news 5 febbraio
BULLISMO: PARTE A BOLOGNA CORSO PER INSEGNANTI SCUOLE PROMOSSO DA ARCIGAY
E' autorizzato dal ministero dell'Istruzione, finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e promosso
da Arcigay. "Gli adolescenti gay i più bersagliati fra i banchi di
scuola". Chi è interessato può presentarsi al primo incontro, lunedì 5
febbraio. Tra i banchi di scuola "frocio" e "finocchio" sono insulti
abituali tra gli studenti. Non sorprende quindi che, secondo le più
recenti indagini, due persone omosessuali su tre siano state vittima di
bullismo, a causa del loro orientamento sessuale, durante l'adolescenza
e in particolare a scuola. Parte lunedì a Bologna "Educare al
Rispetto", corso di formazione rivolto agli insegnanti e al personale
non docente delle scuole medie e superiori, autorizzato dal ministero
dell'Istruzione, finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e
Ravenna e promosso da Arcigay. Il progetto intende insegnare a
prevenire e affrontare situazioni ed episodi di bullismo, con
particolare attenzione al bullismo infarcito di disprezzo e violenza
contro le persone omosessuali (bullismo omofobico). Direttore
responsabile del corso è Luca Pietrantoni, psicologo e ricercatore
presso l'Università degli Studi di Bologna. Il primo incontro con gli
insegnanti si terrà, lunedì 5 febbraio, dalle ore 15 alle 18, presso l'
Università di Bologna, dipartimento di Scienze dell'educazione, sala
riunioni, via Filippo Re, 6. "Nelle scuole, tra adolescenti, i commenti
verbali dispregiativi verso lesbiche e gay, gli insulti a volte
accompagnati da minacce o veri e propri atti di violenza fisica, sono
molto frequenti - spiega Raffaele Lelleri, sociologo e coordinatore di
'Educare al Rispetto' -. Questo provoca negli adolescenti omosessuali e
bisessuali, e in quelli che stanno prendendo coscienza della loro
omosessualità, forte sofferenza, isolamento e senso di vulnerabilità.
Il nostro obiettivo è fornire al personale scolastico strumenti e
competenze per rendere la propria scuola un ambiente più sicuro e
accogliente per ragazzi gay e ragazze lesbiche, e più in generale per
tutti gli studenti esposti ad aggressioni psicologiche o fisiche.
Fondamentale è favorire il diffondersi di una cultura dell'integrazione
e del rispetto a partire dallo stesso personale docente". Il progetto
coinvolgerà le città di Bologna e Faenza, articolandosi, in ciascuna
città, in tre incontri di tre ore ognuno a cadenza settimanale. A
Bologna, il primo appuntamento di lunedì prossimo sarà seguito da
quelli di lunedì 12 e 19 febbraio, stessa sede e stessa ora. A Faenza
si partirà lunedì 26 febbraio e si proseguirà lunedì 5 e 12 marzo,
presso la sede della Consulta faentina delle associazioni di
volontariato, via Laderchi, 3. I corsi saranno tenuti dal dottor Marco
Lazzarotto Muratori, psichiatra e psicoterapeuta, e dal dottor Matteo
Martelli, responsabile progetto scuola del comitato Arcigay "Il
Cassero" di Bologna. Per informazioni e adesioni è possibile recarsi
direttamente al primo appuntamento del corso o rivolgersi a Matteo
Martelli, cell. 347-3060852, email: scuola@cassero.it. Ufficio stampa
Arcigay
COMUNICATO ARCILESBICA ROMA
E' stato approvato presso il consiglio del Municipio VI di Roma, ad assoluta maggioranza, composta
da Ds, Prc, Margherita, Rnp e Verdi, un ordine del giorno in cui si
richiede all'anagrafe del municipio di attestare le unioni affettive.
L'ordine del giorno è stato presentato dal consigliere del Partito
della Rifondazione Comunista Francesco Sirleta, a cui vanno i nostri
ringraziamenti. Questo provvedimento consentirà a tutte le coppie di
fatto residenti, di ottenere i permessi lavorativi retribuiti per
l'assistenza in caso di malattia, ed il diritto di visita presso gli
ospedali. Ringraziamo la nostra compagna Celeste Buratti, segretaria
del circolo di Roma e appartenente alla consulta GayLeft dei
Democratici di Sinistra, che ha seguito e sostenuto l'approvazione
dell'ordine del giorno. Arcilesbica Roma V.le G. Stefanini, 15 TEL.
06/4180211 ( www.arcilesbica.it/roma)
COMUNICATO STAMPA MARIO MIELI
LA BRECCIA SI È CHIUSA
Sulle coppie di fatto, il presidente del
Consiglio Romano Prodi ha detto al Capo dello Stato Giorgio Napolitano
che ascolterà la Chiesa. "Mi sono sempre posto questo problema" di
dialogare con la Chiesa e di tener conto dei suoi timori sulla vicenda
delle coppie di fatto, ha detto il premier a margine della visita
all'Istituto di cultura italiano ad Addis Abeba. "Condivide le parole
del capo dello Stato secondo il quale bisogna tener conto dei timori
del Vaticano?" hanno chiesto i giornalisti. "Ma figuriamoci. Mi sono
sempre posto questo problema. E me lo sono sempre posto fino in fondo"
- assicura Prodi. "L'ho sempre avuto presente, ogni volta che abbiamo
toccato questo tema e non cesserò di tenerlo presente anche in
futuro". Appare evidente, dopo gli ultimi interventi del Presidente
della Repubblica Napolitano e del Presidente del Consiglio Prodi, che l'
Italia è in piena emergenza laicità e che ormai le nostre Istituzioni,
il nostro Governo e il nostro Parlamento, sono divenuti organi di
rappresentanza del Vaticano e non dei cittadini del nostro Paese. A
questo punto sollecitiamo il Presidente della Camera, il Presidente del
Senato e tutti i parlamentari che ancora si considerano i rappresentati
politici di uno Stato laico, a prescindere dallo schieramento di
appartenenza, a chiedere conto al Presidente del Consiglio delle sue
dichiarazioni di chiarire se tra lo Stato Pontificio ed il nostro Paese
esistono accordi a noi ignoti che vincolino e subordinino le scelte
politiche e le leggi italiane alle direttive dottrinarie ed alle
"preoccupazioni" della Chiesa di Roma. Che si faccia chiarezza su
questo punto è fondamentale, perché noi cittadini abbiamo necessità di
comprendere chi sono gli interlocutori istituzionali e politici a cui
far riferimento per le nostre istanze, se gli organi democraticamente
eletti con il nostro voto, oppure un capo di Stato eletto in conclave
per intercessione dello Spirito Santo ed il suo esecutivo che è la Cei.
Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli- Roma
Articolo Tre -
Associazione Omosessuale - Palermo
Andrea Maccarrone – Circolo Mario
Mieli – cell: 349 7355715
Vincenzo Rao – Articolo Tre – cell: 333
4622642
PACS: ARCIGAY, DOPO MOZIONE CAMERA, PROPOSTA DEL GOVERNO CON RICONOSCIMENTO PUBBLICO DELLE CONVIVENZE
"Adesso l'Unione non tradisca le attese di milioni di
italiani e appronti senza timidezze una legge che dia riconoscimento
giuridico pubblico alle coppie anche dello stesso sesso". Questo il
commento del presidente di Arcigay, Sergio Lo Giudice, all'approvazione
alla Camera dei deputati della mozione dell'Unione che chiede al
governo di predisporre entro il 15 febbraio un progetto di legge sulle
coppie di fatto. "Il dibattito ha mostrato l'arretratezza culturale di
buona parte di questo parlamento – continua Lo Giudice -. L'attacco in
aula del capogruppo Udc alla camera, Luca Volonté, contro Arcigay e
Arcilesbica ha il tono sgradevole delle critiche del lupo contro l'
agnello della favola di Esopo. Volonté parla di presunti 'privilegi' di
lesbiche e gay. Ma quali privilegi? Privilegio è quello dei
parlamentari, che possono estendere ai conviventi le tutele
previdenziali e sanitarie. Cosa non consentita al grosso degli
italiani. Privilegio è quello del suo leader Pier Ferdinando Casini a
cui, per una modica somma, la Sacra Rota ha annullato il matrimonio e i
suoi effetti civili. Il fatto è che esistono milioni di persone che
hanno costruito il proprio progetto d vita fuori dal matrimonio e che
rimangono prive di minimi diritti di cittadinanza. "Chiediamo ai
parlamentari laici del centrodestra che si sono differenziati nel
dibattito di questi giorni, da Chiara Moroni a Stefania Prestigiacomo,
da Mauro Del Bue a Dario Rivolta, di dare il loro contributo affinché
si possa sanare la crudele anomalia italiana". Dieci punti
irrinunciabili di una legge sulle unioni civili
1. Riconoscimento
giuridico pubblico della coppia, anche dello stesso sesso, attraverso
pubblica registrazione.
2. Opponibilità ai terzi dei diritti
riconosciuti.
3. Eredità - acquisizione dei diritti spettanti al
coniuge in materia di successione legittima in assenza di testamento.
4. Disciplina previdenziale e fiscale - compresa la reversibilità
della pensione.
5. Tutela in caso di separazione – come la
previsione degli alimenti.
6. Permesso di soggiorno - per il
partner extracomunitario convivente.
7. Non discriminazione
nell'accesso al lavoro - parità con le altre coppie nelle graduatorie
occupazionali, nei trasferimenti e nei concorsi pubblici.
8.
Diritti sul lavoro - congedi lavorativi; costituzione di impresa
familiare.
9. Assistenza al partner: assistenza ospedaliera e
penitenziaria; decisioni relative alla salute e in caso di decesso.
10.
Successione nel contratto d'affitto e diritto di permanenza dell'
abitazione comune nel caso di morte del partner intestatario.
Ufficio
stampa Arcigay
I DEPUTATI DELLA ROSA NEL PUGNO, TURCO E VILLETTI AL GOVERNO:
RIMUOVERE LE DISCRIMINAZIONI FONDATE SULL'ORIENTAMENTO SESSUALE E
INVITI LE AUTORITA' VATICANE A RISPETTARE L'INDIPENDENZA E LA
SOVRANITA' DELLA REPUBBLICA ITALIANA.
Nell'ambito del dibattito sulle
Mozioni in tema di famiglia i deputati della Rosa nel Pugno Maurizio
Turco, Segretario della Commissione Affari Costituzionali e Roberto
Villetti, Presidente del Gruppo Parlamentare, hanno depositato una
risoluzione con la quale si impegna il Governo: - a rimuovere tutti gli
ostacoli discriminatori fondati sul sesso previsti dalle leggi vigenti,
sia nei confronti del singolo cittadino che nelle formazioni sociali
ove svolge la sua personalità, a cominciare dal diritto di famiglia
fondata sul matrimonio ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei
coniugi, così come già previsto dall'articolo 29 della Costituzione. -
a invitare le autorità ecclesiastiche a rispettare l'indipendenza e la
sovranità della Repubblica italiana evitando di intervenire nel merito
di decisioni che spettano solo ed unicamente alle competenti
istituzioni della Repubblica, avendo le stesse autorità piena libertà
di invitare i propri fedeli a non usufruire di facoltà previste dalle
leggi della Repubblica e, per quanto concerne obblighi di legge che
prevedano l'obiezione di coscienza, di invitare i propri fedeli ad
usufruirne. Sergio Rovasio. INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF
PACS: ARCIGAY, MONSIGNOR
BETORI SU OMOSESSUALI COME DOTTOR MENGELE
"Monsignor Betori dà voce ai
peggiori istinti razzisti e omofobi della gerarchia reazionaria
cattolica italiana. Le verità antropologiche a cui fa riferimento,
quando parla delle unioni omosessuali, sono le stesse su cui poggiavano
le determinazioni ideologiche del nazionalsocialismo. Il tristemente
famoso dottor Mengele sperimentava proprio sugli omosessuali le sue
torture per provare appunto, come ci ricorda Betori, 'la perdita di
ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona
umana'". Allarmata la replica del segretario nazionale di Arcigay,
Aurelio Mancuso, alle parole usate oggi dal segretario generale della
Cei contro le unioni omosessuali. "Chiediamo alle istituzioni
repubblicane, innanzi tutto al presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano – continua Mancuso - di respingere questo ulteriore indegno
attacco alla integrità e alla dignità delle persone omosessuali. "Con
le dichiarazioni odierne di Giuseppe Betori, la Cei ha oltrepassato il
segno: qui non si tratta più di una discussione di merito su una
proposta di legge, ma della continua volontà di discriminare e
offendere milioni di cittadini italiani. Per fortuna l'Italia, a
differenza del Vaticano, è uno stato democratico nato dalla Resistenza,
che ha sconfitto il nazifascismo, orrore della storia a cui sembra che
una parte della gerarchia cattolica voglia riferirsi, rispolverando le
idee nefaste della purezza della razza, del patologismo omosessuale,
della difesa dei normali contro i diversi. Queste teorie hanno
massacrato milioni di ebrei, di omosessuali e di persone appartenenti a
varie minoranze. "In Italia c'è bisogno di una legge sulle unioni
civili che tuteli le persone e renda la società più giusta; allo stesso
tempo è necessario che si approvino urgentemente norme che condannino
ogni tipo di discriminazione per ragioni di razza, di orientamento
sessuale e di identità di genere. "Il 10 marzo a Roma chiederemo a
tutti i laici d'Italia, credenti e non, di opporsi a questa nuova
crociata contro i diritti e le libertà delle persone". Ufficio stampa
Arcigay
COMUNICATO STAMPA MARIO MIELI
"IL PAPA NAPOLITANO"
Il
Presidente della Repubblica Napolitano, intervistato sullo spinoso
dibattito riguardo le coppie di fatto decide di prendere posizione e si
dice certo che si arriverà al dialogo, "tenendo conto delle
preoccupazioni espresse dal Pontefice e dalle alte gerarchie della
Chiesa". Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è deluso e
contrariato dalle parole del Presidente Napolitano che, nella sua alta
funzione, dovrebbe essere il primo garante della laicità e
dell'indipendenza dello Stato, della sua sovranità e del rispetto di
tutti i cittadini, comprese le minoranze. Con queste gravi affermazioni
Napoliltano rinnega la sua storia, che lo ha certamente visto in prima
fila nelle battaglie di rinnovamento del diritto di famiglia e di
dignità della donna, in favore di divorzio e aborto, e si schiera
contro i diritti civili e in favore delle pretese discriminazioni di
una confessione religiosa che non è non è "religione di stato" e che
secondo la legge italiana (cui anche il Presidente è soggetto) dovrebbe
astenersi dall'ingerenza nella vita politica nazionale. Sarebbe onesto
a questo punto dimettersi e chiamare a sostituirlo il presidente della
Cei Ruini o il Papa. Almeno si porrebbe fine a una ridicola finzione e
i cittadini italiani saprebbero chi li governa davvero. Circolo Di
Cultura Omosessuale Mario Mieli
COMUNICATO STAMPA "NO VAT"
NAPOLITANO, PRESIDENTE DI CHI?
Napolitano oggi ammonisce che sulla
materia dei diritti è necessario l'allineamento con la chiesa
cattolica, evidentemente sul piano offensivo della dignità di gay,
lesbiche e trans imposto dalle continue illazioni di Ratzinger: le
(unioni) omosessuali sono deboli, deviate, pericolose e via
screditando. Il presidente della Repubblica Italiana, non pago delle
proprie dichiarazioni nel giorno della memoria che, equiparando la
critica al sionismo all'antisemitismo, cancellano oltre sessant'anni di
pensiero critico interno ed esterno all'ebraismo (con buona pace di
Primo Levi, Hannah Arendt, Albert Einstein… nonché di tutte le
espressioni del pacifismo anche israeliano), dimentica di essere il
rappresentante massimo del popolo italiano, concentrandosi su un
dovere, certo acostituzionale, di rappresentare un capo di stato
straniero e una confessione largamente praticata nel nostro paese. Il
10 febbraio prossimo quando scenderemo in piazza per la manifestazione
NO VAT: Autodeterminazione, Laicità, Antifascismo, indetta da Facciamo
Breccia, non potremo limitarci a frenare l'effluvio di ingerenze della
coppia impicciona Ruini–Ratzinger e a denunciare la piaggeria, sempre
più melensa e ipocrita di un centro – sinistra in cerca di santità, ma
dovremmo anche ricordare all'ex comunista, ateo, presidente Giorgio
Napolitano in nome di chi alloggia al Quirinale. Ma, nella
fattispecie, ci chiediamo se Napolitano non sia all'oscuro delle
dichiarazioni reticenti, dei posizionamenti clericali, quando non
apertamente omofobi, già abbondantemente esternati da parte di
esponenti di governo e della maggioranza parlamentare? È informato il
Presidente delle crescenti aggressioni, stupri, omicidi che colpiscono
lesbiche, gay, trans in un clima di impunità e legittimazione creato
dai continui inviti alla discriminazione? Ci attendiamo delle preziose
e 'lungimiranti' considerazioni sull'importanza del servizio aereo - ma
non possiamo non preoccuparci per la convivenza obbligata che la
mancanza di un vettore pubblico imporrà a Napolitano e all'altro capo
di stato, quello con delega per le questioni politiche, Ratzinger.
Opinionisti di diversa estrazione politica lo affermano da anni: in
Italia l'informazione di qualità è appannaggio di pochi e alle
argomentazioni della carta stampata si preferisce la sintesi
televisiva, quando non spettacolare. Uno stallo nella crescita
culturale che ha prodotto vittime eccellenti, come il nostro Presidente
della Repubblica Napolitano. Manifestazione "NO VAT:
AUTODETERMINAZIONE, LAICITA', ANTIFASCISMO", prevista per sabato 10
febbraio 2007 a Roma (ritrovo corteo ore 14.00 a Piazzale Ostiense).
Per l'elenco delle adesioni e dei promotori: www.facciamobreccia.org
Per informazioni: 347 5583 869 (Graziella Bertozzo ) 339 6053442
(Nicoletta Poidimani) 333 4526 916 (Porpora Marcasciano),
COMUNICATO STAMPA REFO
Le Chiese Protestanti italiane sono piccola
cosa in confronto all'elefante Chiesa Cattolica Romana eppure ancora
una volta si schierano in difesa della pluralità e della laicità dello
Stato e dei diritti di tutte e di tutti. Vi invio una dichiarazione del
pastore Eugenio Bernardini, vicemoderatore della Tavola Valdese, sulla
posizione che tali chiese hanno a riguardo ai PACS, la notizia è stata
data dall'agenzia NEV-notizie evangeliche ma come al solito, nel clima
di "pluralismo" che regna in Italia, la stampa non ha dato la minima
rilevanza alla cosa. Le chiese valdesi, metodiste e battiste italiane
in questi anni hanno afffrontato il tema delle benedizioni di unione di
coppia ( il matrimonio è, per noi protestanti, non è un sacramento) ed
un gruppo di lavoro ha elaborato un documento sul tema che è ora
all'esame delle chiese locali in vista di una assemblea - sinodo che
si terrà nell'agosto 2007 ed in cui verrà discusso e speriamo
approvato. Il documento del gruppo di lavoro sull'omosessualità ed
altri materiali sulle chiese protestanti in Italia e il tema
dell'omosessualità sono consultabili sul sito della R.E.F.O. - Rete
Evangelica Fede e Omosessualità : www.refo.it. per la REFO il
coordinatore della segreteria Giorgio Rainelli
APPELLO PER LA
LIBERAZIONE DEI "CUBAN FIVE"
DALLE CARCERI USA
ABBIAMO BISOGNO DI AIUTO
PER LIBERARE I "CUBAN FIVE"
SOLIDARIETA' ARCOBALENO PER I "CUBAN FIVE"
Con altri attivisti lesbiche, gay, bisessuali e transessuali che
lavoriamo con il Comitato di New York per la Liberazione dei Cuban Five
vi invitiamo a firmare al più presto l'appello riportato qui sotto e a
farlo circolare il più possibile. I Cuban Five sono prigionieri
politici detenuti dal governo degli Stati Uniti per il "crimine" di
aver cercato di impedire attacchi terroristici contro Cuba provenienti
dal suolo statunitense. Recentemente i tribunali degli Stati Uniti
hanno respinto la richiesta di riaprire il processo. Con quest'appello
speriamo di risuscitare l'indignazione contro la persecuzione e
l'incarcerazione che continuano di questi prigionieri politici. Come ha
detto Alice Walker, "Quella dei Cuban Five è una storia di coraggio,
grande sacrificio e amore. È una storia per le generazioni. Il modo in
cui i cinque sono stati trattati è vergognoso; il silenzio sui loro
maltrattamenti lo è ancora di più. Dove sono le persone di coraggio
pronte ad opporsi alla tortura dei prigionieri? (da: Lettere di
speranza e amore: la Storia dei Cuban Five). Nelle ore successive all'
appello dell'Arcobaleno della Solidarietà a sostegno dei Cuba Five,
hanno firmato subito e con entusiasmo centinaia di persone e
organizzazioni che combattono l'oppressione basata su sessualità,
espressioni di genere e sesso. Si aggiungono inoltre a questo appello
persone di coscienza provenienti da tutti gli Stati Uniti e da tutto
il mondo, di ogni nazionalità, età, sesso, genere e sessualità. Stiamo
costruendo insieme, con spirito di vera unione, un Arcobaleno della
Solidarietà per i Cuban Five che sta facendo il giro del mondo. Ora
dobbiamo raggiungere altre centinaia di migliaia di persone per premere
sugli Stati Uniti e far liberare i Five. Quando tanti avranno firmato,
invieremo quest'appello per un nuovo processo e per la libertà dei 5
all' Attorney General (Ministro della Giustizia) degli Stati Uniti. Vi
preghiamo di andare a firmare sul sito web: http://www.freethefiveny.
org/rainboweng.htm. Attualmente questa introduzione e l'appello sono
inseriti al sito web in spagnolo, inglese, cinese semplificato e
tradizionale, farsi (persiano), portoghese, italiano, francese e
tedesco. Si stanno facendo le traduzioni anche in molte altre lingue.
Al sito web si può leggere l'elenco crescente e impressionante di
firmatari. Se potete aiutarci a tradurre questa introduzione e
l'appello, e/o se avete altre idee per far circolare il più possibile
questo appello, vi prego di contattarci a:
rainbowsolidarity4cuban5@gmail.com
Abbiamo messo online l'introduzione
e l'appello, nel formato PDF delle varie lingue e scaricabili per una
distribuzione di massa. Per chi volesse ulteriori dettagli sul caso dei
Cuban 5, visitate i siti: <http://freethefiveny.org> oppure <http:
//freethefive.org>. Lavorando insieme possiamo aiutare a liberare i
Cuban Five! Cuban Five Liberi! Leslie Feinberg
FIRMATE L¹ APPELLO CHE
SEGUE: UN ARCOBALENO DI SOLIDARIETA' PER I CUBAN FIVE - Noi che
sottoscriviamo questo appello chiediamo un nuovo processo per liberare
i Cuban 5: Ramón Labañino, Fernando González, René Gonzáles, Antonio
Guerrero e Gerardo Hernández. I cinque sono stati imprigionati per aver
tentato di impedire attacchi terroristici. Erano in questo paese per
tentare di monitorare e impedire attentati terroristici contro Cuba da
parte di mercenari sostenuti dalla CIA, addestrati e con basi operative
negli Stati Uniti. Questo in netto contrasto con le centinaia di
miliardi di dollari delle nostre tasse che Washington butta nella sua
ipocrita "guerra al terrorismo". I cinque sono stati condannati l'8
giugno 2001, con varie accuse tra cui "spionaggio mirato alla
cospirazione", ma di questo spionaggio non esistono prove. Il processo
si è tenuto a Miami, rinomato bastione di cubani di destra. Il processo
dei cinque è stato al centro di tale pressione politica e così ingiusto
che, nell'agosto del 2005, una commissione composta di tre giudici del
11° distretto della Corte di Appello di Atlanta ha descritto una
situazione burrascosa ("perfect storm") di condizioni tale da rendere
impossibile un processo equo. Ciò nonostante la richiesta di un nuovo
processo è stata in seguito negata. Nei primi mesi del 2005 il Gruppo
di Lavoro sulla Detenzione Arbitraria della Commissione per i Diritti
Umani delle Nazioni Unite ha deliberato che la detenzione dei cinque
prigionieri politici negli Stati Uniti viola la Convenzione
Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Nonostante il supporto
crescente negli Stati Uniti e in tutto il mondo, i cinque rimangono
imprigionati in remoti penitenziari di massima sicurezza negli Stati
Uniti, scontando sentenze che vanno dai 15 anni a due doppie sentenze
di ergastolo. Il popolo cubano ha diritto all'autodeterminazione e alla
propria sovranità. Gli Stati Uniti devono smettere di colpire Cuba
attraverso l'embargo economico e attacchi armati, sovvenzionati e
organizzati dalla CIA e messi in atto da eserciti di mercenari
'contras' che operano sul suolo statunitense. Queste sono azioni di
guerra illegali! Facciamo appello per un nuovo processo e per la
libertà dei Cuban 5! Inviate adesioni a transgenderwarrior@gmail.com
ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL LIBERO PENSIERO
"GIORDANO BRUNO"
aderente
all'Union Mondiale des Libres Penseurs e all'International Humanist and
Ethical Union Presidenza nazionale: avv. Bruno Segre, Via della
Consolata,11 -10122 Torino Telefax: 0115212000 - e.mail: linc@marte.
aerre.it www.liberopensiero.20m.com
www.periodicoliberopensiero.it -
invita - sabato 17 febbraio 2007 - ore16.30 a Piazza Campo dei Fiori
- NEL NOME DI GIORDAN O BRUNO - Libertà ed autodeterminazione: valori
laici. Deposizione corone e discorsi commemorativi del delegato del
Sindaco di Roma e del Presidente dell'Associazione Nazionale del
Libero Pensiero "Giordano Bruno", avv. Bruno Segre. Interventi di:
Maria Mantello, Giulio Giorello, Federico Coen, Nuccio Ordine, letture
bruniane a cura di Marialivia Franceschini , Fabiola Perna, Camilla
Scrugli, Carlotta Spizzichino, Arianna Zapelloni Pavia, performance art
di Maria Teresa Lubrano, Alessandra De Angelis e Giulio Mollica,
partecipazione artistica: Pietro Bontempo e Salvatore Gioncardi
poetessa Mara de Mercurio Centro Studi Enrico Maria Salerno
Silvio Fiorelli e Ass. Culturale 321 JAGAD - Artisti & lavoratori dello
spettacolo. Intermezzi per voce, chitarra ed armonica di Geovani
Ciconte e Filippo Bizzaglia, presenta: Antonella Cristofaro. Per
informazioni: 3297481111; liberopensiero.giordanobruno@fastwebnet.it
COMUNICATO STAMPA EVALUNA
EVALUNA, PIAZZA BELLINI,72 – NAPOLI VENERDI
9 FEBBRAIO 2007, ORE 17.30 PRESENTAZIONE DEL RACCONTO "Voci …." di
Agostino Crivo - IL RACCONTO NASCE DA UN'IDEA DI UN UTENTE DEL
DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE ASL NAPOLI 4 , OSPITE DELLA SIR "CASA
LUNA", CHE HA TROVATO ALL'INTERNO DEL PROGETTO "CAFFE' INTERNET", LA
POSSIBILITA' DI SEGUIRE UN CORSO DI ALFABETIZZAZIONE INFORMATICA E DARE
VOCE ALLE SUE VOCI TRAMITE IL COMPUTER. INTERVENTI: dr. CIRO PAUDICE
direttore DSM ASL NA 4 dr.ssa CARLA BOCCIA referente del progetto dr.
ssa LUISA AMMENDOLA responsabile SIR "CASA LUNA" dr.ANTONIO SALVATI
responsabile gestione e controllo SIR AGOSTINO CRIVIO autore di
"VOCI..." - ". .. Lì nel confessionale l'uomo disse a Marco che le
voci non erano nient'altro che spiriti. Voci di spiriti della montagna,
che si erano rivolti al giovane perché aveva il sangue magnetico.
Queste entità gli disse il prete,lo avevano scelto come capo,anche se
la cosa non era spiegabile,poiché poco si conosceva degli spiriti
della montagna. Aggiunse che ogni tanto nel corso della giornata doveva
abbeverarli con l'acqua, ..." "...Sentiva delle voci da molto tempo,
per lui erano le voci di Dio e del Maligno. Non dormiva la notte; la
paura si era impossessata di lui, cose strane avvenivano nella sua
mente... " EVALUNA LIBRERIA - PIAZZA BELLINI 72 NAPOLI -081292372 -
www.evaluna.it - libreriadelledonne@evaluna.it
COMUNICAZIONE RADIO POPOLARE
L'Altro Martedì la trasmissione di cultura ed
informazione omosessuale di Radio Popolare condotta da Eleonora
Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu Martedì 6 febbraio dalle ore
22.40 alle ore 23.30 intervista Maria Luisa Boccia Senatrice di
Rifondazione Comunista presentatrice di una legge sulle Unioni Civili e
di Mutuo Aiuto e presenta Tutto su Howard Cruse Padre del fumetto gay
americano fondatore della rivista Gay Comix e creatore del mitico
personaggio "Toland " a cura di Massimo Basili . email:
omomail@radiopopolare.it - Radio Popolare FM 107.600 streaming su www.
radiopopolare.it - satellite Eutelsat Hot Bird 13° Est, Frequenza
12.111 MHz, Polarizzazione verticale.
COMUNICAZIONE AXTEISMO PRESS
Resoconto udienza del 30.1.2007 dinanzi al GUP del Tribunale del
L'Aquila
Crocifisso, menorà ebraica e dintorni
Luigi Tosti - Questo il
breve resoconto dell'udienza che si è tenuta martedì, 30 gennaio,
dinanzi al GUP dell'Aquila, al quale avevo prospettato -con una memoria
che è pubblicata sul sito- l'esigenza di sollevare un conflitto di
attribuzione nei confronti del Ministro di Giustizia che si ostina a
non rimuovere i crocifissi dalle aule: l'imposizione del crocifisso,
infatti, lede i diritti di libertà religiosa e di eguaglianza degli
"imputati", nonché il loro diritto di essere giudicati da giudici
"visibilmente imparziali", cioè non assoggettati a crocifissi che
valgono a connotare di cristianità l'esercizio delle loro funzioni
giurisdizionali. Ebbene, il GUP dott. Cappa ha respinto questa mia
istanza, senza minimamente motivare "perché" dissentiva dalle pronunce
della Cassazione e del Consiglio Superiore della Magistratura, che
hanno condiviso la mia tesi. Il Gup si è infatti limitato ad affermare,
in modo apodittico, che "non sussistono le condizioni e i presupposti
per sollevare il conflitto di attribuzioni, per la considerazione che
si ritiene del tutto insussistente ogni lesione delle prerogative per
il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali in questa sede e
nel corso del presente procedimento". Con questa immotivata decisione
sono state eluse e glissate le decine e decine di pagine di
motivazione, scritte dai Giudici della Cassazione da quelli del CSM,
con le quali si è affermato l'esatto contrario. A nulla è valso che io
abbia prodotto al GUP l'ordinanza del CSM che ha così affermato: "Alla
luce dei rilievi ora svolti appare convincente la tesi dell'incolpato
(cioè: Tosti Luigi, n.d.r.) secondo la quale l'esposizione del
crocifisso nelle aule di giustizia, in funzione solenne di "ammonimento
di verità e giustizia", costituisce un'utilizzazione di un simbolo
religioso come mezzo per il perseguimento di finalità dello Stato. Del
pari persuasiva sembra l'affermazione che l'indicazione di un
fondamento religioso dei doveri di verità e giustizia, ai quali i
cittadini sono tenuti, può provocare nei non credenti "turbamenti, casi
di coscienza, conflitti di lealtà tra doveri del cittadino e fedeltà
alle proprie convinzioni" e pertanto può ledere la libertà di coscienza
e di religione."L'aspetto più grave del comportamento del GUP è che
egli è venuto meno all'obbligo di motivare il "suo" dissenso rispetto
alle decisioni della Cassazione e del CSM, organo di autogoverno dei
Giudici, che avevano affermato l'esatto contrario. Se si considera,
infatti, che la Cassazione ha il compito, istituzionale, di
interpretare le leggi, non si può giustificare che un semplice giudice
di merito possa disapplicare le sentenze della Cassazione senza fornire
le motivazioni del "perché", a suo giudizio, la Cassazione avrebbe
"sbagliato". Posso con coscienza affermare che nell'esercizio della mia
professione di magistrato non mi sono mai permesso di disapplicare
deliberatamente la giurisprudenza della Cassazione, senza fornire alle
parti le ragioni del mio dissenso: i cittadini, infatti, fanno
affidamento sulla giurisprudenza della Cassazione e, quindi, hanno il
diritto di sapere "perché" un semplice giudice di merito applica la
legge in modo difforme da quanto stabilito dalla Cassazione. La
"certezza" del diritto consiste proprio in questo. Il GUP ha tra
l'altro affermato che la mia "questione era irrilevante....atteso che
nell'aula GUP...non è appeso alcun crocifisso" e che, infine, "la
circolare del ministro Rocco non ha valore normativo, ma si concretizza
in un mero precetto di natura organizzativa, che non ha alcun potere
vincolante". Anche queste affermazioni sono in aperto contrasto con
quanto stabilito dalla Cassazione in due sentenze, da me segnalate al
GUP, che hanno affermato che l'occasionale assenza del crocifisso in
un'aula non ha alcun rilievo ai fini dell'esercizio del diritto di
libertà di coscienza e che la circolare del Ministro di Giustizia ha
efficacia normativa e non può essere disapplicata da nessun giudice.
Amaramente concludendo, è perfettamente inutile che la Cassazione e il
CSM abbiano sentenziato che la circolare del ministro Rocco è
illegittima e che la presenza dei crocifissi nelle aule di giustizia
sia altrettanto illegale: i giudici di merito, infatti, seguitano a
disaplicare queste sentenze. Il GUP ha comunque disposto il mio rinvio
a giudizio per l'udienza del 19 ottobre prossimo. Il che significa che,
mentre il primo processo è stato sbrigato nel tempo record di appena
due mesi, per questa coda di processo, che poteva essere sbrigata in
due settimane, siamo già arrivati a ben due anni di pendenza. Il
sospetto di una strategia di sfiancamento è più che legittimo, dal
momento che alcune circolari del CSM impongono la celere celebrazione
dei processi a carico del magistrati. Ringrazio tutti coloro che si
sono sobbarcati i disagi e le spese del viaggio all'Aquila per
sostenere questa comune battaglia di civiltà e.......alla prossima
puntata! Luigi Tosti: tosti.luigi@alice.it - mobile 3384130312 - tel.
0541789323 - via Bastioni Orientali 38 - 47900 Rimini
MEMORIA
DIFENSIVA - 17 GENNAIO 2007 - Al Sostituto Procuratore Generale presso
la Corte di Cassazione Dott. MARTUSCIELLO Vittorio Piazza Cavour 00193
Roma Oggetto: Interrogatorio dell' 1.2.2007: memoria difensiva nel
procedimento disciplinare n. 14.753/37/06 SD4A a carico di Tosti Luigi.
Egregio dott. Martusciello. La ringrazio per aver fissato con
sollecitudine l'udienza di mia audizione. Peraltro, dal momento che
l'incolpazione è imperniata su frasi estrapolate da una lettera, e dal
momento che le condizioni economiche non mi permettono di sobbarcarmi
ulteriori spese di viaggi e di difensori, che giammai mi verranno
rimborsate, le preannuncio che quasi sicuramente non mi presenterò per
l'udienza del 1° febbraio, ritenendo sufficiente addurre, a mia
discolpa, quanto segue L'accusa che mi viene mossa è la seguente: "per
avere, essendo tuttora sospeso dalle funzioni e dallo stipendio nel
quadro del procedimento disciplinare a suo carico n. 22/05/SD4A P.G.
Cass., gravemente mancato ai doveri, tenendo comportamento non corretto
nei confronti dei giudici del Tribunale di L'Aquila, precipuamente
esprimendosi, in taluni passaggi dell'esposto in data 5/09/2006, in
violazione dei criteri di equilibrio e di misura, in guisa da
compromettere la credibilità personale, il proprio prestigio e decoro,
nonché il prestigio dell'istituzione giudiziaria. Afferma, nel
dettaglio, tra l'altro, il dott. Tosti: "Ribadisco, poi, che nella mia
qualità di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici
partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici
appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità
nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule
giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di
parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione
connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di
colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è
diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome
di quel "loro" idolo. Ribadisco che non accetto di essere processato da
giudici che sono indotti a condannarmi per non correre il rischio, in
caso contrario, di essere sottoposti a procedimenti disciplinari da
parte del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte
delle più Alte cariche istituzionali, politiche e "religiose" dello
Stato Cattolico Italiano." Concludendo, poi, il predetto magistrato,
trasgredendo a dismisura i menzionati doveri di correttezza ed
equilibrio:"Complimenti alla "logica" ed all'impudenza. Credo proprio
che per chiudere "degnamente" i processi a mio carico in quel de
L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione dei Collegi
giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed all'Opus Dei:
sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina Provvidenza in
persona". Preliminarmente contesto che possa esservi una qualche
"pertinenza" ed un qualche "nesso" tra l'addebito che mi viene mosso e
la circostanza che esso sarebbe stato commesso "essendo io sospeso
dalle funzioni e dallo stipendio nel quadro del procedimento
disciplinare a suo carico n. 22/05/SD4A P.G.". Mi chiedo se nell'ottica
dell'incolpante si tratti di un'aggravante: e gradirei chiarimenti sul
punto. Secondariamente rilevo che la mia lettera del 5 settembre 2006
non è un "esposto", ma una "richiesta", quale PRIVATO CITTADINO, di
rimozione del simbolo cattolico da tutte le aule giudiziarie italiane,
nonchè di accesso agli atti relativi ad un precedente esposto" che ho
indirizzato al Ministro di Giustizia Castelli. Questa mia
puntualizzazione non ha intenti cavillosi, ma serve per evidenziare la
la superficialità con la quale la mia "richiesta" è stata letta e gli
intenti puramente ritorsivi che sono scaturiti dalla sua lettura. Non
si giustificano, altrimenti, la non curanza nei confronti delle mie
istanze di cittadino -non ho infatti ricevuto alcuna risposta in merito
alle mie istanze- e che la mia lettera, per contro, sia stata
utilizzata al solo scopo di congetturare cervellotiche accuse
disciplinari, dopo averla sottoposta alla meticolosa e mirata analisi
degli ispettori. Chiusa questa premessa, respingo nel modo più
categorico l'accusa di aver tenuto un comportamento non corretto nei
confronti dei "giudici del tribunale dell'Aquila" attraverso le due
frasi che sono state estrapolate dalla lettera del 5.9.2006. In realtà
è ben evidente -e l'ho già denunciato nello scritto precedentemente
indirizzatole- che questa incolpazione scaturisce dalla circostanza che
il Ministro di Giustizia On.le Clemente Mastella, cattolico, compulsato
dall' On.le Francesco Storace, anch'egli cattolico, non ha
verosimilmente gradito che io abbia preso le difese del Giudice
dell'Aquila dott. Mario Montanaro, che è stato vittima di un ingiusto
linciaggio anche da parte di Alte istituzioni statali, per aver osato
rispettare la Costituzione italiana e i diritti costituzionali di
eguaglianza e di libertà religiosa di un cittadino "musulmano".
Evidentemente, il Ministro di Giustizia e l'On.le Francesco Storace non
hanno gradito che io abbia riportato, fedelmente, le gravi, gratuite ed
offensive dichiarazioni della Chiesa, di numerosi politici italiani e
di personaggi istituzionali con le quali si è ignobilmente bistrattata
la dignità e la professionalità del Giudice de L'Aquila dott. Mario
Montanaro, la cui unica colpa, ribadisco, è quella di aver fatto
applicazione della Costituzione italiana e di aver accordato ad un
cittadino musulmano la stessa dignità e gli stessi diritti che lo
Dittatura Fascista, allora, e lo Stato democratico, oggi, accordano ai
cattolici. Denuncio, pertanto, la palese persecutorietà del presente
procedimento disciplinare, che appare strutturato sul sistema,
pluricollaudato, dell'estrapolazione gratuita delle frasi e della
censura della libertà di pensiero e di critica, approfittando della
circostanza che qualsiasi magistrato può essere accusato, grazie alla
assoluta indeterminatezza dell'art. 18 della legge sulle guarentigie,
anche di comportamenti riferibili alla SFERA PRIVATA, ivi incluso
l'esercizio di diritti costituzionali e di diritti inviolabili che,
sino a prova contraria, competono "anche" ai magistrati. Estremamente
significativa è la circostanza che, non potendo io essere attaccato
sotto il profilo della professionalità e dell'onestà (non sono né un
corrotto né un incapace), si sia cavalcata l'onda del supposto difetto
dei "criteri di equilibrio e di misura" e delle FALSE (ribadisco:
FALSE) accuse di "OFFESE" alla categoria dei Magistrati, recentemente
utilizzate in sede di formulazione di un parere negativo per la mia
progressione economica. Estremamente significativa è la circostanza che
la "tecnica" dell'estrapolare frasi scritte in lettere PRIVATE, che poi
vengono connotate di "sconvenienza", sia stata già utilizzata -ai miei
danni- dai SOLI Ministri di Giustizia (GIAMMAI DALLA PROCURA GENERALE
DELLA CASSAZIONE), nell'ambito di uno stillicidio persecutorio che si è
protratto, per almeno sette anni, per aver io osato denunciare FATTI
ASSOLUTAMENTE VERI, cioè abusi e falsità perpetrate da inquirenti
nell'ambito di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Estremamente
significativa è la circostanza che il Primo Procuratore Generale presso
la Corte di Cassazione dott. Zucconi Galli Fonseca, oggi in pensione,
mi abbia fatto sapere a suo tempo, per il tramite dell'Avv. Corrado
Zucconi Galli Fonseca, che era meglio che stessi tranquillo perché al
Ministero di Giustizia c'era qualcuno che non mi voleva particolarmente
bene. Estremamente significativa è la circostanza che un ispettore del
Ministero di Grazia e Giustizia, parlando con sollievo della sua
decisione di andare in pensione, abbia esternato a me e a mia moglie,
Protti Emilia, la sua nausea per le modalità, mirate a colpire
personaggi-bersaglio già individuati, con le quali venivano disposte
certe ispezioni in alcuni uffici giudiziari. In pratica: caro
ispettore, vai a fare un'ispezione al Tribunale di Canicattì: lì c'è il
dipendente "Rossi", vedi di trovare qualcosa a suo carico. Chiusa
questa premessa, passo alla disamina, separata, delle due frasi che
sono state estrapolate da una lettera PRIVATA e che si asseriscono
offensive e denigratorie dei giudici del Tribunale dell'Aquila. PRIMA
FRASE INCRIMINATA: "Ribadisco, poi, che nella mia qualità di imputato
mi rifiuto di farmi processare da giudici partigiani che si
identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro
testa, e non nei simboli neutrali dell'unità nazionale che, guarda
caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane:
tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che
cioè accettano di far parte di un'Amministrazione connotata di
cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o
di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente
opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel "loro"
idolo. Ribadisco che non accetto di essere processato da giudici che
sono indotti a condannarmi per non correre il rischio, in caso
contrario, di essere sottoposti a procedimenti disciplinari da parte
del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte delle
più Alte cariche istituzionali, politiche e "religiose" dello Stato
Cattolico Italiano." Innanzitutto respingo -siccome assolutamente
gratuita ed infondata- l'accusa che io abbia "offeso" (??) i "giudici
dell'Aquila" (??) perché, nella mia qualità di IMPUTATO -e non di
giudice- ho chiesto nella mia lettera del 5 settembre scorso al
Ministro di Giustizia Mastella -così come peraltro avevo più volte
chiesto al precedente Ministro Castelli- di rimuovere i crocifissi da
tutte le aule di giustizia italiane (e non dal solo tribunale
dell'Aquila!!) perché, altrimenti, mi sarei rifiutato "di farmi
processare (id est: di comparire e presenziare all'udienza) da giudici
partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici
appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità
nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule
giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di
parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione
connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di
colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è
diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome
di quel "loro" idolo". Sottolineo, innanzitutto, che questa mia frase
descrive la VERITA' della situazione delle aule dei Tribunali italiani
e rispetta, inoltre, i requisiti della pertinenza e della continenza:
quindi essa è priva di qualsiasi valenza "diffamatoria". Essa è stata
poi espressa e formulata nell'ambito dell'esercizio del mio diritto di
difesa, riconosciutomi sia a livello costituzionale (art. 24) che
nell'ambito della Convenzione per la salvaguardia dei diritti del'uono
(art. 6 L. 848/1955), senza che sussista alcuna deroga di legge che
limiti questo mio diritto fondamentale, ex art. 15 L. n. 848/1955. E,
in effetti, la mia richiesta di rimozione dei crocifissi mirava e mira,
come ho ampiamente e diffusamente argomentato nella memoria difensiva
che ho poi indirizzato al GUP dell'Aquila ed alla S.V. (e che
indirizzerò alla Corte di Appello), a precostituire la prova
documentale del rifiuto di rimozione dei crocifissi da parte
dell'attuale Ministro di Giustizia: presupposto, questo, necessario ai
fini del caldeggiato conflitto di attribuzione. Come la S.V. ha potuto
infatti constatare, io ho esposto, nella memoria che ho indirizzato al
GUP e a Lei per conoscenza, le motivazioni giuridiche per le quali,
intendendo io legittimamente rifiutarmi di presenziare all'udienza a
causa della presenza generalizzata dei crocifissi nelle aule di
giustizia italiane, il GUP dovrebbe sollevare un conflitto di
attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale. La richiesta di
rimozione dei crocifissi del 5.9.2006, pertanto, nient'altro è se non
la reiterazione, pedissequa, di altrettante identiche richieste che
avevo inoltrato al precedente Ministro di Giustizia On.le Roberto
Castelli che, guarda caso, giammai si è sognato di promuovere
procedimenti disciplinari. Ribadisco, poi, che la stessa identica frase
che mi viene "censurata" è stata da me usata, per ben due volte e nella
stessa identicissima formulazione, nella memoria difensiva che ho
inoltrato al GUP ed alla S.V., sicché logica e coerenza imporrebbero
che io venga nuovamente incolpato per aver ripetuto che "nella mia
qualità di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici
partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici
appesi sopra la loro testa....etc. etc.". Ma c'è di più. La frase che è
stata "censurata" è stata in realtà da me scritta in numerosi
precedenti atti (lettere, ricorsi, memorie, etc.), senza che alcuno
abbia avuto OVVIAMENTE nulla da ridire. Cito per ora questi brani, che
sono stati tratti dai seguenti 4 documenti: 1°) memoria per l'udienza
dibattimentale del 18.11.2005: A pag. 19 così mi esprimo: "mi è stato
imposto di esercitare le mie funzioni pubbliche e le mie attività
lavorative "in nome di un simbolo religioso nel quale non solo non si
identifico, ma dal quale mi sono dissociato apertamente per tutte le
gravissime implicazioni di criminalità, di genocidio, di intolleranza,
di torture, di assassini, di razzismo, di schiavismo, di superstizione,
di abuso della credulità popolare, di oscurantismo e di prevaricazione
dei diritti umani e politici dei cittadini legati alla nefasta storia
della Chiesa cattolica Romana"; mi è stata imposta l'osservanza della
circolare fascista del 1926, cioè la "venerazione e il solenne
ammonimento di verità e giustizia" del "crocifisso", presente in aula
ed incombente sulla mia testa, in totale spregio della mia avversione
religiosa nei confronti di qualsiasi forma di assurda, inconcepibile ed
anacronistica "idolatria"; A pag. 33: "Il crocifisso e il suo valore
simbolico. La legge dispone che gli unici simboli nazionali che debbono
essere esposti nei locali pubblici sono la "bandiera tricolore" e l'
"effige del Presidente della Repubblica". La ratio evidente
dell'esposizione dei simboli nazionali nei luoghi pubblici -ove i
poteri pubblici esercitano, pubblicamente, funzioni pubbliche- è quella
di evocare e trasmettere, appunto in forma simbolica, un messaggio
solenne di questo tenore: "in questo luogo istituzionale la funzione
pubblica è esercitata dal pubblico funzionario, nei confronti dei
cittadini italiani, in nome del popolo italiano, il quale popolo si
identifica, appunto, nella sua bandiera e nel ritratto del suo Capo
supremo, il Presidente della Repubblica. Esporre, pertanto, nei luoghi
pubblici i "crocifissi" -cioè i simboli religiosi "partigiani" che
identificano solo i cattolici- significa, necessariamente, evocare,
affermare e trasmettere quest'altro messaggio solenne: "in questi
luoghi pubblici i pubblici funzionari esercitano i loro poteri
pubblici, nei confronti di tutti i cittadini italiani (anche) in nome
del Dio dei cattolici". Questo valore evocativo del messaggio può
legittimamente risultare intollerabile, sia per i cittadini non
cattolici che lo subiscono sia per i funzionari non cattolici che sono
costretti a trasmetterlo: infatti, l'esercizio delle pubbliche potestà
deve essere, in uno Stato non confessionale, del tutto neutro ed
imparziale. L'intollerabilità ideologica di "questo" messaggio, evocato
dal crocifisso, può essere parificata a quella che sarebbe evocata
dall'esposizione, nei luoghi pubblici, di qualsiasi altro simbolo
"partigiano". Si ipotizzi, ad esempio, il caso estremo della "croce"
uncinata nazista e ci si interroghi, poi, se non sarebbe lecito che
"coloro che non si identificano in quel simbolo" ne possano chiedere a
buon diritto la rimozione e, in caso contrario, possano rifiutarsi di
partecipare agli atti pubblici compiuti in suo nome."; 2°) Atto di
appello del 27.1.2006: A pag. 6 così mi esprimo: "con riferimento alla
mia veste di "imputato" ho dedotto che l'amministrazione della
"giustizia" da parte di giudici organizzati in modo "partigiano" -che
cioè esercitano le funzioni giurisdizionali identificandosi in modo
plateale nel crocefisso cattolico appeso sopra la loro testa come
"simbolo venerato, ammonimento di verità e giustizia" (tra l'altro
proprio in relazione a fatti collegati all'imposizione del crocifisso
nel luogo di lavoro)- viola il principio di laicità dello Stato e,
quindi, il mio diritto ad essere giudicato da strutture giudiziarie
imparziali ed indipendenti"; A pag. 37: "io non accetto, nella mia
qualità di magistrato, di subire la lesione delle mie prerogative
costituzionali di imparzialità, di neutralità e di indipendenza a causa
dell'imposizione, da parte del Ministro di Giustizia, di un simbolo
religioso partigiano, che cioè non identifica affatto lo Stato italiano
e l'unità nazionale: ho prestato giuramento alla Costituzione
Repubblicana -e non al Pontefice- e non intendo pertanto calpestarla
né, tantomeno, intendo subire la limitazione della mia prerogativa di
indipendenza o la violazione del principio supremo della laicità dello
Stato, soggiogandomi supinamente all'imposizione coattiva del
crocifisso da parte del Ministro di Giustizia"; A pag. 40: "Il
crocefisso che mi viene imposto come "simbolo venerato, solenne
ammonimento di verità e giustizia", non può essere parificato al
crocifisso che qualsiasi frequentatore delle aule può legittimamente
portare al collo, ma è il crocefisso che fa parte integrante della
struttura pubblica e che serve per connotare le mie funzioni
giurisdizionali, agli occhi del pubblico e di tutti gli operatori
giudiziari (avvocati, imputati, testimoni etc.), di cristianità: sicché
io appaio ai loro occhi come colui che sta amministrando la giustizia,
oltre che in nome del popolo italiano, anche in nome del crocifisso"; A
pag. 42: "io non tengo a casa mia i crocifissi e detesto qualsiasi
forma di idolatria: esigo dunque di non essere costretto dal mio datore
di lavoro a subire l'imposizione del crocifisso nel luogo di lavoro,
peraltro pubblico, anche perché detesto il crocifisso per tutti i
gravissimi misfatti che sono stati perpetrati, in suo nome, dalla
Chiesa Cattolica e dai cristiani in millenni di storia; io non tollero
di dovermi ideologicamente identificare nel Dio dei cattolici, che mi
viene imposto al di sopra della mia testa quale "solenne ammonimento di
verità e di giustizia". 3°) Lettera al Ministro di Giustizia Castelli
1.5.05: Così mi esprimo a pag. 10: "Esporre, pertanto, nei luoghi
pubblici i "crocifissi" -cioè i simboli religiosi "partigiani" che
identificano solo i cattolici, significa, concretamente, evocare,
affermare e trasmettere quest'altro messaggio solenne: "in questi
luoghi pubblici i pubblici funzionari esercitano i loro poteri
pubblici, nei confronti di tutti i cittadini italiani (cattolici e non
cattolici), in nome del Dio dei cattolici". Questo valore evocativo del
messaggio è intollerabile, sia per i cittadini non cattolici che lo
subiscono sia per i funzionari non cattolici che sono costretti a
trasmetterlo: infatti, l'esercizio delle pubbliche potestà deve essere,
in uno Stato non confessionale, neutro ed imparziale. L'intollerabilità
ideologica di "questo" messaggio evocato dal crocifisso può essere
parificata a quella che sarebbe evocata dall'esposizione, nei luoghi
pubblici, di qualsiasi altro simbolo "partigiano" (si ipotizzi il caso
estremo della "croce" uncinata nazista)"; A pag. 16: "dal momento che
ho giurato fedeltà alla Repubblica Italiana ed al Popolo Italiano -e
non al Papa, cioè ad un Monarca di uno Stato straniero- non intendo più
esercitare le mie funzioni e le mie mansioni sotto l'incombenza di un
idolo cattolico e in nome di un Dio nel quale non mi identifico
minimamente: i simboli ai quali ho prestato giuramento di fedeltà sono
la bandiera tricolore e l'effige del Presidente della Repubblica. Solo
in questi mi identifico e solo in nome di questi intendo svolgere le
mie pubbliche funzioni. Ribadisco, peraltro, che a casa mia non
espongo, non tengo, non venero e non adoro alcun idolo cattolico.
Pretendo, pertanto, di non essere costretto, nel luogo di lavoro e
nell'esercizio di pubbliche funzioni, a soggiacere all'imposizione di
crocifissi, di madonne, di santi o di reliquie "miracolose". E allora?
Perché mai -mi chiedo e chiedo- il Ministro Mastella e l'On.le Storace
si sarebbero infiammati e "indignati" per questa mia frase e per questo
mio pensiero, che avevo già esposto in numerosi altri scritti? Quale
cervellotica valenza "diffamatoria" si è voluta cogliere in questa
frase, che è stata scritta in numerose altre lettere ed atti
defensionali, con i quali non ho fatto altro che ribadire quello che la
Corte di Cassazione e, oggi, anche lo stesso CSM hanno sentenziato: e
cioè che il crocifisso, quale simbolo "partigiano" -e cioè " di parte"-
pregiudica la neutralità e l'imparzialità dei luoghi dove la Giustizia
è amministrata e, quindi, lede il principio supremo di laicità dello
Stato che si sostanzia, appunto, nella neutralità, imparzialità ed
equidistanza dei funzionari e, a maggior ragione, dei giudici? In
attesa di avere risposte, ovviamente scritte, ricordo che i crocefissi
non sono oggetti di arredamento ma simboli religiosi che valgono ad
identificare una sola religione: quindi i giudici che giudicano sotto
l'incombenza dei crocifissi, imposti dal Ministro di Giustizia, si
identificano necessariamente in quel simbolo partigiano, così come si
identificherebbero nell'ideologia "partigiana" del nazismo o del
comunismo, nell'ipotesi in cui il Ministro imponesse loro la svastica o
la falce ed il martello. E' quindi nient'altro che una constatazione
banale il fatto che l'imposizione, da parte del Ministro di Giustizia,
dei crocifissi ai giudici ha l'effetto di renderli "partigiani" perché -
come ho chiaramente detto in termini esplicitissimi- questo fa sì che i
giudici finiscano per identificarsi in questi simboli partigiani,
appesi sopra la loro testa. Non accetto, dunque, che questa mia frase e
questo mio pensiero -che sono stati scritti e ribaditi in numerosissimi
altri atti difensivi- vengano capziosamente utilizzati dall'On.le
Storace e dal Ministro Mastella per asserire che essi suonano offensivi
nei confronti dei "giudici del tribunale dell'Aquila". In realtà è di
un'evidenza a dir poco lapalissiana che la frase si riferisce,
innanzitutto, a tutti i giudici italiani, ME INCLUSO -e cioè all'intera
amministrazione della Giustizia- e non ai "soli" giudici dell'Aquila:
prova ne è che la stessa identica questione preliminare avrei
prospettato -e prospetterei- se dovessi subire processi in altri uffici
giudiziari italiani. Sottolineo ancora la circostanza che ANCHE IO,
nella mia qualità di giudice, ho lungamente accettato, anche se obtorto
collo, di identificarmi nei crocifissi impostimi dal Ministro di
Giustizia e, quindi, di esercitare le mie funzioni giurisdizionali in
modo "visibilmente" "partigiano": questo, almeno sino al 9 maggio del
2005, data in cui ho iniziato a rifiutarmi, per legittimo esercizio del
"diritto alla libertà di coscienza", di tenere le udienze a causa
dell'esposizione generalizzata dei crocifissi e del diniego di esporre
il mio simbolo religioso/culturale. Dunque, se qualcuno vuole
attribuire a questa frase una valenza diffamatoria nei confronti dei
giudici del Tribunale dell'Aquila, questo qualcuno non solo dovrà
spiegare "perché" essa sia "offensiva" (peraltro dei soli giudici
dell'Aquila!) ma dovrà anche giustificare "perché" essa non suoni
offensiva anche nei miei stessi confronti, dal momento che anch'io,
sino al 9.5.2005, ho accettato di identificarmi platealmente nei
crocifissi appesi sopra la mia testa. Che poi io abbia opposto un
rifiuto per "libertà di coscienza", a partire dal 9 maggio 2005, è una
mia questione personale, dal momento che io ho ritenuto che fosse per
me doveroso esercitare il "diritto di libertà di coscienza" accordatomi
dall'art. 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell'Uomo: il che, tra l'altro, non esclude che altri magistrati
possano fare altrettanto, anche alla luce della recente decisione del
CSM. Mi corre anche l'obbligo di ricordare -visto che nessuno sembra
volerne tenere conto- che la Convenzione per la salvaguardia dei
diritti e delle libertà fondamentali dell'uomo (L. n. 848/1955) fu
"partorita", all'indomani della fine della seconda guerra mondiale,
proprio allo scopo di evitare che si ripetessero i crimini contro
l'umanità che erano stati perpetrati dai nazisti e dai fascisti. Fu
infatti per ovviare al ripetersi di simili atrocità che gli Stati
contraenti pattuirono che qualsiasi essere umano fosse titolare di
diritti individuali inviolabili e che, quindi, i singoli Stati
contraenti non potessero più "permettersi" di uccidere, torturare,
discriminare o violare o limitare i diritti fondamentali alla libertà
di religione, pensiero, comunicazione, associazione etc. etc. Ebbene,
l'art. 9 della Convenzione -che attribuisce a qualsiasi uomo il
"diritto di libertà di coscienza" (che nulla ha a che vedere con l
"obiezione di coscienza", che non è neppure un diritto!)- nient'altro è
se non la necessaria norma di chiusura che mira a rendere effettiva la
tutela di tutti i diritti inviolabili riconosciuti dalla Convenzione.
Ribadisco, infatti, che il "diritto di libertà di coscienza" -così come
poi giustamente recepito nella giurisprudenza della Corte
Costituzionale e della Cassazione- nient'altro è se non il "diritto di
rifiutarsi di obbedire" ad atti normativi degli Stati contraenti che
determinino, con nesso causale immediato e diretto, la lesione di
diritti inviolabili. Con questa norma, in altri termini, è stato
ripudiato l'opposto principio dell' "obbedir tacendo" e si è accolto,
invece, quello del "diritto di libertà di coscienza", cioè del diritto
di disobbedire ad atti normativi di qualsiasi genere (leggi,
regolamenti, circolari, ordini etc.) che determinino la lesione di
diritti inviolabili. Il che significa -dal punto di vista pratico- che
a qualsiasi uomo -e quindi (e soprattutto) ai funzionari che agiscono
in nome e per conto degli Stati contraenti- è data la facoltà di
disobbedire a leggi, atti amministrativi, circolari od ordini che li
costringerebbero a violare diritti fondamentali altrui o propri: e
questo per evitare che si ripetano le atrocità dell'ultimo conflitto
mondiale, quando accadde che personale militare e civile, costretto ad
"obbedire tacendo" a leggi, regolamenti, circolari o ordini dei Nazisti
e dei Fascisti, consumò efferati crimini contro l'umanità. E non è fuor
di luogo ricordare che anche la Magistratura italiana "obbedì",
"tacendo", alle leggi razziali, ai rastrellamenti degli ebrei e alla
loro deportazione, poi sfociata negli stermini. Pertanto, la
circostanza che solo io (almeno per quel che mi consta) mi sia
rifiutato di identificarmi nel simbolo "partigiano" del crocifisso,
cioè di calpestare il diritto fondamentale dei cittadini di essere
giudicati da giudici (visibilmente) "imparziali", non può essere
addotta a mio carico come circostanza infamante né, grottescamente,
come mia personale offesa contro non meglio identificati "giudici del
Tribunale di L'Aquila". Io ho in realtà agito rispettando la mia
"coscienza". Gli altri giudici, se vogliono, sono liberi di seguitare a
giudicare sotto l'incombenza dell'idolo cattolico, appeso sopra la loro
testa. Non sarò certo io a biasimarli, viste le conseguenze perniciose
che ho dovuto subire per il mio rifiuto. Concludendo, del tutto
infondata è l'accusa di aver diffamato i "giudici del Tribunale
dell'Aquila". Chiedo di conoscere, in ogni caso, le generalità esatte
dei "giudici" del tribunale dell'Aquila che, a giudizio dell''On.le
Storace e del Ministro Mastella, io avrei offeso. Mi chiedo: si tratta
forse al dott. Mario Montanaro? Non mi sembra proprio, dal momento che
ne ho preso le difese, definendolo giuridicamente preparato,
coraggioso, imparziale e indipendente, a dispetto della stragrande
maggioranza dei politici italiani, delle più Alte cariche istituzionali
dello Stato, del Papa, della Chiesa e degli stessi consiglieri laici
della Casa della Libertà del CSM, che hanno invece bersagliato questo
magistrato con critiche diffamatorie, denigratorie, virulente e,
soprattutto, avventate e prive di un supporto critico conferente.
L'incongruità dell'accusa che mi viene mossa balza ancor più evidente
se si raffronta questa frase col brano che la precede. Così, in
effetti, mi sono espresso subito prima: "Ribadisco che nella mia
qualità di magistrato mi rifiuto di violare il mio obbligo giuridico di
essere e di apparire imparziale, perché ritengo di dover rispettare sia
il comma 2° dell'art. 111 della Costituzione che l'art. 6, 1° comma,
della Convenzione sui diritti dell'Uomo e, pertanto, mi rifiuto di
calpestare il diritto dei cittadini non cattolici e dei cittadini non
credenti di essere giudicati da giudici "visibilmente imparziali".
Appare dunque evidente che io sono partito dalla circostanza -affermata
dalla Cassazione e dallo stesso CSM- che un giudice che giudica sotto
l'incombenza di un crocifisso è un giudice "visibilmente parziale": da
tale circostanza ho tratto la necessità di rifiutarmi di giudicare i
cittadini in modo "visibilmente parziale". "Stranamente", questa mia
frase, pur facendo anch'essa riferimento ad un "giudice parziale", non
è stata censurata dagli On.li Storace e Mastella. E allora mi chiedo:
perché dovrebbe essere "censurato" come diffamatorio nei confronti dei
giudici dell'Aquila (?!) il proposito, che ho formulato nella frase
immediatamente successiva, che "nelle mie vesti di "imputato" mi
rifiutavo di farmi processare da giudici "partigiani", che cioè a causa
dell'ostensione del crocifisso sopra la loro testa erano "visibilmente
parziali"? Questa contraddizione degli incolpanti Storace e Mastella è
a dir poco grottesca. Quel che è grave, però, è che questa palese
contraddizione tradisce quello che ho sopra denunciato: e cioè l'uso
strumentale e deviato della potestà disciplinare del Ministro di
Giustizia per finalità persecutorie. Ma c'è molto di più: non posso
infatti giustificare che io venga accusato dall'On.le Storace di
comportamenti offensivi nei confronti dei magistrati che, semmai,
debbono essere attribuiti a lui. Mastella gli aveva assicurato la
promozione di azione disciplinare nei miei confronti", ha anche
dichiarato che "nel suo furore Tosti aveva anche scritto il 5 settembre
a Mastella la volontà di non farsi processare -beato lui- da giudici
partigiani e parziali". Orbene, se c'è da ravvisare in questa vicenda
qualcosa di offensivo nei confronti dell'intera categoria dei
magistrati, questo è da ricercare proprio nell' intervista rilasciata
dall'On.le Storace, peraltro in spregio del mio diritto alla
riservatezza: asserire e rimarcare, infatti, che il dott. Tosti ha
espresso la volontà, "beato lui", di non essere processato da giudici
"partigiani e parziali", significa affermare, in modo implicito ma
assolutamente chiaro ed inequivocabile, che i giudici, in Italia, sono
di regola partigiani e parziali, al punto tale che suonerebbe come
ingiustificabile priviliegio la "pretesa" del sottoscritto di essere
giudicato da giudici...... imparziali. E allora mi chiedo e chiedo:
sarebbe questo il "pulpito" dal quale proviene la predica nei miei
confronti? Sarei io, cioè, quello che si dovrebbe vergognare, al
cospetto dell'On.le Storace, per aver affermato che un "giudice che
giudica sotto l'incombenza dei crocifissi è un giudice partigiano", che
cioè -come ho cura di puntualizzare- è "visibilmente inserito in
un'Amministrazione giudiziaria connotata di cristianità e, quindi,
confessionale"? Ma siamo pazzi? Ma esiste o no -mi chiedo- un limite
alla decenza ed al pudore? Mi viene però un dubbio: non è, per caso,
che l'On.le Storace si è sentito offeso perché ho usato la parola
"partigiani"? Forse questa parola gli ha evocato i combattenti -
notoriamente antagonisti della sua ideologia politica- che nell'ultimo
conflitto mondiale imbracciarono gli stenn e i moschetti per liberare
l'Italia, intonando sui monti la canzone "bella ciao"? Non posso
nascondere la mia indignazione di fronte a questa accusa, che è stata
peraltro assurdamente sbandierata ai quattro venti dall'On.le Storace,
ancor prima che mi venisse contestata, e per la cui comunicazione "in
via riservata" sono stato costretto ad allontanarmi dal capezzale di
mia madre morente. Vergognatevi Voi: io non mi vergogno. E non posso
esimermi dal rimarcare come il precente Ministro di Giustizia, On.le
Roberto Castelli, si sia ben guardato dal promuovermi analoga azione
disciplinare, pur avendo io scritto ed espresso le stesse identiche
frasi, con gli stessi identici pensieri e con gli stessi propositi, in
altre lettere e in altri scritti a lui indirizzati. Il che mi induce ad
elogiare pubblicamente il Ministro Castelli che si è rivelato, sotto
questo profilo, come un vero gentiluomo. Ma veniamo alla disamina
dell'ultimo brano, che così suona: "Ribadisco che non accetto di essere
processato da giudici che sono indotti a condannarmi per non correre il
rischio, in caso contrario, di essere sottoposti a procedimenti
disciplinari da parte del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio
pubblico da parte delle più Alte cariche istituzionali, politiche e
"religiose" dello Stato Cattolico Italiano." Primo commento: ah, come
mi vergogno! Mi chiedo: potrò mai impetrare perdono per cotante
"offese" che ho arrecato ai "giudici del Tribunale di L'Aquila",
scrivendo un frase così ricca e piena di triviali insulti, bestemmie e
vilipendi? Messo da parte il sarcasmo, osservo e deduco: a) è di
lapalissiana evidenza che con questa frase ho espresso, nella mia
qualità di IMPUTATO e con parole che non integrano turpiloquio,
bestemmia o vilipendio, il mio disappunto e la mia preoccupazione per
il fatto di dover essere giudicato da giudici che, a causa del
linciaggio pubblico, delle pressioni e delle gravissime intimidazioni
di cui era stato in precedenza vittima il dott. Mario Montanaro -anche
da parte di Alte cariche istituzionali- per aver egli osato affermare
l'illiceità dell'ostensione dei crocifissi, subivano fortissime
pressioni e fortissimi condizionamenti nella serenità di giudizio nei
processi a mio carico, dove avrebbero dovuto decidere la stessa
identica questione, col palessimo rischio, dunque, di essere "indotti a
condannarmi per non correre loro il rischio, in caso contrario, di
essere sottoposti a procedimenti disciplinari da parte del Ministro di
Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte delle più alte
cariche istituzionali, politiche e religiose dello Stato cattolico
italiano"; b) di questa mia legittima preoccupazione ho poi
immediatamente fornito una prova documentale schiacciante riferendo,
peraltro in modo parziale, la cronologia delle incredibili, vigliacche,
allucinanti e vergognose intimidazioni, minacce ed insulti (tutte
perpetrate col classico coraggio del branco) di cui era rimasto vittima
il povero dott. Mario Montanaro, "reo" di aver "osato" pronunciare una
motivatissima e ponderatissima ordinanza con la quale, facendo tra
l'altro giustizia di criminali atti di discriminazione religiosa di cui
era stato vittima il sig. Emilio Smith, aveva ordinato la rimozione dei
crocifissi dalla scuola elementare di Ofena. E allora mi chiedo,
innanzitutto: che "ci azzeccano" i "giudici del Tribunale di L'Aquila
con questa mia frase "incriminata"? Non è forse evidente che questa mia
preoccupazione si riferisce a qualsiasi giudice italiano, e non ai SOLI
giudici dell'Aquila? In che cosa consisterebbe, poi, il disvalore
deontologico che gli On.li Storace e Mastella hanno ravvisato in questa
mia frase? Non è forse VERO che il dott. Mario Montanaro è stato fatto
oggetto di intimidatorie ispezioni ministeriali, di minacce di morte e
di un coro di avventante ed oltraggiose critiche per aver osato
ordinare la rimozione dei crocifissi? E non è forse vero che in seguito
a quella ordinanza si sono innescate incomposte reazioni di fanatismo
religioso che hanno condizionato l'esito di quel giudizio e di altri
analoghi giudizi? Ma si può tollerare che in un Paese che pretende di
essere considerato "civile" i giudici debbano subire pressioni ed
intimidazioni esterne che li costringono ad emanare sentenze "già
scritte" dal furore del Popolo, dei politici, della Chiesa, del
Vaticano o della cd. opinione pubblica? Ma mi chiedo anche: con quale
legittimazione morale i politici On.li Storace e Mastella osano
contestarmi l'addebito di aver "offeso" i giudici del tribunale
aquilano, quando sono gli stessi politici, la stessa Chiesa, lo stesso
Vaticano e le stesse alte cariche dello Stato che hanno vilipeso
ingiustamente ed avventatamente il giudice Mario Montanaro? Esiste o
non esiste, mi chiedo, un limite alla decenza e all'impudenza? Ma non
hanno letto, gli On.li Storace e Mastella le ben cinque pagine dove ho
snocciolato le incredibili, vigliacche, allucinanti e vergognose
intimidazioni, minacce ed insulti, perpetrati col coraggio del branco,
di cui è stato fatto oggetto il giudice del Tribunale de L'Aquila dott.
Mario Montanaro, anche da parte di illustri politici che rivestivano
alte cariche istituzionali? Ma come: il Ministro della Giustizia
Castelli ha disposto un'intimidatoria ispezione a carico di un giudice
che ha osato affermare che la presenza dei crocifissi è illegale, anche
nei tribunali, bollando l'ordinanza di questo giudice come un
"provvedimento abnorme" e "ricordando di aver ricevuto da Adel Smith la
strampalata richiesta -cui ovviamente non ha dato seguito- di togliere
i crocifissi dalle aule giudiziarie", ed io vengo "censurato" dagli On.
li Storace e Mastella perché avrei infangato il prestigio dell'Ordine
Giudiziario nell'affermare che non accetto il fatto di essere
processato da giudici che, a causa, delle "minacce intimidatrici" del
Ministro di Giustizia e delle "censure preventive" di decisioni che
possano confliggere con i dictat del Ministro, del Papa e della Chiesa,
sono indotti a condannarmi, e cioè a ritenere che la presenza dei
crocifissi è legittima e non lede, dunque, i miei diritti di libertà di
coscienza? Ma siamo pazzi? Ma è vero o non è vero che il dott. Mario
Montanaro è stato vittima di assurdi ed ingiustificabili atti di
ingerenza da parte del Ministro di Giustizia, delle Alte Cariche dello
Stato, dei politici, della Chiesa, del Papa? Come si può lontanamente
giustificare che una decisione di un giudice, anziché essere criticata -
magari aspramente- per i supposti ERRORI che essa contiene, venga
vilipesa con toni ed apprezzamenti diffamatori che sono del tutto
scollegati dalla disamina e dalla analisi tecnico-giuridica delle sue
reali MOTIVAZIONI? E sarei io quello che si deve vergognare? Di chi si
fanno paladini gli On.le Storace e Mastella: forse del Ministro di
Giustizia Castelli e del suo comportamento tenuto nei confronti del
giudice dott. Mario Montanaro? E sarei io, secondo il "pulpito" di
Storace e Mastella, quello che "diffama" ed "offende" i giudici
dell'Aquila? Suvvia, fatevi un esame di coscienza ed andate a
rispolverare, magari consultando un dizionario, il significato italiano
delle parole "decenza" e "pudore". Comunque, se sono io il "criminale"
che si dovrebbe vergognare dinanzi alla levatura morale, all'
"equilibrio" ed alla "misura" di cui sono dotati i miei accusatori On.
li Storace e Mastella, mi piace evidenziare che risulto essere in
nutrita e qualificata compagnia. Così, ad esempio, si è espresso
l'Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti: "Il movimento d'azione
giustizia e libertà esprime stupore e sgomento per le incomposte
reazioni di fanatismo religioso che hanno accolto la decisione del
Tribunale di L'Aquila che ha condannato l'Istituto Navelli a rimuovere
il crocifisso esposto nelle aule della scuola......Dopo la decisione
del Tribunale di L'Aquila, il Governo Berlusconi, recidivo nella
violazione del principio di separazione dei poteri, nella persona del
Ministro Castelli ha disposto gravissima iniziativa che costitutisce
oggettiva e illegittima interferenza nell'attività giurisdizionale,
disponendo l'invio a L'Aquila di ispettori ministeriali per dare corso
ad inammissibile procedimento disciplinare a carico del magistrato che
ha emesso la decisione. L'indebita interferenza del Ministro
nell'attività giurisdizionale appare altresì come un'inquietante e
inammissibile anticipazione del progetto di riforma dell'ordinamento
giudiziario approvato dal Governo, per cui dovrebbe divenire illecito
disciplinare l'attività di interpretazione di norme di diritto che
palesemente e inequivocabilmente sia contro la lettera e la volontà
della legge o abbia contenuto creativo. Suona inoltre particolarmente
dolorosa la presa di posizione del Capo dello Stato Ciampi che su
questa questione pare aver abbandonato il ruolo di garante
dell'autonomia e dell'indipendenza della funzione giudiziaria,
preannunciando il certo annullamento della sentenza del Giudice
aquilano". La qual ultima profezia -guarda caso- si è puntualmente
verificata e -sempre guarda caso- proprio con le "motivazioni"
suggerite dal Capo dello Stato: il che dimostra quanto siano
"sensibili" i magistrati, quando sono chiamati a decidere questioni che
sono state già decise dal furore del Popolo e delle cosiddette
"Istituzioni", alle cui direttive è "opportuno" allinearsi, se non si
vuole correre il rischio di fare la fine di chi scrive. E allora dovrei
essere io a "vergognarmi" di aver scritto nella lettera censurata dagli
On.li Storace e Mastella che "persino il Presidente della Repubblica
Carlo Azelio Ciampi ha scagliato i suoi strali contro il giudice
Montanaro, caldeggiando pubblicamente la riforma della sua ordinanza
("si tratta di una decisione non definitiva, suscettibile di
impugnazione") e censurandola, nel merito, sino al punto di affermare
che "il crocifisso nelle scuole è sempre stato considerato non solo
come segno distintivo di un determinato credo religioso, ma soprattutto
come simbolo di valori che stanno a base della nostra ("nostra"???)
identità", dimenticandosi forse di rivestire la carica istituzionale di
Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e, quindi, di
garante dell' indipendenza e dell'imparzialità dei giudici
(estremamente significativa è la circostanza che le "motivazioni"
"suggerite" da questo dictat Presidenziale siano poi state
pedissequamente recepite dai giudici amministrativi, al pari del dictat
del Cardinal Ruini, presidente della Confer. Episc. Italiana, che ha
affermato che "il crocifisso esprime l'anima profonda del nostro Paese
e deve dunque rimanere come segno dell'identità della nostra nazione.
La decisione del giudice Montanaro ci ha sorpreso sia per il contenuto
che per le ragioni addotte")???? E che dire dell'On.le Pierluigi
Castagnetti, che ha offeso l'onore, il prestigio e la professionalità
del dott. Montanaro, bollando la sua ordinanza come "una sentenza priva
di intelligenza, buonsenso e legittimità"? E che dire dell'On.le
Roberto Maroni, che ha offeso il giudice Montanaro bollando la sua
ordinanza come "una sentenza aberrante, che va cancellata al più presto
perché un giudice non può cancellare millenni di storia"). E che dire
di Roberto Calderoli che ha offeso il giudice Montanaro bollando la sua
ordinanza come "una bestemmia, le cui motivazioni gli appaiono ancor
più gravi"? E che dire del Vice Presidente del Consiglio Superiore
della Magistratura Virginio Rognoni, che ha censurato l'operato e la
professionalità del giudice del tribunale de L'Aquila Montanaro,
dichiarando di "essere disorientato e preoccupato"? E che dire del
Vicepresidente del Consiglio dei Ministri Fini, che ha offeso l'onore e
la professionalità del giudice Montanaro, bollando il suo provvedimento
come una "decisione assurda e sconcertante, operata da un magistrato
evidentemente in cerca di notorietà, che offende i sentimenti profondi
della stragrande maggioranza degli italiani"? E che dire del Ministro
dell'Interno Pisanu, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr.
Montanaro, dichiarando di "sentirsi offeso dalla sentenza del giudice
Montanaro, sia come cristiano che come cittadino: il crocifisso,
infatti, non è solo il simbolo della mia religione, ma anche
l'espressione più alta di 2000 anni di civiltà"? E che dire del
segretario dell'UDC Follini, che ha offeso l'onore e la professionalità
del dr. Montanaro bollando il suo provvedimento come un "errore
clamoroso, che colpisce i sentimenti delle persone senza aggiungere
nulla alla piena autonomia delle istituzioni"? E che dire del
capogruppo centrista alla Camera Volonté, che ha offeso l'onore e la
professionalità del dr. Montanaro definendo la sua ordinanza come
"sconcertante, oltre che sbagliata e invitando l'Avvocatura di Stato e
il Ministro Moratti ad intervenire in sede giudiziaria per tutelare le
leggi e la morale civile???. E che dire del Sindaco DS di Roma
Veltroni, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro,
bollando il suo provvedimento come "sentenza priva di intelligenza, che
non aiuta l'integrazione"? E che dire dell'On.le Sandro Bondi di Forza
Italia, che ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro
invocando addirittura "l'intervento del Parlamento (non, per fortuna,
quello dell'ONU) per ristabilire la sovranità popolare e la democratica
rispetto a decisioni come quella assunta da un funzionario dell'ordine
giudiziario che offendono i valori fondamentali della nostra(?) storia,
della nostra (?) cultura e della nostra (?) identità nazionale"? E che
dire dell'On.le Francesco Storace, Presidente della regione Lazio, che
ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro, dichiarando
di aver "provato una fortissima indignazione per la sentenza
dell'Aquila, che è la logica conseguenza di una grave tendenza che
punta alla negazione di valori che fanno parte della tradizione
italiana ed europea. E' bene che si cominci a dire forte e chiaro che i
cattolici non possono essere considerati ospiti (???) in Italia"? E che
dire dell'On.le Gianni Alemanno, ministro delle politiche agricole, che
ha offeso l'onore e la professionalità del dr. Montanaro esprimendo
pubblica "indignazione per la sentenza del giudice Montanaro: aprire
alle altre culture non può e non deve significare la cancellazione
(????????) della nostra (????) identità italiana"? E che dire del
Sottosegretario all'interno On.le Alfredo Mantovano, che ha offeso in
modo ignobile l'onore e la professionalità del dr. Montanaro,
dichiarando che "la sua sentenza è indicativa non solo del grado di
impudenza raggiunto nella distorsione del diritto positivo, ma, di più,
dell'ansia di onnipotenza che anima taluni giudici"? E che dire dell'
Avv. perugino Giacomo Perrone e del dott. Gianfranco Sassi, magistrato
in pensione, che hanno offeso in modo ignobile l'onore e la
professionalità del dr. Montanaro, invitando il Ministro di Giustizia
Castelli a promuovere azione disciplinare nei suoi confronti e
"denunciando la natura prettamente politica della decisione, che
contrasta con i principi dell'ordinamento dello Stato e con la
normativa vigente, emessa per di più su ricorso del Presidente
dell'Unione Musulmani d'Italia, autore di un grave atto di ostilità, e
bollandola come un' "abnorme pronuncia giudiziaria, chiaramente
parziale, e come tale lesiva del prestigio della magistratura (esiste
un giudice a Berlino, ma, non certo, nella specie, a L'Aquila"? E che
dire dell'inaccettabile ingerenza del Segretario della Conferenza
Episcopale Italiana Mons. Betori che, intervenendo su questione
relativa a crocifissi di proprietà italiana, installato in scuole di
proprietà italiana, ha redarguito l'ordinanza del dr. Montanaro
dichiarando che "la Croce è un simbolo irrinunciabile per il popolo
italiano e che la sentenza del giudice Montanaro è in contraddizione
con una legge vigente dello Stato, che nessun Parlamento ha mai
cambiato, tanto meno la Costituzione"? E che dire delle ignobili e
vigliacche minacce di morte formulate all'indirizzo del giudice
Montanaro da parte di vigliacchi quanto anonimi accoliti della setta
cristiana? E che dire dell'allora Vice Presidente della Camera On.le
Clemente Mastella, che ha offeso la professionalità e l'indipendenza
del giudice Montanaro bollando la sua ordinanza come "un errore storico
e culturale, che non aiuta l'integrazione e interpreta in modo
sbagliato il pluralismo religioso. Togliere oggi il crocifisso dalle
aule delle scuole significa non avere rispetto per valori che per noi
sono fondamentali"? E che dire dell'obbrobrioso crocifisso in ferro,
alto tre metri, fatto erigere dal Sindaco di Ofena dinanzi l'ingresso
della scuola elementare, nel tempo record di un giorno, per sfregio
razzistico nei confronti di Emilio Smith e dei suoi figli minori? E che
dire degli altrettanto obbrobriosi e giganteschi murales dipinti sulle
facciate delle case del centro storico di Ofena, e financo sui due lati
dell'ingresso della Casa Comunale, per ostentare, con la fattiva
complicità dell'Amministrazione comunale, obbrobriosi crocifissi ed
immagine sacre, quale reazione di razzismo e di sfregio nei confronti
dell'infedele musulmano Emilio Smith? E che dire della "Via Crucis",
realizzata anch'essa nell'abitato di Ofena per sfregio e scherno contro
l'infedele musulmano Emilio Smith? E allora? Sarei io quello che, ad
avviso degli On.li Storace e Mastella, "ha tenuto un comportamento
scorretto nei confronti del Tribunale di L'Aquila, esprimendosi in
violazione dei doveri di equilibrio e di misura"? Chiedo, di grazia: se
le mie parole -che esprimono soltanto VERITA' DOCUMENTATE e non
contengono bestemmie, turpiloqui e vilipendi- sono "diffamatorie" di
non meglio identificati "giudici del Tribunale di L'Aquila, tutte le
frasi e tutti i comportamenti sopra descritti che cosa sono? Di fronte
a chi dovrei "vergognarmi"? Forse di fronte agli On.li Storace,
Mastella, Fini, Mantovano, Pisanu, Alemanno, Bonci, Follini e via
dicendo? E' questo il "pulpito" dal quale proviene la "predica"? Sono
questi i soggetti dinanzi a quali mi dovrei prostrare e inginocchiare,
occhi e testa bassa, per impetrare perdono per la mia scarsa
correttezza deontologica nei confronti dei...... "giudici del Tribunale
di L'Aquila"? Suvvia, prendete un dizionario di lingua italiana e
consultate il significato della parole "impudenza" e "indecenza".
SECONDA FRASE: "Complimenti alla "logica" ed all'impudenza. Credo
proprio che per chiudere "degnamente" i processi a mio carico in quel
de L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione dei Collegi
giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed all'Opus Dei:
sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina Provvidenza in
persona". Con questa frase, anch'essa riferita ad atto scritto al di
fuori dell'esercizio delle mie funzioni, mi si imputa addirittura di
aver trasgredito a dismisura i menzionati doveri di correttezza ed
equilibrio nei confronti dei "giudici del tribunale dell'Aquila". Anche
qui rilevo che gli incolpanti si arrampicano sugli specchi per dar
sfogo ad una libidine accusatoria che scaturisce -come già detto- da
ben altre motivazioni: la frase in questione, in effetti, è stata
estrapolata in un modo tanto assurdo da rimanere incomprensibile. Essa
va peraltro scissa in due proposizioni ben distinte, nessuna delle
quali può essere riferita ai giudici del Tribunale aquilano. La prima
proposizione è la seguente: "Complimenti alla logica e all'impudenza".
Essa è totalmente scollegata dal resto della frase "incriminata" e, per
comprendere il reale significato, deve essere necessariamente collegata
a queste frasi, che la precedono: "Come dire: la superiore razza ariana
è l'unica che merita di vivere, perché si è particolarmente distinta -
soprattutto durante il ventennio nazi-fascista- nella lotta contro la
discriminazione razziale. E' dunque giusto che solo gli ariani
seguitino a vivere e che, al contrario, gli ebrei e i rom seguitino ad
entrare nelle camere a gas e nei forni crematori. Oppure: la Superiore
Razza Cristiana si è particolarmente distinta -come testualmente
afferma il Consiglio di Stato- nella lotta per l'affermazione dei
valori della "tolleranza", dell' "eguaglianza", del "rispetto
reciproco" e del "rifiuto di ogni discriminazione". E' dunque "giusto"
che seguiti a godere del privilegio di marcare, in regime di monopolio,
le pareti degli uffici pubblici, discriminando ed escludendo tutte le
altre religioni e chi non crede". In altre parole, i "complimenti alla
logica e all'impudenza", da me espressi, si riferiscono alle IPOTESI di
chi, seguendo l'iter logico-argomentativo seguito dal TAR del Veneto e
dal Consiglio di Stato, avesse argomentato che è giusto che la razza
ariana è l'unica che merita di vivere -mentre gli ebrei debbono essere
sterminati- perché gli ariani si sono particolarmente distinti nella
lotta contro il razzismo; oppure che è giusto che i cristiani, che si
sono particolarmente distinti nella loro storia per la loro
"tolleranza" (ad esempio: crociate, inquisizioni, roghi su cui Giordano
Bruno e decine di migliaia di eretici, streghe ed omosessuali arsero
cristianamente), per il "rispetto reciproco e la valorizzazione della
persona" (ad esempio: imposizione dei simboli distintivi agli ebrei,
ghettizzazione degli ebrei, imposizione delle prediche coatte,
rapimento dei bambini ebrei battezzati di nascosto, leggi razziali ed
olocausto praticati dai cristiani fascisti e nazisti), per il "rifiuto
di ogni discriminazione" (ne sanno qualcosa gli ebrei, le donne, gli
omosessuali, gli schiavi), seguitino a godere del privilegio di marcare
in piena solitudine i luoghi pubblici col loro simbolo. Orbene, la
circostanza che io sia costretto a "discolparmi" per questo mio
ragionamento giuridico, che si avvale di comparazioni ipotetiche per
far risaltare l'illogicità e la carenza di pudore delle tesi
contrapposte, è a dir poco delirante. E' come affermare, infatti, che
"bravo magistrato" è quello che ragiona in senso opposto, cioè quello
che sentenzia che "è giusto" che gli ebrei seguitino ad essere
sterminati con le camere a gas, in ossequio alla superiore razza
ariana, che si particolarmente distinta nella lotta contro il razzismo.
Anche qui il mio consiglio è di andare a consultare un dizionario per
verificare il significato delle parole "decenza" e "pudore", dal
momento che ritengo che questa incolpazione travalichi i limiti della
decenza e del pudore. Ovviamente mi auspico che questa augusta
incolpazione degli On.li Storace e Mastella determini il mio rinvo a
giudizio. Mi preme però riportare il seguente commento, che fu espresso
dal giudice amministrativo dott. Emilio Rosini subito dopo aver leto la
sentenza del TAR del Veneto: "Il risultato di questa stravagante
argomentazione è evidentemente paradossale. Con una logica di questo
genere (non vale ciò che si fa ma ciò che si dovrebbe essere) si può
sostenere anche che nelle aule scolastiche deve essere esposto il
simbolo della falce e martello. I valori fondamentali del comunismo non
sono, come quelli del cristianesimo, la libertà, la uguaglianza, la
fraternità, la dignità umana, la laicità? E se la croce resta indenne
dai massacri compiuti in suo nome perché i massacratori non sarebbero
stati veri cristiani anche se dichiaravano (e credevano) di esserlo,
come scrive il TAR, si potrebbe fare la stessa operazione con la falce
e il martello: Stalin e Pol Pot non erano veri comunisti anche se
dichiaravano (e credevano) di esserlo." A buon intenditor poche parole.
In ogni caso segnalo che questa mia frase è stata scritta in
numerosissimi altri precedenti atti per i quali guarda caso- il
Ministro di Gisutizia Castelli nulla ha obiettato. Per quanto riguarda,
infine, il resto della frase "incriminata", è anche qui ben chiaro che
i giudici del tribunale dell'Aquila non ci azzeccano nulla e che, al
contrario, si tratta di una evidentissima battuta nei confronti
dell'ingiustificabile ingerenza della Chiesa e del Vaticano nelle
questioni interne italiane e, in particolare, nella questione relativa
dell'ostensione dei crocifissi negli uffici pubblici italiani. Questa
battuta per la precisione, si ricollega all'esposto del 26 febbraio
2006, indirizzato al CSM, al Procuratore Generale presso la Corte di
Cassazione ed al Ministro, col quale ho denunciato indebite pressioni
da parte dell'Arcivescovo dell'Aquila Giuseppe Molinari, nonché gravi
irregolarità nell'assegnazione dei fascicoli e nella formazioni dei
collegi giudicanti, civili e penali, in merito a cause relative
all'ostensione dei crocifissi nei seggi elettorali ed alla mia causa
penale. Il Ministro di Giustizia, evidentemente, non solo non si è
curato di rispondere né a me né all' On.le Turco Maurizio in merito
alle gravi irregolarità denunciate nell'esposto, ma non l'ha neppure
letto. Se lo avesse letto, infatti, avrebbe capito che l'iter logico
della frase incriminata è questo:1°) Visto che il Vescovo dell'Aquila
Mons. Giuseppe Molinari si è assurdamente ingerito nella decisione di
un ricorso d'urgenza promosso dall'avv. Dario Visconti per la rimozione
dei crocifissi dai seggi ed assegnato al Presidente del Tribunale
Aquilano dott. Villani, cattolico ed amico dell'Arcivescovo stesso,
sino al punto di definirlo, con toni diffamatori, come "un'iniziativa
stupida e vergognosa, che poteva portare solo disistima nei confronti
della città dell'Aquila";2°) Visto che nel Tribunale dell'Aquila viene
normalmente celebrata la messa in occasione del Natale e che il Vescovo
dell'Aquila Mons. Giuseppe Molinari l'ha personalmente celebrata nel
Natale 2005; 3°) Visto che il Papa e la C.E.I. si sono continuamente
ingeriti -e seguitano ad ingerirsi- nella questione relativa
all'esposizione dei crocifissi italiani negli uffici pubblici italiani,
affermando che il loro Dio-Uomo debba essere presente; 4°) Visto che
sono state commesse gravissime irregolarità nella composizione del
collegio che mi ha giudicato, nonché in altri collegi civili che hanno
giudicato circa la legittimità o meno della presenza dei crocifissi nei
seggi elettorali, facendo sì che si creasse un collegio prevenuto nei
miei confronti; in considerazione di tutto ciò, ho concluso con battuta
ironica: "Credo proprio che per chiudere "degnamente" i processi a mio
carico in quel de L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione
dei Collegi giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed
all'Opus Dei: sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina
Provvidenza in persona". E allora? Quale sarebbe il crimine? Che cosa
c'entrano i giudici dell'Aquila? Semmai è evidente che la battuta è
all'indirizzo del Vaticano, della C.E.I. e dell'Opus Dei. Ma allora il
Ministro Mastella si vuol far paladino delle sue istituzioni religiose,
e non dei giudici aquilani. Ma allora occorre chiarezza
nell'incolpazione, perché se qualcuno vuole incolparmi di aver
"indebitamente" accusato la Chiesa di ingerenza negli affari interni
dell'Italia, allora ricorderò a questo qualcuno che occorre una
notevole dose di impudenza, di sfrontatezza e di strafottenza per
negare quello che è sotto gli occhi di tutti. I nostri politici e i
nostri organi istituzionali si son sempre ben guardati dall'ingerirsi
nelle cose interne della Chiesa per reclamare, ad esempio, il rispetto
dei preti alla piena sessualità, il rispetto delle donne e dei gay al
diritto fondamentale all'eguaglianza, il rispetto dei non cattolici e
degli atei ai diritti fondamentali alla libertà di religione, di
pensiero e di eguaglianza, il rispetto dei cittadini del vaticano al
diritto di costituire partiti politici e via dicendo. Egual
comportamento, guarda caso, la Chiesa non ha mai tenuto nei confronti
dell'Italia, pretendendo addirittura di ingerirsi nelle cause civili
relative ai crocifissi italiani nei seggi italiani ed alla presenza dei
crocifissi italiani nelle scuole italiane, nei tribunali italiani e
negli ospedali italiani. E allora? Mi è forse vietato fare una battuta,
priva di connotazioni triviali, sul'ingerenza della Chiesa in Italia,
per di più in una lettera scritta al di fuori dell'esercizio delle mie
funzioni? Ma non c'è un limite all'impudenza? Ma come: l'Italia è stata
ribattezzata come "colonia del Vaticano" e come "Repubblica Pontificia
Italiana" e siamo divenuti lo zimbello dell'Europa e del Mondo a causa
di questa assoggettazione grottesca, ed il Ministro Mastella si indigna
perché ho detto la VERITA'? Ma come? Luciana Littizzetto sta sfruttando
da anni il filone dell'ingerenza inaudita della Chiesa nelle nostre
questioni interne e nella nostra vita quotidiana, indirizzando con
cadenza settimanale degli sfottò all'indirizzo di Sua Eminenza Mons.
Ruini, e Mastella mi viene ad appioppare questa "incolpazione"? Basta:
ho scritto troppo. Ritengo che non esista il benché minimo elemento per
censurare le frasi che ho peraltro scritto al di fuori dell'esercizio
delle mie funzioni pubbliche: chiedo, quindi, che l'incolpazione venga
archiviata o che, in subordine, venga disposto l'immediato rinvio a
giudizio. Distinti saluti. Rimini, li 17 gennaio 2007 Luigi Tosti
tosti.luigi@alice.it mobile 3384130312 - tel. 0541789323 via Bastioni
Orientali 38 - 47900 Rimini - Fonte: http://nochiesa.blogspot.com
Axteismo, No alla chiesa, no alle religioni Movimento Internazionale
di Libero Pensiero cerchiamo Fondazione o Università che sostenga
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leggi le news anche degli altri mesi: http://nochiesa.blogspot.com per
aderire e informazioni: axteismo@yahoo.it tel. +39 3393188116
COMUNICATO STAMPA AXTEISMO PRESS
Il giudice Luigi Tosti denuncia
penalmente per discriminazione religiosa i ministri Clemente Mastella e
Roberto Castelli
Roma – L'Aquila – "E' un vero e proprio reato quello
di impormi la presenza del crocifisso nel luogo dove lavoro e di
vietarmi, per bieche motivazioni di discriminazione religiosa, di
esporre la menorà ebraica a fianco del simbolo dei cattolici. E' per
questo – dichiara il magistrato Luigi Tosti – che, dopo aver pazientato
per due anni, ho formalizzato una denuncia penale contro i Ministri di
Giustizia Clemente Mastella e Roberto Castelli. E' grottesco, infatti,
che l'autorità giudiziaria si sia attivata contro la vittima delle
discriminazioni religiose anziché contro gli autori, cioè i Ministri di
Giustizia, i quali ben avrebbero potuto autorizzarmi ad esporre la
menorà ebraica a fianco del crocifisso cattolico, tanto più che essi
sostengono che le supposte radici culturali dell'Europa sarebbero
quelle giudaico-cristiane. Sulla mia vicenda è intervenuto anche l'On.
le Maurizio Turco che ha presentato al Ministro Mastella l'
interpellanza parlamentare n. 130/2006 con la quale gli ha chiesto di
"giustificare per quali validi motivi – che, secondo l'interrogante,
non siano quelli di discriminazione razziale, odio e disprezzo degli
ebrei e della religione ebraica – il Ministero interrogato ha negato al
dott. Tosti Luigi di esporre a fianco del crocifisso la menorah,
usufruendo così degli stessi diritti religiosi e della stessa dignità
che l'Amministrazione fascista Italiana accordò e che quella
Repubblicana seguita ad accordare ai cattolici". L'atto di denuncia
penale è riportato qui sotto e sul sito: http://nochiesa.blogspot.com -
Luigi Tosti tosti.luigi@alice.it - mobile 3384130312 - tel.
0541789323 - via Bastioni Orientali Rimini. - ALLA PROCURA DELLA
REPUBBLICA DELL'AQUILA - ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI ROMA ATTO DI
DENUNCIA PENALE Io sottoscritto TOSTI LUIGI, nato a Cingoli il 3 agosto
1948, residente a Rimini, Via Bastioni Orientali n. 38, magistrato
presso il Tribunale di Camerino, espongo, denuncio e mi querelo per
quanto segue. FATTO - Nell'ottobre del 2003 un paio di avvocati del
foro di Camerino, mentre mi accingevo ad iniziare la trattazione di
un'udienza civile, si lamentavano dell'improvvisa comparsa di un
vistoso crocifisso che, a loro giudizio, era stato apposto per reazione
contro il provvedimento col quale il giudice dedl Tribunale dell'Aquila
dott. Mario Montanaro, alcuni giorni prima, aveva ordinato la rimozione
dei crocifissi dalle scuole di Ofena. Tenuto conto delle deliranti
reazioni che l'ordinanza del dott. Montanaro aveva effettivamente
innescato, anche ad alti livelli istituzionali, condividevo appieno
queste lamentele e, pertanto, staccavo dalla parete il crocifisso e lo
adagiavo sul carrello dei fascicoli. Il Ministro di Giustizia On.le
Roberto Castelli, appresa la notizia dalla Stampa, disponeva
un'ispezione per valutare se sussistevano gli estremi per trasferirmi
d'ufficio da Camerino e per promuovere un'azione disciplinare. Ero
pertanto costretto a recarmi a Roma, dove venivo messo sotto torchio da
un ispettore ministeriale che mi inquisiva per conoscere i minimi
particolari relativi al distacco "sacrilego" del crocifisso dalla
parete. Mi si chiedeva persino di dichiarare quale fosse il mio credo
religioso e se, in particolare, avessi dichiarato di essere ateo. A
questa ispezione intimidatoria del Ministro Castelli rispondevo con una
lettera con la quale chiedevo al Ministro di rimuovere tutti i
crocifissi dai tribunali, perché la circolare fascista che li
contemplava era incompatibile col principio di laicità della
Costituzione repubblicana e ledeva miei diritti soggettivi di rango
costituzionale (in particolare: il diritto alla non discriminazione
religiosa ed il diritto alla libertà religiosa) come sancito
esplicitamente dalla Cassazione penale nella sentenza 1.3.2000 n. 4273,
Montagnana. In via subordinata chiedevo al Ministro l'autorizzazione ad
esporre i miei simboli religiosi, con ciò rivendicando la stessa
dignità e gli stessi diritti attribuiti ai cattolici: rimarcavo che, in
caso di mancata autorizzazione, si sarebbe perpetrata una
discriminazione religiosa ai miei danni, cioè il crimine previsto e
punito dall'art. 3 della L. 13.10.1975 n. 654 (ratifica ed esecuzione
della convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di
discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 17.3.1966).
Nessuna risposta perveniva da parte del Ministro. Proponevo allora
nell'aprile 2004 ricorso al TAR delle Marche. L'Avvocatura di Stato
resisteva in giudizio affermando che la circolare del Ministro fascista
del 1926 non era stata abrogata in modo esplicito e che, per altro
verso, l'ostensione dei crocifissi nelle aule giudiziarie era un atto
di "professione di fede" da parte dello Stato italiano ("laico"!!!!),
come tale del tutto legittimo ai sensi dell'art. 19 della Costituzione.
Proponevo istanza cautelare per la rimozione in via di urgenza dei
crocefissi, rappresentando in modo esplicito che solo per senso civico
mi ero sino ad allora astenuto dal rifiutarmi di tenere le udienze per
evitare di violare il mio dovere costituzionale di imparzialità (art.
111 Cost.) e per tutelare i miei diritti costituzionali all'eguaglianza
ed alla libertà religiosa: l'istanza veniva respinta dal TAR con
l'apodittica affermazione che "non vi era pregiudizio nel ritardo".
Sempre per senso civico rinunciavo a fare quello che avevo, secondo la
Cassazione, diritto di fare, cioè astenermi dalle udienze per libertà
di coscienza legata all'imposizione obbligatoria del crocifisso,
simbolo nel quale non mi identifico minimamente. "In compenso", però,
iniziavano a pervenirmi, da parte di anonimi cittadini cattolici,
lettere di stampo razzistico/religioso che "mi spiegavano" "perché" la
menorà fosse "indegna" di essere esposta a fianco del crocifisso. In
particolare il 12.4.2005 mi perveniva una lettera di un anonimo
razzista cattolico, indirizzata anche al Ministro di Giustizia On.le
Castelli e al Presidente del Tribunale, con la quale questo individuo
affermava che "affiancare al Cristo in croce altri simboli o il simbolo
di coloro che ne sono divenuti carnefici è un sacrilegio che offende
Gesù Cristo e la Verità della storia, esaltando un popolo che si è
comunque macchiato di un orrendo delitto contro Dio". Questo cattolico
bollava la mia pretesa di esporre la menorà come "oltraggiosa per la
Giustizia italiana" e chiedeva al Ministro di Giustizia "come la mia
iniziativa potesse essere da lui tollerata". Subito dopo aver ricevuto
questa lettera, per la precisione il 3.5.2005, inoltravo al Ministro di
Giustizia un "ultimatum" col quale gli chiedevo, in via principale, di
rimuovere i crocifissi o, in subordine, di autorizzarmi ad esporre la
mia menorà a fianco del crocifisso cattolico, in ottemperanza al
principio di eguaglianza e non discriminazione. Preannunciavo che mi
sarei astenuto dal tenere le udienze a partire dal 9.5.2005, se fosse
stata respinta anche la richiesta di esporre la menorà: e questo, sia
per legittima reazione contro atti di criminale discriminazione
religiosa, compiuti dallo Stato italiano ai miei danni, sia per
"libertà di coscienza", cioè per non violare il mio dovere
costituzionale di imparzialità (art. 111) e per tutelare i miei diritti
costituzionali all' eguaglianza religiosa (art. 3) ed alla libertà
religiosa (art. 19). Invitavo dunque il Presidente del Tribunale a
provvedere alla mia eventuale sostituzione, dal 9 maggio in poi, per
garantire la prosecuzione del servizio. Alla mia richiesta seguiva,
come di consuetudine, il totale silenzio da parte del Ministro, sicché
dal 9 maggio iniziavo a rifiutarmi di tenere le udienze, seguitando ad
esercitare tutte le altre incombenze (GIP, provvedimenti cautelari,
decreti ingiuntivi, giudice tutelare etc.). A questo punto mi veniva
rivolto l'invito di tenere le udienze nel mio studio o in altra aula
senza crocifisso: respingevo immediatamente questa proposta
evidenziandone, non solo l'estrema contraddittorietà (se la presenza
del crocifisso, infatti, è legittimamente imposta dalla circolare
ministeriale, né il Presidente del Tribunale né il Presidente della
Corte d'Appello possono violare la legge, vigendo il Italia il
principio della legalità), ma anche le sue intollerabili e criminali
connotazioni di segregazione e di Nonostante ciò, si tornava alla
carica con una "proposta" ancora più discriminatoria, più offensiva e
più contraddittoria: cioè quella di riprendere le udienze in un' "aula-
ghetto", appositamente allestita per me senza crocifisso. Tale proposta
mi veniva comunicata con nota del Presidente del Tribunale datata
19.7.2005, nella quale si affermava che "la nuova aula di udienza
sarebbe stata a disposizione di tutti i magistrati del Tribunale di
Camerino, e quindi non si sarebbe potuto assolutamente dire che essa
avesse rappresentato una forma di discriminazione o di "ghettizzazione"
nei miei confronti". Respingevo questa offensiva proposta con lettera
del 7.8.2005 (doc. n. 1), alla cui attenta lettura rinvio.
Sottolineavo, in particolare, che la circostanza che i giudici
"cattolici" del Tribunale di Camerino potessero frequentare, oltre alle
aule "ufficiali" destinate alla loro "superiore religione", anche
l'aula-ghetto in allestimento per il giudice ebreo, non era un
argomento valido per escluderne le connotazioni discriminatorie e
ghettizzanti. Ricordavo, a tal proposito, che anche i cattolici,
"inventori" sin dal 1215 d.C. dei "ghetti" nei quali furono confinati
gli ebrei, ed anche i cristiani nazisti, "inventori" dei lager nei
quali trucidarono gli ebrei, avevano avuto anch' essi la facoltà di di
frequentare" tali "luoghi" di "segregazione criminale": non per questo,
però, qualcuno avrebbe potuto escludere che i ghetti e i lager fossero
stati luoghi di criminale segregazione. Comunque, per tagliare la testa
al toro ed avere l'immediato e concreto riscontro della sincerità della
proposta che mi veniva propinata come "non ghettizzante", proponevo di
scambiare la "fetta di torta" che l'Amministrazione Cattolica mi
offriva con quella che essa si riservava, cioè dichiaravo la mia
assoluta disponibilità a riprendere immediatamente la trattazione delle
udienze, purché l'Amministrazione avesse provveduto a sostituire i
crocifissi con altrettante menorà ebraiche nelle aule "ufficiali" ed
avesse escluso qualsiasi addobbo religioso nella "nuova" aula in
allestimento, nella quale, dunque, avrebbero potuto operare "anche" i
giudici cattolici, oltre al giudice "ebreo". Questo "scambio delle
fette di torta", guarda caso, non veniva accettato, sicché ricevevo la
immediata e concreta dimostrazione di quanto fossero falsi, capziosi,
discriminatori e ghettizzanti gli intenti che l'Amministrazione della
Giustizia cattolica voleva perseguire. Dopo un po' la Procura
dell'Aquila apriva due procedimenti penali per omissione di atti di
ufficio, per "essermi astenuto dal tenere le udienze, indebitamente
motivandola espressamente per la presenza in aula del crocifisso".
Facevo immediatamente notare al P.M. aquilano che il capo di
imputazione conteneva una contraddizione a dir poco gigantesca, perché
si era omesso di considerare che il mio rifiuto scaturiva, in primo
luogo, dal fatto che lo Stato mi impediva di esporre la menorà ebraica,
mentre consentiva l'ingresso nelle aule pubbliche ai crocifissi:
rappresentavo che questo comportamento discriminatorio non soltanto
violava l'art. 3 della Costituzione e gli artt. 9 e 14 della
Convenzione sui diritti dell'Uomo, ma integrava anche il reato di cui
all'art. 3 della legge 13.10.1975 n. 654, a mente del quale è punito
con la reclusione sino a tre anni "chi commette atti di discriminazione
per motivi...religiosi". Concludevo, pertanto, evidenziando che il mio
rifiuto era, innanzitutto, una reazione legittima contro atti di
delittuosa discriminazione religiosa, sicché ritenevo a dir poco
grottesco che, anziché indagare sul conto dell'aguzzino che tentava di
infilare l'ebreo nel forno crematorio -cioè di Organi istituzionali
dello Stato- si indagasse sul conto dell'ebreo che si rifiutava di
entrarvi. Chiedevo pertanto al P.M. aquilano di integrare il capo di
imputazione, facendo risultare la verità, e cioè che il mio rifiuto di
tenere le udienze scaturiva, in prima battuta, dall'imposizione del
divieto di esporre la mia menorà ebraica a fianco del crocifisso. La
richiesta veniva immotivatamente disattesa e il P.M. chiedeva ed
otteneva il mio rinvio a giudizio immediato dinanzi al Tribunale
dell'Aquila per l'udienza del 18.11.2005. All'esito del dibattimento il
Tribunale pronunciava condanna a sette mesi di reclusione, nei
confronti della quale pende appello. La Procura Generale presso la
Corte di Cassazione, da parte sua, proponeva nei miei confronti un
procedimento disciplinare incolpandomi, sostanzialmente, degli stessi
fatti addebitatimi in sede penale e chiedendo, poi, la mia sospensione
dalle funzioni e dallo stipendio. Il Consiglio Superiore della
Magistratura decretava il 31.1.2006 la mia sospensione cautelare dalle
funzioni e dallo stipendio. Successivamente la Procura della Repubblica
dell'Aquila mi notificava altri sei avvisi di procedimenti penali per
altrettanti reati di rifiuto di atti di ufficio riferiti ad altre
udienze da me non tenute. In previsione della celebrazione del processo
di appello e di questi sei nuovi processi, inoltravo il 5.9.2006 una
lettera al nuovo Ministro della Giustizia On.le Clemente Mastella (doc.
n. 2) con la quale (tra l'altro) gli rinnovavo l'invit


