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Marieta
vorrebbe per una volta dimenticarsi di chiamarsi Adolfo, come suo
padre. Chiamarsi come suo padre e ritrovarsi gli stessi 20 cm. tra
le gambe. Marieta vorrebbe chiamarsi Marieta ed essere una donna a
tutti gli effetti. In più soffre di narcolessia e cade
addormentata sempre nei momenti meno opportuni. Però nei suoi
attacchi di sonno, Marieta sogna non solo a colori, ma in musica e
in lingua straniera... Un giorno al mercato Marieta incontra
l’uomo dei suoi sogni e.. Questa la trama di 20 centimetri film
già in DVD dopo un veloce passaggio nelle sale cinematografiche.
Queste le recensioni: "La commedia spagnola buffa
spesso è anche triste: Marieta non fa una gran vita. Ancora una
volta, la commissione che ha vietato il film ai minori di diciotto
anni si è dimostrata improvvida e anacronistica: il pene del
titolo si vede un paio di volte confusamente, da lontano, il
divertimento e la musica cancellano tutto quanto potrebbe esserci
di greve o di scabroso. Attrici molto brave: la protagonista
Monica Cervera, non bella, è un'autentica star musicale e una
seduttrice che dice di sé 'ho talento, però mi mancano i soldi
per svilupparlo', perfette Concha Galàn, Lola Duenas, Pilar
Bardem (sorella del regista Antonio Bardem), Rossy De Palma
(attrice di Almodòvar in 'Donne sull'orlo di una crisi di nervi',
'Lègami', 'Kika')." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29
agosto 2005)
"Scostumato e sfacciato musical comedy, molto zapaterista,
post Almodóvar. Farina del sacco di Ramón Salazar che racconta,
esagerando con dosi di kitsch, di un travestito-prostituta
sull'orlo di una crisi di nervi per colpa di un residuo virile di
20 cm. peraltro molto gradito dai clienti e preso come unità di
misura della felicità. Trionfo swing di musica e cultura gayesca
e goyesco, bellissimi innesti di musical all' americana, sogni
della nostra narcolessia: è sempre meglio che vivere. Per
audience di nicchia, ma divertente nella sua voglia dissacratoria
anche se non offende mai, è tutto nella scia del risaputo e
carino, omologato nel gergo e in alcune inutili volgarità."
(Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2005)
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