31 maggio 2006

news 31 maggio

UN ALTRO OMICIDIO
Ostia, 30 maggio 2006
Roma continua ad attestarsi tra le città più omofobe di tutta Europa.
E' di oggi un altro omicidio gay, che la comunità glbtq chiama
omocidio, proprio per darne una connotazione ancora più immediata.
Questa volta il delitto riguarda un uomo di 72 anni, trovato morto in
una camera d'albergo sul litorale di Ostia. Pochi dubbi sulla matrice
omofobica del delitto. L'uomo è rientrato in albergo accompagnato da un
ragazzo extracomunitario e poco dopo i due sono stati raggiunti da un
terzo uomo. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ricorda un
ben più illustre ma analogamente drammatico omocidio, quello di Pier
Paolo Pasolini, avvenuto nel 1975? ricorda Andrea Berardicurti della
segreteria politica delll'Associazione.
Dopo più di 30 anni le circostanze degli omicidi perpetrati ai danni
di omosessuali restano più o meno invariate: si tratta spesso di
persone che vivono la loro omosessualità in maniera clandestina perché
la stigmatizzazione sociale verso gli omosessuali è ancora purtroppo
molto alta. D'altro canto le fonti di informazione spesso non aiutano a
liberare la nostra cultura da atteggiamenti omofobici. Basti pensare
che ancora oggi, a parte qualche illuminato giornalista, ogni volta che
c'è un omicidio gay, il tentativo di rendere la notizia più da gossip
sembra irrinunciabile: è quindi facilissimo leggere frasi quali
"omicidio gay maturato nel torbido mondo della prostituzione" piuttosto
che "negli ambienti omosessuali" e via dicendo. Non ci pare che quando
muore un eterosessuale qualcuno ne scriva parlando di "omicidio
maturato nel mondo eterosessuale". Questa è purtroppo la misura di come
le notizie vengono a volte passate e di come di conseguenza recepite.
Il Circolo Mario Mieli si augura che le indagini portino presto
all'individuazione dei responsabili dell'accaduto, grazie anche alla
buonissima intesa e cooperazione che ormai da anni la comunità glbt ha
con la Sezione omicidi della Questura di Roma.
Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli
Andrea Berardicurti
Segreteria Politica
Via Efeso, 2/A - 00146 R O M A
tel. 065413985 - fax 065413971
34877084

CAPPATO: LA COMMISSIONE INDUSTRIA RESPINGE OFFENSIVA.
COMPLIMENTI AL GOVERNO ITALIANO PER ABBANDONO DELLA LINEA BERLUSCONI
Dichiarazione di Marco Cappato, Eurodeputato, Segretario Associazione
Luca Coscioni, membro Segreteria Rosa nel Pugno La Commissione
industria del Parlamento europeo ha respinto a grande maggioranza gli
emendamenti volti ad escludere dal settimo programma quadro per la
ricerca i progetti di ricerca sulle cellule staminali embrionali, ed ha
approvato - con 31 voti a favore, 16 contrari e un'astensione -
l'emendamento di compromesso che si limita ad escludere, oltre alla
clonazione a fini riproduttivi, la tecnica del trasferimento del nucleo
cellulare (cosiddetta clonazione terpaeutica). Come Rosa nel Pugno e
Associazione Coscioni certamente proseguiremo la mobilitazione
internazionale in vista della votazione in plenaria, in particolare con
la raccolta firme sulla petizione (sottoscrivibile su (www.
freedomofresearch.org) lanciata dal Presidente della associazione
Coscioni e Direttore del Rite Levi Montalcini Center for Brain Repair,
Piergiorgio Strata, . Abbiamo auspicato che intervenisse e cambiasse
rotta anche il nuovo Governo italiano in materia, e subito ci è giunta
l'ottima notiza del ritiro della firma dalla dichiarazione da Stato
etico contro la ricerca sulle cellule staminali embrionali: non
possiamo che dire, complimenti! Complimenti al Governo italiano e al
Ministro Mussi, e auguri a tutti noi affinché la finanziabilità di quei
progetti di ricerca vengano confermata nelle prossime settimane dalla
plenaria del Parlamento europeo e dal Consiglio.
FONTE Lucacoscioni.it

LA MINCHIA “3” DEL MITICO CAZZULLO
QUOTE ROSA:
CHI DI MINCHIA FERISCE
DI MINCHIA PERISCE.
La Minchia 3 del mitico Cazzullo sale su per li rami dei DS, lambisce
il Senato e approda al Quirinale dove Anna Finocchiaro, la Comandante
in Capo DS e Margherita al Senato, lancia il suo Grido di Dolore:
"Avevo le carte per andare al Quirinale!" e accusa: "Troppo
maschilismo, un uomo con il mio curricula sarebbe stato candidato alla
Presidenza della Repubblica". Minchia! Però! Che stile! Che eleganza!
Che modestia Minchia! Ma quale è l'arma letale di Cazzullo il sado-
collezionista delle più segrete sventate e incoffessabili fantasie dei
politici italiani? Iniettare nel malcapitato intervistato la Sindrome
di Stoccolma. In gara a chi gliela spara più grossa, infatti, quote
azzurre e quote rosa si consegnano anima e viscere al "Mostro del
Corsera" a confronto del quale i feroci sfottò di Gian Antonio Stella
sono beneficiate dei Beati Paolini del Sacro cuore di Maria Addolorata
della Misericordia. L'intervista-capolavoro di Aldo Cazzullo è e
resterà quella a Bondo Bondo, il coordinatore di FI, che gli confidò:
"Il Cavalier Berlusconi? è Bontà e Purezza. Due molossi divoratori li
ammansì con un grido! Come San Francesco. Ad Arcore? Si vive in una
cella, in una atmosfera francescana, tra meditazione, studio, lavoro e
preghiera". Minchia! Però! Che stile! Che eleganza! Che modestia
Minchia! Certo, il curricula della intelligente superdotata - superbona
sicula Finocchiaro, non è privo di atout, no Hatù Minchia! e, in quanto
a charme e ad appeal personale, non politico, tien deste cento Ville
Arzilla, Minchia! Ma, da magistrata a parlamentare, da Ministra per le
Pari Opportunità a relatrice nella Bicamerale di Zio Max e Bontà &
Purezza, da capo Commissione Giustizia alla Camera, a su per li Rami
Quirinaleschi, ce ne corre. E, le quote rosa, mai realizzate, non
bastano a disegnare la cornice istituzionale occorrente ad una Storia
Politica che sia la via maestra per il Colle. Colle che, prima che
l'ultimo Colle andasse al Colle, era tanto ammaliato dalla bella, ma
contegnosa, Ministra sicula, da suscitare arzille contese coniugali ai
pranzi dove il post Colle, allora Super Ministro del Tesoro, non si
sedeva se alla sua destra non era assisa la Super Maliosa collega
Ministra. E Donna Colle? A un altro tavolo, possibilmente non in vista
del tavolo del post Colle Ministro del Tesoro. Che serate!
Minchia!...... Sotto il Regno del primo Governo del Cavalier Bontà &
Purezza, Regno in cui non esisteva il Ministero per le Pari Opportunità
ma La Commissione per le Pari Opportunità presieduta dal capacissimo
Principe del Foro Tina Lagostena Bassi, avvocatessa di tutto rispetto
professionale e politico, e mai soggetta o acquattata agli ordini dal
Cavalier Bontà & Purezza ma battaglierissima sui diritti civili e delle
donne, Tina fece della Commissione un organo funzionantissimo e
indipendente ove, parlamentari come la DS Claudia Mancina e donne della
società civile di destra e di sinistra collaboravano con visibilità,
anche mediatica, a fare emergere le donne in politica, nelle
Amministrazioni pubbliche e nelle attività professionali ispirandosi al
modello Marisa Bellisario. Contemporaneamente correva l'Anno di Grazia
del Signore degli Asinelli e delle Cento Padelle ma, tra Asinelli e
Cento Padelle, le quote rosa manco pa' capa... finchè quando gli
Asinelli & le Padelle andarono al Governo, fu istituito il Ministero,
senza portafoglio, per le Pari Opportunità. Ministro l'intelligente
strafichissima Finocchiaro che, "tostissima sicula", alle Pari
Opportunità non mosse foglia che Zio Max, Zi' Violante e Zi' PDS non
vollero. E le quote rosa la' stanno. Con un grande affettuoso augurio
ai nuovi inquilini del Colle Giorgino, Clio e Giulio, tre persone
straordinarie che, solo dopo pochissimi giorni che hanno avuto il
trambusto del trasloco al Quirinale, ti ringraziano per la lettera di
auguri rispondendoti di proprio pugno con parole affettuose e mai
formali. Che signori, che eleganza, che stile, che razza. Mica come
quelli che ti vengono per casa per anni e non ti ricambiano manco il 2
Giugno quando invitano cani e porci.
Giuliana D'Olcese
www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm
Links
Berlusconi? è Bontà e Purezza. Due molossi divoratori li ammansì con
un grido!http://www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol_56.htm

Le Onorevoli Angelina a Buzzurronia - 'e Femmene o i Donn? Per noi
pari son
http://www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol_26.htm

PARROCO RICONOSCIUTO COLPEVOLE
DI VIOLENZA ED
AGGRESSIONE SESSUALE
La Corte d'assise di Chambery, in Savoia, ha condannato a quindici
anni di prigione il parroco di Saint-Jean-de-Maurienne, accusato di
aver violentato e molestato sessualmente una decina di ragazzi, alcuni
dei quali minorenni. Padre Pierre Dufour è stato riconosciuto colpevole
di "violenza ed aggressione sessuale".
I giudici hanno inoltre deciso di accompagnare la pena di prigione con
una misura che vieterà al sacerdote di uscire prima di dieci anni, dal
momento che, come avevano dichiarato l'accusa, con Dufour "il rischio
di recidiva è totale e non c'è nessuna possibilità di correzione".
L'avvocato del parroco ha dichiarato che il suo cliente non farà
appello alla sentenza. Cinque delle vittime si erano costituite parte
civile.
INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF


SVIZZERA: LEZIONE DI CIVILTA’
Unione civile per le coppie omosessuali
Un partenariato che soddisfa gli omosessuali. Un segno di tolleranza e
rispetto o un grave pericolo per la famiglia, cellula base della
società? Sono queste le due posizioni opposte su cui si situano i
sostenitori e gli avversari dell’unione registrata di coppie
omosessuali. La nuova legge modifica sul piano giuridico,
migliorandola, la situazione di queste coppie, ma essa non va confusa
con l’istituzione del matrimonio. In effetti, le coppie omosessuali
registrate non potranno, ad esempio, adottare un bambino o ricorrere
alla procreazione assistita. Per numerosi omosessuali, questa nuova
legge costituisce un importante passo avanti. La società occidentale ha
ormai riconosciuto la legittimità delle coppie omosessuali. Un
sondaggio condotto in Europa nel 2003 indicava che il 57% dei cittadini
approvava i matrimoni gay. Mettersi al passo con i tempi Oggi, in
Svizzera, la situazione delle coppie omosessuali resta precaria. Non ci
sono norme che regolano il diritto di successione; se un partner è
ricoverato, il compagno non ha diritto di visita perché non è
considerato membro della famiglia e anche il diritto alla pensione
resta da definire. Per mettere la legislazione al passo con i tempi, il
parlamento ha dunque varato la legge sull’unione domestica registrata;
contro questa legge, ambienti conservatori hanno impugnato il
referendum.I contenuti della legge. Il partenariato deve essere
registrato presso l’ufficio di stato civile. L’unione registrata
attesta l’impegno di due persone dello stesso sesso a condurre una vita
di coppia e ad assumere i diritti e i doveri derivanti da questa
unione. I partner si devono assistenza e rispetto reciproci. Devono
contribuire in comune, nella misura delle loro possibilità al
mantenimento della loro unione domestica. Assumono in maniera solidale
i debiti contratti. Per il patrimonio, sono sottomessi al regime della
separazione dei beni, che già figura nel diritto matrimoniale in vigore
in Svizzera. Per quanto riguarda il diritto di successione, le
assicurazioni sociali e il fisco, i partner registrati godono del
medesimo statuto accordato alle coppie eterosessuali sposate. In caso
di decesso, il partner ha diritto alla rendita vedovile. Oltre alla
questione dell’adozione e della procreazione assistita, entrambe
vietate alle coppie omosessuali, l’altro grosso tema in discussione
alle due camere è stato quello dello statuto del partner straniero. La
sua situazione sarà paragonabile a quella del partner straniero di una
coppia eterosessuale e sarà regolata dalla legge sugli stranieri,
attualmente in revisione. La nuova legge sul partenariato è stata
accolta con 112 voti contro 51 alla Camera dei deputati, mentre la
Camera alta l’ha fatta sua con 33 voti contro 5 e 4 astensioni. Destra
ultraconservatrice contro Le opposizioni sono venute dalle frange più
conservatrici della destra e nemmeno le chiese vedono di buon occhio la
nuova legge. Anche se la Federazione delle Chiese protestanti, bisogna
sottolinearlo, è favorevole alla nuova legge. Capofila del referendum
sono però l’Unione democratica federale (UDF) e il Partito evangelico.
Due piccole formazioni che dispongono in tutto di cinque deputati in
parlamento. Dicono di non avere nulla contro gli omosessuali. Hanno
lanciato il referendum perché sono convinti che si tratti di una legge
superflua, che implica un impegno sproporzionato, vista l’infima
minoranza che essa riguarda. Christian Waber, rappresentante dell’UDF
in parlamento, rileva come lo Stato garantisca già oggi i diritti degli
omosessuali, una categoria della popolazione per nulla perseguitata.
"La Confederazione – afferma – deve proteggere le istituzioni del
matrimonio e della famiglia, non le tendenze sessuali del cittadino".
In una presa di posizione ufficiale, l’UDF scrive che la registrazione
delle coppie omosessuali intacca le fondamenta dello Stato. Per questo
partito, l’omosessualità costituisce "un comportamento sessuale
sbagliato, una forma di vita contro natura". Per condannare l’
omosessualità, l’UDF si basa anche sulle sacre scritture. Un appoggio a
largo raggio In favore della legge si è invece formato un largo
schieramento trasversale ai partiti, che va dalla destra borghese e
cristiana all’estrema sinistra. La situazione giuridica delle coppie
omosessuali si è fatta con il passare del tempo insostenibile e andava
corretta, si afferma. Il Dipartimento di giustizia e polizia precisa
che è ora di porre termine alla discriminazione esistente ed eliminare
pregiudizi. È necessario anche sopprimere le disparità giuridiche
rispetto alle coppie coniugate, ad esempio nell’ambito del diritto
successorio, degli stranieri e delle assicurazioni sociali. "Vogliamo
essere percepiti come membri equiparati di questa società con tutti i
nostri pregi e difetti", sottolinea François Baur, dell’organizzazione
Pink Cross. Tendenza europea. La tendenza ad equiparare i diritti delle
coppie omosessuali a quelli delle coppie eterosessuali si manifesta a
livello europeo. Legislazioni più generose che quella svizzera sono da
anni in vigore nei paesi scandinavi. Anche Belgio, Olanda, Francia e
Germania si sono mosse in quella direzione. Perfino la cattolicissima
Spagna ha scelto la via della parificazione. In Italia, in attesa di
una legislazione nazionale, alcuni comuni si sono già messi in linea.
In Svizzera, questa parificazione è già una realtà in diversi cantoni,
in particolare a Ginevra, Zurigo e Neuchâtel. Ginevra ha svolto il
ruolo di pioniere e nel 2001 è entrata in vigore la legge sul
partenariato. Da allora decine di coppie si sono fatte registrare e nel
frattempo ci sono già stati i primi divorzi.
INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF

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29 maggio 2006

news 29 maggio

APPELLO PER “LIBERI TUTTI”
AL DIRETTORE DE L´UNITA´ ANTONIO PADELLARO E ALLA REDAZIONE.... LE
COMUNITA´ , LE ASSOCIAZIONI GAY, LESBICHE, BISEX E TRANS E LE PERSONE
CHE RICERCANO UN'INFORMAZIONE SIGNIFICATIVA , COSTANTE E VISIBILE SULLE
CARATTERISTICHE SULLE ESIGENZE SULLE PROBLEMATICHE E SUI DIRITTI DI
OGNI PERSONA GAY, LESBICA, BISEX, TRANS. SONO INVITATE A CHIEDERE AL
QUOTIDIANO L'UNITA' DI RIPRISTINARE LA PREZIOSA PAGINA DELL'UNITA' ON
LINE : "LIBERI TUTTI" CHE RACCOGLIEVA GLI ARTICOLI DI DELIA VACCARELLO,
SCRITTI NELLA PAGINA QUINDICINALE DEL QUOTIDIANO CARTACEO L'UNITA'.
CONSIDERANDO CHE INTERNET SI VA SEMPRE PIU' SVILUPPANDO COME STRUMENTO
DI INFORMAZIONE E DI INTERAZIONE E' IMPORTANTE CHE NELLA NUOVA VESTE ON
LINE DELL'UNITA' SIA PRESENTE NEL SETTORE GRATUITO LA SEZIONE DEDICATA
A "LIBERI TUTTI". TUTTI GLI ARTICOLI DI DELIA VACCARELLO COSTITUISCONO
UNO STRUMENTO PREZIOSO PER LA CONOSCENZA E LA SENSIBILIZZAZIONE
RIGUARDANTI TUTTO IL MONDO GLBT, UN MONDO RICCO DI UMANITA' E DI
ESPERIENZE CHE DEVONO ENTRARE SEMPRE PIU' NELLO SPAZIO
DELL'INFORMAZIONE E DELLA CULTURA DEL NOSTRO PAESE, SIA NELLA CARTA
STAMPATA SIA NELLE PAGINE WEB. CHIEDIAMO INSIEME CHE "LIBERI TUTTI"
RITORNI E SIA PRESENTE E SIA VIVO ANCHE NELL'UNITA' ON LINE. QUESTO
APPELLO VIENE INDIRIZZATO ALLE COMUNITA' GLBT E AD OGNI PERSONA CHE LO
RICONOSCONO NECESSARIO E CHE INTENDONO, QUINDI, UTILIZZARLO INVIANDOLO
A : direzione@unita.it; unitaonline@unita.it
FONTE http://www.fuorispazio.net/forum/viewtopic.php?t=1468
INVIATO DA Mirellaizzo.it

MANIFESTAZIONE PER LA DIFESA
DELLA COSTITUZIONE
Giovedì 1° Giugno avrà luogo a Firenze la grande manifestazione
unitaria nazionale in difesa della Costituzione con raduno da Piazza
Indipendenza alle ore 19,30 e conclusione della manifestazione di OSCAR
LUIGI SCALFARO in Piazza della Signoria. Il Comitato Gay Lesbico in
Difesa della Costituzione (che fa parte del Coordinamento Nazionale
Salviamo la Costituzione) vi invita a partecipare comunicando la
partecipazione ai riferimenti che trovate nel corpo della mail. Il
Comitato vi invita altresì a pubblicizzare il più possibile il corteo.
Il Portavoce Nazionale Andrea Panerini - gayperlacostituzione@libero.it
– TeL. 333.2876387

NESSUNO TOCCHI CAINO
27.05.2006
NESSUNO TOCCHI CAINO: BENE PRODI PER IMPEGNO A FAVORE DELLA MORATORIA
DELLE ESECUZIONI GIÀ ALLA PROSSIMA ASSEMBLEA GENERALE ONU - 23 maggio
2006: pieno apprezzamento per le parole di Prodi a favore della
moratoria universale delle esecuzioni capitali hanno espresso Sergio D’
Elia ed Elisabetta Zamparutti, dirigenti dell’associazione Nessuno
tocchi Caino che dal 1993 si batte per conseguire questo obiettivo in
sede ONU. “Ritengo opportuno riprendere l’iniziativa italiana riguardo
la moratoria della pena di morte che è uno dei punti fermi della nostra
cultura e della nostra civiltà” ha detto Prodi nel corso della sua
replica alla Camera dei Deputati in riferimento alla richiesta avanzata
ieri in questo senso da Sergio D’Elia, deputato della Rosa nel Pugno e
Segretario di Nessuno tocchi Caino. Sergio D’Elia ed Elisabetta
Zamparutti, responsabile della campagna ONU, hanno detto: “Prendiamo
atto con soddisfazione dell’impegno espresso dal Presidente Prodi oggi
in Parlamento, a riprendere l’iniziativa italiana per una moratoria
universale delle esecuzioni capitali. Occorre ora agire immediatamente
perché una risoluzione a favore della moratoria sia presentata ed
approvata già dalla prossima Assemblea generale dell’ONU. In questo
modo verrà portata a compimento l’iniziativa promossa 13 anni fa da
Nessuno tocchi Caino e dal Partito Radicale Transnazionale sulla quale
in questi anni vi è stata in Parlamento una convergenza straordinaria
di maggioranza ed opposizione. Grazie alla moratoria ONU - e in attesa
dell’abolizione mondiale e totale - migliaia di condannati a morte
potrebbero essere risparmiati: non solo quelli di cui tutti sanno e si
preoccupano, i detenuti nei bracci americani, ma anche gli innominati e
i dimenticati della pena di morte, i detenuti nei bracci della morte
cinesi, iraniani, sauditi, vietnamiti, cubani e di tutti gli altri
regimi autoritari che muoiono ammazzati nel silenzio e nell’
indifferenza generali.”
KAZAKISTAN. NESSUNO TOCCHI CAINO AL MEETING SULL’ABOLIZIONE DELLA PENA
CAPITALE - 26 maggio 2006: si svolgerà nella capitale kazaka Almaty il
29 maggio il meeting di coordinamento di Ong “Il Kazakistan dalla
Moratoria sulla Pena di Morte all’Adozione del Secondo Protocollo
Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici”. L’
evento è organizzato dalla Federazione Internazionale Helsinki per i
Diritti Umani e dal Comitato Pavlodar per il Monitoraggio della Riforma
Penale e dei Diritti Umani, e rientra nel progetto, finanziato dalla
Commissione Europea, “Campagna della Società Civile Coordinata per l’
Abolizione della Pena Capitale negli Stati dell’Asia Centrale”. La
conferenza di Almaty è finanziata dall’ambasciata tedesca in Kazakistan
e dal Programma di Freedom House Kazakistan per i Diritti Umani, che
forniscono anche l’assistenza tecnica. Partecipano ai lavori circa 30
dirigenti di Ong provenienti da Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e
Tagikistan, oltre ad esperti dall’Italia, Austria, Regno Unito,
Norvegia e dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.
Elizabetta Zamparutti, tesoriere di Nessuno tocchi Caino e curatrice
del Rapporto annuale, e Marco Perduca, membro del Consiglio Direttivo
di NtC e Rappresentante presso l’Onu del Partito Radicale
Transnazionale, esploreranno le possibilità di estendere la moratoria
(attualmente in vigore in Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan) ad
altri paesi. Secondo Yuliya Vassilyeva, coordinatrice di NtC in Asia
Centrale e responsabile del meeting, “Il Kazakistan sta mostrando un
sincero interesse nel rendere più umano il sistema carcerario, e la
moratoria sulla pena di morte è un passo positivo. La Società Civile
dovrebbe sostenerla, come strumento per raggiungere la completa
abolizione della pena capitale”. Antonio Stango, direttore del Progetto
Freedom House ad Almaty e membro del Consiglio Direttivo di NtC,
considera il tema come “una questione di stato di diritto, specialmente
in quei paesi in cui il sistema giudiziario non ha ancora raggiunto un
alto livello di garanzie per gli imputati”. Il Kazakistan ha ratificato
il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici nel novembre
2005, tuttavia non ha firmato i due Protocolli Opzionali, il secondo
dei quali riguarda l’abolizione della pena di morte. Alla campagna per
l’abolizione della pena capitale in Asia Centrale partecipano, tra le
altre, le seguenti Ong: Bureau Internazionale Kazako per i Diritti
Umani e lo Stato di Diritto, l’associazione uzbeka “Madri contro la
pena di morte e la tortura” e la Commissione kirghiza per i Diritti
Umani. Il 24 maggio, il Consiglio Costituzionale del Kazakistan ha
proposto di mantenere la pena di morte per il crimine di terrorismo. Lo
ha detto Svetlana Bychkova, membro del Consiglio Costituzionale, nel
corso di un meeting della Commissione Nazionale per la
Democratizzazione e per lo Sviluppo della Società Civile. “Siamo
convinti – ha detto la Bychkova – che la pena capitale può essere
abolita per tutti i tipi di crimini tranne il terrorismo, dal momento
che finora non ci sono strumenti per contrastarlo. Mantenere la pena di
morte per differenti tipi di reato contraddice il Protocollo Opzionale
(al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici) per
l'abolizione della pena di morte, il che può condizionare la
possibilità di una presidenza OSCE nel 2009 del Kazakistan. Questo
problema non riguarda solo il Kazakistan, dal momento che nessun paese
al mondo ha trovato una valida alternativa alla pena di morte nel caso
di azioni terroristiche. Il caso più evidente si è avuto in Russia,
dove la Procura Generale ha chiesto la condanna capitale nel processo
relativo all’assalto della scuola di Beslan”. Il Consiglio
Costituzionale è un organo di controllo dell’applicazione della
Costituzione nella Repubblica del Kazakistan. Il 17 dicembre 2003, il
Presidente kazako Nursultan Nazarbayev ha introdotto una moratoria
sulla pena di morte che resterà in vigore fino a quando la questione
circa una sua eventuale abolizione non potrà essere risolta. Dal 1°
gennaio 2004 è in vigore l'ergastolo come alternativa alla pena di
morte.
VIETNAM. CINQUE PERSONE FUCILATE PER DROGA - 19 maggio 2006: tre
uomini e due donne sono stati giustiziati in Vietnam per spaccio di
eroina. La fucilazione ha avuto luogo prima dell’alba, a Città Ho Chi
Minh. Insieme ad altre 16 persone, avrebbero venduto 2,8 kg di eroina a
consumatori, lungo il fiume Saigon. Degli altri imputati, quattro sono
stati condannati all’ergastolo, altri 12 a pene detentive comprese tra
tre e 20 anni. Il codice penale vietnamita, che considera la pena
capitale “una sanzione speciale applicabile a crimini estremamente
gravi”, è stato modificato nel 1999 con la riduzione dei reati capitali
da 44 a 29, tra cui una serie di reati economici oltre a omicidio,
tradimento, traffico di droga, violenza sessuale nei confronti di
minori e i casi più gravi di rapina a mano armata. Una legge del 1997
considera un reato capitale il possesso o lo spaccio di almeno 100
grammi di eroina o di almeno 5 chilogrammi di oppio. Nel luglio 2001,
la Corte Suprema del Popolo ha emanato una direttiva che raccomanda per
il traffico di droga pene diverse a seconda della quantità di
stupefacente: 20 anni di reclusione da 100 a 300 grammi di eroina,
carcere a vita da 300 a 600 grammi e pena di morte per quantità
superiori a 600 grammi. La direttiva non sempre viene rispettata dai
tribunali.
IRAN. IMPICCATI CINQUE UOMINI E UNA DONNA - 26 maggio 2006: organi di
informazione iraniani hanno riportato nei giorni scorsi diverse
impiccagioni, compresi una donna e un cittadino straniero. I primi due
uomini, Majid Sogan e Masoud Naroui, sono stati giustiziati
rispettivamente per omicidio e traffico di droga, ha reso noto il 22
maggio l’agenzia ufficiale IRNA. Le due esecuzioni hanno avuto luogo
nelle città di Khoramabad e Zahedan. Sempre il 22 maggio, il giornale
Khorasan ha scritto che una donna iraniana ed un cittadino straniero
sono stati impiccati nei giorni precedenti per omicidio. La donna,
identificata solo come M.M., con l’aiuto dell’amante A.H., avrebbe
ucciso il proprio marito. Le due esecuzioni hanno avuto luogo nella
provincia del Khorasan Razavi, nel nordest dell’Iran. Lo stesso giorno,
un uomo di 33 anni, identificato solo come Mehdi, è stato impiccato
nella città iraniana di Jahrom, nella provincia di Fars. Condannato a
morte per omicidio, l’uomo è stato giustiziato in prossimità di un
crocevia, davanti a 4.000 persone. Un’altra esecuzione è stata
riportata dall’ISNA il 20 maggio. Si tratta di un uomo identificato
come Abdolvahed N., impiccato nella provincia del Sistan-Baluchestan.
Riconosciuto colpevole di sequestro e rapina a mano armata, l’uomo è
stato messo a morte nel capoluogo provinciale Zahedan. Sempre il 20
maggio, Amnesty International ha invece reso noto che i due ragazzi
giustiziati il 13 maggio nella provincia iraniana del Lorestan avevano
solo 17 e 20 anni. Nessuno tocchi Caino aveva già riportato le
impiccagioni dei due giovani, di cui non si conosce l’identità e
condannati a morte per l’omicidio e stupro di un 12enne. Si tratta
della prima esecuzione nota di un minorenne in Iran nel 2006.
CINA. REGISTRAZIONI VIDEO DEI PROCESSI D'APPELLO - 23 maggio 2006: dal
1° luglio i tribunali cinesi saranno tenuti a riprendere le udienze dei
processi d'appello per reati punibili con la pena di morte, ha
annunciato il presidente della Corte Suprema Xiao Yang. ''Le
registrazioni audio e video dei dibattimenti – ha spiegato Xiao -
saranno adottate gradualmente nei processi d'appello, che si terranno
in udienze pubbliche, cosi' da garantirne l’equità'''. Era stato lo
stesso Presidente della Corte Suprema ad annunciare lo scorso febbraio
che dal 1° luglio tutti i processi d’appello relativi a casi capitali
dovranno svolgersi con udienze pubbliche.

IL 5X1000 A NESSUNO TOCCHI CAINO
Da quest’anno puoi sostenere la campagna per una moratoria universale
delle esecuzioni capitali di Nessuno tocchi Caino, devolvendo il
5x1000 della tua dichiarazione dei redditi. Basta firmare il primo
riquadro (Sostegno al volontariato…). e trascrivere il codice fiscale
96267720587 come nell’esempio sotto indicato. Ricorda inoltre che i
contributi che hai dato o vorrai dare a Nessuno tocchi Caino sono anch’
essi deducibili dalla dichiarazione dei redditi. Nessuno tocchi Caino è
infatti una Ong (organizzazione non governativa) ai sensi della Legge
n° 49/87 e i contributi delle persone fisiche sono deducibili in base
all’art 10, lettera g) d.P.R. 917/86; quelli nell’ambito del reddito di
impresa in base all’art. 100, comma 2, lettera a) d.P.R. 917/86 Per
informazioni: 06 68803848 – 335 8000 577 - www.nessunotocchicaino.it

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26 maggio 2006

news 26 maggio

Diversità sessuale e Amministrative 2006 – Patto per il Futuro
Carlo Cremona presidente di I Ken ONLUS ed Antonella Capone presidente
del Circolo le Maree dichiarano che: “La straordinaria adesione dei
partiti componenti l’Unione, che trasversalmente hanno appoggiato il
Manifesto di Amicizia – Patto per il Futuro rappresenta il motivo di
soddisfazione delle associazioni stesse, che ritengono indispensabile
costruire un solido rapporto con le Istituzioni locali volto a
garantire gli interessi di quanti, ancora oggi, vedono negati e
discriminati i propri diritti di persona solo perché omosessuali”. Tale
documento - dichiarano congiuntamente le associazioni - ha costruito un
legame forte con i candidati dell’Unione che lo hanno sottoscritto.
Essi, una volta eletti, rappresenteranno la garanzia Istituzionale del
corretto rapporto tra le associazioni e il sindaco di Napoli. È
necessario, riteniamo, partire da coloro che hanno sottoscritto “il
Manifesto” e non s’intendono esclusi coloro che non hanno aderito
singolarmente o come partito. Si esprime viva soddisfazione per l’
interessamento del Sindaco On. Rosa Iervolino ad incontrare le nostre
organizzazioni per avviare un positivo confronto sulle tematiche
riguardanti la discriminazione sociale derivante da sesso e da
orientamento sessuale. La documentazione è scaricabile su sito web www.
i-ken.org
http://www.arcilesbica.it/napoli/

LEGGE D’IMMIGRAZIONE EUROPEA
La Legge d' immigrazione Europea è entrata in vigore il 29 aprile u.
s. I Gay e le Lesbiche cittadini dell' Unione Europea a 25-Nazioni ora
hanno un ottimo motivo per muoversi verso le nazioni in cui già esiste
la regolarizzazione del riconoscimento delle coppie omosessuali. La
risoluzione per il libero movimento (dei cittadini dei 25) nell' UE è
entrata in vigore il 29 aprile scorso. Nel caso delle nazioni che
mancano ancora del riconoscimento delle coppie omosessuali, una coppia
può richiedere un'indagine governativa sul loro rapporto. Se esso è
"reale e durevole," allora la nazione deve facilitare l'immigrazione
del compagno straniero. Le nazioni che violano la risoluzione possono
essere incriminate nelle corti nazionali, nelle corti dell' UE, e prima
ancora presso la Commissione Europea.
FONTE Claudio Mori – orsogrigio@hotmail.com
INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF

COMUNICATO
“SOTTO IL SEGNO DELLA SOLIDARIETA’”
INIZIATIVE PRESSO LA SALA D’ATTESA TORQUATO SECCI STAZIONE CENTRALE
DI BOLOGNA MARTEDI’ 30 MAGGIO 2006 ORE 18,00 LETTURE IN SALA D’ATTESA
PINO CACUCCI “INCONTRI TRA VIANDANTI” Bologna 2 agosto 1980 a cura del
Teatro dell’Otium. INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE
IL PRESIDENTE PAOLO BOLOGNESI

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO
“MANIFESTI ELETTORALI”
Le elezioni sono diventate permanenti. Le belle foto lombrosiane dei
candidati, sono parte del paesaggio urbano, ad ogni angolo, sui taxi,
sui camion. Sagome in pose rassicuranti, braccia conserte, sorrisi a
bocca larga, occhi allegribovinitruccatigiovaniliacutisereni pieni di
sentimento per l’elettore. Cartelloni da circo di Damazze ringiovanite
e papaveri che si sacrificano per noi, infatti chi glielo fa fare a
spendere 150.000 euro per una candidatura, se non la passione civile? I
redditi dei candidati alle elezioni sono la vera discriminante (che bel
termine) politica. Senza un buon portafoglio
tuodelmaritodellamogliedellamicoimprenditore, alle elezioni non si
partecipa e soprattutto non si vince. Quindi se sei ricco e hai buone
relazioni puoi diventare assessore, se hai un reddito medio basso e
conosci solo quelli del tuo giro di sfigati, puoi diventare elettore.
Se non fosse così, come potrebbero rimanere ricchi? La via democratica
all’elezione, passa per il 740. Il reddito fisso è una colpa politica
da scontare con delega. Ma la soluzione c’è: Si chiama estrazione a
sorte. Ha il vantaggio di eliminare i costi delle campagne elettorali,
di riportare le città ad una normalità estetica (anche l’occhio vuole
la sua parte). I cittadini per partecipare dovrebbero avere alcuni
requisiti minimi, come la residenza, la maggiore età, la fedina penale
pulita, non avere processi in corso, non essere mai stati sorteggiati
in precedenza, un competenza di base sull’argomento per cui si
propongono. Le mamme incensurate, potrebbero candidarsi all’assessorato
per la famiglia, i medici per la salute, i vigili urbani e i tassisti
per il traffico, i responsabili di condominio per la carica di sindaco.
L’estrazione dovrebbe essere gestita da un pool di magistrati con la
consulenza di Collina. Avremmo dipendenti al posto di politici,
politica al posto di interesse personali. C’è un comune in Italia che
voglia provarci? Batta un colpo!
FONTE www.beppegrillo.it

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO
“DICIASSETTE UOMINI SULLA CASSA DA MORTO”
Aggiornamenti sui pregiudicati in Parlamento - 8 sono stati
eliminati e sono quindi ormai pregiudicati extraparlamentari, liberi di
rifarsi una vita. 16 sono stati rieletti in quanto scelti dai segretari
di partito che li hanno rimessi in lista. Uno si è fatto condannare
dopo le elezioni per corruzione giudiziaria e non si sa bene se si sia
dimesso, o voglia partecipare alle sedute nelle due ore d’aria. Per
sicurezza lo lascio in elenco. Il totale dei pregiudicati è quindi
sceso da 24 a 17. Di questo passo per le elezioni del 2101 il
parlamento sarà finalmente pulito. Un lieto evento a cui assisteranno i
nostri pronipoti. I 17 superstiti sono tutti deputati di lungo corso,
alcuni sono lì da prima dell’ultimo scudetto dell’Inter. Sono
affezionati alle istituzioni che rappresentano. Grazie alla loro
esperienza in termini di reati, possono legiferare in modo da
prevenirli o, e questo è il sogno di tutti quelli che si sono fatti
beccare, per eliminare il reato e tornare vergini e puri. La
contabilità dei pregiudicati, vede saldamente al primo posto, come da
tradizione, la Casa Circondariale delle Libertà con 9 presenze. Gli
altri partiti sono minoritari. Inquietante però i neo parlamentari
Pomicino e De Michelis eletti nella nuova DC e nel nuovo PSI. Sono il
nuovo che avanza, o forse, l’avanzo che resta? Come venirne a capo di
questi benedetti uomini (avete notato che sono tutti uomini)? Io non so
più cosa fare! Ma cinque anni sono lunghi, tutto può succedere. Pur non
augurando nulla di male ai pregiudicati (basta e avanza per questo il
numero 17), se per qualche problemino fisico, ma piccolo piccolo,
fossero costretti a levare le tende prima di fine legislatura, gli
italiani onesti, i non pregiudicati per intenderci, lo prenderebbero
come un segno di un destino benevolo, quelle fortune che ogni tanto
capitano nella vita. I 17 CONDANNATI DEFINITIVI IN PARLAMENTO - 1
Berruti Massimo Maria FI; 2 Biondi Alfredo (reato poi depenalizzato)
FI; 3 Bonsignore Vito Udc - Parlamento Europeo; 4 Bossi Umberto Lega
Nord-Parlamento Europeo; 5 Cantoni Giampiero FI; 6 Carra Enzo
Margherita; 7 Cirino Pomicino Paolo Nuova Dc; 8 Dell'Utri Marcello FI;
9 De Michelis Gianni Nuovo Psi; 10 Jannuzzi Lino FI; 11 La Malfa
Giorgio Pri; 12 Maroni Roberto Lega Nord; 13 Previti Cesare FI; 14
Sterpa Egidio FI; 15 Tomassini Antonio FI; 16 Visco Vincenzo Ds.

INTERROGATIVO ORIGINATO DA
“IL CODICE DA VINCI”
Maria di Magdala si sposò o no con Gesù? Per rispondere alla domanda
che oggi tutti si pongono, dopo aver letto “Il Codice da Vinci” di Dan
Brown, cioè se Maria di Magdala si sposò o no con Gesù bisogna
soffermarci a considerare altre due persone: Lazzaro e Menahem che
risultano essere coinvolte in questo matrimonio sia dai Testi Sacri che
dai libri storici. Testi Sacri Nei vangeli si legge che Gesù era il
maestro di una squadra formata da dodici discepoli, che Maria di
Magdala era colei che a Betania gli aveva lavato i piedi e che Lazzaro
era fratello di Maria di Magdala, nonché figlio di Giairo. Vedi
miracolo della resurrezione (Mt. 9,18- Mc. 5,11– Lc. 8,4 – Gv. 11). Per
capire la paternità attribuita a Giairo basta considerare che tutti e
quattro i racconti, anche se cambiano in alcuni particolari, si
riferiscono sempre e comunque alla stessa persona, cioè a Lazzaro.
Testi storici - Dai testi storici risulta che Gesù è stato costruito
sulla figura di Giovanni, figlio primogenito di Giuda il Galileo e capo
di una banda di rivoluzionari (Bohanerges). Da Giuseppe Flavio veniamo
inoltre a sapere che Lazzaro, figlio di Giairo, era legato da vincoli
di parentela con Menahem, figlio di Giuda il Galileo (Guerra giudaica).
Sarà da questa parentela di cui ci parla Giuseppe Flavio, che potremo,
oltre che confermare l’esistenza del matrimonio, trarre anche un’
ulteriore prova della non esistenza storica di Gesù, parentela che
risulterebbe incomprensibile se lo sposo fosse veramente figlio di
Giuseppe e non di Giuda il Galileo come risulta dalle innumerevoli
affermazioni che ci vengono dai testi storici. Menahem e Lazzaro, quali
fratelli dei due coniugi, l’uno dell’uomo e l’altro della donna, ci
confermano con la loro parentela di cognati che il matrimonio esisteva
e che lo sposo era il primogenito di Giuda il Galileo. Che Gesù, alias
Giovanni di Gamala, fosse marito di Maria di Magdala ci viene ancora
confermato da altri documenti che si riferiscono a quella banda dei
Bohanerges che i falsari hanno trasformato in una squadra di discepoli
predicatori di pace: dal vangelo di Filippo ritrovato in Egitto nel
1945 durante le ricerche archeologiche: “Maria, che era la consorte del
Signore, andava sempre con lui. Il Signore amava Maria di Magdala più
degli altri discepoli e spesso la baciava davanti a tutti sulla bocca”.
Nel papiro 8502 di Berlino, detto vangelo di Maria, si parla della
gelosia e del risentimento che gli altri discepoli, e soprattutto
Simone, provavano per la predilezione che il Signore riservava a Maria:
“Ha forse il Signore parlato in segreto alla sua donna prima che a noi
senza farlo apertamente? (è Simone, altro figlio di Giuda il Galileo,
che parla) Ci dobbiamo umiliare tutti e sottoporci a lei? Forse egli l’
ha anteposta a noi?” Dal vangelo copto viene riportata un’altra
contestazione di Pietro contro Maria di Magdala: “Simone, detto Pietro,
disse agli altri accoliti: «Maria deve andare via da noi perché le
femmine non sono degne della vita» e il Signore, avendolo sentito, si
rivolse a loro dicendo: «Ecco, io la guiderò da farne un maschio,
affinché diventi una combattente come noi». Soltanto il disprezzo che
dimostra Simone verso le donne dicendo che non sono degne di vita,
sarebbe già di per sé sufficiente per dimostrare che abbiamo davanti
una banda di rivoltosi giudaici seguaci delle leggi Mosaiche nella
forma più estremista. «A questo punto, penso che non sia troppo
avventato supporre che tra i presenti a quella cena di Pasqua che
precedette la rivolta, ci fosse anche lei, Maria di Magdala, quale
moglie di Giovanni di Gamala e membro attivo combattente della banda
dei Bohanerghes». (Dal libro “Favola di Cristo – Inconfutabile
dimostrazione della non esistenza di Gesù”, Cap.12, uscito il primo
gennaio del 2002 quando ancora nessuno aveva scoperto che nell’ultima
cena di Leonardo da Vinci si nascondesse il volto di una donna in
quello del discepolo Giovanni, discepolo che, in realtà, non c’era, non
poteva esserci, perché il vero apostolo amato da Gesù era Lazzaro. Ma
questo fa parte di un altro capitolo). Sperando di essere stato utile
per la risoluzione dei principali interrogativi che sono sorti in
seguito alla pubblicazione del libro “Il Codice da Vinci”, cordialmente
saluto amici e nemici, intelligenti ed imbecilli. Dedico questo
documento a tutti i miei sostenitori perché si rafforzi in loro la
determinazione a combattere l’oscurantismo della “Corruttrice Eterna”.
FONTE Luigi Cascioli
INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF

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23 maggio 2006

news 24 maggio

GOVERNO: ARCIGAY, DI BUON AUSPICIO CHE NASCA IN GIORNO ANTI-OMOFOBIA

Soddisfazione per Barbara Pollastrini al ministero per le Pari
opportunità. Un appello a Rosy Bindi: il suo sia un ministero per le
Famiglie al plurale. “Il governo Prodi nasce il 17 maggio, Giornata
internazionale contro l’omofobia: speriamo sia di buon auspicio. Il
nostro augurio è che questo governo sappia respirare l’aria buona d’
Europa”. Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay, saluta
così la nascita del secondo governo Prodi. “Ci fa particolare piacere
che Romano Prodi abbia affidato la delega alle Pari opportunità a
Barbara Pollastrini, da sempre amica del movimento lgbt (lesbico, gay,
bisessuale e transgender) e attenta alle nostre istanze di uguaglianza
giuridica. Ci auguriamo che, sulla scia dei suoi predecessori Laura
Balbo e Katia Belillo, la ministra Pollastrini ricostituisca la
commissione ministeriale per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e
transessuali per dare un impulso positivo all’azione del governo su
questi temi. “Salutiamo con favore l’aumento del numero di donne al
governo – prosegue Lo Giudice -. Fra queste, vogliamo rivolgere un
particolare appello alla ministra per la Famiglia Rosy Bindi: il suo
sia un ministero per le Famiglie, declinate al plurale, che muova dalla
consapevolezza di un pluralismo delle forme familiari e della
conseguente necessità di una pluralità di istituti giuridici, dal varo
di una legge sui Pacs che tuteli le coppie di fatto eterosessuali ed
omosessuali fino ad una piena attuazione della parità dei diritti fra
le coppie dello stesso sesso e quelle di sesso diverso più volte
sollecitata dal parlamento europeo”. “Su questo punto - conclude Lo
Giudice - siamo fiduciosi che Romano Prodi vorrà dare seguito a quanto
scrisse il 1 marzo scorso, in una lettera ai presidenti di Arcigay e
Arcilesbica, in merito al riconoscimento giuridico delle coppie dello
stesso sesso, e cioè alla sua ‘presa d’impegno, a voler percorrere
insieme a voi, e non senza di voi, il cammino in grado di portare a un
riconoscimento pieno ed effettivo di questi diritti’”.
Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 18 maggio 2006
GOVERNO: ARCIGAY, BENE PRODI SU FAMIGLIE, MA NON SI ESCLUDANO QUELLE
GAY

"Il discorso di Prodi al Senato ci piace quando definisce le famiglie
‘il luogo di esercizio delle solidarietà intergenerazionali, della cura
e degli affetti' e dice di voler aiutare le persone a costruire il
proprio percorso di vita, favorire le giovani coppie a mettere su casa,
contrastare le discriminazioni che possono rendere disagevole questo
percorso”. E’ il commento del presidente nazionale di Arcigay, Sergio
Lo Giudice, in riferimento all’intervento programmatico che il nuovo
presidente del Consiglio ha pronunciato oggi davanti al Senato della
Repubblica. “Condividiamo la lettera e lo spirito di queste
affermazioni, a condizione – precisa Lo Giudice - che non si pensi di
escludere da questo quadro le coppie gay e lesbiche, i loro amori, le
loro famiglie, le loro attività di cura. Il riferimento che Prodi fa
alla Costituzione, d'altra parte, non fa che confortarci: è lì che gay
e lesbiche sanno di trovare una fonte non di divieti ma di piena
legittimazione della loro richiesta di pari diritti. Prodi non ceda
alla scandalosa pressione politica messa in atto dal Vaticano in
spregio al Concordato e tenga ferma la barra sulle libertà e sui
diritti di cittadinanza, senza discriminazioni”.
Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO STAMPA
Bologna, 17 maggio 2006
PACS: ARCIGAY, SU BERTINOTTI OFFENSIVA INTEGRALISTA PER IMBAVAGLIARE
POLITICI

“Siamo seriamente preoccupati per le reazioni alle dichiarazioni di
Bertinotti: è in atto una vera e propria offensiva confessionale che
vuole metter il bavaglio al dibattito politico e piegare le stesse
istituzioni dello stato ai voleri del Vaticano. Così, un passo alla
volta, l’Italia rischia di veder prevalere il fondamentalismo
religioso”. Il presidente di Arcigay Sergio Lo Giudice risponde così
alla offensiva politico-mediatica scatenata dalla Sir, l’agenzia di
stampa della Cei contro le dichiarazioni sui Pacs del presidente della
Camera e portata avanti con accanimento dal centrodestra. “Siamo
pienamente solidali con Fausto Bertinotti per l’inusuale attacco a cui
il presidente della Camera è stato sottoposto da parte della stampa
vaticana e della destra politica. “Bertinotti - spiega il presidente di
Arcigay - ha dichiarato il suo personale favore per una legge sui Pacs
e, contemporaneamente, ha dichiarato di volersi attestare sulla linea
di compromesso contenuta nel programma dell’Unione che si limita a
riconoscere i diritti dei singoli componenti della coppia. Una linea
che noi riteniamo del tutto inadeguata agli standard europei, ma che
basta alle Cei per crocifiggere la terza carica dello stato. Tutto ciò
trascende le regole del rapporto fra stato e chiesa cattolica stabilite
dal Concordato”. “In un paese laico – prosegue Lo Giudice - le diverse
autorità religiose, al pari degli altri soggetti sociali, esprimono
liberamente le proprie posizioni e i politici, nelle loro autonomia,
declinano quelle diverse istanze in azioni politiche, amministrative e
di governo che rappresentino sintesi condivise. In Italia, che paese
laico non è, le strutture cattoliche, ampiamente foraggiate dallo
stato, mettono in discussione la stessa legittimità, per un’alta carica
dello stato, di commentare le posizioni espresse da un leader
religioso. Siamo all’anticamera del fondamentalismo”.
Ufficio stampa Arcigay

COMUNICATO STAMPA ARCILESBICA LE MAREE
20.05.2006

Il circolo LE MAREE ArciLesbica Napoli è lieto di presentare il nuovo
giornalino aperioco, Coming L, consultabile anche online al link che
segue:
http://comingl.splinder.com/
Cordialmente,
Le Maree

COMUNICATO STAMPA ARCILESBICA NAPOLI

ArciLesbica Napoli pur ringraziando Papa Benedetto XVI ed esprimendo
soddisfazione nell?apprendere che nel discorso del 13/05/06 il
pontefice abbia riconosciuto anche a due persone appartenenti allo
stesso sesso la possibilità di essere legate dall?Amore, facendo
pertanto cadere la falsa etichetta di malattia e perversione (che la
stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha provveduto ad abolire il
17/05/90), vuole però fermamente ribadire che l?Amore non può essere
definito "forte" o "debole". Per sua natura, l' Amore o esiste o non
esiste; è un sentimento che non ha bisogno di aggettivi. Un?istituzione
come la Chiesa Cattolica non dovrebbe assolutamente provocare ingerenze
e discriminazioni a proposito di un sentimento così universale e
spontaneo. ArciLesbica Napoli chiede a tutti gli esponenti della Chiesa
Cattolica di abbandonare i tentativi di ostruire il percorso verso la
creazione di uno Stato Laico ed Europeo, quale dovrebbe essere quello
italiano, verso il riconoscimento dei PACS e di non etichettare più in
nessun modo le persone LGBTQ e l?amore
che le caratterizza. Si tratta di una parte della società che
arricchisce quest'ultima con la forza delle differenze, che vive ed ama
e che auspica il riconoscimento di fondamentali diritti civili che non
mutilano la concezione della famiglia, bensì la ampliano e la
regolamentano.
Napoli, 21 Maggio 2006 ArciLesbica Napoli

COMUNICATO STAMPA
INDIGNATI!


“Siamo veramente indignati!”.Così reagiscono al Circolo di Cultura
Omosessuale “Mario Mieli” dopo l’attacco da parte dei quotidiani
cattolici a Fausto Bertinotti, neo-eletto presidente della Camera.
“Benedetto XVI e il cardinal Ruini attaccano i Pacs (ma anche la
pillola abortiva, l’eutanasia, la ricerca sull’embrione) e li
considerano principi non negoziabili. Ma da quando in qua il Governo di
uno Stato laico deve negoziare con il Vaticano i propri diritti
civili?” L’intervento di Bertinotti di ieri sera a Porta a Porta è
stato molto rispettoso delle altrui sensibilità, ma fermo e deciso nel
dichiarare che il riconoscimento dell’istituto delle Unioni Civili
sarebbe un arricchimento umano e civile, per tutti. Non ci è sembrato
affatto che nel suo intervento Bertinotti volesse dare lezioni al Papa,
semmai oggi abbiamo l’ennesima prova del contrario: è il Vaticano che
vuole dare lezioni allo Stato italiano. “Veniamo continuamente
bacchettati, redarguiti, considerati il vero sfascio della società e
della famiglia, chiediamo riconoscimenti che il Vaticano considera
“impropri”. D’altronde è ben chiaro che la Chiesa, rispetto alla
richiesta dei Pacs e in particolare del riconoscimento delle unioni
omosessuali, ci considera dei semplici amici di sesso o, quando ci va
bene, amanti. Questo atteggiamento diventa per noi di giorno in
giorno sempre più irricevibile e lede la nostra dignità di cittadini e
cittadine di uno Stato laico. Ci rammarichiamo anche che la stampa e
parte dei partiti politici a noi più vicini non alzino un dito in
nostro favore e a difesa della laicità dello Stato”.
Roma, 17 Maggio 2006
Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”
Andrea Berardicurti - Segreteria Politica
3487708437 - a.berardicurti@mariomieli.org

COMUNICATO STAMPA NUOVA PROPOSTA
Nuova Proposta, uomini e donne omosessuali cattolici di Roma

Avevamo deciso, come associazione, di non cadere nella tentazione
della rincorsa e della polemica quotidiana di fronte ai discorsi, agli
annunci, agli attacchi a difesa della famiglia che dai vertici della
Chiesa Cattolica si sono levati contro i Pacs e le coppie di fatto, ma
soprattutto contro l'amore omosessuale. Ma oggi dopo le dichiarazioni
ai giornalisti del cardinale Ruini replichiamo con un forte sentimento
di dispiacere. Un dispiacere che nasce da una emarginazione che, in
nome dei diritti, della difesa della famiglia tradizionale, ci pone
nell'angolo della società italiana come tutela dei diritti e della
tutela dei nostri amori. La non conoscenza, il pregiudizio lasciano
spazio alla paura, ad ergere muri e barricate in difesa di un istituto,
quello matrimoniale, che è altro e che nessuno vuole distruggere o
mettere in discussione, ma solo affiancare ad altre forme di unione
legalizzate da parte dello Stato: una matura presa di coscienza dei
doveri, di solidarietà all'interno della coppia, con la tutela di essa
da parte dello Stato. L'apertura ai Pacs non è quindi, a differenza
delle dichiarazioni del presidente dei vescovi italiani, equiparazione
al matrimonio religioso e civile, non è un pericolo per le nuove
generazioni, nè un vulnus alla tradizione etica e culturale del nostro
paese, che per sua natura non può che essere dinamica, in continua
evoluzione, ma è il riconoscere soggetto di diritti anche la coppia
omosessuale. Una comunità, quella omosessuale, che è forse la più
grande minoranza priva di diritti e di tutele nel nostro paese.
L'esempio della Spagna dovrebbe illuminarci. Il matrimonio anche per le
coppie omosessuali non ha minato l'istituto familiare tradizionale, non
ha messo in crisi la famiglia, nè tantomeno il matrimonio religioso, nè
la società. Chiediamo con forza allo Stato e alla Chiesa, in tutte le
sue articolazioni, di essere accanto agli uomini e alle donne di oggi
per garantire veramente e promuovere il bene di tutta la società, come
spesso ricorda papa Benedetto XVI. E il bene di tutta la società passa
necessariamente per la strada della garanzia dei diritti di ogni
persona a prescindere dal sesso, dalla religione, dalla razza e
dall'orientamento sessuale.

COMUNICATO STAMPA PSDI
ON.LE GIORGIO CARTA SEGRETARIO NAZIONALE DEL PSDI E PARLAMENTARE
DELL'ULIVO RIMANDA AGLI ORGANI DEL PARTITO LA DECISIONE SUL VOTO IN
PARLAMENTO AL GOVERNO PRODI.

Il Segretario Nazionale del Partito Socialista Demomcratico Italiano -
PSDI, l'onorevole Giorgio Carta ha rilasciato la seguente
dichiarazione: «Escludere dalla maggioranza le cosidette formazioni
minori non è espressione di lungimiranza politica. Cannibalizzare le
componenti firmatarie del programma di governo che hanno dato un
apporto determinante alla vittoria della coalizione rende poco
credibilie fra l'altro l'enunciato progetto di riaggregazione di tutte
le forze riformiste e della costituzione del Partito Democratico. Il
tanto sbandierato pluralismo svanisce non appena si tratta di definire
le rappresentanze nelle istituzioni. I competenti organi del Partito
decideranno sui futuri orientamenti del PSDI».
PSDI DIREZIONE NAZIONALE E-mail: info@psdionline.it www.
socialdemocrazia.it


NOTIZIARIO GAYA CSF
24 MAGGIO 2006
SECONDA PARTE

DI TUTTO, DI PIU’”
PROPOSTA POLITICA DEL CIRCOLO DI CULTURA OMOSESSUALE MARIO MIELI


Di tutto, di più. Questo noto slogan riassume le riflessioni e le
prospettive politiche che dal Mieli stanno emergendo in merito alle
richieste normative in tema di riconoscimento di diritti per le persone
omosessuali e transessuali. E’ un mix di pragmatismo e idealismo,
indispensabili entrambi nell’attuale situazione parlamentare; potrebbe
anche essere una buona piattaforma unificante per le varie anime del
movimento glbt, in questi ultimi anni troppo incentrato e diviso sulla
questione “Pacs sì, Pacs no, Pacs è già qualcosa”.
Il Pacs è morto e non ha senso provare a rianimarlo, sia perché non c’
è alcuna possibilità che possa essere votata una legge incentrata su un
autonomo istituto giuridico per le coppie di fatto, a prescindere dal
nome, sia perché una proposta compromissoria, quale è quella del Pacs,
è digeribile solo se è vincente, altrimenti non si capisce perché fare
rinunce per una battaglia persa. E’ evidente la sconfitta, possiamo
rammaricarci con varia intensità, a seconda della forza con cui si è
combattuto, ma non prendere atto della realtà, significherebbe non
avere prospettive per una nuova battaglia. Inoltre per coinvolgere
maggiormente le singole persone non attiviste ( cioè la stragrande
maggioranza) che sono alternativamente o arrabbiate, o disilluse, o
indifferenti, bisogna ampliare la proposta, alzare il tiro, offrire una
prospettiva di successo e riscaldare i cuori, tutto contemporaneamente.
Infine in effetti il Pacs è veramente un piccolo matrimonio, come la
Chiesa sostiene, quindi non soddisfacente per i gay e sostanzialmente
pleonastico per gli etero, utilissimo solo in caso di carenza
legislativa per offrire soluzioni altrimenti non raggiungibili,
soprattutto poiché il centro-sinistra era disposto a sottoscrivere solo
quel compromesso. Non lo ha sottoscritto. Il Pacs non è più utile.
Poniamo allora una terna, tre necessità con tre soluzioni, da porre con
virtù di sintesi e di costanza, non privilegiando nella nostra
richiesta nessuno dei tre aspetti, disposti a raggiungerli anche a
tappe, ma irrinunciabili nel complesso.
1) Una legge quadro antidiscriminatoria per omosessuali e
transessuali, nel solco della Comunità Europea, che intervenga nei più
svariati ambiti applicativi, modifichi le norme in materia di lavoro
emanate dal centro-destra , comprenda la problematica sulla piccola
soluzione e soprattutto ponga le basi per una piena cittadinanza della
persona omosessuale o transessuale. Una battaglia legislativa
chiaramente contagiante sul piano sociale, anche per recuperare le
nostre radici di liberazione, troppo spesso sacrificate per mediare
sulle rivendicazioni a favore della coppia.
2) Il matrimonio aperto agli omosessuali con un intervento normativo
identico a quello spagnolo. Da un lato una cittadinanza piena ha
bisogno di una piena equiparazione, dall’altro il matrimonio resterebbe
esattamente quel che è, un istituto forte e impegnativo per chiunque lo
scelga.
3) Una normativa leggera rivolta alle singole persone che, scegliendo
di vivere in una coppia di fatto anziché contrarre matrimonio, possano
trovare soluzioni ad alcune problematiche, attualmente ingabbiate da
una legislazione esclusivamente incentrata sull’istituto matrimoniale.
E’ esattamente la proposta dell’Unione, sottoscritta e dunque impegno
da realizzare, che non introduce un riconoscimento della coppia di
fatto in quanto tale, ma scioglie nodi pratici ai
singoli che liberamente non vogliono impegnarsi con un legame più
vincolante. E’ evidente per esempio che in una cornice di tal tipo la
famosa assistenza in ospedale sarebbe garantita a chiunque abbia
qualunque tipo di relazione, ma la altrettanto famosa pensione di
reversibilità o il mantenimento del partner più debole sarebbero
situazioni tutelate ove vi è maggior legame. Chiaro come il sole che
tale prospettiva varrebbe per tutti, etero e non.
Legge contro le discriminazioni, matrimonio per tutti, norme per
situazioni determinate rivolte ai singoli in coppie di fatto. Un
quadro di richieste semplice e corrispondente alla realtà, senza
inventarsi istituti nuovi e che realizzi una vera e completa
uguaglianza.E’ evidente che solo una di queste richieste ha attualmente
una seria possibilità di realizzazione, se non altro perché l’Unione
non avrebbe alcun motivo per disattenderla, risultando nel programma e
venendo accettata dal movimento. Ed è qui la nota di pragmatismo che si
diceva all’inizio. Ma è altrettanto vero che una volta scardinata la
porta del Parlamento introducendovi la parola omosessuale, il dibattito
politico e sociale, nonché l’opposizione dalla Chiesa, risulterebbero
vivi più che mai, mentre se rifiutassimo aprioristicamente questo primo
passo, non ve ne sarebbero altri nel breve periodo e comunque non si
otterrebbero quelle norme che la realtà e le persone comunque
richiedono. Ma se in una compattezza di azione e in un nitore di
pensiero continuassimo contemporaneamente a chiedere anche gli altri
due interventi, rispetteremmo il nostro ruolo di movimento di
pressione, di liberazione e di riferimento per le singole persone gay,
lesbiche e transessuali, che comunque abbiamo l’onere e l’onore di
rappresentare. Il “matrimonio gay” è una necessità ideale e per noi il
completamento tecnico per la “soluzione dell’Unione”, nonché un
traguardo che non può fare più paura. Ma anche la prospettiva sul
singolo non può più essere un corollario del nostro agire complessivo.
Il Pacs è morto, la complessità e la varietà sono il nostro futuro, “di
tutto, di più” per l’appunto. Sia chiaro che chi parla non dimentica
affatto che la faccenda Pacs sia stata comunque una leva nel sistema e
che ha fatto parlare di noi come mai nella storia del nostro paese; è
stata quindi una battaglia opportuna, ma se il quadro attorno si
modifica, noi dobbiamo cambiare strategia senza rimpianti, senza
inutili e sterili parole su chi abbia avuto torto o ragione nel
privilegiare o meno questa proposta, e meno che mai dobbiamo continuare
su questa linea. In un certo senso tutti abbiamo avuto ragione. Ora si
cambia. Queste riflessioni arrivano inoltre a ridosso dell’estate,
notoriamente tempo di Pride. Il Pride nazionale di Torino del 17 giugno
è un appuntamento condiviso e da supportare, soprattutto in questi
giorni dove già partono i primi strali, anche dal centro sinistra
torinese, in piena ansia elettorale. Inoltre, come già annunziato nello
scorso autunno in uno degli incontri sul TorinoPride, ci sarà il Pride
di Roma, che come Mario Mieli sentiamo come un appuntamento
irrinunciabile e per noi imprescindibile impegno, come ormai da
tradizione. Del resto la necessità dell’appuntamento della Capitale mi
sembra ormai da tutti accettato, a prescindere della presenza di Pride
nazionali o meno, e a prescindere da varie proposte per gli anni a
venire, che sono emerse nei vari forum etc. Colgo questa occasione per
indicare come data il 24 giugno, l’unica possibile stante Torino e la
presenza di elezioni, ballottaggi, ponti e festività varie (2 giugno e
29 giugno), concerti gratuiti in pieno centro, mondiali e chi più ne
ha, più ne metta. Ma al di là di queste note tecniche, le riflessioni
generali prima esposte potrebbero essere secondo noi una base politica
già a partire dal Pride romano. Un punto di svolta che proponiamo a
tutti, nei pride e non solo, ferma l’idea ovvia che ogni realtà ha il
suo percorso, le sue peculiarità, i suoi tempi e le sue individualità.
Ma a noi già stimola l’idea di un Pride a Roma da subito all’insegna
del “Di tutto, Di più” (o della “Triplice Intesa” se vogliamo
divertirci a trovare slogan). Potrei concludere che il volere tutto e
di meglio, è tutt’altro che velleitario, perché presuppone comunque
nostri mutamenti, tattiche di attesa e tattiche di attacco, concretezza
e fuga in avanti. Il requiem al Pacs è in fondo un bolero per il
matrimonio. Il Parlamento va addomesticato. La nostra presenza una vera
rivoluzione. Roma, 6 maggio 2006
Rossana Praitano
Presidente Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli

PIATTAFORMA
DEL MOVIMENTO
LGBT ITALIANO

Le organizzazioni italiane lesbiche, gay, bisessuali e transgender
promuovono la presente piattaforma programmatica come base di una
battaglia unitaria per il raggiungimento della parità giuridica e
sociale delle persone lgbt. Riteniamo non rinviabile una fase di
riforme che consenta la piena uguaglianza di fronte alla legge di tutte
le cittadine e di tutti i cittadini indipendentemente dal loro
orientamento sessuale e dalla loro identità ed espressione di genere.
Questo presuppone il rispetto del principio della laicità dello Stato
italiano e della sua autonomia da ogni ingerenza confessionale, nel
rispetto della nostra Costituzione come la più alta fonte di diritto.
Le nostre richieste hanno forti radici nella Costituzione italiana, a
partire dagli art. 2 e 3, e nella storia dell’Unione Europea, dalla
Risoluzione del Parlamento Europeo del 1989 sul “Trattamento delle
persone transessuali”, a quella del 1994 sulla “Parificazione dei
diritti di gay e lesbiche”, fino al Trattato costituzionale del 2004.
PARI DIRITTI ALLE COPPIE DELLO STESSO SESSO - La Carta di Nizza del
2000 garantisce ad ogni cittadino/a europeo/a «il diritto di sposarsi e
il diritto a costituire una famiglia». Chiediamo che, in applicazi