news 11 aprile
CONGRESSO STRAORDINARIO ASSOCIAZIONE COSCIONI
Convegno italiano del Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca
a Roma, Hotel Ergife, dal 21 al 23 aprile Il giorno dopo la conclusione di una
campagna elettorale sembra che tutti rientrino a casa e che la vita torni alla normalità, quasi che i problemi evocati con tanto clamore nei dibattiti precedenti venissero misteriosamente silenziati. Al
contrario tutte le questioni restano in attesa degli eventi che bisogna continuare a "provocare". Ecco perché c’è bisogno di quelli che... "non ne posso più della campagna elettorale"... E' anche a loro che
l'Associazione Luca Coscioni si rivolge per partecipare al Congresso straordinario dell'associazione Coscioni / convegno italiano del Congresso mondiale per la libertà di ricerca. A quelle/i che credono
nel riconoscimento della laicità dello Stato su cui si sono versati fiumi di inchiostro, rivendicando la priorità del criterio laico nella definizione delle norme di convivenza tra credenti, non credenti e
diversamente credenti. A quelle/i che si sono mobilitate/i nella campagna referendaria del 2005 sulla legge 40 e che abbiamo ritrovato nel corso della campagna per le politiche del 2006... A quelle/i che
reclamano le "pari opportunità" per le donne italiane che hanno una legge che riconosce loro il diritto di una maternità libera e
responsabile ma che sul piano medico sono pazienti di seconda classe
che non possono usufruire dell'aborto farmacologico con la RU486 quando
richiedono una interruzione volontaria di gravidanza... A quelle/i che
chiedono regole per giudici e medici quando la vita significa la
permanenza senza rimedio in un umiliante e doloroso stato vegetativo,
espropriando l'individuo di tutto ciò che la vita ha davvero
significato per lui, come Umberto Veronesi, Rita Levi Montalcini, Indro
Montanelli... A quelle/i che si battono per il progetto "vita
indipendente" per le persone disabili che garantisca l'accesso alle
strumentazioni che possano ridare loro la facoltà di parola, di
espressione, di lettura e di ascolto (rimborsabilità dei computers,
accesso ai documenti attraverso le tecnologie digitali, servizi quali
SMS a tariffe agevolate, sottotitolazione delle trasmissioni televisive
per gli affetti da sordità) attraverso una progressiva de-
medicalizzazione dei servizi... A quelle/i che vogliono partecipare,
insieme alla comunità degli scienziati e dei ricercatori di tutto il
mondo che si sono riuniti nel Congresso Mondiale per la Libertà di
Ricerca nel mese di Febbraio 2006 a Roma, a questa formidabile
esperienza politico-culturale che crede nella necessità di una ricerca
scientifica libera come motore del progresso economico e civile... A
quelle/i infine che non hanno dimenticato il sorriso di Luca...
Vi aspettiamo!
Mirella Parachini
MANIFESTO GAY
Spero di non essere noioso, ma mi vedo costretto ad annunciarvi un altro mio libro
(ancora!!!). Si, lo so che forse sto esagerando ma, mettetevi nei miei
panni. Come deve impiegare il suo tempo una persona obbligata in casa
ed alla quale e’ permesso di fare quasi solo piccole passeggiate dal
letto allo studio? Ed ogni tanto una puntatina in qualche libreria o in
qualche cimitero? Cosi’, io passo le mie giornate scrivendo. Quest’
ultimo libro e’ intitolato “Manifesto Gay”, e porta come sottotitolo:
“I primi documenti del movimento glbt italiano”. Di cosa si tratta?
Negli anni Sessanta ho completato il ciclo di maturazione e di
comprensione della mia identita’, ed ho sentito il bisogno di darmi da
fare in qualche modo, cominciando a creare circoli e associazioni. Nel
luglio del 1968 ho preso in affitto un seminterrato all’inizio di Porta
Portese, per metterci la sede della “ROMA-1” (Rivolta Omosessuale dei
Maschi Anarchici-1° fase). Li’ abbiamo tenuto le nostre riunioni e non
credo di essere troppo lontano dal vero se dico che quello fu il primo
e per qualche tempo l’unico luogo, in Italia, nel quale si incontravano
dei gay per discutere di cose gay. Poi sono andato in Olanda. Nel ’69
ho scritto la “Carta di Amsterdam” e nel ’71 ho pubblicato il
“Manifesto Gay”, al quale collaborarono alcuni tra i piu’ bei nomi
dell’epoca. Ecco, in questo mio ultimo libro ho cercato di ricreare l’
atmosfera pesante di quel periodo ed i nostri primi sforzi nel
tentativo di creare un movimento omofilo e, soprattutto, di acquisire
una coscienza della nostra realta’ e del nostro senso di comunita’,
facendo parlare il piu’ possibile i documenti che abbiamo prodotto.
Spero di esserci riuscito. Comunque, resto sempre in attesa di un
vostro commento. Purtroppo, il libro e’ infarcito di errori. L’editore
non mi ha mandato le bozze da correggere, e non capisco il perche’,
cosi’ che si vede subito che c’e’ qualcosa che non va; talvolta piu’ di
qualcosa. Ad esempio, invece della riproduzione di due lettere, una di
“Paese Sera” ed una di “ABC”, e’ pubblicata due volte solo quella di
“ABC” che e’ comunque divertente, visto che la Segretaria di Redazione
mi scriveva (13 ottobre 1970): “non possiamo accettare la sua
proposta... ne’ ci sembra il caso di varare, come dice lei, una rubrica
vera e propria: stando alla logica, dovremmo poi inaugurare rubriche
sul fenomeno delle lesbiche...”, eccetera. Nella lettera di “Paese
Sera”, si leggeva: “sono spiacente di doverle restituire il suo
articolo sulla omosessualità giovanile in Olanda. L’argomento non
interessa il nostro giornale, anche se può darsi che qualche periodico
lo trovi abbastanza interessante”. Da notare che poi, negli anni
Ottanta, proprio “Paese Sera” sara’ il primo quotidiano italiano a
chiedere ad un giornalista gay (il sottoscritto) di seguire con
particolare attenzione le notizie riguardanti la comunita’ glbt!
Qualche firma e’ saltata. Ad esempio, la lunga intervista che l’editore
ha voluto alla fine del libro appare anonima. In realta’ e’ dovuta alla
pazienza certosina ed a qualche giorno di lavoro di Giulio Maria
Piantadosi, e approfitto dell’occasione per ringraziarlo della fatica
alla quale si e’ sottoposto. Nel libro ci sono anche alcune
testimonianze che mi sembrano preziose. Sono di persone che hanno
condiviso con me quei primissimi momenti e che ricordano la sede di
Porta Portese, le conferenze su Aldo Braibanti e su Ermanno Lavorini,
la preparazione del Manifesto... Se volete comprare una copia del
libro, vi consiglio di rivolgervi direttamente all’editore:
malatempora@libero.it o cercandolo sul sito: www.malatempora.com Chi
vuol vedere le copertine dei miei libri, invece, puo’ cliccare su: http:
//www.massimoconsoli.com e poi andare su “libri”.
Massimo Consoli
”
FONTAMARA GLOBALIZZATA”
Una delle nostre croniste del gruppo Gaya CsF –
Anna Maria Angelitti – ha un’idea da proporvi: Sta cercando persone
disposte a scrivere dei racconti di vita comune, satirici, politici,
assurdi, realistici, romantici, autobiografici e chi più ne ha ne
metta; per poterli raccogliere tutti su di un volume di cui lei stessa
curerà l’eventuale pubblicazione. Anna Maria vive in un paesino della
provincia di L’Aquila – Aielli – collabora con Gaya CsF da circa nove
mesi e anche lei in quanto combattività non ha nulla da invidiare a
nessuno. Potete scriverle, chiamarla al telefono, parlare con lei e
ricevere tutte le delucidazioni che richiedete. Vi lascio alle parole
di Anna Maria. Buena Vida
Carla Liberatore Gaya CsF
Carissimi, intendo insieme a voi e attraverso le vostre storie, stilare un libro a mille
mani, dove faremo i parallelismi tra il libro “FONTAMARA” scritto da
Ignazio Silone e i vostri scritti, ma di una “FONTAMARA GLOBALIZZATA”.
In attesa di vostri elaborati vi saluto affettuosamente. P.S.: i
proventi della vendita del libro andranno in beneficenza! In questo
mondo globalizzato, in cui politici e governi corrotti ci gestiscono in
modo poco corretto, la pubblicità subliminale ci rende schiavi, in cui
le guerre distruggono tutto e tutti, i poveri aumentano giornalmente, l’
etica è inesistente per molti, le multinazionali ci dominano, la chiesa
si intromette in cose che non la riguardano…….. Non dimentichiamo che:
“Il popolo è sovrano”! Altri argomenti sarete voi a doverli scovare,
portarli alla luce, scrivere e se volete anche parlarne con me.
Pertanto vi invito, come cittadina italiana proletaria, contestatrice e
cronista del gruppo Gaya CsF, a scrivere, sempre nei limiti della
correttezza civile, racconti di protesta, di situazioni assurde, storie
particolari, favole di comune follia, satira scritta o disegnata,
storie di violenze, di profonde sofferenze, di povertà, racconti di
persone anziane, di anoressia e bulimia, di emarginazione in genere e
di discriminazione. Io, Anna Maria Angelitti, voglio riunire in un
libro tutti i vostri scritti di denuncia che attraverso la massima
divulgazione, insieme a voi, faremo sentire la nostra voce (per ora
scritta) mettendo nero su bianco. Le parole, si disperdono solo nell’
etere ! Vi ringrazio anticipatamente e in attesa di vostre notizie vi
saluto affettuosamente.
Anna Maria Angelitti
Per informazioni
e-mail: annamaria.angelitti@libero.it
cell.: 320 2737126
REDDITO DI CITTADINANZA L'UNICO MOVIMENTO CHE HA COME PRIMO PUNTO IL REDDITO DI CITTADINANZA
1. Reddito di Cittadinanza per tutti. E’ giusto, necessario e possibile dare a tutti i cittadini una somma sufficiente per vivere dignitosamente che si aggiunge al reddito di lavoro o alla
pensione (per quelli che ce l’hanno). E’ giusto per uscire dalla
stretta mortale e schiavista di una società che pretende la vita per
darti la sopravvivenza, e a volte non basta nemmeno quella. Gli schiavi
erano costretti a lavorare per vivere, è questa l’essenza della
schiavitù. Il lavoro deve essere una scelta libera e non una
costrizione necessaria. La libertà è la possibilità di scegliere l’
occupazione più adatta a ciascuno di noi. Il diritto al lavoro è una
finzione scenica che nasconde l’obbligo di prendere un lavoro qualunque
per non morire. Noi affermiamo il diritto alla vita come diritto
inalienabile di ogni essere vivente. Alla società della morte e della
schiavitù sostituiremo la società della vita e della libertà. E’
necessario, perché il lavoro richiede sempre più creatività e studio e
non è possibile studiare con l’ansia del domani e lo spettro della
fame, né essere creativi senza la libertà e la serenità. Tutti ci
dicono che il lavoro di un tempo, quello che durava una vita quando si
entrava in fabbrica a diciott’anni e se ne usciva a sessantacinque, e
persino l’impiego di Stato non esistono più. I giovani devono mettersi
sul mercato, aggiornarsi continuamente, prepararsi a cambiare lavoro
spesso per sfruttare nuove opportunità e nuovi spazi. In questo sistema
è come fare l’acrobata senza rete di sicurezza. Ogni tanto, sempre più
spesso, qualcuno cade, per paura, perché non ce la fa, perché la
tensione è troppa. Il Reddito di Cittadinanza è la rete di sicurezza
sulla quale poter costruire il proprio futuro con certezza e
determinazione. E’ la garanzia della vita contro la competizione
mortale di questo sistema. E’ possibile, perché le risorse e i soldi ci
sono. Dieci anni fa era possibile dare a tutti i cittadini dai sedici
anni in su un milione al mese, solo razionalizzando le risorse
esistenti nel sistema previdenziale e assistenziale. Oggi, è possibile
dare a tutti mille euro al mese, utilizzando le stesse risorse. Ma
occorrerebbe riformare lo Stato e la Previdenza e cambiare la testa a
politici e burocrati. E allora, noi diciamo che è possibile anche
emettendo moneta non di debito sui nuovi investimenti, che rendano la
domanda di beni congrua alla produzione realizzata. Ed è possibile
cominciare a realizzarla subito, partendo dalle Comunità locali, Comuni
e Regioni emettendo monete locali convertibili, rivoluzionando la
politica monetaria con la sovranità popolare della moneta (né moneta-
debito, né moneta-credito, ma moneta-proprietà). Perché il reddito di
Cittadinanza è un diritto che possiamo prenderci subito,è urgente
perché la nostra vita è oggi e non domani, è un diritto che ci spetta
come esseri umani e che non ha bisogno del potere per essere
realizzato. 2. Sì all’Europa, No alle truffe monetarie Fuori da
Maastricht ma dentro l’Europa No all’Euro, moneta dei banchieri per una
Europa dei banchieri, che ci ha dimezzato i soldi e raddoppiato i
debiti (mille lire sono diventate un euro). Già Francia e Olanda si
sono ribellate a questa Europa dei ricchi, con una maggioranza schiava
dei debiti. Noi dobbiamo costruire la Sovranità Popolare della moneta,
togliendola alle Banche che oggi la detengono illegittimamente.
Proponiamo un'altra moneta, complementare, non di debito, emessa da
Comuni, Province, Regioni, che finanzi dal basso l'economia e il
lavoro. E' possibile? Certo, in Germania ci sono già cinquanta monete
complementari. In Italia Banca d'Italia e politici, ricattati dal
potere finanziario, non le vogliono, hanno paura della democrazia
partecipata, finanziata dal basso. No all’Euro della truffa della BCE,
alla moneta che non ha numero di serie (così nessuno può sapere quanta
ne viene emessa), no all’Euro di proprietà privata (lo sapete che sull’
euro paghiamo il copyright ad una società privata?), no all’Euro del
signoraggio alle banche, che sottraggono alla gente un diritto che gli
appartiene e indebita sempre di più cittadini, imprese e Stati. No al
potere finanziario, perché la moneta è il frutto del nostro lavoro e
non appannaggio dei loschi traffici dei finanzieri truffatori sostenuti
da Bankitalia. Come la maggioranza dei paesi europei vogliamo uscire
dall’Euro, da questo Euro dei banchieri truffatori e denunciare il
trattato di Maastricht con i suoi parametri che strangolano le economie
in nome del potere finanziario. Uscire dall’Euro non significa affatto
uscire dall’Europa, come sostengono, mentendo, i politici servi dei
banchieri. La maggioranza dei paesi che ha aderito all’Europa non ha
adottato l’Euro e non ne hanno alcuna intenzione. In Italia, una classe
politica di furbastri e servi delle banche ha impedito che sull’euro
venisse fatto il referendum che in altri paesi europei ha significato
il suo affossamento. Per un’Europa dei cittadini e non dei banchieri,
per un’Europa dei popoli e non degli Stati, per la Sovranità Popolare
della moneta. 3. Indipendenza energetica: fonti rinnovabili..
Produzione di energia da fonti rinnovabili diffusa sul territorio e
gestita dai Comuni.. Cinquantamila campanili italiani, i nostri
Comuni, ora strangolati dai debiti, possono risorgere e rifiorire
producendo energie alternative (solare, eolico, idrico e biomasse) e
con quelle emettere monete, e creare davvero milioni di posti di
lavoro. Per far cessare la dipendenza dal petrolio e dai petrolieri,
per conquistare l’indipendenza energetica senza passare dal nucleare e
senza dipendere dal petrolio. Diversificando le fonti di energia,
facendo attenzione alla qualità oltre che alla quantità, possiamo
ridurre l’impatto ambientale e sottrarci al collasso inesorabile di chi
ha adottato la monocultura energetica. E’ possibile con un grande
progetto che coinvolga i Comuni d’Italia e le loro popolazioni nella
costruzione di piccoli impianti di produzione di energia, senza
sconvolgere il territorio, anzi valorizzandone le risorse. Le
tecnologie ci sono e potranno nascere mille piccole officine dove
costruire piccole pale eoliche, piccoli impianti solari, piccoli
impianti a biomassa e da fonti idriche. Perché piccolo significa più
efficiente, meno invadente e soprattutto democratico, perché alla
portata di ogni comunità locale. Non c’è bisogno dei grandi capitali
delle multinazionali dell’energia per costruirli, non c’è bisogno delle
multinazionali per avere energia. Producendo energia si trovano i soldi
per finanziare servizi, investimenti e Reddito di Cittadinanza. Gli
impianti di energia da fonti rinnovabili sono finanziati in parte dalla
Comunità Europea, e per il resto possono essere realizzati mediante l’
emissione di monete complementari non di debito. In questo modo, i
Comuni possono risollevarsi, perché produrre energia è produrre
ricchezza, creare posti di lavoro, finanziare nuove imprese e
distribuire tra i propri cittadini Reddito di Cittadinanza, cominciando
magari proprio dalla bolletta dell’energia, non solo quella elettrica,
ma quella per il riscaldamento, l’aria condizionata e l’autotrazione.
Lo Stato dovrà occuparsi di rendere disponibile per tutti la conoscenza
necessaria per costruire gli impianti e finanziare seriamente la
ricerca e l’innovazione, perché la cultura e la conoscenza sono la vera
ricchezza e l’Italia è un paese pieno di inventiva e di iniziative.
Creiamo una grande Fondazione Pubblica che promuova la ricerca e tuteli
le scoperte così che nessuno possa impadronirsene. La battaglia per la
libertà passa anzitutto dalla diffusione della conoscenza e dalla sua
disponibilità per tutti. Se mille Comuni producessero energia da sé il
volto e il destino del paese cambierebbero. Possiamo e dobbiamo
farcela. Questa è una strada concreta, reale e immediata per passare da
una società della scarsità e della morte ad una società dell’abbondanza
e della vita. 4. Servizi comuni gratuiti. No alla privatizzazione dei
servizi pubblici essenziali, trasporti e sanità, e dei beni comuni,
acqua, strade, energia. I servizi pubblici essenziali devono essere
pubblici e gratuiti, perché il diritto alla vita comprende anche quello
di aver garantite le cure necessarie per le malattie e quello di
potersi muovere liberamente sul territorio. Dobbiamo invertire la
tendenza nefasta alla privatizzazione di beni essenziali per la vita
come l’acqua, l’energia e le strade. Un tempo, i beni comuni erano
quelli che garantivano a tutti, anche a quelli che non avevano nulla,
di ottenere il necessario per vivere. Piano piano, i beni comuni sono
stati tutti privatizzati e oggi assistiamo impotenti alla
privatizzazione del bene più abbondante sulla terra, e più necessario
per la vita: l’acqua. Una logica di profitto cieca e perversa ha messo
in discussione un principio che nessun regime, nemmeno il più
sanguinario e bieco, aveva mai osato discutere in passato, la comunione
dell’acqua. Considerare l’acqua un bene economico dimostra solo il
livello di follia cui è giunto questo sistema. Si possono finanziare
questi servizi mediante l’emissione di monete locali, come per l’
energia. D’altra parte, non è sensato considerare che sanità e
trasporti producono ricchezza solo se a promuoverla c’è il capitale
finanziario e che, invece, sono un costo se a monte c’è la
collettività. Perché sanità e trasporti, così come i beni comuni,
devono servire gli esseri umani e non il capitale finanziario. La
privatizzazione della sanità ha prodotto in tutto il mondo guasti e
distorsioni intollerabili. Se pensiamo alla feroce determinazione con
cui le multinazionali farmaceutiche stroncano ogni cura alternativa
alle loro, spesso inutili e dannose medicine, per il timore di perdere
profitti. La libertà di scelta terapeutica deve essere garantita, così
come la condivisione della conoscenza in medicina ed in ogni altro
campo essenziale per la vita e per la salute. Il profitto deve uscire
dalla sanità, la medicina deve essere al servizio dell’umanità e non
del capitale. 5. Difesa dell’ambiente e dei viventi. Sostenere le
culture biologiche per la tutela dell’ambiente, il rispetto
degli
animali e la salvaguardia della vita. Vogliamo sostenere le colture
biologiche, sinergiche e la permacultura, adatte al clima del nostro
paese, estenderle alle alte colline e alle montagne, esportando i
nostri prodotti migliori e valorizzando le nostre foreste, i fiumi,
vera ricchezza del paese e fonte di salute e benessere. Le coltivazioni
intensive a base chimica stanno depauperando i suoli e avvelenano i
nostri cibi. E’ possibile e necessario tornare alla cultura biologica
che, con le nostre conoscenze, è divenuta più efficiente di quella
industriale. La necessità del capitale finanziario di esasperare gli
scambi commerciali tra i continenti per incrementare i profitti, ha
causato la distruzione di molte culture e l’impoverimento della
biodiversità. Molte specie di grano, riso, barbabietola sono state
eliminate dalla concorrenza sui mercati e dalle logiche produttiviste
delle multinazionali, che impongono ai contadini le coltivazioni sulle
quali dispongono di brevetti. Dobbiamo recuperare la biodiversità come
valore e la produzione locale come principale fonte di alimentazione,
sulla base di una interazione sempre più consapevole tra l’uomo e l’
ambiente. Dobbiamo favorire la progettazione e la gestione
ecosostenibile e integrata degli insediamenti umani e produttivi nel
territorio agro-ambientale, sostituendo al dominio l'ascolto, alla
violenza la curiosità, alla fretta la speranza. Dobbiamo diffondere la
tutela ed il rispetto per gli animali, perché esseri viventi e perché
parti integranti ed essenziali dell’ambiente in cui viviamo. Una
società inquinante e inquinata distrugge ogni anno migliaia di specie
viventi, e con esse la nostra stessa speranza di vita. L’allevamento
degli animali per l’alimentazione, non solo provoca sofferenze
indicibili a miliardi di viventi, ma è un assurdo economico. Un ettaro
coltivato a soia produce sedici volte più proteine di un ettaro
destinato all’allevamento del bestiame e l’alimentazione da carne fa
male almeno quanto il fumo delle sigarette. Meno carne per l’
alimentazione, fa bene alla salute, al mondo e all’ambiente. 6. Quote
Rosa per le liste e il governo. Sosteniamo la presenza paritaria delle
donne nelle elezioni e nel governo
mediante l’adozione delle quote
rosa. E’ giusto, utile e necessario incrementare la presenza femminile
in politica. Perché dare voce al mondo delle donne è ridurre al
silenzio le grida di guerra del mondo maschile, è ritrovare la serenità
contro la competizione esasperata, è recuperare la sensibilità e la
delicatezza in una società che è sempre più insensibile e rude, è
restaurare l’armonia e l’equilibrio tra i sessi, per una società
organica, serena e felice. Perché la metà del mondo è femminile e
reclama da tempo lo spazio necessario per l’armonia nella vita sociale,
ora che la famiglia non è più il luogo della formazione individuale
alla società. Perché dobbiamo interrompere la catena di trasmissione
del pensiero prevaricatore proprio del maschile e ritrovare la capacità
di relazione femminile come strumento di composizione dei conflitti e
di elaborazione di un nuovo pensiero sociale. Perché pensiamo che le
donne debbano portare il proprio essere femminile per costruire insieme
agli uomini un nuovo mondo ricco di creatività, concretezza e
intelligenza. Per queste ed altre mille ragioni le nostre liste saranno
composte per almeno il 50% da donne e invitiamo tutte le donne che
condividono il nostro programma a candidarsi nelle nostre liste. Perché
siamo contrari ad ogni discriminazione tra i sessi, tra le razze, tra
le culture e le donne hanno grande sensibilità per questi temi.
Ovviamente, non quelle donne che imitano il maschilismo degli uomini e
che a volte sono peggiori di essi, ma quelle che sono in grado di
esprimere in qualche modo il loro essere femminile trovando da sé
stesse le ragioni e le vie. 7. Promuovere la cultura, la ricerca e l’
istruzione.Sosteniamo la cultura, l’istruzione e la ricerca, vere fonti
della ricchezza. Finanziamo la nostra vera ricchezza, l'intelligenza
degli Italiani. La vera fonte della ricchezza è la cultura, sono le
idee, il genio. Le cose materiali sono utili per chi sa usarle e
diventano preziose solo se è loro applicata l’intelligenza. Solo con la
tecnica, che è intelligenza applicata, è stato possibile uscire dall’
incubo della fame che per migliaia di anni ha agitato i sonni dei
nostri antenati. Le grandi scoperte e innovazioni del secolo scorso
sono dovute alla ricerca e allo spirito di iniziativa di migliaia di
ricercatori, senza i quali non avremmo né computer né elettricità, né
telefonini, né aeroplani. Mille altre sfide attendono l’umanità e la
prima è quella dell’automazione completa dei processi di produzione,
per abbandonare definitivamente il lavoro per necessità e dedicarsi
alla ricerca, all’istruzione, alle attività immateriali. All’inizio del
‘900 la maggior parte della popolazione era contadina eppure si moriva
lo stesso di fame nei tempi di carestia. Oggi solo il 6% lavorano all’
agricoltura e la produzione è sovrabbondante rispetto alle necessità.
Possiamo vincere la fame nel mondo, dare a tutti la possibilità di
vivere dignitosamente, costruire case nel rispetto dell’ambiente e
sempre più confortevoli, avere trasporti sicuri e veloci, eliminare le
cause delle guerre e dei conflitti legate alla fame ed al bisogno.
Dobbiamo riprenderci l’informazione, la comunicazione, la conoscenza,
perché sono un diritto di tutti e non un privilegio di pochi. L’Italia
è un paese con grandi tradizioni di cultura, ricerca e intelligenza.
Non a caso geniali inventori sono nati in questa nostra terra e, ancora
oggi, migliaia di giovani ricercatori brillanti sono contesi dalle
università estere per le loro capacità, che sono anzitutto frutto di
una tradizione culturale antica e perciò sempre viva. Cultura
significa consapevolezza e ciò comporta la democrazia. Per questa
ragione, per rallentare la diffusione della cultura e sopire l’anelito
alla democrazia, molti governi, tra cui anche molti dei nostri,
praticano politiche di sistematica distruzione delle istituzioni
scolastiche e di mortificazione della ricerca e dei ricercatori. La
scusa è che mancano i fondi, ma è un assurdo, poiché la vera ricchezza
è la cultura e la ricerca. Lanciamo un grande progetto per migliorare
le scuole, rilanciare la ricerca, conservare il nostro patrimonio di
cultura, che sta marcendo e finanziare, tramite monete locali,
strutture pubbliche di condivisione della conoscenza. Perché la ricerca
deve essere a disposizione di tutti per il benessere della collettività
e dei singoli. Perché le scoperte che possono migliorare la vita di una
società sono da sempre di proprietà di tutta l’umanità e non possono
essere usate per il profitto. 8. Democrazia partecipativa nel
territorio. Rilanciamo la democrazia con la partecipazione della gente
alle scelte del governo locale. C’è in giro una grande sfiducia e
stanchezza nei confronti delle Istituzioni e della politica. Si respira
un clima di scetticismo e di indifferenza, riaffiorano qua e là segni
di intolleranza e di violenza nei confronti delle idee altrui che
speravamo abbandonati per sempre. La responsabilità è di partiti sempre
più avulsi dalla realtà e di politici distanti e insensibili alle
esigenze della gente. Il problema è la menzogna che regna sovrana nella
politica, e non solo in quella italiana. Una menzogna che nasce dalla
necessità di tranquillizzare i mercati altrimenti è la crisi, il
disastro, la catastrofe. E allora se l’inflazione sta realmente al 20%,
si toglie lo zero e si dice che sta al 2%, se l’economia va male, si
truccano i dati e si proclama che va tutto benissimo, se la gente non
ce la fa ad arrivare a metà mese, la si spinge ad indebitarsi che poi
domani si vedrà. L’obiettivo è quello di iniettare fiducia a tutti i
costi per la salvezza del capitale finanziario, ma senza un progetto,
senza un’idea, senza alcun rispetto per l’intelligenza e la dignità
della gente. L’unico obiettivo è creare debito e con esso smarrimento,
schiavitù, divisioni, lotte fratricide. Una menzogna che nasconde la
grande truffa della moneta, emessa sul lavoro dei cittadini e però
messa a loro debito e a credito delle Banche, che ha rovesciato ogni
senso dell’etica così che gli onesti sono poveri sciocchi e i ladri
ricchi furbi. Una menzogna che con la moneta si è impadronita dell’
informazione, della comunicazione e della conoscenza, utilizzandole per
il profitto di pochi e la disperazione di molti. Stiamo vivendo il
tempo dell’inganno universale, della finta rappresentazione della vita
nella Tv del profitto e dell’ottundimento generale, dei falsi miti,
della falsa etica, della falsa democrazia. Dobbiamo ricostruire la
pratica della democrazia dal basso, dalle comunità locali, facendo
partecipare la gente alle decisioni fondamentali che riguardano la loro
esistenza. Un Comune che emette moneta locale deve farlo con il
consenso della gente, deve sollecitare la sua partecipazione alle
decisioni sull’energia, sull’ambiente, sul commercio, sugli
investimenti. Si tratta di scelte di politica concreta e reale cui la
gente vuole partecipare, perché si tratta della sua vita. Perché
partecipando a livello locale, può davvero verificare quello che fanno
i delegati che ha eletto e prendere consapevolezza delle proprie
scelte. Perché la vera contraddizione, quella indotta dalla menzogna
dei sistema, è tra la comunità locale e il governo nazionale di
qualunque colore esso sia. Perché la politica nazionale è schiava di
questa menzogna e serva dei banchieri. Perché questo è il senso della
grande battaglia per la libertà che le comunità locali della Val di
Susa combattono contro la politica del centro e i suoi interessi. Tutti
insieme, sindaci di destra e sinistra, contro politici di governo e di
una finta opposizione. 9. No alla guerra e agli interventi militari.
Diciamo no a tutte le guerre e a tutti gli interventi militari fuori
dal nostro territorio nel rispetto della Costituzione. Il nostro è un
No deciso contro ogni forma di intervento militare, comunque mascherato
o giustificato, per la risoluzione dei conflitti tra le Nazioni. La
nostra Costituzione ripudia la guerra e vieta espressamente ogni
intervento militare se non per difesa del nostro territorio. L’inganno
universale in cui viviamo ci mostra come missione di pace l’intervento
dei nostri militari in paesi lontani dal nostro territorio che mai
potranno portare una minaccia concreta ad esso. Dietro questi
interventi militari si nascondono interessi economici e di strategia
militare che sono estranei allo spirito di pace ed alle scelte che il
nostro costituente ha effettuato sessant’anni fa. Chiediamo l’immediato
ritiro delle truppe italiane dalle missioni all’estero in cui sono
impegnate, senza la direzione dell’ONU e il consenso del paese che
richiede l’aiuto. In ogni caso, mandare truppe armate di tutto punto in
territori in guerra e sostenere che stanno in missione di pace è un
controsenso. La pace non si fa con le armi se non in una visione
distorta di essa come dominio di altri popoli. No alla guerra significa
No alle armi e a chi le produce. L’Italia è una grande produttrice di
armi e la politica nazionale, in nome dell’occupazione, fa finta di
ignorare questa assurda realtà. Chiudiamo le fabbriche di armi in
Italia, riconvertiamo le industrie di armi in industrie di pace. No
alla guerra significa anche no alla presenza di armi nel nostro paese.
L’Italia è piena di missili a testata nucleare e di basi militari
gestite dalla NATO. Fuori la NATO dall’Italia e fuori l’Italia dalla
NATO. Un NO alla guerra deve essere un proposito concreto e fattivo,
altrimenti resta una mera petizione di principio. NO alla guerra
significa soprattutto adoperarsi per rimuovere le cause della guerra
sostenendo i popoli coinvolti e dando loro il segno concreto della
nostra solidarietà. Significa promuovere scambi commerciali non fondati
sulla rapina e sulla truffa del denaro, significa collaborare per lo
sviluppo delle economie, nella consapevolezza che questo rappresenta
anche il nostro sviluppo e che la pace è un vantaggio per tutti i
popoli del mondo. NO alla guerra significa boicottare le attività
economiche di quelle società che sfruttano il lavoro e la ricchezza nei
paesi poveri, e creano qui disoccupazione e disagio sociale per loro
profitto. Significa accogliere i diseredati, ma anche creare nei loro
paesi condizioni di vita tali da evitare le migrazioni di massa degli
ultimi anni. 10. Un nuovo Rinascimento è possibile. Ritroviamo l’
entusiasmo e la speranza in un mondo migliore. Altramoneta è un
movimento e non un partito. Il suo proposito è quello di diffondere la
consapevolezza del grande inganno della Finanza sulla moneta e sul
debito, al quale dobbiamo questa crisi, quelle che l’hanno preceduta e
quelle che verranno, finché il potere degli gnomi della finanza non
sarà distrutto. L’Euro è un pilastro di questo grande inganno, così
come le Banche centrali, ma il Re è nudo e in ogni parte d’Europa la
gente sta prendendo coscienza della verità delle cose. Siamo
consapevoli che il sistema non è riformabile dall’alto, e non pensiamo
affatto di andare al Governo. Oltretutto, siamo così distanti e diversi
da entrambi i Poli che non possiamo che presentarci da soli, anche se
una legge elettorale vigliacca ci costringe ad ottenere il 4% dei voti
per avere una rappresentanza in Parlamento. Un accordo tecnico con un
raggruppamento farebbe scendere la percentuale al 2%, ma dubitiamo che
nessuno dei due ci voglia, e d’altra parte per molti di noi il disgusto
nei confronti della politica politicata è tale, che un’alleanza anche
solo tecnica appare impraticabile. Comunque, decideremo con i nostri
elettori in campagna elettorale. La nostra rappresentanza parlamentare,
dovrà usare quella tribuna per diffondere la consapevolezza sul sistema
finanziario e soprattutto annunziare che la speranza in un mondo
migliore è possibile, ora e non domani. Vogliamo dare voce all’
opposizione reale di questo paese, contro le manovre bipartisan che
nascondono la sostanziale subalternità al potere finanziario, vero
padrone della nostra politica. Ma il nostro obiettivo è di creare le
condizioni perché mille Comuni italiani adottino una moneta locale e
costruiscano con i loro cittadini, un progetto di ricostruzione dell’
economia. Partendo dall’energia, dall’acqua, dall’ambiente, dai servizi
comuni. E’ possibile farlo, oggi, subito. Contro il potere feudale e
imperiale che si fondava sulla rendita fondiaria e la servitù della
gleba, i contadini abbandonarono i feudi e fondarono i Comuni. Ne
nacque una grande stagione di libertà e poi il Rinascimento italiano,
epoca di grande creatività e progresso per tutta l’umanità. Contro il
potere feudale e imperiale fondato sulla rendita finanziaria, i
cittadini fonderanno nuovi Comuni e una nuova economia. Ne nascerà una
grande stagione di libertà e un nuovo Rinascimento che compiranno il
destino dell’Italia di essere guida di civiltà ed esempio per il mondo
intero.
Chiunque volesse inviarmi eventuali comunicazioni potrà farlo
contattandomi all'indirizzo giubizza1@virgilio.it
GIUBIZZA
Altri siti:
www.altramoneta.org
www.bellia.com
www.
domenicods.tk
www.basicincome.com/
www.etes.ucl.ac.be/BIEN/Index.html
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www.michaeljournal.org/
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