21 febbraio 2006

news 21 febbraio - terza parte

ALBA MONTORI Intervista a cura di Massimo Consoli
Ompo N° 275, Febbraio 2006
Alba Montori e´ una delle militanti di piu´ lunga data, nel nostro
paese. E questo nonostante sembri ancora poco piu´ di una ragazza
irrequieta, con un forte senso artistico della vita, ed in continua
effervescenza. E´ nata a Roma il 17 marzo 1947. Ha insegnato storia
dell´arte ed e´ stata organizzatrice culturale e "giornalista" di Radio
Radicale, dai suoi primi inizi fino al 1978, dove insieme al marito
Claudio Mori ha inventato e condotto le trasmissioni del FUORI! Ci
siamo conosciuti una quarantina di anni fa, nel 1965 o ´66. Per chissa´
quale misterioso motivo, legammo subito e cominciammo a frequentarci.
Nel 1968 (il "favoloso" ´68) passo´ anche lei in quel localino
scalcinato che avevo aperto a via Ettore Rolli 47, proprio all´inizio
del mercato di Porta Portese, e dove, come carbonari, tenevamo le
nostre riunioni della ROMA-1 (Rivolta Omosessuale dei Maschi Anarchici
- Prima fase), l´associazione con la quale volevamo cambiare la
societa´ e recuperare il nostro spazio. Venne anche spesso a via dei
Pettinari, dove abitavo insieme a Dario Bellezza e, ancora oggi, si
ricorda benissimo del ragazzo che amavo in quei tempi, Enrichetto, e di
Edoardo Vercellino, che erano i miei due "bracci" (destro e sinistro),
nella ROMA-1. Poco piu´ tardi andai in Olanda, e li´ pubblicai prima la
"Carta di Amsterdam" (novembre 1969) e poi il "Manifesto Gay" (novembre
1971). Ma in Italia la situazione stava rapidamente evolvendo,
soprattutto a Milano, Torino e Roma. E, di quel periodo, Alba e´ molto
miglior testimone di me. Per questo le ho rivolto alcune domande,
affinche´ non vada perduto un ricordo che considero importantissimo per
tracciare una piu´ completa storia del nostro movimento. Consoli) Alba,
io sono tornato in Italia, alla fine del 1971, perche´ avevo saputo che
quello ch´era sempre stato il mio sogno piu´ grande si stava
realizzando e, finalmente, stava nascendo un vero e proprio movimento
gay a livello nazionale. Ma com´era successo, tutto questo? Montori)
Dobbiamo tornare un po´ indietro nel tempo, all´estate del 1970. Un
nutrito gruppo di gei (come scriveva la Phonola...) venne invitato da
un amico a festeggiare il suo compleanno (14 agosto) in quel di
Sabaudia, nella prestigiosa villa (ancora non so di chi) di un suo
amico assente. Gli arrivi cominciarono il 10 agosto e le partenze si
conclusero il 20/22. C) Ti ricordi qualche nome? L'amico si chiamava
Adamo (sono anni che non so che ne e´) e del gruppo facevano parte, per
quel che mi ricordo, Franco Caracciolo (1943-1992), Stefano Bianchi,
Dominot, Gianni Romoli (1949), Cesare Domenici, Maurizio Millenotti
(1946), oltre me e molte altre persone (gente di spettacolo, e diversi
giovani amici romani). C) E cosa avete fatto, in quei giorni? M) Tutti
assieme realizzammo, nella pratica della convivenza come un'unica
"famiglia" assolutamente allargata (avete visto Le Fate Ignoranti?),
una sorta di happening durato circa una settimana, durante la quale
vivemmo in assoluta e totale liberta´ di movimento, tutti assieme
appassionatamente e gaiamente: un'esperienza che penso sia stata cosi´
unica che in un certo senso forse ancora la sentiamo "privata". C) Ci
fu qualcosa di straordinario, di "fuori del normale", in
quell´esperienza? M) Naturalmente, cioe´ in modo naturale, l'abito e il
travestimento o no, come il genere sessuale, furono tra gli elementi
(variabili) principali di questa specie di gioco di ruolo collettivo,
ma anche le occasioni del cibo comune e l'improvvisazione di racconti
e fiabe (una specialita´ di Gianni) e la messa in scena delle stesse
in vario modo ebbero la loro parte nella nostra vita assieme.
Altrettanto naturalmente ci siamo ritrovati in piccoli gruppi a recarci
in citta´ a far la spesa, con gli abiti che usavamo e senza nessuna
tentazione di nascondere le nostre identita´ di genere del momento o di
sempre... C) Tutto questo a Sabaudia, nel 1970! Avete fatto scandalo...
M) Mah, ci furono alcune sgradevoli situazioni con la gente (un po'
omofoba) e anche con la locale PS, che tuttavia intervenne solo per
calmare gli animi, e non certo i nostri. In un certo senso fu una
sorta di Pride prima che ci venisse in mente di fare un Pride. E la
gente locale non reagi´ comunque nel complesso in modo (troppo)
aggressivo. In ogni caso fu un'esperienza davvero importante, che credo
abbia segnato la vita di tutti noi, in un modo o nell'altro. C)
Un´esperienza che ha avuto delle conseguenze... Che cosa e´ successo,
poi? M) Tornati dalla casa dov´eravamo ospiti, ci rendemmo conto che
quel che avevamo vissuto e il come, poteva essere considerato un
esperimento di vita quotidiana in forma di "diversita´" e che potevamo
tentare, anzi, avevamo in un certo senso il dovere morale, di
trasferire direttamente l'esperienza nella realta´ dell'Italia. Il
nostro paese e la sua gente, mantenuti in uno stato di sottosviluppo da
un potere politico-clericale sostanzialmente omofobo, esprimevano la
loro risposta sociale e politica alle questioni poste
dall'omosessualita´ e in generale dalla diversita´ (rispetto allo
schema eterosessuale-monogamico/procreativo) di comportamento sessuale
in modo violento, con la criminalizzazione, la discriminazione,
l'emarginazione sociale. Nel migliore dei casi (e a molti di noi
sembrava pure una conquista) venivamo considerati e trattati come
malati, suddivisi in curabili e incurabili. C) Che influenza ha avuto,
su di voi come singoli individui, quella particolare esperienza? M) La
psichiatria (con tutte le sue forma di cura) e i manicomi, allora
venivano considerati un valido rimedio (alternativo al carcere) alle
nostre "stranezze di comportamento", e un prezioso modo per ricondurre
gran parte di noi nella "normalita´". Ma noi eravamo perfettamente
consapevoli del fatto che i nostri cervelli non erano affatto malati, e
neanche i nostri corpi, e cominciammo a chiederci se non fosse invece
vero il contrario. Proprio in questa esperienza di vita in comune
trovammo molte delle risposte a gran parte delle nostre perplessita´,
perche´ riuscimmo finalmente ad avere l'occasione di confrontare i
nostri stili di vita diversi tra loro con la realta´ della vita
quotidiana tutti assieme, e per giunta a presentarci davanti a una
comunita´ "normale" con le nostre diversita´ in un contesto solidale e
quotidiano. Ci rendemmo conto che passato l'effetto "sorpresa" la
comunita´ nella quale ci eravamo casualmente trovati a confrontarci ci
aveva accettato per quel che apparivamo, che era molto vicino a cio´
che eravamo, di turisti in vacanza. C) E com´e´ andata a finire? C´e´
stato un seguito a questa avventura? M) Decidemmo di passare parola,
proseguire a vivere apertamente (nei limiti della prudenza di ciascuno)
e d´incontrarci di li´ a un mese per vedere di costruire un movimento o
un'associazione per socializzare, allargare e politicizzare la nostra
esperienza. La storia del gruppo romano, ma non solo, e´ cominciata li´
visto che, come previsto, le riunioni sono iniziate verso la fine di
settembre e l´inizio di ottobre. Io non sono riuscita ad andarci,
perche´ ero incasinata con un nuovo incarico di lavoro e con le mie
relazioni personali, ma ero tenuta al corrente di ogni sviluppo dai
miei amici. Cosi´ ho saputo della pensata di pubblicare un annuncio su
"Men" per estendere il gruppo ad altri fuori del giro. C) Ricordo che
gli animatori di quel gruppo, che poi diventera´ il "Fuori" romano,
erano Gianni Chilanti e Bruno Fiorentino. Ma visto che non li hai
nominati, mi sembra di capire che non ci fossero, in quella vacanza a
Sabaudia. M) No, non c´erano. Gianni Chilanti e´ arrivato forse
addirittura solo alla prima riunione a Roma. Io sono andata a quella
del 27 novembre a casa di Wijnand van de Pool, dove erano presenti, tra
gli altri, Giorgio S. e Claudio Mori, che conobbi allora (o meglio mi
ci scontrai), venuto proprio in seguito all'annuncio pubblicato su
"Men". Bruno non e´ mai venuto alle nostre riunioni politiche, per
quel che ricordiamo io e Claudio, almeno finche´ non ci cominciammo ad
appoggiare al Partito Radicale. E stiamo parlando del 1972. Ma ci
frequentavamo, per via delle mie innumerevolissime amicizie pre-post
sessantottine, FGC, PCI ecc. L'ho presentato io a Claudio intorno al
Natale del 1970, e conosceva probabilmente vari amici del gruppo,
quelli "intellettuali", e soprattutto quelli che avevano il pallino
della psicologia, anche se era chiuso come un'ostrica. Me lo ricordo
anche troppo bene, perche´ mi ha "afflitto" di telefonate "monstre"
notturne quando ha saputo che mi sposavo con Claudio, predicendoci
immani tragedie e disperazioni degne di un'epopea omerica. Claudio
ancora sostiene che ha fatto tutto quel casino perche´ era interessato
a me! C) E invece? M) E invece, dopo 35 anni, io e Claudio siamo ancora
felicemente sposati e litigiosi come il primo giorno in cui ci siamo
conosciuti. Sarebbe interessante se chi conosce qualcosa di piu´ di
quell´avventura romana ce lo facesse sapere. Inoltre, si dice sempre
che le riunioni del gruppo milanese sono cominciate a casa di Fernanda
Pivano. Punto e basta! C´e´ nessuno che abbia voglia di scriverci sopra
una storia un po´ piu´ approfondita?

Massimo Consoli
LE DATE DI MASSIMO CONSOLI

Roma, 19 febbraio 2006, domenica. Oggi ricorre l´anniversario della
scomparsa di una grande figura nella storia della comunita´ varia.
Quattro anni fa moriva Sylvia Rivera. Durante il "World Pride" del
2000 venne anche a Roma, invitata da Porpora (mi sembra) e dalle nostre
compagne trans. Credo che fosse lei la presenza piu´ importante, dal
punto di vista storico, di tutta la manifestazione. Anche se,
all´epoca, è passata quasi inosservata. Ho avuto la fortuna, di
conoscerla a New York, durante la commemorazione "ufficiale" del 20mo
anniversario della rivolta sulla Christopher Street, di parlare con
lei, di scambiare le nostre idee sul movimento, sulla comunita´, sui
fatti dello "Stonewall", sulle conseguenze che hanno scatenato...
Ricordo il suo intervento, quando si alzo´ in mezzo al pubblico e
comincio´ a insultare tutti i personaggi clonati (come li chiamava) sul
palchetto montato presso il Gay and Lesbian Community Services Center,
sulla 13ma strada. Con la sua voce inconfondibile, roca, chioccia,
incazzata fisiologica, urlava: "Dove cazzo stavate, voialtri froci
repressi, quella notte, quando noi abbiamo fatto il casino allo
Stonewall Inn? Io non vi ho visti, ma vi vedo adesso, qui, tutti ben
vestiti, a ricordare quello che avete fatto in quell´occasione... Siamo
noi, le checche, le travestite, le puttane, che abbiamo fatto il
casino, quella notte..." Nessuno rispose dal palco. Nessuno intervenne
dal pubblico. Sylvia se ne ando´ verso un finestrone per far sbollire
la rabbia. Io stavo accanto a David Thorstad, si´, quello che ha
scritto" Per una storia del movimento dei diritti omosessuali (1864-
1935)", e tante altre cose ancora e con il quale ho una profonda
amicizia fin dal 1970. David mi stava spiegando chi fossero i vari
oratori sul palco, mi staccai da lui e corsi verso Sylvia per farle i
miei complimenti visto che condividevo tutto quello che aveva detto.
Rimasi sorpreso, sorpresissimo, di vedere ch´ero l´unico ad avvicinarmi
a lei. Dal palco gli oratori avevano ripreso a parlare e nessuno la
degnava della minima attenzione. Ma lei se ne fregava. In quel momento
era contenta solo che un italiano le stesse dimostrando affetto. E´
incredibile la forza che aveva questo personaggio veramente unico!
Sembrava che non ci fosse nulla capace di scoraggiarla, di deprimerla,
di farla star zitta, una volta per tutte. Quello che aveva da dire lo
diceva, senza peli sulla lingua e con un linguaggio aspro, aggressivo,
pieno di parolacce. Di quei giorni tumultuosi attorno al 28 giugno 1989
ho una buona documentazione: ho scattato centinaia di foto al Sindaco
della citta´, Edward Koch, ed al Governatore dello Stato di New York,
Rudolph Giuliani, che intervennero ai festeggiamenti (come, in Italia,
fanno sempre il Sindaco di Roma ed il Presidente della Repubblica, che
sarebbe il corrispettivo del Governatore USA...), a tutti i
partecipanti alla famosa conferenza (compresa Sylvia, of course!), ed
ho un servizio straordinario anche sui bagni del centro, che erano
stati affrescati da Keith Haring. Dovrei avere perfino alcune cassette
audio registrate e mai sbobinate. Come sempre, le foto sono a
disposizione (gratuita) di chi me le chiede, ma sarebbe una buona idea
farci su una mostra, visto che si tratta di materiale prezioso e molto
raro (io stesso ho potuto constatare, tornando a New York piu´ di una
volta, che alcuni affreschi bellissimi sulle mura del Centro, anche di
altri autori, erano ormai deteriorati irrimediabilmente). Ho scritto
molto su Sylvia Rivera. Quello che vi ripropongo oggi, e´ l´articolo
che ho pubblicato su "GuideMagazine" immediatamente dopo la sua morte.
A titolo di curiosita´ aggiungero´ che, anche se e´ un episodio molto
bello e che sembra ormai entrato nella sua leggenda, Sylvia non ha mai
tirato una scarpa contro i poliziotti, e neanche una bottiglia di
champagne (dubito perfino che lo "Stonewall" avesse champagne...). Del
resto, Sylvia non ha bisogno di essere una leggenda. Le basta (e le
avanza) essere storia, e che Storia!

Un protagonista della rivolta - L'IMPORTANZA D'ESSERE "SYLVIA"
("GuideMagazine" Aprile 2002, pagg. 24-27)

Certo, la vita non era stata facile, con Sylvia. Quando aveva tre
anni, ed era ancora un maschietto, sua madre si era suicidata cercando
di portarselo appresso nella tomba. Poco piu´ tardi anche la nonna
cerchera´ di ammazzarlo, per risparmiargli una vita che gia´ vedeva
difficile. Era nato nel Bronx, dentro un taxi parcheggiato davanti al
Lincoln Hospital, il 2 luglio 1951 e si chiamava Ray Rivera Mendozza. I
genitori erano di origini venezuelane e portoricane. I tratti del viso
ricordavano ascendenze indie, mentre il colore della pelle faceva
pensare a qualche incrocio con gli schiavi portati dall'Africa. Queste
peculiarita´ le permetteranno, piu´ tardi, di relazionarsi con
facilita´ con le varie minoranze che compongono il complicato melting
pot americano. Ormai orfano ed abbandonato a stesso, a dieci anni si
trovo´ a dormire per le strade di Brooklyn o del New Jersey o del
Village, finche´ comincio´ a battere il marciapiede. Poco prima del suo
undicesimo compleanno si cambio´ il nome in Sylvia, e divenne una
prostituta abituale della 42a strada, dove veniva rimorchiata da
clienti eterosessuali che si facevano ciucciare il pisello nel retro
dell'auto. No, la vita non e´ stata facile per Ray Sylvia Rivera, morta
il 19 febbraio 2002, alle 5,30 del mattino, al St. Vincent's Manhattan
Hospital di New York, in seguito a complicazioni dovute ad un cancro al
fegato. Aveva cinquant'anni ed era uno dei simboli piu´ importanti
della comunita´ GLBT di New York. E di tutto il mondo. La gloria se
l'era guadagnata sul campo, quella notte tra il 27 ed il 28 giugno del
1969 partecipando alla rivolta dello "Stonewall", il bar gay sulla
Christopher Street ormai entrato nella nostra memoria storica. «La
gente dice che sono stata io a buttare la prima molotov», raccontava,
«ma non e´ vero. Ho tirato la seconda. Qualcuno mi aveva passato una
bottiglia di benzina quando qualcun altro lancio´ la prima. Non sapevo
che fare ed uno accanto a me mi disse: "e´ meglio che la tiri", ed io
l'ho fatto». La polizia aveva l'abitudine di fare retate nei locali gay
del Village. I clienti, di solito, si lasciavano perquisire, qualcuno
veniva portato al distretto, il bar era multato o addirittura chiuso, e
tutto ricominciava daccapo. Quella notte le cose andarono diversamente.
Forse era il caldo, forse la morte di Judy Garland (una vera e propria
"icona gay"), forse un po' piu´ di accanimento da parte dell'ispettore
Seymour Pine, o perche´ era una squadra speciale ad occuparsi della
faccenda, fatto sta che i gay fecero una cosa che non avevano mai fatto
prima: reagirono. I "gay"? A dire il vero quelli che insorsero e
dettero fuoco alla miccia furono i travestiti, le checche da strada, le
drag-queens che non avevano nulla da perdere, senza uno stipendio da
conservare, o una casa da difendere, o una famiglia da scandalizzare.
Poi, in un secondo tempo, nei quattro-cinque giorni che seguirono e
durante i quali i disordini continuarono a diffondersi per il
quartiere, da tutte le strade del Village cominciarono ad affluire ed a
partecipare anche i piu´ radicali, i contestatori della guerra nel
Vietnam, i militanti del Black Panther Party, i beats, i politici, che
assunsero subito la leadership. Questo fatto e´ rimasto a lungo come
una spina nel cuore di Sylvia. I "gender people" sono stati usati
spesso come una specie di onda d'urto di tutta la comunita´ gay per
aprire la strada al riconoscimento dei propri diritti, e poi messi da
parte per non dare una cattiva immagine del movimento. Lei stessa fu
mandata piu´ volte in prima linea nelle manifestazioni pericolose e poi
subito buttata via quando arrivavano i giornalisti: isolata,
sconfessata, ignorata. Particolarmente critici erano i gay che volevano
essere assimilati al resto della societa´, e le lesbiche intransigenti.
Quest'ultime erano le piu´ feroci. Per loro, i transgender presentavano
un'immagine falsata, stereotipata, della donna, e poi continuavano a
godere dei vantaggi dell'essere, alla fin fine, sempre dei maschi. Nel
febbraio del 1970 Sylvia si uni´ alla Gay Activists Alliance e
partecipo´ alle battaglie per far passare una legge contro le
discriminazioni nella citta´ di New York. Fu l'unica persona arrestata
in quell'occasione, il che dimostra quanto impegno ci mettesse. Ad un
certo punto, durante un meeting dei Democratici, colpi´ al capo uno
degli speaker che si rifiutava perfino di leggere la sua petizione, con
il clipboard che la conteneva. Si trattava di Carol Greitzer,
consigliere comunale eletta nel Greenwich Village che, dopo quella
botta, evidentemente rinsavi´ e divenne la prima firmataria di quella
stessa petizione. Un'altra battaglia fu condotta contro il "Village
Voice", che si rifiutava di pubblicare gli annunci e la pubblicita´
gay. E' sintomatico notare che, quando il settimanale fu convinto a
cambiare politica, da giornaletto di quartiere divenne, in pochi anni,
una delle pubblicazioni culturali e di costume piu´ autorevoli (e piu´
vendute) di tutti gli Stati Uniti. Il Greenwich Village era, ed e´, un
quartiere con un numero enorme di iniziative e strutture e attivita´
culturali e con la piu´ alta densita´ di popolazione GLBT del mondo.
Impossibile ricordare qui la serie infinita di manifestazioni che hanno
visto Sylvia sempre ed immancabimente in prima fila, molto spesso come
organizzatrice, con una forza del carattere straordinaria: una
combattente coraggiosa, e con la generosita´ di un cuore che batteva
veramente per tutti. Ho avuto la fortuna di conoscerla finalmente di
persona nell'estate del 1989, durante i festeggiamenti per il 20°
anniversario dello "Stonewall". Il Gay and Lesbian Community Services
Center aveva organizzato un meeting, Revolution Recalled, al quale
partecipavano alcuni partecipanti ai disordini del 1969 ormai diventati
personaggi importanti nel movimento. Ad un certo punto Sylvia insorse
contro di loro, aggredendoli con la sua proverbiale violenza: «La
scintilla della rivoluzione», cito a memoria, «l'abbiamo iniziata noi
checche, travestiti e puttane. Dove stavate voi, ch'eravate nascosti
allora, e venite a raccogliere gli allori adesso, di una rivolta della
quale non avete alcun merito?» . La piu´ grande delusione la ebbe il
giorno in cui il movimento gay decise di escludere pubblicamente
travestiti, transessuali e transgender dall'agenda delle
rivendicazioni, allo scopo di presentare un'immagine "pulita" e
"rispettabile". Fu una lezione che non dimentico´ piu´. Aveva sofferto
tanto, in gioventu´, che proprio ai giovani trans dedico´ la parte
migliore di se stessa. Insieme a Marsha P. Johnson apri´ la STAR House
(Street Transvestite Action Revolutionnaires), allo scopo di difendere
i diritti della sua comunita´ e provvedere ai servizi sociali.
L'attivita´ principale consisteva nel dare un tetto ed un letto alle
giovani checche senza casa ne´ lavoro, e poi nell'assisterle in una
vita che, poteva testimoniarlo di persona, le vedeva morire presto per
una coltellata, una overdose, una stronzata qualsiasi... Per marcare
questa sua difesa di una minoranza discriminata all'interno di un'altra
minoranza, nel giugno del '94 si mise alla testa di un contingente di
manifestanti che non era stato accettato dagli organizzatori del Gay
Pride di quell'anno. Il motivo del contendere era dovuto all'esclusione
degli amanti dei ragazzi dalla parata ufficiale. I gay assimilazionisti
non volevano marciare accanto a quelli del NAMBLA (North American Man
Boy Love Association) cosi´, per un po', le due anime del movimento
andarono ognuna per conto suo, finche´ finirono per riunirsi
pacificamente. Le delusioni, le discriminazioni, la spinsero piu´ volte
al suicidio. Attraverso´ lunghi periodi senza casa per se stessa, senza
un lavoro, costretta a dormire in scatole di cartone ed a vivere di
accattonaggio e piccoli furti. «Abbiamo liberato il vostro mondo»,
gridava contro gli assimilazionisti, «perche´ ci lasciate sempre in
fondo all'autobus?» Negli ultimi tempi aveva fatto parte di numerose
organizzazioni umanitarie. Ormai entrata nella storia, era diventata un
punto fisso di riferimento. La Metropolitan Community Church di New
York, la piu´ autorevole chiesa GLBT degli Stati Uniti, l'aveva voluta
direttrice dei servizi alimentari: una sorta di "Caritas" (ma questa
apertamente gay) americana che distribuisce cibo e fornisce assistenza
a tutti i disperati della metropoli. Poche ore prima della morte aveva
ricevuto una delegazione dell'Empire State Pride Agenda (ESPA), per
negoziare l'inclusione dei diritti trans nel disegno legislativo
pendente presso il Comune di New York. Costretta a letto, attaccata a
tubi e monitor che le permettevano di sopravvivere ma soffrendo dolori
atroci, era determinata a non permettere che i gay perbenisti
vincessero questa battaglia una volta di piu´ sulla pelle dei/delle
trans, insistendo per una revisione del linguaggio e per un piu´
concreto sostegno da parte dell'ESPA. Sylvia era ormai diventata la
coscienza della comunita´varia, richiedendovi l'inclusione di tutti, ed
il rispetto per tutti, al suo interno. Considerata con fastidio, con
disprezzo e apertamente osteggiata da quella stessa comunita´ nella
quale avrebbe dovuto sentirsi piu´ sicura, Sylvia tenne sempre in mente
il consiglio ricevuto dall'amica Marsha P. Johnson, anch'essa trans
afro-americana: "Non ci far caso, ragazza. Trattali sempre allo stesso
modo e vai avanti con l'affare che stai trattando". Secondo le sue
volonta´, il funerale ha avuto inizio la notte del 26 febbraio davanti
al vecchio "Stonewall Inn". La sua piu´ cara amica, Julia Murray, ne
portava le ceneri in grembo, seduta da sola nella carrozza nera tirata
da un cavallo bianco e guidata da un cocchiere in abito da sera. Il
corteo si e´ poi diretto verso la Christopher Street in direzione
ovest, preceduta da un portabandiera, da vari danzatori ed una banda
musicale, fermandosi davanti all'Hudson, dove una parte delle sue
ceneri e´ stata gettata in acqua, insieme ad un bouquet di fiori.
Massimo Consoli
Questo articolo e´ stato reso possibile grazie alla collaborazione di
David Thorstad e William K. Dobbs.

ALLE PORTE DEL REGNO DI ANUBI *
Fine della Trilogìa della Trans Egittologia

Anubi. Un uomo con testa di sciacallo. Così Anubi, dio della morte e
degli inferi, è rappresentato nella mitologia egizia. Il suo simbolo è
lo sciacallo, animale che si nutre di carogne e simboleggiante la
morte. La pulsione di morte, a cui tendono la pargoletta mano assetata di
sangue News Trotzkisti, Tilgheristi, Carusisti, Ferrandisti, Fioristi &
Calderolisti, News Stalinisti, Anti Semitisti & No globalisti, News
Hitleristi & Sayisti, Teste rasate & Teste di Kazzo, appare come la
maledizione di Anubi che ha resuscitato, alla grande, la Grande Mummia
e il Grande Dracula dell'estremismo e della sete di sangue. Tutti
costoro reclamano ciucciate di plasma. Tutti vogliono resuscitare chi
Hitler chi Stalin. Chi ha sete di sangue fresco di Carabiniere, chi di
Musulmano, chi di Comunista, chi di Fascista, chi di Extracomunitari,
chi di Culattoni. Ma, appassionatamente tutti assieme, reclamano
sangue. Dracula al confronto è un portantino dell'Avis, Anubi, il dio
della Morte, un baby sciacallo. Due Bamby che addentano merendine di
carogna al Plasmon. Il fetore di carogna esalta i loro sensi. Sognare
il bagno di sangue lo psycofarmaco che occulta e placa Freudiane
inconfessate frustrazioni, impotenze, deviazioni. La vista della Morte,
la proteina che rinvigorisce ed arma la loro coscienza. L'orgia di
distruzione e di morte, l'elisir che ne rianima la sadica Lussuria, la
sessualità deviata. La violenza, la loro droga a costo zero. L'odio,
l'Altare su cui consumare sacrifici umani, il dio cui immolare tutto e
il contrario di tutto. Le Ribalte, ove mandare in scena la Grande
abbuffata di sangue, le Tv, la Stampa, Radio amiche e Siti internet
aberranti. Ma chi è la Maga Circe che ha ridotto gli uomini in
sciacalli? Quale morbo, quale virus ha infettato e indotto questo
angolo di umanità a travisare il fetore della Morte con l'odor di Coty?
Classificare intenzioni e azioni di distruzione e di morte, come fanno
i rispettivi tutors politici, come "nostalgie" comuniste e fasciste è
mentire sapendo di mentire. E' togliersi le responsabilità di avere,
fortissimamente, perseguito con inaudito cinismo il tornaconto
derivante dal becero estremismo partitico di nicchia al fine di
assicurarsi non importa quale voto pur di contarsi e vincere la riffa
del Governo. E, una volta ottenuto il potere, ricacciare, fino a nuovo
ordine, i militonti della morte nelle latrine dei cani rognosi, negli
angiporti dell'anonimato. Se uno di noi comuni cittadini avesse un
fratello con il cervello devastato dall'alcol o dalla sifilide, come
Hitler, lo internerebbe in manicomio. Non gli affiderebbe un ministero
dal quale, per una kazzata da minus abens razzista, scatenare rivolte
musulmane e bagni di sangue con 11 morti e decine di feriti. E non ci
stupiremmo, dati i precedenti, di ritrovarcelo impalato e decapitato.
E, oltre al devastante razzismo, un ministro "dotato" di una bella
tempra di corrotto, a quanto testimoniato dal galeotto Fiorani ex n° 1
della Banca Popolare di Lodi, di avere preso soldi per ottenerne
l'appoggio suo, e della Lega, all'ex Governatore Fazio. Le abbiamo
viste, sentite e vissute tutti, basiti, le manifestazioni di massa in
cui, leaders, mezzileaders, sindacalisti, giudici, avanzi di galera,
parlamentari, peones e mezzecalzette della politica, di destra e di
sinistra, manifestavano e sfilavano al suono delle invettive dei
violenti, marciavano al ritmo del Passo dell'oca, di Faccetta nera o di
Bella ciao. Chi dimentica i travestiti da Kamikaze che inveivano e
tendevano il pugno e gli stendardi dei terroristi islamici contro la
Basilica di San Pietro e contro Papa Wojtyla? Contro Giovanni Paolo II
che è stato un Papa lungimirante, avveduto, un politico internazionale
(rifiutando intromissioni nella politica italiota come fanno, invece,
Ratzinger e Ruini) ma tessendo instancabilmente rapporti con tutte le
religioni globali. Capendo per primo, Wojtyla, a parte qualche storico
inascoltato, che oggi il destino morale, sociale, economico e religioso
del mondo si gioca su due grandi culture e religioni: Tra Cristianesimo
e Islam. Piaccia o non piaccia, è questa la realtà. No, questa "classe
politica", chi per un verso chi per l'altro, ha fatto il suo tempo. Il
Popolo è esasperato da tanta inadeguatezza, mediocrità, malafede,
disonestà e sommo disprezzo per noi cittadini trattati da sudditi
rognosi. Inadeguatezza a governare le cose più ovvie, più normali,
facendone, invece, mostri cannibali che divorano la nostra esistenza, i
nostri stipendi calcolati ancora in lire mentre c'è l'euro che costa il
doppio. Un terzo delle famiglie italiane ridotte alle soglie della
povertà, padri che si suicidano, figlie e figli che si prostituiscono
per campare. Ma quali sondaggi! Ma quali riforme! Ma quali programmi di
governo d'Eggitto! Ma quali 274 pagine gialle del menga! Ma quali
contratti con gli italiani! Finora, di questi due fantomatici,
ambiguissimi fraudolenti programmi di governo, chi ne ha scritto pane
pane, vino al vino, sono Francesco Giavazzi sul Corsera ed Enrico
Cisnetto sul Foglio. Il resto sono gags, operetta, opinionate e
autoscritturate dei noti militonti della informazjia di Dracula &
Anubi. Tutti appassionatamente avvinti nella danza macabra delle
carogne intente alla transizione nella morte di questo Paese.

Giuliana D'Olcese
http://www.virusilgiornaleonline.com/rubricadol.htm