news 10 agosto
BRUCIANO TUTTE LE NOSTRE TERRE.
Il 2007 si sta rivelando l'anno del terrore, a causa del
gran numero d'incendi che stanno divampando in tutta la nazione. Spesso
si tratta d'incendi dolosi, magari commissionati da qualche balordo
"capetto" della mafia edilizia. E' ora che si formulino delle leggi che
impediscano per decenni, di costruire sulle aree arse dal fuoco. Solo
così possiamo sperare che i nostri boschi rimangano intatti e che gli
interessi economici di qualche balordo, non vadano a ledere la libertà
della fauna e dei cittadini. Pensate a quanti aquilani, ieri nel
pomeriggio, sono scoppiati in lacrime di fronte al rogo di S. Giuliano
– riserva naturale della città e polmone verde che permette di avere
ancora un'aria respirabile – Li ho visti in tanti, con i miei occhi,
mentre mi trovavo sul posto, preoccupati per le loro case, visto che le
fiamme erano a pochi metri dalle abitazioni; ma non soltanto per
questo: ho visto gente piangere perché il nostro bosco andava in fumo.
Pare però che almeno la natura di questo incendio non si debba addurre
a cause di dolo, questa almeno è la notizia data da tutti i canali d'
informazione convenzionali. Restano comunque moltissimi dubbi in
merito, anche perché a distanza di poche ore, a nemmeno 10 km di
distanza, divampava un altro incendio alla discarica di Collebrincioni,
che ha causato ulteriori preoccupazioni per i soccorritori e la
cittadinanza, visto che trattandosi appunto di una discarica, potevano
verificarsi da un momento all'altro, esalazioni chimiche. Resta da
vedere quanto di doloso ci sia stato in entrambe le situazioni. Una
nota di merito non indifferente è da rendere alle forze dell'ordine,
alla protezione civile, ai piloti dei canadair, agli operatori
volontari dei soccorsi e a tutti i liberi cittadini che si sono
prodigati prontamente ed instancabilmente da ieri pomeriggio per domare
gli incendi. Carla Liberatore Gaya CsF.
BRUCIA SAN GIULIANO
Aquilani in lacrime e col cuore in gola Evacuato il convento, case minacciate, fuoco alla Madonna Fore. "Un inferno, c'è da piangere" dice la Pezzopane.
L'Aquila, 9 ago. - Un incendio scoppiato
a L'Aquila, in localita' San Giuliano, sta lambendo le abitazioni, e
alcune nuove palazzine in costruzione, e i residenti sono gia' tutti
usciti di casa a scopo precauzionale anche per il denso fumo che si sta
creando. Mobilitazione di uomini e mezzi senza precedenti e ad alto
rischio. La zona, che si trova su via Caprini, e' alla periferia della
città'. Il fuoco sta interessando le pendici della montagna di San
Giuliano dove c'e' un'antica chiesa con convento annesso. Per domare
l'incendio si e' in attesa anche dell'intervento dei mezzi aerei. Le
alte colonne di fumo denso si sono fatte ormai visibili anche dal
centro della citta'. La montagna di San Giuliano, rinomata per le
escursioni, e' un rigoglioso bosco che sovrasta la citta', nella zona
di Nord-Ovest. A pochi metri dalla montagna passa anche l'autostrada
A/24 Roma-L'Aquila-Teramo. La situazione alle 14,15 appriva già
preoccupante, e i soccorsi aerei erano già in ritardo rispetto alle
prime chiamate. Il fuoco potrebbe essere derivato da scintille di
saldatori e frullini usati nei lavori lungo la sede stradale. La zona è
riarsa, come tutto il resto dell'ambiente, dopo due mesi di siccità
ininterrotta. Un'altra preoccupazione riguarda la possibile presenza di
persone lungo i tanti sentieri che portano sul colle di S.Giuliano, che
si chiama Monte Cascio ed è altro poco più di 1.000 metri. Alle 14, il
monastero di San Giuliano e' stato fatto evacuare a scopo
precauzionale, ci riferisce Luca Ceccarelli, sul posto per il capoluogo.
it Il fuoco, sospinto dal vento, si sta dirigendo verso la Madonna
Fore, luogo di gite e venerazione tradizionale per gli aquilani. Nel
luogo stretto in una gola ricca di alberi, si trova una chiesina,
appunto quella detta della Madonna Fore, ovvero fuori città. E' intanto
atteso l'arrivo di due canadair, uno dei quali per le 14.25 e il CH 47
dell'Esercito decollato da Viterbo alle 13.30. I mezzi aerei in arrivo
dovranno rifornirsi nel lago di Campotosto.
Alle 15,30 il viavai dei mezzi aerei antincendio sulla città era intenso. Almeno sei elicotteri
oltre ai canadair. E'stato richiesto anche un gigantesco elicottero a
doppia pala modello Chinook. Il Prefetto Cozzani è sul posto insieme
con i vertici delle forze dell'ordine. Le fiamme sono state arginate in
prossimità del convento, ma il fuoco, favorito da vento forte, è ancora
pericoloso nel versante della Madonna Fore. I rifornimenti nel lago di
Campotosto sono incessanti. Intanto la polizia sta indagando e pare
fondata l'ipotesi dell'incendio accidentale, derivato dalle scintille
degli utensili usati in un vicino cantiere stradale. Tutto il personale
è stato identificato. Sette persone sono già state denunciate: le
fiamme sarebbero scaturite dalla loro fiamma ossidrica. L'incendio a S.
Giuliano ha causato apprensione e ansia in città, perchè il luogo è
particolarmente caro agli aquilani. Per la presidente della Provincia,
Stefania Pezzopane, si e' trattato di "una cosa infernale". Quando
l'incendio e' esploso - racconta - tornavamo da Roma. Ci viene da
piangere perche' si tratta di un luogo simbolo per gli aquilani. Ci
hanno trafitto il cuore. Spero che i responabili vengano presi e le
pene siano aspre". La chiesetta della Madonna Fore è stata salvata, ci
riferisce Luca Ceccarelli che si trova dalle 13 sul luogo
dell'incendio, ma le fiamme si dirigono (ore 15,50) verso
Collebrincioni, da dove la gente sta fuggendo in preda alla paura. La
mobilitazione per questo incendio, sicuramente il più grave
nell'Aquilano, dice Ceccarelli, è davvero imponente: centinaia di
persone in divisa e di volontari che stanno facendo il possibile. Il
numero dei mezzi aerei in azione è imponente, e mai L'Aquila aveva
assistito ad un dispiegamento di forze così ingente. Il movimento degli
aerei e il loro rombo sono continui. La zona da bonificare, del resto,
è molto impervia e ricca di canaloni e anfratti in cui le fiamme
trovano esca e alimento. Un incendio difficile, pericoloso e
spettacolare. Le colonne di fumo giallo-nero-biancastro si levano sulla
periferia aquilana altissime e visibili da chilometri. Il vento spinge
il fumo verso il Gran Sasso, altrimenti la città sarebbe già oscurata.
Nel contempo l'opera dei piloti dei mezzi aerei risulta difficilissima
proprio a causa del fumo. FONTE www.ilcapoluogo.it
INCENDI RINFORZI FORESTALE PER ROGO A SAN GIULIANO A L'AQUILA
Roma, 9 ago. (APCom) - Si sta rapidamente aggravando l'incendio divampato oggi, nel Comune di San
Giuliano dove le fiamme hanno bruciato finora circa 400 ettari di
pineta e ne stanno mettendo a rischio altri 15000. Si tratta di un
rimboschimento realizzato durante la prima guerra mondiale da un gruppo
di prigionieri di guerra. Lo riferisce, in una nota, il Corpo Forestale
dello Stato in merito al rogo sviluppatosi nella zona dell'Aquila.
"Quello a poca distanza del capoluogo abruzzese - continua la Forestale
- è un parco periurbano molto amato dalla comunità aquilana e
particolarmente apprezzato e frequentato dai cittadini e dai visitatori
durante il periodo estivo. Le abitazioni all'interno del Parco sono
state evacuate, mentre quelle vicine sono state messe in sicurezza". Un
secondo fronte del fuoco, di origine dolosa, si è aperto da poco
nell'area vicina all'ex discarica della 'Cona', ormai dismessa. Sul
posto stanno operando 3 elicotteri e 3 canadair per evitare che le
fiamme arrivino alla discarica, dove a seguito della combustione
potrebbero sprigionarsi gas altamente tossici. Le operazioni di
coordinamento e di spegnimento dell'incendio sono condotte da
funzionari della Forestale. In particolare, gli uomini del Nucleo
investigativo di Polizia ambientale e forestale (Nipaf) dell'Aquila
"intervenuti sul posto hanno identificato e denunciato all'autorità
giudiziaria per incendio colposo sei operai e il caposquadra della
ditta che si stava occupando dei lavori di manutenzione sul ponte
dell'autostrada Roma-L'Aquila". Secondo gli investigatori a provocare
il primo fronte del fuoco sarebbero state le scintille della fiamma
ossidrica utilizzata dagli operai. FONTE www.tendenzeonline.info
USA IL PRESERVATIVO: LO DICE ANCHE ILMNISTERO Il Circolo di Cultura Omosessuale "Mario Mieli", membro della Consulta delle Associazioni perla Lotta contro l'Aids, istituita presso il Ministero Della Salute,
Ambra Angiolini invita i ragazzi ad usare il preservativo per prevenire
le malattie sessualmente trasmissibili prima tra tutte l'Hiv. Lo spot è
il segnale che il Ministro Livia Turco ha fatto propri i suggerimenti
della Consulta creando un messaggio semplice e diretto molto più
efficace di tanti giri di parole usati in passato. Siamo doppiamente
soddisfatti anche per la scelta della testimonial Ambra che è da anni
vicina al Circolo Mario Mieli, come madrina e presentatrice di diverse
edizioni del Pride, ospite delle nostre iniziative e in prima linea
nella lotta all'omofobia e alla transfobia.
Rossana Praitano
Presidenta Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
ORA DON GELIMINI CHIEDA SCUSA AGLI OMOSESSUALI
Sul Corriere della Sera di domenica 5 agosto 2007, nell'articolo a firma di
Fabrizio Caccia, Don Gelmini si lancia in spregiudicati anatemi contro
una presunta lobby ebraico-radical chic, suscitando le ire della
comunità ebraica. Don Gelmini ritratta e chiede scusa. Le scuse vengono
accettate ma il Rabbino capo di Roma, Di Segni, afferma: "meglio se
taceva". Nessuno si è però meravigliato della terminologia offensiva
usata parlando degli omosessuali e a difesa della Chiesa cattolica e
dei preti pedofili americani che sono stati giudicati colpevoli e che
Don Gelmini sembra si affanni a difendere. Il Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli chiede le scuse ufficiali di don Gelmini: non
entriamo nel merito delle accuse che gli sono state rivolte perchè non
è nostro compito, ma rimaniano stupefatti sia dall'uso di termini
impropri quando parla di omosessualità – "Così noi saremmo tutti
froci…… io e loro a scopare nelle stanze del silenzio……" dove è chiara
ed evidente la volontà dispregiativa nell'utilizzo delle parole, sia
dalla sperticata difesa che don Gelmini affannosamente fa della sua
Chiesa, rea di aver troppo spesso nascosto, difeso e quindi avallato i
comportamenti dei suoi preti pedofili. Se la Chiesa cattolica e don
Gelmini chiedono rispetto, che lo diano anche loro riconoscendo i
propri errori e chiedendo scusa alle persone omosessuali che offendono
reiteratamente.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Segreteria
Politica – Andrea Berardicurti
06/5413985 cell 3397126198
DON GELMINI: NON AVRAI ALTRO DIO ALLINFUORI DI ME.
Visto che tutti parlano di Pierino Gelmini, vi mando questo articolo che ho pubblicato sul
quotidiano di Roma "Paese Sera" nel lontano 1992. Ero stato alla sua
comunita' in occasione di una cerimonia ufficiale e ne ero rimasto
scioccato. Parlare di culto della personalita' e' riduttivo.
Dappertutto c'erano quadri, ritratti, dipinti, foto, arazzi… che lo
rappresentavano. Lui, poi, si atteggiava a santone. Storie di
omosessualita' si sentivano anche allora. Anzi, a dire il vero, le
avevo sentite fin dagli anni Ottanta… Speriamo che la magistratura
faccia luce su questa storia triste e sporca, soprattutto per il buon
nome della nostra comunita' che e' costretta a subire delle gravi
offese per colpa di personaggi laidi e ipocriti. - PAESE SERA, 11 NOV.
1992 (ME): NON AVRAI ALTRO DIO ALL'INFUORI DI DON PIERINO - Quando si
parla di lui e' un luogo comune definirlo "il sacerdote che si inietto'
il virus dell'aids", anche se non e' vero visto che, a richiesta, lo
stesso Pierino Gelmini precisa di aver ricevuto soltanto l'inoculazione
di un vaccino nel marzo del '91, e non "il virus vero e proprio". Ma
tutto entra a far parte della caratterizzazione del personaggio,
direttore editoriale di una rivista, "Il Cammino", bimestrale di
informazione della comunita' Incontro, dove si possono contare fino a
24 sue fotografie in un solo numero, oltre a esempi rimarchevoli del
"Gelmini pensiero", con citazioni fin dalla copertina e interviste,
articoli, interventi, discorsi, premi (l'ultimo, «Cultura e Pace 1992»,
gia' assegnato a Giulio Andreotti, gli verra' consegnato sabato
prossimo a Pistoia), in un crescendo che si diffonde nei 160 centri
creati in tutto il mondo. In quello di Amelia, in Umbria, si e' tenuto
recentemente il convegno «La medicina in comunita'», organizzato con
una stupefacente larghezza di mezzi finanziari, il cui scopo principale
sembra essere stato proprio quello di sollecitare l'invio dei fondi che
lo Stato ha stanziato per i centri di recupero degli ex-drogati e di
dimostrare la forza contrattuale-elettorale di una comunita' che,
contando parecchie migliaia di aderenti e relativi familiari, non puo'
non fare gola a qualsiasi uomo politico, sia o meno sospettato di
aspirare al voto di scambio. Ma don Pierino Gelmini non e' soltanto un
fenomeno baracconesco: e' la confessione che lo Stato fa della propria
inadeguatezza e incapacita' a risolvere i problemi piu' gravi che gli
si presentano. Ed e' anche la dimostrazione della vittoria della
concezione sopraffattrice di una certa Chiesa che da un lato vieta
rigorosamente ogni metodo logico di prevenzione dell'aids e dall'altro
pretende, con arroganza, di essere finanziata per assistere le vittime
della stessa epidemia, alla quale ha dato il suo pesante contributo,
quando si osserva l'accanimento che i cattolici pongono nel vietare
l'uso del preservativo. Come conseguenza, fra gli adolescenti,
«l'infezione da hiv sta aumentando a ritmi allarmanti... uno ogni sei
ragazzi contrae una malattia sessuale». Ed e' proprio «tra i poveri che
l'hiv si diffonde piu' rapidamente e cioe' dove la proibizione
ufficiale della chiesa contro il sesso sicuro puo' fare i guasti
maggiori». Il problema, all'estero, si e' gia' posto con particolare
crudezza tanto che l'autorevole quotidiano New York Times, insieme al
settimanale degli intellettuali democratici americani Village Voice, si
sono chiesti quasi contemporaneamente se la Chiesa stia deliberatamente
compromettendo la salute pubblica. Quanti altri morti saranno necessari
perche' si cambi rotta? Massimo Consoli
LA REPUBBLICA 5 GIUGNO pag. 1
Tra le tante questioni che affliggono il nostro paese, insolute da
molti anni e alcune risalenti addirittura alla fondazione dello Stato
unitario, c´è anche quella cattolica. Probabilmente la più difficile da
risolvere. Personalmente penso anzi che resterà per lungo tempo aperta,
almeno per l´arco di anni che riguardano le tre o quattro generazioni a
venire. Roma e l´Italia sono luoghi di residenza millenaria della Sede
apostolica e perciò si trovano in una situazione anomala rispetto a
tutte le altre democrazie occidentali. Se guardiamo agli spazi
mediatici che la Santa Sede, il Papa, la Conferenza episcopale hanno
nelle televisioni e nei giornali ci rendiamo conto a prima vista che
niente di simile accade in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, in
Olanda, in Scandinavia e neppure nelle cattolicissime Spagna e
Portogallo per non parlare degli Usa, del Canada e dell´America Latina
dove pure la popolazione cattolica ha raggiunto il livello di maggiore
densità. Da noi le reti ammiraglie di Rai e di Mediaset trasmettono
sistematicamente ogni intervento del Papa e dei Vescovi. L´"Angelus" è
un appuntamento fisso. Le iniziative e le dichiarazioni dei cattolici
politicamente impegnati ingombrano i giornali, il presidente della
Repubblica, appena nominato, sente il bisogno di inviare un messaggio
di «presentazione» al Pontefice, cui segue a breve distanza la visita
ufficiale. Tutto ciò va evidentemente al di là d´una normale regola di
rispetto e dipende dal fatto che in Italia il Vaticano è una potenza
politica oltre che religiosa. Ciò spiega anche la dimensione dei
finanziamenti e dei privilegi fiscali dei quali gode il Vaticano, la
Santa Sede e gli enti ecclesiastici; anche questi senza riscontro
alcuno negli altri paesi. Infine il rapporto di magistero che la
gerarchia ecclesiastica esercita sulle istituzioni ovunque vi sia una
rappresentanza di cattolici militanti e la funzione di guida politica
che di fatto orienta i partiti di ispirazione cattolica e quindi
cospicui settori del Parlamento. La questione cattolica è dunque quella
che spiega più d´ogni altra la diversità italiana. Spiega perché noi
non saremo mai un «paese normale». Perché una parte rilevante
dell´opinione pubblica, della classe politica, dei mezzi di
comunicazione, delle stesse istituzioni rappresentative, sono etero-
diretti, fanno capo cioè e sono profondamente influenzati da un potere
"altro". Quello è il vero potere forte che perdura anche in tempi in
cui la secolarizzazione dei costumi ha ridotto i cattolici praticanti
ad una minoranza. «Ahi Costantin, di quanto mal fu madre...». La
questione cattolica ha attraversato varie fasi che non è questa la sede
per ripercorrere. Basti dire che si sono alternate fasi di latenza
durante le quali sembrava sopita, e di vivace ed aspra riacutizzazione.
Il mezzo secolo della Prima Repubblica, politicamente dominato dalla
Democrazia cristiana, fu paradossalmente una fase di latenza. La
maggioranza era etero-diretta dal Vaticano e dagli Stati Uniti, il Pci
era etero-diretto dall´Unione Sovietica. Entrambi i protagonisti
accettavano questo stato di cose, insultandosi sulle piazze e dai
pulpiti, ma assicurando, ciascuno per la sua parte, un sostanziale
equilibrio. Quando qualcuno sgarrava, veniva prontamente corretto. Ma
la fase attuale non è affatto tranquilla, la questione cattolica si è
riacutizzata per varie ragioni, la prima delle quali è l´emergere sulla
scena politica dei temi bioetici con tutto ciò che comportano. La
seconda ragione deriva dalla linea assunta da Benedetto XVI che ritiene
di spingere il più avanti possibile le forme di protettorato politico-
religioso che il Vaticano esercita in Italia, per farne la base di una
"reconquista" in altri paesi a cominciare dalla Spagna, dal Portogallo,
dalla Baviera, dall´Austria e da alcuni paesi cattolici dell´America
meridionale. Le capacità finanziarie dell´episcopato italiano
forniscono munizioni non trascurabili per sostenere questo disegno che
ha come obiettivo l´esportazione del modello italiano laddove ne
esistano le condizioni di partenza. A fronte di quest´offensiva le
"difese laiche" appaiono deboli e soprattutto scoordinate. Si va da
forme d´intransigenza che sfiorano l´anticlericalismo ad aperture
dialoganti ma a volte eccessivamente permissive verso i diritti
accampati dalla "gerarchia". Infine permane il sostanziale disinteresse
della sinistra radicale, che conserva verso il laicismo l´antica
diffidenza di togliattiana memoria. Si direbbe che il solo dato
positivo, dal punto di vista laico, sia una più acuta sensibilità
autonomistica che ha conquistato una parte dei cattolici impegnati nel
centrosinistra. Ma si tratta di autonomia a corrente variabile, oggi
rimesso in discussione dalla nascita del Partito democratico e dai vari
posizionamenti che essa comporta per i cattolici che ne fanno parte.
Con un´avvertenza di non trascurabile peso: secondo recenti sondaggi
nell´ultimo decennio i cattolici schierati nel centrosinistra sarebbero
discesi dal 42 al 26 per cento. Fenomeno spiegabile poiché gran parte
dell´elettorato ex Dc si trasferì fin dal 1994 su Forza Italia; ma che
certamente negli ultimi tempi ha accelerato la sua tendenza. Un
fenomeno degno di interesse è quello del recente associazionismo delle
famiglie. Non nuovo, ma fortemente rilanciato e unificato dal "forum"
che scelse come organizzatore politico e portavoce Savino Pezzotta, da
poco reduce dalla lunga leadership della Cisl e riportato alla ribalta
nazionale dal "Family Day" che promosse qualche mese fa in piazza San
Giovanni il raduno delle famiglie cattoliche. Da allora Pezzotta sta
lavorando per trasformare il "forum" in un movimento politico. «Non un
partito» ha precisato in una recente intervista «ma un quasi-partito;
insomma un movimento autonomo che potrà eventualmente appoggiare
qualche partito di ispirazione cristiana che si batta per realizzare
gli obiettivi delle famiglie. Sia nei valori che sono ad esse
intrinseci sia per i concreti sostegni necessari a realizzare quei
valori». L´obiettivo è ambizioso e fa gola ai partiti di impronta
cattolica, ma Pezzotta amministra con molta prudenza la sigla di cui è
diventato titolare. Dico sigla perché al momento non sappiamo quale sia
la sua realtà organizzativa e la sua effettiva spendibilità politica.
Sembra difficile che il nascituro movimento delle famiglie possa
praticare una sorta di collateralismo rispetto ai settori cattolici
militanti nel Partito democratico: la piazza di San Giovanni non
sembrava molto riformista, le voci che l´hanno interpretata battevano
soprattutto su rivendicazioni economiche ma non basterà
riconoscergliele per acquistarne il consenso e il voto. A torto o a
ragione le famiglie e le sigle che le rappresentano ritengono che
quanto chiedono sia loro dovuto. Il voto elettorale è un´altra cosa e
non sarà Pezzotta a guidarlo. Ancor meno i vari Bindi, Binetti, Bobba
nelle loro differenze. Voteranno come a loro piacerà, seguendo altre
motivazioni e inclinazioni, influenzate soprattutto dai luoghi in cui
vivono e dai ceti sociali e professionali ai quali appartengono. Un
elemento decisivo della questione cattolica e dell´anomalia che essa
rappresenta è costituito dalla dimensione degli interessi economici
della Santa Sede e degli enti ecclesiastici, del loro "status"
giuridico e addirittura costituzionale (il Trattato del Laterano è
stato recepito in blocco con l´articolo 7 della nostra Costituzione) e
dei privilegi fiscali, sovvenzioni, immunità che fanno nel loro insieme
un sistema di fatto inattaccabile. Basti pensare che la Santa Sede
rappresenta il vertice di un´organizzazione religiosa mondiale e
fruisce ovviamente d´un insediamento altrettanto mondiale attraverso la
presenza dei Vescovi, delle parrocchie, degli Ordini religiosi, delle
Missioni. Ma, intrecciata ad essa c´è uno Stato - sia pure in miniatura
- che gode d´un tipo di immunità e di poteri propri di uno Stato e
quindi di una soggettività diplomatica gestita attraverso i "nunzi"
regolarmente accreditati presso tutti gli altri Stati e presso le
organizzazioni internazionali. Questa doppia elica non esiste in
nessun´altra delle Chiese cristiane ed è la conseguenza della struttura
piramidale di quella cattolica e della base territoriale da cui trasse
origine lo Stato vaticano e il potere temporale dei Papi. Non
scomoderemo Machiavelli e Guicciardini, Paolo Sarpi e Pietro Giannone
per ricordare quali problemi ha sempre creato il potere temporale nella
storia della nazione italiana, nell´impossibilità di realizzare l´unità
nazionale quando gli altri paesi europei avevano già da secoli
raggiunto la loro ed infine lo scarso senso dello Stato che gli
italiani hanno avuto da sempre e continuano abbondantemente a
dimostrare. Sarebbe storicamente scorretto attribuire unicamente al
potere temporale dei Papi questo deficit di maturità civile degli
italiani, ma certo esso ne costituisce uno dei principali elementi.
Purtroppo il temporalismo è una tentazione sempre risorgente
all´interno della Chiesa; sotto forme diverse assistiamo oggi ad un
tentativo di resuscitarlo che si esprime attraverso la presenza
politica diretta dell´episcopato nelle materie "sensibili" il cui
ventaglio si sta progressivamente ampliando. Negli scorsi giorni
l´atmosfera si è ulteriormente riscaldata a causa di una frase di Prodi
che esortava i sacerdoti a sostenere la campagna del governo contro le
evasioni fiscali e lamentava lo scarso contributo della Chiesa ad un
tema così rilevante. Credo che Prodi, da buon cattolico, abbia
pronunciato quella frase in perfetta buonafede ma, mi permetto di dire,
con una dose di sprovveduta ingenuità. Lo Stato non rappresenta un tema
importante per i sacerdoti e per la Chiesa. Ancorché i preti e i
Vescovi siano cittadini italiani a tutti gli effetti e con tutti i
diritti e i doveri dei cittadini italiani, essi sentono di far parte di
quel sistema politico-religioso che a causa della sua struttura è
totalizzante. La cittadinanza diventa così un fatto marginale e
puramente anagrafico; salvo eccezioni individuali, il clero si sente e
di fatto risulta una comunità extraterritoriale. Pensare che una delle
preoccupazioni di una siffatta comunità sia quella di esortare gli
italiani a pagare le tasse è un pensiero peregrino. Li esorta - questo
sì - a mettere la barra nella casella che destina l´otto per mille del
reddito alla Chiesa. Un miliardo di euro ha fruttato all´episcopato
italiano quell´otto per mille nel 2006. Ma esso, come sappiamo, è solo
una parte del sostegno dello Stato alla gerarchia, alle diocesi, alle
scuole, alle opere di assistenza. Come si vede la pressione cattolica
sullo Stato "laico" italiano è crescente, si vale di molti mezzi, si
manifesta in una pluralità di modi assai difficili da controllare e da
arginare. Le difese laiche - si è già detto - sono deboli e poco
efficaci: affidate a posizioni individuali o di gruppi minoritari ed
elitari contro i quali si ergono "lobbies" agguerrite e perfettamente
coordinate da una strategia pensata altrove e capillarmente ramificata.
Quanto al grosso dell´opinione pubblica, essa è sostanzialmente
indifferente. La questione cattolica non fa parte delle sue priorità.
La gente ne ha altre, di priorità. È genericamente religiosa per
tradizione battesimale; la grande maggioranza non pratica o pratica
distrattamente; i precetti morali della predicazione vengono seguiti se
non entrano in conflitto con i propri interessi e con la propria
"felicità". In quel caso vengono deposti senza traumi particolari.
Perciò sperare che la democrazia possa diventare l´"habitus" degli
italiani è arduo. Gli italiani non sono cristiani, sono cattolici anche
se irreligiosi. Questo fa la differenza.
INVIATO DA Andrea Panerini
Articolo consultabile su: www.andreapanerini.it
Etichette: Aids, Mario_Mieli, omofobia, pedofilia



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