28 settembre 2006

news 28 settembre

NO AL COMUNE VOYEUR!
Il Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” si trova in completo
disaccordo con le soluzioni adottate dal Comune di Roma per combattere
la prostituzione. Le motivazioni della scelta di sistemare telecamere
mobili per scoraggiare clienti e prostitute, adducendo motivi legati
alla sicurezza stradale, hanno invece soltanto l’effetto di creare una
sorta di “Grande Fratello” che guarda e spia i costumi sessuali dei
cittadini senza produrre un qualsiasi effetto se non quello della
violazione della privacy. Il famoso “Modello Roma”, quello di una città
che include, tanto auspicato da Veltroni, deve essere perseguito con
una seria politica sociale che sì, combatte la tratta e lo sfruttamento
di minorenni, ma allo stesso tempo permette a chi vuole esercitare la
professione di poterlo fare senza interventi repressivi e senza facili
accostamenti del tutto gratuiti a un presupposto “decoro” della città.
Siamo in questo in piena sintonia con la battaglia politica e culturale
portata avanti da Vladimir Luxuria.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Segreteria Politica – Andrea Berardicurti
a.berardicurti@mariomieli.org
tel. 065413985 - 3487798437

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 27 settembre 2006
PACS: ARCIGAY, L’UNIONE RISPETTI IL SUO PROGRAMMA,
PRODI IL SUO IMPEGNO
Il presidente dell’associazione, Lo Giudice, si appella a Governo e
maggioranza alla notizia della calendarizzazione delle proposte di
legge sulle unioni civili.
“Finalmente si parte. Sono in gioco i diritti di milioni di donne e
uomini: adesso la montagna non partorisca un topolino”. Così il
presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta la notizia
della calendarizzazione delle proposte di legge sui Pacs per novembre.
“Si parta – continua Lo Giudice - dall’impegno contenuto nel programma
nell’Unione per far fare un balzo avanti all’Italia, riconoscendo
diritti e responsabilità reciproca a tutte le coppie di fatto e
affrontando la questione grave e urgente dell’assenza di qualsiasi
riconoscimento per le coppie dello stesso sesso. “La nostra battaglia
è per la piena equiparazione dei diritti delle coppie gay e lesbiche,
il cui orientamento sessuale non può e non deve essere la causa di una
violazione del principio di uguaglianza giuridica. “Ci aspettiamo che
Governo e Parlamento tengano conto delle legittime aspettative di
lesbiche e gay italiani e confidiamo in quanto promesso in marzo dal
presidente del Consiglio Romano Prodi in una sua lettera ad Arcigay ed
ArciLesbica, ‘la presa d’impegno, a voler percorrere insieme a Voi, e
non senza di Voi, il cammino in grado di portare a un riconoscimento
pieno ed effettivo di questi diritti’”. Background - Il programma
elettorale dell’Unione recita: "L'Unione proporrà il riconoscimento
giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno
parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di
una unione di fatto non è dirimente il genere dei conviventi e il loro
orientamento sessuale. Va considerato piuttosto quale criterio
qualificante il sistema di relazioni sentimentali, assistenziali e di
solidarietà la loro stabilità e volontarietà". In Europa ci sono tre
tipi di legislazione che hanno risposto, a partire dal 1989, alla
esplicita e reiterata richiesta delle istituzioni europee di
risolvere il tema dei diritti delle coppie dello stesso sesso. In
Olanda, Belgio e Spagna si è esteso il matrimonio civile alle coppie
gay e lesbiche. In altri paesi (Danimarca, Finlandia, Islanda,
Germania, Norvegia, Regno Unito, Svezia, Svizzera) si è preferito dare
vita ad un nuovo istituto simile ma distinto. Un terzo gruppo di paesi
(Francia, Portogallo, Ungheria, Andorra, Repubblica Ceca, Croazia,
Lussemburgo, Slovenia) ha scelto una formula più leggera, che assicura
alle coppie di fatto, etero ed omosessuali, alcuni diritti minimi. La
proposta di legge sul Pacs fa riferimento a questo modello più leggero.
Arcigay chiede che siano riconosciuti giuridicamente i diritti delle
famiglie non fondate sul matrimonio, attraverso un istituto giuridico
come il Pacs che riconosca i diritti delle coppie di fatto, nell’ottica
di un riconoscimento normativo del pluralismo delle forme familiari.
Chiede inoltre che si giunga a recepire l’invito della risoluzione del
Parlamento europeo del 16 marzo 2000 a garantire «alle coppie dello
stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie ed alle famiglie
tradizionali».
Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO STAMPA F.U.O.R.I.
Nell'apprendere con angoscia la notizia che a Lecco un giovane 18enne
pugnala un amico 17enne per il solo fatto che questi ha inserito, senza
il permesso dell'interessato il numero del telefono cellulare in una
chat gay. Si potrebbe annoverare quest'azione come uno scherzo di
stampo goliardico Ma nella sua efferatezza e nella sua premeditazione
il grave fattoi di cronaca nera evidenzia quanto ampia e profonda sia
tuttora nel nostro Paese la OMOFOBIA e lo stesso razzismo
antiomosessuale, con buona pace di tutti coloro che ritengono che in
Italia non esista la QUESTIONE OMOSESSUALE! Siamo veramente molto
lontani dall'atmosfera che si respira in Spagna, solo per fare un
esempio di una delle nazioni che hanno posto in essere tutti gli
strumenti culturali e legislativi per abbattere la OMOFOBIA e questo
in
piena sintonia con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 14
febbraio 1994: Contro ogni tipo di discriminazione degli Omosessuali.
Solo attraverso un impegno serio e fattivo delle istituzioni: Famiglia,
Scuola, Parlamento, Presidenza della Repubblica si potrà abbattere
definitivamente il marcio insito nella cultura omofoba e nel razzismo
antiomosessuale. Un plauso va fatto agli inquirenti ed alle forze
dell'ordine che in brevissimo tempo hanno trovato l'aggressore, Mauro
D., che e' ora in carcere con l'accusa di tentato omicidio per futili
motivie speriamo a meditare, anche, sulla sua OMOFOBIA fonte originaria
di questa violenza inaudita ed inspiegabile. Gli Stati Generali del
Movimento di Liberazione Omosessuale che si
apriranno a Roma sabato 30 settembre prenderanno in considerazione
anche questo gravissimo fatto avvenuto nella civilissima Repubblica
Italiana.
Nicolino Tosoni, Presidente del F.U.O.R.I.!
niconico84@hotmail.com
Via Brodolini 10
35020 Albignasego (PADOVA)
INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF

COMUNICAZIONE CO.DI.PeP.
Roma: Sempre più minorenni sulle strade della prostituzione
L’offensiva contro il lavoro sessuale e la prostituzione coatta deve
essere rafforzata con le videocamere per identificare il numero di
targa del cliente di strada. Roma In Italia aumenta la preoccupazione
per il numero crescente di straniere minorenni impiegate nella
prostituzione. Nell’ultima retata 150, di 200 prostitute di strada
controllate, erano minorenni, ha riferito il capo della polizia di Roma
Achille Serra che, insieme al sindaco della capitale italiana, Walter
Veltroni, ha affiancato un’offensiva contro la prostituzione di strada.
A Roma si vedono minorenni che si prostituiscono con le bambole tra le
mani. Questo non è più tollerabile. Il sesso con i minori è un grave
crimine dice Serra. Le ragazze provengono per la maggior parte dalla
Romania e dall’Albania. La polizia, nei mesi scorsi, ha sorpreso
perfino delle settenni sui marciapiedi. Una prostituta minorenne può
guadagnare fino a 20.000 euro al mese. Divieto di sfruttamento delle
prostitute Il capo della polizia Serra vuole installare delle
telecamere per filmare, 24 ore su 24, le strade sulle quali le ragazze
contrattano con gli automobilisti. Le immagini devono andare alla
centrale di polizia dove saranno prese le targhe degli interessati. Il
proprietario dell’autovettura sarà quindi invitato a pagare. Le
sanzioni, in questo caso, verranno inflitte per infrazione al divieto
di sosta/fermata. La prostituzione, in sè, non è vietata in Italia, ma
lo è lo sfruttamento delle prostitute. Apertura dei bordelli In Italia,
i bordelli sono stati vietati nel 1958. Oggi, la maggior parte delle
Italiane è favorevole alla riapertura delle case di piacere. Le
ricerche evidenziano che nove milioni di italiani vanno regolarmente, o
di tanto in tanto, con le prostitute. Prostituzione coatta di ragazzi
e ragazze I ragazzi, sempre più frequentemente, vengono immessi nella
prostituzione omosessuale specie in locali e in appartamenti privati.
In questo modo vengono sfruttati soprattutto giovani Albanesi,
Nigeriani, Sudamericani ed Esteuropei. In aumento il numero delle
cinesi minorenni che, chiuse brutalamente nei bordelli, vengono
costrette alla prostituzione, ha riferito la polizia. Nessuna
protezione Le strade della prostituzione, secondo lo studio, sono sotto
il controllo delle organizzazioni criminali. In Italia, in base alla
stima del Ministero del’Interno, ci sono circa 70.000 prostitute per un
volume di affari annuo pari a 26 miliardi di euro. L’80 per cento dei
clienti chiede rapporti sessuali senza il preservativo. Il dodici per
cento delle prostitute è HIV-positivo (APA) - QUESTA, INVECE, E' LA MIA
RISPOSTA A MARC ED IL MIO BREVISSIMO COMMENTO: Ciao Marc, ciao a tutt@.
Grazie a Marco, a Giulia e a te per le traduzioni. Le abbiamo
apprezzate. Il meeting ha avuto luogo mercoledì scorso. A causa della
crisi internazionale, provocata dal nostro non-amato Papa - possa
essere non-benedetto! -, il meeting ha avuto a tema le nuove misure di
sicurezza da prendere contro le minacce di attentati terroristici.Il
sindaco di Roma e il prefetto di Roma hanno deciso di colpire la
prostituzione di strada il nuovo vecchio male - installando delle
videocamere nelle strade della prostituzione. Lo scopo è filmare gli
automobilisti che avvicinano le prostitute in strada per colpirli (i
clienti) con la multa. Comunque, non è stata assunta nessuna misura
fino ad oggi, essendo stato richiesto al Garante per la Privacy di
pronunciarsi circa l’opportunità del provvedimento date le norme a
tutela della riservatezza. QUESTA E’LA SOLA COSA CHE LI PREOCCUPA!
Aspettiamo! Ecco cosa chiedo a voi tutt@: vi preghiamo di affiancarci
in questa protesta; miriamo ad entrare nel dibattito politico e
mediatico a tema prostituzione, essendo noi prostitute ed attiviste a
Roma; vi preghiamo di spedire le lettere di protesta al sindaco ed al
prefetto di Roma, come l’ha postata Giulia, o scrivetegliene una
vostra; vi preghiamo ancora di scrivere lettere di protesta, per come
la posterò qui in lista appena mi sarà possibile, agli indirizzi che vi
fornirò (alte cariche istituzionali e Garante delle Comunicazioni); né
i politici né i media ci consentono di dire la nostra opinione e, come
ben sapete, si parla della prostituzione in maniera orrenda; qualunque
altro aiuto vorrete darci sarà ben accetto. Grazie. Stiamo cercando di
fare cessare questi disgustosi dibattiti e discussioni a tema
prostituzione che, ogni tanto, vengono commessi qui in Italia (sia in
politica che nei media); quantomeno vorremmo parteciparvi! Per quanto
concerne quell’articolo tedesco che hai postato http://diestandard.at/?
url=/?id=2595438 l’ho trovato orrendo. Penso che sia pieno di
sciocchezze. Si, si rapporta a questa protesta. Circa il numero delle
minori in strada, è vero: ce ne sono moltissime! anche se nessuno parla
mai dei loro intoccabili clienti!!! -. E ancora, non viene mai detto
che molte di queste minori, una volta salvate dalla strada, scappano
via dalle prigioni nelle quali vengono rinchiuse per ritornare a
lavorare sulle strade. Penso che la polizia conti le medesime ragazze.
E, WOW, è vero: sono richiestissime dai nostri Santi Uomini e riescono
a guadagnare molto più di 20.000 euro al mese. Vero! E’ la prima volta
che sento di bambine di sette anni trovate nelle strade della
prostituzione (anche se non ne sono affatto sorpresa! dato che gli
Italiani dabbene non parlano mai dei comportamenti sessuali dei Santi
Eterosessuati Italici Maschietti, Buoni Padri di Famiglia Oh no
mai!!!). Nove milioni di clienti!!!??? Falsissimissimo! Sono molti ma
molti ma molti di più. Chi sono quelle donne italiane (Italienerinnen
sic!) che chiedono la riapertura dei bordelli? Non noi prostitute,
certamente! Noi vogliamo essere libere di prostituirci come stiamo già
facendo. Noi non vogliamo essere discriminat@, né subire violenze,
qualunque sorta di violenza anche quella che deriva dalla
strumentalizzazione nella guerra politica o nei media. Ciò che
chiediamo è soltanto una legge che sia contro le discriminazioni.
Assolutamente nessuna legalizzazione, ben sapendo che ci troviamo nella
mafiosa e cattolica Italietta. Legalizzare la prostituzione qui e ora
(hinc et nunc) equivarrebbe soltanto a sottometterci alle leggi e alle
regole degli italici maschietti. Oh no! MAI! In tema di sesso senza
preservativo, è vero. Il mio lavoro ma non solo il mio ha subito un
forte calo nell’ultimo anno a causa della richiesta, avanzata da ben
troppi clienti, di non usare il preservativo almeno per un servizio
orale. Non accettando mai, sono pressoché disoccupata, povera me! Oggi,
i prezzi sono sempre più bassi! I clienti impongono il tipo di
prestazione che dobbiamo fornire ed il prezzo che sono disposti a
pagare! Se non accettiamo, difficilmente riusciamo a lavorare!!! E
inoltre, si stancano velocemente di noi: cioè, solo pochi anni fa
potevamo tenerci una clientela fissa per anni, se non addirittura per
sempre; ma ora non è più così! Siamo in tropp@ (prostitut@): i clienti
preferiscono sempre le nuove e le giovani per l’alta possibilità
contrattuale. Chiaro? In Italia la prostituzione oggi è drammatica per
tutt@ noi! Siamo arrabbiat@ naturalmente ma nessuno se ne cura, né ci
dà una mano!!!!!!!! Circa la tratta e lo sfruttamento dei ragazzi
nella prostituzione omosessuale, si, è vero. Abbiamo sentito e
sappiamo. Le organizzazioni criminali controllano l’intero territorio
italiano (sia la prostituzione di strada che gli appartamenti privati e
i locali pubblici); se si prova ad opporsi, si passano i guai. L’ho
sperimentato sulla mia pelle. E i poliziotti solitamente aiutano gli
sfruttatori: ad esempio, mandano via le ragazze che non sono sotto la
protezione delle organizzazioni criminali. Sapete, i poliziotti
ricevono sesso, soldi e droga; perché no!? Lo scorso agosto, a Milano,
ho visto ancora una volta i poliziotti che mandavano via dalla strada
le ragazze cinesi ma non le est europee! Vengo da Milano e so che è
così da sempre! Italia Mafiosa! Il 30 per cento dei clienti chiede
rapporti sessuali sprotetti e il 99 per cento chiede servizi orali
senza preservativo - solitamente fino a venirci in bocca. Ditemi come
possiamo fare! I clienti lo chiedevano già prima, ma potevamo
contrattare; ora non più!!!!!!!! Adesso, se si dice loro di no, vanno
via!!! Ciò vuol dire che forse trovano qualcun@ dispost@ a farlo, o
no!? Solo il dodici per cento dell@ prostitut@ in Italia è HIV-
positiv@!? Penso che siano molt@ ma molt@ di più. SIAMO TUTT@ HIV-
POSITV@!!! E allora!? E i clienti HIV-positivi!!!!!!?????
FONTE http://diestandard.at/?url=/?id=2595438
INVIATO DA Ornella Serpa Co.Di.Pe.P. – ROMA

E’ MORTA TEE A. CORINNE
Il 27 Agosto 2006 è morta Tee A. Corinne. A lei e alla sua opera
abbiamo voluto fare un omaggio con questa pagina sul
sito Fuoricampo: http://www.fuoricampo.net/tee-corinne/index.html
Linda Tee Cutchin (Tee Corinne) è stata la fotografa lesbica per
eccellenza,la prima a rappresentare l'erotismo lesbico in tempi in cui
il "coming out" era una rarità. Nata il 3 novembre 1943 in Florida, è
morta il 27 agostonell'Oregon, a 62 anni, per un cancro al fegato che
le era stato diagnosticato in marzo. Artista "militante", ha
fotografato tutte le protagoniste, celebri e non, del movimento lesbico
dagli anni Settanta ad oggi negli Stati Uniti. Il suo "Cunt Coloring
Book" del 1975, dedicato alle vulve, fece scandalo. E cosi' la
sensualità delle sue immagini lesbiche sessualmente esplicite,
realizzate con negativi solarizzati. Nelle sue opere intensamente
originali ha integrato fotografia, stampa, pittura. Fra le sue raccolte
di foto; "Lesbian Muse: The Women Behind the Words" (1989), "Women Who
Loved Women" (1984), "Yantras of Womanlove" (1982), "At Six -an
artist's book" (1990). Ha scritto anche romanzi, saggi, poesie. Le
sue immagini sono state utilizzate da quasi tutte le riviste lesbiche
e femministe. In un "personal statement" scritto poco prima di morire,
ha detto: "Credo nei rapporti a lungo termine, nei cani, nei gatti,
nella natura". In suo onore Moonforce Media ha fondato il Tee A.
Corinne Prize for Lesbian Media Artists. Corinne ha lasciato i suoi
manoscritti ed altri materiali
alla Biblioteca dell'University of Oregon. p.s. Se volete fare un link
nel vostro sito a questa pagina,
http://www.fuoricampo.net/tee-corinne/index.html per noi sarà un
piacere e sarà un omaggio in più a Tee A.Corinne.
Fuoricampo Lesbian Group > Officina di Studi, Arte e Politica
website: http://www.fuoricampo.net
e-mail: info@fuoricampo.net
phone: +39 051349969
mobile: +39 3391408010
INVIATO DA Massino Consoli

NESSUNO TOCCHI CAINO
23 SETTEMBRE 2006
NTC. ANCHE IL GOVERNO PRODI SI PREPARA A TRADIRE L’IMPEGNO PER LA
MORATORIA ONU DELLE ESECUZIONI - 20 settembre 2006: Per Marco
Pannella, Presidente di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia, Segretario
e deputato della Rosa nel Pugno ed Elisabetta Zamparutti, tesoriere, l’
affermazione “Noi siamo contrari alla pena di morte” contenuta nel
discorso del Premier Romano Prodi all’Assemblea Generale dell’ONU è il
modo in cui il Governo si prepara a fare peggio di quanto il Governo
Berlusconi aveva fatto nel 2003. “Le poche e sciatte parole usate dal
Premier dimostrano che il Governo è sul punto di riuscire nuovamente ad
impedire, con atti omissivi e dilatori, la conquista di un risultato di
portata storica, quello di un pronunciamento dell’Assemblea Generale
dell’ONU a favore della moratoria universale delle esecuzioni e l’
abolizione della pena di morte” hanno detto i rappresentanti dell’
associazione. “Nonostante i chiari ed ormai inequivocabili dati che
dimostrano come un simile testo sarebbe approvato con una schiacciante
maggioranza (tra i 95 e 107 voti a favore e solo tra i 61 e i 68 voti
contrari) l’Italia, nuovamente, sta cercando il consenso, che non c’è,
dell’Unione Europea, disattendendo in questo modo l’impegno che il
Governo italiano aveva assunto di fronte al Parlamento lo scorso 27
luglio. Oggi più che mai, in una tema così rilevante, occorre evitare
di caratterizzare l’iniziativa come europea ed occidentale e cercare
invece di costruire alleanze con paesi rappresentativ! i di tutti i
continenti.”
INDONESIA. GIUSTIZIATI I TRE CRISTIANI - 22 settembre 2006: Fabianus
Tibo, Marianus Riwu e Dominggus Silva sono stati fucilati nelle prime
ore della mattina nella città indonesiana di Palu, capoluogo della
provincia del Sulawesi Centrale. I tre cristiani erano stati condannati
a morte nel 2001 per aver guidato la folla che l’anno prima aveva
assaltato una scuola coranica nella stessa provincia, uccidendo più di
200 musulmani. Dovevano essere giustiziati in agosto, ma l'esecuzione
era stata rinviata dopo le dimostrazioni di migliaia di indonesiani e
un appello del Pontefice. "Secondo le informazioni attendibili che ho
ricevuto sono stati fucilati seduti con le mani legate. Due erano
bendati mentre Marianus Riwu ha rifiutato di essere bendato", ha detto
il prete che ha assistito i tre condannati, Jimmy Tumbelaka. I
cadaveri di Tibo e Riwu sono stati portati nella loro città d'origine
mentre Silva è stato sepolto a Palu. La fucilazione dei tre uomini ha
scatenato violente proteste di migliaia di cristiani in diverse
località dell’Indonesia. Le esecuzioni sono state abbastanza rare in
Indonesia fino al 2004 quando, nel quadro di una campagna nazionale
contro l'abuso e lo spaccio di droga lanciata dall’allora Presidente
Megawati Soekarnoputri in vista delle elezioni di ottobre, tre
cittadini stranieri sono stati fucilati per traffico di eroina. Le
precedenti fucilazioni, le prime dopo cinque anni, erano state
effettuate nel maggio 2001 nei confronti di due uomini condannati per
un omicidio avvenuto nel 1989. Nel 2005, sono state messe a morte due
persone. In base ai dati del ministero della giustizia, dall’anno dell’
indipendenza nel 1945 fino al 2005, sono state giustiziate 20 persone
e, al 15 febbraio 2006, più di 60 erano in attesa di esecuzione.
ITALIA-CINA. SOLLEVATO TEMA PENA DI MORTE - 18 settembre 2006: "Ieri
e oggi, insieme a diversi esponenti del governo della Repubblica
Popolare cinese, abbiamo sollevato il tema della pena di morte,
auspicando un impegno sulla riduzione dei reati per i quali rimane
applicata". Lo annuncia il senatore dell'Ulivo Gianni Vernetti,
sottosegretario agli Affari esteri, in questi giorni in missione a
Pechino insieme al Presidente del Consiglio Romano Prodi. "Abbiamo
inoltre annunciato l'intenzione italiana di presentare tra pochi giorni
una risoluzione all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla
moratoria universale della pena di morte. Abbiamo anche discusso di
problemi relativi alla liberta' religiosa, alla liberta' di stampa e
all'urgenza di affiancare alle positive riforme economiche avviate
dalla Repubblica Popolare cinese, significativi progressi nella tutela
delle liberta' fondamentali e dei diritti umani". Sul dialogo
strutturato tra Cina e Unione Europea, in ultimo, il sottosegretario
Vernetti, sostiene: "Abbiamo ottenuto segnali positivi di apertura da
parte del governo cinese ai quali ora auspichiamo seguiranno fatti
concreti".
ARABIA SAUDITA. DUE DECAPITAZIONI PER OMICIDIO E DROGA - 19 settembre
2006: due cittadini stranieri sono stati decapitati per omicidio e
traffico di droga, ha reso noto il Ministero degli Interni saudita. Il
primo, cittadino del Bangladesh, è stato decapitato a Riyadh, capitale
dell’Arabia Saudita, dopo essere stato riconosciuto colpevole dell’
omicidio di Ragab Abdul-Aziz Bassiouni, cittadino egiziano. Nel
comunicato ministeriale non viene specificato quando l’omicidio sarebbe
avvenuto. Il secondo, l’afghano Ubeidullah bin Mohammed bin Alem, è
stato giustiziato a Jiddah per aver introdotto eroina nel paese. In
Arabia Saudita, le esecuzioni nel 2003 sono state 52, tra cui quella di
una donna. Erano state almeno 49 nel 2002, tra cui quella di una donna
e almeno 82 nel 2001. Le esecuzioni nel 2004 sono state 38, il numero
più basso nella storia degli ultimi anni, ma subito superato dalle
almeno 90 esecuzioni effettuate nel 2005.
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. TRE MILITARI CONDANNATI A MORTE -
14 settembre 2006: tre militari sono stati condannati a morte da un
tribunale militare di Bukavu, nella Repubblica Democratica del Congo.
I due caporalmaggiori e un aiutante erano stati accusati di omicidio e
uso improprio di munizioni. Uno dei caporalmaggiori, in servizio nella
Marina, è stato arrestato a Bukavu lo scorso 14 agosto, il secondo
caporalmaggiore e l’aiutante sono stati arrestati a maggio, nella
stessa città. Non si conoscono altri particolari. Il 10 maggio 2005, l’
Assemblea Nazionale della Repubblica Democratica del Congo, la camera
bassa del parlamento di transizione, ha deciso di cancellare ogni
riferimento alla pena di morte dalla bozza di costituzione del paese.
Il 17 marzo, il Senato della RDC aveva adottato i 220 articoli del
progetto preliminare di nuova costituzione, tra cui uno che prevedeva
il mantenimento della pena di morte. L’articolo 15, infatti, recitava
tra l’altro che “Nessuno può essere privato della vita se non per
omicidio volontario e nelle forme e condizioni previste dalla legge”. L’
Assemblea Nazionale ha votato per sopprimere questa previsione e, il 13
maggio 2005, ha finito l’esame di tutti gli articoli della nuova
costituzione, la quale è entrata in vigore dopo la sua approvazione
attraverso un referendum popolare che si è tenuto nel dicembre del
2005.

VIAGGIO, CONOSCENZA,INTEGRAZIONE
Intervento di Anna Maria Angelitti alla presentazione del libro di
Dacia Maraini – “HO SOGNATO UNA STAZIONE ”, tenutasi il 15 settembre
2006 presso il castello Orsini di Avezzano (Aq)

“Il viaggio deve riscoprire la propria unicità confrontandola con
altre culture ci fa notare l’assessore provinciale Michele Fina”. E
anche per lei Signora Maraini il viaggio è conoscenza, alleanza tra
persone e tra culture… Tutti amiamo viaggiare e in vari modi come ad
esempio: Vittorino Andreoli ( uno fra i più autorevoli studiosi della
psiche) nel suo libro: “LETTERA ALLA TUA FAMIGLIA” ;ci descrive “UN
VIAGGIO NEL CUORE DEI NOSTRI AFFETTI”. Per lui la famiglia è come un
ensamble musicale. Ciascuno strumento segue la propria voce, ma è solo
dall’armonia del loro intreccio che scaturisce la musica e prende vita
la partitura… Invece Candido Cannavò (giornalista), nel suo libro:
“LIBERTA’ DIETRO LE SBARRE” . “La vita, la pena, la speranza”, ci
descrive il suo viaggio nel carcere di S. Vittore e dice:“Viaggiando
nel piccolo carcere delle donne e in quello, enorme e intasato, degli
uomini, ho raccolto storie di tenacia, di intelligenza, di fantasia, di
speranza infinita e anche d’amore”. Pertanto a lei Signora Maraini,
che è sempre così attenta alle problematiche sociali desidero leggerle,
in sintesi, due viaggi della sofferenza. LA VIOLENZA AD UNA GIOVANE
DONNA 2 settembre 2006 – “giovane lesbica violentata in Versilia” L’
agguato vicino un locale frequentato da omosessuali “…Sono
probabilmente italiani i responsabili dell’aggressione. .. …E’ certo
che la prima cosa che salta agli occhi è che questo stupro non è
soltanto l’atto di violenza contro la donna, ma è un crimine, un
delitto d’odio. E’ stata stuprata una donna con orientamento sessuale
preciso. I due sapevano cosa stavano facendo. Lo volevano fare, tanto
che sono arrivati, secondo il racconto di Paola, con il condor. E’
stato uno stupro programmato… E prima di lei, le botte a un cuoco gay,
le rapine alle coppie omosex, le violenze ai transessuali…” E POI LA
POESIA DI UN GIOVANE TRANSESSUALE; PERSONA CHE STIMO MOLTISSIMO E DEL
QUALE CONOSCO LE SUE LACERANTI SOFFERENZE INTERIORI CAUSATE DA UNA
SOCIETA’ “INGRATA ” DEMONIZZANTE E DEUMANIZZANTE DELL’ALTRO/ DEL
DIVERSO
Coltivo con cura
il pubblico dei miei clienti
non sono più di cento,
li conosco per nome.
Pagano a trenta giorni
o con frutta e pane,
verdure, latte e piccoli lavori
nella casa da ristrutturare,
non potrei campare dei contanti.
Il valore di ogni pensiero, d’accordo,
è solo una virgola dopo lo zero.
Per questo altri non pagano
e stanno ad ascoltare “ZITTI”:
sono i clienti migliori
“QUELLI CHE SANNO DIMENTICARE”…
Anna Maria Angelitti Gaya CsF

DAL LIBRO DI CANDIDO CANNAVO’,
“LIBERTA’ DIETRO LE SBARRE”
Ed. Rizzoli
“SONO UNA DONNA NEL CORPO DI UN UOMO”

…Sono venuto qui non a esplorare genericamente l’inferno di San
Vittore, ma con uno scopo preciso: conoscere come vivono in un carcere
i transessuali. Mi scuso se adopero, forse arbitrariamente, il genere
maschile che è quello dell’anagrafe, non certo della scelta che queste
creature hanno fatto, coinvolgendo corpo, mente, anima in una perenne
sfida ormonale che mai arriverà a una meta definitiva. Un dramma
affrontato a testa alta. Ma se un “trans” finisce in galera, dove lo
mettono ? Non tra gli uomini, status da loro rinnegato anche nell’
immagine. Non tra le donne perché sotto i pantaloni l’ultimo confine
maschile non è cambiato. E allora i trans finiscono tra i protetti, nel
famigerato “Sesto-2”, l’estremo confine del malessere umano, il
ricettacolo di San Vittore, il carcere nel carcere. Si apre il cancello
della cella 207 ed esce, alta ed elegante nel portamento, Pamela che,
come lei stessa gentilmente mi informa, è il cittadino brasiliano
Santos Da Silva, nato a Bahia trentadue anni fa. Porta un paio di
occhiali da intellettuale e accetta volentieri di parlare con me
“perché trovo giusto che i problemi del carcere non restino chiusi nel
carcere stesso”. Nobile intento, certo, ma io credo pure che un’ora
diversa a San Vittore, quale che sia lo scopo, sia sempre una boccata d’
ossigeno nel pesante grigiore di giornate che non finiscono mai. E
allora eccoci faccia a faccia in una piccola saletta. L’avvio è molto
formale: “Siamo in tre attualmente a San Vittore e viviamo nella stessa
cella. Le mie compagne si scusano. Sono brasiliane anche loro, di Minas
Gerais. Hanno difficoltà con la lingua. Adriana ha trentadue anni e tra
pochi mesi esce. Gabriella ne ha ventidue ed è arrivata ieri, poverina,
deve ancora ambientarsi…”. Essere transessuale è già un calvario nella
vita, figurarsi in un carcere… Sto riflettendo a voce alta, con l’aria
di chi cerca un appiglio. E Pamela, che è di intelligenza vivace, mi
viene in aiuto. “ La mia storia è come tante, forse con un tocco di
provocazione in più. Ho sette sorelle femmine. Mia madre ha partorito
solo donne, con una sola eccezione: che sono io. Pensi che sono venuta
al mondo con una gemella: femmina anche lei, morta da piccola. Chiaro
che il mio essere uomo era soltanto un errore, una disattenzione della
natura, un imbroglio ormonale. E infatti, superati i dieci anni, in me
ho sentito crescere una donna dentro il corpo di un uomo: eccolo il
dramma. E contro questo corpo estraneo, che non apparteneva al mio
essere, non aveva alcuna sintonia con la mia mente, con i miei
desideri, le mie debolezze, ho cominciato a lottare per accompagnarlo
piano piano, o forse costringerlo, a una verità che non potrà mai
essere definitiva, ma esiste, va difesa giorno per giorno. E io la
difendo. Ho fattezze femminili. Ho conquistato un seno. Prendo due
pillole di ormoni femminili al giorno, sotto controllo medico, per
cicli di due mesi. Vivo da donna, faccio lavori femminili. In campo
sessuale, dare piacere è il mio piacere. Il resto, dico l’espressione
fisica del godimento che spiritualmente e psicologicamente non mi
appartiene.” Passando davanti alla cella 207, quella dei trans di San
Vittore, ho notato, come si suol dire, delle cosce al vento.
Femminilità insospettabile nel cuore di un raggio torvo e
maschilissimo. Pamela ha, invece, un aspetto molto sobrio e castigato.
Indossa pantaloni scuri e una maglietta dalla quale si annuncia, molto
cautamente, un tentativo di seno. La voce pende verso note femminili. I
capelli sono metà biondi, metà nerissimi: “Cosa vuole?” Qui non c’è
spazio e tempo per il parrucchiere. Quando sono entrata in carcere ero
bionda. Ora in metà della mia testa ha ripreso il sopravvento il colore
naturale. Sono qui da sette mesi e sa perché? Perché l’invidia dilaga
nel mondo transessuale, è il nostro veleno. Ci roviniamo da sole. Sono
qui perché ho aiutato delle mie colleghe, le ho ospitate a casa mia.
Erano in sei. E loro mi hanno ripagato accusandomi di sfruttamento
della prostituzione. E nessuna voce onesta si è alzata per dire che non
era vero. Mi sono presa cinque anni e due mesi. E il mio ex ragazzo
cinque anni. Ma siamo al primo grado. Gli avvocati stanno lavorando per
ristabilire la verità. Mi creda, è stata una cattiveria portata alle
conseguenze estreme”. …Tra una cura, un intervento chirurgico e una
trasfusione, in Brasile avevo portato avanti la mia battaglia di donna.
Già cominciavo a fare la stilista di moda, professione per la quale mi
sento portata. E speravo di poter esercitare questo mestiere anche in
Europa. Invece sa dove sono finita ? In strada. Per tre anni in
Portogallo, poi in Italia. Sono diventata un viado. E’ inutile che le
spieghi quale è la vita di un viado e quanti siano i pericoli. Ma si
guadagna e i clienti non mancano. Di tutti i generi. Uomini anziani,
ragazzi, coppie, professionisti insospettabili, nessuna distinzione
sociale: una sera può capitarti un magistrato, un’altra un
delinquente…” …Pamela si dice credente, ma a modo suo: “Credo in Dio
come credo nel diavolo. Non posso essere religiosa nelle condizioni in
cui mi trovo, perché un trans è fuori della Chiesa, è un vizioso, un
peccatore. Per essere in regola dovrei rinnegare la mia scelta, che
viene dalla natura e quindi immagino anche Dio. E allora mi astengo.
Penso solo a stare in pace con la mia coscienza…”
Anna Maria Angelitti Gaya CsF.

24 settembre 2006

Nasce un sito per gli affari GLBT

Si chiama GLBT power ed è un nuovo sito dedicato ai professionisti, agli annunci di lavoro, alle aziende e non solo. Un sito utile per chi offre e cerca lavoro o per chi vuole esporre la propria attività o semplicemente per conoscere le realtà lavorative nella comunità GLBT italiana. Una banca dati utile per chi da e offre lavoro ma anche per sapere dove fare shopping, le opportunità di lavoro in ambienti friendly e tanto altro. L'utente viene invitato ad associarsi al sito compilando una scheda inforormativa ed i suoi annunci vengono pubblicati nelle apposite categrie. Una formla affidabile e professionale per un utilizzo concreto del servizio.
Visita il sito GLBT power

18 settembre 2006

news 18 settembre

MANIFESTAZIONE VIAREGGIO 16 SETTEMBRE DELLA LAI

Aderiamo alla manifestazione contro l'omofobia, indetta per il 16 settembre a Viareggio, dopo lo stupro che è stato subito da Paola. Aderiamo perché Paola non è sola in questo momento, perché rispettiamo profondamente la sua scelta di denunciare la violenza di cui è stata fatta segno, perché chiediamo che tutto il possibile sia fatto per scongiurare il ripetersi di simili e sconvolgenti episodi, perché e s i g i a m o che sia posta celermente in atto un'azione legislativa specifica contro delitti di questa natura e contro ogni forma di discriminazione, nei confronti di tutte le persone che vivono liberamente la propria sessualità. Riteniamo che vada effettuato un serio lavoro sul piano politico, culturale e informativo, che coinvolga l'intero movimento lgbtq, per far comprendere a tutti i cittadini di questo paese che i troppi episodi di violenza, innescati da quel "vento dell'est" di cui Forza Nuova si vanta, sono un'offesa ai valori umani condivisi, tra cui va annoverato quello irrinunciabile della resistenza al nazi-fascismo. Noi non vogliamo che i rigurgiti di odio, a cui abbiamo assistito ultimamente e che sono anche all'origine dello stupro di Paola, vengano descritti come una "bravata". Occorre definire questi crimini, chiaramente, per quello che sono: odio per le diverse e i diversi. La LAI pertanto aderisce alla manifestazione programmata per il 16 settembre a Viareggio, ma al tempo stesso chiede al movimento che non si ripeta in futuro la sovrapposizione di date, come sta accadendo adesso con questa manifestazione, che va a sovrapporsi a "Orgoglioso antifascismo", a cui peraltro aderiamo, indetta da Open Mind a Catania. Le sovrapposizioni, sia pure involontarie, non aiutano il movimento lgbtq; al contrario creano, in chi ha lavorato fin da luglio per la riuscita della manifestazione in terra siciliana, dolorose perplessità. Uniamoci dunque, ma coordiniamo le nostre iniziative nel rispetto delle reciproche differenze e con reciproca solidarietà, creiamo un fronte unico e compatto per contrastare e vincere il razzismo, il vecchio e il nuovo fascismo, il sessismo, la violenza esercitata contro le donne eterosessuali, le lesbiche e contro contro tutte le soggettività lgbtq. PER CONTATTI: lai4les@googlegroups.com Amministratrici: nagiko@virgilio.it Daniela Tonolli wjazzy@virgilio.it Germana Gemignani sabilou@virgilio.it Luisa Raineri INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF
COMUNICATO STAMPA Napoli, 12/09/2006
Solidarietà alle vittime dell’omofobia Il Comitato Arcigay “Antinoo” di Napoli esprime la propria solidarietà al Comitato Provinciale Arcigay “Il Cassero” di Bologna per l’ennesimo atto di violenza di cui è stata vittima la comunità omosessuale bolognese. Il 6 settembre, tre giovani, che si stavano recando al Cassero (la sede del comitato Arcigay di Bologna e delle direzioni nazionali di Arcigay e Arcilesbica) sono stati prima insultati e poi aggrediti a colpi di spranga. Tale atto di violenza, vile ed ignobile, non è un episodio isolato. Apprendiamo dalla stampa una ragazza lesbica è stata stuprata a Torre del Lago poco dopo ferragosto. L’Arcigay “Antinoo” intende esprimere vicinanza e solidarietà a Paola ed aderisce alla manifestazione che si terrà Sabato 16 settembre 2006 a Viareggio, contro la violenza omofobica e contro la violenza alle donne. Anche a Napoli si registrano episodi di violenza ai danni delle persone omosessuali e transgender e molto spesso le vittime non trovano neanche il coraggio di denunciare l’accaduto. L’Arcigay “Antinoo” esorta la comunità gay, lesbica e transgender napoletana a reagire alla violenza ed informa che presso la sede del Comitato, in vico San Geronimo alle Monache 19, grazie al sostegno della Provincia di Napoli, è attivo un “Servizio di Ricezione e Prima Accoglienza” ed uno “Sportello Legale” per l'ascolto e il sostegno legale ed informativo in caso di episodi di violenza. Chi necessitasse del nostro aiuto può venire in sede o contattarci allo 081-5528815, il Mercoledì ed il Venerdì dalle ore 18 alle 21, oppure scrivendo a:
info@arcigaynapoli.org per informazione e a diritti@arcigaynapoli.org per l’assistenza legale. Il Comitato Provinciale Arcigay “Antinoo” di Napoli Il presidente Salvatore Simioli


COMUNICATO STAMPA Bologna, 15 settembre 2006 I ministri Amato e Mastella: subito l’estensione della legge Mancino ARCIGAY: “L’IMPEGNO CONTRO LA VIOLENZA ANTI-GAY GIA’ ASSUNTO DAL MINISTRO POLLASTRINI, TROVA ALTRE AUTOREVOLI ADESIONI NEL GOVERNO” “Finalmente qualcosa si muove. L’estensione all’orientamento sessuale e all’identità di genere delle tutele previste dalla legge Mancino nei confronti di atti di ‘discriminazione, odio o violenza per motivi razziali etnici, nazionali o religiosi’, oggi ribadita da Amato e Mastella, rappresenta una richiesta storica di Arcigay e dell’intero movimento italiano lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender)”. Così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta le aperture dei ministri Giuliano Amato e Clemente Mastella in merito alla revisione della legge e al suo inserimento nel ddl antiviolenza che sarà discusso presto in Consiglio dei ministri. “Già nei giorni scorsi – ricorda Lo Giudice - il ministro per i Diritti e le pari opportunità Barbara Pollastrini si era espressa in modo chiaro in questa direzione. La disponibilità espressa oggi dai ministri dell’Interno e della Giustizia mostrano in modo chiaro che la strada intrapresa dal ministro Pollastrini trova condivisione all’interno del governo e che l’impegno da lei assunto ad attivare ‘tutte le misure e i provvedimenti antidiscriminatori che aiutino a prevenire e a contrastare in modo più efficace quei delitti motivati dall’odio omofobico’ si avvia a produrre i primi effetti concreti”. Il varo di una legge contro le discriminazioni motivate dall’ orientamento sessuale e dall’identità di genere, che estenda anche a questi campi le tutele previste dalla legge “Mancino 122 del 1993 è al centro della richiesta firmata da un cartello di associazioni lgbt comprendente Agedo, Arcigay, Arcilesbica, Comitato Torino Pride 2006, Azione Trans, Famiglie Arcobaleno, Gay in divisa, Gruppo del Guado, MIT – Movimento identità transessuale. Ufficio stampa Arcigay
PACS, PDL SUBITO IN COMMISSIONE La Rosa nel Pugno chiede che la proposta di legge sui Pacs sia esaminata subito in Commissione Giustizia. La proposta è arrivata oggi in commissione alla Camera da parte dell'on. Enrico Buemi. "Per noi è un punto dirimente - spiega - anche se già ci sono avvisaglie delle resistenze che potrebbero arrivare da parte dell'Udeur e della Margherita". L'esponente della Rosa nel Pugno sottolinea che il presidente della commissione Giustizia, Pino Pisicchio (Idv), di fronte alla richiesta della Rosa nel Pugno si è riservato "un complessivo esame da parte dei capigruppo, martedì prossimo, prima di inserire la pdl nel calendario della commissione". Sergio Rovasio Segretario Generale Gruppo Parlamentare Rosa nel Pugno alla Camera dei Deputati
sergio.rovasio@gmail.com
COMUNICATO STAMPA Bologna, 15 settembre 2006 “IL MINISTRO DEGLI INTERNI CI TUTELI DALLE VIOLENZE ANTI-GAY” Una lettera aperta delle associazioni omosessuali e transgender nazionali a Giuliano Amato, alla vigilia delle manifestazioni di domani a Viareggio e Catania contro la violenza verso le persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali). Una legge contro le discriminazioni e le violenze motivate dall’ orientamento sessuale e dall’identità di genere, il diritto d’asilo per gay, lesbiche e transessuali stranieri perseguitati nei paesi d’ origine, corsi di formazione per le forze di polizia sulla realtà delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender). Sono solo alcune delle richieste contenute in una lettera aperta, indirizzata al ministro degli Interni Giuliano Amato dalle principali associazioni nazionali per la parità di diritti di gay, lesbiche, transessuali e delle loro famiglie. La lettera, articolata in 10 punti (vd. sotto), è stata divulgata stamattina, alla vigilia delle manifestazioni di domani, a Viareggio e Catania, contro l’intolleranza e la violenza omofobica e transfobica. Ufficio stampa Arcigay: Luigi Valeri, cell. 335.310655, tel. 051.6493055, e-mail: luigi.valeri@arcigay.it Lettera aperta al Ministro degli Interni Una proposta di intervento a tutela della popolazione Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) Gentile Ministro Giuliano Amato, i sottoscrittori della seguente lettera Le rivolgono un appello a mettere in campo una serie di interventi per prevenire la violenza nei confronti delle persone Lgbt ( lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e promuovere, per quanto di Sua competenza, la loro piena inclusione sociale ed un sereno esercizio dei diritti di cittadinanza. Ogni anno in Italia vengono assassinate numerose persone omosessuali e transessuali a causa di sentimenti e comportamenti ferocemente omofobici e transfobici. Dal 1990 ad oggi gli omicidi antigay sono stati almeno 150. Numerosi sono anche i casi di persone transessuali uccise, generalmente fondati sulla sopraffazione e svalutazione umana della vittima. A questi fenomeni si aggiungono le innumerevoli violenze fisiche e psicologiche, nella società, in famiglia, a scuola, sul lavoro, che hanno raggiunto il loro massimo grado di violenza con lo stupro avvenuto nei giorni scorsi a Torre del Lago nei confronti di una donna individuata come lesbica. Le chiediamo un incontro per affrontare in modo efficace questo fenomeno e confrontarci sulle seguenti proposte: 1. Attivazione di un luogo di coordinamento nazionale, anche attraverso l’individuazione di un referente per le questioni lgbt presso il Ministero degli Interni, nella prospettiva di un’azione coordinata fra il Ministero e le organizzazioni rappresentative della popolazione lgbt, come già accade in numerosi paesi dell’Unione europea, dove una corretta relazione fra le forze dell’ordine e la comunità Lgbt è considerata strategica per prevenire fenomeni di violenza. 2. Messa in campo di tavoli territoriali di consultazione fra prefetture e associazioni nelle diverse città italiane. 3. Costruzione di corsi di formazione per le forze di polizia, finalizzati ad una più approfondita conoscenza della comunità Lgbt, delle sue esigenze e stili di vita. 4. Visibilità per le persone lgbt in divisa, ancora oggi spesso oggetto di discriminazioni e di pressioni, e loro valorizzazione come interfaccia fra forze dell’ordine e popolazione lgbt, come avviene da tempo in diversi Paesi europei. 5. Pubblicazione di un Libro bianco sui suicidi e sui delitti anti-lgbt da parte del Centro Studi del Ministero degli Interni. 6. Assicurazione del Ministero sulla definitiva abolizione delle schedatura delle persone lgbt, come presupposto di un rapporto con le forze dell’ordine fondato sulla piena fiducia reciproca. 7. Sostegno ai centri anti-violenza e alle linee di telefono amico sul territorio. 8. Collaborazione col Ministero per i Diritti e le Pari opportunità che ha proposto: una campagna di educazione civica; un osservatorio permanente antiviolenza; un tavolo di confronto tra amministratori, rappresentanze territoriali e associazioni; la riduzione delle attenuanti generiche e l'innalzamento delle pene minime per i reati concernenti la violenza e la discriminazione fondata sull'identità di genere e sull'orientamento sessuale. 9. Riconoscimento del diritto d’asilo in Italia per i perseguitati a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere e misure per agevolare le persone transessuali senza permesso di soggiorno nella denuncia delle violenze ricevute. 10. Varo di una legge contro le discriminazioni motivate dall’ orientamento sessuale e dall’identità di genere, che estenda anche a questi campi le tutele previste dalla legge “Mancino 122/1993 nei confronti di atti di discriminazione, odio o violenza per motivi razziali etnici, nazionali o religiosi. Roma, 15 settembre 2006 Agedo – Genitori di omosessuali Arcigay ArciLesbica Comitato Torino Pride 2006 Crisalide Azione Trans Famiglie Arcobaleno Gay in divisa Gruppo del Guado – Cristiani omosessuali MIT – Movimento di Identità Transessuale
COMUNICATO DI AZIONE GAY E LESBICA In seguito al comunicato dell’”Ufficio Stampa e Cerimoniale relazioni con l’esterno di Arcigay Firenze” e alle notizie apparse sulla stampa locale che riferiscono della richiesta di intervento delle forze dell’ ordine in seguito all’occupazione abusiva dei locali assegnati dal Comune all’associazione da parte di tre senza tetto, Azione gay e lesbica specifica quanto segue: Non condividiamo il comportamento dei responsabili di Arcigay che hanno scelto di dare estrema rilevanza massmediatica ad un avvenimento certamente spiacevole ma che non richiedeva per la sua risoluzione l’intervento della stampa. L’ occupazione della sede di Arcigay, difatti, non si ricollega ad atteggiamenti discriminatori nei confronti dei gay e delle lesbiche bensì alla complesso problema dell’immigrazione che segna l’Italia ormai da tempo. Grave è il fatto che si sia scelto di dare risalto sulla stampa proprio a questa vicenda, mentre in Toscana una donna è stata violentata in quanto lesbica, a Bologna due ragazzi sono stati picchiati in quanto gay, a Catania Forza Nuova ha cercato di impedire lo svolgimento di un Gay Pride scendendo in piazza con slogan omofobi accompagnati da mazze. Sottolineiamo inoltre che i toni usati da Arcigay per descrivere l’ accaduto non rispecchiano metodi “moderati” (come si sono definiti i rappresentanti dell’Arcigay), né di sinistra né di destra, e anzi rimandano a quella matrice culturale integralista che criminalizzando indistintamente tutte le diversità legittima la violenza su immigrati, rom, gay, lesbiche e donne più in generale, violenza di cui si sono riempite le cronache degli ultimi mesi. Precisiamo infine che sta divenendo sempre più intollerabile l’atteggiamento con cui Arcigay sminuisce e svalorizza le altre realtà gay e lesbiche d’Italia, proponendosi alla stampa e alle istituzioni quale unico rappresentante degli/delle omosessuali italiani/e (nella fattispecie ci riferiamo alle dichiarazioni rilasciate dal presidente di Arcigay Firenze al giornale “il Firenze”, che tuttavia rappresentano solo uno dei tanti esempi di una linea di comportamento ormai inveterata), dei/delle quali peraltro fornisce un’immagine omologata e estremamente moderata che non rispecchia certo la totalità della comunità gay e lesbica e che, in questo momento di grave attacco da parte delle forze reazionarie, mette gravemente a rischio - invece di difenderli - gli spazi di vita, di pensiero, di legittimità che faticosamente ci siamo conquistati/e. Azione gay e lesbica Via Pisana 32 R - Firenze Tel. 055-220250
info@azionegayelesbica.it
AGGIORNAMENTO SUGLI STATI GENERALI Come già annunciato in precedenti e-mail vi forniamo degli aggiornamenti rispetto all’appuntamento del 30 Settembre denominato Stati Generali. In questi ultimi giorni sono giunte altre adesioni di associazioni glbt interessate a partecipare all’incontro-dibattito di Roma, per cui riportiamo l’elenco completo alla data odierna. Inoltre pensiamo di fare cosa gradita a tutt* inserendo l’appuntamento, le adesioni attuali e future, nonché le altre prossime precisazioni organizzative anche nel sito del Mario Mieli (www.mariomieli.org). Invitiamo anche le altre associazioni, qualora lo desiderassero, a dare rilievo sui propri siti alla manifestazione. Come contributo proposto da talune di queste associazioni si è aggiunto quello di una riflessione sui fatti di violenza ai danni di persone glbt avvenuti in Italia nell’ultimo periodo. Infine, stimolati anche da richieste di accrediti stampa da parte di giornali gay, abbiamo provveduto ad inviare a tutte le testate glbt (giornali, TV, radio e siti internet) l’ invito ad essere presenti all’appuntamento, in ragione proprio della loro funzione di giornalisti all’interno del mondo glbt italiano. Ricordando i due importanti appuntamenti di questo sabato ( Catania e Viareggio) e con l’auspicio di un buon risultato delle due manifestazioni (augurio che siamo sicuri è “unitario”), salutiamo tutt* e rimandiamo le prossime informazioni organizzative sugli Stati Generali alle prossime e-mail e al nostro sito. Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Promotori Stati Generali: Arcitrans Roma Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Comog Lazio Comitato Etero Pro Omo DiGay Project Epicentro Ursino Romano Gay Roma Gruppo Pesce Roma Leather club Roma No God Refo Adesioni: Antagonismo Gay – Bologna ARAMIS – Associazione Raeliana Minoranze Sessuali Associazione Articolo Tre – Palermo Associazione Gay e Lesbica – Firenze Associazione Jonathan – Pescara Associazione Nazionale Nuova Gay e Lesbica Circolo Dario Bellezza – Cesena Circolo Maurice - Torino Comitato Gay e Lesbiche – Prato Gruppo Pesce – Milano M.I.T. – Bologna Movimento Omosessuale Sardo – Sassari Open Mind – Catania
GAY E DISCRIMINAZIONE Roma, 17 settembre 2006 In questo giorno, nel 1922, nasce a Fiorenzuola d´Arda (Piacenza), il filosofo Aldo Braibanti, che restera´ coinvolto in un clamoroso caso di plagio e omosessualita´ (1868) finendo condannato a nove anni di reclusione! La persecuzione e la discriminazione sono dure a morire! Il quotidiano "Liberazione", in edicola oggi, pubblica un supplemento dal titolo "Perseguitati. Ancora", con interventi di Saverio Aversa ("Una democrazia dimezzata"), Porpora Marcasciano ("Benevenuti nella dotta Bologna"), Francesca Polo ("Se non sei maschio etero rischi la vita"), Leonardo Vilei ("Sesso amore e... omofobia"), e del sottoscritto ("A fide catholica deviantes, le ragioni storiche della discriminazione"). Purtroppo, da questo "speciale" emerge una notizia non certo rassicurante: "E´ aumentato il numero degli Stati in cui l´amore tra due persone dello stesso sesso e´ punito con la morte. La comunita´ lgntq riflette: qualcosa e´ andata diversamente da quanto ci si era aspettati". Io, intanto, vi sottopongo il mio intervento. Buona lettura, Massimo Consoli "LIBERAZIONE", 17 settembre 2006, domenica "A Fide Catholica Deviantes", le ragioni storiche della discriminazione Preti, piscologi, dittatori, pubblicitari... sono le categorie di persone che hanno studiato in maniera piu´ approfondita il nostro animo, arrivando ad una conclusione un po´ sconcertante: l´uomo lotta piu´ contro qualcosa che a favore di qualcos´altro. Abbiamo piu´ paura di finire all´inferno che di guadagnarci il paradiso. Di conseguenza, diamo piu´ importanza al diavolo (disegnato come il nostro nemico mortale) che a dio (che dovrebbe essere nostro amico). Hitler era geniale nella demonizzazione dei suoi avversari e Berlusconi, il suo discepolo piu´ illustre nelle tecniche di propaganda (sulle quali nessuno ha ancora intrapreso un serio studio scientifico per evidenziarne i rapporti), e´ stato, oggettivamente, un maestro nel dipingere i comunisti come mostri assetati di sangue arrivando fino al massimo difficilmente raggiungibile dai comuni mortali: la bugia sfacciatamente bugiarda. "I cinesi cuociono i bambini nelle pentole", e´ arrivato a dire, utilizzando un altro argomento efficacissimo nelle tecniche di manipolazione mentale: l´uso dei fanciulli per i propri scopi. Hitler aveva scritto, nel suo "Mein Kampf", che la menzogna dev´essere forte, esagerata, incredibile, per poter lasciare il segno. Ed aveva ragione lui. Tant´e´ che non si e´ sentito un coro di implacabili pernacchie e nemmeno di piu´ misericordiose risate ad una castroneria del genere, come sarebbe stato auspicabile per poter dimostrare che gli italiani, alla fin fine, non sono cretini come li si vorrebbe disegnare. Gli psicologi ci spiegano che, quando viene individuato un nemico, l´armonia del gruppo che lo discrimina se ne avvantaggia. E piu´ il nemico e´ subdolo, infiltrato dove meno lo si aspetta, mimetizzato nel resto della popolazione, inserito in posizioni sensibili e di comando, e piu´ il gruppo diventa coeso, si sente unito e solidale, investito d´una missione salvifica. Gli ebrei sono serviti a fare grande la Germania negli anni Trenta, i comunisti hanno tirato fuori il patriottismo dall´animo degli americani negli anni Cinquanta, gli omosessuali hanno garantito una patente di normalita´ a chi non si sentiva tanto sicuro di se stesso per tutto il Novecento. I bambini, da sempre, formano delle vere e proprie bande che hanno come unico scopo quello di tormentare uno di loro, magari il grassone della palestra, l´effeminato della classe, il gobbo del parco. E la discriminazione e´ trasversale. Chi la subisce non pensa che anche altri ne possano essere vittime, e si manifesta in mille modi. Cosi´, invece di unirsi agli altri diversi per combattere insieme le ingiustizie della societa´, ogni comunita´ tende a rinchiudersi in se stessa ed a scaricare sulle altre il peso delle storture che deve sopportare. Gli omosessuali sono stati privilegiati, in questa ricerca affannosa di un capro espiatorio capace di soddisfare le esigenze purificatrici delle societa´ nelle quali vivevano. Societa´, e´ bene sottolinearlo per non creare confusione, che hanno una diretta e quasi esclusiva matrice monoteistica. Nelle culture "altre", il sacerdote effeminato, lo shamano, l´erastes ipervirile o il travestito hanno quasi sempre goduto di una posizione privilegiata e di particolari vantaggi. In tutta l´area cristiana, invece (che e´ quella che c´interessa piu´ da vicino), l´esigenza di rafforzare il potere della classe sacerdotale ha comportato la necessaria emarginazione di quelle forme di legami affettivi che in qualche modo le si opponevano o le potevano creare dei problemi. E tutto questo all´interno di una piu´ generale negazione del sesso. La Chiesa, che aveva dietro di se´ una tradizione e un´esperienza che scorreva per migliaia di anni, ben prima dell´istituzione del cristianesimo come lo conosciamo oggi, e´ stata geniale nel capire, ed applicare, un concetto fondamentale: bisogna prima demonizzare il proprio nemico, per renderne poi piu´ facile la sua trasformazione in vittima sacrificale davanti agli occhi di tutto il popolo. Gli omosessuali erano perfetti. Le definizioni che hanno ricevuto in quanto tali, e la descrizione dei loro rapporti basterebbero da sole a riempire un libro. Geniale fu Papa Innocenzo VIII quando, nel 1484, promulgo´ una bolla contro "incubi" e "succubi" dove parlava di quelle "persone di ambedue i sessi le quali, incuranti della propria salvezza e deviando dalla fede cattolica, si concedono a diavoli maschi e femmine". Il senso era proprio sessuale. Gli "incubi" erano i demoni che "stavano sopra", i "succubi", i diavoli che stavano sotto. Cioe´ a dire, se un disgraziato sognava di fare all´amore con il proprio vicino, indipendentemente dalla posizione assunta nel rapporto, era molto probabile che di quest´ultimo si fosse impossessato qualche spirito impuro che in questo modo voleva corrompere anche il poveretto, che aveva il preciso dovere di correre dal proprio prete per confessarsi con lui e denunciare colui che aveva sognato... "A fide catholica deviantes", divento´ la formula che ufficializzava le condanne a morte e divento´ il termine preferito per indicare... i sodomiti! Nella nostra societa´ occidentale e contemporanea, la discriminazione della quale sono vittime le persone glbt in questo particolare momento storico affonda parte delle sue radici anche nel linguaggio usato dai mass media. Le cose "sono" il nome usato per indicarle, ed una definizione negativa comporta un atteggiamento sociale altrettanto negativo che, in questo caso, puo´ esprimersi anche con l´aggressivita´ verbale, con la violenza, con l´omicidio. E´ ovvio, percio´, che i mezzi di comunicazione di massa hanno una grossa responsabilita´ nell´educazione delle varie componenti sociali e quelli del nostro Paese, in particolare, hanno bisogno di fare un ulteriore (piccolo) salto di qualita´ nella trattazione di notizie che riguardano la comunita´ gay e i singoli gay. Lo stesso si puo´ dire della posizione assunta da un articolo all´interno della pagina. Quante volte e´ capitato di leggere titoli del genere: "Cinquantamila al Gay Pride chiedono piu´ diritti" e, immediatamente accanto, "Allenatore abusava da cinque anni dei piccoli che gli venivano affidati". Spesso il giornalista lo fa in buona fede. Per lui, si tratta di due aspetti dello stesso argomento. Non ci pensa nemmeno che, in realta´, si tratta di due temi completamente diversi, che non hanno assolutamente nulla in comune tranne una vaga attrazione per lo stesso sesso da parte dei vari protagonisti. Eppure, basterebbe immaginarsi come lo stesso giornalista tratterebbe un discorso del Papa sull´influenza dell´Islam nella nostra cultura: lo metterebbe accanto al "Sacrestano oberato dai debiti s´impicca in casa della suocera"? Oppure farebbe un confronto indiretto tra "Israele bombarda i depositi Hezbollah in Libano" e "Ebreo romano rapina anziana pensionata a Palermo"? L´unica speranza che le cose cambino ci e´ data dall´affermarsi di una forte comunita´ omosessuale che s´imponga al rispetto attraverso la sua stessa dimostrazione di esistere, e di continuare ad esserci per molto tempo ancora. Fino ad oggi, alleata dei nostri nemici era proprio la tendenza a nascondersi, a non farsi notare, a dare il meno fastidio possibile, con l´unico risultato che continuavamo a sparire in silenzio. Da ora in poi non sara´ piu´ cosi´. Massimo Consoli
JOHN ADDINGTON SYMONDS Roma, 18 settembre 2006, lunedi’ (oggi, nel 1905, nasceva Greta Garbo). Pochi ancora lo sanno, ma a Roma c’e’ un luogo che e’ una vera e propria miniera di informazioni per la nostra storia degli ultimi due secoli: e’ il cimitero acattolico di Testaccio, detto anche “cimitero degli inglesi” o “cimitero protestante”. “Acattolico” vuol dire “non- cattolico”, ed a suo tempo si era sentita la necessita’ di avere un sito simile perche’, a coloro che non facevano parte della religione del Papa-Re, ed avevano la sfortuna di morire in citta’, venivano riservati insulti e ingiurie e lancio di sassi o vegetali marci per tutto il percorso del corteo funebre... Cosi’, le ambasciate di alcuni Stati soprattutto protestanti, si unirono e chiesero al pontefice il permesso di poter seppellire i loro morti in un campetto un po’ isolato (per non dar troppo fastidio ai cattolici, appunto) e attaccato alla Piramide di Porta San Paolo, che avevano comprato con i loro soldi. Nel corso degli anni, li’ sono andati a riposare alcuni dei piu’ bei nomi della nostra cultura e della cultura “tout court”. Sul numero 36, marzo 2002, di “Aut” (il mensile pubblicato dal circolo Mario Mieli), ho pubblicato quattro pagine di inserto con una guida di tutte le persone che vi ho rintracciato e che interessano la nostra storia. E la guida, che comprendeva anche una mappa, deve aver avuto un certo successo visto che alcuni dei guardiani e dei dirigenti del cimitero, con i quali nel corso degli anni ho acquisito una certa confidenza, mi hanno detto che, di tanto in tanto, si presenta qualche visitatore con quell’ inserto di “Aut” in mano (o con qualche fotocopia), che si aggira tra le tombe, o chiede loro ulteriori informazioni. Ricordo che negli anni Settanta ci trascinai Dario Bellezza. “Trascinai” e’ la parola giusta, considerato che Dario odiava cimiteri e ospedali e non c’era verso di convincerlo a visitare un amico malato o ad accompagnarlo verso l’ ultima dimora. Ci riuscii spiegandogli che quello era il camposanto dei poeti, dei VIP, delle persone illustri, e dicendogli che, un giorno, anche lui vi sarebbe stato ospitato. Dario mi rispose che non sarebbe mai potuta accadere una cosa simile perche’ lui era troppo scandaloso, troppo identificato con l’omosessualita’. Ma si sbagliava! Oggi Dario e’ sepolto al cimitero di Testaccio, e proprio vicino a quell’angelo scolpito da Thorvaldsen sotto il quale ci eravamo fermati a chiacchierare...! Quel giorno lo avevo portato a visitare la tomba di John Addington Symonds. Il 19 aprile del 1993 ci sono tornato per commemorare il centenario della morte di Symonds (19 aprile 1893). Vi hanno partecipato numerosi militanti, tra i quali Anselmo Cadelli, Maurizio Palomba, Andrea Furlan, Doriano Galli, Franco Di Matteo, Riccardo Peloso, Brian Williams. Ma chi era John Addington Symonds? In italiano, stranamente, non e’ molto conosciuto e, di lui, di recente sono stati pubblicati solo due libri: “Voglie diverse. Confessioni intime di un letterato vittoriano”, 1984 (in originale, “The Memoirs of John Addington Symonds”) e “Alla ricerca del Baron Corvo”. Era nato il 5 ottobre del 1840 a Bristol, in Inghilterra. La sua “Storia del Rinascimento” in sette volumi (1875- 1886) ne fece a suo tempo uno degli autori piu’ conosciuti e piu’ studiati sull’argomento (e ancora oggi, del resto). Scrisse anche numerosi saggi sui poeti latini e greci, su Shelley e sui drammaturghi inglesi prima di Shakespeare, e poi su Whitman e Dante. Pubblico’ anche una serie importante, “Studies of the Greek Poets”, considerata valida e autorevole ancora oggi mentre la sua traduzione della “Vita di Benvenuto Cellini” rimane quella standard in inglese. Per quel che riguarda Walt Whitman, c’e’ da ricordare un episodio curioso. Symonds corrispondeva regolarmente con il grande poeta americano e, nel 1890, si decise a fargli una domanda precisa sulla sua omosessualita’. Whitman, che gia’ stava male e viveva assistito (=circondato) da amici, parenti, conoscenti e vicini di casa, era indispettito da quella richiesta e gli rispose dicendosi scandalizzato che le sue poesie avessero mai potuto far pensare ad una cosa del genere, vantandosi, invece, di avere ben sei figli illegittimi sparsi per gli Stati Uniti... notizia che, da allora, ha fatto impazzire i suoi biografi ed apologeti che stanno ancora cercando qualche traccia di questi fantomatici sei eredi...Ma non sto qui a ricordare Symonds per questi motivi. In realta’, al di la’ della grandezza culturale del personaggio, John Addington Symonds e’ forse stato uno dei primi dieci pionieri degli studi sessuali nell’Ottocento. A lungo represso e complessato, solo all’eta’ di 36 anni riusci’ ad avere il suo primo, e lungamente desiderato, rapporto sessuale con un giovane soldato muscoloso, a Londra. Dopodiche’, il suo impegno nell’uranismo divenne preponderante. La prima edizione (1897) del famosissimo libro “Sexual Inversion”, aveva due autori sulla copertina: Havelock Ellis e John Addington Symonds. Il nostro eroe era morto quattro anni prima, ed il suo esecutore testamentario ingiunse a Ellis di toglierne il nome e qualsiasi riferimento da ogni futura edizione. Ma Symonds aveva gia’ fatto qualcosa di straordinario. Nel 1883 aveva pubblicato un importante saggio sull’uranismo, “A Problem in Greek Ethics”, stampandone privatamente appena dieci copie. Nel 1891, poi, ne pubblico’ cinquanta del suo seguito “A Problem in Modern Ethics”. Il numero limitato di copie non deve spaventare perche’, in realta’, in circolazione se ne trovarono subito altre centinaia, non si sa se fatte stampare da lui stesso per aggirare la censura,o da sui amici o ammiratori. In aggiunta a tutto cio’, Symonds volse ogni energia a modificare la legge antigay inglese, lavorando dietro le quinte e cercando di usare la sua influenza su giuristi, medici e politici, quasi considerandosi una sorta di Cesare Lombroso anglosassone, che lui reputava meritevole di rispetto perche’ aveva contribuito a liberalizzare la legge italiana sull’omosessualita’. Il suo amore culturale e affettivo verso il nostro paese fu grande. Anche quando viveva in Svizzera il suo partner fu per lungo tempo il gondoliere veneziano Angelo Fusato, con il quale si reco’ poi a visitare Karl Heinrich Ulrichs all’Aquila, comportandosi con il grande pensatore tedesco con enorme rispetto e devozione. Symonds e’ morto a Roma ed e’ sepolto al cimitero acattolico di Testaccio. Penso che sia importante per tutti noi, che abbiamo nei suoi confronti un debito di riconoscenza, ricordarlo di tanto in tanto. Il 5 ottobre e’ l’anniversario della sua nascita, e cade di giovedi’. Vi propongo, per comodita’, la data di sabato 7 ottobre, a mezzogiorno, davanti l’ingresso del cimitero acattolico di Testaccio a Roma, dietro la Piramide a San Paolo, per poi andare tutti insieme a ricordarlo davanti alla sua tomba che, lo dico per curiosita’, e’ circondata dalle lapidi di Gregory Corso, Belinda Lee e Percy Bysshe Shelley. Oltre agli abituali e fedeli militanti che intervengono a livello individuale, sarebbe gradita una partecipazione anche a livello “ufficiale” da parte dei vari gruppi, circoli, associazioni, giornali e istituzioni varie del nostro movimento e della nostra comunita’ varia. Massimo Consoli
LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE CI RIGUARDA, PRENDIAMO LA PAROLA COME GLI UOMINI Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini sulle donne. Con dati allarmanti anche nei paesi “evoluti” dell’ Occidente democratico. Violenze che vanno dalle forme più barbare dell’ omicidio e dello stupro, delle percosse, alla costrizione e alla negazione della libertà negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo del corpo femminile. Una recente ricerca del Consiglio d’Europa afferma che l’aggressività maschile è la prima causa di morte violenta e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo. E tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche.. Siamo di fronte a una recrudescenza quantitativa di queste violenze? Oppure a un aumento delle denunce da parte delle donne? Resta il fatto che esiste ormai un’opinione pubblica e un senso comune, che non tollera più queste manifestazioni estreme della sessualità e della prevaricazione maschile. Chi lavora nella scuola e nei servizi sociali sul territorio denuncia poi una situazione spesso molto critica nei comportamenti degli adolescenti maschi, più inclini delle loro coetanee femmine a comportamenti violenti, individuali e di gruppo. Forse il tramonto delle vecchie relazioni tra i sessi basate su una indiscussa supremazia maschile provoca una crisi e uno spaesamento negli uomini che richiedono una nuova capacità di riflessione, di autocoscienza, una ricerca approfondita sulle dinamiche della propria sessualità e sulla natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini. La rivoluzione femminile che abbiamo conosciuto dalla seconda metà del secolo scorso ha cambiato radicalmente il mondo. Sono mutate prima di tutto le nostre vite, le relazioni familiari, l’amicizia e l’amore tra uomini e donne, il rapporto con figlie e figli. Sono cambiate consuetudini e modi di sentire. Anche le norme scritte della nostra convivenza registrano, sia pure a fatica, questo cambiamento. L’ affermarsi della libertà femminile non è una realtà delle sole società occidentali. Il moto di emancipazione e liberazione delle donne si è esteso, con molte forme, modalità e sensibilità diverse, in tutto il mondo. La condizione della donna torna in modo frequente nelle polemiche sullo “scontro di civiltà” che sarebbe in atto nel mondo. Noi pensiamo che la logica della guerra e dello “scontro di civiltà” può essere vinta solo con un “cambio di civiltà” fondato in tutto il mondo su una nuova qualità del rapporto tra gli uomini e le donne. Oggi attraversiamo una fase contraddittoria, in cui sembra manifestarsi una larga e violenta “reazione” contraria al mutamento prodotto dalla rivoluzione femminile. La violenza fisica contro le donne può essere interpretata in termini di continuità, osservando il permanere di un’ antica attitudine maschile che forse per la prima volta viene sottoposta a una critica sociale così alta, ma anche in termini di novità, come una “risposta” nel quotidiano alle mutate relazioni tra i sessi. Un altro sintomo inquietante è il proliferare di mentalità e comportamenti ispirati da fondamentalismi di varia natura religiosa, etnica e politica, che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e maschilista del ruolo della donna. Queste stesse tendenze sono però attualmente sottoposte a una critica sempre più vasta, soprattutto – ma non esclusivamente – da parte femminile La recente cronaca italiana ci ha offerto alcuni casi drammatici, eclatanti che rivelano anche modi diversi di accanirsi sul corpo e sulla mente femminile. Una ragazza incinta viene seppellita viva dall’amante, che non vuole affrontare il probabile scandalo. Un fratello insegue e uccide la sorella, rea di non aver obbedito al diktat matrimoniale della famiglia. Un immigrato pakistano uccide la figlia, aiutato da altri parenti maschi, perché non segue i costumi sessuali etnici e religiosi della comunità. In alcune città si susseguono episodi di stupro da parte di giovani immigrati ma anche di maschi italiani. Sono italiani gli stupratori di una ragazza lesbica a Torre del Lago. Italiano l’assassino che a Parma ha ucciso con otto coltellate la ex fidanzata, che perseguitava da qualche anno. Ultimo caso di una lunga scia di delitti commessi in questi ultimi anni in Italia da uomini contro le ex mogli o fidanzate, o contro compagne in procinto di lasciarli. Il clamore e lo scandalo sono alti. In un contesto di insicurezza (in parte reale, in parte enfatizzata dai media e da settori della politica), di continua emergenza e paura per le azioni del terrorismo di matrice islamica e per le contraddizioni prodotte dalla nuova dimensione dei flussi di immigrazione, nel dibattito pubblico la matrice della violenza patriarcale e sessuale è stata spesso riferita a culture e religioni diverse dalla nostra. Molte voci però hanno insistito giustamente sul fatto che anche la nostra società occidentale non è stata e non è a tutt’oggi immune da questo tipo di violenza. E’ anzi possibile che il rilievo mediatico attribuito alla violenza sessuale che viene dallo “straniero” risponda a un meccanismo inconscio di rimozione e di falsa coscienza rispetto all’ esistenza di questo stesso tipo di violenza, anche se in diversi contesti culturali, nei comportamenti di noi maschi occidentali. Si è parlato dell’esigenza di un maggiore ruolo delle istituzioni pubbliche, sino alla costituzione come parti civili degli enti locali e dello stato nei processi per violenze contro le donne. Si è persino messo sotto accusa un ipotetico “silenzio del femminismo” di fronte alla moltiplicazione dei casi di violenza. Noi pensiamo che sia giunto il momento, prima di tutto, di una chiara presa di parola pubblica e di assunzione di responsabilità da parte maschile. In questi anni non sono mancati singoli uomini e gruppi maschili che hanno cercato di riflettere sulla crisi dell’ordine patriarcale. Ma oggi è necessario un salto di qualità, una presa di coscienza collettiva. La violenza è l’ emergenza più drammatica. Una forte presenza pubblica maschile contro la violenza degli uomini potrebbe assumere valore simbolico rilevante. Anche convocando nelle città manifestazioni, incontri, assemblee, per provocare un confronto reale. Siamo poi convinti che un filo unico leghi fenomeni anche molto distanti tra loro ma riconducibili alla sempre più insopportabile resistenza con cui la parte maschile della società reagisce alla volontà che le donne hanno di decidere della propria vita, di significare e di agire la loro nuova libertà: Il corpo femminile è negato con la violenza. Ma viene anche disprezzato e considerato un mero oggetto di scambio (come ha dimostrato il recente scandalo sulle prestazioni sessuali chieste da uomini di potere in cambio di apparizioni in programmi tv ecc.) Viene rimosso da ambiti decisivi per il potere: nella politica, nell’accademia, nell’ informazione, nell’impresa. Lo sguardo maschile – pensiamo anche alle organizzazioni sindacali – non vede ancora adeguatamente la grande trasformazione delle nostre società prodotta negli ultimi decenni dal massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro. Chiediamo che si apra finalmente una riflessione pubblica tra gli uomini, nelle famiglie, nelle scuole e nelle università, nei luoghi della politica e dell’informazione, nel mondo del lavoro. Una riflessione comune capace di determinare una sempre più riconoscibile svolta nei comportamenti concreti di ciascuno di noi. FONTE
www.donnealtri.it INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF
NESSUNO TOCCHI CAINO 16.09.2006 NESSUNO TOCCHI CAINO, IL GOVERNO ITALIANO SI IMPEGNI ALL’ONU PER UNA MORATORIA UNIVERSALE DELLE ESECUZIONI - 8 settembre 2006: “La questione della pena di morte è tra i temi prioritari che il governo italiano presenterà al Palazzo di Vetro?”. Lo chiedono il Segretario di Nessuno tocchi Caino e Deputato della Rosa nel Pugno Sergio D’Elia e il Tesoriere dell’associazione Elisabetta Zamparutti, al Presidente del Consiglio Prodi e al Ministro degli Esteri D’Alema che parteciperanno all’apertura tra una settimana dei lavori dell’Assemblea Generale dell’ Onu. “Occorre dar seguito – proseguono D’Elia e Zamparutti - all’ impegno preso a luglio dal governo davanti al parlamento a presentare all’Onu una proposta di risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista dell’abolizione completa della pena di morte.” “Il ruolo di primo piano svolto dal nostro paese durante la crisi libanese potrà essere ulteriormente rafforzato da un profilo alto dell’Italia su alcune questioni fondamentali inerenti ai diritti umani.” La previsione di Nessuno tocchi Caino, l’associazione radicale costituita nel 1993 proprio su questo obiettivo, è che la risoluzione pro moratoria sarà approvata dall’Assemblea Generale con la maggioranza assoluta dei voti. “Sarebbe – concludono D’Elia e Zamparutti - un traguardo fondamentale nella lotta contro la pena di morte che ha visto in questi anni nel parlamento italiano una convergenza straordinaria di maggioranza e opposizione.” KIRGHIZISTAN. ‘PRESTO ABOLIREMO LA PENA CAPITALE’ - 8 settembre 2006: il vice-ministro della giustizia kirghizo Sergei Zubov ha dichiarato che il paese presto abolirà la pena di morte, sostituendola con l’ ergastolo. Parlando con i giornalisti nella capitale Bishkek, il Vice- ministro ha precisato che un disegno di legge abolizionista è stato già inviato al Parlamento. La massima pena detentiva prevista dall’attuale ordinamento è di 30 anni. Il Ministero della Giustizia – ha aggiunto Zubov – ha intenzione di costruire un nuovo carcere per le 167 persone attualmente detenute nel braccio della morte. Nel dicembre 2005, il presidente Kurmanbek Bakiyev ha prolungato a tempo indeterminato la moratoria delle esecuzioni (in vigore nel paese dal 1998). ETIOPIA. COMMUTATE UNDICI CONDANNE A MORTE - 12 settembre 2006: l’ Etiopia ha commutato le condanne a morte di 11 prigionieri, nel quadro di un’amnistia che ha visto la riduzione o cancellazione delle pene detentive di altri 252 detenuti, riportano organi d’informazione statali. L’amnistia – la prima concessa nel paese in 50 anni e dalla quale restano esclusi i condannati per stupro e corruzione - giunge in occasione delle celebrazioni per il Nuovo Anno Etiope. “I prigionieri che ne hanno beneficiato”, hanno detto le autorità, “si sono pentiti e hanno tenuto una buona condotta nel corso della detenzione”. L’ultima esecuzione in Etiopia è avvenuta nel giugno del 1998. Secondo numerosi rapporti, le forze di sicurezza si sono rese responsabili anche nel 2004 di uccisioni illegali, anche nei confronti di oppositori politici, e di casi di tortura e maltrattamenti nei confronti di persone detenute. IRAQ. PARLAMENTO CURDO APPROVA USO PENA CAPITALE - 11 settembre 2006: il Parlamento del Kurdistan iracheno, Regione autonoma nel nord del paese, ha approvato all’unanimità l’uso della pena di morte. Lo riporta il giornale Xebat, Organo del Partito Democratico del Kurdistan, precisando che il voto si è tenuto in occasione della quarta sessione ordinaria. Come primo punto all’ordine del giorno, il Parlamento ha abolito l’articolo 11 della legge n° 22 del 2003 (del Parlamento del Kurdistan iracheno) che vietava l’uso della pena capitale. Il Ministero per i Diritti Umani del Kurdistan iracheno ha espresso rammarico per il ritorno all’applicazione della pena di morte. Nel comunicato diffuso dal Ministero, l’applicazione della pena capitale viene definita come “incivile”. Lo stesso Ministero assicura che prenderà iniziative per modificare la legge, al fine di preservare “i connotati di civiltà e democrazia che il Kurdistan conosce da anni”. In Iraq, dopo la caduta del regime di Saddam Hussein, avvenuta il 9 aprile 2003, la pena di morte era stata sospesa dall’Autorità Provvisoria della Coalizione. E' stata reintrodotta dopo il trasferimento di poteri alle autorità irachene, avvenuto il 28 giugno 2004. L’8 agosto 2004, a poco più di un mese dal suo insediamento, l’allora Governo iracheno ad interim guidato da Iyad Allawi ha varato una legge che ripristina la pena di morte per omicidio, sequestro di persona, stupro e traffico di stupefacenti. Il 4 ottobre 2005, il Parlamento iracheno ha approvato una nuova legge anti-terrorismo che prevede la pena di morte per “chiunque commetta ... atti terroristici”, così come per “chiunque istighi, prepari, finanzi e metta in condizione terroristi di commettere questo tipo di crimini”. MISSOURI, USA. RESTA IL BLOCCO DELLE INIEZIONI LETALI - 12 settembre 2006: rifiutandosi di autorizzare esecuzioni in Missouri, il giudice federale Fernando Gaitan ha ordinato alle autorità dello stato di presentare entro il 27 ottobre una nuova procedura per le iniezioni letali. Le esecuzioni restano sospese finché lo stesso giudice non avrà approvato una nuova procedura per le esecuzioni capitali. E’ la seconda volta che Gaitan chiede al Missouri di modificare la procedura, dopo che il condannato a morte Michael Taylor ha presentato ricorso contro lo stato, sostenendo che la procedura stessa possa comportare inutili rischi incostituzionali di dolore e sofferenza. Lo scorso febbraio, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha bloccato l’iniezione letale di Taylor, per consentire ai suoi avvocati la presentazione di evidenze contro la legittimità dell’iniezione letale. Il giudice Gaitan aveva ordinato a luglio che fosse un medico anestesista iscritto all’ordine a dirigere la procedura di iniezione letale. Le autorità del Missouri non sono tuttavia riuscite a trovare un anestesista disposto a partecipare a un’esecuzione. Gaitan si è detto allora disposto ad accettare la proposta delle autorità di effettuare le esecuzioni con la collaborazione di un medico, purché – ha precisato il giudice – il medico stesso goda di buona reputazione presso l’autorità statale preposta alle abilitazioni e non abbia subito provvedimenti disciplinari da parte della suddetta autorità.
PER RIDERE UN PO’ Quelli che seguono sono alcuni degli annunci che una nostra cronista ha scovato nelle varie parrocchie del suo circondario. Non ci credereste…. Ancora ridiamo a crepapelle. Buon divertimento a tutti. ANNUNCI LETTI SULLE BACHECHE DELLE PARROCCHIE….. SONO TUTTI VERI !!! - Per tutti quanti tra voi hanno figli e non lo sanno, abbiamo un'area attrezzata per i bambini!
- Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme. Tutte coloro che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate di rivolgersi al parroco nel suo ufficio.
- Il gruppo di recupero della fiducia in se stessi si riunisce Giovedì sera alle 7. Per cortesia usate le porte sul retro.
- Venerdì sera alle 7 i bambini dell'oratorio presenteranno l'"Amleto" di Shakespeare nel salone della chiesa. La comunità è invitata a prendere parte a questa tragedia.
- Care signore, non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate i vostri mariti.
- Tema della catechesi di oggi: "Gesù cammina sulle acque". Catechesi di domani: "In cerca di Gesù".
- Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l'estate, con i ringraziamenti di tutta la parrocchia.
- Ricordate nella preghiera tutti quanti sono stanchi e sfiduciati della nostra Parrocchia
- Il torneo di basket delle parrocchie prosegue con la partita di mercoledì sera: venite a fare il tifo per noi mentre cercheremo di sconfiggere il Cristo Re!
- Il costo per la partecipazione al convegno su "preghiera e digiuno" è comprensivo dei pasti.
- Per favore mettete le vostre offerte nella busta, assieme ai defunti che volete far ricordare.
- Il parroco accenderà la sua candela da quella dell'altare. Il diacono accenderà la sua candela da quella del parroco, e voltandosi accenderà uno a uno tutti i fedeli della prima fila.
- Martedì sera, cena a base di fagioli nel salone parrocchiale. Seguirà concerto. Amen! INVIATO DA Anna Maria Angelitti Gaya CsF

14 settembre 2006

news 14 settembre

IL MARIO MIELI IN PIAZZA A CATANIA E VIAREGGIO

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli aderisce alle due manifestazioni di sabato 16 settembre, previste una a Catania (Orgoglioso Antifascismo) e l’altra a Viareggio (No alla
violenza). “Siamo molto preoccupati dei gravissimi fatti accaduti a
Torre del Lago (Paola viene stuprata nella pineta), a Bologna (due
ragazzi gay vengono aggrediti a pochi passi dal Cassero) a Catania
(durante il Catania Pride il corteo viene bloccato da Forza Nuova senza
che le forze dell’ordine intervengano) nonché dei vari “omocidi” che
hanno costellato tutta questi ultimi mesi” confermano dalla Segreteria
Politica del Mario Mieli. “ Alle espressioni di cordoglio e di
solidarietà che giungono da ogni dove, devono seguire azioni politiche
e culturali affinchè cessi la violenza contro gay, lesbiche e
transgender. Le aggressioni fisiche sono il sintomo di una società che
non sa confrontarsi con le diversità, ed alcune dichiarazioni delle
gerarchie ecclesiastiche non fanno altro che alimentare il pregiudizio
e l’ostilità nei confronti della nostra comunità: una diffusa
mobilitazione è necessaria per riaffermare, adesso più che mai, una
risposta forte del movimento glbt a tutte le aggressioni ricevute: per
questo il Circolo Mario Mieli sarà presente alle due manifestazioni con
due delegazioni.”
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Segreteria
Politica – Andrea Berardicurti
Tel. 065413985 3487708437
a.
berardicurti@mariomieli.org
info@mariomieli.org

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 13 settembre 2006
Occupazione Arcigay Firenze: interviene il
presidente nazionale dell’associazione
LO GIUDICE: “UN IMPEGNO COMUNE
PER LA CONVIVENZA CIVICA”

“La vicenda delle ripetute occupazioni
della sede di Arcigay Firenze rischia di creare tensione sociale fra
soggetti diversi. Occorre un impegno di tutti per armonizzare i bisogni
delle varie realtà che compongono il tessuto sociale cittadino”. Così
il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, interviene sulla
vicenda delle ripetute occupazioni della sede del comitato Arcigay di
Firenze “Il Giglio Rosa” da parte di un gruppo di cittadini stranieri
privi di alloggio. “Ogni città europea – spiega Lo Giudice –
rappresenta oggi un fascio di soggettività diverse, le cui esigenze
vanno armonizzate. Per questo vogliamo respingere ogni rischio di
interpretazione di questa vicenda come di un conflitto fra i bisogni
della comunità glbt (gay, lesbica, bisessuale e transgender) e quelli
di cittadini stranieri senza casa. Lanciamo un appello alle istituzioni
fiorentine, come a tutte le forze sociali, ad affrontare in modo
organico il tema della convivenza fra soggetti portatori di bisogni e
tratti di identità differenti, nella prospettiva della costruzione di
una città in cui le differenze di sesso, origine etnica, religione,
età, orientamento sessuale o identità di genere siano comprese nella
loro specificità ma soprattutto armonizzate in uno scambio culturale e
sociale che possa essere un arricchimento per la città. “Al Comune di
Firenze – conclude il presidente di Arcigay - chiediamo anche un
supporto concreto per risolvere la difficile situazione in cui si trova
il locale comitato Arcigay, adottando misure operative adatte a
scongiurare conflitti fra le legittime esigenze dell’associazione e
delle persone omosessuali che rappresenta e quelle di cittadini
extracomunitari alle prese con il difficile problema dell’alloggio”.
Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 8 settembre 2006

GAY AGGREDITI: LO GIUDICE, LA CURIA E’ AMBIGUA VERSO LA VIOLENZA

“E’ come se di fronte ad un sacerdote cattolico preso a sprangate
qualcuno commentasse dicendo che certo, le aggressioni sono sempre da
condannare, ma la violenza è cugina del fanatismo religioso”. Così
Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay, replica alle parole
del vescovo ausiliario di Bologna, Ernesto Vecchi, che, in riferimento
all'aggressione subita da due ragazzi gay a Bologna, ha dichiarato ad
un quotidiano che “la violenza è cugina della trasgressione”, pur
rappresentando una risposta sbagliata ai “problemi”.“Le parole di
monsignor Vecchi, assimilano in modo ambiguo aggressori ed aggrediti
continua Lo Giudice -. Le gerarchie cattoliche sono storicamente
responsabili di persecuzioni compiute nei secoli contro le persone
omosessuali, e ancora oggi mai le senti pronunciare una parola chiara
contro le violenze subite da gay e lesbiche. Le affermazioni di
monsignor Vecchi suonano come un'attenuante all'aggressione: ci indigna
e ci preoccupa che questa sia la posizione della curia bolognese”.
Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 7 settembre 2006
A Bologna, gay aggrediti a colpi di spranga di fronte al Cassero
LO
GIUDICE: “RILANCIARE IL TEMA DEL RAPPORTO FRA DIFFERENTI, ALLA BASE
DELLE AGGRESSIONI ANTIGAY COME DELLA VIOLENZA ALLE DONNE”

“La
violenza antigay e la violenza alle donne hanno la stessa origine: un
impotente tentativo di affermazione di una malintesa identità di
maschio eterosessuale e il disprezzo per un’identità percepita come
differente ed inferiore. Occorre rilanciare con forza, a livello locale
come nazionale, il tema del rapporto fra identità differenti, che tocca
i campi del genere e dell’orientamento sessuale come quelli legati all’
origine geografica o alla religione. ” Il presidente nazionale di
Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta così l’aggressione di cui sono
state vittime la notte scorsa due ragazzi gay ad opera di tre uomini,
probabilmente dell’Europa orientale. I tre giovani, che si stavano
recando al Cassero (la sede del comitato Arcigay di Bologna e delle
direzioni nazionali di Arcigay e Arcilesbica, posto nello storico
edificio della Salara) sono stati prima insultati e poi aggrediti a
colpi di spranga. Uno è finito in ospedale col naso rotto. “Se ci sono
ormai numerosi precedenti di violenza antigay a Bologna (vedi scheda
allegata) sul piano nazionale la criticità si fa ancora più evidente –
aggiunge Lo Giudice -. Basti pensare alla violenza sessuale accaduta
qualche settimana fa a Torre del Lago o ai numerosi omicidi di gay
registrati nell’ultimo anno. Chiederemo al ministro degli Interni
Giuliano Amato di riattivare gli specifici interventi per la sicurezza
delle persone omosessuali e transessuali che erano stati impostati ai
tempi del ministero di Giorgio Napolitano. Ma la questione è
soprattutto culturale: occorre rispondere al tema della relazione fra
identità diverse col linguaggio del pluralismo, dell’inclusione
sociale, del rispetto delle differenze”. Va in questa direzione un’
iniziativa nazionale che Arcigay metterà in campo proprio a Bologna il
prossimo 17 dicembre: un workshop dal titolo "Multi-culti-arcigay:
omosessualità, immigrazioni, prevenzione", a cui parteciperanno oltre
ad esperti di ambito giuridico, sociologico e antropologico, anche
rappresentanti delle comunità di immigrati di Bologna e provincia con
l'intento di affrontare le delicate questioni dell'integrazione sociale
e culturale e delle condizioni degli stessi immigrati omosessuali e
bisessuali.
Ufficio stampa Arcigay

DIECI ANNI DI VIOLENZE ANTIGAY
A BOLOGNA
3 marzo 1996 - Naziskin aggrediscono due ragazzi gay

Alle
tre del mattino di domenica, di ritorno da un locale, due studenti
omosessuali, M.R. di 23 anni e P.P. di 25 anni, sono aggrediti con
insulti e sputi e minacciati con coltelli e manganelli da un gruppo di
sei giovani naziskin, fra cui una ragazza, in tenuta da “branco”, con
bomber e anfibi nella centralissima via Montegrappa. Prima gli insulti
e gli sputi, poi le minacce, quindi un manganello e la lama di un
coltello. I due studenti si allontanano prima che succedesse l’
irreparabile. Arcigay e Arcilesbica denunciano il diffondersi in città
di un atteggiamento di intolleranza nei confronti delle persone
omosessuali che tende ad assumere toni violenti. Ripetute aggressioni
verbali ai soci del Cassero davanti alla sede; l’anno precedente un’
aggressione fisica davanti ad una discoteca bolognese; la distribuzione
di volantini insultanti davanti al Cassero e sotto l’abitazione privata
di Franco Grillini da parte di una associazione di cattolici
integralisti sono solo gli esempi più eclatanti


16 giugno 1999 -
Aggressione a Sergio Lo Giudice

Stavano rincasando da Palazzo
D'Accursio, alle quattro del mattino dopo avere visionato assieme a
tanti altri i risultati elettorali, la sera del primo turno delle
elezioni comunali. All'angolo fra via Farini e Piazza Galvani vengono
aggrediti da due individui ben vestiti che si presentano come “Ronde
Cittadine”. Inveendo, spintonando e sputando in faccia si accaniscono
contro Sergio Lo Giudice, presidente di Arcigay e candidato nelle liste
Ds, gridando "Sporco frocio! rotto in culo! Terrone di merda!". Lo
Giudice, con il dirigente Arcigay Luigi Valeri e un altro amico,
cercano di allontanarsi, ma quando Lo Giudice estrae il cellulare per
chiamare la Polizia, gli aggressori gli si sono avventano contro
malmenandolo. Solo il fortuito passaggio di un'auto dei Carabinieri
pone termine all'aggressione. I due si rivelano essere un candidato di
Alleanza Nazionale e il padre, entrambi noti commercialisti bolognesi.
Qualche mese dopo, a seguito di querela, i due
chiederanno
pubblicamente scusa per l’episodio.

20 dicembre 1999 - Murato l’
accesso al Cassero

Alcuni ignoti nella notte hanno murato la porta
principale del Cassero di Porta Saragozza, sede storica di Arcigay e
Arcilesbica. Sui mattoni, è stato lasciato un cartello con su scritto
“Si entra da dietro”. Il consiglio provinciale di Bologna stigmatizza l’
accaduto con un testo approvato all’unanimità ( la Lega si astiene).

28 ottobre 2000 - Gay aggrediti in pizzeria da poliziotti

Nella
centrale pizzeria “Nino” tre ragazzi gay vengono aggrediti con insulti
e un lancio di un bicchiere da un gruppo di quattro persone, che dopo l’
aggressione cercano di scappare. Due di loro (non quello che ha
lanciato il bicchiere) si riveleranno essere poliziotti in borghese. Il
questore di Bologna, Romano Argenio, interviene stigmatizzando il
comportamento dei poliziotti in quanto la pizzeria sarebbe un locale
"notoriamente frequentato da omosessuali", e i poliziotti avrebbero
dovuto stare alla larga da "un locale del genere", da "quell'ambiente
dove litigano spesso". Aggiunge: “La frequentazione di un locale del
genere non è tollerabile, come non lo sarebbe andare con una prostituta
Arcigay chiede le dimissioni del Questore, accusato di atteggiamento
offensivo e diffamatorio.

9 gennaio 2003 – Due gay aggrediti da
skinhead

Due giovani gay sono aggrediti a calci, pugni e colpi di
guinzaglio di cuoio da una gruppo di 'teste rasate' - almeno sette
ragazzi, forse ubriachi, dopo le 23, nella centrale via Sant'Isaia. Da
un pub escono i sette, vestiti di nero, con anfibi, bretelle esposte,
teste rasate e basette. Uno del gruppo insulta i due (''brutti froci'')
e intima di fermarsi. I due tentano di fuggire ma sono picchiati e
rapinati di un cellulare. G.N., colpito alla nuca dal guinzaglio, si
fai medicare all'ospedale Sant'Orsola ed e' dimesso con una prognosi di
quattro giorni per trauma cranico di terzo grado. Chiamati da alcuni
cittadini, sono intervenuti i carabinieri, che hanno accompagnato le
vittime all'interno del locale da dove erano usciti gli aggressori e ne
hanno identificati alcuni. Più avanti verrà fuori che si trattava di un
gruppo di redskin, teste rasate di estrema sinistra.

30 SETTEMBRE
STATI GENERALI
Roma, 8 Settembre 2006


In data 6 settembre 2006 le
Associazioni romane costituenti il Comitato Promotore degli Stati
Generali hanno tenuto una riunione per confrontarsi sui temi e sulle
modalità dell’incontro previsto per il 30 settembre p.v., anche a
seguito delle richiese ed osservazioni in merito giunte da altre
Associazioni. Dalla riunione sono emersi dei temi, scaturiti dall’
analisi e dalle riflessioni delle Associazioni presenti, che il
Comitato propone a tutti i partecipanti come gli argomenti di confronto
e di discussione della giornata:

• Situazione politica nazionale
(partiti ed istituzioni rispetto ai temi dei diritti dei singoli e
delle coppie) e prospettive di approccio unitario del movimento;

Situazione politica del movimento (le associazioni nazionali e le
realtà locali ed indipendenti: come dare valore alle varie diversità
presenti);
• Confronto rivolto alla ricerca di una metodologia per un
percorso che possa raggiungere la definizione di possibili obbiettivi
comuni ed eventuali azioni comuni.
Questi i punti condivisi nella
riunione romana che possono essere, secondo le nostre intenzioni, il
punto di partenza per assemblare un’agenda dei lavori condivisa anche
da tutte le realtà che parteciperanno all’incontro. Chiediamo pertanto
a tutt* coloro che intendono aderire di farci pervenire la propria
adesione e, naturalmente, le proprie riflessioni ed i punti o temi,
differenti o ulteriori, sui quali desiderano un confronto generale. Il
successivo lavoro sarà l’elaborazione dell’agenda definitiva dei
lavori, frutto di un consenso aggregato di tutt*, che sarà nostra cura
diffondere. Rispetto alla parte organizzativa, viste le richieste di
informazioni già giunte,vi comunichiamo che i lavori si svolgeranno
nella giornata di sabato 30 settembre con i seguenti orari: mattina
dalle ore 10.30 alle ore 13.00; break dalle ore 13.00 alle ore 14.30;
pomeriggio dalle ore 14.30 alle ore 18.30. La sede dell’incontro è
ancora da definire in quanto non sappiamo al momento se lo spazio più
grande che abbiamo a disposizione tra quelli delle Associazioni romane
(quello del Mario Mieli) sarà sufficiente ad ospitare tutti
partecipanti all’incontro. Con l’occasione comunichiamo a tutt* le
adesioni già pervenute:
Antagonismo Gay - Bologna
Mit
Associazione
Articolo Tre - Palermo
Comitato Gay e Lesbiche - Prato
Azione Gay e
Lesbica “Finisterrae” - Firenze
Aramis – Associazione Raeliana
Minoranze Sessuali

Il Comitato Promotore
Arcitrans Roma
Circolo di
Cultura Omosessuale Mario Mieli
Di’Gay Project
Comog Lazio
Epicentro
Ursino Roma
Comitato Etero Pro Omo
Gruppo Pesce Roma
LCR Leather Club
Roma
Gayroma.it
NO GOD
REFO

PROSTITUTE SOTTO INCHIESTA
TG3 LAZIO
NUOVO INQUISITORE

L’informazione della sinistra al governo batte
quella della destra


Con imperdonabile errore di calcolo, alcune di
noi prostitute hanno pensato che la sinistra al governo avesse per noi
un’attenzione “democratica”; invece, il massimo dei suoi organi di
informazione televisiva, Tg3 Lazio, mi confessa al telefono di usare la
grancassa mediatica per “ri-proporre” ad arte idee revanchiste,
patriarcali, e cattofasciste contro le donne che si prostituiscono. Da
ieri, TG3 Lazio manda in onda, nell’edizione serale, servizi inchiesta
sulla “prostituzione”. La zona sotto osservazione è la Via Salaria in
Roma dove si prostituiscono, 24 ore al giorno, ragazze
extracomunitarie. Nei servizi, - l’ultimo dei quali andato in onda
stasera - che visivamente non presentano scene da Sodoma e Gomorra,
viene propinato un linguaggio ed una terminologia confusi ed
inequivocabilmente diretti a fomentare disgusto e fobia verso le
persone che si prostituiscono presentate come: “povere” minorenni da
salvare, da riabilitare, “complici” del racket nella prostituzione,
“degrado”di interi quartieri bene della capitale. Insomma, secondo TG3
Lazio la prostituzione è una cosa da maschi che deve essere accessibile
solo a loro e, per la tutela della sacra famiglia e dei bambini
soprattutto, sempre più vittime delle fobie degli adulti, deve essere
esercitata nelle “case chiuse”. Questo è quanto mi ha riferito la
redazione del TG3 Lazio sostenendo che questo modo di agire è diretto
alla salvezza delle “minorenni” vittime del turpe mestiere. Il nuovo
Don Benzi dell’informazione di sinistra?! A nulla sono valse le mie
legittime proteste per quanto concerne la terminologia usata, il
pericolo che scaturisce per le TUTTE le donne che si prostituiscono da
un siffatto servizio giornalistico ed il fatto che io stessa sia una
prostituta ed un’attivista per i diritti delle prostitute.
PERCHE’
TUTTI CONTINUANO A TAPPARCI LA BOCCA? Bravi TG3 Lazio, siete davvero
per la democrazia. Quando era Berlusconi a pontificare in tema era
tutto sbagliato; ora che lo fate voi, alla medesima maniera, diventa un
tema di civiltà e di democrazia distruggere TUTTE le prostitute per:
salvare la faccia dei clienti, preservare la morale dei bambini,
conservare la sessualità malata della fallocrazia ,ed emancipare dalla
schiavitù le “povere minorenni” extracomunitarie che uscite dalla
prostituzione, molto speso volontaria, vanno a cadere nelle grinfie
della globalizzazione selvaggia e del patriarcato revanchista. Copia
della presente verrà inviata agli organi interessati, ai vertici
istituzionali e di partito, agli organi di stampa e di informazione
televisiva, alla Procura della Repubblica di Roma affinché rilevi
interessi privati in servizio pubblico.
Maria Ornella Serpa
Co.Di.Pe.
P. – ROMA
(Coordinamento per la Difesa delle Persone Prostitute)





TG3 LAZIO CONTINUA
SI INVOCANO PUNIZIONI PER LE PROSTITUTE


Dopo
tre giorni di servizi telegiornalistici, in cui si attaccano vilmente
le prostitute, non cambia nulla, ancora. Di nuovo TG3 Lazio. Ore 19.30.
Servizio di cronaca intitolato: “LOTTA ALLA PROSTITUZIONE”. Nel video,
ragazze comuni che sostano in attesa dei loro fruitori: uomini comuni,
padri di famiglia, fratelli monelli, cugini di campagna, parenti
serpenti insomma tutti gli uomini che passano di là e che non l’hanno
perso in guerra; tutti stracolmi di disgustosa sottocultura
fallocratica, alimentata dal perbenismo cattoitaliota, ed accomunati
dalla medesima esigenza: il fallo DEVE, il fallo ESIGE. Commento alle
immagini: “scene di degrado”; “prostituzione a cielo aperto”; fermo di
polizia ed arresto per le ragazze extracomunitarie, ree di sostare sul
nostro sacro suol ma senza “regolare permesso di soggiorno” (a cosa è
ridotta l’umanità!). Nessuna considerazione dei motivi per i quali
queste “delinquenti” vengono arrestate; ad esempio: è difficile sapere
che fuggon