news 27 febbraio
L'omofobia vaticana e la mano pesante delle guardie "italo-svizzere".
Giovedì 23 febbraio si è tenuta a Roma una conferenza pubblica
sull'omosessualità organizzata dalla Pontificia Università Lateranense.
La conferenza era l'unico momento aperto al pubblico nell'ambito della
cinque giorni seminariale su "La questione omosessuale: psicologia,
diritto e verità dell'amore". Tra i relatori c'era anche Tony Anatrella,
psicanalista gesuita francese che ha scritto la voce 'Omosessualità'
del Lexicon vaticano pubblicato nel 2003, una 'chicca' di preguidizi
omofobici che, oltre a ridurre l'omosessualità a "intrigo psichico" e a
negare la possibilità della dimensione omoaffettiva e dunque di
qualunque forma di relazione 'omo', utilizza contro le persone
omosessuali gli stereotipi e i modelli dell' antisemitismo più becero,
quale la teoria del “complotto della lobby gay” che minaccerebbe la
società. In maniera molto più blanda di quanto avvenne nel 1972, quando
a Sanremo un gruppo di omosessuali e transessuali irruppe nel convegno
dei sessuologi di area cattolica che discutevano di omosessualità
interrompendone i lavori, a Roma circa dieci persone gay lesbiche e
trans appartenenti a Facciamo Breccia, No God e al gruppo di
omosessuali credenti Nuova Prospettiva ha cercato di partecipare alla
conferenza, vedendosi però negata la possibilità di controbattere alle
affermazioni gravemente discriminatorie dei relatori. Al gruppo dei
diretti interessati, rinchiusi in una sala secondaria, è stata offerta
come sola possibilità quella di scrivere le domande su un foglio. Ma
anche in questa forma controllata nessuna delle domande formulate è
riuscita a raggiungere il tavolo degli interventi, mentre ai militanti
sono stati strappati violentemente i piccoli adesivi incollati sul
petto con la scritta "sono gay" o "sono lesbica". Un commesso vaticano
ne ha approfittato anche per molestare una delle partecipanti,
palpandole il seno con la scusa di toglierle l'adesivo. Alle proteste
della donna, è intervenuta anche la polizia, che le ha chiesto i
documenti e ha cercato di portarla in un'altra stanza venendo, però,
bloccata dagli altri militanti presenti, che sono stati a loro volta
identificati e invitati a lasciare l'istituto dato che, nel frattempo,
la conferenza era terminata All'uscita il gruppo di lesbiche, gay e
trans è stato insultato e minacciato; senza nessun motivo, un ragazzo è
stato anche spintonato e gettato a terra. La vicenda è particolarmente
significativa nel mettere in luce tanto il grave ritorno di omofobia
che sta caratterizzando il papato di Ratzinger con la sua volontà di
sovradeterminare la sfera pubblica perché venga negato qualsiasi
diritto alle persone omosessuali e transessuali, quanto il potere e
l'arroganza con cui viene tolto il diritto di parola a gay, lesbiche e
transessuali che da anni hanno scelto di uscire dall'invisibilità per
divenire soggetti politici. Questo, soprattutto, non piace al Vaticano,
che gioca perfino la carta del vittimismo affermando che chiunque si
pronunci contro le unioni omosessuali "perde il diritto di parlare e
viene liquidato come un intollerante". Tali parole, contenute nel
programma del seminario tenutosi all'Università Lateranense, si
rivelano ancora più paradossali alla luce dei fatti occorsi. Dopo la
MANIFESTAZIONE NO VAT di sabato 11 febbraio, FACCIAMO BRECCIA continua
la mobilitazione nelle città. No all'ingerenza vaticana nella sfera
pubblica. Più autodeterminazione, più laicità.
Per informazioni: www.facciamobreccia.org
Facciamo Breccia è un movimento spontaneo di cittadini e cittadine,
gruppi, associazioni che riaffermano una cultura laica e si
contrappongono all'invadenza vaticana sui corpi e sulle scelte di vita,
per riaffermare l'autodeterminazione di ogni soggetto e promuovere una
cultura di riconoscimento delle diversità. A partire da ottobre,
Facciamo Breccia ha realizzato e promosso iniziative e azioni
dimostrative nelle città di Bologna, Firenze, Milano, Roma, Torino e
Verona. Per ogni ulteriore informazione: www.facciamobreccia.org
FRANCIA: LA CORTE DI CASSAZIONE HA DETTO”SI’” ALLA DELEGA DELL’
AUTORITA’ PARENTALE
La Corte di cassazione ha appena respinto venerdì 24 febbraio
l'appello del procuratore della Corte d'appello di Angers riguardante
la delega dell'autorità parentale ad un coniuge dello stesso sesso del
genitore legale. Conclusione: "l'articolo 377, capoverso 1, del codice
civile non si oppone al fatto che una madre sola, titolare
dell'autorità parentale, ne deleghi tutto o parte dell'esercizio alla
donna con la quale vive in unione stabile e continua, dal momento che
le circostanze lo esigono e che la misura è conforme al bene superiore
del bambino." Nel giugno 2004, la Corte d'Appello di Angers aveva
autorizzato Christine, madre legale di due ragazze, a delegare la sua
autorità parentale, in esercizio congiunto, alla sua compagna, Sophie,
con la quale è pacsata dal 1999. Il procuratore si era rivolto in
cassazione nell'agosto 2004. "È meraviglioso, ha dichiarato Sophie a
Têtu quando ha avuto la grande notizia." Psicologicamente ci eravamo
già preparate ad una risposta negativa."" "La Corte ha applicato una
lettura neutrale della legge, si rallegra da parte sua il dott.
Caroline Mécary, una dei due avvocati della coppia." Ormai, è questo
principio che i giudici dovranno applicare in questo tipo di caso.""
Questo giudizio è storico: costituisce una bella vittoria per i bambini
di coppie omosex che potranno ormai beneficiare della stessa protezione
riguardo ai loro due genitori. Ciò è tanto più importante in quanto
meno di un mese fa, la relazione della missione famiglia, presentata da
Valérie Pecresse, riteneva che la delega dell'autorità parentale non
potesse essere esercitata.
LE GUERRE NON VISTE DALLA TELEVISIONE
Il rapporto di Medici Senza Frontiere ci mostra come alcune guerre,
contrariamente ad altre, siano completamente snobbate dai media.
Tutte le guerre lasciano un segno indelebile; tutte lasciano una
traccia di morte; disperazione; tristezza. Ma quante guerre sono sotto
i riflettori dei media? E quante sono combattute nel silenzio e nella
indifferenza più totale? Molto dipende dallo spazio che gli organi di
stampa riservano all’argomento. Sono loro che “illuminano” oppure
“oscurano” i teatri di guerra nel mondo. Sono loro la principale fonte
di informazione sui conflitti. Soprattutto i media radio-televisivi.
Una responsabilità di cui i diretti interessati, però, non sembrano
accorgersi o, della quale, farebbero volentieri a meno. E’ quanto si
evince dal secondo rapporto dell’Osservatorio Crisi Dimenticate
presentato, nei giorni scorsi, da Medici Senza Frontiere. Sono stati
monitorati i Tg nazionali di Rai, Mediaste e La 7 e lo spazio riservato
alle emergenze umanitarie nel corso del 2005. I risultati evidenziano
un pessimo rapporto tra informazione e guerre. A questo argomento i
telegiornali hanno dedicato “circa 293 ore su un totale di 2.539 ore di
programmazione, ovvero l’11,6% dello spazio”; un dato, rileva lo
studio, “in netta diminuzione rispetto al secondo semestre del 2004,
quando lo spazio era stato il 17,5%”. All’interno di questa striminzita
percentuale spiccano le notizie sulla crisi irachena che risulta la più
seguita dai Tg di pranzo e sera: 136 ore pari al 46% del tempo dedicato
alle emergenze internazionali. Ore, però, dedicate, nella maggior parte
dei casi, a sequestri eccellenti (50 ore circa), alla politica italiana
(12 ore) e americana (5 ore), al processo a Saddam (quasi 4 ore). Un
battito d’ali veloce i telegiornali hanno, invece, riservato alla
“situazione umanitaria della popolazione civile”, si legge in un
comunicato di Medici Senza Frontiere. E così di quelle 136 ore solo 24
minuti sono stati spesi per parlare degli aiuti umanitari, 5 minuti è
stato lo spazio informativo sui profughi, e 4 quello riservato alle
vittime civili di guerra. E non si tratta di un ‘passa parola’
internazionale ma di una peculiarità tutta italiana. I nostri Tg hanno
ignorato crisi che, al contrario, hanno avuto grande risonanza a
livello internazionale; “è il caso - si legge in una nota di Medici
Senza Frontiere - della crisi nutrizionale in Niger, con oltre 60.000
bambini gravemente malnutriti” alla quale è stato dato uno spazio di 31
minuti. Così come paiono poche, “di fronte ad un disastro che ha
provocato oltre 73.000 morti e due milioni e mezzo di senza tetto”, le
quattro ore e mezzo dedicate al terremoto in Pakistan. In questa
particolare, e non invidiabile classifica, la Rai e La7 sono i network
che, rispettivamente con il 13,4% e il 13,7%, hanno dedicato “più tempo
a eventi e situazioni di crisi”. All’interno delle varie reti pubbliche
spicca Rai Tre con il 15,9% di tempo dedicato rispetto al 12,8% di Rai
Uno e all’11,7 di Rai Due. A guidare le reti Mediaset è Rete 4, con l’
11,5%, seguita da Canale 5 con il 9,2%. Studio Aperto, invece, è la
“testata giornalistica che ha dedicato meno tempo (6,8%) di tutte le
altre monitorate a notizie di crisi”. I conflitti nella Palestina, in
Irak, lo Tsunami in Indonesia sono scolpiti nella memoria di tutti non
ma quante altre guerre sono sconosciute? Secondo Medici Senza Frontiere
“Dieci crisi sono state particolarmente ignorate conquistandosi così un
posto nella ‘Top ten delle crisi Più Ignorate’. Si tratta del conflitto
e dell’emergenza sanitaria in Repubblica democratica del Congo; del
conflitto in Cecenia; della violenza ad Haiti; dell’assenza di ricerca
per combattere l’Hiv/Aids nei paesi poveri; degli scontri religiosi ed
etici nell’India Nord Orientale; dell’emergenza umanitaria che continua
nel Sud del Sudan anche dopo la cessazione ufficiale delle ostilità;
della situazione di anarchia e conflitto che martoria la Somalia da
oltre venti anni; della guerra in Colombia; dell’insicurezza in Nord
Uganda; della crisi in Costa d’Avorio”. E le guerre aumentano
vertiginosamente, anno dopo anno. Oggi si contano 20 conflitti nel
mondo. Secondo il rapporto della Caritas (Guerre alla finestra, edito
da ‘Il Mulino’, N.d.R.) “aumenta il numero delle guerre civili e, più
in generale, delle guerre diluite nel tempo e nello spazio”. Un tipo di
“guerra- scrivono Paolo Beccegato e Walter Nanni - ‘protratta e
diffusa’, per cui l’esplosione bellica rappresenta un episodio ‘acuto’
all’interno di una situazione endemica di tensione e conflitto
tendenzialmente permanenti, con forti connessioni internazionali”.
Guerre caratterizzate dall’alto numero di “vittime civili rispetto a
quelle militari” e dalla drastica riduzione dei “diritti umani”.
Secondo lo studio della Caritas sono “oltre un miliardo le persone
colpiti dagli effetti ‘invisibili’ delle guerre, tra cui carcerazioni
sommarie e un livello di sofferenza psichica che sconvolge la vita di
profughi e rifugiati”. In un simile contesto appaiono indilazionabili
“iniziative forti di mediazione preventiva nonviolenta” e un ruolo più
forte dell’Onu.
ARTICOLO DI: Vincenzo Raimondo Greco
FONTE: girodivite.it
INVIATO DA: Promiseland.it
TORNANO I “LIP STICK”
Riprendono le serate Lip Stick a L’Aquila, a partire dal 2 Marzo 2006.
Il gruppo Lip Stick de L’Aquila, riparte con la stagione Gay,Lesbo,
Bisex,Trans and friendlly. Ogni settimana si ripeterà l’evento presso
il “Glam Café” in Via Marrelli. Le serate inizieranno dalle 20.00 in
poi. L’ingresso è libero.
L'Altro Martedì
la trasmissione di cultura ed informazione omosessuale
di Radio Popolare condotta da Eleonora Dall'Ovo, Emiliano Placchi e
Paolo Ruiu
Martedì 28 febbraio dalle ore 22.40 alle ore 23.30 ospita
Aka Magou di Speed Demon
email: omomail@radiopopolare.it
Radio Popolare FM 107.600 streaming su www.radiopopolare.it
satellite Eutelsat Hot Bird 13° Est, Frequenza 12.673 MHz, Polarizzazione verticale.



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