Gaya NEWS DEL 28 GENNAIO – seconda parte
CRonache Ribelli
Sull’esempio della fortunata rubrica di Alba Montori, abbiamo deciso di aprire un nuovo spazio ad un'altra delle amiche e croniste del gruppo Gaya CsF: Cinzia Ricci da Lucca. Perdonate il modo con cui l’annunciamo, ma un personaggio così guerriero non poteva non essere presentato come una coraggiosa cavaliera d’altri tempi. Parte da oggi con scadenza mensile: CRonache Ribelli. Come sempre un augurio di Buena Vida a tutti
Carla Liberatore Gaya CsF
Molto carinamente mi è stato chiesto di preparare per i destinatari delle News Letters di Gaya un comunicato mensile che informi e approfondisca gli aggiornamenti pubblicati sul mio sito. Ne sono onorata ma, siccome suppongo che non tutti sappiano della sua esistenza (o perlomeno non credo che tutti lo abbiano visitato abbastanza da sapere di cosa si tratta), ritengo utile dire due parole introduttive sulla storia e sui contenuti che lo caratterizzano: www.cinziaricci.it è un sito nato nell’estate del 2003 (ad un altro indirizzo web) con lo scopo di far conoscere “Borderline”, un’inchiesta attraverso la quale ho inteso raccontare “l’altro” lesbismo, quello che non milita, non fa parte dei salottini e delle consorterie, non finisce in TV, sulle riviste e sui giornali, distante anni luce dal lesbo - chic politicamente corretto, che poco interessa a chi è troppo indifferente, spaventato o stupido per rendersi conto che non viviamo nel paese dei balocchi. Storie di donne, lesbiche, che fanno quotidianamente i conti con l’omofobia e, più in generale, con le discriminazioni e gli abusi perpetrati dalla cultura omo ed eterosessista. Storie di vita difficili, talvolta drammatiche – comunque significative e, per me, bellissime. Il taglio dell’inchiesta, non essendo una giornalista, non poteva che essere letterario, narrativo. Il successo fu tale che, più tardi, mi stimolò ad affrontare, anche se marginalmente, il tema dell’omosessualità maschile e la transessualità. Attualmente la sezione raccoglie 26 testimonianze e il racconto di altre 8 storie vere. Dopo la pubblicazione delle prime pagine di “Borderline”, compresi l’opportunità straordinaria che il mezzo mi offriva e pensai di approfittarne per far conoscere anche altre cose del mio lavoro che, comunque, non si limitava e non si limita all’impegno, ancorché anarcoide e forzatamente solitario, in favore dei diritti, della giustizia e della libertà. Internet mi permetteva di bypassare lo strapotere dei canali culturali, politici ed editoriali tradizionali (cartacei e web) dandomi modo di renderlo pubblico non pagando le conseguenze di un sostanziale disinteresse (se non proprio, in taluni casi, fastidio) con il quale la cosiddetta comunità LGBT* e non solo, mi accoglieva. Così, un poco alla volta, pubblicai una selezione della mia opera pregressa aggiungendovi di volta in volta le nuove produzioni. Allo stato attuale il sito si compone di circa 3000 pagine e poco meno di 5000 immagini originali, suddivise in oltre 18 sezioni che raccolgono i miei racconti non esclusivamente lesbici (“Il giuoco della campana”, “Ritratti”, “Altre storie”, “Cronache di provincia”), le poesie, gli aforismi e i pensieri sparsi (“Poèsie”, “Aforismi”), facezie varie e bricolage (“Amenità”, “Effetti decorativi”), “Editoriali” su vari temi, la “Grafica”, i “Fumetti”, la “Pittura”, la “Fotografia” e “Varie” altre cosucce, nonché una sezione che documenta gli accadimenti del “18 aprile” (vicenda su cui, immediatamente, è calato il più assoluto, irritato e colpevole silenzio). Oggi, una parte importantissima del sito è rappresentata da “fiLmES” (dizionario critico sul lesbismo e la lesbofobia nel cinema dal 1895 ad oggi) e "Rompere il silenzio" (ampio e ragionato archivio con rassegna stampa che raccoglie i casi di violenza e discriminazione subiti dalle persone LGBT* ed altre informazioni utili alla comprensione del fenomeno). Non esisteva niente di simile sul web, ma a mio avviso ce n’era bisogno - per questo ho deciso di dedicare molto del mio tempo, delle mie conoscenze e risorse in entrambi i progetti. “fiLmES” e "Rompere il silenzio" sono due works in progress estremamente impegnativi, aggiornati spesso quotidianamente, molto consultati dai navigatori che vi giungono tramite i motori di ricerca perché, ennesima “stranezza”, nessun sito o portale, nemmeno LGBT*, ha ancora pensato di linkarli autonomamente. Non so, in effetti, se faccio cose particolarmente gradite o sgradite, utili o inutili, degne di attenzione o disprezzo, né sta a me giudicarlo, di certo, però, non sono passate inosservate e, inaspettatamente, nel Maggio 2005 il sito ha ricevuto il Premio Speciale "Donna è Web 2005" attribuito nell'ambito dell'omonimo concorso nazionale che fa capo al premio Web Italia (prestigioso in sé ma ancor più significativo in quanto, primo caso nel nostro paese, riconosce e premia i contenuti di un’opera web esplicitamente lesbica, militante e indipendente, non pubblicizzata, realizzata e gestita da un’unica persona che non gode di alcun sostegno da parte di singole personalità o organismi). Anche di questo importante riconoscimento nessuno ha ritenuto utile parlare. Bene, ritengo che il quadro sia abbastanza completo. Ringraziando di cuore Carla Liberatore e Gaya che mi hanno offerto questa opportunità, nella speranza di non aver infastidito chi già sapeva e magari ne ha pure le tasche piene di me e del mio lavoro, ecco gli aggiornamenti di Dicembre 2005 e Gennaio 2006.
DICEMBRE 2005
· Nella sezione “Altre storie”, il racconto breve “IL CONFORTO DELLE OMBRE”.
· Nella sezione “Editoriali”, “STUPRO”: nuove considerazioni intorno al problema della violenza sessuale, senza riferimento agli accadimenti del 18 Aprile 2004.
GENNAIO 2006
· Nella sezione “Editoriali”, “KARAOKE SHOW”: a pochi mesi dalle elezioni politiche, alcune considerazioni intorno all’invasione mediatica di Berlusconi, all’azione e al ruolo del centro-sinistra, ecc.
· Nella sezione “Rassegna stampa”, l’articolo “Nel labirinto” di Elena Marsi, tratto da "Diario del mese - Il secolo gay", Gennaio 2006.
· Nella sezione “Rompere il silenzio”, ampio aggiornamento dell'archivio “UNA STRAGE ANNUNCIATA”, in particolare dell’anno appena trascorso che si distingue rispetto ai precedenti per un aumento significativo dei casi denunciati.
· Nella sezione “Borderline”, la testimonianza “MIELE NEL VINO”: Sara racconta il suo amore perduto, io il suo ritorno alla vita.
Buona lettura e… alla prossima.
Cinzia Ricci Gaya CsF
”STORIE GLOBALI DI COMUNE FOLLIA”
Una delle nostre croniste del gruppo Gaya CsF – Anna Maria Angelitti – ha un’idea da proporvi: Sta cercando persone disposte a scrivere dei racconti di vita comune, satirici, politici, assurdi, realistici, romantici, autobiografici e chi più ne ha ne metta; per poterli raccogliere tutti su di un volume di cui lei stessa curerà l’eventuale pubblicazione. Anna Maria vive in un paesino della provincia di L’Aquila – Aielli – collabora con Gaya CsF da circa nove mesi e anche lei in quanto combattività non ha nulla da invidiare a nessuno. Potete scriverle, chiamarla al telefono, parlare con lei e ricevere tutte le delucidazioni che richiedete.
Vi lascio alle parole di Anna Maria.
Buena Vida
Carla Liberatore
Gaya CsF
In questo mondo globalizzato, in cui politici e governi corrotti ci gestiscono in modo poco corretto, la pubblicità subliminale ci rende schiavi, in cui le guerre distruggono tutto e tutti, i poveri aumentano giornalmente, l’etica è inesistente per molti, le multinazionali ci dominano, la chiesa si intromette in cose che non la riguardano…….. Non dimentichiamo che: “Il popolo è sovrano”!
Altri argomenti sarete voi a doverli scovare, portarli alla luce, scrivere e se volete anche parlarne con me. Pertanto vi invito, come cittadina italiana proletaria, contestatrice e cronista del gruppo Gaya CsF, a scrivere, sempre nei limiti della correttezza civile, racconti di protesta, di situazioni assurde, storie particolari, favole di comune follia, satira scritta o disegnata, storie di violenze, di profonde sofferenze, di povertà, racconti di persone anziane, di anoressia e bulimia, di emarginazione in genere e di discriminazione. Io, Anna Maria Angelitti, voglio riunire in un libro tutti i vostri scritti di denuncia che attraverso la massima divulgazione, insieme a voi, faremo sentire la nostra voce (per ora scritta) mettendo nero su bianco. Le parole, si disperdono solo nell’etere ! Vi ringrazio anticipatamente e in attesa di vostre notizie vi saluto affettuosamente,
Anna Maria Angelitti
Per informazioni
e-mail : annamaria.angelitti@libero.it
cell.: 320 2737126
INCONTRO GRUPPO GIOVANI: "L'AMICIZIA"
SABATO 28 GENNAIO ORE 17.00
Ripartono gli incontri del Gruppo Giovani, questo sabato alle 17:00 nella nostra nuova sede di via Costantino 82 si svolgerà l'incontro
sull'Amicizia, ognuno è invitato a portare un amico e a discutere insieme di questo importante tema. Per maggiori informazioni potete scrivere a giovani@digayproject.org Non mancate!
VEDI DOVE E' LA NUOVA SEDE
http://www.digayproject.org/chisiamo/sede.asp
OGNI VENERDI': OMOgenic
http://www.digayproject.org/eventi/default.asp
l'ingresso è di soli 5, comodissimi, euro se hai la tessera di
Di'GayProject
OGNI SABATO: KINDER GARDEN
http://www.gayvillage.it
TRIANGOLO ROSSO Deportati Politici
Nei lager nazisti furono rinchiusi dal 1933 circa 4.350.000 deportati politici (di cui 2.300.000 tedeschi). I deportati politici e razziali di nazionalità italiana nei KZ e Straflager/Gestapo furono in tutto circa 44.000, dei quali 8.900 ebrei e zingari (6.750 ebrei italiani, alcune centinaia di stranieri catturati in Italia e 1.900 ebrei del Dodecaneso), quasi 30.000 "oppositori" (inclusi dei partigiani arrestati senz'armi), alcune centinaia di ufficiali antifascisti rastrellati, 2200 carcerati militari di Peschiera. A questi si aggiungono 3000 coatti IMI transitati nei KZ e Straflager (con oltre 900 ufficiali, di cui 374 nello Straflager di Colonia), per lo più per resistenza ideologica, sabotaggi, tentata evasione, infrazioni gravi. Alla liberazione dei campi da parte degli Alleati e dell'Armata Rossa, i sopravvissuti erano circa 4.000 "politici" ed ex IMI, 830 ebrei italiani e 179 dell'Egeo.
Ecumenici
Leonhard Ragaz
FONTE: http://ecumenici.altervista.org/html/
NESSUNO TOCCHI CAINO
28 Gennaio 2006
IRAN. APPELLO PER SALVARE NAZANIN: Nessuno tocchi Caino ha lanciato un appello per salvare la vita di Nazanin, una ragazza iraniana condannata a morte quando aveva solo 17 anni. Il testo dell'appello: Al Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan, All’Alto Commissario per i diritti umani dell’ONU, Louise Arbour, Al Presidente di turno dell’UE, Wolfgang Schüssel. L’anno che è appena iniziato è stato segnato, in Iran, dalla notizia della condanna a morte per impiccagione di una ragazza, Nazanin, accusata di omicidio. A Teheran, nel marzo 2005, Nazanin, quando aveva ancora solo 17 anni, avrebbe ucciso con un coltello uno dei due uomini che tentavano di violentarla. La storia di Nazanin è l’ennesimo caso di minorenne condannata a morte in Iran, un regime totalitario e misogino che disconosce i più elementari diritti umani infierendo in particolare sulle donne. Nel carcere minorile di Teheran e in quello di Rajai-Shahr ci sono almeno 30 persone condannate a morte che avevano meno di 18 anni quando hanno compiuto il reato. Nel 2005 almeno otto minorenni al momento del fatto sono stati impiccati in violazione della Convenzione internazionale sui diritti del Fanciullo. Il regime iraniano che opprime con inaudita violenza i propri cittadini rappresenta ormai una reale minaccia anche per la comunità e la sicurezza internazionale come dimostrano le ambizioni atomiche e le pubbliche dichiarazioni dello stesso Presidente iraniano contro l’esistenza dello stato di Israele. Per Nessuno tocchi Caino in Iran la pena di morte è prima di tutto una battaglia per l’affermazione dei diritti umani e la costituzione di uno stato democratico.
Per noi la democrazia in Iran inizia anche dalla giovane vita di Nazanin e di tutte quelle donne dimenticate nei bracci della morte del regime dei mullah. Per questo, chiediamo a Voi, in quanto massimi rappresentanti della Comunità internazionale di impegnarvi perché l’Iran rispetti innanzitutto il diritto all’esistenza delle sue cittadine e dei suoi cittadini e assicuri agli iraniani quei diritti democratici e di libertà che sono elementi fondanti la comunità internazionale di cui oggi noi tutti ci sentiamo parte attiva.
USA. TERZA ESECUZIONE NEL 2006: 25 gennaio 2006: Marion Dudley, 33 anni, è stato giustiziato mediante iniezione letale in Texas per gli omicidi di quattro persone, avvenuti a Houston 14 anni fa. Alcuni funzionari del carcere hanno riferito che l'uomo è stato trascinato dagli agenti fino alla camera della morte, perché si rifiutava di lasciare la sua cella. Le fonti hanno precisato che Dudley non ha opposto resistenza, ma si è rifiutato di raggiungere con le sue gambe la camera delle esecuzioni.
Alla domanda se volesse dire qualcosa prima dell'iniezione letale, Dudley non ha risposto, ha tenuto gli occhi chiusi e non ha mai volto lo sguardo verso i testimoni all'esecuzione, tra cui i parenti delle vittime. Dudley aveva sempre sostenuto la propria innocenza. Era stato condannato per l'uccisione di quattro persone in un regolamento di conti tra spacciatori di droga, avvenuto il 20 giugno 1992. E’ il primo detenuto ad essere giustiziato quest'anno in Texas e il terzo in tutti gli Stati Uniti dopo le esecuzioni di Clarence Ray Allen, avvenuta in California il 17 gennaio e quella di Perrie Dyon Simpson, giustiziato in North Carolina il 20. La prossima esecuzione in Texas è prevista per la prossima settimana, mentre altre tre sono in programma per febbraio. Il 23 gennaio, le Forze Armate degli Stati Uniti hanno emesso un nuovo regolamento relativo alle esecuzioni di condannati a morte. “Questo regolamento – recita il documento pubblicato il 17 gennaio – stabilisce responsabilità ed aggiorna le procedure per l’esecuzione di condanne a morte emesse da corti marziali o tribunali militari”. Sono sei gli attuali prigionieri del braccio della morte per militari di Fort Leavenworth, nel Kansas. Il nuovo regolamento potrebbe essere il segnale che le Forze Armate si stanno preparando ad effettuare quella che sarebbe la prima esecuzione dal 1961, anno in cui fu impiccato a Fort Leavenworth il soldato semplice John Bennett, riconosciuto colpevole di stupro e tentato omicidio.
La maggior parte delle modifiche sono di natura tecnica e chiariscono il ruolo dei vari addetti nella procedura di esecuzione. Una delle novità più significative rende possibile effettuare esecuzioni capitali anche in siti diversi da Fort Leavenworth.
In teoria la novità potrebbe essere applicata ai sospetti terroristi detenuti nella prigione di Guantanamo, Cuba, che potrebbero in futuro essere condannati a morte dalle commissioni militari e giustiziati nella prigione stessa. Al momento sono 10 i prigionieri di Guantanamo che sono stati incriminati, ma nessuno di loro rischia la condanna a morte. Intanto in California naufraga la speranza di una moratoria. Il 19 gennaio infatti, la Commissione Assegnazioni della Camera californiana, ha deciso di non esaminare il disegno di legge per l’introduzione di una moratoria nello Stato, bloccandolo per tutto il 2006. L’autore del disegno di legge, il Democratico Paul Koretz, ha imputato lo stop in Commissione ai Repubblicani, ribadendo che non abbandonerà l’obiettivo della moratoria. Il disegno prevedeva la moratoria delle esecuzioni fino al 1° gennaio 2009, mentre la Commissione sulla Equa Amministrazione della Giustizia dovrà presentare al Governatore e al Parlamento i risultati della sua inchiesta entro il 31 dicembre 2007. Il direttivo repubblicano alla Camera – ha detto Koretz – ha esercitato pressioni sui membri repubblicani della Commissione affinché contrastassero il disegno, inoltre ha convinto alcuni Democratici che un loro sostegno sarebbe stato usato contro di loro in campagna elettorale. In California la prossima esecuzione è prevista per il 21 febbraio e riguarda Michael Angelo Morales, 46 anni, condannato a morte per aver ucciso nel 1981 una ragazza di 17 anni. Per quanto riguarda il New Jersey, il Governatore Richard Codey ha firmato lo scorso 12 gennaio la legge che introduce nello Stato la moratoria delle esecuzioni. L’Assemblea statale aveva dato via libera al testo il 9 gennaio, in precedenza approvato dal Senato, il 15 dicembre 2005. La legge stabilisce la sospensione delle esecuzioni fino al 15 gennaio 2007 e l’istituzione di una commissione di studio che dovrà presentare le proprie conclusioni entro novembre 2006. Composta da 13 membri, la commissione valuterà se nell’applicazione della pena capitale esistano pregiudizi di natura razziale o legati alle diverse aree geografiche. Valuterà inoltre se la pena di morte rappresenti un deterrente e se esista una significativa differenza tra i costi legati alla pena capitale rispetto a quelli dell’ergastolo senza condizionale.
FRANCIA. “L’ERGASTOLO? MEGLIO IL BOIA”: 25 gennaio 2005: dieci condannati all’ergastolo, detenuti nel carcere francese di Clairvaux, uno dei più duri del paese, hanno chiesto con una lettera spedita alla France Presse il “ristabilimento effettivo della pena di morte” per loro stessi. “Noi, i murati vivi”, scrivono, non ce la facciamo più a vivere “senza alcuna prospettiva reale di liberazione”. Quindi “preferiamo farla finita una volta per tutte piuttosto che crepare a fuoco lento, senza alcuna speranza nel domani dopo ben più di vent’anni di miserie assolute”. Tutti e dieci sono stati condannati all'ergastolo e si trovano in carcere da diversi anni, che variano da sei a 28. Le possibilità che i condannati all’ergastolo escano dalla prigione sono quasi inesistenti, anche dopo 20 anni. “Bando all'ipocrisia”, scrivono, contro “la repubblica dei lumi e della libertà del 2006 che ci tortura e ci annienta tranquillamente sotto l’apparenza della legalità, in nome del popolo francese”.
SRI LANKA. CINQUE CONDANNE A MORTE PER GLI OMICIDI DELL’ELECTION DAY: 20 gennaio 2006: l’Alta Corte dello Sri Lanka ha condannato a morte cinque soldati per le uccisioni di 10 persone, avvenute il 5 dicembre 2001, giorno delle elezioni parlamentari. I cinque soldati si occupavano della protezione dell’allora vice-ministro della Difesa Anuruddha Ratwatte, mentre le 10 vittime erano supporter di una formazione politica rivale. Nello stesso processo, la Corte ha assolto l’ex Vice-Ministro ed i suoi due figli, giudicandoli non responsabili delle uccisioni. I cinque militari sono stati inoltre condannati a pene detentive per associazione illegale, violenza finalizzata a condizionare le elezioni e ostruzionismo nei confronti di elettori.
Nello Sri Lanka l’ultima esecuzione è avvenuta il 23 giugno 1976, quando fu giustiziato Jayasinghe Chandradasa, 27 anni, per omicidio. Da allora sono state emesse altre condanne a morte, che però sono state automaticamente commutate in ergastolo. Al 6 dicembre 2004, vi erano 49 detenuti nel braccio della morte i cui appelli per la grazia erano stati rigettati, mentre altri 152 condannati a morte erano in attesa della fine del loro iter giudiziario.



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