20 marzo 2006

news 20 marzo - seconda parte

COMUNICAZIONE “DONNE IRAN”
Associazione delle Donne Democratiche Iraniane in Italia "A.D.D.I" Vi
Augura felice Anno nuovo Persiano 20 Marzo 2006, Anno Persiano 1385.
happy nowrouz Appello per fermare l’esecuzione di massa dei prigionieri politici in
Iran APPELLO PER SALVARE LA VITA DEI PRIGIONIERI POLITICI IN IRAN!
Secondo le informazioni provenienti dall’Iran, il regime dei mullah ha
l'intenzione di giustiziare, durante le vacanze del nuovo anno
iraniano che cominciano dal 20 Marzo, un certo numero di prigionieri."vi
elimineremo tutti" hanno detto varie volte le autorità carcerarie
della
prigione di Gohardacht ai prigionieri politici, se il Consiglio di
sicurezza dovesse adottare delle sanzioni contro Iran. Un prigioniero
politico adesso in pericolo d'esecuzione si chiama Valiollah Feiz-
Mahdavi, 28 anni, arrestato nel 2001 e condannato a morte. A seguito
dell'impiccagione di Hodjat Zamani, membro dei Mojahedin del popolo
Iraniano avvenuta il 7 febbraio, il regime disumano dei mullah
minaccia
ormai di giustiziare tutti i prigionieri politici di Gohardacht, e
specialmente il sig. Feiz-Mahdavi. Il raporto di Amnesty
International del 27 Febbraio 2006 rivela, “Tra coloro considerati a rischio ci
sono Sa'id Masouri (vedere Urgent Action AI Index MDE 13/018/2002), un
membro del PMOI rinchiuso in isolamento nella sezione 209 della
prigione di Evin dalla fine del 2004; Khaled Hardani, Farhang Pour
Mansouri e Shahram Pour Mansouri (vedere Urgent Action AI Index: MDE
13/003/2005), che tutti e tre presero parte al dirottamento di un
aereo quando Shahram Pour Mansouri aveva solo 17 anni; Gholamhossein Kalbi
e Valiollah Feyz Mahdavi, entrambi membri delPMOI, e Alireza Karami
Khairabadi. Alla vigilia della riunione della commissione per i
diritti dell'uomo delle Nazioni Unite a Ginevra, la resistenza iraniana
chiede a tutte le organizzazioni internazionali interessate a prendere
azioni urgenti per fermare il massacro dei prigionieri politici in Iran. Il
silenzio e l'inerzia della Comunità internazionale riguardo a queste
crescenti minacce, non fanno che incoraggiare il regime a condurre a
termine le sue intenzioni di giustiziare i prigionieri politici.
Associazione delle Donne Democratiche Iraniane in Italia - Via
delle Egadi,15-00141-Roma Fax:06.87185026 E-Mail: donneiran@yahoo.it . Per
ulteriori notizie potete visitare il sito www.donneiran.org

INTERCETTAZIONI E TELECOM
Il "Giallo" dell'ENAV & dell'Uni l'Inquietante Silenzio dei Vertici
Il Cesis è l'organo di coordinamento dei servizi segreti, sempre
attento ai pericoli di natura eversiva degli anarco-insurrezionalisti
e degli islamico-fondamentalisti. Perché dai suoi rapporti non sono mai
emerse preoccupazioni verso la esistenza di una rete così estesa e
capillare, che attraversa forze dell'ordine, agenzie investigative e
società telefoniche, che operano intercettazioni anche ai danni di
normali cittadini oltre che di politici? E' plausibile che uno Stato
deleghi la libertà dei cittadini alla gestione di un signore privato?
La cosa si fa pesante. Sede dell'Enav all'Aeroporto Leonardo da Vinci
Quando un funzionario ti dice - Stia molto attento a denunciare
Società
importanti e potenti come queste, potrebbero pretendere da lei
miliardi
di danni. Novara, Arcore, Melzo? Possono essere i nomi di server
Telecom - o fa il "furbetto" o in quel posto di lavoro non ci deve
stare, quindi, è il momento di correre di filato alla Procura della
Repubblica a presentare la tua bella denuncia penale super
accessoriata
di richiesta di milioni di danni. E rispondere al "furbetto" di
turno:
Ah sì? Al massimo, trovano le mutande. E sì, perchè ogni bel gioco
dura
poco. Certi soggetti non devono andare oltre i limiti consentiti nel
rompere palle, nervi, tasche e privacy agli onesti cittadini che è
anche il senso della bella lettera del lettore che pubblico qua in
calce. L'intoccabilità da strapotere, a volte istituzionale, alla
lunga
frana miserrimamente e fa sì che dall'Olimpo del Potere dal quale il
cittadino è guardato e sfruttato come un pezzo di m. la situazione si
capovolga (legge del taglione) e sono i cittadini a trattare i poteri
degenerati come meritano. Da grossi pezzi di m. Ciò premesso, vado al
"Giallo" della parte in commedia che l'Enav, che impiega i migliori
informatici data la estrema delicatezza delle funzioni che opera
sulla
sicurezza dei voli, e il Cur, il Centro Universitario Romano Ricerche
Regione, sembrano avere, nelle intercettazioni telefoniche, internet,
e-
mail e cellulari. Come è possibile che l'Enav e il Cur restino
immobili
e indifferenti per mesi davanti al fatto che a moltissimi utenti i
loro
organi appaiano coinvolti in reati di intercettazioni come lo sono
Pasqua, Accame factotum di Storace quando era Presidente della
Regione
Lazio e legato a filo doppio con Giuliano Tavaroli l'ex Capo della
"sicurezza" di Telecom Italia, ex ufficiale dell'Antiterrorismo
responsabile del "Centro nazionale per l'autorità giudiziaria", il
Cnag, ora in galera con altri 16 spioni intercettatori compresi due
tecnici della Telecom onnipresente nello scandalo delle
intercettazioni
fatte senza autorizzazione della magistratura?! E' con il numero del
Cur, infatti, che lo spione Pasqua comunicava a Gallo gli esiti delle
intercettazioni sulla Melandri, su Marrazzo, sulla Mussolini ed
altri,
quindi, era un numero controllato. Il Cur, come tutti gli organi
universitari nazionali - i cui utenti sono tutte le istituzioni
afferenti alla rete GARR, ha il suo organo preposto alla Security che
è
il Garr Cert www.cert.garr.it/ coordinato con gli altri CSIRT Europei
che - udite udite udite!! - è "Il servizio di gestione incidenti di
sicurezza informatica per la rete GARR" gestisce "La sicurezza
informatica nelle applicazioni di rete per diffondere informazioni
sulle vulnerabilità più comuni e sugli strumenti di sicurezza da
adottare; gestire corsi di aggiornamento tecnico; provare strumenti
esistenti, e svilupparne di nuovi per esigenze specifiche". Le e-mail
del Garr Cert hanno la coda in @garr.it e le segnalazioni di abusi
contro la sicurezza, come la valanga di virus e di trojan che
arrivano
dalle Uni, vanno inviate a cert@garr.it. La prova che anche questo
organo fosse strumento degli intercettatori, alcuni già in galera ma
moltissimi altri ce ne devono andare, sono i rapporti degli IP e
degli
Header delle intercettazioni che ha subìto, per mesi, un utente di
Telecom Italia. Gli Header e l'IP che allego in calce si riferiscono
all'Enav ed al Garr Cert e relativa posta elettronica e la mappa
geografica indica la postazione del nodo telefonico delle
intercettazioni nonchè provider e server di Telecom Interbusiness.
C'è da dire, increduli, che l'Enav per la delicatezza dei servizi in cui
opera, la sicurezza dei voli, ha i tecnici informatici più esperti e
un
server esclusivo e personale alimentato dalla linea Telecom. Perchè
l'Enav appare per mesi e mesi come postazione di intercettazioni
provenienti dalle sedi di via Salaria e dell'Aeroporto Leonardo da
Vinci? L'utente di Telecom, un normalissimo qualunque cittadino, dal
febbraio 2005 ha subito ben oltre 900 attacchi al suo computer
attraverso l'intercettazione del numero telefonico. Di moltissimi
attacchi ne ha inviato via email la documentazione al capo
responsabile
dell'Ufficio legale di Telecom ed al suo staff, all'Abuse, alla
Polizia
postale, al Garante per la privacy, al capo responsabile dei servizi
informatici dell'Enav e al Garr Cert. Non ha ottenuto alcun risultato
pur avendo parlato, più volte, sia con la capo staff dell'Ufficio
legale di Telecom sia con il capo responsabile dei servizi
informatici
dell'Enav. Ora, società simili, se vogliono, un pirata informatico lo
individuano in mezz'ora. Sapete cosa ha risposto per mesi la capo
staff
dell'Ufficio legale di Telecom al povero intercettato? "Per
interromperle gli attacchi e le intercettazioni la cosa è assai
complicata e complessa....". Quindi Telecom sapeva tutto. Sapeva che
anche centinaia di normalissimi utenti erano intercettati e oggetto
di
attacchi che, se riusciti, gli avrebbero distrutto il computer.
Quindi
si indaghi sul perchè Telecom Italia non muoveva un dito e si
addossino
a questa sedicente società le responsabilità maggiori delle
intercettazioni e i danni da pagare agli intercettati. Vediamo,
inoltre, cosa ha risposto, per ben due mesi ma non interrompendo lo
sconcio, il capo responsabile dei servizi informatici dell'Enav della
sede di via Salaria: "Stiamo controllando. Sì gli Header e gli IP
sono
i nostri ma potrebbero essere falsificati da qualcuno e non essere
noi
i responsabili delle intercettazioni e degli attacchi". Punto. Mai
più
sentito, introvabile. Ma come! Come può essere credibile che l'Enav,
che si serve di informatici i più esperti, non intervenga ma lasci
che
per mesi e mesi i suoi Header e i suoi IP girino in Rete indicandola
come società che compie reati contro la privacy e intercettazioni?
Perchè l'Enav non ha provveduto a denunciare (nessuna notizia è
apparsa
al riguardo) e ad interrompere la catena dei reati che possono
investirla e chiamare in causa anch'essa come centrale di
intercettazioni? Con questi precedenti, ancora non chiariti, chi se
la
sente più di volare con aerei che partono e atterrano da Fiumicino i
cui sistemi informatici di sicurezza vengono gestiti da società
simili?
Tutti ricordiamo l'incidente mortale dell'aereo caduto l'estate
scorsa
nei pressi di Palermo. Ricordate lo scaricabarile tra i vari enti
responsabili dei voli? Sull'affaire delle intercettazioni è
necessario
indagare anche nell'Enav, nelle Università italiane e nei loro
sistemi
informatici. Sono stata tra i primissimi a solcare l'oceano del Web
quindi la Rete la sento e la percepisco al volo anche da segnali che
ai
più passano inosservati. La Rete la amo, la rispetto e, con una
normale
conoscenza dei mezzi idonei, la faccio rispettare concorrendo a
ripulirla da ogni sorta di killeraggio delinquenziale.

Giuliana D'Olcese

LA ROSA NEL PUGNO
Una Sinistra liberale e libertaria Venerdì 24 Marzo ore 17.00 Sezione Socialista Garbatella Via E.
Ferrati
12 pslazio@tiscali.it
Introduce Sandro Natalizi Intervengono Biagio De Giovanni Candidato
alla Camera Gerardo Labellarte Candidato al Senato Pio Marconi
Candidato al Senato

BUFFET – DIBATTITO
“Rispetto,libertà e diritti civili”
difendiamo i pacs
Con i candidati DS al Parlamento
FRANCO GRILLINI
ENZO FOSCHI
VANNI PICCOLO
sarà con noi PAOLA CONCIA
MERCOLEDI’ 22 MARZO
ORE 20
Roma-Ristorante di Via Archimede, 80
INVIATO DA: On. Edoardo Del Vecchio

REPLICA DI NESSUNO TOCCHI CAINO ALLA SMENTITA DELL’AMBASCIATA
IRANIANA SULLE ESECUZIONI DI MINORENNI IN IRAN - 14 marzo 2006: Nessuno

tocchi
Caino replica ad una nota dell’ambasciata iraniana a Roma che, in
seguito alle denunce espresse dall’associazione sulle persistenti
violazioni dei diritti umani nel regime teocratico, nega che in Iran
la
pena di morte sia applicata ai minorenni. "Con questa nota l’Iran
conferma la sua politica ambigua. Il regime dei mullah usa, nei
confronti degli osservatori internazionali, un linguaggio
rassicurante
circa il rispetto dei diritti umani mentre all’interno del paese
diffonde con fierezza fatti che secondo i principi del diritto
internazionale possono essere definiti solo come gravi violazioni dei
diritti umani. Che in Iran nel 2005 siano stati condannati e
giustiziati minorenni lo dicono infatti giornali iraniani che sono
controllati dallo stesso regime. Così come la notizia di Nazanin, la
ragazza minorenne al momento del fatto condannata a morte per aver
ucciso uno dei due uomini che tentavano di violentarla e che oggi l’
ambasciata iraniana smentisce, è stata riportata proprio dal
quotidiano
nazionale pubblicato a Theran “Etimaad”. Questo comportamento non
costituisce certo una novità. Lo stesso Comitato delle Nazioni Unite
per il rispetto dei diritti del Fanciullo l’anno scorso ha criticato
l’
Iran per aver giustiziato minorenni in palese violazione delle
rassicurazioni che aveva dato circa la fine di questa pratica. L’Iran
con questa nota sta solo cercando di imbellettare un volto sporco. E’
ora che la comunità internazionale non si faccia ingannare ed esiga
trasparenza e condanni in tutte le sedi internazionali il regime dei
mullah per violazioni gravissime dei diritti umani fondamentali.”
ALGERIA. PROGETTO DI LEGGE PER ABOLIRE LA PENA DI MORTE - 14 marzo
2006: l'Algeria, dove nessuna sentenza capitale e' stata eseguita dal
1993, intende abolire la pena di morte. Lo ha detto alla radio
algerina
Farouk Ksentini, presidente della Commissione nazionale consultiva
per
la promozione e la protezione dei diritti umani, governativa,
indicando
che un progetto di legge in tal senso e' esaminato da alcuni mesi al
Ministero della Giustizia. Il ritardo, ha aggiunto, e' dovuto alle
resistenze di ''alcune parti''. L'abolizione della pena di morte,
secondo Ksentini, ''si impone con urgenza ed e' un passo essenziale
per
la costituzione di uno Stato di diritto e la realizzazione del
processo
di riforma della giustizia''. La pena capitale e' ''totalmente
assurda
e non ha alcun aspetto dissuasivo sul fenomeno della criminalita, non
ha mai ridotto i crimini''. Ksentini spera che l'Algeria, che ha
ratificato numerose convenzioni internazionali, sia il primo paese
arabo ad abolire la pena di morte. Ha poi ricordato che dal 1993
nessuna condanna e' stata eseguita e che il presidente Abdelaziz
Bouteflika ha graziato durante i suoi due mandati oltre 200 detenuti,
smentendo inoltre che ''nelle prigioni algerine si pratichi la
tortura''. Nei giorni scorsi e' stato graziato e scarcerato Abdelhak
Layada, uno dei piu' celebri condannati a morte dell'Algeria,
tristemente famoso perche' tra i fondatori del Gia, il piu' radicale
dei gruppi integralisti armati che negli anni '90 hanno insanguinato
il
paese con oltre 200mila morti. E' uno degli oltre 2.600 terroristi
che
stanno ritrovando la liberta' grazie al decreto d'applicazione della
Charta per la pace e la riconciliazione nazionale, contestata dalle
associazioni indipendenti per la difesa dei diritti umani e delle
famiglie delle vittime del terrorismo.
RUSSIA. PER LA ‘VOCE DI BESLAN’ LA MORATORIA DEVE RIMANERE - 9 marzo
2006: la ‘Voce di Beslan’, associazione di vittime del sequestro nell’
Ossezia del Nord, ha respinto l’idea di sospendere la moratoria sulla
pena di morte attualmente in vigore in Russia. “La nostra
associazione
ritiene che la moratoria sia una iniziativa civile. Non vogliamo
diventare dei barbari in risposta alla barbarie. Non sosteniamo il
Vice
procuratore generale russo Nikolai Shepel, che rappresenta lo Stato
nel
processo contro Nurpashi Kulayev, nella sua richiesta di condanna a
morte dell’imputato”, ha scritto la ‘Voce di Beslan’ in un
comunicato.
Kulayev è l'unico sopravvissuto del commando terroristico che nel
settembre 2004 sequestrò la scuola N° 1 di Beslan. Quando le forze di
sicurezza tentarono di liberare gli ostaggi, il sequestro si
trasformò
in un massacro, con più di 330 persone uccise, per la metà bambini.
Gli
autori del comunicato aggiungono di non sostenere la proposta del
Comitato delle Madri di Beslan, secondo cui si dovrebbe tenere un
referendum nazionale sull’eliminazione della moratoria. La pena di
morte non è stata abolita in Russia, ma dal 1996, anni in cui il
Paese
ha aderito al Consiglio d'Europa, è in vigore una moratoria. USA.
MENO
GARANZIE NEI PROCESSI D’APPELLO - 9 marzo 2006: il Presidente degli
Stati Uniti George Bush ha firmato la nuova versione del Patriot Act,
la legge antiterrorismo varata negli Usa dopo gli attentati dell’11
settembre 2001. Una parte della legge prevede una diminuzione delle
garanzie di appello per i condannati a morte. Più precisamente viene
consentito agli Stati di scegliere i criteri di rappresentanza legale
nei casi capitali, ottenendone l’approvazione dall’Attorney General
Usa
piuttosto che dai tribunali federali, come in passato. Critici della
nuova legge temono che l’attuale Attorney General Usa, Alberto
Gonzales, molto favorevole alla pena di morte, possa autorizzare
procedure accelerate d’appello in molti Stati che non rispettano gli
standard relativi all’adeguata difesa legale. Si teme inoltre che la
rapidità dei processi scoraggerà gli avvocati dall’impegnarsi in casi
capitali nelle corti federali, lasciando persone nel braccio della
morte senza adeguata tutela.
GIORDANIA. TERZA ESECUZIONE IN QUATTRO GIORNI - 14 marzo 2006: un
uomo è stato impiccato all’alba nel carcere giordano di Swaqa, a sud
della capitale Amman. Adnan Ismail, 41 anni, era stato condannato a
morte da un tribunale penale per aver ucciso sua moglie, di 35 anni,
ed il loro bambino di sette mesi, in seguito ad una lite con la donna.
Lo ha precisato un portavoce della polizia, il Maggiore Bashir al-
Daajeh, riportato dall’agenzia ufficiale Petra. Gli omicidi sarebbero
avvenuti due anni fa. Dopo aver ucciso le sue vittime, Ismail avrebbe scavato
una buca nel suo giardino per seppellirle. Sempre nel carcere di
Swaqa, l’11 marzo sono stati giustiziati due uomini per l’omicidio di un
diplomatico statunitense, avvenuto ad Amman nell’ottobre 2002. “I
criminali Salem bin Suweid, cittadino libico, ed il giordano Yasser
Freihat sono stati impiccati all’alba, dopo essere stati riconosciuti
responsabili dell’azione terroristica che provocò la morte del
diplomatico Laurence Foley”, ha dichiarato un funzionario. Erano
stati condannati a morte nel 2004.