
a non abbandonare il sogno di un percorso comune per il bene di tutti e
tutte e ci continueremo ad impegnare per la ricerca di soluzioni
complesse e condivise per il bene diffuso della nostra città.


DON GELMINI IL SANTO VIVENTE"
ROMA-ADISTA. Ha detto di essere vittima
della "lobby ebraica-radical-chic" (ritrattando poi lo scivolone,
costatogli una valanga di critiche e la rinuncia dell'avvocato Franco
Coppi a difenderlo), della massoneria, dei gay, del laicismo radicale,
della magistratura anticlericale. Ma la vicenda di don Pierino Gelmini,
indagato dai pm di Terni per presunti abusi sessuali nei confronti di
alcuni ragazzi della Comunità Incontro (ad accusarlo, diversi ex ospiti
della struttura da lui fondata e diretta) parte da lontano. La
"vocazione" dei fratelli Gelmini Quella dei Gelmini è infatti una
biografia lunga e con diverse zone d'ombra. Nato nel 1925 in provincia
di Milano, ha vissuto e studiato in Lombardia. Ma è stato ordinato
prete nel 1949 lontano dalla sua zona di onigine, nella diocesi di
Grosseto. Circostanza curiosa, che le note biografiche riportate sul
sito web della Comunità Incontro spiegano così: da Milano, Gelmini si
presenta al vescovo di Grosseto, "diocesi bisognosa di clero", e "si
prepara al sacerdozio A quell'epoca il vero "don Gelmini", quello
famoso, non era lui, ma il fratello padre Eligio, esuberante frate
minore che preferiva il cachemire al ruvido panno francescano,
precursore di tante figure di preti mediatici e mondani che frequentano
salotti, feste e studi televisivi. Padre Eligio era confessore e
assistente spirituale di vip e calciatori (era, tra l'altro, il
"cappellano" del Milan, oltre che amico intimo di Gianni Rivera), l'
unico prete al mondo a poter vantare di aver concesso un'intervista al
settimanale sexy Playboy, frequentatore di eventi mondani, nonché
fondatore della comunità di recupero per tossicodipendenti «Mondo X» e
del Telefono Amico. Particolarmente dettagliata nel raccontare i primi
anni di sacerdozio di don Pierino - che negli anni '60 diventa
segretario del card. Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires fino al
1959, passato poi in forze alla Curia vaticana come Cancelliere di
Santa Romana Chiesa -, la sezione del sito internet della "Comunità
Incontro" dedicato alla biografia di Gelmini omette del tutto gli
eventi che caratterizzano il periodo che va dalla metà degli anni
sessanta al 1979. Sono infatti gli anni in cui per don Pierino iniziano
i problemi con la giustizia e le vicissitudini giudiziarie. I primi
guai giudiziari "Già nel 1965 - racconta Marco Lillo in un articolo
pubblicato dall'Espresso il 16/8 - un anno prima di darsi ai
tossicodipendenti, il sacerdote aveva comprato la splendida tenuta di
Caviggiolo con tanto di maniero e riserva di caccia a Barberino del
Mugello, sull'Appennino toscano. I giornali dell'epoca raccontano che
gli assegni per 200 milioni di lire (del 1965) consegnati alla Società
Idrocarburi per l'acquisto erano scoperti e il tribunale inflisse tre
mesi di galera a don Pierino". Nel 1969 il prete acquista un'altra
villa all'Infernetto, zona Casal Palocco, una delle più "in" dell'
hinterland romano. La biografia ufficiale di Gelmini si limita ad
accennare all'abitazione definendola "una casa più ampia" di quella
dove don Pienino aveva sino ad allora vissuto. Per la precisione si
trattava invece di una villa in cortina a due piani protetta da un
largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, un vasto giardino
in cui era custodita una Jaguar, piscina, due cani, tre persone a
servizio: un autista, una cuoca e una cameriera. Insomma, se al
fratello Eligio piaceva la bella vita, don Pierino non era da meno. Ma
il tenore di vita di don Pierino viene compromesso dalla magistratura:
il 13 novembre 1969 i carabinieri lo arrestano nella sua abitazione
(grande scalpore sui giornali dell'epoca suscitò la notizia che i
carabinieri avevano trovato una Jaguar nel giardino di don Pierino) per
emissione di assegni a vuoto, truffa e fallimento di una cooperativa di
costruzioni collegata con le Acli di cui il sacerdote era tesoriere e
che doveva costruire palazzine all'Eur. Gelmini viene anche coinvolto
in un inchiesta che riguarda la ditta di import-export tra Italia e
Argentina che aveva costituito sfruttando - si disse - le buone
entrature ottenute attraverso i servizi resi al card. Copello. Nel 1970
il prete ripara quindi all'estero, nel Vietnam del Sud, dove fa
amicizia con l'ex arcivescovo della cittadina di Huè, mons. Pierre
Martin Ngo Dình Thuc, fratello di Jean Baptiste Ngo Dình Diem,
dittatore del Vietnam del Sud, assassinato nel 1963, ormai caduto in
disgrazia presso gli Stati Uniti. Ma anche in Vietnam Gelmini ha grane
con la giustizia: proprio dall'ex-arcivescovo di Hué, insieme a madame
Nhu, vedova del fratello minore del presidente Dièm e per anni sua
first lady, viene denunciato per appropriazione indebita. Nel 1971
torna in Italia. Ed entra in carcere. Il processo a suo carico si era
infatti concluso con la condanna a quattro anni, che don Pienino
sconterà interamente. Uscito di prigione - dopo aver trascorso un breve
periodo di ritiro in Maremma per volontà delle autorità ecclesiastiche
- nel 1976 don Gelmini torna in cella, ad Alessandria. Insieme al
fratello Eligio è infatti accusato di aver ricevuto una bustarella di
50 milioni da Vito Passera, imprenditore in difficoltà che puntava sui
buoni uffici dei fratelli Gelmini per diventare console onorario della
Somalia e ottenere facilitazioni nel commercio di burro tra gli Usa e
il Paese africano. Stavolta però in prigione don Pienino ci rimane poco
tempo. Assieme al fratello, viene prosciolto dalle accuse e nel '77 è
di nuovo nella sua villa romana a Casal Palocco. Nel 1979 don Pierino,
sulle orme del fratello (che nel 1974 era riuscito a farsi assegnare
gratuitamente dal conte Lodovico Gallarati Scotti l'uso del suo
castello di Cozzo Lomellina come sede del suo "Mondo X"), dà inizio al
business antidroga 1979: nasce la holding della tossicodipendenza "Don
Gelmini Spa", titola il 16 agosto l'Espresso, ricostruendo la nascita
dell'impero economico del prete antidroga. La prima comunità di
recupero nasce ad Amelia, in provincia di Terni. Don Pierino si fa
assegnare in comodato d'uso per 40 anni un frantoio abbandonato, il
Mulino Silla, in una piccola valle chiamata delle Streghe, facendone la
sede della sua nuova attività. Nel 1988 sindaco di Amelia diviene l'ex
leader della Cgil Luciano Lama. È lui a segnalate alla procura il fatto
che a don Pierino i vincoli del piano regolatore stavano stretti e i
piccoli casali abbandonati che andava acquisendo si trasformavano in
enormi strutture senza le necessarie autorizzazioni. "Alla fine -
racconta l'Espresso - tutto fu sanato, grazie anche ai socialisti della
giunta". Così le proprietà immobiliari della Comunità Incontro hanno
potuto estendersi senza sosta, al punto da comprendere, nella sola
provincia di Terni, boschi, uliveti, vigneti e pascoli per una ventina
di ettari, oltre a diversi fabbricati sparsi tra Cenciolello, Porchiano
e la strada di Orvieto. Oggi la Comunità di don Gelmini conta
ufficialmente 164 sedi in Italia e 74 nel mondo. Dati contestati però
da Stefania Nardini in un articolo comparso su Gente d'Italia,
quotidiano italiano delle Americhe. La giornalista, che ha passato un
periodo presso la Comunità Incontro, racconta di culto della
personalità, di body guard armati di pistola, di macchinoni di lusso
(un vizio antico), di disparità nel trattamento degli ospiti, ma anche
di cifre gonfiate a beneficio della sua immagine pubblica: "Si parla di
164 sedi residenziali in Italia - scrive la Nardini - e invece sono 64,
di 180 gruppi d'appoggio che in realtà sono una ventina, di un turnover
residenziale di 12 mila persone (turnover in cui sono comprese semplici
richieste di informazioni), di 126.624 ingressi in comunità tra il 1990
e il 2002, mentre attualmente si registrano non più di 20 o 30 colloqui
al mese, il che significa al massimo 360 ingressi all'anno, cifra che
si riduce alla metà considerando coloro che rinunciano". Anche sui
cospicui introiti delle Comunità i numeri sono incerti: "La trasparenza
amministrativa - racconta l'Espresso - non è mai stata una priorità
della comunità. Sul sito internet non c'è traccia del bilancio. Bisogna
andare alla Camera di commercio a Roma per scoprire che la Comunità
Incontro, organizzazione non lucrativa a fini sociali, è presieduta da
una sconosciuta: Umbertina Valeria Mosso, avvocato di 86 anni. Il
comitato direttivo è composto dalle persone più vicine a don Pierino,
come Claudio Legramanti e Claudio Previtali e dal 'don', che è il
segretario generale, ma con ampi poteri di gestione". La politica: un
ritorno di "fiamma" In ogni caso, il suo piccolo impero don Gelmini lo
ha realizzato anche in virtù delle sue ottime entrature politiche,
oltre che alle cospicue donazioni che il suo carisma ha saputo
intercettare. Solo in occasione della megafesta per gli 80 anni di don
Pierino, nel 2005, Berlusconi dichiarò di volergli devolvere 10
miliardi delle vecchie lire. Alla mega kermesse in onore del prete
ottuagenario c'era anche un altro grande amico di Gelmini, l'allora
ministro Maurizio Gasparri. Insieme ad altri rappresentanti del
governo, come Rocco Buttiglione e Pietro Lunardi, oltre a Gustavo Selva
e ad una sfilza di sottosegretari. E ad un esponente della "Prima
Repubblica", l'ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, da anni
tra i volontari della "Comunità Incontro". A tanta benevolenza da parte
del leader e degli esponenti della Casa della Libertà, Gelmini ha
sempre risposto con una indefessa militanza a destra, che - oltre ad
intercettare verso Berlusconi il consenso di migliaia di visitatori ed
ospiti (nonché delle loro famiglie) passati in comunità negli ultimi 30
anni - si è più volte caratterizzata con la presenza di Gelmini a
manifestazioni politiche ed elettorali. Lo si è visto spesso con
esponenti di An (lo scorso anno, in campagna elettorale, era a fianco
del candidato sindaco di Roma Gianni Alemanno). Nel 2006 don Pierino fu
uno dei maggiori sostenitori della nuova legge sulla droga che ha
eliminato la differenza tra droghe leggere e pesanti. "Grazie,
Gianfranco, per la legge contro la droga, affido a voi di An il compito
di difendere i principi cristiani", disse don Gelmini ai delegati di An
presenti alla conferenza programmatica del partito, il 5 febbraio 2006.
Le accuse a don Gelmini: nella Chiesa, qualcuno sapeva Le recenti
accuse di molestie sessuali hanno - per la verità - qualche precedente
negli anni d'oro della Comunità incontro. Come quando, il 23 novembre
1991, venne ritrovato morto sgozzato a Rimini Fabrizio Franciosi,
cittadino di San Marino, anni prima ospite della Comunità del Mulino
Silla. Durante le indagini, il fratello della vittima raccontò che poco
tempo prima di morire Fabrizio gli aveva raccontato di aver subito da
don Gelmini abusi sessuali in una casetta nel parco della comunità. Nel
2003 don Antonio Mazzi, animatore della comunità per tossicodipendenti
Exodus, ricevette la lettera di un ragazzo che raccontava di aver
subito molestie sessuali da parte di don Gelmini nel 1993, quando aveva
trascorso un periodo di sei mesi ad Amelia. Poi il giovane si era
trasferito in una struttura di don Mazzi, con il quale si era confidato
ed aveva continuato a mantenere rapporti epistolari. Ma Mazzi ha
raccontato questi fatti solo nelle scorse settimane, quando il caso don
Gelmini era già scoppiato. Sentito dal procuratore di Terni Carlo Maria
Scipio e del pm Barbara Mazzullo, Mazzi ha comunque ribadito punto per
punto ciò che aveva già rivelato circa il contenuto della missiva. Nel
2004, un libro di Marco Salvia, Mara come me racconta la vita all'
interno di una comunità di recupero di tossicodipendenti, delineata nei
termini di un lager gestito da un prete bigotto e fanatico e da
responsabili violenti. La storia è romanzata, ma il 23 gennaio 2005 il
quotidiano il manifesto pubblica una lettera con cui l'autore usciva
allo scoperto, dichiarando che i fatti narrati nel libro erano reali e
che dietro la figura di don Luigi, il padre-padrone della comunità, si
celava don Pierino Gelmini. E poi ci sono le accuse fatte da Bruno
Zanin nel suo libro-autobiografia Nessuno dovrà saperlo, in cui afferma
di aver subito abusi sessuali da Don Gelmini all'età di 13 anni (il
capitolo che parla dell'abuso è stato messo online dall'autore all'
indirizzo internet
www.bispensiero.it/documents/DonGiustino.pdf). Nel
libro, Zanin, che è Stato negli anni '90 collaboratore di Radio
Vaticana, racconta anche di aver parlato degli abusi all'allora
direttore dei programmi dell'emittente, p. Federico Lombardi (oggi
direttore della Sala Stampa vaticana) ed a mons. Giovanni d'Ercole,
religioso orionino, capo ufficio della sezione affari generali della
segreteria di Stato del Vaticano, da sempre amico di don Pierino e da
qualche mese direttore responsabile della rivista della comunità "Il
Cammino" e dell'emittente Tele Umbria Viva, di cui Gelmini è
proprietario. Titoli e sottotitoli Anche con la Chiesa cattolica i
rapporti, a dispetto delle difese d'ufficio tratta che oggi vengono
fatte di don Pierino come dell'ennesimo prete vittima delle
persecuzioni mediatiche e laiciste, sono piuttosto tesi. Fin dal 1963,
quando don Pierino iniziò a fregiarsi del titolo di monsignore, senza
esserlo, il Vaticano ha iniziato a diffidano dall'utilizzare quel
titolo e in seguito lo ha anche sospeso a divinis. Sospensione poi
ritirata, ma il titolo tanto agognato non arrivava. Nel 1988 Gelmini
risolse allora il problema con un abile éscamotage: pur essendo un
prete di rito latino, aderì ad una Chiesa cattolica di rito orientale,
quella melkita, e si fece insignire del titolo di Esarca Mitrato della
Chiesa cattolica greco-melkita. Titolo onorifico che non equivale certo
a quello di vescovo. E nemmeno a quello di monsignore. Nelle biografie
"ufficiali" di don Gelmini però il titolo ottenuto dalla Chiesa melkita
è messo in grande evidenza insieme ad un'altra lunghissima sequela di
bizzarri riconoscimenti: da "maggiore garibaldino e primo cappellano
della Legione Garibaldina" a "gran comandante dell'Ordine di Géorge
Washington"). Non solo per la sua altisonanza, ma perché dà all'
esuberante prete il diritto all'uso dell'anello, della mitra, della
croce e del pastorale quando celebra la messa con rito greco (o avendo
ottenuto dal Vaticano uno speciale permesso a celebrare con il doppio
rito). Ma a don Gelmini certe sottigliezze liturgiche vanno strette e
la messa continua a celebrarla in rito romano, vestendo però i sontuosi
paramenti greco-cattolici. Una piccola rivincita con la gerarchia che
tanto lo ha bistrattato don Pierino se l'è presa il 20 ottobre del
2000, quando Wojtyla ricevette in piazza San Pietro trentamila
rappresentanti delle Comunità Incontro. La benedizione del papa polacco
non ha però migliorato i difficili rapporti con la Curia, che continua
a non amarlo. Recentemente, al card. Francesco Marchisano, presidente
dell'Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, che gli ha chiesto di
fare un passo indietro per meglio difendersi dalle accuse, don Pierino
ha risposto: "Mi chiede di fare un passo indietro? Lo faccia lui in
avanti, in un burrone". E comunque, ha tenuto a precisare don Pierino,
"io non guido un'associazione religiosa, ma laica". (valerio gigante).
FONTE ADISTA ROMA INVIATO DA Anna Maria Angelitti Gaya CsF

COMUNICATO STAMPA
Il Sinodo della Chiesa evangelica Valdese (Unione
delle Chiese metodiste e valdesi), riunito in sessione dal 26 al 31
agosto 2007 a Torre Pellice (TO), ha approvato oggi 31 agosto 2007 un
ordine del giorno, scritto dalla REFO (Rete evangelica Fede e
omosessualità), contro l'omofobia, cioè l'odio verso le persone
omosessuali e contro le persecuzioni che in Italia (soprattutto sociali
ma anche fisiche) e in varie parti del mondo (dove spesso sono
condannati alla pena capitale) i gay e le lesbiche devono subire. La
proposta è stata fatta propria e presentata (visto che la REFO non
aveva deputati al Sinodo) da un folto gruppo di pastori e
rappresentanti delle chiese locali, tra cui spicca la firma della
moderatora della Tavola valdese, Maria Bonafede la quale ha dichiarato
di essere contenta che il Sinodo abbia approvato quello che lei ritiene
"un atto dovuto" nella testimonianza cristiana, esortando le chiese a
sostenere concretamente, il prossimo anno, le veglie ecumeniche contro
l'omofobia che il 28 giugno di quest'anno hanno visto, in quattordici
città italiane, una ampia partecipazione di cristiani di varie
confessioni. Il dibattito ha evidenziato una sostanziale unità di
intenti e una diffusa solidarietà ai fratelli e alle sorelle
omosessuali. Per info:
www.chiesavaldese.org - www.refo.it - Refo
Firenze 333.2876387 -refo.firenze@gmail.com

COMUNICATO STAMPA
GRUPPO DEL GUADO
GRATITUDINE ALLA CHIESA
EVANGELICA VALDESE
Il Gruppo
del Guado esprime la sua gratitudine nei confronti della Chiesa
evangelica valdese per il documento contro l´omofobia approvato durante
il Sinodo che è terminato lo scorso 31 Agosto. Il testo del documento
approvato si trova sul sito:
www.refo.it - Testo: E´ di rinnovata
gratitudine il sentimento con cui accogliamo il documento che il Sinodo
della Chiesa evangelica Valdese ha approvato lo scorso 31 Agosto, per
esprimere solidarietà agli omosessuali che sono oggetto di
discriminazioni e persecuzioni, per denunciare il repentino aumento di
episodi di omofobia che si sta registrando in Italia e per condannare
le persecuzioni e le condanne di cui sono
vittima gli omosessuali in
molti paesi del mondo. Ancora una volta la Chiesa evangelica valdese
dimostra alle chiese che sono in Italia che la solidarietà nei
confronti delle persone omosessuali è un aspetto del cristianesimo del
nostro tempo. Giovanni scrive: «Se uno dicesse: "Io amo Dio", e odiasse
il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio
fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il
comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo
fratello» (1Gv 4,20-21). I vertici della Chiesa evangelica valdese in
Italia hanno saputo testimoniare, nella concretezza di un gesto, questo
messaggio che ci arriva dal Nuovo Testamento. I vertici della Chiesa
cattolica italiana, questo semplice gesto, non sono ancora riusciti a
farlo. Alla luce di questa differenza mi chiedo: "In quale, tra queste
chiese, si è manifestata, per le persone omosessuali che chiedono di
essere accolte, l´unica Chiesa di Cristo?". - Gianni Geraci
Presidente


GRUPPO DEL GUADO
Sabato 8 settembre 2007 - ore 17.00
NOTIZIE EVANGELICHE
Il 31 Agosto scorso il Sinodo della Chiesa
evangelica valdese ha approvato un documento in cui si esprime
solidarietà agli omosessuali che sono oggetto di discriminazioni e
persecuzioni, si denuncia l'aumento degli episodi di omofobia che si
registrano in Italia e si condannano le persecuzioni di cui sono
vittima gli omosessuali in molti paesi del mondo. Si tratta di
un'iniziativa importante, che si inserisce nel dibattito in corso
all'interno dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi italiane. Per
approfondire i vari aspetti di questo dibattito abbiamo invitato Marco
Mori
che, oltre ad essere un esponente del movimento GLBT, è anche
membro della comunità valdese di Milano. Cristiani Omosessuali Via
Soperga 36 - 20127 Milano - Telefono 347 7345323 URL:
http://www.
gaycristiani.it - Email: gruppodelguado@gmail.com


ITALIANA
IPOCRISIA
La cronaca di questi giorni è dominata dal dibattito circa le
iniziative volte a contrastare la criminalità, in particolar modo la
cosiddetta microcriminalità rappresentata a quanto pare da lavavetri e
prostitute extracomunitarie (ma chi dovremmo condannare, quelle povere
disgraziate, costrette a cose orribili ed umilianti, o chi le paga,
rispettabili cittadini italiani, magari all'insaputa di mogli e
figli?). Uno dei drammi di questa farsa a mio avviso consiste nel fatto
che i cittadini si sentono, è vero, molto coinvolti dai lavavetri
particolarmente aggressivi, ma lo sono molto meno da un Parlamento con
alta densità di delinquenti, (senza rendersi conto che, in una
Democrazia che si rispetti, il Parlamento dovrebbe essere
rappresentativo della società che lo ha eletto, cosa che puntualmente
si verifica), oppure nei riguardi della criminalità organizzata, fatta
eccezione per quei commercianti e imprenditori onesti siciliani,
calabresi o campani, che non vogliono pagare il pizzo. Un altro aspetto
sorprendente è il silenzio assordante del Vaticano, di solito sempre
molto pronto a far sentire la sua voce sulle questioni etiche (e
politiche) di questo Paese. In relazione al primo punto vorrei fare una
considerazione: i nostri problemi nascono dalla totale assenza in noi
del concetto di "Identità di Nazione" di Chabodiana memoria; in altre
parole siamo un popolo molto individualista, quindi egoista, che ha
completamente smarrito la consapevolezza (se mai l' ha avuta), che il
bene collettivo s'identifica con il bene individuale, che anzi il
secondo deriva dal primo. Tutto questo è determinato, oltre che dalla
nostra Storia, probabilmente anche dal fatto che non si nutre alcuna
fiducia nei confronti delle Istituzioni, che noi abbiamo scelto e che
così bene ci rappresentano. Così il cerchio si chiude. Il dibattito
attualmente in atto si è arricchito di un concetto, quello della
"certezza della pena", in passato così tante volte mortificato da
indulti, condoni, riabilitazioni di personaggi legati a vari tipi di
interessi, nella quasi totale indifferenza dei cittadini, o perché non
direttamente coinvolti, oppure perché ne traevano beneficio. La
certezza della pena è un concetto che avremmo dovuto avere comunque
nelle nostre corde, avendo noi tra i nostri Padri un certo Cesare
Beccaria, il quale tra l'altro aveva così bene espresso temi quali la
giusta proporzione della pena e leggi chiare intese come espressione di
un contratto tra Stato e Cittadino. Purtroppo non abbiamo saputo
raccogliere quella eredità, lasciandola appannaggio delle società
Anglosassoni, di ispirazione Protestante, nate da uno Scisma, ormai
quasi 5 secoli fa, dalla Chiesa (ora) Cattolica, in parte anche per le
sue vendite delle indulgenze. In queste Società ad esempio vige il
concetto che chi sbaglia paga, una idea evidentemente di difficile
comprensione per noi, dove ad esempio è una regola il reinserimento dei
dirigenti nel migliore dei casi inetti in altri incarichi, oppure
congedati con liquidazioni e pensioni che sono un insulto ai lavoratori
"normali". Per non parlare del riproporsi dei politici a ciclo
alternato, ma reiterato. Proporre iniziative simili all'opinione
pubblica appare come un atto di suprema ipocrisia, in assenza di un'
adeguata azione di educazione al rispetto delle regole, vedi delle
Leggi, in una società che di leggi ne ha talmente tante e qualche volta
contraddittorie da essere suscettibili di varie interpretazioni,
aprendo le maglie alla illegalità "legalizzata". Quando poi non sono
espressamente concepite per rendere legale ciò che nelle altre società
civili viene considerato assolutamente illegale. In questo contesto il
dibattito sulla "tolleranza zero" non solo mi sembra privo di
fondamento, ma appare addirittura fuorviante e foriero di gravi
conseguenze. Discutere di come punire lavavetri e prostitute, oltre che
mettere in secondo piano i reali problemi del Paese, contribuisce ad
alimentare alcuni processi dannosi per una democrazia fragile come la
nostra, non ultimo la pericolosa enfatizzazione di egoismi che
contribuiscono ad alimentare sentimenti di avversità, se non di odio,
verso alcuni poveri disgraziati, in palese ignoranza della nostra
memoria, di quando cioè i poveri disgraziati eravamo noi, in America,
in Germania, in Svizzera. Un insulto nei confronti dei nostri genitori
emigranti. Con buona pace inoltre di tutti i sentimenti e dell'impegno
per la costruzione di una società più giusta, fondata sulla semplice
idea che siamo (dovremmo) essere tutti figli di Dio su questa Terra che
non ci appartiene, e che dovremmo avere tutti le stesse possibilità di
starci in modo dignitoso. E qui appare assordante il silenzio del
Vaticano. Ogni giorno sui tg di tutte le reti viene dato ampio spazio
alle esternazioni dei vari vescovi, presidenti Cei o del Papa, dalle
questioni fondamentali, con finalità propagandistiche neanche tanto
velate, alle notizie più insignificanti, purché se ne parli. Ma in
questi giorni non una parola in merito a questo tema. Forse il Vaticano
ha instaurato una nuova linea votata alla non ingerenza negli affari
interni dello Stato Italiano? Sarebbe osare sperare troppo. Forse i
media hanno deciso una assunzione di impegno professionale, limitandosi
a svolgere il loro ruolo di informatori anziché di prezzolati
amplificatori delle volontà dei poteri dominanti? Ne dubito fortemente.
Allora mi sorge un dubbio terribile: la Chiesa non si fa sentire forse
perché in fondo trae giovamento da questo rigurgito razziale che ha
come principale obiettivo nel mirino una popolazione a prevalenza
islamica, per di più molto più prolifica della razza indigena?
Risuonano le parole non lontane nel tempo del card. Biffi. Guardo poi
con tristezza al dibattito in atto nella cosiddetta "Sinistra",
riformista e radicale. Termini orribili per significare l'attuale stato
di sbandamento. Riformista, parola accattivante verso l'opinione
pubblica, corroborata da una politica attenta a nutrire (e nutrirsi)
dei più bassi istinti dell'elettorato, anziché educarli. Con la
conseguenza di abdicare ai suoi principi fondamentali e di
rassomigliare sempre di più alla Destra, che però in queste tematiche
apparirà sempre più credibile rispetto ai suoi epigoni. E Radicale, che
in sé non vuol dir nulla, o forse sì, ma in senso molto negativo.
Radicale perché incapace di affrancarsi dai suoi dogmi, quindi incapace
di elaborare con coraggio ideologie che interpretino i nostri tempi,
quindi politicamente sterile, quindi inutile se non dannosa. Almeno in
questo, possiamo accomunare le Sinistre ad una Chiesa che ha
dimenticato le parole del Vangelo e perso di vista il suo vero ruolo.
Isabelle M. Rizk


NOTTE BIANCA AL GAY VILLAGE - SERATA DI CHIUSURA

Concerto della nuova regina della pop dance Anamor in arrivo da Miami
insieme ai suoi ballerini - In anteprima nazionale presentazione di 15
minuti del film HAIRSPRAY (in italiano), il nuovo fenomeno
cinematografico americano, in uscita nelle sale il 28 Settembre - in
collaborazione con Moviemax - Festa musicale a tema, curata dai Karma
B, in collaborazione con Dimensione Danza - Hairstylist a disposizione
del pubblico per acconciare gratuitamente i capelli in perfetto stile
anni '60 – distribuzione di gadgets di Hairspray a tema. La Notte
Bianca al Gay Village sarà animata dal concerto della cantante Anamor,
in arrivo da Miami, la cui carriera artistica ha preso il via con la
trionfante partecipazione a "Castrocaro". Oltre ad aver partecipato per
due volte al Festival di Sanremo, è stata acclamata anche nel
popolarissimo film di Sergio Leone "C'era una volta in America". Anamor
ha conquistato l'America Latina facendo ballare migliaia di fan sulla
West Coast americana, e il suo singolo "Damela si" ha infiammato le
piste dei locali più trendy ed esclusivi di Miami. A seguire un altro
appuntamento da non perdere. In collaborazione con MOVIEMAX saranno
presentate le scene più belle e significative del film HAIRSPRAY in
italiano. Haisrpray è la nuova commedia campione di incassi negli
States che segna il ritorno al ballo di John Travolta, in cui l'ex Tony
Manero indossa un'enorme parrucca colorata e vede la bellissima
Michelle Pfeiffer nei panni di una perfida e tremendamente astuta
direttrice di un canale televisivo. Dopo la proiezione proseguirà la
serata a tema HAIRSPRAY con un minimusical sulle note della colonna
sonora del film coreografato e interpretato dal duo en travesti famoso
con il nome di KARMA B, e da un corpo di ballo sponsorizzato da
DIMENSIONE DANZA. Per chi desidera entrare a far parte del grande
evento HAIRSPRAY, per tutta la notte due hairstilist acconceranno
gratuitamente le teste del pubblico, cotonandoli in perfetto stile anni
'60! In più a tutti i partecipanti verranno distribuiti dei gadgets
magneti personalizzati con i personaggi del film! Alle ore 22.30 e alle
24.15, dal Laghetto dell'Eur: FUOCHI DAL MONDO, grande spettacolo di
fuochi d'artificio HAIRSPRAY - LA STORIA: E' il 1962 e a Baltimora c'è
aria di grandi cambiamenti Edna (John Travolta) è una donna di 135 kg,
strabordante tanto di stazza quanto di personalità, stiratrice e
lavandaia è sposata con lo stralunato Wilbur (Christopher Walken). La
perfida Velma Von Tussle(Michelle Pfeiffer) tenta di portarle via il
marito, mentre le rispettive figlie Tracy e Amber si sfidano in un
programma televisivo, il mitico Corny Collin's Show facendosi notare il
più possibile... Ma chi si aggiudicherà il titolo di reginetta tra la
scatenatissima over size Tracy e la biondissima e cattivissima Amber
Von Tussle? INFO GAY VILLAGE – 340 7538396 -
www.gayvillage.it
Ufficio stampa Carla Fabi e Barbara Ghinfanti tel. 06 87420509– tel/fax
06 87420388 - info@fabighinfanti.it
Ufficio Stampa Moviemax - Marianna
Giorgi +39 338 194606 - mariannagiorgi@moviemax.it
Fonte Redazione
Di'GayProject

POLITICI A CACCIA DI CASE: CONVERTICOLA!
La
formidabile inchiesta dell'Espresso, curata da Marco Lillo, mette a
nudo una triste verità: ministri, sindacalisti e onorevoli vari hanno
acquistato attici e appartamenti da enti pubblici o privati a prezzi di
favore. Dov'è lo scandalo? Lo scandalo consiste in questo: se, per
assurdo, il giornalista David Parenzo dovesse ricevere come regalo da
un famoso costruttore una casa a prezzo di favore e lo stesso Parenzo
(come contropartita) non parlasse mai più male di lui e non raccontasse
più la verità su questo famoso personaggio… beh qualche problemino ci
sarebbe per l'etica e la deontologia del giornalista! Lo stesso vale
per i politici in questione. E' vero che hanno comprato case a prezzi
di favore da enti privati, così come hanno fatto anche tanti altri loro
concittadini. Ma la vera domanda è: qual è la contropartita? Cosa hanno
voluto in cambio gli enti privati che hanno fatto questo favore? Perché
lo hanno fatto? Cosa ci hanno guadagnato? Possibile mai che gli enti
privati (assicurazioni, banche ecc…) siano così generosi con i
politici? A che fine? Sono queste le domande alle quali i personaggi
coinvolti nella storia dovrebbero rispondere. Non solo i politici
quindi ma soprattutto chi queste cose le ha fatte! Andiamoci tutti a
rivedere lo splendido film Caterina và in città di Paolo Virzì…. e
capiremo molte cose. La conventicola non muore mai. Ecco la vera Casta
MARIJUANA. BERNARDINI: DACCI OGGI IL NOSTRO CASO QUOTIDIANO
"
Dichiarazione di Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani" E'
di oggi la notizia (riportata dal sito Internet Modena 2000) che una
donna di 44 anni è stata denunciata per detenzione e produzione di
stupefacenti per aver coltivato una pianta di marijuana sul balcone
dell'anziana signora presso la quale svolgeva il lavoro di badante. Il
"reato" è stato denunciato da una zelante vicina di casa. C'è un
dilagante senso civico che porta i vicini di casa a non vedere
assassini sanguinanti che in pieno giorno se ne vanno in giro per il
paesotto di provincia, ma non si lascia sfuggire una pericolosissima
pianta di marijuana sul terrazzino della vicina. Così un altro pollice
verde, ingegnosamente sfuggito al mercato dei narcotrafficanti, nulla
ha potuto
contro la dirimpettaia che, con provata competenza botanica,
ha riconosciuto la più temuta delle piante (no, non la gramigna ma "la
maria") e l'ha prontamente denunciata ai carabinieri. Il caso, a mio
avviso, è esemplare. La notizia ci informa infatti che la
quarantaquattrenne è tossicodipendente e che ha precedenti penali.
Immaginiamo che faccia parte di quella rilevante schiera di malati
tossicodipendenti da eroina che in passato per procurarsi la dose
quotidiana hanno commesso piccoli reati, ma molto costosi per la
collettività. La donna a un certo punto mette la testa a posto,
comincia a svolgere un lavoro normale e per sfuggire al circolo vizioso
degli spacciatori si coltiva
silenziosamente la sua pianta per
aiutarsi a superare la dipendenza da sostanze ben più pericolose della
marijuana. E che succede? Accade che ancora una volta la potente
macchina della giustizia non si nega al proprio dovere e propone l'
ennesimo caso che "non sussiste", tanto per trovare qualcosa di
aggiuntivo da fare alla magistratura già sovraccarica di centinaia di
migliaia di processi arretrati. Posso scommettere che la badante finirà
sotto processo, mentre continueranno a farla franca i veri produttori e
spacciatori di droghe leggere e pesanti, organizzati e protetti da un
"sistema" dal quale non è certo estranea la "politica" che fa e
propaganda leggi proibizioniste che se la prendono con i piccoli casi
di convivenza condominiale (i più facili da perseguire)
lasciando i
narcotrafficanti ai loro immensi profitti.


20 SETTEMBRE 2007 ORE
10.00 APPUNTAMENTO A ROMA DAVANTI ALLA LAPIDE DELLA BRECCIA DI PORTA
PIA
per la laicità dello Stato: per la libertà e la giustizia
Il 20
settembre del 1870, i nostri bersaglieri entravano a Porta Pia. Era una
conquista grandiosa: per l'Italia... per l'Europa... per il mondo
intero: Roma diventava capitale d'Italia, finiva il potere del papa re
e si affermava la distinzione tra Stato e Chiesa. Oggi, di fronte a
rigurgiti che vorrebbero la legge dello Stato laico e democratico
asservita alle gerarchie ecclesiastiche, Porta Pia è più che mai il
simbolo della nostra Libertà. Un formidabile monito contro i fanatismi
della fede di casa nostra e d'importazione, perché ci aiuta a ricordare
il diritto dovere di ciascuno ad autodeterminarsi e progettarsi nel
rispetto della propria ed altrui libertà. E' la libertà di coscienza
sancita dalla Costituzione Repubblicana, che vincola lo Stato a
promuovere la formazione di Cittadini liberi e responsabili. Ma questa
libertà di coscienza sembra sempre più data in appalto al Vaticano, che
con la complicità di tanti politici e mezzi di comunicazione a loro
asserviti, presenta il dogmatismo della fede come "valore" universale.
Tale da giustificare le annuali erogazioni statali di miliardi di euro
alla tentacolare macchina clericale, che così perpetua il proprio
potere ostacolando libertà, autodeterminazione, scienza e progresso.
Sono denari sottratti alla cittadinanza! E che potrebbero essere
utilizzati assai più proficuamente in politiche occupazionali, nell'
incremento della ricerca scientifica, in servizi statali individuali e
collettivi... Per realizzare una società più giusta nella promozione
delle pari opportunità per tutti. Perchè ognuno sia più felice in
terra. Maria Mantello – Associazione Libero Pensiero Giordano Bruno
Tel: 3297481111 - e.mail: liberopensiero.giordanobruno@fastwebnet.it

www.liberopensiero.20m.com

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