news 23 febbraio - seconda parte
VALORIZZIAMO TUTTE LE RISORSE DELL’UNIONE E DELLA ROSA NEL PUGNO
Facciamo appello alla Rosa nel Pugno e all’Unione affinché sia
considerata con allarme e senso di responsabilità una situazione che
vede molti cittadini smarriti e incerti a pochi giorni dalla
consultazione elettorale. In particolare riteniamo che il programma
che diffonderà tra la gente l’Unione non deve offrire in alcun modo
punti di incertezza o di mancanza di obiettivi importanti come la TAV ,
la regolamentazione dei rapporti di convivenza o il finanziamento della
scuola privata. Si dica, piuttosto, che su alcune questioni vi sarà un
confronto e una votazione libera ma rispetto all’elettorato ciò deve
essere detto prima delle elezioni. Così come riteniamo che si debbe fin
d’ora chiudere la porta ad ogni forma di estremismo. L’elettorato di
centro sinistra o potenzialmente tale è smarrito nel constatare che in
questa fase tra le rappresentanze politiche dell’Unione e della Rosa
nel Pugno anziché valorizzare come si dovrebbe tutti gli apporti si
preferisce creare degli sbarramenti pregiudiziali come nei confronti
delle liste Cittadini per il Pesidente da parte dell’Unione o dei
Socialisti di Craxi da parte della Rosa nel Pugno. L’ideale di Partito
democratico che è alla base della nostra comune lotta deve saper
esprimere già in questa fase un’autorevolezza e un’apertura
responsabili. Apertura, capacità di autentico rinnovamento dei partiti
e della politica, potevano essere dimostrati affrontando in modo nuovo
e rispettoso della chiarezza nei confronti dell’elettorato. La stessa
vergognosa nuova legge elettorale. Legge che ha dato una nuova vitalità
alle oligarchie di partito, alle cooptazioni burocratiche, alla
coercizione della volontà dei cittadini. La Rosa nel Pugno avrebbe
potuto fare delle primarie e candidare solo i candidati con una
ragionevole possibilità di elezione. Sarebbe stato un segnale di
chiarezza e rispetto molto importante, tantapiù che vi sono tutti gli
elementi per guardare con ottimismo al risultato elettorale. Facciamo
appello davvero a tutti gli amici e compagni che hanno ruoli di
responsabilità in questa importantissima fase della storia del nostro
Paese a dare segnali di unità, senso di responsabilità e valorizzazione
di tutte le risorse.
Claudio Nicolini membro dell’Esecutivo Nazionale SDI-Rosa nel Pugno
Giuliano Boffardi membro della Direzione Nazionale SDI-Rosa nel Pugno
VIVERE (E MORIRE) CON DIGNITA’
«Libertà per liberare la vita» così si intitola un numero della
rivista radicale «Diritto e Libertà». Un titolo che riassume il senso
più profondo che ho cercato di attribuire a ciascuno dei desideri che
si agitano in me da quando in modo burrascoso, violento e sconvolgente
sopravvivo alla sclerosi laterale amiotrofica. Desideri che si dilatano
o si restringono, che vanno verso le persone e le cose del mondo o si
allontanano da esse. Non essendo io, né forte, né coraggioso,
riconoscendo i miei limiti e la mia finitezza, vorrei guardare il
futuro e al futuro con la consapevolezza di riuscire ancora a
trasportare altrove i miei sentimenti e le mie azioni. Queste ultime
sono doverose quanto mai necessarie. Così come è doveroso, quanto mai
necessario, creare, ricreare motivazione e partecipazione per tentare
di vincere il tempo delle ipocrisie, della mediocrità e della precarie
tà del diritto, della democrazia, della legalità. Vorrei davvero che
questo primo passo di riflessione e di proposizione di intenti che si è
appena compiuto a Fiuggi, orientasse tutti noi a ricercare trame di
conoscenza in chiave di ieri, contigue e continue, in chiave di domani.
Che possano le identità storiche, politiche, sociali e culturali di
ciascuno di noi, confluire in una nuova realtà, in un nuovo imperioso
progetto politico. Per me la battaglia di «libertà per liberare la
vita» sta divenendo ancor più difficile, al limite del possibile quando
il respiro diviene più corto, quando momenti di difficoltà respiratoria
o dispnea soprattutto durante la notte, impediscono un adeguato scambio
di aria, perché è compromessa la funzione dei muscoli respiratori,
perché la malattia fa diminuire, il livello di ossigeno nel sangue e
aumentare quello della anidride carbonica. Il mio neurologo mi ha
suggerito di pianificare, se decidessi di protrarre la mia esistenz a,
l'intervento di tracheotomia, l'intervento che consente ad una persona
di vivere attaccata ad un ventilatore meccanico. Il discorso mi è
sembrato semplice. Non so come sia vivere per mezzo di una macchina.
La morte si sa è una realtà che appartiene all'esistenza e al vivere,
imprescindibile, in qualche modo rimossa e negata dalla società
italiana, dove il morire, l'ars vivendi la morte, è vissuto come fatto
emotivo esclusivamente personale ed isolato. È difficile dunque,
parlare con libera franchezza, con libertà, della morte, non per
esorcizzarla o per svelarne il mistero se un mistero della morte
esiste, quanto piuttosto come questione sociale, come problema politico
laddove il morire è legato a condizioni estreme di dolore e sofferenze,
intollerabili. L'eutanasia deve porsi al centro del dibattito sociale.
Ecco dunque il diritto alla dignità del morire, il riconoscimento del
diritto di morire dignitosamente, il riconoscimento della volontà de l
morente, libera, autentica volontà assunta come norma che preveda e
garantisca, la manifestazione della coscienza di ciascuno di noi, che
non esprima altro significato se non quello intimamente voluto. Per
quanto riguarda la semplicità e la logicità del discorso del mio
neurologo circa la ventilazione invasiva, non mi fa sentire affatto
tranquillo. La scelta, qualunque sia, è una scelta di sofferenza, di
dolore e forse per la prima volta di estremo coraggio. Vi parlo dalla
mia casa in Orvieto. Da qui voglio annunciare che il Quarto Congresso
dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica
si terrà proprio ad Orvieto dal 2 al 4 dicembre 2005. La scelta della
mia città natale, dove vivo non è casuale o semplicemente legata alle
mie attuali condizioni di salute sebbene riguardano oggi una capacità
respiratoria compromessa e a rischio.
Ho scelto la mia città perché la battaglia per la libertà, pe r
liberare la mia vita, per darci e dare una speranza a milioni di
malati, per la difesa dei diritti dei deboli e degli oppressi, di chi è
senza voce, è iniziata per me qui, quando ancora le mie mani potevano
azionare una leva che mi consentiva di "viaggiare" in aperta campagna
su di uno scooter elettrico per disabili. Un viaggio dove i sogni di un
uomo giovane e libero, ancora vivo, si sono infranti, ma dov'anche ho
iniziato a costruire o meglio a ricomporre i pezzi di un io a volte a
me sconosciuto, per un nuovo me stesso e ha percorrere la strada che
voi tutti conoscete. Questo anno festeggio il mio decimo anno di lotta
alla sclerosi laterale amiotrofica e non potevo che ricostruirla e
rigenerarla in un luogo che ho visto per un po' di tempo terra estranea
e straniera. Concludo con alcune parole di Jacques de Bourbon Busset:
non occorre «divinare l'avvenire probabile, ma preparare l'avvenire
auspicabile, e procedere anche più oltre: sforzars i di rendere
probabile l'avvenire auspicabile». Se davvero riuscissimo a rendere
possibile, il futuro desiderabile, il progetto politico augurabile, il
Paese ne uscirebbe forte in termini di legalità, di democrazia, di
rispetto e di riconoscimento di diritti civili, ne uscirebbe rafforzato
in termini di uguaglianza nel combattere ogni forma di oppressione e di
ingiustizia, di integralismo e di fondamentalismo, per una sorta di
morale della responsabilità per laici e credenti.
Luca Coscioni 25.09.2005
INVIATO DA: Alba Montori Gaya CsF
STUPRO IN CASSAZIONE MOBILITIAMOCI!
Strano questo nostro sistema che giudica “plagio” un rapporto di
coppia consenziente tra una donna adulta ed un ragazzo minorenne e
minimizza invece lo stupro, perpetrato ai danni di una ragazzina da un
adulto, perché la “vittima” non era Più VERGINE. E la volontà della
ragazzina? Il suo innegabile diritto di dire “NO”? Eh già! I di lei
diritti si fermano, sempre e ancora, dove iniziano i di LUI diritti.
Storia vecchia ma che dobbiamo superare. Quando ho sentito la notizia,
più che da incredulità – so benissimo in che contesto vivo – sono stata
colta da panico. Ho pensato: ecco, ora gli uomini hanno un’ulteriore s
cusante - semmai ne avessero bisogno - per dirti che, in fondo, fare
sesso con loro, anche quando non vuoi, non è poi così grave e che non è
il caso di “fare tante storie” quando LUI ha voglia, specie se sei già
“iniziata”. Questa notizia, poi, mi coglie in un momento particolare
dato che qualche sera fa ho subito, fra le altre cose, l’ennesimo
tentativo di violenza – che, data la mia attività professionale, è
quanto dire…..! Dopo il varo della nuova normativa in materia di
stupro, che vanta anche un importante contributo “rosa”, mi aspettavo
che le cose sarebbero state un po’ più chiare in tema: pensavo,
ingenuamente, che si fosse passati oramai dalla concezione barbara e
fallocratica dello stupro come “disprezzo della morale” o come
“depauperamento del patrimonio del pater” alla concezione di stupro
come “danno alla persona”, danno alla donna auspicabilmente! Invece,
siamo costrette a subire l’alta pronuncia di un vile fallocrate
cassazionista che “valuta” la tutelabilità penale e peniena delle donne
- in tema di reati sessuali - in base alle “esperienze” che ella ha
avuto; una persona di sesso femminile riduce il proprio “valore” in
rapporto alle proprie esperienze sessuali; come dire, una donna tanto
più è “edotta” in materia di sesso-praticato meno deve fare storie di
fronte alla “legittima e comprensibile richiesta del maskio”. Questa
sentenza è, oltre che un abominio, UN INCETIVO ALLO STURPO! La
verginità, l’integrità dell’imene, che prima erano a tutela del
patrimonio e della dignità maskile, ritornano di moda come metro di
misura della tutela, del valore e della considerazione della persona
donna quando ella “pretenda” di chiedere il LEGITTIMO ed INNEGABILE
rispetto della propria sessualità e del proprio diritto di dire “NO”.
Questo sono ancora le donne: VERGINITA’ ED IMENI; tanto più ne hai – di
verginità e di imene integra – tanto più sarai soggetto tutelabile (e
tutelato?). Lo saprà, secondo voi, un uomo medio cosa vuol dire per una
donn a subire uno stupro, o un tentativo di stupro, anche se ella è già
“edotta”? Io sono convinta di no. Questa sociocultura - ingiustamente,
colpevolmente e grazie a molte “insospettabili” connivenze - ancora
indottrina ad un tipo di sessualità dipendente dalla biologia
sessualcromosomica: distingue tra chi nasce con vulvo-vagina-ovaie da
chi nasce con pene-testicoli attribuendo - SOLTANTO IN BASE A CIO’ –
obblighi, diritti, pretese, garanzie, divieti, voglie e quant’altro. Ci
risiamo; dobbiamo ricominciare a spiegare tutto daccapo e…muoviamoci,
altrimenti non è assurdo prevedere che se qualcuno mi stuprerà ed io,
impazzendo, lo denunciassi, nella più rosea delle ipotesi potrei
ottenere una pronuncia tipo: PQM. Il povero sig. X è condannato a
risarcire il danno, alla puttana che ha fatto tante storie, liquidato
nella misura del prezzo che la reproba chiede solitamente a chi ha
voglia di accompagnarsi con lei. Dimenticando, o non considerando, che
ognuno di noi ha diritto di f are della propria sessualità CIO’ CHE
VUOLE, QUANDO VUOLE E CON CHI VUOLE con l’unico limite di non
danneggiare i terzi. E’ così difficile da capire? Non credo! Piuttosto
è difficile da accettare per un ….uomo. A tal proposito, un iudex, nei
civilissimi e democraticissimi USA, ha sentenziato – rigettando la
denuncia di una sex worker che aveva fatto arrestare il suo stupratore
- che “una prostituta non può sostenere di avere subito molestie
sessuali né stupro dato che la medesima esce di casa disponendosi già a
fare sesso con chiunque paghi per questo”. Altro che conquiste di
“genere”; è ancora viva e pulsante l’indicizzazione della donna
“libera”. Diciamolo chiaramente cosa subisce una donna quando – anche
“soltanto” – viene molestata sessualmente o quando subisce “solo” un
tentativo di stupro, quale che sia la propria “esperienza”: - la
superiorità fisica del “povero maskietto che abbiamo tentato”, è già di
per sé qualcosa che ci spaventa; - le violenze da costrizione fisica e
verbale che subiamo ogni volta che tentiamo di resistere alle
“legittime” e delicate avances del “povero maskietto che abbiamo
tentato”; - il dolore delle percosse per le nostre resistenze a non
farci trattare da luridi vespasiani; - il senso di umiliazione per
dovere subire le “legittime” voglie del “povero maskietto che abbiamo
tentato”; - la nausea di avere sopra il “povero maskietto che abbiamo
tentato”; - il dolore della penetrazione che ci siamo andate a
“cercare” e che ci siamo “meritate”; - le conseguenze psico-emotive e
sanitarie che ci fanno “compagnia” anche per molto tempo dopo che
abbiamo subito ciò che “ci siamo andate a cercare” e che “ci siamo
meritate”; - e chi più ne ha più ne metta. Lo capirà mai, un uomo, il
concetto dell’accondiscendenza della vittima all’atto di stupro? Capirà
mai egli che il panico, la paura di evitare il peggio possono
“determinare” condizioni di “condiscendenza” da parte della vittima che
si “fa stuprare volontariamente” per subire il minimo danno? Si,
urliamolo forte il nostro senso di disgusto e la nostra ribellione
contro quest’ennesima pronuncia; diciamolo in maniera tale che lo
sentano forte e chiaro che non siamo più disposte a farci considerare e
trattare come oggetti di piacere dai superiori fallocratizzati che
“vanno compresi nelle loro voglie bestiali” specie se siamo già
“edotte” sessualmente; andiamo sotto la Cassazione a manifestare contro
la fallocrazia ed i suoi fedeli “penuti” che, lo sanno tutti, sono in
pienissima attività negli alti posti di comando e di direzione del
nostro sistema; andiamo a dire a quest’ALTA CORTE che è da abietti
pronunciare certe assurdità travestite da sentenze e che non si
violenta impunemente la dignità di TUTTE LE DONNE. BASTA SUBIRE
SILENTI! BASTA CON LA MINIMIZZAZIONE DELLO STUPRO!
Maria Ornella Serpa
Co.Di.Pe.P. – ROMA (Coordinamento per la Difesa delle Persone
Prostitute)
INVIATO DA: Alba Montori Gaya CsF



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