news 8 marzo - seconda parte
GLI ORDINI DEL GIORNO PRESENTATI AL CONGRESSO CGIL
Laicità dello Stato - Le vicende relative all’approvazione della
legge
40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, il dibattito e le
iniziative che ne sono seguite, ma anche i dibattiti relativi alla
difesa della legge 194/1978, alla proposta di legge sul pacs, alla
questione più generale della libertà di ricerca scientifica, hanno
evidenziato come il principio della laicità dello stato sia un valore
tutt’altro che scontato,sia in merito al suo significato che alla sua
concreta attuazione nella vita politica dello stato italiano. In un
momento nel quale le sfide della società multiculturale inducono
taluni
ad ergere barriere ed a ridefinire il significato stesso della
nozione
di laicità, é necessario richiamarsi ai principi fondanti della
nostra
Costituzione ed ai valori che storicamente hanno ispirato la
costruzione di una società laica e plurale, e che oggi paiono talora
essere messi in discussione. Le delegate e i delegati del 15°
congresso
nazionale della CGIL riaffermano pertanto il principio della laicità
dello stato come valore fondante dello stato italiano ed auspicano il
continuo impegno dell’Organizzazione in ogni iniziativa per l’
affermazione di tale principio, per la sua concreta realizzazione
nella
vita politica, e per la difesa delle conquiste in tal senso ottenute
da
parte della società italiana. In particolare, rispetto all’attività
politica di questi ultimi anni, emergono i seguenti punti specifici:
1)
Norme antidiscriminatorie - L’attuazione minimale da parte del
Governo
della Direttiva 2000/78/CE che prevedeva strumenti positivi per la
tutela dei diritti di lavoratori e lavoratrici e stabiliva un quadro
generale per la lotta alle discriminazioni dirette e indirette
fondate
sulla religione, le convinzioni personali, l'handicap, l'età, l’
orientamento sessuale allo scopo di rendere effettivo negli Stati
membri il principio della parità di trattamento e garantire pari
condizioni di lavoro, di accesso al lavoro, di retribuzione, pone
questioni e sfide vitali per la difesa delle lavoratrici e dei
lavoratori a rischio di discriminazione. Tale impianto
antidiscriminatorio é stato ulteriormente e gravemente indebolito
dalla
riforma del mercato del lavoro, le cui istanze di flessibilità “a
senso
unico” pongono oneri enormi a carico di alcune categorie di
lavoratrici
e lavoratori. La mancata discussione in questi anni circa l’
introduzione di norme antidiscriminatorie sulla base dell’
orientamento
sessuale e dell’identità di genere che offrano la stessa protezione
oggi già riconosciuta ad altri gruppi ha inoltre impedito quel
necessario cambiamento nella società allo scopo di garantire pari
dignità a tutte le persone.
Nell’ambito di una revisione della riforma del mercato del lavoro e
dell’attuazione di politiche antidiscriminatorie coerenti con i suoi
principi e valori, i delegati e le delegate del 15° Congresso
Nazionale
della CGIL chiedono all'Organizzazione di impegnarsi sul piano
sociale
e politico affinché il decreto legislativo 216/2003 di attuazione
della
suddetta direttiva sia riformato conformemente ai principi ispiratori
e
alle previsioni della norma comunitaria, considerata la fondamentale
importanza di tale norma per la tutela dei lavoratori e delle
lavoratrici omosessuali. I delegati e le delegate del 15° Congresso
Nazionale della CGIL impegnano inoltre l'Organizzazione
all'inserimento
di esplicite norme antidiscriminatorie nei contratti di lavoro ed
auspicano nella prossima legislatura la ripresa della discussione
parlamentare sull’introduzione di norme antidiscriminatorie sulla
base
dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere e di misure
contro
l’omofobia e la transfobia e l’istigazione all’odio omofobico e
transfobico. 2) Pluralismo delle forme familiari Il principio del
pluralismo delle forme familiari é un valore irrinunciabile per una
società laica ed europea. Un numero sempre crescente di paesi
europei (Spagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Svizzera,
Finlandia, Svezia, Norvegia, Islanda, Lussemburgo, Regno Unito,
Germania, Andorra, Repubblica Ceca) ha, per questa ragione,
introdotto
istituti volti al riconoscimento giuridico delle famiglie di fatto,
anche composte da persone dello stesso sesso, fino ad estendere a
queste ultime l’istituto matrimoniale. Il riconoscimento delle
diverse
forme di famiglia, a prescindere dall'esistenza del vincolo
matrimoniale, dal sesso o dall'orientamento sessuale dei partner,
rappresenta ormai un valore acquisito dalle società moderne in tutto
l’
occidente e costituisce il presupposto per il libero svolgimento
della
personalità degli individui, per il ripudio di pesanti
discriminazioni,
e per l’affermazione concreta della parità di trattamento di
cittadini
e cittadine. Il riconoscimento della pluralità dei diritti
patrimoniali ed extrapatrimoniali che ne deriva garantisce la parità
sostanziale di trattamento delle lavoratrici e dei lavoratori ed è il
presupposto per l'estensione ai partner dei diritti e dei benefici
oggi
previsti per i coniugi, sia a livello pubblico sia in ambito
aziendale.
Le delegate e i delegati del 15° congresso nazionale della CGIL
auspicano pertanto l’introduzione di istituti per il riconoscimento
giuridico delle famiglie di fatto allo scopo di affermare il
principio
di uguaglianza formale e sostanziale per tutte le persone, e
impegnano
l'Organizzazione a individuare nei contratti di lavoro criteri di
parità di trattamento per i partner della coppia non legalmente
riconosciuta. 3) Rispetto all’identità persona della persona
transessuale o transgender. L’attuale normativa vigente in materia di
rettificazione di attribuzione di sesso, ha certamente costituito un
traguardo importante per la nostra società, ma rimane problematica in
alcuni suoi aspetti in merito alla protezione del diritto all’
identità
personale e del diritto alla riservatezza delle persone transessuali
e
transgender. Lo stesso vale per le norme in materia di ordinamento di
stato civile riguardo al cambio del nome e dell’indicativo di genere.
Inoltre, la scarsa attenzione rispetto agli strumenti offerti dalle
norme in materia di parità di trattamento tra uomo e donna,
contrariamente a quanto espressamente indicato in più occasioni dalla
Corte di Giustizia europea, ha nel tempo pregiudicato una protezione
efficace contro la discriminazione delle lavoratrici e dei lavoratori
transessuali e transgender. Le delegate e i delegati del 15°
congresso
nazionale della CGIL auspicano pertanto interventi normativi volti a
tutelare il rispetto all’identità persona della persona transessuale
o
transgender in ogni fase del percorso di transizione, inclusa la
rettificazione degli atti dello stato civile indipendentemente dall’
intervento chirurgico di riattribuzione, e chiedono all’
Organizzazione
di impegnarsi per una adeguata applicazione delle norme in vigore in
materia di parità di trattamento tra uomo e donna allo scopo di
garantire la protezione da ogni forma di discriminazione nei
confronti
delle lavoratrici e dei lavoratori transessuali e transgender. 4)
Norme
in materia di prostituzione Nel corso dell’attuale legislatura sono
state avanzate proposte legislative, fortunatamente senza esito, allo
scopo di disciplinare la prostituzione che avrebbero gravemente
pregiudicato la libertà personale, la dignità e la sicurezza di donne
e
uomini. A tal riguardo, i delegati e le delegate del 15° Congresso
Nazionale della CGIL ritengono doveroso un impegno
dell'Organizzazione
finalizzato a sostenere sul piano internazionale una efficace e
drastica azione contro la tratta, il traffico, la riduzione in
schiavitù di minori, di donne e di uomini costretti a prostituirsi
contro la propria volontà. Allo stesso tempo, i delegati e le
delegate
auspicano inoltre riforme legislative volte a creare condizioni che
affermino il principio dell'autodeterminazione e della tutela dei
diritti civili e sociali sia per chi voglia praticare la
prostituzione
in dignità, sia per chi decida di abbandonarla. É necessario di
conseguenza individuare e fornire gli strumenti affinché ambedue le
scelte siano possibili nel pieno rispetto dei diritti umani, civili,
sociali e di cittadinanza: in particolare occorre intensificare la
lotta contro ogni forma di discriminazione e pregiudizio, di
stigmatizzazione e di esclusione sociale che colpisce in modo più
doloroso immigrati e immigrate e i soggetti più deboli.Dr. Maria Gigliola Toniollo
CGIL Nazionale - Settore Nuovi Diritti
C.so d'Italia, 25 - 00198 Roma
tel. +39 06 84 76 390 - fax +39 06 84 76 337
e-mail: nuovidiritti@mail.cgil.it
www.cgil.it/org.dirittiLE DATE DI MASSIMO CONSOLI
Jean-Jacques Regis de Cambaceres (1753-1824)Oggi è l’8 marzo e faccio i miei migliori auguri alle amiche e
compagne donne, trans, travestite e a tutti/e coloro che sentono
questo
giorno come la loro ricorrenza più importante. E’ anche il giorno in
cui, nel 1824, moriva una delle persone più decisive nella nostra
storia, colui che segna lo spartiacque tra secoli di persecuzione
subita in silenzio, ed il risveglio di una comunità non più disposta
al
martirio. Ma potete saperne di più leggendo qui di seguito. Per
comprensibili problemi "tecnici" ho eliminato gli accenti, ma data l’
importanza del personaggio ritengo opportuno spiegare che, in realtà,
la "e" di Regis, si scrive con l’accento acuto, la prima "e" di
Cambaceres si scrive con l’accento acuto e la seconda "e" con l’
accento
grave. Il 18 ottobre 1753, a Montpellier, nasce il futuro
Arcicancelliere dell'Impero Francese, Jean-Jacques Regis de
Cambaceres.
Forse amante del giovane Napoleone, una volta raggiunto il potere
contribuirà a togliere dal Codice Penale francese ogni riferimento
alla
sodomia. Cambaceres comincia la sua carriera come oscuro avvocato di
provincia, ma aderisce da subito e con entusiasmo alla Rivoluzione
dell'89. Il 7 ottobre del '94 viene eletto Presidente della
Convenzione
mentre i suoi (numerosi) nemici, propongono all'art. 16 del progetto
di
Costituzione, che tutti i deputati siano "o sposati o vedovi", allo
scopo di toglierselo di torno, visto che "Tante Turlurette", come
l'ha
battezzato lo stesso Bonaparte con un nome che ricorda lo zufolo del
pastorello (ma è anche una sorta di "marameo"!) in tutto brilla meno
che in esibizionismi "virili". Ma l'avvocato riesce a non far votare
un
articolo così discriminante e dichiara che "si possono avere delle
ottime qualità, pur senza essere sposati". E' un grande passo in
avanti, quasi un coming out, visto che lui stesso, pochi mesi prima,
aveva scritto nella prefazione al suo progetto di Codice Civile, che
"il celibato è un vizio che il legislatore deve perseguire". Questo
perchéall'epoca, doveva fugare i sospetti che si addensavano sulla
sua
persona. Poi, visto che tutta Parigi ormai rideva delle avventure
maschili che lo vedevano protagonista, prese il coraggio a quattro
mani
e senza nessuna spiegazione cancellò la frase famosa: "se non è
sposato
o vedovo". La Costituzione viene approvata e Cambaceres si fa
eleggere
al Consiglio dei Cinquecento. Poi, sotto il Direttorio, elabora un
nuovo progetto di Codice Civile: il terzo di quei tempi burrascosi.
Napoleone lo nomina Ministro della Giustizia (dopo il 1803), e lo
vuole
a far parte del suo Triunvirato insieme a Charles-François Lebrun: i
francesi prenderanno gusto a chiamarli con il soprannome inventato da
Talleyrand: "Hic, Haec et Hoc" (oppure "Qui, Quae e Quod") cioè
"Questo
(Napoleone), Questa (Cambaceres) e Codesto (Lebrun)", dove "Hoc", in
latino, è... neutro). Il potere viene (non troppo) equamente
suddiviso
tra di loro: Napoleone è il più importante dei tre, mantiene ogni
potere decisionale, e si tiene ben stretto l'esercito; Lebrun viene
incaricato delle Finanze; Cambaceres si occupa della Giustizia e
della
Polizia. Nel 1804 vede finalmente la luce il nuovo Codice francese
che,
nella sua ultima versione del 1810, verrà abrogato in Francia solo il
1
marzo del 1994. Dopo la proclamazione dell'Impero (19 maggio 1804),
viene nominato Arcicancelliere e Presidente del Senato, acquisisce il
titolo di Principe e diventa Duca di Parma (1808). Con Napoleone
oberato dagli impegni militari, Cambaceres è de facto il vero premier
dell'Impero. La sua astuzia appare molto semplice: nella stesura dei
codici non nomina (o non fa nominare) affatto la sodomia, né in bene
né
in male, escludendola automaticamente dal novero dei reati
perseguibili, in applicazione del noto precetto giuridico secondo il
quale Nullum Crimen Sine Lege: non c'ècrimine se non c'è una legge
che
lo indichi espressamente. Il suo intervento è diretto per quel che
riguarda il Codice Civile, mentre per il Codice Penale (che è quello
che ha più a che vedere con la repressione dei "reati sessuali")
sembra
che la sua influenza sia stata più sfumata e dovuta soprattutto al
gran
potere che aveva assunto nella costruzione del nuovo ordine
imperiale.
Cioè, è un po' difficile che un giurista faccia una legge contro la
sodomia, quando la seconda persona più potente dell'Impero, e suo
diretto superiore, è il sodomita più sfacciato e conosciuto di tutta
Europa...! A questo va aggiunto che, in buona parte, questa
liberalizzazione era
comunque nell'aria. Come scrive anche Claude Courouve nel suo sito
(http://www.courouve.com), la depenalizzazione era una conseguenza di
varie concause. Ad esempio, la pena di morte era troppo spettacolare
per un delitto, in fondo, così banale e al quale, in quel modo, si
finiva per fare pubblicità più che a sradicarla. Poi c'era il
tentativo
di laicizzare la Repubblica (e la sodomia era punita in base a
richiami
biblici dalle corti ecclesiastiche abolite nel 1791). Con la
rivalutazione di Platone diventava difficile condannare ciò che lui
e
Socrate avevano praticato. E infine, avrà avuto la sua influenza
anche
il desiderio di farla finita con gli aspetti più repressivi
dell'Ancien
Regime. L'importanza di questo nuovo corpus juris risiede nel fatto
che
seguirà l'esercito napoleonico sia direttamente in seguito alle
occupazioni dell'Armee, sia indirettamente nei decenni successivi,
influenzando positivamente le legislazioni di mezza Europa e
dell'America Latina: Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, alcuni
cantoni
della Svizzera, alcuni Stati germanici come Pfalz, Rheinhessen,
Brunswick, Baden, Westfalen, Berg, Württemberg (Sezione 310, nel
1839),
Baviera (nel 1813: l'art. 183, che riguarda la sodomia, viene
progettato da P.J.A. Feuerbach, padre del filosofo Ludwig) e Hannover
(Sezione 276, 8 agosto 1840), Lussemburgo, Polonia, Messico e altri
Stati del Centro e Sud America. L'Italia erediterà il Code Napoleon
attraverso la mediazione del Codice del Granducato di Toscana, che
essendo il più liberale della penisola appena unificata, verrà preso
a
modello del Codice Sardo Italiano del 1861 (ma con vistose differenze
tra Nord e Sud) e soprattutto del successivo Codice Zanardelli del
1889. Ancora oggi, nel Quebec canadese e nella Lousiana statunitense
ci
sono in vigore versioni del Codice Napoleonico! Grazie al suo nuovo
Codice, la Francia si presenta come il Paese europeo più civile e
tollerante per tutto l'Ottocento. E' a Parigi che si afferma l'idea
di
una vita notturna intensa, fatta di locali, di piaceri, di
intrattenimenti, che le varrà l'appellativo di "Ville Lumiere",
poiché
è proprio il suo essere "illuminata" a giorno anche quando giorno non
è, ad attirare i viaggiatori che da Londra a Palermo, e da Mosca a
New
York accorrono a frotte per provare l'ebbrezza del proibito. Nella
capitale nascono locali per tutti i gusti, per eteri, gay,
travestiti,
arabi, negri, classi alte, operai... in una sorta di specializzazione
che più tardi verrà copiata dalle grandi città di tutto il mondo.
Dopo
la scomparsa di Napoleone, Cambaceres cade in disgrazia, è costretto
all'esilio e infine, perdonato, morirà nella sua casa di provincia,
l'8
marzo 1824. Dal libretto "Nasce l’omosessualità. 1868", Ed. del Giano
(Collana "I Padri Fondatori"), Roma, 2005, pagg. 28-31.
Massimo Consoli



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