news 14 marzo
Il gruppo Gaya CsF era presente alla manifestazione di sabato 10 marzo
in piazza Farnese a Roma. Abbiamo preparato un archivio fotografico e
probabilmente ne faremo uno speciale per il prossimo notiziario. Hanno
collaborato alla stesura dell'articolo e al servizio: Marco Jouvenal,
Marina Giovannini, Mirko Pignatelli e Carla Liberatore, lo stesso staff
presente alla manifestazione "Diritti Ora"!!!
URBE, ANNO DOMINI MMVII PIAZZA FARNESE:
UNO, NESSUNO, CENTOMILA…
Tuoni su piazza Farnese
provenienti dal Vaticano: salvaguardare la famiglia, dire no alle
unioni contro natura…. Potremmo riempire un libro intero con i "coiti"
verbali di certe "Eminenze" pastorali. Ma sabato 10 marzo, in
prossimità delle idi di Cesare, piazza Farnese a Roma era piena di
gente che dice "NO" alle frustrazioni sessuali e alle politiche
moraliste corrotte dalle loro stesse coscienze, di papi e cardinali. C'
erano tante famiglie di fatto con figli e parenti vari, eravamo tutti
una stessa famiglia e allo stesso tempo, frammentati ognuno nelle
proprie parentele. Tutti noi abbiamo e siamo una famiglia, che lo si
voglia o meno, lo siamo comunque! L'urlo e le campane, le sveglie e le
dichiarazioni di tanta gente, pare che non vogliano essere ascoltate
dai vertici politici e religiosi; ecco che si scatenano poi le
dichiarazioni sui giornali di parte e i moniti ai ministri cattolici a
non votare le cosiddette leggi contro la natura umana. Ma vien da
chiedersi quanto ne sappiano, coloro che tuonano presunti verbi sacri,
della natura umana; quanto conoscano le difficoltà di relazione, di
sentimento, emozionali e pratiche della vita di tutti i giorni, di noi
comuni mortali che facciamo i conti con un centesimo, che non siamo e
non apparteniamo a nessuna presunta lobbie politica e sociale, ma che
siamo stufi, arci – stufi dei condizionamenti di chi non accetta nessun
tipo di cambiamento, nessun altro modo di vivere e di pensare che non
sia simile a degli stereotipi tranquillizzanti per il potere cattolico.
Ma ciò che demoralizza ancor di più, sono le assenze di una politica
che si dichiara innovativa e a favore delle "nuove famiglie" e che sta
ben attenta a non esporsi insieme agli onorevoli uomini e alle
onorevolissime donne che invece non fanno mai mancare una loro
dichiarazione e la loro presenza in mezzo alla gente comune.
Estremamente toccante è stato l'intervento di Don Franco Barbero, unto
da ovazioni ogni qualvolta apriva la bocca per parlare, peccato però,
che le sue parole siano state offuscate dal periodo di pubblicità che
RAI 3 ha mandato proprio durante le sue dichiarazioni. Magari si poteva
attendere una manciata di minuti, al fine di poterlo vedere trasmesso
in diretta, invece di coprirlo con il "pane quotidiano" della tv
pubblica. Avremmo voluto ascoltare anche l'amico di lotta: Alessandro
Cecchi Paone, ma non si sa bene per quale amenità, non è stato così.
Per cui abbiamo cercato le sue parole fra i quotidiani di ieri, ed ecco
che le abbiamo trovate su Liberazione, in una intervista curata da
Frida Nacinovich, di cui riportiamo alcuni passi:
F.N. – faccia conto
di essere su quel palco, circondato da migliaia di ragazze e ragazzi,
giovani e anziani, attivisti della politica e cittadini comuni…
A.C.P.
– avrei chiesto una grande mobilitazione trasversale sulla laicità e di
diritti: liberali e marxisti
F.N. – eccesso di moderatismo?
A.C.P. –
proprio così. Se i DS hanno fatto campagna elettorale per la
fecondazione assistita, Fassino si è comunque sentito in dovere di
spendere metà del tempo a dire che la Chiesa aveva tutto il diritto di
contestare la legge 40. A parte che non sono d'accordo con il
segretario diessino, alla fine il risultato è stato una sconfitta. E lo
stesso errore si sta commettendo con i DICO, che non sono un patrimonio
del governo e della maggioranza, ma di chi è sceso in piazza per
rivendicare un diritto delle forze civilizzatrici e modernizzatici di
questo paese.
F.N. – perché si è arrabbiato a tal punto da decidere di
non dire? E ci scusi per il gioco di parole…
A.C.P. – mi hanno chiamato
cento volte per dirmi di non prendere posizione contro la Chiesa e di
non dire una parola contro il Vaticano. Ma dico, stiamo scherzando? I
DS che sognano il partito democratico, temono la grande contesa –
civile e culturale – fra laici e cattolici, un passaggio essenziale per
la modernizzazione di questo paese.
Queste dichiarazioni di Alessandro
Cecchi Paone, rilasciate alla Collega Frida Nacinovich, fanno pensare a
lungo e approfonditamente a tutta una serie di ingerenze fra politca e
potere cattolico che si verificano puntualmente nell'ambito di
discussioni su leggi che riguardano la sfera esistenziale, privata,
sentimentale di ogni persona. E ogni individuo ha una sua coscienza, a
volte anche discutibile, ma esiste in ogni essere umano. Non serve
essere cattolici per imparare il rispetto, anzi purtroppo, spesso, si è
cattolici solo per un condizionamento culturale e a volte anche
familiare; ma ci sono molte religioni che parlano di pace, di rispetto,
di diritto umano, che sono contrarie alle barbarie di ogni genere e,
non ci serve un cattolicesimo che si arroga il diritto di essere l'
unica religione o quantomeno, l'eletta delle religioni. La forzatura
sta proprio in questo sia a livello mondiale e, ahinoi, soprattutto a
livello della nostra nazione, in cui i maggiori rappresentati di questo
cattolicesimo, sono nostri ospiti da centinaia di anni, ma che, come la
storia ci ha sempre insegnato, perpetuano ancor oggi la parte dei
padroni di casa con presunzione ed infinita arroganza. C'è l'urgenza di
comprendere una volta per tutte, da parte del governo attuale e di
quelli che si alterneranno nei prossimi anni, che la laicità è
innanzitutto un diritto imprescindibile di ogni individuo, che il
libero arbitrio nelle scelte personali, non è un appannaggio di
qualsivoglia potere cattolico e non cattolico e che la famiglia è
formata di persone che sono libere di decidere con chi vogliono
condividere l'esistenza, libere di pensare, di parlare, ma soprattutto
libere di amare. E lo stato deve incondizionatamente salvaguardare gli
aspetti affettivi e giuridici di ogni elemento familiare che non sia
necessariamente rispondente ai canoni presunti da chissà quale altro
potere politico e cattolico. I DICO sono un piccolo passetto in avanti
che potrà difendere le persone da un cattolicesimo conservatore e
ancora troppo "medievale" nei termini e nelle condizioni che pretende d'
imporre al popolo italiano. In piazza Farnese eravamo in centomila ed
eravamo solo una piccola parte di cittadini laici che rivendicano una
libertà di esistere senza condizione alcuna, ma nel vivere di ogni
giorno, ne siamo molti di più. Vogliamo tutti insieme spezzare
definitivamente certe catene concettuali e sociali e vivere secondo la
morale insita nel cuore e nell'educazione di ogni esponente del genere
umano. Liberi di vivere e di amare e di non permettere mai più a
nessuno di non riconoscere i nostri sentimenti, i nostri bisogni e la
nostra identità civile.
Servizio curato da Marco Jouvenal Gaya CsF
(Cronista), Marina Giovannini Gaya CsF (Reporter), Mirko Pignatelli
Gaya CsF (Tecnico di Redazione), Carla Liberatore Gaya CsF (Cronista)
COMUNICATO STAMPA
ROSI BINDI VERGOGNOSA
Ospite di un convegno su
"Tempi moderni e... Famiglia" il ministro per le Politiche della
famiglia, Rosy Bindi ha affermato che "La famiglia è tra un uomo e una
donna e quindi il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale
se lo deve scordare". Non contenta ha precisato di "non essere
favorevole al riconoscimento del matrimonio fra omosessuali.
Evidentemente la Ministro, ubriaca di potere, immagina adesso di poter
esercitare autorità anche sul legittimo desiderio di genitorialità dei
cittadini, che non può appartenere ad altri che ai singoli, protetta
dai principi fondamentali della Costituzione e della Dichiarazione
Universale dei diritti dell'Uomo. Le dichiarazioni della Bindi sono
inaccettabili e degne di uno stato etico che non si accontenta di
stabilire leggi di convivenza ma pretende di entrare nelle scelte più
intime e personali dei cittadini e di imporre uniformità morale. Questi
toni, queste parole pongono la Bindi fuori di un dibattito civile e
moderno e ci mettono di fronte a una evidente inadeguatezza al ruolo di
Ministro della Famiglia. Le sue parole infatti insultano tutti i gay e
le lesbiche, in particolare quelli che hanno già dei figli. Loro sono
una realtà vera e in costante crescita, mentre la cecità del governo
relega le loro famiglie in situazione di concreta emarginazione e
difficoltà, non dando risposte alle legittime richieste di diritti e di
riconoscimenti che tutelino proprio quei figli, frutto vero di scelte
di amore spesso sofferte. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
chiede al Presidente del Consiglio Romano Prodi, di correggere queste
affermazioni e di chiarire la posizione del Governo e chiede con forza
l rettifica del Ministro.. Per una vera parità dei diritti, per il
matrimonio omosessuale, per una legge umana sulla fecondazione
assistita e il diritto alla genitorialità saremo ancora una volta in
piazza per il Pride nazionale di Roma il 9 giugno. Non siamo citadini
di serie B e non lasceremo che nessuno pretenda di poter controllare i
nostri desideri e la nostra voglia di vita e diritti.
Circolo Di
Cultura Omosessuale Mario Mieli
Tel 065413985
Cell 3497355715
COMUNICATO STAMPA
CONTINUARE LE QUERELE ALLA SEN. BINETTI
La senatrice Binetti, invitata qualche giorno fa alla trasmissione Tetris di La7, ha
dichiarato che «L´omosessualità è una devianza della personalità».
Quindi, incalzata dal conduttore Luca Telese, ha anche rincarato la
dose, argomentando che essere gay è «un comportamento molto diverso
dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico,
endocrinologico e caratteriologico». La terminologia confusamente
medico-scientifica usata dalla dottoressa Binetti risulta degna più di
parodie che di un serio dibattito. Risulta infatti fondata solo sulle
convinzioni religiose e non certo sulle basi scientifiche che
vorrebbero far credere l'altisonanza dei suoni e la laurea in medicina
della teocratica Binetti. Ribadiamo l'inaccettabilità di toni e di
concetti denigratori e discriminatori nei confronti degli omosessuali,
volti soltanto a diffondere informazioni false, offensive e istigatorie
di odio e disprezzo nei confronti di cittadini e della loro dignità. Il
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ha già proposto una formale
querela nei confronti della senatrice e invita tutti i cittadini che
hanno a cuore la democrazia nel nostro Paese a fare altrettanto.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica
Via Efeso, 2/A - 00146 R O M A
tel.
065413985 - fax 065413971
3487708437
COMUNICATO STAMPA
Bologna, 13 febbraio 2007
DICO: ARCIGAY, SENZA AMORE LO SGUARDO DI
RATZINGER SULLA SOCIETA'
"ROSY BINDI HA OFFESO LE NOSTRE FAMIGLIE: CI
ASPETTIAMO LE SUE SCUSE"
"Ecco il trailer dell'atteso documento sui
cattolici in politica: fra i valori 'non negoziabili' secondo Ratzinger
rientrano la discriminazione verso gay e lesbiche e l'esclusione
sociale delle loro relazioni d'amore. Il Vaticano non riesce più a
guardare con amore alla realtà sociale. Così si promuovono pregiudizi e
diffidenze, non comprensione ed accoglienza". Questo il commento del
presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, di fronte alle
parole contenute nell'esortazione apostolica Sacramentum Caritatis di
Benedetto XVI. "Ai cattolici democratici sottoposti ad una forte
pressione perché legiferino secondo i voleri vaticani ricordiamo le
parole di don Lorenzo Milani: 'l'obbedienza non è più una virtù',
soprattutto se obbedire al Papa significa tradire la Carta dei diritti
fondamentali dell'Unione europea che impone agli stati firmatari di
tutelare le famiglie non fondate sul matrimonio, senza discriminazioni
per orientamento sessuale. "Siamo invece sconcertati - prosegue Lo
Giudice – dalle parole del ministro Rosy Bindi, che ieri ha additato i
genitori omosessuali come 'narcisisti', uno degli stereotipi più vieti
sull'omosessualità. Definire i nostri figli 'disadattati' è non solo
volgare e ingiurioso, ma scientificamente infondato, dato che tutti gli
studi empirici sull'adattamento sociale e la serenità della maturazione
personale dei figli di gay e lesbiche dicono l'opposto. Dire che per un
bambino africano senza genitori naturali è meglio un orfanotrofio dell'
amore di due mamme è un segno di disprezzo gratuito". "Si possono non
condividere le normative adottate in mezza Europa (adozioni alle coppie
dello stesso sesso sono previste in Spagna, Gran Bretagna, Svezia,
Olanda, Belgio, Repubblica Sudafricana, New Jersey e, limitatamente ai
figli naturali di uno dei due partner, Francia, Germania, Danimarca e
Israele), ma non accettiamo di subire pesanti offese da un ministro
della Repubblica. Pensavamo che il tempo dei Tremaglia e dei Calderoli
fosse ormai superato. Adesso ci aspettiamo le sue spiegazioni le sue
scuse". Ufficio stampa Arcigay
COMUNICATO STAMPA
Bologna, 12 marzo
2007
DICO: ARCIGAY, DA VATICANO ATTACCO PRECOTTO A MANIFESTAZIONE ROMA
"SPERAVANO IN GAY PRIDE: SPIAZZATI DA MANIFESTAZIONE POLITICA"
"L'
attacco dell'Osservatore Romano contro la manifestazione di sabato a
favore delle unioni civili è precotto e favolistico. Si aspettavano un
gay-pride, e contro quello erano pronti a tuonare. Di fronte ad una
manifestazione politica di altro tipo, civile, sobria e gioiosa, con
tante famiglie e bambini, non hanno saputo più che dire e hanno mandato
il disco rotto contro le 'carnevalate'". Questa la replica del
presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, al feroce attacco
del quotidiano del Vaticano contro il sit-in di piazza Farnese a Roma.
"Le parole delle gerarchie cattoliche contro la dignità delle persone
omosessuali – continua Lo Giudice - rasentano quotidianamente l'insulto
e lo sberleffo. Parlano di "carnevalate" di "isteria" di "amori deboli
e deviati". L'unica isteria sotto gli occhi di tutti gli italiani è
piuttosto quella con cui ossessivamente i vertici del clero cattolico
attaccano il progetto di dotare l'Italia, al pari delle altre grandi
democrazie europee, di una buona legge sulle unioni civili, a favore di
tante coppie omosessuali ed eterosessuali. "Non bisogna inoltre
dimenticare un dato di fatto inoppugnabile. Nei paesi, come la Francia,
dove esistono da anni leggi sulle unioni civili, queste vengono
utilizzate più dagli eterosessuali che dagli omosessuali, anche se,
visto che in Italia a gay e lesbiche è negato il matrimonio, sono
ovviamente le loro organizzazioni per la parità dei diritti a guidarne
la richiesta. "Non si venga poi a parlare a noi di strumentalizzazione
dei bambini. Ne abbiamo visti tantissimi portati in piazza dai
cattolici in Spagna contro il matrimonio gay, usati come simbolo per
invocare discriminazioni e negare diritti. I bambini che erano in
piazza Farnese coi genitori, etero ed omosessuali, partecipavano ad una
festa di libertà: è un fatto che il 15% dei bambini nasca in Italia da
coppie non sposate, è un fatto che molti bambini vivano con due
genitori dello stesso sesso. Questa è la 'società naturale' italiana,
anche se non corrisponde a schemi ideologici precostituiti". Ufficio
stampa Arcigay
DICO, GAYLIB:"PIAZZA STRUMENTALIZZATA DALLA SINISTRA
RADICALE. SOLIDARIETA' AD ALESSANDRO CECCHI PAONE CHE
NON SI E' ARRESO
ALLE LOGICHE DA CHIERICHETTI DI DS E ARCIGAY"
"Non c'è piaciuta l'
appropriazione indebita da parte dei partiti della sinistra radicale e
dei ministri del Governo Prodi di una manifestazione che in realtà
doveva essere una fuga in avanti autonoma del movimento glbt con l'
unico obiettivo di risollevare la testa e superare il disonorevole
compromesso al ribasso rappresentato dai DiCo che, com'è noto,
addirittura non riconoscono la coppia. Non c'è piaciuto l'atteggiamento
da chierichetti ossequiosi tenuto dalla dirigenza di Arcigay e Ds e di
conseguenza abbiamo ritenuto letteralmente disdicevole e irrispettosa
della libertà che storicamente ha caratterizzato il movimento gay
italiano, la mordacchia messa ad Alessandro Cecchi Paone, sentitosi
talmente a disagio nel non poter esprimere liberamente le proprie idee
sulla Cei e sul Vaticano, da abbandonare il palco e la piazza". E' con
questa nota amara e polemica che GayLib, l'associazione dei gay
liberali di centrodestra, dopo una riflessione di ventiquattro ore,
dice la sua sulla manifestazione Diritti Ora di sabato 10 marzo a
piazza Farnese. "All'amico Alessandro Cecchi Paone giunga tutta la
solidarietà nostra – proseguono dal direttivo di GayLib – e, crediamo
di poter dire, della maggioranza della piazza che, guarda caso, più che
i politici ha portato in trionfo don Gianni Barbero, sacerdote ridotto
alla condizione laicale per le sue posizioni filogay, autore dal palco
di un intervento durissimo all'indirizzo dei faraoni del Vaticano".
"Purtroppo – proseguono i gay di centrodestra – da parte della più
grande associazione gay italiana continua ad esserci l'atteggiamento di
schiacciamento gratuito sulle posizioni dei partiti della sinistra che
noi abbiamo sempre denunciato. Un atteggiamento che oggi si fa ancora
più misero perché si condisce al classico gioco delle tre carte che
solitamente si fa per coprire le magagne degli amici che stanno al
Governo, con la deferenza del militante irreggimentato e non con la
baldanza del movimento di popolo, libero e trasversale come deve essere
il movimento gay. Non a caso – va avanti la nota di GayLib – noi,
sebbene rappresentati sul palco dal presidente Oliari, non abbiamo
trovato voce e il presidente dei Riformatori Liberali, Benedetto Della
Vedova ha ricevuto solo pregiudiziali fischi. Se la maggioranza del
movimento fosse politicamente intelligente – conclude la nota –
saprebbe sfruttare la pluralità di idee e posizioni presenti all'
interno del movimento stesso, puntando così a impersonare al tempo
stesso il ruolo di stimolatori e mediatori , visti pure gli esigui
numeri di cui il centrosinistra dispone al Senato che rendono più che
mai necessaria una trasversalità sul tema dei diritti alle coppie di
fatto. Invece no. La manifestazione di sabato, divenuta una occasione
persa, è stata trasformata in una inutile e unilaterale difesa dei
DiCo, accreditando di fronte alla piazza stracolma e senza un minimo di
pudore, l'unica verità che vede il movimento gay sotto il doppio giogo:
della Chiesa Cattolica, da non irritare troppo, e della chiesa
postcomunista da omaggiare con eccessivi e immeritati incensi. Per quel
che ci riguarda, dunque, attaccati come siamo alla nostra libertà, ci
sottraiamo da questi giochini di quartiere, continuando a lottare per
una conclusione alta e nobile del cammino legislativo delle proposte di
legge in materia di unioni civili, alcune delle quali avanzate anche da
parlamentari di centrodestra, in discussione nel Parlamento italiano".
GayLib – Il Direttivo
Contatti
Enrico Oliari – Presidente
Cell.
335/6622440
Daniele Priori – Vicepresidente
Cell. 328/6323820
INTERVISTA A MARIA ORNELLA SERPA DI Co.Di.Pep
Maria Ornella Serpa,
fondatrice del Coordinamento per la Difesa delle Persone Prostitute
Scheda: Fondatrice del Coordinamento per la Difesa delle Persone
Prostitute e attivista femminista di A/MATRIX afferma: "Ho pochi
clienti perchè scelgo solamente chi non vuole esercitare su di me un
potere" "Le politiche del sindaco Veltroni? Sono inesistenti e
puttanofobe" La prostituzione va abolita come atto di segregazione
sessuale della donna, conseguenza del patriarcato che ha voluto da un
lato la madre e dall'altro la <<malìa>>. di Simona Caleo. Noi
proponiamo di usare il termine "lavoro sessuale" perché siamo coscienti
di quel che facciamo e lo facciamo con dignità e autodeterminazione
"Potrebbe essere tua figlia" ammoniva la campagna contro la
prostituzione minorile organizzata dal XII Municipio conclusa proprio
ieri. Ma la prostituzione non è esercitata soltanto da giovanissime
vittime di minacce o promesse non mantenute. Sono molte le donne adulte
che hanno fatto la scelta consapevole di esercitare una professione che
risponde ad una richiesta di mercato e rivendicano il diritto di farlo
in condizioni di legittimità e sicurezza. Ne abbiamo parlato con Maria
Ornella Serpa, fondatrice del Coordinamento per la Difesa delle Persone
Prostitute e attivista femminista di A/MATRIX. D. Maria Ornella, cosa
ha pensato quando ha visto quei manifesti? R. D'istinto mi è piaciuta
la campagna, perché la figura maschile non viene mai toccata quando si
parla di violenza sessuale o di prostituzione. Ma è chiaro che ha delle
interferenze sul nostro lavoro e sulle nostre vite perché va a calcare
lo stereotipo della prostituta schiava, vittima, la solita disgraziata
incapace di difendersi e di decidere. E il cliente diventa sempre più
nervoso quando si avvicina a noi, la contrattazione è veloce e non
abbiamo modo di saggiare con quale persona ci stiamo accompagnando,
rischiando di trovarci in situazioni pericolose.
D. Antiprostituzione,
non anti prostitute
R. La prostituzione va abolita come momento di
segregazione sessuale della donna, conseguenza dell'istituzione
patriarcale che ha voluto da un lato la madre, sposa, figlia e dall'
altro la "malìa". Questa è la prostituzione ed è figlia genetica di
questa società, le somiglia perfettamente, non se ne lamentino. La
prostituta invece sono io e subisco uno stigma, delle violenze. Bisogna
fare attenzione alla persona della prostituta. Noi proponiamo di usare
il termina "lavoro sessuale" perché siamo coscienti di quel che
facciamo e lo facciamo con dignità, volontà e autodeterminazione.
Vendere un servizio sessuale non vuol dire invitare le persone, tanto
meno le istituzioni e le forze dell'ordine, ad ogni genere di violenza
e prevaricazione.
D. Ma il problema dello sfruttamento esiste?
R.
Condividiamo le preoccupazioni della presidente Prestipino. Il
territorio non è controllato dallo Stato ma dagli sfruttatori, che sono
ben visibili – non chiamiamoli più racket, sono uomini che stanno lì,
alle costole delle ragazze che sfruttano. Ma non sembra esserci volontà
da parte delle forze dell'ordine e delle istituzioni di porre un freno
al fenomeno, piuttosto una volontà di esasperazione per tornare magari
alla riapertura delle case, una cosa degradante per il genere
femminile. Sono state le politiche per l'immigrazione a determinare
questa situazione ingovernabile: la ragazza è vittima da una parte
dello sfruttamento e del traffico, dall'altra di una legislazione
nazionale che non la riconosce come cittadina, come persona e al
perseguita. Spesso queste ragazze sono costrette a scegliere il male
minore.
D. Cosa pensa delle politiche veltroniane?
R. Inesistenti e
puttanofobe. Le telecamere sono state una mossa populista e demagogica.
Il minimo della repressione, fatta malissimo e senza risultati. Io ho
avuto un sospetto, faccio dietrologia: Veltroni, essendo un cinefilo,
ha voluto fare quell' acquisto per poterle usare poi lui, privatamente.
SIAMO SALVI……
…e siamo con Cesare Salvi
di Stefano Fabeni e Maria
Gigliola Toniollo
…e siamo con Cesare Salvi: in una disarmante "corsa
al ribasso", in una defraudazione di diritti che pareva non avere fine,
finalmente dal Parlamento Italiano una voce coerente e ferma. La voce
del senatore Cesare Salvi. Non avevamo dubbi che l'aver conferito a lui
il ruolo di relatore sul progetto di legge sui Dico fosse l'unica
notizia buona in tutta una vicenda che definire frustrante è dir poco e
non avevamo dubbi del fatto che, considerata la sua esperienza e la sua
coerenza politica, le sue competenze giuridiche ed istituzionali, Salvi
sarebbe stato finalmente un garante. Ci piace ricordare il nostro
incontro al Senato nel gennaio 2006 con Salvi, allora vice presidente
del Senato, il giorno prima della presentazione del nostro volume "La
discriminazione fondata sull'orientamento sessuale". Una persona
attenta che, invitata a presentare un libro, aveva voluto discutere con
noi anzitempo dei contenuti del libro stesso, che già aveva esaminato
con cura. Non il solito intervento "mordi e fuggi" a cui siamo tanto
spesso abituati dalle "dive della politica". E ci piace ricordare la
sua recensione del nostro libro all'evento di presentazione, il fatto
che, seppur in un momento in cui la discussione sui Pacs entrava nel
vivo, egli riconoscesse la necessità di non dimenticare l'importanza
della prosecuzione del dibattito sulla legge antidiscriminatoria.
Speriamo anzi che accetti il nostro invito pubblico a farsi promotore
in Senato della proposta di legge n. 654 già presentata alla Camera dei
Deputati dal suo compagno di partito Franco Grillini. Al di là di
questo episodio personale, ci sarebbero molte cose da dire sul senatore
Salvi. Uno dei pochi laici sulla scena politica italiana. Persona
coraggiosa, recente autore tra l'altro con Massimo Villone di un testo
di grande attualità e verità, "I costi della Democrazia", persona che
non ha mai ceduto alle derive centriste del suo partito, ai compromessi
degradanti, alle svendite. Non ci sorprende che sia stato coerente
anche questa volta. Ci piace pensare che il senatore Salvi abbia letto
i nostri commenti qui pubblicati, che gli abbiamo sempre inviato e
quello che ancor più ci piace é che non abbia avuto alcuna remora nel
giudicare il disegno di legge governativo Bindi-Pollastrini per quello
che é, non nascondendosi dietro scuse inconsistenti per giustificare l'
operato di un governo in difficoltà, che abbia sollevato i paradossi
giuridici che il disegno di legge comporta in primo luogo per i suoi
aspetti formali, che nel suo ruolo di relatore abbia valutato il
disegno di legge da un punto di vista giuridico prima che politico e,
come unica conseguenza possibile, lo abbia bocciato, facendo l'unica
cosa che una persona responsabile e seria avrebbe fatto: ripartire dai
disegni di legge già depositati in Parlamento e riconsiderare l'intera
questione in una diversa prospettiva. Salvi è una persona con
competenze istituzionali profonde, dicevamo. Non abbiamo dubbi che
rappresenti la miglior garanzia per un successo non di immagine, ma di
sostanza dell'intera operazione. Certo, il suo metodo é rischioso.
Significa rimettere in discussione tutto, significa allungare i tempi
della discussione parlamentare, significa mettere in conto il rischio
che il progetto si areni. Ma siamo assolutamente con lui in questa fase
e non sarà lui la persona da biasimare se l'operazione fallirà. Pur
attendendo i prossimi passi allo scopo di valutare i contenuti
sostanziali della proposta su cui lavorerà e riservandoci ovviamente il
diritto di critica, riteniamo questa la direzione giusta. Un riscatto
dovuto. Una considerazione finale. É noto, e non ci stancheremo mai di
sostenerlo che, pur riconoscemdo l'importanza del riconoscimento della
pluralità delle forme di famiglia, per quanto riguarda le coppie
formate da persone dello stesso sesso la parità formale e sostanziale
non può che essere garantita dall'estensione dell'istituto matrimoniale
alle stesse e questo ci pare il vero e unico fine ultimo di qualsiasi
rivendicazione in tal senso. Dissentiamo dalla posizione del senatore
Salvi rispetto al fatto che sia necessario un emendamento dell'articolo
29 della Costituzione per raggiungere tale obiettivo. Il discorso sulle
ragioni della nostra considerazione si farebbe lungo, ma ci pareva
opportuno almeno farlo notare. Speriamo di avere presto l'occasione di
discutere di questo con il senatore.
A PENSAR MALE………
A pensar male,
dicevamo... Ma come si può d'altra parte non porsi qualche
interrogativo se si considera quanto é successo nei giorni scorsi?
di
Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo
A pensar male si fa peccato ma
si indovina, diceva anni fa l'omofobo Giulio Andreotti. Omofobo e in
buona compagnia: Hitler sterminava gli omosessuali nei campi di
concentramento; lo stesso faceva Stalin; la Santa Inquisizione li
bruciava; i talebani e il regime di Teheran li condannano ancora oggi a
morte; Mugabe, presidente-dittatore dello Zimbabwe, li definisce
maiali; il senatore McCarthy ne era ossessionato, come con i comunisti;
la mafia ritiene un omosessuale non degno di essere uomo d'onore; e la
Chiesa cattolica di papa Ratzinger... beh, si sa quale sia la posizione
della Chiesa cattolica... Chissà se la mamma buonanima di Andreotti si
preoccuperebbe a sapere che il figlio siede a fianco di Emilio Colombo
a Palazzo Madama... No, ormai é stagionato il senatore Andreotti, anche
troppo, parrebbe. A pensar male, dicevamo... Ma come si può d'altra
parte non porsi qualche interrogativo se si considera quanto é successo
nei giorni scorsi? Un breve riassunto dei fatti. Il governo va in
minoranza in Senato in materia di politica estera, in seguito all'
intervento in Aula del ministro degli esteri D'Alema. I senatori a vita
Andreotti e Pininfarina si astengono dal voto. La sinistra
massimalista, con gli ormai celebri senatori Rossi e Turigliatto, viene
accusata per la sconfitta. Prodi si dimette. Il senatore Andreotti
dichiara di essersi astenuto non per la politica estera del governo, ma
per i Dico. La maggioranza si "ricompatta" intorno ai dodici diktat di
Prodi, da cui spariscono i diritti dei conviventi e ricompare il
sostegno alla famiglia, un eloquente capoverso. Il governo fa campagna
acquisti nel centro-destra. Il dibattito si sposta ancor più sui Dico.
Le dichiarazioni sul voto di fiducia sono quasi interamente concentrate
sui Dico stessi. Il senatore Andreotti dichiara di non votare contro il
governo perché i Dico sono scomparsi. Lo stesso senatore Andreotti,
oltre settanta anni dopo, in una lancinante folgorazione, comprende la
ragione per cui la mamma non lo lasciava frequentare il cinema del
quartiere quand'era ragazzino. Una vera epifania. Ed intorno alle
battute del senatore, degne dei migliori film di Alvaro Vitali e Edwige
Fenech, si compatta il fronte omofobo: i teodem con i teocon; la
famiglia Mastella in un insolito triangolo con il parrucchiere (gay)
della signora; l'onorevole Mara soubrette Garfagna che, improvvisatasi
costituzionalista, non potendo provare la sterilità fisiologica degli
omosessuali, forte della sua sterilità intellettuale ne dichiara la
sterilità costituzionale; l'onorevole Luca Volonté che scopre la
psicologia moderna, ma si ferma alle sue origini, ovvero alla seconda
metà dell'ottocento; la senatrice Paola Binetti, neuropsichiatra e
psicoterapeuta, che la psicologia e la psichiatria dovrebbe conoscerle,
ma evidentemente non ha letto il Diagnostic and Statistical Manual of
Mental Disorders negli ultimi 35 anni (o forse intenta alla creazione
di un nuovo gruppo, i teo-psycho?); persino Licia Colò, novella "dottor
Dulcamara", medico ambulante, che dai consigli di viaggio passa ai
consigli di cura per i gay. Dunque, che c'entra tutto ciò con l'
Afghanistan, momento d'inizio della crisi e di quanto ne é seguito? A
prima vista non é molto chiaro. Anzi, proprio non avrebbe senso. Ci
viene un sospetto "andreottiano". A cosa é servita questa crisi di
governo se non a indebolire la sinistra ed a rafforzare il centro
moderato, sino a fare del senatore Andreotti, da sempre molto vicino al
Vaticano, quasi il protagonista ed il baricentro della politica
italiana? Abbiamo la sensazione che tutto ciò in realtà non sia
accaduto per caso. La questione della politica estera pare il pretesto
per una manovra politica più ampia finalizzata a rafforzare la parte
moderata dell'Unione a scapito della sinistra. D'altra parte se così
non fosse stato il centro moderato ne sarebbe uscito indebolito in caso
di approvazione dei Dico; o forse sull'argomento avrebbe provocato una
crisi politica. In altri termini ci pare che la "crisi a sinistra" sia
stata provocata per evitare più tardi una "crisi a destra". Solo così
si spiega la retorica politica di questi giorni: il governo é caduto
sulla politica estera, eppure la politica estera non é stata tema
centrale di discussione di queste settimane. Difficile comprendere chi
sarebbe il manovratore della crisi: la parte moderata del governo? Lo
stesso D'Alema? Il governo d'Oltretevere? Lo capiremo presto,
probabilmente prima della fine della legislatura. Una seconda
considerazione sul circo omofobo di questi giorni. Davvero queste
persone sono tanto idiote quanto appaiono? Davvero credono in ciò che
dicono? Non lo pensiamo, almeno non per tutte. La retorica politica fa
abbondante uso della sessualità, sfruttando i luoghi comuni ed
alimentando i pregiudizi. L'omofobia, anche estrema, così come l'
antisemitismo o il razzismo, sono manifestazioni psicopatologiche, ma
sono anche strumenti politici efficaci. Tanto per citare un paio d'
esempi dei giorni nostri, Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, ha
costruito sull'omofobia e sulla (etero)sessualità la nozione di
cittadinanza, conferendo e negando diritti civili in base al criterio
di "cittadinanza sessuale", pretesto per abusi ben più gravi. In
Nigeria proprio in questi giorni é in discussione un disegno di legge
che, con il pretesto di vietare il matrimonio tra persone dello stesso
sesso per "preservare i valori e le tradizioni della società
nigeriana", criminalizza ogni forma di attivismo e sostegno per i
diritti delle persone omosessuali e transessuali, sino a negare la
libertà di espressione e d'associazione, persino in privato. La nuova
legge é stata redatta in modo tale da poter essere utilizzata come
strumento di repressione politica, in base alla quale chiunque potrebbe
facilmente venire accusato di omosessualità e condannato a cinque anni
di reclusione. Proprio in questi giorni sta emergendo la natura vera
del disegno di legge, fortemente appoggiato dal governo, con il
supporto delle comunità religiose, ma divenuto terreno di scontro tra
esecutivo e Senato perché, se approvata, é ormai chiaro che la futura
legge sarebbe utilizzata nell'attuale campagna elettorale. A farne le
spese sarebbero anche attivisti per i diritti umani, cittadini e
cittadine in base al loro reale o presunto orientamento sessuale,
vittime di un clima sociale e politico di caccia alle streghe. É
possibile perciò immaginare che anche la retorica omofoba di questi
giorni in Italia, le assurdità che vengono sentenziate sui Dico, spesso
da parte di politici conviventi e divorziati, sia parte di un più ampio
progetto politico, di un attacco frontale da parte di uno schieramento
moderato, che include una parte sospetta del centro-sinistra che non
teme di scendere a patti con i poteri forti d'Oltretevere, pur di
mantenere il potere. É quasi normale che i Dico divengano pertanto un
simbolo, l'ultima linea del fronte laico. E qui sta, a nostro avviso, l'
errore strategico di tutti coloro che hanno accettato il compromesso
dei Dico pur di "portare a casa" qualcosa, errore che va a scapito
particolare del movimento LGBT. I Dico facilmente verranno bocciati in
Parlamento, soprattutto in questo clima che vede rafforzarsi il fronte
contrario. Vista l'aria che tira, pare che servirà più che qualche
dissidente liberale del centro-destra per fare si che il disegno di
legge venga approvato in Senato. In quella che per molti (ma non per
noi) é considerata la migliore delle ipotesi, in caso di approvazione
dei Dico si sarebbe vinta una battaglia simbolica. Peccato che si
tratterebbe di un simbolo senza contenuti, come già sappiamo. Ciò di
cui non si tiene conto in questo calcolo é del prezzo da pagare. La
retorica omofoba particolarmente accentuata in corso potrà anche essere
solo retorica politica, una "guerriglia" per il potere, ma la ricaduta
sociale potrebbe essere tangibile. Non crediamo infatti che il
martellamento omofobo di questi giorni faccia bene al Paese, e
soprattutto a coloro che ne sono più esposti. E se i Dico sono la
risposta, non ne siamo rincuorati. Può invece purtroppo dormire sonni
tranquilli il senatore Andreotti: é ancora lontano il giorno in cui
anche l'Italia dovrà "pagare il vero prezzo" della modernità, il giorno
in cui il presidente della repubblica italiana si troverà a promulgare
la legge che equipara le coppie formate da persone dello stesso sesso
ai coniugi, come accaduto alla "sfortunata" regina Elisabetta II, ed ad
altri reali d'Europa. La sua Italia é ancora ferma con lui all'età
della pietra. Stefano Fabeni Maria Gigliola Toniollo Washington – Roma,
5 marzo 2007
COMUNICATO STAMPA MARIO MIELI
ALLE FALDE DELL'
OMOFOBIA
Sono giunte anche a noi numerose e scandalizzate segnalazioni
sulla trasmissione di domenica scorsa di "Alle Falde del Kilimangiaro"
condotto da Licia Colò. Ospite era una donna musulmana medico e
sessuologa che ha attaccato gli omosessuali e l'omosessualità
definendola come vietata dalle tre religioni monoteistiche e una
malattia da curare. Il tutto senza contraddittorio e coll'assenso della
conduttrice. Pensavamo che non servisse più ricordare come ormai da
oltre 10 anni l'omosessualità non è inclusa nell'elenco delle malattie
dal DSM IV, sia a livello internazionale che nazionale. Invece sembra
che quando scienza e religione vengono irresponsabilmente confuse si
ritiene legittimo insultare, attaccare e umiliare persone dal pulpito
della televisione pubblica. Di fronte alle telefonate e alle proteste
da subito piovute sul programma la Colò si è difesa in diretta,
affermando la libertà di espressione della sua ospite. Per parte nostra
noi non riusciamo a capire cosa c'entrino le teorie sull'omosessualità
con un programma di viaggi. In secondo luogo ricordiamo alla
sprovveduta presentatrice che in democrazia la libertà di espressione
trova un limite invalicabile nel rispetto degli altri e delle leggi, e
che a questi limiti vanno ad aggiungersi quelli del buon senso e del
buon gusto del ruolo della televisione pubblica che è sostenuta con il
canone di tutti i cittadini, anche omosessuali. Persino le teorie
razziste del Manifesto della Razza di Gobineau pretendevano di avere
fondamenti scientifici, e se vogliamo puntare sull'etnologia ci sono
società in cui ancora esiste la schiavitù o l'infibulazione.
Giustamente qualsiasi presentatore si sarebbe opposto a che queste cose
venissero sostenute positivamente nella propria trasmissione. Ma ancora
una volta i cittadini omosessuali non vengono ritenuti degni di
protezione e rispetto. Per molto meno la RAI ha preso seri
provvedimenti. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli chiede
alla Colò chiare e pubbliche scuse e alla direzione della sua rete di
prendere provvedimenti valutando la sospensione del programma, o la
rimozione dell' inadeguata presentatrice.
Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli
Per il direttivo Andrea Maccarrone
COMUNICATO STAMPA
PROF. CLAUDIO NICOLINI
MOZIONE PRESENTATA AL
DIRETTIVO NAZIONALE SDI DEL 25/2/07
PER UNA GRANDE SINISTRA DI GOVERNO
MODERNA ED APERTA
Il mondo è un unico sistema tenuto assieme sino a
poco fa dai soli gnomi della finanza che hanno determinato e
condizionato ad oggi le scelte politiche e strategiche dei singoli
paesi (quali energia, tecnologia e sviluppo distribuite a macchia di
leopardo e con grandi in equità ). Da qualche mese è stata invece
acquisita coscienza che il mondo condivide una sottile atmosfera
terrestre sempre più invasa da CO2 con aumento della temperatura e
scioglimento di tutti i ghiacciai e che contestualmente l'umanità ha
nel processo bruciato in meno di 200 anni tutte le risorse energetiche
(petrolio,gas) accumulate nei fossili in oltre 500 milioni di anni
ponendo le premesse per il rallentamento a breve ( a partire dal 2020)
di tutte le economie sino al loro progressivo blocco. Gran parte dei
paesi ( Italia inclusa) continuano a peggiorare il disastro senza porvi
mano con interventi significativi, si accusano reciprocamente (vedi
Cina ed USA) di contravvenire al trattato di Kyoto che hanno
liberamente sottoscritto e sottovalutano l'esaurimento delle risorse
energetiche di questo passo gli esseri umani si autodistruggeranno
molto prima del tempo previsto per la loro estinzione in base al ciclo
del nostro Sistema Solare od al diffondersi di terrorismo e guerra. Il
pericolo è universale ed in questo la solidarietà deve essere
universale aggiornando strumenti parafascisti quali la legge Bossi-Fini
sull'Immigrazione e tutte le priorità sia economiche che politiche sino
ad oggi in essere prescindendo dalla globalizzazione di cui sopra. Ubi
maior minor cessat. In questo quadro l'agenda politica e lo stesso
pensare politico vanno riscritti ovunque ma anche nel nostro paese. Non
possono bastare pannicelli caldi. La ricerca scientifica e tecnologica
e tutto quanto ruota intorno (Università , Enti di Ricerca, Industrie
ed Enti ad alto contenuto tecnologico, Normative sull'Immigrazione più
duttili verso le intellighenzie extracomunitarie) devono diventare
centrali ed assolutamente prioritari. Bene ha fatto in questo senso il
Premier Prodi a ripristinarne ieri l'alta rilevanza con l'
identificazione dei dodici punti su cui ha ottenuto il consenso dell'
Unione, lasciando al parlamento la definitiva approvazione del ddl
"DICO" ; e bene ha fatto Boselli a sostenerlo non dando risonanza ad
altre priorità apparentemente portate da Pannella in quella sede con
grande intemperanza. Confortante e sorprendente per noi Socialisti
Liberal antelitteram che da più parti ora si converga verso il
liberalsocialismo sia fra fautori del Partito Democratico versione
DS/Margherita che fra suoi oppositori aventi le prospettive più
diverse. Questa discussione però avviene su un generico contenitore e
mai su una precisa piattaforma organica fatta eccezione di un
altrettanto generico laicismo. Al paese necessita invece una moderna
combinazione di liberalismo e di socialismo mutuata dai vincoli di
globalizzazione sopradescritti, un contributo alternativo non più
elitario ma di massa quale collante di una riorganizzazione della
sinistra di governo in Italia. Sotto l'aspetto ideologico, libertà ed
eguaglianza rimangono incompatibili come valori ultimi, ma questa
soluzione intende il liberalismo solo come metodo ed il socialismo
come fine, ossia partendo dalla liberazione dell'individuo rispetto
allo Stato per tendere alla liberazione dell'uomo rispetto a tutti gli
altri condizionamenti che provengono dalla società e dalla
globalizzazione, specie nella sfera economica , dell'energia e dell'
ambiente. Nell'ambito dei giochi politici a somma zero di destra verso
sinistra definibili secondo la teoria di Nash il Socialismo Liberal
può essere definito un comportamento razionale che persegue il meglio
evitando il peggio, tentando la trasformazione del vecchio
LiberalSocialismo in una formulazione moderna di massa come possibile
base ideologica di una organica riorganizzazione della sinistra di
governo senza anacronistiche asprezze. La iniziale formulazione
nazionale di Rosselli e Bobbio di molti anni fa (cui tutti fanno
riferimento), un né socialismo né liberalismo, viene trasformata in una
nuova sintesi internazionale positiva nell'ambito dei vincoli "globali"
attuali cui non è più possibile prescindere, un et-et al di là dell'uno
e dell'altro ma dentro a entrambi alla ricerca di una sintesi che la
storia non ha sino ad ora conosciuto ed a cui deve tendere subito lo
SDI in stretta sintonia con Prodi per: *aggregare chiunque
disponibile in gran fretta onde raggiungere una adeguata massa critica
( in assenza della quale vi è solo il rischio di essere velleitari
vista la macrodimensione dei problemi), **richiedere subito una
Costituente per il Partito Democratico sulla base di una testa un voto,
***correggere il Manifesto dei Saggi chiedendo di meglio precisarne i
contenuti positivi ( quali il riferimento al PSE) e di integrarlo con
quanto emergerà dal nostro Congresso. Il Socialismo Liberal deve
diventare il collante senza nominalismi e senza radicalismi del
processo riformista offrendo idee e soluzioni che coniugano giustizia e
libertà con efficienza e progresso. Sempre con trasparenza nel
processo decisionale e col coinvolgimento della "gente" attraverso
internet , referendum e primarie, abdicando ad egoismi individuali e di
gruppo, lo SDI per la sua storia quale unico erede del vecchio PSI e
per la sua attuale posizione deve provarci senza subordinazione ad
altri o senza torcicolli verso un passato che non ritornerà mai nella
stessa forma. Non è sbagliato l'obiettivo della riorganizzazione del
centro-sinistra in un grande partito democratico bensì l'averlo
confinato al burocratico incontro da codice Cencelli di due apparati
di partito (post-PCI e post-DC) relegando l'apparato post-PSI ad un
ruolo subalterno di pura facciata opportunamente filtrato e raccolto in
ordine sparso ; ma cosa ancor più grave è l'aver messo in un angolo la
società civile e tutti i movimenti ed associazioni che hanno
legittimato nelle Primarie dell'Unione la leadership di Romano Prodi
per il Governo, a cui rimane ora la sola alternativa di nuove elezioni
politiche con una nuova legge elettorale. A questo processo ci
auguriamo partecipino federandosi opportunamente con noi dello SDI
tutte le restanti componenti della diaspora socialista e
liberaldemocratica collocate a sinistra e tutte le liste civiche
variamente presenti sul territorio e che si riconoscano nel socialismo
liberaldemocratico. Abbiamo infatti vissuto con rammarico il fallimento
della RnP quale primo laboratorio nel quale far lavorare insieme tali
due componenti, ma il tenerla in vita aumenta solo la confusione ora..
Lo SDI deve stabilire : -una agenda prioritaria per arrivare ad un
nuovo modello di grande riorganizzazione riformista bottom up che non
può essere certo quello top-down chiuso suggerito ad oggi; - idee,
meritocrazia e trasparenza nel processo decisionale e gestionale ; -
dipartimenti tematici che valorizzino il capitale umano ove presente ;
- incompatibilità fra governo , partito e parlamento. In conclusione
lo SDI deve partecipare ad una riorganizzazione della sinistra di
governo che parta dalle masse per le masse , anche per dare risposta ai
numerosi problemi tuttora aperti quali
la deindustrializzazione con
disoccupazioni , sottooccupazioni e nuove povertà crescenti sopra
livello di guardia;
gli ingiustificati e permanenti stati di guerra nel
mondo ;
la progressiva perdita di risorse energetiche ed il
deterioramento dell'ambiente,
il perdurare della subordinazione
femminile;
la emarginazione dal vorticoso progredire della ricerca
scientifica e tecnologica in atto e sottostima del suo impatto su
sanità, società e produzione;
la riconsiderazione dei mezzi necessari
a promuovere il protagonismo dei cittadini indipendentemente anche dai
partiti utilizzando la telematica diffusa nel territorio per una
consultazione di massa eliminando i privilegi di apparato rispetto ai
diritti di tutti i cittadini.
il mezzogiorno senza il cui sviluppo si
rallenta l'intero paese,
il potenziamento delle piccole e medie imprese
cardine della nostra economia,
il riordino della pubblica
amministrazione per abolire duplicazioni e sprechi, con aggregazione
dei piccoli comuni per la gestione dei servizi.
Questa mozione è
sottoposta alla riflessione dei compagni membri del Consiglio
Nazionale per la loro sottoscrizione come sintetico contributo di idee
e proposte al prossimo Congresso Nazionale Straordinario dello SDI.
Firmatari
CLAUDIO NICOLINI MEMBRO ESECUTIVO NAZIONALE SDI
GIULIANO
BOFFARDI MEMBRO DIRETTIVO NAZIONALE SDI
ANTONIO RUGIERO MEMBRO
CONSIGLIO NAZIONALE SDI
PAOLO FERLI MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
CARLO BRUSCHI MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
SEBASTIANO PONTE
MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
PISANO PASQUALE MEMBRO CONSIGLIO
NAZIONALE SDI
GASPA LEONARDO MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
LIBERATORE CARLA MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
FRANCESCO
CUCINATO MEMBRO CONSIGLIO NAZIONALE SDI
GIANNI FABBRI MEMBRO
CONSIGLIO NAZIONALE SDI
MAMAN
DA CINQUE A ZERO STELLE
Ho sempre
avuto grande stima, simpatia e ammirazione per la donna e per la
politica Emma Bonino tanto da sostenere la campagna per «Emma for
President» in cui Emma risultò la più amata dagli italiani per
rappresentarli, tutti, come Presidente della Repubblica. E ciò lo
testimonia, anche, la mia intervista pubblicata da Sette, ora Magazine,
il settimanale del Corriere della Sera.
Quindi, Emma Bonino - nessuno
più di lei, sa e ricorda quanto e come mi spesi, su ogni fronte, per
lei e per i Referendum Radicali sull'economia - voglia accogliere
queste mie osservazioni, molto molto critiche, sulle modalità con cui
un Ministro della Repubblica, Emma Bonino, si è mosso nei confronti di
un compagno di partito. Nei confronti di Daniele Capezzone, ora
Presidente della Commissione Attività Produttive alla Camera, ex
segretario di Radicali Italiani deposto, manu militari, e cosa
gravissima alla vigilia di un congresso che è l'organo politico
collegiale a cui spetta, per voto democratico, la sostituzione e
l'elezione dei nuovi organi di partito. Rimosso da Marco Pannella che -
non va dimenticato dagli Angiolo Bandinelli e dai compagni di partito
ora deputati alla Camera che hanno innalzato il palco della pubblica
gogna e del pubblico processo, in puro stile Soviet, a Daniele
Capezzone dichiarando una sequela di querule puttanate a Radio Radicale
- lo sostituì nel corso di una cena, tete a tete, con il nuovo
segretario. Nuovo segretario che, peraltro, ha la mia stima,
condizionata, purtroppo, da Pannella. Già dal Congresso, perciò, non
spetta al gruppo dirigente radicale, ne' a «Maman» Bonino decretare ciò
che è partitocratico, antidemocratico, e tutto l'armamentario di cui si
ammantano e sproloquiano Pannella e i dirigenti radicali. La base è
lontana da loro mille miglia e se non si sbrigano a cambiare musica e
pifferai, si ritroveranno in undici dirigenti e nisba aderenti. Non
possono parlarne più fino al momento in cui usciranno dal cuneo
nefasto, e drammatico, in cui li ha precipitati Marco Pannella. E' a
lui solo, infatti, che si deve l'isolamento e il fuggi fuggi dalle
iscrizioni al Partito Radicale, la fine ingloriosa della Rosa nel Pugno
- iniziata già dalle elezioni amministrative dove vigeva l'ordine, tra
i radicali, non tra lo Sdi, di condurre la campagna elettorale,
volutamente dissennata, con i temi della laicità, dell'anticlericalismo
e dell'eutanasia quando ai cittadini, nelle amministrative, sta a cuore
il programma per la loro città: e se sei laico o non laico non gliene
può fregare niente a nessuno.
Che Radio Radicale, e i suoi dirigenti,
si salvino dai Bandinelli che stanno tentando l'operazione di
stravolgimento, pro domo Pannella, di quanto ha scritto oggi, sul
quotidiano Il Foglio, Adriano Sofri. Risponderò ad Adriano Sofri
sperando che, a differenza dell'Appello per la sua Grazia, l'argomento
lanciato oggi da Sofri divenga pubblico dibattito tra la società civile
e non solo tra i soliti quattro gatti opinionisti che, per contendersi
il merito della Grazia a Sofri, fecero sì che, Sofri, viva ancora da
detenuto.
Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet
www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
NESSUNO TOCCHI CAINO 10 MARZO 2007
8 MARZO. NESSUNO TOCCHI CAINO LO DEDICA ALLE DONNE IRANIANE
- 9 marzo 2007: accogliendo un appello del Premio Nobel iraniano Shrin
Ebadi, Nessuno tocchi Caino ha dedicato l'8 marzo alle donne iraniane
ed in particolare alle attiviste arrestate domenica scorsa. Elisabetta
Zamparutti, tesoriera di NtC e di Radicali Italiani, l'unico partito a
guida tutta al femminile, ha in proposito dichiarato: "E' alle iraniane
che pagano il prezzo altissimo di dover vivere in una vera e propria
teocrazia, come tale misogina, che dedichiamo la giornata dell'8 marzo.
L'Iran è, dopo la Cina, il secondo paese al mondo per numero di
esecuzioni dove sono innanzitutto le donne a subire le più gravi
violazioni dei principi minimi di diritto internazionale a partire dal
ricorso alla lapidazione per reati di adulterio o il raggiungimento
della maggiore età delle bambine a 9 anni. Ma non saranno certo i
mullah iraniani al Governo a poter assicurare nel paese il pieno
riconoscimento e rispetto dei diritti umani e civili delle donne. E'
dalla Comunità internazionale che deve giungere l'impegno a far
rispettare innanzitutto il diritto all'esistenza delle sue cittadine e
dei suoi cittadini assicurando quei diritti democratici e di libertà
che sono elementi fondanti la comunità internazionale di cui oggi noi
tutti ci riconosciamo e ci sentiamo parte attiva". Intanto il 7 marzo,
l'Iran ha impicca! to cinque uomini riconosciuti colpevoli di omicidio.
Lo ha riportato l'agenzia semi-ufficiale Fars, aggiungendo che le
esecuzioni sono avvenute la mattina presto nel carcere di Evin, a
Teheran.
PENA MORTE. SENATO ITALIANO APPROVA ABOLIZIONE TOTALE DA
COSTITUZIONE - 7 marzo 2007: il Senato italiano ha approvato il
disegno di legge che modifica l'art. 27 della Costituzione abolendo la
pena di morte anche nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.
Il ddl è stato approvato dal Senato con 226 voti favorevoli, 12
astenuti e nessuno contrario. Al comma quarto dell'articolo della
Costituzione, dove si stabilisce che "non e' ammessa la pena di morte",
viene soppressa la condizione successiva che recita "se non nei casi
previsti dalle leggi militari di guerra". Il ddl costituzionale era
stato trasmesso al Senato dalla Camera, che lo aveva approvato con voto
bipartisan in prima lettura lo scorso 10 ottobre. Il provvedimento
torna ora alla Camera per la seconda lettura come prevede l'art.138
della Costituzione, che stabilisce essere quattro le letture
necessarie, dal momento che si tratta di un provvedimento di natura
costituzionale che modifica la Carta fondamentale. In merito
all'odierna approvazione del ddl da parte del Senato, Sergio D'Elia
Segretario di Nessuno tocchi Caino e deputato della Rosa nel Pugno ha
dichiarato: "Con questo voto si rafforza, anche da un punto di vista
interno, l'adeguatezza dell'Italia al grande obiettivo su cui questo
Governo si è impegnato, quello della presentazione della risoluzione
per la moratoria universale delle esecuzioni capitali all'Assemblea
Generale dell'ONU in corso a New York. Mi auguro che al voto del Senato
segua subito la seconda lettura del disegno di legge per giungere
presto alla eliminazione definitiva dalla nostra Costituzione delle
ultime vestigia di un passato che non ha alcun futuro nella coscienza
civile e politica del nostro paese."
IRAQ. TRE ESECUZIONI SOSPESE - 2
marzo 2007: le autorità irachene hanno sospeso le esecuzioni di tre
donne condannate a morte in relazione ad attentati terroristici. Le
stesse autorità – riferisce il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite
sulla Detenzione Arbitraria – assicurano che il caso di Wassan Talib,
Zainab Fadhil e Liqa Omar Muhammad, sarà esaminato da una corte d'
appello. La sospensione delle esecuzioni è il risultato di una campagna
internazionale, secondo un comunicato diffuso dagli attivisti Hana Al
Bayaty, Ian Douglas, Abdul Ilah Albayaty, Iman Saadon, Dirk Adriaensens
e Ayşe Berktay. Alle tre donne vanno ora "garantite tutte le
tutele previste dal diritto internazionale sui diritti umani",
aggiungono gli attivisti. Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein,
avvenuta il 9 aprile 2003, la pena di morte in Iraq era stata sospesa
dall'Autorità Provvisoria della Coalizione. E' stata reintrodotta dopo
il trasferimento di poteri alle autorità irachene, avvenuto il 28
giugno 2004. Nell'ottobre 2005 il Parlamento ha approvato una nuova
legge anti-terrorismo che prevede la pena di morte per "chiunque
commetta ... atti terroristici", così come per "chiunque istighi,
prepari, finanzi e metta in condizione terroristi di commettere questo
tipo di crimini".
USA. CAMERA DEL TEXAS APPROVA PENA DI MORTE PER
VIOLENZA SESSUALE CONTINUATA SU BAMBINI - 9 marzo 2007: la Camera dei
Rappresentanti del Texas ha approvato, lunedì, in via preliminare un
disegno di legge che prevede la possibilità di condanna a morte per chi
violenta ripetutamente bambini. Il disegno introduce una nuova
fattispecie di reato, "Abuso sessuale continuato di uno o più bambini",
e stabilisce che una prima condanna venga punita col carcere da 25 a 99
anni. Nel caso in cui - in caso di rilascio - il condannato ripeta lo
stesso tipo di reato, la pena prevista è l'ergastolo senza condizionale
o la condanna a morte. Il provvedimento definisce "abuso sessuale
continuato di bambino" come due o più atti sessuali commessi ai danni
di una persona di età inferiore a 14 anni, per un periodo di 30 o più
giorni. Approvato in via preliminare con 118 voti favorevoli e 23
contrari, il disegno di legge necessita dell'approvazione finale della
Camera prima di passare al Senato, che sta attualmente esaminando un
disegno simile. Gli avversari del disegno sostengono che punizioni
così dure potrebbero spingere il violentatore a uccidere la propria
vittima, per eliminare un testimone; sarà inoltre più difficile
ottenere la collaborazione della vittima, nel caso in cui chi commette
gli abusi sia un familiare o un amico di famiglia. In settimana, in
Texas, ci sono state due esecuzioni, che portano a otto il numero dei
giustiziati quest'anno nello stato americano più esecuzionista. Robert
Perez, 48 anni, è stato giustiziato il 6 marzo nel carcere di
Huntsville. Era stato condannato a morte per gli omicidi di Jose
Travieso e Robert Rivas, commessi nel 1994 nel corso di un regolamento
di conti tra bande messicane rivali. Le ultime parole di Perez sono
state per la sua famiglia: "Dite ai ragazzi che gli voglio bene e che
non li dimenticherò. Guardia, sono pronto". Il giorno dopo, è stato
giustiziato Joseph Nichols, 45 anni, dopo aver trascorso 25 anni nel
braccio della morte. Joseph era stato condannato a morte per l'omicidio
di un negoziante settantenne, Claude Shaffer, avvenuto il 13 ottobre
del 1980 a Houston, durante una rapina. Nichols non ha voluto l'ultimo
pasto e si e' rifiutato di camminare fino alla camera della morte. Le
sue ultime parole sono state insulti alle guardie carcerarie. La Corte
Suprema degli Stati Uniti aveva respinto il suo ultimo appello. Un suo
complice, Willie Williams, era stato giustiziaTo nel 1995. I difensori
di Nichols hanno sempre evidenziato che sul corpo della vittima fosse
stata trovata una sola ferita da proiettile e che quindi solo uno dei
rapinatori poteva aver commesso l'omicidio. Nichols e Williams furono
condannati al termine di due diversi processi durante i quali, secondo
gli oppositori della pena capitale, furono presentate prove false e non
furono ammesse testimonianze a favore degli imputati. Intanto in un
altro stato americano, la Florida, una commissione di esperti, nominata
per esaminare la procedura di iniezione letale dello stato, ha
raccomandato di apportare modifiche al cocktail letale. Per gli 11
esperti va escluso il sedativo finora utilizzato, dal momento che
potrebbe anestetizzare in maniera incompleta il condannato, rendendolo
capace di avvertire intenso dolore senza possibilità di esprimerlo. La
commissione non ha tuttavia indicato quali altre sostanze utilizzare
nell'iniezione letale, limitandosi a dire che tocca ora al governatore
Charlie Crist valutare "se sostanze più efficaci possano o debbano
essere introdotte". Le esecuzioni sono state fermate in Florida nel
dicembre dello scorso anno, dall'allora governatore Jeb Bush, a seguito
della maldestra iniezione letale effettuata su Angel Diaz, 55 anni.
GHANA. COMMUTATE IN ERGASTOLO 36 CONDANNE CAPITALI - 6 marzo 2007: il
presidente del Ghana, John Kufuor, ha commutato in ergastolo 36
condanne a morte, rende noto il Ministero degli Interni ghanese. Sono
in complesso 1.206 i detenuti che hanno ricevuto la commutazione della
pena o sono stati liberati, in occasione del 50° anniversario dell'
indipendenza nazionale. La condanna all'ergastolo di tre prigionieri è
stata ridotta a 20 anni di detenzione, mentre sono 1.167 i detenuti che
saranno liberati. Il comunicato del Ministero non precisa in che tempi
la decisione del Presidente sarà applicata. La popolazione carceraria
sfiora in Ghana le 12.000 unità. Nel Ghana non ci sono esecuzioni dal
luglio 1993 quando 12 prigionieri condannati per rapina e omicidio sono
stati fucilati. Le esecuzioni possono avvenire anche tramite
impiccagione ma l'ultima impiccagione del paese risale al 1968. Il 17
settembre 2004, il giudice Felix Michael Lartey, membro della Corte
Suprema del Ghana, ha dichiarato che la pena di morte andrebbe abolita
dalla costituzione del Paese perché non serve al suo scopo. Il 25
ottobre 2005, anche il Procuratore Generale e Ministro della Giustizia
ghanese, Ayikoi Otto, ha proposto l'abolizione della pena di morte, in
occasione di un convegno intitolato "Analisi della pena capitale in
Ghana", svoltosi nella capitale Accra. Secondo l'autorità penitenziaria
del Ghana, al marzo 2006, erano 152 le persone in attesa di esecuzione.
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