news 20 marzo
PORTA A PORTA: ARCIGAY, ANCORA RAZZISMO CONTRO DI NOI
“INTERVENGA LA COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI”
“Mettere in contrapposizione i gay e la natura è un’affermazione
gravissima, che offende la dignità di milioni di cittadine e cittadini
italiani e che allinea il Ministro Tremonti a quei suoi colleghi di
governo come Tremaglia, Buttiglione e Calderoli, le cui affermazioni
antigay sono state per l’Italia una vergogna di fronte all’Europa”. È
duro il commento del presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo
Giudice, alle affermazioni del ministro dell’Economia Giulio Tremonti
che, nella trasmissione di Rai Uno “Porta a Porta” ha dichiarato: “Noi
non simpatizziamo per i gay, noi manifestiamo una preferenza per la
famiglia, per il mondo naturale, per la tradizione”.“Il ministro
Tremonti ricordi che solo poche settimane fa una risoluzione del
parlamento europeo ha assimilato l’omofobia di cui lui si fa campione
al razzismo e all’antisemitismo – prosegue Lo Giudice - e che
dichiarare le persone omosessuali ‘contro natura’ appartiene al più
bieco armamentario ideologico del pregiudizio antigay. È molto triste
per l’Italia che questo avvenga proprio a ridosso dell’approvazione
delle Unioni civili nella Repubblica Ceca: ormai non solo i paesi dell’
Europa occidentale ma anche quelli dell’Europa orientale sopravanzano l’
Italia in materia di diritti civili”. “Solo una settimana fa – ricorda
il presidente di Arcigay - nella stessa trasmissione, la neofascista
Alessandra Mussolini aveva rivolto parole offensive relative all’
orientamento sessuale nei confronti di Vladimir Luxuria. Chiediamo alla
Commissione di Vigilanza Rai di garantire che la trasmissione condotta
da Bruno Vespa smetta di essere una zona franca in cui gay, lesbiche e
transgender possano essere insultate impunemente, senza neanche una
ferma presa di distanza del conduttore”.
Ufficio stampa Arcigay
NESSUN PACS INDIETRO!
I Pacs entro i primi 100 giorni di Governo dell'Unione; Gay, Lesbiche,
Transessuali, Transegender, Queer per la Rosa nel Pugno: Domani,
martedì 21 marzo alle ore 16 in Via di Torre Argentina, 76 - Roma in un
Pubblico ncontro-Conferenza Stampa, Emma Bonino, Daniele Capezzone,
Marco Cappato, Sergio Rovasio renderanno pubblico il testo di un
Appello per la Rosa nel Pugno, al quale hanno già firmato decine e
decine di esponenti GLBTQ da tutta Italia. Previsti gli interventi di: -
Fabio Canino, artista; -Imma Battaglia, Presidente di DiGayProject; -
Mirella Izzo, Presidente di Crisalide Azione Trans; -Gigliola Toniollo,
Resp. Cgil Nuovi Diritti, candidata RnP; -Enzo Cucco, Coordinatore
Torino Pride 2006, candidato RnP; -Aldo Brancacci, Professore
Ordinario, Coordinatore Dottorato di ricerca in Filosofia Università di
Roma Tor Vergata - Editorialista di 'CulturaGay'; -Helena Velena,
Transgender; - Leila Deianis, Presidente Arcitrans
INVIATO DA: Dr. Maria Gigliola Toniollo CGIL Nazionale - Settore Nuovi
Diritti - C.so d'Italia, 25 - 00198 Roma - tel. +39 06 84 76 390 - fax
+39 06 84 76 337
e-mail: nuovidiritti@mail.cgil.it
www.cgil.it/org.diritti
DICHIARAZIONE DEL PRIMO MEETING DEL CONGRESSO MONDIALE PER LA LIBERTA’
DELLA RICERCA SCIENTIFICA
Campidoglio, Roma 16 - 18 Febbraio 2006.
Premessa :La Libertà della Ricerca Scientifica è un requisito della
democrazia, nonché un diritto civile e politico fondamentale e una
delle massime garanzie per la salute ed il benessere dell'uomo purché
non arrechi danno. La Libertà della Ricerca Scientifica è parte
integrante della teoria democratica, dato che tutte le democrazie sono
fondate sul valore dell'individuo e sulla premessa che tra le prime e
più importanti funzioni di un governo democratico debbano essere
iscritte la difesa e la promozione della libertà dei cittadini. Tale
libertà comprende la libertà di pensiero e la libertà di credo. La
libertà della ricerca scientifica è un diritto civile e politico
fondamentale perché rappresenta un aspetto della libertà di pensiero e
della libertà di parola. La libertà della Ricerca Scientifica è una
delle principali garanzie della salute e del benessere dell'uomo per
tre ragioni. La prima è che la libertà scientifica ha prodotto alcune
delle principali scoperte che hanno condotto a migliorare la salute e
la longevità dell'uomo in tutto il mondo. In secondo luogo tutti
traiamo vantaggio in maniera diretta o indiretta dalle scoperte
scientifiche. Tutti beneficiamo del fatto di vivere in una società,
anzi in un mondo, nel quale è in costante svolgimento un serio lavoro
di ricerca scientifica e in cui si trae vantaggio dai risultati della
ricerca condotta nel passato. Tutti approfittiamo delle conoscenze
prodotte dalla ricerca in corso su varie patologie o affezioni dalle
quali non siamo necessariamente affetti oggi, ma che potrebbero
colpirci in futuro. Tutto questo ci fa sentire più sicuri e ci da
speranza per il futuro, per noi e per i nostri discendenti, e per tutti
coloro che ci stanno a cuore. Quasi tutti gli individui in vita oggi, e
sicuramente tutti coloro che nascono nelle società industrializzate ad
alto reddito, hanno tratto beneficio dai frutti della ricerca del
passato; grazie alla ricerca scientifica arriveremo a scoprire nuovi
modi per far fronte alle minacce che si affacciano costantemente sulla
scena. Per quanto riguarda il campo della salute umana, le necessità
della medicina sono semplicemente quelle che sono. Si tratta spesso
anche di opportunità che consentono di continuare a vivere o di essere
liberi; liberi dal dolore, liberi o più liberi nel senso della
possibilità di muoversi o muoversi meglio, essere meglio in grado di
operare con efficacia nel mondo. La salute è importante non soltanto
per il valore che tutti le attribuiamo e per il fatto che tutti
desideriamo vivere per molti anni e in salute. E' importante anche
perché una cattiva salute è una limitazione, mentre una buona salute è
liberatoria. Per tutte queste ragioni crediamo che sia giunto il
momento di riaffermare le ragioni della libertà della ricerca
scientifica. I partecipanti aIla prima riunione del Congresso mondiale
per la libertà di ricerca scientifica, tenutosi a Roma presso la Sala
della Protomoteca del Campidoglio dal 16 al 18 febbraio 2006,
Ringraziano il Comune e la Provincia di Roma per l'ospitalità e il
Presidente della Regione Lazio per il suo sostegno, e tutti coloro che
hanno contribuito alla riuscita dell'evento. Ringraziano in modo
particolare il Comitato dei Promotori per aver dato seguito alla
dichiarazione Finale della Sessione Costitutiva dell'ottobre 2004.
Ringraziano inoltre l'Associazione Luca Coscioni per l'organizzazione
della riunione, ne confermano la funzione di Segretariato per il
prosieguo delle attivita' del Congresso e le affidano il compito di
disseminare gli atti della prima riunione riaffermano il proprio
impegno a operare individualmente e all'interno delle proprie
organizzazioni e istituzioni per la promozione della ricerca
scientifica auspicano che in futuro vi sia un crescente impegno a
collaborare a livello transnazionale sui temi proposti dal Congresso,
anche al fine di mobilitare scienziati, ricercatori, esperti,
accademici, persone malate, militanti dei diritti umani e gli altri
cittadini per l'affermazione della libertà di scienza, coscienza e
conoscenza. denunciano le preoccupanti tendenze oscurantiste e settarie
che, attraverso legislazioni proibizioniste e drastiche riduzioni dei
finanziamenti, minacciano la laicita' dello Stato e la liberta' di
ricerca, tra l'altro ostacolando lo sviluppo di cure che potrebbero
interessare milioni di persone in tutto il mondo invitano il, Comitato
dei promotori a proporre uno Statuto del Congresso Mondiale che possa
coinvolgere i partecipanti nell'elaborazione dei temi e degli
obiettivi, attribuendo specifiche responsabilita' nei diversi ambiti di
ricerca o nelle diverse realta' regionali. indicano l'opportunita' di
documentare in un rapporto triennale lo stato della liberta' di ricerca
scientifica in ogni paese (possibilmente anche questioni come la
genetica e le nanotecnologie) ad esempio attraverso un indicatore della
liberta' di ricerca, da individuare sulla falsariga di quanto gia'
avviene in materia di liberta' economiche decide di attivare il
meccanismo istituzionale della Petizione al Parlamento europeo perche'
venga finanziata la ricerca sulle cellule staminali embrionali in tutti
i 25 Paesi dell'Unione europea. Petizione al Parlamento europeo (art.
191 del regolamento del Parlamento europeo) Roma, data. Depositata da
Luca Coscioni a nome dell'Associazione "Luca Coscioni", via di Torre
Argentina, 76, 00186 Roma - Italia e da....(elencare nome, cognome,
cittadinanza e domicilio di ciascun firmatario) considerato che
L'articolo 12. del Patto internazionale sui diritti economici, sociali
e culturali proclama che gli Stati parti del Patto "riconoscono il
diritto di ogni individuo a godere delle migliori condizioni di salute
fisica e mentale che sia in grado di conseguire'; e l'articolo 15 dello
stesso Patto proclama che gli Stati parti del presente Patto
riconoscono il diritto di ogni individuo riconosce il diritti a
ciascuno "a partecipare alla vita culturale; a godere dei benefici del
progresso scientifico e delle sue applicazioni; a godere della tutela
degli interessi morali e materiali scaturenti da qualunque produzione
scientifica, letteraria o artistica di cui egli sia l’autore.
Considerato che le misure che gli Stati parti del Patto dovranno
prendere per conseguire la piena attuazione di questi diritti
comprenderanno quelle necessarie per il mantenimento, lo sviluppo e la
diffusione della scienza e della cultura. e che gli Stati si impegnano
a rispettare la libertà indispensabile per la ricerca scientifica e l’
attività creativa" e riconoscendo i benefici che "risulteranno dall’
incoraggiamento e dallo sviluppo dei contatti e dalla collaborazione
internazionale nei campi scientifico e culturale". notando che dal
2002 al 2006, nell'ambito del 6° Programma Quadro per la Ricerca,
l'Unione europea ha destinato ingenti risorse per sfruttare i risultati
ottenuti dalla ricerca sui genomi degli organismi viventi, anche con
riferimento alle nuove possibilità terapeutiche e di prevenzione create
dalla ricerca sulle cellule staminali; Secondo il rapporto della
Commissione europea sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali
del 3 aprile 2003 (Rapporto Busquin) il settore delle cellule staminali
è uno dei più promettenti nel campo delle biotecnologie; i progetti di
ricerca finanziati nell'ambito del 6° Programma Quadro riguardano le
prospettive e le speranze di decine di milioni di donne e uomini in
Europa affetti da malattie cardiovascolari, del s istema nervoso, da
diabete ed altre malattie rare E ciononostante nel Parlamento europeo
sono in atto tentativi volti a escludere dai finanziamenti i progetti
di ricerca che prevedono l'uso di cellule staminali ottenute da
embrioni sovrannumerari; Considerato tutto questo Noi, sottoscritti
chiediamo al Parlamento europeo che: il 7° Programma quadro per la
ricerca confermi la possibilità di finanziare (quantomeno) PROGETTI DI
ricerca sulle cellule staminali derivate da embrioni sovrannumerari;
sia estesa la finanziabilità ai progetti di ricerca che utilizzano la
tecnica del trasferimento del nucleo cellulare (impropriamente detta
"clonazione terapeutica".
PARIGI - Rivoluzione a luci rosse
di FRANCESCA LEONARDI
Ma gli uomini vivono così? Il cinema erotico visto dalla lente di un
festival che ripercorre, in 80 film, la storia di un sesso sempre più
politico. Dal muto all'hard, dal doc al cartoon Mon trou du cul est
révolutionnaire (Il mio buco del culo è rivoluzionario), Le sexe enragé
(Il sesso rabbioso), Baise-moi (Scopami), La banque du sperme, Un film
porno: ecco alcuni dei titoli sulfurei presentati alla sesta edizione
del festival Est-ce ainsi que les hommes vivent? (Gli uomini vivono
così?), giornate cinematografiche dionisiache dedicate quest'anno al
tema «Sex is politics» (22-28 febbraio). Durante una settimana, le sale
del cinema l'Ecran - in pieno centro commerciale di Saint- Denis,
periferia nord di Parigi - sono state surriscaldate da proiezioni
stracolme e dibattiti animati su censura, pornografia, prostituzione,
transessualità, ecc. La programmazione comprendeva più di 80 film, dal
muto ai giorni nostri, appartenenti a tutti i generi: dal cinema
d'autore al porno, dal documentario ai cartoni animati (i cartoon
erotici di Tex Avery, tra cui la celebre rilettura di Cappuccetto rosso
Red Hot Riding Hood, 1943). Una panorama estremamente vario e ricco che
ha ben illustrato il presupposto secondo il quale il sesso al cinema è
politico «in sé», in quanto potenziale minaccia dell'ordine
costituito, elemento destabilizzante in una società tuttora basata sul
nucleo familiare. In effetti lo stato, attraverso la censura, è sempre
vigile e la maggior parte dei film presentati hanno avuto non pochi
problemi per circolare: divieto di proiezione, tagli, interdizioni ai
minori, segregazione nel circuito a luci rosse. Tra i classici del muto
in programma Femmine folli (1921) di Erich von Stroheim fu variamente
sforbiciato, L'age d'or (1930) di Buñuel vietato e Lulu (1929) di Pabst
circolò in vari paesi in versione edulcorata. Film muto, anche se del
1950, il rarissimo medio metraggio dello scrittore e drammaturgo
francese Jean Genet, Un chant d'amour (1950) - casta storia d'amore tra
due prigionieri che comunicano attraverso un buco scavato nel muro che
separa le loro due celle - fu vietato per oltre 25 anni prima di
divenire un film culto della comunità gay. Ma la censura non riguarda
solo il passato, tra i casi recenti ricordiamo l'affaire di Baise-moi
(Scopami, 2000) di Virginie Despentes e Coralie Trinh Thi: vietato in
Francia dal consiglio di stato nel giugno 2000 su richiesta di
un'associazione di destra, il film tornerà in circolazione solo dopo un
anno, nel frattempo avranno dovuto presentarsi davanti al tribunale il
distributore Marin Karmitz, per aver continuato a programmare il film
dopo l'interdizione, e la cineasta Catherine Breillat, per aver
lanciato una pe tizione che richiedeva l'abolizione del divieto. Circa
metà dei film in programma appartenevano al decennio che va dalla fine
degli anni Sessanta alla fine degli anni Settanta: gli anni della
contestazione e della rivoluzione sessuale, dei movimenti di
emancipazione delle donne e degli omosessuali. La selezione ha
rispecchiato la gran varietà della produzione di un periodo
profondamente segnato dalla riflessione dello psicanalista dissidente
Wilhelm Reich: «la rivoluzione deve passare attraverso la liberazione
sessuale». Abbiamo così potuto rivedere alcuni capolavori d'autore, più
o meno maledetti, quali Salò di Pasolini, Il diritto del più forte
(1974) e L'anno delle tredici lune (1978) di Fassbinder, L'impero dei
sensi di Oshima. All'amico di Oshima, Koji Wakamatsu, il festival ha
reso omaggio con cinque film: quattro film erotico-politici realizzati
tra il 1969 e il 1972 (tra cui Sex Jack, 1969 e L'estasi degli angeli
, 1972, due opere magnificamente fotografate sui gruppi sovversivi
giapponesi) e un film esclusivamente politico Esercito rosso/Fronte
popolare di liberazione della Palestina: dichiarazione di guerra al
mondo, di cui parleremo a parte. Il punto di vista femminile è messo in
scena per la prima volta da alcune registe che in quegli anni passano
numerose dietro la macchina da presa: Une vraie jeune fille (1975)
opera prima della francese Catherine Breillat, rappresenta il torrido
risveglio sessuale di una diciassettenne in vacanza, mentre Je, tu, il,
elle (1974) della belga Chantal Akerman è una glaciale e suggestiva
narrazione in bianco e nero sulla solitudine e l'impossibilità
dell'amore per un'adolescente. All'epoca emerge anche il cinema gay.
Segnaliamo alcuni rari mediometraggi sperimentali in super 8, giocose
parodie del porno commerciale che trionfava in quegli anni: La banque
du sperme (1976) di Pierre Chabal e Philippe Genet mette in scena
rapporti sessuali frenetici e gioiosi tra soli uomini, rapporti
destinati alla produzione di sperma, mentre Le sexe des anges (1976) di
Lionel Soukaz evoca le avvincenti pubblicità dei porno gay che seducono
un giovane adolescente. Anche I want a Girl (1976) di Isobel Mendelson
presenta un approccio parodiaco al porno narrando il viaggio di un
camionista e di un autostoppista: alle immagini della realtà in cui lei
lo masturba svogliatamente si alternano le fantasie erotiche di lui,
sorta di fantasioso inventario di alcune situazioni canoniche del
cinema hard. Rari e appassionanti anche i videodocumentari femministi
provenienti dal Centro audiovisivo Simone de Beauvoir. Kate Millet
parle de la prostitution avec des féministes (1975) del collettivo
Videa, mostra un dibattito tra la femminista americana, la sociologa
Christine Delphy e altre donne, durante uno sciopero di prostitute in
Francia. La discussione registrata evidenzia la contraddizione tra la
condanna della prostituzione e la nece ssità di riconoscerla per poter
combattere al fianco delle lavoratrici del sesso e sostenerle nelle
loro rivendicazioni. Sempre dal Centro Simone de Beauvoir provengono
alcuni documentari di Carole Roussopoulos, pioniera del video in
Francia in contemporanea con Jean- Luc Godard. Nel 1971 la regista
documenta la prima manifestazione francese a favore della
legalizzazione dell'aborto: Y'a qu'à pas baiser ! (Basta non scopare!).
Lo stesso anno riprende le riunioni di un gruppo omosessuale gay e
lesbico e la sua partecipazione alla manifestazione del primo maggio:
Fhar (Front homosexuel d'Action révolutionnaire). Questi documenti
esplicitano l'aspetto politico, se non rivoluzionario, della
liberalizzazione della sesso: la rivendicazione della legalizzazione
dell'aborto, della libertà per le donne di poter disporre del proprio
corpo e dell'amore omosessuale andava di pari passo con una messa in
discussione radicale della società capitalista che negava tutto ciò e
di cui si auspicava u n rivolgimento totale. Oggi un approccio radicale
è quello del Gat, Gruppo attivista trans - di cui abbiamo visto
Existrans 2005, documentario sulla manifestazione del 2005 - che si
batte per il riconoscimento di identità multiple e ricostruite e per la
depsichiatrizzazione dei trans, riconoscimento che ritiene possibile
solo in una società profondamente mutata.
INVIATO DA: Alba Montori Gaya CsF
FACCIAMO BRECCIA
ASSEMBLEA NAZIONALE
DOMENICA 26 MARZO dalle ore 10 alle ore 18 a FIRENZE c/o CASA DEL
POPOLO 25 APRILE VIA DEL BRONZINO 117
Assemblea nazionale di Facciamo breccia. Per chi arriva in treno:
dalla stazione autobus n. 1, 9, 16, 26 e 27 in direzione Ponte Alla
Vittoria (lato dx uscendo dalla stazione - parte scalette). Dopo il
Ponte alla Vittoria chiedere la fermata più vicina a metà di via Del
Bronzino. Per chi arriva in auto: uscire dalla A1 a Firenze Signa,
prendere la superstrada FI - PI - LI in direzione Firenze. Dopo
l'ingresso in città, proseguire tutto a diritto in direzione centro
fino a piazza Batoni (che in realtà è una rotonda riconoscibile da
abeti in mezzo) dove si gira a destra in via Palazzo dei Diavoli e poi
ancora a destra in via del Bronzino). Pranzo: anche questa volta sarà
possibile pranzare presso la Casa del Popolo a 10 euro tutto incluso.



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