28 febbraio 2006

news 28 febbraio

LIBERI TUTTI DEL 28 FEBBRAIO 2006
La pagina di liberi tutti del 28 febbraio in uscita nel settore cultura de l'Unità apre con un articolo sull'assassinio in Sudafrica di una ragazza di 19 anni lapidata e uccisa da un branco di ragazzi perché lesbica per denunciare l'assassinio si è tenuto per la prima volta un Pride in un villaggio vicino a Cape town che ha messo in luce gli alti livelli di omofobia all'interno delle comunità nere solo grazie al pride l'omicidio è stato riportato dai giornali, tra cui il Sunday Times. Un altro articolo si occupa dei ragazzi italiani. Cosa si fa da noi per combattere l'omofobia? A Venezia, si mette in campo con l'assessorato alle politiche giovanili progetti per le scuole sui generi e sulle differenze e i ragazzi chiedono di approfondire i temi dell'omosessualità in pagina il tam tam con spigolature dall'Italia e dal mondo. Notizie e segnalazioni
Delia Vaccarello

IL CIRCOLO LESBICO DRASTICAMENTE E' FELICE DI PROPORVI IL MUSICAL:
"LA LUNA E IL VENTO"
MERCOLEDI’ 8 MARZO. ORE 21 PRESSO IL FACTORY 04 via bernina 18/9 Padova A seguire DJ Set “La luna e il vento" è un musical che parla di amore tra donne. La protagonista è Alex, 27 anni con alle spalle la tragedia della morte di Paola: il suo Amore. Consapevole di dover andare avanti, la protagonista inizia un percorso alla ricerca di qualcuno da amare ancora. Lo spettacolo è presentato da "la Compagnia di Diana" composta da 40 elementi, principalmente ragazzi e ragazze tra i 16 ed i 30 anni con la passione per il teatro. Il corpo di ballo formato da 15 elementi comprende studenti e insegnanti della scuola di ballo "Paso adelante" di Castelnuovo Rangone della provincia di Modena. Le coreografie sono state ideate da Andrea Nati e Simone Fonso. La regia è di Arianna Cox, autrice del testo. Aiuto alla regia Eleonora Giordano.
Info: 347/3194483 - 347/8177105 www.drasticamente.it


DAL BLOG DI BEPPE GRILLO I NON VEDENTI
La vista degli italiani sta peggiorando. Non ci sono più quelli che vedevano lontano e pochi ormai (ma chi?) vedono da vicino. L’italiano vede e non vede, ma se può non vede. E’ un non vedente ad occhi aperti, dalla retina intatta, con le pupille dilatate. Una degenerazione sociale, un caso di studio per gli oculisti. L’ultimo decennio italiano sarà ricordato dagli storici come quello dei ladri e dei non vedenti. Il non vedente italiano è educato a non vedere sin da piccolo, è una questione di sopravvivenza. E anche di buon gusto. Vedere Tanzi, Cragnotti, Fazio, l’elefantino (lo so non dovrei nominarlo, mi è scappato), Tronchetti, Previti, Dell’Utri, Geronzi, Calderoli, Giovanardi, Fiorani, Casini non è una bella cosa. Meglio la cecità parziale, selettiva. La stessa che affligge l’informazione post datata, quella che vede gli scandali solo dopo che sono diventati pubblici. La cecità italiana è finalizzata a tirare a campare. E’ una cecità ottusa, chiusa in sé stessa, poco disponibile a vedere qualcosa che la disturbi. La cecità italiana è la base e il presupposto per fare carriera, negli enti pubblici, nelle grandi banche, nei partiti. E’ un dono, una capacità. Chi non ce l’ha si adegua e diventa cieco. E chi non si adegua diventa lui il diverso, l’irragionevole, l’intollerante. Come si permette? Come si fa a contraddire dei poveri ciechi? Anzi, il cieco è lui, il vedente. Un disturbatore. Del resto è meglio non vedere e andare con ottimismo verso la catastrofe.
FONTE: Beppegrillo.it

news 27 febbraio

L'omofobia vaticana e la mano pesante delle guardie "italo-svizzere".
Giovedì 23 febbraio si è tenuta a Roma una conferenza pubblica
sull'omosessualità organizzata dalla Pontificia Università Lateranense.
La conferenza era l'unico momento aperto al pubblico nell'ambito della
cinque giorni seminariale su "La questione omosessuale: psicologia,
diritto e verità dell'amore". Tra i relatori c'era anche Tony Anatrella,
psicanalista gesuita francese che ha scritto la voce 'Omosessualità'
del Lexicon vaticano pubblicato nel 2003, una 'chicca' di preguidizi
omofobici che, oltre a ridurre l'omosessualità a "intrigo psichico" e a
negare la possibilità della dimensione omoaffettiva e dunque di
qualunque forma di relazione 'omo', utilizza contro le persone
omosessuali gli stereotipi e i modelli dell' antisemitismo più becero,
quale la teoria del “complotto della lobby gay” che minaccerebbe la
società. In maniera molto più blanda di quanto avvenne nel 1972, quando
a Sanremo un gruppo di omosessuali e transessuali irruppe nel convegno
dei sessuologi di area cattolica che discutevano di omosessualità
interrompendone i lavori, a Roma circa dieci persone gay lesbiche e
trans appartenenti a Facciamo Breccia, No God e al gruppo di
omosessuali credenti Nuova Prospettiva ha cercato di partecipare alla
conferenza, vedendosi però negata la possibilità di controbattere alle
affermazioni gravemente discriminatorie dei relatori. Al gruppo dei
diretti interessati, rinchiusi in una sala secondaria, è stata offerta
come sola possibilità quella di scrivere le domande su un foglio. Ma
anche in questa forma controllata nessuna delle domande formulate è
riuscita a raggiungere il tavolo degli interventi, mentre ai militanti
sono stati strappati violentemente i piccoli adesivi incollati sul
petto con la scritta "sono gay" o "sono lesbica". Un commesso vaticano
ne ha approfittato anche per molestare una delle partecipanti,
palpandole il seno con la scusa di toglierle l'adesivo. Alle proteste
della donna, è intervenuta anche la polizia, che le ha chiesto i
documenti e ha cercato di portarla in un'altra stanza venendo, però,
bloccata dagli altri militanti presenti, che sono stati a loro volta
identificati e invitati a lasciare l'istituto dato che, nel frattempo,
la conferenza era terminata All'uscita il gruppo di lesbiche, gay e
trans è stato insultato e minacciato; senza nessun motivo, un ragazzo è
stato anche spintonato e gettato a terra. La vicenda è particolarmente
significativa nel mettere in luce tanto il grave ritorno di omofobia
che sta caratterizzando il papato di Ratzinger con la sua volontà di
sovradeterminare la sfera pubblica perché venga negato qualsiasi
diritto alle persone omosessuali e transessuali, quanto il potere e
l'arroganza con cui viene tolto il diritto di parola a gay, lesbiche e
transessuali che da anni hanno scelto di uscire dall'invisibilità per
divenire soggetti politici. Questo, soprattutto, non piace al Vaticano,
che gioca perfino la carta del vittimismo affermando che chiunque si
pronunci contro le unioni omosessuali "perde il diritto di parlare e
viene liquidato come un intollerante". Tali parole, contenute nel
programma del seminario tenutosi all'Università Lateranense, si
rivelano ancora più paradossali alla luce dei fatti occorsi. Dopo la
MANIFESTAZIONE NO VAT di sabato 11 febbraio, FACCIAMO BRECCIA continua
la mobilitazione nelle città. No all'ingerenza vaticana nella sfera
pubblica. Più autodeterminazione, più laicità.
Per informazioni: www.facciamobreccia.org
Facciamo Breccia è un movimento spontaneo di cittadini e cittadine,
gruppi, associazioni che riaffermano una cultura laica e si
contrappongono all'invadenza vaticana sui corpi e sulle scelte di vita,
per riaffermare l'autodeterminazione di ogni soggetto e promuovere una
cultura di riconoscimento delle diversità. A partire da ottobre,
Facciamo Breccia ha realizzato e promosso iniziative e azioni
dimostrative nelle città di Bologna, Firenze, Milano, Roma, Torino e
Verona. Per ogni ulteriore informazione: www.facciamobreccia.org

FRANCIA: LA CORTE DI CASSAZIONE HA DETTO”SI’” ALLA DELEGA DELL’
AUTORITA’ PARENTALE
La Corte di cassazione ha appena respinto venerdì 24 febbraio
l'appello del procuratore della Corte d'appello di Angers riguardante
la delega dell'autorità parentale ad un coniuge dello stesso sesso del
genitore legale. Conclusione: "l'articolo 377, capoverso 1, del codice
civile non si oppone al fatto che una madre sola, titolare
dell'autorità parentale, ne deleghi tutto o parte dell'esercizio alla
donna con la quale vive in unione stabile e continua, dal momento che
le circostanze lo esigono e che la misura è conforme al bene superiore
del bambino." Nel giugno 2004, la Corte d'Appello di Angers aveva
autorizzato Christine, madre legale di due ragazze, a delegare la sua
autorità parentale, in esercizio congiunto, alla sua compagna, Sophie,
con la quale è pacsata dal 1999. Il procuratore si era rivolto in
cassazione nell'agosto 2004. "È meraviglioso, ha dichiarato Sophie a
Têtu quando ha avuto la grande notizia." Psicologicamente ci eravamo
già preparate ad una risposta negativa."" "La Corte ha applicato una
lettura neutrale della legge, si rallegra da parte sua il dott.
Caroline Mécary, una dei due avvocati della coppia." Ormai, è questo
principio che i giudici dovranno applicare in questo tipo di caso.""
Questo giudizio è storico: costituisce una bella vittoria per i bambini
di coppie omosex che potranno ormai beneficiare della stessa protezione
riguardo ai loro due genitori. Ciò è tanto più importante in quanto
meno di un mese fa, la relazione della missione famiglia, presentata da
Valérie Pecresse, riteneva che la delega dell'autorità parentale non
potesse essere esercitata.

LE GUERRE NON VISTE DALLA TELEVISIONE
Il rapporto di Medici Senza Frontiere ci mostra come alcune guerre,
contrariamente ad altre, siano completamente snobbate dai media.
Tutte le guerre lasciano un segno indelebile; tutte lasciano una
traccia di morte; disperazione; tristezza. Ma quante guerre sono sotto
i riflettori dei media? E quante sono combattute nel silenzio e nella
indifferenza più totale? Molto dipende dallo spazio che gli organi di
stampa riservano all’argomento. Sono loro che “illuminano” oppure
“oscurano” i teatri di guerra nel mondo. Sono loro la principale fonte
di informazione sui conflitti. Soprattutto i media radio-televisivi.
Una responsabilità di cui i diretti interessati, però, non sembrano
accorgersi o, della quale, farebbero volentieri a meno. E’ quanto si
evince dal secondo rapporto dell’Osservatorio Crisi Dimenticate
presentato, nei giorni scorsi, da Medici Senza Frontiere. Sono stati
monitorati i Tg nazionali di Rai, Mediaste e La 7 e lo spazio riservato
alle emergenze umanitarie nel corso del 2005. I risultati evidenziano
un pessimo rapporto tra informazione e guerre. A questo argomento i
telegiornali hanno dedicato “circa 293 ore su un totale di 2.539 ore di
programmazione, ovvero l’11,6% dello spazio”; un dato, rileva lo
studio, “in netta diminuzione rispetto al secondo semestre del 2004,
quando lo spazio era stato il 17,5%”. All’interno di questa striminzita
percentuale spiccano le notizie sulla crisi irachena che risulta la più
seguita dai Tg di pranzo e sera: 136 ore pari al 46% del tempo dedicato
alle emergenze internazionali. Ore, però, dedicate, nella maggior parte
dei casi, a sequestri eccellenti (50 ore circa), alla politica italiana
(12 ore) e americana (5 ore), al processo a Saddam (quasi 4 ore). Un
battito d’ali veloce i telegiornali hanno, invece, riservato alla
“situazione umanitaria della popolazione civile”, si legge in un
comunicato di Medici Senza Frontiere. E così di quelle 136 ore solo 24
minuti sono stati spesi per parlare degli aiuti umanitari, 5 minuti è
stato lo spazio informativo sui profughi, e 4 quello riservato alle
vittime civili di guerra. E non si tratta di un ‘passa parola’
internazionale ma di una peculiarità tutta italiana. I nostri Tg hanno
ignorato crisi che, al contrario, hanno avuto grande risonanza a
livello internazionale; “è il caso - si legge in una nota di Medici
Senza Frontiere - della crisi nutrizionale in Niger, con oltre 60.000
bambini gravemente malnutriti” alla quale è stato dato uno spazio di 31
minuti. Così come paiono poche, “di fronte ad un disastro che ha
provocato oltre 73.000 morti e due milioni e mezzo di senza tetto”, le
quattro ore e mezzo dedicate al terremoto in Pakistan. In questa
particolare, e non invidiabile classifica, la Rai e La7 sono i network
che, rispettivamente con il 13,4% e il 13,7%, hanno dedicato “più tempo
a eventi e situazioni di crisi”. All’interno delle varie reti pubbliche
spicca Rai Tre con il 15,9% di tempo dedicato rispetto al 12,8% di Rai
Uno e all’11,7 di Rai Due. A guidare le reti Mediaset è Rete 4, con l’
11,5%, seguita da Canale 5 con il 9,2%. Studio Aperto, invece, è la
“testata giornalistica che ha dedicato meno tempo (6,8%) di tutte le
altre monitorate a notizie di crisi”. I conflitti nella Palestina, in
Irak, lo Tsunami in Indonesia sono scolpiti nella memoria di tutti non
ma quante altre guerre sono sconosciute? Secondo Medici Senza Frontiere
“Dieci crisi sono state particolarmente ignorate conquistandosi così un
posto nella ‘Top ten delle crisi Più Ignorate’. Si tratta del conflitto
e dell’emergenza sanitaria in Repubblica democratica del Congo; del
conflitto in Cecenia; della violenza ad Haiti; dell’assenza di ricerca
per combattere l’Hiv/Aids nei paesi poveri; degli scontri religiosi ed
etici nell’India Nord Orientale; dell’emergenza umanitaria che continua
nel Sud del Sudan anche dopo la cessazione ufficiale delle ostilità;
della situazione di anarchia e conflitto che martoria la Somalia da
oltre venti anni; della guerra in Colombia; dell’insicurezza in Nord
Uganda; della crisi in Costa d’Avorio”. E le guerre aumentano
vertiginosamente, anno dopo anno. Oggi si contano 20 conflitti nel
mondo. Secondo il rapporto della Caritas (Guerre alla finestra, edito
da ‘Il Mulino’, N.d.R.) “aumenta il numero delle guerre civili e, più
in generale, delle guerre diluite nel tempo e nello spazio”. Un tipo di
“guerra- scrivono Paolo Beccegato e Walter Nanni - ‘protratta e
diffusa’, per cui l’esplosione bellica rappresenta un episodio ‘acuto’
all’interno di una situazione endemica di tensione e conflitto
tendenzialmente permanenti, con forti connessioni internazionali”.
Guerre caratterizzate dall’alto numero di “vittime civili rispetto a
quelle militari” e dalla drastica riduzione dei “diritti umani”.
Secondo lo studio della Caritas sono “oltre un miliardo le persone
colpiti dagli effetti ‘invisibili’ delle guerre, tra cui carcerazioni
sommarie e un livello di sofferenza psichica che sconvolge la vita di
profughi e rifugiati”. In un simile contesto appaiono indilazionabili
“iniziative forti di mediazione preventiva nonviolenta” e un ruolo più
forte dell’Onu.
ARTICOLO DI: Vincenzo Raimondo Greco
FONTE: girodivite.it
INVIATO DA: Promiseland.it

TORNANO I “LIP STICK”
Riprendono le serate Lip Stick a L’Aquila, a partire dal 2 Marzo 2006.
Il gruppo Lip Stick de L’Aquila, riparte con la stagione Gay,Lesbo,
Bisex,Trans and friendlly. Ogni settimana si ripeterà l’evento presso
il “Glam Café” in Via Marrelli. Le serate inizieranno dalle 20.00 in
poi. L’ingresso è libero.
L'Altro Martedì
la trasmissione di cultura ed informazione omosessuale
di Radio Popolare condotta da Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e
Paolo Ruiu
Martedì 28 febbraio dalle ore 22.40 alle ore 23.30 ospita
Aka Magou di Speed Demon
email: omomail@radiopopolare.it
Radio Popolare FM 107.600 streaming su www.radiopopolare.it
satellite Eutelsat Hot Bird 13° Est, Frequenza 12.673 MHz, Polarizzazione verticale.

25 febbraio 2006

news 25 febbraio - seconda parte

IRAN. QUATTRO IMPICCATI NELLO STESSO GIORNO
- 24 febbraio 2006: quattro uomini sono stati impiccati in Iran il 17 febbraio, dopo essere
stati riconosciuti colpevoli di sequestro, stupro e omicidio. I primi
due, identificati solo come Ali B. e Eidi A, sono stati giustiziati nel
carcere di Dezfool, nella provincia del Khuzestan. Erano stati
condannati a morte per sequestro e stupro, ha riportato un giornale
governativo. Gli altri due, identificati solo come Ayat Kh. e Mehdi A.,
sono stati impiccati per omicidio a Shiraz, città nel sud dell’Iran,
secondo quanto riportato dal quotidiano Khorassan e dall’agenzia Isna,
che non hanno specificato se le esecuzioni siano avvenute in pubblico.
Il 18 febbraio l’agenzia statale ILNA ha riportato una dichiarazione di
un giudice della Corte d’Appello di Teheran, Ahmad Mozaffari, secondo
cui: “La Repubblica Islamica continuerà ad emettere condanne a morte
nei confronti di minori di 18 anni, senza prendere in considerazione
altre possibilità”. Il giudice stesso – continua l’agenzia - ha detto
che un ragazzo di età inferiore a 18 anni è stato recentemente
condannato a morte. Si tratta, come già riportato da Nessuno tocchi
Caino, di un giovane 15enne identificato dalla stampa iraniana solo
come Mohammad, condannato per omicidio, nonostante sia affetto da una
patologia psichiatrica, come dichiarato da un medico nominato dalle
autorità. In base al Codice Penale in vigore in Iran, le femmine di età
superiore a nove anni e i maschi con più di quindici anni sono
considerati adulti e, quindi, possono essere condannati a morte, anche
se le esecuzioni sono normalmente effettuate al compimento del
diciottesimo anno d’età. Ciò viola apertamente due patti internazionali
ratificati dall’Iran: il Patto Internazionale sui Diritti Civili e
Politici e la Convenzione Onu sui Diritti del Fanciullo, i quali
vietano l’esecuzione di persone che avevano meno di 18 anni all’epoca
del reato.
CALIFORNIA. RINVIO A TEMPO INDETERMINATO ESECUZIONE MORALES - 22
febbraio 2006: l'esecuzione di Michael Angelo Morales, condannato in
California nel 1981 per lo stupro e l’omicidio di Terri Winchell, 17
anni, e' stata rinviata a tempo indeterminato da una Corte d'Appello
federale di San Francisco, a poco più di un'ora e mezzo dalla scadenza
fissata, le 19,45 ora locale. Il rinvio è stato deciso dopo che lo
Stato ha segnalato alla Corte di non essere in grado di rispettare
l'ordine secondo cui doveva essere un medico di professione a
somministrare la dose letale di barbiturici. L'esecuzione, inizialmente
fissata per le ore 12 locali, era già stata rinviata per il rifiuto dei
due anestesisti convocati di parteciparvi, per ragioni di ordine etico.
Per escludere che al condannato venisse inflitto dolore inutile, in
precedenza il giudice federale Jeremy Fogel aveva concesso alle
autorità carcerarie due opzioni: la presenza di medici in grado di
garantire che Morales fosse completamente anestetizzato o l’utilizzo,
invece del consueto mix di tre farmaci, di una overdose di sedativi,
somministrati da una persona autorizzata a fare iniezioni intravenose:
medici, infermiere o comunque uno specialista medico. Il cocktail di
tre farmaci – ha riconosciuto il giudice – potrebbe violare il divieto
costituzionale relativo alle punizioni "crudeli ed inusuali", dal
momento che due dei farmaci in questione provocherebbero fortissimi
dolori in assenza di totale anestesia. Dopo il rifiuto dei due
anestesisti, le autorità carcerarie avevano scelto la seconda opzione,
ma le autorità statali hanno nuovamente incontrato il rifiuto del
personale medico. Gli avvocati difensori avevano presentato due ricorsi
alla Corte Suprema Usa, entrambi respinti. Il governatore della
California, Arnold Schwarzenegger, ha rifiutato la grazia per due
volte. Sul caso di Morales il tesoriere di NtC, Elisabetta Zamparutti,
ha dichiarato:
“I paesi che hanno deciso recentemente di passare dalla sedia
elettrica, dall’impiccagione o dalla fucilazione alla iniezione letale
come metodo di esecuzione, hanno presentato il cambio come una
conquista di civiltà e un modo più umano e indolore per giustiziare i
condannati a morte. Ma quanto sta accadendo in queste ore in California
dimostra che la realtà è diversa e che vi è una profonda ipocrisia da
parte di chi sostiene la “civiltà” dell’iniezione letale. Quando si
parla di pena di morte la questione di fondo non è l’umanità o meno del
metodo usato, l’umanità o meno del condannato a morte, ma l’umanità di
chi vi fa riscorso. Gli Stati Uniti stanno cercando di addolcire un
boccone, quello della pena capitale, che sta diventando amaro anche per
loro. E’ tempo che riconoscano invece che è il paese intero, con i suoi
cittadini e le sue istituzioni, a non meritarsi di continuare a far
ricorso a questa forma di punizione.” Sempre negli Stati Uniti, questa
volta in Arizona, numerosi parlamentari hanno recentemente presentato
le scuse a Ray Krone, ex prigioniero del braccio della morte, liberato
nel 2002 in seguito a nuovi test del Dna. Sia i deputati che i senatori
hanno dedicato una “standing ovation” a Krone, quando ha fatto il suo
ingresso nelle due aule. Agli applausi sono seguite le scuse, che
Krone ha accettato definendole “il riconoscimento da parte di
istituzioni elette dell’errore commesso nel nome dello Stato dell’
Arizona”. Per il senatore John Huppenthal questa vicenda dimostra che
sono necessarie correzioni per proteggere gli innocenti. “Casi del
genere si verificano più spesso di quanto saremmo disposti ad
ammettere,” ha dichiarato. Per il deputato Phil Lopes, “il caso di
Krone spiega le ragioni per cui dovremmo abolire la pena di morte” in
Arizona. Krone è il 100° esonerato negli Stati Uniti dal braccio della
morte, ed ora gira in lungo e in largo gli Usa informando la gente
sugli aspetti legati alla pena.
COREA DEL SUD. MINISTERO DELLA GIUSTIZIA VALUTA ABOLIZIONE DELLA PENA
CAPITALE - 21 febbraio 2006: il Ministero della Giustizia sud coreano
ha annunciato che esaminerà la possibilità di sostituire la pena di
morte con l’ergastolo senza libertà condizionata. La possibilità di
abolizione della pena capitale, spiega lo stesso Ministero, fa parte di
un progetto per edificare un sistema di giustizia penale maggiormente
rispettoso dei diritti umani.
Il Ministero condurrà uno studio sui casi di Germania, Francia e altri
paesi che hanno eliminato la pena di morte, per determinare le
possibili ripercussioni che l’abolizione avrebbe sulla società e sulla
prevenzione dei crimini. Lo studio, che avrà termine nel giugno 2006,
prevede delle audizioni pubbliche da tenersi entro la metà di quest’
anno. Il Ministero della Giustizia è chiamato a decidere se appoggiare
o meno un progetto di legge abolizionista all’esame del Parlamento
monocamerale sud-coreano (Assemblea Nazionale) e le conclusioni dello
studio saranno in questo senso determinanti. Il progetto di legge è
stato presentato dal deputato Yoo Ihn-tae, del partito Uri al governo e
sostenuto nel 2004 da 175 parlamentari della maggioranza e dell’
opposizione. L’ultima esecuzione in Corea del Sud è avvenuta nel 1998.
Sono 57 gli attuali prigionieri del braccio della morte, riporta il
giornale The Korea Herald.
FILIPPINE. ARROYO, “IL MIO IMPEGNO PER ABOLIRE LA PENA DI MORTE” - 22
febbraio 2006: per la prima volta da quando nel 2001 ha assunto la
carica di Presidente delle Filippine, Gloria Macapagal-Arroyo ha
categoricamente dichiarato di essere favorevole all’abolizione della
pena di morte e che si attiverà per la rapida approvazione di una legge
in tal senso. “Sono completamente favorevole all’abolizione della pena
di morte e quando il disegno di legge per l’abrogazione arriverà in
commissione parlamentare, lo dichiarerò”, ha detto la Presidente. In
risposta a chi le chiedeva spiegazioni sui suoi frequenti cambiamenti
di posizione sulla pena capitale, ha detto di volere l’abolizione per
le sue convinzioni cattoliche e non per adeguarsi alle posizioni dei
Vescovi cattolici, alcuni dei quali hanno sostenuto richieste di sue
dimissioni. In passato – ha spiegato - era stata favorevole all’
esecuzione di alcuni condannati “perché a quel tempo i sequestri erano
in aumento”. “Ma la Divina Provvidenza è stata molto buona con me”, ha
aggiunto, poiché “da quando nei confronti di un sequestratore deve
essere emessa la pena capitale, il numero dei sequestri è crollato a
zero”. Come già riportato da NtC, il 15 febbraio la Arroyo ha ordinato
ha commutato in ergastolo le condanne a morte di 280 detenuti. I
prigionieri del braccio della morte – rendono noto le autorità
filippine - sono 1.280. Le Filippine sono il paese che ha il più
affollato braccio della morte al mondo (in rapporto alla popolazione) e
dove vi sono seri dubbi sull'equità dei processi. Nel dicembre 2003, in
seguito all’alto numero di sequestri, e su pressione dell’influente
comunità cinese-filippina i cui membri costituiscono la maggior parte
delle vittime di rapimenti, l’Arroyo ha sospeso la moratoria delle
esecuzioni imposta nel 2000 dell’allora presidente Joseph Estrada. Nel
novembre 2004, dopo aver sospeso di volta in volta tutte le esecuzioni
fissate nel corso dell’anno, la Arroyo si è impegnata a sospendere
quelle successive in attesa che il Parlamento esamini i progetti di
legge per l'abolizione.
VIETNAM. COMMUTATE CONDANNE CAPITALI DI DUE AUSTRALIANI - 18 febbraio
2006: il presidente vietnamita Tran Duc Luong ha commutato in ergastolo
le condanne a morte di due cittadini australiani, ha comunicato il
ministro degli Esteri di Canberra, Alexander Downer. Il primo degli
australiani, Mai Cong Thanh, era stato condannato a morte nel giugno
2005 per aver tentato di spedire in Australia eroina, nascosta all’
interno di alcuni altoparlanti. Sempre per traffico di eroina, due mesi
prima era stato condannato a morte Nguyen Van Chinh. Entrambi erano
stati arrestati nel giugno 2003. “Sono molto contento che le
rimostranze che io, il Primo Ministro e altri abbiamo presentato alle
autorità vietnamite abbiano dato frutti”, ha dichiarato Downer. Sempre
in Vietnam, due settimane fa il giornale statale Ho Chi Minh City Law
ha riferito che le autorità stanno valutando l’ipotesi di eliminare la
pena di morte per nove diversi tipi di reato, compresi contrabbando,
frode, contraffazione e corruzione. In base alla proposta che il
Ministro della Sicurezza Pubblica ha presentato alla Commissione
Centrale per la Riforma Giudiziaria, i reati capitali passerebbero
quindi dagli attuali 29 a 20. Per diventare legge, la proposta deve
essere approvata dall’Assemblea Nazionale vietnamita.

L’ORA DI RELIGIONE

Privilegi porporati e sempre più soldi alle scuole cattoliche. Dove è

finito lo Stato Laico?

L'inizio è nelle pagine di storia: l'insegnamento della religione
cattolica fece il suo ingresso ufficiale nelle scuole italiane nel 1923
con la riforma Gentile. Una scelta rafforzata poi dal concordato del
'29. Ora però, a più di cento anni di distanza, la ministra
dell'Istruzione Letizia Moratti insiste su un inattuale ritorno a un
modello confessionale della scuola pubblica. Lo raccontano l'assunzione
come insegnanti di ruolo di 10mila insegnanti di religione varata dal
governo Berlusconi e il fatto che le assenze degli studenti all'ora di
religione ora vengono segnate e interpretate come penalità, eludendo il
"particolare" che si tratta pur sempre di una materia facoltativa. Ma
non solo. La commissione guidata da monsignor Tonini incaricata dalla
Moratti di stilare una manuale deontologico ha appena conclus o i suoi
lavori e, presto, ne avremo il pensum ad uso di tutti gli insegnanti,
non solo quelli dell'ora di religione. Mentre il vicepresidente del
Cnr, lo storico Roberto De Mattei, con il compito di riformare la
ricerca nel settore delle materie umanistiche, lancia proclami per una
riscatto della società cristiana e contro i progressi della scienza,
come fondatore della associazione Lepanto. E non si tratta, purtroppo,
di un film in costume sul ritorno dei crociati. Basta andare sul sito
www.lepanto.org per rendersene conto. Si tratta, purtroppo, di scelte
vere e pesanti, di cui si vedono già le ricadute sui programmi
scolastici e sulla ricerca. Lo si è già visto con il tentativo della
ministra Moratti di fare spazio al creazionismo nei programmi di
biologia, ostracizzando l'evoluzionismo di Darwin. Un tentativo fermato
dalle dure accuse mosse dall'Accademia dei Lincei già nell'aprile del
2004, ma poi approdato alla nomina ministeriale di una com missione
presieduta da Rita Levi Montalcini e incaricata di decidere
dell'utilità dell'insegnamento di Darwin i cui documenti finali sono
stati pesantemente manomessi, come aveva denunciato ad Avvenimenti il
professor Vittorio Sgaramella, docente di biologia molecolare
dell'università della Calabria e membro della commissione Montalcini e
come ora racconta MicroMega nel nuovo numero Chi ha paura di Darwin ?
Abbiamo chiesto a Mario Staderini, insieme all'associazione radicale
anticlericale, studioso delle cose Vaticane e autore di un libro sull'8
per mille, di raccontarcene radici e conseguenze. "In questo viaggio,
partiamo dall'insegnamento della religione cattolica all'interno della
scuola pubblica- suggerisce Mario Staderini -. Si tratta di un
privilegio concesso dallo Stato in base al Concordato, una norma di
favore riservata alla sola Chiesa cattolica con cui si fa della scuola
uno strumento di promozione di una confessione religiosa, peraltro
discriminando tutte le altre". Come si traduce in concreto? Lo Stato è
obbligato ad inserire l'insegnamento della religione cattolica
all'interno dell'orario scolastico, e ne paga i professori. Oggi sono
circa 20mila ed è il Vescovo a designarli, rilasciando –e revocando- il
certificato di idoneità in virtù di un giudizio etico e morale. C'è,
dunque, un potere di controllo nei confronti di dipendenti statali da
parte della Diocesi e della Cei, la Conferenza episcopale, che dà le
direttive. L'intesa firmata nel 2003 fra Ministero e Cei ha aggravato
questa situazione? Si è consentito alla Cei di fissare gli obiettivi
dell'insegnamento, controllandone così anche i contenuti. Negli ultimi
anni è in corso una vera e propria deriva clericale. Dopo numerosi
tentativi di eludere la facoltatività dell'ora di religione, sono state
approvate leggi unilaterali, come quella varata dal governo Berlusconi
per l'immissione in ruolo degli insegnanti di religione. Ne sono già
stati inseriti 10 mila e si arriverà a 15383 entro l'anno prossimo. Ma
il Concordato non prevedeva nulla del genere. Con quali costi per lo
Stato? Non c'è ancora una stima precisa, ma lo si può facilmente
calcolare considerando uno stipendio medio di 2000 euro lordi:
moltiplicato per 20mila si arriva a 500 milioni di euro a carico dello
Stato ogni anno. Questo solo per gli insegnanti, senza contare il
valore e le spese per le strutture. Gli insegnanti di religione entrano
nei consigli di classe, partecipano alla valutazione scolastica degli
alunni. Quanto incide il loro giudizio? Con la riforma Moratti si tenta
di equiparare anche il valore didattico, inserendo la valutazione in
pagella. Sotto il piano numerico, i sindacati denunciano che, da qui al
2008, ogni tre docenti assunti dalla scuola pubblica, uno sarà di
religione cattolica. La loro immissione in ruolo, poi, apre scenari
paradossali: ammettiamo che non venissero più giudicati idonei
all'insegnamento e revocati dal ves covo, perché divorziati o perché,
supponiamo, hanno votato sì al referendum sulla fecondazione assistita;
essendo di ruolo, passerebbero a insegnare filosofia, storia,
letteratura, proprio quelle materie umanistiche in cui la loro
formazione confessionale giocherebbe un preciso peso. Già adesso
nell'ora di religione non mi risulta che si studino le crociate o la
controriforma, spiegandone il peso storico. Si studiano i Vangeli, la
figura di Gesù e la vita della Chiesa cattolica, mentre le altre
confessioni religiose sono considerate solo in rapporto subalterno a
quella cattolica. E' un insegnamento confessionale proprio perché segue
un preciso carattere religioso e identitario. Ad esempio, tra gli
obiettivi specifici stabiliti nell'Intesa vi è quello di far "
comprendere che il mondo è opera di Dio". Con la riforma Moratti il
pensiero religioso impronta più massicciamente le scelte dei programmi?
Indubbiamente c'è un tentativo. Lo stesso Cardinal Ruini, nel m
essaggio di saluto per i nuovi insegnanti di religione entrati in
ruolo, disse esplicitamente che quello era il primo passo per far
uscire l'insegnamento della religione cattolica da un ruolo marginale
nella scuola pubblica, ed assumere finalmente un ruolo determinante
nella crescita globale dei bambini e dei ragazzi. Un obiettivo che ha
trovato appoggio nelle scelte del Ministro Moratti e di una lunga serie
di ministri cattolici che l'hanno preceduta. Gli strumenti utilizzati
sono l'ora di religione, il codice deontologico dei docenti affidato al
Cardinal Tonini, l'ostracismo alla storia precristiana e
all'evoluzionismo in biologia, così come la presenza di riti religiosi
cattolici che ancora si celebrano, a vario titolo, nelle scuole
pubbliche italiane. Un aumento di imput confessionali, dunque, a fronte
invece di una quasi totale scomparsa dell'insegnamento dell'educazione
civica. Non c'è poi da stupirsi se nel Paese si va perdendo il senso
civico e istituzionale, la conoscenza stessa dell'istituto referendario
ad esempio, mentre aumenta, complice lo strapotere mediatico,
l'attenzione ai messaggi criminalizzanti su aborto e fecondazione
assistita delle gerarchie vaticane e delle associazioni integraliste.
La scuola ha una precisa responsabilità. In questo quadro, allora, è
tanto più grave il finanziamento concesso dallo Stato alle scuole
private cattoliche? Ad un Meeting di Comunione e Liberazione
dell'agosto 2001, il Ministro Moratti affermò che non deve più esistere
il monopolio pubblico dell'istruzione. Personalmente non avrei
pregiudizi rispetto all'affidamento anche a soggetti privati del
servizio pubblico scolastico. Il problema è che la libertà di
insegnamento, negata nella scuola pubblica agli insegnanti di
religione, è ancor più compressa nelle scuole confessionali. Finanziare
le scuole private, in Italia, significa finanziare soprattutto le
scuole cattoliche, di qui la strumentalità di provvedimenti in tal
senso. Nel 2004, il finanzia mento pubblico alle scuole non statali,
introdotto nel 2000 dal Governo D'Alema, è stato di 527 milioni di
euro. L'esenzione dall'Ici disposta dall'ultima legge finanziaria è un
ulteriore tassello per coloro che vedono delinearsi una strategia volta
a fare delle scuole cattoliche private delle scuole d'elite, in cui
formare le future classi dirigenti del Paese. Ma anche nell'Università
la situazione è privilegiata. In che senso? L'articolo 10 comma 3 del
Concordato stabilisce che le nomine dei docenti dell'Università
cattolica del Sacro Cuore (che gode di finanziamenti pubblici) siano
subordinate al gradimento, sotto il profilo religioso, della competente
autorità ecclesiastica. Ciò significa vincoli per i professori ed una
formazione particolare per gli studenti, della facoltà di medicina ad
esempio; non senza conseguenze esterne: basti pensare che il
Policlinico Gemelli è parte integrante della Università Cattolica. La
messa sotto tutela dell'insegnamento, dell'univer sità e della ricerca
ha sempre una ricaduta sulla vita pubblica e dei cittadini; così
l'Italia si colloca agli ultimi posti nell'utilizzo della terapia del
dolore, nelle garanzie per i cittadini rispetto ai medici obiettori,
mentre anche l'utilizzo della pillola abortiva è pervicacemente
ostacolato. E dal 2004 ci ritroviamo con la legge sulla fecondazione
assistita più proibizionista del mondo. Ma il paese reale si ha la
sensazione non sia poi così cattolico integralista come la Cei.
Infatti. Il filosofo cattolico Pietro Prini, in un suo libro, parla di
"scisma sommerso" per descrivere la distanza tra la dottrina ufficiale
e la coscienza dei fedeli. Ma non è detto che, con il ripetersi di
politiche e strategie clericali, la distanza non si riduca. E in
Europa, c'è qualche paese che viva una situazione come quella italiana?
Sul fronte scolastico, la riforma di Zapatero sta liberando la scuola
pubblica spagnola da influenze confessionali; in Germania è ancora fo
rte la dimensione pubblica della Chiesa, così come in Portogallo. L'
Inghilterra, dove la religione anglicana è religione di Stato, ci
fornisce un modello opposto: lo Stato non finanzia la Chiesa e
l'insegnamento delle religioni non ammette idoneità da autorità
acclesiastiche. Stati "a rischio", per cosi dire, sono i nuovi paesi
della Ue, in particolare quelli dell'ex blocco sovietico e dell'ex
Jugoslavia. Il Vaticano, infatti, da anni sta conducendo una politica
neoconcordataria con l'obiettivo di ottenere dagli Stati il
riconoscimento di norme speciali in suo favore. Attraverso il
meccanismo dell' 8 per mille si finanziano le scuole religiose? Non
tutte. Con i fondi dell'8 per mille vengono finanziate facoltà
teologiche e istituti di scienze religiose, nonché associazioni
cattoliche di promozione della responsabilità educativa quali l'Age e
l'Agesci, che ritroviamo poi presenti nelle Commissioni ministeriali .
Complessivamente, con l'8 per mille, 1 miliardo di euro fin isce ogni
anno nelle casse della Cei, nonostante oltre il 60% dei contribuenti
italiani non esprima alcuna volontà in tal senso. Chi non firma
l'apposito modulo, infatti, si vede prelevato comunque l'8 per mille
delle sue imposte e destinato alla Cei in base alla percentuale delle
scelte espresse dalla minoranza di italiani che hanno firmato. Una
questione di ignoranza indotta, insomma.
Axteismo, No alla chiesa, no alle religioni Movimento Internazionale
di Libero Pensiero:http://nochiesa.blogspot.com - per aderire e
informazioni: axteismo@yahoo.it
tel. +39 3393188116

ARTICOLO DI: di Simona Maggiorelli
INVIATO DA: Alba Montori Gaya CsF

I CANDIDATI NELLA LISTA ROSA NEL PUGNO GIUNTI IN QUESTE ORE:
SENZA COMMENTI!
Roma, 24 feb. 06
Dichiarazione della Segreteria Nazionale della Rosa nel Pugno:
Hanno accettato di onorare con le loro candidature nelle liste della
Rosa nel Pugno, in queste ore, anche il costituzionalista Michele
Ainis, il regista Marco Bellocchio, lo scrittore e giornalista Fabrizio
Rondolino, lo scrittore Carlo Mazzantini, i saggisti, politologi e
accademici Luciano Cafagna, Pio Marconi, già membro del CSM, Luciano
Pellicani. L'Associazione Luca Coscioni ci comunicherà nelle prossime
ore nuovi nomi di scienziati e di ricercatori che rappresenteranno un
ulteriore, prezioso, straordinario apporto alla qualità ed
all'importanza della politica del nostro Paese, da parte della
Associazione fino a ieri presieduta da Luca Coscioni, per la battaglia
per la libertà delle ricerche scientifiche, politiche, morali della
quale fanno parte. Restano ancora alcune ore per la chiusura delle
liste.
INVIATO DA: On. Marco Pannella

news 25 febbraio

APPELLO ALL'UNIONE PER I PACS
Onorevole, la decisione di escludere i Pacs dal programma dell'Unione
è un grave errore. Il riconoscimento giuridico delle Unioni civili è un
fatto compiuto in tutta Europa (ad eccezione delle sole Italia, Grecia
e Irlanda), ed è un gesto dovuto che prende atto di un cambiamento
socioculturale di ampia dimensione, come fu a suo tempo, per esempio,
la concessione del voto alle donne in Europa. Rimandare la discussione
di questo cambiamento è miope, perché rischia di creare e radicare
soltanto in Italia contrapposizioni artificiali su un tema su cui, in
realtà, la coscienza sociale del paese è pronta e concorde, come
mostrano tutti i sondaggi d'opinione in proposito. Si aggiunga che la
proposta dei Pacs era una mediazione al ribasso raggiunta, a suo tempo,
fra le esigenze di non offendere la sensibilità del mondo cattolico da
un lato e dall'altro la richiesta di un riconoscimento paritario delle
loro relazioni da parte dei cittadini esclusi dal matrimonio (più di
tre milioni in Italia). Venire meno a questa mediazione - su cui i
partiti dell'Unione si erano più volte impegnati, sia pure verbalmente
- azzera la discussione, rischiando di ottenere l'effetto opposto a
quello forse da voi auspicato. Il Pacs è una mediazione forse
insoddisfacente per tutti, ma è comunque una mediazione accettata dalla
grandissima parte dei diretti interessati. Rinunciarvi può significare
inasprire il dibattito e gli animi, radicalizzando le posizioni e
spostando il dibattito, senza più alcuna mediazione, sulla richiesta di
allargare il matrimonio anche alle persone dello stesso sesso,
similmente a quanto è già accaduto in Spagna. Come se non bastasse,
oltre ad escludere i Pacs dal programma, l'Unione non ha neppure fatto
cenno nel suo programma a questioni su cui l'Italia è inadempiente da
anni rispetto a quanto chiesto dall'Europa, in materia di leggi di
protezioni contro la discriminazione verso le persone omosessuali e
transessuali, e di leggi di protezione contro i crimini motivati da
odio contro le persone omosessuali e transessuali. Tali dimenticanze
rischiano di creare al futuro governo di centrosinistra conflitti non
solo con gli elettori dimenticati dalla coalizione, ma anche con le
istituzioni europee e con i cittadini di altri paesi dell'area di
Schengen che, trasferitisi in Italia, si vedono privare di diritti
civili e tutele di cui godono al di fuori d'Italia. Le chiediamo quindi
di volere riconsiderare la decisione presa dal suo partito, e di tenere
conto delle esigenze di milioni di cittadini che sono stati troppo a
lungo ignorate dallo Stato italiano.
In fede
On. Edoardo DEL VECCHIO Presidente VI Commissione Permanente "Attività
Produttive -Formazione Professionale - Istruzione - Lavoro" -
Provincia di Roma Via IV Novembre, 119/A - Tel.: 0667662394/5

PER ADERIRE ALL’APPELLO: Fate un copia e incolla il testo qui sopra in
tre mail, aggiungendo la vostra firma e la città, e mandale
separatamente agli indirizzi degli onorevoli Fassino, Bertinotti, e
Rutelli: p.fassino@dsonline.it; fausto.bertinotti@rifondazioneit; segr.
rutelli@dlmargherita.it
E se desiderate aggiungere qualche considerazione fatelo pure, ma
senza aggiungere MAI insulti, e non aggredire. Questa è una campagna di
pressione politica non-violenta. Dopo aver spedito le tre mail, invia
una copia di questa lettera a tutte le persone che pensi che possano
essere sensibili al tema. La campagna si conclude il 25 febbraio 2006,
giorno entro cui le liste elettorali saranno state consegnate (e i
programmi sottoscritti). A quella data valuteremo il risultato e
decideremo quali altre eventuali iniziative intraprendere. Per favore,
non spedire questa mail dopo il 25 febbraio, perché sarebbe inutile.
Per rimanere aggiornati sulle iniziative consultate il sito: www.
arcigay.it

QUANDO IN CASA UN GENITORE E' OMOSESSUALE
Incontro con Paolo Ghiara (Famiglie Arcobaleno)

Sabato 4 Marzo - Ore 17.00 - Sede di Via Soperga 36 (MM1 Loreto - MM2
Caiazzo - MM3 Centrale)
Molto spesso sentiamo dire che un bambino, per crescere serenamente,
ha bisogno di un padre e di una madre eterosessuali. Probabilmente
anche molti di noi ne sono convinti. Ma siamo davvero sicuri che le
cose stiano proprio così? Per rispondere a questa domanda abbiamo
deciso di dedicare alcuni dei prossimi incontri a questo argomento: il
primo è con Paolo Ghiara che, partendo dalla sua esperienza di genitore
omosessuale, ha fondato l'associazione delle 'Famiglie Arcobaleno' che
offre un aiuto alle persone omosessuali che, in vari modi, stanno
vivendo l'esperienza della genitorialità. L'incontro è aperto a tutti.
Alle 20.00, dopo l'incontro, è possibile partecipare alla cena
comunitaria e alla festa di Carnevale. La nostra sede può essere
raggiunta partendo dalla Stazione Centrale di Milano attraversando
Piazza Luigi di Savoia (sulla sinistra per chi lascia i binari) e
girando quindi a sinistra. La strada che inizia sull'angolo della
piazza é via Soperga dove, al numero 36, c'è la sede del Guado.

Gruppo del Guado - Cristiani omosessuali Milano
Via Soperga 36 int. 31 - Milano
Telefono: 02 2840369 - Email: info@guado.org

CREDENTI E FINALMENTE VISIBILI
Dal 22 al 25 aprile si svolgerà il primo campo “Fede e omosessualità”
del centro sud. Un'occasione per riflettere sul dirsi e farsi
riconoscere nella Chiesa. Ce ne parla Antonio De Chiara
ROMA - La visibilità è il tema della tre giorni che si svolgerà ad
Albano Laziale, dal 22 al 25 aprile 2006, per una piccola Agape del
Sud. Il visibile e l'invisibile sarà il filo conduttore dell'incontro
promosso dai gruppi credenti omosex del Centro-Sud, ovvero Nuova
Proposta e La Sorgente di Roma, Ponti Sospesi di Napoli, i Fratelli
dell'Elpis di Catania. «L'incontro - spiega Antonio De Chiara,
coordinatore del gruppo Ponti Sospesi - è rivolto a tutte le persone
omosessuali, gay e lesbiche, credenti e non credenti, che risiedono
nelle regioni centro- meridionali». Una sorta di Agape del Sud? Alcuni
di noi, omosessuali del Centro-Sud, hanno partecipato ai campi Fede e
omosessualità che da 26 anni vengono organizzati dal Centro Ecumenico
di Agape in Piemonte. Negli anni, grazie allo scambio di esperienze e
alle relazioni intessute ad Agape, sono nate associazioni, gruppi e
quindi iniziative sui temi dell'omosessualità che si sono però
concentrate prevalentemente nel Nord Italia in coincidenza con la
provenienza dei partecipanti. Siccome nel Centro-Sud mancano simili
opportunità di crescita per gli omosex, abbiamo pensato di dedicare
questo incontro proprio a lesbiche e gay di queste aree. Intendiamo
riprendere il modello di Agape che stimola le persone a confrontarsi
con l'altro e a indagare le diverse dimensioni della propria esistenza,
compresa quella della fede. Non a caso, lo staff che curerà le attività
dell'incontro è lo stesso che negli ultimi anni organizza il campo Fede
e omosessualità di Agape. Sarà un campo sul coming out degli
omosessuali credenti all'interno della Chiesa cattolica? Ci sono gruppi
di credenti omosessuali che hanno già fatto coming out nella Chiesa
cattolica, come ci sono gruppi che ancora non lo hanno fatto. Come per
il singolo credente omosessuale, la scelta è questione di tempo e di
maturità nella fede. Cosa significa per te, persona omosessuale e
credente, essere visibili? Spesso neghiamo la comunicazione di ciò che
siamo, di ciò che sentiamo e facciamo. Questa dimensione relazionale
riguarda in ugual misura noi stessi, gli altri e l'Altro che ci
trascende. Rendersi visibili, per me, significa maturare una percezione
consapevole di ciò che si è, nell'intento di prevenire la costruzione
di un falso sé, un sé non autentico, inadeguato e inevitabilmente
fallimentare. Può la fede incoraggiare una persona omosessuale
credente a dirsi? La visibilità nei confronti dell'Altro che ci
trascende - di Dio, per molti di noi - ci rimanda ancora al senso del
pudore e al tempo stesso dell'orgoglio di ciò che siamo,
dell'assunzione del limite e del mistero della nostra vita che trovano
proprio nell'invisibile il linguaggio e la dimensione più propri.

SERVIZIO DI: Pasquale Quaranta
FONTE: Gay.it
INVIATO DA: mailinglist@sharkmirc.net

24 febbraio 2006

news 23 febbraio - seconda parte

VALORIZZIAMO TUTTE LE RISORSE DELL’UNIONE E DELLA ROSA NEL PUGNO
Facciamo appello alla Rosa nel Pugno e all’Unione affinché sia
considerata con allarme e senso di responsabilità una situazione che
vede molti cittadini smarriti e incerti a pochi giorni dalla
consultazione elettorale. In particolare riteniamo che il programma
che diffonderà tra la gente l’Unione non deve offrire in alcun modo
punti di incertezza o di mancanza di obiettivi importanti come la TAV ,
la regolamentazione dei rapporti di convivenza o il finanziamento della
scuola privata. Si dica, piuttosto, che su alcune questioni vi sarà un
confronto e una votazione libera ma rispetto all’elettorato ciò deve
essere detto prima delle elezioni. Così come riteniamo che si debbe fin
d’ora chiudere la porta ad ogni forma di estremismo. L’elettorato di
centro sinistra o potenzialmente tale è smarrito nel constatare che in
questa fase tra le rappresentanze politiche dell’Unione e della Rosa
nel Pugno anziché valorizzare come si dovrebbe tutti gli apporti si
preferisce creare degli sbarramenti pregiudiziali come nei confronti
delle liste Cittadini per il Pesidente da parte dell’Unione o dei
Socialisti di Craxi da parte della Rosa nel Pugno. L’ideale di Partito
democratico che è alla base della nostra comune lotta deve saper
esprimere già in questa fase un’autorevolezza e un’apertura
responsabili. Apertura, capacità di autentico rinnovamento dei partiti
e della politica, potevano essere dimostrati affrontando in modo nuovo
e rispettoso della chiarezza nei confronti dell’elettorato. La stessa
vergognosa nuova legge elettorale. Legge che ha dato una nuova vitalità
alle oligarchie di partito, alle cooptazioni burocratiche, alla
coercizione della volontà dei cittadini. La Rosa nel Pugno avrebbe
potuto fare delle primarie e candidare solo i candidati con una
ragionevole possibilità di elezione. Sarebbe stato un segnale di
chiarezza e rispetto molto importante, tantapiù che vi sono tutti gli
elementi per guardare con ottimismo al risultato elettorale. Facciamo
appello davvero a tutti gli amici e compagni che hanno ruoli di
responsabilità in questa importantissima fase della storia del nostro
Paese a dare segnali di unità, senso di responsabilità e valorizzazione
di tutte le risorse.
Claudio Nicolini membro dell’Esecutivo Nazionale SDI-Rosa nel Pugno

Giuliano Boffardi membro della Direzione Nazionale SDI-Rosa nel Pugno

VIVERE (E MORIRE) CON DIGNITA’
«Libertà per liberare la vita» così si intitola un numero della
rivista radicale «Diritto e Libertà». Un titolo che riassume il senso
più profondo che ho cercato di attribuire a ciascuno dei desideri che
si agitano in me da quando in modo burrascoso, violento e sconvolgente
sopravvivo alla sclerosi laterale amiotrofica. Desideri che si dilatano
o si restringono, che vanno verso le persone e le cose del mondo o si
allontanano da esse. Non essendo io, né forte, né coraggioso,
riconoscendo i miei limiti e la mia finitezza, vorrei guardare il
futuro e al futuro con la consapevolezza di riuscire ancora a
trasportare altrove i miei sentimenti e le mie azioni. Queste ultime
sono doverose quanto mai necessarie. Così come è doveroso, quanto mai
necessario, creare, ricreare motivazione e partecipazione per tentare
di vincere il tempo delle ipocrisie, della mediocrità e della precarie
tà del diritto, della democrazia, della legalità. Vorrei davvero che
questo primo passo di riflessione e di proposizione di intenti che si è
appena compiuto a Fiuggi, orientasse tutti noi a ricercare trame di
conoscenza in chiave di ieri, contigue e continue, in chiave di domani.
Che possano le identità storiche, politiche, sociali e culturali di
ciascuno di noi, confluire in una nuova realtà, in un nuovo imperioso
progetto politico. Per me la battaglia di «libertà per liberare la
vita» sta divenendo ancor più difficile, al limite del possibile quando
il respiro diviene più corto, quando momenti di difficoltà respiratoria
o dispnea soprattutto durante la notte, impediscono un adeguato scambio
di aria, perché è compromessa la funzione dei muscoli respiratori,
perché la malattia fa diminuire, il livello di ossigeno nel sangue e
aumentare quello della anidride carbonica. Il mio neurologo mi ha
suggerito di pianificare, se decidessi di protrarre la mia esistenz a,
l'intervento di tracheotomia, l'intervento che consente ad una persona
di vivere attaccata ad un ventilatore meccanico. Il discorso mi è
sembrato semplice. Non so come sia vivere per mezzo di una macchina.
La morte si sa è una realtà che appartiene all'esistenza e al vivere,
imprescindibile, in qualche modo rimossa e negata dalla società
italiana, dove il morire, l'ars vivendi la morte, è vissuto come fatto
emotivo esclusivamente personale ed isolato. È difficile dunque,
parlare con libera franchezza, con libertà, della morte, non per
esorcizzarla o per svelarne il mistero se un mistero della morte
esiste, quanto piuttosto come questione sociale, come problema politico
laddove il morire è legato a condizioni estreme di dolore e sofferenze,
intollerabili. L'eutanasia deve porsi al centro del dibattito sociale.
Ecco dunque il diritto alla dignità del morire, il riconoscimento del
diritto di morire dignitosamente, il riconoscimento della volontà de l
morente, libera, autentica volontà assunta come norma che preveda e
garantisca, la manifestazione della coscienza di ciascuno di noi, che
non esprima altro significato se non quello intimamente voluto. Per
quanto riguarda la semplicità e la logicità del discorso del mio
neurologo circa la ventilazione invasiva, non mi fa sentire affatto
tranquillo. La scelta, qualunque sia, è una scelta di sofferenza, di
dolore e forse per la prima volta di estremo coraggio. Vi parlo dalla
mia casa in Orvieto. Da qui voglio annunciare che il Quarto Congresso
dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica
si terrà proprio ad Orvieto dal 2 al 4 dicembre 2005. La scelta della
mia città natale, dove vivo non è casuale o semplicemente legata alle
mie attuali condizioni di salute sebbene riguardano oggi una capacità
respiratoria compromessa e a rischio.
Ho scelto la mia città perché la battaglia per la libertà, pe r
liberare la mia vita, per darci e dare una speranza a milioni di
malati, per la difesa dei diritti dei deboli e degli oppressi, di chi è
senza voce, è iniziata per me qui, quando ancora le mie mani potevano
azionare una leva che mi consentiva di "viaggiare" in aperta campagna
su di uno scooter elettrico per disabili. Un viaggio dove i sogni di un
uomo giovane e libero, ancora vivo, si sono infranti, ma dov'anche ho
iniziato a costruire o meglio a ricomporre i pezzi di un io a volte a
me sconosciuto, per un nuovo me stesso e ha percorrere la strada che
voi tutti conoscete. Questo anno festeggio il mio decimo anno di lotta
alla sclerosi laterale amiotrofica e non potevo che ricostruirla e
rigenerarla in un luogo che ho visto per un po' di tempo terra estranea
e straniera. Concludo con alcune parole di Jacques de Bourbon Busset:
non occorre «divinare l'avvenire probabile, ma preparare l'avvenire
auspicabile, e procedere anche più oltre: sforzars i di rendere
probabile l'avvenire auspicabile». Se davvero riuscissimo a rendere
possibile, il futuro desiderabile, il progetto politico augurabile, il
Paese ne uscirebbe forte in termini di legalità, di democrazia, di
rispetto e di riconoscimento di diritti civili, ne uscirebbe rafforzato
in termini di uguaglianza nel combattere ogni forma di oppressione e di
ingiustizia, di integralismo e di fondamentalismo, per una sorta di
morale della responsabilità per laici e credenti.

Luca Coscioni 25.09.2005

INVIATO DA: Alba Montori Gaya CsF

STUPRO IN CASSAZIONE MOBILITIAMOCI!
Strano questo nostro sistema che giudica “plagio” un rapporto di
coppia consenziente tra una donna adulta ed un ragazzo minorenne e
minimizza invece lo stupro, perpetrato ai danni di una ragazzina da un
adulto, perché la “vittima” non era Più VERGINE. E la volontà della
ragazzina? Il suo innegabile diritto di dire “NO”? Eh già! I di lei
diritti si fermano, sempre e ancora, dove iniziano i di LUI diritti.
Storia vecchia ma che dobbiamo superare. Quando ho sentito la notizia,
più che da incredulità – so benissimo in che contesto vivo – sono stata
colta da panico. Ho pensato: ecco, ora gli uomini hanno un’ulteriore s
cusante - semmai ne avessero bisogno - per dirti che, in fondo, fare
sesso con loro, anche quando non vuoi, non è poi così grave e che non è
il caso di “fare tante storie” quando LUI ha voglia, specie se sei già
“iniziata”. Questa notizia, poi, mi coglie in un momento particolare
dato che qualche sera fa ho subito, fra le altre cose, l’ennesimo
tentativo di violenza – che, data la mia attività professionale, è
quanto dire…..! Dopo il varo della nuova normativa in materia di
stupro, che vanta anche un importante contributo “rosa”, mi aspettavo
che le cose sarebbero state un po’ più chiare in tema: pensavo,
ingenuamente, che si fosse passati oramai dalla concezione barbara e
fallocratica dello stupro come “disprezzo della morale” o come
“depauperamento del patrimonio del pater” alla concezione di stupro
come “danno alla persona”, danno alla donna auspicabilmente! Invece,
siamo costrette a subire l’alta pronuncia di un vile fallocrate
cassazionista che “valuta” la tutelabilità penale e peniena delle donne
- in tema di reati sessuali - in base alle “esperienze” che ella ha
avuto; una persona di sesso femminile riduce il proprio “valore” in
rapporto alle proprie esperienze sessuali; come dire, una donna tanto
più è “edotta” in materia di sesso-praticato meno deve fare storie di
fronte alla “legittima e comprensibile richiesta del maskio”. Questa
sentenza è, oltre che un abominio, UN INCETIVO ALLO STURPO! La
verginità, l’integrità dell’imene, che prima erano a tutela del
patrimonio e della dignità maskile, ritornano di moda come metro di
misura della tutela, del valore e della considerazione della persona
donna quando ella “pretenda” di chiedere il LEGITTIMO ed INNEGABILE
rispetto della propria sessualità e del proprio diritto di dire “NO”.
Questo sono ancora le donne: VERGINITA’ ED IMENI; tanto più ne hai – di
verginità e di imene integra – tanto più sarai soggetto tutelabile (e
tutelato?). Lo saprà, secondo voi, un uomo medio cosa vuol dire per una
donn a subire uno stupro, o un tentativo di stupro, anche se ella è già
“edotta”? Io sono convinta di no. Questa sociocultura - ingiustamente,
colpevolmente e grazie a molte “insospettabili” connivenze - ancora
indottrina ad un tipo di sessualità dipendente dalla biologia
sessualcromosomica: distingue tra chi nasce con vulvo-vagina-ovaie da
chi nasce con pene-testicoli attribuendo - SOLTANTO IN BASE A CIO’ –
obblighi, diritti, pretese, garanzie, divieti, voglie e quant’altro. Ci
risiamo; dobbiamo ricominciare a spiegare tutto daccapo e…muoviamoci,
altrimenti non è assurdo prevedere che se qualcuno mi stuprerà ed io,
impazzendo, lo denunciassi, nella più rosea delle ipotesi potrei
ottenere una pronuncia tipo: PQM. Il povero sig. X è condannato a
risarcire il danno, alla puttana che ha fatto tante storie, liquidato
nella misura del prezzo che la reproba chiede solitamente a chi ha
voglia di accompagnarsi con lei. Dimenticando, o non considerando, che
ognuno di noi ha diritto di f are della propria sessualità CIO’ CHE
VUOLE, QUANDO VUOLE E CON CHI VUOLE con l’unico limite di non
danneggiare i terzi. E’ così difficile da capire? Non credo! Piuttosto
è difficile da accettare per un ….uomo. A tal proposito, un iudex, nei
civilissimi e democraticissimi USA, ha sentenziato – rigettando la
denuncia di una sex worker che aveva fatto arrestare il suo stupratore
- che “una prostituta non può sostenere di avere subito molestie
sessuali né stupro dato che la medesima esce di casa disponendosi già a
fare sesso con chiunque paghi per questo”. Altro che conquiste di
“genere”; è ancora viva e pulsante l’indicizzazione della donna
“libera”. Diciamolo chiaramente cosa subisce una donna quando – anche
“soltanto” – viene molestata sessualmente o quando subisce “solo” un
tentativo di stupro, quale che sia la propria “esperienza”: - la
superiorità fisica del “povero maskietto che abbiamo tentato”, è già di
per sé qualcosa che ci spaventa; - le violenze da costrizione fisica e
verbale che subiamo ogni volta che tentiamo di resistere alle
“legittime” e delicate avances del “povero maskietto che abbiamo
tentato”; - il dolore delle percosse per le nostre resistenze a non
farci trattare da luridi vespasiani; - il senso di umiliazione per
dovere subire le “legittime” voglie del “povero maskietto che abbiamo
tentato”; - la nausea di avere sopra il “povero maskietto che abbiamo
tentato”; - il dolore della penetrazione che ci siamo andate a
“cercare” e che ci siamo “meritate”; - le conseguenze psico-emotive e
sanitarie che ci fanno “compagnia” anche per molto tempo dopo che
abbiamo subito ciò che “ci siamo andate a cercare” e che “ci siamo
meritate”; - e chi più ne ha più ne metta. Lo capirà mai, un uomo, il
concetto dell’accondiscendenza della vittima all’atto di stupro? Capirà
mai egli che il panico, la paura di evitare il peggio possono
“determinare” condizioni di “condiscendenza” da parte della vittima che
si “fa stuprare volontariamente” per subire il minimo danno? Si,
urliamolo forte il nostro senso di disgusto e la nostra ribellione
contro quest’ennesima pronuncia; diciamolo in maniera tale che lo
sentano forte e chiaro che non siamo più disposte a farci considerare e
trattare come oggetti di piacere dai superiori fallocratizzati che
“vanno compresi nelle loro voglie bestiali” specie se siamo già
“edotte” sessualmente; andiamo sotto la Cassazione a manifestare contro
la fallocrazia ed i suoi fedeli “penuti” che, lo sanno tutti, sono in
pienissima attività negli alti posti di comando e di direzione del
nostro sistema; andiamo a dire a quest’ALTA CORTE che è da abietti
pronunciare certe assurdità travestite da sentenze e che non si
violenta impunemente la dignità di TUTTE LE DONNE. BASTA SUBIRE
SILENTI! BASTA CON LA MINIMIZZAZIONE DELLO STUPRO!

Maria Ornella Serpa
Co.Di.Pe.P. – ROMA (Coordinamento per la Difesa delle Persone
Prostitute)

INVIATO DA: Alba Montori Gaya CsF

23 febbraio 2006

news 23 febbraio - terza parte

LA POLEMICA di Piero Sansonetti
Il ministro degli esteri dovrebbe intanto costituirsi in Giamaica dove
ha violato una legge simile alla legge Fini. Che prevede il carcere.
Poi venga a Liberazione e ci facciamo uno spinello
Fini, una buona canna te la offriamo noi
La legge che punisce con il carcere i consumatori di spinelli – che
sarà approvata martedì o mercoledì dal Parlamento italiano – è una
legge fascista. Questo, ormai, mi sembra assodato. L’ha voluta con
tutte le sue forze Gianfranco Fini, probabilmente come omaggio al
proprio passato mussoliniano, più volte rinnegato in questo decennio ma
che deve avere ancora un posto d’onore in qualche angolo della sua
anima. L’ha voluta, questa legge, e imposta, forse anche in urto con
le sensibilità e le opinioni di pezzi liberali della sua maggioranza,
di settori cattolici “folliniani” e persino di qualche spezzone
leghista, che del vecchio regime fascista apprezza il razzismo ma non
del tutto l’illiberalità. Sia ben chiara una cosa: che questo governo
abbia preparato una legge fascista ( o più di una legge fascista, per
esempio, scrivevamo nei giorni scorsi , quella “ammazza-ladri” di
Calderoni e la legge contro gli immigrati scritta da Bossi e dallo
stesso Fini ) non vuol dire che sia un governo fascista ( non ho mai
provato trasporto per quelle polemiche sul “regime” che mi sono sempre
sembrate un po’ propagandistiche…). Per esempio, se andiamo all’estero,
scopriamo che una legge simile a quella voluta da Fini c’è in Giamaica,
e certamente la Giamaica non è un paese fascista (credo che governi una
coalizione di centrosinistra ). Il problema, però, è questo. Fini è un
uomo d’ordine. Sicuro. Più di Cofferati tiene alla legalità e al
rigore: se c’è una legge – dice – o la si cambia o la si rispetta;
tutti la devono rispettare, chi non la rispetta deve pagare. Come deve
pagare ? Se la legge dice con una multa sarà una multa, se dice carcere
sarà carcere. Fini ha confessato alla tv italiana ( a Fabio Fazio,
sulla terza rete), che lui ha fumato uno spinello in Giamaica. In
Giamaica, chi fuma spinelli – dicevamo –viene punito col carcere, così
come dal mese prossimo sarà anche in Italia. Fini a questo punto ha il
dovere morale di costituirsi alle autorità giamaicane: altrimenti che
esempio dà ai nostri ragazzi che, in suo nome, saranno perseguitati per
un grammo di hashish o di marijuana ? Naturalmente, come ha fatto
Previti per vari scandali italiani, e come ha fatto lo stesso
Berlusconi per un certo numero di reatucci finanziari, si può invocare
la prescrizione. Noi non sappiamo dopo quanti anni in Giamaica scatti
la prescrizione, ci informeremo, però, intanto, ci sembra doveroso
pretendere che Fini si presenti all’autorità di polizia giamaicana, si
dichiari a loro disposizione e chieda, eventualmente, in attesa di
processo o di prescrizione, la libertà provvisoria sotto cauzione. Poi
c’è un’altra questione. Quella dei tre giorni , dopo lo spinello, che
Fini ha passato rintronato peggio che se si fosse inghiottito un etto
di Lsd. La cosa è strana. Non risulta che uno spinello possa avere un
effetto (per altro molto modesto) superiore alle due o tre ore. O c’è
un problema di debolezza di Fini (ma lo escludiamo: oltretutto a quell’
epoca Fini era ancora fascista e quindi pronto a spezzarsi ma mai a
piegarsi; non poteva certo essere un deboluccio…9 o i giamaicani chissà
cosa gli hanno rifilato. Come si dice a Roma quando uno la spara
grossa: “cambia spacciatore!”. Comunque la prossima volta che vuole
farsi una buona canna, Fini, venga da noi. Gli offriremo una cosa buona
e non troppo forte. Lei se la fuma, se ne sta tranquillo un paio di
ore, e poi si presenta direttamente alla polizia di Castro Pretorio,
che è qui, vicinissima, e sono anche molto gentili. ( Noi invece ci
fumeremo lo spinello con lei e poi però non ci costituiremo, perché
siamo disobbedienti e ci piace l’illegalità).

FONTE: Liberazione di sabato 4 febbraio 2006
INVIATO DA: Anna Maria Angelitti Gaya CsF

Robert Stephenson
Baden-Powell
22 febbraio 1857 - 8 gennaio 1941


Oggi nasce un personaggio a lungo famoso ed amato da milioni di
persone in tutto il mondo. Vivesse ai giorni nostri, lo vedremmo in
prima serata, sul TG, e non proprio per essere esaltato.. Si tratta
dell´ufficiale britannico, Lord Robert Baden-Powell, fondatore dei Boy
Scouts (nel 1908). Ex-militare con esperienze in Africa, fu colonnello
di reggimento durante la guerra contro i Boeri (1899), partecipando
all'assedio di Mafeking, un sobborgo dimenticato da Dio e dagli uomini
che solo la sua abilita´ riusci´ a trasformare in episodio glorioso e
pietra miliare della sua carriera. E´ in questa occasione che avvenne
un fatto sconcertante (vista la fama che si fara´ piu´ tardi): l'uso di
bambini di 9-15 anni come portaordini per attraversare le linee
nemiche. Le perdite furono ingenti e le polemiche lo perseguiteranno a
lungo. Ma il suo non era puro sadismo, semplicemente, amava essere
circondato dai ragazzini. «La piu´ intensa relazione della sua vita»
comincio´ proprio qui, con un giovane ufficiale, Kenneth McLaren, che
lui chiamava semplicemente ragazzo. Quando questi venne catturato dai
Boeri, Powell offri´ i suoi prigionieri in cambio, dopodiche´ gli
mando´ un materasso per non farlo soffrire troppo durante
l'internamento. Passo´ buon parte della sua vita a studiare i movimenti
giovanili: la YMCA (1), i Figli di Daniel Boone (2 milioni di iscritti
negli USA), i Wandervoegel tedeschi, e tutti i racconti cavallereschi e
l'educazione greca confrontata all'educazione delle public schools
inglesi del suo tempo. Detestava le donne, anche fisicamente. Non aveva
simpatia per gli ebrei e cerco´ un accordo con i movimenti giovanili
nazisti. Si sposo´ alla venerabile eta´ di 55 anni perche´ lo
richiedevano le convenienze sociali, e si spinse fino ad avere tre
figli, ma per anni soffri´ di terribili mal di testa che,
miracolosamente, cessarono quando smise di dormire nello stesso letto
di sua moglie. Gli piacevano solo le immagini di bambini nudi, che
andava a vedere dall'amico Tod, un insegnante scapolo con l'hobby della
foto. Anche se nessuno ebbe mai il coraggio di attaccarlo personalmente
mentr´era in vita, i suoi amici e collaboratori andavano e venivano a
seconda delle denunce, a cominciare dal piu´ fedele di tutti, Robert
Patterson. (1) Young Men's Christian Association (Associazione
Cristiana dei Giovani). Organizzazione protestante fondata a Londra,
nel 1844, da George Williams, con scopi morali e culturali. Negli anni
Settanta, i "Village People" ci fecero su una famosissima canzone
("YMCA"). Ci sono altre ricorrenze, oggi. In particolare, nel 1732
nasceva George Washington, le cui amicizie con Alexander Hamilton ed il
generale francese Lafayette furono molto "chiacchierate". Nel 1788
nasceva (a Danzica) il filosofo Arthur Schopenhauer, che defini´ il
corpo femminile "mostruoso" e "orrendo" (chiedo scusa alle ragazze:
oggi non e´ il 7 marzo...!). Nel 1810 nasceva il compositore polacco
Fryderyk Franciszek Chopin. Nel 1970 la Metropolitan Community Church,
una chiesa cristiana gay di San Francisco, celebra la sua prima messa.
E, dulcis in fundo, il Sindaco di Roma, Francesco Rutelli, nomina il
presidente del circolo Mario Mieli, Vanni Piccolo, suo rappresentante
presso la comunità varia (correva l´anno 1994...).
Massimo Consoli

LETTERA APERTA AGLI ITALIANI
Roma lì 22 febbraio 2006
Cari connazionali vi chiediamo solidarietà. Sappiamo che chi non vive
la disabilità non conosce i problemi che essa comporta perché anche
noi, prima, ignoravamo tali problematiche. Le istituzioni, però,
conoscono i nostri problemi e, spesso, al posto di aiutarci ci
ostacolano. In Italia esistono 2 mondi che vivono paralleli tra loro:
il mondo della disabilità e quello dei “normodotati”. Il 70% delle
famiglie italiane vive la “normalità” mentre il 30% delle famiglie
italiane vive nel mondo della disabilità. CHIEDETE INSIEME A NOI, AI
LEADER DEI PARTITI POLITICI ITALIANI, DI AFFRONTARE GLI ARGOMENTI
RELATIVI ALLA DISABILITA’. Scarichiamo dal sito internet www.
sindacatosfida.it la lettera aperta e la locandina con gli 11 punti che
riguardano la disabilità. STAMPIAMOLE, FACCIAMO LE FOTOCOPIE E
DIVULGHIAMOLE. Di seguito sono riportate, brevemente, le storie di vita
di tre famiglie ITALIANE. Per motivi di privacy daremo dei nomi
simbolici. Emanuele (Torino): ha 4 anni e tre fratelli. Ha la spina
bifida, idrocefalo derivato e la tracheotomia. Durante la notte respira
grazie a un ventilatore polmonare mentre di giorno è attaccato
all'ossigeno. Ha una cannula venosa, non parla, non ha il controllo
sfinterico ed è alimentato con la PEG (sondino allo stomaco). Il comune
di Torino assicura 3 ore di assistenza al giorno e la mamma, per
aiutare Emanuele, usufruisce del congedo retribuito (per 2 anni)
consentito dalla legge per i genitori con figli in condizioni di
gravità che scade a settembre. A dare sostegno alla famiglia sono i
volontari dell’associazione CLAUDIA BOTTIGELLI. Cosa farà la mamma di
Emanuele a settembre che scadono i 2 anni di congedo? MADDALENA
(provincia di Benevento): ha 14 anni ed è cerebrolesa dalla nascita per
problemi insorti durante il parto. Il 10 febbraio 2005 ha avuto una
crisi respiratoria. Maddalena per vivere ha bisogno di un’alimentazione
enterale tramite sondino nasogastrico e pompa nutrizionale, una
ventilazione tramite respiratore meccanico e ossigenoterapia 24/24 ore,
rilevazione dati ossigenazione e frequenza cardiaca tramite
ossipulsimetro. Attualmente viene seguita a domicilio dai medici
rianimatori di Foggia per due accessi settimanali e assistenza
infermieristica di “solo 2 ore giornaliere” da infermieri convenzionati
con l’ASL BN1. La madre da sola non c’è la fa a seguire Maddalena e il
papà è in congedo per assistere la figlia. Cosa farà il papà di
Maddalena allo scadere dei 2 anni di congedo? MARIA (provincia di
Foggia): ha 26 anni. All’età di 12 anni, in pieno benessere, ha avuto
un’emorragia cerebrale che la fa vivere in coma vigile e la madre per
poterla accudire si è licenziata dal lavoro. Maria è alimentata con la
PEG (sondino allo stomaco), non parla, non ha il controllo sfinterico e
necessita di assistenza continua. La sorella vive fuori provincia, per
motivi di lavoro, e la madre a dicembre ha subito un intervento
chirurgico e da sola non riesce più ad accudire Maria. Attualmente la
provincia di Foggia assicura 2 ore di assistenza dal lunedì al venerdì
e la ASL assicura 1 ora di fisioterapia al giorno. Il papà di Maria è
in congedo per assistere la figlia. Cosa farà il papà di Maria allo
scadere dei 2 anni di congedo?

Il segretario nazionale ing. Andrea RICCIARDI

S F I D A Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità
Via A. Torlonia n. 6 00161 ROMA
www.sindacatosfida.it tel. 3336307652 fax. 0882-991017 e-mail:
infosfida@tin.it
INVIATO DA: Anna Maria Angelitti Gaya CsF

news 23 febbraio

M.I.T ROMA
Il MIT esprime il suo cordoglio per l’infausta notizia della scomparsa
del compianto amico Luca Coscioni. L’inestimabile perdita di un amico
carissimo e di un così affettuoso e fervente sostenitore dei diritti
più elementari della persone, quali il diritto ad una vita dignitosa ed
alla salute, lascia un senso di incolmabile vuoto oltre che un segno di
profondo dolore. Auspichiamo che l’insegnamento e l’impegno profuso da
Luca, nella sua lunga e faticosa lotta, non vengano vanificati dalla
sua prematura scomparsa e che quanti ancora resistono, con falsate idee
moraliste, a quegli avanzamenti culturali e scientifici utili alla vita
delle persone, guardino con fattivo interesse all’esperienza ed all’
inestimabile patrimonio lasciatoci dal carissimo Luca. Grazie Luca, per
il tuo coraggioso impegno e per il tuo fulgido insegnamento.

Maria Ornella Serpa
MIT ROMA
c/o Circolo di Cultura Omosessuale "Mario Mieli"
Via Efeso, 2/a
ROMA

Linea Amica Trans: 065413985 – ogni lunedì dalle ore 17.00 alle ore
19.00
Riunione in sede presso i locali del Circolo M. Mieli Roma Via Efeso,
2/A – ogni lunedì
dalle ore 17.00 alle ore 19.00
Per urgenze: Ornella 3471847469
e.mail: mit.roma@libero.it

LA PAROLA A LUCA COSCIONI
Nel 2001, cercai Luca Coscioni per fargli una intervista da pubblicare
sul giornale on line a cui collaboro.
Erano gli albori dell'impegno di Luca Coscioni nella politica attiva,
erano i tempi dell'unica mobilità fisica rimastagli in un dito per
poter battere al computer, poi perse anche quella e si esprimeva con
gli occhi. Sentendo le sue idee che esprimeva tramite il
sentitatizzatore vocale, provai l'orgoglio di essere tra i primi,
quando giornali, tv e radio, tranne Radio radicale, gli negavano ogni
tipo di accesso, a dargli la possibilità di divulgare le sue idee
scientifiche. Oggi, che un giovane di 39 anni ha perso la sua preziosa
vita, e che l'Italia ha perso un prezioso e serio scienziato a causa
della battaglia di inciviltà condotta da una minoranza oscurantista e
di pessima qualità politica, sono commossa ed orgogliosa di rinnovare e
riportare in vita l'appello e la testimonianza di un valore sociale,
umano e politico quale era Luca Coscioni Presidente di Radicali
Italiani della Rosa nel Pugno. info@associazionecoscioni.org
Giovane Uomo, Scienziato e Politico che la politica giurassica di
destra e di sinistra ha voluto umiliare in tutti i modi. Vergogna.

Giuliana D'Olcese

Una battaglia di civiltà - Embrioni nella spazzatura? Nò, salvino
milioni di vite umane.
di Luca Coscioni
http://www.virusilgiornaleonline.com/diritti_17.htm
Fare politica, quando ci si trova su di una sedia a rotelle è molto
difficile. - Può sembrare addirittura impossibile, se per comunicare si
è anche costretti, come nel mio caso, ad utilizzare un sintetizzatore
vocale ed un computer portatile. Tuttavia, sono convinto che la forza
delle idee, alla fine, è sempre vincente e, soprattutto, inarrestabile.
La battaglia radicale per la libertà di ricerca scientifica, alla quale
sto dando corpo e voce con Emma Bonino e Marco Pannella è per tutto
questo. Le cellule staminali sono cellule ancora indifferenziate,
caratteristiche degli embrioni, ma presenti in quantità limitata anche
negli organi adulti. Per ragioni non ancora note, le cellule staminali,
una volta inserite, ad esempio, nel sistema nervoso, sono
irresistibilmente attratte dai punti, come le aree di lesioni o di
degenerazione, aree nelle quali c'è più bisogno di loro. Una volta
arrivate a destinazione, tali cel