07 agosto 2006

news 7 agosto

Il gruppo Gaya sta lavorando ad una serie di eventi a carattere locale e nazionale e ha bisogno di un piccolo aiuto economico da parte di tutti gli utenti. Chiunque voglia, può fare delle donazioni in denaro (non è importante la cifra, da un centesimo in su, va tutto bene), inviando vaglia postale all’indirizzo della Presidente: Carla Liberatore – Via Capo il Muro N° 2 – 67010 – Coppito – L’Aquila. Oppure potete fare il versamento tramite bonifico bancario
sul conto corrente N° 13603 – ABI 08327 – CAB – 03600 – CODICE CYN “I”
intestato a Carla Liberatore. E’ importante specificare la causale sul
vaglia o sul bonifico con la seguente dicitura: “Contributo per Gaya
CsF”. Grazie a tutti.

Nonostante il rallentamento nell’invio dei notiziari dovuto dal
periodo di vacanza, continueremo almeno una volta a settimana a tenervi
aggiornati. Un augurio a tutti di buone vacanze e come sempre di
Buena Vida.
Gaya CsF

NOTIZIARIO GAYA CsF
7 AGOSTO 2006

CONVOCAZIONE DEGLI STATI GENERALI
Roma, 4 agosto 2006
Carissimi, come era stato da più parti auspicato durante le riunioni
del Coordinamento del RomaPride 2006, le Associazioni glbt romane
ritengono sia giunto il momento per una seria e concreta riflessione di
tutto il movimento glbt italiano, che si interroghi sulle posizioni
politiche che sono emerse nel corso del 2006, in un sincero e
costruttivo confronto che comprenda tutt*. Pensiamo anche che questa
necessità, da noi avvertita, sia peraltro sentita e auspicata da più
parti, viste anche le esperienze positive delle manifestazioni di quest’
anno (TuttiInPacs, No Vat, il Torino Pride e il Roma Pride) e gli
scambi interessanti di idee e proposte avvenuti sotto varie forme nel
corso di tutto l’anno. Per questo motivo proponiamo a tutte le realtà
glbt italiane una vera e propria “convocazione” degli Stati Generali
per sabato 30 settembre 2006 a Roma. Ci auspichiamo la partecipazione
di tutt* affinché si rifletta sui contenuti politici che il movimento
vuole porsi in maniera unitaria e sui prossimi appuntamenti che ci
attendono per il 2007, tra i quali di fondamentale importanza il Pride.
Restiamo in attesa di una vostra conferma di adesione all’iniziativa.
Un cordiale saluto a tutti. Il Comitato Promotore Romano: Arcitrans
Roma, Cgil Ufficio Nuovi Diritti Roma e Lazio, Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli, Comog Lazio, Comitato Etero Pro Omo, DiGay
Project, Epicentro Ursino Romano, Gay Roma, Gruppo Pesce Roma, Leather
Club Roma, No God, Refo. P.S. Tutte le Associazioni che vogliono
aderire possono inviare conferma all’e-mail info@mariomieli.org . Il
Circolo Mario Mieli si farà carico di raccogliere e rigirare le
adesioni al Comitato Promotore Romano e a tutte le associazioni glbt
italiane.

ANCHE A ROMA
IL DINIEGO
PER LA COPPIA GAY
LATINA — Anche da Roma arriva il diniego di trascrizione per la coppia
gay
di Latina, balzata alla ribalta, dopo il matrimonio celebrato in
Olanda, a l’Aja il 1° giugno 2002. La Corte d’appello della capitale si
è pronunciata sull’istanza presentata dal legale dei giovani, l’
avvocato Alessandro Mariani, che impugnava la sentenza di primo grado
emessa dal Tribunale di Latina. «La trascrizione del matrimonio non può
considerarsi un atto dovuto -recita così la sentenza emessa il 13
luglio dalla Corte d’Appello, ma solo ieri resa nota al pubblico - il
rifiuto opposto dall’ufficiale dello stato civile del comune di Latina
è legittimo». La Corte ha spiegato: «solo alcuni
Stati europei hanno sancito il diritto al matrimonio indipendentemente
dal
sesso dei nubendi».
FONTE Nicolino Tosoni niconico84@hotmail.com
INVIATO DA Alba Montori

MANIFESTAZIONE:
ORGOGLIOSO ANTIFASCISMO
Lo scorso 28 giugno un manipolo di neofascisti appartenenti per lo più
a Forza Nuova, ma anche a Fiamma Tricolore, cercava di impedire lo
svolgimento del Catania Pride 2006, bloccando il corteo lungo la via
Etnea. Nonostante il presidio di Forza Nuova fosse armato e non
autorizzato, le forze dell'ordine, con l'assenso del prefetto, del
questore e dei più alti dirigenti della DIGOS, non facevano nulla per
disperderlo e invitavano viceversa i manifestanti, intervenuti numerosi
al Pride, a sciogliere il corteo e ad andare via in ordine sparso. Solo
la determinazione delle compagne e dei compagni consentiva alla
manifestazione, dopo più di un'ora, di ripartire. Quanto accaduto è
l'ultimo, ma forse politicamente il più grave, episodio di violenza
perpetuato dai neofascisti nella nostra città. I pestaggi, le
aggressioni, l'intolleranza, gli accoltellamenti, la propaganda
dell'odio razziale e dell'omofobia rappresentano, e hanno sempre
rappresentato, l'unica pratica politica dei fascisti a Catania, come in
tutta Italia. L'azione del 28 giugno rappresenta tuttavia un gravissimo
salto di qualità dell’azione squadrista del nostro Paese, che mette in
luce un disegno criminale fascista contro gay, lesbiche e transessuali.
È infatti allarmante che venga consentito a chi non dovrebbe avere
alcuna legittimazione politica di ostacolare lo svolgimento di una
libera manifestazione che rivendicava diritti, libertà, pace e
uguaglianza. Allarmante perché i fatti del 28 a Catania rappresentano
simbolicamente l'epilogo di un processo che ha visto in questi anni i
neofascisti agire liberamente su tutto il nostro territorio,
soprattutto grazie alla strumentale impunità di cui hanno goduto e al
complice silenzio delle istituzioni, che hanno nascosto all'opinione
pubblica gli omicidi, gli incendi e la storica e strutturale connivenza
del fascismo in Italia con le peggiori forme di criminalità
organizzata, che ha avuto una drammatica testimonianza nell'eccidio di
Portella della Ginestra, dove fascisti e mafiosi spararono sui
lavoratori. Non ci stupisce che il potere clericale e la borghesia
bigotta e reazionaria stiano dalla parte di chi vuole impedire il
diritto all'autodeterminazione delle scelte sessuali e degli stili di
vita. Non ci sorprende che l'ordine capitalistico ancora oggi si serva
dei neofascisti come strumento di repressione del conflitto sociale e
come strumento per una propaganda populista utile a distogliere
l'attenzione dal disagio, lo sfruttamento, la precarietà, la
disoccupazione, per alimentare odio e paura verso ogni forma di
diversità. Noi non possiamo però in alcun modo accettare che la nostra
agibilità politica venga messa a rischio da chi è stato già sconfitto
dalla Resistenza, dalle lotte dei lavoratori e dalle battaglie
femministe. Non possiamo più subire nessuna politica di tolleranza e,
nei casi più gravi, di connivenza con la violenza neofascista. Non
vogliamo, e non dobbiamo, chinarci di fronte alla brutale e cieca
repressione che colpisce tutte e tutti i militanti antifascisti e che
ha trovato una drammatica espressione nella vergognosa sentenza del
Tribunale di Milano con la quale 19 compagni, da 4 mesi in carcere e
per l'accusa farsa di concorso morale in devastazione e saccheggio,
venivano condannati a 4 anni di reclusione per aver partecipato al
presidio dell'11 marzo contro il corteo di Fiamma Tricolore. Per queste
ragioni vi invitiamo a partecipare al corteo nazionale antifascista del
16 settembre a Catania, quando scenderemo in piazza: - contro ogni
fascismo e contro ogni revisionismo; - contro l'intolleranza razziale,
di genere e di orientamento sessuale; - contro la repressione delle
lotte; - contro tutte le guerre; - contro tutte le destre xenofobe e
razziste, dalla Lega ed Alleanza Nazionale a Forza Nuova; - contro la
disoccupazione, lo sfruttamento e la precarietà, perché antifascismo
vuol dire innanzitutto stare in prima linea nella battaglie sociali; -
per rivendicare il diritto di tutte e tutti alla propria libertà
sessuale; - per denunciare pubblicamente la connivenza tra destra
istituzionale, mafia e squadrismo neofascista; - per denunciare la
gestione liberticida dell'ordine pubblico da parte delle forze
dell'ordine e l'infiltrazione neofascista in molti settori
dell'esercito e della polizia, come la tragica repressione a Genova 5
anni fa ha dimostrato; - per un mondo senza barriere e per la libera
circolazione di tutte e tutti; - per l'abrogazione di tutte le leggi
razziste come la Bossi-Fini (senza ritornare alla Turco-Napolitano) e
la chiusura di tutti i CPT; - per la libertà di tutte e tutti le/i
compagne/i antifascisti; - per lo scioglimento di tutte le formazioni
neofasciste; - per riaffermare il diritto di tutte e tutti di essere
sempre orgogliosamente antifasciste/i. Comitato promotore Catania
antifascista
Open Mind - Centro di iniziativa GLBT
via Gargano, 33 - Catania
tel. 095.532685 - www.openmind.too.it
email: opencatania@tiscali.it

RISPOSTA DI OPEN MIND CATANIA
ALLA LETTERA DI
SERGIO LO GIUDICE
Egregio Presidente Arcigay Nazionale, desideriamo innanzitutto
precisare che i nostri documenti politici e le nostre iniziative sono
sempre inviati all'Associazione di cui lei è Presidente, all'indirizzo
mail info@arcigay.it. Ci rincresce sapere che lei non li abbia
ricevuti, aggiungeremo l'attuale recapito al nostro indirizzario.
Brevemente vogliamo rispondere alle sue osservazioni riguardo la
lettera aperta che naturalmente abbiamo spedito al suo naturale
mittente. Il carteggio fra il signor Lorenzo Canale ed il Pegaso's,
nella persona del dottor Caloggero lei lo considera uno scambio privato
su fatti politici. Ci riesce incomprensibile, dottore Lo Giudice,
pensare che privatamente si possa pensare all'Open Mind come feccia e
pubblicamente volerci collaborare. L'adesione del Pegaso's alla
manifestazione nazionale antifascista del 16 settembre a Catania è
stata messa perchè certamente la piazza è di tutt*, ma continuiamo a
ritenerla inattendibile ed inopportuna. La vicinanza del Pegaso's con
il vice sindaco di Catania non è affatto conseguenza della carica
istituzionale che l'avvocato Giuseppe Arena , di Alleanza Nazionale ,
ricopre in questi anni, ma è una passione di lunga data. In una nostra
lettera del 21 aprile 2000 , avevamo segnalato proprio a lei, dott. Lo
Giudice , che il Pegaso's affiliato Arcigay sosteneva pubblicamente la
campagna elettorale di un candidato di Alleanza Nazionale nella persona
di Giuseppe Arena. Per quanto riguarda il sostegno alla campagna
elettorale di Rita Borsellino, non ci stupisce, dato il modo di
procedere che lei , fra l'altro, condivide. Privatamente si ha
un'opinione, pubblicamente se ne esprime un'altra. Egregio presidente,
la trasversalità non ci appartiene come pratica politica e per noi il
politico è personale, pratica che il movimento femminista ha insegnato
a tutt*, e di cui lei in diverse occasioni ne ha riconosciuto il
valore. Le porgiamo i nostri saluti e le auguriamo buon lavoro.
Catania, 31 luglio 2006
Sara Crescimone

INTERVISTA SU “LA PADANIA”
Roma, 4 agosto 2006, venerdi’
Ieri e’ apparsa, sul quotidiano “La Padania”, una mia intervista, all’
interno di un servizio su due pagine (piu’ un richiamo in prima)
relativamente a Cuba e alla successione a Fidel Castro. Ve lo
ripropongo qui di seguito. Approfitto dell’occasione per comunicarvi
che il 31 luglio sono diventato nonno per la seconda volta. Buona
lettura, Massimo Consoli.
“La Padania”, 3 Agosto 2006, giovedi’, pag. 11 Intervista allo storico
Massimo Consoli
Ma Raul e’ davvero gay? Li deporto’ ai lavori forzati L’ipotesi pare
assurda, e’ sposato con 4 figli. Ma secondo l’esperto: «Se cosi’ fosse
non lo dichiarerebbe mai. Fu lui il regista della repressione degli
omosessuali, insieme a tutti gli altri devianti ritenuti antisociali»
Roma - Dopo l’avvicendamento fra Fidel e Raul Castro si sono rinnovate
le voci secondo cui il fratello del lider maximo sarebbe omosessuale.
- Su la Repubblica e’ perfino apparso il curioso appello del ds Franco
Grillini, esponente dell’Arcigay: «Se Raul e’ gay, lo ammetta e
migliori la condizione degli omosessuali a Cuba». La questione e’ pero’
molto controversa poiche’ non esiste uno straccio di prova, ma
soltanto chiacchiere. Le presunte indiscrezioni ci paiono inoltre tanto
piu’ assurde quanto piu’ si considera che Raul vanta 45 anni di felice
matrimonio con l’amata moglie Vilma Espin Gullois. Insieme hanno avuto
ben 4 figli. Comunque, se per ipotesi fosse vero, si paleserebbe una
smaccata contraddizione fra la condotta di Raul e la repressione, da
lui stesso organizzata, dei gay cubani, rinchiusi nei cosiddetti UMAP,
in pratica i corrispettivi castristi dei ben noti gulag sovietici. Non
ha bisogno invece di conferme un’altra contraddizione, quella interna
all’ideologismo di sinistra, che nella sua storia e’ balzato dalla
repressione dei gay a esagerazioni nella direzione opposta, come il
propugnare per gli stessi matrimoni e adozioni. Sentiamo cosa dice lo
storico Massimo Consoli, specialista nel campo. - Sig. Consoli, quanto
sono fondate le voci che indicano Raul omosessuale? «Siamo fermi al
chiacchericcio, al pettegolezzo. Tra le fonti possiamo ricordare Allen
Young nel suo libro “Gay under the revolution”. Ma soprattutto lo
scrittore Allen Ginsberg, che era stato invitato all’Avana nel 1965 in
quanto simpatizzava per la rivoluzione. Ebbene, intervistato dalla Tv
cubana disse apertamente che Raul era omosessuale, col risultato che
venne cacciato subito dall’isola». - In effetti la rivoluzione cubana
ha sempre liquidato i gay come elementi antisociali, imprigionandoli
insieme agli oppositori. Cosa ci puo’ dire sull’apparato repressivo
organizzato proprio da Raul Castro? «In pratica si basava tutto sul
lavoro forzato. Determinante fu l’influenza dei sovietici. Raul in
persona si reco’ negli anni Sessanta in Bulgaria per imparare da quel
regime comunista i metodi piu’ efficaci di repressione. Voleva sapere
come i bulgari avessero ripulito le strade di Sofia dai gay. Nacquero
cosi’ a Cuba le UMAP, sigla di Unitades Militares de Ayudo a la
Produccion. Raccoglievano tutti quelli “accusados de ser vagos”, vale a
dire gli accusati di essere vaghi. Con questa espressione si
intendevano i devianti, gli asociali in genere e anche i gay. Molti
omosessuali internati provenivano dal mondo dell’arte e dello
spettacolo, in particolare dal balletto. Erano tutti costretti al
lavoro agricolo, a ore e ore di taglio della canna da zucchero sotto il
sole. A spingere Fidel Castro in questa direzione contribui’ anche la
situazione cubana precedente alla rivoluzione. Sotto il regime di
Batista l’isola era il bordello degli americani, che talvolta
adescavano non solo ragazze, ma anche ragazzi. Dopo la vittoria di
Castro, le donne furono recuperate, ma gli uomini furono considerati
colpevoli. Praticamente si confuse l’omosessualita’ in quanto tale con
la prostituzione maschile. Gia’ nel 1965, a pochi anni dalla
rivoluzione, le UMAP raccoglievano circa 45.000 prigionieri in numerose
fattorie isolate. E ci si poteva finire anche per delle denunce
anonime. Un prete che simpatizzava per il regime, Ernesto Cardenal,
riporto’ la testimonianza paradossale di un cattolico cubano di nome
Eugenio, secondo cui, in fondo le UMAP non erano poi cosi’ male.
Secondo lui, ma io non ci credo minimamente, gli omosessuali erano
particolarmente felici nei campi di concentramento perche’ “essere
cosi’ concentrati deve essere per loro un paradiso”. Lì gli omosessuali
sarebbero diventati ancora “piu’ omosessuali” e molti cominciarono a
“dipingersi la faccia”. In realta’ si assisteva a scene orribili,
perche’ tanti si suidicidavano impiccandosi, segno che non dovevano
essere affatto felici. Nelle forze armate cubane, inoltre, vigeva uno
stretto controllo, perche’ sui documenti personali dei militari
sospettati di essere omosessuali veniva stampigliata la sigla “B1”, che
stava appunto a significare che il soldato presentava magari
comportamenti effemminati. Le autorita’ cubane ovviamente hanno sempre
negato tutto. Ma voglio ricordare che questa realta’ era ben nota a
Giangiacomo Feltrinelli, che durante una cena con Castro protesto’
contro il dittatore. Gli rinfaccio’ che una politica del genere verso i
gay non era degna di una rivoluzione socialista».- Ma in Italia cosa si
sapeva di tutto cio’? «Poco o nulla. Io fui tra i primi, negli anni
Settanta, a denunciare questo lato del castrismo. Presentai un
reportage a “Speciale”, diretto da Rosanna Guerrini. Lei voleva
pubblicare il mio articolo, ma il suo caporedattore, che era comunista,
era contrario. Tanti altri giornali, come “Il Messaggero” me lo
rifiutarono. Il primo che riusci’ a parlare delle UMAP fu Valerio Riva
su “L’Espresso”. Poi usci’ il libro di Pierre Golendorf “Un comunista
prigioniero di Castro”, edito a Milano dalla SugarCo nel 1978. Oggi
dicono tutti che Castro e’ cattivo, ma allora era un’altra storia...» -
Per concludere, come commenta l’appello di Grillini a Raul Castro? «Chi
sta al potere non si sogna affatto di dichiararsi omosessuale e di
aiutare i gay». - Comunque, l’ipotesi di Raul Castro gay continua a
sembrarci cosi’ assurda... (M.M.)

NESSUNO TOCCHI CAINO
05.08.06
PAKISTAN. PIU’ DI 7.400 PERSONE NEL BRACCIO DELLA MORTE - 2 agosto
2006: sono più di 7.400 i prigionieri che – rinchiusi in 81 prigioni
pakistane – attendono di essere impiccati. Lo denuncia la Commissione
Diritti Umani del Pakistan (HRCP), precisando che tra i prigionieri dei
bracci della morte ci sono 36 donne. Nel solo Punjab, provincia più
popolosa del Pakistan, sono più di 5.000 i condannati in attesa di
essere giustiziati. Quest’anno – continua la HRCP – sono 253 le
persone finora condannate a morte, incluse tre donne. Sempre per l’anno
in corso, sono state finora effettuate 42 impiccagioni. I detenuti
pakistani, in particolare quelli del braccio della morte, vivono in
celle strette e sovraffollate e sono vittime di abusi. Le 812 celle dei
30 bracci della morte del Punjab sono di solito stanze di 2,7 per 3,6
metri con annesso un gabinetto circondato da un muretto alto un metro
circa. A volte, in queste celle sono ristrette fino a dodici persone.
Da tre a sei persone sono normalmente detenute in una cella singola.
ONU. CHIESTA AGLI USA MORATORIA SU CONDANNE CAPITALI - 28 luglio 2006:
il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha chiesto agli
Stati Uniti di adottare una moratoria sulle condanne a morte. Il
Comitato ha pubblicato un rapporto di 12 pagine sul rispetto da parte
Usa del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici del 1966,
chiedendo agli stessi Usa di ridurre il numero di reati punibili con la
pena capitale. Gli stessi Usa – dice il Comitato - dovrebbero
accertare se le condanne a morte vengano emesse con maggiore frequenza
nei confronti delle minoranze e delle persone povere, aggiungendo di
essere “preoccupato” per tutti gli studi che dimostrano questa
sproporzione. La missione Usa a Ginevra ha criticato il suddetto
rapporto, sostenendo che c’è un rapporto debole tra il Patto
Internazionale del 1966 e le richieste avanzate dall’organismo Onu. Gli
Stati Uniti hanno ratificato il Patto Internazionale nel 1992 con
diverse riserve e proprie interpretazioni del testo.
MOLDOVA. RATIFICATI PROTOCOLLI DI ABOLIZIONE DELLA PENA CAPITALE - 29
luglio 2006: il parlamento della Moldova ha ratificato il Secondo
Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e
Politici (per l'abolizione della pena di morte) ed il Tredicesimo
Protocollo alla Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani
e delle Libertà Fondamentali, relativo all'abolizione della pena di
morte in tutte le circostanze. Un rapporto della Commissione
parlamentare per la politica estera e l’integrazione europea precisa
che i suddetti protocolli sono stati ratificati sulla base dell’Action
Plan Moldova-Unione Europea, approvato nel dicembre 2004. La Moldova
ha abolito la pena di morte nel dicembre del 1995.
CINA. DUE GIUSTIZIATI PER FURTO DI PETROLIO - 29 luglio 2006: Ding
Hanqin e Luo Xingguo sono stati giustiziati nella provincia cinese del
Sichuan, dopo essere stati riconosciuti a capo di un’organizzazione
specializzata nel furto di petrolio. Per il Tribunale Intermedio del
Popolo di Guangyuan la banda – composta da otto persone -avrebbe usato
trivelle a mano per sottrarre petrolio da un oleodotto di proprietà
della China Petroleum Pipeline Engineering Corporation. Il 19 dicembre
2003 la banda avrebbe estratto più di 17 tonnellate di petrolio. Tra i
reati capitali figurano in Cina reati non violenti come evasione delle
tasse, traffico di droga, appropriazione indebita, falsificazione,
frode, furto abituale, corruzione, appropriazione indebita di fondi
pubblici, furto o traffico di tesori nazionali, frode fiscale, vendita
di false fatture. La Cina ha anche introdotto la pena di morte per la
pirateria informatica e altri crimini legati a Internet. Nessuno tocchi
Caino stima che nel 2005 siano state effettuate in Cina tra le 5.000 e
le 10.000 esecuzioni. In base alle sole notizie rese pubbliche,
Amnesty International stima che almeno 1.770 persone sono state
giustiziate e almeno 3.900 condannate a morte in Cina nel 2005, ma i
dati reali si ritiene siano molti più alti. Nel marzo 2005, Liu Renwen,
un esperto legale molto noto, ha dichiarato che "arrivano a 8.000" le
persone giustiziate ogni anno in Cina.
IRAQ. “SE CONDANNATO A MORTE, SADDAM SARÀ IMPICCATO” - 31 luglio 2006:
se condannato a morte, Saddam Hussein sarà impiccato, ha detto il capo
della pubblica accusa nel processo all’ex dittatore, Jaafar Al-Mosawi.
Lo stesso Saddam aveva chiesto in precedenza ai giudici – in caso di
condanna capitale - di essere fucilato «come un soldato» e non
impiccato. ”Si tratta di un tribunale civile, non militare”, ha
spiegato Al-Mousawi, aggiungendo che in caso di sentenza di morte, l’
esecuzione potrebbe essere effettuata entro 30 giorni. La prossima
sessione processuale – ha aggiunto – si terrà a metà ottobre, per
rivedere i documenti del caso, mentre l’ultima sessione si terrà il 26
ottobre 2006.
FONTE http://www.nessunotocchicaino.it