news 3 ottobre
L’ENNESIMO SCIVOLONE DI BENDETTO XVI
Dopo aver preso recentemente una colossale cantonata per la quale ha dovuto chiedere scusa, Benedetto XVI continua a mancare di sensibilità descrivendo questa volta come le Unioni Civili stiano minando la famiglia “naturale” e come imperversi in Europa una dilagante minaccia dovuta alla ratifica nuove forme di
convivenza. Sarà un caso ma questa sua nuova esternazione segue di poche ore la notizia della calendarizzazione alla Commissione Giustizia delle proposte di legge sulle Unioni Civili. Noi non chiediamo le sue
scuse, ma essendo un movimento maturo e responsabile, pretendiamo che il Governo, e il Parlamento e le forze laiche del Centro-Sinistra non tengano conto delle parole di un Capo di Stato estero ma si proceda alla discussione per le Unioni Civili. Il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli
info@mariomieli.org
Segreteria Politica –
Andrea Berardicurti
a.berardicurti@mariomieli.org
tel. 065413985 -
3487708437
COMUNICATO STAMPA
Bologna, 28 settembre 2006
PACS:
ARCIGAY, CATTOLICI ITALIANI SCONFESSANO INTRANSIGENZA DI RATZINGER
“Le
parole del Papa sulla famiglia sono in contraddizione con l’evidenza
empirica. In quei paesi come la Germania, la Francia, la Gran Bretagna,
la Spagna, in cui sono riconosciute le unioni civili, le famiglie
tradizionali non sono state danneggiate e talvolta se la passano meglio
che in Italia, dove i Pacs non esistono”. Così il presidente nazionale
di Arcigay, Sergio Lo Giudice, replica alla nuova condanna di Joseph
Ratzinger contro il riconoscimento legislativo di unioni diverse dalla
famiglia tradizionale. “Ratzinger si conferma pericolosamente un Papa
della divisione. Le sue parole tendono a dividere, invece che unire.
Eterosessuali contro omosessuali, credenti contro laici, cattolici
contro islamici. “Consolano i risultati del sondaggio diffuso oggi dai
Cristiano sociali, componente cristiana dei Ds, secondo cui il 53% dei
cattolici praticanti si dice favorevole alle unioni civili per le
coppie eterosessuali e il 36% anche per quelle omosessuali. Una parte
significativa di chi frequenta assiduamente le funzioni religiose si
discosta quindi dalle posizioni del Papa. La Chiesa cattolica, intesa
come comunità dei fedeli, mostra di possedere un più profondo e moderno
senso di umanità di quanto facciano i vertici del suo clero”.
Ufficio
stampa Arcigay
COMUNICATO STAMPA
Napoli, 1.10.2006
NASCE IL
COORDINAMENTO REGIONALE ARCIGAY DELLA CAMPANIA
Mercoledì 27 settembre
presso la sede del Comitato Provinciale Arcigay di Salerno è stata
formalizzata la costituzione del Coordinamento Regionale Arcigay della
Campania, composto dai Comitati Arcigay di Napoli, Caserta e Salerno.
Al fine di produrre risposte più immediate ed utili al miglioramento
delle condizioni di vita dei cittadini GLBT sul territorio, il
Coordinamento intende rappresentare unitariamente le istanze della
comunità GLBT presso le Istituzioni Regionali ed ha la finalità di
unire sinergicamente le forze e le esperienze dei Comitati su singole
questioni. Primo evento comune è previsto per la giornata del Primo
Dicembre, - Giornata Mondiale per la lotta contro l’Aids -, con la
distribuzione di opuscoli informativi e di preservativi per le piazze
delle maggiori città della Campania. Con tale iniziativa si intende
anche sollecitare la Regione Campania affinché si attivi finalmente a
sostenere la realizzazione di campagne specificamente rivolte alla
prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
Il Comitato
Provinciale Arcigay
“Antinoo” di Napoli
Il Comitato Provinciale
Arcigay
“Coming Out” di Caserta
Il Comitato Provinciale Arcigay
“Federico Garcia Lorca” di Salerno
COMUNICATO STAMPA
Bologna, 2
ottobre 2006
INDAGINE OMO-DISABILI: ARRIVANO LE PRIME TESTIMONIANZE
Sono una quindicina le interviste finora realizzate a persone disabili
omo-bisessuali di diverse parti d’Italia, nell’ambito di un’indagine
coordinata da Arcigay. Rilevanti i problemi di invisibilità e di
isolamento. “Stiamo cercando altri partecipanti”.
Una quindicina i
disabili gay, lesbiche e bisessuali (glb) coinvolti per ora nel
progetto “Omo-disabilità – Quale il rapporto tra omosessualità e
disabilità?”, coordinato da Arcigay e realizzato in collaborazione con
il Centro bolognese di terapia della famiglia, l’associazione Centro
documentazione handicap di Bologna ed Handigay di Roma. “Ma il progetto
continua – dice Raffaele Lelleri, responsabile Salute di Arcigay e
supervisore dell’indagine - e cerchiamo altre persone che vogliano
descrivere la quotidianità, le difficoltà incontrate e le soluzioni
adottate nel vivere una sorta di ‘doppia condizione’: essere
contemporaneamente disabile ed omo-bisessuale”. Gli intervistati hanno
un’età che varia dai 20 ai 60 anni e provengono principalmente dalle
regioni del Nord e del Centro Italia. Il tipo di disabilità è
soprattutto fisica, congenita o acquisita; sono però state raccolte
storie di vita anche di persone con disabilità sensoriali. Le
interviste sono state realizzate con modalità molto diversificate,
dalla video-registrazione, all’audio-registrazione, al colloquio
‘virtuale’ attraverso la chat. Ciò che colpisce maggiormente è l’
invisibilità e l’isolamento, il più delle volte per problemi connessi
alla disabilità: ostacoli a spostarsi e a dichiararsi come disabili,
difficoltà a fare i conti con il deficit, in una società – anche glb –
che enfatizza la prestanza fisica, la giovane età ed un certo tipo di
bellezza. “Ricordo in particolar modo le parole di un intervistato -
racconta Lelleri - che ci ha detto: E’ molto diverso se a rivelarsi
come gay è un normodotato oppure un disabile. Nel caso del disabile,
questa scelta viene considerata dapprima anomala, quindi una
stravaganza… Te lo fanno capire, senza parole: una persona disabile non
deve pensare al sesso, figurarsi al sesso omosessuale!?!”. Numerosi i
temi trattati nel corso delle interviste, tra cui: il coming out sia
dell’omosessualità che della disabilità, l’atteggiamento della
famiglia, i punti di riferimento e le amicizie, il ruolo di Internet, i
servizi utilizzati ed il rapporto con le istituzioni e l’
associazionismo di categoria (sia handicap che omo-bisessuale), l’
ambiente di lavoro, la vita affettiva e sessuale, i legami di coppia e
la relazione con gli altri. In un mondo dove le persone glb con
disabilità hanno pochissimi spazi di partecipazione, è ancora più
importante fare sentire la propria voce. Il nostro obiettivo è
comprendere meglio le aspettative e i percorsi di integrazione che si
potrebbero attivare, al fine di migliorare il dialogo tra le
associazioni. Garantiamo il rispetto della privacy, in ogni caso, e
dell’anonimato, se lo si desidera. Le persone glb con disabilità
disposte a farsi intervistare possono contattare, anche tramite sms, il
numero 348.5167091 (se è spento lasciare un messaggio in segreteria),
oppure scrivere a omodisabili@libero.it. Scadenza: fine ottobre 2006.
Ufficio stampa Arcigay
LE FORZE DELL’ORDINE, SOBILLATE DALL’
INFORMAZIONE TENDENZIOSA, PERSEGUITANO LE PROSTITUTE
Questa notte,
intorno alle ore 02 - 02.15, stazionando sul marciapiede, un’auto di
pattuglia dei Carabinieri, scorgendomi, si è catapultata verso di me.
Dal finestrino, lato del conducente, è spuntata una testa che, in modo
perentorio e minaccioso, mi ha urlato: “vai via!” (sic!). Il
conducente - altezza media, magro, indossava degli occhiali da vista e
in divisa - , sceso dall’auto, ha continuato, in crescendo, a urlarmi
contro il medesimo ordine accompagnandolo con delle espressioni
triviali del tipo: che cazzo continui a stare lì?, che cazzo guardi?,
vai via con quella faccia di cazzo! qui tu non ci devi/puoi stare!,
sparisci che fai schifo! et similia. Spaventata da quell’atteggiamento
oltremodo aggressivo, il suddetto carabiniere, in maniera repentina e
disattenta, si sbracciava mimando anche, con le mani, il gesto volgare
di smammare fissavo atterrita e muta la scenata di quello spaventevole
tutore dell’ordine. Questi, continuando a gesticolare convulsamente ed
a profferire al mio indirizzo le delicate espressioni testé riferite,
si avvicinava sempre più alla mia persona portando le di lui mani in
direzione del mio viso, fino a giungere ad un palmo dal mio naso, nell’
inequivocabile intento di costringermi, con la minaccia di una violenza
fisica, ad eseguire il suo ordine. Ero atterrita! Non raccogliendo la
provocazione, ho chiesto il motivo di quell’ordine e soprattutto di
quelle modalità espressive e gestuali. Questi, invece, mi ha intimato
di rimando di mostrargli i miei documenti, cosa che mi sono premurata a
fare portandomi verso l’auto della pattuglia. Mentre stavo prendendo la
mia carta di identità, ho dichiarato: Sono la signora Maria Ornella
Serpa del Coordinamento Prostitute di Roma. Non mi risulta che io debba
obbedire ad alcuno di questi ordini se non c’è un giusto motivo. Prenda
pure il mio documento e vedremo. A questo punto, il carabiniere, che
non cessava di turpisproloquiare gesticolando minacciosamente, ha
cambiato atteggiamento e, in maniera meno aggressiva di prima, mi ha
detto: da qui devi andare via perché qui non ci puoi stare (sic!).
Capendo l’antifona, ho cercato di prendere il numero di targa dell’auto
di pattuglia ma egli me lo ha impedito portandosi repentinamente e
prepotentemente tra me e la targa. Richiesto dalla sottoscritta di
spostarsi per consentirmi di prendere la targa, egli ha insistito nella
sua prepotente azione intimandomi ancora di andare via. Gli ho altresì
chiesto di prendere visione del mio documento; ma egli, senza motivo
apparente, si è rifiutato intimandomi, ancora, di andare via.
Sembrandomi il tutto un assurdo, e reputando l’accaduto di una certa
gravità, volevo assolutamente sapere con chi avessi a che fare per cui
gli ho chiesto di accompagnarmi al Comando dei Carabinieri dato che non
volevo eseguire un ordine delle autorità ossia di andare via da quel
posto. Questi mi ha risposto ancora di andare via e che, non avendo
(io) fatto nulla di male, non c’era ragione di andare al Comando.
Ho
ritenuto quindi di ritornare sul mio posto ma, mentre stavo per farlo,
il carabiniere ha ripreso ad intimarmi di non ritornare lì nel suo,
oramai, consueto tono aggressivo. Oltremodo provocata, ho quindi
reagito dicendo: smetta di trattarmi così. Non può farlo. Mi chieda
scusa e, bloccandomi di fronte al medesimo, ho mostrato l’intenzione di
non muovermi finché non avessi ricevute le debite scuse. Ottenutele, e
sicura che ero stata vittima di un atto arbitrario, un abuso, sono
tornata sul mio posto dicendo: ritorno lì e, se dovete, cacciatemi via.
Intanto la pattuglia stava controllando, credo, i documenti di un
automobilista che si era fermato nei miei pressi; non conosco il
soggetto né ho con questi conferito. Stamani mi sono recata al Comando
dei Carabinieri di Piazza Dante, competente per territorio sia dell’
accaduto che della mia residenza. Qui, raccontato l’accaduto, sono
stata tratta con sufficienza e scetticismo dal graduato di servizio.
Questi mi ha detto, in modo spiccio, che avrei dovuto stendere io
stessa la querela, dato che non era compito loro, e, testualmente, “si
rivolga pure al suo legale che poi ci parlato io con lui! (sic!).
Inoltre mi ha riferito che il carabiniere della pattuglia aveva ragione
in quanto, in base ad una non ben specificata norma del TULPS, io non
potevo continuare a stazionare in Piazzale Labicano senza un
giustificato motivo nonostante io abbia riferito, ad entrambi, che lì
mi guadagno di che vivere prostituendomi. Mentre raccontavo il fatto al
graduato di servizio, spiegando il fare aggressivo del carabiniere che
con le mani vicino al mio viso avrebbe potuto provocare una reazione di
difesa da parte mia, questi mi ha testualmente detto: e perché non l’ha
picchiato? Avrebbe potuto!. Notando il ghigno sarcastico del mio
interlocutore, ho ritenuto che questo era un vero e proprio dileggio
della mia brutta vicenda. Notevole è stato il tentativo del graduato di
servizio di farmi desistere dal procedere giudizialmente in quanto la
querela sarebbe stata contro ignoti visto che mi era stato impedito di
qualificare i miei aggressori in divisa. Ho quindi chiesto ed insistito
se non fosse stato il caso di prendere nota immediatamente dell’
accaduto per potere rintracciare il carabiniere di cui sopra; dovrà pur
esserci un ordine di servizio! Ma egli mi ha risposto che, senza la
querela, non era possibile. Atteggiamento incredibile!
Pressappoco le
medesime cose, anche se con tono un tantino più serio ed attento al mio
stato emotivo, mi sono state riferite dal poliziotto della Stazione di
Polizia adiacente Piazza Dante cui mi sono rivolta in alternativa.
Ritengo che l’atteggiamento del carabiniere su strada sia stato
oltremodo discutibile e censurabile avendo, egli, tentato di impormi
arbitrariamente un ordine illegittimo (imperizia? prepotenza?); ritengo
ancora di essere stata lesa nei miei diritti fondamentali alla libertà
di circolazione ed alla rispettabilità della persona (sono stata
insultata e provocata con parole triviali oltre che con gesti
ingiustificatamente aggressivi) con l’aggravante che questi ha
perpetrato tali abusi nello svolgimento di pubbliche funzioni afferenti
al mantenimento dell’ordine pubblico. Ritengo, inoltre, che il
trattamento di sufficienza subito nel Comando dei Carabinieri di Piazza
Dante, ad opera del graduato di servizio, sia stato lesivo del mio
diritto alla difesa oltre che frustrante delle legittime aspettative di
accoglienza che le forze dell’ordine debbono a chi si rivolge loro per
la tutela dei propri diritti tanto più se sprovvisti di adeguata tutela
legale e in stato emotivo visibilmente provato. Ho riportato a cagione
di questo un disturbo del sonno che mi ha impedita di dormire, uno
stato emotivo alquanto convulso ed uno stato di profonda e deprimente
desolazione.
Maria Ornella Serpa
Co.Di.Pe.P. ROMA
(Coordinamento per la
Difesa delle Persone Prostitute)
Info: codipep@yahoo.com Cell.:
3471847469
LAICITA’ E DIRITTI CIVILI
di Andrea Panerini
Non è
semplice addentrarsi nei difficili rapporti e mediazioni tra fede e
cosa pubblica e dell’attualissimo problema della laicità e dei diritti
civili. A noi qui non interessa parlare dell’argomento da un punto di
vista religioso (e cosa di poco cristiano ci possa essere in certe
posizioni), visuale che tuttavia potremo approfondire in un prossimo
numero de Il libro volante, ma parleremo da un punto di vista
rigidamente laico e forzatamente aconfessionale. Laicità non è un
concetto astratto: è il rispetto di ogni fede religiosa personale e
allo stesso tempo è il rispetto verso chi ha un credo diverso dal
nostro o non crede in nulla. Dove si deve porre lo Stato in questo
contesto? In una posizione assolutamente neutra. Uno Stato democratico
deve prendere atto che esistono delle credenze religiose al suo interno
e disinteressarsene a meno che non diano luogo a comportamenti che
possano turbare gravemente il rispetto delle proprie leggi o possano
minare il contratto sociale. Il proclamare una religione come religione
di stato rischia oggettivamente di rompere il contratto sociale tra lo
Stato (cioè l’unione di tutti i cittadini) e una parte della comunità
che fa riferimento a quel comune contratto (cfr. Rousseau) ma che non
si riconosce nella religione ufficiale. Lo Stato, pertanto, deve
lasciare la più ampia libertà religiosa ai suoi cittadini (a meno che,
come già accennato, certi riti non contrastino apertamente con la
legge) senza favoritismi su base religiosa. E’ pur vero che numerosi
pensatori laici e anticlericali hanno fatto costante riferimento alla
divinità. Possiamo citare un esempio su tutti: Giuseppe Mazzini. Ma il
pensatore genovese non avrebbe mai forzato qualcuno verso la
conversione alla sua religione e ne è prova evidente la sua amicizia e
il suo scambio intellettuale con ebrei e protestanti oltre al fatto di
essere morto proprio in casa di ebrei a Pisa. La sua educazione
giansenista, che si poneva in più marcata autonomia verso i dogmi della
Chiesa romana, ha sicuramente agevolato questo approccio laico. Vedendo
l’attuale situazione italiana, sembra di ragionare attraverso splendide
utopie. La Chiesa cattolica è radicata in Italia per tutta una serie di
ragioni storico-culturali che qui solo accenniamo e la cui trattazione
esaustiva sarebbe lunga e impegnativa. E’ chiaro che la cultura
cattolica è uno dei segni distintivi del nostro paese nell’arte, nell’
urbanistica delle nostre città e persino nel nostro modo di pensare.
Non è un caso il fatto che tutti i maggiori personaggi del nostro
Risorgimento sono cattolici, pur vedendo nel potere temporale l’
ostacolo non solo alla indipendenza nazionale ma anche alla piena
libertà spirituale della Chiesa nella propria opera pastorale. L’Italia
monarchica liberale sarà un regime di quasi completa separazione tra
Stato e Vaticano (quest’ultimo garantito nella propria libertà dall’
equa legge della Guarentigie, sempre rifiutata da pontefice che si
proclamava prigioniero dello Stato italiano in Vaticano senza,
tuttavia, commuovere più di tanto le altre potenze cattoliche) a tratti
caratterizzato anche da un forte anticlericalismo come da una sincera
volontà conciliativa da parte del governo italiano (cfr. Scoppola) ma è
ad ogni modo sintomatico il fatto che uno dei più amati sindaci di Roma
del periodo (e forse in generale) sarà un mazziniano di ferro, Ernesto
Nathan, di origine ebraica, vissuto come un affronto dalla corte
papale. Con il concordato del 1929, che (secondo la propaganda sia
fascista che vaticana) ricompone la questione romana, il cattolicesimo
diventa religione di stato. Il regime fascista riconosce i propri
limiti semi-totalitari e per consolidare il suo blocco di potere cede
consistenti fette di potere e di privilegio alla Santa Sede con il
trattato internazionale che istituisce lo Stato della Città del
Vaticano e con il Concordato. Fascismo e Chiesa cattolica (e l’analogia
con la Spagna franchista è evidente) consolideranno lo status quo
esistente in funzione “antisovversiva”. La Chiesa cattolica pur così
fortemente compromessa con il fascismo nel dopoguerra si seppe
riproporre come forza reazionaria, capace di contrastare lo spettro del
comunismo. Nel 1947 l’Assemblea costituente recepisce i Patti
Lateranensi nell’articolo 7 della Costituzione repubblicana che viene
approvato grazie a un accordo tra democristiani e comunisti nonostante
le feroci polemiche dei partiti laici. Togliatti cercherà di rendersi
presentabile davanti al Vaticano (cosa che non gli riuscirà vista la
successiva scomunica di Pio XII ai comunisti - sommo monumento all’
ingratitudine terrena) e si giustificherà dicendo di non aver voluto
rompere l’unità tra le masse popolari in nome della stabilità del
sistema democratico italiano, spiegazione in parte condivisibile viste
le forti tensioni di quegli anni e la fragilità della nostra Repubblica
e che comunque fruttò al Partito comunista l’adesione di molti
cattolici cristiano-sociali e dissidenti. Le modifiche craxiane al
Concordato, nonostante alcuni miglioramenti concernenti soprattutto l’
idea di non rendere più obbligatoria l’ora di religione nelle scuole,
non cancella i vantaggi della Chiesa cattolica. Anzi, con l’otto per
mille gli garantisce una rendita economica sicura e allettante (grazie
anche a uno scandaloso sistema di ripartizione) che dedica solo in
minima parte a opere caritatevoli o comunque socialmente utili. Soldi
ovviamente sottratti allo Stato. Non è affatto un attentato alla
libertà religiosa dire che il clero si deve sostenere con soldi di
libere donazioni dei fedeli e non con fondi che dovrebbero essere
dedicati ad altre attività. In questo contesto possiamo certamente
possiamo certamente dire che il vulnus alla laicità dello Stato
italiano e al suo contratto sociale è uno dei principali motivi dell’
arretramento del nostro paese sui temi dei diritti civili. Il
rinnovato attacco a diritti già acquisiti come il divorzio e l’aborto e
il lavoro di interdizione ai nuovi diritti come la scelta di accedere
alla fecondazione assistita o di formare una famiglia diversa dallo
stereotipo tradizionale in una coppia di fatto stanno a testimoniare
una inaccettabile ingerenza del potere ecclesiastico nei confronti di
quello civile. Premesso che ognuno può pensare ciò che vuole sia in
positivo che in negativo sugli argomenti sopra citati va sottolineato
che questi diritti non costituiscono in nessun caso un obbligo per
nessuno né coinvolgono in negativo altre persone fisiche (con la
notevole eccezione dell’aborto su cui comunque ribadisco il sacrosanto
diritto di scelta della donna). Il cittadino scrupolosamente rispettoso
dei precetti di Santa Romana Chiesa (un caso sempre più raro anche
nelle masse considerate cattoliche) non divorzierà, non procederà con l’
aborto in nessun caso, non ricorrerà alla fecondazione assistita e non
costituirà una coppia di fatto. Ma in uno stato laico dovrà lasciare la
facoltà a chi non è cattolico o a chi vive il cattolicesimo in modo
meno dogmatico la facoltà di pensarla in maniera diversa. Sicuramente
questa idea sarà tacciata di relativismo e verrà detto che rischiamo di
cancellare le tracce della nostra cultura religiosa con l’intenzione di
equiparare tutte le confessioni davanti allo Stato. E’ evidente che
queste proposizioni sono strumentali e dimostrano una debolezza
strutturale del pensiero neo-integralista oltre ad essere in netto
contrasto con lo spirito e la lettera della predicazione di Gesù
Cristo. Lo spauracchio di colonizzazioni culturali e religiose da parte
di altre culture (come quella musulmana) con cui abbiamo sempre
convissuto nel Mediterraneo non dovrebbe terrorizzare una società laica
e moderna e con una gloriosa storia alle spalle come quella italiana.
Lasciamo a sedicenti filosofi (autodefinitesi “atei devoti”) che nel
nostro malato sistema politico sono arrivati a ricoprire la seconda
carica dello stato, l’onore di ricoprirsi di ridicolo con queste
affermazioni. Purtroppo questi personaggi hanno uno scarso senso del
ridicolo e sono allettati dalle eterne ma anche molto terrene
ricompense della gerarchia vaticana che ben poco si occupa della cura
delle anime.
Andrea Panerini Direttore della rivista Il Libro Volante.
Copyright Il Libro Volante 2006 - www.librovolante.eu
TELECOM? IDRA
& CAPE ‘E CAZZ’
«L'Idra italiana che negli atti della Magistratura
viene chiamata La Centrale Criminale di Spionaggio»
L´Idra di Lerna,
simbolo mitologico descritta come un drago invincibile con 7 teste, 100
secondo alcuni, artigli letali e una potentissima coda, secondo la
leggenda dal punto dove sgorgava il sangue di una sua testa recisa,
immediatamente ne
generava un´altra, quindi traeva profitto dal danno
subìto. Parafrasando il professore della Loggia sui rapporti tra
Telecom e politica... L'idra Telecom incombeva su Roma? Certo che 7
teste hanno bisogno di 7 colli. E infatti 'e cape 'e cazz' si
appoggiano su cuoll 'e cazz' Paolo M.
Napoli, microfoni aperti al Rione
Sanità: Cosa ne pensa di Telecom, di Rovati e di Tronchetti Provera?
'Na mappata 'e fetienti! e 'e teneno tutt' lloro 'e mugliere culumbrine
ca' mannano int 'a tivvu' p' c' fa fess a nuje! Fetienti paracul' e
scurnacchiati!!! Milano, quartieri alti: Come valuta la polemica in
corso sull'«affaire» Telecom-Governo? Penso che i Palazzi romani
straripano di servi sciocchi e di teste di pirla, e Prodi è un
formidabile talent scout nel selezionarle e piazzarle a Palazzo Chigi.
Cul de fer! Palazzi di Giustizia e dintorni: Come giudica il decreto
sulla distruzione di tutti i dossier contenenti le intercettazioni
illegali? Considerando che gli spioni ne hanno già messo al sicuro i
duplicati, e che le intercettazioni illegali continuano ancora oggi, è
una enorme puttanata. Non è realistico ritenere che, di un tale
«patrimonio», non ne abbiano fatto e nascoste più copie. Il decreto è a
favore degli intercettatori e contro gli intercettati. Molto marcio
ancora deve emergere. Il decreto è una cazzata. Una cazzata di
dimensioni cosmiche. Lunedì 2 ottobre 2006
«L'Idra italiana, che negli
atti della magistratura viene chiamata La Centrale Criminale di
Spionaggio, ma il nome appare davvero di portata assolutamente
inferiore alla realtà. L'Idra italiana ne ha mille di teste e finchè
essa sarà tra noi l'inquinamento della nostra vita pubblica non avrà
fine. Di fronte a questo panorama è giusto chiedersi come mai il capo
dell'apparato di sicurezza della Telecom (Tavaroli) sia riuscito a
godere di libertà di movimento e disponibilità finanziaria così vaste
da essere in grado di organizzate tutto ciò che ha organizzato». Così,
Ernesto Galli della Loggia, Corsera, 27 Settembre '06, ha definito
l'immane scandalo delle intercettazioni illegali che hanno violato
privacy e tutto, se non a milioni, a centinaia di migliaia di cittadini
utenti di Telecom, ma anche non di Telecom, per la telefonia ed
Internet.
Per non parlare dei computer distrutti e dei relativi
ingentissimi danni. Danni che hanno dovuto pagare di tasca propria, e
dei conti bancari prosciugati con le carte di credito sottratte con
attacchi informatici via internet o con allegati infetti, spyware,
Trojan, e link-Phishyng inviati via e-mail. Oltre agli scioperi del 3
ottobre, a Milano e Roma, e il 5 e 6 a Napoli, dei dipendenti di
Telecom Italia e dei giornalisti e i lavoratori di Tv La7, proclamati
dalle Tlc-Fistel-Cisl, Slc-Cgil, Uilcom-Uil, i sindacati si
costituiranno parte civile nel processo sulle intercettazioni di
Tavaroli e compagni, intercettazioni fatte anche a dipendenti e
sindacalisti Telecom. Perchè il potere non degeneri in colpi di Stato,
lo si controlla circondandolo di contrappesi. Checks and balances,
dicono gli anglosassoni. Quando sulla vita, sulle garanzie
democratiche, e sugli aeroporti di una Nazione, incombono ldre
minacciose, Logge massoniche occulte, Servizi deviati, Servizi che
lanciano falsi allarmi, ovverosia bufale sul terrorismo islamico, e
quando comandano 'e Cape 'e cazz', è compito delle istituzioni, della
magistratura, dei lavoratori, dei vertici aziendali, dei sindacati e
della società civile, tutta, controllare la voracità del potere
politico, mediatico e degli operatori dell'occulto, vigilare sul
pericolo oscuro delle intercettazioni illegali è un obbligo. Di
svelare, denunciare e perseguire ogni forma di minaccia e di sopruso è
un imprescindibile dovere morale e civico della intera comunità. Della
Nazione. Cipriani ha dichiarato al giudice inquirente: «Sapevo che le
interrogazioni ai terminali erano illegali, le richieste di Tavaroli
furono migliaia». Meravigliano davvero la «meraviglia» e la
costernazione di Marco e Afef Tronchetti Provera per essere stati
intercettati anch'essi. Evidentemente le teste di Marco e Afef
Tronchetti Provera, ma solo le loro, ignorano che, senza por tempo in
mezzo, chi riceve compiti della portata di quelli affidati a Tavaroli e
a Cipriani, e a Ghioni, il primo che intercetta è il committente e
dintorni. Se non lo facesse, al momento di un qualsiasi casino non
avrebbe armi per far tacere e ricattare chi e quanti quei compiti gli
hanno affidato. Sono le «regole». Ma dove vivono, allora, Marco e Afef
Tronchetti Provera? Nel Regno di Alice? Nel Ricovero degli gnocchi?
Quindi, non trattandosi soltanto di qualche Vip intercettato, gli
italiani hanno il pieno diritto ad essere informati fino in fondo su
quali responsabilità penali, manageriali e morali hanno Marco
Tronchetti Provera, Presidente, Carlo Buora Amministratore delegato, e
Gustavo Bracco capo del personale, ora anche a capo della «Security» di
Telecom Italia. Quali le responsabilità del «Garante della Privacy»?
Dove iniziava l'attività del Sismi e di Telecom Italia? A quale scambio
di favori e informazioni erano arrivati? Quanto ne erano al corrente o
fingevano di ignorarlo i vertici di Telecom Italia e del Sismi?
E
Tronchetti sapeva dei rapporti di Tavaroli con Marco Mancini n° 2 del
Sismi? Durante la gestione Tavaroli in che modo Telecom Italia ha
collaborato con il Sismi? Perché Tronchetti non ha mai accusato, ne'
difeso, Tavaroli? chiedono di sapere i giornalisti di ZeusNews.it
Perché gli Abuse di Telecomitalia avevano l'ordine tassativo di non
rispondere alle segnalazioni e alle proteste degli intercettati via
internet? E perché l'Ufficio legale di Telecom si negava al telefono?
Cosa sa Bruno Carbone capo informatico dell'ENAV? E' vero o falso che
Telecom si negava anche a lui? chiedono di sapere gli utenti
intercettati. Lorsignori come giustificano che per anni una cordata di
dipendenti Telecom si sia dedicata impunemente alla intercettazione di
informazioni su politici, imprenditori, manager, banche e su migliaia
di comuni cittadini? Per chi hanno lavorato e con quali collegamenti
con i Servizi segreti? E in combutta con quali poteri occulti?
In
Telecom Italia chi, e fornendo quali credenziali, ha infilato Fabio
Ghioni intimo amico e legatissimo a Tavaroli e a Mancini? Perché,
finora, non sono stati smascherati al pubblico i provider corrotti che
avevano ricevuto «in appalto» i tabulati per le intercettazioni via
internet? Intercettazioni che continuano alla faccia di tutti! Sì
signori, continuano da IP «riservati» «stranieri» e nostrani. Ma sulle
attività criminali interne a Telecom, e a dintorni e contorni, le
domande inquietanti non si fermano qua. Telecom ha beffato e abusato
persino della magistratura. Ciò emerge da una intervista apparsa sul
Messaggero a cui Gioacchino Genchi, il maggior esperto di traffici
telefonici e collaboratore di molte Procure, ha tranquillamente
dichiarato: «Da tempo constatavo che il centro di ascolto Telecom, il
Cnag, Centro Nazionale Autorità Giudiziaria, nascondeva qualcosa di
sospetto. Con la creazione del Cnag si bloccarono alcune richieste di
tabulati per importanti inchieste. Altre richieste furono trattate ed
evase in modo «errato». Ma il Cnag affidato a Giuliano Tavaroli non
doveva essere di supporto alla magistratura? chiede il giornalista,
«Per quanto mi consta, questo non avvenne. Abbiamo ricevuto i tabulati
di indagini delicatissime solo dopo anni e ciò ha provocato la
scarcerazione di parecchi imputati quindi l'impossibilità di terminare
le inchieste». Ma questi ritardi furono segnalati alla magistratura?
«Certo, ci sono centinaia di solleciti e diffide ed altrettanti
procedimenti penali. Il presidente della Corte d'Appello di Palermo ha
formulato pesantissime accuse alle strutture gestionali dell'epoca
della Telecom di Milano».
Da queste sconcertanti rivelazioni emerge
chiarissimo che, da molto tempo, era in atto la preparazione di un
ampio e particolareggiato progetto criminale tendente ad occupare i
gangli strategici, economici e mediatici del Paese. E a ricattarlo. E'
dai tempi della P2 di Licio Gelli, di Tassan Din, del miliardario
sudamericano Umberto Ortolani e di Di Bella che, chi trama nell'ombra
per ottenere il controllo del Paese, la prima operazione che fa è
quella di intercettare, catalogare e archiviare immensi dossier-
campione su ogni genere di categoria sociale. La seconda è di piazzare
spie nei delicatissimi ingranaggi delle compagnie che controllano
aeroporti e sicurezza del voli. Domanda: da dove partono i voli per il
rimpatrio dei terroristi islamici o presunti tali? Non è difficile, se
non saperlo, almeno immaginarlo.
La terza mossa è quella di avviare la
presa del potere sul Corriere della Sera. Quindi, è d'obbligo sapere
chi sono i nuovi Gelli, i Tassan Din, gli Ortolani e i Di Bella e a chi
fanno capo. Conclusione, conclusione parziale però, e di cui si
pretendono lumi precisi: Bene ha fatto il Senatore Cesare Salvi ad
incazzarsi come una iena quando il Copaco ha avocato a se', in un
tutt'uno sfilandola ai parlamentari che la avevano costituita, la
Commissione d'Inchiesta Parlamentare sulle intercettazioni illegali.
Aspettiamo che il Senatore Salvi, oltre che incazzarsi, faccia il
dovuto casino. Dovuto ai Cittadini italiani. Copaco... Copaco...
Copaco... fa tanto rima con copricapo. Il Copaco non vi ricorda tanto
il cappello?
Giuliana D'Olcese quota rosa di Internet
15 articoli
correlati su www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
*Da
Castiglion Fibocchi a Telecom Italia*
su http://www.carmillaonline.
com/archives/2006/09/001932.html
Abolisci la tassa x la ricarica dei
cellulari
Un cittadino italiano ha chiesto alla Commissione Europea
l'abolizione dei costi di ricarica per i cellulari che esiste
"""SOLO""" in Italia.
Lo hanno preso sul serio e la Commissione Europea
ha contattato l'Authority. Bastano 500.000 firme per abolire la tassa
sulla ricarica.
Firma la petizione su http://www.petitiononline.
com/costidir/petition.html
LA COPPIA GAY E LESBICA: CHE COSA NE
SAPPIAMO?
DOMENICA 8 OTTOBRE 2006
Alle ore 16,00
Incontro e
dibattito sul tema:
SESSUALITA’, OMOSESSUALUTA’ E BUDDISMO
Interverranno, con riferimenti alla storia del buddismo ed ai
principali testi canonici due monaci di tradizione coreana zen e due
monaci di tradizione giapponese Shugendo e Nichiren Shu. L’incontro si
terrà presso la Sala Conferenze dell’Associazione “SPAZZI” “La Locanda
degli arrivanti” – Via Virle, 21 – Torino ed é aperto a tutti
TorinoPride2006 Gruppo di lavoro Fede e Omosessualità
LIBRI
CONSIGLIATI
A cura di Anna Maria Angelitti – Gaya CsF
OMOCIDI
GLI
OMOSESSUALI UCCISI IN ITALIA
EDIZIONI: STAMPA ALTERNATIVA
Andrea Pini
In Italia i delitti contro i gay sono molto più numerosi di quanto si
creda. Questo libro fornisce la prima ricostruzione completa: dai casi
celebri (Winckelmann, Pasolini, Lavorini, Versace) alle innumerevoli
vittime sconosciute e spesso dimenticate. Ripercorrendo la cronaca nera
dell’ultimo decennio, attraverso casi esemplari e analisi dettagliate
(gli omicidi di gay a Roma, Milano, Firenze e in Puglia), emergono i
contorni di un fenomeno che i pregiudizi hanno sottaciuto o addirittura
nascosto. Una ricerca senza precedenti che mette in luce l’indifferenza
della società verso questi delitti, un’indifferenza che ha ostacolato
le indagini impedendo spesso l’identificazione dei colpevoli.
HOMOCAUST
Il nazismo e la persecuzione degli omosessuali
Massimo
Consoli
Edizioni: KAOS
Una delle pagine più atroci e sottaciute della
nefasta storia del nazismo è quella relativa alla persecuzione degli
omosessuali. Homocaust scrive questa pagina, attraverso una puntuale
ricostruzione delle fasi storiche che portano il pregiudizio
antiomosessuale a divenire uno dei capisaldi dell’ideologia nazista. A
partire dalle stesse implicazioni omosessuali che in Germania
caratterizzarono l’avvento al potere del Partito nazista, e che
segnarono sullo sfondo il tragico divenire del Terzo Reich, fino allo
sterminio di centinaia di migliaia di “Triangoli Rosa” nei lager
hitleriani.
INVIATO DA Anna Maria Angelitti Gaya CsF
AUGURI FELIX
Roma, 29 settembre 2006, venerdì
Nel 1976 (il 24 ed il 25 aprile, quasi
esattamente 30 anni fa!), presso il Teatro Alberigo di Roma si tenne
un congresso sulla sessualita´ organizzato dal Fuori! Noi dell´Ompo´s,
con l´occasione, invitammo tutti i partecipanti a trascorrere le loro
serate insieme a noi. E vennero veramente tutti (o quasi...). E, tra i
tanti, anche un ragazzetto carino, simpatico e pieno di voglia di fare.
Tornato in Puglia, questo ragazzetto mi scrisse una lettera deliziosa;
una di quelle lettere che non si dimenticano, che si mettono da parte,
che si conservano per andarsele a rileggere di tanto in tanto. Diceva,
grosso modo, che ci voleva bene, che avrebbe voluto trovarsi tra noi
per potersi dar da fare per il movimento, che non sopportava di
starsene lì, a Bari, immobilizzato e impedito a partecipare alle nostre
iniziative, che bruciava dalla voglia di agire.Poi, il ragazzo si e´
mosso. Si e´ trasferito al Nord, ha lavorato per il Fuori, ha diretto
Lambda, ha fondato Babilonia, ha aperto locali, negozi... si e´ dato da
fare. Quel ragazzetto era Felix Cossolo, che oggi compie 50 anni! Lo
sento un po´ come un figlio e, come un padre affettuoso, lo seguo nelle
sue imprese, orgoglioso di lui e di tanti altri come lui che hanno
contribuito alla nascita ed all´affermazione del nostro movimento e
della nostra comunita´, ognuno nel proprio campo, ognuno con la propria
dedizione, ognuno con le proprie capacita´.E mi sento un padre
fortunato (qualche volta mi sento pure un po´ madre...!), con tanti
figli e figlie che sono riusciti a fare (o stanno facendo) quello che
io ho solo cominciato, oppure avrei desiderato di cominciare, o magari
non ho neanche pensato possibile realizzare.
Auguri, Felix! Email:
felix@gayclubbing.it
Massimo Consoli
COMUNICATO STAMPA
Aspettando Zapatero.
Ricomincia L’Altro Martedì, trasmissione gay e
lesbica di Radio Popolare
Riprende martedì 3 ottobre L' Altro Martedì,
da 26 anni la storica trasmissione gay e lesbica di Radio Popolare.
Anche nella prima stagione dell’era Prodi, il programma ospiterà
diverse personalità della comunità gay\lesbica\trans per offrire agli
ascoltatori più punti di vista. Ad avvicendarsi ai microfoni ci
saranno: Aurelio Mancuso, segretario nazionale di Arcigay, che
attraverso la rubrica “Europa ri-chiama Italia”, ci dirà se davvero il
nostro Paese si metterà in linea con gli altri stati sui diritti degli
omosessuali; Daniela Danna, sociologa e storica del movimento lesbico,
che analizzerà le ultime ricerche sugli orientamenti sessuali; Daniele
Bocchetti, co-responsabile della sede milanese di Crisalide
AzioneTrans, che racconterà storie invisibili e diritti negati delle
persone transessuali. Per le rubriche culturali Piergiorgio Pardo,
cantante e dj, con “Like a rolling Stonewall“porterà in trasmissione
canzoni e personaggi gay and lesbian che hanno infranto, valicato e
colorato il muro di Stonewall; Paolo Pedote, giornalista e scrittore,
presenterà i registi gay che attraverso i loro film hanno
rivoluzionato il concetto di corpo gay e infine Massimo Basili,
fumettista, introdurrà autori e autrici omosessuali che disegnano
fumetti militanti.Ogni primo martedì del mese, inoltre, sarà realizzata
una rassegna stampa dei principali periodici europei a tematica
omosessuale: vi segnaleremo gli articoli da non perdere.L'Altro
Martedì, dal 3 ottobre, dalle 22.35 alle 23.30. Radio Popolare FM
107.6
Conduttori: Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e Paolo Ruiu.
Per intervenire telefonare allo 02.33.001.001 oppure scrivere a
omomail@radiopopolare.it
NESSUNO TOCCHI CAINO
30.09.2006
IRAQ.
UNDICI GIUSTIZIATI IN KURDISTAN PER TERRORISMO - 21 settembre 2001: le
autorità del Kurdistan iracheno hanno giustiziato 11 persone giudicate
responsabili di attentati esplosivi e decapitazioni. “Gli 11
terroristi appartenenti al gruppo di Sheikh Zhana Abdel Karim Barzanzi
sono stati giustiziati ad Arbil”, ha detto un funzionario della
sicurezza. Barzanzi, uno degli 11 giustiziati, era stato riconosciuto
lo scorso marzo a capo dell’organizzazione, a sua volta legata al
gruppo Ansar al-Sunna. Nel corso degli interrogatori – ha detto il
funzionario della sicurezza – gli elementi avrebbero ammesso attentati
esplosivi ad Arbil e Dohuk, oltre a diverse decapitazioni di persone
sequestrate. L’uso della pena di morte è stato riammesso dal parlamento
del Kurdistan iracheno, Regione autonoma nel nord del paese, nel corso
di questo mese.
IRAQ. NAZIONI UNITE CHIEDONO COMMUTAZIONE DELLE
CONDANNE CAPITALI - 23 settembre 2006: le Nazioni Unite chiedono alle
autorità irachene la commutazione di tutte le condanne a morte emesse
nel paese. Ashraf Qazi - Rappresentante Speciale in Iraq del Segretario
Generale Onu – si dice in un comunicato “molto preoccupato” che gli
sforzi nella direzione del rispetto dei diritti umani e delle libertà
fondamentali possano essere compromessi in Iraq dal fatto che “più di
140 persone sono state condannate a morte e più di 50 giustiziate dal
2004”. “Le Nazioni Unite chiedono al Governo dell’Iraq di commutare
tutte le condanne capitali e di fondare la propria ricerca di giustizia
sulla protezione e promozione del diritto alla vita”. Come già
riportato da Nessuno tocchi Caino, il 21 settembre sono state
giustiziate nel Kurdistan iracheno 11 persone giudicate responsabili di
attentati esplosivi e decapitazioni. “Gli 11 terroristi appartenenti al
gruppo di Sheikh Zhana Abdel Karim Barzanzi sono stati giustiziati ad
Arbil”, ha detto un funzionario della sicurezza curdo.
SOMALIA.
GIUSTIZIATO A MOGADISCIO DALLE CORTI ISLAMICHE - 22 settembre 2006: un
giovane è stato messo a morte in pubblico nella capitale somala
Mogadiscio, dopo essere stato riconosciuto responsabile di omicidio. Si
tratta della prima esecuzione a Mogadiscio da quando – nel giugno 2006
– l’Unione delle Corti Islamiche ha strappato il controllo della città
ai “signori della guerra”. All’esecuzione di Abduqadir Diriye, 25 anni
circa, hanno assistito più di 6.000 persone. L’uomo avrebbe ammesso l’
omicidio di un imprenditore, avvenuto nel corso di una lite su un
telefono cellulare. Un pubblico ministero delle Corti Islamiche aveva
avvertito le persone per radio affinché assistessero all’esecuzione,
avvenuta in piazza nei pressi di un’accademia di polizia. Spettatori e
giornalisti erano stati avvisati di non scattare fotografie. Da dietro
una mitragliatrice montata su una jeep, un uomo controllava la folla.
Al prigioniero sono stati legati mani e piedi e coperto il capo, poi
gli è stato detto di pregare, infine è stato fucilato da un plotone di
otto uomini. Dalla folla si sono levate grida “Allah è grande”, mentre
altri spettatori hanno manifestato disappunto. Un militante islamista
di nome Omar Iman ha spiegato a tutti i presenti che l’esecuzione
costituisce un deterrente: “Abbiamo cominciato ad applicare la sharia.
E’ un avvertimento per i potenziali criminali”, ha detto. In origine
era prevista l’esecuzione di un secondo uomo, la cui condanna a morte è
stata tuttavia commutata in ergastolo dopo che la sua famiglia ha
chiesto clemenza.
BANGLADESH. RISCHIA PENA DI MORTE PER OPINIONI PRO-
ISRAELE - 27 settembre 2006: un giornalista musulmano rischia in
Bangladesh la condanna a morte per aver scritto articoli favorevoli ad
Israele. La data del processo è già stata fissata e in base alle leggi
vigenti in Bangladesh l’uomo - Salah Uddin Choudhury - potrebbe essere
condannato alla pena capitale.
Redattore di un giornale in lingua
inglese stampato a Dakha, il giornalista si è espresso contro l’
estremismo islamico e in favore dello Stato di Israele, esortando il
governo del Bangladesh a riconoscerlo. Dopo questi articoli Choudhury è
stato arrestato, senza la formulazione di accuse precise da parte delle
autorità.
Era già stato arrestato nel 2003 all’aeroporto di Dakha,
prima di prendere un volo per Israele dove avrebbe parlato sulla
promozione delle relazioni tra ebrei e musulmani.
GIAPPONE. MINISTRO
GIUSTIZIA NON AUTORIZZA ESECUZIONI - 24 settembre 2006: il ministro
della giustizia giapponese uscente, Seiken Sugiura, ha ribadito la
propria indisponibilità ad autorizzare esecuzioni capitali fino al
termine del suo incarico, previsto tra due giorni. Sugiura fa parte del
governo dimissionario guidato dal primo ministro Junichiro Koizumi.
Nelle ultime settimane, funzionari del Ministero della Giustizia
avrebbero chiesto a Sugiura di autorizzare le esecuzioni di alcuni
condannati a morte, ricevendo tuttavia dal Ministro risposta negativa.
Restano così 93 i prigionieri del braccio della morte giapponese in
attesa di essere giustiziati. Quando nell’ottobre 2005 ha assunto la
carica di Ministro della Giustizia, Sugiura ha annunciato di non voler
firmare alcun ordine di esecuzione “per via della mia religione e
filosofia”. In seguito ha ritrattato l’affermazione, continuando però a
non firmare alcun ordine di esecuzione. Seguace della filosofia Jodo
Shinshu Otani-ha Buddhism, Sugiura ha detto una volta di ritenere che
le esecuzioni in Giappone saranno abolite, ma nel lungo periodo.


