news 10 aprile
ATTACCHI OMOFOBI: Gaya CsF esprime solidarietà a tutti coloro che sono stati
colpiti nei giorni scorsi dalle insulse parole scritte sui muri e dalle
insignificanti e quanto mai ignoranti svastiche e simboli vari, di
quelli che si nascondono nel silenzio di una politica sempre più
corrotta, di un Vaticano sempre meno cattolico e sempre più concusso
con le mafie sociali ed economiche. La nostra solidarietà, il nostro
affetto incondizionato vanno a Imma battaglia, alla Libreria Babele di
Milano e a chiunque sia stato in passato colpito dalla deplorevole e
ingiustificabile idiozia di certi "cancri" societari. Non dimenticando
di volgere una parola di conforto ai genitori di Matteo, suicidatosi
perché gay, con la promessa che continueremo a lottare con tutta la
comunità GLBT nazionale, affinché non ci siano mai più casi di omofobia
nelle scuole e in ogni altro contesto.
Carla Liberatore Gaya CsF
COMUNICATO STAMPA
SCRITTE FASCISTE DI FORZA NUOVA ALLA LIBRERIA BABELE
DI MILANO
Questa mattina, alle ore 10, i proprietari della Libreria
Babele di Milano hanno trovato le tre vetrine del loro negozio
imbrattate da scritte e svastiche. Il tutto debitamente firmato con una
croce celtica e la sigla di Forza Nuova. Le scritte "Froci al muro" .
"Gay raus" "Gay pedofili" e "Imma Battaglia troia" rappresentano l'
ennesimo atto di violenza e minaccia per la comunità glbt. Inutile
nascondere inoltre che la recrudescenza di questi atti avviene dopo le
parole inammissibili ed irricevibili da parte delle gerarchie
ecclesiastiche ed anche di alcuni esponenti di forze politiche che non
lesinano nell'apostrofarci come deviati, contronatura e colpevoli a tal
punto da non meritare nessun tipo di tutela, essere oggetti di severe
condanne morali se non addirittura di torture come la famigerata
garrota. Di certo la comunità glbt non è nuova a questo tipo di
attacchi e violenze: basta ricordare le scritte antigay all'entrata del
Circolo Mario Mieli ("Gay subumani"), di pochi giorni fa una nuova
croce celtica sul muro esterno del Circolo, le violenze davanti a
Muccassassina, l'inaudita violenza su una lesbica a Torre del Lago, il
tentativo di impedire il Gay Pride di Catania. Crediamo che tutto
questo sia un indice dell'avanzare di forze estremiste e reazionarie
che trovano la loro legittimità nelle parole della chiesa e della
politica. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime la
propria solidarietà agli amici della Libreria Babele di Milano ed Imma
Battaglia, offesi ed insultati solo perché hanno il coraggio di essere
in prima linea nella lotta della conquista di pari diritti e pari
dignità per gay, lesbiche e transessuali. La nostra ferma e
democratica risposta sarà il Pride Nazionale Unitario del 9 Giugno
2007 a Roma.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Rossana
Praitano Presidente Portavoce Pride Nazionale Unitario Roma 9 Giugno
2007
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica Via Efeso, 2/A 00146 R O
M A tel. 065413985 fax 065413971
3487708433
LIBERI TUTTI DI MARTEDI'
10 APRILE 2007
La pagina di liberi tutti sull'Unità del dieci aprile
apre sull'anti-omofobia mettendo insieme due storie che segnalano "la
forza di restare se stessi": due donne lesbiche che dopo tre anni
riescono ad avere una bimba con la fecondazione assistita affrontando
ostacoli ma anche trovando molta solidarietà al lavoro e il racconto di
uno studente diciottenne persiano e gay che ci dice "come ribalta
l'odio". Un mio corsivo lega i due pezzi dicendo che si può giudicare
non sulla base di stereotipi o di modelli precostitutiti, ma conoscendo
e valutando i risultati In questo modo non si arriva ad odiare quello
che non si conosce come vuole l'omofobia, in basso tre notiziette con
cui si annuncia l'assegnazione del premio cuore sacro per il
giornalismo a liberi tutti le presentazioni del libro "Sciò!" giovani,
bugie, identità, Oscar Mondatori e la trasmissione di martedì 10 aprile
di Corrado Augias, le storie, Raitre ore 12.46, in cui si parla del
libro il torneo internazionale di nuoto glbt a Roma. Nel tam tam una
presentazione del Torino film festival gay
Delia Vaccarello
IL
SUICIDIO DI MATTEO
Massimo Consoli
Il suicidio di Matteo e' una
tragedia. E' il sintomo che c'e' qualcosa di sbagliato in questa
societa'. Soprattutto, e' la punta di un iceberg che ci segnala una
situazione di estremo disagio molto piu' diffusa di quanto non si
pensi. Nel 1992 Paolo Crepet aveva fatto una ricerca dalla quale
risultava che in Italia 4.800 persone ogni anno si tolgono la vita. "I
ragazzi tra i 15 e i 24 anni sono il 5-6 per cento del totale". Per
quel che riguarda i tentativi: su cento che ci provano, almeno dieci
nel giro di quattro anni ci riusciranno. I metodi usati sono
soprattutto i farmaci (80 per cento) nei tentativi, mentre nei suicidi
riusciti, al primo posto c'e' l'impiccagione, poi la defenestrazione
(il gettarsi dalla finestra), le armi da fuoco, il gas (vedi anche "La
Repubblica", 10 marzo 1992) Secondo un altro autore (Virgilio Titone,
Dizionario delle idee comuni, Pan Editrice, 1976, due volumi, 2° vol.
p. 41) i suicidi o tentati suicidi di omosessuali, in Italia, nel
periodo fra il 1970 ed il 1973 sono stati piu' di 300. Questi dati
possono essere di supporto, ma basta vivere all'interno della propria
comunita' per sapere che i tentativi di togliersi la vita sono
piuttosto frequenti, soprattutto nell'eta' adolescenziale, quando il
giovane si scontra con una realta' fatta di discriminazione e
repressione da parte della societa', e di incomprensione da parte dei
familiari. Io stesso ci ho provato, a diciassette anni. E quando ne
sono uscito fuori ho giurato a me stesso che mi sarei dedicato anima e
corpo per tutta la vita ad aiutare i miei fratelli e sorelle in
difficolta'. Non sono mai venuto meno a questo giuramento, ma so che il
mio lavoro non e' sufficiente. Ci vuole ben altro che una sola persona,
per quanto motivata, per riuscire a modificare questa societa'. Vi
accludo il brano del mio libro "Affetti Speciali" (Massari ed., 1998),
dove racconto proprio del mio tentato suicidio. Spero che possa essere
utile a qualcuno. Lo fosse anche ad una sola persona, sarebbe gia'
sufficiente. Buona lettura: (… )A diciassette anni ero ad una svolta.
Avevo capito da tempo, ormai, di essere omosessuale: o così, almeno, mi
sentivo, in mancanza di altre possibilita' di definirmi in maniera piu'
precisa. Solo, non mi trovavo nei libri che avevo letto, ed erano
tanti, dio solo sa quanti fossero i libri di psicologia, medicina,
filosofia, religione, morale, storia, antropologia... che avevo mandato
giu' come fossero acqua fresca a ferragosto. Su questi libri c'era
scritto che l'omosessuale non poteva essere considerato un criminale
(bonta' loro!), ma solo un malato da curare anche se, spesso, ce
n'erano alcuni che "credevano" di vivere serenamente la loro
condizione, che non volevano assolutamente "guarire", che rifiutavano
con forza l'"aiuto" del medico... Questi erano i "casi" piu' difficili,
che, comunque, andavano "curati" anche contro la loro volonta'. E
questi libri mi sembravano perfino «coraggiosi»! E di fronte alla merda
generale, forse l'erano pure…Seguivano, poi, le casistiche degli
omosessuali, in nessuna delle quali riuscivo a vedermi: che avevo, io,
da spartire con quei personaggi che di notte si aggiravano per le
strade della citta' alla ricerca disperata di marinai dai quali essere
frustati? O a caccia di bambini di 6 anni ai quali succhiare il pene
incirconciso? O con quelle checche tremebonde che si travestivano da
femmes fatales e rimorchiavano i maschi che non si accorgevano (non si
accorgevano?) di avere a che fare con degli uomini in gonnella...? Un
libro portava come esempio di «omosessuali famosi», la storia del
«Macellaio di Hannover», uno che rimorchiava i ragazzi, li ammazzava,
li tagliava a pezzi e se li rivendeva come salsicce e carne macinata...
Un altro spiegava che «Jack lo squartatore» era "evidentemente" un
omosessuale che odiava le donne e per questo le sgozzava come
vitelle... Un altro ancora raccontava di cliniche svizzere dove agli
invertiti si ficcavano tanti chiodini in testa e... zac!, un piccolo
elettroshock li faceva miracolosamente diventare grandi amatori di
pucchiacchie. Non avevo alcun modello positivo in cui identificarmi.
Gli omosessuali che venivano fuori dalla lettura di libri e giornali
erano tutti mostri sanguinari e/o viziose checche tremebonde. Con tutta
la buona volonta' di questo mondo, io non riuscivo a sentirmi come loro
e non capivo quando e come la mia solforosa trasformazione avrebbe
avuto inizio: da bravo ragazzetto a squartatore di professione (magari
in gonnella mozzafiato), secondo ogni aspettativa «scientifica». Vivevo
nel trip del suicidio. La notte mi ci volevano due o tre ore prima di
addormentarmi e tutto mi spaventava. Mi avvolgevo nelle coperte, mi
coprivo la testa e gli occhi, lasciando fuori solo bocca e naso per
respirare. E stavo in una stanza con i miei due fratelli! Ero
terrorizzato dal buio, dagli sconosciuti, dagli imprevisti. Non volevo
vivere in un mondo del genere, in una simile societa', dentro uno Stato
siffatto. Così, un bel giorno, anzi, un pomeriggio, cominciai a bere un
liquore dolce che stava nella vetrinetta dell'armadio in camera da
pranzo, da chissa' quanti anni. Bevevo, piangevo e mi compativo,
cercando di stordirmi e di trovare il coraggio, infine, di buttarmi dal
balcone. Il pomeriggio, intanto, volgeva a sera. Mia madre e mia
sorella tornarono da chissaddove e mi videro in quello stato.
Dapprincipio non capirono cos'era successo. La bottiglia aperta sul
lungo tavolo di vetro verde (in una famiglia dove nessuno aveva
propensioni verso l'alcol) fece sospettare qualcosa. Mamma chiese
spiegazioni. Io risposi con un «vaffanculo!» Mia sorella intervenne:
«E' ubriaco!» «S'e' scolato tutta la bottiglia», disse mamma. «Ma che
t'e' successo? Oddio! Vedrai quando torna tuo padre». Io barcollavo per
le stanze, ondeggiando pericolosamente da una parete all'altra. Andai
verso il balcone appoggiandomi alla ringhiera. «Mi butto», minacciai.
«Mi sono rotto i coglioni di questo mondo di merda. Mi butto». Ma non
mi buttai. Piuttosto, rientrai dentro casa, andando verso la camera dei
miei genitori. Mamma s'era seduta sul letto. Affranta. Spaventata da
questa mia sbronza tragica. Non s'era mai trovata in una situazione del
genere, e non sapeva come affrontarla. «Ma che t'e' successo?», provo'
a chiedere ancora una volta. «Sono frocio!» La confessione m'era uscita
veloce, secca, urlata. E l'accompagnai con un cazzotto contro lo
specchio dell'armadio che, ancora oggi, non capisco com'e' che non sia
andato in mille pezzi. Nessuno disse niente. Mia sorella aprì la
poltrona e si rassegno' a prepararmi il letto. Io non vomitai nulla. Mi
sdraiai e passai una notte insonne, disgustato dall'alcol, con il mal
di testa che cominciava a farsi sentire. Intanto rientravano i fratelli
dalle loro scorribande notturne, prima uno, poi l'altro. Neanche loro
dissero nulla. Erano avvisati da mia madre, man mano che entravano, che
qualcosa di grave era successo, quel giorno, nella nostra casa. Rimasi
a letto due giorni pensando a me stesso. Pensai a cio' che ero, a cio'
che volevo essere, a tutto quello che mi succedeva attorno. Ricordo che
mi dissi piu' e piu' volte: «Sono frocio. Punto e basta. O mi sta bene
così, e ci vivo in pace per tutta la vita, o mi decido e m'ammazzo sul
serio. Non posso piu' traccheggiare. Devo prendere una decisione,
infine. O m'ammazzo o m'accetto. Ma perche' mi devo ammazzare? Io non
ho nessuna voglia di suicidarmi. Qui, oggi, io devo fare una prova, un
tentativo di vivere in pace con la mia omosessualita'. Di provarla.
Devo vedere cosa succede se non mi pongo piu' il "problema" di essere
omosessuale ma, piu' semplicemente, accetto di vivere "da" omosessuale.
Ma come si vive da omosessuali? Non e' possibile che i libri dicano la
verita'. C'e' qualcosa che mi sfugge. Loro scrivono che "ci sono quelli
che credono di vivere bene con la loro anomalia e non vogliono
assolutamente essere curati"... E se ci vivessero veramente bene? Se
non si trattasse di un'illusione, come gli autori vogliono far
intendere? E se io non fossi neanche omosessuale come credo, alla fin
fine, ma qualcosa di ancora piu' diverso?» Tra le righe di quello che
andavo leggendo sui libri si capiva che in altri tempi la gente era
convissuta in armonia con l'omosessualita' e, qualche autore aggiungeva
addirittura che «ancora oggi in altri paesi c'e' chi e' veramente
felice d'essere anormale...» In quei due, tre giorni, presi la piu'
importante decisione della mia vita: mi «accettai» come omosessuale.
Non solo, giurai a me stesso che avrei dedicato la mia vita all'
emancipazione degli altri omosessuali, che avrei fatto tutto, piu' che
il possibile fino all'impossibile, per liberare la mia comunita' dalle
catene che la legavano e la facevano soffrire. Giurai che non avrei
accettato imposizioni di nessun tipo da uno Stato, da una Chiesa, da
una Societa' che avevano cercato di sopprimermi, di distruggermi, di
farmi scomparire dalla faccia della terra. Tutto questo aveva, ed ha
ancora oggi per quel che posso capire, un fondamento nell'amore: amore
grande, sconfinato, irrefrenabile prima di tutto per i miei fratelli
che, come me, sono stati costretti a subire le ingiurie dell'idiozia
umana fatta carne; e poi amore per tutti gli uomini e le donne, amore
per coloro che sono oggi, e qui, viventi, ma anche per quelli che hanno
gia' dato il loro contributo all'evoluzione dell'umanita' ed a quelli
che lo daranno domani o dopodomani… E questo amore e' un imperativo
morale per tutti: noi non abbiamo solo dei diritti nei confronti di noi
stessi, ma anche degli obblighi di fronte agli altri. Di piu' verso
quelli che ci sono vicini, di meno per quelli che sentiamo lontani da
noi, certo, ma con tutti abbiamo un legame che non ci e' concesso
recidere o ignorare. INVIATO DA Massimo Consoli
ORGOGLIO E PREGIUDIZI
A cura di Alba Montori
OMOFOBIA ONLINE
La mia mailbox è colma di
messaggi, da parte di amici della comunità LGBT, per l'ennesima vittima
della guerra in atto contro la diversità, in primo luogo e soprattutto
UMANA, stigmatizzata come omo-sessuale. L'ultima, solo in ordine
temporale, di cui abbiamo notizia, Marco P., adolescente torinese,
studente studioso, figlio amoroso. Ha chiesto scusa ai suoi genitori,
poi si è accoltellato e quindi gettato dalla finestra di casa sua. Un
omicidio annunciato, un suicidio realizzato. Il mio cuore non ha più
spazio per la tristezza, né per lo sdegno, né per la pietà. Pietà è
parola troppo abusata da chi per secoli e secoli ha promosso la cultura
dello sterminio della libertà di genere in nome della pretesa di
ridurre chiunque (tranne i depositari del verbo/potere), entro il
confine del sessismo, a puro (!) e unico fine procreativo. Il mio
cervello e anche il mio cuore, per quanto sia amoroso, si rifiutano di
cercare qualunque tipo di possibile scusante a questa tragedia, che
nella sua infanda intollerabilità urla GIUSTIZIA agli occhi
dell'umanità civile (nel senso della specie umana) e di tutti gli dei,
ammesso che esistano. Il mio cuore, di adolescente che ha appena
superato 60 anni, è solidale con Marco P:, con tutti i Marco P. che ho
incontrato nel corso dei miei anni, nelle storie scritte e parlate e
nelle scuole d'Italia. Qualcuno/a di loro è riuscito a trovare il modo
per sopravvivere alla cultura dell'odio e della sopraffazione,
qualcuno/a, troppe/i, nò. Troppe vite intelligenti sono state spezzate
e distrutte; quelle che son riuscite a sopravvivere spesso hanno dovuto
farlo celando sé stessi dietro mille ipocrisie e falsità, pagando sul
loro corpo con la morte della loro vera identità e del loro amore, in
cambio di pochi spiccioli. Ma qualcun* è pur riuscito attraversando
drammi interiori orribili a conservare intatta o quasi la propria
ingenuità, la propria identità di genere unica, irripetibile e preziosa
più che la vita stessa. E ormai è decis* a combattere questa guerra che
non avrebbe mai voluto combattere e che non ha mai provocato. E'
necessario e improcrastinabile, perchè nessun* sia più obbligato a
piegarsi e a soccombere a simili nemici del genere umano. Nemico è
parola che mi riesce difficile anche pensare di usare: ma come posso
chiamare se non "nemico" chi incita tutti all'odio, alla violenza e
alla persecuzione di chi nulla gli ha mai fatto di male, di chi si
industria pacifico di vivere la propria vita, col solo corpo che ha,
con la sua mente, che si coltiva in amore e rispetto anche di chi non
lo vuol rispettare né amare? La guerra, altra parola che mi ripugna, è
stata dichiarata da tanto tempo, e non da noi. Qualche anno fa scrivevo
a conclusione di una riflessione su tale stato di cose: "...Non siamo
più disposti a tollerare ulteriormente che chiunque, a qualunque titolo
e dovunque sul pianeta, inciti all'odio e alla violenza contro chi non
si uniforma a regole, antiumane, antiscientifiche e assurdamente
innaturali nell'espressione delle proprie pulsioni alla sessualità e
all'amore: tali pulsioni sono la forma della più vitale, profonda e
inalienabile essenza dell'umanità, e come tali il tendere a dar loro
forma nella società è diritto inalienabile per ciascuno. Chiunque, ma
soprattutto chi ha maggior valore rappresentativo nella società,
pretenda di asservire i corpi e le coscienze di umani, nostri e suoi
simili, a precetti insani e innaturali, che vanno contro tutti principi
del rispetto sociale, con minacce di castighi divini o ricatti di
ordine economico-sociale, è moralmente e materialmente responsabile
più di ogni altro della distruzione sistematica di tale diritto. Perciò
diciamo basta: metteremo in atto tutte le azioni nonviolente che
riusciremo a inventare per far sì che chi ne è responsabile,
idealmente, culturalmente e materialmente, venga messo in condizione di
non poter più nuocere, neanche al suo stesso diritto all'espressione
delle proprie forme di sessualità, ovunque sul pianeta." Ed ecco una
forma di azione non/violenta che voglio proporvi. Qualcuno si è accorto
del fatto inquietante che in giro per il web ci sono siti (
prevalentemente cattolici, alcuni evidentemente ecclesiali) che mettono
in rete contenuti altamente omofobici e mistificatori, accomunando
pedofilia e omosessualità con veri e propri incitamenti all'odio e alla
violenza contro l' omosessualità? Uno di questi mi è stato segnalato
ieri su una delle ml a cui sono iscritta. Tutto ciò mi ha fatto venire
l'idea di creare una sezione nel mio blog per le segnalazioni di siti
di contenuto omofobico e sessuofobico da parte di chi ci si imbatte
anche casualmente. La chiamerò OMOFOBIonLINE. Una forma di
segnalazione alla comunità web e alla comunità varia e variegata, per
autodifesa, analoga a quelle dei siti pedofili. Un passa-parola
telematico, insomma. Potrà forse essere utile per supportare la
richiesta perentoria di una legislazione ad hoc antidiscriminazioni e
contro i reati sessisti e omofobici che da troppo tempo aspettiamo in
Italia. La GayHelpLine anche potrebbe ben essere un altro canale dove
far convergere le denunce. Certo, ancora non c'è una legge che condanni
l'omofobia e la sessuofobia in quanto tali, ma perchè non cominciare
noi per primi a comportarci come se già una legge così ci fosse?
Attraverso i media questo genere di azioni troppo spesso ( anzi, quasi
sempre) vengono minimizzate come cosiddetto bullismo ( una delle più
vigliacche e incivili forme di violenza sociale), ma in realtà si
configurano come una vera e propria persecuzione, psicologica e/o
violenta, di tipo razzistico e troppo spesso sfociano in crimini. La
questione è: indottrinare all'odio e alla violenza, psicologica,
sociale e materiale contro le persone ( che siano omosessuali, donne o
negri o ebrei, o stranieri o diversi in qualche modo ) in un paese che
pretende di essere "civile", è o non è considerato un reato? Per chi ha
presente e sottoscrive anche nei suoi comportamenti quotidiani e
sociali la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo la questione
è più che evidente, chiara e non ammette equivoche risposte: si tratta
di comportamenti criminali contro i diritti della persona umana, quindi
reati. In quanto tali vanno denunciati e perseguiti, ma prima ancora
vanno eradicati dal costume sociale, con tutti i mezzi non/violenti
disponibili. Perchè non promuovere on line una campagna per convincere
le persone a denunciare all'autorità giudiziaria chi li fa oggetto di
questo tipo di azioni? Ecco la mia proposta. il blog per le
segnalazioni di OMOFOBIonLINE è http://albamontori.blogspot.com Mi
sembra anche un buon modo per augurare a tutt** una bella e viva
primavera ! Alba Montori Gaya CsF
RAGAZZO SUICIDA PERCHE' ACCUSATO
DI ESSERE GAY
Dalla disperazione il sedicenne si è dapprima
accoltellato per poi saltare giù dal quarto piano, vittima di una
mentalità creata (in Italia) soprattutto dallo Stato del Vaticano che
condanna l'omosessualità discriminando e facendo emarginare i gay.
L'omosessuale per questo anticristico Stato è intrinsecamente
disordinato, commette grave peccato ed è contronatura. Contronatura
sono i preti che non fanno sesso o che ipocriticamente sostengono di
essere casti e puri (ma chi ci crede!). Non passa un giorno che il capo
di quello Stato non inveisca contro i PACS, DICO, negando i diritti
civili alle coppie eterosessuali sia a quelle omo, facendo uno
spudorato razzismo verso questi ultimi. Sui giornali ed i TG si parla
di persone deboli, ma la definizione giusta sarebbe invece "persone
fatte diventare deboli" attraverso la derisione, l'umiliazione. Nel
1998 il gay siciliano Alfredo Ormando si immolò a piazza San Pietro
davanti alla Basilica, il Vaticano allora emise un comunicato stampa
che il giovane si era suicidato a causa di problemi familiari non
sapendo che Alfredo aveva inviato all'ANSA la stessa lettera che aveva
in tasca in quel momento tragico e che spiegava le ragioni di quel suo
gesto estremo.
Il Vaticano addirittura proibì la commemorazione di
Alfredo Ormando che ogni anno ha luogo sul suolo italiano davanti alle
transenne che segnano il confine dello Stato del Vaticano, uno Stato
non democratico dal quale escono parole diaboliche che creano omicidi,
suicidi e grave disordine sociale. Le parole uccidono più delle armi,
la discriminazione violenta e palese da parte della gerarchia
vaticanense ha dimostrato una volta dippiù l'insensibilità e il freddo
calcolo con il quale prima condannavano le donne, gli ebrei, molti
scienziati, gli infedeli, etcetera. Ora per le loro feroci condanne
sono rimaste soltanto le persone omo-, bi- e pan-sessuali. Voglioni
festeggiare il venerdì santo e la Pasqua, tra poco ci sarà il Family
Day, ma sono certo che Dio (se c'è un Dio) ora non li perdonerà più e
manderà questa immorale gerarchia direttamente all'inferno.
Peter Boom
Gaya CsF
SIAMO TUTTI COLPEVOLI
Articolo di Isabelle Rizk
Un'altra vittima innocente, uccisa dal disprezzo fomentato da crociate
mediatiche volte alla difesa di una morale che pretende di rifarsi a
principi di amore, ma che nei fatti li nega. Un'altra vittima di una
società cinica e ipocrita che si definisce civile, ma che invece si
rivela particolarmente recettiva ai messaggi di discriminazione e di
emarginazione, specie se trasmessi in nome di un dio, messaggi che
germinano odio e disprezzo verso le diversità, quindi spesso verso i
più deboli, condannandoli all'emarginazione, alla disperazione. Credo
sia opportuno reagire fermamente a questo stato di cose, credo sia
diventato ineluttabile un deciso intervento per contrastare questo
rigurgito di omofobia che si sta manifestando nel Paese. Ritengo che
bisogna partire sistema scolastico, che sia necessario intervenire
presso le strutture didattiche per aiutare gli adolescenti a conoscere
e comprendere le diversità, a comprendere che la crescita avviene
proprio mediante il confronto con chi è diverso da te. L'educazione
civica nei nostri programmi non viene considerata determinante,
andrebbe invece rivalutata al rango di materia fondamentale, non meno
importante dell'insegnamento dell'italiano o della matematica. Dovrebbe
essere però un insegnamento attivo, non accademico. Sarebbe opportuno
realizzare uno spazio di contatto con il mondo esterno, quello reale,
posto in netta contrapposizione a quello virtuale di Internet o del
mondo delle veline. Dovrebbe essere uno spazio in cui la conoscenza si
realizza mediante la contaminazione con quelle realtà oggi disprezzate
perché sconosciute, o conosciute con il filtro dei pregiudizi. Sarebbe
troppo utopistico chiedere alle scuole di prevedere in modo sistematico
interventi in classe di persone omosessuali che raccontino le loro
esperienze e le loro sofferenze, che aiutino a comprendere che in fondo
siamo tutti simili? Sarebbe così insensato chiedere che a questi
incontri partecipino anche i genitori? Sarebbe troppo chiedere alle
Associazioni di mobilitarsi in sinergia per rendere attuabile una
iniziativa di questo genere? Conoscere significa comprendere,
comprendere significa crescere, crescere significa imparare ad
accettarsi e volersi bene per quello che si è, non per quello che si
rappresenta. Auspico inoltre un Movimento unito e determinato nel
sostegno e nella promozione di tutte le iniziative in difesa degli
emarginati e delle categorie discriminate, delle minoranze e di tutte
le vittime di questo assurdo e spietato sistema di convivenza che
definiamo civiltà. Penso quindi che il Movimento debba partecipare alla
Marcia contro la pena di morte, perché non bisogna dimenticare che in
alcune parti del mondo ancora si viene giustiziati per l'aver amato la
persona che non si doveva amare. Credo che questa sia la migliore
risposta all'incessante, massiccio tentativo di delegittimare le
istanze di un mondo composto da milioni di persone, uomini e donne, che
spesso, proprio per la sofferenza della loro vita, sono migliori di
coloro che si arrogano il diritto di giudicarli. Nella speranza che
questo messaggio di impegno civile possa nel tempo determinare una
nuova e diversa percezione delle persone omosessuali, delle persone
"diverse" in genere, e aiuti a comprendere che le diversità in quanto
tali non sono una minaccia, ma una grande ricchezza per tutti. Isabelle
Rizk
L'ALTRO MARTEDI
RADIO POPOLARE
La trasmissione di cultura ed informazione omosessuale di Radio Popolare condotta da Eleonora
Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu Martedì 10 aprile dalle ore
22.35 alle ore 23.30 presenta OMOFOBIA interviste a Imma Battaglia
Presidente DìGayProject, Rolando Canzano Libreria Babele Milano, Fabio
Saccà Arcigay Giovani; a cura di AURELIO MANCUSO segretario Arcigay
Nazionale; e SPECIALE INTERVISTA a Giovanni Minerba in occasione
dellla 22^ edizione del Torino International GLBT Film Festival "DA
SODOMA A HOLLYWOOD" 19-26 aprile 2007
RADIO POPOLARE email:
omomail@radiopopolare.it
FM 107.600
streaming su www.radiopopolare.it
ALLE RADICI DEI GAY
Progetti. Lo scrittore e studioso Massimo Consoli
cura una collana dedicata ai «Padri Fondatori» del movimento
omosessuale Si chiama «Padri Fondatori» la collana pubblicata dalle
Edizioni Del Giano sulla storia del movimento omosessuale e della
comunita' gay, lesbica, bisex e transgender (Glbt). Curatore e
direttore della collana e' Massimo Consoli, figura storica del
movimento omosessuale in Italia: il suo archivio internazionale sull'
omosessualita', raccolto a partire dal 1959 in lunghi anni di pazienti
ricerche, oggi e' custodito nella sede dell'Archivio di Stato a Roma.
Tra i primi titoli in catalogo nella collana di Consoli, "L'amore
omosessuale", scritto nel 1906 dal sociologo e filosofo morale
finlandese Edward Westermarck, e "Nasce l'omosessualita'", in cui si
riporta integralmente il documento datato 1868 nel quale per la prima
volta compare scritta su un foglio di carta la parola «omosessualita'».
Scopo principale della collana infatti, secondo il suo ideatore, e'
rendere accessibili i documenti piu' rari e sconosciuti della storia
Glbt in tutto il mondo.E mentre in questi giorni arrivano in libreria
"In difesa dell'omosessualita' di Oscar Wilde" e "Omosessualita' e
vampirismo" (con un racconto scritto da Karl Heinrich Ulrichs 13 anni
prima della pubblicazione del "Dracula" di Bram Stoker), sono in stampa
"Cuba l'isola infelice" sulla storia delle persecuzioni castriste
contro i gay e una biografia con immagini del fotografo George Platt
Lynes. Ma la parte piu' ambiziosa del progetto editoriale e' quella
alla quale Consoli sta ancora lavorando: la stesura di una cronologia
dei primi 100 anni di storia omosessuale in Italia, dal 1900 al 2000.
Fra le curiosita', in arrivo anche una guida ai personaggi Glbt sepolti
al cimitero di Testaccio, a Roma. ARTICOLO DI Carla De Girolamo –
INVIATO DA Massimo Consoli
COMUNICATO STAMPA
Bologna, 06 aprile
2007
SEDICENNE SUICIDA; ARCIGAY, POLITICI RISPETTINO IL DOLORE
"PER UN
GIORNO SI ASTENGANO DA INVETTIVE ANTI-OMOSESSUALI"
"Se anche nell'ora
del lutto e del dolore, ci sono esponenti politici di primo piano che
invece di spendere una parola di cordoglio per la tragica morte di un
adolescente e di solidarietà alla sua famiglia preferiscono inveire
schiumanti contro 'l'omosessualizzazione scolastica', si capisce perché
in Italia un sedicenne, deriso e tormentato in quanto ritenuto gay,
possa arrivare ad ammazzarsi". Lo afferma il presidente nazionale di
Arcigay, Sergio Lo Giudice, replicando alle parole del capogruppo Udc
alla camera, Luca Volonté. "Comunque la pensiamo sulla via crucis di
sopraffazione che ha spinto Matteo a togliersi la vita, di sicuro non è
morto per colpa dei troppi 'spot pro gay', come qualcuno intende gli
appelli al rispetto delle persone omosessuali – continua Lo Giudice.
"Piuttosto che trasfigurare in 'omosessualizzazione scolastica' le
poche iniziative per una scuola accogliente e sicura anche per gli
studenti omosessuali, e in 'omosessuali politici' (ma avete mai sentito
parlare di 'eterosessuali politici'?) i politici impegnati a promuovere
i diritti civili di tutti, i deputati farebbero bene a formulare
proposte concrete di prevenzione del bullismo anti-gay nelle scuole,
del razzismo e del disprezzo verso le persone omosessuali nella
società, affinché casi come il suicidio di Matteo non abbiano a
ripetersi". Ufficio stampa Arcigay
COMUNICAZIONE
GRUPPO PESCE ROMA
Anche noi esprimiamo massima solidarieta' a Imma Battaglia, alla
libreria Babele e a tutte le persone vittime di attacchi omofobi e
transfobici, ma in particolar modo la nostra mente non riesce a
staccarsi dalla triste vicenda del ragazzo di Torino e dalle disgustose
insinuazioni di personaggi come il "vomitevole" Volonte'. Tutti/e noi
sappiamo cosa vuol dire sentirsi "diversi" a scuola, con gli amici, con
la propria famiglia, tutti/e noi sappiamo quanti drammi simili a quello
del piccolo Matteo di Torino si svolgono ogni giorno, tutti/e noi
sappiamo quanto sia importante avere dei modelli positivi di
riferimento per non sentirsi dei mostri. Oggi piu' che mai ogni nostra
azione di visibilita' acquista un valore fondamentale per formare una
coscienza civile e sociale nel nostro Paese che si sta cercando di
riportare a livelli di intolleranza, razzismo e fondamentalismo degni
della santa inquisizione d'altri tempi. Aspettiamo fiduciosi il Pride
del 9 giugno sperando di portare in piazza centinaia di migliaia di
persone che vogliono un'Italia migliore. Noi non ci arrendiamo e
continueremo a camminare a testa alta, orgogliosi/e di essere. Paolo
Sordini Gruppo Pesce Roma P.S. anche noi, dopo un'intervista pubblicata
su "Libero.it" a proposito del nostro torneo AquaRomae, abbiamo
ricevuto commenti del tipo "speriamo che affoghino tutti" e altre
simili amenita'…
www.gruppopesceroma.org
gruppopesceroma@libero.it
info: 333.7644811
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
Al Presidente del Consiglio dei Ministri,
Al Ministro della Pubblica Istruzione,
Per sapere - premesso che: la notizia del suicidio di M.P., giovane
studente torinese, è su tutti i giornali nazionali odierni e viene da
tutte le cronache ed i commenti giornalistici direttamente collegata al
clima discriminatorio antiomosessuale che si era creato contro di lui
nell'ambito scolastico; M.P., 16 anni, frequentava l'Istituto Tecnico
Sommeiller, considerato uno dei più prestigiosi di Torino, ma dallo
scorso anno scolastico lo studente era stato preso di mira dagli altri
ragazzi che, per deriderlo, lo apostrofavano con il nome di "Jonathan"
(come uno dei personaggi del Grande Fratello televisivo indicato come
omosessuale) o continuavano a ripetergli "sei gay" , "ti piacciono i
ragazzi", come fosse un insulto, un'accusa grave, uno scherno, un
marchio di infamia e con un conseguente, progressivo isolamento di M.P.
dai compagni e dalla classe; martedì 4 aprile scorso M.P. si è tolto la
vita, gettandosi dalla finestra al quarto piano dell'abitazione
familiare, lasciando due biglietti, ora in mano ai carabinieri, dai
quali pare confermata la motivazione del gesto legato al disagio
scolastico; la madre Priscilla, confermando che suo figlio M. non
sopportava più di sentirsi emarginato e insultato dai compagni di
scuola, ha rivelato che già nel 2005 la grave situazione era stata
segnalata alla preside ed anche i professori ne erano informati, ma che
nulla era cambiato; la preside dell'Istituto, che non esita a definirlo
"il migliore della classe", conferma che il disagio dello studente era
stato rilevato e segnalato e che vi era stato un intervento sui
compagni, ma che "Da allora non è più stato notato nulla di insolito" e
che "Per noi è stato un fulmine a ciel sereno"; il fenomeno del
bullismo sta emergendo, in maniera sempre più evidente, come grave
realtà quotidiana del sistema scolastico italiano e che, in questo
contesto, la violenza verbale, lungi dall'essere meno pericolosa della
violenza fisica, è da considerasi una forma più subdola e "tossica",
anche perché sovente pericolosamente sottovalutata nelle sue
conseguenze deleterie per la psicologia delle vittime; "Gay Help Line",
il telefono amico di un'importante associazione come l'Arcigay, ha
recentemente documentato che oltre il 35% delle chiamate ricevute
arrivano da studenti che lamentano atti di bullismo derivanti dalla
presunzione di un orientamento sessuale omosessuale; negli ultimi anni
si sono ripetuti ed amplificati messaggi culturali omofobici di vario
tenore e intensità, ma che, indubbiamente, l'attuale polemica politica
sui "Dico" ha portato un'esasperazione di toni e di argomenti, sino a
giungere alla recente equiparazione della "devianza omosessuale" con la
pedofilia e l'incesto, e ciò ad opera non solo di minoritarie frange
integraliste ma anche e soprattutto di influenti personalità della
Chiesa Cattolica; l'ambiente scolastico naturalmente assorbe ed
amplifica gli umori, i timori, il clima generale del dibattito nella
società italiana ed è un'ottima "cartina di tornasole" per valutare gli
elementi di crisi e, nello stesso tempo, risulta essere il luogo
privilegiato per strutturare interventi preventivi del disagio
giovanile, con particolare riferimento alle fasi di transizione, di
inserimento sociale e di scoperta di sé e dei propri orientamenti
sessuali; nell'ambito del programma regionale contro le
discriminazioni ed agganciato al "Piano giovani 2002", l'Assessorato
Regionale alla Cultura della Regione Piemonte ha distribuito in tutte
le scuole medie superiori ed in tutte le biblioteche civiche regionali
il documentario "Nessuno Uguale", girato con ragazzi e ragazze delle
scuole superiori che discutono fra di loro, guidati da uno psicologo,
di omosessualità e di identità di genere, e prodotto dalla Provincia di
Milano e dalla Agedo (Associazione genitori, parenti e amici di
omosessuali).
- quali sono le valutazioni del Governo su questo
caso e sul clima generale di intolleranza crescente nei confronti di
chi è percepito come "diverso" per orientamento sessuale;
-
quali iniziative specifiche ed urgenti il Ministrero della Pubblica
Istruzione intende assumere per evitare il ripetersi, purtroppo non
così infrequente, di giovani suicidi legati all'inserimento nel mondo
scolastico;
- se non si ritenga necessaria ed urgente la
promozione di una grande campagna nelle scuole medie superiori
sull'educazione alle differenze, alla tolleranza sessuale e contro
l'omofobia;
- per sapere se l'Istituto in questione ha ritenuto
di utilizzare tutti gli strumenti didattici e di supporto messi a
disposizione dal Ministero e, nel caso specifico, anche dalla Regione
Piemonte.
Presentata dai Deputati:
Bruno MELLANO
MaurizioTURCO
Sergio
D'ELIA
INVIATO DA Sergio Rovasio
COMUNICAZIONE AGEDO ABRUZZO
LETTERA APERTA
Non si è gay a 16 anni?
Ma fatemi il favore! Niente morale
politica, niente speculazioni, ma qualche verità dettata dal dolore, sì
per favore. Marco non è come Anna, Giovanni, Vanessa, Marco è come uno
dei tanti ragazzi che si uccidono perché sanno di essere gay e non
trovano speranza nel mondo che li circonda. E' proprio l'età più
critica, quando si è smarriti e e si vorrebbe essere altro, si ha
orrore e disprezzo di sé, con tutto quel che ci si sente dire contro.
La solitudine e i complessi degli adolescenti sono tanti, si puo'
essere bullizzati per tante ragioni, ma tutti gli altri diversi, o che
tali si percepiscono, hanno dei genitori pronti a difenderli e una
cultura di riferimento in cui sono cresciuti, che è il loro valore.
Anche il rom, l'islamico ecc. Il gay, la lesbica, il/la transessuale,
questo privilegio non ce l'hanno, i genitori non li difendono perchè
ancora non sanno, e non sanno perché a quell'età i figli non hanno
ancora il coraggio di vuotare il sacco, per timore di essere emarginati
anche in famiglia. Riferimenti culturali non ne hanno, la scuola ci
pensa bene a scansarli, questi riferimenti, per evitare imbarazzi.
Marco era di madre filippina e padre italiano, nato in Italia, non è
pensabile che fosse perseguitato per questo, in una città come Torino e
in un quartiere borghese. Tutto quel che leggiamo della sua personalità
invece, conferma l'ipotesi che fosse gay e questa è l'unica spiegazione
della sua morte. Non facciamogli il torto di metterlo nel calderone del
disagio giovanile, non paragoniamo la sua fragilità a quella di chi non
ha retto a un insuccesso scolastico o alla derisione del gruppo. Certo
tutto ha contribuito, compresa la sovraesposizione mediatica del
fenomeno omosessualità, che da tabù è stata promossa ad argomento di
prima pagina, su cui ognuno si sente in grado di sparare giudizi. Senza
pensare alle conseguenze sugli adolescenti. Il rimedio c'è ed è nella
scuola che si deve trovare, la battaglia contro il bullismo generico
deve essere mirata anche al bullismo omofobo, che è il peggiore per le
ragioni che ho detto. Queste cose le sappiamo bene noi genitori di
omosessuali, che abbiamo la nostra associazione (AGEDO) a cui tanti
come Marco si rivolgono e vengono salvati dalla disperazione. Bastava
una telefonata. Poteva farcela, la vicepreside, oggi lei starebbe
meglio e Marco sarebbe vivo. Claudia Toscano AGEDO (Ass. GEnitori di
Omosessuali). Segue per informazione o pubblicazione anche la lettera
che ho scritto al ministro Fioroni - Signor Ministro,bastava una
telefonata. Ancora meno:bastava fornire al ragazzo un numero di
telefono, o un indirizzo, o una sigla, per salvargli la vita. In una
città come Torino c'era solo da scegliere a quale organizzazione
affidarlo, che l'avrebbe preso in carico, lui e la tutta la famiglia.
Ebbene questo non è stato fatto dalla scuola, per ignoranza profonda.
Non è un caso. La risposta della vicepreside "solo sciocchi scherzi
crudeli", agghiacciante, è normale, identica a tante altre che abbiamo
ricevute. Possiamo fornirle un bel dossier sull' indifferenza o sui
discorsi avventati del corpo insegnante e degli psicologi scolastici..
E' ora di rimediare e in fretta, Signor Ministro, questa morte deve
essere l' ultima. I progetti contro il bullismo omofobico sono pronti
da anni. Noi li mandiamo a tutte le scuole, ma nessuno risponde. Sa
dove riusciamo ad entrare?. Dove ci apre la strada un prof. omosessuale
o vicino all'ambiente, che però non si espone personalmente per non
rovinarsi la vita. E' così che nascono le chiacchiere sulle "lobby
gay". Lei che si mostra sensibile al bullismo crescente, si deve
rendere conto che quello omofobico, che c'è sempre stato, è in crescita
esponenziale, alimentato sappiamo bene da quali poteri in questo
momento, e dai docenti stessi, che non si rendono conto che le loro
opinioni sugli omosessuali possono ferire ed uccidere. Non pensano
mai, i docenti, di averne in media uno per classe, cullandosi nella
vecchia convinzione che quando uno lo è "si vede" e ci si regola. Prima
era un tabù, ma ora che se ne parla e straparla c'è bisogno come il
pane di corsi di informazione formazione per docenti, a cominciare
dalla nozione che tutto sta cambiando e adesso "non si vede" come
prima. Si vedono solo i suicidi, che fra gli adolescenti omosessuali
sono il triplo che fra gli eterosessuali, poi ci sono i suicidi
inspiegabili, che una spiegazione segreta forse ce l' hanno. Ma non è
il caso di Marco, che una mamma che lo difendeva ce l'aveva, e non è
bastata contro l' insensibiltà della scuola. Immagini in che stato si
trovano quelli che a casa non dicono nulla per paura di esserne
cacciati. Questo è il panorama, Lei che puo' faccia qualcosa per
quelli che noi non riusciamo a salvare!
INVIATO DA Claudia Toscano
AGEDO Abruzzo
COMUNICAZIONE
NUOVA PROPOSTA
UOMINI E DONNE OMOSESSUALI CREDENTI
Tutti abbiamo letto, ascoltato, riflettuto in
questi giorni sulle molteplici prese di posizioni di molti esponenti
della Chiesa sul tema Dico, Omosessualità, Coppie di Fatto, Amori, ecc.
Tra i molti interventi e articoli dei nostri massmedia, siamo stati
invasi da testimonianze sulle cosiddette terapie riparative, che
tendono a curare e guarire dall'omosessualità le persone, utilizzando
anche preghiere, testi religiosi, rosari. Per parlare di tutto questo
abbiamo invitato Paolo Rigliano, psichiatra milanese, che molti di noi
già conosco per essere l'autore di "Amori senza scandolo" e che già
negli anni passati è venuto presso la nostra associazione. Dalle
terapie riparative alla psicoanalisi, dalla terapia di coppia al
supporto agli adolescenti gay e lesbiche, questo libro vuole aiutare a
riflettere sull'esistenza gay e lesbica in modo scientifico, informato
e liberatorio. Grave è ancora il silenzio e l'ignoranza che circondano
le persone gay e lesbiche, lasciandole in balia di persecuzioni e
discriminazioni, insicurezze e stereotipi. Martedì 17 aprile alle ore
20.30: GAY E LESBICHE IN PSICOTERAPIAa cura di Paolo Rigliano, Cortina
Editore, 2006 verrà presentato a Roma da Paolo Rigliano in via Marianna
Dionigi 59 Roma. Al termine dell'incontro, come solito, avremo un
spaghettata comunitaria.
NUOVA PROPOSTA UOMINI E DONNE OMOSESSUALI
CREDENTI
SORPRESA……
ECCO CHI, COME E QUANDO HA DECISO IN VATICANO DI
SOTTRARRE I PRETI PEDOFILI ALLA MAGISTRATURA
Pino Nicotri giornalista
investigativo del settimanale "L'Espresso" e autore di importanti libri
inchiesta tra i quali "Mistero Vaticano – La scomparsa di Emanuela
Orlandi" Kaos Edizioni.
Prima si sono rivolti con fiducia alla Chiesa,
anziché ad avvocati e tribunali, inviando fin dal gennaio 2004 alla
curia di Firenze esposti e memoriali sulle violenze sessuali ai danni
di minori consumate per anni dal parroco Lelio Cantini, titolare della
parrocchia Regina della Pace. Con la complicità di una donna, la solita
"veggente" di turno le cui visioni di Gesù servivano alla selezione
degli "eletti", Cantini ha imperversato per anni e anni imponendo
violenze, psicologiche e fisiche, fra cui quella sistematicamente
rivolta a ragazzine di dieci, quindici, diciassette anni, di avere
rapporti sessuali con lui, come forma, diceva, di "adesione totale a
Dio", facendo credere a ognuno e a ognuna di essere il prescelto e
intimando il segreto assoluto pena il "castigo divino". A furia di
insistere, le vittime di Cantini hanno ottenuto qualche incontro con l'
allora arcivescovo Silvano Piovanelli, con l'arcivescovo Ennio
Antonelli e con l'ausiliare Claudio Maniago. Ma tutto quello che sono
riusciti a ottenere è stato il trasferimento del parroco mascalzone in
un'altra parrocchia della stessa diocesi nel settembre 2005, cioè ben
20 mesi dopo gli esposti, motivato ufficialmente "per motivi di
salute", vale a dire senza che venisse né denunciato alla magistratura
né svergognato in altro modo né privato dell'abito talare con la
sospensione "a divinis". Deluse, le vittime e i loro familiari si sono
allora rivolti al papa, con una lettera del 20 marzo 2006 recante in
allegato i dettagliati memoriali di dieci tra le almeno venti vittime
di abusi. "Non vogliamo sentirci domani chiedere conto di un colpevole
silenzio", hanno spiegato al papa il 13 ottobre 2006 con una nuova,
nella quale parlano di "iniquo progetto di dominio sulle anime e sulle
esistenze quotidiane" e lamentano come a "quasi due anni" dall'inizio
delle denunce dalla Chiesa fiorentina non fosse ancora arrivata né "una
decisa presa di distanza" dai personaggi coinvolti nella vicenda né
"una scusa ufficiale" e neppure "un atto riparatore autorevole e
credibile". Alla loro missiva ha risposto il cardinale Camillo Ruini,
ma in un modo francamente incredibile, di inaudita ipocrisia e mancanza
di senso della responsabilità. Il famoso cardinale, tanto impegnato
nella lotta incessante contro la laicità dello Stato italiano, a fronte
alle porcherie del suo sottoposto si rivela quanto mai imbelle,
omertoso e di fatto complice: tutta la sua azione si riduce a una
lettera agli stuprati per ricordare loro che il parroco criminale il 31
marzo ha lasciato anche la diocesi e per augurare che il trasferimento
"infonda serenità nei fedeli coinvolti a vario titolo nei fatti".
Insomma, fuor dalle chiacchiere e dall'ipocrisia, Ruini si limita a
raccomandare che tutti si accontentino della rimozione di Cantini e se
ne stiano pertanto d'ora in poi zitti e buoni, paghi del fatto che il
prete pedofilo e stupratore sia stato spedito a soddisfare le sue brame
carnali altrove. Come a dire che i parenti delle vittime della strage
di piazza Fontana o del treno Italicus si sentano rispondere dal Capo
dello Stato non con il dovuto processo ai colpevoli, bensì con una
letterina buffetto sulle guance che annuncia, magno cum gaudio, che i
colpevoli anziché andare in galera sono stati trasferiti in altri
uffici e che pertanto augura, cioè di fatto ordina, "serenità" tra i
superstiti e i parenti delle vittime. Un simile comportamento oggi non
ce l'hanno neppure gli Stati Uniti: è vero che non permettono a nessuno
Stato estero di giudicare i propri soldati quali che siano i crimini da
loro commessi, da Mai Lay al Cermis, da Abu Graib a Guantanamo e
Okinawa, ma è anche vero che gli Usa anziché stendere il velo omertoso
del segreto li processa pubblicamente in patria e non sempre in modo
compiacente. Come sempre la Chiesa si comporta in tutto il mondo come
uno Stato nello Stato, con la pretesa non solo di intervenire – come è
particolarmente evidente in Italia - contro l'autonomia della politica,
ma per giunta di sottrarre il proprio personale alla magistratura
competente. Il dramma però è che Ruini ai fedeli fiorentini che hanno
subìto quello che hanno subìto non poteva rispondere altrimenti, perché
– per quanto possa parere incredibile – a voler imporre il silenzio,
anzi il "segreto pontificio" sui reati gravi commessi dai religiosi,
compresi gli stupri di minori, è stato proprio l'attuale papa,
Ratzinger. Con una ben precisa circolare inviata ai vescovi di tutto il
mondo il 18 maggio 2001 e che più avanti riproduciamo per intero, l'
allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, come si
chiama oggi ciò che una volta era la "Santa" (!) Inquisizione e poi il
Sant'Ufficio, non solo imponeva il segreto su questi orribili
argomenti, ma avvertiva anche che a volere una tale sciagurata
direttiva era il papa di allora in persona. Vale a dire, quel Wojtyla
che più si ha la coda di paglia e più si vuole sia fatto "santo
subito", in modo da sottrarlo il più possibile alle critiche per i suoi
non pochi errori. Da notare che per quell'ordine scritto diramato a
tutti i vescovi assieme all'allora suo vice, cardinale Tarcisio Bertone
(oggi ancor più potente perché scelto dal papa tedesco come nuovo
Segretario di Stato, cioè ministro degli Esteri del Vaticano),
Ratzinger nel 2005 è stato incriminato negli Stati Uniti per
cospirazione contro la giustizia in un processo contro preti pedofili
in quel di Houston, nel Texas. Per l'esattezza, presso la Corte
distrettuale di Harris County figurano imputati il responsabile della
diocesi di Galveston Houston, arcivescovo Joseph Fiorenza, i sacerdoti
pedofili Juan Carlos Patino Arango e William Pickand, infine anche l'
attuale pontefice. Questi è accusato di avere coscientemente coperto,
quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, i
sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori. Da notare che l'omertà
e la complicità di fatto garantita dalla circolare Ratzinger-Bertone ha
danneggiato non solo la giustizia di quel processo, ma anche dei molti
altri che hanno scosso il mondo intero scoperchiando la pentola
verminosa dei religiosi pedofili negli Stati Uniti (dove la Chiesa ha
dovuto pagare centinaia di milioni di dollari in una marea di
risarcimenti) e in altre parti del mondo. Un porporato che si è visto
denunciare dalle vittime un folto gruppo di preti, anziché punire i
colpevoli li ha protetti facendoli addirittura espatriare nelle
Filippine, in modo da sottrarli per sempre alla giustizia. Sono emersi
casi imbarazzanti anche in Austria e Polonia, con l'aggravante che si
trattava delle massime cariche ecclesiastiche, tra le quali l'
arcivescovo di Cracovia pedofilo Julius Paetz, la cui pedofilia era
nota fin da quando lavorava in Vaticano nell'anticamera del papa suo
connazionale, Wojtyla, e proprio negli anni in cui è "misteriosamente"
scomparsa la ragazzina cittadina vaticana Emanuela Orlandi. Ma a
scorrere le cronache dei giornali locali si scopre che anche in Italia
le condanne di religiosi per pedofilia abbondano, solo che – pur
essendo gli stupratori scoperti solo la punta dell'iceberg - vengono
tenute accuratamente nascoste. E perché vengano nascoste lo si capisce
finalmente bene, e in modo dimostrato, leggendo il testo della
circolare emanata dall'ex Sant'Ufficio. A muovere l'accusa contro l'
attuale pontefice, documenti vaticani alla mano, è l'agguerritissimo
avvocato Daniel Shea, difensore di tre vittime della pedofilia dei
religiosi di Galveston Houston. E Ratzinger sarebbe stato trascinato in
tribunale, forse in manette data la gravità del reato, se non fosse nel
frattempo diventato papa. Nel settembre 2005 infatti il ministero della
Giustizia, su indicazione di Bush e Condolezza Rice, ha bloccato il
processo contro Ratzinger accogliendo la richiesta dell'allora
segretario di Stato del Vaticano, Angelo Sodano, di riconoscere anche
al papa, in quanto capo dello Stato pontificio, il diritto all'immunità
riconosciuto non solo dagli Stati Uniti per tutti i capi di Stato. A
questo punto è doveroso e niente affatto scandalistico porsi una
domanda, decisamente scomoda: quanto ha pesato nella scelta di eleggere
papa proprio Ratzinger la necessità di sottrarlo alla giustizia
americana e di difenderlo per avere in definitiva eseguito la volontà
del pontefice precedente? C'è anche un altro particolare: di solito non
si riesce a portare in tribunale anche i superiori dei preti stupratori
perché in un modo o nell'altro evitano di ricevere l'atto di accusa,
specie se risiedono sia pure solo ufficialmente in Vaticano. Ratzinger
invece l'atto di citazione ha accettato di riceverlo: si può escludere
lo abbia fatto per obbligare i suoi colleghi cardinali ad eleggerlo
papa quando Wojtyla – sempre più malato - fosse venuto a mancare? Come
che sia, Shea però non demorde. Due anni fa è venuto a Roma per
protestare in piazza S. Pietro assieme ai radicali in occasione della
Giornata mondiale contro la pedofilia. E oggi si dice pronto a
ricorrere fino alla Suprema Corte di Giustizia degli Stati Uniti per
evitare che i firmatari della circolare vaticana che protegge i
sacerdoti pedofili la facciano del tutto franca. Intanto dobbiamo
constatare con sbigottimento che i tre nomi più impegnati nella lotta
contro la laicità dello Stato italiano e del suo parlamento, vale a
dire Ratzinger, Ruini e Bertone, sono stati colti con le mani nel sacco
della sottrazione alla magistratura dei preti pedofili e strupratori di
minori. Ecco il testo integrale tradotto dal latino dell'ordine
impartito per iscritto da Ratzinger e Bertone: «LETTERA inviata dalla
Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa
cattolica e agli altri ordinari e prelati interessati, circa I DELITTI
PIU' GRAVI riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della
fede, 18 maggio 2001. Per l'applicazione della legge ecclesiastica, che
all'art. 52 della Costituzione apostolica sulla curia romana dice: "[La
Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la
fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella
celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all'
occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a
norma del diritto, sia comune che proprio", era necessario prima di
tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la fede:
questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di
Regolamento per l'esame delle dottrine, ratificate e confermate dal
sommo pontefice Giovanni Paolo II, con gli articoli 28-29 approvati
insieme in forma specifica. Quasi nel medesimo tempo la Congregazione
per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo
si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del
Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese
orientali, per determinare "i delitti più gravi sia contro la morale
sia nella celebrazione dei sacramenti", per perfezionare anche le norme
processuali speciali nel procedere "a dichiarare o a infliggere le
sanzioni canoniche", poiché l'istruzione Crimen sollicitationis finora
in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant'Offizio il
16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi
codici canonici. Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune
consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al
termine; i padri della Congregazione per la dottrina della fede l'hanno
esaminato più a fondo, sottoponendo al sommo pontefice le conclusioni
circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di
procedere nel dichiarare o nell'infliggere le sanzioni, ferma restando
in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come
Tribunale apostolico. Tutte queste cose sono state dal sommo pontefice
approvate, confermate e promulgate con la lettera apostolica data in
forma di motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela. I delitti più
gravi sia nella celebrazione dei sacramenti sia contro la morale,
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, sono: - I
delitti contro la santità dell'augustissimo sacramento e sacrificio
dell'eucaristia, cioè: 1° l'asportazione o la conservazione a scopo
sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate: 2° l'attentata
azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della
medesima; 3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico
assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione
apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell'ordinazione
sacerdotale; 4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza
l'altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della
celebrazione eucaristica; - Delitti contro la santità del sacramento
della penitenza, cioè: 1° l'assoluzione del complice nel peccato contro
il sesto comandamento del Decalogo; 2° la sollecitazione, nell'atto o
in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il
sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il
confessore stesso; 3° la violazione diretta del sigillo sacramentale;
- Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto
comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di
sotto dei 18 anni di età. Al Tribunale apostolico della Congregazione
per la dottrina della fede sono riservati soltanto questi delitti, che
sono sopra elencati con la propria definizione. Ogni volta che l'
ordinario o il prelato avesse notizia almeno verosimile di un delitto
riservato, dopo avere svolte un'indagine preliminare, la segnali alla
Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le
particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all'
ordinario o al prelato, dettando opportune norme, di procedere a
ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la
sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da
parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente
soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima
Congregazione. Si deve notare che l'azione criminale circa i delitti
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per
prescrizione in dieci anni. La prescrizione decorre a norma del diritto
universale e comune: ma in un delitto con un minore commesso da un
chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto
il 18° anno di età. Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i
prelati possono ricoprire validamente per tali cause l'ufficio di
giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei
sacerdoti. Quando l'istanza nel tribunale in qualunque modo è conclusa,
tutti gli atti della causa siano trasmessi d'ufficio quanto prima alla
Congregazione per la dottrina della fede. Tutti i tribunali della
Chiesa latina e delle Chiese orientali cattoliche sono tenuti a
osservare i canoni sui delitti e le pene come pure sul processo penale
rispettivamente dell'uno e dell'altro Codice, assieme alle norme
speciali che saranno date caso per caso dalla Congregazione per la
dottrina della fede e da applicare in tutto. Le cause di questo genere
sono soggette al segreto pontificio. Con la presente lettera, inviata
per mandato del sommo pontefice a tutti i vescovi della Chiesa
cattolica, ai superiori generali degli istituti religiosi clericali di
diritto pontificio e delle società di vita apostolica clericali di
diritto pontificio e agli altri ordinari e prelati interessati, si
auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più gravi, ma
soprattutto che, per la santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi
anche mediante necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei
prelati prelci sia una sollecita cura pastorale. Roma, dalla sede della
Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001. Joseph card.
Ratzinger, prefetto. Tarcisio Bertone, SDB, arc. em. di Vercelli,
segretario» Come avrete notato, lo scippo della pedofilia alla
magistratura civile e penale di tutti gli Stati dove viene consumata è
nascosto tra molte parole che parlano di tutt'altro. E il ruolo
"giudiziario", cioè di fatto omertoso, della Congregazione ex Sant'
Ufficio è comunque confermato in pieno dalla vicenda fiorentina. A
difendere i fedeli violati sono scesi in campo anche i locali preti
ordinari e a causa delle loro insistenze il cardinale Antonelli il 17
gennaio ha scritto alle vittime di Cantini che al termine di un
"processo penale amministrativo" tutto interno alla curia e sentita per
l'appunto la Congregazione per la dottrina della fede, l'ex parroco
"non potrà né confessare, né celebrare la messa in pubblico, né
assumere incarichi ecclesiastici, e per un anno dovrà fare un'offerta
caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della
Madonna". Tutto qui! Di denuncia alla magistratura, neppure l'ombra, e
del resto il "segreto pontificio" non lascia scampo. Per uno che per
anni e anni se l'è fatta da padrone anche con il sesso di ragazzine di
soli 10 anni - e di 17 le più "vecchie" – senza neppure scomodarsi con
un viaggio nella Thailandia paradiso dei pedofili, si tratta di una
pena piuttosto leggerina…. Da far felice qualunque pedofilo incallito!
Quanto alle vittime, Antonelli ha anticipato l'ineffabile Ruini: visto
che "il male una volta compiuto non può essere annullato", il cardinale
invita le pecorelle struprate a "rielaborare in una prospettiva di fede
la triste vicenda in cui siete stati coinvolti", e a invocare da Dio
"la guarigione della memoria". Ma a guarire, anche dai troppi
condizionamenti opportunistici della memoria, deve essere semmai il
Vaticano. E infatti i fedeli fiorentini, che hanno letto la missiva del
cardinale con "stupore e dolore", hanno deciso di non fermarsi. Finora
non hanno fatto nemmeno causa civile, ma d'ora in poi, dicono, "nulla è
più escluso". I preti schierati dalla loro parte chiedono al papa –
nella lettera inviata tramite la Segreteria di Stato oggi retta proprio
da Bertone! - "un processo penale giudiziario", che convochi testimoni
e protagonisti, e applichi "tutte le sanzioni previste dall'ordinamento
ecclesiastico". Chiedono inoltre che Cantini, colpevole di avere
rovinato non poche vite, sia "privato dello stato clericale" anche "a
tutela delle persone che continuano a seguirlo". Però, come avrete
notato, neppure i buoni preti fiorentini si sognano di fare intervenire
la magistratura dello Stato italiano. I panni sporchi si lavano in
famiglia… Che è il modo migliore di continuare a non lavarli. Come per
la scomparsa di Emanuela Orlandi. FONTE Pino Nicotri – INVIATO DA :
Axteismo Press - http://nochiesa.blogspot.com - axteismo@yahoo.it -
Tel. +39 3393188116
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