24 agosto 2006

news 24 agosto

DOMENICA 27
TUTTI A L’AQUILA DA ULRICHS

Vi ricordo l´appuntamento per domenica prossima, 27 agosto, a
mezzogiorno in punto, davanti al cimitero dell´Aquila, per commemorare
la nascita di Karl Heinrich Ulrichs (28 agosto 1825-14 luglio 1895).
Raggiungere il camposanto, dall´autostrada, è facilissimo. Si esce a
L´Aquila Est e ci si arriva in tre minuti di orologio. Ulrichs e´ una
persona che se la merita proprio una visita. E´ stato il primo
militante della storia a combattere per i nostri diritti, sacrificando
la sua vita per questo ideale. Ha scritto dodici libretti nel tentativo
di spiegare la natura e la naturalezza dell’omosessualita´ ed e´ finito
a vivere in esilio, in poverta´, pur di restare coerente con se stesso.
Poi, per quasi un secolo, e´ stato dimenticato da tutti, e soprattutto
da noi che ne avremmo dovuto mantenere vivo il ricordo ed il senso di
gratitudine che gli dobbiamo. Fargli una visita e´ un piccolo
riconoscimento e poi, come al solito, finiremo tutti al ristorante. Vi
ricordo che all´Aquila si mangia bene e si spende (ancora) poco! E
giuro di non aver preso neanche un euro dall´Ente Provinciale per il
Turismo... Vi aspetto come sempre entusiasti e numerosi.
Massimo Consoli

GAY PRIDE NAZIONALE A GAETA
Cari amici, propongo che nel dibattito in corso si tenga conto
dell'importanza di tenere il gay pride nazionale in luoghi o località
'utili alla causa', che creino insomma reazioni ed effetti di
attenzione e di inziativa per la difesa dei diritti glbt. Approfitto
quindi di questa occasione per proporvi di tenere il prossimo gay pride
nazionale a Gaeta e vi spiego brevemente perchè. Come sapete a Gaeta
c'è una spiaggia che è frequentata da gay e naturisti sin dagli anni
'70. A parte alcuni incidenti avvenuti nel 1976 (così mi dicono gli
storici frequentatori del posto) non ci sono mai stati episodi di
intolleranza nei confronti dei frequentatori della spiaggia. Quest'anno
si è scatanata una grave offensiva contro i gay (e i naturisti) che
frequentano la spiaggia detta 'dei trecento scalini' che vi riassumo in
alcuni brevi punti: - il Comune amministrato da una maggioranza di
centro-destra, ufficialmente ha dichiarato di non voler più che in quel
tratto di spiaggia vi siano gay e naturisti e intende dare il tratto di
spiaggia in concessione a privati per costruire strutture
'adeguate'...; - a luglio il Comune di Gaeta ha mandato 4 vigilantes
armati in un tratto di spiaggia di 150 metri con l'evidente intenzione
di spaventare i gay; - abbiamo presentato un'interrogazione
parlamentare sulla vicenda di cui forse siete a conoscenza (Grilliini,
Luxuria, Capezzone e altri); - l'Udc e An di GAeta hanno scatentato una
grave campagna discriminatoria contro i gay di GAeta e quelli che
frequentano la spiaggia; - L'altro ieri An ha affisso dei manifesti
(dopo quelli affissi dall'Udc) per tutta la città di Gaeta con il
seguente slogan: "Via i gay da Gaeta"; - abbiamo testimonianze di
gruppi di naziskin di Gaeta che aggrediscono le persone gay che si
trovano nelle zone limitrofe alla spiaggia 'incirminata'; - il Comitato
di tutela della spiaggia dell'Arenauta, di cui sono Presidente, ha
avviato una raccolta firme rivolta alle autorità cittadine, provinciali
e regionali in cui si chiede massima attenzione e maggior rispetto per
gli abituali frequentatori della spiaggia e anche la salvaguardia e la
tutela di quell'unico tratto di spiaggia immune da abusivismi, colate
di cemento, ecc, ecc. A oggi abbiamo raccolto circa 3.000 firme,
l'obiettivo è di arrivare entro 10 giorni ad almeno 5.000. I firmatari
sono per lo più gay provenienti da tutta Italia; - abbiamo avuto la
scorsa settimana un incontro con il Sindaco (FI) che ha dimostrato un
minimo di attenzione alle richieste dei naturisti...; La mia proposta è
quindi quella di fare il prossimo gay pride nazionale a Gaeta, o per lo
meno di sensibilizzare tutte le realtà gay di quanto sta avvenendo in
quella zona. La mia è anche una richiesta di aiuto alle Associazioni
gay. Aiuto che si potrebbe concretizzare in altro tipo di iniziative.
Chiedo davvero che qualcuno ci aiuti ad arginare una situazione molto
difficile localmente. Grazie davvero per quanto ciascuno potrà fare. Se
vi occorrono i recapiti della stampa locale ve li invio subito. Grazie
per l'attenzione, vi saluto cordialmente, Sergio Rovasio

VITA, SEGRETI E AMORI SENZA NOME DI JOHN HENRY MACKAY
Roma, 23 agosto 2006, mercoledi’
Oggi, sul quotidiano “Liberazione”, e’ apparsa una recensione del
libro di Hubert Kennedy, “Anarchico d’amore”, edito da La Fiaccola,
Ragusa, 2006 (si_lib@hotmail.com). E’ la biografia di un personaggio
avvincente nella storia del movimento omosessuale tedesco dell’altro
secolo. Ve la mando per conoscenza. Buona lettura.
VITA, SEGRETI E AMORI SENZA NOME DI JOHN HENRY MACKAY
In “Anarchico d’amore” Hubert Kennedy racconta la storia
misconosciuta del poeta, scrittore ed esponente dell’anarchismo
tedesco, ispiratore del movimento omosessuale nella Germania dei primi
anni del ‘900. Di anarchici, oggi non e’ che ce ne siano proprio tanti,
in giro. Eppure, a cavallo tra Otto e Novecento, il movimento ispirato
da Stirner, Bakunin, Kropotkin ed il nostro Malatesta nelle sue varie
correnti individualiste, comuniste, collettiviste, era forte,
organizzato, e capace di esercitare una forte influenza su tutti gli
aspetti della vita sociale, perfino sul nascente movimento omosessuale.
Uno dei personaggi piu’ rappresentativi della sinistra antiautoritaria,
nella Germania appena unificata ed in forte espansione culturale, era
John Henry Mackay, poeta, scrittore, redattore di una biografia su Max
Stirner che tolse il teorico dell’individualismo anarchico dall’oblio
nel quale sembrava condannato e lo restitui’ alla nostra fruizione
(1898), ma anche autore di un saggio su “Gli anarchici: un quadro della
civilta’ alla fine del XIX secolo” (1891) che era diventato subito un
best seller mondiale, pubblicato in nove lingue (perfino in yiddish!),
e che aveva contribuito notevolmente a presentare l’ideale libertario
sotto una luce positiva e propositiva, non condizionato o confuso dalla
prassi nichilista o dai vari regicidi e attentatori che, un po’ prima e
un po’ dopo, continueranno a farsi sentire in tutta Europa. L’influenza
di Mackay fu enorme e, ad oggi, ancora misconosciuta. Le sue poesie
vennero musicate da vari autori di primo piano. Perfino Richard
Strauss Jr. ne utilizzo’ alcune, tra le quali la celebratissima
“Morgen” (“Domani”), che ancora nel 1990 rappresentava il pezzo forte
del soprano Jessye Norman, mentre fino a tre o quattro anni fa, il suo
“Inno all’Anarchia” apriva la prima pagina di decine di siti libertari
in tutto il mondo. Ma forse e’ attraverso il recupero di Stirner, che
Mackay ci sembra cosi’ importante. “L’Unico e la sua proprieta’”,
grazie alla sua mediazione, diventa “Colui che appartiene a se stesso”,
ed e’ motivo ispiratore perfino di una importante corrente all’interno
del nascente movimento omosessuale tedesco. Addirittura, viene usato
come titolo della prima pubblicazione gay del mondo, “Der Eigene”,
fondata nel 1896 da un’altra figura di (anomalo) libertario tedesco,
Adolf Brand, dapprima come rivista anarchica sulla quale dibattere di
problemi artistici ed estetici, nel giro di due anni trasformata in
magazine gay tout court che continuera’ ad uscire fino al 1931 come
“giornale d’arte, letteratura e cultura maschile”, e sulla quale
pubblicheranno i piu’ bei nomi dell’epoca, dal pittore e poeta Elisar
von Kupfer a Erwin Bab, dal fotografo Wilhem von Gloeden al pittore
Fidus. Contemporaneo a Mackay e suo concittadino, era un autore che
trattava tutt’altri argomenti. Si firmava “Sagitta”, e cercava di
metter su’ una collana di libri che trattassero di quello che lui
stesso aveva ribattezzato “l’amore senza nome”, evidentemente
ispirandosi alla famosa definizione ripresa da Oscar Wilde nel corso
del suo processo londinese del 1895. Questo scrittore era la
disperazione della polizia di Berlino, che cercava di incastrarlo in
ogni modo, ma senza riuscirci. Nel 1909, dopo diciannove mesi di
farraginose procedure legali, lo Stato tedesco riusci’ a colpirlo
pesantemente con un processo ed una condanna finanziaria che lo mise
quasi a terra. Ma il suo editore continuo’ fino all’ultimo a difenderne
l’identita’ ed a rifiutarsi di rivelarla a chicchessia, tantomeno ai
giudici del tribunale. Fino all’ultimo Sagitta pubblico’ i suoi libri
sull’amore per i ragazzi, libri che trovavano opposizione all’interno
dello stesso movimento omosessuale tedesco, spaventato dall’idea di
vedere le proprie battaglie per l’abrogazione del Paragrafo 175
confuse con le rivendicazioni di chi sosteneva il diritto dei fanciulli
ad avere una propria vita sessuale. Nel 1926 pubblico’ quello che,
ancora oggi, e’ considerato un testo fondamentale per capire la Berlino
degli anni Venti, “Der Puppenjunge” (“La marchetta”), un romanzo
ambientato tra i prostituti adolescenti della capitale durante la
Germania di Weimar. Ma la sua opera piu’ elaborata e’ “Fenny Skaller”,
una storia nella quale s’intrecciano dieci racconti diversi di
altrettanti ragazzi, con i loro problemi, le loro aspirazioni, i loro
fallimenti. Oggi, noi sappiamo che l’anarchico Mackay ed il gay Sagitta
erano la stessa persona. Un militante, un politico, un individuo
dibattuto continuamente tra la sua figura pubblica e la sua vita
privata, costretto a scrivere in maniera ambigua contro la sua stessa
volonta’ ed a mantenere vago il sesso dei suoi eroi per non perdere l’
appoggio dei propri sostenitori. Perfino la tanto celebrata “Morgen”,
che Strauss musico’ e regalo’ alla propria moglie come regalo di nozze
pensando fosse stata scritta avendo in mente una donna, in realta’ era
stata ispirata da un ragazzo... Il libro di Hubert Kennedy, gia’ autore
di una straordinaria biografia di un altro tedesco di primo piano
(“Ulrichs”, Massari Editore, Bolsena, 2005), ci rivela una verita’
importante su squarci di storia a lungo misconosciuta ed oggi,
finalmente, riportata alla sua giusta dimensione e importanza, mentre
la prefazione spiega il ruolo del movimento anarchico ed i suoi
rapporti con il movimento omosessuale, un ruolo che fu perfino piu’
intenso e sincero di quello avuto con il partito socialdemocratico. E
questo in un periodo in cui la pubblicistica sull’argomento fu a dir
poco eccezionale. Basti pensare che, dopo un silenzio durato secoli, in
appena dieci anni (dal 1898 al 1908), apparvero un migliaio di libri e
opuscoli e saggi sull’omosessualita’, in lingua tedesca!
FONTE “Liberazione “ 23 agosto 2006
INVIATO DA Massimo Consoli


FONTAMARA 2006: Poesie, lotte, diritti, doveri, vita, morte,
sofferenze …
Rassegna di mails scelte a cura di: Anna Maria Angelitti
E’ da tempo che ho in mente di comporre un libro a cento, mille mani e
tramite la mail inviata da : Gaya – Cronisti senza Frontiere e che
riporto qui di seguito: “Una delle nostre croniste del gruppo Gaya CsF
– Anna Maria Angelitti – ha un’idea da proporvi. Sta cercando persone
disposte a scrivere dei racconti di vita comune, satirici, politici,
assurdi, realistici, romantici, autobiografici e chi più ne ha ne
metta; per poterli raccogliere tutti su di un volume di cui lei stessa
curerà l’eventuale pubblicazione. Anna Maria vive in un paesino della
provincia di L’Aquila – Aielli – collabora con Gaya CsF da circa nove
mesi e anche lei in quanto combattività non ha nulla da invidiare a
nessuno. Potete scriverle, chiamarla al telefono, parlare con lei e
ricevere tutte le delucidazioni che richiedete. Pensavo di
sensibilizzare gli animi, ma non è avvenuto ... . Le persone sono
sempre più superficiali, distratte dai futili consumi, non si
preoccupano delle sofferenze altrui, sono anestetizzate dal benessere e
schiave di ogni tipo di idolatria e di droga, abituate a non sapere, si
affannano per la ricerca del successo in tutti i settori e per questo
motivo, all’inizio di questa raccolta di mails, sia ricevute e sia
inviate, rivolte soprattutto ai più deboli e agli emarginati , ho
inserito: “ ‘A livella” di Totò per non dimenticare ...“ ‘A livella”
dovrebbe essere messa in atto quando siamo in vita e non dopo la morte”
Questo libro non ha alcun fine di lucro in quanto: I proventi di
questo libro, pagate tutte le spese, saranno devoluti a : SFIDA
Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità S F I D A Sindacato
Famiglie Italiane Diverse Abilità Sede Nazionale: Via Torlonia, 6 -
00161 – Roma Sede provinciale di Foggia: via Candelaro n. 19/B - FOGGIA
tel. 0881 712065 Sede provinciale di Lecce: via Gallipoli n. 68 – Nardò
Sede provinciale di BAT: via Dei Greci n.23 – Barletta Sede provinciale
di Taranto: via Carlo Poma n. 5 – Massacra Sede provinciale di Bari:
via Lama di Giotta n. 4 – Bari Sede provinciale di Brindisi: via Etna n.
51 - Mesagne e-mail: infosfida@tin.it www.sindacatosfida.it tel 338
4520976
Anna Maria Angelitti Gaya CsF
Mail: annamaria.angelitti@libero.it

CERCANDO PASOLINI…Trent’anni dopo
Un progetto di lunga durata e di ampio respiro come quello cui,
ambiziosamente, gli Autori si sono proposti di dare corpo non si
sarebbe potuto portare a compimento senza l’impegno e l’entusiasmo di
tutti coloro i quali, a vario titolo e con diversa intensità, hanno
creduto in tale progetto. Ben consapevoli, infatti, che la lettura e l’
interpretazione dell’opera di Pier Paolo Pisolini non possono certo
concludersi nelle poche decine di pagine di una pubblicazione, gli
scriventi hanno inteso raccogliere le loro energie e la propria
passione nel tentativo di costruire un percorso più articolato, che
vede nel volume che vi accingete a leggere, solo uno, per quanto
determinante, dei vari passaggi in cui vorrà articolarsi, e che potrà
trovare punti di sedimentazione in tavole rotonde, dibattiti,
proiezioni ed altro. Tutti coloro che hanno avvicinato gli Autori in
questo percorso, dunque, hanno saputo offrire loro un prezioso
contributo, concorrendo a definire quello spirito di “lavoro aperto” e
quel carattere di riflessione collettiva che nelle pagine del volume si
è cercato, al massimo grado, di riprodurre. Operazione, questa, resa
necessaria dallo stesso carattere, intenso e fragile, del Poeta cui il
volume è dedicato ed alla cui figura tutti i nostri “compagni di
viaggio” hanno saputo accostarsi con acume critico e spirito di
condivisione. In queste poche righe non si potrà certo esaurire la
messe di sollecitazioni e di nomi che sarebbe opportuno e doveroso
ricordare: gli Autori chiedono venia sin d’ora degli eventuali ed
involontari omissis. Bisogna dire innanzitutto che nessun lavoro di
questo genere sarebbe mai potuto venire alla luce senza gli stimoli e
le suggestioni offerte dal capoluogo partenopeo, dal quale lo stesso
Pisolini seppe suggerire linfa ed ispirazione: lo ricordiamo più volte
nel volume, ma vogliamo dedicarvi una menzione sin d’ora. E poi,
inevitabilmente, citare le “reti di relazioni” in cui l’opera ha
materialmente preso forma: il “Coordinamento Corigliano”, attivo presso
l’Università “L’Orientale”, l’associazione “La Comune” e, ancora a
Napoli, il Centro di Documentazione “Patrizia Gatto”. Un grazie va
anche ai lavoratori della Biblioteca Nazionale di palazzo reale in
Napoli e dell’Emeroteca Tucci, per la loro collaborazione, aperta e
spassionata, che ci è servita soprattutto nelle prime, difficili fasi
della ricerca testuale e documentaria e, per lo stesso motivo, la
“Fondazione Pisolini”, dal cui sito internet è stato possibile ricavare
del materiale prezioso. Doverosa la menzione di quanti hanno saputo
starci accanto, sostenerci nell’impresa ed aiutarci con riflessioni e
intuizioni, sovente illuminati, sempre proficue: Salvatore Romano, per
il valido supporto organizzativo fornitoci, lo scrittore Guido Meltemi,
per le originalissime riflessioni sulla narrativa pasoliniana, pino De
Stasio, il quale ci ha regalato una poesia espressamente pensata per
questo volume e Ugo Piscopo, che, analogamente, ha impreziosito il
presente lavoro con bellissimi versi, oltre ad aver messo a
disposizione degli Autori e del curatore la sua decennale esperienza
nel campo dell’editoria. Ringraziamo inoltre il professore Matteo
Palombo, docente di letteratura italiana dell’Ateneo Federiciano e lo
storico Alexander Hobel, il primo per la breve ma incisiva prefazione,
il secondo per la ricostruzione del contesto storico in cui Pisolini
visse e lottò. Con la stessa calorosa gratitudine ci rivolgiamo ad Aldo
Tortorella, a Furio Colombo e a Piero Folena, tre prestigiose
personalità della Sinistra italiana, i cui originalissimi contributi
sono raccolti nella seconda parte del volume. In particolare, Giammarco
Pisa non può fare a meno di ringraziare il laboratorio cinematografico
“The Weaving Mill” di Nicosia (Cipro) per la messa a disposizione delle
facilities e dei collegamenti necessari, grazie ai quali è stato
possibile mandare avanti il complesso lavoro redazionale. Infine, il
nostro ringraziamento più forte e sentito va al curatore Nino
Ferraiolo, per l’impegno profuso in questo progetto e per lo zelo e la
passione coi quali se ne è occupato, nonché all’editore Sergio Manes, e
con lui all’intero team della casa editrice “La Città del Sole”, grazie
ai quali il libro esce nella forma che vedete. Con tutti loro e con
molti altri vogliamo andare avanti nella nostra riflessione su
Pisolini, sul suo messaggio e sul suo universo, sperando che un numero
sempre maggiore di appassionati ed estimatori possa seguirci in questa
entusiasmante avventura.
G. Distefano, C. Gemei, G. Pisa
“La Città del Sole”
Vico Latilla, 18 – 80134 Napoli
info@lacittadelsole.net – www.lacittadelsole.net
INVIATO DA Anna Maria Angelitti Gaya CsF

SINTROPIA IL TEOREMA DELL’AMORE
Di Ulisse Di Corpo
I CAPITOLO: Entropia e Sintropia
Ero arrabbiato! Avevo deciso di passare tutto il giorno con mia
figlia Marta per festeggiare il suo diciottesimo compleanno ma,
improvvisamente, mi avevano chiamato d’urgenza per una riunione alla
quale non potevo mancare. Mi sono preparato in fretta e sono andato da
Marta per scusarmi; lei ha fatto finta di capire ma era visibilmente
contrariata. Dopo pochi secondi, mi trovavo all’ingresso del Ministero
della Difesa, un grande edificio al centro della città. Entrai nella
sala riunioni e mi accorsi subito che stava accadendo qualcosa di
strano. Il clima era concitato, nervoso, e c’erano facce nuove, persone
che non avevano mai partecipato prima ai nostri incontri. Tra queste
quella del ministro della Difesa che appena entrai incominciò a
parlare. «Come sapete l’EM, la moneta elettronica, ha messo fine alla
guerra, ha permesso di spazzar via la criminalità e ha dato vita ad una
nuova era nel rapporto tra Stato e cittadini: non esiste più burocrazia
e l’efficienza, la qualità e la quantità dei servizi sono aumentate
esponenzialmente. Molti avvertono un senso di stabilità e di benessere
senza precedenti. Tuttavia, se da noi la criminalità ha subito un duro
colpo, alcuni paesi ne sono ancora sottomessi. Vi ho convocato d’
urgenza perché questa mattina la Francia ha minacciato di ricorrere all’
utilizzo di armi nucleari se continueremo ad utilizzare l’EM oltre la
fine dell’anno.» Di colpo mi ritrovai a pensare alla crisi francese,
crisi che mi nauseava profondamente. La Francia aveva impostato tutta
la produzione di energia elettrica sul nucleare, sviluppando un sistema
politico e militare centralizzato che si era dimostrato incompatibile
con una vera democrazia. Le organizzazioni criminali e terroristiche,
per impossessarsi del riciclaggio delle scorie radioattive dalle quali
si otteneva plutonio, l’elemento base delle armi nucleari, avevano
corrotto uomini politici e militari, diventando in breve così forti da
bloccare l’EM e isolare progressivamente la Francia dal resto del
mondo. Alla fine della grande guerra, il mondo dovette assistere
impotente al colpo di stato francese. La giunta militare che da allora
è al potere ha represso in modo feroce e sistematico tutte le sacche di
resistenza e si calcola che in un solo anno il regime abbia eliminato
più di un milione di oppositori. È ormai chiaro che il grande nemico
del governo francese è l’EM e che il suo fallimento permetterebbe di
ristabilire il vecchio ordine mondiale basato sul terrore e sul
crimine, riportando così l’umanità alle tensioni internazionali e alle
guerre che hanno segnato gli ultimi 20 anni di storia. Il ministro
proseguì «In questi giorni abbiamo scoperto agenti dei servizi segreti
francesi che si erano impossessati dei codici di sicurezza dell’EM.
Tramite sofisticati algoritmi progettavano di inserire false
transazioni, creando guasti che avrebbero paralizzato l’intero sistema.
Il consiglio di sicurezza dell’ONU si riunirà domani pomeriggio e si
prevedono sanzioni commerciali. Inoltre, siamo stati informati dai
nostri servizi segreti che la Francia intende effettuare tra circa un
mese un primo attacco nucleare per dimostrare la sua determinazione ad
intraprendere una guerra. Anche se abbiamo allertato l’esercito,
contiamo di trovare una soluzione pacifica in grado di scongiurare il
ricorso alle armi. Sono consapevole del fatto che questa mattina, in
questa riunione, trovo riunite le menti più eccellenti che il nostro
paese abbia prodotto negli ultimi anni. Vi chiedo di utilizzare le
vostre risorse intellettuali per sviluppare in tempi brevi una o più
proposte che possano aiutarci a risolvere questa grave crisi. Un’ultima
cosa e poi vi lascio: tutto ciò che vi ho appena detto è coperto dal
segreto militare. Il consiglio dei ministri ritiene che il panico e l’
allarme della popolazione gioverebbe, in questo momento, solo alla
strategia francese». Molti partecipanti avevano già alzato la mano per
poter chiedere chiarimenti. Al ministro fu consegnato un messaggio che
lesse immediatamente «Scusatemi, ma non posso rimanere. Vi auguro buon
lavoro». Con una espressione visibilmente preoccupata si alzò e si
diresse all’uscita della sala, circondato da un nugolo di collaboratori
che gli impediva di rispondere alle domande che gli venivano poste.
Nella mezz’ora che seguì fu discusso un primo piano di lavoro. Ogni
partecipante si impegnava ad elaborare una o più proposte per venerdì
prossimo. Nel caso nessun partecipante fosse stato in grado di
formulare proposte concrete avremmo iniziato un lavoro sistematico di
brain-storming. Tornai a casa sconvolto. Gli ultimi 20 anni erano stati
segnati da un crescendo di tensioni internazionali e da una serie di
guerre locali che, alla fine, erano sfociate nella prima grande guerra
del terzo millennio. Tutto era iniziato circa 20 anni fa, quando le
riserve di petrolio dell’Alaska e del Mare del Nord si erano esaurite e
le democrazie occidentali, allora controllate dalle grandi
organizzazioni finanziarie del pianeta, invece di muoversi verso fonti
rinnovabili ed ecologiche di energia, avevano iniziato una serie di
guerre locali per il controllo dei paesi produttori di petrolio.
Immerso in questi ricordi mi ero seduto sulla panchina in veranda e
poco dopo, senza che le avessi chiesto niente, Marta mi portò una tazza
di tè «Papà, sei andato ad una delle solite riunioni sulla moneta
elettronica?» mi chiese con un sorriso. «No, si trattava di altro!»
esclamai scuotendo la testa. «Perché non mi racconti di nuovo com’è
nata la moneta elettronica?» mi chiese nel tentativo di distrarmi dai
miei pensieri. Accennai ad un sorriso, presi la tazza di tè e mi girai
verso di lei «Vedi, il cambiamento è stato graduale: prima un’
improvvisa popolarità della moneta elettronica, poi la sensazione di
fastidio nel maneggiare monete e banconote. Solo all’inizio dell’anno
scorso sono state ritirate le banconote e resi illegali gli assegni».
«Un naturale passaggio dal vecchio al nuovo?». «No! Solo pochi si sono
resi conto che si è trattato di un’operazione complessa e coraggiosa
dettata dalla disperazione». «Dalla disperazione?». «Non vi era altro
modo per uscir fuori dalla crisi nella quale eravamo precipitati: la
guerra, il terrorismo, la corruzione, la criminalità». «Proprio l’altro
giorno ci spiegavano a scuola che la semplice registrazione elettronica
delle transazioni ha praticamente bloccato l’illegalità, il terrorismo
e le guerre» disse Marta, interrompendomi. «È vero! L’impatto dell’EM è
stato enorme. In un paio di anni tutto è cambiato!». «Mi stai dicendo
che l’EM ha sconfitto l’illegalità?».
«Non solo l’illegalità, l’EM ha sconfitto il male!» esclamai «Il male
ha bisogno di camuffarsi, nascondersi, mentre la moneta elettronica
rende tutto trasparente». Fui distratto da un colpo di vento che alzò
improvvisamente alcune foglie cadute sulla veranda «Chi opera per il
bene non ha problemi con la trasparenza. La corruzione, la criminalità,
il traffico d’armi e di droga hanno invece bisogno di nascondere le
loro tracce ed è per questo che la moneta cartacea è sempre stata uno
dei pilastri del male». «È bastata la moneta elettronica per
sconfiggere il male?» mi chiese Marta con un lampo che le attraversò
gli occhi. «Vedi, dentro ognuno di noi c’è il germe del bene e del
male. La trasparenza fa germogliare la fiducia e il bene, mentre la
mancanza di trasparenza fa crescere la diffidenza e il male». «Ma non
ci sono rischi per i cittadini?». «La moneta elettronica ha cambiato
profondamente il rapporto tra cittadino e Stato. Prima lo Stato era
portato a considerare ogni cittadino un potenziale evasore e ciò aveva
spinto il fisco a creare un sistema di controlli così complesso ed
articolato da risultare incomprensibile agli stessi esperti del
settore! Mentre i cittadini si scontravano con lo Stato su errori
formali di nessuna reale importanza, i veri evasori, il grande crimine,
rimaneva impunito e si rafforzava. Gli interessi della mafia, delle
industrie belliche e del terrorismo divennero un’unica pericolosa
realtà» dissi abbassando il tono di voce. Fui distratto dalle grida di
Giulia e di Marco che erano appena rientrati a casa. Mi venne subito
incontro Giulia, disperata perché la sua EM si era di nuovo rotta.
Voleva comprare un vestito bellissimo per la sua bambola e proprio sul
più bello non funzionava. Marco incominciò a spiegarle che quando si è
bambini l’EM non consente di spendere più di 5 Euro al giorno. Giulia,
arrabbiatissima, incominciò ad insultare Marco dicendogli che lui era
un Euro (per Giulia Euro era diventata una parolaccia). Non capiva
perché Marco, che aveva solo 12 anni, potesse spendere più Euro di lei.
In un attimo Giulia iniziò a tirargli i capelli e Marco come risposta
le gridò che la sua EM non funzionava perché era una EM da femminuccia.
Giulia, disperata, mi venne incontro piangendo «Marco dice che la mia
EM è da femminuccia!». L’EM aveva sostituito il codice fiscale. Alla
nascita diventava obbligatoria, ma fino all’età di 5 anni non era
permesso utilizzarla autonomamente per le proprie spese. Ovviamente i
limiti di spesa variavano di anno in anno, ma subito diventavano l’
elemento centrale della vita di ognuno, anche dei bambini. Alcuni
oppositori della moneta elettronica affermavano che l’EM avrebbe
distrutto il concetto del denaro, ma gli studi comparativi fatti da
alcuni psicologi avevano dimostrato esattamente l’opposto; dover
inserire e controllare la cifra da spendere, poter visualizzare in ogni
momento la situazione del proprio conto avevano reso tutti, anche i
bambini, molto più sensibili ai numeri e al significato dei soldi.
Appena la lite tra Marco e Giulia finì, Marco spiegò per l’ennesima
volta a Giulia come funzionasse l’EM, il fatto che lei avesse un conto
e che non potesse spendere più soldi di quelli disponibili in esso.
Dato che Giulia non capiva ancora i concetti di somma e sottrazione,
Marco prese delle caramelle e le spiegò che il conto in banca è un po’
come un piatto pieno di caramelle «Se mangi tutte le caramelle, non
puoi mangiarne altre, perché non ce ne sono più». Di nuovo arrabbiata,
Giulia corse nella sua stanza e ritornò subito con un sacchetto pieno
di caramelle che svuotò sul piatto «Vedi che sei proprio un Euro! Sei
tu che non capisci niente». Per tutta risposta Marco prese le caramelle
di Giulia, corse nella sua stanza e si chiuse dentro. Giulia incominciò
a chiamare, a dare calci e pugni sulla porta mentre Marco, sadicamente,
faceva scivolare gli incarti delle caramelle, ormai vuoti, sotto la
porta. (continua)………..
Chiunque volesse inviarmi eventuali comunicazioni potrà farlo
contattandomi all'indirizzo giubizza1@virgilio.it
GIUBIZZA www.giubizza.tk

IL MISTERO DI GIOVANNI PAOLO I - CHI HA PAURA DEL PAPA CHE SORRIDE? –
LA TEORIA DEL COMPLOTTO: L’ANTIPATIA PER MARCINKUS E I PIDUISTI CUI L’
AMATO PAOLO VI AVEVA APERTO LE PORTE DELLE MURA LEONINE…
Alfio Caruso per “La Stampa”
Il mistero comincia sin dall'ora del decesso: intorno alle 23 del 28
settembre 1978, come dichiarato dal medico che esaminò il cadavere, o
intorno alle 4 del 29, come affermato dai fratelli Ernesto e Arnaldo
Signoracci, convocati per l'imbalsamazione? Il dettaglio è ininfluente
sia per i sostenitori della morte naturale, sia per i sostenitori del
delitto camuffato da morte naturale, ma fotografa il groviglio di
sospetti, maldicenze, contraddizioni che dal primo giorno accompagna
l'improvvisa scomparsa di Albino Luciani eletto Papa, con il nome di
Giovanni Paolo I, il 26 agosto 1978. I trentatré giorni più convulsi
nella storia del pontificato con l'immancabile comparsa del Terzo
Segreto di Fatima, dovuta all'incontro del '77 fra l'allora cardinale
Luciani e suor Lucia dos Santos, l'unica sopravvissuta dei tre
fanciulli interlocutori della Madonna. La sua elezione al soglio era
stata una sorpresa per il grosso pubblico dei fedeli, ignari delle
segrete cose, un po' meno per gli apparati della Chiesa. Nell'ultimo
decennio, infatti, Luciani si era guadagnato la fiducia di Paolo VI,
che l'aveva nominato cardinale e durante un viaggio in Laguna gli aveva
imposto la stola papale sulle spalle. L'ex curato di campagna veneto
era attestato sulle posizioni dottrinali di Montini, benché
sull'argomento più scottante, il controllo delle nascite, mostrasse
un'apertura irritante per l'ala conservatrice del Vaticano. Cresciuto
nella divulgazione quotidiana della fede, Luciani era l'uomo del
sorriso, del contatto continuo con i credenti, di uno stile di vita
immacolato, lontanissimo dalle tentazioni e dalle permissività della
Curia romana. Forse fu proprio tale distanza a guadagnargli il favore
del conclave. Bastarono tre votazioni per sbaragliare i favoriti Siri e
Pignedoli. Alla sua elezione avevano contribuito il partito italiano di
Benelli e quello europeo del polacco Wojtyla, del belga Suenens,
dell'olandese Willebrands, accomunati dal desiderio di avvicinare al
mondo il trono di Pietro. E gli atti iniziali del nuovo pontefice
furono in questa direzione: abolizione del pluralis maiestatis (il
«noi»), rifiuto dell'incoronazione quale cerimonia d'apertura, sofferta
accettazione dello stemma gentilizio per non inimicarsi da subito la
burocrazia papalina. Con la quale, però, lo scontro era inevitabile. E
così ci si addentra subito nel dedalo di ostilità e inimicizie, che per
i fautori del complotto costituisce il movente stesso dell'omicidio.
Luciani nutriva dal '72 scarsa simpatia per il vescovo Paul Marcinkus,
numero uno dello Ior (Istituto opere religiose): aveva dovuto leggere
sul Gazzettino che la Banca Cattolica del Veneto, di cui lui, in quanto
patriarca di Venezia, aveva la guida spirituale, era stata ceduta al
Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Luciani aveva comunicato a Paolo VI
il proprio dispiacere per esser stato tenuto all'oscuro, ma Marcinkus,
autore della vendita, si era rifiutato di fornire spiegazioni. Quelle
che invece, da papa, Luciani adesso pretendeva su molte operazioni
della banca vaticana, senza probabilmente immaginare che il suo
legittimo desiderio di trasparenza e di correttezza avrebbe messo a
nudo i manovratori occulti dello Ior: Sindona, Calvi, Gelli. La
ricognizione sullo Ior comportava un esame accurato anche dei conti
dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica),
presieduta dal cardinale francese Jean Villot, segretario di Stato e
legatissimo a Montini. Villot si batteva per la continuità tra un
pontificato e l'altro, di conseguenza si era già trovato in disaccordo
con le prime scelte di Giovanni Paolo I. Non a caso crescevano le voci
di una sua imminente sostituzione con il cardinale Benelli, ex vice
segretario di Stato, che egli stesso aveva contribuito a esiliare
qualche anno prima a Firenze. E proprio in quei giorni il nome di
Villot apriva la lista dei 121 ecclesiastici iscritti alla massoneria.
L'elenco era stato pubblicato dalla rivista Op, diretta da Mino
Pecorelli, membro della P2, al centro di trame e ricatti tra servizi
segreti, finanza e politica. Una mano anonima aveva inserito l'articolo
nella rassegna stampa sfogliata ogni mattina dal Papa. Questi aveva
subito chiesto al cardinale Felici se la lista potesse essere
veritiera. Verosimile, era stata la risposta. L'elenco faceva
impressione: oltre a Villot, comprendeva monsignor Agostino Casaroli,
ministro degli Esteri della Santa Sede, il cardinale Ugo Poletti,
vicario di Roma, il cardinale Sebastiano Baggio, Marcinkus, monsignor
Donato De Bonis, dello Ior, don Virginio Levi, vice direttore
dell'Osservatore Romano, padre Roberto Tucci, direttore della Radio
Vaticana, monsignor Pasquale Macchi, segretario di Paolo VI. Con il
disincanto tipico del vecchio habitué di Curia, Felici osservò che
liste simili circolavano da sempre e che la prassi era di non prenderle
in considerazione. D'altronde, aggiunse con un pizzico di malizia,
Paolo VI aveva varato un comitato per cancellare la scomunica che da
secoli veniva comminata ai massoni e il cardinale Villot ne era apparso
entusiasta. Sentimento non condiviso da Luciani: per lui la massoneria
incarnava il nemico di Roma. Pur intuendo che il suo amato Montini
avesse aperto le porte delle mura leonine a una schiera di piduisti -
Gelli, Ortolani, Sindona, Calvi - era contrarissimo a quell'insana
commistione rivolta soltanto al profitto. Il Papa proveniente da una
famiglia di poveri operai socialisti ipotizzava una Chiesa che mettesse
le proprie sostanze a disposizione degli ultimi. Esattamente il
contrario di quanto avvenuto con il cardinale John Cody, responsabile
dell'arcidiocesi di Chicago, il cui budget annuo sfiorava i 300 milioni
di dollari dell'epoca. Nei tredici anni d'incarico Cody aveva seminato
malcontenti, cattivi affari e perfino uno scandalo sessuale: la sua
eccessiva amicizia con una bionda signora, Helen Wilson, impiegata
della cancelleria. Le aveva stornato centinaia di migliaia di dollari,
compresi quelli necessari all'acquisto di una casa in Florida, ne aveva
favorito gli affari del figlio. Il giorno della nomina cardinalizia di
Cody, nella foto ufficiale la bionda Helen sorrideva alle spalle di
Montini. Nonostante la valanga di accuse e di rimostranze, Cody si era
salvato grazie alla protezione di Marcinkus, originario di un sobborgo
di Chicago, Cicero, e soprattutto sensibile alle cospicue donazioni
elargite dal cardinale allo Ior. Ma la destituzione che Paolo VI aveva
continuamente rinviato, Giovanni Paolo I si apprestava a compierla.
Ecco, dunque, completato il quadro di coloro che avrebbero beneficiato,
e che poi in effetti beneficiarono, della scomparsa di Albino Luciani.
Ovviamente manca la prova indiscutibile dell'assassinio. Il rapporto
ufficiale parla d'infarto del miocardio, le supposizioni malevole fanno
riferimento all'uso della digitalina, un farmaco che ne produce gli
effetti, o a una dose eccessiva di Effortil, il medicinale assunto per
ovviare alla bassa pressione. Si è molto speculato sulla sparizione
degli effetti personali del Papa (occhiali, pantofole, medicine);
sull'annuncio che fosse morto tenendo in mano L’imitazione di Cristo -
invece leggeva alcune carte, mai rintracciate e subito divenute
l'elenco delle imminenti nomine -; sulla presenza di Marcinkus in
Vaticano a un'ora per lui desueta; sulla decisione d'imbalsamare il
corpo prima che fosse stabilita un'eventuale autopsia, pratica per
altro insolita nel rigido protocollo pontificio; sull'inattesa
ispezione medica del 3 ottobre, alla vigilia del funerale, con
l'annuncio che vi avevano presenziato due medici e i fratelli
Signoracci, tutti concordi, invece, nello smentire di avervi preso
parte. Inutile aggiungere che agli occhi dei complottardi l'ispezione
si trasformò nell'autopsia, la quale avrebbe confermato l'avvelenamento
e per questo motivo tassativamente negata. Di avviso opposto la
famiglia Luciani. Fratello, sorella, nipoti mai hanno dubitato della
morte accidentale del famoso congiunto. La nipote prediletta, Pia, ha
ricordato che al ritorno da un viaggio in Brasile allo zio era stato
riscontrato un embolo nell'occhio: l'oculista ridendo gli aveva detto
che se l'embolo si fosse fermato altrove sarebbe deceduto all'istante.
INVIATO DA Andrea Panerini (Il Libro Volante)

COMUNICATO STAMPA
SINDACATO
S F I D A
Roma, 21/08/2006
Possibile che per molti genitori di studenti disabili, l’arrivo del
mese di settembre, significa lottare contro le ISTITUZIONI per
garantire il diritto allo studio al proprio figlio? Le Famiglie dei
disabili siciliani iscritti al sindacato SFIDA sono preoccupate per la
notizia della riduzione di n. 496 insegnanti di sostegno. Infatti “a
fronte di una richiesta di 6.536 posti in più, avanzata dai CSA ne sono
stati assegnati 6.040” (FLC CGIL) Cosa succederà nell’anno scolastico
2006/07? Sicuramente gli studenti disabili che hanno genitori che
contestano o si rivolgono alla magistratura otterranno le ore giuste di
sostegno (sentenze Tribunale di Roma, Siracusa, Agrigento, Bologna,
Venezia, Ancona, Napoli, Campobasso, Brescia, Salerno, Cagliari, Reggio
Calabria, L’Aquila, …) mentre gli studenti i cui genitori non hanno i
mezzi o le capacità per far valere i diritti dei propri figli, avranno
la riduzione delle ore di sostegno o non avranno affatto l’insegnante
di sostegno. Quale deve essere il ruolo delle Istituzioni nel mondo
della disabilità: quello del Cireneo che aiuta il Cristo o quello del
soldato romano che al posto dell’acqua da l’aceto? SABATO 26 AGOSTO
2006 ALLE ORE 16.00 PRESSO LA SALA CONSILIARE DEL COMUNE DI GIOIOSA
MAREA – PIAZZA CAVOUR, 13 GIOIOSA MAREA - SI COSTITUIRA’ IL DIRETTIVO
PROVINCIALE DEL SINDACATO SFIDA DELLA PROVINCIA DI MESSINA. Referenti:
Maria Vitale Merlo tel.3290854986; Alfredo Coletta tel.335369165.
Il Segretario Nazionale Ing. Andrea RICCIARDI
S F I D A Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità Via A.
Torlonia n. 6 00161 ROMA www.sindacatosfida.it e-mail:
infosfida@tin.it tel 3384520976 fax 0882-991017

LE BRUTTURE DELLA VITA
Oggi è di moda un diffuso pessimismo e una visione negativa della
vita e dell’esistenza umana. Le persone più “smaliziate” credono di
aver “compreso” alla stregua di novelli Schopenauer, che l’esistere, l’
essere dell’Uomo è qualcosa di per sé negativo e che pertanto molto
meglio sarebbe il non essere, il non esistere più. Ne derivano proposte
tra le più varie che vanno dalla fuga della realtà al suicidio a una
sorta di “trattato di non proliferazione” mediante il quale noi dovremo
rinunciare a tramandare la vita e a perseguire la specie umana. Eppure
se noi facciamo un semplice esame della storia vediamo alternarsi
epoche di ottimismo e di pessimismo nei confronti della vita e del
mondo umano. Se la vita in sé fosse negativa non si spiegherebbe allora
perché in moltissime epoche l’ottimismo la fa da padrone. Forse gli
“smaliziati” pessimisti non tengono conto di una fondamentale
distinzione insita nell’esistenza quotidiana. Distinzione, cioè, tra la
vita e l’esistenza umana in sé per sé e le condizioni contingenti in
cui questa si esplica. Vi sono stati momenti storici in cui le
condizioni esterne agli esseri umani sono state piuttosto favorevoli
alle esigenze connesse alla struttura psicofisica dell’Uomo frutto di
milioni di anni di evoluzione. Vi sono stati però anche interi periodi
in cui le condizioni in cui gli uomini versavano era tutt’altro che
benefiche e in questi periodi affiora un pessimismo diffuso che per
quanto sia profondo e attento ai mali della vita, non va tanto a fondo
dal considerare questi mali qualcosa di estraneo alla vita in se
stessa. La vita in sé è piacere, godimento, bellezza. Tutto ciò che è
vitale è bello, piacevole, mentre tutto ciò che è spiacevole e
spregevole è qualcosa di contrario alla vita, di tossico. Schopenauer
affermava che il dolore è positivo in quanto manifesta l’esistenza di
un bisogno, mentre il piacere è negativo perché evidenzia l’appagamento
e quindi la scomparsa di questo bisogno. Ma il buon filosofo trascurava
di notare che un bisogno cosituisce una mancanza e pertanto il dolore è
indicatore di una mancanza mentre il piacere costituisce l’ottenimento
di qualcosa di buono e salutare alla vita. Questo trascurando altre
tipologie di dolore che indicano il contatto con qualcosa di
sfavorevole alla vita. Ma anche la funzione positiva del dolore può
esser presa in considerazione quando questo fiorisce in qualcosa di
bello e utile alla comunità come la poesia o la voglia di evitare agli
altri il proprio dolore. Nei periodi storici positivi e negativi che si
alternano nella storia, però, le cose non tornano mai come erano prima,
ma bensì avanzano da uno stadio a un altro caratterizzando il progresso
dell’umanità. Ebbene noi possiamo ben distinguere tre periodi storici
determinati, uno in cui l’umanità dipendeva completamente dalla natura,
dai suoi capricci e dalle variazioni dell’ambiente naturale, un altro
in cui l’umanità ha costruito una società in cui le variazione dell’
ambiente naturale vengono attutite, e si riflettono solo indirettamente
sulle condizioni di vita degli esseri umani. È questa la cosiddetta
società agraria che ha caratterizzato millenni di storia, dalla
rivoluzione agricola alla rivoluzione industriale. In quest’epoca l’
Uomo dipende ancora dalla natura, ma ha costruito un apparato sociale
in cui questa dipendenza tende a ridursi piuttosto a un aspetto
quantitativo, cioè il tutto tende a restringersi alla domanda “quante
sono le risorse naturali da attingere in natura e quanti i bisogni da
soddisfare?” la cui risposta era molto modesta per via del basso
livello della tecnica dei tempi che consentiva di sfruttare solo in
minima parte il potenziale delle risorse naturali. Dalla rivoluzione
industriale, però, qualcosa va mutando rapidamente. La ricchezza
prodotta aumenta considerevolmente per via del rapido avanzamento della
tecnica di lavorazione. Oggi ci troviamo per la prima volta nella
storia di fronte alla possibilità di garantire benessere per tutti gli
esseri umani. Eppure vi è ancora tanta miseria perché a fronte di
meccanismo di produzione sempre pù raffinato vi è un meccanismo di
distribuzione dei beni prodotti ancora retrivo, legato al collegamento
della sopravvivenza dai frutti del lavoro individuale, lavoro sempre
meno necessario per produrre, grazie al perfezionamento di impianti e
macchine. Ci troviamo quindi di fronte alla necessità di fare in modo
che la ricchezza si diffonda in maniera ormai del tutto indipendente
dal lavoro dei singoli individui se vogliamo fuoriuscire dalla logica
di fame e miseria immersa nell’abbondanza in cui oggi noi versiamo. Per
ottenere questo risultato bisogna darsi da fare, prodigarsi a
diffondere una nuova concezione del funziomento sociale. Come sopra
detto il dolore può costituire una spinta al bene. E non c’è migliore
medicine al mondo per il dolore odierno che quella di prodigarsi a
costruire un modno migliore. Chiunque volesse inviarmi eventuali
comunicazioni GIUBIZZA www.giubizza.tk

18 agosto 2006

Nuovo amore per Franco Grillini

Franco Grillini ride. Ride come un ragazzino. La felicità l'ha sfiorato un giorno per caso davanti alla fontana di Trevi, gli ha chiesto se era proprio lui, proprio quel Grillini di cui si parla tanto perché è deputato e gay, gli ha raccontato del suo desiderio di conoscerlo, incontrarlo da vicino.
Gli ha detto che era a Roma per visitare la mostra di Antonello da Messina, ma che, se non disturbava, più tardi sarebbe passato a trovarlo a casa sua. Gli ha raccontato tutto di sé, gli ha detto di essere studente in giurisprudenza e di conoscere cinque lingue, di saper leggere direttamente dal latino e di avere una grande passione per l'arte e per la Grecia antica.
Ha anche detto che gli sarebbe piaciuto chiamarsi Demetrio, proprio come lo chiameremo noi in questa intervista a due voci. Già, perché se facessimo il suo nome i genitori capirebbero subito che il loro rampollo appena ventenne si è fidanzato con il gay più famoso d'Italia. Che, per inciso, di anni ne ha 31 più di lui.

Vi siete conosciuti un giorno di maggio di fronte alla fontana di Trevi, poco dopo eravate già a casa di Franco, che è lì sulla piazza. E cosa è successo?
Demetrio: «Abbiamo parlato di arte».
Franco (ride): «E poi è successo quello che doveva succedere».

Ma perché la vostra storia non può essere di dominio pubblico?
D: «Perché non sono sicuro che i miei capirebbero. Quando ho presentato Franco a due mie zie che lavorano tutt'e due alla Camera dei deputati, una di loro mi ha chiesto se quel signore era qualcosa di più che un amico e se ne avevo parlato con mia madre».

Ne aveva parlato?
D: «No. Però, qualche settimana dopo siamo andati a trovarla nelle Marche. Lei sa che sono gay, ma quando le ho presentato Franco ho preferito non dirle nulla di noi».
F: «Secondo me, però, ha capito tutto».

Insomma, un amore clandestino...
D: «Sì, per il momento. Ma se dovessi descrivere la mia relazione con Franco, adopererei la definizione che usa Platone nel Simposio, quando parla di amante e di amato».
F: «Se è così, io sono certamente l'amante. Dico, ma ha presente che bendiddio che m'è capitato? È bello come un Adone, ha pure vinto un concorso di bellezza. È coltissimo, ha un'intelligenza strepitosa. Quando quel giorno mi ha detto "buon giorno onorevole" mi sono girato e a momenti stramazzavo per terra senza fiato. Ho ravanato una risposta senza senso, le parole non riuscivano a venire su dalla gola. Ancora adesso mi chiedo dov'è la fregatura».

Dov'è?
F: «Non c'è! E io sono inna-mo-ra-tis-si-mo».

Quanto siete fedeli l'uno all'altro?
D: «Come tutte le coppie gay, la nostra è una coppia aperta, dove fare sesso è un modo per stare insieme e non per fare figli o per legarti tutta la vita a una persona, come succede agli etero. Certo, con Franco abbiamo i nostri momenti di intimità, ma di lui mi affascinano anche l'arguzia, la scaltrezza politica, la simpatia, la grande umanità».
F: «Sì, siamo una coppia aperta, ma relativamente: con chi potrei tradire questo bel fusto che mi è capitato tra le mani? È per questo che sono geloso da morire. Non ha idea degli attacchi da cui mi sono dovuto difendere quando ho presentato Demetrio ai miei amici: e chi è? e come l'hai conosciuto? e lo posso invitare una sera a casa mia? e ha un fratello? e perché non ce lo presenti? Uno mi ha detto se poteva guardarlo. Gli ho risposto di no e che se ci provava gli staccavo la testa, gli cavavo gli occhi e ci spargevo sopra un po' di sale grosso».

Sale grosso...
F: «Fa più male».

Capisco. Però, tra un assalto e l'altro degli ammiratori di Demetrio, avrete pur avuto qualche momento romantico per voi.
F: «Una gita in un convento camaldolese vicino a Urbino. Dentro lo spaccio stavamo decidendo se comprare il liquore di visciole prodotto dai frati, quando uno di questi si è avvicinato per mostrarci alcune saponette tutte lavorate. Noi: "Belle", così, tanto per essere gentili. Al che lui: "Sarebbero perfette per le vostre fidanzate". A momenti scoppiavamo a ridere. Ci siamo guardati e ci siamo fatti l'occhiolino. Ovviamente ne abbiamo comprate due rosa».
D: «Quando ci siamo affacciati tutti e due dalla finestra della casa di Franco, sulla fontana di Trevi. È stata un'emozione enorme, come se tutto il bello del mondo mi venisse improvvisamente incontro trovandomi abbracciato alla persona a cui volevo più bene».
F: «È vero. Ho sentito la sindrome di Stendhal che si impadroniva di me».

Il regalo di fidanzamento?
D: «Non ce n'è stato uno vero e proprio, perché quasi ogni giorno Franco mi sommerge di computer portatili, telefonini, palmari. Dice che devo stare al passo coi tempi e ha ragione, ma non credo di avere una grande predisposizione per la tecnologia».
F: «Io ho ricevuto da Demetrio dei disegni meravigliosi. Ah già, ho dimenticato di dire che ha una mano che sembra quella di un pittore rinascimentale. Mi ha regalato un autoritratto e un disegno a penna del David di Michelangelo che se decidesse di venderli secondo me farebbe soldi a palate».
Ménage quotidiano. Chi è che pulisce casa, lava i piatti, rifà i letti, prepara la colazione?
D. e F.
(all'unisono): «Io».
F: «Beh, diciamo che io faccio un po' più fatica. Però so svuotare benissimo la lavastoviglie».
D: «Diciamo che sei un pigrone».

Qual è il peggior difetto che vedete nell'altro?
D: «Gira sempre in taxi, fa zero attività sportiva, non sa nuotare. E mangia troppo poca frutta».
F: «L'amore mi ha accecato: proprio non riesco a trovarne».

La vostra storia è già singolare di per sé. Poi c'è l'età. Trentun'anni di differenza non sono un po' tanti?
D: «Per me, ovviamente, no. Per i miei, invece, sì ed è il motivo per cui credo che non siano preparati a sapere tutto di noi».
F: «Forse per chi non ci conosce sono tanti. In ogni caso, se mi deciderò a seguire le indicazioni alimentari di Demetrio va a finire che davvero torno a essere un figurino com'ero a vent'anni. Con i capelli biondo cenere e gli occhi verdi, anch'io, modestamente, facevo la mia figura».

Fonte: Dagospia http://orione4.jumpy.it/public_html/articolo_index_26034.html

14 agosto 2006

news 14 agosto

MARIO MIELI
Caro Aurelio, chi scrive è la Presidente del Circolo Mario Mieli, una
delle Associazioni promotrici dell’incontro del 30 settembre 2006
denominato “Stati Generali”, ma è anche una persona che si è sempre
reputata tua amica personale e ritiene esserlo ancora. Normale sarebbe
fra amici telefonarsi, ma poiché è stata pubblicata, sul sito Arcigay e
non solo, una tua missiva rivolta anche all’Associazione che
rappresento, mi vedo costretta a rendere altrettanto pubbliche e
generali queste mie considerazioni di risposta. In occasione della
preparazione dell’ultimo Pride di Roma TUTTE le Associazioni romane si
sono ripetutamente incontrate, sentite e confrontate sul tema della
manifestazione; in quegli incontri si era pensato di proporre a TUTTE
le altre realtà italiane glbtq un incontro dopo i Pride e prima delle
varie “riaperture dei lavori” autunnali. Per sottolineare il desiderio
di un confronto il più ampio possibile si era immaginato d’intitolarlo
“Stati Generali”. L’esigenza avvertita era ed è quella di un confronto
reale e non solo “virtuale” (e-mail, telefonate, documenti, editoriali,
forum, etc), diretto e non mediato ( Tizio dice questo, che quell’altro
riferisce a Sempronio, che lo ha scritto a Caia… etc), dialettico e non
di scontro, di arricchimento e non di sintesi (buona per i documenti
dei Pride, meno per le elaborazioni politiche). Tutto ciò soprattutto
dopo le esperienze varie ed articolate del 2005/2006 (varie
manifestazioni sui Pacs, due Pride con documenti in parte uguali e in
parte divergenti, l’esperienza di Facciamo Breccia, le elezioni con
tutti i possibili annessi) e con il non irrilevante quesito su quali
idee per il futuro. Cosa c’è di strano o pernicioso in tutto ciò? Mi
pare al contrario di vedere la volontà “romana” di condividere e non
restringere nel proprio ambito gli scambi di idee sorti nello stilare
il documento politico del Pride di Roma, che nella versione finale è il
risultato di mediazione fra le varie posizioni; vedo anche la volontà
“romana”, nelle varie specificità e opinioni, di volere ascoltare e
discutere insieme ai “non romani” ciò che a Roma, a Milano, a Bologna,
a Torino etc, si è elaborato e si è perseguito. Non a caso nella
proposta di Stati Generali si è indicato che potrebbero emergere in
tale sede dei punti che il Movimento (tutto o in parte) VUOLE porsi in
futuro come unitari, con lo scontato corollario che potrebbero
essercene di altri che non si vogliono porre in tali termini. Più
disponibili, costruttivi e avvolgenti di così…. Inoltre l’invito non è
stato volutamente formulato in maniera articolata per evitare
fraintendimenti e non urtare alcuna sensibilità. Infine la proposta è
stata rivolta a TUTTI affinché ciascuno decida se e come partecipare.
Ad esempio l’invito è stato inviato ad Arcigay e Arcilesbica nazionale,
ma anche ai singoli Comitati provinciali. Poiché non si decidono le
regole di presenza e rappresentanza in casa altrui, ciascuno sarà
libero di decidere se e come vuole (o deve) intervenire; ma chi invita
non può escludere che per esempio vi siano realtà locali Arcigay che
desiderino essere presenti anche con l’adesione, se vi fosse, della
struttura nazionale. Personalmente lo troverei molto interessante e
stimolante, ma da promotrice mi devo attenere alle scelte di chi
aderisce o meno. Più disponibili, costruttivi e avvolgenti di così….
Il motivo per cui non è stato esplicitato in maniera vincolante un
ordine del giorno è semplice: chiunque si fosse permesso di farlo
sarebbe stato sospettato di tenere particolarmente ad un tema anziché
ad un altro. E’ evidente che negli Stati Generali si dovrebbe parlare
di ciò che il movimento, in vario modo, ha prodotto ultimamente. La
ragione poi dell’assenza di regole di convocazione è altrettanto
chiara: chiunque le avesse dettate sarebbe stato tacciato di arroganza;
del resto non trattandosi di un incontro che debba concludersi con
votazioni (magari a scrutinio segreto o meno) ma un punto di partenza
per vedere le possibilità di concretizzare situazioni unitarie future,
le regole non possono essere precostituite, ma condivise. Infine alcune
precisazioni d’obbligo. L’assenza delle firme tra i promotori di
Arcilesbica Roma e Arcigay Roma non nasce da un loro mancato
coinvolgimento, anzi. Entrambe sono state concretamente presenti negli
incontri romani pre-pride, dove è nata l’idea. Arcilesbica Roma non ha
firmato perché si trova nella difficoltà pratica di raggiungere al suo
interno una decisione in questo momento, ma si è riproposta di
riparlarne e non ha escluso una sua successiva adesione. Arcigay Roma
non ha voluto adesso partecipare al lancio della proposta per una serie
di motivi tra i quali anche l’assenza nell’invito di un’articolazione
di regole e contenuti; comunque non ha precluso una sua futura
partecipazione. Infine il desiderio di un incontro collettivo era già
stato da me accennato a Sergio Lo Giudice a giugno, proprio in una
telefonata di confronto sui temi dei due Pride. Tale puntiglioso
riassunto nasce per stroncare completamente l’accusa che i promotori
dell’iniziativa abbiano voluto tener fuori gli “Arci”. In particolar
modo il Mario Mieli si prodiga da sempre nei contatti con le
Associazioni, con una spendita di tempo che va ben oltre le telefonate
di cortesia; un’accusa del genere è quantomeno ingenerosa.Una volta era
normale dirsi “Ragazzi/e, inizia un nuovo anno: ci vediamo e
parliamo?”. E lo si diceva senza dettare convocazioni formalmente
ineccepibili, con la consapevolezza che gli incontri potevano
concludersi in maniera costruttiva o risultare del tutto inconcludenti.
In passato non c’era nemmeno questo brulicare di Associazioni, eventi,
esperienze, Deputati, Consiglieri, proposte di legge e così tanto
parlar di gay. Dopo un anno così denso, con posizioni anche distanti,
trovo ovvio che si senta la necessità di vedersi e di parlarsi; mi
sembrerebbe strano e pericoloso il contrario. Turba qualcuno il fatto
che sia da Roma, anziché da Canicattì, che nasce questa proposta? Non
credo. Del resto mi pare anche che ci siano già discussioni a Bologna
sull’eventualità di svolgere lì un Pride a giugno 2007. Sfruttare l’
occasione degli Stati Generali per parlarne insieme, come è stato fatto
per Torino, turba forse qualcuno? Non posso crederlo. Personalmente non
vedo “odore d’antico, vecchie contese, invidie personali, odi, Arcigay
matrigna, battaglie, scaramucce da cortile, generali, segni
oltrepassati, vive voci che chiedono la scomparsa di Arcigay etc.
etc.”. Se tu le vedi queste cose, Aurelio, esplicita per favore chi le
pone, altrimenti è meglio evitare; in una missiva generalista non si
capisce chi sia il colpevole. L’ignaro che legge, però, può pensare che
sia chiunque, per esempio anche il Mario Mieli, essendo tra i promotori
degli Stati Generali, la qual cosa ci turba molto e soprattutto non
corrisponde a realtà. E’ stile del Mario Mieli, noto e verificato, che
quando c’è da fare polemica esplicita o contestare precise
dichiarazioni di qualcuno, noi facciamo nomi e cognomi, soprattutto
perché nel “generalismo” non si capisce chi fa cosa. Le responsabilità,
è noto, sono soggettive. Personalmente non sono un generale, non
conosco battaglie, non odio nessuno, e mi urta profondamente che mi si
confonda. Invito tutt* alla serenità, a non prendere abbagli e non
mostrare segni di nervosismo. Il Mieli ed io ci teniamo a sottolineare
di essere seraficamente tranquilli. Gli Stati Generali sono un’
opportunità, non un pericolo né una provocazione. A questo punto mi
sembra ancor più opportuno rinnovare l’invito con forza ed entusiasmo,
anche perché solo con i mezzi virtuali un movimento muore, così come
muore se si ha paura delle proprie e altrui forze e idee, piccole o
grandi che siano, federate o meno. Con rinnovata e non finta amicizia
ti saluto, Aurelio. Con rinnovato entusiasmo e vera serenità saluto
chiunque mi legga.
Rossana Praitano Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario
Mieli

COMUNICATO STAMPA
PRIMA INTERNAZIONALE DI
“LE 5 ROSE DI JENNIFER”
A New York la Prima Internazionale di "Le 5 rose di Jennifer" di
Annibale Ruccello nel ventesimo anniversario della scomparsa.

Scritta nel 1980 questa è la prima traduzione in lingua inglese e la
Prima Internazionale della Jennifer di Ruccello. Sebbene il personaggio
principale sia transessuale, gli argomenti centrali di "Le 5 rose di
Jennifer" riguardano oggi molti di noi. Le creature fragili e profonde
che Ruccello ha creato fanno vibrare le corde interiori di ciascuno.
Tragica e dalla comicità cupa, Jennifer costruisce un mondo tutto suo
nella sicurezza delle quattro mura domestiche. Ella ha riposto ogni
speranza in un uomo che ha incontrato una sola volta nella vita e dopo
aver aspettato tanto a lungo crede che sia arrivato il giorno in cui
egli finalmente la chiamerà. Vivendo di illusioni si perde in vecchie
romantiche canzoni italiane, finché la tragedia non le si presenta alla
porta... Anche se il dramma è stato scritto negli anni '80 le argute
osservazioni sulla condizione umana di desiderare di essere altro
poiché il mondo non è pronto per accettarti per quello che sei
realmente, appaiono più attuali adesso che venti anni fa. La differenza
è ancora vista con disapprovazione e il desiderio di diventare più
bello, più ricco ed amato, può a volte portare una persona lontano
dalla sua reale essenza e questo può generare disastri a livello
personale. "The Five Roses of Jennifer" è una storia semplice di come
una persona può diventare vittima delle sue ossessioni e generare
maggiore pena per sé a causa di paure autodistruttive. "Questo lavoro è
nato sotto una stella speciale per me", spiega Sabina Cangiano,
direttrice della produzione, "Ho assistito 13 anni fa ad una produzione
scritta da Ruccello in un teatro della mia città, Napoli, ed ho
scoperto che l'autore è tragicamente scomparso in un incidente stradale
all'età di 30 anni. Ho iniziato a leggere tutti i suoi lavori e mi sono
subito innamorata di Jennifer. Mi sono trasferita a Londra serbando
sempre il desiderio di tradurre il suo lavoro in inglese e di farlo
conoscere ad un pubblico nuovo. Oggi, ricevuta la benedizione della
madre di Ruccello, nel ventesimo anniversario della sua scomparsa,
Jennifer inizia il suo viaggio verso orizzonti nuovi e un nuovo
pubblico". "The Five Roses of Jennifer" è una produzione del Gruppo
Internazionale di Teatro "monkey SEE monkey DO" e partecipa al "New
York International Fringe Festival". Con il patrocinio dell' Istituto
Italiano di Cultura a New York. Le rappresentazioni avranno luogo all'
Henry Street Settlement Experimental 466 Grand Street, New York, NY
10002. Date e orari: Venerdì 11 agosto ore 17,00 - Domenica 13 agosto
ore 20,15 - Mercoledì 16 agosto ore 15,15 - Sabato 19 agosto ore 20,00
- Giovedì 24 agosto ore 18,30. Per prenotazioni http://www.fringenyc.
org. Blog http://blog.myspace.com/5roses

*SPIONI & GOLPE*
DA CASTIGLION FIBOCCHI A TELECOM ITALIA,
fino al "Grande Manager e Grande Supertenico di Telecom, uno dei più
importanti Esperti di Hackeraggio del mondo, Fabio Ghioni"
Facciamo un giro in Toscana e a Fiumicino
Venerdì 11 agosto 2006 Per chi le ha perse, un breve cenno alle
ultimissime sulla SpyStory di Telecom e sulle sue tentacolari Bande del
Buco. Primo fronte: Era ora. A distanza di un anno e sei mesi che
segnalo e scrivo sulle schedature e le intercettazioni illegali fatte
da Telecom & Satelliti su milioni di utenti, e di quanto ho scritto
straboccano siti internet e Google.it, apprendiamo da La Repubblica "La
scoperta di due centraline clandestine, (esterne alla Telecom) due
postazioni abusive, una a Roma, per rubare informazioni sulle utenze
telefoniche. Addirittura per compiere intercettazioni non autorizzate o
per avvisare persone tenute sotto controllo dai PM. Le informazioni
raccolte da Polizia postale, Finanza e Carabinieri aprono nuovi fronti
di indagini sulla compra-vendita di dati riservati Telecom". Nota: dopo
un anno e sei mesi che segnalazioni e denuncie sono state inoltrate
alle sedi competenti. "Le informazioni rubate - ha scritto Repubblica -
venivano vendute al mercato delle investigazioni private e dello
spionaggio industriale". E vendute al mercato dello spionaggio sui
media: vedi l'amministratore delegato di Rcs Colao, i vertici di Rcs,
giornalisti e direttori del Corriere della Sera di cui è
comproprietario Marco Tronchetti Provera, presidente di Telecom Italia.
L'articolo Conclude così: "I responsabili dei furti sarebbero
sopratutto dipendenti Telecom e dalle indagini emerge anche l'esistenza
di un prezzario delle informazioni: Ogni 15 giorni di controlli
fuorilegge costavano da 3.000 a 7.000 euro". Secondo fronte: Era ora.
Dopo la rivelazione fatta già da tempo da La Repubblica, ed una tardiva
toccata e fuga pubblicata dal Corsera in un pastone qualche giorno
dopo, "la novità" è che "Gli attacchi informatici e le intercettazioni
fatte ai danni di manager e giornalisti Rcs, e del Corsera, hanno
portato a capire che gli atti di pirateria informatica partivano da una
società della galassia Telecom utilizzando la tecnologia con parabole
"Wi-fi" e questa tecnologia impedirebbe di capire da quale pc siano
partiti". Non è detto, invece, che la tecnologia "Wi-fi" lo impedisca.
Tutto e tutti lasciano tracce, sopratutto nel mondo dell'informatica.
Tutto questo "si viene a sapere" dopo un anno e sei mesi durante i
quali tanti utenti si erano resi conto, e scritto e pubblicato su
moltissimi siti e segnalato gli abusi con dovizia di IP, Headers e
Mappe geografiche che riconducevano a sedi Telecom, pubbliche ed a
piccoli provider con server indipendenti ma alimentati da linee
Telecom. Tutto segnalato a chi ed a quanti di dovere e, quindi, tutti
con il dovere di indagare. E che fossero in atto attacchi informatici e
intercettazioni sui siti internet della Rcs, su giornalisti e direttori
del Corriere della Sera, vedi Folli e Mieli oggetto di attacchi con
Spyware che copiano la posta in entrata e in uscita e la rimandano agli
intercettatori, con i Virus più letali, dai Trojan al Phishyng fino
agli attacchi ai loro pc - attacchi sferrati non solo per intercettare
ma anche per violare i pc di coloro che entravano nei siti Rcs o
scambiavano e-mail così da prelevarne ogni sorta di doc. riservati,
password, carte di credito, ecc. ecc. ecc. e fare dei pc degli
intercettati "server zombie" ad uso degli intercettatori facendo
apparire gli attacchi e le intrusioni fatte dall'intercettato
proprietario del pc, per inviare mail infette e per sferrare ogni tipo
di attacco restando anonimi. Sì signori, sferrare un attacco per il
controllo totale di un pc è la prima mossa di un Hacker-intercettatore
in azione. Terzo ed ultimo fronte: da Castiglion Fibocchi a Telecom
Italia passando da Fabio Ghioni "il super tecnico di Telecom, il mago
dell'informatica". Delle gesta e del golpe tentato dalla P2 di Licio
Gelli ne so molto. Gelli: il Capo della P2 le cui riunioni si tenevano
tra l'Hotel Exelsior di Roma e la sua villa di Castiglion Fibocchi,
prov. di Arezzo. 1. Ne so molto per il fatto di avere seguito molto da
vicino i lavori della Commissione di Indagine Parlamentare sulla P2
presieduta da Tina Anselmi. Alla Commissione di indagine partecipò il
mio fu marito Vittorio Olcese. 2. Della P2 ne ricordo personaggi, gesta
e particolari anche per aver seguito le cronache della "Presa del
Potere" sul Corriere della Sera di Tassan Din e di Di Bella. Tassan Din
era, se non ricordo male, l'amministratore delegato della società
proprietaria del Corriere della Sera, Di Bella ne era il direttore.
Tassan Din e Di Bella erano entrambi affiliati e potenti alleati della
P2. 3. Tutti abbiamo letto della stretta amicizia che lega Licio Gelli
e la sua famiglia -Arezzo- ad Emanuele Cipriani -Firenze- il patron di
una delle più grandi agenzie di investigazioni con sedi anche
all'estero, la "Polis d'Istinto", e protagonista dell'intervista
apparsa su La Repubblica "Così spiavo per Telecom". Cipriani,
incaricato per la "Security" di Pirelli e Telecom, alias Tronchetti
Provera, (quindi con illimitati poteri di intercettazioni e di
investigazioni) riceve da queste due società 14 miliardi. Tutti pagati
all'estero. 4. La Polis d'Istinto e Cipriani appaltano investigazioni,
intercettazioni, spionaggio e tutto ciò che ne consegue, a società e
providers esterni a Telecom ma, alla fine, pagati con danaro che esce
dalle casse di Pirelli e Telecom ed entra nelle tasche di Cipriani. E
da Cipriani una parte dei "compensi per consulenze" va a sodali e
satelliti che fanno il lavoro sporco per "la Polis d'Istinto". 5. Nel
bel mezzo di questa "Premiata Compagnia della Buona Morte", e tra
Firenze, providers e Arezzo, troviamo Fabio Ghioni e i suoi satelliti
intercettatori. Ghioni è stato un collaboratore del provider Aruba.it
della Technorail Srl, Arezzo, responsabile legale Susanna Santini,
provider il cui "Staff" è stato denunciato al Tribunale penale di
Arezzo per pirateria informatica. Tra le caratteristiche di Aruba.it,
ma non sono le uniche, vi sono quelle di offrire "Internet gratis senza
telefono", di essere un provider di cui si servono alcuni politici e di
avere un server stravagante il cui "Programma ezmlm", programma per la
gestione delle mailing list gestite da Aruba, invia a nome dei gruppi
ogni sorta di virus. Il "Programma ezmlm" si presenta così: "Ciao! Sono
il programma ezmlm. Mi occupo della mailing list (tal dei tali). In
allegato, per favore, verifica il messaggio che hai spedito". Ma il
destinatario del "programma ezmlm" non è ne' membro della lista ne' ha
mai ricevuto o inviato messaggi alla lista tal dei tali. Liste di cui
ignora perfino l'esistenza...... Lungo l'ultimo periodo elettorale
Aruba.it, che è un medio-piccolo provider, ha promosso i suoi servizi
sulle reti RAI con spot degni di una grande società all'altezza
economica di una Mediaset. 6. Come hanno scritto quotidiani e
settimanali, "Ghioni che è considerato il supertecnico di Telecom, uno
dei più importanti esperti di Hackeraggio del mondo, il mago
dell'informatica, sostiene che se l'assalto alla Rcs, e ai direttori e
giornalisti del Corsera, fosse stato ordinato da lui, non avrebbe
lasciato tracce o sarebbe risultato partire dall'India o dal
Sudamerica". Sì, in effetti a dire il vero se ne sono visti un sacco e
una sporta di attacchi e di intrusioni nei pc da parte di "Hacker
stranieri" ma, a ben guardare, gli attacchi erano riconducibili a
providers Telecom nostrani o disseminati nel globo e, le "tracce", le
lasciavano e come. Per non parlare, poi, delle "tracce", meno trendy ma
più caserecce, lasciate tra Arezzo e Fiumicino. Insomma una mappa umana
e geografica delle intercettazioni abusive ed illegali degna della
migliore tradizione di Castiglion Fibocchi, provincia di Arezzo, dei
Tassan Din, dei Di Bella e, naturalmente, degna dei mejo Golpe de
Statooo. Che ci volevano fare, se no, dei dati di milioni di cittadini
schedati sotto il Grande Ombrello di Telecom?
Giuliana D'Olcese quota rosa di internet

LETTERA AL SEGRETARIO ONU, DI GENITORI DELLE VITTIME DEL TERRORISMO
Siamo due genitori che hanno perso i propri figli il 5 marzo 2003,
nell'attacco terroristico suicida avvenuto su un autobus nella città di
Haifa in Israele. A seguito delle sue recenti critiche su Israele, ci
sentiamo in obbligo di scriverLe questa lettera. Con tutto il rispetto
dovuto, Segretario Generale, Le chiediamo con quale diritto ritiene di
poter criticare le azioni compiute da Israele di recente, in
particolare tenendo in considerazione il fatto che l'attuale conflitto
non è altro che una diretta conseguenza del tentativo fallito da parte
delle Nazioni Unite di applicare la risoluzione 1559 del Consiglio di
Sicurezza dell'Onu? Nel 2000, Israele ha ritirato le proprie truppe
fino ai confini internazionali rispettando le decisioni delle Nazioni
Unite, al fine di vivere in pace. I soldati sotto il mandato delle
Nazioni Unite, nella cosiddetta missione di pace, si sono installati
nel sud del Libano per molti anni, fallendo miseramente nel tentativo
di mantenere la pace nel territorio. Negli ultimi sei anni, dal 24
maggio 2000, i delegati dell'Onu hanno fatto ben poco per prevenire
l'armamento dei gruppi militanti di Iran e Hezbollah in mezzo al resto
della popolazione civile libanese, nascondendo le armi nelle proprie
case, scuole e moschee. I terroristi legati a Hezbollah (perché è
proprio quello che sono) hanno preso in ostaggio non solo il sud del
Libano, ma l'intera popolazione libanese, per portare avanti i loro
piani estremisti e continuare l'aggressione perpetrata contro Israele.
Sembrerebbe, Segretario Generale, che Lei non sia al corrente dei fatti
che hanno determinato i recenti eventi: la violazione del territorio
israeliano da parte di Hezbollah e in particolare di quegli stessi
confini che sono stati definiti e che dovrebbero essere sotto il
controllo delle Nazioni Unite, secondo la risoluzione 1559 del
Consiglio di Sicurezza. Hezbollah ha attaccato le forze israeliane,
che eseguivano semplici controlli di routine del confine all'interno
dei territori israeliani, uccidendo 3 soldati dell'Esercito di Difesa
d'Israele, ferendone 2 e sequestrando Eldad Regev, 26 anni, di Kiryat
Motzkin e Ehud Goldwasser, 31 anni, di Nahariya. Ci permetta di
chiederLe: perché le truppe in missione di pace dell'Onu sono fuori dei
villaggi nel sud del Libano, invece di aiutare i civili a sfollare le
aree a rischio dove opera Hezbollah? Perché l'Onu ha consentito
all'Hezbollah di usare i civili libanesi come ostaggi nella guerra che
l'Hezbollah sta conducendo nella speranza di distruggere lo Stato di
Israele? Perché le truppe in missione di pace dell'Onu lasciano che i
terroristi nascondano le proprie armi nelle case abitate da donne e
bambini nel sud del Libano? Dov'erano le forze per la missione di pace
nel 2000, quando tre soldati israeliani furono sequestrati dai
territori di Israele e portati in Libano? I tre soldati rapiti,
passarono davanti a una stazione Onu senza che ciò sollevasse alcuna
reazione da parte delle Nazioni Unite e delle sue truppe in missione di
pace. Perché ogni volta che sentiamo le sirene e scappiamo verso i
nostri rifugi per proteggerci da uno dei 2.500 missili lanciati da
Hezbollah, voi non fate qualcosa per assicurarvi che i gruppi iraniani
che finanziano Hezbollah non si procurino armi nucleari? In questi
tempi difficili, sembra sia facile incolpare il governo israeliano,
basandosi unicamente sulle notizie che arrivano dal Libano. È proprio
vero che le foto tratte da quelle scene ritraggono perfettamente la
sofferenza subita attraverso quella coltre di fumo e fiamme. Anche a
noi dispiace vedere persone innocenti che soffrono in Libano. Siamo
straziati dai continui attacchi missilistici di Hezbollah dalle zone ad
alta concentrazione di civili, che costringono i nostri gruppi di
difesa a trovarsi in situazioni difficili a cui seguono dure
conseguenze. Ma La preghiamo di capire che questi fatti e immagini
pesanti da digerire non significano che la nostra sia una causa
ingiusta. Le chiediamo, in qualità di Segretario Generale delle
Nazioni Unite, di costruire le Sue critiche in base ai fatti e non in
base a cosa c'è in gioco nell'arena internazionale. I fatti sono
chiari e indiscutibili: Israele è stato attaccato, ancora una volta,
sul proprio territorio, dai terroristi di Hezbollah, i cui sostenitori
iraniani vogliono «cancellarci dalla mappa». Abbiamo il diritto come
Stato di difenderci. Il nostro governo ha provato per anni a lasciar
risolvere questi problemi all'Onu, ma dopo anni di insuccessi da parte
delle Nazioni Unite, il nostro governo ha l'obbligo morale di agire per
proteggerci. In qualità di genitori che hanno subito la tremenda
perdita dei propri figli per mano dei terroristi, possiamo solo
immaginare cosa stiano passando le famiglie dei soldati rapiti. Siamo
sicuri che stanno soffrendo terribilmente e hanno molta paura per le
vite dei propri figli, e penseranno che nessuna azione o reazione potrà
essere mai abbastanza. Ci chiediamo quale sarebbe stata la Sua
reazione se fossero stati i suoi di figli a essere stati rapiti dai
terroristi. Invece di criticare Israele ogni qualvolta che cerca di
proteggere i propri cittadini, forse le Nazioni Unite dovrebbero fare
di più per far rispettare la legge e ristabilire l'ordine spianando la
strada e diventando la forza leader nello smembramento e nel disarmo di
Hezbollah. Allo stesso tempo speriamo che si renda conto che l'Iran è
una minaccia non solo per Israele ma per il mondo intero. Il Presidente
dell'Iran ha dichiarato «Non abbiate dubbi... se sarà fatta la volontà
di Allah, l'Islam conquisterà cosa? Conquisterà le vette del mondo». E
ha aggiunto: «Noi (l'Iran) dobbiamo prepararci a governare il mondo».
Sappiamo che Israele è un bersaglio della collera iraniana e temiamo
non sia l'ultimo. Se Nazioni Unite, Israele e il popolo libanese
collaborassero e ognuno adempisse ai propri obblighi, potremmo
ristabilire la pace, per sempre, nella nostra regione. **(padre di
Asaf, quasi 17 anni quando fu ucciso) **(padre di Tal, 18 anni quando
fu uccisa) - n.r. ho scelto di omettere il nome dei due genitori
Alba Montori Gaya CsF

I ROBOT DELLA MORTE
(Magdi Allam)
Anche in Italia è radicata la «fabbrica del terrore» che ha prodotto
i kamikaze di Londra
Dovremmo essere tutti «in guerra contro i fascisti islamici». Non solo
gli Stati Uniti, che hanno il coraggio di dichiararlo apertamente. Non
solo la Gran Bretagna, che più di altri in Europa è stata infiltrata
dal terrorismo di Al Qaeda. Perché la realtà che emerge dalla scoperta
di un piano per far esplodere simultaneamente diversi aerei di
compagnie americane, al fine di provocare «una strage di proporzioni
inimmaginabili», conferma che questo terrorismo è a tal punto
globalizzato da essere riuscito a trasformare l'insieme dell'Occidente
in una fabbrica di kamikaze islamici. Erano cittadini britannici i
quattro terroristi suicidi del 7 luglio 2005 e risultano essere
cittadini britannici gli aspiranti terroristi suicidi della strage
scongiurata. Così come è in Occidente che hanno maturato la
trasformazione da persone in «robot della morte» migliaia di
combattenti islamici che, ormai da un ventennio, sono andati ad
assolvere al precetto della «guerra santa» in Afghanistan, Bosnia,
Kosovo, Cecenia, Kashmir, Algeria, Somalia, Yemen, Marocco, Tunisia,
Egitto, Israele, Indonesia e Iraq. Ed è sempre in Occidente che si è
completato il processo di adesione alla fede nel «martirio» islamico
del gruppo dirigente degli attentatori dell'11 settembre di New York e
Washington e gli autori dell'11 marzo di Madrid. Tramite un lavaggio di
cervello identico a quello a cui sono stati sottoposti la ventina di
giovani arrestati ieri a Londra e Birmingham, dopo la frequentazione di
moschee gestite da predicatori d'odio e apologeti del terrore. Il
riferimento di Bush ai «fascisti islamici» è appropriato perché integra
la sfera prettamente criminale del terrorismo con la sua dimensione
ideologica. Sottintende che la radice del male è un'ideologia dell'odio
che all'insegna dell'antiamericanismo e dell'antiebraismo, della
condanna dell'Occidente e del rifiuto del diritto di Israele
all'esistenza, ha scatenato una violenza planetaria. Ciò è per la
precisione il fulcro del manifesto del «Fronte internazionale islamico
per la guerra santa contro gli ebrei e i crociati», la sigla con cui
Osama bin Laden nel giugno 1998 ha privatizzato e globalizzato il
terrorismo. Così come è la sostanza degli statuti del movimento
internazionale dei Fratelli Musulmani, di cui Hamas è espressione nei
territori palestinesi, e dell'Hezbollah che in Libano attua la
strategia impostagli dal regime nazi-islamico iraniano di Ahmadinejad
con la complicità del regime tirannico siriano di Assad. Ed è proprio
il Libano che si vorrebbe trasformare in un nuovo fronte di prima linea
della guerra santa islamica contro Israele, a testimonianza della
stretta compenetrazione ideologica tra gruppi estremisti con radici
storiche e genesi politiche diverse. La lezione di Londra e del Libano
è che, da un lato, questo terrorismo è di natura aggressiva e non
reattiva e, dall'altro, che ha una comune radice dell'odio presente
anche in Italia. Continuano purtroppo a sbagliare coloro che immaginano
che questo terrorismo sia una reazione all'occupazione israeliana e
all'imperialismo americano. Che, pertanto, qualora nascesse uno Stato
palestinese, anche se sottomesso al potere teocratico di Hamas, o
qualora ci si ritirasse dall'Iraq e dall'Afghanistan, anche se
dovessero essere conquistati dai tagliagola di Al Qaeda, allora
l'Occidente sarebbe maggiormente al riparo dalla minaccia del
terrorismo. Queste anime ingenue hanno eretto una cappa di
mistificazione della realtà che, tra i suoi effetti più deleteri, ha
sortito delle sentenze emesse dai tribunali italiani che legittimano e
nobilitano i reclutatori nostrani di kamikaze quali «resistenti» e gli
assassini dei soldati della forza multinazionale in Afghanistan,
italiani compresi, quali «martiri». La realtà è che anche in Italia è
radicata la «fabbrica del terrore» che ha prodotto i kamikaze di
Londra. Alimentata da una rete di moschee dove si predica la
distruzione di Israele e si legittima il terrorismo palestinese,
iracheno e afghano, gestite dall'Ucoii (Unione delle comunità e
organizzazioni islamiche in Italia, affiliata ai Fratelli Musulmani),
dall'organizzazione radicale marocchina «Giustizia e carità», dal
movimento dei Tabligh (Predicazione) influente tra i pachistani.
Eppure continuiamo a far finta di niente. Ci preoccupiamo di
scongiurare l'attentato, che è la punta dell'iceberg, ma non ci
vogliamo occupare dell'iceberg, che è la «fabbrica del terrore».
Questo è il più grave errore in cui sono incorsi i nostri servizi
segreti e gli apparati di sicurezza. Che, oltretutto, sono in seria
difficoltà, con una credibilità internazionale messa in dubbio da
inchieste e incertezze politiche. Possiamo soltanto incrociare le dita,
augurandoci che quanto è successo a Londra non accada mai in Italia.
Magdi Allam
INVIATO DA Marcus Prometheus
INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF

LA FEDE FANATICA SMUOVE LE MONTAGNE
Satu Hassi, già Ministro finlandese dell'Ambiente, ha pubblicato di
recente sul Notiziario della Commissione Ambientale Europea un articolo
intitolato "Il pianeta assetato" ove fornisce vari dati angoscianti
sulla rapida riduzione dei ghiacciai a causa dell'effetto serra e sul
colpo devastante che tale riduzione è destinata ad infliggere
all'ecosistema mondiale e alla già disperata condizione di miliardi di
esseri umani. "Metà della popolazione del pianeta - ricorda Satu Hassi
- attinge le sue risorse d'acqua dolce a fiumi che hanno le proprie
sorgenti nei ghiacciai. I ghiacciai himalayani, ad esempio, alimentano
7 grandi fiumi asiatici (il Gange, l'Hindu, il Brahmaputra, il Salween,
il Mekong, lo Yang Tze e l'Huang He - che assicurano il fabbisogno
d'acqua dolce ad oltre due miliardi di asiatici. Ma i ghiacciai
himalayani stanno riducendosi rapidamente: secondo l'Accademia Cinese
delle Scienze, ad un ritmo del 7% l'anno, che li dimezzerà entro
cinquant'anni. E anche nell'area andina del Sud America l'acqua dei
ghiacciai contribuisce più dell'acqua piovana alla portata dei fiumi.
Bloccare l'effetto serra riducendo subito le emissioni di anidride
carbonica è dunque una pre-condizione essenziale per impedire che
interi paesi e continenti sprofondino nella sete. e nella fame, dato
che la disponibilità d'acqua condiziona l'intera produzione alimentare.
Infatti, mentre per dissetare ciascuno di noi bastano e avanzano 4
litri d'acqua al giorno, per produrre il cibo che ciascuno di noi
consuma ne occorrono 2.000 (dicesi duemila) litri. E la stessa
"rivoluzione verde" (tanto celebrata dai cantori della "magnifiche
sorti e progressive") che ha consentito di triplicare la produzione
cerealicola nella seconda meta del '900 è stata possibile solo per un
fortissimo aumento delle irrigazioni. Anche le falde acquifere
sotterranee vengono sfruttate ad un ritmo molto più rapido di quello
con cui si formano e vanno calando vertiginosamente in regioni ove
risiede oltre la metà della popolazione umana". Fin qui il memento di
Satu Hassi, le cui implicazioni vanno ben oltre il già catastrofico
problema dell'alimentazione. Già tre anni fa, in uno di questi miei
interventi segnalavo un rapporto della CIA che avvertiva il rischio
incombente di nuove sanguinose guerre per l'acqua in dieci regioni del
pianeta ove i fiumi bagnano più di una nazione e dove, quindi, la
nazione a monte può inquinare o imbrigliare (con dighe e altri
sbarramenti) l'acqua che defluisce nella nazione a valle. E poiché
questi fiumi "multinazionali" sono oggi più di 260, è evidente che
limitare a 10 le regioni destinate a guerreggiare per l'acqua nel
prossimo futuro è un calcolo ancora molto ottimista. E la previsione
della CIA non può di certo essere scartato per la sua provenienza
sospetta. Ancor prima della sua pubblicazione, nel 2003, un rapporto
congiunto delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale formulava una
profezia altrettanto sinistra: "Il problema idrico è già oggi molto
serio, ma diverrà esplosiva tra 10 anni e ingestibile tra 20. Il '900 è
stato il secolo delle guerre per il petrolio. Il XXI sarà il secolo
delle guerre per l'acqua". Anche il benemerito articolo di Satu Hassi,
come tutta l'immensa pubblicistica degli ecologisti, sottace e rimuove
accuratamente, però, le cause profonde della tragedia dell'acqua che,
come e più di sempre, sono cause demografiche. E lo sono sia
direttamente che indirettamente, non solo perché il fortissimo aumento
della popolazione (quadruplicata, nel Terzo Mondo, durante il secolo
scorso) ha creato un enorme aumento del fabbisogno, ma anche perché la
pressione demografica ha prodotto una forte deforestazione che, a sua
volta, ha inaridito intere regioni. Il dramma dell'acqua, tuttavia, ha
una forte carica demistificatoria. Esso, infatti, è la prova migliore
della priorità della questione della sovrappopolazione e
dell'inconsistenza dei mille alibi adottati fino ad oggi dalla
demagogia religiosa e politica per negare tale priorità. Vediamo
perché: Anzitutto, le solite geremiadi sulle colpe dell'Occidente
capitalista nel caso dell'acqua sono semplicemente comiche. Così, le
invettive dei demagoghi del sinistrese contro l'Occidente
industrializzato colpevole d'ogni sventura umana sono inapplicabili al
dramma dell'acqua e della sete, caratterizzato da due fatti rocciosi e
incontrovertibili: il primo è che l'agricoltura, prevalente nel Terzo
Mondo, consuma quasi tre quarti delle risorse idriche mondiali, mentre
l'industria, prevalente in Occidente ne consuma solo un quinto e l'uso
domestico (tanto imputato a noi occidentali) solo un decimo. Inoltre, a
differenza del petrolio o del gas o dei minerali rari, l'acqua non è
una risorsa trasferibile cosicché, anche se i nostri sprechi cessassero
domani, gli assetati d'Africa o Medio Oriente non ne trarrebbero alcun
vantaggio. Insomma, a differenza di altri problemi contemporanei, la
tragedia dell'acqua e della sete è indiscutibilmente prodotta in larga
misura dall'esplosione demografica, che nel giro di vent'anni ha più
che dimezzato (da 17 mila a 7 mila metri cubi) la quantità d'acqua pro-
capite del genere umano e che sta alla radice (con l'estensione
dell'industrializzazione ad una popolazione in crescita vertiginosa)
dello stesso "effetto serra" e dei relativi sconvolgimenti climatici.
Così, la scarsità d'acqua e le guerre che ne deriveranno sono la prova
inconfutabile delle responsabilità gravissime dei capi religiosi e
politici che, nell'ultimo mezzo secolo, hanno negato la minaccia
demografica consentendo o promovendo, con i loro folli veti alla
contraccezione, la moltiplicazione delle popolazioni umane. Si tratta
di responsabilità che gli stessi rapporti della CIA e dell'ONU e lo
stesso articolo di Satu Hassi, qui ricordati, hanno cura di rimuovere,
così come zelantemente rimuovono la causa demografica della tragedia
incombente, associandosi alla congiura di silenzio in atto da decenni.
Infine, proprio la prevedibile, prevista e innegabile dipendenza della
tragedia dell'acqua dall'esplosione demografica, eliminando gli alibi
economici o sociali da sempre accampati per altri problemi odierni,
svela la natura folle, cioè psicopatologica, dell'opposizione alla
regolazione delle nascite, unica via d'uscita da questa come da tante
altre tragedie del nostro tempo, e dimostra l'assurdità di continuare a
pensare e a fare la politica con i vecchi strumenti ideologici,
confessionali, economici o istituzionali, ignorando gli strumenti della
psicologia politica. Il fanatismo politico e religioso è dunque
riuscito, con la sua fede che smuove le montagne, anche a distruggere i
ghiacciai. Come rilevavo già tre anni fa, la morale è che, se la gente
continuerà a bersi il cervello e tutte le idiozie dei Capi e dei Papi
infallibili, finirà per morire di sete.
FONTE Luigi De Marchi
Da www.luigidemarchi.it
Venerdì, agosto 04, 2006
INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF

NESSUNO TOCCHI CAINO
12.08.06
IRAN. DICHIARATA FUORILEGGE ORGANIZZAZIONE DELLA EBADI - 5 agosto
2006: le autorità iraniane hanno dichiarato fuorilegge l’organizzazione
guidata dal Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, dicendo che il suo
Centro per la Protezione dei Diritti Umani non ha ottenuto la
necessaria autorizzazione. “Le attività dell’Organizzazione sono
illegali – ha dichiarato ai giornali il Ministro degli Interni iraniano
– e chi violerà questa decisione verrà perseguito legalmente”. Da
parte sua, la Ebadi sostiene che il suo gruppo non ha bisogno di alcun
permesso speciale: “In base alla Costituzione iraniana, le
Organizzazioni non-governative che rispettano la legge e non turbano l’
ordine pubblico, non hanno bisogno di un’autorizzazione”, ha detto la
Premio Nobel per la Pace. La Ebadi ha vinto il Nobel per la Pace nel
2003, “per il suo impegno in favore della democrazia e i diritti umani
... in special modo nella battaglia per i diritti di donne e bambini”,
diventando il primo cittadino iraniano e la prima donna musulmana a
ricevere il Premio. Fondato quattro anni fa da un gruppo di avvocati
guidato dalla Ebadi, il Centro per la Protezione dei Diritti Umani ha
più volte accusato la magistratura iraniana di “violazione dei diritti
umani, denunciando inoltre abusi contro giornalisti ed esecuzioni di
dissidenti politici.
CINA. VIDEO “ISTRUTTIVO” SU GIUSTIZIATO PER SPIONAGGIO - 7 agosto
2006: un alto funzionario cinese è stato giustiziato lo scorso aprile
per spionaggio a favore di Taiwan, e un video “istruttivo” sul suo caso
è stato mostrato dalle autorità a migliaia di dipendenti pubblici
cinesi. La notizia giunge da fonti interne al governo cinese, dietro
condizione di anonimato. Tong Daning, 55 anni circa, alto funzionario
della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, avrebbe
venduto documenti secretati per 250.000 dollari, nell’arco di 15 anni.
Il video – intitolato “Il caso della spia Tong Daning e del furto di
informazioni segrete” – ha una durata di mezz’ora e mostrerebbe l’uomo
nel corso del processo e durante il tragitto verso il campo per le
esecuzioni, a bordo di una macchina della polizia. Non conterrebbe
invece immagini dell’esecuzione. Nessuno tocchi Caino stima che nel
2005 siano state effettuate in Cina tra le 5.000 e le 10.000
esecuzioni. In base alle sole notizie rese pubbliche, Amnesty
International stima che almeno 1.770 persone sono state giustiziate e
almeno 3.900 condannate a morte in Cina nel 2005, ma i dati reali si
ritiene siano molti più alti. Nel marzo 2005, Liu Renwen, un esperto
legale molto noto, ha dichiarato che "arrivano a 8.000" le persone
giustiziate ogni anno in Cina.
GIORDANIA. GOVERNO RIDUCE I REATI CAPITALI - 1 agosto 2006: il
Governo giordano ha approvato un progetto di legge che elimina la pena
di morte per un certo numero di reati, sostituendola con l’ergastolo.
La lista dei reati comprende il possesso, fabbricazione, vendita e
trasporto di esplosivi e armi illegali con il proposito di commettere
crimini, impedire alle autorità con l’uso della forza l’esercizio delle
proprie funzioni, oltre ad alcuni reati legati alle droghe. “Si tratta
di un buon passo, ma ancora non è abbastanza”, ha commentato il
Direttore del Centro Studi sui Diritti Umani di Amman, Nizam Assaf,
ricordando che attualmente sono 16 i crimini punibili nel paese con la
pena di morte. “Questo passo compiuto dal Governo dimostra la sua
serietà sull’abolizione della pena capitale, nel rispetto delle
convenzioni sui diritti umani”, ha detto un portavoce governativo,
Nasser Judeh. Lo stesso Re Abdullah, il 16 novembre 2005 ha dichiarato
al Corriere della Sera che “in coordinamento con l’Unione Europea,
potremmo modificare il nostro codice penale. La Giordania potrebbe
presto diventare il primo paese del Medio Oriente senza pena capitale".
Una volta esaminato dal Bureau Legale del Primo ministro, il progetto
di legge verrà sottoposto al Parlamento. In Giordania vige un Codice
Penale di ispirazione napoleonica che punisce con la morte per
impiccagione gli omicidi premeditati particolarmente cruenti, il
traffico di armi e stupefacenti, attività terroristiche e stupri. In
base alla legge giordana le persone condannate in contumacia hanno
diritto a un nuovo processo se catturate. Nel 2004 vi è stata almeno
una esecuzione in Giordania. Erano state almeno 7 nel 2003 e 14 nel
2002. Almeno 15 persone sono state giustiziate nel 2005 in base a una
fonte della polizia giordana e almeno 11 condannate a morte secondo
Amnesty International.
POLONIA. PRESIDENTE KACZYNSKI, “NESSUNA INTENZIONE DI REINTRODURRE
PENA CAPITALE” - 9 agosto 2006: "Il presidente polacco Lech Kaczynski
non ha presentato alcuna iniziativa per la reintroduzione della pena di
morte nel paese". Lo ha scritto Andrzej Krawczyk, sottosegretario di
Stato presso la Cancelleria del Presidente polacco, in una lettera
indirizzata al presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio
d'Europa (Apce), René van der Linden. Così la Polonia risponde
all'esortazione rivolta a Kaczynski affinché ritiri le sue
dichiarazioni a favore della reintroduzione della pena di morte,
ammonendolo che tale posizione è "completamente incompatibile" con
l'adesione all'organizzazione di Strasburgo, impegnata nella
salvaguardia dei diritti umani in Europa. Il Presidente polacco,
sull'onda di una campagna referendaria del partito “Lega delle Famiglie
Polacche”, si era detto favorevole alla pena capitale nei casi di
omicidio di bambini da parte di pedofili. Il portavoce del presidente,
Maciej Lopinski ha confermato che Kaczynski rimane sostenitore - in
alcuni casi estremi - della pena capitale, sottolineando tuttavia che
non c'è alcuna intenzione da parte del Presidente di mettere in
discussione gli obblighi contratti dalla Polonia con il Consiglio
d'Europa.
OHIO. GIUSTIZIATO DARRELL FERGUSON, QUARTA ESECUZIONE DELL’ANNO NELLO
STATO - 8 agosto 2006: Darrell Ferguson, 28 anni, è stato giustiziato
in Ohio mediante iniezione letale, nella prigione di Lucasville. Era
stato riconosciuto colpevole di tre omicidi a scopo di rapina, avvenuti
a Dayton nel 2001. Con il ricavato Ferguson aveva comprato cocaina. Al
processo aveva ammesso la propria colpevolezza, chiedendo al giudice di
essere condannato a morte. Ordinato dalle autorità dello Stato, un
esame delle sue condizioni mentali lo aveva dichiarato capace di
intendere e volere. “Per sua stessa ammissione, Ferguson è un assassino
privo di rimorsi, sadico e irrecuperabile”, ha scritto nel confermare
la condanna capitale il giudice della Corte Suprema dell’Ohio Alice
Resnick. Si tratta della quarta esecuzione in Ohio dall’inizio dell’
anno e della 23esima da quando lo Stato ha ripreso le esecuzioni, nel
1999. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, quella di Ferguson è l’
esecuzione n° 1.038 dal 1976, anno in cui la Corte Suprema Usa ha
riammesso la pena di morte.
http://www.nessunotocchicaino.it

08 agosto 2006

Al cinema da settembre "Non è peccato"

Da settembre nelle sale cinematografiche il film "Non è peccato, la Quinceañera". Il film è uno sguardo su cosa accade quando la sessualità adolescenziale, gli antichi rituali e i prezzi dei beni immobiliari si scontrano. È la rivisitazione del Kitchen Sink drama, arricchito da varie tensioni razziali, sessuali e di classe in un quartiere latino in transizione. Magdalena (Emily Rios), è la figlia di una famiglia messicano-americana che frequenta la chiesa di Echo Park a Los Angeles. Con l’avvicinarsi del suo quindicesimo compleanno, gli unici suoi pensieri sono il suo fidanzatino, il vestito che indosserà e la limousine che la accompagnerà nel giorno della sua Quinceañera, la tipica festa di tradizione latino-americana che segna il passaggio all’età adulta. Ma pochi mesi prima della grande celebrazione, Magdalena rimane incinta. Mentre tutti i preparativi per la grande festa proseguono, il suo religiosissimo padre la scopre e la ripudia. Buttata fuori di casa, Magdalena va a vivere dal suo vecchio zio Tomas (Chalo Gonzalez), che si guadagna da vivere vendendo champurrado (una bevanda calda messicana) per strada. Con lui vive anche Carlos (Jesse Garcia), il cugino di Magdalena, a sua volta cacciato di casa dai genitori. Carlos all’inizio non nasconde il suo disappunto per l’arrivo di Magdalena. La vecchia casa in affitto, dove Tomas ha vissuto felicemente per tanti anni, si trova su una tenuta che è stata recentemente acquistata da una ricca coppia gay bianca (David W.Ross e Jason L.Wood), pionieri della rivalutazione dei beni immobiliari del quartiere. Inevitabilmente i due mondi si scontrano quando la vita della coppia viene coinvolta nelle vite dei loro inquilini affittuari. Mentre la gravidanza di Magdalena diventa sempre più visibile, lei, Carlos e Tomas diventano sempre più una famiglia di esclusi, e anche l’aspetto economico del quartiere comincia a rivoltarsi contro di loro fino a farli precipitare in una crisi che incombe sulle loro vite.
GUARDA IL TRAILER DEL FILM

07 agosto 2006

news 7 agosto