16 luglio 2007

news 16 luglio

CUS, NO GRAZIE
CUS, Contratto di Unione Solidale, è il nuovo acronimo
partorito dal Senato per presentare la proposta sulle unioni civili
uscita dalla commissione Giustizia del Senato ad opera della mediazione
di Cesare Salvi. Pur riconoscendo al senatore Salvi l'impegno e la
buona volontà nel cercare un'intesa trasversale nella non facile
situazione politica del Senato, Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario
Mieli respinge con fermezza una proposta ulteriormente al ribasso
sulla pelle delle persone. L'idea del contratto notarile, infatti, si
addice di più alla compravendita di immobili e alla creazione di
società di natura economica che non al riconoscimento di pari dignità e
diritti a tutte le unioni affettive, e a quelle omosessuali in
particolare. La nostra richiesta rimane ferma al riconoscimento della
piena parità giuridica e di fatto delle coppie omosessuali, con la
possibilità di accedere anche in Italia al matrimonio civile. Tutte le
altre soluzioni che non vanno neanche in questa direzione ma adombrano
formule di tipo privatistico non fanno altro che ribadire una grave
condizione di discriminazione tra cittadini e aggravano quindi la
ferita civile che attraversa la nostra società. Senza Parità e Dignità,
tra l'altro parole d'ordine del Gay Pride di Roma che ha portato in
piazza un milione di persone il 16 giugno, non ci possono essere
diritti veri.
Rossana Praitano Presidente Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli
Segreteria Politica Via Efeso, 2/A 00146 R O
M A tel. 065413985 fax 065413971 - 349.73.55.715


ASSOCIAZIONE RADICALE "IGNAZIO SILONE"
LETTERA AD UNA PRESIDENTE
Carissima Presidente, A parte alcune resistenze ancora diffuse, l'
intolleranza verso i gay e tutte le diversità di genere si è ridotta di
molto. Ne fu una prova la presenza l'anno scorso dell'on. Luxuria al
festival dell'Unità, assolutamente insperabile 20 anni fa, nonostante
le battaglie condotte dal Partito Radicale e dal F.U.O.R.I. fin
dagli anni '70 . Pensiamo perciò che sia arrivato il momento di
proporLe di prendere atto che la grande maggioranza è convintamene
tollerante e sensibile a queste tematiche e di organizzare, nell'ambito
della Biblioteca Provinciale, una folta sezione dedicata a queste
tematiche e problematiche. Infatti uno degli strumenti per tramutare
la tolleranza e la sopportazione del diverso in una empatia collettiva
è proprio la informazione e la cultura. Da una attenta ricognizione
fatta nell'archivio della biblioteca ci risultano pochissimi libri su
questi temi e soprattutto molto antiquati. A tal fine Le proponiamo
un elenco iniziale di testi recenti sull'argomento, da far acquistare
dalla Biblioteca Provinciale per metterli a disposizione di tutti gli
utenti. Abbiamo selezionato 150 libri editi da non più di 5 anni, sul
rapporto tra omosessualità e fede, sull'omosessualità nelle grandi
figure storiche e artistiche, sull'accettazione in famiglia, sugli
aspetti psicologici e sociologici, alcuni fumetti esplicativi e
soprattutto tanti romanzi attuali. Ci auspichiamo così di permettere a
tanti giovani, genitori e insegnanti, che vogliono conoscere e capire
approfonditamente queste tematiche di poter accettare sé stessi, i
propri amici, i figli,e gli allievi. Anche per riconoscere la dovuta
cittadinanza ed equità dei diritti anche a questa parte di società,
tuttora emarginata e reggetta perfino dalla Biblioteca Provinciale. La
ringraziamo della cortese attenzione auspicandoci un sollecito
riscontro. ASSOCIAZIONE RADICALE "IGNAZIO SILONE" Il Segretario Gino
Antognetti


LA CIUDAD IN FESTIVAL
Presso il Parco Del Sole, L'Aquila Lunedi 16 Luglio ore 18,30 Incontro con On. FRANCO
GRILLINI Presidente Onorario di ARCIGAY
http://xoomer.alice.
it/csulaquila. INVIATO DA CSU Centro Studi ulrichs

SENATO. AFFOSSATI
I DICO, ARRIVANO I CUS: CONTRATTI DI UNIONE SOLIDALE
Si stipulerà da un
giudice di pace o da un notaio e sarano pubblici Pubblichiamo il testo
proposto da Salvi che ha sostituito i DICO La redazione in IN PRIMO
PIANO / GayNews DISEGNO DI LEGGE CONTRATTI DI UNIONE SOLIDALE
Articolo
1 (Contratto di unione solidale) 1. Dopo il titolo XIV del libro I del
codice civile, è inserito il seguente: Titolo XV Del contratto di
unione solidale 455-bis. Contratto di unione solidale. L'unione
solidale è un contratto concluso fra due persone, anche dello stesso
sesso, per l'organizzazione della vita in comune. Il contratto di
unione non può essere stipulato, a pena di nullità: 1) da persona
minore d'età; 2) da persona interdetta per infermità di mente; 3) da
persona non libera di stato; 4) tra due persone che abbiano vincoli di
parentela in linea retta o collaterale entro il secondo grado, o che
siano vincolate da adozione, affiliazione, tutela, curatela o
amministrazione di sostegno; 5) da persona condannata per omicidio
consumato o tentato sul coniuge dell'altra o sulla persona con la quale
l'altra conviveva. Nel caso di persona rinviata a giudizio o sottoposta
a misura cautelare la stipula è sospesa fino a quando non è pronunciata
sentenza di scioglimento. All'unione solidale si applicano le norme in
materia di contratti di cui al capo II del libro IV, ivi comprese le
cause di nullità previste dall'articolo 1418 e seguenti, nonché le
disposizioni delle vigenti leggi speciali in materia di contratti. 455-
ter. Stipulazione del contratto. Il contratto di unione solidale si
stipula mediante dichiarazione congiunta davanti al giudice di pace o
ad un notaio competente per il comune di residenza di uno dei due
contraenti. Qualora l'atto sia stipulato dal notaio, questi deve
trasmetterlo entro dieci giorni all'ufficio del giudice di pace
competente per territorio per l'iscrizione nel registro di cui
all'articolo 455-quater. La volontà di modificare un contratto di
unione solidale in vigore deve essere espressamente e congiuntamente
dichiarata da entrambi i contraenti davanti al giudice di pace o al
notaio. L'atto che porta le modifiche deve essere unito al contratto
originario. 455-quater. Registro dei contratti di unione solidale. I
contratti di unione solidale sono trascritti in apposito registro
presso l'ufficio del giudice di pace competente a cura del cancelliere
entro il quindicesimo giorno successivo alla stipulazione del contratto
stesso. Sullo stesso registro sono annotate le variazioni dei contratti
di unione solidale. 445-quinquies. Unione solidale del cittadino
all'estero. Il cittadino è soggetto alle disposizioni contenute nel
presente titolo anche qualora sottoscriva un contratto di unione
solidale in un paese straniero secondo le forme ivi stabilite. 455-
sexies. Unione solidale dello straniero nello stato. Lo straniero
regolarmente soggiornante in Italia che intenda sottoscrivere un
contratto di unione deve osservare le disposizioni di cui all'articolo
116, commi primo e terzo. 455-septies. Diritti e doveri dei contraenti.
Coloro che hanno contratto un'unione solidale si portano aiuto
reciproco e contribuiscono alle necessità della vita in comune in
proporzione ai propri redditi, al proprio patrimonio e alle proprie
capacità di lavoro professionale e casalingo. Il contratto di unione
solidale può prevedere i tempi e i modi della contribuzione di
ciascuno. Salvo diversa volontà espressa, le parti dell'unione solidale
sono solidalmente responsabile verso i terzi per i debiti contratti da
ciascuno in ragione dei bisogni della vita in comune e delle spese
relative all'alloggio. 455-octies. Regime patrimoniale. Nel contratto
di unione solidale le parti devono indicare se intendono assoggettare
alle norme della comunione in generale i beni acquistatati a titolo
oneroso successivamente alla stipulazione del contratto stesso, anche
quando l'acquisto sia compiuto da una sola delle parti. 455-nonies.
Assistenza. Le parti contraenti hanno reciprocamente gli stessi diritti
e doveri spettanti ai parenti di primo grado in relazione
all'assistenza e alle informazioni di carattere sanitario e
penitenziario. 455-decies. Agevolazioni e tutele in materia di lavoro.
La legge e i contratti collettivi disciplinano i trasferimenti di sede
di parti di unione solidale che siano dipendenti pubblici e privati al
fine di agevolare il mantenimento della comune residenza, prevedendo
tra i requisiti per l'accesso al beneficio una durata almeno triennale
della convivenza. 455-undecies. Malattia e decisioni successive in caso
di morte. In mancanza di una diversa volontà manifestata per iscritto,
ovvero di una procura sanitaria, e in presenza di uno stato di
incapacità di intendere e di volere anche temporaneo, fatte salve le
norme in materia di misure di protezione delle persone prive in tutto o
in parte di autonomia di cui al libro I, titolo XII, capo I, tutte le
decisioni relative allo stato di salute e in generale di carattere
sanitario, ivi comprese quelle concernenti la donazione degli organi,
sono adottate dall'altra parte di un'unione solidale. In mancanza di
una diversa volontà manifestata per iscritto, tutte le scelte relative
al trattamento del corpo e alle celebrazioni funerarie, nei limiti
previsti dalle disposizioni vigenti, sono adottate dall'altra parte
dell'unione solidale in assenza gli ascendenti o discendenti diretti
maggiorenni del soggetto interessato. 455-duodecies. Diritto di
successione nel contratto di locazione. 1. Qualora una delle parti
dell'unione solidale sia titolare del contratto di locazione per
l'alloggio comune, si applicano in caso di morte le disposizioni
dell'articolo 1614. 455-terdecies. Risoluzione del contratto di unione
solidale. Il contratto di unione solidale si risolve nei seguenti casi:
1) Per comune accordo delle parti 2) Per decisione unilaterale di uno
dei due contraenti 3) Per matrimonio di uno dei due contraenti 4) Per
morte di uno dei due contraenti. Nel caso in cui intendano risolvere
il contratto di comune accordo le parti rendono una dichiarazione
congiunta al giudice di pace presso il cui ufficio è registrata la
dichiarazione iniziale o al notaio che ha ricevuto la dichiarazione
iniziale. Nel caso di cui al numero 2 del comma precedente, la parte
che intende porre fine al contratto manifesta la propria volontà
all'altro contraente per mezzo di una dichiarazione scritta da inviare
in copia al giudice di pace presso il cui ufficio è registrato il
contratto di unione solidale. Nel caso di cui al numero 3 del comma
precedente, la parte che ha contratto matrimonio deve darne
comunicazione al giudice di pace presso il cui ufficio è registrato il
contratto di unione solidale allegando il certificato di nascita sul
quale è riportata menzione del matrimonio. Nel caso di cui al numero 4
del comma precedente, il superstite invia al giudice di pace presso il
cui ufficio è registrato il contratto di unione solidale copia
dell'atto di decesso. E' fatta menzione della cessazione degli effetti
del contratto a margine di quest'ultimo. 455-quaterdecies. Effetti
della risoluzione del contratto di unione solidale. Gli effetti della
risoluzione del contratto si producono, a seconda dei casi: 1) dal
momento della menzione, a margine del contratto, della dichiarazione
congiunta; 2) dal novantesimo giorno successivo all'invio della
dichiarazione unilaterale di risoluzione all'altra parte e al giudice
di pace o al notaio competente; 3) dalla data del matrimonio o del
decesso di una delle parti. Nel contratto di unione solidale possono
essere stabilite le conseguenze patrimoniali della risoluzione per
cause diverse dalla morte. I contraenti procedono autonomamente alla
liquidazione dei diritti e delle obbligazioni risultanti dal contratto.
In mancanza di accordo il giudice decide sulle conseguenze patrimoniali
della risoluzione del contratto, ivi compreso il risarcimento dei danni
eventualmente subiti. Articolo 2 (Diritti successori) 1. L'articolo
565 del codice civile è sostituito dal seguente: 565. Categorie di
successibili. Nella successione legittima l'eredità si devolve al
coniuge, ai discendenti legittimi naturali, agli ascendenti legittimi,
ai collaterali, agli altri parenti, alla parte di unione solidale dopo
nove anni dalla registrazione del contratto e allo Stato, nell'ordine e
secondo le regole stabilite nel presente titolo. 2. Dopo il Capo II del
Titolo II del libro II del codice civile è inserito il seguente: Capo
II-bis Della successione della parte di unione solidale 585-bis.
Concorso della parte di unione solidale con i figli, ascendenti
legittimi, fratelli e sorelle. Quando la parte di unione solidale
concorra con figli legittimi o naturali, con ascendenti legittimi o con
fratelli e sorelle anche se unilaterali, ovvero con gli uni e con gli
altri, ha diritto ad un quarto dell'eredità. 583-ter. Concorso della
parte di unione solidale con altri parenti. Quando la parte di unione
solidale concorre con i parenti di cui all'articolo 572, ha diritto a
metà dell'eredità. 583-quater. Successione della sola parte di unione
solidale. Se alcuno muore senza lasciare parenti oltre il sesto grado,
alla parte di unione solidale si devolve tutta l'eredità. Articolo 3
(Modifiche all'articolo 6 della legge 27 luglio 1978, n.392) 1. Al
primo comma dell'articolo 6 della legge 27 luglio 1978, n.392, le
parole: "ed i parenti ed affini" sono sostituite dalle altre: ", i
parenti ed affini e la parte di unione solidale". Articolo 4
(Disciplina previdenziale ) 2. In sede di riordino della normativa
previdenziale e pensionistica, la legge disciplina i trattamenti da
attribuire alla parte superstite dell'unione solidale, stabilendo
requisiti di durata minima dell'unione stessa e tenendo conto dei
prevalenti diritti dei figli minori o non autosufficienti del defunto.
FONTE GayNews INVIATO DA CSU L'Aquila


ARCIGAY FIRENZE IRAN: IMMINENTE ESECUZIONE DI SEI UOMINI, ACCUSATI DI RAPPORTI
OMOSESSUALI
La notizia diffusa dal giornalista Ahmad Rafat di AKI (ADN
Kronos International) dopo la conferenza stampa indetta a Teheran dal
portavoce dell'Autorità Giudiziaria
APPELLO DI ARCIGAY FIRENZE: IL
GOVERNO ITALIANO INTERVENGA
In numerosi Paesi arabi l'omosessualità è
considerata un crimine. In Iran le relazioni gay sono punite con la
pena capitale. E' di martedì scorso la notizia che 20 persone arrestate
a Teheran subiranno nei prossimi giorni la condanna a morte. Ali Reza
Jamshidi, portavocedell'Autorità Giudiziaria iraniana, ha dichiarato
nel corso di una conferenza stampa che di quei venti "criminali", sei
sono uomini che, accusati di rapporti omosessuali, saranno giustiziati
nei prossimi giorni il reato "Lavat" (letteralmente "sodomia",
"perversione"). "Sono in corso tentativi di contatto con diversi gruppi
e comunità omosessuali del territorio iraniano, per riuscire ad avere i
nomi e cognomi dei condannati," spiega Matteo Pegoraro, segretario di
Arcigay Firenze, dopo un colloquio avuto con il giornalista Ahmad
Rafat, "ma la situazione è più critica del previsto. Rafat mi ha
infatti informato che il responsabile del comitato studentesco di
Teheran - finora un buon contatto - è stato anche lui arrestato, nella
giornata di lunedì 9 luglio". Jamshidi aveva infatti confermato durante
la conferenza stampa di martedì mattina l'arresto di 18 leader
delmovimento studentesco, affermando tuttavia che ''nessun arrestato al
Politecnico Amir Kabir era un vero studente''. Un folto gruppo di
intellettuali italiani e stranieri sta in questi momenti redigendo un
appello, sottoscritto da grandi personaggi della cultura e della lotta
a favore dei diritti umani a livello internazionale, per chiedere
clemenza al presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. Arcigay Firenze "Il
Giglio Rosa", che sta al momento gestendo i contatti con le diverse
organizzazioni umanitarie, chiede che il Governo Italiano intervenga
ufficialmente con le sue massime rappresentanze per impedire che altre
vite umane innocenti vengano distrutte dalla violenza e dall'odio
omofobico, e spera che la comunità LGBT (lesbica, gay, bisessuale,
transgender) nazionale e internazionale non intraprenda, nell'
immediato, azioni di dura protesta presso le Ambasciate iraniane,
tentando invece la via del dialogo interculturale e creando o
collaborando alla sottoscrizione di un appello di clemenza verso i
condannati diretto al presidente Mahmud Ahmadinejad. "E' una strada
mai percorsa" dichiara l'artista e storico Roberto Malini "che rispetto
alla protesta, che non ha portato, nel passato, risultati costruttivi,
vuole cercare il contatto e il dialogo diretto con chi ordina queste
esecuzioni, impegnando tutte le forze e le risorse in una battaglia
unanime per la civiltà. Perché, prima di ogni condanna, la nostra
priorità è la salvaguardia della vita. Per informazioni: Matteo
Pegoraro Responsabile Comunicazione Arcigay Firenze Cel: 334 8429527
ufficiostampa@arcigayfirenze.it

VATICANO, PAPA E CHIESA CATTOLICA
SONO NUDI CRIMINI DI SESSO IN VATICANO, PRETOFILI E PRETERASTI IMPUNITI
In esclusiva pubblichiamo questi eccezionali documenti inediti. Sono le
osservazioni e gli accorgimenti tecnici-giuridici che il giudice Luigi
Tosti inviò ai giornalisti Michele Santoro e a Luca Rosini per il
programma Annozero andato in onda su Rai Due in prima serata giovedì 31
maggio 2007. La puntata era relativa agli abusi sessuali dei preti
pedofili e al documento segreto "Crimen Sollicitationis" relativo alla
copertura instaurata dalla Chiesa cattolica in tutti i paesi del mondo,
Italia compresa, e alle responsabilità dirette di Joseph Ratzinger e
delle gerarchie cattoliche. Ricordiamo che il documentario video
realizzato e andato in onda dalla BBC di Londra "Sex Crimes and
Vatican" ha messo in luce e scoperchiato aspetti raccapriccianti e
orribili di abusi dei preti perpetrati sui bambini e bambine. Reati
protetti da una rete consolidata e capillare di omertà e direttive
segrete che fanno capo in Vaticano. I documenti che seguono furono
inviati dal magistrato Tosti alla redazione di Annozero in Rai Due
alcuni giorni prima della famosa puntata. Anzi, il magistrato Tosti
venne anche contattato telefonicamente dalla redazione di Annozero per
ulteriori chiarimenti tecnici e procedurali. Singolare il fatto che si
sia alzata una sola voce dall'interno della magistratura per spiegare
procedure e azioni che dovrebbero essere intraprese nell'applicazione
del Codice Penale e nel rispetto della legge italiana. Ecco i documenti
integrali e originali. Ennio Montesi EGREGIO DOTT. SANTORO, ho appreso
dalla stampa che Anno Zero intende contrastare il vergognoso regime di
disinformazione pubblica, imperante in questa Colonia del Vaticano,
tentando di mettere in onda il servizio realizzato a suo tempo dalla
BBC sulla scandalosa e criminale copertura omertosa dei preti pedofili
da parte della Chiesa Cattolica. Mi permetto, da tecnico del diritto
(sono Luigi Tosti, il magistrato condannato a sette mesi di reclusione
per aver preteso che venissero rimossi i crocifissi da tutte le aule di
giustizia, in ossequio al principio di laicità) di sottoporle queste
riflessioni, che le potranno magari tornare utili se la trasmissione,
come mi auguro, andrà in onda. Le segnalo, innanzitutto, che la Corte
di Cassazione penale ha costantemente affermato che "commette reato di
favoreggiamento personale (art. 378 codice penale) anche colui il quale
aiuti il colpevole di un delitto a sottrarsi alle investigazioni, anche
se non ancora in atto". Questo significa che l'attività di copertura
dei preti pedofili, che è stata sistematicamente posta in essere dalla
Chiesa Cattolica addirittura con direttive "segrete", con pressioni
sulle vittime affinché desistessero dalle denunce e con minacce di
scomunica ai danni delle gerarchie ecclesiastiche subordinate, integra
gli estremi del delitto di favoreggiamento personale di cui all'art.
378 del c. p.: e questo al di là del giudizio altamente negativo che si
deve dare in merito a questa "immorale" copertura dei preti pedofili.
Nessun valore esimente può attribuirsi alle obiezioni di coloro che
sostengono che i Vescovi non erano obbligati a sporgere denunce contro
i preti pedofili e che, poi, rientra nella competenza esclusiva della
Chiesa la "disciplina canonica" dei casi di pedofilia. E' sufficiente
replicare che l'esenzione dall'obbligo della denuncia non implica
l'autorizzazione a compiere atti di favoreggiamento personale per
eludere le investigazioni dell'Autorità Giudiziaria e che, poi, la
libertà di religione è sempre subordinata all'osservanza delle norme di
diritto pubblico e, quindi, del codice penale (se così non fosse, si
potrebbero ancora praticare i sacrifici umani "in onore degli Dei").
Le segnalo, in secondo luogo, che qualsiasi altra associazione si fosse
comportata così come si sono di fatto comportati la Chiesa Cattolica e
il Vaticano, cioè coprendo con direttive segrete le responsabilità
penali dei propri associati ed avvalendosi della forza di intimidazione
del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di
omertà che ne deriva, avrebbe avuto "ottime" possibilità di essere
incriminata per il reato di associazione per delinquere. Sconcerta,
dunque, che nei confronti del Vaticano e della Chiesa siano state
omesse indagini penali anche qui in Italia, dal momento che sono già
emersi diversi casi di pedofilia che, guarda caso, sono stati
"trattati" da queste due "associazioni" con gli stessi sistemi mafiosi
ed omertosi evidenziati dalla BBC: evidentemente si ritiene più
"prudente" applicare i rigori della Giustizia col criterio del "forti
coi deboli e deboli coi forti". Sconcerta, ovviamente, anche il fatto
che queste due associazioni, implicate in queste attività criminali,
pretendano di "imporsi" al popolo italiano e ai "politici" col loro
"alto" magistero "morale", ingerendosi quotidianamente nelle nostre
faccende. Queste mie riflessioni, peraltro, sono ben poca cosa se
rapportate alla storia criminale della Chiesa Cattolica la quale -sotto
il profilo strettamente legale- deve "a buon diritto" essere
qualificata come un' "associazione per delinquere" che ha operato, in
circa 2.000 anni di esistenza, per perpetrare una serie impressionante
di gravissimi crimini contro l'umanità, quali il genocidio, lo
sterminio degli "infedeli", le torture, i roghi, le inquisizioni, lo
schiavismo, il razzismo, le persecuzioni razziali, le truffe, le
falsificazioni, l'abuso della credulità popolare, le discriminazioni
sessuali e via dicendo. La circostanza che nessuno abbia il "coraggio"
di dire pubblicamente queste realtà storiche inconfutabili mi fa venire
in mente la "favola" di Andersen "Il Re è nudo": chissà se qualcuno
comincerà ad accorgersi che anche il Vaticano e la Chiesa Cattolica
sono "nudi". Cordiali saluti Luigi Tosti - tosti.luigi@yahoo.it -
mobile 338413312 - tel. 0541789323 - Via Bastioni Orientali 38 - Rimini


GENNARO COSMO PARLATO IN CONCERTO IL 19 LUGLIO AL GAY VILLAGE
Una curiosissima rilettura degli anni '80, attraverso una divertente ed
originale operazione di trasformismo musicale.
Il concerto comincia
alle ore 22.00
Ingresso gratuito fino alle 21.30
Biglietto di 6 euro
dalle 21.30 in poi.
Gennaro Cosmo Parlato, interprete versatile,
raffinato e dalle particolarissime doti vocali, porta in scena uno
spettacolo teatral-musicale con il meglio e il peggio della canzonetta
italiana degli anni '80 – il tanto di moda decennio dell'edonismo
reaganiano e dello yuppismo rampante -, non senza prima aver operato un
abile numero di illusionismo: è così che "Donatella" di Donatella
Rettore si trasforma in un sirtaki, "A Lei" di Anna Oxa in un brano
country, "Comprami" di Viola Valentino in un notturno à la Chopin, "Non
voglio mica la luna" di Fiordaliso in un irresistibile tango… A
supporto della istrionica interpretazione dell'artista, sul
palcoscenico trova posto un coro: un compassato e serissimo trio di
cantanti lirici (due baritoni e un tenore). Accompagna l'ensemble
vocale un quartetto di ottimi musicisti (un pianista, un chitarrista
acustico, un percussionista e un polistrumentista). Biografia:Gennaro
Cosmo Parlato nasce a Napoli nel '72. Figlio e nipote d'arte -la madre
e lo zio sono cantanti neomelodici partenopei -, comincia prestissimo a
lavorare come corista nelle produzioni degli studi d'incisione RCS di
Napoli, di proprietà della famiglia (un luogo di passaggio privilegiato
per nomi come, tra gli altri, Mario Merola, Angela Luce e Tullio De
Piscopo). Allievo di canto e solfeggio della cantante d'opera Melina
Spagnuolo, ben presto comincia ad appassionarsi alla recitazione
studiando arte drammatica con il professor Massimo Stinco a Firenze.
Negli anni 200 2001 inizia a collaborare in veste di autore di testi
con cantanti italiane quali Donatella Rettore, Fiordaliso, Viola
Valentino, Aida Cooper. Nella primavera del 2004, su suggerimento di
Platinette, invia una sua canzone a Mina, che sta selezionando
materiale per il nuovo disco. La canzone, una bellissima e sofferta
ballata dal titolo "Fragile", viene selezionata e incisa su "Bula
bula", uscito nei negozi nel febbraio del 2005. Molteplici sono le
apparizioni televisive di Gennaro Cosmo Parlato: Cronache Marziane
(Italia 1), Markette (La 7), Tutte le mattine (Canale 5). Dal disco
viene estratto anche un singolo, la splendida cover di sapore caraibico
di MALEDETTA PRIMAVERA, che trova un costante airplay su molte radio
italiane, tra cui Radio Deejay. Il clip del singolo entra in rotazione
a ALL MUSIC. L'estate 2005 è per l'artista toscano-partenopeo molto
intensa di attività live e ricca di soddisfazioni. L'apogeo viene
toccato il 19 agosto, quando Gennaro si esibisce al Festival Friendly
Versilia di fronte a quattro mila persone, accompagnato dalle voci
maschili del coro del Festival Pucciniano. In settembre partecipa alla
quarta edizione del Premio Carosone, dove si esibisce in una versione
elegantemente stravolta di Maruzzella, al termine della quale,
incalzato dal pubblico entusiasta, esegue due brani fuori programma e
ottiene una emozionante standing ovation. Gennaro sarà anche ospite
fisso settimanale nella stagione 2005/2006 di MARKETTE, il programma di
Piero Chiambretti sul La7, nel corso della quale avrà modo di
presentare tutto il suo primo lavoro discografico, più qualche
sorpresa, con una manciata di cover di brani anni Ottanta, ma questa
volta di produzione internazionale: uno di questi, il successo dell'86
di Caroline Loeb C'EST LA OUATTE diviene anche il suo secondo singolo.
Nel febbraio 2006 Gennaro conosce e diventa amico di Michele Salvemini,
in arte Caparezza, che sta lavorando al suo nuovo album, molto atteso
dopo il grande successo di VERITA' SUPPOSTE (EMI, 2003). Da questa
amicizia nasce la proposta di Michele di un cameo di Gennaro per il
ritornello del suo primo singolo estratto da HABEMUS CAPA, l'album
pubblicato all'inizio del 2006. Il titolo del singolo è LA MIA PARTE
INTOLLERANTE. Gennaro partecipa anche alle riprese del video del brano
e alla promozione televisiva, con apparizioni a TOP OF THE POPS, CD
LIVE, QUELLI CHE IL CALCIO e alla diretta televisiva del CONCERTO DEL
1° MAGGIO da Piazza San Giovanni. Nell'estate del 2006, nel corso delle
lunghe trasferte per concerti in giro per l'Italia Gennaro insieme a
Pierluigi Petris e Christian Schmitz comincia a lavorare alle idee di
arrangiamenti per il nuovo lavoro discografico. L'ingresso in studio è
all'inizio di settembre. La rosa entro la quale scegliere la track list
definitiva è ampia, ma alla fine nessuna canzone viene lasciata fuori e
il nuovo lavoro discografico conta ben 23 canzoni (due, DER KOMMISSAR
di Falco e TOUCH ME di Samantha Fox non ricevono in tempo
l'autorizzazione da parte degli editori e vengono rimosse dalla
scaletta, non senza dispiacere). Dopo quattro settimane di
registrazione, tre di missaggio (con la riconferma dell'ottimo Marco
Barusso) e il mastering a cura di Claudio Giussani allo Studio Nautilus
di Milano, REMAINDERS vede la luce (data di pubblicazione 24 novembre
2006). In occasione della 57ima edizione del Festival della Canzone
Italiana di Sanremo, Gennaro è chiamato da Piero Chiambretti a
interpretare la sigla del Dopofestival. La scelta cade su DONNA ROSA,
un brano caro a Pippo Baudo, che viene ironicamente arrangiato in
quattro stili diversi per le quattro serate del programma: charleston,
cha cha, rumba e canzone napoletana.
INFO GAY VILLAGE – 340 7538396
www.gayvillage.it
Ufficio stampa Carla Fabi e Barbara Ghinfanti
tel.06
87420509– tel/fax 06 87420388 - info@fabighinfanti.it
Fonte
Redazione
Di'GayProject


NESSUNO TOCCHI CAINO 14.07.2007
LIBIA. CONFERMATA
CONDANNA CAPITALE INFERMIERE BULGARE E MEDICO PALESTINESE - 11 luglio
2007: la Corte Suprema libica ha confermato la condanna a morte per le
cinque infermiere bulgare e il medico palestinese, accusati di aver
diffuso volontariamente il virus dell'Aids nell'ospedale pediatrico di
Bengasi. Il verdetto pronunciato dal giudice Fathi Dahan non è comunque
definitivo. Il Consiglio supremo della magistratura libico, presieduto
dal ministro della Giustizia, potrebbe confermare o respingere la
condanna a morte oppure stabilire una pena più lieve. L'udienza odierna
è durata appena cinque minuti e si è svolta in assenza dei sei
imputati. Il verdetto giunge all'indomani dell'annuncio
dell'accettazione da parte delle famiglie delle vittime di un accordo
per il risarcimento economico. "In nome del popolo, il tribunale ha
deciso di non accettare l'istanza presentata dagli imputati e conferma
la pena di morte nei loro confronti", ha dichiarato il presidente della
Corte, Fathi Dahan. Le cinque infermiere e il medico palestinese, ora
naturalizzato bulgaro, sono accusati di aver volontariamente iniettato
il virus Hiv su più di 400 bambini; di questi 46 sarebbero poi
deceduti. Le infermiere Kristiana Valtsheva, Nasiy Nenova, Valia
Shervenyashka, Valentina Siropulo e Snezhana Dimitrova e il medico
Ashraf Hajouj, sono in carcere in Libia dal 1999. Ieri sera, la
Fondazione Gheddafi, un'associazione umanitaria presieduta dal figlio
del presidente libico, aveva annunciato che le famiglie avevano
accettato un indennizzo da parte di un fondo speciale di assistenza
alle vittime creato nel 2005 da Tripoli e Sofia sotto l'egida
dell'Unione europea per sostenere le famiglie dei bambini malati. I
dirigenti di Nessuno tocchi Caino, Sergio D'Elia, Segretario
dell'associazione e deputato radicale della Rosa nel Pugno ed
Elisabetta Zamparutti, Tesoriere, hanno così commentato la notizia:
"Era un esito previsto questo della condanna da parte della Corte
Suprema delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese,
frutto della strategia libica, che l'UE ha accettato, volta ad ottenere
un "prezzo del sangue" di stampo coranico. Una vicenda che ha tutte le
caratteristiche di un vero e proprio sequestro operato dalla Libia per
estorcere denaro alla Bulgaria e all'Unione Europea. Dopo la condanna a
morte dei sei nel maggio 2004, la Commissione UE aveva stanziato due
milioni di euro per un piano di azione, varato nel novembre 2004, per
fornire assistenza al Centro di Bengasi. Successivamente nel gennaio
2005 la Corte Suprema libica ha annullato le condanne a morte. A fronte
della notizia di oggi è evidente che la Libia ha preferito giocare al
rialzo della somma del riscatto anche a fronte dell'annuncio di ieri
sera, da parte della Fondazione Gheddafi, un'associazione umanitaria
presieduta dal figlio del presidente libico, in base al quale era stato
accettato dalle famiglie dei bambini infettati dal virus un indennizzo
da parte di un fondo speciale di assistenza alle vittime creato nel
2005 da Tripoli e Sofia sotto l'egida dell'Unione europea per sostenere
le famiglie dei bambini malati. Per risolvere il caso, l'UE eviti di
cedere al ricatto ma faccia sentire alla Libia tutto il peso politico
affinchè siano rispettati in quel paese i diritti umani fondamentali ed
introdotta una moratoria delle esecuzioni capitali." Anche il
presidente del Parlamento europeo, Hans-Gert Poettering, si dichiara
"turbato dall'angosciante notizia". Secondo quanto riportato in un
comunicato diffuso a Bruxelles, il Presidente del Parlamento europeo,
rivolge un messaggio di speranza ai sei imputati, condannati a morte e
ai loro familiari: "Questa non è la fine del processo. La questione
deve essere rinviata all'Alto Consiglio giuridico della Libia. Crediamo
che le autorità libiche prenderanno le misure necessarie a riesaminare
e invalidare la sentenza di morte, così da aprire la strada a una
risoluzione al più presto". Poettering ricorda, nella nota, la
"fondamentale opposizione alla pena di morte che è contro la dignità
umana" ed esprime la sua "solidarietà alle vittime dell'Aids
dell'ospedale di Bengasi".
Il presidente dell'Europarlamento, inoltre,
si appella alle autorità libiche perché mostrino clemenza verso le
infermiere bulgare e il medico palestinese e rilascino gli imputati.
MORATORIA. D'ALEMA RINGRAZIA BRASILE E SUD AFRICA, CO-SPONSOR DELLA
RISOLUZIONE - 13 luglio 2007: questa settimana il ministro degli Esteri
Massimo D'Alema ha ringraziato la collega sudafricana Nkosazama Dlamini
Zuma e il governo brasiliano del presidente Lula per la loro decisione
di essere cosponsor della risoluzione per la moratoria sulla pena di
morte che l'Unione Europea intende presentare all'apertura, a
settembre, della nuova sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni
Unite. La scorsa settimana la presidenza di turno portoghese
dell'Unione Europea ha detto che sosterra' con forza la richiesta di
moratoria sulla pena di morte. Lo ha dichiarato il ministro della
Giustizia portoghese, Alberto Costa, in occasione dell'apertura del
semestre di presidenza Ue affidato al Paese lusitano. Il Portogallo
intende portare avanti la posizione espressa su questo fronte
dall'Unione Europea e dal Parlamento Europeo. In questo contesto
Lisbona lavorera' affinche' venga istituita la giornata contro la pena
di morte e ha convocato una conferenza internazionale sulla materia per
il 9 ottobre a Lisbona.
SOMALIA. ESECUZIONI PUBBLICHE A MOGADISCIO - 5
luglio 2007: militari governativi hanno giustiziato in Somalia due
uomini, uno dei quali membro delle forze armate, ritenuti colpevoli
dell'omicidio di due soldati. Si tratta della prima esecuzione pubblica
ordinata dal governo provvisorio da quando quest'ultimo, sostenuto
dalle Nazioni Unite, ha assunto il controllo di Mogadiscio. La
fucilazione di Abdulayhi Dahir Muse Afweyne e Mohammed Abdi Wardheere
ha avuto luogo alle 9.30 di mattina nel piazzale dell'ex accademia di
polizia, nei pressi dell'aeroporto internazionale della capitale
somala. Un funzionario del dipartimento per la sicurezza nazionale, che
ha parlato dietro condizione di anonimato, ha riferito che i due erano
stati condannati a morte dal tribunale militare per aver capeggiato un
gruppo di insorti nell'assalto contro la base militare a nord di
Mogadiscio, uccidendo due soldati. All'esecuzione non hanno potuto
assistere né cronisti né fotografi. Per lo stesso assalto contro la
base militare, altre sette persone sono state condannate a 15 anni di
detenzione. "Si trovano nella prigione centrale di Mogadiscio", ha
precisato il funzionario.
IRAN. UOMO LAPIDATO, DONNA RISCHIA IMMINENTE
LAPIDAZIONE - 5 luglio 2007: un uomo è stato giustiziato in Iran
tramite lapidazione, dopo essere stato condannato a morte per adulterio
e aver trascorso 11 anni in carcere. L'esecuzione è stata confermata
da un portavoce della magistratura, Ali Reza Jamshidi, e secondo un
gruppo femminile iraniano per i diritti umani l'uomo ucciso si chiamava
Jafar Kiani. L'esecuzione, ha detto il portavoce dell'apparato
giudiziario, e' avvenuta nel villaggio di Aghcheh, nella provincia di
Qazvin, circa 200 chilometri a est di Teheran. Kiani, secondo la
ricostruzione del gruppo femminile, avrebbe lasciato la moglie per
un'altra donna, Mokarraneh Ebrahimi, anch'ella sposata. Anche
Mokarraneh, dunque, e' incarcerata da 11 anni ed e' stata condannata
alla stessa pena per l'adulterio, ma la sua esecuzione, ha sottolineato
Jamshidi, e' stata 'sospesa'. Il 10 luglio 2007: L'Alto commissario
delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, ha espresso
'profonda preoccupazione' per la notizia della lapidazione. 'Sono
estremamente preoccupata che malgrado la dichiarata moratoria del
governo iraniano sulle lapidazioni, questa esecuzione abbia avuto
luogo. La lapidazione e' una chiara violazione del diritto
internazionale, diritto che limita inoltre la pena di morte solo ai
crimini piu' gravi e violenti', ha affermato l'Alto commissario Arbour
in una dichiarazione resa nota a Ginevra. Esorto le autorita' iraniane
a fare luce sull'esecuzione e a non procedere alla prevista lapidazione
di Mokarrameh Ebrahimi ed altre esecuzioni di questo tipo'. Lo stesso
giorno, il portavoce della magistratura iraniana Alireza Jamshidi ha
annunciato alla stampa che venti persone condannate a morte in Iran per
stupro ed altri crimini gravi saranno presto giustiziate. Il portavoce
ha fatto sapere che l'Ufficio del Procuratore di Teheran deve ancora
decidere se far svolgere le impiccagioni in pubblico o meno. Alcuni dei
condannati a morte avrebbero fatto parte di bande che stupravano donne
sposate e sarebbero coinvolti in giri di racket ed estorsione. Ha poi
aggiunto che la condanna a morte è stata chiesta per altre 15 persone
imputate di reati gravi.
CASO CIPRIANI. TRASFERIMENTO IN CARCERE
PRELUDIO ALL'ESTRADIZIONE? - 12 luglio 2007: Benedetto Cipriani, su
cui pende una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti
perché accusato nello Stato del Connecticut di omicidio plurimo è stato
prelevato oggi da casa e trasferito nel carcere di Frosinone. Proprio
ieri, rispondendo al question time alla Camera al deputato della Rosa
Nel Pugno, Sergio D'Elia, il Ministro della Giustizia, Clemente
Mastella, ha escluso 'in maniera assoluta il rischio di condanna a
morte in caso di estradizione'.
Mastella ha detto che il decreto di
estradizione emesso il 12 novembre 2005 dell' allora ministro Castelli
e diventato esecutivo specifica che 'se sara' condannato , nei suoi
confronti non porta essere irrogata e comunque eseguita la pena di
morte'. Il governo degli Stati Uniti, ha precisato il ministro, ha
accettato 'integralmente' la condizione posta dal decreto e - con
un'assicurazione 'di carattere assoluto' - ha specificato che i reati
contestati a Cipriani non sono punibili con la pena di morte.
Quanto
alla possibilita' paventata da D'Elia di una successiva modifica dell'
imputazione da parte dei giudici americani, Mastella ha ribadito che
'un individuo non puo' essere giudicato e detenuto per un reato diverso
da quello che ha motivato l' estradizione'. In seguito al trasferimento
di Cipriani, D'Elia ha però dichiarato che "la nota sentenza della
Corte costituzionale italiana, n. 223 del 1996, ha stabilito che non
sono legittime assicurazioni considerate più o meno sufficienti e ha
posto il principio secondo il quale la garanzia che il reo non venga
condannato alla pena di morte deve essere assoluta. E' vero che
Benedetto Cipriani, è accusato di una fattispecie per cui rischia
sessant'anni di reclusione ma i suoi complici, però, per gli stessi
fatti sono accusati di reato capitale. Il diverso trattamento riservato
al Cipriani per un fatto identico potrebbe essere spiegato con il
tentativo di aggirare il divieto assoluto presente nell'ordinamento
italiano di estradizione verso questi Paesi in cui si corre il rischio
di applicazione della pena capitale. D'altro canto si tratta di un
sistema federale, che prevede l'autonomia del potere giudiziario
rispetto all'esecutivo: le assicurazioni le ha date il Governo, non le
autorità che stanno procedendo."

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