news 8 maggio
In questi giorni gli italiani sono alle prese con un’inaspettata
rivelazione: mandare un esercito armato fino ai denti in un territorio
straniero comporta l’infausta eventualità che qualcuno dei nostri
soldati – prima o poi - ci lasci le penne. Così è stato sia in Iraq che
in Afghanistan. Il progetto berlusconiano di sedersi al tavolo dei
vincitori a costo zero (morti, si intende) è naufragato come tutti gli
altri. Non solo gli italiani deceduti superano ormai la trentina (il
Duce, più realista ma pure lui sbagliando, ne aveva messi in conto
qualche migliaio), ma il nostro paese non è stato chiamato a nessun
tavolo dei vincitori (anche perché non ci sono vincitori). Forse
venderemo qualche elicottero Agusta in più negli USA, forse Bush
tollererà ancora l’untuosa pacca sulle spalle di Silvio Berlusconi, ma
di certo altro non abbiamo ottenuto. Neanche in termini di rispetto e
di riconoscenza: il caso Calipari, il funzionario dei servizi ucciso da
uno sfaccendato fante americano dal grilletto facile, lo dimostra. A
parte ciò, la farsa della missione di pace non regge davvero più. In
Afghanistan gli USA hanno portato una guerra arbitraria. L’11 settembre
non c’entra e se c’entra la reazione non è stata coerente perché ad un
atto di terrorismo si risponde con un atto di polizia mirato e non con
una guerra totale che, difatti, ha distribuito morte e distruzione tra
la popolazione e ha conferito fama mediatica agli attentatori. In Iraq
gli USA sono andati per debellare la proliferazione di armi di
distruzione di massa che il pur sanguinario Saddam non possedeva
giacché, in caso contrario, le avrebbe uste in primo luogo contro gli
invasori del proprio Stato. E qui c’è ancora chi dice che «gli italiani
sono andati in Iraq a guerra finita», come se il “palo” di una rapina o
di uno stupro non fosse parimenti responsabile del reato commesso dai
complici in azione. I nostri soldati sono caduti vittime della
scellerata decisione di inviarli al fronte. Hanno obbedito ad un ordine
formalmente legittimo, ma moralmente criminale. Le madri di alcuni
marines uccisi lo hanno compreso bene ed hanno chiesto scusa al popolo
iracheno. Noi no. Rimproveriamo – giustamente - chi auspica mille o
cento Nassirya, ma non abbiamo il coraggio di ammettere che solamente
se i nostri militari vestissero le divise blu dell’Onu i loro carnefici
sarebbero davvero terroristi. Ma visto che così non è, dobbiamo
prendere atto che gli iracheni e gli afghani non ci vogliono e ben
hanno il diritto di respingerci alla frontiera, con tutti i mezzi.
Dobbiamo quanto prima porre fine a questa tragica farsa che ha seminato
morte non solo tra le nostre fila di militari (intenzionati per lo più
ad estinguere più rapidamente i mutui sulla propria casa), ma anche e
soprattutto tra migliaia e migliaia di iracheni ed afghani che
vorrebbero tornare ad essere padroni a casa propria.
Avv. Giorgio Carta Jr Direzione Nazionale PSDI
COMUNICAZIONE
DI’GAYPROJECT
INCONTRO DEL GRUPPO GIOVANI
SABATO 6 MAGGIO ORE 17.30
Il tema di questo incontro sarà di nuovo "Omosessualità e Religione";
vista l'ottima riuscita dell'anno scorso su questo tematica, anche
quest'anno ci confronteremo sul rapporto, spesso difficile, tra il
proprio orientamento sessuale e la religione. Per rendere il confronto
più proficuo, tutti insieme andremo a parlare di questi temi, proprio
con chi ci sembra maggiormente diffidente e reticente: con dei
sacerdoti! L'appuntamento è alle 17:30 davanti alla sede del
DìGayProject (Via Costantino,82 - Metro B San Paolo) per poi dirigersi
tutti verso la Basilica di San Paolo. INONCTRO POLITICO “MOVIMENTO
GLBT: QUALI STRATEGIE PER IL FUTURO?” LUNEDÌ 8 MAGGIO ALLE ORE 18.30 L’
Unione ha vinto ma la maggioranza è molto stretta, inoltre PACS e
diritti civili GLBT non sono in programma. Parte del movimento GLBT si
è appiattito sui partiti rimanendo legato mani e piedi alle loro
logiche governative e di compromesso. COSA FARE? Noi di DGP ne stiamo
discutendo da settimane e sentiamo il bisogno di approfondire ancora il
tema. Il nostro obiettivo è immaginare una strategia di medio e lungo
periodo da condividere con tutte le realtà della comunità GLBT per poi
cominciare a lavorare insieme in modo proficuo e lungimirante. Siete
tutti invitati a partecipa al dibattito e a portare il vostro
contributo.
VEDI DOVE E' SEDE DI DGP
http://www.digayproject.org/chisiamo/sede.asp
OGNI VENERDI': OMOgenic
http://www.digayproject.org/eventi/default.asp
l'ingresso è di soli 5, comodissimi, euro se hai la tessera di Di'Gay
Project
OGNI SABATO: KINDER GARDEN
http://www.gayvillage.it
CONDIZIONI DI VITA E LAVORO
Diamo uno sguardo molto semplificato al “ciclo” vitale degli esseri
umani in una società arcaica, industriale e postindustriale. In una
comunità agricola classica il padre è agricoltore o artigiano e i figli
vengono su agricoltori o artigiani. Essi erediteranno non solo l’
attività che consentirà loro di vivere e produrre, ma anche gli
strumenti e i mezzi necessari a svolgerla. Strumenti oltre che
materiali come il terreno, la zappa, la vanga oppure la bottega, il
martello la sega eccetera, anche le conoscenze e il nome, ossia l’
essere conosciuti e rinomati nel paese in modo che si comperi i loro
prodotti. In una società industriale invece i figli non ereditano più
mestieri, materiali e avviamento dal padre, ma saranno cresciuti e
addestrati per trovare impiego in una fabbrica come operai o in un
ufficio (anche della fabbrica) come impiegati, oppure come tecnici e
così via. Ci sarà un’età scolastica preparatoria e poi si entrerà nel
mondo del lavoro. Ma cosa avviene invece quando si entrerà in una
società in cui l’industria non avrà più un peso preponderante nel mondo
del lavoro? Quando a seguito dell’automazione e di vari cambiamenti il
monte ore di lavoro necessario per produrre il necessario per la vita
sociale crolleranno e saranno richieste sempre meno persone per
lavorare a fronte di una popolazione cresciuta? In questo caso si
troverà che le “nicchie” dei “mestieri” si ridurranno almeno in
rapporto alla popolazione, se non addirittura in numeri reali. Entrare
nel mondo del lavoro sarà sempre più difficile e, essendo la
sopravvivenza ancora legata al reddito del proprio lavoro, anche la
vita diventerà sempre più difficile. Per essere preferiti ad altri
lavoratori i giovani dovranno piegarsi a condizioni di vita sempre più
spiacevoli come l’aumento dell’orario di lavoro e la diminuzione del
compenso rendendo la vita sempre meno libera e sempre più vuota per la
gran parte dei nuovi lavoratori. La visione della propria vita come una
sventura voluta, seppure in buona fede, dai propri genitori si
affaccerà alla mente di questi poveri sventurati che vivranno l’incubo
di una tale era. A ciò dobbiamo aggiungere il contrasto fra fase
educativa e fase lavorativa degli individui. Se una volta, in era
agricola e in prima fase di industrializzazione, le persone crescevano
lavorando e il lavoro era considerato pertanto come uno stile di vita
normale, oggi i giovani vengono su non lavorando perché il lavoro
minorile è perlopiù vietato e l’accesso al mondo del lavoro è sempre
più rinviato. In questo caso il lavoro non è più una condizione di vita
normale, anzi diventa un incubo che prorompe nella propria esistenza
come una spada che cade sul collo. Passare una vita lavorando da
mattina a sera oggi rende l’esistenza priva di scopi e di aspettative
anche perché il lavoro è sempre più automatico e spersonalizzato. La
nostra visione della vita, il nostro “umore” medio dipende dalle
condizioni di sopravvivenza. La nostra prima condizione di
sopravvivenza è il lavoro, il modo con cui viene organizzato e svolto,
il modo con cui produciamo. La nostra vita dipende dalla strutturazione
e dall’organizzazione del lavoro e della produzione. Se le condizioni
di lavoro migliorano tenderemo ad essere più ottimisti, ad avere una
visione più positiva della vita, perché riusciremo a sopravvivere con
uno sforzo minimo, ma se peggiorano, peggiorerà anche la nostra visione
dell’esistenza e inizieremo a costruirci spettri e ombre che avvolgono
il futuro. Quindi il valore della vita dipende da come viene vissuta e
non è una misura statica e obiettiva. Probabilmente anche l’
invecchiamento e la morte vengono travolte dalle condizioni di vita.
Magari una vita ben vissuta non genera rimpianti e ogni ruga che ci
appare addosso non sarebbe più un allarme di ciò che ci siamo persi e
che ci perderemo. Così in un mondo migliore potremo anche trovare la
forza, se non di gestire, almeno di accettare attivamente e non come
mera rassegnazione il ciclo della vita. Ma tornando alla contestazione
della propria esistenza, potrei ben dire che il fatto di essere stato
messo al mondo e cresciuto nella bambagia per poi essere catapultato
nella giungla del mercato del lavoro costretto ad accettare condizioni
e sacrifici che, per quanto possa sforzarmi, trovo assurdi e inutili,
il vedermi come immerso in mare aperto costretto a nuotare per non
affogare, l’essere insomma destinato ad essere uno schiavo, non lo
trovo affatto entusiasmante. Questo hanno prodotto i miei “cari”
genitori: uno schiavo. E la cosa peggiore e che se ne compiacciono
perché certo “il lavoro ti realizza”. Già, come automa e schiavo al
servizio di un padrone non certo come essere umano che partecipa al
vivere e al produrre della società. Una società civile dovrebbe fare in
modo che lavorare e produrre sia una scelta e non una necessità. Ma in
mancanza di questo per il momento, un genitore potrebbe ben avere
atteggiamenti migliori nei confronti di un figlio che ha difficoltà nel
trovare lavoro. La battuta pecoreccia del tipo “vedi quel che devi fare
qui non c’è posto per gli sfaticati” non si addice certo a un genitore
che ha pianificato la nascita del figlio, lo ha cresciuto con molti
comfort e ora lo vede costretto a affrontare un netto peggioramento
della propria vita. In fondo non è il figlio che ha chiesto di
esistere. Arrivare da queste fondamentali premesse alla conclusione che
o non bisogna più avere figli o bisogna, una volta messili al mondo,
mantenerli per tutta la vita, è certo molto affrettato e superficiale.
Io credo che valga comunque la pena avere dei figli, ma bisogna tener
conto dell’atto impositivo della vita prima di scagliarsi contro di
loro in assurde e incoerenti sparate idiote, segno di una mente
stupida, ottusa e malata. Bisogna allevarli con senso di responsabilità
e in un certo modo cercare di invogliarli ad affrontare sfide anche
disumane di un ambiente difficile senza però ricorrere all’inganno ma
dando loro gli strumenti necessari affinché possano guardare in faccia
la realtà senza eccessivi timori. Bisogna star loro vicini e
appoggiarli nelle difficoltà anche se queste nascono da cause meramente
psicologiche e che sembrano scollegate alla realtà delle cose, come il
titubare prima di accettare le prime proposte di lavoro. Certo fare
figli è diventato un compito sempre più difficile e forse oggi si
caricano i genitori di un compito che può andare ben oltre le forze di
due miseri esseri umani. Ma forse è una sfida che vale ancora la pena
di affrontare: far accettare la propria esistenza a nuovi esseri umani
anche in ambienti così ostili come la società odierna. Un aspetto che
sicuramente potrebbe ben essere superato è quello economico, se solo
ogni essere umano fosse considerato titolare del diritto di proprietà
sulla natura, e in virtù di questo titolo gli si corrispondesse un
dividendo della grande ricchezza prodotta sfruttando detta natura,
allora molte cose cambierebbero. I costi sociali della procreazione
sarebbero annullati e coloro che vogliono cimentarsi a creare nuovi
esseri umani potrebbero farlo sobbarcandosi solo i dovuti impegni
affettivi e di tempo per l’educazione. La spinta alla denatalità che
sta trasformando molte aree del mondo in enormi ospizi potrebbe essere
praticamente e definitivamente abbattua.
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NESSUNO TOCCHI CAINO
6 Maggio 2006
CINA. DIECI ESECUZIONI PER LA FESTA DEL LAVORO - 27 aprile 2006: dieci
persone sono state giustiziate mediante iniezione letale in diverse
province della Cina. Le esecuzioni sono avvenute all’approssimarsi
della Giornata del Lavoro, nell’abituale tentativo da parte delle
autorità di scoraggiare i crimini durante le festività.
Le prime sette persone sono state messe a morte a Lanzhou, nella
provincia del Gansu, riporta il Lanzhou Morning Post. Tre di queste
erano state riconosciute colpevoli di aver derubato e ucciso 11
prostitute, nel 2003. Avrebbero inoltre mangiato fegato e reni delle
vittime, sciogliendo poi i cadaveri con degli acidi. Un altro
giustiziato era stato riconosciuto a capo di una banda responsabile di
30 tra sequestri e rapine. Tra i sette giustiziati, anche una donna che
avrebbe ucciso un’infermiera cui imputava la propria infertilità e un
omosessuale che avrebbe ucciso il proprio partner. Nella città di
Haikou, sull’isola di Hainan, due persone sono state giustiziate per
aver rapinato e ucciso un autista di taxi, riporta il sito web Hainan
News. Lo Huashang Morning Post riporta infine che a Fuxin, nella
provincia del Liaoning, un insegnante di arti marziali di una scuola
pubblica è stato giustiziato per gli stupri di nove giovani allieve,
avvenuti tra il 2003 e 2005.
COREA DEL SUD. APPELLO PER SALVARE CONDANNATO NORD-COREANO - 28 aprile
2006: il fuoriuscito nord-coreano Son Jong Hoon ha lanciato dalla Corea
del Sud un appello pubblico per salvare la vita di suo fratello, Son
John Nam, 48 anni, condannato a morte nella Corea del Nord. Jong Hoon
ha saputo della condanna a morte del fratello lo scorso marzo, nel
corso di una telefonata avuta con un suo conoscente residente nella
Corea del Nord, che ha contatti con i servizi di sicurezza locali. “Nei
suoi confronti è stato emesso un ordine di esecuzione”, ha detto Son.
“Mio fratello è stato arrestato con l’accusa di spionaggio in favore
della Corea del Sud e di aver tradito il Paese rivelando segreti di
stato dopo un incontro avuto con me in Cina”. A sostegno dell’appello,
l’organizzazione Christian Solidarity Worldwide, con sede a Londra, ha
organizzato per il 28 aprile una manifestazione davanti all’ambasciata
della Corea del Nord nella capitale britannica. Son ha inoltre deciso
di rivolgere una petizione alla Commissione Nazionale per i Diritti
Umani della Corea del Sud, organo consultivo legato al Governo. Nel
2001, il Governo nord-coreano ha asserito di aver ridotto il numero dei
reati capitali da 33 a 5 ma 4 di quelli rimasti sono di natura
essenzialmente politica. Il Codice Penale prevede infatti la pena di
morte obbligatoria per attività “in collusione con gli imperialisti”
volte a “sopprimere la lotta di liberazione nazionale”. La pena di
morte può essere inoltre applicata per “divergenza ideologica”,
“opposizione al socialismo” e “crimini controrivoluzionari”. In base a
questi “reati” il regime comunista ha continuato a giustiziare
prigionieri politici, oppositori pacifici, disertori o transfughi
rimpatriati, ascoltatori di trasmissioni estere, possessori di
materiale stampato cosiddetto “reazionario”. Negli ultimi anni migliaia
di profughi nord-coreani che tentavano di fuggire verso la Corea del
Sud o il Giappone, sono stati rimpatriati forzatamente nel loro paese
dalla Cina. L'11 febbraio 2005, la Commissione per il Sostegno dei
Rifugiati Nordcoreani, gruppo con sede a Seoul, nella Corea del Sud, ha
reso noto che circa 70 profughi nordcoreani, catturati in Cina e
rimpatriati forzatamente, sono stati giustiziati a gennaio.
SOMALIA. RAGAZZO GIUSTIZIA ASSASSINO DEL PADRE - 2 maggio 2006: su
ordine di un tribunale islamico, un ragazzo somalo di 16 anni ha
giustiziato in pubblico l'uomo riconosciuto colpevole dell’omicidio di
suo padre. Si tratta della prima esecuzione pubblica a Mogadiscio in
base alla Sharia degli ultimi dieci anni. All’esecuzione, ordinata e
gestita dal tribunale, hanno assistito diverse centinaia di persone. I
presenti hanno raccontato che, in applicazione del verdetto, il 16enne
Mohamed Moalim si è avvicinato al condannato a morte, Omar Hussein, che
era incappucciato e legato ad un palo, colpendolo più volte con un
coltello al petto, alla gola e alla testa, fino ad ucciderlo. “L’
assassino di mio padre è stato eliminato”, ha dichiarato con freddezza
Moalim all’agenzia Afp, ad esecuzione avvenuta. I parenti di Moalim
hanno detto che anche i familiari dell’omicida hanno accettato il
verdetto del tribunale, presentato dai leader religiosi di Bermuda come
equo e necessario al ristabilimento dell’ordine. "L’Islam è il solo
mezzo per superare le difficoltà che abbiamo di fronte”, ha detto all’
Afp l’imam Sheikh Ibrahim Mohamed Nur. “Abbiamo applicato la giustizia
di Allah e non c’è migliore giustizia di quella raccomandata da Allah.
Da oggi in poi la popolazione di Bermuda saprà che gli assassini non
resteranno impuniti, come è stato in passato”. Alcuni parenti del
giustiziato hanno invece espresso disappunto, sostenendo di non aver
avuto la possibilità di pagare un risarcimento alla famiglia del
ragazzo, nel tentativo di evitare l’esecuzione. Un giovane che ha
assistito all’esecuzione, ha invece detto: “Non si può fermare la
violenza con altra violenza”. Il codice penale somalo è un amalgama di
vari sistemi giuridici e tradizioni. Sono in vigore tribunali islamici
(che applicano la Sharia), tribunali secolari e tribunali tradizionali
di clan. La giurisdizione dei tribunali islamici è stata estesa ai
reati comuni, e le sentenze di queste corti sono difficilmente
appellabili. Almeno 10 persone, tra cui un minorenne, sono state
giustiziate nel 1999 e almeno una nel 2001. Non esistono dati ufficiali
ma, secondo AI, esecuzioni sarebbero avvenute in Somalia anche nel
2002. Nel 2003, sarebbero state effettuate 4 esecuzioni. Non esistono
dati ufficiali ma, secondo AI, almeno una esecuzione sarebbe avvenuta
in Somalia nel 2004.
KUWAIT. CINQUE IMPICCATI PER OMICIDIO, STUPRO E TRAFFICO DI DROGA - 2
maggio 2006: cinque uomini sono stati impiccati a Kuwait City, nella
stazione di polizia di Naif. Si tratta di tre cittadini kuwaitiani e di
due stranieri, rendono noto funzionari del Ministero degli Interni e
della Giustizia. I tre kuwaitiani sono: Farraj Al Rukaibi, giustiziato
per il sequestro, stupro e omicidio di una ragazza; Saad Al Mutairi,
per omicidio e detenzione illegale di armi; Mohammed Al Shimmary, per
sequestro e stupro. I due cittadini stranieri sono l’indiano
Shakarullah Ansari ed il pakistano Mayan Mohammed Iqbal Mayan. Il primo
avrebbe ucciso nel 2003 il proprio datore di lavoro kuwaitiano,
portandogli via dei soldi e occultando poi il cadavere. Ansari avrebbe
in precedenza messo al corrente l’ambasciata indiana che il suo datore
di lavoro lo maltrattava e non gli pagava il dovuto. Il pakistano era
stato invece condannato a morte per aver trafficato droga all’interno
dell’emirato. Le condanne erano state approvate dall’emiro Sheikh Sabah
Al Ahmed Al Sabah. Dopo aver effettuato le impiccagioni, le autorità
hanno consentito l’ingresso agli spettatori, che hanno visto i corpi
ancora appesi. Esporre al pubblico i giustiziati – hanno spiegato i
funzionari – rappresenta un deterrente nei confronti del crimine.
Risale ad alcuni anni fa la legge che consente agli spettatori di
vedere i corpi degli impiccati. Queste cinque esecuzioni – hanno infine
reso noto le autorità – sono le ultime effettuate nella stazione di
polizia della zona centrale della città. Le future impiccagioni
avverranno nella Prigione Centrale del Kuwait, nel distretto rurale di
Suliabiya. La pena di morte è prevista in Kuwait dalla legge basata
sulla Sharia. Sono reati capitali anche lo stupro e i reati contro la
sicurezza dello stato. Dal 1995, la pena di morte è obbligatoria per il
reato di spaccio di droga. Anche i molestatori sessuali sono condannati
alla pena capitale. Contro le condanne a morte, che sono di solito
eseguite per impiccagione, si possono presentare due appelli ed è
necessaria l’approvazione finale dell’emiro.
USA. UN’ESECUZIONE IN OHIO MENTRE MOUSSAOUI OTTIENE L’ERGASTOLO - 3
maggio 2006: Zacarias Moussaoui, l’unico imputato per gli attentati
dell’11 Settembre 2001, non verrà giustiziato. I giurati del tribunale
di Alexandria, in Virginia, hanno deciso per l’ergastolo, decretando
una sconfitta perl’amministrazione Usa, che aveva chiesto la pena di
morte. «America hai perso, io ho vinto!», ha urlato uscendo dall’aula.
L’imputato era già stato riconosciuto colpevole di cospirazione al fine
di compiere azioni terroristiche, distruggere aerei e usare armi di
distruzione di massa, tuttavia i giurati non si sono accordati sul
fatto che il suo coinvolgimento negli attacchi dell’11 Settembre fosse
abbastanza diretto da giustificare l’esecuzione. La pena capitale
richiedeva un verdetto unanime, ma alcuni giurati hanno accolto le
attenuanti. Moussaoui, 37enne cittadino francese di origini marocchine,
era stato arrestato in Minnesota nell’agosto del 2001 per violazioni
delle leggi sull’immigrazione. Il Dipartimento di Giustizia aveva
chiesto al tribunale di condannarlo a morte, perché conosceva il piano
degli attentati, e non rivelandolo agli investigatori aveva consentito
ai suoi complici di realizzarlo. Diversi familiari delle vittime dell’
11 Settembre avevano chiesto di risparmiare la vita all’imputato e di
condannarlo all’ergastolo, per evitare che si trasformasse in un
“martire”, di al-Qaeda. Il presidente dei familiari delle vittime, Don
Goodrich, ha così commentato: «E’ la decisione giusta, fa onore al
nostro sistema». Il 2 maggio, in Ohio, è stato giustiziato Joseph
Clark, 57 anni, nel penitenziario di Lucasville. L’esecuzione ha avuto
luogo con circa 90 minuti di ritardo, per imprevisti avvenuti nel corso
della procedura. Il personale addetto non è riuscito a trovare subito
la vena del braccio in cui praticare l’iniezione, poi, proprio quando
si supponeva che le sostanze letali avessero cominciato a penetrare nel
corpo del condannato, quest’ultimo ha esclamato, “Non funziona, non
funziona”. A quel punto gli addetti si sono accorti del collasso della
vena. Fino a quando non è stata trovata una vena nell’altro braccio, le
tende sono rimaste chiuse, per impedire al pubblico di vedere. Clark
era stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di un addetto ad un
distributore di benzina, David Manning, avvenuto nel 1984 nel corso di
una rapina.
NOTIZIARIO GAYA CsF
8 MAGGIO 2006
SECONDA PARTE
COMUNICAZIONE
ASSOCIAZIONE 2 AGOSTO 1980
Con il patrocinio del Dipartimento di discipline storiche, della
Provincia di Bologna e dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-
Romagna I Giovani e la memoria. La stagione dello stragismo tra lacune
storiografiche e oblio sociale. Una riflessione per gli insegnanti, un
rischio per la società. In memoria di Ermanno Rosso Bologna 9 maggio
2006, via S. Isaia 20 , sala ex-refettorio (sede del Cedost-Landis)
Mattina Presiede Nadia Baresi I giovani e la memoria: un problema
aperto Ore 10 Apertura e saluti ufficiali: sono stati invitati
sindaco, presidenti regione e provincia Saluto del prof. Alberto De
Bernardi, direttore dipartimento di discipline storiche Ore 10.40
Storia memoria e uso pubblico dello stragismo: Le ragioni del
convegno. Paolo Bolognesi I giovani e la memoria: i dati e la
riflessione ore 11 La ricerca di Bologna: il punto di vista storico-
formativo (Pietro Biancardi, Landis- Cinzia Venturoli Cedost) ore 11,20
La ricerca di Bologna: il punto di vista sociologico (Anna Italia,
Censis) pausa caffè Tavola rotonda Moderatore: Roberto Scardova ore
12.00 I sessione: i giovani tra impegno globale e indifferenza: Il
questionario di Brescia: Manlio Milani (Associazione familiari di
Brescia), Il questionario di Milano, (Fondazione ISEC) Giuseppe Roma
(Censis). ore 13.00 II sessione: Come si è conservata la memoria e
raccontata la storia? Quali azioni possibili fra scuola, mezzi di
informazione, arte e spettacolo? Carlo Lucarelli, scrittore, Paolo
Benvenuti, registra cinematografico, Claudio Lolli, cantautore e
insegnante, Renato Sarti, regista teatrale, Roberto Greco,
documentarista, Lorenzo Tommasi, studente. Pomeriggio Presiede Luca
Alessandrini Storia, memoria e uso pubblico dello stragismo Ore
15,30. La storia e i vecchi e i nuovi mass media, (Francesca Anania,
università della Tuscia)) Ore 16 Gli anni '70 e la stagione dello
stragismo e del neofascismo: lacune storiografiche, reticenze
politiche (Cinzia Venturoli) Ore 16,30 I giudici e gli storici: l’
azione della magistratura (Libero Mancuso, già presidente corte d’
assise di Bologna) Ore 17 La formazione democratica del cittadino e
la storia che a scuola non c'è (Paolo Bernardi direttore Landis) Ore
17,30 Come si (tras)forma l'informazione storica di massa: la storia e
i massmedia tra cronaca, inchiesta e documentario (Pina Lalli,
università di Bologna) Ore 18 ll possibile ruolo delle istituzioni
locali Regione Comune e Provincia (presidenti del consiglio). Sera
Ore 21 Cineteca comunale proiezione del documentario “Il trentasette
memoria di una città ferita”, di Roberto Greco Sarà presente l’autore.
11 maggio, sala “Torquato Secci”, stazione di Bologna, ore 21
Spettacolo teatrale Utili idioti, Bologna 2 agosto 1980. Saranno
presenti per un breve saluto il Presidente del Consiglio provinciale di
Bologna Maurizio Cevenini e il responsabile del CSA di Bologna Paolo
Marcheselli. INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE
IL PRESIDENTE
PAOLO BOLOGNESI
PROMISELAND RITORNA
L'Associazione Promiseland.it riottiene il suo legittimo nome di
dominio "Promiseland.it"
Dopo un forzato periodo di attività "nascosta" alla maggior parte dei
suoi visitatori abituali, il sito Promiseland.it riottiene il legittimo
utilizzo del proprio dominio utilizzato per breve tempo da chi stava
cercando di utilizzarlo per scopi illeciti sul territorio italiano. In
tutto questo tempo la redazione di Promiseland ha continuato a
funzionare regolarmente ed era possibile consultare le news e
partecipare ai forum semplicemente modificando un file del proprio
computer. Adesso le procedure legali subito attivate
dall'Associazione, hanno portato all'inevitabile risultato di
restituire il dominio in questione ai legittimi proprietari. Da poche
ore, infatti, il sito Promiseland.it è visibile nuovamente a tutti...
Siamo tutti lieti di questa splendida notizia e ringraziamo le
centinaia di persone che hanno continuato a seguire il nostro lavoro.
Promiseland.it continuerà a diffondere un'informazione libera in difesa
di ogni essere vivente e sopratutto a diffondere i principi di una vita
vegana e nonviolenta. A presto. Sauro Martella
Presidente di Promiseland.it
www.promiseland.it
COMUNICAZIONE SCUOLA DI CINEMA
Ultimi giorni per iscriversi a tocca a te! workshop di preparazione ai
provini per il Cinema, la Televisione, la Pubblicità con 4 tra i più
importanti casting director del Cinema italiano sabato 13 e domenica14
maggio dalle 10 alle 14 e dalle 15 alle 19 in un set montato negli
studios della scuola a Roma workshop pratico condotto da 4 dei più
qualificati professionisti del settore 4 dei più importanti casting
director del cinema Franco Alberto Cucchini, Marita D’Elia, Ornella
Morsilli, Claudia Marotti Franco Alberto Cucchini “il giudice
mastrangelo 2”, (2006), ”capri”, “la freccia nera”, “il giudice
mastrangelo”, “48 ore”, (2005); “bell’antonio”, “persona non grata”
(2004); “il bambino di carta”, “al di là delle frontiere”, (2003);
“marcinelle”, “giulio cesare”, “rivoglio i miei figli”, “sogno di luna
di miele italiana”, “la guerra è finita”, (2000); “il signore dell’
anima”, “l’amore uccide”, “tutti i sogni del mondo”, “dopo la
sentenza”, (2001); “piccolo mondo antico”, “pasolini”, “assassini
giorni di festa”, (2000); “le ragazze di piazza di spagna”, “return to
me”, “every day little better”, (1999); “don milani”, “boom”, (1998);
Marita D’Elia “eccezzziunale veramente…”, di Carlo Vanzina; “te lo
leggo negli occhi”, di Valia Santella; “mariti in affitto”, di Ilaria
Borrelli; … ; “la squadra”, di Autori Varii; “distretto di polizia 5”,
di Lucio Gaudino; “R.I.S. 2", di Alexis Sweet; “un ciclone in
famiglia”, di < SPAN >Carlo Vanzina; “un posto al sole”, di Autori
Varii; Ornella Morsilli “i mille” di Stefano Reali; “e se domani” di
Giovanni La Pàrola; “se devo essere sincera”, di Davide Ferrario; …;
“la squadra 6” di Autori Varii; “diritto di difesa” di GianFrancesco
Lazotti; …; “fate come noi”, “la verità vi prego sull’amore” di
Francesco Apolloni; Claudia Marotti “il grande botto” di Leone
Pomucci; “belgrado sling” di Riccardo Donna; “last food” di Daniele
Cini; “il siero della vanità” di Alex Infascelli; “la omicidi” cast
principale di Riccardo Dilani; “cardiofitness” di Fabio Tagliavia (in
uscita) Campagne pubblicitarie attuali: NESTE’ “antò fa caldo”, D’
Alatri; TIM (la moglie, la figlia di De Sica e l’altro vigile),
Luchetti; Lavazza (lo scozzese), Luchetti; NESTE’ (in uscita) con
Valerio Foglia Manzillo; …programma: davanti alla macchina da presa; l’
espressione corporea; il provino su parte; come presentare foto,
curriculum, showreel. Ad ogni partecipante verrà consegnato un DVD con
tutti i provini che avrà sostenuto durante il workshop. informazioni e
prenotazioni www.scuoladicinema.it studios: via panisperna 101, roma
(stazione termini - s. maria maggiore) (metro “cavour”) ( 06.48.15.676,
( 380.80.40.100, info@scuoladicinema.it
Domenica 21 maggio alle ore 10 con la proiezione sullo schermo da 18
metri di UN GIORNO IN PRETURA (1953) di Steno, con Alberto Sordi,
Peppino De Filippo, Walter Chiari, Sophia Loren, è il primo
appuntamento di “Corto ma Grande”, il cinema italiano ad episodi,
proiezione di un grande film italiano del passato una domenica mattina
al mese, al Warner Village Moderno, piazza della Repubblica, Roma.
Grande Evento organizzato dall’Archivio Storico del Cinema Italiano in
collaborazione con la Fondazione Cent ro Sperimentale di Cinematografia-
Cineteca Nazionale e con la partecipazione della Scuola di Cinema di
via Panisperna a Roma, Sponsor della Manifestazione, in una delle più
prestigiose sale cinematografiche, la sala 3 del Warner Village
Moderno, di piazza della Repubblica a Roma, con 450 posti ed uno
schermo di 18 metri. La partecipazione all’evento è offerta da www.
scuoladicinema.it ed è gratuita! Per la prenotazione: ( 06.48.15.676,
info@scuoladicinema.it, fino ad esaurimento posti informazioni,
prenotazioni: www.scuoladicinema.it via panisperna 101, roma, (
06.48.15.676; info@scuoladicinema.it
COMUNICATO GRUPPO BEARSARDINIA
A tutti i sardi e non sardi: la regione ha varato una direttiva di
legge che ufficializza la Limba Sarda Comuna (LSC) come lingua sarda
usata dall’amministrazione “in bessida”, ovvero per esprimersi con il
popolo e con il resto del mondo. Questo vuol dire che la lingua sarda
ufficiale della sardegna, che la regione ha scelto per rappresentarci
tutti, è proprio la LSC. Sta di fatto che la LSC NON ESISTE, è una
lingua fatta a tavolino, da una manciata di persone che evidentemente
si sentono in grado di decidere sulle sorti della nostra lingua
originaria, è un miscuglio tra campidanese e logudorese, dove prevale
il logudorese e dove tantissimi suoni, parole, espressioni delle
effettive varianti della lingua sarda vengono sacrificati senza un vero
motivo. Sacrificati, si, perché è ovvio che questa specie di “esperanto
sardo” che non vive in nessuna realtà della nostra isola e che non
rappresenta la nostra coscienza, prima o poi verrà inserito nelle
scuole, negli offici.
La nostra identità linguistica e non solo è a rischio, tutte le
varietà linguistiche parlate da secoli in sardegna verrebbero perse. E
questo processo sta già partendo, con una legge varata persino in modo
anti-democratico, senza votazione, con delibera partita direttamente
dal Governatore. Sebbene si possano o no condividere le scelte
politiche del presidente della Regione Soru, questa scelta ingiusta e
priva di un fondamento culturale dovrebbe essere rifiutata da ogni
sardo. Se vuoi saperne di più vai direttamente nel sito della regione
sardegna http://www.regione.sardegna.it/ e leggi il regolamento della
limba sarda comuna, qualsiasi profano della lingua sarda potrà
comprendere quanto questa decisione sia stata veramente assurda. E se
sei contrario manda il tuo dissenso al presidente della regione via e-
mail, in sardo o in italiano, o in qualsiasi altra lingua, perché la
difesa della varietà linguistica ed indentitaria di un popolo dovrebbe
interessare tutta l’umanità: presidente@regione.sardegna.it
FONTE info@gruppobearsardinia.it
INVIATO DA Alba Montori Gaya CsF
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