news 23 giugno
REFERENDUM/BERLUSCONI: UN SI’ CONTRO GLI OMOSESSUALI
ARCIGAY: UN NO CONTRO L’OMOFOBIA DELLA DESTRA ITALIANA
Lo Giudice: “Diciamo no allo stravolgimento della Costituzione
italiana da parte di una destra incostituzionale che fa carta straccia
del principio di non discriminazione” “La dichiarazione di Berlusconi
la dice lunga sull’incultura costituzionale di questa destra. Per l’ex
premier è un’indegnità stare al fianco delle persone omosessuali.
Berlusconi ignora che la Costituzione italiana, all’art. 3, protegge
tutti i cittadini da discriminazioni legate alle loro condizioni
personali e che la Carta di Nizza, fatta propria dal nostro parlamento
durante il suo stesso governo, bandisce esplicitamente le
discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Così Sergio Lo
Giudice, presidente nazionale di Arcigay, risponde alle dichiarazioni
rilasciate quest’oggi da Silvio Berlusconi, secondo il quale “votare si
è anche dire no ai ministri che vanno in piazza con i centri sociali e
con gli omosessuali". “Non si può e non si deve permettere a quest’
uomo che fa carta straccia dei principi costituzionali – continua Lo
Giudice - di stravolgere la Carta nata dalla resistenza contro la
violenza e l’oppressione. Per questo invitiamo le persone e la comunità
lgbt (lesbica, gay, bisessuale e transgender) a votare un convinto No
alla riforma della Costituzione nel referendum confermativo dei
prossimi 25 e 26 giugno”.
Ufficio stampa Arcigay
COMUNICATO STAMPA
Napoli. 21/06/2006
L'arcigay di Napoli lancia la Casa Comune
delle Diversità.
Il Comitato Arcigay "Antinoo" di Napoli lancia la Casa Comune delle
Diversità, uno spazio in cui sia valorizzata la diversità ed in cui
tutte le “diversità” possono incontrarsi e interagire. L’intenzione
dell’Arcigay di Napoli è di mettere a disposizione le proprie strutture
ed esperienze a favore di realtà sociali e politiche “emarginate” o
“deboli” in modo da trasformare potenzialità in reale cambiamento
culturale, in motore di innovazione. La casa comune delle diversità
sarà il luogo della città dove scambiare idee ed esperienze tra realtà
anche distanti, con il fine di creare una rete di persone e gruppi in
grado di creare sinergie ed attivarsi per la rivendicazione di diritti
civili, generando così un clima sociale e culturale “diverso”.
L'inaugurazione della Casa Comune, il cui indirizzo è vico San Geronimo
20 a Napoli, è previsto per giovedì 29 giugno 2006 alle ore 19.00.
Parteciperanno le associazioni ed i movimenti che hanno aderito e che
aderiranno al manifesto. Invitiamo tutte le persone, gruppi o
associazioni che condividono questo progetto a contattarci inviando una
mail a: casacomune@arcigaynapoli.org oppure telefonando allo
081.552.88.15 il mercoledì e il venerdì dalle ore 17.30 alle 20.
MANIFESTO
La casa comune delle diversità. La diversità è una ricchezza
culturale, emotiva, politica e sociale.
La casa comune delle diversità è il luogo in cui tutte le “diversità”
possono incontrarsi e interagire. La casa è intesa sia come spazio
fisico di contatto per associazioni e gruppi che operano sul territorio
napoletano, sia come laboratorio di idee in cui nascerà una nuova
prospettiva di lotta e cambiamento del pensiero “normale”. La
popolazione GLBT (gay, lesbica, bisessuale, transessuale e trasgender),
i migranti o tutti coloro che lottano controcorrente per affermare una
identità non corrispondente a quelle omologate o non inquadrabile in un
ruolo definito, sono per noi potenzialità di cambiamento e
modernizzazione della società e della nostra città. Lo scopo
dell'incontro tra cittadini “diversi” è trasformare la percezione
negativa del proprio essere, frutto di una assegnazione coercitiva alla
“diversità” da parte del pensiero egemone maschilista, autoritario e
classista, in una visione diametralmente opposta, dove la diversità
diventi risorsa e momento di crescita culturale. Questo processo fu già
il motore che spinse la popolazione GLBT sull'onda dei movimenti
giovanili del '68 ad uscire dai propri nascondigli, costruiti con la
vergogna e la frustrazione per la non accettazione di una sessualità
considerata diversa, e a prendere coscienza di sè stessi gridando a
pieni polmoni il proprio orgoglio per essere al mondo. Fu valorizzando
la propria diversità contro un sistema violento ed ingiusto che gli
omosessuali persero il loro sguardo ferito. L’intenzione dell’Arcigay
di Napoli è di mettere a disposizione le proprie strutture ed
esperienze a favore di realtà sociali e politiche “emarginate” o
“deboli” in modo da trasformare potenzialità in reale cambiamento
culturale, in motore di innovazione. La casa comune delle diversità
sarà oggi il luogo della città dove scambiare idee ed esperienze tra
realtà anche distanti, con il fine di creare una rete di persone e
gruppi in grado di creare sinergie ed attivarsi per la rivendicazione
di diritti civili, generando così un clima sociale e culturale
“diverso”. Oggi che la città è intesa come un corpo vivente fatto di
cittadini pienamente attivi nel tessuto sociale, non possono più
esistere cittadini di serie A e di serie B: ed è giunto il momento che
si estendano i diritti di cittadinanza a tutte le diversità. E' giunto
il momento che queste siano intese come risorse per tutta la
popolazione napoletana. Questo patrimonio tornerà a vantaggio della
città tutta. La casa sarà a disposizione di tutti quei gruppi ed
associazioni che non hanno un luogo dove riunirsi o che sono messe ai
margini ed escluse dal circuito associativo. Invitiamo tutte le
persone, gruppi o associazioni che condividono questo progetto a
contattarci inviando una mail a: casacomune@arcigaynapoli.org oppure
telefonando allo 081.552.88.15 il mercoledì e il venerdì dalle ore
17.30 alle 20.
COMITATO PROVINCIALE ARCIGAY “ANTINOO” DI NAPOLI
Vico S. Geronimo alle Monache 19 – Napoli - tel 081.552.88.15 (mer-
ven)
sito www.arcigaynapoli.org mail info@arcigaynapoli.org
COMUNICATO STAMPA
Napoli, 20 giugno 2006
Mercoledì 21 giugno alle 18.30 all'Arcigay di Napoli un seminario sui
diritti delle persone omosessuali.
Mercoledì 21 giugno alle ore 18.30 gli avvocati dello “Sportello
Diritti e Lavoro” del Comitato Provinciale Arcigay “Antinoo” di Napoli
terranno un seminario sui diritti delle persone omosessuali presso la
sede del comitato, in vico San Geronimo 19. Il seminario avrà la
finalità di fornire le nozioni essenziali e pratiche concernenti le
questioni legali che interessano più da vicino gli omosessuali. Il
seminario, realizzato grazie alla partecipazione della Provincia di
Napoli per il “Corso di formazione per operatori del servizio di
ricezione ed accoglienza” dell'Arcigay di Napoli in corso di
svolgimento, è aperto gratuitamente a tutta la cittadinanza ed è diviso
in argomenti chiave: la tutela della privacy, l'età del consenso, il
riconoscimento delle unioni civili, gli aspetti legali dei rapporti di
famiglia, la difesa dalle discriminazioni sul posto di lavoro, eredità
e liberalità. Saranno inoltre trattate le nozioni di interesse di
diritto penale (ingiuria, calunnia, lesioni, percosse, prostituzione,
controlli delle forze di polizia, come denuciare i reati). Il corso è
finalizzato a fornire i rudimenti di "autodifesa legale" che si
riscontrano "nelle maglie" del nostro ordinamento, farroginoso e
complesso, che in ogni caso, riconosce anche agli omosessuali, in
quanto persone, diritti essenziali. Il Comitato Arcigay di Napoli ha in
preparazione per il prossimo autunno attività seminariali di
approfondimento delle tematiche giuridiche di interesse per le persone
glbt. Per informazioni sullo “Sportello Diritti e Lavoro” dell'Arcigay
di Napoli si può consultare la pagina all'url http://www.arcigaynapoli.
org/diritti.html o inviare una mail a diritti@arcigaynapoli.org. Lo
sportello è in funzione il venerdì dalle 18,30 alle 20,00 presso la
sede dell'associazione in Vico San Geronimo 19.
COMITATO PROVINCIALE ARCIGAY “ANTINOO” DI NAPOLI
Vico S. Geronimo alle Monache 19 – Napoli - tel 081.552.88.15 (mer-
ven)
sito www.arcigaynapoli.org mail info@arcigaynapoli.org
Dichiarazione stampa di Roberto Giuliano e Tonino Di Mario della
segreteria romana dello SDI
Chiediamo al segretario romano pro tempore Di Tommaso Atlantide di
farsi garante del rispetto delle regole, pertanto l’attivo cittadino di
venerdì che è stato aggiornato o la convocazione degli organismi,
devono essere le sedi per decidere chi deve essere il candidato
socialista da nominare assessore all’VIII Municipio e chi dovrà essere
indicato come amministratore in una importante azienda comunale.
Vogliamo evitare, come è già accaduto in passato per la Presidenza del
VI Municipio, di non sapere chi ha proposto e quando si è deciso il
candidato. Pensiamo che il criterio adottato per la sostituzione dell’
assessore Provinciale sia riproponibile anche in questo caso, cioè
quello di indicare una rosa di nomi corrispondente ai primi tre della
lista del municipio e ai primi tre della lista comunale. Chiediamo che
le nomine siano espressione collegiale del Partito e non avvengano
nelle segrete stanze. Inoltre in questi giorni organizzeremo una
iniziativa che coinvolgerà molti dei candidati al comune ai municipi e
dirigenti socialisti, chiedendo al compagno Boselli un intervento
chiaro e deciso affinché nel Partito di Roma e del Lazio si concretizzi
un minimo di agibilità democratica alfine di superare una gestione
padronale del partito.
"L'ITALIA CE LA PUO' FARE": MANIFESTO-APPELLO PER UNO "STATUTO DEGLI
OUTSIDER" E UNA NUOVA ALLEANZA SOCIALE
Riforme strutturali, concorrenza e liberalizzazioni, 7 giorni per
aprire un'impresa, il nodo dei salari più bassi d'Europa
L'Italia ce la può fare. E' ancora possibile invertire la rotta sia
rispetto ai segni concreti di declino, sia rispetto alla retorica del
"declino inevitabile". La crisi italiana è vera e profonda, ma troppo
spesso è descritta come ineluttabile ed irreversibile. Non è così.
Certo, occorre voltare pagina. Un sistema dei partiti vecchio, eppure
ancora troppo potente e costoso, inchioda il paese e la politica
italiana a risse di fazioni, a scontri di tifoserie: e da oltre un
decennio, a maggioranze troppo timide rispetto alle grandi urgenze di
cambiamento, si contrappongono opposizioni dedite a tentare di scalzare
e demonizzare i Governi, ma incapaci di sfidarli sul terreno di solide
controproposte di riforma. Così, si moltiplicano le occasioni e i
fenomeni di sterile conflittualità, che fanno il gioco delle componenti
più illiberali e conservatrici dei due schieramenti, così come delle
mille lobby impegnate a proteggere i propri privilegi, mentre si
impediscono quei confronti che nutrono le democrazie, rendono più saldo
il tessuto civile e aiutano il prevalere, dentro e fuori i Poli
maggiori, delle forze liberali e riformatrici. Per questo, occorre una
terapia d'urto, e bisogna ripartire da un'attenzione nuova alla
questione sociale del nostro tempo. Servono non maggiori protezioni ma
una più concreta offerta di chances al popolo dei "non garantiti":
occorre un vero e proprio "statuto degli outsider", di quanti
(consumatori, giovani, imprenditori del rischio e dell'innovazione,
donne, lavoratori del privato, disoccupati, sottoccupati, pensionati
sociali e al minimo, immigrati) sono e restano fuori dal fortino delle
garanzie e dei privilegi. Questa Italia degli "outsider", dei "non
garantiti", di fatto priva di tutele, è oggi senza volto e senza voce,
silenziata prima ancora che silenziosa. Condizione preliminare, senza
dubbio, è rappresentata dal risanamento dei conti pubblici. Esprimiamo
per questo fiducia e sostegno nell'opera del Ministro dell'Economia.
Ma, nello stesso tempo, riteniamo che vi siano altre tre priorità da
incardinare ed affrontare. 1. L'economia italiana non ripartirà finché
non verrà liberata dai mille vincoli che bloccano la concorrenza e
consentono l'accumularsi di rendite pagate dagli outsider. Occorre
imboccare con decisione la via delle liberalizzazioni: questa deve
essere la priorità della politica economica. In questo senso,
proponiamo alcune concrete e urgenti possibilità di intervento, che
dovrebbero accompagnarsi ad un rinnovato sforzo e a significativi
investimenti delle imprese (sostenute, in questo, da una decisa
iniziativa politica a livello nazionale e locale) nell'innovazione di
processo e di prodotto, anche come condizione per un'effettiva capacità
di attrarre nuove risorse e di competere su scala internazionale. a.
La competizione e la liberalizzazione nel settore dei servizi di
pubblica utilità, anche a livello locale, in una corretta suddivisione
dei ruoli tra pubblico e privato, è una priorità assoluta per il paese.
Come ha sottolineato il Governatore della Banca d'Italia, la
concorrenza è per definizione un agente di giustizia sociale: e il
superamento delle rendite monopolistiche e oligopolistiche, con
relativa riduzione dei costi dei servizi, è un fattore fondamentale di
miglioramento delle condizioni di vita in primo luogo delle fasce più
povere della popolazione. b. Servono azioni concrete in termini di
"riforme senza spesa": ad esempio, il superamento degli ordini
professionali (per contribuire a riaprire una società chiusa, segnata
dal peso di lobby e corporazioni), e l'abolizione del valore legale del
titolo di studio universitario (per garantire uno shock nel segno della
competizione positiva, dell'invito ai giovani a scommettere su di sé
più che sul possesso di un pezzo di carta). c. Occorre ridurre a 7
giorni al massimo il tempo necessario all'apertura di una nuova
impresa, comprimendo tempi e caratteristiche degli adempimenti
amministrativi, o comunque generalizzando criteri di silenzio-assenso e
di autocertificazione: intanto, l'impresa apra e proceda, e poi
provveda al completamento dell'iter burocratico. 2. Non è possibile
rinviare ancora l'apertura del dibattito sulle riforme strutturali, in
Italia ferme da troppo tempo, e sempre differite e rinviate. E'
necessario che da subito, e comunque nella prima parte della
legislatura, si ponga mano alla questione della sanità, del pubblico
impiego e delle pensioni, a partire dall'innalzamento dell'età media
effettiva di pensionamento, in una nuova alleanza tra padri e figli, e
con atti di generosità dei primi nei confronti dei secondi. Ma
attenzione, i tagli da soli non servono. Interventi finanziari non
accompagnati da un cambiamento delle regole sono effimeri: occorre
cambiare le regole che sono alla base della crescita della spesa
pubblica. 3. In termini di mercato del lavoro, occorre ripartire dal
Libro Bianco di Marco Biagi. Certo, non possono essere solo i
lavoratori a correre i rischi della flessibilità: ma sbarazzarsi della
Legge 30 sarebbe un grave errore. Va invece riequilibrata e completata,
e proprio nella direzione del Rapporto Biagi, e quindi riscrivendo il
sistema degli ammortizzatori sociali, che in questo paese hanno finito
spesso per tutelare troppo pochi (su 100 persone che perdono il lavoro,
in Italia, solo 17 hanno una qualche forma di tutela). Ecco perché
bisognerebbe -invece- pensare al modello inglese, con un sussidio di
disoccupazione, e un meccanismo di "welfare to work". Contestualmente,
occorre affrontare il nodo dei salari italiani, tuttora tra i più bassi
d'Europa. E' necessario e possibile detassare per cinque anni gli
aumenti salariali, e prevedere una riforma dei contratti che leghi la
parte variabile dei salari ai risultati raggiunti e alla produttività.
I sacrifici non possono essere sostenuti da una sola parte. Occorre più
coraggio. E una coraggiosa politica di riforme e di modernizzazione
avrebbe la doppia caratteristica di rimettere il paese in movimento e -
insieme- di aiutare i più deboli. Ha detto Tony Blair: "Ogni volta che
ho introdotto una riforma, mi sono pentito solo di non essermi spinto
ancora più avanti". Invitiamo Governo, Parlamento, forze politiche e
sociali a tenere questa citazione come monito e come bussola. Appello
promosso da Daniele Capezzone (Presidente della Commissione Attività
produttive della Camera). Questi i nomi di alcuni tra i primi
firmatari:
-Alberto Alesina, Economia, Harvard University
-Giuliano Da Empoli, Direttore di "Zero"
-Gian Maria Fara, Presidente dell'Eurispes
-Natale Forlani, Amministratore Delegato di "Italia Lavoro"
-Oscar Giannino, Vicedirettore di "Finanza e Mercati"
-Francesco Giavazzi, Economia, Università Bocconi di Milano
-Massimo Lo Cicero, Economia dello sviluppo, Università di Roma La
Sapienza
-Pio Marconi, Sociologia del diritto, Università di Roma La Sapienza
-Alberto Mingardi, Direttore generale Istituto Bruno Leoni
-Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, Economia, Università di Roma La
Sapienza
-Fabio Pammolli, Direttore di "Istituzioni Mercati Tecnologie"
-Gaetano Romano, Presidente Associazione Nazionale Praticanti e
Avvocati
-Florindo Rubbettino, Editore
-Luca Solari, Direttore del Centro di ricerca interdipartimentale
Work, Training & Welfare, Università degli Studi di Milano
-Carlo Stagnaro, Direttore dipartimento "Ecologia di mercato" Istituto
Bruno Leoni
-Secondo Tarditi, Facoltà di Economia, Università di Siena
-Chicco Testa, già Presidente dell'Enel
Per aderire d.capezzone@radicali.it oppure www.radicali.it oppure
(fax) 06-68805396
Sabato mattina, "Il Sole 24 Ore" ha pubblicato con grande evidenza il
manifesto-appello che, dopo la mia elezione alla Presidenza della
Commissione Attività produttive della Camera, ho lanciato insieme ad
alcune illustri personalità. Mi permetto di segnalartelo,
preannunciandoti che i contenuti di questo testo diverranno presto
materia sia di iniziative parlamentari sia di appuntamenti pubblici in
tutta Italia. Intanto, puoi sottoscrivere a tua volta il manifesto-
appello a questo link: http://www.radicali.it/appello_outsider/form.php
Grazie davvero, un caro saluto e a presto.
Daniele Capezzone
Speciale Referendum 2006
Perché dico no a questa riforma della Costituzione
Giorgio Napolitano, discorso al Senato 15-11-2005, 25-05-2006
Lei non si stupirà, signor Presidente, se pur essendo stato da così
breve tempo chiamato a far parte di quest'Assemblea, prendo oggi la
parola. Ho in effetti ritenuto di non potermi sottrarre alla
responsabilità di un giudizio motivato su una legge di natura
specialissima, qual è quella ora sottoposta al nostro ultimo esame, di
revisione complessiva e radicale dell'ordinamento della Repubblica.
Tanto più che, se non sono stato finora partecipe del contrastato iter
di questa legge, ho, in periodi precedenti, svolto un ruolo attivo nel
lungo processo di elaborazione e discussione di idee e di proposte di
riforma costituzionale che si è svolto nei due rami del Parlamento
almeno a partire dalla fine degli anni Settanta. Perché vedete, e
vorrei sottolinearlo, sarebbe del tutto infondato il sostenere o il
lasciar intendere che nel passato il Parlamento sia rimasto chiuso in
un atteggiamento di pura conservazione, di statica e retorica difesa
della Costituzione del 1948. Ben prima che negli anni 1993-1994
intervenisse una vera e propria cesura, una rottura di continuità nel
nostro sistema politico, ben prima di allora, tra i partiti storici
della Repubblica nata nel 1946, era venuta maturando l'esigenza di un
ripensamento e di un adeguamento del quadro istituzionale. Nel 1982, un
primo "inventario" di proposte di riforma venne redatto dalle
Commissioni affari costituzionali della Camera e del Senato. Nel 1983
fu istituita, come è noto, un'ampia e rappresentativa Commissione
bicamerale di studio sulle riforme istituzionali, presieduta
dall'onorevole Bozzi, che presentò nel 1985 un quadro assai ricco di
considerazioni e indicazioni concrete, rimaste purtroppo senza
seguito.
Vennero poi anni di stagnazione del confronto e dell'iniziativa sui
temi di una possibile revisione della Costituzione, anche se non
mancarono leggi ordinarie di notevole significato istituzionale, come,
nel 1988, quella sull'ordinamento della Presidenza del Consiglio o
come, nel 1990, quella sull'ordinamento delle autonomie locali. Si
giunse così, all'inizio della XI Legislatura, in una condizione di
grave ritardo dinanzi a esigenze oggettive e a sollecitazioni
dell'opinione pubblica ormai non più dilazionabili e quindi si impose
una scelta che per primo il presidente della Repubblica appena eletto,
Oscar Luigi Scalfaro, invitò "fermamente" il Parlamento a compiere: la
nomina, che col compianto presidente Spadolini subito promuovemmo, di
una Commissione bicamerale non più solo di studio, ma con poteri di
iniziativa legislativa, con funzioni redigenti e referenti, che fosse
in grado di sottoporre a entrambe le Assemblee un progetto compiuto di
riforma della Parte II della Costituzione. La Commissione, presieduta
prima da Ciriaco De Mita e poi da Nilde Iotti, riuscì a presentare un
organico, non esaustivo ma, condiviso progetto, nel gennaio 1994,
(relatore per la forma di Stato Silvano Labriola e per la forma di
governo Franco Bassanini). Il progetto cadde con lo scioglimento, di lì
a poco, di Camera e Senato. Ricordo tutto ciò anche perché il senatore
Francesco D'Onofrio, nella sua relazione del gennaio 2004, volle
richiamare i lavori sia della Commissione De Mita-Iotti sia della
successiva Commissione D'Alema, sostenendo che la proposta di riforma
presentata dell'attuale Governo dovesse intendersi semplicemente come
conclusione di un percorso. Tale affermazione sarebbe da apprezzare per
la sua modestia se non contrastasse con la realtà dell'effettiva
ispirazione della proposta, ancora oggi al nostro esame, ispirazione
tutt'affatto diversa da quelle che sorreggevano i progetti precedenti e
segnatamente quello del gennaio 1994. Qualche giorno fa ho avuto modo,
in occasione della cerimonia di omaggio dedicata all'onorevole Labriola
appena scomparso, di mettere in evidenza come la sua relazione di oltre
11 anni fosse audacemente innovativa e nello stesso tempo ispirata a
grande equilibrio e responsabilità istituzionale. Ebbene, con
quell'impostazione e con le modifiche che vennero di conseguenza
prospettate, risultano coerenti in realtà le proposte di riforma non
della maggioranza, ma della minoranza, comprese quelle che escludono la
formulazione, nell'articolo 117 della Costituzione, di un elenco di
potestà legislative sia concorrenti sia esclusive delle Regioni,
accanto alla specificazione delle materie affidate alla competenza
dello Stato e postulano possibilità di iniziativa dello Stato federale
nell'interesse nazionale, anziché un richiamo sanzionatorio a
quell'interesse, ove appaia violato. Per questo ed altri aspetti -
come si sa - l'attuale schieramento di minoranza ha già proposto, con
il disegno di legge presentato dai senatori Villone e Bassanini nel
settembre 2003, modifiche rilevanti della stessa riforma del Titolo V
che esso aveva, da posizioni di maggioranza, varato in modo non
sufficientemente meditato. In effetti, se si legge ancora oggi e si
considera obiettivamente il testo presentato, sempre nel gennaio 2004,
dai relatori di minoranza, si può constatare come ad una critica
puntuale e severa del progetto governativo si accompagnasse un insieme
di proposte tale da configurare un vero e proprio progetto alternativo
di riforma. Il Governo e la maggioranza che lo sorregge - a mio avviso
- avrebbero dovuto apprezzare il fatto che lo schieramento di centro-
sinistra non ha sostenuto che tutte le esigenze di revisione
costituzionale, affiorate nel lungo processo da me richiamato e
culminato nella Commissione bicamerale D'Alema, fossero da ritenersi
ormai superate. In particolare, pur essendosi significativamente
consolidate - attraverso il passaggio al sistema elettorale
maggioritario e la prassi di una competizione politica bipolare - la
posizione del Governo in Parlamento, la governabilità del Paese e la
stabilità dell'azione di Governo, l'attuale opposizione ha continuato e
continua a presentare proposte volte a sancire in sede costituzionale
tale evoluzione e a rafforzare i poteri del Primo Ministro rispetto
alle formulazioni della Carta del 1948. E' dunque l'attuale opposizione
che si è preoccupata e si preoccupa di concludere, sulla base di
un'ulteriore e coerente maturazione, il percorso che venne bloccato nel
1998, non occorre qui ricordare come e per responsabilità di chi. Sono
parte della conclusione di quel percorso le proposte della relazione di
minoranza relative alla composizione e alle attribuzioni del nuovo
Senato della Repubblica, ma anche tutte quelle riguardanti un
sostanziale adeguamento del sistema delle garanzie e dello statuto
dell'opposizione all'avvento e all'abuso di un meccanismo
maggioritario. Quel che anch'io giudico inaccettabile è, invece, il
voler dilatare in modo abnorme i poteri del Primo Ministro, secondo uno
schema che non trova l'eguale in altri modelli costituzionali europei
e, più in generale, lo sfuggire ad ogni vincolo di pesi e contrappesi,
di equilibri istituzionali, di limiti e di regole da condividere. Quel
che anch'io giudico inaccettabile è una soluzione priva di ogni
razionalità del problema del Senato, con imprevedibili conseguenze
sulla linearità ed efficacia del procedimento legislativo; una
alterazione della fisionomia unitaria della Corte costituzionale, o,
ancor più, un indebolimento dell'istituzione suprema di garanzia, la
Presidenza della Repubblica, di cui tutti avremmo dovuto apprezzare
l'inestimabile valore in questi anni di più duro scontro politico.
E allora, signor Presidente, onorevoli colleghi, il contrasto che ha
preso corpo in Parlamento da due anni a questa parte e che si proporrà
agli elettori chiamati a pronunciarsi prossimamente nel referendum
confermativo non è tra passato e futuro, tra conservazione e
innovazione, come si vorrebbe far credere, ma tra due antitetiche
versioni della riforma dell'ordinamento della Repubblica: la prima,
dominata da una logica di estrema personalizzazione della politica e
del potere e da un deteriore compromesso tra calcoli di parte, a prezzo
di una disarticolazione del tessuto istituzionale; la seconda,
rispondente ad un'idea di coerente ed efficace riassetto dei poteri e
degli equilibri istituzionali nel rispetto di fondamentali principi e
valori democratici. La rottura che c'è stata rispetto al metodo della
paziente ricerca di una larga intesa, il ricorso alla forza dei numeri
della sola maggioranza per l'approvazione di una riforma non più
parziale, come nel 2001, ma globale della Parte II della Costituzione,
fanno oggi apparire problematica e ardua, in prospettiva, la ripresa di
un cammino costruttivo sul terreno costituzionale; un cammino che
bisognerà pur riprendere, nelle forme che risulteranno possibili e più
efficaci, una volta che si sia con il referendum sgombrato il campo
dalla legge che ha provocato un così radicale conflitto. Mi asterrò dal
rivolgere alle forze di Governo poco realistici appelli alla
riflessione, ma non posso fare a meno di esprimere la mia convinzione
che la strada indicata qui dall'attuale minoranza corrisponde
all'interesse di entrambi gli schieramenti politici, nel loro
prevedibile alternarsi in posizioni di maggioranza e di opposizione.
Essa corrisponde all'interesse di una moderna e responsabile evoluzione
del nostro sistema democratico e anche, non da ultimo, alla
ricostruzione di un clima, che è purtroppo venuto meno, di più
misurato, impegnato e fecondo confronto in Parlamento: un clima che è
condizione per l'esercizio, con autorevolezza, del ruolo insostituibile
di questa nostra istituzione. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U,
Misto-RC, Misto-Com e Misto-Pop-Udeur. Molte congratulazioni).
Senato della Repubblica, XIV legislatura, 897a seduta pubblica
Martedì 15 novembre 2005
Discussione del disegno di legge costituzionale: Modifiche alla Parte
II della Costituzione (Approvato in prima deliberazione dal Senato;
modificato in prima deliberazione dalla Camera dei deputati; nuovamente
approvato, in prima deliberazione, dal Senato e approvato, in seconda
deliberazione, dalla Camera dei deputati)
IL PREMIERATO - La riforma prevede un Primo ministro scelto
direttamente dagli elettori (art. 30 Riforma) e sostanzialmente
inamovibile. Il Primo ministro “determina” (e non più “dirige”) la
politica generale del governo e ne è responsabile (Art. 33 Riforma),
nomina e revoca i ministri, che secondo la Costituzione vigente sono
nominati dal Capo dello Stato, su proposta del Presidente del Consiglio
dei ministri (art. 92, Costituzione). Il Primo ministro è praticamente
inamovibile: infatti la sfiducia al Primo ministro comporta lo
scioglimento della Camera, salvo che in un caso molto improbabile: che
un numero altissimo dei deputati della maggioranza, almeno 316,
concordino sul nome del suo successore (per esempio nel caso dell’
attuale maggioranza dell’Unione dovrebbe trattarsi di 316 dep. su
348).
Analogamente la Camera viene sciolta se la mozione di sfiducia è
respinta con il voto determinante di deputati dell’opposizione. In
sostanza si tratta di un Primo ministro che è stato definito “assoluto”
perché possiede poteri immensi quali non esistono in nessuno Stato
democratico, né esiste la sfiducia costruttiva limitata alla sola
maggioranza parlamentare. Questo premier avrebbe i poteri del
Presidente degli U.S.A., del premier britannico e del cancelliere
tedesco, ma non incontrerebbe nessuno dei limiti e dei contrappesi che
rendono democratici quei sistemi. La figura del premier viene
rafforzata a discapito delle prerogative del Presidente della
Repubblica e della Camera dei deputati. Viene così a mancare la
garanzia dell’esercizio equilibrato dei poteri.
IL PARLAMENTO - Le Assemblee restano due: la Camera e il Senato, ma
al bicameralismo perfetto (due camere con uguali poteri) che ha
caratterizzato quasi sessanta anni di vita repubblicana,
subentrerebbero il Senato federale e la nuova Camera dei deputati con
compiti e poteri diversi. Camera: solo dal 2011 entrerebbe in vigore la
diminuzione del numero dei parlamentari da 630 a 518, e dell’età minima
per essere eletti da 25 a 21 anni. Senato federale: dal 2011
entrerebbe in vigore la diminuzione del numero dei senatori da 315 a
252, e dell’età minima per essere eletti da 40 a 25 anni (art. 3
Riforma). I senatori sono eletti, su base regionale, contestualmente
ai consigli regionali, quindi il nuovo Senato sarà soggetto a possibili
rinnovi parziali. I rappresentanti delle regioni e delle autonomie
locali “partecipano” ai lavori del Senato federale ma “senza diritto di
voto” (art. 3 Riforma). La divisione dell’attribuzione delle funzioni
legislative tra Camera e Senato, non più esercitate collettivamente,
costituisce un meccanismo molto complesso: ci sarebbero leggi su cui l’
iniziativa e l’ultima parola spettano alla Camera (materie di
“legislazione esclusiva dello Stato”), altre su cui spetta al Senato
(materie di “legislazione concorrente”), altre ancora che spettano ad
entrambe le Camere con rinvii complicatissimi senza dire che nei casi
più delicati il governo, autorizzato dal Presidente della Repubblica,
potrebbe spostare dal Senato federale alla Camera dei deputati il
potere della deliberazione definitiva. In caso di conflitti di
competenza tra Camera e Senato federale, i rispettivi Presidenti
potrebbero affidare “la decisione a un comitato paritetico”,
complicando e rendendo eccessivamente ingestibile l’iter legislativo.
Si ricorda infine che la riforma prevede un voto sul programma del
nuovo governo espresso dalla sola Camera e non anche dal Senato
federale. Il capolavoro di questa riforma è che il senato c.d.
federale, di federale ha ben poco, perché i veri rappresentanti delle
regioni e delle autonomie locali possono partecipare, ma non possono
votare. Si rischia altresì la paralisi della funzione legislativa:
basta pensare che una singola legge può contenere norme che si
riferiscono a materie di competenza del Senato federale e
contemporaneamente altre di competenza della Camera. A chi l’ultima
parola? Un esempio concreto del rompicapo rappresentato dal nuovo
meccanismo di formazione delle leggi è costituito dal numero dei
caratteri utilizzato nella stesura del testo. A fronte delle 77 lettere
adoperate nell’art. 70 della Costituzione vigente, la riforma ne usa
3.863.
L’indebolimento dei poteri del Parlamento ha come conseguenza diretta
anche l’indebolimento dei poteri del singolo cittadino, il quale
voterebbe un suo rappresentante che conterebbe sempre di meno
LA DEVOLUTION - La riforma prevede la riscrittura dell’articolo 117,
comma 4. “Spetta alle regioni la potestà legislativa esclusiva nelle
seguenti materie:
a.
assistenza e organizzazione sanitaria;
b.
organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di
formazione, salva l´autonomia delle istituzioni scolastiche;
c.
definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di
interesse specifico della Regione;
d.
polizia amministrativa regionale e locale;
e.
ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello
Stato”. (Art. 39 Riforma).
Questa formulazione coinvolge materie relative a “diritti
fondamentali” come la salute, l’istruzione e la sicurezza. Per tali
diritti le prestazioni garantite non possono essere diverse da regione
a regione perché si violerebbe il principio di uguaglianza sancito dall’
articolo 3 della Costituzione e dall’art. 117, secondo comma, lett. m)
della Costituzione (determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere
garantiti su tutto il territorio nazionale). La “devolution” prevista
dalla riforma smantella l’universalità dei diritti fondamentali,
esaspera le disparità fra Nord e Sud, fra zone ricche e zone povere del
Paese. Inoltre potrebbe avere influenza sulla situazione dei dipendenti
pubblici dei settori interessati per i riflessi sulla legislazione del
lavoro pubblico e per il rischio di una possibile messa in discussione
del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Contrariamente a quanto
affermano i sostenitori di questa riforma si finisce in tal modo per
ledere anche la Prima parte della Costituzione e il ripristino del c.d.
interesse nazionale (artt. 14 e 41 Riforma) da essi sbandierato risulta
del tutto ininfluente ai fini dell’uniformità dei diritti.
LA CORTE COSTITUZIONALE - Nella riforma la Corte costituzionale è
sempre costituita da 15 giudici, ma cambiano gli equilibri all’interno
di questa composizione. Oggi, a Costituzione vigente, i giudici sono
scelti, per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal
Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature,
ordinaria e amministrativa. Con la riforma il Presidente della
Repubblica ne nominerebbe 4, così come le magistrature, mentre ben 7
sarebbero scelti dal Parlamento (3 dalla Camera e 4 dal Senato
federale). Passano dunque da 5 a 7 i giudici di nomina parlamentare,
con un conseguente aumento del tasso di politicizzazione della Corte.
FEDERALISMO FISCALE - La riforma del Titolo V approvata nel 2001,
dopo il referendum popolare prevede “l’autonomia finanziaria di entrata
e di spesa” per le regioni e le autonomie locali. Questo articolo non è
stato attuato nei cinque anni di governo Berlusconi. Nella riforma
(art. 57) è previsto un ulteriore slittamento di tre anni della sua
attuazione e una previsione di cinque anni per il trasferimento di beni
e risorse alle regioni e agli enti locali. Federalismo vero o solo
proclami per un lontano futuro?
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - La riforma prevede un Presidente
della Repubblica di mera rappresentanza. Egli infatti non rappresenta
più l’unità nazionale, ma è garante dell’unità federale (art. 26
Riforma). Il Presidente della Repubblica perde il potere di
scioglimento delle Camere, il potere di dare l’incarico di formare il
governo e il potere di autorizzare la presentazione dei disegni di
legge d’iniziativa governativa (artt. 26 e 27 Riforma). Infatti egli
può sciogliere le Camere ed indire le elezioni solamente “su richiesta
del Primo ministro, che ne assume l’esclusiva responsabilità” (art. 27
Riforma). La riforma riduce anche il suo potere di nomina dei senatori
a vita, dai cinque attuali ai nuovi tre “deputati”, un numero che non
può in alcun caso essere superato rispetto alla intera composizione
della Camera.
Infine la riforma prevede che spetti al Capo dello Stato la nomina del
vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura “nell’ambito
dei componenti eletti dalle Camere” (art. 26 Riforma): il Presidente
della Repubblica è costretto in tal modo a fare una scelta politica,
sminuendo il suo ruolo di garante dell’imparzialità e allo stesso tempo
riducendo l’autonomia del Consiglio superiore della magistratura. Nella
stessa direzione va letta l’attribuzione del potere di nomina dei
presidenti delle Autorità indipendenti e del CNEL (sentiti i Presidenti
delle due Camere) (art. 26 Riforma). Il Presidente della Repubblica
diventa di fatto da una parte un semplice notaio, dovendo solamente
ratificare le scelte del premier, dall’altra i c.d. nuovi poteri
conferitigli sono tesi a politicizzare la sua figura indebolendo il suo
ruolo di garante. Non si dimentichi inoltre che per la sua elezione da
parte dell’Assemblea della Repubblica è sufficiente la maggioranza
assoluta dei componenti.
UN PENSIERO SUL VOTO - Mi accingo a fare un'analisi del voto politico
del 9 e del 10 aprile. Non certo a cuor leggero bensì con un certo
fastidio e delusione. Certo, è stato importante costringere il
Cavaliere ad abbandonare il governo del paese, ma non siamo riusciti a
sconfiggere veramente nè la sua persona nè il berlusconismo che è
(purtroppo) in ottima salute. Ne è testimonianza il fatto che Forza
Italia è il primo partito (anche se non la prima lista) del paese, con
un risultato largamente sopra il 20%. Non possiamo certo nasconderci
dietro un dito: le aspettative pre-elettorali erano ben più larghe e
solide. Perchè lo straordinario risultato delle elezioni regionali 2005
non si è ripetuto? E' pur vero che la tipologia di elezione e
l'affluenza (di circa 10 punti inferiore a quella delle politiche)
hanno avuto la loro rilevanza. Ma nessuno poteva immaginare un consenso
che, pur segnando un record per il centrosinistra, è stato diviso (nei
confronti dell'altro schieramento) da soli 24.000 voti alla Camera e
ancor di meno al Senato provocando, soprattutto in quest'ultimo, una
maggioranza assai risicata. Su questo interrogativo ho potuto,
riflettendo, dare due risposte: a) la modifica del sistema elettorale
in un proporzionale ibrido e veramente assurdo ha sicuramente
trasformato una vittoria risicata in termini di voti in una maggioranza
fragile in termini di seggi, favorendo inoltre una frammentazione
marcata del panorama politico. Il voto degli italiani all'estero -
voluto fortemente dal fascista Tremaglia - considerato dalla destra
come una propria riserva di caccia, è stato una vera delusione per i
promotori della legge. b) il gioco sporco di Berlusconi, il suo elevare
i toni in maniera gravemente populistica ha portato a una
polarizzazione e a un recupero notevole del centrodestra in termini sia
di voti assoluti sia in termini territoriali. Si deve necessariamente
considerare che in Italia è in atto una grave crisi culturale e un
movimento di qualunquismo politico. E' evidente che molti italiani
hanno compreso più i toni enfatici, qualunquisti e populisti della
destra (anche promettendo impossibili tagli fiscali) che non le pacate
argomentazioni (anche se a volta sfortunatamente pasticciate) di Prodi
e dei leader del centrosinistra sulle serie riforme strutturali (alcune
anche impopolari ma necessarie) per il rilancio del Paese. Per quanto
concerne il mondo GLBT, mi soffermerò veramente poco. Anche perchè la
gestione politica di questa fase è stata veramente stomachevole e,
parimenti ai partiti, anche il movimento necessita di un deciso
rinnovamento dei propri dirigenti. E', ad ogni modo, significativo il
dato che ci parla di un mondo omosessuale frazionato e diviso, in cui
una parte considerevole dell'elettorato GLBT (almeno il 40%) ha votato
per la destra. Inoltre il PACS, vista la maggioranza che sussiste al
Senato e i continui attacchi dal Vaticano, ce lo possiamo veramente
scordare in questa legislatura. Il qualunquismo impera ancora a tutti i
livelli. Forse arriviamo ancora in tempo per invertire la rotta del
paese. Cominciando da un secco NO il 25 giugno al referendum
istituzionale.
Andrea Panerini
Vai anche su www.salviamolacostituzione.it
COMUNICAZIONE SCUOLA DI CINEMA
Organizzato dalla Scuola di Cinema di Roma all’Isola del Cinema
Workshop di preparazione ai provini per il Cinema, la Televisione, la
Pubblicità
Con Franco Alberto Cucchini uno dei più importanti casting director
del cinema in un set montato dalla scuola nell’Isola del Cinema
mercoledì 28 giugno alle 18.00 la partecipazione è offerta dalla
scuola e, quindi, interamente gratuita il workshop è a numero
programmato è necessario prenotarsi e richiedere le scene
informazioni e prenotazioni, per richiedere le “scene” www.
scuoladicinema.it - studios: via panisperna 101, Roma(stazione termini
- s. maria maggiore) (metro “cavour”) ( 06.48.15.676,
info@scuoladicinema.it
CCOMUNICAZIONE
UFFICIO STAMPA
PROSPETTIVA EDITRICE
Elena Tapparo - FERNANDA PIVANO e la letteratura americana
(Saggistica)
Caterina Tucci - IN VIAGGIO CON I BEAT (saggistica)
Daniel Cherubini - I PRIGIONIERI ITALIANI IN UNIONE SOVIETICA
(saggistica)
Ferdinando Balzarro - LUPO (narrativa)
Daniela Attilini - COTONE NERO L'altra India (Narrativa)
Fabio Casto - PAGINA 96 (narrativa)
LE NOVITA'
Elena Tapparo - FERNANDA PIVANO
Prospettivaeditrice - Euro 12,00
Personaggio di spicco del panorama culturale italiano, traduttrice e
grande traghettatrice della letteratura americana in Italia, Fernanda
Pivano ha influenzato profondamente la nostra percezione dei più
interessanti fermenti letterari del Novecento americano e con grande
sensibilità anticipatrice, con notevoli doti di ascolto e, soprattutto,
con inestinguibile passione ha composto il mosaico della cultura più
innovativa d'oltreoceano, facendo sentire le voci più anticonformiste
degli Stati Uniti. Questo lavoro ha adottato una metodologia di ricerca
che ha tenuto conto di un doppio livello di indagine: da un lato la
vita e gli scritti di Fernanda Pivano - la cui testimonianza si è
rivelata essenziale - e dall'altro il lavoro critico sui materiali e la
loro collocazione oggettiva in una prospettiva storica ovviamente
ancora immersa nella contemporaneità. Il lavoro di ricerca presso la
Biblioteca Riccardo e Fernanda Pivano, la consultazione di documenti
originali - molti dei quali inediti- e la lunga intervista concessa
all'autrice in via straordinaria da Fernanda Pivano costituiscono,
oltre ad una bibliografia piuttosto ricca, l'impalcatura di questo
lavoro.
Caterina Tucci - IN VIAGGIO CON I BEAT
Prospettivaeditrice - Euro 12,00
Un viaggio nell'America degli anni '50, consumista, inquadrata e
conformista, stregata dal benessere e dal progresso, malata di
maccartismo, in compagnia di una generazione di scrittori, la beat
generation, che reagì all'establishment mostrando un desiderio di
protesta e di rivolta contro la respectability.
Jack Kerouac, l'uomo che ha inventato la "rucksack generation", con il
suo romanzo On the road, "vangelo" della beat generation, cambiò il
modo di vivere, di pensare, di affrontare la realtà di milioni di
ragazzi, che attraverso di lui hanno vista espressa la loro ansia di
vivere e di fare esperienza non in un salotto ma per strada. Ed è
proprio per le strade d'America che Kerouac zigzaga alla ricerca di
un'innocenza perduta, di una nuova ragione del mondo, una nuova
spiegazione della vita che non soffocasse l'energia vitale e creativa
che lo animava. Attraverso la sua "prosa spontanea", influenzata dagli
staccati improvvisi del jazz, descrive i dettagli di vita quotidiana,
calata nella sua meravigliosa semplicità. La beat generation non
rappresentò solo un fenomeno letterario, ma soprattutto di costume, che
in America venne attaccato da un enorme campagna pubblicitaria e che
spiega come mai il pubblico sappia tutto di loro, ma pochissimi si
siano spinti a leggere i loro libri e le loro poesie.
Daniel Cherubini - I PRIGIONIERI ITALIANI IN UNIONE SOVIETICA. TRA
STORIOGRAFIA E FONTI D'ARCHIVIO
Prospettivaeditrice - Euro 12,00
La partecipazione italiana alla guerra di aggressione all'Unione
Sovietica ebbe nella tragedia dell'annientamento dell'8ª Armata (forte
di 230.000 effettivi e meglio conosciuta con l'acronimo di ARMIR,
Armata italiana in Russia) una ulteriore tragedia: a fronte di 25.000
caduti in battaglia vi furono 70.000 prigionieri di cui solo 10.000
restituiti e ben 60.000 deceduti nella prigionia. Una vicenda dolorosa
occultata dall'Unione Sovietica per tutta la durata della sua esistenza
statuale e che solo nei primi anni novanta troverà conferma nei suoi
archivi segreti. Una verità che in Italia, sebbene da subito nota, ma
non rivelata dai massimi dirigenti del PCI, fu dal governo stesso prima
sinceramente quanto infruttuosamente ricercata, poi taciuta quando
conosciuta e infine obliata. L'autore lavorando sui documenti, in parte
inediti, dell'Archivio storico diplomatico italiano per il periodo 1944-
1954 e sulle memorie degli stessi diplomatici che all'epoca dei fatti
ressero l'ambasciata d'Italia a Mosca, oltre che sulla copiosa
storiografia esistente, ha potuto documentare come in Italia la ragion
di stato e le convenienze della politica sequestrarono la verità sui
dispersi dell'ARMIR.
Ferdinando Balzarro - LUPO
Prospettivaeditrice - Prezzo € 10,00
24 febbraio 2003 - 24 gennaio 2004, undici mesi per dar modo ai due
protagonisti (un lupo capo branco e un professore in pensione) di
raccontare se stessi, attraverso un ideale diario, nello scontro con
l'ingrata natura e l'indifferenza universale che la governa. Sullo
sfondo in controluce, le guerre, i massacri, i disastri naturali, le
miserie quotidiane, i sentimenti e i sogni, di questo squarcio del XXI
secolo.
Fabio Casto PAGINA 96 - http://www.prospettivaeditrice.
it/libri/schedeautori/casto2.htm
Daniela Attilini COTONE NERO - http://www.prospettivaeditrice.
it/libri/schedeautori/attilini4.htm
San Raphael Angelo GENERAZIONI MORTE - http://www.prospettivaeditrice.
it/libri/schedeautori/san1.htm
GLI EVENTI
Mercoledì 21 giugno, alle ore 19,00 a Padova, presso il Cafè au Livre
(Via degli Zabarella), si terrà la presentazione del libro "Poppers" di
Luca Mainini. Sarà presente l'autore e l'agente letterario Silvia
Maestrello.
Giovedì 22 giugno a Rieti, presso il Caffè letterario Al Velino alle
ore 18, sarà presentato il libro "La vita che forse" di Chiara Del
Soldato. Introdurrà la Prof.ssa A.Rita Venanzi e la psicologa Dott.ssa
Valeria Natali. Sarà presente l'autrice.
Venerdì 23 giugno, alle ore 19,00 a Padova, presso il Cafè au Livre
(Via degli Zabarella), si terrà la presentazione del libro "Dalla
boccia di vetro" di Roberto Nassi. Sarà presente l'autore e l'agente
letterario Silvia Maestrello.
Venerdì 23 giugno a Rieti, presso la libreria Gulliver alle ore 18,15,
sarà presentato il libro "La vita che forse" di Chiara Del Soldato.
Introdurrà la Prof.ssa A.Rita Venanzi e la psicologa Dott.ssa Valeria
Natali. Sarà presente l'autrice.
Mercoledì 28 giugno, alle ore 19,00 a Padova, presso il Cafè au Livre
(Via degli Zabarella), si terrà la presentazione del libro "Memorie di
un tanguero" di Zeno Verlato. Sarà presente l'autore e l'agente
letterario Silvia Maestrello.
Prospettiva editrice & c. Sas di Giannasi Andrea
ISBN Editore 88-7418
Via Terme di Traiano, 25
00053 Civitavecchia - Roma
segreteria@prospettivaeditrice.it,
Andrea Giannasi - Prospettiva Editrice - via Terme di Traiano, 25 -
00053 Civitavecchia. Tel e Fax 0766 23598
www.prospettivaeditrice.it
segreteria@prospettivaeditrice.it
NOTIZIARIO GAYA CsF
23 GIUGNO 2006
SECONDA PARTE
COMUNICAZIONE FONDAZIONE ELBA
5 per millle per la ricerca scientifica
La legge finanziaria per l’anno 2006 n. 256/2005 all’articolo 1 comma
337 prevede la possibilità di destinare una quota pari al 5 per mille
dell’imposta sul reddito delle persone fisiche agli enti che effettuano
ricerca scientifica. E’ questa una grandissima opportunità per la
Fondazione EL.B.A. (www.fondazione-elba.org) di poter ottenere risorse
per l’esplicazione della propria attività di ricerca scientifica e per
l’implementazione dei propri programmi tecnologici nei settori di
avanguardia delle nanotecnologie e delle biotecnologie , che hanno
applicazioni nella tecnologia dell’informazione e della comunicazione,
nella cura della salute umana, nel controllo dell’ambiente e nell’
acquisizione di energie alternative. Nel modello della Dichiarazione
dei Redditi 2005 è posto un apposito riquadro riservato al
finanziamento della ricerca scientifica, destinato all’indicazione da
parte del contribuente del destinatario del 5 per mille dell’Irpef. Per
far sì che la FONDAZIONE EL.B.A. possa essere destinataria dell’importo
è sufficiente indicare nel riquadro il suo codice fiscale 91004580493
ed apporre la propria firma. Si ricorda che la destinazione del 5 per
mille non comporta nessun aggravio per il contribuente. Va ricordato
infine che il progresso scientifico e tecnologico della Fondazione ELBA
ed il suo impatto sulla nostra società dipende criticamente dal
recupero di risorse finanziare adeguate in tempo reale cosi come ora
possibile attraverso l’indicazione del 5 per mille per ogni
contribuente IRPEF.
Ringraziandola della cortese attenzione la rinviamo al nostro sito per
ulteriori utili dettagli sulla Fondazione EL.B.A. (www.fondazione-elba.
org).
Il Presidente: Professor Claudio Nicolini
NOTIZIARIO DONNE IRAN
La mia Resistenza contro Ahmadinejad
Intervista Maryam Rajavi
Io donna ( corriere della sera 17 giugno )- Maryam Rajavi è una donna
gentile e raffinata. Dai suoi grandi occhi blu, traspare la forza
tranquilla della speranza, un sogno di libertà e democrazia che consola
il dolore e i lutti che ha patito per tutta la sua vita, All'università
di Teheran, facoltà d'ingegneria, partecipò alle proteste contro lo
scià. Ma la fine di quel regime segnò l'inizio della rivoluzione dei
mullah, il paese aggredito dall'Iraq di Saddam Hussein, allora
sostenuto dall'Occidente, precipitò nell'isolamento e nel
fondamentalismo religioso. E Maryam continuò a battersi, a partecipare
alle marce di protesta, fino a quando non fu costretta a lasciare il
paese, negli anni Ottanta, per rifugiarsi a Parigi. Tutti e due i
regimi hanno inferto ferite profonde alla sua famiglia. Una sorella,
Narges, uccisa dalla polizia dello scià, un'altra, Massoumeh, dai
guardiani della rivoluzione di Khomeini, mentre era incinta di otto
mesi. Il regime uccide anche suo cognato. Se un giorno, l’Iran si
aprirà alla democrazia, Maryam Rajavi, 54 anni, è candidata a guidare
il periodo di transizione. Partiti e movimenti dell’opposizione in
esilio, l’hanno eletta 14 anni fa presidente dell' CNRI, il consiglio
nazionale della Resistenza. Chi è davvero Amahdinejad? Un fanatico
fondamentalista, o un politico con una strategia? ” Amahdinejad è il
primo esponente del regime iraniano e ne rappresenta la continuità
strategica. E’ anche un terrorista, coinvolto nell’esecuzione di almeno
un migliaio di oppositori, è uno dei comandanti delle guardiani della
rivoluzione ed è uno degli ispiratori della politica nucleare”. Fino a
che punto si spingerà il regime? ”La strategia del regime consiste nell’
esportazione del fondamentalismo islamico e del terrorismo, nella
presunzione di essere riferimento di 1,5 miliardi di musulmani nel
mondo, anche se non sa rispondere ai bisogni degli iraniani. E’ una
strategia di sopravvivenza, perché non resisterebbe alla minima
apertura. Favorendo l’elezione di Amahdinejad alla presidenza, la guida
suprema religiosa Khamenei ha dichiarato guerra alla comunità
internazionale. E’ una strategia di corto respiro, direi suicida.”
Perché? “La sola alternativa sarebbe mettere fine alla repressione
degli iraniani, farla finita con le interferenze in altri Paesi e
condividere le regole internazionali, ma in questo modo il regime
crollerebbe”. E’ però innegabile un certo sostegno popolare ad
Amahrinejad. In fondo, ha sconfitto il candidato degli imam,
Rafsanjavi. ”Le elezioni non sono state libere e democratiche. La
selezione è stata imposta da Khamenei, per controllare le differenti
fazioni all’interno stesso del potere. E Amahdinejad è esecutore leale
del potere di Khamenei. Come in passato, il regime cerca di far vedere
un supporto popolare, ma è una messinscena.” In questi giorni,
Rafsanjavi ha criticato la politica estera del governo. ”Si tratta di
contestazioni di facciata. Il regime è compatto sul programma di
nucleare e sulla strategia d’ infiltrazione in Irak. Il regime cerca di
prendere tempo, prova ad ammorbidire l’occidente, ma gli obbiettivi
sono sempre gli stessi.” Vi aspettate una posizione netta e ultimativa
del Consiglio di Sicurezza? ”Speriamo che il mondo abbia fatto tesoro
dell’esperienza. Più si perde tempo in tentativi di conciliazione e più
l’Iran si avvicina alla bomba nucleare. Speriamo che Russia e Cina non
commettano l’errore fatto in questi tre anni dagli europei. Speriamo in
una linea di fermezza, prima che si arrivi alla catastrofe.” Per
fermezza intende sanzioni, embargo o opzione militare? ”Vorrei che si
rinunciasse alla politica di conciliazione. Si devono imporre sanzioni
progressive : politiche, diplomatiche, e commerciali, sospendendo
vendita di armi e tecnologie. Vorremmo il sostegno internazionale ad un
popolo che vuole vivere in democrazia. Vorremmo il riconoscimento della
resistenza iraniana. Vorremmo che i muhajiddin del popolo siano
cancellati dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche in cui
sono stati inseriti per compiacere il regime. Vorremmo che i Paesi
occidentali la smettessero di pensare a breve termine, secondo i propri
interessi. Siamo invece contrari assolutamente ad un intervento di tipo
militare.” Non crede che la guerra in Irak abbiamo accelerato i
progetti nucleari di difesa? ”Il regime sviluppa la politica nucleare
non da tre, ma da venti anni. Il regime vuole tenere sotto ricatto la
comunità internazionale, per sviluppare la propria politica. Un’arma
nucleare nelle mani di un regime fanatico e fondamentalista è molto
pericolosa, anche perché questo regime controlla un paese con enormi
risorse economiche”. Non sempre i movimenti di resistenza in esilio
hanno dato prova di credibilità. Pensiamo all’esperienza irakena. ”
Quelli che pretendevano di rappresentare l’Irak erano individui
singoli, sostenuti da vari servizi segreti. Noi siamo una resistenza
organizzata dentro e fuori l’Iran. Per me parlano le sofferenze patite
dalla mia famiglia. Ogni membro della resistenza rappresenta i
sacrifici della lotta al regime, con decine di miglia di amici o
familiari uccisi o torturati”. Le misure di embargo in passato hanno
rafforzato i regimi che le hanno subite. “La situazione iraniana è
diversa per il carattere popolare e vasto della resistenza. L’Iran è un
Paese ricco, ma l’80% della popolazione vive in povertà. Gli iraniani
non beneficiano delle risorse del Paese. La maggioranza degli iraniani
è contro una politica nucleare insensata e ingiustificata.” Come sono
state possibile grandi manifestazioni di protesta, ad esempio degli
studenti? ”Esistono una vera resistenza e una vera opposizione che il
regime non riesce a cancellare. Ci sono migliaia di manifestazioni, ma
vengono soppresse con arresti di massa, come è accaduto qualche
settimana fa con gli autisti di autobus. Nel primo giorno di sciopero,
2000 autisti sono state arrestati, anche i loro figli e le mogli. Le
donne sono le prime vittime del regime misogino.” In occidente abbiamo
visto segnali di apertura, proprio nei confronti delle donne. “Si
tratta sempre di immagini ad uso esterno. La realtà è diversa: povertà,
corruzione, repressione e restrizione della libertà delle donne. Le
donne sono controllate persino a casa loro.” Qual è il vostro progetto
per l’Iran democratico? ”Siamo per la libertà religiosa e per la
separazione della religione dallo Stato. Siamo per l’uguaglianza tra
uomini e donne. Vogliamo che le donne abbiano un ruolo attivo nella
democrazia, nell’economia e nella politica del paese. Quello che noi
proponiamo è l’antitesi del regime dei mollah : libertà di espressione,
di religione, di pensiero. Il popolo iraniano ha sempre combattuto
contro tutte le dittature. L’occidente e gli americani si sono sempre
resi conto in ritardo dei loro errori strategici, ma li hanno sempre
ripetuti. Oggi il regime è vicino alla bomba atomica e lancia campagne
di reclutamento di kamikaze, per esportare il terrorismo. Vi hanno
aderito almeno 40 mila persone. I primi vengono utilizzati in Irak
contro le truppe americane e per fomentare la guerra civile. Il momento
di fermare tutto questo è arrivato.”Massimo Nava
Associazione delle Donne Democratiche Iraniane in Italia
Via delle Egadi,15-00141-Roma Fax:06.87185026 E-Mail:donneiran@yahoo.
it http://www.donneiran.org/
CRONACHE RIBELLI
Di Cinzia Ricci
Risoluzione del Parlamento europeo: STOP ALLE AGGRESSIONI RAZZISTE E
OMOFOBE
Il Parlamento europeo, con 301 voti favorevoli, 161 contrari e 102
astensioni, ha adottato, il 14 giugno 2006, una risoluzione comune che
condanna fermamente tutte le aggressioni di stampo razzista,
considerando che il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo, l'omofobia
e l'avversione ai Rom, sono fenomeni dalle motivazioni irrazionali, a
volte legati all'emarginazione, all'esclusione sociale e alla
disoccupazione, nonché derivanti dal rifiuto di concepire la diversità
presente nelle nostre società come una fonte di ricchezza. Nel
deplorare quindi l'espandersi del consenso a partiti che propagano idee
razziste e omofobe, il Parlamento europeo chiede insistentemente a
tutti gli Stati membri:
• di prevedere almeno la possibilità di ritirare i finanziamenti
pubblici ai partiti politici che non rispettano i diritti dell'uomo e
le libertà fondamentali, la democrazia e lo Stato di diritto, così come
sono sanciti nella Convenzione europea sui diritti dell'uomo e nella
Carta europea dei diritti fondamentali;
• di lanciare campagne d'informazione nei media e nelle scuole, al
fine di promuovere la diversità culturale come forma di ricchezza e di
dinamismo economico, la parità di genere, la tolleranza, il dialogo e
l'integrazione.
Gli Stati membri sono altresì invitati a rafforzare le misure di
diritto penale finalizzate al ravvicinamento delle pene contemplate per
tali reati nei vari Stati dell'UE e ad applicare efficacemente le
direttive anti-discriminazione. Parallelamente, i deputati esortano la
Commissione a citare davanti alla Corte di giustizia gli Stati membri
inadempienti e a proporre entro il primo semestre del 2007 nuovi
strumenti legislativi che contemplino tutti i motivi di discriminazione
elencati dal Trattato CE. L'Esecutivo è anche sollecitato a promuovere
lo sviluppo di una politica di anti-discriminazione, accanto alla
nascente politica in materia di integrazione, considerando che per
raggiungere la parità occorre rivolgere la debita attenzione
all'integrazione e ad altri interventi non legislativi. Visto poi
l'aumento del numero di aggressioni, urla e slogan razzisti negli stadi
da parte di tifosi di ideologia neonazista, si sottolinea la necessità
di sostenere iniziative contro il razzismo e la xenofobia in relazione
ai mondiali di calcio attualmente in corso in Germania. Il Parlamento
europeo ricorda, infine, la necessità di disporre di definizioni e
statistiche valide e precise sul razzismo e la xenofobia, in
particolare sugli atti di violenza a carattere razzista e xenofobo,
quale strumento per combattere efficacemente tali fenomeni, come è già
stato evidenziato nella relazione annuale 2005 dell'EUMC, in cui si
sottolinea la mancanza di registrazioni statistiche degli episodi di
violenza razzista avvenuti, per esempio, in Italia, in Portogallo e in
Grecia.
ALCUNE CONSIDERAZIONI... Di Cinzia Ricci - 20 Giugno 2006 - Mi
solleva e allo stesso tempo preoccupa che la risoluzione del Parlamento
europeo ponga l’accento su aspetti che da anni rilevo e denuncio. Il
più “sorprendente” (prova che ho individuato un punto ritenuto
fondamentale per la battaglia contro l’omofobia e i suoi effetti sulle
persone LGBT* - vedi nel testo il paragrafo “M” e “17”) è che manca una
raccolta di dati statistici sul fenomeno. Come ho scritto nell’
introduzione all’archivio “Una strage annunciata”: «senza numeri il
problema non esiste» ed è forse per questo che gli stati più razzisti
ed omofobi, Italia in Primis, trattata dal Parlamento europeo con sin
troppo riguardo, evitano di promuovere studi specifici al riguardo. La
risoluzione, poi, di fatto omette di segnalare e condannare le
dichiarazioni, le ingerenze e quindi le precise, innegabili
responsabilità del Papa e dei suoi ministri più accreditati - ma, lo
comprendiamo, tutto il mondo “occidentale” e in particolare l’Europa,
deve fare i conti con lo strapotere ecclesiastico che qui ha il suo
centro di comando, è perciò più semplice e comodo puntare il dito
altrove (ad esempio contro la Russia - che non ha maturato alcun
interesse per il rispetto dei diritti civili - e la Polonia, la cui
cultura, occorre ricordarlo?, ha formato uno dei Papi più conservatori
ed omofobici della storia recente della Chiesa cattolica – l’elezione
sul soglio pontificio di Ratzinger è solo l’ovvia conseguenza di
precise strategie messe in atto da Wojtyla già a partire dal 1978 con l’
appoggio di una parte consistente di vescovi i quali, sotto il suo
pontificato, avendone egli stesso eletti a decine fra quelli con una
visione più integralista, sono raddoppiati rendendo impossibile l’
elezione di un papa progressista o perlomeno capace di rispettare la
laicità dello stato, di mediare, dialogare con quella parte consistente
di società che negli ultimi cinquanta anni è radicalmente,
profondamente cambiata). Interessante notare la distribuzione dei voti:
301 voti favorevoli, 161 contrari e 102 astensioni – se si sommano i
contrari e gli astenuti abbiamo 263. Quasi la metà dei parlamentari è
razzista, xenofoba, antisemita e omofoba, non gliene importa un fico
secco o è compiacente. Un dato significativo, da non sottovalutare, che
la dice lunga sul venticello velenoso che attraversa l’Europa. C’è
veramente poco da star tranquilli. L’altro aspetto che mi colpisce è
che, ancora una volta, nella risoluzione non si fa alcun riferimento
all’attuazione italiana della direttiva 2000/78/CE per la parità di
trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro,
stravolta nel DECRETO LEGISLATIVO del 9 luglio 2003, n. 216, in
particolare all’art. 3 (Ambito di applicazione) ai punti 3, 4, 5, 6, e
art. 4 (Tutela giurisdizionale dei diritti) e quindi trasformata in un’
arma legislativa che autorizza forme di discriminazione (!!!) nei
confronti delle persone LGBT* ed altre categorie sgradite. D’altronde,
anche a noi è importato poco – c’erano tutti gli estremi per una
sollevazione di popolo, invece… Siamo lieti che il Parlamento europeo
insista su questi temi (la precedente risoluzione è del 18 Gennaio 2006
e non ha avuto alcuna conseguenza in Italia, a parte reazioni a dir
poco deliranti da parte del governo di centro destra e naturalmente
della chiesa), ma se non si doterà di strumenti legislativi efficaci
per punire gli stati inadempienti ed indurli ad adeguarsi alle
direttive, le sue resteranno parole che ognuno potrà continuare ad
ignorare o stravolgere a piacimento. Ma poiché sappiamo che allo stato
attuale nessuno è disposto a rinunciare alla sovranità nazionale per
continuare a fare i suoi comodi, non abbiamo dubbi: la comunità europea
con il suo parlamento, le sue commissioni, la corte di giustizia e
tutto l’ambaradan di gente che va e viene molto ben stipendiata,
resterà un teatrino buono solo per distribuire fondi, tenere in piedi,
in equilibrio, relazioni diplomatiche ed economiche - nulla di più.
Quindi, i problemi o ce li risolviamo da soli, o nessuno lo farà al
posto nostro - non a breve, almeno.
Vi invitiamo a leggere o scaricare la risoluzione (provvisoria)
approvata dal Parlamento europeo all'indirizzo: http://www.cinziaricci.
it/nosilence/archivio245.htm
WWW.CINZIARICCI.IT - Un sito da sfogliare...
Cinzia Ricci Gaya CsF
COMUNICAZIONE CIRCOLO LESBICO DRASTICAMENTE
PROGRAMMA DELLA NOTTE BIANCA PROMOSSO DAL CIRCOLO DRASTICA...MENTE
1 luglio '06 - zona Portello - Padova. CONCORSO DI FOTOGRAFIA: AL
LAVORO, DONNE! in collaborazione con la CGIL di Padova. AL LAVORO,
DONNE! Si pone l’obiettivo di raccogliere immagini dal mondo del
lavoro femminile declinato in tutti i suoi molteplici aspetti, da
quelli più tradizionali a quelli più innovativi, affidando allo
sguardo e all'obiettivo di una donna che fotografa, una personale
chiave di lettura di questa variegata e complessa realtà. Le opere
saranno esposte in uno spazio adeguato alla visione del pubblico.
Dalle 19 alle 21: Happy Book Hour Iniziativa che prevede lo scambio di
libri sulla cultura femminile con drink offerti dal Circolo. Si
accettano solo libri di donne. Dalle 21 LOUNGE & READING & LISTENING &
DRINKING Presentazione e lettura con un ospite d’eccezione: Monica
Capuani,
traduttrice dei “monologhi della vagina” di Eve Ensler. Monica
Capuani parlerà della forza di risonanza di cui si carica un testo nel
momento in cui entra nella vita delle persone dalla porta privilegiata
del teatro. Momenti di pelle d’oca e ironia per mettere i brividi a una
notte d’estate padovana. Una chiacchierata informale che permetterà a
chi già conosce “i monologhi della vagina” di approfondire il rapporto
con la traduttrice e di apprendere quali progetti di traslazione
teatrale saranno messi in cantiere dalla casa
editrice “Reading Theatre”. L’intervista sarà intercalata con momenti
di lettura di brani tratti
dall’opera. Il salotto letterario sarà ambientato sotto la storica
Porta del Portello. Dalle 23 DJ e VJ SET
Musica, musica, musica e ancora musica per una notte che sa assumere
toni impegnati e caricarsi dell’energia del suono per rimanere tra i
ricordi più significativi dell’anno!
Per info:
www.drasticamente.it
info@drasticamente.it
COMUNICAZIONE DI’GAYPROJECT
GRUPPO AUTOCOSCIENZA GIOVEDI' 22 GIUGNO ORE 18.00
L'ultimo incontro del gruppo di autocoscienza prima della pausa estiva
si terrà giovedì prossimo alle ore 18. Per tutti quelli che in questa
stagione vi hanno partecipato è un occasione per salutarsi oltre che,
come
sempre, per confrontarsi.
PRIDE DI ROMA 2006 - DI TUTTO DI PIU'
24 GIUGNO 2006 ORE 16 PIAZZA DELLA REPUBBLICA
Non perdete la piu colorata parata d’Italia. Il Corteo inizierà alle
16:00 da Piazza della Repubblica e attraverserà la città passando per
tutti i luoghi storici più famosi come il Colosseo e i Fori Imperiali.
LEGGI IL DOCUMENTO POLITICO http://www.digayproject.
org/notizie/notizia.asp?news=2767
LE FOTO DEL PRIDE DI TORINO DGP al Pride di Torino, guarda le foto!!!!
http://www.digayproject.org/gallerie/default.asp
INTERVISTA SU L’HERALD TRIBUNE
Roma, 23 giugno 2006, venerdì
Nel breve intervallo tra un ricovero e l´altro, poche settimane fa,
una giornalista dell´"International Herald Tribune" e´ venuta due volte
a farmi visita, in due giorni diversi, per intervistarmi. Insieme
abbiamo rivangato un po´ nella mia vita ed in quello che ho fatto, in
questi anni, sfrucugliando tra i pochi documenti rimasti del mio
archivio. La conversazione, lunghissima, e´ avvenuta spesso con la
febbre a 38 gradi (alla fine, dopo ch´era uscita da casa per la seconda
volta, ero arrivato a 40.1!), in condizioni di estremo disagio, ma
anche di profonda soddisfazione morale. Il suo interesse era
soprattutto per i miei libri e, oggettivamente, fa piacere essere
intervistati sul proprio lavoro, su quello che si e´ scritto, da un
giornale americano diffuso in tutto il mondo, visto che, talvolta, ho
l´impressione che gli italiani nemmeno si accorgano che sto pubblicando
un libro dietro l´altro, e proprio sulla nostra storia. Quello che ne
e´ risultato lo potete leggere sull´"International Herald Tribune" di
oggi, venerdì 22 giugno 2006 oppure, se non vi interessano le foto,
potete rintracciare sul sito seguente l´articolo di Elisabetta
Povoledo: http://www.iht.com/articles/2006/06/22/news/consol.php
Mi farebbe piacere se qualcuno traducesse il testo in italiano per
renderlo accessibile veramente a tutti. In condizioni normali lo farei
io stesso in due ore, ma ho un po´ di difficolta´ a impegnarmi,
ultimamente.
Grazie,
Massimo Consoli
ANDREA G. PINKETTS PRESENTA IL ROMANZO PIU' ROCK DELL'ANNO:
SUSHI BAR SARAJEVO
di Giovanni Di Iacovo VENERDI 23 GIUGNO 2006 ore 19 sulla
superterrazza dello SMOOTH
via Buonarroti 15, Milano Tel: 02 4819043
Dicono di Sushi Bar Sarajevo (Palomar, 2006 con prefazione di Valerio
Evangelisti ):
IL CORRIERE DELLA SERA "Apocalisse al Sushi Bar, dove il talk show
diventa orrore quotidiano. Decisamente ben scritto"
CARTA-IL MANIFESTO"Fra i più vivi romanzi italiani degli ultimi
decenni"
CARMILLA ON-LINE "Un romanzo eccezionale, da tutti i punti di vista,
completo e coltissimo, ironico e perfettamente disilluso"
VALERIO EVANGELISTI: "Quasi ogni riga del suo testo è una
sollecitazione all'intelligenza del lettore. Difficile concepire un
esordio più brillante".
FILIPPO LAPORTA: "Un fanta-reportage. Irriverente demolitore di
mitologie tra intelligenza di osservazione e humor incontenibile"
Giovanni Di Iacovo (Pescara, 1975), Vincitore della sezione
letteratura alla Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del
Mediterraneo (Sarajevo 2001) e di altri premi letterari, ha già
pubblicato con Castelvecchi, Besa, Book Brothers. Dirige il locale
Festival delle Nuove Letterature. Di Iacovo onsuma grandi quantità di
cinema, libri, fumetti, musica (in mp3) e di culture very borderline,
nel tempo libero dal suo austero lavoro presso il Consiglio Comunale di
Pescara.



0 Comments:
Posta un commento
<< Home